Mese: Febbraio 2012

  • Sunny Boys in concerto al Senhor do Bonfim

    Sunny Boys in concerto al Senhor do Bonfim

    Sunny BoysSabato 25 febbraio al Bonfim appuntamento mensile con il tributo, questa volta dedicato ai Beach Boys, con la band torinese dei Sunny Boys in concerto dalle 23,30.

    I Sunny Boys nascono nel 2003 come Tribute Band Italiana dei Beach Boys, cominciando nel 2009 la produzione di loro pezzi originali.

    I Beach Boys fecero sognare il mondo negli anni ’60 con indimenticabili hits come Surfin’ USA, California Girls e Good Vibrations. La band torinese, costantemente in tour ogni anno tra Italia, Austria, Francia, Spagna, Finlandia e Svizzera, e quasi 300 concerti alle spalle, fa rivivere le meravigliose armonie vocali dei Beach Boys, anche nei loro brani originali in puro stile Surf/Rock!

    Nel giugno 2007 i Sunny Boys hanno pubblicato “Back To The Beach”, un live con 20 cover dei Beach Boys; nel 2008 è uscito il secondo album, questa volta composto da brani originali, intitolato “Beach Sounds”.

    Nel febbraio 2009 i Sunny Boys hanno partecipato al Festival di Sanremo nella sezione “Sanremo.59” con l’inedito in italiano Respirando il Mare.

    Nel 2010 tutte le radio hanno trasmesso il loro singolo Aria di Vacanza.

    Nel 2011, oltre alle consuete date nazionali, sono stati in tour in Finlandia e in Spagna, e sono ora al lavoro sul nuovo disco di originali in uscita nel 2012.

  • Chiusura del Tribunale di Chiavari: un edificio da 13,5 mln ancora da ultimare

    Chiusura del Tribunale di Chiavari: un edificio da 13,5 mln ancora da ultimare

    Tribunale di Chiavari, il nuovo edificio
    Il nuovo "Tribunale del Tigullio", rimarrà abbandonato?

    Storie di ordinario spreco: il quasi neo-nato tribunale di Chiavari non ha ancora visto la luce ed è destinato già a morire. Come tante opere pubbliche costate miliardi e poi abbandonate per non utilizzo, perché non portate a termine, perché in realtà inutili o perché, come in questo caso, fermate da una legge, anche il nuovo palazzo di giustizia, sorto nella cittadina rivierasca e costato la bellezza di 13, 5 milioni di euro, rischia di non essere mai messo in funzione per la restrizione imposta, in nome di un contenimento della spesa pubblica, dalla revisione sulle circoscrizioni dei Tribunali.

    Per evitarne la soppressione e il conseguente accorpamento al Tribunale di Genova, basterebbe aumentare il comprensorio dai limiti attuali (150 mila cittadini) a 180 mila, cosa fattibile con l’incremento dei comuni inclusi nel distretto di competenza. Il Comitato “Salva il tuo tribunale“, promosso da Gabriele Trossarello, avvocato, sindaco di Moconesi, ha raccolto in un giorno più di 4000 firme…

    La politica di rigore non può essere cieca davanti a un edificio che rischia di marcire nel degrado più bieco, come avviene per miriadi di opere pubbliche di cui ci rendicontano, giornalmente, i media (esempio per tutti i faraonici lavori per i mondiali di nuoto del 2009, opere non terminate e piscine ridotte a maleodoranti acque stagnanti) né si può pensare al recupero dell’area con una demolizione che aggiungerebbe danno alla beffa. Nelle prossime settimane si svolgeranno incontri pubblici in tutte le principali località del Tigullio organizzati dal comitato che si sta battendo per sensibilizzare la cittadinanza e la politica locale sul rischio che “le nostre amate valli diventino periferie senza servizi di Genova o di La Spezia”.

    Non solo: in termini logistici il Tribunale di Genova riuscirebbe a gestire anche l’utenza del Tribunale di Chiavari? Dalle nostre parti i tempi di espletazione delle pratiche, incommensurabili, sono ben noti a chi ha avuto la disavventura di averne bisogno.

    La nostra sede è ubicata sì in zona centrale, ma senza strutture atte ad accogliere visitatori in auto o mezzi pubblici che transitino nella via, per non parlare di scale e scaloni, di ascensori latitanti, di corridoi degni del labirinto di Cnosso che brillano per la mancanza di indicazioni. Aulette soffocanti che fanno concorrenza al ripostiglio delle scope e scartoffie polverose, talora alla portata di tutti, discreti e indiscreti.

    Ma il dato più sconfortante è che si vuole sopprimere una realtà, l’attuale vecchio Tribunale di Chiavari, che è tra i primi dieci in Italia per tempi di risoluzione delle cause.  Poco conto si tiene, infine, ma questo fa parte dei “soliti” sacrifici che si chiede alla “solita” gente, del disagio che la soppressione del tribunale comporterebbe in termini di spesa e di tempo per eventuali spostamenti degli utenti rivieraschi verso la nostra città.

    Poiché non è pensabile una mancanza di capacità di tutte (o quasi) le persone che ci rappresentato, in uno sforzo di fiducia, si deve pensare che siano talmente avulse dalla realtà della vita dei più, da non rendersi conto che certi “buoni propositi” di riduzione delle spese si trasformano, di fatto, in inauditi disagi.

     Adriana Morando

  • Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Il loro blog è al nono posto della classifica ebuzzing dei blog a tema Salute. Hanno un canale di vendita e-commerce, oltre 400 amici su Facebook, quasi mille follower su Twitter, un profilo su Foursquare e sul loro canale YouTube spiegano ai genitori come usare un termometro wireless o un biberon autoriscaldante. Non solo: hanno da poco aperto una zona Wifi in cui chiunque navigare gratuitamente, e che a poche settimane dalla sua inaugurazione conta una media di 20/30 accessi giornalieri.

    Tutto questo appare molto più interessante se si pensa che stiamo parlando di una farmacia di Voltri. Abbiamo incontrato Edoardo e Maddalena Schenardi, titolari della Farmacia Serra.

    Cosa porta una farmacia apparentemente “di periferia” a diventare un punto di riferimento della comunicazione web?

    Tutto è nato per divertimento, il nostro interesse al web non è strettamente collegato al nostro lavoro, è qualcosa che si è evoluto man mano nel tempo. Senza dubbio essere presenti sul web porta via molto tempo e risorse, è un impegno costante perché se qualcuno ci chiede un consiglio o ci fa un’ordinazione dobbiamo essere tempestivi nel rispondere, il web non conosce sabati, domeniche né periodi di ferie. La ragione per cui ad esempio non ci siamo ancora iscritti a Pinterest è proprio il rischio di non avere il tempo sufficiente per gestirlo.

    La nostra presenza sul web non ci porta necessariamente ritorni sul lavoro: se una persona che vive dall’altra parte di Genova ci invia tramite Facebook le foto del figlio con i pidocchi – esempio di un fatto realmente avvenuto – e noi gli consigliamo quale prodotto usare, poi magari va a comprarlo nella farmacia sotto casa.

    Quello che però conta di più, e che ci spinge a farlo, è che Internet è un modo come un altro per parlare con la gente, esattamente come facciamo con i nostri clienti qui in farmacia. È un modo come un altro di lavorare. La cosa che più conta sul web è avere qualcosa da dire: se non ci divertissimo, non lo faremmo.

    Quali sono gli aspetti più interessanti della vostra presenza online?

    Noi abbiamo quattro figli, e attraverso la Rete abbiamo scoperto moltissimi prodotti che da ogni parte del mondo vengono ideati per agevolare i genitori. Spesso sono oggetti che le famiglie inventano in modo “casalingo”, sperimentano sui propri figli e poi brevettano e mettono in commercio: grazie a Internet possono venderli in ogni parte del mondo. Qui abbiamo prodotti importati da Stati Uniti, Nord Europa e così via, realizzati non da grandi aziende ma da genitori-designer, che noi stessi abbiamo testato sui nostri figli e poi messo in vendita. Il canale YouTube è nato proprio per questo scopo, perché mostrare in video come si usa un prodotto è molto più facile che spiegarlo.

    Non solo: proprio grazie a Internet abbiamo scoperto che non bisogna andare troppo lontano per trovare realtà interessanti. Sul web abbiamo scoperto LaitBaby, azienda genovese che commercializza prodotti per bambini: qui in negozio abbiamo in esposizione una culla trasparente, che consente ai genitori di avere sempre sotto gli occhi i movimenti del bambino. Senza Internet non avremo mai saputo della loro esistenza.

    È curioso che aziende genovesi che lavorano nello stesso ambito e potrebbero attuare dei progetti insieme non abbiano gli strumenti per sapere una dell’esistenza dell’altra: come mai secondo voi?

    È uno dei difetti di Genova: questa città ospita alcune delle personalità più interessanti del web, solo che a Genova nessuno lo sa. Noi stessi abbiamo avuto dei contatti da parte di molte persone provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato a numerosi eventi e blogger di fama nazionale hanno parlato di noi, ma un’analoga attenzione da parte dei genovesi è arrivata in un secondo tempo.

    Sarebbe bello che qualcuno organizzasse in modo stabile degli appuntamenti informali, tipo cene o aperitivi, perché ad esempio tutti i blogger genovesi possano incontrarsi anche di persona.

    Marta Traverso

  • Com’è profondo il mare, mostra al Museo di Storia Naturale

    Com’è profondo il mare, mostra al Museo di Storia Naturale

    MaremotoDal 23 febbraio al 24 giugno il Museo di Storia naturale Doria ospita la mostra “Com’è profondo il mare”, che propone un percorso alla scoperta dei segreti dei terremoti, delle eruzioni vulcaniche e dei maremoti, per capire le loro cause e l´importanza della prevenzione.

    Oltre a pannelli didattici e filmati, l´esposizione, curata dell´Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,  presenta affascinanti exhibit tra cui la macchina del tempo, l´eruzione vulcanica virtuale, i sismografi analogico e digitale che registrano le vibrazioni in tempo reale, la proiezione su schermo olografico delle immagini dello tsunami.

    Per le scuole sono previsti, su prenotazione, percorsi didattici che comprendono la visita alla mostra e coinvolgenti laboratori: costruiamo un vulcano e simuliamo un´eruzione, impariamo i comportamenti corretti prima, durante e dopo un terremoto, calcoliamo la magnitudo di un terremoto con riga e penna, e altro ancora.

    Museo di Storia Naturale G. Doria
    Dal 23 feb 2012 al 24 giu 2012
    Orario: da martedì a venerdì: 9.00-19.00; sabato e domenica: 10.00 – 19.00
    Chiuso il lunedì

    Biglietti: Intero 4 euro, ridotto 2 euro

  • Enrico Casarosa: un genovese in casa Pixar candidato agli Oscar

    Enrico Casarosa: un genovese in casa Pixar candidato agli Oscar

    pixar lunaDomenica prossima si terrà al Kodak Theatre di Los Angeles l’edizione numero 84 degli Academy Awards, i più prestigiosi e chiacchierati premi per chi lavora nel cinema.

    Un’edizione che quest’anno tocca da vicino anche Genova: tra i nominati per il miglior cortometraggio c’è infatti il genovese Enrico Casarosa, emigrato a San Francisco per diventare uno degli story artists di casa Pixar – l’azienda produttrice di cartoni animati digitali fondata da Steve Jobs durante un periodo di “pausa” dal suo lavoro alla Apple – e autore del corto animato La Luna.

    Lo story artist è colui che, sceneggiatura alla mano, trasforma una storia nei cartoni animati che da anni vediamo al cinema (il primo fu Toy Story nel 1995) creando uno storyboard di ogni singola scena e inquadratura, fase preliminare al lavoro del regista. Casarosa ha lavorato prima ai Blue Sky Studiosdi New York (quelli dell’Era Glaciale) per poi approdare a Pixar, dove ha collaborato a celebri film animati come Cars e Up.

    La Luna è il suo esordio alla realizzazione completa di un prodotto animato, mentre entro quest’anno uscirà il suo primo lungometraggio, Brave.

    Marta Traverso

  • Digital experience awards: un concorso per vivere meglio sul web

    Digital experience awards: un concorso per vivere meglio sul web

    Sono aperte fino al 15 aprile 2012 le iscrizioni per partecipare all’edizione 2012 dei Digital Experience Awards, il premio collegato all’omonimo festival che ogni anno dedica spazio ai progetti più interessanti e originali volti a migliorare il rapporto fra le persone e il web.


    Il concorso è rivolto ad aziende o a singoli professionisti e studenti (unico requisito la maggiore età, l’iscrizione è gratuita solo per gli under 25) che abbiano un’idea riguardante una delle seguenti categorie: Web, Mobile web, App, Interactive, Industrial design, Software, Videogames, Servizi online e Progetti cross-canale.

    Il tema dei progetti è libero – purché rientri in una delle aree sopracitate – e può avere un risvolto profit o no profit. Ogni partecipante può concorrere per più categorie. Sono ammessi sia progetti mai realizzati che in prototipo che già avviati.

    Per partecipare è necessario caricare tutto il materiale sul sito digitalawards.it.

    Una giuria internazionale giudicherà i migliori progetti, che saranno premiati durante il Digital Experience Festival a giugno 2012.

    Marta Traverso

  • Weekend di musica live al Count Basie Jazz

    Weekend di musica live al Count Basie Jazz

    Jam SessionGiovedì 23 Febbraio 2012 – ore 21.30

    Happy Jazz – Jam Session Jazz con Fausto Ferraiuolo al pianoforte,  Pietro Martinelli al contrabbasso e basso elettrico, Folco Fedele alla batteria.
    Ogni giovedì il Count Basie Jazz Club offre agli appassionati di jazz l’atmosfera delle “amicizie musicali” delle jam session: le performance di improvvisazione che furono leggendarie negli anni quaranta a New York City e che significano proprio “insieme in concerto”
    Ingresso libero con tessera arci

    Venerdì 24 Febbraio 2012 – ore 21.30

    Enjoy The BluesFabio Taddei Trio e  Jam Session Blues
    Gli appassionati di blues si incontrano al Count Basie jazz club con le performance trascinanti della serata: ogni ultimo venerdì del mese è più che mai “insieme in concerto”!
    Ingresso libero con tessera arci

    Sabato 25 Febbraio 2012 – ore 21.30

    Luciano Milanese Trio con Claudio Capurro (Sax Contralto), Luciano Milanese (Contrabbasso),  Carlo Milanese (Batteria, Piano)
    Ingresso 10 euro con tessera arci

  • La Rai fa marcia indietro: niente canone speciale

    La Rai fa marcia indietro: niente canone speciale

    Rai cavallinoCon una nota stampa la Rai si rende protagonista di una netta marcia indietro dopo la bufera del canone speciale che avrebbe reso obbligatorio il pagamento del canone anche in assenza di un apparecchio televisivo.

    A seguito di un confronto avvenuto con il Ministero dello Sviluppo Economico – si legge nella nota – la Rai precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori. Ciò quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone. Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore

    In realtà, per quanto ora si voglia comprensibilmente archiviare il tutto come una banale incomprensione/equivoco, la lettera inviata nei giorni scorsi dalla Rai a migliaia di aziende non lasciava spazio a fraintendimenti: “[…] chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dall’ambito famigliare, compresi i pc collegati in rete“.

    Insomma, una vera e propria marcia indietro, sensata e gradita.

     

  • Occhiali solidali: iniziativa a favore di persone in difficoltà economiche

    Occhiali solidali: iniziativa a favore di persone in difficoltà economiche

    Occhiali da vista di qualità certificata ad un prezzo accessibile per persone a basso reddito. È l’offerta promossa da Assopto-Ascom (Associazione Ottici e Optometristi) in partnership con la Provincia di Genova, Auser e Federconsumatori.

    <<La Provincia nel 2010 aveva già lanciato una simile iniziativa nell’ambito della campagna “Contro la crisi” – spiega il vicepresidente della Provincia, Marina Dondero – oggi fa piacere essere di nuovo in prima fila e cercheremo di promuovere il più possibile questa opportunità>>.
    Sul sito web della Provincia sarà visibile l’elenco completo degli ottici aderenti, mentre nei vari Comuni saranno esposte locandine e distribuiti depliant informativi.

    Fondamentale il coinvolgimento di Auser che attraverso 5 sportelli sul territorio (4 Genova ed 1 a Chiavari)metterà a disposizione i voucher che daranno dirittoai soggetti che presenteranno la certificazione Isee, relativa al 2010, che attesta un reddito del nucleo famigliare inferiore o uguale a 15 mila euro – ad una visita gratuita presso gli studi di oltre una trentina di ottici a Genova e Provincia e se necessario all’acquisto ad un prezzo agevolato di 38 euro di occhiali da vista con lenti di ottima qualità. Inoltre i richiedenti potranno usufruire anche di uno sconto del 30% su altri articoli oculistici.
    La campagna “Occhiali solidali” parte il 1 marzo e durerà fino al 31 maggio. È disponibile un numero verde – 800995988 – che fornirà tutte le informazioni necessarie ai cittadini.

     

    Matteo Quadrone

  • Ticket sanitario: continua la mobilitazione di cittadini e associazioni

    Ticket sanitario: continua la mobilitazione di cittadini e associazioni

    Singoli cittadini ed associazioni (Arci Liguria, Adircons, Arci Genova, Associazione Ambulatorio Città Aperta, Associazione San Marcellino, Comunità San Benedetto al Porto, Legacoopsociali, Oltre il Giardino) impegnati a denunciare il mancato inserimento, tra i soggetti esenti dal pagamento del ticket sanitario, di una larga fetta di popolazione – in particolare tutte le persone disoccupate che in precedenza svolgevano un lavoro precario, prestazioni occasionali, contratti a progetto, collaborazioni di vario genere, ma anche i lavoratori autonomihanno deciso di scrivere una lettera al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, all’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo e all’assessore comunale alle Politiche sociali, Roberta Papi.

    L’obiettivo è ottenere un incontro urgente per discutere di queste tematiche, considerando che la Regione Liguria, entro il prossimo 15 marzo, dovrà adempiere alla verifica della sussistenza del diritto all’esenzione per reddito dei propri cittadini.

    <<Dallo scorso novembre la Regione Liguria ha correttamente inserito tra le altre figure aventi diritto all’esenzione alla compartecipazione, sulla base dell’attuale normativa, quella del “disoccupato”, individuato come “soggetto che abbia cessato un’attività di lavoro dipendente e sia iscritto negli elenchi dei Centri per l’Impiego”. Ma al di là della definizione corretta di tale figura – che non prevede che la condizione di disoccupato sia limitata alla cessazione dal solo lavoro dipendente, ma si riferisce a “persone in cerca di occupazione con precedenti lavorativi” (cfr. ALL. D del Decreto 30 maggio 2001 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale) e quindi anche a soggetti che abbiano precedentemente svolto altre tipologie di lavoro, anche “non dipendenti” – la scelta della Regione Liguria (a differenza di altre, quali Regione Lazio) esclude dal godimento dell’esenzione tutta quella fascia di cittadini senza precedenti lavorativi, i cosiddetti “inoccupati”, oltre a minori affidati ai servizi per svariate ragioni di disagio sociale e a tutti i cittadini sotto occupati, ma con redditi inferiori a quanto previsto dalla normativa>>, si legge nella lettera.

    <<Una soluzione per ovviare alla scelta che la Regione Liguria ha effettuato, e che si sostanzia in una vera e propria discriminazione nei confronti della fascia di popolazione socialmente più debole, può essere quella che la Regione utilizzi il termine “stato di disoccupazione”, previsto dall’art. 1, comma 2, lettera f) del DL n. 181/2000: f) “stato di disoccupazione”, la condizione del disoccupato o dell’inoccupato che sia immediatamente disponibile allo svolgimento di un’attività lavorativa; che comprende cittadini sia disoccupati che inoccupati>>, suggeriscono gli autori della missiva che si augurano, nel più breve tempo possibile, di essere ascoltati dai rappresentanti regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Le man avec le lunettes in concerto a La Claque

    Le man avec le lunettes in concerto a La Claque

    Le man avec le lunettesGiovedì 23 febbraio a La Claque ospita alle 2230 uno dei migliori gruppi della scena indie rock italiana:  Le man avec le lunettes.

    Fedeli alla linea fredda del nord europa ma caldi nei mezzi ed educati nei modi, dopo essere stati headliner di una passata e fortunata edizione del nostro Rural Indie Camp interrompono le registrazioni del loro nuovo disco per  presentare i pezzi nuovi.

    Progetto italiano, nato nell`inverno del 2004, attualmente è composto da sei elementi che suonano un pop che è un poco da cameretta, un poco da party di rivista patinata ma soprattutto da cassettina per un viaggio nel nord europa. E chissà che musica li ha accompagnati durante i circa 100 concerti attraverso Italia, Francia, Svizzera, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.

    Nel 2008, dopo una lunga serie di EP, splits, raccolte e compilations su diversi formati, i Le Man Avec Les Lunettes arrivano al loro primo album, interamente suonato, registrato e arrangiato dalla band stessa.

    Ingresso 7 euro

     

  • Gradinata Informagiovani: incontro su come creare un’impresa

    Gradinata Informagiovani: incontro su come creare un’impresa

    Genova Gradinata InformagiovaniGiovedì 23 febbraio alle 17 presso il Centro Informagiovani del Comune di Genova a Palazzo Ducale si terrà un incontro nell’ambito della rassegna Gradinata Informagiovani – Spazio Informazione e partecipazione.

    Tema di questo appuntamento è Un’impresa possibile: alcuni operatori del CLP – Centro Ligure per la Produttività – illustreranno le modalità per avviare una propria attività autonoma o creare una propria impresa. Il Circuito Crea Impresa della Provincia di Genova fornisce supporto prima e durante l’avvio delle nuove imprese, e nell’ambito di questo incontro ne illustra le caratteristiche a chi vuole mettersi in gioco con una propria attività lavorativa.

    L’incontro è a ingresso libero e gratuito.

    Marta Traverso

     

  • Il Castello della Pietra e le antiche fortezze della “via del sale”

    Il Castello della Pietra e le antiche fortezze della “via del sale”

    Il Castello della Pietra
    Il Castello della Pietra

    “E’ la Liguria una terra leggiadra.. ombra e sole s’alternano per quelle fondi valli che si celano al mare..”, così recita una poesia di Vincenzo Cardarelli in cui la dirupata orografia della nostra regione, selvaggia ed aspra ma ricca di bellezze naturali, dà conto di paesaggi unici, talora famosi come quelli delle 5 Terre, talora più nascosti che meritano di essere riscoperti insieme alla loro storia.

    Quest’oggi vi proponiamo una gita fuori porta alla scoperta dei magnifici castelli lungo la via del sale fra i fiumi Vobbia e Scrivia, in provincia di Genova.

    Si imbocca l’autostrada che, in un susseguirsi di curve, giunge ad Isola del Cantone, seguendo un percorso sulle tracce di quell’antica via del sale che dai Giovi giungeva nelle terre dette “Lingua Malaspina”. Da qui, si poteva raggiungere la Pianura Padana, dopo un congruo pedaggio, a fronte di una garanzia di sicurezza, attraverso le valli della Trebbia e quelle della Staffora, percorso obbligato da una legge del 1284 (“per ipsam stratam vallis Stafole et vallis Trebie”).

    Queste terre appartenute, dal Medioevo, ai marchesi di Gavi furono teatri di scontri con la vicina Repubblica di Genova, contesa risolta, nel 1218, con l’assegnazione dei territori a sinistra del torrente Scrivia ai liguri, mentre quelle a destra restarono a Tortona. Riunite sotto l’ unico feudo dei Malaspina nel 1235, furono cedute agli Spinola nel 1256. Tracce di queste passate vicende le troviamo, appena usciti dal casello, nel Castello del Cantone e Castello del Piano.

    A strapiombo su uno dei rari tratti rettilinei della via, il Castello del Cantone si dice risalga al XIII secolo e se ne ha notizia certa per una Bolla Papale di Innocenzo III, datata 13 aprile 1213. Originariamente a pianta quadrata con torri agli angoli delle mura, fu ceduto alle famiglie Denegri e Zuccarino, nel 1819, e trasformato in abitazione privata. Ripetuti rifacimenti hanno snaturato l’antica l’architettura di cui rimane il ricordo, solo, nel torrione che aggetta sul fiume.

    Di difficile datazione è, invece, il secondo maniero, edificato in località “Piano”, a nord della confluenza tra il Vobbia e lo Scrivia. Acquistato dalla famiglia Mignacco, grazie ad una attenta manutenzione, si presenta come una solida costruzione a pianta quadrata, sviluppata su tre livelli, provvista di due torri circolari, unite da spesse mura al cui centro si apre il portale, in arenaria, che da adito alla corte.

    Castello Spinola, Isola del Cantone
    Il Castello del Cantone

    Lasciate le vetuste vestigia, una strada tortuosa, scavata nella roccia dell’orrido, ci conduce lungo la cupa e angusta Valle Vobbia in cui scorre il fiume, profondamente incassato tra massi bruni. Solo all’altezza del ponte di Zan, la valle prende respiro per consentirci di ammirare la meta del viaggio. Prima, però, parliamo del ponte e del suo curioso nome: poche notizie storiche ne attribuiscono la costruzione a Giovanni (“Zan”) Malaspina, figlio di Opizzone della Pietra, signore dell’omonimo castello. La tradizione popolare lo vuole, invece, fatto dal diavolo in persona in cambio dell’anima del primo sfortunato passante. Il primo a transitare fu, però, un cane istigato dalla saporita formaggetta che l’astuto Zen vi aveva fatto rotolare. Per vendetta Satana, avendo visto il villano ingannatore seppellire un tesoro nei pressi, lanciò una maledizione per cui immani frane rovinavano a valle, ogni qual volta qualcuno cercava di riprenderlo. Ma il parroco di Vobbia, cospargendo il terreno con acqua benedetta e chiedendo l’intercezione divina, liberò i luoghi dal Maligno e, col tesoro recuperato, fu costruita la chiesa locale.

    Dal ponte, come si diceva, si può ammirare le due escrescenze gemelle di puddinga (conglomerati), unite dallo strabiliante Castello della Pietra, eretto nel XIII secolo a guardia della strada del sale. Si può accedere alla rocca attraverso uno dei due viottoli che s’inoltrano nel fitto bosco, il Sentiero dei sette seccherecci (locali in pietra per l’essicazione delle castagne) e il Sentiero dell’acqua pendente.

    Dopo una camminata di circa 20 minuti si giunge finalmente al Castello, vera perla del Parco Naturale dell’Antola, la cui datazione (incerta) risale al 1100. Le travagliate vicende legate alla sua storia si possono seguire nel corso di visite guidate che ne rievocano gli splendori e il successivo degrado che toccò il culmine con l’incendio messo in atto dalle truppe francesi e la fusione dei suoi cannoni, il cui bronzo fu utilizzato per le campane della chiesa di S. Croce (Crocefieschi).

    Nel 1981 è iniziato il processo di recupero anche se molti tratti sono irrimediabilmente perduti come i motivi ornamentali della volta del salone: rimane l’originalità architettonica dei due corpi dell’edificio, impostati a quote diverse, l’audacia costruttiva dei tre livelli dell’avamposto quasi interamente scavati nella roccia e un quarto piano dove si snodano un susseguirsi di camminamenti dotati di strette feritoie dalle quali si può godere un panorama mozzafiato che vale, da solo, la fatica della salita.

    Adriana Morando

  • Guai a parlar male della “Mito”: la Rai condannata a pagare 7 mln a Fiat

    Guai a parlar male della “Mito”: la Rai condannata a pagare 7 mln a Fiat

    Alfa MitoPremetto che le automobili Fiat sono le migliori sul mercato. Per prestazioni e consumi sono nettamente superiori a Wolkswagen, BMW, Porsche, Lotus, Rolls-Royce e persino Ferrari. Gli optionals sono fantascientifici e le linee accattivanti. Sia lodato Marchionne; e sempre sia lodato. Scusate la premessa, ma d’oggi in poi, quando si vorrà dire o scrivere qualcosa al riguardo della Fiat, bisognerà attestarsi su questi toni. Le critiche sono abolite per legge.

    Questo infatti ha stabilito il Tribunale di Torino, condannando in primo grado la RAI e il giornalista Corrado Formigli (oggi conduttore di Piazza Pulita su LA7, ma all’epoca inviato di Annozero) a risarcire la Fiat. La somma? Una cosetta da niente, una cifra quasi simbolica: 7 milioni di euro. Si, avete capito bene: 7.000.000 €. E cosa avrebbero fatto la RAI e Formigli? Sequestrato e torturato Lapo Elkann? Appiccato le fiamme allo stabilimento di Pomigliano? Molto peggio: hanno mandato in onda un servizio dove si diceva che la Mito ha prestazioni inferiori a quelle di due vetture straniere concorrenti. E siccome i periti del tribunale hanno stabilito che questo non è vero e che Formigli avrebbe volutamente riportato dei risultati sbagliati di un test su strada, per questo motivo ora deve risarcire, nell’ordine, un danno patrimoniale (cioè perdite materiali subite dalla Fiat) di 1 milione e 750 mila euro, più un danno non patrimoniale (cioè morale e d’immagine) di 5 milioni e 250 mila euro.

    Tutto questo in un paese dove, come ha ricordato la Gabanelli sul Corriere, un risarcimento per “perdita parentale” (cioè la morte di un figlio o di un marito) si liquida con un tetto massimo di 308.700 euro (l’ha stabilito il Tribunale civile di Milano). Ma ciò che è più incredibile, in tutta questa vicenda, è il fatto che tantissime persone si sono scatenate sul web plaudendo la sentenza, gioendo e sfogandosi contro i giornalisti dell’ex-staff di Annozero, additati come faziosi ed irresponsabili. Commenti come “godo!”, “la prossima volta si preoccupi di dire la verità”, “così imparano a dare contro al Made in Italy”, “la legge vale per tutti”, “dicono sempre che bisogna rispettare le sentenze, ora lo facciano anche loro” mi hanno davvero stupito, perché sono apparsi con straordinaria frequenza su siti e blog di diversa estrazione politica.

    Sembra che la gente non si sia resa conto di che cosa stiamo parlando e quale sia il punto della questione. Ovviamente tutti sono liberi di pensare che Santoro, Travaglio e compagnia bella siano giornalisti faziosi e antipatici. Ma la libertà di espressione e di critica, che questa sentenza finirà per limitare fortemente, garantisce a chiunque non ami questo tipo di informazione di cercarsene un’altra. In Italia, tra l’altro, l’informazione televisiva è monopolizzata dalla politica e in primis dalla persona di Berlusconi, che ha grande potere di veto su 5 emittenti nazionali su 7.

    La carta stampata, poi, dipende sia dai finanziamenti pubblici (e quindi dalla politica), sia dai gruppi di potere finanziario-industriali (tra cui spicca certamente anche la Fiat). Per questo è proprio chi non ama Formigli e Santoro ad avere la più ampia offerta informativa a cui rifarsi e, pertanto, a non avere motivo di sfogare il proprio livore su internet. Un altro discorso è essere del parere che la sentenza restituisca lo scarso valore professionale dei giornalisti che stavano ad Annozero: ma non si può essere contenti per la punizione che ha subito Formigli. L’idea che chi esprima un’opinione scorretta, un’idea sbagliata, un dato scientifico o di cronaca falso debba essere “punito” rivela – e mi spiace dirlo, perché non amo affibbiare questo aggettivo a destra e a manca – una concezione fascista dell’informazione.

    E’ la professionalità che dovrebbe uscirne compromessa, non la vita. Alle falsità si contrappongono le verità, non punizioni esemplari e pene severe; per l’ovvio motivo filosofico, storico e politico che, anche se la Verità esiste sicuramente, trovarla non è affatto scontato, mentre è proprio in nome di questa che si sono fatti i peggiori massacri della storia. Nemmeno la verità cosiddetta “scientifica” o “tecnica” è immune da errori. Ogni volta che in un tribunale un perito nominato da una parte stila una perizia, chissà come mai questa è quasi sempre favorevole alla parte che l’ha commissionata.

    Ci vuole poco a portare la “scienza” dove si vuole che vada. Negli anni ’30 non solo in Germania, ma trasversalmente nell’opinione pubblica di molti paesi democratici erano diffuse convinzioni razziste ed eugenetiche, che solo oggi riconosciamo come “pseudo-scientifiche”, sulle quali all’epoca attecchì il nazismo. Dovremmo metterci in testa che è più igienica una società dove si permette a chiunque di esprimere la propria opinione, anche se scorretta e pericolosa, che una società dove si pretende di dividere i buoni dai cattivi in nome di una qualsiasi concezione di Verità.

    Ma al di là dei massimi sistemi, nel caso in questione è evidente che la presunta falsità del servizio di Formigli c’entra poco. E anche il danno commerciale arrecato alla Fiat centra poco, visto che la casa di Torino ha già detto che devolverà l’intera cifra in beneficenza. La cosa, infatti, è piuttosto strana: se mi sfasciano la macchina e l’assicurazione mi ripaga, non do i soldi in beneficenza, ma mi faccio riparare l’auto o me ne compro un’altra. Se i soldi non sono un problema, è evidente che alla Fiat interessava solo la questione di principio. E il principio è questo: non osate attaccarci o potreste ritrovarvi a pagare milioni.

    Chi pensa che, anche dopo questa sentenza, si possa ancora criticare una grande industria semplicemente dicendo la verità, commette un grosso peccato d’ingenuità. D’ora in poi ogni giornalista sa che, se tocca gli interessi commerciali di un gruppo che può pagarsi ottimi legali, in caso di errore ha davanti a sé la prospettiva di dover pagare milioni di danni. Quindi ricontrollerà mille volte prima di fare il servizio; e, a meno di non essere più che sicuro, nel dubbio preferirà evitare. E se per caso sarà davvero sicuro, sarà il suo editore a dissuaderlo per non prendersi il rischio della sanzione: può sempre succedere, infatti, che si perda pur avendo ragione, perché un grande gruppo è molto influente e perché gli errori giudiziari ci possono essere anche nei paesi più evoluti del mondo.

    Chi vorrà correre il rischio di rovinarsi la vita per fare l’eroe dell’informazione libera? Sarà più comodo adattarsi a spargere l’incenso. Si pensi alle trasmissioni che si sono occupate delle radiazioni dei telefonini o delle fabbriche che inquinano: cifre e numeri sono sempre contestati e contestabili. Pertanto chiunque voglia addentrarsi in argomenti simili dovrà tenere presente che potrà essere citato per danni milionari.

    E’ del tutto evidente che questo frenerà i giornalisti e ci consegnerà allo strapotere degli interessi commerciali delle grandi industrie. E se i loro prodotti saranno dannosi, tanto peggio per noi, che lo scopriremo solo consumandoli e subendone gli effetti. Eppure la faziosità di Formigli è tutta da dimostrare. La perizia, infatti, è stata affidata ad un collegio di esperti composto dall’attuale ministro Francesco Profumo, dal professor Federico Cheli e dal professor Salvio Vicari. Tutti e tre, per ricerca o per lavoro, hanno usufruito in passato di finanziamenti o hanno avuto legami riconducibili al gruppo Fiat.

    Ma la sentenza, oltre che dannosa e discutibile, è anche ridicola. Si vuole sostenere che la gente spenda 15.000 euro per un auto, senza andare dal concessionario, ma guardando Annozero. Si vuole sostenere che la Fiat abbia bisogno di una riparazione per il danno d’immagine, come se questa non spendesse già ogni giorno vagonate di euro per occupare TV, giornali, radio e internet con le sue pubblicità; come se non si potesse pagare testimonial del calibro di Giovanni Allevi, Chiambretti, Luca e Paolo; come se Formigli non fosse stato disponibile ad ospitare in trasmissione un incaricato del gruppo Fiat per dare il suo punto di vista. La sproporzione della punizione è evidente: bastava imporre una puntata di riparazione in cui alla Fiat fosse concesso di contestare le tesi di Formigli e sarebbe già stato tanto. Questo canovaccio era già andati in onda con Tremonti su Report e con Maroni a Vieni via con me. Quanti altri giornalisti, poi, sono stati già sanzionati in passato per errori commessi in odore di partigianeria? Basti pensare a Minzolini con Berlusconi “assolto” anziché “prescritto”, oppure a Feltri con le infondate accuse a Boffo. Qual’è la differenza rispetto a questi esempi?

    Che non c’era dietro una grande industria come la Fiat interessata non tanto alla riparazione del danno subito, che si fatica a vedere, quanto a “colpirne uno per educarne cento”. Chi ha un abbonamento a Sky sa benissimo che c’è una trasmissione britannica, Top Gear, dove si dice peste e corna di certi modelli di auto. Saranno proprio tutte corrette le valutazioni dei conduttori? C’è da dubitarne. Ma a quanto si sa nessuno ha mai citato in tribunale nessuno. Due paesi, due misure di civiltà.

     

    Andrea Giannini

  • Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Addio Tunnel sotto il Porto: dieci anni fa era un altro mondo

    Porto di GenovaLa notizia è dei giorni scorsi, il Consiglio Comunale con 26 voti a favore ha liquidato la Tunnel di Genova S.p.A (formata da Comune di GenovaAutorità Portuale di Genova e Cassa e Depositi e Prestiti), ovvero la società a cui dieci anni fa lo stesso Comune aveva dato l’incarico di realizzare un’autostrada sottomarina capace di attraversare il Porto di Genova per collegare San Benigno alla Foce.

    Ma chi di voi si ricorda il progetto del super-tunnel? Facciamo una decina di passi indietro.

    La società Tunnel di Genova S.p.A. ricevette nell’aprile 2003 il progetto preliminare dalla società inglese High-Point Rendel, ovvero due gallerie circolari e parallele lunghe 720 metri da Calata Gadda a San Benigno fino ad una profondità di 35 metri; ogni galleria con tre corsie, ciascuna larga 3,75 metri, con l’uscita prevista all’altezza del mercato del pesce. La realizzazione del tunnel avrebbe anche dato il la ad un parcheggio sotterraneo di 3 piani per 3.000 auto e 60 bus. Il tutto per una cifra inizialmente stimata in 450 milioni di euro, poi cresciuta sino ai 520 milioni ipotizzati nel 2008.

    Il primo intoppo arrivò già nel 2003 (ancora il Ministero delle Infrastrutture non aveva dato il via libera al progetto definitivo), quando l’ipotizzato abbattimento dello Yacht Club Italiano di Calata Gadda, dove il progetto prevedeva la viabilità in uscita del tunnel, si rivelò impossibile. Emerse infatti sul palazzo dello Yacht Club un vincolo di tipo immobiliare. Ma un’opera simile poteva essere frenata da un palazzo?

    Si continuò a lavorare per impostare un project financing e quindi diminuire all’osso la parte di investimento pubblico. Il privato che avesse deciso di finanziare il tunnel avrebbe poi avuto la concessione per 50 anni con la possibilità di far gravare sui genovesi automobilisti subacquei una tassa di pedaggio dai 0,50 ai 2 euro. La progettazione preliminare costò alla società Tunnel di Genova 4 milioni di pubblici euro.

    Nel 2005 il Ministero delle Infrastrutture approvò il progetto e un anno dopo, 2006, l’allora ministro delle infrastrutture e dei trasporti Antonio Di Pietro scrisse nel documento sulle “infrastrutture prioritarie”:

    Nel sistema della grande viabilità urbana di Genova si inserisce il progetto del tunnel sottomarino/sotterraneo, attualmente in fase di progettazione preliminare, che attraversa il bacino del porto antico, ponendosi in alternativa alla esistente sopraelevata, migliorando il sistema dei collegamenti con l’area portuale, e realizzando una connessione diretta tra gli svincoli di Genova est ed ovest. Di grande valenza la possibilità di ridefinire il “waterfront” cittadino.

    Lo stesso ministro suona la carica ancora una volta l’anno successivo, il 2007, con una lettera indirizzata al presidente dell’Anas dove si legge addirittura della “demolizione della Sopraelevata che rappresenta una reale, pesante cesura tra il centro storico della città e il suo porto“.

    Il progetto, fortemente voluto tra i tanti dall’assessore della giunta Pericu e presidente della Tunnel di Genova Giancarlo Bonifai, rimane fermo un po’ in tutti i cassetti: Ministero, Cipe, Anas, Comune, Regione, Autorità Portuale… La nuova giunta Vincenzi, nella persona dello stesso sindaco, si dichiara però favorevole all’opera pur considerando prioritaria la realizzazione del Nodo di San Benigno (il progetto definitivo del nodo di San Benigno è stato approvato in conferenza dei servizi nell’agosto 2011 n.d.r.) e promuovendo da subito la realizzazione della Strada a mare di Cornigliano.

    Una nuova luce di speranza, nonostante dall’altra parte dell’oceano stessero esplodendo mutui come fuochi d’artificio, arrivò dalla presa di posizione di Anas che nel 2008 fece intendere di voler assumere la postazione di comando per traghettare il progetto sino al defintivo “timbro” del Cipe che avrebbe dovuto promuovere definitivamente il Tunnel di Genova come opera di interesse nazionale.

    Nell’agosto del 2010 la definitiva doccia fredda: nelle carte presentate da Autostrade alla Regione per la proposta progettuale della risistemazione viaria di Genova, il tunnel sottomarino non è neanche citato.

    E arriviamo così allo scioglimento della società e all’accantonamento del progetto, in un tempo fatto di tagli e restrizioni, in cui sentir parlare di Tunnel della Manica in miniatura nel Porto di Genova fa quantomeno sorridere. La storia di questo progetto è la storia di un “vecchio mondo” che non c’è più, che non avrebbe potuto continuare a lungo a reggere un passo simile, un simile ritmo; un mondo dove anche a Genova era possibile immaginare una strada da 500 milioni di euro scorrere sotto al fondale marino…

    Gabriele Serpe

     

    PS Il viaggio andata e ritorno verso il sogno Tunnel di Genova è costato più di 5 milioni in dieci anni.

    PS 2 Sono rimasti ancora alcuni nostalgici: “Il progetto del tunnel resta valido –  sottolinea l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – ma in questo momento non ci sono risorse per finanziare l’opera”.