Anno: 2017

  • Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    verrina-voltriRiqualificazione dell’area industriale ex Verrina e contestuale trasferimento del supermercato Pam. Questa la “grande opera” che interesserà nei prossimi anni il quartiere di Voltri. Un intervento di cui si parla ormai da anni. Contestato prima, poi fermato dalla crisi economica nel 2011 e oggi riproposto in una nuova versione, più “verde” e più vicina alle istanze della cittadinanza, almeno a giudicare dall’accoglienza riservata al progetto, presentato ufficialmente dall’architetto Fabio Pontiggia lo scorso 6 febbraio, in occasione di una Commissione urbanistica del Municipio 7 Ponente. «Il nuovo progetto – spiega il presidente della commissione Matteo Fruliorispetta le indicazioni recepite dalla Pubblica amministrazione in occasione del percorso partecipato di qualche anno fa». Il riferimento è al processo di coinvolgimento dei cittadini che culminò, nel 2009, con una sorta di referendum che chiedeva di scegliere tra una costruzione “verticale” (una torre dell’altezza di 90 metri) e una “orizzontale”. Un processo che il presidente del Municipio Mauro Avvenente paragonò al debat publique di vincenziana memoria sulla gronda di Ponente, ma che vide diversi oppositori, scontenti da entrambe le soluzioni. Tra questi, Carlo Calcagno, storico volto dei comitati del ponente e attualmente consigliere municipale e assessore all’ambiente in quota Sel, che oggi accoglie positivamente la nuova versione del progetto: «Come comitati abbiamo sempre contestato l’altezza del grattacielo – spiega – che non ci sembrava opportuna in quel contesto urbano. Eravamo contrari anche alla “barriera”, cioè di fatto lo stesso grattacielo abbattuto ma con la stessa volumetria. Il nuovo progetto, con più verde e meno cemento, viene incontro alle esigenze di tutti». Gradita anche la cancellazione dei riferimenti all’asilo e alla residenza per anziani ipotizzati nella vecchia versione.

    I dettagli

    L’area ex Verrina affaccia sul lato “voltrese” del rettilineo che segna il confine tra Voltri e Prà si estende per una superficie di circa 19 mila metri quadrati. Di questi, circa 4.500 mq saranno dedicati a nuove residenze, e 5.400 mq alla parte commerciale, per un totale di 10 mila mq di costruito. Un calo considerevole rispetto alla vecchia versione del progetto, che ne prevedeva invece 16 mila. E se c’è chi storce il naso di fronte allo spazio maggiore che verrà concesso al supermercato Pam (che occuperà una superficie di 2.500 mq che arrivano a 4.075 se si considerano i magazzini), il vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini, invitato alla presentazione, rivendica la bontà del progetto, nato da un compromesso tra esigenze diverse: «Questo risultato – ha affermato – è frutto di un lavoro faticoso portato avanti con la proprietà, che voleva costruire il più possibile. Poteva essere migliore? Forse si, ma quando si amministra bisogna mediare tra proprietà che vogliono cemento e cittadini che vogliono verde. Credo che questo sia un accordo buono perché recupera spazi e razionalizza un’area un tempo produttiva ma che oggi non avrebbe le caratteristiche per esserlo».

    Nel nuovo progetto, sparisce la torre di 90 metri prevista in precedenza, per far spazio a un edificio di altezza non superiore a quella dei caseggiati della zona. Il piano terra ospiterà l’attività commerciale, mentre sopra di esso un piano sarà occupato dai parcheggi. Sul tetto, infine, previsto un giardino pubblico attrezzato, che occuperà 2/3 della copertura, completata da un impianto fotovoltaico. Questa la parte commerciale, che affaccerà direttamente sull’Aurelia, e avrà alle spalle gli edifici residenziali, in cui saranno inclusi anche 6 esercizi di vicinato non più grandi di 250 mq ciascuno. L’intera area sarà attraversata da una nuova strada pubblica che collegherà l’Aurelia a via Ventimiglia (un intervento, questo, pensato per decongestionare il traffico) e verrà separata dall’autostrada da un ulteriore zona verde che potrebbe essere dedicata a orti urbani, in linea con la sua tradizione agricola. Previsti anche nuovi parcheggi pubblici per un totale di 1.100 mq. Complessivamente, la zona sarà occupata al 60% da spazi pubblici e al 40% da privati.

    Nel corso della presentazione, Pontiggia ha posto grande importanza all’espansione del verde che, oltre a offrire nuovi spazi di socialità alla cittadinanza, consente di migliorare la permeabilità del terreno: «Oggi – ha infatti sottolineato l’architetto – la zona in questione è del tutto impermeabile, se si esclude la parte occupata dalle serre. Con la realizzazione del progetto, si raggiungerebbe un coefficiente di permeabilità del 70%». Un elemento da non sottovalutare in un’area che, ad ovest, è bagnata dal Rio San Giuliano, la cui messa in sicurezza è la conditio sine qua non per l’inizio dei lavori: «La regimazione delle acque – ha spiegato durante la presentazione il dirigente dell’urbanistica del Comune di Genova Ferdinando De Fornarinon solo rimarrà invariata, che è la condizione minima richiesta a ogni nuovo progetto, ma andrà a migliorare». Gli interventi sul rivo si completano con l’allargamento di alcune sue sezioni per garantire il massimo flusso possibile dell’acqua e l’inserimento di una fascia di verde nei 10 metri che lo circondano. Oltre alla messa in sicurezza del corso d’acqua la prima parte dei lavori prevede l’abbattimento dei volumi esistenti.

    Lo spostamento della Pam

    verrina-voltri-progetto-07-pamL’aspetto che più degli altri andrà a impattare sulla conformazione del quartiere è però lo spostamento della Pam dall’attuale posizione in via Don Giovanni Verità. La collocazione attuale del supermercato (la cui concessione per lo spazio scade nel 2020) è da sempre oggetto di riflessioni e polemiche, sia per gli intralci che porterebbe al traffico già critico del quartiere sia per il parcheggio auto, che va ad occupare parte della spiaggia, dove avvengono anche le operazioni di carico e scarico delle merci. Il suo trasferimento, inoltre, risponde a esigenze di carattere strategico nella progettazione del litorale: «Il nuovo Puc – ha spiegato Pontiggia – individua nell’area che va dal Leira fino al confine dell’area Verrina un distretto di trasformazione per interventi che riguardano l’affaccio a mare di Voltri. Il trasferimento della Pam è strategico per poter mettere mano a questo progetto. La presenza lì di un supermercato di quelle dimensioni di fatto è ostacolo a ogni ipotesi di trasformazione di quell’area».

    Alla prossima amministrazione spetterà decidere cosa sarà dell’area (di proprietà di Autorità Portuale) dopo il trasloco del supermercato. Quel che è certo è che, in virtù della convenzione urbanistica che verrà sottoscritta anche da Pam, gli spazi non potranno essere occupati da una nuova attività commerciale, ma solo da “servizi”. La parte in legno degli edifici (l’ex Costaguta) è tutelata dalla sovrintendenza in quanto “archeologia industriale”, mentre la parte più nuova (in lamiera) potrebbe anche essere abbattuta. Tra le ipotesi sul nuovo utilizzo, la realizzazione di un nuovo polo scolastico.

    I tempi lunghi per l’approvazione

    L’iter per l’approvazione del progetto comincerà il prossimo 22 febbraio, con il passaggio in Commissione consigliare a Tursi. Il Progetto Urbanistico Operativo (PUO) dovrà poi essere adottato contestualmente a una delibera del Consiglio Comunale, che dovrà poi approvare la modifica al piano urbanistico vigente. Il progetto dovrà poi essere trasmesso alla Regione Liguria, che svolgerà le verifiche di assoggettabilità. Solo a quel punto si saprà se il nuovo progetto comporta un aggiornamento o una variante al piano originario. Quella che sembra una formalità nasconde in realtà una differenza sostanziale: nel primo caso, infatti, i tempi sarebbero più ristretti rispetto al secondo. Completa l’iter l’ormai nota VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, da parte del Ministero dell’Ambiente. «Prevediamo l’arrivo in Consiglio Comunale entro la fine di questo ciclo amministrativo – ha spiegato De Fornari – mentre la Regione ha 120 giorni di tempo per le verifiche di assoggettabilità, e la procedura di approvazione del PUO prevede altri 90 giorni».

    È un attimo perdersi nella selva di sigle ed enti che faranno tutte le valutazioni del caso, e se già è complicato indicare una scadenza precisa per l’approvazione del progetto, del tutto impossibile è immaginare la data di inizio dei lavori. Quel che è certo è che i tempi non saranno brevi. «Ammesso che vada tutto bene – ha azzardato De Fornari – il procedimento amministrativo per l’approvazione del progetto, che non significa il rilascio del titolo edilizio, potrebbe finire tra 7-8 mesi».

    Luca Lottero

  • Sant’Agata, una devozione che dura da quasi duemila anni. Il reportage fotografico della festa catanese

    Sant’Agata, una devozione che dura da quasi duemila anni. Il reportage fotografico della festa catanese

    senza titolo-19 Oggi a Genova si svolge la Fiera di Sant’Agata, un rituale cittadino legato al commercio di beni, sementi e un tempo anche di bestiame, in vista della primavera oramai alle porte. Pubblichiamo un reportage fotografico di Veronica Onofri e Giandomico Cosentino, che sono andati nella città natale della santa, Catania, per documentarne la devozione e i rituali unici. 

    L’amore e la devozione dei catanesi per Sant’Agata hanno trasformato la festa in suo onore in uno degli eventi religiosi più importanti al mondo. Dal 252, anno successivo a quello del martirio, il popolo catanese nutrì subito una grande devozione per la giovane martire ma i festeggiamenti, così come possiamo vederli oggi risalgono al 1126 quando ritornarono a Catania le spoglie della Santa che erano state trafugate. E’ questa l’origine di una festa civica che tutt’oggi caratterizza i festeggiamenti di Sant’Agata e che, fino quasi alla fine del ‘600, si svolgeva in una sola giornata, quella del 4 febbraio. Dal 1712, vista l’importanza crescente dell’evento, le giornate dei festeggiamenti divennero due, probabilmente perché la città si era espansa talmente tanto che non bastò più un solo giorno per il giro dei diversi quartieri. La festa ai giorni nostri dura dal 3 al 5 febbraio, concludendosi sempre più spesso nella tarda mattinata del 6.

    Oggi, la festa di Sant’Agata richiama migliaia di fedeli e curiosi da tutta Italia e da tutto il mondo. La città viene completamente agghindata con luci e fiori e le strade si riempiono di devoti instancabili di ogni età che seguono la sfarzosissima vara con il busto della Santa per tutta la città. Si mangia nelle innumerevoli bancarelle, si fa festa ma soprattutto si prega. Gli uomini e le donne più forti trascinano per le vie di Catania ceri che arrivano a pesare anche più di 100 Kg, senza sosta, per poi fermarsi e urlare in dialetto siciliano, davanti a tutti i cittadini, la propria devozione. I giorni della Festa dedicata alla Santa sono sicuramente uno dei modi migliori per conoscere Catania e percepire l’anima della Sicilia.

    Foto e testi di Veronica Onofri e Giandomenico Cosentino

  • Federico Gasperi, il “metallaro dolce” con in mano la musica di Genova, e non solo

    Federico Gasperi, il “metallaro dolce” con in mano la musica di Genova, e non solo

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    ©Veronica Onofri

    Federico Gasperi

    Federico Gasperi, general manager di Nadir Music, società che opera in ambito musicale in svariati settori di attività: recording & mastering studio, discografia, Artist management e music publishing. Ha lavorato con decine di importanti artisti nazionali e stranieri: tra gli altri Elio e le Storie Tese, Antonella Ruggiero e Mario Biondi. Gestisce il management e l’attività live di alcune note formazioni italiane: Sadist, GnuQuartet, i Tuamadre, nonché il Trio Bobo (Faso, Christian Meyer, Alessio Menconi) e La Drummeria (Ellade Bandini, Walter Calloni, Christian Meyer, Maxx Furian, Paolo Pellegatti). Ha prodotto svariati dischi incluso, di recente, il nuovo singolo di Francesco Baccini, attualmente in programmazione sui principali network radiofonici italiani.

    [quote]Federico è un ragazzo decisamente solare e simpatico, ma come ogni amante della musica metal ha una parte dentro di sé più dura e decisa, come una strana “contraddizione”: musica estrema ed estrema dolcezza. Mentre scattavo è venuto fuori il suo lato “metallaro”, ma con grande ironia[/quote]

    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? e quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Da bambino volevo fare il veterinario, che è pur sempre una valida alternativa ai classici evergreen astronauta/pompiere. Dopodichè, come molti, sulla mia personale “Via di Damasco” sono rimasto letteralmente folgorato dalla Musica, e non solo da quella suonata (per fortuna del mondo…) ma anche da quella lavorata, organizzata  e gestita».

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Parto dal fondo: odio la diffidenza aprioristica, la lentezza nel fare e nel decidere che sfocia spesso nell’immobilismo tout court, la mancanza di audacia e la paura del rischio. Odio il “maniman” e il divano moschicida che incolla ed inghiotte chiunque, a casa, ci si sieda sopra dopo le 20:00. Tutto il resto lo amo alla follia».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «In Italia credo necessariamente a Milano, per mere esigenze professionali e perché è una città in cui ho vissuto e che mi ha dato molto. All’estero probabilmente in Inghilterra. Si lo so… Fossi figo (cit.) avrei dovuto rispondere “a pescare su un atollo in Polinesia o in Papua Nuova Guinea”, ma per fortuna non lo sono».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Vorrei provare a sfatarne tre in un colpo solo: il primo riguarda la mai troppa citata avarizia, che personalmente non ho mai avuto modo di constatare davvero tra le mie cerchie di amici e conoscenti. Il secondo è quello secondo il quale suppostamente noi genovesi ci nutriremmo di pasta al pesto o di cappuccino e focaccia quasi a titolo esclusivo. Non è assolutamente vero: io ad esempio amo molto anche i gianchetti. Il terzo è quello che ci vedrebbe ombrosi, imbronciati e schivi: dissento su tutta la linea… Pensate ad esempio a Paoli, De Andrè o Tenco: non vi sale già un mezzo sorriso?».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    Ho decine di luoghi (anche tralasciando Caruggi, Spianata e Lanterna) e di grandi ristoranti in mente. Ne cito uno al volo: La Locanda degli Adorno, in pieno centro storico. Un mix di ottima cucina ed impegno sociale. Top e consigliatissimo.

    Tu lavori nell’ambito della musica e dello spettacolo, come ti sembra Genova da questo punto di vista?
    «Alcuni blasonati decani dello show biz ed alcune nuove leve (nonchè amici) più che promettenti. Molte belle idee ma di contro ahimè pochi luoghi fisici per esprimerle davvero nella pratica e per sperimentarle concretamente sul campo. Penso ad esempio all’atavica mancanza di spazi adeguati per la musica live di qualità che fa però spesso il paio (va detto per onestà intellettuale) con l’altrettanto atavica e proverbiale pigrizia di molta parte del Pubblico cittadino che tende a muoversi in blocco solo per i grandi happening “patinati” e per le star da classifica trascurando invece gli eventi non prettamente mainstream ma spesso molto più stimolanti e interessanti artisticamente».

    Veronica Onofri

     

     

  • Eccidio de la Squazza, commemorazione nel 72° anniversario della strage fascista a Borzonasca

    Eccidio de la Squazza, commemorazione nel 72° anniversario della strage fascista a Borzonasca

    Partigiani_mortiroloSabato 18 febbraio, alle ore 10.30, in località La Squazza a Borzonasca, si terrà la commemorazione dell’eccidio avvenuto in quel luogo il 15 febbraio 1945, nonché del sacrificio del partigiano Antonio Cabane “Nino”, caduto al passo della Forcella il 10 aprile 1945. Il programma prevede, dopo la deposizione di corone, l’orazione commemorativa di Laura Repetto, consigliera della Città Metropolitana di Genova.

    Reportage: Il racconto del Convegno nazionalista 

    Gli archivi dell’Anpi riportano l’accaduto e le motivazioni dell’ eccidio: «In risposta all’uccisione di un alpino della Divisione Monterosa della Repubblica di Salò, il 15 febbraio 1945, in località La Squazza, furono prelevati dal carcere di Chiavari e fucilati senza processo dalle brigate nere 10 partigiani della divisione garibaldina “Coduri”: Fortunato Acquario “Ercole”, Vittorio Annuti “Califfo”, Otello Beorchia “Venti”, Armando Berretti “Quattordici”, Augusto Betti “Titti”, Renato Colombo “Pesce”, Giovanni De Ambrosis “Cian”, Erminio Labbrati “Spalla”, Domenico Mori “Lanzi”, Ubaldo Noceti “Kobah”».

  • Lo chiamano amore ma è solo violenza. Centri antiviolenza, uomini maltrattanti e diseguaglianze sociali

    Lo chiamano amore ma è solo violenza. Centri antiviolenza, uomini maltrattanti e diseguaglianze sociali

    solitudine-donnaLo chiamano amore, troppo amore, amore criminale o amore malato: è solo violenza. In Italia, oltre 100 donne ogni anno vengono uccise da uomini, mentre è quasi impossibile calcolare quante riescano in qualche modo a salvarsi la vita dopo aver subito violenze; l’Istat stima che il 31.5% delle donne fra i 16 ed i 70 anni abbia subito violenze e per il 16% circa si è trattato di stalking (circa la metà da un ex partner) ma anche che 8 su 10 non si siano rivolte ad alcun ente per cercare aiuto.

    Genova e la Liguria non fanno eccezione rispetto a questi dati; è dello scorso anno l’uscita di un documento pubblicato dall’Ars (Agenzia regionale per la sanità) con i risultati di una ricerca condotta dall’Unità di Criminologia dell’Università di Genova: ebbene i dati di accesso ai vari Pronto Soccorso liguri mostrano 2.476 donne che nel 2013 hanno denunciato violenze domestiche; sono invece 1.121 le donne che nel 2015 si sono rivolte ai centri antiviolenza e poco meno di 800 nel 2016. Ma questi dati devono ancora essere interpretati, visto che ogni anno circa 400-500 donne vengono prese in carico dal centro e solo un terzo di queste ha sporto denuncia alla polizia contro il partner.

    Cifre gonfiate, ritorsioni, paura: ognuno può dare la propria interpretazione di questo fenomeno ma sembra difficile riuscire a sminuirne davvero l’impatto. Persino il procuratore Capo di Genova, Francesco Cozzi, in un recente intervento ha ammesso che senza un percorso di recupero e rieducazione maschile la recidiva è quasi inevitabile, ammettendo quindi implicitamente un certo “radicamento” del fenomeno all’interno di relazioni disturbate. EraSuperba si occupò di questo argomento nel 2014, al momento del varo del Patto di Sussidiarietà che ora dovrebbe essere andato definitivamente a regime.

    Centro Antiviolenza

    Ne abbiamo parlato con Rita, da diversi anni volontaria del Centro Antiviolenza di Via Mascherona a Genova:

    Come è attualmente la situazione? Rispetto al 2013, quando si è partiti con i patti di sussidiarietà, c’è stata una sistematizzazione dei vari servizi?
    «La gestione è affidata, proprio attraverso questo meccanismo, alle varie associazioni, cooperative e gruppi di volontariato che in questo modo riescono ad occuparsi in maniera autonoma dei vari aspetti così come richiesto dall’Ente. Il rovescio della medaglia è che a dividersi lo stesso piatto sono più soggetti, quindi in buona sostanza ci sono meno soldi per tutti. Questo dal punto di vista attuale, del qui ed ora, quando è ancora il Comune che gestisce e coordina questo servizio, senza che dal Governo centrale arrivino chiare disposizioni in materia».

    Lo Stato non si sta facendo carico di questi servizi?
    «Diciamo che per due anni, dall’insediamento del Governo Renzi che si era assegnato la delega alle Pari Opportunità, affidandole poi alla Boschi che le mantiene tuttora, un vero Ministero non c’è stato, e questa mancanza si è fatta sentire».

    La Regione Liguria non è intervenuta?
    «Si, in realtà l’assessore regionale alla Cultura con delega per le Pari Opportunità Ilaria Cavo ha dichiarato di avere intenzione di rimettere ordine nel settore, stabilendo in maniera univoca gli incarichi e le competenze, in modo da assicurare uniformità e continuità a tutti i Centri liguri coinvolti. Ci sono stati stanziamenti finanziari abbastanza significativi anche se ovviamente sono sempre molto inferiori alle reali necessità».

    Ecco, a questo proposito, quanti sono i Centri Antiviolenza in Liguria?
    «Abbiamo 7 centri, di cui 3 a Genova città, uno a Chiavari ed uno a testa per le altre tre provincie; poi ci sono gli alloggi sociali e le case rifugio ad indirizzo segreto, ma diciamo che questo esula un po’ da quello che è il nostro compito primario».

    …che sarebbe?
    «Sarebbe, anzi è, accoglienza per le donne che subiscono violenza, sia fisica che psicologica attraverso comportamenti minacciosi o persecutori; è l’ottenimento di una consulenza legale per informare la donna sulle procedure a cui andrà incontro in caso di denuncia ed è un supporto psicologico affinché tutto questo percorso sia sostenuto il più serenamente e consapevolmente possibile».

    Ed in presenza di eventuali figli come vi comportate?
    «Dipende ovviamente dal grado di violenza o tensione che ci viene riferito dalla madre. In ogni caso in presenza di minori devono sempre intervenire i servizi sociali, anche perché se la signora deve rifugiarsi in una struttura occorre l’autorizzazione di entrambi i genitori, per assurdo che possa sembrare, a meno che il padre non perda la patria potestà sui figli: ma sono casi delicati da giudice dei minori e che devono essere valutati singolarmente. Comunque per gli uomini esiste un Centro apposito, Lo Spazio Uomo Maltrattante, in Piazza Colombo a Genova, gestito da Il Cerchio delle Relazioni, al quale si possono rivolgere gli uomini che riescono ad ammettere di avere un problema grave e di volerlo affrontare».

    Uomini Maltrattanti

    disperazione-uomoA questo punto la persona più adatta per parlarci delle difficoltà anche maschili è proprio Manuela Caccioni, pedagogista, responsabile del Centro Antiviolenza Mascherona, che ci racconta di come fin dal 2012 la Cooperativa Il Cerchio delle Relazioni abbia emesso il bando per un Centro di ascolto per l’uomo, una vera novità in quel momento, che adesso funziona regolarmente e che non è neanche l’unico in città.

    «In ogni caso le persone vengono sempre ascoltate separatamente, non ci può essere mediazione di coppia quando il problema è la violenza – chiarisce subito – raramente gli uomini arrivano di propria iniziativa, molto spesso sono caldamente invitati a farlo dai Servizi Sociali o dalla Polizia. Però poi sono abbastanza collaborativi, anche perché allettati dalla possibilità di essere considerati con maggiore indulgenza se dimostrano voglia di cambiare».

    Dal 2012 ad oggi è comunque cambiato molto l’atteggiamento verso questo gravissimo problema, abbiamo potuto fare formazione per gli agenti di Polizia con cui lavoriamo con buona sinergia insieme ai Servizi sociali. Questa collaborazione non solo è utile perché, come dicevo, spesso le persone vengono inviate a noi in seguito a richieste di intervento, ma diventa indispensabile per evitare un appesantimento burocratico ed anche legale che di fatto annullerebbe gli effetti dei Centri: «Basti pensare che una donna che si allontanasse da casa con il bambino a causa delle botte potrebbe essere denunciata dal marito per sottrazione di minore ed abbandono del tetto coniugale, innescando un circolo dispendioso ed estenuante di ricorsi e citazioni in giudizio».

    Ma come ottenere la protezione delle istituzioni? «Se si parla di violenza fisica –  continua la dottoressa Caccioni – la cosa migliore è rivolgersi alla Polizia che, teoricamente, sarebbe anche il primo soggetto cui chiedere aiuto in tutti i casi, anche per maltrattamenti morali, persecuzioni, stalking insomma. In questo caso non è neanche necessaria una denuncia, viene avvisato il persecutore che non saranno tollerati ulteriori comportamenti di questo tipo e nessuna iscrizione giudiziaria viene posta sulla fedina penale del presunto colpevole, tranne i casi in cui sia procedibile d’ufficio, per concorso di altro reato o qualora la vittima fosse minorenne o perché il colpevole era già precedentemente stato ammonito»

    A questo proposito la pedagogista specifica: «lo stalking è comunque una forma di violenza vera e propria, per questo le donne che si rivolgono a noi, o che sono state inviate dalla Polizia di Stato, trovano una consulenza legale con il nostro avvocato, in modo che abbiano chiaro il percorso che dovranno affrontare e si preparino a seguirlo con serenità».  A volte, però, bisogno intervenire in situazione che stanno a metà strada: «può anche succedere che la donna arrivi da noi esasperata da una serie di comportamenti distruttivi del compagno – spiega Caccioni – ma che non voglia interrompere la relazione: in questi casi noi ci adeguiamo al suo volere, non cerchiamo mai di forzarne le scelte».

    Diseguaglianze sociali

    Quando si parla di questo argomenti, però, occorre considerare un altro aspetto: in Italia la diseguaglianza sociale è sempre stata una delle più marcate fra i paesi ad economia avanzata. Questo divario fra redditi alti e bassi è poi gradualmente diminuito dalla metà degli anni ’70 fino alla fine del 1991 quando iniziarono le prime contrattazioni flessibili. Negli anni 2000 è rimasta stazionaria ma dal 2008 ha ripreso a salire. La curva della povertà segue più o meno lo stesso andamento, con alcuni scostamenti in base all’età (fonte Istat).

    Ne consegue che le politiche sociali, così come quelle delle pari opportunità sono diventate qualcosa di diverso rispetto a quando furono create, e ancora di più lo saranno in futuro, se vorranno rispondere alle nuove e mutate esigenze dei cittadini, rendendo di fatto obsolete leggi emanate anche solo pochi anni fa.

    Risulta infatti evidente come sembrino inadeguate risposte uguali ad istanze diverse, che arrivano da una società sempre più stratificata e variegata; per fare questo occorrerà ripensare, riprogettare e sostenere i servizi alla persona ed in particolare quelli socio assistenziali. Per ritornare al nostro argomento, abbiamo visto come sia i servizi sociali, sia le associazioni alle quali il Comune delega i compiti assistenziali siano, a parte la cronica carenza di fondi, effettivamente presenti ed anzi preziosi per il presidio del territorio, e come rappresentino in ogni caso un punto di riferimento imprescindibile.

    Ma occorre attenzione: nell’ultimo film di Ken Loach “Io sono Daniel Blake” c’è un operaio che cerca di ottenere una risposta da una Pubblica Amministrazione che dovrebbe aiutarlo, ma che invece diventa spietata perché il suo problema non è codificato e nessuno è preparato a gestire la complessità: se le risposte sono uniformi, i problemi si devono uniformare. Ecco, questo è ciò che i nostri servizi sociali adesso non sono, ed è anche quello che non devono mai diventare per quanto ciò possa rappresentare uno sforzo sia economico che, soprattutto, mentale e culturale.

    Bruna Taravello

  • Piazza Matteotti, dagli scavi spuntano resti attigui ad una domus romana già scoperta negli anni ’70

    Piazza Matteotti, dagli scavi spuntano resti attigui ad una domus romana già scoperta negli anni ’70

    scavi-matteotti-domus-romana-01Nessuna sorpresa emerge dal selciato di piazza Matteotti: i resti murari che in queste ore sono “sotto indagine” da parte degli specialisti della Soprintendenza Archeologica della Liguria, sono connessi planimetricamente a strutture di epoca romana già conosciute. I lavori di manutenzione straordinaria delle tubature del gas, quindi, hanno permesso un aggiornamento di studio, senza però portare, per il momento, nessuna nuova scoperta di rilievo.

    L’archeologo Ferdinando Bonora, oggi uno dei responsabili del sito dell’Anfiteatro romano “custodito” sotto i Giardini Luzzati, ricorda quella scoperta: «Nell’area di piazza Matteotti nel 1975 avevo segnalato l’esistenza di resti di epoca romana, “centrati” da una ruspa intervenuta per la posa di cavi telefonici. I successivi scavi avrebbero permesso di trovare i resti di una grande domus romana»

    Si tratta di una costruzione risalente al periodo tardo-repubblicano con pavimenti musivi e decorazioni parietali, posta ai margini dell’area urbana romana: come è noto, infatti, in zona San Lorenzo esisteva una necropoli, mentre le zone limitrofe erano occupate da ville e abitazioni. Il nucleo romano è probabile che si articolasse tra via San Bernardo (il decumano del classico schema urbano romano) e Canneto il Curto (il cardo), proprio ai piedi della Collina di Castello, l’antichissimo primo insediamento urbano della Genova pre-romana.

    Quello di Piazza Matteotti, quindi, è uno scavo «che non ha portato alla luce nessuna strada, bensì strutture murarie romane, connesse planimetricamete a quelle precedentemente individuate – conferma Simon Luca Trigona, funzionario archeologo responsabile del Comune di Genova per la Soprintendenza – e una serie di strati di distruzione delle stesse che ci testimoniano l’abbandono in età medio-tardo imperiale della domus. Le altre murature visibili invece sono fondazioni prive di livelli d’uso comnnessi che si inseriscono in età tardo-medievale».

    Melli 1990-scavi-matteotti
    Foto dal volume Archeologia in Liguria III.2 – Scavi e scoperte 1982-1986. A cura della dott.ssa Piera Melli. Per gentile concessione della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio della Liguria

    Ovviamente questo non ha impedito agli archeologi di portar avanti la ricerca: «L’archeologia urbana soprattutto a Genova è un colligere disiecta membra – ha sottolineato Trigona – solo in una successiva fase di analisi e comparazione dei dati di scavo sarà possibile spingersi a ricostruzioni più dettagliate». Rimane il fatto che il passato romano della città, spesso non troppo considerato dalla letteratura anche istituzionale sulla archeologia genovese, riaffiora sempre con maggior frequenza, aumentando il fascino di una città dalla storia millenaria come la nostra Genova.

    Nicola Giordanella
    Foto di Andrea Carozzi

  • Sestri e Borzoli, inaugurata la nuova viabilità tra autostrada e Chiaravagna. Entro 10 giorni al via lavori in via Giotto

    Sestri e Borzoli, inaugurata la nuova viabilità tra autostrada e Chiaravagna. Entro 10 giorni al via lavori in via Giotto

    tunnel-terzo-valico-sestri-borzoli-chiaravagnaAperta al traffico la nuova viabilità ChiaravagnaBorzoliErzelli, che da oggi collegherà il casello autostradale di Genova-Aeroporto e la val Chiaravagna. La strada, considerata opera accessoria ai lavori del Terzo Valico, si articola per quasi 2 chilometri, attraversando tre tunnel: la sua apertura permetterà di deviare il traffico pesante, alleggerendo la congestione dei quartieri di Sestri e Borzoli.

    Approfondimento: Borzoli e Fegino, due quartieri assediati dai camion

    Oggi l’inaugurazione ma al 31 marzo, dalle ore 22 alle ore 6, il traffico sarà interdetto per consentire alcuni lavori di rifinitura sugli impianti. Il costo dell’opera è stato di 53 milioni, è i lavori sono durati 40 mesi: particolari criticità sono stare riscontrare nella realizzazione del terzo tunnel, quello che da via Borzoli arriva al casello, perché si è dovuto scavare sopra le gallerie della Genova-Ventimiglia e sotto una zona fortemente urbanizzata. Stando a quanto comunicato da Comune di Genova, per far fronte a questa situazione sono state adottate soluzioni “ingegneristiche di eccellenza”, monitorando il tratto autostradale interessato in maniera costante.

    Entro dieci giorni da oggi, sarà quindi interdetto il “traffico pesante” (cioè dei mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate) su tutta via Borzoli, in entrambi i versanti: in questo modo la viabilità di Sestri dovrebbe risultare decisamente alleggerita, e soprattutto le strade del quartiere potranno essere più sicure. Contestualmente partiranno anche i lavori in via Giotto, necessari per la sistemazione idrica del torrente Chiaravagna: sarà demolito il ponte che lo attraversa e quindi verrà predisposta una viabilità temporanea con la riapertura al traffico di via Manara in direzione ponente, e mentre via Giotto sarà regolata a doppio senso di marcia per permettere la salir in via Borzoli e la discesa da via Chiaravagna.

    tunnel-terzo-valico-sestri-borzoli-chiaravagna-inaugurazione«Un’opera molto attesa dalla popolazione – assicura Stefano Bernini, vicesindaco di Genovache permetterà di alleggerire il traffico, ridando vita alle attività del quartiere. Aver deviato i mezzi pesanti, inoltre, permetterà di partire con quei lavori di messa in sicurezza del Chiaravagna che sono fondamentali per tutta la zona». Sulla questione sicurezza torna l’assessore alla Viabilità Anna Maria Dagnino: «Grande cura è stata prestata all’allestimento del percorso pedonale lungo la rotatoria posta all’uscita della galleria di via Borzoli – conclude l’assessore – e il nuovo percorso avrà positive ricadute ambientali e di sicurezza stradale».

  • Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren

    gasometro-pra-ireti-irenDopo essere scesi in strada per proclamare la loro contrarietà allo spostamento del presidio tecnico da Pra’ a Campi, i lavoratori Ireti portano la loro protesta a Palazzo Tursi, incontrando l’assessore all’Ambiente Italo Porcile. A margine della seduta del Consiglio comunale, inoltre, sono stati ricevuti informalmente dalla Conferenza capigruppo, per spiegare le ragioni della loro agitazione

    Approfondimento: Un supermercato al posto del Gasometro

    Durante l’incontro i lavoratori hanno sottolineato l’importanza del presidio territoriale a ponente, riscontrando le possibili criticità di uno spostamento altamente “delocalizzante”: se la cosa fosse confermata, infatti, qualsiasi uscita di servizio dovrebbe fare i conti con il traffico di metà città, cosa che inficerebbe la tempestività dell’intervento, e, quindi, la relativa sicurezza di tutto il ponente genovese. L’assessore Porcile ha assicurato che si farà mediatore con Iren per provare a trovare una soluzione, anche perchè in quell’area sono ospitate anche Amiu e Aster: «Sarebbe un problema per tutto ponente – ha sottolineato Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – che in questo modo sarebbe lasciato sguarnito di un presidio tecnico molto importante».

    Nei prossimi giorni è atteso un incontro tra lavoratori e assessore, per fare il punto sulla situazione e sulla disponibilità dell’azienda. I lavoratori si sono detti pronti a nuove azioni di protesta nel caso non ci fossero progressi di rilievo.

  • Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    valpolceveraEmergenza abitativa, sistema sanitario al collasso, trasporto pubblico inadeguato e grandi opere: questi sono solo alcuni dei problemi che affliggono la Valpolcevera oggi, e che potrebbero marchiarne indelebilmente il futuro. Nell’ultimo decennio questa terra ha vissuto un periodo di grandi cambiamenti, non sempre positivi, destinati a modificare definitivamente una valle costretta a fare i conti con la delocalizzazione delle aziende che per decenni l’hanno resa il cuore industriale della città. Adesso questa parte importante di Genova dovrà reinventarsi, obbligata a fare i conti prima di tutto con una morfologia territoriale complessa, prevalentemente collinare, e una situazione socio economica difficile e stratificata.  Per capire quale futuro attende questa periferia abbiamo fatto un bilancio della situazione con Iole Murruni, presidente del Municipio V Valpolcevera, giunta al termine del suo mandato.

    Presidente, dopo cinque anni di mandato cosa ne pensa del fenomeno dell’abbandono delle periferie?
    «Innanzitutto bisogna sottolineare che Genova è una città policentrica nata dall’unione di più comuni e questi centri tuttora mantengono alcune delle loro antiche peculiarità. Durante gli anni ‘80 si decise di edificare nuovi quartieri residenziali pubblici nelle varie zone collinari e adesso questi quartieri sono delle periferie nelle periferie e si configurano in una situazione ancora peggiore. Il quartiere Diamante per esempio è stato il classico caso di questa disastrosa operazione. Sono stati trasferiti da altri quartieri persone con disagio economico, sociale, sanitario, psichiatrico e questo ha aumentato il degrado. Ora si sta tentando con il nuovo regolamento ERP di porre qualche correttivo ma non è facile»

    Forse l’attenzione posta sul quartiere del Diamante dovrebbe essere data anche a quelle zone di interconnessione tra quartieri? Penso a zone come San Quirico, Teglia, Trasta, giusto per citarne alcuni. Secondo lei esiste un’emergenza abitativa in questi quartieri?
    «L’emergenza abitativa è prima di tutto un’emergenza qualitativa delle abitazioni, esiste un problema di mancata manutenzione e anche un problema di abusivismo ma non è così semplice da risolvere».

    La Valpolcevera è una zona che negli ultimi decenni ha subito più di altre il fenomeno delle de-industrializzazione eppure tuttora, stando alle recenti indagini, la mortalità è più alta che in altre zone della città.
    «L’alta mortalità è sicuramente connessa alle industrie che per decenni hanno operato in Valpolcevera, poi aggiungerei che anche la situazione socio economica influisce. La popolazione è socialmente ed economicamente più debole che nel resto della città e purtroppo il tipo di sanità che si sta prefigurando porta alcune persone a non curarsi. Esiste il fenomeno dei nuovi poveri, persone che perdono il lavoro in età avanzata e non riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro oppure quello dei working poor, persone che lavorano ma non riescono comunque ad arrivare a fine mese».

    Valpolcevera_da_MurtaAnche la qualità del sistema sanitario influisce in questo quadro? Negli ultimi anni la situazione inerente gli ospedali è peggiorata notevolmente e ci sono stati moltissimi tagli.
    «Il sistema sanitario in Valpolcevera non va bene; negli ultimi anni sono stati chiusi tutti i piccoli ospedali come il Celesia e il Pastorino mentre il Gallino a Pontedecimo è stato ridimensionato notevolmente. Inoltre la Valpolcevera è l’unico territorio che non ha una Casa della Salute e abbiamo anche il triste primato dei minori allontanati dalle famiglie. Nonostante questo la Regione ha detto che non ci sono i soldi per costruire una Casa della Salute e ha proposto semplicemente di trasferire alcuni ambulatori nell’ex ospedale Pastorino di Bolzaneto mentre il Celesia è destinato a diventare una residenza per anziani. A Pontedecimo invece l’ospedale continuerà la sua attività nonostante i tagli e i ridimensionamenti degli scorsi anni».

    Lo scorso Aprile abbiamo assistito allo sversamento di greggio nel Polcevera in seguito alla rottura dei tubi di proprietà di Iplom. Un paio di settimane fa la popolazione di Fegino ha protestato a causa dei rallentamenti nella bonifica. Qual è il vostro giudizio in questa situazione?
    «La reazione della cittadinanza è arrivata quando Iplom ha chiesto il trasferimento delle competenze al Ministero tuttavia questo fatto sembra scongiurato e la competenza dovrebbe restare agli enti locali. Questa è una notizia positiva dato che è difficile intervenire tempestivamente quando le competenze si allontanano dal territorio»

    Quale futuro invece per Pontedecimo?
    «A Pontedecimo abbiamo ottenuto una “piccola” vittoria con l’apertura del parcheggio vicino alla stazione. Quest’area, di proprietà delle Ferrovie, era stata data in gestione ad un privato per fare dei parcheggi a pagamento ma questa cosa non aveva funzionato e l’area era rimasta inutilizzata per anni.  Noi siamo riusciti a fare un accordo, temporaneo per ora, e lo abbiamo riaperto alla cittadinanza. Adesso funziona come un vero parcheggio d’interscambio». Esiste poi tutta la partita sul Terzo Valico dove io vedo fin dall’inizio molte criticità. Abbiamo chiesto un tavolo di lavoro che potesse integrare i vari punti di vista però, purtroppo, non c’è stata la volontà di creare questo tavolo. Inoltre si affacciano altre opere come la Gronda. Apprendo dai giornali che il ministro potrebbe firmare da un momento all’altro l’accordo che darebbe il via ai lavori»

    Lei sente la necessità di quest’opera?
    «Ho delle perplessità sul fatto che queste opere vengano portate avanti tutte contemporaneamente. Penso che la Valpolcevera non sia pronta a sopportare tutti questi cantieri insieme. Abbiamo il Nodo ferroviario, che è fermo, ed è l’unica opera mai contestata da nessuno in quanto doveva portare alla creazione della metropolitana veloce, il Terzo Valico e prossimamente la Gronda, troppe opere per un territorio che già soffre».

    Inoltre negli ultimi anni è peggiorata anche la qualità del servizio di trasporto pubblico, sia quello ferroviario che quello su ruota.
    «È difficile puntare sul trasporto pubblico quando il trasporto pubblico non regge. Abbiamo fatto una mozione quando è stato ridotta la frequenza sulla linea Busalla-Genova Brignole ma è stata inutile. Anche le linee di fondovalle dei bus sono insufficienti, per non parlare di quelle collinari, decisamente inadeguate. Però purtroppo questo rientra nei problemi di AMT. In una città come Genova se il servizio pubblico funzionasse bene si potrebbe lasciare la macchina a casa ma purtroppo non è così»

    Gianluca Pedemonte

     

     

  • Vigili del Fuoco, scatta la protesta sotto la sede Rai: «Le carenze strutturali portano ad emergenza continua»

    Vigili del Fuoco, scatta la protesta sotto la sede Rai: «Le carenze strutturali portano ad emergenza continua»

    vigili_del_fuoco_198Sensibilizzare la popolazione sulla precaria condizione del soccorso, appesantita dalla carenza di personale e dalle nuove competenze. Per questo motivo stamattina decine di vigili del Fuoco, mobilitati da Usb, hanno manifestato sotto la sede Rai di Corso Europa, nella speranza di far arrivare al grande pubblico la «situazione reale» in cui si trova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

    Approfondimento: Le nuove competenze del Vigili del Fuoco

    La protesta arriva a due giorni dall’incontro avvenuto in regione tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del fuoco ela  IV commissione ambiente e territorio di Regione Liguria, avvenuto dopo una richiesta fatta all’indomani della chiusura del Corpo Forestale ed il passaggio di alcune competenze ai Vigili del fuoco. Da piazza De Ferrari, come avevamo anticipato, nei prossimi mesi dovrebbe arrivare il finanziamento della convenzione per gli incendi boschivi pari a 500 mila euro, ma per i pompieri questo potrebbe non bastare «Noi come USB ribadiamo l’importanza di avere un sistema strutturato e nazionale che vada aldilà dell’accordo economico ed organizzativo con la regione – sottolinea il sindacato – attraverso il potenziamento dei nostri organici su tutto il territorio nazionale. La promessa del governo sull’assunzione di 1700 uomini non corrisponde a verità perché non risulta una coperture finanziaria sufficiente ed inoltre l’aumento di questo personale sarebbe lontano dalle medie europee (1 pompiere ogni 1000 abitanti)».

    Il rischio è che si arrivi al collasso: l’emergenza incendi del mese scorso ha reso palese tutti i limiti di questa nuova impostazione, e in previsione della stagione estiva, è urgente evitare che un contesto del genere si ripeta «Oggi con questi organici l’ordinario si trasforma in una emergenza permanente, mettendo in seria difficoltà il sistema e sguarnendo le sedi cittadine a favore degli interventi per incendi boschivi»

  • Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera

    Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera

    Sanità, l'ambulanza«La Liguria, che troppo spesso è stata fanalino di coda, ora si candida a essere grande fanale abbagliante di testa dell’automobile Italia». Così il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, annuncia l’avvio ufficiale del Numero unico europeo per le chiamate di emergenza 112, attivo da oggi in tutto il territorio metropolitano genovese. Dopo Lombardia e Roma capitale, tocca dunque alla Liguria: i numeri tradizionali di Carabinieri (112), Polizia di Stato (113), Vigili del fuoco (115) e Soccorsi sanitari (118) al momento resteranno comunque in vigore ma verranno reindirizzati al numero unico di emergenza.
    Il servizio sarà esteso alle altre province liguri nel mese di aprile mentre, prima dell’estate, entrerà nel numero unico anche il 1530 della Guardia Costiera. Gli operatori, dopo aver localizzato la chiamata attraverso il ministero dell’Interno, smisteranno la comunicazione ai soggetti competenti con un processo mediamente completato in 40 secondi e il dimezzamento delle chiamate inappropriate. In concomitanza con l’avvio del numero unico, la cui sede centrale unica di risposta è collocata all’Irccs San Martino-Ist, sono stati assunti e formati 38 operatori. Disponibile anche l’app gratuita “where are u” collegata alle centrali uniche di risposta del 112 che consente di effettuare una chiamata di emergenza con il contestuale invio della posizione esatta del chiamante. «Sarà sempre garantita una risposta – assicura Alberto Zoli, direttore generale dell’Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) della Lombardia e formatore degli operatori liguri, come riportato dall’agenzia Dire – perché il cittadino, se non riceve subito la risposta o cade la linea, viene richiamato». Tra gli altri servizi, la traduzione simultanea in teleconferenza per chi non parla italiano, un accesso per i sordomuti, la localizzazione della chiamata per intervenire tempestivamente. Nel 2016 in provincia di Genova sono giunte ai quattro Enti coinvolti 837.401 chiamate (151.467 ai Carabinieri, 371.622 alla Polizia di Stato, 150.000 ai Vigili del fuoco e 164.312 al centralino per l’Emergenza sanitaria). Nel 2017 il servizio sarà operativo anche in tutto il Lazio, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Piemonte, Valle d’Aosta per un totale di 27 milioni di italiani.
  • Pra’, cantieri Por in riapertura, la conclusione dei lavori confermata entro il 31 marzo

    Pra’, cantieri Por in riapertura, la conclusione dei lavori confermata entro il 31 marzo

    por-praLa causa dell’interruzione dei lavori per la riqualificazione di Pra’ sono dovuti alle problematiche dell’azienda appaltatrice. Nei prossimi giorni, però, saranno completate le pratiche per il passaggio ad altra ditta. La data per la conclusione dei lavori rimane per il 31 marzo.

    Approfondimento: Riqualificazione di Pra’, investimenti e ritardi

    «Il nostro obiettivo rimane il 31 marzo – conferma l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Crivello, in risposta ad una interrogazione del consigliere De Benedictis (Gruppo Misto) – ad oggi stiamo aspettando i tempi tecnici previsti dalle norme per concludere il passaggio di appalto a nuova ditta, è questione di giorni e i lavori riprenderanno».

    I cantieri relativi al P.o.r di Pra’, infatti, da qualche settimana sono fermi; la cosa ha creato allarme nei cittadini, che dopo le due inaugurazioni dei lotti precedenti, temono l’incompiuta. Alla base di questo stop, le difficoltà economiche della ditta appaltatrice, che al momento non può garantire la continuazione dei lavori: «Ci hanno chiesto una proroga – spiega Crivello – ma abbiamo rifiutato l’opzione, siamo oltre ai quattro quinti dei lavori e vogliamo mantenere la data del 31 marzo. I lavori che mancano sono per lo più di rifinitura, quindi siamo fiduciosi».

    Nei prossimi giorni, quindi, i lavori saranno assegnati ad una nuova ditta, e potranno riprendere. La speranza è che i termini del 31 marzo siano rispettati. Sarebbe, questa, veramente una notizia.

  • San Valentino, dalla celebrazione pagana alla ricorrenza globale, tra storia, santi e prove d’amore

    San Valentino, dalla celebrazione pagana alla ricorrenza globale, tra storia, santi e prove d’amore

    Les Oreades di W.A. Bouguereau
    Les Oreades di W.A. Bouguereau

    Il 14 febbraio si celebra la ricorrenza più dolce di tutto l’anno, dalle origini antichissime. Il primo San Valentino fu istituito nel 496 d.C., da papa Gelasio I, per porre fine ai Lupercali: gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità. Il 15 febbraio, in onore di Lupercus (il fauno cacciatore di ninfe, da cui la festa prende il nome), i giovani si riunivano ai piedi del Palatino, nella grotta in cui la lupa trovò e allattò i gemelli Romolo e Remo. I nomi delle donne e degli uomini presenti erano messi in un’urna e mescolati. Un bambino li estraeva a caso e formava così delle coppie che, per un intero anno, s’impegnavano a vivere insieme in intimità, per mettere alla prova la propria fertilità.

    Quando la religione cattolica si diffuse a Roma e nell’Impero, come sostituto cristiano del dio Luperco, fu scelto Valentino da Terni (176 d.C. -273 d.C.). Il vescovo, decapitato il 14 febbraio, a novantasette anni, per il suo rifiuto di convertirsi al paganesimo, divenne così il Santo protettore degli innamorati. Era un candidato ideale perché fu il primo religioso a celebrare un matrimonio misto, tra Serapia, una giovane cristiana, gravemente malata, e Sabino, un centurione romano. Anche l’abitudine di donare fiori all’amata in questa ricorrenza risale a San Valentino. Si narra, infatti, che il vescovo cristiano riconciliò due fidanzati che stavano litigando, offrendo loro una rosa. In seguito, per tutto l’Alto Medioevo, anche grazie all’amor cortese, si diffuse e consolidò la pratica, ancora in auge, di organizzare appuntamenti romantici e scambiarsi regali.

    San Valentino nel mondo

    Ma vi siete mai chiesti come si celebra San Valentino nelle varie parti del globo? Il nostro viaggio parte dalla città dell’amore e del romanticismo: Parigi. I francesi ricordano questa giornata, ricoprendo gli alberi di messaggi e proposte di matrimonio. Per i Rumeni, invece, il giorno dell’amore è il 24 febbraio, ed è chiamato Dragobete. Nella mitologia rumena, Dragobete è il figlio di Baba Dochia e rappresenta l’impazienza degli uomini per l’arrivo della primavera. È uso raccogliere fiori (in Ungheria bucaneve) e lavare il viso con la neve, come buon auspicio. I Gallesi anticipano la festa dell’amore al 25 gennaio, giorno di San Dwynwen. In base ad una consuetudine del 1500, i giovani si regalano a vicenda cucchiaini di legno decorati.

    Gli innamorati dei paesi anglosassoni preferiscono le “ Valentine”: bigliettini d’amore anonimi, a forma di cuore o di colomba, siglati From Your Valentine. Il nome deriva dal miracolo più famoso del Santo. Durante la prigionia ridiede la vista alla figlia del suo carceriere, Asterius, di cui secondo alcuni si era innamorato. Prima di morire le scrisse una lettera d’addio firmata “Il vostro Valentino”. Gli Stati Uniti hanno il primato nell’invio di valentine. I bigliettini sono realizzati in classe dai bambini, ed hanno tra le maestre le principali fortunate. I festeggiamenti coinvolgono tutta la famiglia, perché San Valentino non è solo riservato ai fidanzati ma a tutti quelli che si vogliono bene.

    In alcune parti del Mondo, infatti, il 14 febbraio è solo il giorno dell’amore ma anche dell’amicizia, ad esempio in quasi tutto il Sud dell’America (dia del amor y de la amistad), in Finlandia, ed Estonia.

    I Danesi sono i più poetici. I maschi inviano alle amate i gaekkebrev, poemi in rima e, se la destinataria riuscirà a capire il mittente, avrà come premio un uovo di Pasqua.

    Usi e costumi che non ti aspetti

    Addentrandoci nelle diverse tradizioni scopriamo anche usi molto particolari, come in Kenya, dove gli sposi bevono insieme dalla “coppa dell’amore” una zucca colma di vino di palma, ricevendo in cambio una focaccia di tiglio. Il vino è protagonista anche in Bulgaria, dove si celebra St Trison Zarezan, conosciuto anche come giorno dei vinicoltori. In Cina, invece, il festeggiamento s’ispira alla triste storia di due amanti, che a causa del diverso status sociale, potevano stare insieme soltanto in questo giorno. Una delle tradizioni più particolari è quella seguita nei paesi asiatici, dove l’uomo regala alla donna un abito. Se lei accetterà di indossarlo, significherà che ha intenzione di sposare il suo spasimante. I giapponesi sono la popolazione con le tradizioni più simili alle nostre. Il 14 febbraio le donne regalano cioccolatini fatti a mano agli innamorati. La particolarità è che possono essere donati anche ad amici, o colleghi di lavoro. I fortunati dovranno ricambiare il gesto un mese dopo, nel White Day, con cioccolato o regali di vario genere, ma, come suggerisce il nome, rigorosamente bianchi. In Corea del Sud esiste anche il Black Day: il nostro San Faustino! Chi non ha ricevuto nulla (a San Valentino e al White Day), si riunisce nel giorno nero, il 14 aprile, per mangiare noodles ai fagioli neri (Jajangmyeon).

    Questa ricorrenza così sentita in Italia, viene quindi in realtà celebrata in tutto il mondo, con diversi usi, che non prevedono solo cene e bigliettini romantici, ma anche dimostrazioni di lealtà, forza, abilità.

    In Brasile le persone che si amano festeggiano il 12 giugno, giorno che precede la celebrazione di sant’Antonio, patrono dei matrimoni. In questa ricorrenza i ragazzi si sfidano nella “prova del tronco”: una gara di corsa di sei chilometri con un tronco di barauna; il vincitore conquista il diritto di ballare con la propria bella.

    Nel mondo islamico il promesso sposo deve dimostrare il suo amore fornendo prova di resistenza al dolore. Alla donna sarà regalato, come prova di coraggio, un fazzoletto bagnato di sangue. Anche il gentil sesso è messo alla prova: in Cina, le ragazze devono esibire le proprie abilità domestiche; in Africa meridionale, invece, ispirandosi a un antico costume romano, le innamorate cuciono il nome dell’amato sulla maglietta, come simbolo del loro amore.

    Ci sono anche Paesi, come la Russia e altri stati dell’Ex Urss, dove questo festeggiamento è vietato, perché non presente nel calendario religioso.

    San Valentino oggi

    Terminiamo il nostro viaggio con alcuni suggerimenti per stupire la vostra amata. In rete potete trovare addirittura piattaforme online che offrono servizi di pulizia a domicilio, a prezzi scontatissimi. Ai più tradizionali e romantici si propone come sussurrare le magiche parole dell’amore nelle diverse lingue del mondo: “Ti amo”. In Arabo habibi; in Greco s’agapo; in Albanese te dua; in Filippino mahal kita; in Spagnolo te amo o te quiero; in Africano mena tanda wena; in Rumeno te iubesc; in Svizzero, i lieb di; in Tedesco, ich liebe dich.

    Il mio ultimo pensiero va ai single. Non disperate se il 14 febbraio non troverete l’amore. Come dice il noto proverbio “La primavera è vicina” pronta a riscaldare il vostro corpo, laddove il canto degli uccellini non è riuscito con il vostro cuore! Feliz dia dos namorados

    Emilia Fortunato
    Antropologa, esperta di Tradizioni Popolari.

  • San Martino, Comune di Genova verso acquisizione aree da Demanio in piazzale Benzi e presso il Forte San Martino

    San Martino, Comune di Genova verso acquisizione aree da Demanio in piazzale Benzi e presso il Forte San Martino

    Genova_forte_San_MartinoPrimo passaggio tecnico in commissione per procedere con l’acquisizione da parte del Comune di Genova di due aree ancora di proprietà del Demanio, e che potrebbero “sbloccare” due questioni focali per il quartiere: l’autosilos dell’ospedale e l’utilizzo dell’area verde che circondo il forte di San Martino.

    «E’ solamente un primo passaggio tecnico – spiega Alessandro Morgante, presidente del Municipio VIII Medio-levantee se sarà confermato dall’aula, aprirà una nuova fase anche operativa per due zone del quartiere fondamentali». Questo il commento sui lavori odierni della commissioni Bilancio e Territorio, che questa mattina si sono riunite congiuntamente per lavorare sull’acquisizione dall’agenzia del Demanio di una porzione di area sita in piazzale Benzi e dell’area esterna al forte San Martino. Un “passaggio” nel solco di quel Federalismo demaniale che sta portando il Comune a “riprendersi” importanti parti del proprio territorio.

    Piazzale Benzi

    Il cantiere davanti al San Martino, fermo da anni, come è noto è divenuto uno dei buchi neri della città, sospeso tra fallimenti, progetti sbagliati e trattative. Oggi un piccolo sasso è stato buttato in questo stagno: Comune di Genova, infatti, se la proposta di acquisizione sarà confermata in Sala Rossa, potrà prendere possesso di quel triangolo di piazzale, carrabile, tra il cantiere e l’ingresso temporaneo attualmente in utilizzo. In questo modo potrà riprendere vita la progettazione che mira a risolvere uno dei “rebus” più difficili della città, da molti considerato uno scandalo. «Una piccola operazione che potrà rimettere in moto la macchina – spiega Morgante – anche se sicuramente i tempi rimangono incerti».

    Forte di San Martino

    Più facile, forse, la questione legata alle aree verdi che circondano il forte ottocentesco di San Martino. Tutta la zona che lo circonda, infatti, era stata destinata al Corpo Forestale dello Stato, il cui assorbimento nell’Arma dei Carabinieri, però, ha fatto saltare il passaggio. Con l’acquisizione da parte del Comune di Genova, però, riprende vita il progetto già più volte “disegnato” di allestire un’area verde pubblica: «Una soluzione che sarebbe importantissima per il quartiere – osserva Alessandro Morgante – perché il forte si trova al centro di un’area fortemente urbanizzata, e un parco potrebbe dare un po’ di respiro agli abitanti». Negli anni molte sono state le proposte per questa zona; tra le altre quelle di predisporre degli orti urbani: «Un’idea assolutamente interessante – conclude il presidente del Municipio – e che terremo in considerazione. Oggi è stato fatto solo un primo passaggio tecnico, il percorso è ancora lungo e andrà condiviso con i cittadini».

    I lavori della Commissione si sono conclusi con il rimando della discussione in sede di Consiglio comunale, dove si deciderà se far partire questo “macchina”, che, lentamente, potrà restituire due aree fondamentali ai cittadini di San Martino, e non solo.

    Nicola Giordanella

  • Cronaca di un pomeriggio “nero”

    Cronaca di un pomeriggio “nero”

    IMG_8617Sono quasi le 18 quando esco a rivedere le stelle. Sono frastornato, parlo con i colleghi, si scherza e fa freddo: la giornata “più calda” dell’anno è scivolata via senza intoppi e drammi. Nella testa, però, si fa strada un disagio, un dubbio, un’incertezza: quello che ho appena visto è derubricabile come una commedia triste oppure deve essere considerata una deriva della realtà da non sottovalutare? Ho bisogno di staccare e far decantare il cervello. 
Prima di scrivere, quindi, mi sono preso qualche ora per riflettere: riflettere e mettere in ordine le idee e le priorità. Questo perché ho dovuto affrontare una “criticità” che non avevo considerato, quando, nel raggiungere Sturla, ho preso la decisione di seguire l’altra piazza, quella “nera”.

    Come gestire la restituzione di questa esperienza? Negargli spazio e tempo, o provare a raccontare una realtà con il rischio inevitabile di accrescerne la visibilità? Dovere di cronaca, curiosità e necessità di capire sono le suggestioni che abbozza la mia coscienza, mentre mi accodo all’ingresso della sede di Forza Nuova, in attesa che facciano entrare i giornalisti per assistere al convegno internazionale “Per l’Europa delle Patrie”. Nelle ore precedenti, con un occhio a piazza Sturla, dove si stava svolgendo la contromanifestazione, e uno in via Orlando, sede locale di Forza Nuova e del convegno, ho osservato la spicciolata di persone che ha raggiunto il posto, in attesa dei leader; una cinquantina, mal contati, tra genovesi, qualche torinese e una manciata di francesi e rumeni. Il servizio d’ordine è composto da una decina di ragazzi, giovani ed emozionati, un po’ a disagio nell’interfacciarsi con giornalisti e telecamere. Altri, evidentemente più navigati, sembrano essere in confidenza con lo schieramento di forze dell’ordine che osserva la scena. Quando arriva Roberto Fiore, scatta il parapiglia: l’assalto di giornalisti e fotografi è contenuto da un cordone di militanti; nella confusione, un paio di carabinieri danno una mano, subito richiamati dai superiori: «Levatevi da lì, c’è la loro sicurezza». Con Fiore arrivano anche Nick Griffin, ex presidente del Partito Nazionale Britannico, e Udo Voigt, segretario del Partito Nazional Democratico di Germania, attualmente europarlamentare. Entrano nella sede e, poco dopo, anche i giornalisti.

    Una volta nel portone, scendiamo di un piano, per entrare in un appartamento, il cui ingresso è stracolmo di persone. Siamo una quindicina tra giornalisti, fotografi e cameraman, mentre una trentina sono i militanti che riescono a prendere posto; per tutti gli altri è stato attrezzato il giardino, con casse acustiche e ristoro. Una parete ospita, in caratteri cubitali, una frase di Mussolini pronunciata nel 1938 a De Ferrari, in cui sprona Genova a “compiere un poderoso balzo verso il suo più grande futuro“. Un discorso che i genovesi avrebbero preso alla lettera, il 25 aprile 1945.

    Il convegno

    roberto-fioreLe prime parole sono di ringraziamento per la sezione genovese di Forza Nuova, che, come ricorderà anche Fiore, sta prendendo spazio in una «piazza critica» come quella del capoluogo ligure, e si sta distinguendo per il lavoro di propaganda nelle scuole e di assistenza a quegli italiani colpiti dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Il primo a prendere la parola è Yvan Benedetti, militante storico della ultra-destra d’oltralpe, che attacca le istituzioni e i partiti francesi per la gestione migranti e ricorda la crisi demografica della nazione francese. Un tema questo che sarà focale in tutti gli interventi che seguiranno. Dopo di lui è il turno della delegazione rumena, che tratteggia il clima di sfiducia e rabbia che assedia i palazzi del potere di Bucarest, ricordando come i «compagni, ehm scusate, i camerati nazionalisti locali» stiano facendo «un gran lavoro» per cogliere e alimentare questo vento di cambiamento.

    Segue Nick Griffin, ultranazionalista inglese, che tra le altre cose ha fondato l’azienda Easy London (un portale che aiuta i giovani “europei” a trasferirsi a Londra, trovandogli casa e lavoro, e i cui ricavi vengono utilizzati per finanziare anche iniziative politiche), e che incentra il suo intervento sulla lotta demografica: secondo il britannico, infatti, ogni nazionalista ha il dovere politico di mettere al mondo più figli possibile, per evitare il «genocidio delle nostre nazioni». Ed è proprio su questo terreno che «bisogna distinguersi dai quei movimenti di destra che scendono a compromessi su tematiche come l’aborto». Entra nello specifico parlando di Trump, il cui operato potrebbe essere inficiato da esponenti dell’Alt-Right (che sta per Alternative Right, un movimento fondato sul nazionalismo bianco, considerato dalle destre ultra-conservatrici troppo riformista) mentre «noi siamo l’Eternal Right, ovvero la Giustizia eterna» conclude Griffin tra l’entusiasmo dei militanti.

    Ecco poi l’intervento di Udo Voigt che, tra gli applausi, ricorda come nelle settimane scorse la Corte costituzionale tedesca abbia respinto la messa al bando del suo partito, il NPD: «Se difendere la nazione germanica, le sue tradizioni e i suoi valori vuol dire essere nazisti, allora sì, siamo nazisti». Segue un attacco al capitalismo globale e ai burocrati che hanno tradito l’idea di un’Europa fondata sulle identità e le tradizioni delle nazioni.

    Nel frattempo la calca nella stanza è aumentata: sono fatte portar via le sedie, per permettere a più persone di assistere, «tranne quelle per le nostre donne», come suggerito al microfono. Ed è proprio dalle donne che incomincia l’atteso discorso di Roberto Fiore: «Noi italiani lo sappiamo bene, le nostre donne sono il fulcro nella nostra nazione, e per questo dobbiamo difenderle – spiega – come dobbiamo difendere l’importanza dell’unione tra un uomo e una donna». Il leader-fondatore di Forza Nuova porta Putin e Trump come esempi da seguire per il loro impegno nazionalistico. In particolare, viene ricordata la lotta contro l’aborto messa in atto dal presidente russo, paradossalmente già anticipata da Stalin, ma interrotta da Chruscev: «Dal 1953 in Russia sono stati praticati circa 230 milioni di aborti, un vero genocidio per la grande nazione russa». Dopo la digressione storica, Fiore arriva al presente, interpretando alcuni segni congiunturali come un’inequivocabile evidenza del «vento che sta cambiando»: dalla crisi economica alla crisi migratoria, contesti in cui i nazionalisti «porteranno avanti la loro rivoluzione» i cui semi sono già in circolazione, anche se spesso in maniera inconsapevole e non riconosciuta. Porta un esempio: l’icona di Anonymous, la maschera ispirata a Guy Fawkes, che, secondo Fiore, è una figura-simbolo del nazionalismo britannico che agì in difesa dei valori della patria, e che negli ultimi anni è presenza fissa nelle grandi manifestazioni di piazza anti-sistema.

    Disagio

    Un dettaglio, questo, che attira la mia attenzione, innescando una serie di considerazioni che porteranno al disagio di cui sopra. Quali sono, quanti sono e quanto sono diffuse idee e simboli, magari sdoganati inconsapevolmente, che rappresentano i prodomi di ideologie come il fascismo? Quanto terreno è stato perso nell’ambito della cultura dei diritti dell’uomo e dei popoli? Quanto sono diventati quotidiani e massificati i germogli del razzismo, della xenofobia, dell’odio, del sessismo e dell’iniquità sociale? Banale è dire che nei periodi di crisi, i populismi germinino, ma preoccupante è non avere un riferimento vero e solido che li sappia arginare. Forza Nuova è solo un esempio, con il suo processo di “ripulitura” in corso da anni: durante il convegno non si è visto un saluto romano e nessun diretto revisionismo e “nostalgicismo”. Ma quanto di quello sentito in questa conferenza lo si può sentire, anche in parte, in contesti ben più mainstream? «Quelli qua fuori (riferendosi alla contro-manifestazione, ndr) dicono che le nostre idee sono da temere – conclude Fiore – ma non sanno che sono questi combattenti (riferendosi ai militanti, ndr) che sono da temere». Una frase che funziona meglio capovolta, senza dubbio.

     

    Esco, il contro-corteo si è sciolto da un po’ e la polizia sta smantellando la “zona rossa”, riportando Genova alla sua normalità. I dubbi e il disagio, dopo qualche ora si placheranno: anche raccontare e documentare il nero può avere un significato, perché l’indifferenza è il primo passo della resa, e il terreno dei diritti, della giustizia e dell’equità sociale deve continuare ad essere presidiato, per riconoscere e disinnescare mistificazioni pericolose. Ed è per questo che l’antifascismo rimane un valore imprescindibile, oggi come ieri.

    Nicola Giordanella