Il velo integrale delle donne islamiche: è giusto proibirlo in Italia?

Proibire il velo integrale è necessario o siamo di fronte a un caso di strumentalizzazione politica, tra l’altro su un tema delicato che ha molteplici risvolti e chiama in causa la condizione della donna, la libertà di culto e i rapporti con culture diverse dalla nostra?
È la domanda che mi sono posto leggendo negli ultimi giorni la notizia della multa da 500 euro comminata ad Amel, 26 anni, tunisina, residente nella zona popolare di Novara.
La sua colpa è aver indossato il niquab, il velo che copre il volto a eccezione degli occhi. Non si tratta del famigerato burqa, il mantello che copre integralmente testa, viso e corpo ma è bastato per applicare l’ordinanza firmata a gennaio dal sindaco leghista Massimo Giordano, che prevede “in tutto il territorio comunale, nella aree pubbliche e aperte al pubblico, nelle vicinanze di scuole, asili, università, uffici pubblici e all’interno degli stabili che sono sede di dette istituzioni, il divieto di indossare abbigliamento atto a mascherare o travisare il volto delle persone in modo che possa impedire o rendere difficoltoso il riconoscimento delle stesse”.
La ragazza con il marito è stata fermata davanti a un ufficio postale da una pattuglia di carabinieri per un controllo di routine. Il marito ha fornito senza problemi i documenti di entrambi. I militari per effettuare il riconoscimento di Amel hanno chiesto di confrontarne il volto con la foto sul documento. L’uomo però si è opposto fermamente e ha chiesto, per rispetto della sua religione, che a verificare l’identità di sua moglie, fosse una donna.
Grazie all’aiuto di una vigilessa si è proceduto all’identificazione in un luogo appartato, lontano dagli sguardi di curiosi. I carabinieri hanno riferito che il tutto si è svolto in un clima di massima civiltà. L’epilogo, inevitabile, è stato la consegna del verbale con la sanzione da 500 euro e 90 giorni per pagarla.
“Ho firmato il provvedimento per ragioni di sicurezza ma anche per far sì che chi viene a vivere nelle nostre città rispetti le nostre tradizioni”, sostiene Giordano. La Stampa il giorno dopo ha intervistato la giovane tunisina che così ha rivendicato l’autonomia della sua scelta “Mi velo per l’Islam ma l’ho scelto io. Non ho mai dato fastidio a nessuno. Esco una volta alla settimana per andare in moschea”.
Questi i fatti raccontati dai maggiori organi d’informazione. È una questione quella della proibizione del burqa che stanno affrontando anche in altri paesi europei. Il Belgio in questi giorni è stato il primo a bandirlo. La norma proposta dai liberali sia fiamminghi sia francofoni ha avuto il sostegno di tutti i partiti e di tutti i gruppi linguistici. Per la definitiva approvazione manca soltanto il sì del Senato che viene dato per scontato. Anche la Francia a maggio dovrebbe approvare una legge simile su proposta del governo. Quasi tutti i deputati belgi hanno evidenziato che la nuova legge vuole essere un passo in difesa della dignità della donna contro le prigioni mobili rappresentate da burqa e niquab.
Tornando alla vicenda italiana questo il commento del vicepresidente del centro islamico novarese, Salah Hirate “Non c’è nulla da dire davanti alla legge se questo è il volere del Comune”.

Il presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), Izzedin Elzir, intervistato da La Repubblica ha ricordato invece che “L’Ucoii si è più volte espressa a favore del viso scoperto della donna e per il rispetto della legge italiana che esige la riconoscibilità di ogni persona. Contro il velo integrale basta rifarsi alla legge italiana sull’ordine pubblico del 1975”.

In effetti la nostra legislazione impone la riconoscibilità delle fattezze del viso in caso vi possano essere risvolti di ordine pubblico. Il presidente dell’Ucoii ribadisce “Non si sente il bisogno di nuovi interventi ad hoc. Non vanno infatti creati problemi dove non ce ne sono. E guai poi a confondere burqa, niquab e hijab. I primi due nascondono il volto della donna, il terzo è il semplice velo che copre i capelli. Questo nessuno potrà mai impedirlo perché la nostra Costituzione garantisce la libertà religiosa di tutti”.

Matteo Quadrone

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