Autore: Simone D’Ambrosio

  • Teatro Hop Altrove, esito del bando: nuova vita con Arci e San Benedetto

    Teatro Hop Altrove, esito del bando: nuova vita con Arci e San Benedetto

    teatro-hops-altrove-d1Finalmente l’Hop Altrove ha trovato una nuova famiglia. E anche molto numerosa. Almeno per i prossimi nove anni, a gestire gli spazi del cinquecentesco Palazzo Frattinati – Cambiaso sarà la nascente Associazione temporanea di scopo “Punto G”, che vede coinvolti alcuni dei principali protagonisti della realtà culturale genovese, ovvero Arci, Comunità di San Benedetto, Circolo culturale Punto G – Belleville, Disorderdrama, Narramondi e Laboratorio Probabile. Musica, teatro, cinema, battaglie per i diritti, la legalità e l’antimafia e cibo a chilometro zero: questi, e tanti altri, gli ingredienti vincenti del nuovo hub culturale, che si candida a tornare punto di riferimento del centro storico genovese. Il tutto in estrema connessione con il territorio circostante, come ci racconta Stefano Kovac, coordinatore di Arci Genova: «Grazie ad accordi con diverse altre associazioni che operano in città, sarà possibile dare vita a numerose iniziative incrociate, come la presentazione di spettacoli teatrali in cartellone alla Tosse piuttosto che all’Archivolto».

    «Non sarà né una passeggiata né un pranzo di Gala» ammette Domenico “Megu” Chionetti della Comunità di San Bendetto. «Oggi ci siamo ritrovati a discutere di business plan e offerte economiche ma non si tratta certo di un’operazione commerciale. Per le associazioni come le nostre l’obiettivo non è certo fare soldi ma dobbiamo comunque pensare di chiudere almeno in pareggio» . È soddisfatto, il Megu, di poter dare vita a questa nuova avventura, a pochi passi dalla bottega di vico Mele, “In sciä stradda”: un’occasione per la Comunità di rinnovare il legame e l’impegno sociale con la “Città Vecchia”, iniziato già a fine anni ’70 con la bottega di vestiti usati “Ciacchi” e proseguita nel tempo con continue iniziative di animazione, per dare visibilità a un mondo troppo spesso tenuto volutamente nascosto per le sue problematicità. Il progetto dell’Altrove, dunque, è l’ennesima testimonianza che anche dopo don Andrea Gallo, la Comunità di San Benedetto non molla la presa, anzi raddoppia: «Perché, adesso che non c’è più – dice Chionetti – è ancora più vero il messaggio del Gallo: “Noi siamo quello che facciamo e non quello che diciamo”».

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    Difficile capire con precisione quando la nuova vita dell’Altrove verrà ufficialmente battezzata perché mettere insieme tutti i pezzi di un puzzle così variegato è opera alquanto complessa. «Oltre ai tempi formali previsti dal bando (un mese, ndr) – spiega Kovac – e a quelli legati all’istituzione formale dell’associazione, gli spazi necessitano anche di alcuni interventi strutturali. Dobbiamo capire se mettere i classici tapulli alle emergenze e aprire il prima possibile o prevedere una ristrutturazione più articolata. Insomma, siamo già parecchio in ritardo ancora prima di partire perché, ad esempio, per programmare una stagione teatrale ci si dovrà accontentare dei buchi disponibili che hanno le compagnie».

    Ma la colpa non è certo di Arci & co. se i tempi si sono dilatati fino all’inverosimile. Le lungaggini della gara sono state evidenti fin da subito: il bando, che l’assessore Sibilla aveva annunciato in dirittura d’arrivo a ottobre dello scorso anno, è stato in realtà aperto poco prima di Natale per concludersi, in seguito a proroga, a fine febbraio. Anche le procedure di valutazione non sono filate molto lisce, con incontri pubblici prima annunciati e poi rimandati: si fa presto, dunque, a capire come sia arrivato il 7 giugno. Al momento dell’apertura delle buste per verificare le offerte sono giunti sopravvissuti solo 3 (Punto G, Altrove Spazio e Lilith) dei 7 progetti ufficialmente presentati, scesi in realtà a 5 ancora prima delle analisi qualitative.

    E anche nel corso della seduta che ha proclamato il progetto “Punto G” vincitore non è mancato il classico bullesumme alla genovese. A passare dietro il banco degli imputati è stata la direzione cultura del Comune di Genova, accusata di essere stata un po’ confusionaria nella redazione di alcuni aspetti del bando legati all’offerta economica. Proprio per presunte inadempienze a riguardo è stato dichiarato inammissibile il progetto di “Altrove Spazio”, che comunque sarebbe giunto alle spalle dei vincitori. In effetti, la commissione presieduta da Guido Gandino, non ha fatto una splendida figura ad aver comunicato questa irregolarità solamente nel corso dell’ultima seduta.

    Anche il progetto “bocciato” presentato da 6 giovani genovesi (età media: 26 anni), racchiudeva in sé diversi elementi di interesse, a partire dalle oltre 40 associazioni che ne avrebbero preso parte. Il punto di forza dell’”Altrove Spazio” sarebbe stata l’apertura continua, tutto il giorno tutti i giorni, e la cessione gratuita della sala teatrale a chiunque ne avesse fatto richiesta. Una sorta di potenziamento di quanto già intravisto sotto la precedente gestione Varlese: spettacoli di prosa, cabaret e animazioni per bambini sotto il profilo teatrale, con il mese di maggio interamente dedicato alla scuole per saggi e classiche feste di fine anno; stretta connessione con il Conservatorio e Gezmataz per gli eventi musicali, oltre alla predisposizione di uno studio di registrazione che avrebbe dato il la a una produzione interna; allestimento di una palestra e di spazi destinati a laboratori artigianali; e tanta attenzione alla cucina con caffè letterari alla mattina, pranzi “operai” e cene enogastronomiche a chilometro zero, senza dimenticare un aperitivo di qualità, non a buffet ma a prezzi popolari e sotto la guida di esperti sommelier. È molta la delusione di Giacomo Gianetta e Filippo Cuomo Ulloa, due degli ideatori di questo progetto. Giacomo, addirittura, ci confida che questo è stato il suo ultimo tentativo per fare qualcosa di utile a Genova, adesso andrà in Germania per un master: «E poi dicono che vogliano dare spazio ai giovani…».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Tursi: la Tares e il regolamento per l’occupazione aree pubbliche

    Tursi: la Tares e il regolamento per l’occupazione aree pubbliche

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DMaggioranza compatta almeno questa settimana in Consiglio comunale. Ma i rapporti burrascosi tra la Giunta e la Sala Rossa hanno avuto modo di emergere anche nel corso dell’ultima seduta nell’aula consigliare di Palazzo Tursi. I motivi di contrasto, questa volta, sono arrivati dalla discussione sull’anticipo della Tares, il tanto chiacchierato tributo comunale sui rifiuti e sui servizi che dovrebbe portare ossigeno vitale alle casse di Amiu. La notizia, prima di tutto. La delibera di Giunta è stata approvata con un’ampia maggioranza, grazie anche ai voti favorevoli del Movimento 5 Stelle: i genovesi, dunque, in attesa di sapere come il governo rimodulerà il balzello, dovranno versare al Comune un anticipo pari all’83% dell’importo previsto lo scorso anno per la Tia.

    Le polemiche, naturalmente, arrivano dal centrodestra, con capofila la pidiellina Lilli Lauro che ha accusato la giunta di aver mentito sul presunto accordo con le associazioni e ha puntato il dito contro l’assessore Miceli reo, a suo dire, di non aver mostrato alcuna disponibilità al confronto.

    Tuttavia, anche il capogruppo del PD, Simone Farello, ha manifestato un leggero mal di pancia, sebbene non nel merito del provvedimento quanto piuttosto riguardo il suo iter amministrativo: «La delibera è doverosa e completa nella sua forma: l’amministrazione ha fatto quello che si doveva fare», ha dichiarato in aula l’ex assessore della giunta Vincenzi, anticipando il voto negativo della maggioranza rispetto a una sospensiva del provvedimento avanzata dal leghista Rixi e, in seguito, bocciata dall’aula. «Non nascondo, però – ha proseguito Farello – che io stesso in Conferenza capigruppo ho manifestato ferma contrarietà a questo nuovo, sbagliato modo di procedere che porta in aula al martedì le delibere passate in giunta il giovedì precedente, limitando così fortemente l’esercizio di controllo da parte del Consiglio. Vi sono certamente situazioni emergenti, ma questo iter non può diventare la norma: su tre delibere, oggi ben due (la seconda è quella con oggetto le farmacie comunali, NdR) hanno vissuto questo procedimento». A dire il vero, come ha sottolineato il presidente Guerello, il documento è stato licenziato dalla giunta nel corso della seduta del 23 maggio ma si è dovuto attendere più di una settimana per la presentazione in commissione a causa di problemi di calendarizzazione. Resta, comunque, il fatto che, nonostante l’impellente necessità di sistemare i conti di Amiu e garantire gli stipendi ai lavoratori, la situazione è stata affrontata con eccessiva fretta e un po’ di confusione.

    Come detto, il M5S si è ancora una volta unito alla maggioranza per un «atto di responsabilità nei confronti dei cittadini che un domani si troverebbero a pagare di più a causa degli interessi bancari che seguirebbero l’accensione di un mutuo per ripianare il bilancio di Amiu», come ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti dopo aver precisato la propria contrarietà al balzello in sé e per sé, dal momento che rappresenta uno «scarico di responsabilità da parte del governo centrale sulle spalle delle amministrazioni locali che si rivalgono sui cittadini».

    Grande ilarità, infine, ha suscitato tra i consiglieri la motivazione con cui l’assessore Miceli si è detto costretto a respingere la richiesta di abbassare l’acconto a un ammontare di poco superiore al 70% della Tia versata lo scorso anno: «Il software con cui vengono emesse le bollette – ha spiegato l’assessore al Bilancio – procede per scaglioni di venti punti percentuali. Per una revisione del sistema sarebbe necessario un mese e mezzo di lavoro, andando ben oltre i tempi limite imposti dalla legge per poter prevedere l’acconto».

     

    Occupazione aree pubbliche: le modifiche al regolamento

    piazza-sestri-ponente-DII lavori della seduta ordinaria in Sala Rossa si sono aperti con l’approvazione di alcune modifiche al Regolamento per l’applicazione del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (Cosap). Il documento (clicca qui per consultarlo) prettamente tecnico presentato dalla giunta prevede una razionalizzazione delle occupazioni “fuori mercato”, i classici banchetti che si trovano a cadenza settimanale o bisettimanale nelle piazze genovesi, e modifica le modalità di pagamento di tutti mercati merci varie. All’interno della delibera, inoltre, è stato recepito un emendamento (clicca qui per consultarlo) dell’ex assessore Vassallo (PD) che estende le disposizioni a diverse strade cittadine interessate dalla presenza di fiere a cadenza periodica: «Le grandi fiere sono in difficoltà sui banchi periferici – ha spiegato Vassallo – mentre le piccole hanno problemi di concorrenzialità. A Bolzaneto, ad esempio, molti banchi restano vuoti perché con lo stesso prezzo un esercente può recarsi due giorni alla fiera della Spezia. Con questo emendamento si abbassano i prezzi dei banchi in difficoltà che altrimenti resterebbero vuoti: da un lato, dunque, si aiutano gli imprenditori, dall’altro si cerca di rimpinguare le casse comunali proponendo canoni accessibili e concorrenziali».

    Sempre sullo stesso tema, è stato espresso parere favorevole su un ordine del giorno (clicca qui per consultarlo), presentato da Gozzi (PD), che impegna la giunta a modificare le tariffe inserendo un sistema di premialità per i mercati virtuosi che puntano al decoro e al rinnovamento, che vada in un certo qual modo a bilanciare gli ultimi tagli orizzontali del 5% sul precedente ammontare del canone, innalzando la competitività dei mercati.

    È bene precisare che da questa nuova normazione restano fuori i mercati rionali e i dehors, regolamentati ad hoc.

     

    Farmacie comunali: rimane invenduta via Linneo

    L’ultimo provvedimento della giornata riguarda l’approvazione della trasformazione della ragione sociale di Farmacie Genovesi da s.p.a. in s.r.l. Nell’occasione l’assessore al bilancio, Francesco Miceli, ha informato il Consiglio circa l’esito dell’asta per la vendita di tre farmacie comunali: quella di via Modigliani è stata venduta per 221 mila euro, mentre poco più di 423 mila euro sono stati ricavati dalla vendita dell’esercizio di via Coronata; nessuna offerta, invece, è giunta per la farmacia di via Linneo.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Palmaro, via Diano Marina: espropri e demolizioni per la nuova strada

    Palmaro, via Diano Marina: espropri e demolizioni per la nuova strada

    autostrada-a-12Ancora un mese di passione e gli abitanti di via Diano Marina, a Palmaro, potranno finalmente conoscere la valutazione immobiliare dei loro appartamenti, destinati alla demolizione per fare spazio alla nuova carreggiata autostradale in direzione Voltri, che verrà costruita in maniera complanare rispetto all’omologo tratto che conduce verso Genova e sarà completamente insonorizzata. L’intervento è stato richiesto, ormai oltre vent’anni fa, dai comitati locali dei cittadini per porre rimedio all’insopportabile inquinamento acustico di auto e tir che, nei casi peggiori, sfrecciano a poco più di tre metri dalle finestre dei due palazzi che saranno eliminati.

    La scorsa settimana, il sindaco Doria e l’assessore Bernini hanno manifestato, al Municipio e ai comitati del Ponente, la volontà di concludere a breve le consultazioni necessarie per passare dal progetto preliminare alla fase esecutiva. Con l’arrivo dell’estate, dunque, i sessanta condòmini coinvolti dall’operazione potranno decidere se usufruire dell’indennizzo proposto da Società Autostrade, che come per la Gronda prevedrà un surplus di 40 mila euro rispetto alla valutazione immobiliare effettiva, per trasferirsi altrove o sfruttare l’opportunità messa in campo dal Comune di una nuova residenza, con una classe energetica superiore, che sorgerà su un terreno pubblico a circa 80 mt in linea d’aria dall’attuale ubicazione dei due palazzi.

    cepMa dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi arriva un’altra importante notizia per gli abitanti di Palmaro. Il vicesindaco Bernini ha, infatti, annunciato che i lavori che interessano la “complanare” sono stati scorporati dall’accordo di programma sulla Gronda, insieme con quelli che interessano il viadotto di collegamento tra il casello di Voltri e il porto. Anche grazie alla pressione dei cittadini, il Comune è riuscito a ottenere la disponibilità di Società Autostrade a rimuovere l’intervento dalla lista dei lavori considerati opere compensative alla realizzazione del nuovo passante, in modo da poter procedere con tempi decisamente più rapidi. Un traguardo importante per una situazione che nacque quindici anni fa, quando gli abitanti di via Diano Marina, invece che optare per i tradizionali pannelli fonoassorbenti, che ormai caratterizzano tutti i tratti “urbani” delle autostrade, scelsero di affidarsi a un progetto molto più complesso che aveva il doppio pregio di risolvere il problema all’origine e di puntare a una più radicale riqualificazione del quartiere, ricomponendo due zone del quartiere prima completamente separate dal passaggio del tratto sopraelevato dell’autostrada e predisponendo una nuova piattaforma verde.

    Soddisfazione da parte del presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente: «Finalmente stiamo riuscendo a trasformare questa necessità in un’opportunità per i cittadini di ricollocarsi al meglio. Si tratta di una risposta dovuta a un’esigenza più che legittima da parte di chi da un anno e mezzo a questa parte, pur essendo proprietario degli appartamenti, non può più disporne liberamente perché nessuno naturalmente investe in immobili destinati alla demolizione».

    Più freddo Gian Piero Pastorino, capogruppo di Sel in Consiglio comunale: «L’inquinamento acustico è un danno provocato da Società Autostrade ai tempi della realizzazione di questo doppio tratto non complanare. È profondamente scorretto che dopo tutto questo tempo non si sia ancora intervenuti con le dovute opere di risarcimento ambientale previste, nonostante la disponibilità dei fondi».

     

    Non solo via Diano Marina, passi avanti per l’elettrificazione del porto container

    Parallelamente ai lavori per la complanare, il quartiere di Palmaro e le zone limitrofe potranno beneficiare di un altro intervento di riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico: si tratta dell’elettrificazione del porto di Pra’ – Voltri, grazie a un progetto ispirato a quanto sta già avvenendo al Porto Antico nella zona delle Grazie. «Questo intervento, già finanziato dall’Autorità portuale e che verrà realizzato verosimilmente nell’arco di un paio di anni – ci spiega il consigliere Antonio Bruno, capogruppo della Federazione della Sinistra – consentirà di porre fine all’incessante rumore prodotto dai motori delle navi in sosta ma che necessitano di energia per poter lavorare, ad esempio durante le operazioni di carico e scarico dei container».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Piste ciclabili Genova: al via il progetto fra dubbi e problematiche

    Piste ciclabili Genova: al via il progetto fra dubbi e problematiche

    teatri-duse-biciSei chilometri di piste ciclabili per pedalare in sicurezza, anche se non proprio in totale continuità, da piazza Montano fino allo stadio o alla Foce. Certamente non un’isola felice da record ma un traguardo importante nella direzione della mobilità sostenibile per una città, come Genova, che non ha nella pianura una delle sue peculiarità territoriali. Per raggiungere questo nobile obiettivo e non perdere 1,2 milioni di euro di finanziamenti messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, ma che teoricamente scadrebbero a fine agosto, il Comune deve ritoccare sensibilmente i tempi.

    Per conoscere lo stato dell’arte, nell’ultima seduta del Consiglio Comunale, i consiglieri Clizia Nicolella (Lista Doria) e Guido Grillo (Pdl) hanno posto un’interrogazione a risposta immediata all’assessore competente, Anna Maria Dagnino: «In questi mesi abbiamo intensamente lavorato al progetto grazie al protocollo firmato con l’associazione “Amici della Bicicletta” – ha assicurato l’assessore a Mobilità e Traffico del Comune di Genova – e ci siamo anche attivati per la progettazione dei ciclo-posteggi che entro giugno verranno allestiti nei Municipi (un intervento che prescinde dal finanziamento ministeriale, NdR). La città ha spazi molto stretti e c’è qualche difficoltà a recepire il concetto tradizionale di pista ciclabile. Tuttavia abbiamo concluso gli accordi con il Municipio per quanto riguarda il tratto di via XX settembre e presto inizieremo un percorso di condivisione anche con i commercianti, perché contemporaneamente dovrà essere riassestata la sosta».

    PISTE CICLABILI GENOVA: IL PIANO OPERATIVO DI DETTAGLIO

    L’avvio di questa fase del Pod (Piano operativo di dettaglio) per lo sviluppo della ciclabilità, la cui progettazione è attualmente nelle mani di Aster, dovrebbe consentire al Comune di ottenere una proroga sui finanziamenti per poter procedere con tutti i sei chilometri previsti. O almeno così si spera a Tursi. Il percorso, nella sua interezza, dovrebbe coinvolgere i tratti Fiumara – Piazza Montano, San Benigno – Terminal Traghetti, itinerario ciclistico del centro storico – Porto Antico, Piazza De Ferrari – Stazione Brignole, Brignole – Stadio e Brignole – Questura, che andrebbero così a completare una rete più continua su tutto il centro cittadino.

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    «Il progetto – secondo Clizia Nicolella, consigliere comunale in quota Lista Doria – non è ancora arrivato a una fase esecutiva per una certa rigidità degli uffici comunali, che vorrebbero attenersi alla lettera della normativa nazionale per la realizzazione dei percorsi ciclo-pedonali. Tuttavia, se vogliamo sviluppare un discorso di mobilità sostenibile a Genova, dobbiamo essere in grado di trovare soluzioni che tengano conto della specificità del territorio, ad esempio attraverso una limitazione più severa della velocità per tutti i mezzi nei tratti di strada più stretti e destinati inevitabilmente a una fruizione promiscua, senza sacrificare eccessivamente i posteggi per auto e moto. Il tutto per non isolare le zone ciclabili ai classici tratti spot ma per realizzare effettivamente una lunga percorribilità. A questa continuità l’amministrazione deve tendere per diversi motivi, dal risparmio economico a quello energetico, finanche alla salute e al benessere fisico».

    Ma, secondo l’architetto Giorgio Ceccarelli del Circolo Fiab Amici della Bicicletta, il rischio di perdere i fondi ministeriali è sempre più concreto: «I finanziamenti risalgono addirittura al 2006; non riesco a capire come il ministero possa concedere una proroga dopo ben sette anni di inerzia da parte del Comune di Genova».

    FINANZIAMENTI A RISCHIO, LE PROBLEMATICHE

    Ceccarelli, inoltre, sottolinea che difficilmente la realizzazione della pista ciclabile di via XX settembre potrà essere rapida e indolore: «Il percorso di condivisione del progetto con Municipio e commercianti è assolutamente corretto, ma per non perdere i finanziamenti andava iniziato molto tempo fa. Non basta, infatti, tracciare due strisce sull’asfalto e disegnare il simbolo di una bici. Ci vuole un’ordinanza che modifichi il traffico, la sosta e i sensi unici in via XX e nelle strade limitrofe. E quando si tratterà di escludere al traffico veicolare privato anche la corsia in discesa di via XX, si solleverà il solito polverone: il progetto si bloccherà e il 31 agosto passerà con un nulla di fatto e la conseguente perdita del finanziamento».

    Gli interventi su via XX settembre dovrebbero, infatti, consistere nella realizzazione di due corsie dedicate al flusso ciclabile, una per ogni senso di marcia, attigue ai marciapiede, andando così a modificare il tratto di carreggiata destinato ai mezzi pubblici sia in salita che in discesa, con la probabile completa interdizione al traffico privato.

    Biciletta a GenovaSe, per quanto riguarda l’arteria principale del centro genovese, le problematiche possono almeno teoricamente essere risolte, sistemando razionalmente i punti di accesso alla pista ciclabile e normalizzando il rapporto tra bici e bus, lo stesso non si può dire per altre zone coinvolte dal Pod. Le difficoltà maggiori riguardano il tratto Brignole – stadio, su cui è arrivato il veto assoluto del Municipio Bassa Val Bisagno, a causa di una potenziale perdita di circa una cinquantina di posteggi per le auto. Problemi anche sull’asse Brignole – Questura: in quest’area, benché Ceccarelli assicuri che il Municipio ne sia sostanzialmente all’oscuro, la pista dovrebbe passare a centro carreggiata, ma buon senso vuole che le biciclette siano più a contatto con il contesto commerciale e con i tratti pedonali piuttosto che con le auto. Senza considerare il fatto che, per giungere a centro strada, bisognerebbe in qualche modo attraversare le altre corsie.

    Le cose non vanno meglio neppure in quei tratti di raccordo che, insieme con i 6 nuovi chilometri, dovrebbero completare la viabilità ciclabile nel centro cittadino. Se, per quanto riguarda il centro storico e il Porto Antico ci si può anche accontentare, Ceccarelli ritiene assolutamente non accettabile la situazione che riguarda via Buozzi: «Qui – spiega il membro di Amici della Bicicletta – con l’allestimento della stazione di bike sharing, nel 2009 era stata realizzata una pista promiscua ciclabile-pedonale, poi rimossa per fare spazio ai lavori del deposito Metro e dei sovrastanti parcheggi. Oltre alla criticità in fase di cantiere, con notevoli rischi per la sicurezza, i problemi potrebbero continuare anche a lavori terminati dato che sembrerebbe che la nuova progettazione non preveda più il tratto ciclabile». Una situazione che, se confermata, rischierebbe di inficiare la bontà dell’intero progetto di mobilità sostenibile a Genova.

    biciclette-posteggi-DIBIKE SHARING, UN SERVIZIO DA RILANCIARE

    I sei chilometri ciclabili, infatti, dovrebbero funzionare anche come tentativo di rilancio del bike sharing, il servizio di noleggio bici, attualmente in mano a Genova Parcheggi, che naviga in cattive acque, un po’ per atti di vandalismo, un po’ per gli elevati costi di manutenzione. «La conversione alla mobilità sostenibile – sostiene Nicolella – è una mentalità che si sviluppa lentamente e in maniera organica: il bike sharing ha senso se accompagnato da percorsi adeguati perché altrimenti non si può realizzare neppure il minimo di fruibilità richiesta. È necessario che da parte dell’amministrazione ci sia la volontà di dar seguito ai finanziamenti ottenuti e aspettarne i frutti con pazienza, altrimenti il risultato rischia di essere assolutamente controproducente».

    «L’obiettivo finale di questo progetto – conclude Nicolella – deve essere quello di delineare la bicicletta come strumento modale per il trasporto cittadino, togliendo qualche auto dalla strada. Questi primi sei chilometri devono essere il segno di una volontà politica di dare vita a un percorso che può certamente svilupparsi in altre zone, prevalentemente pianeggianti, della città: penso alla Valpolcevera, alla Val Bisagno ma anche a tutta la direttiva a mare da Voltri a Nervi. Perché, un po’ come diceva Grillo, la gente è sempre più povera, l’autobus costa sempre di più e le biciclette in giro iniziano a intravedersi con una certa frequenza. La tiritera che Genova non sia adatta ai percorsi ciclabili ormai non sta più in piedi, per cui bisogna dare l’opportunità ai ciclisti di muoversi in sicurezza. Tra l’altro la pista ciclabile è uno spazio che, in un certo qual modo, viene restituito non solo agli appassionati della bicicletta ma anche ai pedoni perché aumenta la loro di distanza dalle auto».

    Un concetto che, secondo Ceccarelli, non è ancora stato interiorizzato dall’amministrazione comunale: «Il traguardo dei 15 km di pista ciclabile da Voltri a Nervi e altrettanti nelle valli è ancora molto lontano dalla cultura politico amministrativa del Comune di Genova. Un peccato perché nel frattempo si perdono finanziamenti sostanziosi, come gli ultimi 5 milioni di euro messi a disposizione dal Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate, NdR) per l’ambiente e a cui avrà accesso, ad esempio, il Comune di Arenzano».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Diego Arbore]

  • Sestri, Chiaravagna: demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara

    Sestri, Chiaravagna: demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara

    aeroporto-sestri-ponente-dProseguono i lavori per la messa in sicurezza del torrente Chiaravagna. Giovedì prossimo approderà in Giunta la delibera promossa dal vicesindaco Bernini per la demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara a Sestri e l’ampliamento dell’alveo all’altezza del palazzo di Elsag, per cui il Comune è dovuto intervenire con un esproprio dei terreni necessari e un’inevitabile modifica della destinazione d’uso dell’area in cui, attualmente, sorge parte delle fondamenta dell’azienda con sede a Sestri.

    Il tempo previsto per la durata dei lavori è di circa un anno, durante il quale saranno inevitabili alcuni disagi al traffico e alla mobilità. Disagi che riguarderanno principalmente l’accesso a via Borzoli e il percorso degli autobus diretti in via Siffredi. «Speravo si potesse intervenire per lotti separati – spiega Bernini – ma pare sia necessario operare in un’unica soluzione. Tuttavia, è un disagio che dobbiamo sopportare in virtù di un bene maggiore, ovvero l’adeguamento della portata del torrente che consentirà di evitare futuri rischi di esondazioni, anche di fronte a quantità d’acqua improvvise ed elevate come quelle del 2010».

    alluvioneSecondo quanto illustrato dal vicesindaco, il costo complessivo dell’opera rientra nell’ordine dei 2 milioni di euro, coperti in parte da finanziamenti europei destinati ai Por, in parte da fondi del Comune di Genova e in parte da trasferimenti straordinari legati all’emergenza post alluvione.

    «Intanto – prosegue Bernini – stiamo già lavorando in previsione dell’intervento successivo che riguarderà la zona Piaggio – aeroporto . In questo caso, per poter allargare l’alveo si dovrà procedere con la demolizione della cabina di verniciatura dell’azienda che attualmente risiede sul torrente. Per questo disagio produttivo, Piaggio verrà indennizzata da parte dell’Autorità portuale». Intanto, la nuova cabina è già in fase di progettazione.

    Solamente quando anche questa tranche di lavori sarà completata, si potrà finalmente intervenire con la definitiva demolizione del ponte di via Giotto, completando così la messa in sicurezza della zona “a mare” del Chiaravagna, così come previsto dal Piano di bacino. Il tutto, dovrà avvenire entro il 2015 per non perdere la disponibilità dei finanziamenti. Entro il 2016, invece, dovrebbero terminare anche i lavori sul tratto “a monte”. Un traguardo assolutamente, raggiungibile, assicura Bernini, dato che si può contare su una progettazione in larga parte già effettuata e che necessita solo dei tempi tecnici di attesa relativi ai bandi e, naturalmente, al completamento dei lavori.

    Come si evince, il cronogramma degli interventi sul Chiaravagna, dalla demolizione del palazzo di via Giotto fino a scendere alla foce in zona aeroporto, è stato studiato in maniera minuziosa per non andare a creare nuove criticità in seguito alla rimozione di quelle passate. «Se si fosse proceduto con la demolizione del ponte su via Giotto contestualmente al palazzo – spiega il vicesindaco – il problema dello smaltimento delle acque si sarebbe potuto ripresentare più a valle, ad esempio all’altezza del ponte di via Manara. L’ordine dei lavori è stato organizzato in maniera strategica proprio per evitare tutto ciò».

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale Genova: trema la Giunta sul biglietto Amt

    Consiglio Comunale Genova: trema la Giunta sul biglietto Amt

    palazzo-tursi-giornalisti-consiglio-DMolto rumore per nulla. Il tanto discusso aumento unitario del biglietto Amt a 1,60 euro non ci sarà. Almeno per ora. Quando tutti erano pronti all’ennesimo dibattito fiume – caratterizzato dalla rinnovata, spiacevole, pratica ostruzionistica di un’infinita moltiplicazione di emendamenti e ordini del giorno, che tanto sa di ritorno a una vetusta, brutta abitudine di fare politica – l’assessore alla Mobilità e Trasporti, Anna Maria Dagnino, ha sparigliato le carte in tavola, ritirando la delibera di Giunta che avrebbe modificato quanto già approvato in Consiglio poco più di un mese fa.

    protesta-amt-consiglio-comunaleA dire il vero, qualche indiscrezione a tale riguardo era circolata già dalle ore immediatamente precedenti la seduta. Ma la certezza si è avuta solamente quando l’assessore Dagnino ha palesato in aula la propria intenzione, ufficialmente a causa della necessità ravvisata dalla Giunta di procedere con un supplemento di indagine sulla questione. Applausi dall’emiciclo e, ancor più fragorosi, dai numerosi dipendenti di Amt, arrivati ad assistere ai lavori del Consiglio e determinati a chiedere un’assunzione di responsabilità a politici e amministratori a fronte dei sacrifici a cui loro stessi si sono sottoposti con la firma dell’ultimo accordo.

    Ma che cosa ha fatto cambiare così repentinamente idea alla Giunta, a sole 24 ore di distanza da un’infuocata seduta di Commissione al termine della quale era, comunque, stata confermata la volontà di discutere il provvedimento in aula?
    A voler essere cattivi, la risposta sembrerebbe ben più che evidente: il timore, o meglio, la quasi certezza di una sonora bocciatura da parte dell’assemblea. Fin dall’appello, infatti, è parso chiaro che la maggioranza non avrebbe potuto raggiungere i numeri per far approvare il provvedimento: alle chiacchierate assenze in quota PD (Veardo e Villa), andava infatti ad aggiungersi quella, non strategica, di Bartolini (Lista Doria), senza considerare la non remota possibilità di qualche franco tiratore.

    La sensazione è che nella maggioranza ben più di un consigliere si stia mangiando le mani per aver approvato il fatidico emendamento del Movimento 5 Stelle che ha di fatto aperto la strada alla doppia tariffa (1,50 euro per il biglietto ordinario, 1,60 euro per il biglietto integrato Amt-Trenitalia). Una sensazione confermata anche dalle parole del capogruppo PD, Simone Farello: «Le difficoltà politiche non derivano solo dal ritiro della delibera ma hanno radici più profonde. Quando una delibera è preparata male, la colpa non è solo della Giunta ma di tutta la maggioranza. Non possiamo continuare ad andare avanti con provvedimenti che ogni quindici giorni rischiano di smentire quelli precedenti: aiuterebbe tutti prendere decisioni definitive sulla dimensione strategica».

    È lo stesso Farello a chiare il futuro prossimo del provvedimento, destinato a tornare in Commissione, così come licenziato dalla Giunta, in tempi piuttosto brevi. Tuttavia, qualche minuto prima, una visibilmente frustrata Dagnino, era stata molto più cauta e vaga circa i prossimi passaggi: «È necessario un ulteriore approfondimento della questione, tenendo anche presenti le rivendicazioni sindacali. Dovremmo riflettere con molta attenzione sul da farsi, ma intanto resta il problema del buco Amt da 750 mila euro».

    Sulla Dagnino, inoltre, si aggira anche lo spettro delle dimissioni: «La decisione è nelle ginocchia di Zeus» ha commentato l’assessore, facendo intendere che tutto sta nella mani del sindaco, che per il momento non sembra essere intenzionato ad azioni clamorose. Anche le parole dell’ex assessore Farello sembrano allontanare il primo rimpasto di Giunta: «Ho molto apprezzato la disponibilità dell’assessore Dagnino al confronto diretto. Nelle prossime decisioni che verranno prese non si dovrà dimenticare la serietà di chi ha portato avanti gli atti, essendo sempre disponibile a metterci la faccia, anche di fronte a scelte impopolari».

    L’unica certezza finora è che sia stata fatta una grande confusione. Se da un lato è vero che in qualche modo sia necessario trovare i fondi per ripianare il buco di bilancio di Amt, è altrettanto vero che non risulta una pratica molto ortodossa cercare di cambiare nel giro di un mese una decisione presa dallo stesso Consiglio. Ad ogni modo, pare non sia finita qui. Anche se a questo punto deve per forza proseguire il cammino verso la doppia tariffa. Per le tempistiche, la palla passa ad Amt.

     

    LA LIQUIDAZIONE DI AMI

    Finita, invece, ufficialmente è l’avventura di Ami (Azienda Mobilità e Infrastrutture). Con 22 voti favorevoli (maggioranza e Udc) e 14 astenuti (centrodestra e M5S) il Consiglio ha approvato la proposta del liquidatore di destinare al Comune di Genova il patrimonio di 516 mila azioni di Genova Parcheggi e i beni immobiliari della “bad company” di Amt, che si occupava di manutenzione e innovazione di mezzi pubblici e infrastrutture destinate ai parcheggi. Anche in questo caso qualche strascico polemico da parte degli astenuti che chiedevano di vincolare i beni liquidati alla patrimonializzazione di Amt: proposta non accolta dall’assessore al Bilancio Miceli.

     

    TORNANO LE ORDINANZE ANTI ALCOOL

    palazzo-tursi-rixi-edoardo-lega-D4La non facile giornata della Giunta in Consiglio comunale è confermata anche dall’approvazione da parte della Sala Rossa di una mozione proposta dal leghista Rixi, passata a maggioranza strettissima nonostante il parere contrario di sindaco e assessori. Il consigliere, modificando leggermente una proposta della scorsa estate, ha impegnato il sindaco a “dare corso, dopo incontri e valutazioni di concerto con i Municipi ed i medesimi residenti, a nuove ordinanze ‘anti-alcool’, secondo le criticità che verranno indicate da ogni delegazione investita dal problema”.
    Il parere negativo espresso dall’assessore a Legalità e diritti, Elena Fiorini, riguardava un duplice aspetto. Il primo, ovvero l’esplicitazione nel testo della mozione del riferimento alla comunità ecuadoriana di Sampierdarena che avrebbe negato la trasversalità di questa piaga sociale, è venuto meno in seguito alla rimozione del richiamo concordata con lo stesso consigliere proponente. Il secondo, invece, riguardava la presupposta limitatezza nell’individuazione delle sole ordinanze anti-alcool come strumento di intervento, ma è rimasto inalterato nel documento definitivo, approvato con 17 voti a favore (Idv, centro destra, Udc, Rixi, Baroni, e i consiglieri PD Caratozzolo, Gozzi, Lodi, Pandolfo e Vassallo), 14 contrari (i restanti consiglieri Pd, Sel, Lista Doria, il presidente Guerello e il sindaco Doria) e 4 astenuti (M5S).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Federparchi: l’unificazione degli enti parco in Liguria non è necessaria

    Federparchi: l’unificazione degli enti parco in Liguria non è necessaria

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiMentre prendono vita i lavori della commissione tecnica voluta dalla giunta regionale per evidenziare una serie di azioni condivise di razionalizzazione dell’attività dei Parchi liguri, il dibattito sulla ventilata ipotesi di accorpamento degli enti di gestione ha varcato i confini nazionali.

    Chiamata in causa all’inizio di aprile, l’assessore all’Ambiente, Renata Briano, aveva spiegato come la Regione Liguria fosse in attesa di una risposta da parte dei ministeri di Economia e Ambiente circa la necessità o meno di ricomprendere nei tagli imposti dalla spending review anche il sistema degli Enti Parco. Un’attesa che, anche a causa del cambio guardia romano, continua a prolungarsi ma che, a detta del presidente nazionale di Federparchi, Giampiero Sammuri, è del tutto ingiustificata: «La richiesta di un parere ministeriale circa l’obbligatorietà della comprensione del sistema degli Enti Parco all’interno delle norme previste dalla spending review è stata fatta solo dalla Regione Liguria. Al di là della mia opinione sulla forzatura di questa interpretazione del dettato normativo, il fatto che nessun altra Regione si sia mossa in questo senso dovrebbe far nascere quantomeno il sospetto che non sia necessario operare l’unificazione. Generalmente, infatti, Regioni ed enti locali cercano di interpretare le norme a proprio vantaggio: l’intervento nazionale, tutt’al più è un’azione successiva».

    Negli ultimi anni, in Italia, solo due realtà hanno operato nella direzione di un accorpamento degli Enti Parco esistenti sul proprio territorio. Si tratta di Piemonte ed Emilia Romagna che hanno attuato riduzioni di gran lunga meno significative rispetto all’unificazione deliberata dalla Regione Liguria, passando rispettivamente da 24 a 15 enti e da 14 a 8. Inoltre, entrambe le operazioni di parziale accorpamento sono avvenute ben prima dell’avvento della legge nazionale per la riduzione degli sprechi nella spesa pubblica e in maniera del tutto autonoma e indipendente da qualsiasi imposizione governativa.

    «Da quanto c’è la spending review – spiega Sammuri – nessuna Regione italiana ha attuato una riduzione degli Enti di gestione dei Parchi. Non metto in dubbio la necessità di ridurre le spese ma da qui ad annullare l’esistenza degli Enti Parco ne passa di strada». Un po’ come dire: se in Italia questo sistema di gestione è utilizzato ovunque, un motivo dovrà pure esserci.

    Il presidente di Federparchi entra anche nel merito più strettamente economico della questione: «I parchi funzionano bene quando c’è un presidio locale legato al territorio che parla con le amministrazioni e la popolazione residente, valutando i problemi e decidendo come intervenire. Il parco è conoscenza dei problemi, mediazione paziente e presenza sul territorio: bisogna mettere insieme cacciatori e ambientalisti, agricoltori, imprenditori e turisti. Ci vuole un lavoro paziente per fare tutto questo, un lavoro che si fa a costi molto modesti. Un eventuale accorpamento di questi servizi non produrrebbe altro che una sorta di diseconomia. Il presidente di un parco prende un’indennità simbolica: con lo stipendio di un consigliere regionale si pagherebbero tutti i presidenti dei parchi e avanzerebbero anche dei soldi. Un ufficio centrale a Genova sarebbe la soluzione più lontana da tutto questo e non avrebbe nessun effetto di risparmio reale».

    Secondo Sammuri, dunque, vi sono azioni e servizi tipici degli Enti Parco che non possono essere delocalizzati: parlare con le persone, con le categorie, con le associazioni deve restare una peculiarità decentrata e non può essere accorpata per nessuna ragione.

    «Quando si parla di risparmi – conclude il presidente di Federparchi – bisogna parlare di soldi e non fare solo un’operazione di immagine che vada a colpire un’unica realtà. Siamo disponibili a discutere con la Regione Liguria perché, al di là della situazione contingente critica, ovunque lo si possa fare è giusto pensare di poter risparmiare. Ci sono senza dubbio attività che possono essere razionalizzate, pervenendo a un certo risparmio: ad esempio, la gestione degli stipendi e del personale, la realizzazione di un centro unico di acquisto e, volendo, anche di ufficio stampa e promozione centralizzato. Ciò che non si può assolutamente accorpare, però, è la presenza e il confronto col territorio: com’è possibile pensare che il sopralluogo per verificare con mano i danni fatti dai cinghiali sia gestito da un ufficio centrale a Genova?».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Diego Arbore]

  • Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    Unioni civili, Genova ha il suo registro: commenti e valutazioni

    unioni-civiliDopo 69 emendamenti, 2 ordini del giorno e oltre 7 ore di discussione, il Consiglio comunale ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili. Pochi minuti prima delle 23 il presidente Guerello legge i risultati della votazione: 27 sì, che oltre ai voti della maggioranza (Pd, Sel e Lista Doria) hanno potuto contare sul sostegno del Movimento 5 Stelle, 11 contrari, 2 astenuti (Enrico Musso e De Benedictis).

    E finalmente può partire l’applauso liberatorio, sottolineato dalle parole del sindaco Marco Doria: «Il Consiglio comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative. Si riconoscono, infatti, diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo. Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili».

    Assolutamente sulla stessa linea Alberto Villa, presidente del PD Genova, che così commenta con noi a fine serata: «Ringrazio Genova che oggi si è messa alla pari delle grandi città europee in materia di diritti civili. Sono convinto che questa ennesima dimostrazione di civiltà da parte dei genovesi contribuisca a far sì che anche il Parlamento italiano possa giungere a legiferare urgentemente in materia».

    Nonostante l’immensa mole di emendamenti che ha richiamato alla mente ben altri tempi della politica nazionale, la sensazione a inizio giornata era quella di un sì scontato, grazie al voto compatto della maggioranza. Una convinzione che, tuttavia, ha rischiato di sciogliersi come neve al sole quando la Segreteria generale ha dichiarato inammissibili le richieste che puntavano a esplicitare la necessità del Registro di essere un atto pubblico. Dopo diverse interruzioni dei lavori e un dibattito molto accesso, il chiarimento finale non ha convinto tutti i consiglieri. Secondo la Segreteria generale, infatti, il Registro è da considerarsi pubblico in quanto documento custodito dal Comune e accessibile a tutti gli uffici che ne avranno necessità ma, per questioni di privacy, non potrà essere consultato liberamente dai singoli cittadini.

    È per questo motivo che la maggioranza è stata sì ampia, ma non completamente trasversale. Enrico Musso, ad esempio, ammette che sarebbe stato favorevole a un provvedimento mosso dalla volontà di eliminare alcune discriminazioni, ma il dibattito in aula lo ha portato a optare per l’astensione: «Sembra si istituisca un’unione civile di serie b; non c’è motivo perché i provvedimenti valgano solo per due persone e non per un numero maggiore. Purtroppo, il Comune ha fatto una cosa fuori portata e quindi non ha gli strumenti per porla in atto nella sua completezza“. Stupisce anche la posizione del consigliere Guido Grillo (Pdl) che avrebbe visto di buon grado il provvedimento, andando contro alla linea generale del suo partito, se non fosse stato per la bocciatura da parte della giunta del proprio ordine del giorno. Pure la dura opposizione dell’Idv è sembrata soprattutto una reazione al rifiuto in blocco da parte di sindaco e assessori di tutti gli emendamenti proposti dal capogruppo Anzalone.

    A proposito di emendamenti, neanche a dirlo gli unici a essere passati sono stati quelli proposti dalla maggioranza e illustrati dalla consigliera Cristina Lodi (PD), che non ha fatto mancare un rimprovero alla giunta per non aver recepito a pieno i lavori della Commissione. Le modifiche recepite hanno riguardato soprattutto aspetti formali, una ridefinizione delle condizioni di cessazione dell’unione civile e la volontà di sottolineare l’importanza del vincolo affettivo.

    Maggioranza compatta, dunque, e apparentemente senza troppi mal di pancia, appoggiata anche con convinzione dai consiglieri grillini, nonostante la bocciatura di un interessante ordine del giorno che avrebbe impegnato sindaco e giunta a farsi garanti presso la Regione Liguria e le altre Regioni italiane del riconoscimento in ambito sanitario dei certificati di unione civile emessi dal Comune di Genova come titolo per accedere ai servizi e alle autorizzazioni oggi riservati ai soli familiari. «Votiamo sì – ha dichiarato il capogruppo Paolo Putti – perché questo provvedimento va nella direzione di un ampliamento dei diritti delle persone. Trovo bellissimo che la stessa gioia che provo io ad avere una famiglia possa essere estesa ad altri».

    Insomma, tutto è bene ciò che finisce bene.

    Simone D’Ambrosio

  • Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    Consiglio Comunale Genova: sì al Registro delle unioni civili

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DIl Consiglio comunale di Genova ha approvato il regolamento del Registro amministrativo delle unioni civili, dopo oltre sette ore di discussione. Ben 69 gli emendamenti presentati al documento proposto dalla Giunta.
    Il commento del sindaco Marco Doria: «Con l’approvazione del regolamento delle unioni civili il Consiglio Comunale realizza uno degli impegni programmatici della maggioranza e della giunta, al termine di un percorso di confronto e discussione ampio e partecipato. Si tratta di una decisione di grande valore civile, pur nei limiti delle competenze amministrative.
    Si riconoscono infatti diritti di persone e legami presenti e diffusi nella nostra società. Ritengo che tali temi debbano essere affrontati anche a livello legislativo.
    Come amministratori siamo impegnati ogni giorno sulle emergenze occupazionali, economiche e sociali e anche per provvedimenti ispirati a valori di civiltà e di cultura. Abbiamo varato recentemente una normativa comunale contro la piaga delle sale da gioco, approviamo stasera il regolamento per il registro delle unioni civili
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    Rivivi con noi tutta la giornata dalla Sala Rossa di Palazzo Tursi.

    Simone D’Ambrosio