Autore: Simone D’Ambrosio

  • Prè, Sportelli Sociali Gratuiti: 17 associazioni al servizio del quartiere

    Prè, Sportelli Sociali Gratuiti: 17 associazioni al servizio del quartiere

    Via Prè, inaugurazione Sportelli SocialiDopo vico Papa alla Maddalena, prosegue il percorso di rilancio del centro storico da parte dell’amministrazione comunale, sempre con l’obiettivo ben presente di restituire alla città spazi naturali di aggregazione che, da un lato, possano essere un presidio fisso sul territorio e, dall’altro, offrano servizi gratuiti ai cittadini.

    Nei locali dell’Incubatore di Imprese del Centro Storico, in via Prè 153-155 rosso, sono stati inaugurati stamattina gli Sportelli Sociali gratuiti, che apriranno ufficialmente al pubblico lunedì prossimo. Lo avevamo anticipato nei giorni scorsi nel corso della lunga diretta di #EraOnTheRoad dedicata alla zona di Prè. Si tratta di 17 associazioni che, secondo un preciso calendario distribuito su sei giorni alla settimana, dalle 9 alle 19, offriranno i propri servizi di ascolto e consulenza. Un nuovo spazio che proverà ad aprire una breccia in un territorio piuttosto scarseggiante di servizi pubblici e luoghi aperti alla cittadinanza.

    Dagli psicologi al sostegno contro le violenze, dalla Camera del lavoro allo Sportello del Condominio, ce ne sarà per tutte le esigenze. «E ci siamo dovuti fermare a 17 associazioni – ha detto Maria Carla Italia, assessore alle questioni sociali del Municipio I Centro Est – perché se avessimo lasciato aperto il calendario, se ne sarebbero inserite altre. La ricchezza di questo progetto è data proprio dall’incontro tra domanda e offerta, perfettamente coincidenti. La speranza è che questo nuovo luogo di aggregazione possa servire da volano per altri servizi e attività commerciali del quartiere, che possano trarre vantaggio dal passaggio costante di genovesi e non».

    «I grandi risultati – ha sottolineato il sindaco, Marco Doriasi ottengono nel tempo e solo dopo aver raccolto tanti piccoli obiettivi. Ed è proprio in questa direzione che siamo impegnati». Il primo cittadino, approfittando della presenza dei colleghi assessori a Sviluppo economico, Francesco Oddone, e Legalità, Elena Fiorini, ha fatto il punto sulle azioni messe in campo dal Comune per il rilancio del centro storico. «Le istituzioni da sole non possono fare nulla ma devono rinsaldare un rapporto sempre più fruttuoso con la società civile. E il servizio che inauguriamo oggi è la dimostrazione della strada da percorrere. Purtroppo, non c’è la disponibilità economica per accompagnare nuove iniziative economiche lungo tutto il loro percorso. Tuttavia, dopo averne favorito la partenza, bisogna lavorare nel tentativo di creare il terreno fertile per la loro prosecuzione nel tempo».

    Inevitabile, a questo punto, toccare il tema della legalità. «In questo senso – ha spiegato il sindaco – la direzione deve essere quella di creare una comunità coesa, con regole e valori condivisi, al cui interno ognuno possa vivere la propria cultura. Questo è il concetto di integrazione. Il rispetto delle regole, inoltre, non è qualcosa che si raggiunge una volta per tutte ma è il frutto di un processo costante. È inutile, infatti, fare la voce grossa facendo finta di essere autoritari, senza avere la capacità di essere autorevoli. Bisogna fare meno parole e cercare di compiere dei fatti».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Scuole e impianti sportivi, emergenze e criticità: intervista all’ass. Boero

    Scuole e impianti sportivi, emergenze e criticità: intervista all’ass. Boero

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaPeriodo di fuoco per l’assessore comunale allo Sport e alla Scuola Pino Boero. Nei giorni scorsi si sono scesi in piazza i membri del comitato genitori della scuola di piazza delle Erbe, la cui storia ormai potrebbe quasi diventare leggenda, e i cittadini di Multedo stufi di non poter più godere dei servizi della piscina di quartiere. A tutto ciò va aggiunto l’annuncio fatto sulla stampa cittadina della probabile chiusura della piscina di Voltri. Sport e scuola, uniti da una sottile linea rossa: la richiesta di spazi. E non poteva essere altrimenti, con l’inizio del nuovo anno scolastico, strettamente connesso all’avvio delle attività sportive per la stagione invernale.

    Ma andiamo con ordine, cercando di capire quale sia lo stato delle principali criticità dei due settori.

    Pino BoeroAssessore, partiamo dalla scuola. Sicuramente la questione più urgente riguarda l’ultimazione dei lavori nel nuovo edificio di piazza delle Erbe. Questa settimana i genitori sono tornati a manifestare il proprio malcontento. Quando potremo finalmente tagliare i nastri?

    «Innanzitutto mi preme sottolineare che non si tratta tanto di una questione di inaugurazioni quanto della restituzione di un bene al quartiere e ai cittadini, un atto dovuto. Dopo ritardi che sono sotto gli occhi di tutti, siamo finalmente in dirittura d’arrivo. Nell’ultimo sopralluogo il direttore dei lavori ha garantito che il 31 ottobre ci sarà la consegna della scuola finita. Da lì ai primi di gennaio dovrebbe esserci il tempo per attivare tutti controlli necessari e previsti della legge. L’amministrazione sta dietro al cantiere con grande frequenza, anche al fianco del Comitato dei genitori, molto civile e giustamente attivo. Dopodiché toccherà al trasloco. L’idea sarebbe di sfruttare il periodo natalizio quando la scuola è chiusa. Ma sarà un’operazione da condividere con il dirigente scolastico e il consiglio d’istituto, e avverrà esclusivamente secondo le loro esigenze e preferenze».

    Data per assodata la situazione di piazza delle Erbe, vi sono altre emergenze sugli edifici scolastici di competenza comunale?

    «Tutto l’elenco di interventi che il Patrimonio scolastico ha giudicato di certa urgenza è stato portato a compimento durante l’estate: ad esempio, la messa a punto dell’ascensore e dello scivolo per disabili per la scuola Da Passano, o il ripristino del salone di Villa Sciallero. È chiaro che il patrimonio edilizio scolastico genovese non è assolutamente moderno e tutti i giorni ci si può aspettare la necessità di intervenire. Bisogna dunque monitorare costantemente attraverso un continuo dialogo con i dirigenti scolastici. A loro, il compito di fare una sorta di “lista della spesa” che passa al vaglio del patrimonio, secondo un elenco di priorità che si era iniziato a stilare a partire dal 2006. Quando a novembre ci sarà la nuova Conferenza cittadina con i dirigenti scolastici, riproporremo loro la scala delle priorità».

    E per quanto riguarda le possibili emergenze meteo?

    «Il sistema di informazione e di allerta adottato l’anno scorso, che passa anche attraverso la messaggistica telefonica, ha funzionato e verrà riproposto anche quest’anno in caso di necessità. Con l’eventualità di chiusure limitate solo a determinate zone della città particolarmente a rischio. Resta, naturalmente, sempre valido l’appello al buon senso dei genitori, degli insegnanti e dei dirigenti scolastici».

    Passiamo allo sport. Voltri, Multedo e Nervi. Piscine maledette?

    «Tra 113 impianti sportivi cittadini censiti, 13 sono piscine. E si tratta sicuramente degli elementi più difficili da gestire. Intanto va detto che dalle amministrazioni precedenti tutte e tre queste strutture critiche hanno ricevuto discreti finanziamenti: oltre un milione di euro alla Nico Sapio di Multedo in 14 anni, due milioni e trecento mila euro alla Piscina di Voltri in dieci anni, poco più di un milione e mezzo alla Mario Massa di Nervi sempre in dieci anni».

    Per quale motivo, allora, ci si ritrova in queste situazioni?

    «Partiamo dal presupposto che nell’attuale contesto economico sono sempre meno le società sportive che riescono a gestire autonomamente un impianto. È necessario fare un po’ di storia recente. Nel luglio 2010 il Consiglio comunale approvò un Regolamento che metteva ordine alla classificazione degli impianti, distinguendo tra impianti con o senza rilevanza economica, di interesse cittadino o di interesse municipale. Inoltre, insieme con la durata decennale delle concessioni con possibilità di prolungamento in caso di interventi di ammodernamento, veniva stabilita la necessità dei concessionari di garantire l’accesso a tutti i cittadini e l’obbligo di manutenzione ordinaria e straordinaria. Attualmente, le due criticità di questo sistema sono proprio rappresentate dal fatto che l’Amministrazione non fornisce più contributi per la gestione degli impianti e le stesse società non possono accedere al credito sportivo perché il Comune non può attivare fidejussioni bancarie a garanzia dei prestiti. Inoltre, la classificazione attuale tra impianti sportivi e ad uso associativo è un po’ troppo schematica e non tiene conto di edifici ibridi che, a seconda dell’attività svolta o dell’orario di utilizzo possono appartenere a più di una categoria. Per cercare di studiare qualche soluzione efficace in proposito, compresa l’eventuale riduzione dei canoni, entro fine ottobre l’amministrazione si impegna a convocare, per la seconda volta dalla sua istituzione (la prima la convocai io stesso il 7 marzo 2013, nonostante la fosse stata creata il 21 giugno 2011), la Consulta dello Sport, sperando nel frattempo di riuscire ad allargarne la partecipazione anche a membri del Consiglio comunale e dei Municipi che vadano ad affiancare i rappresentati sportivi. Altro obiettivo dell’amministrazione e della Consulta sarà quello di approntare un sistema efficace di controllo delle concessioni».

    In concreto, quale sarà il futuro prossimo di questi tre impianti?

    «Su Multedo abbiamo buoni motivi di sperare che si riesca finalmente a giungere a un accordo senza dover necessariamente proseguire per le vie legali anche oltre la formalizzazione della revoca della concessione. Se tutto andrà per il meglio, cercheremo di sondare la disponibilità degli unici altri partecipanti al bando a subentrare nella gestione, altrimenti penseremo a un nuovo bando.
    Anche la questione di Voltri è piuttosto delicata. La società sportiva Mameli lamenta il fatto che negli ultimi anni, invece di istituire un nuovo bando di concessione, siano stati rinnovati gli accordi con la stessa. Una situazione che, a loro dire, avrebbe dissipato tutto il patrimonio. Peccato che i rinnovi delle concessioni siano stati fatti proprio per consentire alla Mameli di continuare a gestire l’impianto, dato che la pesante situazione debitoria in cui versa la società ne avrebbe comportato l’impossibilità di partecipare a qualsiasi bando pubblico.

    Per quanto riguarda Nervi, infine, sono soddisfatto di essere riuscito a mantenere la promessa per quanto riguardava l’apertura estiva. Ora si pone il problema di capire come andare avanti ad ottobre. Il Municipio Levante sta studiando qualche soluzione coinvolgendo anche altre realtà come quella dei pescatori. Di certo, non credo potremo pensare a una tradizionale apertura invernale perché non ci sono i fondi da investire su una copertura a pallone o sul riscaldamento dell’acqua».

    Altre criticità?

    «Avevamo ancora qualche problema su altri tre impianti, questa volta non piscine, tutti in via di soluzione. Il primo, annoso, caso riguarda il campo Branega che ha finalmente visto sbloccati i 100 mila euro stanziati dalla scorsa Amministrazione, che consentono l’apertura del bando di concessione. Negli altri due casi si parla di Palestre: per il Palaerbe abbiamo firmato il rinnovo della concessione grazie agli investimenti impegnati dai concessionari, mentre su via Digione c’è qualche ritardo sui lavori, con la consegna prevista nei primi mesi del 2014».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Piazza Cernaia, casa occupata: la soluzione per una famiglia in difficoltà

    Piazza Cernaia, casa occupata: la soluzione per una famiglia in difficoltà

    piazza-cernaia-centro-storico-casa-occupata“Troppe case senza gente, troppa gente senza casa”. “Occupiamo lo sfitto”. E ancora: “Casa per tutti subito”. Sono i tre striscioni che da stamattina penzolano dalle finestre di un appartamento in piazza Cernaia 3, all’incrocio con via della Maddalena.

    Poco prima delle 11 alcuni ragazzi dello Sportello per il diritto alla casa – Genova hanno occupato l’appartamento disabitato, di proprietà delle Opere Pie per trovare una soluzione temporanea a favore di una famiglia alle prese con lo sfratto.

    casa-occupataSimone P., disoccupato da due anni, e la mamma, invalida al 100%, sono in lista per una casa comunale da quasi sei anni. E sono morosi dell’affitto, in un’altra zona della città, da circa due anni. Inevitabile, dunque, lo sfratto. Ma qual è il loro destino? «L’unica alternativa che ci è stata proposta – ci racconta Simone – era una stanzetta in un convitto per un trimestre, probabilmente con la necessità di pagare un affitto per nulla agevolato a partire dal secondo mese. Solo due letti, senza privacy né la possibilità di recuperare i nostri mobili e il nostro arredamento».

    Da qui la scelta di agire con i ragazzi dello Sportello per il diritto alla casa, che in queste ore si stanno adoperando per recuperare gli arredi e i servizi essenziali e presiederanno pacificamente piazza della Cernaia per tutta la giornata. «Siamo pronti a intavolare una trattativa con le istituzioni – fa sapere un portavoce – ma vogliamo che sia garantito il diritto a un’abitazione dignitosa per chi non può permettersela».

    “A Genova – si legge in uno dei volantini che gli attivisti dello sportello stanno distribuendo ai cittadini – ci sono dalle 20 mila alle 40 mila abitazioni vuote, a fronte di più di 8 mila persone in attesa di una dimora. Le occupazioni avvengono in case sfitte spesso non ristrutturate né in via di assegnazione. L’occupante per governo riqualifica un immobile che per stessa ammissione dell’amministrazione non può essere ristrutturato per mancanza di fondi”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Municipio e Caritas: progetto Girasol per i cittadini in difficoltà

    Municipio e Caritas: progetto Girasol per i cittadini in difficoltà

    vicoli-immigrazione-d1Municipio Centro Est e Caritas uniscono le forze per dare vita a una nuova rete di solidarietà che affiancherà i Centri d’ascolto diocesani nella distribuzione di generi alimentari e di prima necessità per i meno abbienti. “Girasol – Gira la solidarietà”, questo il nome del progetto, si pone il nobile obiettivo di rinsaldare un legame di prossimità tra chi dona e chi riceve, cercando di ridistribuire i beni all’interno dello stesso quartiere nel quale sono stati raccolti.

    «I cittadini – spiega l’assessore municipale alle questioni sociali, Maria Carla Italia – sapranno così che il loro contributo andrà a sostenere il disagio del loro quartiere».

    L’iniziativa prende il là da una ricerca, realizzata dal Servizio sociale territoriale ATS 42 in collaborazione con il Municipio I, sul tema della distribuzione a carattere solidale di generi alimentari e beni di prima necessità ad opera degli enti ed associazioni no profit e caritativi locali, con particolare riferimento ai Centri di Ascolto del Vicariato inseriti nel territorio dello stesso municipio.

    Dai risultati di questo studio è emerso che i Centri d’ascolto del Centro Est genovese, ogni mese distribuiscono circa 1045 pacchi viveri. Ma solo il 67% di questi beni elargiti proviene dal Banco Alimentare Agea, mentre il 28% viene acquistato direttamente dai Centri d’ascolto e il restante 5% arriva dalla Colletta del Banco Alimentare. Dalla constatazione di una sensibile diminuzione delle donazioni del Banco Alimentare e del conseguente aumento di spesa per i Centri d’ascolto, è nata l’idea del Municipio di stringere una collaborazione con la Caritas diocesana genovese al fine di integrare le reti di solidarietà attualmente esistenti.

    «Condividere questo progetto con la Caritas – ricorda Simone Leoncini, presidente del Municipio I – ci permette di agire concretamente e offrire una prima risposta alle tante persone colpite duramente dalla crisi e abbandonate da un welfare sempre più carente».

    «L’obiettivo – prosegue l’assessore Italia – è la costruzione di una rete di solidarietà finalizzata alla raccolta di merci non solo dal punto di vista della quantità ma anche della qualità. Perché i Centri d’ascolto distribuiscono soprattutto derrate alimentari, ma ci sono anche altri bisogni primari. Quindi cercheremo di ampliare il paniere a beni per la pulizia della casa e delle persone e materiale di cancelleria per i bambini che vanno a scuola».

     Il rifornimento di merci avverrà secondo diverse modalità, ancora allo studio, e con tutta probabilità si avvarrà della collaborazione di un soggetto della grande distribuzione. Tre saranno le vie principalmente battute. La prima punta a creare un’efficace rete dell’invenduto (confezioni deteriorate, cibi in scadenza…) puntando in maniera decisa sulla prossimità degli esercizi commerciali ai centri che si occuperanno della distribuzione. Un secondo filone di interventi mirerà a istituire un sistema di sconti e agevolazioni per gli acquisti dei soggetti che partecipano a questa collaborazione. Infine, si svilupperà una raccolta periodica sul territorio del municipio.

    «A questo proposito – sottolinea, ancora una volta, l’assessore municipale alle questioni sociali – stiamo mettendo a punto un calendario che valorizzi una logica della prossimità. La cosa più bella di questo progetto, oltre alla collaborazione tra Municipio e Caritas, è che tutti i beni raccolti all’interno di un territorio andranno a beneficio dell’associazione e del Centro d’ascolto inseriti nello stesso quartiere. I cittadini sanno che le donazioni andranno a favore dei propri vicini. Si crea, così, una rete di prossimità da chi dona a chi riceve: il territorio aiuta il territorio». 

    Proprio in questa direzione, il primo appuntamento con il girasole della solidarietà è fissato per sabato 21 settembre presso la Coop di Piccapietra. Per tutto il giorno i volontari dei Centri di Ascolto e di Caritas, insieme con il Municipio saranno presenti presso il supermercato per raccogliere prodotti alimentari non deperibili, generi per la pulizia personale e della casa, cancelleria. E la prima beneficiaria di questa raccolta sarà “La Stiva” di San Siro.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Logo di Genova, concorso di idee: discussione in consiglio comunale

    Logo di Genova, concorso di idee: discussione in consiglio comunale

    lanterna2-DINoi genovesi, si sa, siamo popolo di storia e tradizioni, gelosi e orgogliosi del nostro passato. E così sono anche i nostri rappresentanti in Consiglio comunale, come Franco De Benedictis (Gruppo Misto) che nell’ultima seduta in Aula Rossa ha manifestato il proprio disappunto nei confronti dell’assessore Carla Sibilla per il concorso di idee lanciato a favore della realizzazione di un nuovo logo della città.

    «Il logo di Genova esiste dalla notte dei tempi – ha detto De Benedictis, illustrando il tema del suo art. 54 – e ha una sua storia. La croce rossa in campo bianco ha lo scopo di ricordare la passione di Cristo e simboleggiare i valori della vittoria e della Resistenza. E Genova in questo non è seconda a nessuno. Poi ancora i grifoni – non intesi in campo sportivo, di cui oggi avremo tante belle cose da dire – che in araldica significano ferocia, prontezza e vigilanza guerriera, come è sempre stata la nostra città. Per quale ragione va cambiato un simbolo di Genova, conosciuto in tutto il mondo e, per noi, motivo di fierezza?».

    Qualche richiamo storico ci sembra, a questo punto, più che opportuno. “D’argento alla croce di rosso, cimato di corona ducale, col cimiero della testa di Giano bifronte ed i sostegni di due grifoni”. Così l’araldica descrive ufficialmente lo stemma di Genova, che nei secoli ha subito diversi ritocchi. Se la croce di San Giorgio risale addirittura al 1099, i due grifoni alati fecero la loro prima comparsa nel 1139, quando Genova iniziò a battere moneta. Nel 1815 intervenne una modifica simbolica a seguito dell’annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna: i due rapaci dovettero abbassare le code e riporle tra le zampe, in segno di sottomissione. Nel 1897 le code poterono fuoriuscire dalle zampe. Ma per tornare all’antico, fiero ed eretto splendore si dovrà aspettare la decisione del sindaco Pericu e della sua Giunta, che sulla soglia del nuovo millennio, riportarono le code nella loro originaria posizione.

    Certo negli ultimi anni se ne viste di cotte e di crude per promuovere la nostra città in Europa e nel mondo. Ogni evento, a fianco allo stemma istituzionale, proponeva un proprio impianto grafico e l’intenzione del Comune è proprio quella di fare un po’ di ordine di questo marasma di simboli.

    «Questo concorso, che verrà ufficialmente lanciato entro la fine di settembre – ha spiegato l’assessore Carla Sibilla – nasce da un gruppo di lavoro finanziato dalla Comunità europea per contribuire al rilancio economico e al riposizionamento delle città medio-grandi, proprio attraverso la rivisitazione dei loghi, per fronteggiare la crisi in corso con un rafforzamento dell’immagine della città e un processo di coinvolgimento attivo della cittadinanza e degli stakeholders (nel nostro caso, soggetti che operano in ambito turistico e culturale, in ambito industriale e portuale e giovani creativi). È vero che Genova ha un suo logo storico ma in realtà ha utilizzato e utilizzata una pluralità di loghi (Smart city, Loving Genova, Genova Turismo… solo per citarne alcuni) che creano una certa confusione di immagine. Sposando questo progetto, di cui tra l’altro siamo capofila, abbiamo realizzato una serie di gruppi di lavoro che attualizzassero il concetto di città che vogliamo far avere all’esterno. Prendendo spunto da quanto già successo a Bologna e a Firenze, abbiamo allargato il più possibile il concorso a livello nazionale e internazionale, fornendo anche tutto lo storico dei simboli utilizzati nel passato per capire se si potessero rendere più efficaci elementi già utilizzati. L’obiettivo ultimo è che il logo sia condiviso e venga utilizzato anche da tutti gli operatori genovesi, che vi ci si dovranno riconoscere. Sarebbe bello che il nuovo simbolo venisse sempre utilizzato anche dai privati, nei propri strumenti di comunicazioni, affianco naturalmente ai loghi proprietari».

    Un’operazione di marketing, dunque, sullo stile di “I love New York”, brand noto in tutto il mondo ma che poco ha da spartire con l’immagine istituzionale della città statunitense.

    «Lo stemma con i grifoni – conclude Sibilla – è estremamente istituzionale. Ci siamo tutti affezionati ma vorremmo qualcosa di diverso, più moderno e in grado di comunicare la nuova immagine di città che vogliamo trasmettere all’esterno».

    Una risposta che non ha del tutto convito De Benedictis che, questa volta sì, si affida al mondo pallonaro per ribadire ancora una volta la propria posizione: «Rimango dell’idea che tantissimi genovesi non vorrebbero il cambio del logo. Sacrificare lo stemma storico sarebbe un po’ come dire ai doriani che, dopo aver preso tre scoppole al derby, il Baciccia dovrebbe prendere la sua berretta, infilarsela sotto il braccio e andarsi a nascondere in segno di sottomissione quanto meno fino al prossimo derby».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Quarto, ex Fischer: via libera al nuovo edificio residenziale

    Quarto, ex Fischer: via libera al nuovo edificio residenziale

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D2Via libera al nuovo edificio residenziale in via Romana della Castagna. Il Consiglio comunale ha definitivamente approvato la delibera che consentirà la partenza dei lavori nell’area ex Till Fischer. Parzialmente accolte le richieste di chi contestava la costruzione di un “palazzone” assolutamente fuori dal contesto urbanistico della zona. Il nuovo condominio dovrà, dunque, avere tetti spioventi, un colore che richiami le case circostanti e non potrà avere parcheggi esterni che saranno, invece, tutti interrati. Inoltre, è prevista la realizzazione di un ascensore che faciliti il raggiungimento di corso Europa e alleggerisca il traffico sulle vie perimetrali. Per evitare di danneggiare la creuza, poi, il cantiere inciderà principalmente su corso Europa e lavorerà sull’area attraverso una gru.

    Infine, tra le opere accessorie, da ricordare la messa in sicurezza del sottostante rio Castagna nonché la “cessione” di parte degli oneri di urbanizzazione (pari a circa 400 mila euro) dal Comune al Municipio, che potrà liberamente scegliere se destinarli al complesso sportivo in via della Campanule o alla riqualificazione delle creuze circostanti.

    Restano ancora da discutere alcune problematiche riguardanti la mobilità: il tema sarà affrontato dall’assessore Dagnino insieme con il Municipio.

     

     

     

  • Navebus Porto Antico Pegli: il futuro è in mano alla Regione

    Navebus Porto Antico Pegli: il futuro è in mano alla Regione

    Navebus GenovaUn finanziamento regionale di 350 mila euro in bilico fino alla fine dell’anno. Il futuro della Navebus, il servizio di trasporto pubblico via mare che in meno di 30’ porta da Pegli (Molo Archetti) al Porto Antico di Genova, è appeso a una sottile linea rossa. Ne sono ben consapevoli i cittadini del ponente che stanno promuovendo una raccolta di firme per sensibilizzare la Regione a mantenere in vita il servizio. Un’operazione già compiuta qualche anno fa, con oltre 18 mila adesioni raggiunte in un mese, e che diede i frutti sperati.

    «Recentemente – spiega il presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente, tra i principali sostenitori della Navebus – ho incontrato l’assessore regionale ai Traporti, Enrico Vesco, il quale mi ha assicurato che entro la fine dell’anno sarà presa una decisione. Inutile dire che il Municipio si schiera compatto al fianco dei cittadini per difendere con le unghie e con i denti il servizio. Tagliare il finanziamento vorrebbe dire rinnegare un vettore comodo, pulito, puntuale, non inquinante, tipico di una città di mare e utile sia per i cittadini che per i turisti. Insomma, non avrebbe proprio senso».

    Non dello stesso avviso sembra essere Anna Maria Dagnino, assessore alla Mobilità del Comune di Genova, che si è lasciata scappare un alquanto sintetico ma molto emblematico «per me potrebbe anche chiudere». Certo Dagnino ha ben altre gatte da pelare riguardo il futuro e il presente di Amt, ma considerato che dall’azienda non filtrano altri commenti, è facile intuire che i “ponentini” non avranno grande sostegno nella loro battaglia da parte di Palazzo Tursi.

     

    Ma perché la Regione dovrebbe porre fine alla vita di Navebus?

    «Bisogna sfatare un mito» torna alla carica Avvenente. «Non è vero, come sembra circolare da più parti, che la chiusura definitiva di Navebus comporterebbe il risanamento delle casse di Amt. L’azienda in tutta quest’operazione non ci mette il becco di un centesimo di euro e non è assolutamente detto che, in caso di eliminazione del servizio, la Regione sarebbe disposta a convogliare i 350 mila euro nella casse di Amt, che già riceve un finanziamento diretto da piazza De Ferrari. Semmai da questo servizio, gestito sì come trasporto pubblico locale ma curato dalla Cooperativa battellieri del Porto di Genova, Amt non ha altro che da guadagnarci».

    Attraverso un accordo che risale a circa tre anni fa, infatti, in seguito al dimezzamento dei fondi previsti nei primi anni per il servizio Navebus, pur di mantenere in vita questa modalità di trasporto, i battellieri concordarono nel suddividere equamente con Amt tutti i proventi superiori ai 300 mila euro. «Non sono cifre da capogiro – chiosa Avvenente – ma Amt dovrebbe avere tutto l’interesse a far sì che il vettore rimanesse attivo perché, pur non costando nulla, porta comunque qualcosa nelle casse».

     

    Navebus, risorsa per residenti e turisti: i numeri e le corse

    Lungomare di Pegli

    Effettivamente, rinunciare a un servizio così caratteristico per il trasporto pubblico genovese sarebbe un peccato. Secondo le ultime cifre, rese note dalla Compagnia dei battellieri, ogni anno sono circa 350 mila gli utenti della Navebus. Numeri un po’ inferiori rispetto al boom iniziale del servizio (nato il 1° agosto 2007) a causa della diminuzione delle corse dovuta al drastico taglio dei finanziamenti. Attualmente, gli orari di servizio vengono rimodulati ogni cambio di stagione. Nel periodo invernale, si punta prevalentemente sull’utenza urbana, con 8 corse totali negli orari pre e post lavorativi, e 4 viaggi nei villa-pallavicini-pegli-d1weekend. In primavera e autunno, quando l’afflusso turistico non è ancora al top, vengono aggiunte 2 corse sia in settimana che al sabato e alla domenica. D’estate, infine, si punta molto sul fascino turistico di Genova vista dal mare con 14 corse feriali e 8 sabatali e festive.

    Come succede in tutti i porti turistici, Venezia compresa, anche le tariffe sono differenziate a seconda dell’utilizzo. I pendolari residenti a Genova possono fare affidamento su tutti gli abbonamenti Amt e sullo speciale biglietto integrato a 1,60€, acquistabile a bordo, che consente un viaggio su Navebus più un’ora di tragitto sugli autobus cittadini. Per i turisti, invece, la singola corsa costa 3€.

    Il battello pubblico non è vitale solamente per i pendolari ma mette in atto un meccanismo virtuoso che consente di includere nei percorsi turistici anche le bellezze del ponente.

    «Per noi ponentini – spiega il presidente Avvenente – si tratta di un’occasione importantissima di promozione e di sviluppo per iniziative di riqualificazione come sta avvenendo per Villa Duchessa di Galliera, i restauri di Villa Pallavicini e Villa Doria, la Fascia di Rispetto, il Museo Navale, quello di Archeologia. Anche grazie alla Navebus, il ponente può proporsi come punto di aggregazione della popolazione e offrire la possibilità di visitare eccellenze del nostro territorio finora rimaste un po’ nascoste. Penso ad esempio alle Terme e al Museo di Acquasanta. Ci sono tanti elementi che in concorrenza tra loro ci fanno pensare che sarebbe davvero un delitto cancellare questo servizio in nome del salvataggio di un’azienda che in realtà dalla chiusura di Navebus non trarrebbe nessun vantaggio».

    I discorsi potranno essere rivisti una volta che sarà finalmente disponibile la tanto agognata metropolitana di superficie, che nel ponente coinvolgerà ben 6 stazioni (Voltri, Palmaro, Pra’, Pegli – Lido, Pegli e Multedo). Ma prima bisogna quantomeno attendere la fine dei lavori del nodo ferroviario di Genova. «Anche allora, però – conclude Avvenente – non si dovrà dimenticare il valore aggiunto di un’eccellenza di carattere turistico che sarebbe un peccato cancellare. Genova deve decidere che cosa vuole fare da grande: non può più contare solo sulla grande industria ma si deve definitivamente aprire al turismo. Questa città ha tutte le caratteristiche per proporsi come luogo d’arte. Ma il nostro caratteraccio di genovesi chiusi ci fa tenere segregata una quantità enorme di eccellenze e unicità. Dobbiamo diventare sempre più consapevoli di questo nostro patrimonio anche per poterlo sfruttare economicamente. E, soprattutto, dobbiamo essere più orgogliosi di vivere in un posto come questo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Turismo a Genova, entro fine 2013 sarà rivisto il piano degli infopoint

    Turismo a Genova, entro fine 2013 sarà rivisto il piano degli infopoint

    Teatro Carlo FeliceIl Consiglio comunale riapre le porte dopo la pausa estiva. In attesa della patata bollente rappresentata dalla discussione sulla privatizzazione delle società partecipate, in Sala Rossa si è tornati a parlare di un argomento che nelle scorse settimane ha tenuto parecchio banco sulla stampa cittadina: l’accoglienza turistica. Lo spunto è stato fornito da un articolo 54 – interrogazione a risposta immediata – avanzato dalla consigliera Vittoria Emilia Musso che ha chiesto delucidazioni all’assessore Carla Sibilla in merito alla chiusura dell’infopoint del Carlo Felice nel mese di agosto.

    L’occasione è stata ghiotta per fare il punto della situazione sul sistema degli uffici di Informazione e accoglienza turistica dislocati sul territorio genovese. Un servizio che la Regione delega al Comune fornendo un contributo economico, costante dal 2007 al 2010 ma dimezzato a partire dal 2011. Tre dei quattro Iat cittadini (piazza Caricamento, via Garibaldi e aeroporto) sono gestiti direttamente da personale comunale, con l’integrazione di un’agenzia interinale a copertura di ferie e malattie, e lavorano mediamente 9 ore al giorno, domeniche incluse: 9-18.30 per gli infopoint di via Garibaldi e Caricamento, che d’inverno chiude mezz’ora prima, mentre 10-13.30 e 14-17.30 per quello dell’aeroporto. Più complessa la situazione del quarto punto informativo, quello con sede al Carlo Felice, gestito in concessione, almeno fino alla fine dell’anno, da personale del teatro e finito nell’occhio del ciclone per la chiusura agostana. Di certo, non una scelta strategica nel periodo di maggior affluenza turistica. Una situazione che preoccupa anche in vista dell’Expo 2015 in cui Genova dovrebbe rappresentare una sorta di naturale sbocco al mare per la kermesse milanese. «Innanzitutto – ha precisato l’assessore Sibilla – va detto che l’infopoint del Carlo Felice serve solo per il 20% un’utenza turistica, mentre all’80% è sfruttato da cittadini genovesi. La spiacevole situazione che si è verificata nel mese di agosto è stata dovuta a una mancanza di comunicazione da parte del Carlo Felice del piano ferie del suo personale, che ci avrebbe permesso di studiare un rimedio opportuno».

    L’assessore al Turismo del Comune di Genova ha successivamente allargato il discorso a tutto l’impianto di informazione e accoglienza turistica cittadina: «I nostri Iat, oltre a divulgare importanti informazioni turistiche, offrono anche servizi legati alla città come la vendita della card musei, di biglietti Amt e di visite guidate. Inoltre, è presente un reparto commerciale che nell’ultimo periodo primaverile ed estivo ha sensibilmente incrementato la rendita».

    «L’impegno del Comune – ha proseguito Sibilla – è di verificare entro la fine dell’anno i punti di accesso e strategici della città per tornare a discutere con la Regione l’impostazione del servizio. L’obiettivo è quello di giungere a un’omogeneità del servizio su tutto il suolo regionale, prendendo proprio a riferimento il modello genovese a cui guardano anche altre grandi città come Milano e Bologna». In quest’ottica la Regione ha parlato della possibilità di tre nuovi uffici per il capoluogo.

    Si torna a parlare di tre nuovi Iat: Stazione Marittima, Principe e Brignole

    Stazione di PrincipeDel primo si parla ormai da anni ed è quello che dovrebbe trovare spazio in zona Stazione Marittima. I finanziamenti in questo caso non dovrebbero essere un problema; il punto delicato resta la collocazione. Nel precedente ciclo amministrativo, quando la materia era di competenza dell’assessore Gianni Vassallo, tutto sembrava essere pronto per l’allestimento in parte dei vecchi uffici postali dismessi. Poi intervenne un’inchiesta per abuso d’ufficio del funzionario incaricato all’operazione a cui fece seguito il blocco della possibilità di stipulare affitti passivi per gli enti locali. Ora si tratta di trovare nuovamente la quadra: operazione non facile visto che il Comune dovrà accordarsi con Autorità portuale e Soprintendenza. La soluzione, allora, potrebbe essere anche un gazebo semovibile, da posizionare in approdi strategici al momento dell’arrivo delle navi. Una battaglia, comunque, non semplice dal momento che buona parte del turismo crocieristico arriva in città con pacchetti-visita già acquistati unitamente al viaggio.

    L’obiettivo è sempre quello di trasformare i visitatori mordi e fuggi in veri e propri turisti. Per fare ciò, le istituzioni sembrano sempre più intenzionate a intercettare i flussi nei loro luoghi naturali di partenza/arrivo. In quest’ottica sembrano, allora, molto più cruciali altri due infopoint che dovrebbero vedere la luce nei pressi delle stazioni ferroviarie di Principe e Brignole. Anche qui, si tratta di studiare la giusta collocazione perché, come sempre nel settore commerciale, bastano 50 metri di troppo o un angolo sbagliato, per rimanere all’esterno del flusso turistico principale. Per Brignole si parla di uno spazio nei pressi del posteggio prima del tunnel che conduce a Borgo Incrociati. A Principe, invece, ci sarebbe sempre il vecchio locale Amt in corrispondenza della fermata sotto la pensilina perché gli affitti all’interno della stazione sembrano al momento fuori budget.

    Ad ogni modo, per trovare le risorse necessarie, Comune e Regione potrebbero considerare l’intervento di capitali privati, quantomeno per servizi più strettamente legati al settore commerciale. «Entro la fine dell’anno discuteremo il nuovo piano con l’assessore regionale Berlangieri» assicura Sibilla. Insomma, la prossima estate come test per il 2015 dell’Expo. Staremo a vedere.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Società partecipate, tutto da rifare: la Giunta ritira la delibera

    Società partecipate, tutto da rifare: la Giunta ritira la delibera

    doria-folla-protesta-consiglio-comunaleLa Giunta fa dietrofront sulle partecipate. O quasi. Con una nota piuttosto stringata l’ufficio stampa di Palazzo Tursi rende noto che, in accordo con i capigruppo consiliari di maggioranza, sindaco e assessori hanno deciso di posticipare la delicata discussione sulla delibera tanto voluta dal Pd e inizialmente inserita in calendario alla ripresa dei lavori dell’assemblea prevista per martedì prossimo.

    Come si legge nel comunicato, il ritiro del provvedimento – che dovrebbe portare alle ventilate  privatizzazioni (parziali) di Amiu, Aster e di altre società in house – parrebbe solo una questione formale. Dal momento che lo stesso Consiglio comunale, nella sua ultima seduta prima delle vacanze, aveva deliberato la propria riconvocazione per il 10 settembre ponendo all’ordine del giorno un incontro monotematico sul provvedimento in questione, non sarebbe stato possibile modificare l’iter se non attraverso il ritiro della delibera.

    Sindaco e assessori, comunque, tengono a sottolineare l’importanza del documento e confermano la volontà di portarlo nuovamente in discussione in Sala Rossa entro la fine di ottobre. Magari con qualche sensibile ritocco. La mossa della Giunta, dunque, è solo un espediente tecnico che consentirà “lo svolgimento del confronto richiesto dalle organizzazioni sindacali e attualmente già in corso, sulla situazione e le prospettive del sistema partecipate e delle diverse aziende”. Forse, ci si poteva pensare già prima dell’estate.

    Non è ancora giunto il momento di cantare vittoria per i lavoratori di Amiu, Aster e Amt. Ma, senza dubbio, la dura protesta messa in atto il mese scorso ha inciso sulla decisione.

    Evidentemente soddisfatto il capogruppo del M5S, Paolo Putti, che con un duro ostruzionismo era stato tra i principali protagonisti del primo rinvio della delibera. «È una notizia molto positiva per noi ma soprattutto per i cittadini e per i lavoratori delle società partecipate. Ci siamo dovuti massacrare per una settimana perché concedessero il rinvio prima della pausa estiva e adesso scopriamo che avevamo ragione. I maligni dicono che si è arrivati oggi perché l’ha chiesto qualche sindacato che si era scordato di chiederlo un mese fa. Questo restituisce una debolezza profonda all’interno delle istituzioni. Noi, comunque, ci limitiamo a prendere il buono che ne deriva per i lavoratori, che finalmente potranno essere ascoltati. Speriamo che dal confronto con le parti sociali si possa arrivare a costruire un piano per le partecipate che abbia davvero l’obiettivo di valorizzare i beni comuni, senza tartassare i lavoratori».

    La nuova situazione è vista di buon grado anche dalla Lista Doria: «Sicuramente – dice il capogruppo in Consiglio comunale, Enrico Pignonesi tratta di un passo avanti rispetto a una situazione che non era nata benissimo. Il documento presentato dalla giunta non doveva sancire la privatizzazione delle società partecipate ma piuttosto indicare delle linee di indirizzo condivise per la gestione delle aziende e il mantenimento di servizi essenziali per la comunità. Dato che non c’è la necessità di una corsa contro il tempo, credo che si potrà lavorare decisamente meglio ascoltando, con la giusta calma, tutte le parti sociali».

    «Me l’aspettavo – il commento laconico di Lilli Lauro, capogruppo Pdl in consiglio comunale – era evidente già da quel famoso venerdì 2 agosto che se non si fosse approntato un percorso per ascoltare i lavoratori in commissione consiliare, si sarebbe arrivati al ritiro della delibera. La decisione di oggi è la dimostrazione della bontà di quanto avevamo detto mesi fa, ovvero che si poteva lavorare fin dall’inizio partecipata per partecipata, puntando sulle Fondazione. Sindaco e giunta sono stati obbligati a ritornare sui propri passi perché si sono trovati contro tutti i lavoratori che li hanno votati. È l’ennesima dimostrazione di come il sindaco non abbia coraggio e chi gli sta intorno sono degli incapaci. Speriamo di trovare una soluzione entro fine ottobre che tuteli sia i lavoratori sia le casse comunali».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Multedo, piscina Nico Sapio: dopo due anni il futuro è ancora incerto

    Multedo, piscina Nico Sapio: dopo due anni il futuro è ancora incerto

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-5Poco prima della pausa estiva, durante un sopralluogo di #EraOnTheRoad in diretta Twitter, avevamo promesso aggiornamenti riguardo al futuro della piscina Nico Sapio a Multedo (qui un approfondimento del novembre 2012). Ma l’avvenire dell’impianto ponentino – che in occasione della diretta abbiamo avuto modo di constatare come non goda attualmente di buona salute (vedi galleria foto) – è ancora totalmente avvolto nella nebbia. Insomma, chi sperava di poter mettere i piedi in acqua nel prossimo inverno dovrà rassegnarsi a rimanere all’asciutto quantomeno anche per la futura stagione sportiva che ormai è alle porte.

    La struttura di proprietà comunale – che oltre a una piscina da 25 metri comprende una palestrina prenanatoria e campi in erba sintetica per la destinazione promiscua di tennis e calcetto – è stata consegnata il 4 dicembre 2012 all’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi, vincitrice di un apposito bando lanciato da Tursi. Oltre al canone annuale di concessione di poco inferiore ai 15 mila euro, il contratto prevedeva che l’associazione avviasse una serie di lavori di “manutenzione ordinaria e straordinaria, con esclusione delle parti strutturali” già a partire dal febbraio 2013, per poter aprire l’impianto intorno al mese di novembre. Ma i lavori non hanno mai visto luce. “Nuotatori genovesi” lamenta, infatti, che la struttura sia stata consegnata in condizioni diverse da quanto previsto dal bando. In una lettera inviata agli uffici comunali competenti, si parla di mancanza dell’impianto fognario e, addirittura, di possibile presenza di amianto. E per questo motivo si invoca l’intervento del Comune.

    «Una situazione alquanto grottesca – commenta l’assessore allo Sport, Pino Boero – poiché non capisco come si possa firmare un contratto senza avere ben presente le condizioni del bene che si sta per prendere in gestione e avere piena consapevolezza dei lavori di risanamento che devo intraprendere».

    multedo-degrado-piscine-sapioDietro la motivazione ufficiale ce n’è sicuramente un’altra economica. Ossia l’impossibilità da parte di “Nuotatori genovesi” di reperire i fondi per poter procedere alla ristrutturazione dell’impianto di Multedo. Se da un lato, infatti, il Comune non può più farsi garante di fidejussioni a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità, anche i privati hanno enormi difficoltà a ricevere prestiti bancari per la mancanza di garanzie concrete a copertura dei multedo-degrado-piscine-sapio-2mutui (vedi il caso del Mercato del Carmine ndr).

    Un’impasse da cui si potrà uscire solamente attraverso le vie legali, già imboccate da Tursi. Entro metà novembre, dunque, se non verrà trovata una conciliazione che sembra sempre più improbabile, il bene tornerà definitivamente nelle mani del Comune. Che nel frattempo, si spera, avrà già ascoltato il parere dei secondi classificati nel bando di assegnazione e unici altri partecipanti per capire se fossero intenzionati o meno a rilevare l’impianto. Secondo quanto previsto dalla legge, infatti, l’obbligo a subentrare ai vincitori viene meno dopo 180 giorni dal termine della gara: un periodo già ampiamente trascorso. Certo, si potrebbe procedere comunque a trattativa privata ma sembra che l’interesse di “Idea Sport”, unici altri partecipanti alla gara, sia ormai del tutto scemato. Il gruppo di società (che comprendeva tra le altre  Crociera, Andrea Doria, Multedo 1930, Pontedecimo e Anpi Molassana) infatti, aveva presentato ricorso al Tar contro la graduatoria finale ma, in seguito al pronunciamento del tribunale amministrativo a favore del Comune di Genova, aveva rinunciato a proseguire l’impugnazione presso il Consiglio di Stato.

    La sensazione, dunque, è che a novembre si dovrà procedere con un nuovo bando, giungendo all’ennesima dilatazione dei tempi. Ma in una storia intricata come questa non è il caso di lanciarsi in previsioni che risulterebbero quantomeno azzardate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Via Buozzi, deposito Metro e parcheggi: il punto sui lavori

    Via Buozzi, deposito Metro e parcheggi: il punto sui lavori

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    Asfalto nuovo in superficie e lavori che sembrano molto vicini alla chiusura. Ma, purtroppo, non è così. L’infinito cantiere di via Buozzi, è ancora lontano dal togliere definitivamente le transenne, nonostante una sbirciata dall’alto lasci intravedere qualche motivo di speranza.

    Una speranza che, ormai, hanno definitivamente perso abitanti e commercianti del quartiere, come testimonia lo scarabocchio realizzato sul cartello di informativa lavori: sulla data che segna la conclusione prevista dell’opera, al posto dell’ormai trapassato fine marzo 2013, compare un ironico e disperato marzo 3013. Uno scherzo di un buontempone, certo, ma sintomatico di quanto tempo si sia perso per realizzare il nuovo deposito della Metropolitana, con annesso parcheggio di interscambio in superficie. E, la conclusione, purtroppo, sembra ancora parecchio lontana.

    È lo stesso assessore alla Mobilità e Traffico del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, ad ammetterlo: «Entro la fine 2013 si dovrebbe giungere al completamento delle opere civili, mentre nei primi mesi del 2014 partiranno gli allestimenti tecnologici all’interno del deposito sotterraneo. Ma, in questo caso, i lavori non dovrebbero più coinvolgere la superficie».
    Che tradotto significa: niente parcheggio almeno fino all’inizio del nuovo anno.

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    I disagi non finiscono qui. Per tutta la durata dei cantieri, infatti, è stata soppressa la fermata degli autobus di via Buozzi/Di Negro in direzione centro. Dato il buono stato dei lavori in superficie, il consigliere comunale Andrea Boccaccio (M5S) si è fatto portavoce di un’istanza avanzata da abitanti e commercianti della zona: ripristinare la fermata, anche provvisoriamente, in attesa del completamento delle opere. Secondo Boccaccio, infatti, «la soppressione del marciapiede e della fermata del bus ha diminuito drasticamente il passaggio dei pedoni a San Teodoro, con ricadute fortemente negative per gli esercizi commerciali situati esattamente difronte al cantiere».

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    via-buozzi-cantiere-2Negativa la risposta dell’assessore, in base alle informazioni fornite dalla ditta appaltatrice, Ansaldo Sts: «Purtroppo, sia Ansaldo che le ditte che si occupano dei lavori edili mi hanno confermato che, dal punto di vista tecnico, non è possibile liberare un’area per la fermata Amt. In questo momento, le opere strutturali sono ancora in corso di realizzazione nel sottosuolo ed è, pertanto, impossibile spostare le barriere che delimitano il cantiere. In autunno faremo una nuova valutazione dello stato dei lavori e la fermata degli autobus sarà sicuramente la prima cosa che verrà sistemata nell’ambito del nuovo parcheggio di interscambio che sorgerà in via Buozzi».

    I lavori di realizzazione del nuovo deposito della metropolitana e del parcheggio di interscambio in superficie, che dovrebbe rappresentare un’importante innovazione per alleggerire il traffico del nodo di San Benigno, sono iniziati nel marzo 2010 e si sarebbero dovuti concludere dopo un paio di anni. Con addirittura una passerella pedonale (di cui attualmente sembra siano in corso di realizzazione i pilastri) che in due tratti dovrebbe consentire di giungere dal parcheggio al marciapiede zona monte di via Buozzi, in una direzione, e, nell’altra, sorvolando la zona ferroviaria, alla nuova Passeggiata imperiale lungo il porto, per arrivare alla Stazione Marittima.

    via-buozzi-pista-ciclabile-vertIl parcheggio, invece, con 144 posti per le auto e 57 per le moto, vedrà due varchi per l’ingresso e altrettanti per l’uscita, oltre a una rampa di collegamento con il sottostante livello ferroviario.
    Ma i convogli di nuova generazione della Metro sono ancora fermi nelle fabbriche perché, nella rimessa attuale, non avrebbero gli spazi sufficienti per completare le manovre necessarie.

    «In generale – conclude Dagnino – si tratta di un progetto molto importante per il futuro della viabilità cittadina. E non solo per quanto riguarda il trasporto su ferro perché il parcheggio di interscambio che sorgerà in superficie sarà un valore aggiunto per il quartiere di San Teodoro e per tutta la città».

    Si tratta “solo” di capire quando vedrà finalmente la luce, senza dimenticare che la stessa via Buozzi rappresenta un nodo cruciale anche per la mobilità sostenibile e le piste ciclabili genovesi (a tal proposito leggi l’approfondimento di Era Superba).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tutti i segreti del bilancio previsionale 2013 del Comune di Genova

    Tutti i segreti del bilancio previsionale 2013 del Comune di Genova

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Con una sospensiva adottata all’unanimità (33 i consiglieri presenti) nel primo pomeriggio di oggi, confermando le voci che circolavano sempre più frequenti a partire dalla giornata di ieri, il Consiglio comunale ha rimandato a dopo la pausa estiva la delicata discussione sul futuro delle società partecipate del Comune di Genova, che in questi giorni ha messo a dura prova la tenuta della maggioranza a Palazzo Tursi. Le ostilità ricominceranno alla riapertura dei lavori, martedì 10 settembre, con la convocazione di una seduta monotematica ad hoc del Consiglio comunale. Nel frattempo sarà possibile presentare nuovi ordini del giorno ed emendamenti alla delibera modificata, depositata oggi stesso dalla Giunta. Ma se ne riparlerà appunto a settembre, con tempi di discussione che saranno contingentati.

    E mentre i consiglieri si preparano a partire per le vacanze, come promesso nei giorni scorsi, Era Superba ha deciso di mantenere alta l’attenzione sul bilancio previsionale approvato ieri e da cui dipenderà buona parte del futuro della nostra città.

    Abbiamo, dunque, chiesto al professor Luca Gandullia – docente di Scienza delle finanze e Finanza regionale e degli enti locali a quella che un tempo si chiamava Facoltà di Scienze Politiche, nonché presidente del Master in “Innovazione nella Pubblica Amministrazione”, e già addentro alla realtà della civica amministrazione genovese con la presidenza di Sportingenova – di aiutarci a capire qualcosa in più su questo documento per molti troppo astruso.

     

    Professor Gandullia, data la sua passata esperienza con SportinGenova non possiamo che partire dal tema più “fresco”, ovvero dalla delicatissima questione delle società partecipate, che ha messo in seria crisi la maggioranza di Palazzo Tursi.

    «Quello delle società partecipate resta un nodo irrisolto a Genova, come in tante altre città. Il superamento del “capitalismo municipale” stenta a compiersi per resistenze ideologiche e sindacali. Correttamente, alcune forze politiche a Genova hanno posto il tema della riforma delle società partecipate come precondizione all’approvazione del bilancio 2013. Al di là di come, poi, sono andate le cose, vi è la necessità di compiere scelte ineludibili, che vanno dalla liquidazione di società non in grado si stare sul mercato (come si è fatto per SportinGenova nel 2010), alla dismissione di società la cui proprietà pubblica non ha alcuna motivazione economica o a società dove l’ingresso di soci privati, anche di minoranza, potrebbe portare benefici di efficienza e capacità manageriali».

     

    Sempre sul tema delle partecipate, un lettore di Era Superba pone un quesito piuttosto interessante: “Non trovate che la trasparenza nei bilanci delle partecipate sia carente? Sul bilancio del Comune possiamo vedere solo a quanto ammontano i trasferimenti dell’ente nella casse delle partecipate, ma se poi andiamo sul web a cercare i loro bilanci o non ci sono o sono di difficile consultazione. Addirittura leggendo quello di aster, da profano, sembrerebbe persino un’azienda in piena salute…” 

    «L’osservazione corrisponde al vero. I rapporti tra Comune e società partecipate sono opachi. Da diversi anni si lamenta la perdita di controllo del Comune sulle proprie società partecipate. Per aumentare la trasparenza dei bilanci delle società partecipate la Giunta Vincenzi aveva previsto un’apposita Agenzia/Autority comunale che tuttavia a distanza di quattro anni dalla sua costituzione non ha prodotto i risultati attesi».

     

    Ed ecco l’aggancio per passare all’altro grande tema di queste convulse giornate pre-vacanziere: il bilancio. Il Consiglio comunale ha dato il via libera al documento preventivo per il 2013 presentato dalla giunta, nonostante un dibattito molto acceso soprattutto nelle prime giornate di discussione.

    «La grave situazione finanziaria del Comune di Genova non sorprende. Per Genova, come per le altre maggiori città italiane, si riflettono gli effetti delle pesanti manovre finanziarie attuate, all’insegna dell’austerità, dai governi centrali negli ultimi tre anni, manovre che hanno gravato in misura preponderante sulle autonomie locali. L’intero comparto della finanza comunale nel nostro Paese soffre le conseguenze di una crescita eccessiva degli apparati burocratici avvenuta nel corso degli anni ’90, rivelatasi poi insostenibile già prima dell’aggravarsi della crisi economica. Il sovradimensionamento delle strutture comunali è ancora più marcato nelle città, come Genova, che registrano un calo progressivo della popolazione residente».

     

    Ci aiuti a fare un po’ di ordine tra i tanti numeri di questo bilancio previsionale.

    «Nelle stime della giunta le risorse mancanti nel 2013 rispetto all’anno precedente ammontano a 80 milioni di euro, circa il 10% della spesa comunale complessiva; la metà è costituita da minori trasferimenti statali. Per farvi fronte sono state previste riduzioni di spesa per circa 50 milioni di euro, di cui 13 relativi alla spesa per il personale e 1,7 milioni come risparmi delle spese generali (spending review). 14 milioni derivano, invece, da non meglio precisati risparmi relativi al servizio del debito comunale, probabilmente in parte frutto della ricontrattazione di alcuni mutui.
    Le risorse ancora mancanti (circa 30 milioni) sono reperite attraverso l’aumento dell’IMU sulla prima casa (21,6 milioni) e l’aumento dell’IMU sulle abitazioni in locazione a canone concordato (1,5 milioni circa).
    Nel complesso, escludendo aggiustamenti contabili (quali i minori accantonamenti al fondo svalutazione crediti), la manovra finanziaria del Comune si compone per oltre la metà sull’aumento della pressione fiscale (IMU) e in misura minore su riduzioni di spesa (in primis quella sul personale)».

     

    A proposito di spesa per il personale. Facendo nostro uno spunto lanciato dagli attenti lettori di Era Superba, quanto è giusto aumentare la pressione fiscale sui cittadini, quando, benché in costante diminuzione, la voce più pesante nelle uscite di parte corrente è di gran lunga rappresentata dagli oltre 230 milioni di euro per il personale (quasi un quarto del totale)? 

    «La struttura amministrativa del Comune è fortemente sovradimensionata rispetto alle necessità, tanto più che la popolazione genovese è in costante diminuzione. Occorreranno anni prima che, tramite il blocco del turnover o la mobilità, il Comune possa tornare a dimensioni più efficienti. Nel frattempo ogni possibile riduzione di spesa andrebbe privilegiata rispetto all’aumento della pressione fiscale sui cittadini genovesi».

     

    Fin qui i freddi numeri. Ma che cosa ne pensa?

    «Emergono tre ordini di considerazioni: la prima è che la manovra genovese soffre di gravi incertezze, se si considera che l’IMU sulla prima casa a settembre potrebbe essere abolita o, comunque, fortemente ridimensionata dallo Stato, con l’effetto di privare il bilancio del Comune di quasi 22 milioni di euro, che dovrebbero essere reperiti in altro modo.
    Una seconda considerazione riguarda i risparmi di spesa, che appaiono significativi sul versante della spesa per il personale (anche grazie al blocco del turnover), mentre sembrano molto timidi sugli altri comparti. Dalla spending review, ad esempio, derivano solo 1,7 milioni di euro di risparmi.
    Infine, non si prevedono entrate nuove da dismissioni (immobiliari e societarie), che avrebbero potuto attenuare gli effetti dell’aumento della pressione fiscale e/o ridurre l’attuale stock di debito comunale, con conseguenti benefici sul servizio del debito».

     

    In proposito sindaco Doria e assessore Miceli hanno affermato di essere vincolati da una normativa nazionale.

    «E’ vero, però le dismissioni permettono di ridurre il debito del comune, il che significa minori interessi passivi nelle voci della spesa corrente».

     

    Ritorniamo a una delle questioni che stanno più a cuore ai cittadini: l’Imu. Che cosa potrebbe succedere al bilancio del Comune di Genova se il governo dovesse abolire l’Imu sulla prima casa? Da dove si prenderebbero i soldi mancanti per le casse di Tursi? Sarebbe necessario un bilancio bis che andrebbe a rivoluzionare quello in corso di discussione?

    «Innanzitutto, verrebbero a mancare i circa 22 milioni di euro previsti a bilancio. A meno di ulteriori riduzioni di spesa, difficilmente realizzabili a distanza di tre mesi dalla fine dell’anno, sarebbe inevitabile reperire le risorse facendo leva su altri strumenti tariffari e fiscali, in primis le tariffe sui servizi comunali e la Tares. E, data la natura regressiva di questi prelievi, gli effetti sarebbero fortemente iniqui».

     

    Certamente non si tratta di un problema solo genovese. Come ci si sta muovendo nel resto d’Italia?

    «La maggior parte degli altri Comuni – tra cui Milano – ha rimandato a settembre l’approvazione del bilancio 2013, in attesa di avere un quadro più certo circa il futuro dell’IMU e di altre componenti della fiscalità locale (es. Tares).  Ciò perché un bilancio approvato oggi che prevedesse modifiche all’IMU sulla prima casa potrebbe essere vanificato se successivamente lo Stato confermasse l’abolizione dell’imposta sulla prima casa. Un’alternativa avrebbe potuto essere, come ha fatto il Comune di Milano, di approvare un bilancio-ponte, provvisorio, destinato a garantire i servizi essenziali fino all’approvazione a settembre del bilancio definitivo».

     

    Un altro lettore ci scrive: “A leggere i dettagli ci sono troppe persone e famiglie che si autocertificano per esenzioni (mense, asili, scuole, libri, sanità, medicine) senza averne diritto”. Il suo ragionamento fa nascere naturalmente alcune domande. Non basterebbe automatizzare il tutto incrociando i dati con la dichiarazione dei redditi? É realistico pensare che si risparmierebbero i soldi per coprire alcuni buchi che oggi abbiamo coperto alzando la pressione fiscale? E, più in generale, un sistema del genere non potrebbe essere sfruttato per porre un freno efficace alle evasioni?

    «Sicuramente chi, evadendo le imposte, dichiara redditi bassi ha un vantaggio ulteriore, quello di poter fruire dei servizi pubblici gratuitamente o comunque a condizioni di favore. E’ per questa ragione che il contrasto all’evasione fiscale, a livello statale e locale, è una priorità. A questo fine non servono strategie o strumenti nuovi, basta connettere tra loro le diverse banche dati esistenti (Agenzia delle entrate, INPS, istituti di credito, etc.)».

      

    Apriamo gli orizzonti al futuro. Al di là del bilancio previsionale che in un certo qual modo doveva per forza di cose essere approvato per garantire la sopravvivenza della città, come vede il futuro delle casse di Tursi nei prossimi anni, considerato che i tagli proseguiranno e che il Comune non potrà più indebitarsi?

    «Occorrono azioni incisive per scongiurare situazioni di pre-dissesto. Va in primo luogo accelerata la costituzione della Città metropolitana affinché i costi dei beni e servizi pubblici siano sopportati non solo dai cittadini residenti nel Comune di Genova. In questa occasione andrebbe anche ridefinito il perimetro dell’intervento pubblico da parte del Comune, che dovrebbe concentrare la propria azione sui servizi istituzionali e su quelli fondamentali (quelli sociali in primis) e dovrebbe, laddove possibile, assumere un ruolo di regolatore, anziché di gestore diretto dei servizi pubblici.

    Andrebbe, inoltre, condotta internamente una seria ed approfondita azione di spending review che attraverso l’individuazione delle determinati della spesa comunale, consentisse di eliminarne le inefficienze; in questa direzione va anche adottata, su ampia scala, la metodologia dei costi standard, in linea con quanto è già stato elaborato dalla COPAFF (Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale) a Roma.

    Sul piano fiscale e tariffario, per evidenti ragioni di equità, andrebbe generalizzato l’utilizzo del nuovo ISEE per l’accesso ai servizi e alle prestazioni sociali, con la conseguente compartecipazione al costo dei servizi graduata in funzione della capacità economica dei cittadini».

    Ringraziamo il professor Gandullia per i preziosi contributi e tutti i lettori di Era Superba per l’attiva partecipazione all’intervista. 

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, approvato il bilancio previsionale per il 2013

    Comune di Genova, approvato il bilancio previsionale per il 2013

    palazzo-tursi-D4Amt e il cofinanziamento da 25 milioni per lo scolmatore del Fereggiano sono salvi. Genova ha il suo bilancio previsionale per l’anno 2013. E con un giorno di anticipo rispetto al previsto. Con 22 voti favorevoli, 11 contrari e 2 astenuti il Consiglio comunale ha approvato il documento (concessa immediata eseguibilità) presentato dalla giunta Doria quindici giorni fa, nonostante gli enormi polveroni sollevati nel corso della discussione.
    È durato solo due giorni e mezzo il duro ostruzionismo in Sala Rossa che aveva portato le opposizioni, con capofila il Movimento 5 Stelle, a presentare solo per le delibere su Imu e Tares circa 500 documenti tra ordini del giorno e, soprattutto, emendamenti.
    Sarà stato lo sfinimento delle due sedute fiume di martedì e mercoledì. Sarà stata la necessità di arrivare per forza all’approvazione del bilancio per garantire la sopravvivenza di Amt e il recepimento del cofinanziamento ministeriale per lo scolmatore sul Bisagno. Sarà stato l’incombere della pausa estiva. Fatto sta che nella notte tra mercoledì e giovedì ogni tassello del criptatissimo puzzle della Sala rossa sembra essere andato magicamente al suo posto.

    In un colpo solo sono svaniti i ricordi delle vibranti proteste fuori e dentro palazzo Tursi e l’elevata tensione delle logiche politiche che nei giorni scorsi ha fin troppo distolto l’attenzione dal cuore della discussione, ovvero quel bilancio da cui dipende il futuro della città. Con operazione degna del miglior Harry Potter, giunta e consiglieri hanno deciso di rinviare a dopo il bilancio la madre di tutti i problemi, ovvero la delibera di indirizzo sulle società partecipate che avrebbe rischiato di sciogliere come neve al sole una maggioranza fin troppo multisfaccettata. La discussione sulle ventilate, parziali, privatizzazioni di Amiu, Aster e altre società in house viene, dunque, rimandata a domani (venerdì 2 agosto). Con il rischio di chiudersi ben oltre la pausa estiva, contro la volontà del Pd. Ma, almeno, con il bilancio condotto in porto.

    Il bilancio e la riorganizzazione delle partecipate: il quadro politico

    È proprio la ventilata ipotesi di riorganizzazione delle partecipate che aveva scatenato, a inizio settimana, le proteste dei lavoratori che avevano invaso palazzo Tursi e via Garibaldi. Una delibera di per sé non direttamente collegata al bilancio, ma che era diventata imprescindibile in seguito alla volontà del Partito Democratico di vincolare il proprio assenso al provvedimento-madre proprio a una radicale revisione del sistema delle società partecipate dal Comune di Genova. Una decisione che aveva suscitato le ire degli altri partiti di maggioranza, Lista Doria, Sel e FdS. E che ancora oggi non ha fatto mancare clamorosi colpi di scena. Come la minaccio del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, di lasciare la maggioranza e unirsi al gruppo misto, di cui da oggi fanno ufficialmente parte i consiglieri ex Idv Stefano Anzalone e Salvatore Mazzei. Boutade o meno, a Pastorino sembra che non sia andato giù il tentativo del Pd di far passare la delibera sulle partecipate come allegato al documento principale del bilancio. Tentativo, comunque, sfumato e che non ha compromesso gli accordi sul bilancio, per la cui discussione sono state messe da parte le pratiche ostruzionistiche (nonostante 166 ordini del giorno e 44 emendamenti) che riprenderanno sulla delicata questione delle società in house. Che rischia di non arrivare neppure al momento della votazione considerando che alla mezzanotte in punto scatteranno le ferie e sono in calendario 219 ordini del giorno e 55 emendamenti.

    Il bilancio previsionale, ecco i numeri: 36,5 milioni alle Politiche Sociali, 30 milioni a Scuola, Sport e Politiche giovanili. Cultura e Turismo, Polizia Municipale e Sviluppo economico rimangono sotto i 5 milioni

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    Il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, nel suo complesso, ammonta a 841 milioni e 725 mila euro. Di questi, poco meno di 98,5 sono destinati alle varie direzioni amministrative: a goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Il restante terzo sarà suddiviso tra tutte le altre direzioni, con particolare incidenza per Cultura e Turismo, Polizia Municipale e Sviluppo economico, tutti comunque al di sotto dei 5 milioni di euro.

    Spesa corrente: 121,7 milioni ad Amiu (la Tares), quasi 90 milioni ad Amt, 18, 3 ad Aster. Mentre i 6mila dipendenti del Comune costano 222 milioni

    autobus-amt-3Tra i capitoli di spesa corrente, i dati più significativi riguardano proprio le società partecipate, del cui futuro si discuterà domani, anche se con tutta probabilità provvedimenti definitivi verranno presi solo a settembre. Nel dettaglio: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Tuttavia, la spesa maggiore è ancora una volta il costo fisso del personale che ammonta a 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Spese diminuite di oltre 12 milioni rispetto all’ammontare totale previsto per lo scorso anno, ma aumentate al netto dei pensionamenti. Ovvero, se ci fosse lo stesso personale degli anni precedenti, si spenderebbe molto di più, a detta del consigliere Enrico Musso. Altre sostanziose voci di spesa sono, infine, i 49,5 milioni di accantonamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

    Dal lato delle entrate, invece, la voce principe è naturalmente rappresentata dai capitoli tributari che porteranno nelle casse di Tursi 588 milioni di euro. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato. Mentre poco meno di 146 milioni il gettito derivante da entrate extratributarie, tra cui i quasi 35 milioni preventivati dall’incasso di multe e i poco meno di 26 milioni derivanti dall’accesso a beni e servizi pubblici.

    Imu, Tares: gli aumenti

    Intanto, il bilancio di “lacrime e sangue”, prendendo in prestito una definizione già tanto cara alla precedente giunta Vincenzi, ha avuto il via libera. Lacrime e sangue che, come anticipato nelle scorse settimane, per i cittadini genovesi si traducono in aumento dell’Imu e della Tares. L’imposta sugli immobili comporterà dunque un aumento dello 0,8 per mille sulla prima casa, con la relativa aliquota che sale dal 5 al 5,8 per mille (su un massimo consentito dalla legge del 6 per mille). Rispetto a quanto annunciato, saranno invece più contenuti gli aumenti sui canoni concordati, la cui aliquota passa dal 7,6 all’8,5 per mille e non al 9,5 come precedentemente proposto. Una differenza di entrate per le casse comunali che sarà coperta grazie a maggiori utili incassati da Amiu.

    Il capitolo che riguarda la Tassa rifiuti e servizi, di cui è stato appena pagato l’acconto, comporterà un aumento complessivo per le tasche dei genovesi ci oltre 10 milioni di euro. Secondo le stime, poco più di 18 euro annui pro capite. Cambiano anche i criteri con cui il balzello verrà applicato: la normativa nazionale prevede infatti che il gettito proveniente dalla Tares debba coprire interamente i costi del contratto di servizio di Amiu. Per quanto riguarda le “bollette della spazzatura” i criteri di determinazione dei singoli ammontare, oltre alla dimensione dell’abitazione terranno presente i componenti del nucleo famigliare.
    Sia per Imu che per Tares, comunque, si attendono le decisioni del governo nazionale che, a inizio autunno, potrebbero rendere necessaria una corposa variazione di bilancio. Quella sorta di “secondo tempo” a cui l’assessore Miceli e il sindaco Doria hanno più volte fatto riferimento insieme con la riluttanza per la necessità dell’aumento dell’imposizione fiscale a causa delle manovre finanziarie nazionali che si sono fin qui cumulate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amiu, servizi in concessione ad aziende esterne: facciamo il punto

    Amiu, servizi in concessione ad aziende esterne: facciamo il punto

    raccolta-rifiuti«Amiu è nel proprio settore l’azienda italiana con il più alto tasso di internalizzazione dei servizi». Risponde così l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, alla richiesta del Movimento 5 Stelle di fare chiarezza sui lavori affidati all’esterno da parte della municipalizzata che cura l’igiene urbana. Secondo il consigliere comunale Stefano De Pietro, infatti, sono in costante crescita i servizi che l’azienda dà in concessione ad altre ditte. «Un tempo – spiega De Pietro – era una situazione che si riscontrava soprattutto per le raccolte in zone collinari, ma oggi vediamo diversi camioncini non di Amiu anche in quartieri centrali della città».

    «Si tratta di lavori pressoché marginali oppure della raccolta del vetro, affidata fino al 2016 da Amiu a Quattroerre con un’apposita gara» spiega Garotta. «Per il resto, Amiu gestisce con proprio personale praticamente tutto il ciclo dei rifiuti». A restare all’esterno sono poche attività residuali, come la raccolta della carta dai bidoni piccoli, affidata con gara a Swtich fino al 2016, il ritiro di carta e cartone a domicilio, la cernita della differenziata presso i mercati, la raccolta di toner e cartucce esauste delle stampanti.

    «In molti casi – ci spiega Carmine Lechiara di FP (Funzione Pubblica) Cgil – si tratta di attività che fanno capo a cooperative sociali, per lavori marginali, sperimentali e spesso tarati apposta per favorire l’integrazione delle fasce deboli, come la pulizia dei vespasiani o il lavaggio delle gallerie. E, comunque, non riguardano più di una quarantina di lavoratori».

    RifiutiAnzi, a partire dal primo gennaio 2012 l’azienda ha re-internalizzato una serie di attività proprio riguardanti la raccolta differenziata, nelle quali sono state ricollocate circa 40 persone provenienti da altre mansioni. Un’operazione che è stata resa possibile tramite un processo di revisione del sistema di raccolta che ha portato all’introduzione dei cassonetti svuotati lateralmente dai camion e non più posteriormente, con la necessità di minore personale.
    Sono state, dunque, recuperate all’interno dell’azienda la raccolta della carta dei grandi contenitori e quella di plastica e banda stagnata, oltre alla gestione completa del nuovo impianto di via Sardorella per la separazione dei materiali provenienti dalla differenziata.
    «Inoltre – riprende l’assessore Garotta – Amiu gestisce con proprie risorse anche la Fabbrica del riciclo e le attività riguardanti le isole ecologiche, la raccolta di rifiuti ingombranti su strada, il recupero del cartone su percorsi stradali di grandi dimensioni, tutte le raccolte differenziate nel centro storico, il sistema degli Ecovan e delle Ecocar, e lo svuotamento dei contenitori di pile e farmaci».

    Ma la preoccupazione dei grillini non riguarda tanto la paternità del lavoro, quanto piuttosto la situazione occupazionale di dipendenti e precari della partecipata del Comune: «La crescita dell’esternalizzazione, a nostro avviso, a lungo andare non farebbe altro che creare una quota di esuberi di lavoratori Amiu. Che si aggiungerebbe alle già notevoli problematiche dovute alla presenza di numerosi precari. Una situazione, quest’ultima, che potrebbe essere gradualmente risolta regolarizzando il personale e destinandolo al processo di raccolta differenziata».

    «Certo – ammette l’assessore Garotta – qualche margine per migliorare ulteriormente il tasso di internalizzazione dei lavori di Amiu teoricamente ci sarebbe. Ma, al di là del fatto che tutti i servizi sono stati affidati con gara e quindi bisognerebbe attendere la scadenza dei contratti, dobbiamo tenere presente i vincoli della spending review». L’amministrazione, infatti, non può intervenire a sanare le posizioni dei precari a causa delle norme del patto di stabilità, che bloccano turn-over e nuove assunzioni per le aziende pubbliche.

    palazzo-tursi-de-pietro-stefano-M5S-DUna motivazione che, ancora una volta, non trova d’accordo il M5S, secondo cui il dettato normativo può essere interpretato a favore dei Comuni, escludendo da questo ragionamento le società partecipate: «A Napoli, ad esempio, sono usciti dal patto di stabilità per l’assunzione di personale nelle cosiddette società in-house e non mi sembra che siano scese saette dal cielo. Mi sembra che la cosa sia passata e sia assolutamente fattibile» sostiene De Pietro. «Mi chiedo – prosegue il consigliere – come mai non si possa studiare anche per Genova un modo per superare questa impasse, cercando di gestire la raccolta interamente con personale interno».

    Secondo Lechiara, quella lanciata dal Movimento 5 Stelle è una polemica sterile: «Ogni città ha la sua storia e se andiamo nel meridione vorrei vedere qual è il Comune che è riuscito a stare dentro ai parametri del patto di stabilità. In ogni caso, se qualcuno si fosse accollato la responsabilità di procedere con assunzioni a tempo indeterminato, ne pagherebbe le conseguenze legali. A Genova una cosa del genere non si può fare». Ma l’opposizione del sindacalista ai grillini non si ferma qui: «Pensare che hanno pure avuto modo di controllare tutti i libri contabili dell’azienda. Farsi difensori degli interessi dei lavoratori in questo periodo va molto di moda. Ma spesso non si sa neppure di cosa si parla. I precari di Amiu non si sentono assolutamente in competizione con i lavoratori delle aziende esterne e sanno benissimo che se si potesse procedere con nuove assunzioni verrebbero progressivamente tutti regolarizzati nel ciclo integrale dei rifiuti».

    C’è poi un ultimo tassello a completamento della questione: quello che riguarda il piano economico. «Mi sembra strano – dice De Pietro – che l’internalizzazione di un precario possa costare più di un affidamento esterno di un servizio. Anche perché nel secondo caso ci deve essere il guadagno per la proprietà. Se, dunque, fosse vero quanto più volte sottoscritto da Amiu – e cioè che i suoi dipendenti vengono trattati in maniera eccellente, grazie a un’ottimizzazione dell’efficienza organizzativa, a vantaggio dei cittadini – gli scenari possibili sono due: o Amiu spreca dei soldi affidandosi a ditte esterne o i lavoratori di queste ditte subiscono una disparità di trattamento rispetto ai colleghi della municipalizzata. E siccome sappiamo che in alcuni casi questa situazione si verifica, è un po’ come se Amiu dicesse: “I miei lavoratori li tratto benissimo ma di quelli delle aziende terze mi importa poco”».

    Lechiara si sente colto nel vivo: «Al primo posto delle nostre rivendicazioni c’è sempre il mantenimento della gestione integrale del ciclo dei rifiuti da parte della stessa azienda. Però, poi, ci rendiamo conto che il confronto con il mercato è imprescindibile, soprattutto in una situazione economica delicata come quella che stiamo vivendo. Ad ogni modo, come organizzazioni sindacali continuiamo a pretendere che Amiu, in qualsiasi gara che bandisce, faccia sempre riferimento all’applicazione del contratto igiene ambientale nazionale, per garantire un trattamento dignitoso a tutti i lavoratori, compresi quelli delle cooperative sociali».

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Crisi-economica L’argomento non è certo dei più semplici, ma riguarda da vicino tutti noi genovesi e merita di essere approfondito.
    Qui di seguito trovate l’approfondimento relativo al bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, dopo la presentazione avvenuta ieri  a Palazzo Tursi (clicca qui per leggere il documento). Ora il passaggio in commissione e poi la definitiva approvazione entro l’estate.

    Scriveteci, inviate le vostre domande a redazione@erasuperba.it, nei prossimi giorni prepareremo ulteriori approfondimenti e, con l’aiuto di professionisti, cercheremo di chiarire i vostri dubbi.

    Il bilancio previsionale

    Ci siamo. Sono ufficialmente iniziate le due settimane più lunghe e più calde per l’amministrazione civica della nostra città. Ieri pomeriggio, infatti, il sindaco Marco Doria e l’assessore al bilancio Francesco Miceli hanno illustrato in Sala rossa le linee guida del bilancio previsionale, approvato in mattinata dalla giunta.

    Confermando le previsioni, l’Imu per l’abitazione principale sale all’0,8 per mille. Ma a colpire è soprattutto il sostanzioso aumento dell’imposizione sui canoni concordati: l’aliquota per questa partita passa, infatti, dal 7,6 per mille al 9,5. Invariata, invece, l’incidenza sulle seconde case.

    «Non fa piacere aumentare l’imposizione fiscale, soprattutto in un paese che ha un’evasione così alta» ha detto il sindaco, Marco Doria. «Ma si tratta dell’unico modo che abbiamo a disposizione per non tagliare servizi essenziali. E la leva principale per i Comuni in questo campo è l’Imu. Una politica di tagli brutali, infatti, non favorisce il rilancio ma ne affossa la possibilità e uccide il sistema pubblico. Riteniamo che sia pesantissima e intollerabile l’imposizione fiscale su imprese e lavoro più che sui redditi, perché rende davvero difficile ipotizzare un rilancio dell’economia. Per questo abbiamo cercato di compiere una scelta evidente sia sulla Tares che sull’Imu. Non c’è un euro di quello che viene prelevato dai cittadini che rimarrà nelle tasche del Comnune».
    Così dalla tassa sugli immobili entreranno nei conti di Tursi 21,6 milioni di euro in più per quanto riguarda l’aumento sulle prime abitazioni e 3 milioni per quello sui canoni concordati.

    Oltre a questi 24,6 milioni di euro, altri 5 milioni giungeranno da varie azioni previste dall’amministrazione. Nel dettaglio: 1,7 milioni da una riserva di utili accumulata negli anni da Amiu; 1 milioni di euro dall’accelerazione di procedure per il rimborso dell’Iva; 0,9 milioni dal rientro del cosiddetto “prestito d’onore” attivato da Francesca Balzani, quando ricopriva l’incarico di assessore al Bilancio del Comune di Genova; 274 mila euro da una rimodulazione dei costi di iscrizioni alle materne comunali, che varieranno dai 25 a 100 euro all’anno a seconda del reddito. In questo settore, invece, non stati ritoccati i costi dei servizi di ristorazione.

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23Si arriva così a quei famosi 30 milioni di euro di cui da tempo parla il sindaco Doria, per far salire l’ammontare del bilancio comunale al minimo indispensabile di 830 milioni, 50 in meno rispetto allo scorso anno, grazie a una serie di risparmi virtuosi messi in campo dall’amministrazione, tra cui: 13 milioni di euro recuperati dalla diminuzione di spesa per il personale; 14 milioni arrivati dalla riduzione dello stock di debito e dalla rinegoziazione di mutui; 18 milioni dal fondo svalutazione crediti (cifra accantonata per crediti che si prevedono insoluti) a causa delle minore necessità di accantonamento, dovuta alla riduzione delle entrate; 1,7 milioni arrivano da una generale riduzione delle spese secondo i criteri della spending review.

    A tutte queste cifre vanno aggiunti anche i proventi derivati dalla Tares, la tassa rifiuti e servizi che nel 2013 colpirà i genovesi per un totale di poco superiore ai 121 milioni, ovvero 10 milioni in più rispetto alla Tia dello scorso anno. In soldoni, per le utenze domestiche di nuclei famigliari composti al massimo da tre elementi, si tratta di un aumento medio di 30 euro annui. Un ritocco necessario per la normativa nazionale che prevede che l’ammontare del tributo copra integralmente i costi del servizio di Amiu e soddisfi il criterio generale del “chi produce più spazzatura, più paga”.

    Non è stata toccata, infine, l’addizionale Irpef già ai massimi consentiti.

     

    Approvazione del bilancio prima della pausa estiva: al via il tour de force

    Ora la parola passa ai consiglieri chiamati a un vero e proprio tour de force per portare il documento alla votazione in aula prima della pausa estiva (che dovrebbe iniziare ufficialmente il 3 agosto). Un passaggio imprescindibile per il futuro della città perché alcune realtà come Amt, Carlo Felice e Fiera di Genova, oltre a molti operatori del terzo settore, hanno ormai raschiato il fondo del barile e necessitano di ossigeno vitale.

    «La precarietà del quadro politico nazionale a corredo della continua fase economica recessiva impedisce il via a quella serie di riforme imprescindibili per uscire da questo scenario» ha detto l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Francesco Miceli. È in questo quadro che, secondo il sindaco Marco Doria, «diventa imprescindibile dare delle certezze. Giungere all’approvazione del bilancio è dunque un atto dovuto nei confronti dei cittadini. La legge avrebbe consentito di procrastinare fino a settembre ma non potevamo tardare ulteriormente per garantire la sopravvivenza di realtà come Amt e Fiera, fondamentali per l’economia della nostra città».
    C’è di più. All’approvazione del bilancio, infatti, è vincolato anche l’ottenimento di 25 milioni di finanziamento ministeriale per lo scolmatore del Fereggiano, a cui dovranno affiancarsene altri 18 da parte del Comune che arriveranno tramite apposito mutuo, per la cui accensione è appunto indispensabile avere il bilancio approvato.

     

    Poco meno di 98,5 milioni di euro il limite massimo di spesa nel 2013

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    Degli oltre 98 milioni disponibili, 36,5 vanno alle politiche sociali e 30 milioni alle scuole e alle politiche giovanili

    Per quanto riguarda il 2013, dunque, le direzioni comunali potranno fare affidamento su un plafond (limite massimo di spesa) complessivo di 98 milioni e 487 mila euro. A goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro (vedi grafico), e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Per un totale di 66,5 milioni di euro.

    «È evidente – sottolinea l’assessore Miceli – che se non avessimo previsto la manovra fiscale che porterà nelle casse comunali quasi 25 milioni di euro, tutto il plafond a disposizione delle varie direzioni sarebbe stato assorbito quasi interamente da questi due settori».

     

    Il bilancio 2013 del Comune di Genova: entrate e uscite

    Nel suo complesso, il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013 ammonta a 841 milioni e 750 mila euro. Raggiunti, dunque, e superati grazie all’aumento di gettito derivante dalla Tares, i più volte accennati 830 milioni.
    Dal punto di vista delle entrate, la fanno da padrone le voci tributarie, il cui ammontare previsto tocca i 588 milioni. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato.

    «Per il 2013 – ha spiegato l’assessore Miceli – i tagli imposti ai comuni dalla spendig review ammontano a 2 miliardi e 250 milioni. La quota che riguarda il Comune di Genova è di 32,7 milioni, anche se la cifra definitiva è affidata a un decreto ministeriale che si aspettava entro il 30 aprile ma che non è ancora arrivato. Ad ogni modo, dal 2011 le manovre statali hanno provocato una serie di tagli cumulativi che hanno gravato sul Comune di Genova all’incirca per 130 milioni. E si andrà avanti nei prossimi anni. Tutto ciò nonostante l’aumento del contributo finanziario che i Comuni hanno apportato alle casse statali, che dal 2007 ha raggiunto la somma di 14 miliardi, di cui il 40% per tagli alle risorse e il 60% per l’inasprimento del patto di stabilità a livello nazionale».

    Naturalmente più articolata la sezione che riguarda le spese correnti. Oltre ai già citati 98 milioni per i servizi comunali, le cifre più interessanti sono quelle che riguardano le società partecipate: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Ma la spesa maggiore, inutile dirlo, è quella che riguarda il personale: ben 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Da citare, infine, anche i 49,5 milioni di accontamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

     

    I passi da fare prima dell’approvazione

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D4Come ha più volte ripetuto il sindaco, Marco Doria, va sottolineato che quello presentato oggi è una sorta di primo tempo del bilancio. Non una manovra cristallizzata, dunque, ma un provvedimento che potrebbe essere ritoccato a settembre, alleviando la pressione fiscale sui cittadini. A partire proprio dalle aliquote Imu, con precedenza ai canoni concordati. Provvedimenti, tuttavia, totalmente subordinati alle decisioni di un governo centrale sempre più incerto. In proposito, l’assessore Miceli ha sostenuto che «il Paese non sia in grado di sostenere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa perché in queste condizioni è praticamente impossibile trovare risorse alternative. Potrebbero, invece, nascere delle condizioni per rimodulare la tassazione sulla prima casa, attraverso detrazioni che introducano nuovi elementi perequativi».

    Tornando a Genova, invece, la prossima settimana, il bilancio affronterà un serrato passaggio in commissione. Dopo di ché, a cavallo di agosto e con le ferie alle porte, il plenum dei consiglieri tornerà ai riunirsi tutti i giorni, mattino, pomeriggio «e anche notte se fosse necessario», ha sottolineato il presidente Guerello, per giungere alla approvazione definitiva. Almeno fino a settembre.

    Nel frattempo, il sindaco lavorerà a una delibera di indirizzo che riveda radicalmente il sistema delle società partecipate del Comune di Genova. Facendo seguito alle voci sempre più incessanti in questi giorni, il primo cittadino ha specificato che «non c’è alcun atto amministrativo che preveda di privatizzare pezzi di Amt. Ed è anche per salvare l’azienda che stiamo spingendo per l’approvazione del bilancio. Certo è che è necessario giungere a un sistema più efficiente, analizzando caso per caso i provvedimenti da prendere».
    Sul tema hanno espresso la propria posizione anche i consiglieri di Lista Doria, Sel e FdS con un comunicato stampa nel quale si sottolinea con decisione la contrarietà alla privatizzazione dei servizi pubblici locali del Comune di Genova “in sintonia con la volontà espressa dalla maggioranza degli elettori e delle elettrici nell’accogliere i quesiti referendari del giugno 2011”.

     

    Simone D’Ambrosio