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  • Marco Bucci presenta la sua giunta. Protezione Civile e Porto non hanno assessorato. Urbanistica ancora in sospeso

    Marco Bucci presenta la sua giunta. Protezione Civile e Porto non hanno assessorato. Urbanistica ancora in sospeso

    palazzo-tursi-D7Il nuovo sindaco di Genova, Marco Bucci, ha presentato la sua “squadra di governo”, che per i prossimi cinque anni si occuperanno di Genova. Molti i volti noti, poche le sorprese. La divisione delle deleghe rispecchia in parte la composizione della coalizione elettorale, con un ventaglio di ruoli distribuiti in base alle “attitudini” dei partiti che hanno sostenuto la candidatura.

    Spicca la mancanza di un assessorato con delega diretta alla Protezione Civile, che sarà di competenza di un consigliere delegato, come anche il Porto. Due ambiti importanti per la città: il territorio fragile di Genova, che periodicamente è sotto stress per pioggia, incendi, caldo e frane sarà sicuramente protagonista nei prossimi anni, come lo è stato nella storia recente, anche se, ovviamente, la speranza è di quella di essere smentiti. Il Porto, invece, necessità di un rafforzato ruolo delle istituzioni, soprattutto in virtù del nuovo assetto dell’Autorità Portuale; forse per questo “meritava” di più, anche perché volenti o nolenti dalla portualità, nelle diverse forme che potrà assumere, passa il disegno e la visione della Genova di domani. Secondo il primo cittadino, però, i consiglieri delegati sono da considerarsi «a tutti gli effetti degli assessori».

    Scompare dal “vocabolario” civico la “Legalità”, sostituita dal termine “Sicurezza”, accompagnato dalle deleghe alla Polizia Locale, all’immigrazione e al Centro Storico; un cambio di passo che risponde ai temi della campagna elettorale, e che infatti vede nel ruolo di assessore con queste deleghe Stefano Garassino, Lega Nord

    La scelta

    «Sono molto felice di questa squadra con tanti giovani. Tutte le persone sono state valutate in funzione della loro competenza. C’è sicuramente spirito di servizio perché abbiamo più persone ma a stessi costi». Così il sindaco Marco Bucci, ha risposto alle prime prevedibili critiche sulla composizione della giunta che secondo i detrattori sarebbe stata composta con il bilancino, tenendo conto delle varie pressioni politiche, contrariamente a quanto lo stesso primo cittadino aveva annunciato in campagna elettorale dicendo di volersi affidare soprattutto a personalità provenienti dalla società civile. Nessuno, comunque, è sicuro del posto per i prossimi cinque anni, come lo stesso sindaco ha affermato durante la presentazione.

    Sicuramente in lista manca ancora un assessore e sarà una donna con delega a Urbanistica e demanio, che Bucci al momento ha tenuto per sé assieme alle Società partecipate: «Stiamo cercando una donna di altissimo profilo in tutta Italia– spiega il primo cittadino, come riportato dall’agenzia Dire – possibilmente al nord per ragioni logistiche, lo stipendio da assessore non è molto alto per spostarsi a Genova da troppi chilometri di distanza». Definitivamente al sindaco, invece, dovrebbe restare la delega alle Società partecipate: «E gli uffici stanno già lavorando sulla questione Amiu – specifica Bucci – stamattina ho parlato anche con il prefetto per vedere come dobbiamo comportarci per evitare il commissariamento. Siamo tutti assolutamente allineati perché Genova ha bisogno di un assestamento che dia un bilancio robusto e che non tagli non bisogna tagliare. E alla fine vedrete che non taglieremo nulla». Delle partecipate si occuperanno anche i singoli assessori con deleghe alle materie di competenza: «Cercheremo di introdurre il concetto di organizzazione ‘a matrice’, ovvero sia con funzioni e con progetti, anche se non so quanto sia compatibile con le strutture amministrative».

    Prima riunione informale tra i 10 assessori, i 6 consiglieri delegati e il sindaco sarà mercoledì prossimo, mentre per la prima seduta di giunta formale si andrà a uno o due giorni dopo il primo Consiglio comunale, che mercoledì 12 luglio dovrebbe eleggere a presidente Alessandro Piana (Lega Nord).

    La squadra

    Ecco la lista degli assessori con le relative deleghe:

    Marco BucciSindaco, Urbanistica e Demanio, Politiche e strategie di sviluppo delle Società Partecipate, Ricerca e sviluppo dei finanziamenti europei, Organi istituzionali, Comunicazione, Politiche europee e internazionali e Cooperazione internazionale, Partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione.

    Stefano BalleariVice sindaco, Mobilità e Trasporto Pubblico Locale

    Paola Bordilli – Turismo, Commercio e Artigianato

    Matteo Campora – Ambiente e Rifiuti, Servizi civici, Informatica

    Paolo Fanghella – Lavori pubblici, Manutenzioni e Politiche per lo sviluppo delle vallate

    Francesca Fassio – Politiche educative e dell’istruzione, Politiche socio-sanitarie e alla casa

    Stefano Garassino – Sicurezza, Polizia locale, Immigrazione, Centro Storico

    Pietro Piciocchi – Bilancio e Patrimonio

    Elisa Serafini – Marketing territoriale, Cultura e Politiche per i giovani

    Giancarlo Vinacci – Sviluppo e Promozione economica della città

    Arianna Viscogliosi – Personale, Pari Opportunità

     

    Di seguito, invece, i Consiglieri delegati

    Stefano Anzalone – Promozione e educazione allo sport

    Mario Baroni – Valorizzazione del patrimonio comunale

    Federico Bertorello – Avvocatura e Affari Legali

    Sergio Gambino – Protezione civile e Valorizzazione del volontariato

    Lilli Lauro – Rapporti con consiglio comunale, Città metropolitana, Municipi

    Francesco Maresca – Porto e Mare

     

    Le biografie

    Stefano Balleari
    58 anni, laureato in Economia e Commercio, è stato amministratore delegato e presidente di Consigli di amministrazione di alcune società di famiglia nell’ambito del commercio all’ingrosso e dettaglio di generi alimentari. E’ direttore amministrativo di un gruppo societario nel settore macchine movimento a terra. Dal 2007 al 2017 è stato consigliere comunale a Genova, dal 2009 al 2017 vicepresidente del Consiglio Comunale di Genova. 

    Paola Bordilli
    36 anni, nasce e vive a Genova Pegli. Laureata in Economia Aziendale. Dopo alcuni anni a supporto di Regione Liguria nell’ambito delle crisi aziendali e degli ammortizzatori sociali, dal 2012, dapprima in Confindustria Genova e poi in Confartigianato Liguria, la sua attività si svolge al fianco e al servizio delle piccole e medie imprese. Esperta in attività sindacale, di rappresentanza e di assistenza tecnica alle micro/piccole/medie imprese dell’artigianato, commercio, turismo e servizi. Attiva nella promozione delle imprese tramite eventi, manifestazioni e fiere.

    Matteo Campora
    46 anni, avvocato. E’ consulente legale presso aziende nazionali ed internazionali nel settore dell’energia, dell’immobiliare e commerciale. Dal 2007 al 2017 consigliere comunale a Genova.

    Paolo Fanghella
    57 anni, dottore di ricerca e architetto libero professionista, è consulente presso la Procura della Repubblica. Esperto in progettazioni, cantieristica, recupero e manutenzioni. E’ stato consigliere del municipio Ponente dal 1997 al 2002 e dal 2002 al 2007.

    Francesca Fassio
    52 anni, laureata in Giurisprudenza. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Tender to Nave Italia. Dall’aprile 2016 segretario della Consulta comunale e Città metropolitana di Genova per l’handicap che collabora attivamente con la Consulta regionale dell’handicap.

    Stefano Garassino
    49 anni, laureato in lettere, è stato presidente della Commissione Cultura del municipio Centro Est dal 1997 al 2001 e membro della Commissione cultura della Regione Liguria. Dal 2012 è direttore del Civ Piazza della Vittoria, lavora come consulente sicurezza e marketing management presso Società Piccioni Fichet.

    Pietro Piciocchi
    40 anni, avvocato specializzato nella difesa in giudizio e nella consulenza in favore delle pubbliche amministrazioni nel settore del diritto tributario ed amministrativo. E’ professore a contratto di diritto pubblico presso l’Università Bocconi. Tra il 2008 e il 2011 è stato consulente giuridico presso l’Ufficio di Segreteria Tecnica del Ministro dell’Interno.  Dal 2015 componente della segreteria tecnica del Vice Presidente della Regione Liguria e Assessore alla Sanità e Commissario Straordinario dell’Istituto Brignole. 

    Elisa Serafini
    29 anni, laureata in Economia, con studi in Italia e negli Stati Uniti, ha lavorato come responsabile Marketing per imprese italiane ed internazionali. E’ stata commentatrice ed opinionista su reti nazionali e blogger per magazine web nazionali. Svolge attività politica e culturale fin dalla giovane età: a 16 anni ha partecipato alle attività dei volontari di “Genova 2004 Capitale della Cultura Europea”, quattro anni dopo ha co-fondato l’Associazione Culturale Merito. E’ stata rappresentante degli studenti universitari e fa parte del Gruppo Giovani del Forum Economico Mondiale “Global Shapers”.

    Giancarlo Vinacci
    59 anni, manager, ha lavorato nel Gruppo Mediobanca e alla Barclays. Dal 1993 è direttore di Private Banking di Mediolanum e promotore del lancio di Pirelli Real Estate oggi Prelios e di Rolo Banca 1473 oggi Unicredit. Dal 2006 alo scorso anno è stato Amministratore delegato Direttore generale di Mediofirma, società di intermediazione creditizia partecipata da Unicredit e Allianz. Nel 2014 ha ricevuto il premio alla carriera del Leadership Forum e nel 2016 il Premio Internazionale Imprenditoria e Managerialità, conferitogli dall’Accademia Europea per le relazioni economiche e culturali.

    Arianna Viscogliosi
    45 anni, laureata in Giurisprudenza, con Master al Collegio Europeo di Parma in studi europei. Ha lavorato presso la Commissione europea a Bruxelles e per alcune società di consulenza in materia di formazione a funzionari pubblici e privati sulle politiche europee. Dal 2008, in qualità di avvocato, svolge la propria attività presso l’Ufficio legale dell’E.O. Ospedali Galliera nell’ambito del Dipartimento Gestione Risorse Umane dell’Ente, entrando poi a far parte del Comitato Unico di Garanzia (CUG).

    Stefano Anzalone
    54 anni, Cavaliere della Repubblica italiana, è sovrintendente Capo della Polizia di Stato ha svolto attività sindacale presso il Sap (sindacato autonomo di Polizia). Dal 2009 al 2012 è stato assessore allo sport del Comune di Genova, è presidente del Comitato provinciale Csen, Centro sportivo educativo nazionale, componente del comitato Paraolimpico della Liguria.

    Mario Baroni
    68 anni, consulente amministrativo finanziario, è direttore finanziario di una spa di Genova. Presidente della Associazione Cilla Onlus che si occupa di accoglienza per bambini e famiglie dell’Ospedale Gaslini. Consigliere comunale di Genova dal 2012.

    Federico Bertorello
    37 anni, avvocato. Titolare di studio legale. Ha competenza in materia di diritto del lavoro, previdenziale e sindacale, diritto civile e diritto amministrativo. E’ consulente giuridico di Enti locali e associazioni di categoria per quanto riguarda la gestione e amministrazione del personale e dei rapporti di lavoro.

    Sergio Gambino
    38 anni, manager rete vendita di Generali assicurazioni. Da maggio ‘99 ad agosto ’99 ha partecipato alla scuola ufficiali dell’Esercito italiano. Da agosto ‘99 fino a aprile 2002 è stato ufficiale di logistica con incarico di Comandante del plotone trasporti nell’Esercito italiano. Dal 2004 socio Lions club Italia, dal 2010 è volontario autista/soccorritore presso la Croce bianca genovese.

    Lilli Lauro
    Genovese, madre di quattro figli. Studi da broker navale in Inghilterra e a Genova. Dal 2007 è consigliere comunale a Genova, dal 2015 consigliere regionale. Tra i fondatori del circolo culturale “Il Volano” attraverso cui vengono promossi eventi culturali e dibattiti.

    Francesco Maresca
    34 anni, avvocato specializzato in diritto dei trasporti marittimi, ha redatto studi di piani giuridici per lo sviluppo del lavoro portuale e terminalistico. Ha sviluppato pareri e prodotto memorie su agevolazioni fiscali europee e su riassetto e riordino delle concessioni del Porto di Genova in funzione dell’interconnessione con il Terzo Valico e con i corridoi europei.

  • La Genova antifascista risponde alla chiamata: duemila persone sfilano in città per il 30 giugno. Le voci del corteo

    La Genova antifascista risponde alla chiamata: duemila persone sfilano in città per il 30 giugno. Le voci del corteo

    genova antifascistaDa piazza Alimonda a piazza De Ferrari, compatto e in sicurezza, il corteo del 30 giugno, organizzato dall’Assemblea Permanente Antifascista, ha segnato un punto: Genova è ancora una “piazza organizzata” capace di fare argine ad eventuali derive a destra.

    Una manifestazione curata nei minimi dettagli, che ha «saputo evitare strumentalizzazioni» ed «disinnescare le provocazioni degli ultimi giorni», come più volte ricordato durante la giornata: nessun incidente, nessun momento di tensione, nessuna scritta lasciata sul percorso, solo un mazzo di fiori, sistemato sotto l’elenco dei caduti della guerra partigiana di Ponte Monumentale. Un gesto che ha sintetizzato il messaggio del corteo, che ha sfilato dietro l’unico striscione “Ci chiamavano briganti, ci chiamano teppisti, ieri Partigiani, oggi Antifascisti”.

    Contenuti

    Un corteo che non è stato solo una sorta di «rievocazione storica» dei moti del 30 giugno 1960, ma che è diventato il «precipitato di riflessioni che stanno attraversando la città, in alcuni casi anche da tempo»: queste le riflessioni di alcuni partecipanti che raccogliamo a margine della manifestazione. Messaggi chiari e ripetuti durante il percorso: il “decreto Minniti” che introduce il Daspo Urbano potrebbe cambiare drasticamente la gestione della dissenso sociale, e della piazza, mentre le nuove politiche sulla gestione dei migranti ha già creato una sorta di «discriminazione giudiziaria in base alla provenienza etnica-geografica». Ma non solo: «grandi opere, capitalismo, consumismo sono le nuove espressioni di un fascismo che non è mai scomparso veramente». E poi “l’attualità”, con le paventate aperture di sedi legate a movimenti neo-fascisti, e il recente risultato elettorale, che ha portato la Lega Nord ad essere il primo partito rappresentato in Consiglio comunale, dopo una campagna elettorale che «non ha risparmiato attacchi diretti verso le realtà dei centri sociali e di tutta quella “città di sotto” che il partito di Salvini ha più volte minacciato per i suoi scopi elettorali».

    Le appena trascorse elezioni, però sono solo una delle “cause” della ampia partecipazione alla manifestazione: l’Assemblea Permanente Antifascista, infatti, «si riunisce da mesi per elaborare una linea politica che sappia unire e organizzare tutte quelle realtà e quei singoli “che dicono no” a determinate derive sicuritarie, alle politiche discriminatorie legate al decoro urbano e ai flussi migratori, che sono in qualche modo in allarme per la risorgenza delle destre».

    Partecipazione

    La partecipazione al corteo è stata trasversale. Nessuna bandiera di partito ma tante persone provenienti da diverse organizzazioni politiche, lavorative e sociali: l’intento degli organizzatori era quello di «evitare passerelle», e così è stato. Il servizio d’ordine organizzato per l’evento ha tenuto il corteo compatto e “protetto” da eventuali provocazioni interne ed esterne, “accompagnandolo” durante il percorso. L’invito rivolto ai giornalisti di non fotografare o filmare “dentro il corteo”, più volte ripetuto durante la giornata, è stato inteso «come sistema di “auto-tutela” per evitare strumentalizzazioni pericolose e narrazioni tendenziose, soprattutto in un momento storico in cui anche la partecipazione nelle piazze è messa sotto attacco dalle recenti normative repressive del dissenso». Nei fatti la partecipazione era aperta a tutti, cronisti compresi, e la documentazione “esterna” del corteo è stata garantita.

    La recente tornata elettorale è stata caratterizzata da una inedita astensione, che ha innescato diverse riflessioni sulla partecipazione e sulla resilienza della cosiddetta “sinistra”, in una città da sempre considerata “rossa”. Quella di ieri è stata una prima risposta: l’anima antifascista di Genova è viva, organizzata e determinata. Ancora una volta, quindi, la storia politica della città ricomincia dalle piazze.

    Nicola Giordanella

  • Turismo, in Liguria in crescita con 2,5 milioni di turisti tra aprile e maggio. A Genova 733mila presenze

    Turismo, in Liguria in crescita con 2,5 milioni di turisti tra aprile e maggio. A Genova 733mila presenze

    turismoSono oltre 2 milioni e 500mila le presenze registrate in Liguria nei mesi di aprile e maggio, con una crescita di oltre il 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un ottimo risultato – commenta l’assessore regionale al Turismo Gianni Berrino – quello del periodo primaverile con i ponti di Pasqua, 25 aprile e 1° maggio. Un assaggio d’estate che ha visto, ancora una volta, negli ultimi due anni, la Liguria grande protagonista sulla scena turistica nazionale».

    A fare la parte del leone nelle presenze registrate dall’Osservatorio turistico regionale – che raccoglie i dati degli operatori turistici del territorio – sono gli italiani (1,3 milioni) cresciuti del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre le presenze straniere si stabilizzano sul 1 milione e 100mila, comunque in lieve crescita (+0,56%). Regina delle presenze è Savona con poco meno di 843mila visitatori, segue Genova con 733mila presenze, poi La Spezia con oltre 497mila e infine Imperia con 493mila.

  • Comunali, Bucci vince ma lo sceglie solo un genovese su cinque. Crivello sotto di 21mila voti. Ma Marco Doria prese di più

    Comunali, Bucci vince ma lo sceglie solo un genovese su cinque. Crivello sotto di 21mila voti. Ma Marco Doria prese di più

    palazzo-tursi-D4Marco Bucci, nuovo sindaco di Genova, è stato eletto da meno di un genovese su cinque. I suoi quasi 112.400 voti ottenuti nel ballottaggio di ieri, oltre 23.700 in più rispetto a quelli incamerati nel primo turno, gli sono valsi il 55,24% delle preferenze dei votanti ma, la scarsa affluenza, fa sì che nel complesso si tratti solo del 22,9% di tutti i potenziali aventi diritto al voto. Una percentuale che scende al 19% se, invece, vengono considerati tutti gli oltre 583.600 che compongono tutta la popolazione genovese secondo quanto riportato dai dati ufficiali del sito del Comune.
    Anche Gianni Crivello, il candidato del centrosinistra sconfitto, ha aumentato i propri voti passando dai 76.300 del primo turno ai 91.057: un incremento di quasi 15.000 voti che non è stato sufficiente a ridurre il gap dal suo avversario. Anzi, se la distanza tra i due contendenti, quindici giorni fa, era di circa 12.300 voti, quella definitiva di ieri è salita a oltre 21.300. A contribuire, senza dubbio, anche una parte dell’elettorato cinque stelle che non sembra aver seguito le indicazioni del proprio candidato sindaco sconfitto al primo turno: Luca Pirondini aveva infatti invitato a votare scheda bianca, ma le schede bianche scrutinate ieri sono state solo 1.500 a cui si aggiungono oltre 4.600 voti variamente annullati.
    Tirate le somme, dunque, non è vera l’affermazione del segretario regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, secondo cui Marco Bucci sarebbe più legittimato di Marco Doria a governare la città: cinque anni fa, il sindaco era stato eletto al ballottaggio con oltre 114.245 voti -pari al 59,71% dei votanti- quasi 2.000 più di Bucci, senza considerare che al primo turno le preferenze erano state quasi 127.500.
  • Sgualdrine, mogli di Veneziani! Quando le rivalità sul mare (e sui santi) si risolvevano a colpi di pugnale e non di regata

    Sgualdrine, mogli di Veneziani! Quando le rivalità sul mare (e sui santi) si risolvevano a colpi di pugnale e non di regata

    19490292_10213693880683744_1588332430_oE così abbiamo vinto. Dopo diciassette anni, Genova trionfa alla Regata delle Antiche Repubbliche Marinare. Se fino all’anno scorso la nostra unica soddisfazione era di veder Pisa in coda al tabellone generale che dal 1955 tiene traccia delle vittorie – per la cronaca, Venezia è a quota 33, Amalfi 11, Genova 9, Pisa 8 –, quest’anno la soddisfazione è maggiore, giacché il pisano si colloca secondo, dietro di noi. E rosica. È vero: è Venezia il nemico da abbattere. Ma prima di Curzola c’è la Meloria… (con buona pace degli Amalfitani, con cui, in fin dei conti, si va d’accordo; e che, comunque, non fan mica paura). Celie a parte, la manifestazione è, certo, ragguardevole; se non altro per il fatto di possedere l’alto patronato della Presidenza della Repubblica.

    Sorvolo sull’opportunità o meno di seguitare a definir “repubbliche” le nostre città di mare medievali, secondo un uso risorgimentale oggi del tutto fuori luogo – ma, d’altronde, Regata degli antichi comuni marittimi italiani o Regata delle antiche città di mare rette a comune o Regata delle “città-porto” contro le “città con porto” suonano strambi –; del resto, si tratta d’un bel modo per rievocare un periodo storico di straordinaria complessità ma anche di grande fascino. L’età delle tre false rivoluzioni – la “rivoluzione commerciale”, la “rivoluzione delle strade”, la “rivoluzione nautica” (false perché nessuna d’esse repentina quanto il termine “rivoluzione” vorrebbe far credere) – vide le nostre città di mare, con le proprie navi e i propri cavalli, lanciarsi nel Mediterraneo in un moto d’espansione che le avrebbe portate a sviluppare una concorrenza commerciale senza precedenti, presto tramutatasi in guerra aperta. Se tra Pisa e Genova le ostilità hanno inizio nel XII secolo, tra Genova e Venezia si combatte a partire dal XIII. E se Pisa è presto sbattuta fuori campo, con Venezia si seguiterà a combattere sino al primo Quattrocento. Gli episodi sono noti, e non è il caso, qui, di rammentarli – anzi, posso annunciare che ho in cantiere un volume sulla battaglia della Meloria (1284) (che mi sta costando parecchia fatica, giacché le fonti da vagliare sono molte più di quanto si creda) –, ma lasciatemi rammentare un episodio poco noto. Diciamo degno del migliore humour medievale.

    Genova contro Pisa

    Verso la fine del XII secolo, Genovesi e Pisani intraprendono una dura lotta per il controllo delle isole tirreniche. Nel 1195, un aspro scontro ha luogo a sud della Corsica, nei pressi di Bonifacio, dove i Pisani hanno edificato un fortilizio facendone – secondo il contemporaneo annalista genovese, Ottobono Scriba – “una casa di pirati, una spelonca di ladri; e avevano anche posto per le strade e le rotte marine i lacci di Satana per prendere mercanti e pellegrini che andavano per mare”. Ebbene: nell’abbordare i mercantili nemici, pare che i Pisani si rivolgessero ai Genovesi presenti a bordo con cotali parole: “Sgualdrine, mogli di Veneziani! Avete osato andar per mare? Se vorrete andare ancora per mare, gettate la spada, deponete le armi e andate come vanno le donne, altrimenti noi vi taglieremo il naso!”

    Il pugnale del Santo

    “Sgualdrine, mogli di Veneziani”: un capolavoro. D’attribuirsi – credo – più che ai Pisani, alla perfida inventiva d’Ottobono che, probabilmente, pensa proprio a loro mentre scrive, prendendo, peraltro, due piccioni con una fava nel dare delle donne di facili costumi ai Genovesi (e, se la mia ipotesi è corretta, ai Pisani); e per esser più precisi, associando tale modo di fare alle figlie di Venezia, che incarnerebbero il tipo antropologico suddetto. Ora, l’insulto sagace era qualcosa di consueto tra comunità in lotta. Numerose sono le accuse di tal fatta che costellano il nostro Medioevo. Secondo il veneziano Andrea Dandolo, ad esempio, i Genovesi non erano altro che figli di Saraceni, in quanto frutto d’uno stupro collettivo perpetrato ai danni delle loro donne nel corso del famoso attacco subito nel 934/935. L’anonimo veneziano, autore delle Prophecies de Merlin, si riferisce loro chiamandoli “Aufriquans”, in maniera più che dispregiativa. In effetti, tali accuse mantenevano vivo il senso d’appartenenza alla propria comunità; cementato dall’odio per il nemico e rivale. Ancora nel 1797, tale odio risultava vivo e vegeto. Il viaggiatore inglese Thomas Watkins, di passaggio a Genova, narra d’una singolare disputa tenutasi in un’osteria cittadina tra due veneziani e i genovesi presenti. La discussione verteva – afferma Watkins con un po’ di stupore –, «not as it would in England, on politics or pleasure», ma sopra i meriti dei rispettivi santi patroni: San Giovanni Battista e San Marco. Secondo i Genovesi, il Battista aveva compiuto molti miracoli, e per questo era da ritenersi «the greatest of all saints». Per i Veneziani, San Marco era, invece, superiore al Battista giacché sedeva in cielo a fianco della Vergine: era questo, dunque, il motivo per cui il patriarca di Venezia era superiore all’arcivescovo di Genova. Gli animi dovettero scaldarsi: un genovese, indignato per l’affronto subìto, estrasse un pugnale e trafisse al cuore il veneziano gridando: «Ti manda questo San Giovanne; che ti guarìano le osse di San Marco!». Il compagno fu trucidato il giorno dopo. Per Watkins, che non assistette di persona all’episodio – riferitogli da un francese residente a Genova –, il fatto sarebbe esemplificativo del «national character» dei Genovesi. Ebbene: normale amministrazione in un mondo come quello portuale in cui era facile menar le mani. Che dire? Meno male che le cose si risolvon oggi a colpi di pagaia.

    Antonio Musarra

  • Giornata Europea della Musica, visite guidate al Carlo Felice e una lunga notte jazz in Conservatorio

    Giornata Europea della Musica, visite guidate al Carlo Felice e una lunga notte jazz in Conservatorio

    Teatro Carlo FeliceAnche Genova festeggia la Giornata Europea della musica con la Notte Bianca:oggi,  mercoledì 21 giugno le note del Conservatorio Niccolò Paganini e del Carlo Felice risuoneranno nel centro e negli angoli più suggestivi della città. Merito della collaborazione tra Ministero della Cultura e Regione Liguria che ha aderito all’appello, coinvolgendo le principali Istituzioni musicali cittadine e mettendo a calendario una serie di manifestazioni che daranno vita ad una Notte Bianca dedicata alla musica.

    L’evento prevede l’apertura straordinaria del Carlo Felice con visite guidate gratuite a partire dalle 16, un’esecuzione musicale dell’Ensemble del Carlo Felice nell’atrio, alle 17, e alle 20.30 la Turandot di Puccini. Nella Sala della Trasparenza al piano terra di Regione Liguria, in piazza de Ferrari, alle 18, esecuzioni di Bach e Händel per violino e violoncello, mentre alle 20.30 nel chiostro della Chiesa di Santa Maria di Castello esibizione a cappella dell’Ensamble vox antiqua. Nella sede del Conservatorio la Notte bianca prende il via alle 21 nella Sala concerti con una serie di appuntamenti musicali che culmineranno nella notte jazz a partire dalle 2.30: a seguire ospiti e sorprese musicali in attesa della focaccia fresca appena sfornata.

    21062017 - Schema NB 17Tutte le aule dell’Istituto resteranno aperte dalle 23 fino all’alba, mentre alla biblioteca del Conservatorio è prevista una serie di tre interventi a partire dalle 21.30. In Aula 19 alle 21 verrà inaugurato, dopo il trasferimento, l’organo Tamburini e, dalle 23 all’alba gli studenti interpretano Beethoven a Shubert per una nottata di musica in libertà. Nel Parco del Conservatorio, invece, gli spettacoli partono dalle 21 con cori, quartetti sax e jazz. Come detto, la musica invade la città e la coinvolge: alla Casa della Musica in Darsena dalle 16 alle 19 previste visite, lavoratori, prove di strumento ed esibizioni, mentre a Palazzo Imperiale in piazza Campetto si svolgeranno incontri e, a seguire, intrattenimenti musicali a cura dell’Ensamble popolare di musica antica. Inoltre alla Biblioteca Universitaria di Genova (Via Balbi 40) alle 17 verrà presentato il libro “Poesia e contemporaneità di Luigi Tenco”, ad opera di Michele Piacentini con interventi musicali e letture di Andrea Benfante e Anna Giarrocco.

  • Perché la vita è formazione continua, “Mors tua, vita mea” per la rassegna di drammaturgia contemporanea al Duse

    Perché la vita è formazione continua, “Mors tua, vita mea” per la rassegna di drammaturgia contemporanea al Duse

    Foto: Patrizia Lanna
    Foto: Patrizia Lanna

    Drammaturgia contemporanea al Teatro Stabile: fino al 24 giugno “Mors tua, vita mea” racconta le aspirazioni e le angosce  di giovani adulti, alle prese con la formazione continua della vita. Alla piccola Corte e al Teatro Duse continua, fino al primo luglio, la Rassegna di drammaturgia contemporanea: ancora due  spettacoli, ciascuno replicato per nove volte, aspettano il loro pubblico affezionato ed eterogeneo.

    Sappiamo bene che alla fine di ogni stagione teatrale, dove si rappresentano prevalentemente spettacoli classici interpretati da conosciute star, il teatro non abbandona i suoi fans e fa posto a testi di interessanti autori  contemporanei, interpretati per lo più dai migliori giovani attori e diretti da artisti  formatisi alla stessa scuola del Teatro Stabile.

    Sa di giovinezza anche l’ambientazione:  almeno  tre degli spettacoli si svolgono  nell’anfiteatro ligneo della Piccola Corte, dove gli spettatori si stringono su  semplici panche e in pratica “respirano” sugli attori, permettendo agli interpreti di misurare l’efficacia dell’interpretazione dall’intensità delle emozioni del pubblico, direttamente percepibili, in una sorta di unità simbiotica. Il tema di  “Mors tua” poteva essere scontato e poco invitante per uno spettatore  costretto a sentirne parlare anche troppo nel quotidiano: quattro giovani adulti cercano di esplorare la propria vera vocazione occupazionale  ed affettiva. Si dibattono in bilico  tra le difficoltà oggettive del mondo del lavoro odierno, avaro di possibilità, e quelle soggettive di portare  o rifiutare una maschera imposta prima ancora di conoscere il proprio vero volto.

    Il sipario si apre su tre amici conquilini  che attendono un amico che si è “realizzato” lasciando l’Italia, adattandosi ad un lavoro sicuro e retribuito, ma telecomandato da altri. Il giovane ha interrotto, partendo per l’estero, il rapporto con una delle ragazze, che ora rivorrebbe con sé, offrendole però non tanto affetto ed interesse quanto il proprio narcisismo, al quale, per trionfare, manca un tassello, lei, appunto.

    La giovane donna ha seguito la propria vocazione studiando lettere antiche ed ora percorre con fatica l’iter  di insegnante precaria di sostegno, strada irta di ostacoli ma che ama, domandandosi chi è e cosa vuole, prima di stare con qualcuno. L’amica, proprietaria della casa di abitazione, è una figlia di papà , contestatrice olistica, che oggi, scoprendosi incinta, si chiede se non sia il caso di cominciare a costruire, invece di pensare costantemente a distruggere. Il quarto protagonista è forse la figura più dolente ( sebbene decisamente autoironica ), un ragazzo d’oggi pieno di voglia di fare, che ha disperso in cento occupazioni la propria energia, tanto che si definisce free lance, ma non sa bene in quale settore. Un lavoro  di introspezione, da non perdere, con interpreti del tutto credibili e una regia abile e disinvolta, che scorre senza pesantezze e  senza mai scadere nella banalità.

      

    Elisa Prato, 18 giugno 2017
    + “Mors tua, vita mea”: al teatro Duse fino al 24 giugno
    Produzione Teatro Stabile Genova, regia di Elisabetta Mazzullo, con Valeria Angelozzi, Matteo Cremon, Valentina Favella, Matteo Palazzo

     

       

  • Voltri, per il secondo mercato settimanale manca solo l’ok di Autorità Portuale

    Voltri, per il secondo mercato settimanale manca solo l’ok di Autorità Portuale

    Mercato Voltri modifiche parcheggio Dagnino.docxManca solo il via libera da parte di Autorità Portuale, proprietaria della zona di Piazza Caduti Partigiani interessata, e poi Voltri avrà il suo secondo mercato settimanale, al pari di altre realtà genovesi come quella di Sestri Ponente. A pochi giorni dal primo turno delle elezioni amministrative il Comune di Genova aveva infatti approvato la delibera necessaria, e gli uffici sono attualmente al lavoro per limare gli ultimi dettagli. Il nuovo mercato rionale si svolgerà nella giornata di sabato, in aggiunta a quello del martedì di Piazza Gaggero, e conterà una trentina di bancarelle distribuite nella zona più occidentale dell’ampio parcheggio.

    Per la realizzazione del mercato, sono previste modifiche come l’introduzione di new jersey per separare la zona delle bancarelle dalle auto e alcune modifiche alla disposizione dei parcheggi. La proposta, partita originariamente dai commercianti della zona che sperano così di ottenere un supporto alle proprie attività in difficoltà, aveva incontrato l’opposizione dell’Associazione Venditori Ambulanti Liguri (Aval), convinti che un mercato del genere avrebbe attirato solo merce di bassa qualità e non avrebbe portato niente ai commercianti della zona.

    Ma alla fine, nella scelta del Comune hanno pesato maggiormente le istanze del territorio: «il Comune di Genova – spiega Emanuele Piazza, assessore comunale uscente allo sviluppo economico e con delega ai mercati – ha accolto una richiesta portata avanti con convinzione dal Municipio». Si avvia dunque alla conclusione una vicenda che, tra le richieste del territorio e i consueti rimpalli burocratici, va avanti da quasi un anno. Una volta installato il mercato nella zona, partirà un periodo di sperimentazione di circa 6 mesi.

    Luca Lottero

  • Che fine ha fatto il Terzo Valico? Tra lavori da riaffidare, strategie nazionali e la “Via (adriatica) della Seta” cinese

    Che fine ha fatto il Terzo Valico? Tra lavori da riaffidare, strategie nazionali e la “Via (adriatica) della Seta” cinese

    Fonte: Agi.it
    Fonte: Agi.it

    Uno dei più grandi progetti infrastrutturali del paese sta facendo fatica a trovare spazi di “luce mediatica” sia a livello locale che a livello nazionale. I lavori nei cantieri sono praticamente al palo e la grande economia globale, che invece non si ferma, da qualche settimana ha inserito prepotentemente in agenda la nuova via del commercio cinese, che, tra le altre cose pare non essere interessato al porto genovese, depotenziando indirettamente il senso e l’opportunità del Terzo Valico.

    Terzo Valico, chi l’ha visto?

    Come era ovvio, in tempi di campagna elettorale i temi considerati “grandi classici” per il palcoscenico genovese hanno avuto tutti il loro momento. Il Terzo Valico, argomento in agenda elettorale da almeno vent’anni, è stato un tema dibattuto e discusso, ma sempre sulle barricate delle posizioni contrapposte tra i favorevoli e contrari all’opera. E nemmeno troppo. Durante la corsa alle urne non si è mai presa in considerazione la “prospettiva Paese” né tanto meno quella mondiale. Tanto da chiedersi se esistono veramente queste prospettive. Il primo dubbio a riguardo lo ha sollevato indirettamente lo stesso ministro Graziano Delrio, che il 26 aprile scorso, intervistato da un giornale nazionale, sul tema ha dichiarato che per rilanciare il porto di Genova le priorità sono «tre: Nodo ferroviario, Gronda e nuova diga portuale». E il Terzo Valico? Si potrebbe pensare che sia dato per scontato, ma altre notizie non sembrano confermare questa ipotesi. Come è noto, infatti, il 31 maggio scorso, in audizione informale al Senato, il commissario Cociv Marco Rettighieri, subentrato alla guida del consorzio dopo la “decapitazione” delle dirigenza a seguito delle inchieste per infiltrazioni mafiose, ha detto che la maggior parte dei lavori vanno riaffidati e che si deve lavorare nuovamente sui bandi. In altre parole i lavori oggi sono praticamente fermi, a data da destinarsi. Ma le notizie più esplosive arrivano da lontano.

    La Via della Seta cinese

    cosco nave containerNel 2013 il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping presentava al mondo la visione della “Nuova via della Seta”: un sistema di grandi corridoi merci in grado di unire Pechino con l’Europa, attraverso la sfruttamento di nuovi collegamenti e infrastrutture dedicate. Negli anni, l’idea ha preso forma arrivando ad essere progetto: via terra la costruzione di un “passaggio” attraverso Kazakistan, Uzbekistan, Iran e Turchia (per poi arrivare in Europa attraverso i Balcani) e via mare attraverso nuove rotte in grado di sfruttare l’allargamento di Suez e approdare direttamente in porti europei. Qui sta il punto: la strategia cinese prevede l’attracco delle navi nel porto del Pireo, in Grecia, che in futuro potrebbe essere collegato al cuore del continente grazie a nuove infrastrutture viarie balcaniche. In questa ipotesi, l’Italia sarebbe esclusa da questa progettualità. «L’ho anche detto nel mio recente viaggio in Cina agli operatori asiatici: la soluzione non è il Pireo e l’asse Belgrado-Budapest, ma quella dell’Alto Adriatico – diceva Delrio a fine aprile – Trieste ha sviluppato benissimo la sua vocazione ferroviaria». Genova non pervenuta. La doccia fredda però è arrivata qualche giorno fa: dopo l’acquisto nel 2016 del porto greco da parte di Cosco (China Ocean Shipping Company, la compagnia di bandiera cinese), il 12 giugno scorso è stato siglato un accordo di programma tra l’autorità portuale del Pireo (Ppa), Cosco Shipping (azionista di maggioranza di Ppa) e Sipg (Shanghai International Port Group, che gestisce il 25% del commercio marittimo cinese) per aumentare il flusso commerciale e portare avanti il progetto della via della Seta attraverso Grecia e Balcani.

    L’unica incognita a questo progetto è la tempistica legata al potenziamento delle infrastrutture ferroviarie per collegare il porto greco con l’Ungheria: per questo motivo la carta italiana potrebbe avere ancora speranza. La Cina, infatti, da un paio di anni sta investendo concretamente nell’alto adriatico: il cosiddetto progetto dei “cinque porti” (Venezia, Ravenna, Trieste insieme a Fiume, Croazia e Capo d’Istria, Slovenia), inaugurato e sponsorizzato dal governo italiano nel 2015, sta ricevendo finanziamenti da Roma e dal Silk Road Found, un enorme fondo di investimento che fa capo a Pechino. Si parla di 2,2 miliardi di euro totali per adeguamenti e potenziamenti infrastrutturali, di cui 350 milioni già messi in campo dall’esecutivo italiano. L’Alto Adriatico sarebbe, infatti, particolarmente strategico per via della vicinanza con il Brennero e l’accesso diretto alla Pianura Padana.

    Il 13 giugno scorso, inoltre, il porto di Trieste e la Duisburger Hafen (duisport), la società pubblica che gestisce il porto della città di Duisburg, hanno siglato un accordo di collaborazione strategica per rafforzare i trasporti via ferro che legano le due città. Duisburg è tra i principali hub commerciali europei, essendo sulla congiunzione delle vie fluviali del Reno e della Rurh.

    Genova superata

    In tutti questi disegni strategici, Genova e il suo porto ad oggi non trovano spazio. Non che non ci siano investimenti nella zona tirrenica: lo scorso marzo Cosco ha acqusito il 40% del nuovo terminal container in costruzione a Vado Ligure ed entro il 2018 Maesrk abbandonerà il capoluogo ligure definitivamente, nuovamente per il porto savonese, vicinissimo alla A26 e quindi al nodo ferroviario di Torino. Genova è strategicamente superata.

    In altre parole, a livello nazionale e internazionale, i grandi attori economici stanno evitando il capoluogo ligure, mentre lo stesso governo italiano, per stare nella “partita cinese” sembra voler accomodare la scelta adriatica. Alla luce di tutto ciò, il Terzo Valico diventa un enigma: verrà terminato? Quali e quante merci porterà (forse non è un caso che da qualche mese a questa parte si parli nuovamente di attrezzarlo anche per il trasporto persone)? È ancora l’opera strategica per Genova e il suo porto? Ma soprattutto, Genova è ancora strategica? Forse sarebbe il caso di discuterne.

    Nicola Giordanella

  • Refugees Welcome, la piattaforma on line per l’accoglienza dei migranti. Quando domanda e offerta si incontrano

    Refugees Welcome, la piattaforma on line per l’accoglienza dei migranti. Quando domanda e offerta si incontrano

    refugees welcomeNei tempi rapidi in cui viviamo, spesso la realtà e le consuetudini anticipano il lento carrozzone degli enti formali e istituzionali. Il discorso vale per le imprese commerciali, per il lavoro, per la creatività e l’arte, per l’informazione, ma non solo: da oggi anche la solidarietà si muove sulle ali della tecnologia. Anche a Genova arriva “Refugees Welcome”, il luogo virtuale dove chi cerca accoglienza può trovare chi gliela offre.


    La piattaforma online dove si incontrano domanda e offerta

    Si tratta di una piattaforma online di origine tedesca, ma che ormai opera in diversi Paesi europei: Austria, Grecia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e anche Italia. L’idea è venuta a una coppia tedesca, che si è chiesta che cosa poteva fare per diminuire la distanza fra “Noi”, i cittadini dei Paesi che accolgono, e “Loro”, i rifugiati. La risposta è sfociata nella creazione di un portaleche funziona da luogo di incontro fra la domanda e l’offerta. L’offerta è composta da quei “soggetti” (individui, famiglie, gruppi di amici conviventi) che hanno del posto libero in casa e vogliono metterlo a disposizione di soggetti svantaggiati. La domanda, invece, è rappresentata da quanti, avendo già ottenuto lo status da rifugiato o il permesso di soggiorno, escono dal “limbo” dell’accoglienza istituzionale e devono camminare sulle sue gambe: trovare un lavoro, una casa… insomma, costruirsi una vita autonoma, anche economicamente. Ma non solo: rientrano nella categoria dei soggetti che possono essere aiutati anche persone che si trovano in uno stato di bisogno economico (disoccupati o ragazze madri, per esempio).

     

    Perché aderire al progetto: un grande esempio di solidarietà

    A Genova, si sono iscritti già 12 soggetti: 4 famiglie, una donna lavoratrice trasfertista, una ragazza che convive con il fidanzato, alcuni studenti e un gruppo di amiche che ha deciso di convertire un piccolo business di Airbnb. Francesca Martini, una delle fondatrici del progetto in Italia e referente di Genova, che ha presentato il progetto, ha spiegato: «Più che di accoglienza si tratta di ospitalità domestica. Abbiamo deciso di sganciarci dall’idea di famiglia di un certo tipo: l’esperienza è aperta a singoli, anziani, coppie gay o etero, studenti o famiglie mamma papà e bambino». A Genova, il primo a usufruire del servizio è stato Mohamed, accolto da una giovane coppia di Campomorone, Roberto, ingegnere di 33 anni, Simona e la loro piccola figlia, Irene (5 mesi). Simona ha spiegato che, anche se la figlia è troppo piccola e probabilmente da adulta non avrà ricordi dell’esperienza, vedendo le foto avrà dimostrazione di un atto di solidarietà, dal quale non potrà che imparare. Della stessa idea è la giovane donna che, quando si è accorta di aspettare un bambino, ha deciso di aderire alla piattaforma: «Mi sono chiesta che cosa potrò rispondere a mia figlia quando sarà grande e mi chiederà che cosa ho fatto per loro». Fra i beneficiari dell’accoglienza, c’è anche una ragazza madre italiana.

     

    Un altro tipo di accoglienza è possibile

    In Italia, Refugees Welcome esiste, oltre che a Genova, a Milano, Torino, Bologna, Abruzzo, Padova, Marche, Romagna, Firenze, Catania e Cagliari. «L’obiettivo è dimostrare che un altro tipo di accoglienza è possibile, che il fenomeno delle migrazioni è qualcosa che ci riguarda, non vogliamo seguire un modello di accoglienza assistenzialistica o caritatevole o tanto meno come scopo di business, il nostro sistema punta alla condivisione, allo scambio reale». Questo non significa, però, che saranno i soggetti ospitanti a doversi sobbarcare l’intero costo del progetto. Come ha spiegato Germana Lavagna, anche lei promotrice del progetto nella nostra città: «Attivando una rete di amici e familiari che vogliono aiutarti e sentirsi parte di quest’esperienza, raccoglieremo piccole donazioni mensili per aiutare a sostenere le spese. Mandiamo delle richieste via mail ad amici e conoscenti: i contribuiti mensili variano dai 3 ai 50 euro mensili e saranno versati attraverso bonifici bancari o donazioni anticipate».

     

    Al di là delle critiche

    Un progetto che si potrebbe collocare quindi al di fuori delle critiche che vengono fatte al sistema di accoglienza istituzionale e sfuggendo alla logica del “quanto ci costa accogliere un immigrato” e disintegrando i qualunquismi del “se li accogliessero in casa loro”. Si tratta anche di un modo attraverso il quale «I cittadini possono essere attori attivi e non passivi dell’accoglienza, oltre quelle che saranno le decisioni dei Sindaci e dei Prefetti», come ha spiegato Michele Acampora, anche lui promotore dell’iniziativa genovese. Michele, che abbiamo intervistato, ci spiega che il progetto si colloca in un’ottica totalmente apolitica. Il sistema dell’accoglienza “normale”, spiega: «continua a essere essenziale. Fornisce infatti supporto legale e finanziario (per esempio con il pocket money) che è importantissimo». Tuttavia, «dal momento che nell’accoglienza i contatti fra i ragazzi e i cittadini sono praticamente assenti, si tenta con questo progetto di superare questi limiti. La convivenza aiuta a superare questi ostacoli, per esempio quello della lingua», prosegue Acampora. Ci viene anche spiegato in che modo Refugees Welcome garantisca che lo scambio sia davvero paritario, e non un rapporto di subordinazione di chi è ospitato nei confronti dei suoi “benefattori”. «Attraverso una serie di incontri preliminari, che durano circa cinque mesi, si definiscono le caratteristiche del soggetto così bene da creare il match perfetto – spiega Acampora – alla fine del percorso, si crea un progetto di accoglienza, che viene approvato da entrambe le parti». L’intervistato tiene a ribadire che «il progetto è un passo diverso dall’accoglienza istituzionale, alla quale non vuole contrapporsi”, pur riconoscendo che il sistema istituzionale è “affaticato”. Michele non sa dare una soluzione a tale disfunzione: «forse uno snellimento delle procedure, ma non nel modo in cui è stato fatto, cioè creando procedure legali diverse per gli italiani e per gli stranieri».

    Ilaria Bucca

     

  • Università, Scienze Politiche presenta corso interamente in spagnolo e inglese. Genova capofila nazionale

    Università, Scienze Politiche presenta corso interamente in spagnolo e inglese. Genova capofila nazionale

    albergo-dei-poveri-universita-scienze-politiche-2Cooperación y política del desarrollo (cooperazione e politica dello sviluppo), questo il nome del nuovo curriculum che, a partire dal prossimo anno accademico, sarà messo a disposizione dalla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova, nell’ambito della laurea magistrale in Sciea nze internazionali e della cooperazione. Un percorso di studi inedito in Italia, con la maggior parte delle materie insegnate in lingua spagnola e, in parte, inglese. Una scelta maturata per venire incontro alle necessità della nutrita comunità ispanica genovese, ma anche per provare a migliorare il rapporto storicamente complicato tra i giovani (e meno giovani) italiani e lo studio delle lingue straniere. Secondo una ricerca Eurostat del 2013, il nostro Paese sarebbe fanalino di coda per conoscenza dell’inglese, con solo il 10% di persone intervistate tra i 25 e i 64 anni pronto a dichiarare una “ottima” conoscenza della lingua, mentre il 26% sostiene di avere una “buona conoscenza” e il 64% appena “sufficiente”. E i numeri non sono più generosi se si parla di seconde lingue. Secondo l’istituto Makno, il 43% dei giovani italiani conoscerebbe una lingua straniera diversa dall’inglese, contro il 48% dei tedeschi e il 64% dei francesi. La scelta dell’85% di chi studia una sola lingua ricade, fatalmente, sull’inglese, così in pochissimi conoscono una lingua come lo spagnolo. Ne abbiamo parlato con la professoressa Daniela Carpani, che insegna Lingua, cultura e istituzioni dei Paesi ispanofoni alla facoltà di Scienze politiche e fornisce un quadro parzialmente diverso rispetto a quello che dicono le statistiche: «E’ vero, siamo ancora un Paese che deve uscire dal suo monolinguismo – ammette – ma in questi ultimi anni tanti studenti si avvicinano alla lingua spagnola. Magari lo fanno perché la ritengono più semplice da imparare, ma poi ai miei corsi constato che in tanti rimangono entusiasti di questa cultura. Oltre alla lingua, infatti, io e i miei colleghi di inglese e francese cerchiamo di dare un quadro politico e culturale dei Paesi in questione, come suggeriscono i nomi dei nostri corsi».

    A cosa attribuisce questo aumento di interesse per la ligua spagnola?
    «Sicuramente progetti come l’Erasmus aiutano e questo non vale solo per lo spagnolo. A Scienze politiche abbiamo un ufficio che lavora bene e a Genova siamo il secondo dipartimento dopo Lingue per numero di studenti che vincono una borsa per un’esperienza di studio all’estero. Negli ultimi anni, inoltre, sono stati inseriti dei requisiti di competenza linguistici minimi per poter partecipare a un Erasmus e questo senz’altro stimola maggiormente gli studenti a imparare una lingua già qui. Poi, certo, un’esperienza all’estero aiuta a migliorare le competenze linguistiche».

    Tornando al corso, da dove è nata la necessità di istituire un’offerta del genere?
    «La suggestione è partita dal rettorato, soprattutto nella figura del delegato alle relazioni internazionali dell’Ateneo, Andrea Trucco, per una particolare sensibilità verso l’America Latina e in particolare l’Equador, dal momento che a Genova abbiamo la più grande comunità equadoriana d’Italia. Da lì, abbiamo elaborato in tempi piuttosto rapidi la nostra proposta, con un gran lavoro di squadra guidato dal professor Mauro Spotorno, coordinatore della laurea magistrale in Scienze internazionali e della cooperazione».

    Quindi è un’iniziativa rivolta soprattutto agli studenti stranieri?
    «Assolutamente no, anche gli studenti genovesi (e ci auguriamo anche provenienti da fuori) sono più che benvenuti. Non è richiesto un livello linguistico minimo d’accesso, mentre in compenso abbiamo organizzato dei corsi per l’apprendimento della lingua italiana, sia a un livello base che a un livello più avanzato, con un linguaggio più specialistico, rivolto al mondo del lavoro e della ricerca. Un’iniziativa, questa, che può essere utile anche agli studenti italiani, che spesso si ritrovano nel mondo del lavoro senza le competenze linguistiche specifiche necessarie».

    Che tipo di materie sono presenti e quali prospettive lavorative apre questo nuovo curriculum?
    «Il curriculum è abbastanza simile a quello già esistente negli anni passati in Scienze internazionali e della cooperazione, con qualche materia nuova e più specifica come Politica comparata e Democratizzazione in America Latina o Geografia economica e politica, insegnate in spagnolo. Le materie di carattere economico sono insegnate invece per lo più in inglese. Abbastanza immutati anche gli sbocchi lavorativi (la cooperazione internazionale) già offerti con i curricula in italiano, con in più, chiaramente, una maggior competenza linguistica. Un corso così organizzato, inoltre, si presta bene ai contributi esterni».

    Come sono i rapporti tra l’Italia e il mondo ispanico?
    «Sono un po’ da costruire e da parte nostra devono senz’altro essere superati alcuni pregiudizi. Gli studenti ispanoparlanti per noi sono assolutamente una ricchezza, ne abbiamo tanti nelle triennali e un buon numero nelle magistrali, e mediamente ottengono risultati lusinghieri. Nella preparazione di questo corso, sono andata in Equador per rafforzare gli accordi già esistenti con alcune Università del posto. Quella che ho incontrato è una società molto giovane e con grande entusiasmo. I docenti universitari hanno un’età media molto bassa, a differenza dei nostri. L’ex presidente Correa e l’attuale presidente Moreno hanno puntato moltissimo sull’istruzione superiore e sono già in piedi diversi progetti di collaborazione nel campo dell’imprenditoria».

     

    Luca Lottero

  • Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra

    Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23A urne chiuse in attesa dei risultati del ballottaggio il primo dato emergente è che a Genova è in corso una mutazione genetica: il capoluogo ligure, per decenni considerato partecipativo fortino del centrosinistra, e con una fortissima tradizione “rossa”, potrebbe avere un risveglio piuttosto brusco, grazie a nuovi rapporti di forza all’interno delle istituzioni. Il risultato delle urne restituisce il comparto delle destre in crescita e un centrosinistra decisamente in affanno. I dati storici, però, come spesso accade, inquadrano meglio l’andamento politico, arricchendo la prospettiva di analisi. In termini assoluti, la destra in passato è stata anche più forte, quello che è cambiato è che il Partito Democratico e tutto il centrosinistra sono sull’orlo del baratro, con un picco storico negativo senza precedenti. Il contesto si arricchisce con lo storico dato dell’astensione: per la prima volta alle amministrative genovesi a votare non è stata la maggioranza degli aventi diritto.

    La “piccola” vittoria della Lega

    Il risultato più evidente, come dicevamo, è l’avanzata della Lega Nord che, rispetto alle scorse elezioni comunali, ha guadagnato ben 20mila preferenze. In termini numerici passa dai circa 8mila voti del 2012 ad oltre 28mila di oggi, con un aumento percentuale che registra un +250% circa; un dato che la dice lunga sulla situazione politica del capoluogo ligure. Come vedremo, in caso di vittoria di Marco Bucci al ballottaggio, sarebbe il partito più forte in Consiglio comunale, anche se nei fatti rappresenta solo il 6% della popolazione. Un risultato che riporta in serie positiva l’andamento del consenso di questo partito, che in termini assoluti stava decrescendo dal 1993. L’esordio, dopo la stagione di “manipulite”, portò un bottino per il Carroccio, all’epoca guidato da Serra, di oltre 116mila preferenze, che garantirono nove consiglieri in Sala Rossa. Da lì in poi, però, in tutte le successive consultazioni i consensi hanno registrato un calo: nel 1997 i voti raccolti furono poco più di 11mila (zero consiglieri), nel 2002 scesero a 9.400 (un solo consigliere), nel 2007 piccolo calo a 9.340 preferenze (un consigliere), per arrivare, come abbiamo visto, al record negativo della scorsa consultazione elettorale (sempre con un solo consigliere).

    Andamento seguito dall’aumento generalizzato di tutto il comparto di centrodestra, che oggi registra solamente un leggero e ulteuriore ridimensionamento di Forza Italia, che passa dai 21mila voti di cinque anni fa (presi però come Pdl) ai 17mila circa di domenica. La Lega, quindi, guida e condiziona tutta la coalizione di centrodestra. La stagione di Matteo Salvini, decisamente orientata a destra, pare funzionare. Nel “raccolto” di questa tornata elettorale potrebbe essere finita anche una parte dei voti di Alleanza Nazionale, che dieci anni fa prendeva comunque 16mila preferenze, già in calo rispetto all’ultima partecipazione del Msi (1993) che raccolse oltre 20mila voti. Anche se è più probabile che gli ex “tricolori” siano confluiti negli 11.490 voti raccolti da Fratelli d’Italia, pari al 5,28% delle preferenze. Una destra, quindi, che torna a crescere in termini di consensi, ma in termini assoluti, si assesta sullo storico cittadino.

    La “Questione” a sinistra

    Quello che invece è cambiato è il consenso della cosiddetta sinistra genovese: il centrosinistra del Pd, infatti, continua nel suo crollo perdendo circa 12mila preferenze, passando cioè da 55mila a 43mila voti. A livello di liste in appoggio al candidato, se nel 2012 la lista Doria raccolse circa 26mila preferenze, oggi quella di Crivello si ferma a poco più di 20mila, rimanendo comunque determinante e, paradossalmente, più “pesante” in Sala Rossa in caso di eventuale vittoria al ballottaggio. Oggi tutto il centrosinistra alleato del Pd ha preso 76mila voti e, comparando questi dati con gli andamenti storici recenti, “la questione” appare evidente: dieci anni fa (con Marta Vincenzi come candidata), il centrosinistra si imponeva con 158mila preferenze, cioè circa 80mila in più rispetto ad oggi, con un Ulivo capace di raccogliere da solo 90mila voti. Il confronto appare ancora più umiliante se si guarda all’exploit del 2002 in cui il centrosinistra, guidato dai Ds, prese 210mila preferenze, lanciando la seconda legislatura di Pericu. Certo, erano altri tempi, e al voto andava il 67% degli aventi diritto, cioè circa 360mila persone, contro le 228mila di oggi, ma il conto non lascia scampo: in dieci anni il centrosinistra ha perso circa il 50% dei voti, un baratro che non ha precedenti.

    Un dato da non dimenticare è che dalle votazioni di domenica escono fortemente ridimensionate le rappresentanze politiche tradizionalmente più a sinistra, rappresentate solamente da un Paolo Putti che in solitaria vivrà i prossimi cinque anni da consigliere comunale, mentre nel 2012 con Doria “entrarono” due consiglieri di Sel e uno di Rifondazione Comunista. Per Chiamami Genova un esordio da 11mila preferenze, che, per fare dei paragoni, sono esattamente i voti che raccolse Sel nella scorsa tornata o l’allora candidato della Lega, Edoardo Rixi. Ad appoggiare esternamente questa lista civica, anche Rifondazione Comunista, che cinque anni fa prendeva 5mila voti, mentre nel 2007 raccoglieva 15mila preferenze. L’andamento storico del partito è eloquente: nel 1997 i voti furono 31mila, nel 1993 32mila. Una lenta e inesorabile discesa.

    La non sconfitta del Movimento 5 Stelle

    Il Movimento 5 Stelle, perde non perdendo. Se, infatti, stando alla aspettative di campagna elettorale, il suo risultato “non sfonda”, in termini numerici progredisce: nel 2012 sfiorò il ballottaggio con 36mila preferenze, mentre oggi raccoglie circa 40mila voti. Va ricordato che nel 2012 il Movimento era all’esordio, mentre oggi è “forza di governo” in alcune grandi città italiane, grazie a un’ascesa che sembrava avere possibilità anche a Genova. Un risultato che riesce sostanzialmente ad “impattare” la crisi di consenso degli ultimi mesi e garantisce una buona presenza in Sala Rossa.

    Consiglio comunale, tra novità e palude

    palazzo-tursi-giornalisti-consiglio-DIl risultato del prossimo ballottaggio darà sicuramente una nuova veste al Consiglio comunale, che, a prescindere dal risultato finale, sarà in ogni caso attraversato da nuovi rapporti di forza. I 40 posti a disposizione saranno così distribuiti: 24 scranni andranno per premio di maggioranza alle liste della coalizione vincitrice, mentre i 16 rimasti agli sconfitti, secondo il metodo proporzionale D’Hondt.

    In caso di vittoria di Bucci, la mutazione genetica di cui sopra prenderà la veste istituzionale: nove, infatti, sarebbero i consiglieri comunali della Lega, come all’esordio nel 1993, con la differenza che oggi diventerebbe il primo partito dell’assemblea. A seguire, sei della lista civica di Bucci, “Vince Genova”, cinque di Forza Italia, tre di Fratelli d’Italia e solamente uno per Direzione Italia. L’opposizione vedrebbe sei consiglieri per il Pd, cinque per il M5s, tre della lista civica del candidato sindaco Crivello, uno per il candidato stesso, e uno per la lista civica capitanata da Paolo Putti, Chiamami Genova.

    In caso di vittoria della coalizione che sostiene Gianni Crivello, invece, l’assetto sarebbe diverso: il Partito Democratico avrebbe 14 consiglieri, più sette della “lista Crivello”, due di “A Sinistra” e solo uno di “Genova Cambia”. Dall’altro lato, invece, avremmo cinque consiglieri pentastellati, tre per Lega Nord, tre della lista “Genova cambia”, due per Forza Italia e uno solo per Fratelli d’Italia come per Chiamami Genova. Dei due “poli” rimasti esclusi dal ballottaggio, quindi, per Paolo Putti il “destino solitario” è già scritto, così come la presenza di cinque “grillini”.

    Con ogni evidenza, a contendersi il “controllo” della Sala Rossa sono Lega Nord e Pd, in un inedito, almeno per Genova, scontro. In ogni caso, però, le liste civiche che hanno appoggiato i candidati sindaco saranno determinanti per mantenere le relative eventuali maggioranze: un assetto simile alla passata legislatura comunale, che, come l’esperienza ci insegna, ha portato a numerosi imbarazzi reciproci tra primo cittadino e “partito”, diventati ben presto palude politica e amministrativa.

    Affluenza defluita

    L’ulteriore dato che emerge dai risultati di questa consultazione è legato all’affluenza; con il 48,39% di votanti sugli aventi diritto, Genova tocca il suo minimo storico: 237mila preferenze espresse, contro le 279mila del 2012, precedente record negativo, con un’emorragia di circa 40mila persone non recatesi alle urne. Una sorta di lista civica della delusione o della disaffezione, che per consistenza è stata determinante per gli esiti del voto. Anche in questo caso l’andamento storico non lascia spazio a dubbi: nel 2007, dieci anni fa, a votare andarono 323mila persone (61% degli aventi diritto), nel 2002 furono 367mila (67%); continuando l’excursus a ritroso, si registra una leggera flessione del 1997 con 341mila voti validi (59%), per poi ritrovare i 439mila del 1993, che portarono la percentuale dell’affluenza al 73,4%. In 25 anni, quindi, si sono smarriti 200mila votanti.

    Per la prima volta, non è la maggioranza dei genovesi ad aver scelto i propri rappresentanti nell’amministrazione; un fatto che depotenzia la rappresentanza politica, dimezzandone le percentuali “di ricaduta” sulla popolazione totale. Un fenomeno che dovrebbe far riflettere sulla “forza” della comunicazione politica, soprattutto in una contingenza di trasformazione come quella che sta vivendo Genova da diversi anni a questa parte. I numeri ci dicono che in questa tornata elettorale paradossalmente non ci sono dei veri vincitori, ma alcuni sconfitti. Il destino della città sembra interessare sempre a meno persone e le cause probabilmente arrivano anche da lontano. Il partito del non voto per la prima volta “regna” in città. I due maggiori partiti che si contenderanno il controllo dell’assembla cittadina, infatti, rappresentano il 6% (Lega Nord) e il 9% (Pd) di tutta la popolazione e amministreranno, per gli altri 94% o 91%.

    I numeri ci dicono che slogan come “prima gli italiani”, “chiuderemo i centri sociali”, “schederemo i questuanti”, accompagnati da sferzate di sicuritarismo e repressione del dissenso sociale hanno avuto più presa di quelli che parlavano di “diritto alla casa”, “giustizia sociale”, “accoglienza”. Tra le righe, se vogliamo leggerle, il dato storico però dice non che l’aggressività della destra genovese abbia attivato nuovi seguaci – che, come abbiamo visto, già c’erano, dormienti – ma piuttosto che i messaggi di discriminazione e arretramento sul tema dei diritti e della giustizia sociale non abbiano allarmato e attivato le coscienze “di sinistra” di Genova, una “sinistra” praticamente smobilitata nel fare argine ad una eventuale deriva a destra. Questo è sicuramente il dato che deve fare riflettere di più. Urgentemente.

    Nicola Giordanella

  • Scolmatore, arriva il via libera per la progettazione definitiva. Gara vinta dalla Rocksoil spa, dell’ex ministro Lunardi

    Scolmatore, arriva il via libera per la progettazione definitiva. Gara vinta dalla Rocksoil spa, dell’ex ministro Lunardi

    scolmatore-fereggiano07Via libera alla progettazione esecutiva dello scolmatore del Bisagno a Genova. Ad annunciarlo questa mattina il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che è anche commissario di straordinario di governo contro il dissesto idrogeologico per la Liguria, a margine dell’inaugurazione della nuova “Sala News 24” della Protezione civile regionale. «Una buona notizia per la sicurezza strutturale dei liguri– commenta il governatore- Invitalia, su mandato della struttura commissariale che mi onoro di presiedere, ha dato il via libera alla progettazione esecutiva dello scolmatore del Bisagno. Il progetto sarà completato, ci auguriamo, entro fine anno dopodiché potrà aprire il cantiere. Questa, ovviamente, è una delle grandi soluzioni strutturali che dovranno mettere in sicurezza una parte importante della città di Genova».
    La gara è stata aggiudicata al gruppo facente riferimento all’azienda Rocksoil s.p.a. fondata dall’ex ministro delle Infrastrutture e trasporti del governo Berlusconi, Pietro Lunardi. L’importo complessivo è di 3.792,114,51 oltre oneri previdenziali ed iva, con un ribasso d’asta del 61,8%. La gara riguardava anche l’opzione per la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione delle opere. In particolare, la fase progettuale avrà un costo di 1.492.921,53 euro mentre la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza di 2.299.192,98 euro. La realizzazione dell’opera è già finanziata da Italia Sicura con 165 milioni di euro.
    Escludendo ricorsi, il contratto tra con il raggruppamento di imprese vincente dovrebbe essere stipulato entro il mese di luglio. Per arrivare all’approvazione della progettazione esecutiva e all’avvio delle procedure di gara per l’affidamento dei lavori bisognerà attendere i 100 giorni a disposizione dei progettisti per l’elaborazione nonché i tempi per acquisire il parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici e per la procedura di Valutazione di impatto ambientale regionale. «Ci auguriamo che i progettisti lavorino al meglio garantendo la sicurezza dei cittadini e anche la sensibilità dei molti interferiti che ci saranno rispetto a questo grande cantiere– conclude l’assessore regionale alla Protezione civile, Giacomo Giampedrone- è l’opera più importante di difesa del suolo che verrà realizzata in tutto il territorio della Liguria: credo che sia un’opera fondamentale per la sicurezza di tutti».
  • Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    Rifiuti, a Genova la differenziata scende del 2%, ma Amiu contesta i dati. In arrivo multa per il Comune? Migliora la situazione per la Liguria

    RifiutiLiguria virtuosa, Genova pecora nera. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro della raccolta differenziata che emerge dai dati del 2016 illustrati questa mattina dal governatore Giovanni Toti e dall’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, e derivanti dal monitoraggio dell’Osservatorio ligure sui rifiuti. A livello globale, la Liguria raggiunge il 43,19% di raccolta differenziata, crescendo di quasi 5 punti rispetto al 38,63% del 2015 e di 8 punti rispetto al 35,90% del 2014. Rispetto ai dati del 2015 si registra inoltre un calo della produzione totale di rifiuti di quasi 34.000 tonnellate. A livello provinciale Genova si ferma al 39,49%, Imperia, la peggiore, al 38,22%, Savona al 49,43%, mentre alla Spezia si registra il risultato migliore con il 53,66%.
    Pecora nera in assoluto, il Comune di Genova: secondo i dati riportati dalla Regione, infatti, la differenziata nel capoluogo ligure è scesa di quasi 2 punti, dal 34,57% del 2015 al 32,89% del 2016. «Genova è il punto dolente– analizza l’assessore Giampedrone- decresce di due punti: è un dato preoccupante. In una regione che cresce bene, senza Genova non si può svoltare definitivamente. Il capoluogo ci tiene fermi di oltre 5 punti percentuali a livello regionale: senza Genova, arriveremmo al 48,5% in tutta la regione». Fra gli altri Comuni capoluogo, La Spezia ha raggiunto il 50,32%, Savona sale da 31,62% a 42,56%, Imperia scende leggermente dal 36,93% al 36,89%. In tutta la regione, invece, salgono a 63 i Comuni liguri che toccano e superano la percentuale del 65% di raccolta differenziata -erano 32 nel 2015 e 16 nel 2014- e che secondo la legge regionale avranno diritto, a partire dal mese di luglio, allo sgravio fiscale per il conferimento in discarica della frazione residua. Altri 43 Comuni hanno un tasso di produzione pro capite inferiore del 30% rispetto alla media regionale di 540 chilogrammi per abitante e, pertanto, non si vedranno applicare l’addizionale del 20% sull’ecotassa sui conferimenti in discarica dei rifiuti residui.

    Multa in arrivo?

    Saranno piuttosto copiose le sanzioni che arriveranno al Comune di Genova per non aver raggiunto le percentuali di riciclo imposte dalla legge regionale 20 del 2015. Il capoluogo ligure avrebbe dovuto raggiungere il 40% in ciascuna delle sei categorie previste -carta, vetro, plastica, organico, metallo e legno- beneficiando già 5 punti percentuali in meno rispetto agli altri comuni della regione, in considerazione della crisi che ha investito Genova in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino. Tre le frazioni critiche: metallo che si ferma al 12,44%, plastica al 19,63% e organico al 27,05%.
    Oltre la soglia richiesta, invece, i valori di carta (54,18%), legno (72,86%) e vetro (71,19%). «Le sanzioni scatteranno con una prossima delibera di giunta– spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone- in cui le percentuali verranno convertite in tonnellate e per ogni tonnellata che manca al raggiungimento del 40% ci sarà una multa di 25 euro, per ciascuna categoria». A livello regionale, sono 72 i Comuni in regola che non dovranno quindi versare alcun contributo alla Regione per i quantitativi mancanti al raggiungimento della quota minima prevista. Le penalizzazioni economiche verranno reinvestita dalla Regione in incentivi alla raccolta differenziata e che non potrà essere ricaricata sulla tariffa per i rifiuti pagata dai cittadini ma riguarderà altre partite di bilancio dei Comuni fuori legge.

    I dati contestati da Amiu

    Amiu, però, contesta i dati: secondo l’azienda la raccolta differenziata a Genova nel 2016 non sarebbe al 32,89% come comunicato dalla Regione Liguria ma raggiungere la soglia del 39%. «I numeri forniti dalla Regione per il 2016– spiega il presidente di Amiu Marco Castagna alla agenzia Dire – fanno riferimento alla sola raccolta differenziata di Amiu contrariamente al metodo applicato negli anni precedenti ove si contabilizzava anche il contributo di soggetti terzi convenzionati che, storicamente, si attesta tra il 4% e il 5%». Peraltro, aggiunte il presidente di Amiu, i dati sarebbero comunque assolutamente sottostimati perché non tengono in alcun modo in considerazione i rifiuti prodotti e raccolti nel porto di Genova. Così non sarebbe possibile confrontare il dato 2015 che contiene il contributo di soggetti terzi con quello del 2016, come invece fatto dalla Regione Liguria. «Eliminando il suddetto contributo anche negli anni passati– prosegue Castagna- confrontando così i livelli annuali per dati omogenei risulta che nel 2014 la raccolta differenziata solo di Amiu era al 29,13%, nel 2015 30,16% e nel 2016 32,89%. Ecco, dunque, che anche in un contesto di assoluta emergenza, il dato è in costante crescita». A livello assoluto, lo scorso anno a Genova sono stati raccolte 287.287 tonnellate di rifiuti, di cui differenziate 94.492.

    Sui rifiuti, quindi, la battaglia è decisamente aspra. In una campagna elettorale particolarmente priva di proposte concrete per la città, l’utilizzo dei dati sulla gestione della “rumenta” diventa campo di battaglia tra le forze politiche in gioco, con sponde più o meno evidenti: il dato certo è che su Amiu si tornerà a “combattere” molto presto, in un’estate che si preannuncio torrida.

  • Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    scheda-elettorale-comune-2017Domenica 11 giugno gli elettori genovesi sono chiamati a votare per l’elezione del Sindaco, del Consiglio comunale e dei nove Consigli municipali. Le elezioni si svolgeranno nella sola giornata di domenica, dalle ore 7 alle ore 23. Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali, che abbiano compiuto il 18° anno di età alla data dell’11 giugno 2017, fra cui gli elettori residenti all’estero, che sono stati avvisati tramite cartolina-avviso.

    Inoltre i cittadini dell’Unione Europea residenti a Genova che hanno fatto richiesta entro il 2 maggio 2017, che devono essere in possesso di specifica tessera elettorale con dicitura «Comunali – Circoscrizionali» ed i cittadini emigrati in un Comune della Provincia di BOLZANO da non più di quattro anni, che devono presentare apposito attestato, inviato al nuovo comune diresidenza.

    L’elettore dovrà presentarsi al proprio seggio munito della tessera elettorale e di un documento di riconoscimento. Qualora nella tessera elettorale fossero esauriti gli spazi, o in caso di smarrimento o furto, l’elettore potrà – fin da oggi – procurarsi una nuova tessera recandosi presso l’Ufficio Elettorale di Corso Torino, 11, che, per l’occasione, osserverà orario prolungato nei giorni di venerdì 9 e sabato 10 giugno con orario dalle 8.10 alle 18.00 e domenica 11 giugno con orario dalle 7 alle 23 oppure presso gli Uffici municipali con i seguenti orari: sabato 10 giugno dalle 8.10 alle 12.30, domenica 11 giugno dalle 7.00 alle 23.00

    Per agevolare i cittadini nell’espletamento del diritto di voto, il Comune di Genova ha attivato da tempo alcuni servizi rivolti, in particolare, alle fasce deboli (anziani, portatori di handicap, ecc…):

     

    • da giovedì 8 giugno a domenica 11 giugno consegna a domicilio della tessera elettorale agli elettori anziani e/o disabili che siano assolutamente impossibilitati a recarsi presso gli uffici anagrafici e senza persona di fiducia a cui delegare l’incarico. Per informazioni rivolgersi ai numeri tel. 010 5576829 / 010 5576841;
    • gli elettori con problemi di deambulazione possono esprimere il voto in una qualsiasi sezione delle 150 prive di barriere architettoniche appositamente allestite sul territorio. E’ inoltre attivo un servizio di prenotazione telefonica per il trasporto gratuito da casa al seggio. (telefonare al numero 010.5741433, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 16, nel periodo lunedì 5 giugno – sabato 10 giugno);
    • i degenti in luogo di cura (ospedali, RSA, ecc.) e gli elettori in luogo di detenzione possono esercitare il diritto di voto nella struttura di ricovero o di detenzione, previa autorizzazione da richiedere all’Ufficio Elettorale per il tramite della direzione della struttura che usufruisce del seggio, entro sabato 10 giugno ore 18.00 (tel. 010 5576846 – 010 5741434). Gli elettori devono essere in possesso della tessera elettorale e di documento di riconoscimento valido;
    • gli elettori affetti da infermità fisica che comporti la dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali/ intrasportabili affetti da gravissime infermità, possono inoltrare domanda, corredata da certificazione della ASL, all’Ufficio Elettorale per esprimere il voto a domicilio.
    • gli elettori affetti da infermità tali da non consentire l’autonoma espressione di voto possono avvalersi dell’assistenza in cabina di un componente della propria famiglia o di un altro accompagnatore di fiducia purchè iscritti nelle liste elettorali di un Comune della Repubblica. In base alla legge 17 del 15 febbraio 2003, l’elettore che intende avvalersi della facoltà del voto assistito deve procurarsi la necessaria documentazione medica rilasciata dalla Asl attestante l’impossibilità presentando apposita richiesta all’Ufficio Elettorale.

     

    È previsto, come nelle precedenti consultazioni, un servizio di trasporto gratuito con navetta per agevolare il raggiungimento dei seggi costituiti nei seguenti istituti scolastici:
    Municipio Centro Ovest – Scuola elementare Taviani (Corso Martinetti 77G): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19 con partenza dal cancello in corso Martinetti, 77 fino all’ingresso della scuola.
    Municipio Bassa Val Bisagno – Scuola elementare Fontanarossa (Via Ginestrato 11): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza dal parcheggio di Via Pinetti (di fronte al civico n. 66) al cortile superiore della scuola.
    Municipio Ponente – Scuola elementare Fabbriche (Via Fabbriche 189b): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza da Via Fiorino, 9 all’ ingresso della scuola.

    I risultati comunicati da ciascuna sezione elettorale saranno visibili in tempo reale in Internet sul sito del Comune di Genova dove è possibile reperire tutte le informazioni relative alle modalità di voto ed i recapiti degli uffici comunali cui rivolgersi per chiarimenti.

    Come si vota

    Al seggio si riceveranno 2 schede, azzurra per il Comune e rosa per il Municipio

    Scheda AZZURRA per il COMUNE

    Occorre far rilevare che con una sola scheda (la scheda azzurra) si esprimono due voti distinti. Si vota per eleggere il Sindaco di Genova e si vota per eleggere i componenti del Consiglio comunale di Genova. Ciascun candidato alla carica di sindaco è collegato ad una o più liste di candidati consiglieri comunali. L’elettore può mettere un segno di voto sul contrassegno di una lista: in tal caso il voto va sia alla lista che al candidato sindaco. L’elettore può mettere un segno di voto solo sul candidato alla carica di sindaco: in tal caso, il voto NON si trasferisce a nessuna lista collegata. Si può esprimere validamente il proprio voto in 5 modi:

    1 – Tracciando un segno sia sul nome del candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che lo sostiene (o nei riquadri di rispettivo riferimento) e scrivendo eventualmente una o al massimo due preferenze per candidati al Consiglio Comunale. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna, per non vedere annullata la seconda preferenza. In tal caso il voto va al Sindaco, alla lista votata ed al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    2 – Tracciando un segno solo sul simbolo della lista (o nel riquadro in cui compare tale simbolo) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto va automaticamente al Sindaco collegato con la lista votata, alla lista votata e al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    3 – Tracciando un segno sia sul candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che non sostiene il Sindaco (o nei riquadri di rispettivo riferimento) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto DISGIUNTO è valido sia per il Sindaco scelto, sia per la lista che non lo sostiene votata, sia per il candidato o i 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    4 – Esprimendo solo 1 o 2 preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna) nel corretto riquadro della loro lista. In tal caso il voto va al Sindaco collegato alla lista, alla lista cui appartengono i candidati scelti e naturalmente ai candidati.

    5 – Tracciando un segno solo sul nome di un candidato Sindaco (o nel riquadro in cui compare tale nome).In tal caso il voto va al solo candidato Sindaco e non si estende automaticamente a nessuna lista.

     

    Scheda ROSA per i MUNICIPI

    Si vota a turno unico (non è previsto il ballottaggio) per l’elezione dei Consiglieri dei 9 Municipi genovesi. A differenza del Sindaco, il Presidente di Municipio non è eletto direttamente dai cittadini, ma nominato da ciascun Consiglio municipale, con proprio successivo provvedimento. Il voto di lista viene espresso tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta (lista singola o lista inserita in una coalizione), o nel riquadro in cui compare tale simboloOltre al voto di lista, l’elettore può esprimere, nelle apposite righe stampate sulla scheda elettorale, uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome (o cognome e nome, in caso di omonimie) di non più di due candidati, di sesso diverso, compresi nella lista votata. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna/una donna e un uomo, per non vedere annullata la seconda preferenza. Nel caso di espressione di una sola preferenza, la stessa potrà riguardare indifferentemente un candidato uomo oppure una candidata donna.

    I candidati alla carica di Presidente vengono indicati, a scopo informativo, in calce alla scheda elettorale, ma ad essi NON possono essere assegnate preferenze. Sulla relativa indicazione in calce alla scheda elettorale NON va pertanto apposto alcun segno.