
Liguria virtuosa, Genova pecora nera. E’ questo, in estrema sintesi, il quadro della raccolta differenziata che emerge dai dati del 2016 illustrati questa mattina dal governatore Giovanni Toti e dall’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, e derivanti dal monitoraggio dell’Osservatorio ligure sui rifiuti. A livello globale, la Liguria raggiunge il 43,19% di raccolta differenziata, crescendo di quasi 5 punti rispetto al 38,63% del 2015 e di 8 punti rispetto al 35,90% del 2014. Rispetto ai dati del 2015 si registra inoltre un calo della produzione totale di rifiuti di quasi 34.000 tonnellate. A livello provinciale Genova si ferma al 39,49%, Imperia, la peggiore, al 38,22%, Savona al 49,43%, mentre alla Spezia si registra il risultato migliore con il 53,66%.
Pecora nera in assoluto, il Comune di Genova: secondo i dati riportati dalla Regione, infatti, la differenziata nel capoluogo ligure è scesa di quasi 2 punti, dal 34,57% del 2015 al 32,89% del 2016. «Genova è il punto dolente– analizza l’assessore Giampedrone- decresce di due punti: è un dato preoccupante. In una regione che cresce bene, senza Genova non si può svoltare definitivamente. Il capoluogo ci tiene fermi di oltre 5 punti percentuali a livello regionale: senza Genova, arriveremmo al 48,5% in tutta la regione». Fra gli altri Comuni capoluogo, La Spezia ha raggiunto il 50,32%, Savona sale da 31,62% a 42,56%, Imperia scende leggermente dal 36,93% al 36,89%. In tutta la regione, invece, salgono a 63 i Comuni liguri che toccano e superano la percentuale del 65% di raccolta differenziata -erano 32 nel 2015 e 16 nel 2014- e che secondo la legge regionale avranno diritto, a partire dal mese di luglio, allo sgravio fiscale per il conferimento in discarica della frazione residua. Altri 43 Comuni hanno un tasso di produzione pro capite inferiore del 30% rispetto alla media regionale di 540 chilogrammi per abitante e, pertanto, non si vedranno applicare l’addizionale del 20% sull’ecotassa sui conferimenti in discarica dei rifiuti residui.
Multa in arrivo?
Saranno piuttosto copiose le sanzioni che arriveranno al Comune di Genova per non aver raggiunto le percentuali di riciclo imposte dalla legge regionale 20 del 2015. Il capoluogo ligure avrebbe dovuto raggiungere il 40% in ciascuna delle sei categorie previste -carta, vetro, plastica, organico, metallo e legno- beneficiando già 5 punti percentuali in meno rispetto agli altri comuni della regione, in considerazione della crisi che ha investito Genova in seguito alla chiusura della discarica di Scarpino. Tre le frazioni critiche: metallo che si ferma al 12,44%, plastica al 19,63% e organico al 27,05%.
Oltre la soglia richiesta, invece, i valori di carta (54,18%), legno (72,86%) e vetro (71,19%). «Le sanzioni scatteranno con una prossima delibera di giunta– spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone- in cui le percentuali verranno convertite in tonnellate e per ogni tonnellata che manca al raggiungimento del 40% ci sarà una multa di 25 euro, per ciascuna categoria». A livello regionale, sono 72 i Comuni in regola che non dovranno quindi versare alcun contributo alla Regione per i quantitativi mancanti al raggiungimento della quota minima prevista. Le penalizzazioni economiche verranno reinvestita dalla Regione in incentivi alla raccolta differenziata e che non potrà essere ricaricata sulla tariffa per i rifiuti pagata dai cittadini ma riguarderà altre partite di bilancio dei Comuni fuori legge.
I dati contestati da Amiu
Amiu, però, contesta i dati: secondo l’azienda la raccolta differenziata a Genova nel 2016 non sarebbe al 32,89% come comunicato dalla Regione Liguria ma raggiungere la soglia del 39%. «I numeri forniti dalla Regione per il 2016– spiega il presidente di Amiu Marco Castagna alla agenzia Dire – fanno riferimento alla sola raccolta differenziata di Amiu contrariamente al metodo applicato negli anni precedenti ove si contabilizzava anche il contributo di soggetti terzi convenzionati che, storicamente, si attesta tra il 4% e il 5%». Peraltro, aggiunte il presidente di Amiu, i dati sarebbero comunque assolutamente sottostimati perché non tengono in alcun modo in considerazione i rifiuti prodotti e raccolti nel porto di Genova. Così non sarebbe possibile confrontare il dato 2015 che contiene il contributo di soggetti terzi con quello del 2016, come invece fatto dalla Regione Liguria. «Eliminando il suddetto contributo anche negli anni passati– prosegue Castagna- confrontando così i livelli annuali per dati omogenei risulta che nel 2014 la raccolta differenziata solo di Amiu era al 29,13%, nel 2015 30,16% e nel 2016 32,89%. Ecco, dunque, che anche in un contesto di assoluta emergenza, il dato è in costante crescita». A livello assoluto, lo scorso anno a Genova sono stati raccolte 287.287 tonnellate di rifiuti, di cui differenziate 94.492.
Sui rifiuti, quindi, la battaglia è decisamente aspra. In una campagna elettorale particolarmente priva di proposte concrete per la città, l’utilizzo dei dati sulla gestione della “rumenta” diventa campo di battaglia tra le forze politiche in gioco, con sponde più o meno evidenti: il dato certo è che su Amiu si tornerà a “combattere” molto presto, in un’estate che si preannuncio torrida.
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