Categoria: Fuori Formato

  • FuoriFormato, più di 4 mila persone in 3 giorni. Buon viatico per la prosecuzione del progetto

    FuoriFormato, più di 4 mila persone in 3 giorni. Buon viatico per la prosecuzione del progetto

    Foto di Alessandro Romi
    Foto di Alessandro Romi

    Con la serata di proiezioni di Stories We Dance, il contest di videodanza a cura di Augenblick Associazione Culturale, e la proclamazione dei vincitori alla presenza di una Sala del Munizioniere gremita fino all’ultimo posto, si è concluso forse troppo presto FuoriFormato, la tre-giorni sulla danza contemporanea organizzata da Comune di Genova e curata da Teatro Akropolis, Rete Danzacontempoligure e, appunto, Augenblick, in collaborazione con Genova Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura, Associazione Amici di Palazzo della Meridiana e Compagnia DEOS.

    I risultati della rassegna, che del festival Genova Outside(R) Dance(R) ha rappresentato la sezione curata e promossa da queste realtà locali, parlano chiaro e segnano un superamento netto di ogni più rosea aspettativa: in 3 serate, suddivise tra 12 eventi, 10 spettacoli, 7 location in 4 palazzi storici del centro città (Palazzo Bianco, Palazzo Tursi, Palazzo della Meridiana e Palazzo Ducale), con 30 artisti coinvolti e 14 film in proiezione, sono state 4200 le presenze degli spettatori, segno questo non solo dell’esistenza e della buona salute del pubblico genovese della danza, forte di relazioni ed esperienze condivise nel corso degli ultimi anni, ma soprattutto del desiderio crescente, potremmo dire anche da parte di un pubblico non specialistico, di aderire alle iniziative culturali locali che muovono tra ricerca e sperimentazione, rispondendo con fedeltà e sguardo vivace a ogni loro appuntamento.

    Foto di Francesco Trombetti
    Foto di Francesco Trombetti

    Non può non costituire un valore intrinseco il ricco e paziente lavoro di programmazione che Teatro Akropolis, Rete Danzacontempoligure e Augenblick hanno saputo intrecciare nell’arco di pochi mesi dal loro coinvolgimento, suggerendo un atteggiamento di co-progettazione non solo volto alla valorizzazione e riconoscibilità della danza, ma a rafforzare il reciproco dialogo rispetto a ogni possibile direzione futura. Questo fattore che, pur non costituendo una novità assoluta, non era forse altrettanto facilmente rintracciabile in città da alcuni anni a questa parte, costituisce un precedente virtuoso proprio nel tentativo di contaminare le aree di indagine e le direzioni di ricerca, unendo esperienze consolidate nella danza dal vivo a spinte meno canoniche, come nel caso della videodanza, in un binomio capace di offrire al pubblico uno spaccato fortemente rappresentativo di ciò che oggi è la ricerca sulle arti performative.

    In particolare, per la sezione di danza dal vivo, curata da Teatro Akropolis e Rete Danzacontempoligure, l’idea che ha guidato la scelta della programmazione è stata quella di inaugurare FuoriFormato con i lavori di alcuni fra i danzatori del territorio ligure, creando così un focus sulla ricerca che anima le diverse generazioni di artisti della nostra regione, per poi allargare il respiro della manifestazione, nelle future edizioni, alla danza nazionale e internazionale. La sezione di danza dal vivo è stata connessa a un altro progetto di successo, il Progetto Maia, anch’esso nel 2016 alla prima edizione, curato e ideato da Teatro Akropolis, sostenuto dal Comune di Genova e inserito assieme a FuoriFormato in un’unica e più ampia visione dell’assessorato alla Cultura rivolta alla danza e alle arti performative. Il Progetto Maia è un progetto annuale finalizzato al sostegno della danza contemporanea indipendente del territorio ligure. Attraverso un tavolo di lavoro con i danzatori, Teatro Akropolis ha definito una serie di azioni – fra cui seminari, workshop e residenze artistiche – in grado di convogliare l’attenzione sui processi creativi e gli aspetti del lavoro che precedono la messa in scena, diventando occasione di un concreto supporto al lavoro degli artisti. I trenta danzatori liguri coinvolti nel Progetto Maia hanno trovato nella rassegna FuoriFormato una preziosa occasione per presentare il proprio lavoro e per condividere con il pubblico la propria crescita e la propria ricerca.

    Foto di Francesco Trombetti
    Foto di Francesco Trombetti

    Accanto alla sezione di danza dal vivo, Palazzo Ducale ha ospitato il contest internazionale di videodanza Stories We Dance: 14 film in concorso selezionati tramite una call internazionale (a cui hanno risposto più di cento artisti) indetta dal collettivo stesso. Alla presenza di una giuria di esperti appositamente convocata, i film, provenienti dai cinque continenti, hanno mostrato tutti grande qualità e forte impatto visivo e comunicativo. Al termine della proiezione il pubblico ha votato il miglior film (premio assegnato all’olandese She / Her di Sonja Wyss), e così è stato per la giuria di esperti, che ha decretato come film vincitore del contest How are you today, dell’artista Chiu Chih-Hua (Hong Kong). Con la tavola rotonda che ha preceduto di un giorno la serata di proiezioni, è stato possibile istituire un confronto su quelli che oggi sono i diversi approcci alla videodanza. Giuria e pubblico sono stati concordi nel ritenere Stories We Dance una sfida vinta non solo per Genova ma per tutto il territorio nazionale, essendo la videodanza un genere artistico ancora poco seguito e praticato nel nostro Paese, a fronte, invece, di una larga diffusione all’estero.

    La doppia anima del festival, quella orientata alle produzioni locali e quella focalizzata sulle pratiche internazionali tra danza e audiovisivo, è ad oggi il punto di partenza – ci si augura – per una nuova edizione di FuoriFormato, nel desiderio crescente di mettere in contatto Genova con il resto del mondo e valorizzare il dialogo, la crescita, la rinnovata ricerca che potranno conseguirne.

    Marco Longo

  • FuoriFormato: tra ricerca e sperimentazione, la rassegna si è conclusa con la finale del videocontest Stories We Dance

    FuoriFormato: tra ricerca e sperimentazione, la rassegna si è conclusa con la finale del videocontest Stories We Dance

    storieswedance-lucaalbertiTursi, ore 19.00. Guardare dal basso verso l’alto continua a essere una delle possibilità che la danza fuori dai teatri riesce a donare al pubblico. Alziamo lo sguardo e troviamo Francesca Guerra in cima alle scale del palazzo. Pare un direttore d’orchestra con l’archetto del violino pronto all’uso e, come se fossimo noi l’ensemble da guidare, pare dirigerci in un territorio musicale che progressivamente sarà il suo stesso corpo ad assecondare. Una sinfonia. Una Sinfonia per un corpo solo. Si muove con l’archetto in mano, quasi in un combattimento da scherma, poi raggiunge lo strumento che ha deciso di indossare, il violino. Le scale divengono scale musicali, ritmi che la porteranno a scendere fino al pubblico per intonare con la voce un canto tradizionale e ammaliatore. In conclusione sembra il suono di una nave che salpa, mentre risale quelle scale per scomparire lassù nel cortile. Breve, efficace, una storia. Che, toccando anche le nostre corde, lascia addosso il desiderio di un seguito.

    Sono le storie le protagoniste di questa serata. Storie che si appropriano degli elementi per tornare ad essere quello che si è dimenticato. Come in Ecce puer, titolo che rimanda a un enfant con un desiderio di purezza in un mondo banale (la vision de purité dans un monde banal così ben rappresentata nell’opera di Medardo Rosso). La versione di Nicola Marrapodi ha a che fare con la resilienza, con la capacità di assorbire un urto senza rompersi. Trasformandosi. Marrapodi si bagna di acqua, se ne cosparge, torna terra, torna sasso, sfiorando, come una radice, una condizione primordiale liquida e dinamica. Manca il fiato quando l’acqua ci arriva forte in volto. Si blocca il respiro. Eppure la danza continua.

    Un urlo muto. Siamo a Palazzo della Meridiana. Ribellarsi senza farsi sentire. Non ci si aspetta che si concluda così un lavoro che potrebbe avere la dolcezza come prima caratteristica. Ma lo zucchero non è sempre dolcezza e ciò che a prima vista appare decorazione non sempre evoca un canone scontato. BodyCaking®[Belladonna] è parte da un’idea perfettamente attuale: usare il cibo, così importante per ognuno, come un simbolo. Usare la pasticceria come una tavolozza e, al contempo, decontestualizzare lo zucchero dal suo ambiente naturale per farne materia e strumento nuovi, performativi. Davide Francesca e Marco Democratico creano con i loro materiali sul corpo della performer Olivia Giovannini, qualcosa che potrebbe avere a che fare con la femminilità, un abito da sposa quasi, un corpetto, un bustino XVI secolo. Ma quell’abito diviene gabbia ed è solo nella costrizione che si scopre l’animalità repressa. Nelle zampette che si liberano, nel leccarsi le ferite, dolci e non ancora incrostate, ancora fresche. Lasciandola sola. Ma bella. Una bella donna in un grido silenzioso.

    Siamo pronti per spostarci a Palazzo Ducale dove alle 21 in Sala del Munizioniere inizia la serata finale di Stories We Dance, il contest internazionale di videodanza promosso, organizzato e presentato da Augenblick. Davanti a un pubblico puntuale e da subito attento, alla presenza dei 5 membri della giuria presentati il giorno prima, inizia la proiezione integrale dei 14 dancefilm finalisti, selezionati tra i 98 lavori ricevuti da tutto il mondo. Sono pronte le menzioni e il premio in denaro al Miglior Film, che saranno assegnati al termine della serata. Ma anche il pubblico presente è chiamato a esprimere la propria personale preferenza, che porterà all’assegnazione di una menzione dedicata.

    I film scorrono senza interruzione, con una rapida pausa intermedia, in un silenzio da sala cinematografica. Situazione che pare paradossale e al tempo stesso felicemente sorprendente. Da una parte, infatti, una proposta di visione che non può che essere concentrata e eterogenea, per durate, tematiche, ambientazioni, soluzioni audiovisive: una varietà di percorsi che è stata posta in primo piano già in fase di preselezione, per offrire, del genere in questione, un’esperienza diversificata. Dall’altra, come si diceva, un’ottima risposta del folto pubblico presente, catturato dalle molteplici forme e modalità narrative della videodanza europea, americana, asiatica – in anteprima non solo genovese ma quasi sempre anche italiana, talvolta europea – e capace di partecipare fino al termine della proiezione con curiosità e talvolta stupore. Con il coinvolgimento emotivo che affiora vedendo un film atteso o che, inaspettatamente, cattura già dalle prime scene.

    Mentre si raccolgono i voti del pubblico è la volta di Echo, performance dal vivo di e con Luca Alberti (Compagnia DEOS) che, sempre in Sala del Munizioniere, presenta il proprio studio coreografico tratto da MM Microcosmo Mozart. Alberti è un vortice, il suo corpo, accompagnato da un montaggio musicale imprevedibile, raggiunge vette di ipnotica astrazione, la performance dura pochi minuti ma potrebbe continuare a lungo, incollando anche il pubblico non specialistico a un’immagine in continuo aggiornamento, dove ricerca e immediatezza di esecuzione si sovrappongono e confondono magneticamente.

    La serata è in chiusura e il pubblico si raccoglie intorno allo schermo per assistere all’assegnazione dei premi. Ogni membro della giuria legge le motivazioni delle scelte fatte, dimostrando il desiderio di dare ai verdetti una direzione forte, non convenzionale, aperta, come aperta dovrebbe essere la riflessione sulla videodanza. Molti gli ex aequo nelle menzioni, in dettaglio: la menzione al Miglior Concept è assegnata per voce di Emilia Marasco a Marine Girls di Megan Wright (USA) e a Disruptions di Felipe Frozza e Ulrike Flämig (Germania). Simone Magnani assegna la menzione al Miglior Performer sia al gruppo di bambini di Kid Birds For Camera di David Daurier e Eric Minh Cuong Castaing (Francia) sia, nuovamente, a Ulrike Flämig di Disruptions. Gaia Clotilde Chernetich è chiamata ad assegnare la menzione per la Miglior Coreografia, che va a Lay Me Low di Marlene Millar (Canada) e a Let’s Say di Fuk Pak Jim (Hong Kong). È la volta della Miglior Regia, assegnata da Gaia Formenti a Vecinas di Natalia Sardi (Belgio). Il pubblico scopre in tempo reale il proprio verdetto: a conteggi avvenuti, il Premio del Pubblico va a grande maggioranza a She / Her di Sonja Wyss (Olanda). E siamo al Primo Premio della Giuria, cui corrisponderà un riconoscimento in denaro, e che in questa prima edizione di Stories We Dance è assegnato, per voce di Lucia Carolina De Rienzo, a How are you today di Chiu Chih-Hua (Hong Kong).

    Molti gli applausi, palpabile la soddisfazione di Augenblick e di tutti gli organizzatori di FuoriFormato.

    Marina Giardina
    Fabio Poggi

  • FuoriFormato funziona. Il racconto della seconda serata tra videodanza e performance live

    FuoriFormato funziona. Il racconto della seconda serata tra videodanza e performance live

    fuoriformato-storieswedanceUna tavola rotonda nel tardo pomeriggio di una giornata calda di giugno, si sa, può essere un rischio in termini di affluenza. Ma alla presentazione di Stories We Dance, il contest internazionale di videodanza in programma stasera alle 21 nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, il pubblico presente ha ancora una volta dimostrato di essere il grande protagonista di FuoriFormato, con sensibilità e attenzione.

    Sala Liguria, Palazzo Ducale. Accanto alla mostra Danza con me, dedicata agli scatti di Serge Lido, si dialoga di videodanza toccando i grandi temi della creatività contemporanea, si respira un vivo desiderio di approfondimento verso questo genere in progressiva ascesa, di cui un assaggio dei 14 film finalisti al contest già restituisce le sfumature più varie e curiose. La videodanza è danza filmata? Quali storie può raccontare la videodanza? Quali storie vedremo nella serata finale, fra pochissimo?

    fuoriformato-storieswedanceUna storia deve permettere allo spettatore di immaginare. Una storia a volte accade fuori campo. Le storie che racconterà la videodanza sono quelle di domani. Queste alcune delle riflessioni su cui i 5 membri della giuria di Stories We Dance, Lucia Carolina De Rienzo, Emilia Marasco, Gaia Clotilde Chernetich, Gaia Formenti e Simone Magnani, ciascuno a partire dalla propria area di ricerca, hanno concentrato i loro puntuali e ricchi interventi, offrendo non solo un’introduzione al contest ma anche le basi per un dibattito sulla videodanza stessa, aperto al futuro. Aprire i film di danza al grande pubblico, rendere possibile un mercato, è l’augurio più forte per questa disciplina.

     

    A partire dalle 21, Palazzo Tursi diventa il palcoscenico del primo spettacolo di questa seconda serata. Cristiano Fabbri accoglie il pubblico sulle scalinate di ingresso. Su quegli stessi scalini da cui molti sono passati per andare a fare la propria promessa di matrimonio. Come un giullare, come un imbonitore. “Sono un punto caduto dal cielo”, ci dice, e ci invita a salire per mostrarci i suoi Tracciati, possibili piste di interpretazione per materiali dismessi, come una vecchia casa dopo che è stato portato tutto via e sono rimaste poche candele, una sedia e vecchi fogli di giornale, a significare un’assenza con cui confrontarsi. La presenza di un passato si materializza, infatti, nella splendida maschera di Marco Laganà, una donna anziana che, guida e consigliera di quella dimora, appare all’inizio e alla fine della performance. Delicatamente distesa a terra da Fabbri, forse attraversa gli ultimi suoi momenti di vita, ma prima di andarsene è protagonista di un toccante, piccolo valzer che stringe il pubblico intorno alla scena.

    Con lo sguardo lievemente commosso, ci si sposta nel giardino di Palazzo Bianco, dove gli spettatori trovano un’atmosfera fiabesca. È arrivato il buio. Una donna bambola è attaccata a un albero, forse vittima di un incantesimo. Inerme. Mamihlapinatapai, da cui prende il titolo il pezzo di Nicoletta Bernardini e Matteo Alfonso, parla la lingua sconosciuta dell’amore. Arrampicato sopra all’albero, accompagnato dal suono di un carillon, Alfonso tenta di attrarre a sé Bernardini. E lentamente ci riesce: la sveglia, gradualmente la anima, grazie a un filo invisibile e a un soffio le genera l’impulso ad alzarsi, ma rendendola libera la rende anche autonoma, e da quel percorso di fiori rossi la vedrà presto andare via.

    Il tema della solitudine condivisa, molto forte in questa seconda serata, ci conduce nuovamente nel cortile di Tursi, dove è in scena Soliloquio a due di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli. Il corpo nudo della Pedullà dialoga con le splendide fotografie anatomiche proiettate sullo sfondo, sale e scende i gradini di una scala, rende visibile la viva intensità di ogni tensione muscolare, evidenzia i punti di appoggio per un piede, dilata il tempo, sembra fermarlo, ancora una volta commuove per la precisione con cui si trasforma, si trasfigura. L’applauso finale abbraccia le autrici, ci si saluta per tornare a casa o andare a cena, con la forte sensazione che anche oggi, agli spettacoli dal vivo delle 19 e alla proiezione finale di Stories We Dance delle 21, il pubblico giocherà ancora la propria parte.

    Marina Giardina
    Marco Longo

  • Fuori Formato apre le danze, tra luci, suggestioni e tanto pubblico. Il racconto della prima serata

    Fuori Formato apre le danze, tra luci, suggestioni e tanto pubblico. Il racconto della prima serata

    Tra_passato_remoto
    Tra_passato_remoto

    Il pubblico numeroso che vediamo salire da piazza della Meridiana verso il cancello d’ingresso che porta al giardino di Palazzo Bianco, con carrozzine e bimbi in braccio, oltre agli spettatori affezionati della danza urbana, ci conferma un desiderio sempre più allargato di serate come questa. Fuori Formato è stato pensato anche per questo.

    Gli alberi, la ghiaia, sedersi a terra per vedere, spostarsi per vedere meglio. Il cielo è ancora chiaro, sono le nove di sera e il palco su cui troviamo Rocco Colonnetta, Serena Loprevite e Alice Montagna si affaccia sui muri del Palazzo di Giustizia. Un grigiore di finestre che, come sempre accade quando la danza avviene in luoghi pubblici, diventa una scenografia che dialoga con il lavoro degli artisti.

    A confrontarsi in Tra_Passato_Remoto, il pezzo proposto da Koinè Genova, sono in tre personaggi, e si sa che, quando si è in tre, la relazione a due può essere sempre osservata dall’altro. Crea competizione, muove una difesa e talvolta conduce alla resa. Un palco che sembra un ring per i tre danzatori, una rincorsa che ogni tanto trova un ostacolo, un gioco di gelosie per le due donne a contendersi un uomo, un guardare in alto e cercare una direzione, che poi coincide con un gabbiano che per caso è appena volato sopra la scena, non previsto. I performer ricercano equilibri impossibili, come cita il testo che Colonetta scandisce, con dita piene di possibilità, per pensieri del mattino o pensieri virgolettati. A guardarli viene in mente un tetto di NYC, un rooftop immerso nell’urbanità, nell’atmosfera dejeuner sur l’herbe del pubblico che, pian piano, inizia ad allungare le gambe e a mettersi a proprio agio.

    Solo pochissimi minuti di intervallo tra gli applausi per Koinè Genova ed ecco l’ingresso di Roberto Orlacchio nel suo Un canto costante. Un uomo con la testa di un volatile, una mente pappagallo, in costante conflitto tra mente e corpo. Una testa pesante quella di Orlacchio, che danza per la maggioranza del suo pezzo senza mai levarsi la maschera, per cercare un’intimità che permette al pubblico di concentrarsi sul solo corpo e sui suoi volteggi nel tentativo frustrato di indossare una giacca. Passa da varie esperienze il corpo di Orlacchio, in una tecnica impeccabile che sottende un dialogo con se stesso, come se dentro quella testa di volatile ci fosse uno schermo che passa in rassegna il bilancio di una vita, i desideri, i rimpianti e i sensi di colpa per ciò che si poteva fare e non è stato fatto. Poi la resa, e la maschera cade, diventando persona.

    Per vedere l’ultimo pezzo della serata, Soggezione di Sara Due Torri e Guendalina Di Marco, con la stessa Di Marco in scena assieme a Alessandra Caviglia, il pubblico si sposta idealmente in un’altra stanza: mentre per alcuni minuti la scena è vuota, da lontano arrivano due donne che presto scompariranno di nuovo. Ci hanno aperto le porte di casa loro, una casa al femminile, con tutti i moniti e i vezzi del pettegolezzo, delle dicerie, dei luoghi comuni, di un’ilarità mal celata e di un pudore che, nascosto dietro a un vestito, mostra il nudo della pelle. Continuano le voci scandite da una sveglia che richiama continuamente all’ordine, tanto che alla conclusione la durata della performance sembra sfuggire a un conteggio esatto: quarantacinque minuti come ci informava la Di Marco? Quindici minuti come da programma? Forse venti? Il tempo è dissolto e, intanto, la prima serata è conclusa.

    Erano in 6 stasera in scena ma il pubblico non si contava e noi tutti, Rete Danzacontempoligure, Teatro Akropolis e Augenblick, eravamo soddisfatti. Fuori Formato è appena incominciato.

    Marina Giardina

  • Stories We Dance, giovedì 30 la premiazione a Palazzo Ducale. Special guest: Luca Alberti

    Stories We Dance, giovedì 30 la premiazione a Palazzo Ducale. Special guest: Luca Alberti

    odoredelleossa-danza-neve-montiContinua il viaggio alla scoperta dei 14 film finalisti di Stories We Dance, il contest di videodanza internazionale a cura di Augenblick Associazione Culturale in programma giovedì 30 giugno, ore 21.00, in Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, nell’ambito della rassegna FuoriFormato, di cui Era Superba è media partner. Un appuntamento da non perdere per conoscere più da vicino il linguaggio della videodanza che, come già abbiamo avuto modo di illustrare, possiede strumenti complessi e multipli per attraversare e abitare i territori dell’arte e, perché no, della vita. La videodanza, genere aperto e in continua ricerca, non si accontenta di narrare la realtà del corpo ma si spinge a prefigurare scenari sempre diversi, di superare il limite della pelle, di dilatare lo spazio in cui agisce il corpo e di creare, grazie alle tecniche audiovisive, finestre su altri mondi: specchi interiori e realtà immateriali ma allo stesso tempo concreti e in profonda connessione con il nostro tempo “reale”. È il caso dei film finalisti di Stories We Dance, in buona parte già esaminati nei precedenti articoli e degli ultimi quattro che qui andremo a descrivere, uniti dalla forte urgenza narrativa e compositiva.

    Caratterizzato da una vena intimista e poetica L’odore delle ossa (1’) diretto da KRÅK_collettivo onomatopeico nel 2015, è l’unico film italiano in concorso. Il film, originariamente nato come cortometraggio della durata di 19 minuti e qui presentato nella sua versione breve, è incentrato sul rapporto tra due donne attraverso il viaggio, emotivo e fisico, in una natura algida ed incontaminata. Gli scenari, incantati e imponenti, riverberano le geografie interiori delle due protagoniste come se non esistessero confini precisati tra dentro e fuori. La fotografia e la regia curata da Roberta Segata ha già fatto ricevere al film la menzione di Best Cinematography a Cinedans Filmfestival e la menzione speciale Team a La danza in 1 minuto.

    She/Her (11’ 04’’) è un film olandese diretto nel 2015 da Sonja Wyss che indaga il rapporto conflittuale tra una madre e una figlia. Già dalla scena iniziale rimaniamo catturati dalla temperatura emotiva di questa relazione: i ruoli sono evidentemente cristallizzati tanto nelle parole manipolatorie della madre quanto nella gestualità contrariata della figlia, dove il potere e la dipendenza rimbalzano in uno scontro vis à vis attorno al tavolo di un ristorante. La scrittura coreografica, perfettamente sintonizzata con lo sviluppo drammaturgico, svela l’importanza di un legame, possibile solo attraverso il contatto fisico.

    Il visionario Tango Brasileiro (3’), film anglo-brasiliano diretto da Gabriela Alcofra e Billy Cowie nel 2014, è una riflessione sul tempo e su come questo possa essere sedotto e fermato dalla voce di una bambina. Costruito in buona parte con materiali filmici d’archivio, il cortometraggio riesce ad evocare la danza attraverso i fermimmagini sugli abitanti del passato di Rio de Janeiro alternati alla voce fuori campo e all’espressività della performer.

    Ultimo film in programma: Vecinas (11’ 17’’) firmato nel 2015 dalla belga Natalia Sardi. Il nodo centrale della storia si sviluppa intorno a una particolare sensibilità del corpo: l’esperienza di due donne soggiogate dalle leggi del magnetismo. La tensione dei due corpi, separati dal muro di casa e sul quale si concentra la loro sorte, ben presto si trasforma nella consapevolezza di poter inventare e negoziare una nuova identità. Pluripremiato e selezionato in rilevanti festival internazionali, questo film in parte autobiografico, è la prova di come la danza possa elegantemente abbracciare il cinema.

    Al miglior film, al termine delle premiazioni previste sempre il 30 giugno, sarà consegnato un premio in denaro pari a 500 euro. Quattro le menzioni speciali: miglior regia, miglior coreografia, miglior performer e miglior concept. Anche gli spettatori saranno invitati a scegliere il loro film preferito con l’assegnazione del premio del pubblico.

    Echo-danza

    Altra nota di colore, durante la serata sarà la presentazione della performance dal vivo Echo di e con Luca Alberti, danzatore e membro della Compagnia DEOS diretta da Giovanni Di Cicco in residenza al Teatro Carlo Felice di Genova. Lo studio coreografico è tratto da MM Microcosmo Mozart, spettacolo di recente produzione della Compagnia DEOS che sarà rappresentato il 5 luglio nell’ambito del Festival Outside(R) Dance(R). Echo è il viaggio e la memoria di un suono, la frequenza irrisolta di un transito, che trova nell’anatomia di un corpo solo, la strada per ritornare a casa.

    Alessandra Elettra Badoino

  • Teatro Akropolis, da progetto Maia a FuoriFormato: la danza come scambio poetico tra ricerca teatrale e sperimentazione

    Teatro Akropolis, da progetto Maia a FuoriFormato: la danza come scambio poetico tra ricerca teatrale e sperimentazione

    soggezione-fuoriformato-danza-donnaLa danza, in quanto occasione di confronto diretto con l’azione, il corpo e il suo potenziale espressivo, ha sempre occupato un posto di rilievo negli interessi di Teatro Akropolis, trovando ampio spazio nella programmazione del festival annuale Testimonianze ricerca azioni e un fertile terreno di confronto nell’ambito del network indipendente dedicato alla giovane danza d’autore italiana Anticorpi XL, di cui Teatro Akropolis è referente per la regione Liguria.

    Nel 2016 prende l’avvio a Teatro Akropolis il Progetto Maia, un progetto annuale finalizzato al sostegno della danza contemporanea indipendente del territorio ligure. Attraverso un tavolo di lavoro con i danzatori, Teatro Akropolis ha definito una serie di azioni – fra cui seminari, workshop e residenze artistiche – in grado di convogliare l’attenzione sui processi creativi e gli aspetti del lavoro che precedono la messa in scena, diventando occasione di autoformazione e scambio di poetiche per tutti i partecipanti e un concreto supporto al lavoro degli artisti. Le azioni della prima edizione del Progetto Maia sono state programmate all’interno della settima edizione di Testimonianze ricerca azioni, svolto fra marzo e maggio 2016.

    In occasione di FuoriFormato, Teatro Akropolis ha emanato una call pubblica per selezionare alcuni lavori da inserire nella programmazione della tre giorni di eventi. Due fra gli spettacoli selezionati, in particolare, provengono dal lavoro effettuato dai rispettivi artisti durante le residenze svolte nella prima edizione del Progetto Maia, segnando così un rapporto diretto tra FuoriFormato e Maia, e accogliendo entrambi i progetti sotto un’unica e più ampia prospettiva rivolta alla danza e alle arti performative.

    È questo il caso, fra gli altri, di Soggezione (30’), in programma il 28 giugno a partire dalle ore 21.00 a Palazzo Bianco. Prodotto da Once per la regia di Sara Due Torri, con coreografia a cura della stessa Due Torri e di Guendalina Di Marco, presente in scena insieme ad Alessandra Caviglia, il lavoro nasce proprio in seguito alla residenza artistica che il gruppo ha effettuato a Teatro Akropolis, e si presenta come un progetto sulle nostre “credenze” personali e su come queste siano determinanti nella costruzione delle singole identità.

    Slegato dal Progetto Maia è invece il lavoro selezionato di Cristiano Fabbri, Tracciati (40’), che verrà presentato durante la serata del 29 giugno a partire dalle ore 21.00 a Palazzo Tursi. Insieme all’incisore, scenografo, nonché attore Marco Laganà e in coproduzione con Associazione culturale Arbalete, i tracciati di cui si parla sono intesi come sedimenti coreografici, oggetti, costumi che al tempo stesso creano scenari e prospettive. Una struttura compositiva che avverrà sulla scena improvvisando con i ricordi del presente.

    Durante la serata del 30 giugno, a partire dalle ore 19.00 a Palazzo Tursi, verrà presentato il lavoro di Maria Francesca Guerra, anch’esso legato alla residenza effettuata a Teatro Akropolis per Maia. Un lavoro ritenuto un esempio di come la ricerca di un linguaggio ibrido in cui danza, musica e voce si influenzino reciprocamente, possa raccontare attraverso un solo corpo in scena un piccolo universo. In Sinfonia per un corpo solo (15’) Maria Francesca Guerra, suonando un violino dal vivo, farà diventare il proprio corpo un ulteriore strumento che risuona e vibra.

    Lavoro selezionato da parte della rete Danzacontempoligure, e comunque anche in questo caso presentato da artisti in residenza ad Akropolis grazie al Progetto Maia, è infine quello di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli, Soliloquio a due, in scena il 29 giugno a partire dalle 21.00. Di questo studio abbiamo parlato in occasione dei lavori presentati dalla Rete stessa.

    Fuoriformato e Progetto Maia, insieme, costituiscono per Teatro Akropolis un primo importante passo verso un maggiore sostegno alla danza indipendente del territorio e verso una definizione sempre più puntuale delle necessità di confronto e di apertura nel lavoro di ogni artista che, al di là di ogni determinazione di genere, sia esso danza o teatro, ha sempre il diritto di essere supportato quando spinto da urgenze creative e alimentato da una ricerca profonda.

  • Stories We Dance, non solo festival. Il 29 giugno tavola rotonda sulla videodanza

    Stories We Dance, non solo festival. Il 29 giugno tavola rotonda sulla videodanza

    laymelow-danza-fuoriformatoProsegue su Era Superba la descrizione dei 14 film finalisti che saranno proiettati giovedì 30 giugno, ore 21.00, alla Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale per Stories We Dance, il contest di videodanza internazionale a cura di Augenblick Associazione Culturale. L’evento, lo ricordiamo, fa parte del ricco programma di FuoriFormato, la rassegna sulla danza contemporanea che accompagnerà le giornate dal 28 al 30 giugno, tra Palazzo Ducale, Palazzo Bianco, Palazzo Tursi e Palazzo della Meridiana.

    Ricominciamo da How are you today (3’ 39’’): diretto nel 2015 da Chiu Chih-Hua, è uno dei due film provenienti dall’Estremo Oriente (Hong Kong). La scena che qui si apre è quotidiana e sussurrata, rievocando a tratti la delicatezza di toni del cinema orientale: un ragazzo e una ragazza si incontrano o reincontrano sul terrazzo deserto di una palazzina contornata da una serie di edifici di grande taglia, che prendono via via la forma muta di una quinta urbana. La loro danza si costruisce nel reciproco avvicinamento che, come suggerisce il titolo, ha il sapore di un saluto mattutino.

    Il film francese in concorso, Kid Birds For Camera (11’ 16’’), è stato diretto da David Daurier e Eric Minh Cuong Castaing nel 2015 e arriva a Genova dopo essere stato selezionato da importanti festival internazionali. Il punto di partenza di questo film è il determinante approccio coreografico di Merce Cunnigham. A fare esperienza di tale proposta gestuale e di movimento sono tuttavia dei bambini, verosimilmente seguiti e filmati all’interno di un’articolata attività laboratoriale di gruppo. Il tentativo è di documentare il movimento instabile e apparentemente non organico dei bambini stessi, anche grazie a interventi digitalizzati in motion capture, in linea con il suggerimento astratto cunninghamiano.

    Lay Me Low (7’ 50’’), della canadese Marlene Millar, è un film del 2015 pluripremiato e ben noto al pubblico internazionale della screendance. Nei quasi 8 minuti del film in bianco e nero, assistiamo al procedere lento e cadenzato di un gruppo eterogeneo di persone, formato da danzatori, musicisti, cantanti di differente età. La chiave di tutto il lavoro è rappresentata proprio dall’omonima melodia tradizionale Shaker (quacchera) Lay Me Low, imperniata sui temi della perdita e del lutto, che segue e guida fino alla fine il percorso ritmato dei performer. La coralità che emerge non è solo data dal cantato, ma anche da una proposta di movimento che rafforza le tonalità intime e condivise dell’intero film.

    Il secondo film orientale in selezione è Let’s say (8’), diretto nel 2014 a Hong Kong da Fuk Pak Jim. La comunicazione mutuata dalla tecnologia e le difficoltà delle relazioni interpersonali nel contesto contemporaneo sono i punti di avvio della proposta, che si articola in tre quadri differenti. Dapprima l’attenzione va sulle incomprensioni, gestuali e non, fra madre e figlio; in seguito la salita e discesa di una scala mobile diventano teatro per il “discorso amoroso” danzato di una giovane coppia; infine la camera si sposta su una surreale e animata tavola da Ultima cena, posizionata sul fondo di una piscina prosciugata. Il messaggio che scivola tra i quadri è esplicito nella sinossi: stop phubbing (basta isolarsi con gli smartphone, quando siamo con gli altri).

    Chiudiamo, ma solo per questo intervento, con Marine Girls (2’), firmato nel 2015 dall’americana Megan Wright. Si tratta di uno degli short film più brevi di Stories We Dance. Due ragazze su una spiaggia deserta, inquadratura fissa: una performer è quasi immobile mentre l’altra, al suo fianco, si avventura in un racconto fisico fatto di memorie e desideri, forse condivisi nel tempo dalla loro relazione. Qui, in modo chiaro, emerge quanto multiforme rimanga lo spazio interpretativo di chi approccia la videodanza, trovandosi di fronte a film che, per motivi legati a una breve durata, alla mancanza o quasi di parlato, a un linguaggio spiccatamente fisico, spesso nascono e restano “opere aperte”.

    Come già ricordato nei precedenti articoli, mercoledì 29 giugno sarà possibile avere un primo assaggio di tutti i film selezionati grazie alla tavola rotonda specificamente dedicata a Stories We Dance e a un approfondimento sulla videodanza in rapporto alla contemporaneità. L’incontro, aperto al pubblico, sarà ospitato da Palazzo Ducale, in Sala Liguria, dalle ore 18.00, sarà moderato da Augenblick e vedrà la presenza dei giurati di Stories We Dance (Lucia Carolina De Rienzo, Emilia Marasco, Gaia Clotilde Chernetich, Gaia Formenti, Simone Magnani). I membri della giuria del contest saranno via via chiamati, in virtù degli interessi e dei percorsi di ciascuno, a un confronto reciproco sui temi e sui differenti approcci al fare e al parlare di videodanza. Saranno possibili, e anzi auspicabili, interventi e domande da parte del pubblico.

    Fabio Poggi

  • Identità e differenza, Rete Danzacontempoligure a FuoriFormato

    Identità e differenza, Rete Danzacontempoligure a FuoriFormato

    eccepuer-fuoriformato-danzaRete Danzacontempoligure opera a Genova ormai da circa quindici anni, da quando cioè, in occasione di quelli che venivano chiamati i Caffè della Danza, gli artisti coinvolti sentirono la necessità di conversare prima di danzare, provando a unire le forze di ognuno per diventare un interlocutore unico di fronte alle istituzioni, attraverso la promozione e la diffusione della danza contemporanea. Fare rete. Un’azione politica oltre che artistica.

    I membri attualmente presenti all’interno di Rete Danzacontempoligure provengono quindi da formazioni differenti: danzatori, performer, insegnanti, promotori e operatori dello spettacolo. Un ventaglio di capacità eterogenee per dialogare con la propria città a partire dalla danza, un linguaggio contemporaneo proprio nella sua non piena adesione alla contemporaneità. Giorgio Agamben scrive che “è davvero contemporaneo chi non coincide perfettamente col suo tempo né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”, e Rete Danzacontempoligure, con il suo operato negli anni, si potrebbe appunto inscrivere in questo afflato.

    Come già avvenne durante la manifestazione Rolly Days – Danza organizzata dal Comune di Genova nel 2013, in cui la danza contemporanea aveva incontrato l’arte antica dei palazzi nobiliari genovesi, l’occasione di FuoriFormato è per Rete Danzacontempoligure l’opportunità di presentare i linguaggi differenti degli artisti coinvolti. Progetti site-specific dove la danza e l’importanza del gesto coreografico rimangono elementi necessari per affermare la propria identità.

    È il caso di Koinè Genova, che durante la serata del 28 giugno, alle ore 21.00, presenterà il proprio lavoro Tra_passato_remoto (30′), con Serena Loprevite, Rocco Colonnetta e Alice Montagna. Avvicinarsi, allontanarsi, rincorrersi e afferrarsi, azioni danzate quelle di Koinè Genova che realizzano le proprie performance con una particolare attenzione alla poetica del gesto nel contesto urbano.

    La serata del 29 giugno, sempre a partire dalle ore 21.00, vede la presentazione del primo studio breve di MAMIHLAPINATAPAI, La marionetta – I fili visibili e quelli invisibili (15′) – un’indagine sulla relazione. Gli artisti Nicoletta Bernardini e Matteo Alfonso sono l’esempio di come fare rete significhi unire provenienze solo in apparenza lontane. Una danzatrice (Bernardini) e un attore (Alfonso) indagano su come lo spazio esterno possa intervenire sulla loro conversazione danzata.

    Nel corso della stessa serata, a seguire, Soliloquio a due – work in progress studio #1 (25’): il lavoro di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli è la prima tappa di una storia biografica, tra esperienze, organiche e individuali, di cura e pratica. Il corpo della Pedullà, danzatrice unica in scena, andrà a dialogare o coincidere con i disegni e i ritratti corporei della Marzagalli, docente di Anatomia artistica all’Accademia di Belle Arti di Genova. Lo spettacolo è realizzato con il supporto di Progetto Maia 2016, a cura di Teatro Akropolis, di cui torneremo a parlare nei prossimi appuntamenti dedicati a FuoriFormato.

    La serata conclusiva del 30 giugno, a partire dalle ore 19.00, propone il lavoro di Davide Francesca e Marco Democratico, BodyCaking®[Belladonna] (35′) per Red Carpet Cake Design®. Con l’installazione sonora di Luca Serra e il corpo di Olivia Giovannini, le decorazioni di zucchero, decontestualizzate dal mondo dei dolci da cerimonia, diventano vestito, fragile gabbia che il corpo prima accoglie e poi rifiuta, ribellandosi ad un canonico concetto di bellezza.

    Sempre durante l’ultima serata del 30 giugno viene presentata la performance di Nicola Marrapodi, Ecce Puer (30′). Appartenente a Rete Danzacontempoligure ma anche membro di DEOS – Danse Ensemble Opera Studio diretto da Giovanni Di Cicco, Marrapodi presenta il proprio lavoro in collaborazione con Roberto Orlacchio. Qui il corpo in scena dialoga in solitudine con l’elemento dell’acqua, come ritorno primordiale allo scorrere dei tempi della vita liquida.


    Marina Giardina

  • Stories We Dance: il corpo è un racconto ancora inesplorato

    Stories We Dance: il corpo è un racconto ancora inesplorato

    StMlOlaplay-fuoriformato-danzaLa videodanza non è un genere di recentissima costituzione e, tuttavia, è ad oggi una delle forme ibride più interessanti e discusse a livello internazionale: festival sparsi in tutto il mondo, studi e ricerche accademiche in pieno sviluppo, una rete di contatti e collaborazioni fondata sull’ideale comune di esplorare una forma creativa, quella della danza unita all’audiovisivo, al centro di una rapidissima evoluzione. Nell’ambito di FuoriFormato, la rassegna sulla danza contemporanea che a Genova sarà in scena dal 28 al 30 giugno prossimi, e di cui Era Superba è media partner, Augenblick Associazione Culturale ha curato una call internazionale che, dopo una lunga e ardua selezione a partire da 98 candidature, porterà a Palazzo Ducale 14 film, quasi tutti in anteprima italiana, ciascuno espressione delle tante possibili declinazioni di questo percorso.

    Il focus di Stories We Dance, questo il nome dato da Augenblick al contest, è la possibilità di fare della danza, o più estensivamente del corpo in movimento, una forma narrativa, a partire dalla quale non solo sia plausibile restituire le tappe di un racconto, ma indagare anche storie inedite, dove il primato della parola venga meno in favore della gestualità e della capacità che le tecniche audiovisive contemporanee hanno nel tempo accumulato per metterla in scena. I finalisti del contest – che saranno presentati a una tavola rotonda mercoledì 29 giugno alle 18.00 in Sala Liguria, a Palazzo Ducale, alla presenza della giuria incaricata di giudicarli, e saranno poi integralmente presentati al pubblico la sera del 30 giugno in Sala del Munizioniere, alle ore 21.00 – arrivano a Genova dopo una serie molto ricca di selezioni internazionali, che ne hanno già abbondantemente decretato qualità e originalità.

    Augenblick è in questo senso un attore consapevole all’interno dell’iniziativa: seppur nato nel settembre 2014, il collettivo di videodanza e performance ha realizzato un primo film di videodanza, Su misura, che nell’arco di un anno e mezzo ha partecipato a oltre 35 festival internazionali, collezionando 6 riconoscimenti che hanno incentivato i suoi membri (Alessandra Elettra Badoino, Marina Giardina, Fabio Poggi e Marco Longo) a differenziare il più possibile la propria attività, con percorsi creativi in costante ampliamento, performance cittadine dal vivo, collaborazioni legate alla didattica (a Genova con “Officina Letteraria” di Emilia Marasco) e, recentemente, l’adesione a FuoriFormato.

    Nel tentativo di predisporre il pubblico alla visione dei film selezionati, Era Superba esaminerà in tre puntate le opere finaliste, in rigoroso ordine alfabetico, partendo da approaching the puddle (8’ 33’’), un cortometraggio incentrato su una situazione molto semplice, la relazione tra una danzatrice con una pozzanghera, nello spazio di un parcheggio pubblico svuotato dalle auto, per esplorare qualcosa di molto complesso e stratificato come l’istintività del gioco e dell’infanzia. Una coreografia curata al millimetro e un gioco di effetti visivi semplicemente sorprendente fa del film di Sebastian Gimmel, prodotto nel 2014 in Germania, un’opera colorata e fantasiosa, che moltissimi festival in tutto il mondo hanno già selezionato e premiato.

    Su tutt’altro territorio si muove l’irlandese The Area (24’ 42’’), diretto nel 2014 da Ríonach Ní Néill e Joe Lee: la ricognizione di un sobborgo dublinese diviene l’occasione per esplorare, a tempo di danza, la memoria collettiva di una comunità intergenerazionale, tra rimpianti, emozioni perdute e una radicale rivendicazione di appartenenza ai propri luoghi e alle proprie storie. Commovente e ricco di continui cambi di location, The Area è un film che intreccia la fantasia al documentario, la realtà alla trasfigurazione poetica che la danza può donare a chi le resta fedele nel tempo.

    Filosofico e astratto, il cortissimo svedese Beware of Time (1’ 20’’), diretto da Cynthia Botello nel 2015, vede due donne danzare su un luogo di rovina e trasformazione, un cantiere aperto dove il lavorio incessante di una ruspa è metafora del tempo che scorre e rigenera la realtà. Virato in tinte seppia dove le stesse figure femminili coinvolte si spartiscono, negli abiti e nel colore della pelle, tonalità chiare e scure, il film rincorre la consapevolezza dell’istante più effimero, riconducendola a motivo della stessa performance.

    The Birch Grove (20’ 10’’), della statunitense Gabrielle Lansner, è un film del 2015 che, partendo da uno spunto letterario, mette in scena in forma romanzesca la relazione di due fratelli in aperto conflitto e il percorso che li potrebbe condurre a un’agognata riconciliazione. Un lavoro di ampio respiro scenografico, riconosciuto a livello mondiale, dove la danza dei corpi si intreccia alla voce narrante fuori campo restituendo l’epopea, ben nota anche al cinema, delle dinamiche familiari.

    Infine – ma la disamina delle opere finaliste a Stories We Dance continuerà nei prossimi giorni – il film tedesco di Filipe Frozza e Ulrike Flämig, Disruptions (4’ 55’’), prodotto nel 2015 e ricorrente in moltissime selezioni dell’ultimo anno: ambientato in Palestina davanti al muro che separa la regione dallo Stato di Israele, il film racconta la tentata performance di una danzatrice in un territorio dove la realtà è più forte di ogni possibile messinscena, e la videocamera deve accettare di abitare un conflittuale teatro dell’imprevisto: il film si può fare, o è destinato a interrompersi?

  • FuoriFormato, una tre giorni genovese tra danza, videodanza e performance

    FuoriFormato, una tre giorni genovese tra danza, videodanza e performance

    fuoriformato-logo-quadratoUltimi preparativi per FuoriFormato, la rassegna di danza, videodanza e performance in programma tra il 28 e il 30 giugno prossimi a Palazzo Ducale, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi, nell’ambito del festival Genova Outside(R) Dance(R), già avviato da alcune settimane con appuntamenti in tutta la città. Organizzato da Comune di Genova, in collaborazione con Teatro Akropolis, Rete Danzacontempoligure, Augenblick Associazione Culturale e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, FuoriFormato si propone come una tre giorni di approfondimento e ricerca interamente focalizzata sulla danza contemporanea, con un ricco ventaglio di eventi, tra ricerca e sperimentazione, che mettano in dialogo la proposta locale con una sempre crescente curiosità verso quanto accade su scala internazionale. L’ingresso alla rassegna sarà gratuito e aperto a tutta la cittadinanza ed Era Superba, media partner ufficiale della rassegna, accompagnerà questi giorni di attesa con curiosità e approfondimenti sugli eventi in calendario.

    La danza è un oggetto duttile, al centro di una verifica incessante che passa attraverso linguaggi e generi differenti. La sezione dal vivo di FuoriFormato, diretta da Teatro Akropolis e Rete Danzacontempoligure, vedrà il costituirsi di un programma di spettacoli con oltre trenta artisti coinvolti, un grande contenitore dove troveranno spazio e sintesi alcune delle più interessanti realtà nel campo della danza contemporanea ligure. L’occasione è unica per assistere, in forma organica, ai risultati delle ricerche dei danzatori più importanti attivi sul territorio, nel tentativo di rispondere alla domanda sul senso e le prospettive della danza oggi, a Genova, in Italia e non solo. La selezione degli artisti coinvolti evidenzia immediatamente la pluralità delle proposte e delle visioni che animano la comunità artistica della nostra regione, declinandosi secondo stili, percorsi e anche generazioni differenti, accomunati dal confronto con le tendenze nazionali e internazionali. Se nel merito dei singoli spettacoli potremo certamente tornare nel corso dei prossimi giorni, i nomi delle realtà coinvolte parlano già chiaro: alla danza urbana di KoinéGenova (Tra_Passato_Remoto) si affiancheranno l’assolo di Roberto Orlacchio (Un canto costante), le ricerche di Once Danzateatro (Soggezione), di Cristiano Fabbri (Tracciati), di Nicoletta Bernardini e Matteo Alfonso (Mamihlapinatapai – Un’indagine sulla relazione), il work in progress di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli (Soliloqui a due #1), le performance di Maria Francesca Guerra (Sinfonia per corpo solo), Davide Francesca e Olivia Giovannini (BodyCaking®[Belladonna]) e Nicola Marrapodi (Ecce puer).

    Alla sezione dal vivo si affiancherà – novità pressoché assoluta per Genova – il contest di videodanza internazionale Stories We Dance, a cura di Augenblick Associazione Culturale. Inseguendo un principio di trasversalità dei linguaggi, il focus sulla videodanza, genere al centro di una sempre più fertile discussione ed evoluzione nel panorama contemporaneo, ha portato al lancio di una call internazionale, cui hanno aderito 98 candidature da tutto il mondo. Tra queste, solo 14 e quasi tutti in anteprima italiana sono stati i film selezionati per la serata di proiezione finale, giovedì 30 giugno a partire dalle ore 21 a Palazzo Ducale. Alla proiezione dei film seguirà il giudizio di una giuria di esperti, composta da Lucia Carolina De Rienzo, project manager di COORPI – Coordinamento Danza Piemonte, Emilia Marasco, docente di Storia dell’Arte Contemporanea e scrittrice, Gaia Clotilde Chernetich, critica e studiosa di danza e teatro, Gaia Formenti, scrittrice, sceneggiatrice e filmmaker, e Simone Magnani, danzatore, coreografo e insegnante. A loro spetterà l’assegnazione di un primo premio in denaro (500 Euro) e delle menzioni alla miglior regia, alla miglior coreografia, al miglior performer e al miglior story-concept. Anche il pubblico presente alla serata finale sarà chiamato a esprimere la propria preferenza, determinando il film vincitore di un premio ad hoc. Ad anticipare la serata finale, una tavola rotonda – mercoledì 29 giugno alle 18 a Palazzo Ducale – composta da Augenblick e dagli stessi membri della giuria, il cui obiettivo sarà un confronto sui diversi approcci alla videodanza attraverso gli sguardi eterogenei di chi programma i festival, di chi fa critica, di chi studia e lavora con il linguaggio e la comunicazione legata agli audiovisivi. Una tappa importante nella discussione attorno a un’arte in contatto con il proprio tempo, della quale Genova potrà conoscere alcuni dei risultati più sorprendenti nel panorama internazionale contemporaneo.

    Marco Longo