Categoria: Con quella faccia un po’ così…

“Con quella faccia un po’ così” vuole essere un altro modo per raccontare Genova, attraverso le storie di vita di chi questa città la vive e la conosce con il proprio lavoro e la propria arte, ma non solo. I ritratti fotografici di Veronica Onofri sono uno squarcio nel flusso del quotidiano: nei volti e negli sguardi di questi genovesi possiamo trovare le tracce di una città, la nostra Superba città

  • Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio

    Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio

     

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    ©Veronica Onofri

    Selene Gandini

    Selene Gandini, attrice, regista e autrice, inizia a studiare recitazione all’età di dieci anni. Lavora fin da piccola nella compagnia di Giorgio Albertazzi ed in seguito lavora con Dario Fo, Giuseppe Patroni Griffi, Arnoldo Foà, Elisabetta Pozzi, Enrico Brignano,Franco Nero. Accanto al teatro di prosa coltiva l’arte della clownerie con Mona Mouche a Parigi, dove ha lavorato per tre anni . Ha collaborato con Vladimir Olshanky (primo Clown del Cirque du Soleil e di Slava Polunin).Prima attrice nella compagnia del Teatro Ghione di Roma si impegna anche nell’attività di autrice e regista, fondando la compagnia Kinesisart , un gruppo al femminile che ha portato in questi anni sulle scene del panorama italiano diversi progetti , tra cui “Little women” e “ viaggio verso itaca “ , attualmente in tournée. Ha lavorato in “The Coast of Utopia” per la regia di Marco Tullio Giordana e in molti progetti teatrali con il regista Daniele Salvo , riscuotendo successo di critica e di pubblico per l’interpretazione del Fool nel “Re Lear” al Globe Theatre di Roma diretto da Gigi Proietti. Ultimamente ha lavorato nella compagnia di Andrei Michalkov Konchalovskij ne “ La Bisbetica Domata”, spettacolo che è andato in tournée in Italia e all’estero. Ha partecipato a serie televisive come Un posto al sole, La squadra, Centovetrine, Tempesta d’Amore, Le Tre Rose di Eva e trasmissioni di cultura per la Rai come presentatrice. Nel cinema ha preso parte a progetti di coproduzione italo-francese, come il film di Fabio Carpi “Intermittenza del cuore” e tra poco uscirà nelle sale il film “Rosso Istria” , che la vede come protagonista.

    Quando eri una bambina quali erano i tuoi sogni “da grande”? Quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Quando ero piccola sognavo di diventare un cartone animato. Volevo entrare in qualche disegno come nel film di Mary Poppins (ma quello l’ho visto molto dopo). La mia aspirazione era viaggiare nelle immagini dei cartoni e viverci. Non volevo abbandonare la realtà ma ero sicura che potevo vivere in entrambi i mondi e creare io i disegni. Per un po’ di tempo volevo entrare dentro il cartone animato di Dumbo ed ero sicura che sarei diventata un’equilibrista , mi allenavo anche sul letto. Crescendo poi, per salvare un gatto, sono finita su un tetto e soffro ora immensamente di vertigini. Per molto più tempo ho sognato di entrare nel cartone animato di Peter Pan , per raggiungere l’isola che non c’è e imparare a volare . Lo desideravo talmente tanto che non mi preoccupavo del fatto che “da grande “ non era assolutamente accettato in quella storia. Dopo aver capito finalmente che non potevo trasformarmi in un cartone animato (avevo ormai 10 anni), ho scoperto il teatro e da quel momento non l’ho più lasciato: non è un circo ma gli assomiglia molto e spesso si vivono storie immaginarie. Una volta mi hanno fatto anche volare con dei fili quindi il sogno in parte si è avverato. Per quanto riguarda incontrare il bambino vestito di verde che ti rapisce e ti porta sull’isola che non c’è non è mai stato un problema …..in teatro siamo tutti eterni Peter Pan!»

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Il mio rapporto con Genova è sempre stato conflittuale. Un rapporto di amore e odio che mi ha portato sicuramente a lasciarla, ma anche a tornarci perché ne sentivo la mancanza. Quello che non mi piace è la chiusura verso il nuovo, la difficoltà a salutare quando ci si incontra, anche se ci si è conosciuti la sera prima, l’assoluta incapacità ad accogliere chi non è genovese ma anche chi genovese lo è, ma forse tutto questo riguarda le persone e non la città, che ti affascina con i suoi colori, la sua storia, le incantevoli scorci che diventano sempre nuovi, perché lei si fa scoprire sempre come se fosse la prima volta. Amo il suo profumo di mare e di collina, le sue salite e le sue discese, amo la sua lingua che diventa sempre canzone, amo il suo mistero e la sua magia , amo le sue notti e i giorni di sole e di pioggia, amo la sua imperfezione perché la rende ancora più bella, amo ritornarci sempre e sempre ancora, perché so che sarà il mio porto per tutta la mia vita.»

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Vivrei in un altro luogo di mare, probabilmente mi occuperei di quello che già faccio, ma sul mare sarebbe comunque tutta un’altra cosa. Purtroppo da anni non vivo a Genova costantemente. Per lavoro ho dovuto scegliere altri luoghi e mi sono trasferita a Parigi e subito dopo a Roma (dove il mare è inesistente e il fiume annoia), ma negli ultimi anni sono tornata sempre più spesso, forse perché alla fine è difficile resistere alle proprie radici e al proprio mare».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Sicuramente è falsa la nomea di città tirchia , ma anche questo riguarda le persone e non la “Superba”. Falso è anche il luogo comune che a Genova non ci sia nulla da fare: ci sono tante cose da fare ma non si sanno perché nessuno le fa sapere».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Sicuramente in Spianata Castelletto …….è lì che capisci tutto!».

    Tu sei un attrice, come sta lo scenario teatrale genovese?
    «Lavoro da molti anni come attrice e come regista a Roma e in altre parti d’Italia. Scenario teatrale genovese? Quel gruppo di persone che giocano da soli ? Il talento è indiscusso perché il teatro genovese ce l’ha nel dna ma a forza di suonarsela e cantarsela da soli i bravi si mescolano con i mediocri ed è un peccato. Per tornare alla realtà dei cartoni animati, lo scenario teatrale genovese mi ricorda molto la scena delle elefantesse di Dumbo: sono chiuse in cerchio, parlano tra di loro e non fanno entrare il piccolo elefantino, lo allontanano, lo respingono, perché ha le orecchie troppo grandi e loro non lo vogliono, preferiscono rimanere tra di loro non mettendo in discussione le proprie convinzioni e la loro “autoriferita” realtà. Chi non appartiene a certe cerchie non può entrare nello scenario teatrale genovese, ma può volare da altre parti, come ha fatto Dumbo».

    Veronica Onofri

  • Nicolas Vigliotta, e una Genova che non sa di essere grande e (quasi) perfetta

    Nicolas Vigliotta, e una Genova che non sa di essere grande e (quasi) perfetta

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    ©Veronica Onofri

    Nicolas Vigliotta

    Nicolas Vigliotta è nato a Genova il 9 Maggio del 1982. Imprenditore, autore e conduttore televisivo ho collaborato dal 2011 ad oggi con alcune emittenti regionali  fra cui: TELEGENOVA, TELELIGURIA e TELENORD; ha ideato, scritto e condotto diversi format televisivi fra cui Zena Car and Restaurant attualmente in onda la domenica sera alle 22:30 su TELENORD canale 13 e SKY canale 845 con ospiti vip della tv come Serena Garitta o personaggi della musica italiana come Francesco Baccini, Vittorio De Scalzi, Zibba ed Ex- Otago.
    Nel 2014 è stato selezionato per partecipare a RDS ACADEMY in onda su sky in collaborazione con RDS Radio Dimensione Suono. Sempre nel 2014 ha collaborato col quartetto comico Ligure formato da Enrique Balbontin Andrea Ceccon Fabrizio Casalino ed Alessandro Bianchi i Pirati dei Caruggi con lo spettacolo Sotto a chi Ciocca. Oltre alla tv è sempre viva la passione per la musica infatti  oltre ad aver studiato batteria e percussioni, che è il suo strumento principale Nicolas fa “da spalla” a diverse band e suona la chitarra e Canta in un trio acustico.
    [quote]Con Nicolas ci siamo fatti un giro nel centro storico. E’ una persona molto simpatica, sembra molto sulle sue ma quando meno te lo aspetti con una battuta o un’osservazione ti fa morire dal ridere.[/quote]
    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? e quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Quando ero bambino non avevo sogni, mi preoccupavo di più delle mie passioni  dell’epoca. Studiavo batteria e passavo molto tempo ad ascoltare musica. Inoltre uscivo spesso e interagivo e mi confrontavo parecchio coi miei coetanei, cosa da non sottovalutare, visto che la mia è stata l’ultima generazione a vivere l’adolescenza senza il telefono cellulare; posso assicurare ai lettori più giovani che stare in una piazza tra amici a parlare senza messaggiare con chi non è presente, senza selfie o aggiornamenti di stato.. era davvero accrescitivo. In relazione ai sogni.. diciamo che cammin facendo, anno dopo anno, sto realizzando tutte le mete che durante la vita mi vien voglia di raggiungere. Sono felice»
    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Genova è una città di cui mi sono innamorato fin da subito. Più ne scopro angoli nascosti e più la amo. Ogni sestiere ogni palazzo ha così tanta storia su ogni mattone che non di rado mi trovo a passeggiare nel centro storico con gli occhi di un turista; sono particolarmente legato inoltre alla zona di levante. Mi emoziono ancora ogni volta che guardo il mare a Vernazzola o il lungomare di Quarto… Vivo bene a Genova. È una città a misura d’uomo. Vivo Lavoro in centro e mi sposto a piedi o al massimo in scooter. È un perfetto compromesso fra la grande città e una cittadina di provincia.  Spesso dimentichiamo che Genova è la 5ª/6ª cittá d’Italia con un’area metropolitana di circa 1 milione e mezzo di abitanti ma allo stesso tempo non servono 2 ore di coda in tangenziale per raggiungere il centro e in 10 min sei in spiaggia. Purtroppo come ogni luogo ha i suoi lati negativi e anche Genova ha i suoi. A mio avviso “Genova”  ha una mentalità molto provinciale a cospetto di un patrimonio artistico (parlo di risorse umane) enorme. Come dico spesso: POTENZIALMENTE SIAMO MIAMI, UFFICIALMENTE SIAMO BAGHDAD».
    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Bella domanda. Spesso mi pongo lo stesso quesito. Se dovessi andar via, dove andrei? Di certo una città di mare. Magari più piccola. A fare cosa? Davvero non saprei. Non ho in mente un posto o un lavoro in particolare. Se dovessi attuare un cambiamento beh lo farei radicale; cambierei regione, lavoro e vita».
    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Si esiste. Più che un luogo comune è una “sottovalutazione” della Superba. Spesso quando parlo con persone in giro per l’Italia non considerano minimamente la città. Capita non di rado che io posti delle foto sui miei profili social di scorci e spiagge del centro o del levante genovese e amici sparsi per l’italia che non hanno mai visto (o poco) la città mi scrivano: “ma quella è Genova?” Oppure “ma a Genova avete il mare cosi bello?”
    Ovviamente io rispondo NO cosi non vengono a intasarci le autostrade (scherzo) RISPONDO un po’  SECCATO: “CERTO!» Oppure viaggiando molto negli Stati Uniti mi dà molto fastidio dover dire: Genova.. 2 hours from Milan and 30 minutes from Portofino.

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti? 
    «Dipende dalla stagione. Dipende da chi viene a trovarmi. Avere a disposizione una città cosi eclettica sotto l aspetto morfologico e artistico ti dà modo di poter scegliere un percorso ad hoc.  Potrei portare la persona nel centro storico e per musei, sul mare a Boccadasse per un pranzo, a vedere il panorama dalla Spianata di Castelletto per un gelato, a Nervi in passeggiata, al Porto Antico, potrei andare avanti per molte righe… dipende».
    Tu hai a che fare con molti personaggi genovesi, chi è il genovese che stimi o hai stimato di più?
    «Negli ultimi 7 anni soprattutto, e per collaborazioni a spettacoli e per trasmissioni televisive, credo d’aver parlato e trascorso momenti interessanti con scambio di opinioni e vedute diverse con quasi tutti i principali e famosi artisti genovesi. Non c’è n’è uno che stimo particolarmente di più di altri. Li stimo tutti. Diciamo che per una serie di circostanze ce ne sono alcuni che sento e vedo più spesso perché si è creato un rapporto d’amicizia. Altri con il quale difficilmente farei una vacanza»
    Veronica Onofri
  • Naim Abid e la “corsa nell’acqua” di Genova. Tra viaggi e ritorni, musica e spiritualità, “salti” e magia

    Naim Abid e la “corsa nell’acqua” di Genova. Tra viaggi e ritorni, musica e spiritualità, “salti” e magia

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    ©Veronica Onofri

    Naim Abid

    Uno dei più famosi crooner italiani” (Il Secolo XIX, dicembre 2016), “Voce accattivante” (La Stampa, gennaio 2017), “L’uomo-palco più travolgente di Genova, e non solo” (Era Superba, aprile 2017), Naim è showman e songwriter che passa con disinvoltura dallo swing al soul, dalla musica klezmer, allo ska, al pop. Vanta concerti in Italia e all’estero, dai blasonati festival nazionali ad eventi internazionali. Attualmente in studio sotto la direzione del famoso produttore Claudio Dentes a.k.a. “Otar Bolivecic” (Elio e le Storie Tese) con la sua band “Tuamadre”, Naim riesce a creare spettacoli sempre nuovi e coinvolgenti, grazie alla miscela unica di esperienza, talento ed estro, sostenuti da studi classici, una rigorosa formazione accademia e da un dottorato di ricerca in diritti umani. Dopo anni di attività, ha recentemente ripreso in mano le proprie composizioni originali: canzoni dal sapore pop, in bilico fra tematiche spirituali, giocose e personali, in un bislacco equilibrio fra contrasti apparenti. Artista completo e imprevedibile, con un incredibile e a mai celata showman e songwriter
    [quote]Con Naim ci siamo fatti una camminata per quasi tutto il centro storico, ha fatto lo scemo tutto il tempo, e ho mille sue fotoin cui salta e balla e ride, alla fine ho scelto l’unica foto in cui è serio[/quote]
    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? e quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Da bambino volevo fare l’archeologo. Qualche anno fa ho concluso un Dottorato di ricerca in Diritti umani e ne sono uscito come “storico”. Non è affatto come fare l’archeologo ma rimane nell’ambito della storia. Da adolescente ho scoperto la musica e quello è diventato il mio sogno. Oggi faccio il musicista e cantante a tempo pieno, dopo essermi domandato ogni giorno, per 16 anni, che ruolo avrebbe avuto la musica nella mia vita. Quindi sto vivendo il mio sogno. Non è stata una scelta facile, ma ora sono determinato a portarla avanti».

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Ciò che amo è ciò che odio di Genova. Viviamo in una città dal grandissimo potenziale culturale e umano, eppure, vi è una scarsissima capacità e voglia di spingere sull’acceleratore della crescita. Genova è ricca di risorse, di luoghi meravigliosi e di talenti. Forse per un problema demografico, forse per una scarsa propensione culturale o forse per l’atteggiamento delle scorse generazioni, non c’è modo di fare di questa città un faro ed un polo della cultura in Italia. Genova è la città del grande potenziale sprecato. Lavorare qua (e spesso in giro per l’Italia) è come correre nell’acqua: si fa tantissima fatica, per muoversi pochi centimetri. Non sorprende, allora, la fuga dei cervelli. Il dato incoraggiante, però, è che negli ultimi 2 anni sono sorte diverse iniziative spontanee o coordinate, che puntano a cambiare la situazione, partendo dal basso. Vi sono in diversi ambiti e sono per lo più azionate da giovani. Questa cosa la amo e spero sia efficace, perché stiamo lottando contro un dato demografico sfavorevole, sotto questo punto di vista. E posso dire una cosa (che pare non c’entrare, ma c’entra)? A me il motto “Genova, more than this” piace. Lo trovo centrato».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Un anno e mezzo fa ho fatto un viaggio di “ricerca musicale” fra Toronto e NYC. E’ stata un’esperienza incredibilmente formativa, dei cui frutti godo ancora adesso. Non escludo che potrei essere li, se non fossi a Genova. Cosa farei? Quello che già faccio: musica, canto e spettacolo. Ho avuto modo di crearmi dei contatti concreti e non escludo nulla per il futuro. Ma il mio desiderio è poter avere un percorso significativo a Genova e in Italia coi Tuamadre, il mio gruppo di punta. Siamo prodotti da Claudio Dentes (produttore di Elio e le storie tese) e da due anni stiamo lavorando al nuovo disco al Nadir Music di Sestri Ponente, coordinati dal nostro manager Federico Gasperi. Sarà una bomba e speriamo possa farci fare il salto di qualità che cerchiamo da tempo. Quindi, ad oggi, sono qua e lavoro per questo».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Si dovrebbe aprire una premessa: i luoghi comuni nascono in un contesto storico e possono essere validi per un certo periodo. Molti dei detti hanno centinaia di anni ma, dalla metà dell’800 tutto sta cambiando molto velocemente. E negli ultimi 50 anni le cose sono cambiate ancor di più. Quindi, ad esempio, un detto come “I genovesi sono tirchi” è opinabile oggi come oggi. I genovesi sono stati inventori del sistema bancario moderno, ma questo è datato XVI secolo. E’ normale che in un contesto del genere possa essere venuto fuori un luogo comune sulla tirchieria, ma oggi mi sembra un po’ superato, soprattutto in relazione alle nuove generazioni».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Sicuramente, per il cibo, la porterei nei luoghi più spartani, dove si trova un po’ l’anima della Superba. Andremo a mangiare il fritto d’asporto in sottoripa e la focaccia coi grani di sale in zona vigne. Il gelato lo prenderemmo a Priaruggia e il tramonto sarebbe a Boccadasse. Vedremmo le botteghe dei mestieri ai Macelli e qualche sapore al Mercato orientale. Se facessimo notte, la porterei anche al mercato del pesce. E poi, da musicista, la porterei a vedere i locali e i teatri dove accade la magia del live, sicuramente. This is Genova for me».

    Tu sei un musicista, se scrivessi una canzone sulla tua città come inizierebbe?
    «Nei quartieri dove il sole del buon Dio non da i suoi raggi…. ah no! L’hanno già fatta :D».

    Veronica Onofri

     

     

  • Federico Gasperi, il “metallaro dolce” con in mano la musica di Genova, e non solo

    Federico Gasperi, il “metallaro dolce” con in mano la musica di Genova, e non solo

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    ©Veronica Onofri

    Federico Gasperi

    Federico Gasperi, general manager di Nadir Music, società che opera in ambito musicale in svariati settori di attività: recording & mastering studio, discografia, Artist management e music publishing. Ha lavorato con decine di importanti artisti nazionali e stranieri: tra gli altri Elio e le Storie Tese, Antonella Ruggiero e Mario Biondi. Gestisce il management e l’attività live di alcune note formazioni italiane: Sadist, GnuQuartet, i Tuamadre, nonché il Trio Bobo (Faso, Christian Meyer, Alessio Menconi) e La Drummeria (Ellade Bandini, Walter Calloni, Christian Meyer, Maxx Furian, Paolo Pellegatti). Ha prodotto svariati dischi incluso, di recente, il nuovo singolo di Francesco Baccini, attualmente in programmazione sui principali network radiofonici italiani.

    [quote]Federico è un ragazzo decisamente solare e simpatico, ma come ogni amante della musica metal ha una parte dentro di sé più dura e decisa, come una strana “contraddizione”: musica estrema ed estrema dolcezza. Mentre scattavo è venuto fuori il suo lato “metallaro”, ma con grande ironia[/quote]

    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? e quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Da bambino volevo fare il veterinario, che è pur sempre una valida alternativa ai classici evergreen astronauta/pompiere. Dopodichè, come molti, sulla mia personale “Via di Damasco” sono rimasto letteralmente folgorato dalla Musica, e non solo da quella suonata (per fortuna del mondo…) ma anche da quella lavorata, organizzata  e gestita».

    Cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Parto dal fondo: odio la diffidenza aprioristica, la lentezza nel fare e nel decidere che sfocia spesso nell’immobilismo tout court, la mancanza di audacia e la paura del rischio. Odio il “maniman” e il divano moschicida che incolla ed inghiotte chiunque, a casa, ci si sieda sopra dopo le 20:00. Tutto il resto lo amo alla follia».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «In Italia credo necessariamente a Milano, per mere esigenze professionali e perché è una città in cui ho vissuto e che mi ha dato molto. All’estero probabilmente in Inghilterra. Si lo so… Fossi figo (cit.) avrei dovuto rispondere “a pescare su un atollo in Polinesia o in Papua Nuova Guinea”, ma per fortuna non lo sono».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Vorrei provare a sfatarne tre in un colpo solo: il primo riguarda la mai troppa citata avarizia, che personalmente non ho mai avuto modo di constatare davvero tra le mie cerchie di amici e conoscenti. Il secondo è quello secondo il quale suppostamente noi genovesi ci nutriremmo di pasta al pesto o di cappuccino e focaccia quasi a titolo esclusivo. Non è assolutamente vero: io ad esempio amo molto anche i gianchetti. Il terzo è quello che ci vedrebbe ombrosi, imbronciati e schivi: dissento su tutta la linea… Pensate ad esempio a Paoli, De Andrè o Tenco: non vi sale già un mezzo sorriso?».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    Ho decine di luoghi (anche tralasciando Caruggi, Spianata e Lanterna) e di grandi ristoranti in mente. Ne cito uno al volo: La Locanda degli Adorno, in pieno centro storico. Un mix di ottima cucina ed impegno sociale. Top e consigliatissimo.

    Tu lavori nell’ambito della musica e dello spettacolo, come ti sembra Genova da questo punto di vista?
    «Alcuni blasonati decani dello show biz ed alcune nuove leve (nonchè amici) più che promettenti. Molte belle idee ma di contro ahimè pochi luoghi fisici per esprimerle davvero nella pratica e per sperimentarle concretamente sul campo. Penso ad esempio all’atavica mancanza di spazi adeguati per la musica live di qualità che fa però spesso il paio (va detto per onestà intellettuale) con l’altrettanto atavica e proverbiale pigrizia di molta parte del Pubblico cittadino che tende a muoversi in blocco solo per i grandi happening “patinati” e per le star da classifica trascurando invece gli eventi non prettamente mainstream ma spesso molto più stimolanti e interessanti artisticamente».

    Veronica Onofri

     

     

  • Lucia Pescio, una «mamma che lavora», innamorata di Genova e volto della Liguria

    Lucia Pescio, una «mamma che lavora», innamorata di Genova e volto della Liguria

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    © Veronica Onofri

    Lucia Pescio

    Lucia Pescio vive a Imperia ma è nata a Genova, città a cui  molto legata. Dopo aver lavorato molto tempo per Primocanale è arrivata al TG3 Liguria, facendo diversi servizi anche per l’edizione nazionale.

    [quote]E’ una di quelle donne che fa venire il nervoso perché anche conoscendola un po’ più a fondo si fa fatica a trovarle un difetto: è bellissima, intelligente, brillante, simpatica, madre di due figli e giornalista. L’ho ritratta in un locale del centro storico genovese, la tentazione era quella di metterla in posa da modella, tanto è fotogenica, ma alla fine, chiacchierando, ho pensato fosse meglio ritrarla in modo più completo, scattando una foto in cui fosse spontanea ma in cui si intravedesse la sua forza e la sua personalità.[/quote]

    Quando eri un bambina, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Tanti e sempre diversi, cambiavano spesso. C’è stato un periodo da piccola in cui volevo vivere a New York, che conoscevo solo in fotografia, e fare l’attrice di teatro, poi c’è stato il periodo della ginnasta (!), della scrittrice, della pittrice. Di certo, non ho mai sognato di fare la professoressa di matematica, sono una schiappa coi numeri. Poi, nella vita ho fatto tutt’altre scelte di cui non mi sono mai pentita. E oggi posso dirlo: ho la fortuna di fare il mestiere più bello del mondo».

    Cosa ami e cosa odi di Genova? 
    «Di Genova amo tutto: vicoli, piazze, colori, botteghe, così come amo i mugugni di chi la abita e quella sua aria un po’ immobile e austera. Mi piace, è molto rassicurante. Vivendo altrove, mi manca molto. Non odio nulla di lei, è e rimane la mia città. Punto».

    Non vivendoci più, cosa ti lega maggiormente a Genova? Riesci ad immaginare una vita diversa in un posto diverso?
    «Non vivo più a Genova da anni, ma vengo spesso per lavoro e ho ancora parte della famiglia e diversi amici qui. In fondo mi sono spostata solo di 100 km, ma non so immaginare una vita diversa da quella che faccio. O in un altro luogo che non sia la Liguria. In futuro, magari chissà…».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Perché? Circolano luoghi comuni su Genova? Naaa…».

    Cosa vuol dire essere madre e donna in carriera oggi? Rifaresti le stesse scelte?
    «Ho due figli di 10 e 13 anni, ho avuto la fortuna di averli da giovane e oggi questo mi aiuta anche sul lavoro. Non è facile incastrare tutto ma ho dei super nonni molto presenti e senza di loro davvero non ce la farei. Non mi sono mai considerata una donna-in-carriera ma una mamma-che-lavora, talvolta nemmeno troppo organizzata».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «La mia passeggiata del cuore: prima col naso all’insù per via Garibaldi poi nel marasma disordinato dei caruggi, da Porta Soprana a scendere, verso il mare. Con tappa d’obbligo alle “E Prie Rosse” per una tartare con uovo in camicia…ineguagliabile».

    Veronica Onofri

  • Giovanni Giaccone, giornalista galantuomo con Genova negli occhi e nel cuore

    Giovanni Giaccone, giornalista galantuomo con Genova negli occhi e nel cuore

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    © Veronica Onofri

    Giovanni Giaccone

    Giornalista e scrittore, Giovanni Giaccone è un volto noto ai genovesi: per lungo tempo infatti ha lavorato nella redazione dell’emittente televisiva genovese più conosciuta, quella di Primocanale. Genova è sempre stata protagonista e ispiratrice dei suoi articoli e dei suoi libri.

    [quote]Giovanni è un galantuomo, ironico e amante delle cose belle. Il ritratto è stato scattato in un locale di piazza Lavagna davanti a buon bicchiere di rosso, mentre guarda la sua Genova fuori dalla finestra.[/quote]

    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «A parte i primi anni di vita, in cui ero indeciso se diventare Batman, un calciatore o un ranger del parco di Yellowstone, verso i 9 – 10 anni ho cominciato a focalizzare l’attività di giornalista e scrittore come quello che mi sarebbe piaciuto fare. Determinanti sono stati due film: “Tutti gli uomini del presidente” con Robert Redford e Dustin Hoffman e “Chiamami aquila” con John Belushi. Nel secondo, ho idealizzato l’immagine del giornalista che vive e lavora a proprio agio nella giungla urbana, un po’ sregolato e anarcoide. Non ho toccato le vette dei protagonisti dei film alla fin fine, ma diciamo che sono entrato in quel mood…».

    Che cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Di Genova amo le atmosfere notturne, i vicoli della città vecchia, quel sapore di clandestino, losco e misterioso che si respira attraversandoli. Le canzoni di De André, la spianata di Castelletto e certi scorci del porto, come i rimorchiatori che rientrano tra le banchine, le navi in rada, le furiose ondate che s’infrangono sulla diga foranea. Odio la pigrizia mentale e l’immobilismo decadente delle sue classi dirigenti attuali, l’atteggiamento rinunciatario mascherato da prudenza e saggezza che caratterizza tante (non) decisioni. Genova rischia di soffrire molto per questo».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Non lo so esattamente. Se dovessi sognare, direi a fare lo scrittore in California, magari anche gestendo un locale dall’atmosfera Tiki. Oppure a scrivere per un piccolo giornale cittadino a New York, vivendo in un appartamento tra Soho e Chinatown come William Hurt nel film “Smoke”».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Genova è una città complessa e molto cerebrale. Sono più le cose che “si pensano” di Genova di quante essa, effettivamente, ne contenga. Il luogo comune principale è quello dell’avarizia, che non mi sento di smentire del tutto. Ci sono delle attenuanti però: i genovesi nella loro storia hanno sempre dovuto fare i conti con un ambiente non particolarmente ricco in termini di fauna e flora e morfologicamente accidentato, con il mare che era più tiranno che amico. La principale fonte di sostentamento dei “genuati” è stata fin da subito il commercio ed è chiaro che nel fare affari con il passare del tempo diventassero abilissimi così come, nello stesso tempo, attenti e parsimoniosi nelle spese. E’ certamente un tratto che ci viene riconosciuto nei secoli e di fronte a così tante e numerose testimonianze bisogna pur ammettere».

    Tu sei uno scrittore. Genova ispira la tua creatività?
    «Sì. Genova è una città ricca di storie, misteri e eventi. Non è mai stata una città raccontata mirabilmente da un autore capace di identificarsi con la città stessa, come un Joyce per Dublino, un Kafka per Praga, un Pessoa per Lisbona, per fare alcuni esempi. Genova è stata più raccontata attraverso i poeti (Caproni, Campana, Sbarbaro) oppure attraverso le canzoni (Paolo Conte e Fabrizio De André). Un grande autore inglese come Joseph Conrad ambientò un romanzo nella Genova dei primi dell’800, si intitola “Suspense” però non riuscì a terminarlo. Nessun italiano, tra 1800 e 1900, il secolo dei romanzi, provò a cimentarsi in una storia su Genova e di Genova. Credo che in qualche modo i travagli politici della Superba e un suo declino d’importanza politica e economica, (nonostante il ‘900 sia stato per buona parte ancora di buon livello) successivi al processo unitario nazionale, abbiano avuto la loro importanza. Molte storie di Genova sono state dimenticate assieme alla sua effettiva grandezza nel passato. Prossimamente uscirà un mio libro edito da De Ferrari dove racconto alcune storie incredibili di questa città. Negli anni scorsi ho scritto due romanzi ambientati a Genova: uno, “La sparizione del violino” che è il ricalco di una classica avventura di Sherlock Holmes ambientata tra i vicoli, l’altro, “Satan’s Circus” che è anche ambientato a New York e Napoli è una storia molto “noir” negli scenari del risorgimento italiano. Nulla a che vedere con gli autori citati sopra, ma ci ho provato».

    Ultimamente ti sei dedicato alla storia dei Cocktails, come nasce questa passione? E dove vai quando vuoi bere bene in città?
    «Genova come dicevo è una città molto cerebrale, si pensa e si parla tantissimo. Non essendoci una vera e propria piazza, come nella stragrande maggioranza delle città italiane, dove la gente si incontra e si dà appuntamento, la meta preferita dei genovesi per vedersi e parlare è il bar, all’ora del cocktail, tra le 18 e le 20. Essendo io un gran chiacchierone ho fatto ben presto mia questa abitudine e mi sono incuriosito, negli anni, alla storia dei drink che bevevo. Nulla di ordinato e scientifico, solo sporadiche letture, fino a quando mi è stato chiesto di scrivere articoli sulla storia dei cocktail più importanti e così, quasi per gioco, ho cominciato a interessarmene con più rigore. Alla fine, per farla breve, ne sono usciti due libri “Cocktailsofia” e “L’arte di bere d’estate” che stanno andando alla grande. A Genova vado a bere nel centro storico, dove si preparano degli ottimi drink e circolano bartender di tutto rispetto. Anche nel centro cittadino, tra via XX settembre e il Quadrilatero, l’offerta di qualità non manca. Ottimi cocktail vengono serviti poi tra Pegli, Sampierdarena, Nervi sino ad arrivare a Camogli e Portofino… Insomma, abbiamo un po’ di problemi, ma possiamo dire di poterci consolare con degli ottimi drink».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti? (un luogo, un ristorante, un percorso)
    «Sicuramente verso sera in spianata Castelletto, perché Genova vista da lì è da brividi. Poi farei un giro in sopraelevata e in corso Italia in auto perché così si possono godere incredibili panorami. Poi andrei a Boccadasse dove vale la pena farsi un gelato o bere qualcosa seduti in riva al mare. Più tardi, porterei il mio ospite a mangiare e quindi a bere un rum in qualche fumoso locale della città vecchia, dove s’incontrano personaggi unici e la musica dal vivo non manca mai… Alla fine, una passeggiata nei vicoli silenziosi e deserti di Genova è un must che tutti dovrebbero vivere almeno una volta nella vita».


    Veronica Onofri

  • Marco Guidarini, il direttore d’orchestra con la bacchetta magica

    Marco Guidarini, il direttore d’orchestra con la bacchetta magica

    Marco Guidarini
    © Veronica Onofri

     

    Marco Guidarini

    Marco Guidarini, direttore d’orchestra. Marco Guidarini nasce a Genova. Oltre agli studi in lettere classiche e filosofia, studia violoncello al Conservatorio della sua città natale. La sua carriera si sviluppa rapidamente nei maggiori centri europei e dirige a Stoccolma, Copenhagen, Oslo, Ginevra, Bilbao, Valencia, Roma. Debutta alla Deutsche Oper di Berlino e allo Staatsoper di Monaco dirigendo Il Barbiere di Siviglia in entrambi i teatri. E’ particolarmente apprezzato in Francia per la sua conoscenza e interpretazione della musica di Verdi.

    [quote]Marco è un uomo elegante, dal sorriso sincero. E’ una di quelle persone che ascolteresti per ore perché ha tante cose da raccontare e ama raccontarle davanti a un bicchiere di vino bianco gelato. Raramente mi sono trovata a tavola con persone così piacevoli, interessanti e divertenti. Per il suo ritratto abbiamo scelto uno dei luoghi più belli del centro storico, il bar ristorante Cavo in vico Falamonica: un contesto perfetto per un grande direttore d’orchestra e che un po’ gli somiglia, un luogo elegante e raffinato nel cuore del centro storico più autentico.[/quote]

    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Sognavo di volare. Poi è diventato un sogno ricorrente, una melodia che riaffiora dalla memoria. Mi sarebbe anche piaciuto avere poteri magici. E una bacchetta magica. Da grande ho avuto la mia bacchetta, in qualche modo magica. Faccio il direttore d’orchestra: la musica è magia. E permette di volare a chi ascolta. Sogno realizzato».

    Che cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Amo il colore del mare, quella sensazione blu dell’aria pulita quando il vento spazza via tutto. E il silenzio improvviso di certi luoghi, l’intimità misteriosa delle crêuze. Odio la mancanza di generosità, il suo fingersi vittima degli avvenimenti, il moralismo profondo. Genova è un gatto impossibile».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «A Parigi, dove ho anche vissuto a lungo. O forse a Barcellona, che somiglia a Genova ma è un gatto felice. Credo farei più o meno le stesse cose, ma con un po’ di nostalgia in più».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Che sia una città aperta verso il Mediterraneo. Non c’è niente di più falso. Di Mediterraneo ha solo il mare».

    Tu viaggi molto per lavoro, che cosa ti manca di più di Genova quando sei lontano? E che cosa credi che manchi a Genova relativamente al tuo lavoro?
    «Ho vissuto talmente a lungo lontano da Genova, da averne costruito un pezzo dentro di me. A me mancano soprattutto i volti delle persone, il suono delle loro voci. Relativamente al mio lavoro, credo che a Genova manchi il desiderio di scommettere su se stessa e sulle persone che la amano. Il desiderio di provare a volare, insomma».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Credo che non potremmo sfuggire a una camminata tra via Garibaldi e il Porto Antico, alla Genova dei vicoli e della nostalgia, appunto. Poi acciughe o cappon magro, pesto obbligatorio e un bianco freddissimo. La Genova degli amici segreti».


    Veronica Onofri

  • Anna Chieregato, la voce e il volto di Genova che arrivano da Venezia

    Anna Chieregato, la voce e il volto di Genova che arrivano da Venezia

    Anna Chieregato
    © Veronica Onofri

    Anna Chieregato

    Tutti a Genova conoscono Anna Chieregato, che per molti anni ha raccontato la nostra città: è stata, infatti, una delle giornaliste più apprezzate di Primocanale per diversi anni e la voce di Radio Babboleo.

    [quote]La sua bellezza nordica e glaciale può erroneamente portare a pensarla una donna fredda e austera, ma basta sedersi con lei in qualche bel locale dei vicoli, davanti a un buon prosecco, per capire quanto questa donna sia speciale. Anna è indubbiamente dotata di una personalità molto forte ma è allo stesso tempo molto dolce e passionale, oltre che un ottima padrona di casa.
    Questo foto l’ho scattata nella sua casa di Nervi dopo un pranzo a base di pesce, cucinato interamente da lei, che credo avrebbe fatto invidia ai più grandi chef del pianeta.[/quote]

    Quando eri una bambina, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «Essere una scrittrice. Una scenografa. Una chef. Ed essere felice. Non esattamente in questo ordine. Forse. Da “grande”, ma sono già grande? Continuo a inseguire i sogni che avevo da bambina, raggiunti solo in parte: sono diventata una giornalista – mestiere ben lontano da quello di scrittrice, ci tengo a precisarlo anche se il concetto è chiarissimo – e sono quasi felice. Perché questo “quasi”? Perché non sono scrittrice, né scenografa, né chef. Sul resto ho la consapevolezza di essere privilegiata».

    Che cosa ami e che cosa odi di Genova?
    «Non sono genovese. Le mie origini appartengono a una città nel passato rivale a Genova: Venezia. Forse lo è ancora, tant’è che non esiste un treno diretto o un volo che le colleghi. E questa è una prima critica, ma non vale, è di parte. Ho un cuore gitano: amo e odio con la stessa intensità . Di Genova, Amo il labirinto dei suoi vicoli, il mare nel suo fondersi con il cielo, la luce e quel “cambiamento di umore” che ne modifica i colori: Genova grigia con la pioggia, Genova dorata quando è illuminata dal sole. Odio come i genovesi hanno smesso di amare Genova, maltrattandola. Vantandosi di doversene andare per realizzare altrove i propri sogni. Questo è vero, ma è la conseguenza del mugugno e dell’avere smesso di amare questa città , da cui si parte senza in fondo potersene andare. Perché poi è qui che un genovese torna sempre. L’ho fatto anch’io, che non sono genovese: andata nel 2004 e ritorno nel 2005».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Che domanda. Se non vivessi a Genova vivrei a Venezia. E sarei senz’altro chef! Chef e scrittrice. Bello. Un’ipotesi di vita altrove: bisogna sempre avere un piano B, e questo è il mio».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «No. (ride). Dico sul serio, non scherzo (ride di nuovo)».

    Oltre a essere una bravissima giornalista, sei anche un ottima cuoca: il tuo piatto genovese preferito?
    «Piatto preferito? Non so scegliere, sono un’eterna indecisa…facciamo cappon magro vs trofie al pesto».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti?
    «Nei vicoli…abitudine veneziana, solo che qui mancano i famosi baccari, ma per fortuna avete importato lo spritz. A visitare qualche chiesa-gioiello come quella di San Luca. Mercato Orientale…il mio regno per la spesa. Passeggiata di Nervi, per sperimentare la sensazione di infinito, dove la linea dell’orizzonte scompare nella luce o nel buio lunare. A cena da Gian Paolo Belloni, che dal ristorante Zeffirino di via XX Settembre si è spostato a Pieve Alta. O da Cavo, in vico Falamonica, nel cuore del centro storico, con la bellezza del suo salone affrescato. Se la serata e la persona sono speciali, allora diventa inevitabile una cena al Marin , il ristorantino dentro Eataly. Per la vista mozzafiato sul Porto Antico, le luci accese nella notte come su un palco dove lo spettacolo è un concerto dal battito antico: la “musica” delle crocette suonate dal vento sulle barche a vela».

    Veronica Onofri

  • Matteo Monforte, il “Che Guevara dei vicoli” che scrive per i comici

    Matteo Monforte, il “Che Guevara dei vicoli” che scrive per i comici

    Matteo Monforte
    © Veronica Onofri

    Matteo Monforte

    Nasce a Genova nel 1976. Nella vita scrive per la tv e per il teatro, oltre ad avere pubblicato tre romanzi. Collabora con Zelig dal 2009 e ha scritto testi per i maggiori comici del momento. Convive tutto sommato bene con il suo reflusso gastrico.

    [quote]Non potevo non ritrarre Matteo Monforte pensando ai personaggi più rappresentativi di Genova. La sua genovesità traspare chiaramente dalla sua cinica ironia e dal suo modo di essere: puoi vederlo vestito in giacca e cravatta con un sigaro in bocca a bere un bicchiere di vino nei peggiori bar del centro storico, o vestito da liceale rivoluzionario ad ascoltare musica dal vivo nei locali più chic della città.
    Fisicamente ricorda un giovane Che Guevara e così l’ho voluto immortalare.[/quote]

     

    Quando eri un bambino, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistato cammin facendo?
    «Considerando che avrei voluto fare il calciatore e faccio lo scrittore e l’autore tv, direi che qualcosa è andata storta…
    A parte gli scherzi, fin da piccolo sapevo che non avrei mai potuto fare un lavoro “ordinario”, certe attitudini uno le ha dentro dall’infanzia. Ma i sogni non si conquistano mai fino in fondo, sennò non sarebbero sogni».

    Tu nasci come comico, così come molti altri genovesi, alcuni diventati molto famosi, come Luca e Paolo e tutti i Cavalli marci. Che tipo di comicità è quella genovese/ligure?
    «È una comicità cinica, arguta, disincantata e schietta. Come i genovesi».

    Che cosa ami e cosa odi di Genova?
    «La amo talmente tanto che la odio. In tutto».

    
Se non vivessi a Genova, dove saresti e a fare cosa?
    «A Londra a fare il bassista di una rock band».

    
Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Sì, che non ci sia mai nulla da fare. Genova è vivissima, soprattutto di arte e spettacolo. C’è sempre qualcosa da fare. In realtà, sono i genovesi il problema: non escono e rompono le balle».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova, dove la porteresti? (Un luogo, un ristorante, un percorso…)
    «La porterei a Cuneo e le direi: “Vedi che fortuna che ho avuto? Avrei potuto nascere qui”».

    Veronica Onofri