Tag: attività commerciali

  • Pasta madre day: una giornata dedicata al mangiare sano

    Pasta madre day: una giornata dedicata al mangiare sano

    paneSabato 2 febbraio 2013 si svolge in tutta Italia il Pasta madre day, evento che annualmente mira a espandere la comunità di coloro che utlizzano il lievito madre nella preparazione di pane, pasta, pizza e altri prodotti.

    L’appuntamento di Genova è a cura di La Formica e si svolge a partire dalle 15 ai Giardini Luzzati, dove è previsto un pomeriggio di laboratori e degustazioni, oltre all’incontro con gli spacciatori di pasta madre.

    Questo il programma della giornata.

    Ore 15: Impariamo a fare il pane, laboratorio gratuito per bambini da 5 a 11 anni (a cura di Sara Montoli, AIAB).

    Ore 15.30: La favola del pane e i segreti della panificazione naturale, seminario per adulti a cura di Alessandro Alessandri (numero chiuso, max 20 persone, costo di 15 € – info e iscrizioni 349 0690760).

    Ore 17: gli “spacciatori” arrivati da ogni dove con la propria pasta madre saranno disponibili per regalarla a chi la vuole, ma anche per chiacchiere e consigli.

    Per tutto il pomeriggio ci sarà un banchetto dove acquistare le farine selezionate da La formica per cimentarsi a casa con il “buon pane”.

    La giornata si concluderà con l’aperitivo a cura dell’associazione Giardini Luzzati.

  • In Scia Stradda: il negozio confiscato alla mafia compie un anno

    In Scia Stradda: il negozio confiscato alla mafia compie un anno

    in scia straddaIL PRECEDENTE

    26 gennaio 2012: in vico Mele, nel quartiere Maddalena del Centro Storico di Genova, inaugura In Scia Stradda. Si tratta del primo e unico locale in Liguria ricavato da un bene confiscato alla mafia, ristrutturato dal Comune con una spesa di 22.000 € (fondi disponibili nell’ambito del Patto per lo Sviluppo della Maddalena) e dato in gestione tramite bando alla cooperativa sociale Il Pane e le Rose, nata nel 1987 dalla costola della Comunità San Benedetto al Porto di Don Andrea Gallo. La cooperativa è stato l’unico ente a presentarsi per questo bando e ha ottenuto gli spazi in comodato d’uso gratuito.

    All’interno di In Scia Stradda è possibile acquistare prodotti alimentari equosolidali, a km zero e provenienti dai territori confiscati alle mafie, ma anche libri e dvd, abbigliamento, manufatti prodotti all’interno della Comunità San Benedetto al Porto, e infine quelle che i gestori chiamano cianfru (da “cianfrusaglie”), oggetti portati da persone che non li utilizzano più, per favorire una cultura dello scambio e del riuso.

    Obiettivo di In Scia Stradda non è solo quello di essere un’attività commerciale per chi vuole acquistare in maniera consapevole, ma anche diventare un punto di riferimento per contrastare la criminalità e microcriminalità nel centro storico, riqualificare il quartiere e portare avanti le esperienze che a partire dalla Casa di Quartiere Ghettup stanno portando i cittadini della Maddalena ad attivarsi per migliorare la zona in cui vivono.

    La gestione del negozio, a cura della cooperativa, è in collaborazione con la sezione genovese di Libera Contro le Mafie e il presidio Francesca Morvillo, Banca Etica, Bottega Solidale e la Cooperativa Sociale Il Laboratorio.

    IL PRESENTE

    A un anno dall’inaugurazione, quali obiettivi sono stati portati a termine dai gestori di In Scia Stradda?

    Il bilancio del 2012 è nettamente positivo, come ci spiega Domenico Chionetti della Comunità San Benedetto al Porto: «Le vendite sono state molte, soprattutto nel periodo natalizio. Abbiamo chiuso l’anno in attivo, così da poter reinvestire i soldi nelle attività delle associazioni coinvolte: le uniche spese del negozio sono infatti le bollette della luce e della connessione Internet, i prodotti venduti arrivano dalle nostre cooperative e tutti coloro che lavorano a In Scia Stradda sono volontari non professionisti».

    L’obiettivo di questo anno è una maggiore sinergia con le istituzioni, per riconfermare ed espandere le attività in corso, soprattutto visto l’ottimo rapporto con le associazioni della Maddalena e con i suoi abitanti.

    Una sinergia fondamentale anche per garantire l’apertura di altre attività in locali confiscati alla mafia: come recentemente presentato in un rapporto di Libera Contro le Mafie e Legacoop Liguria, in Liguria ci sono 40 edifici confiscati alla mafia, di cui solo 12 all’interno del Comune di Genova. Il processo che porta a una loro ri-destinazione a uso sociale è tuttavia molto lungo, come ci illustra Simone Busi di Libera: «La normativa prevede che lo Stato valuti in primo luogo se ha necessità dei luoghi per propri fini: per esempio, il Centro di Giustizia Minorile di Genova ha alcuni locali proprio in edifici confiscati. In secondo luogo, se non vi è questa necessità, si procede all’assegnazione per fini sociali. Attualmente però non c’è alcun edificio con queste caratteristiche, sebbene vi siano processi in corso che – se si concluderanno con una sentenza definitiva di condanna – porteranno all’acquisizione di nuovi locali».

    L’auspicio di Libera (e anche il nostro) è proprio che nel tempo sia possibile ristrutturare e donare alla città altri locali, come avvenuto per quello di vico Mele, e che associazioni e cooperative sociali si impegnino a ridare loro vita.

    Marta Traverso

    [foto tratta dalla pagina Facebook In Scia Stradda]

  • Made-in-No: moda etica e sostenibile a Genova

    Made-in-No: moda etica e sostenibile a Genova

    barattoDa poco più di un anno è aperto a Genova, presso l’ex Manifattura Tabacchi di Sestri Ponente, un “emporio etico”: uno spazio commerciale, culturale e sociale che offre l’opportunità di conoscere e praticare uno stile di vita improntato sul consumo responsabile e sul rispetto delle risorse ambientali, delle tipicità locali e delle condizioni di chi lavora.

    Manifattura Etica non è solo un negozio, ma anche un luogo dove è possibile informarsi sulla filiera di produzione e distribuzione di ciascun articolo, sulle pratiche di consumo responsabile e di come ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività quotidiane: risparmio energetico, riduzione dei rifiuti e utilizzo di prodotti ecocompatibili sono alcuni dei temi chiave dell’emporio.

    In particolare Fair, la cooperativa di riferimento di Manifattura Etica, ha ideato e messo in vendita una linea di abbigliamento coerente con i principi di cui l’emporio si fa portavoce. Made-in-No è la prima linea in Italia di intimo bio-equo, creata in collaborazione con l’Associazione Cristiana Casagrande e con il sostegno della Provincia di Novara, della Fondazione Culturale Responsabilità Etica e grazie al contributo dei Gruppi di Acquisto Solidale.

    Made-in-No valorizza i piccoli produttori artigiani e le cooperative che hanno scelto di basare la loro attività secondo regole di equità, trasparenza e sostenibilità lungo tutta la filiera produttiva. Un ruolo di primo piano è svolto appunto dai GAS, che per primi hanno sostenuto il progetto prefinanziandolo, partecipando alla realizzazione e sostenendo la domanda aggregata: in questo modo è stato avviato il lavoro di Justa Trama, una rete di circa 800 tra produttori e lavoratori brasiliani, organizzati in cooperative e associazioni, che le cui attività vanno dalla coltivazione del cotone al prodotto finito.

    A seguire, piccole imprese artigiane italiane che la delocalizzazione e la crisi del mercato aveva portato a svolgere attività di terzista, grazie a Made-in-No hanno puntato nuovamente a una produzione in proprio e al mercato locale, ma con uno sguardo attento all’ambiente e alla solidarietà.

    Nei primi anni di attività Made-in-No ha raggiunto centinaia di GAS italiani, numerose Botteghe del Mondo del commercio equo e solidale, negozi di prodotti biologici ed ecologici, varie fiere di settore e mercati locali.

    I capi Made-in-No sono realizzati in cotone puro al 100%, utilizzato in maniera pura al 100% nei capi in colore neutro, che non sono né tinti né sbiancati. Quindi il prodotto non subisce nessun tipo di trattamento chimico. Per quanto riguarda i capi colorati, Made-in-No utilizza coloranti chimici a basso impatto ambientale, certificati dallo standard GOTS (Global Organic Textile Standard). Il cotone è certificato come “ecologico” dall’Istituto di Certificazione Brasiliana IBD e come “equo e solidale” da FLO (Fair Trade Labelling Organization).

    Presso l’emporio si possono avere informazioni non solo sulle qualità del singolo prodotto, ma anche sulle caratteristiche di produzione, sui produttori stessi, sulla filiera distributiva, sul packaging e sul prezzo.

    Manifattura Etica si trova presso l’ex Manifattura Tabacchi, un edificio storico in cui fino al 1981 ha avuto sede una fabbrica molto importante per l’economia sestrese, le cui operaie hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta antifascista. Collocata in una zona di forte passaggio – vicina al Municipio, alla Biblioteca e alla centrale via Sestri – è facilmente raggiungibile sia in auto, sia con il treno e i mezzi pubblici.

    Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web www.made-in-no.com e la pagina Facebook “Made in No”.

  • Saldi di Natale a Genova: il vademecum per il consumatore

    Saldi di Natale a Genova: il vademecum per il consumatore

    Vico Casana, centro storico di GenovaTutti gli anni, con l’incombere dell’inverno e quindi del Natale, sembra di vivere un dejavù… Vetrine allestite con gli addobbi del caso in mezzo a strade disseminate di luminarie, un andirivieni di persone che osserva da fuori perché dentro ai negozi non ci entra: i soldi sono pochi.
    Eppure le offerte natalizie, come sempre, si  moltiplicano invitandoci a comprare l’oggetto dei nostri desideri ad un prezzo mai visto; ma giacché si ripete tutti gli anni, potrei scrivervi “ad un prezzo da sempre visto”, quello più basso di tutti, ovviamente!
    E poi, come tutti gli anni, ecco i saldi! Saldi mortali, mi viene da dire!

    Ricordiamo ai nostri lettori che la merce in saldo deve essere quella rimasta al negozio e cioè non venduta; deve essere un oggetto che il giorno prima costava tot ed il giorno dopo molto meno.
    Ed invece, come tutti gli anni, assistiamo ai soliti tentativi di fregare, alla faccia del buonismo natalizio.
    Però c’è un modo di tutelarsi. Come ogni anno, vi rinnovo alcune regole basilari:

    1. Prima di acquistare qualunque oggetto, verificare la serietà del negoziante, la validità dell’offerta e confrontare sempre questi parametri recandosi presso più esercizi commerciali che vendono il medesimo oggetto e confrontando più offerte possibili.

    2. Diffidare a priori delle offerte cosiddette “sotto costo”: un oggetto che costa poco vale poco, quindi occhi aperti!

    3. Verificare sempre le garanzie offerte: quella di legge, ovvero due anni più due mesi dall’acquisto, diffidando da chi offre un anno di garanzia della casa costruttrice.

    4. Scegliete tutto con estrema cura, avrete notato che in questo periodo non solo c’è più confusione del normale per via della gente, ma anche per via di tutti gli addobbi ed i colori con cui vengono impestati i negozi ed i centri commerciali: questa è comunque una delle tecniche per distrarvi…

    5. Nel caso dobbiate comprare elettrodomestici, computer, telefonini o comunque oggetti “pregni” di tecnologia, cercate di andare in un negozio dove sia possibile trovare qualche commesso gentile e non sbrigativo che possa illustrarvi tutto quanto di necessario per guidarvi ad un acquisto ragionato.

    6. Per quanto riguarda i cibi, controllare bene le scadenze (ormai i panettoni li confezionano tutto l’anno…)

    7. Per i saldi, invece, cercate di individuare prima l’oggetto o capo di abbigliamento che vi interessa e poi verificate se quel medesimo oggetto o capo costa effettivamente di meno. Purtroppo vige una pessima abitudine dei negozianti di acquistare robaccia a prezzi irrisori per poi spacciarla come saldi, col risultato che loro ci guadagnano di più e voi non avete affatto risparmiato…

    A gennaio nessuno si ricorderà più nulla di tutto ciò, se non coloro che hanno ricevuto le fregature di rito.
    Sì, perché Natale anche in queste cose è un rito.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Esercizi commerciali: legge popolare, liberalizzazione degli orari

    Esercizi commerciali: legge popolare, liberalizzazione degli orari

    Confesercenti Liguria presenta “Libera la domenica”, ovvero la proposta di una legge di iniziativa popolare per cambiare la normativa sulle liberalizzazioni e riportare nell’ambito delle competenze delle Regioni le decisioni sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali. Per raggiungere l’obiettivo sarà necessario raccogliere entro sei mesi 50.000 firme a livello nazionale, mentre nella sola provincia di Genova si punta ad un migliaio di sottoscrizioni. L’iniziativa è proposta da Confesercenti in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana e Federstrade.

    «Non diciamo che non vogliamo lavorare la domenica – spiega Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti Liguria – ma non crediamo nemmeno che la liberalizzazione indiscriminata degli orari serva a rilanciare i consumi e a creare nuovi posti di lavoro».

    Per fare ripartire i consumi «Bisogna ritrovare un po’ di stabilità economica e mettere qualche soldo nelle tasche dei cittadini – continua il presidente di Confesercenti Invece con la liberalizzazione delle aperture si rischia solo di mettere in ginocchio migliaia di imprese a gestione familiare che non hanno la forza di competere con la grande distribuzione. Tanti negozianti hanno già chiuso, e altrettanti rischiano di farlo a breve».

    De Luise insiste su un punto: la dimensione familiare della stragrande maggioranza delle imprese «Siamo abituati a parlare di imprenditori – spiega – ma così ci dimentichiamo che molto spesso si tratta di attività individuali o che coinvolgono, al massimo, i componenti di un’unica famiglia. Questi lavoratori hanno il diritto ad almeno un giorno di riposo settimanale. Con questa iniziativa intendiamo, per quanto riguarda la Liguria, ritornare alla situazione precedente alla liberalizzazione, in cui la Regione aveva potestà sugli orari di apertura e tutte le associazioni datoriali e sindacali avevano saputo trovare un accordo».

    Anche don Gian Piero Carzino, in rappresentanza della diocesi di Genova, ribadisce il sostegno della Cei, che contribuirà raccogliendo le firme sui sagrati delle chiese «Dobbiamo mettere al centro dell’attenzione la compatibilità tra lavoro e famiglia, senza ledere la dignità delle persone. Alla domenica vanno restituiti lo spazio della preghiera e dell’eucarestia».

    Hanno già dato la loro adesione all’iniziativa numerosi consiglieri comunali genovesi – in particolare i capigruppo Stefano Anzalone (Idv), Simone Farello (Pd), Lilli Lauro (Pdl) ed Edoardo Rixi (Lega Nord) – che si attiveranno per l’indispensabile autenticazione delle firme raccolte e ai quali va il ringraziamento di Confesercenti e Cei. Anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Renzo Guccinelli, ha ribadito il suo sostegno a “Libera la Domenica”.

    Perché è importante “liberare la domenica”?
    L’art. 31 del D.L. n. 201/2011, cosiddetto “Decreto Salva Italia”, dal 1° gennaio 2012 ha liberalizzato definitivamente, senza eccezioni e in tutto il territorio nazionale, il regime degli orari degli esercizi commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande, superando così la precedente normativa che attribuiva alle Regioni la titolarità di normare in materia e poi, nella maggioranza dei casi, compresa la Liguria, il trasferimento di detta potestà in capo ai singoli comuni.

    A tale proposito Confesercenti sottolinea che «In nessun altro paese europeo esiste una liberalizzazione come quella oggi vigente in Italia; a quasi un anno dall’entrata in vigore è evidente che la stessa non ha prodotto aumenti di pil, di posti di lavoro e tanto meno di consumi ma, in molti casi, si è trattato di un enorme favore alla grande distribuzione che, dal punto di vista della concorrenza, non può certamente essere affrontata in termini quantitativi dai piccoli esercizi di vicinato».

    Per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale www.liberaladomenica.it.

    Dove e quando è possibile firmare:
    «La prima tappa della raccolta firme per quanto concerne la Genova e provincia si svolgerà davanti alla Cattedrale di S. Lorenzo nella mattinata di sabato 8 dicembre, dalle 8.30 alle 13.00 – spiega Confesercenti –  Seguirà Chiavari, domenica 16 dicembre, davanti alle Cattedrale N.S. dell’Orto, dalle 8.30 alle 13.00. A gennaio saremo poi martedì 15, mercoledì 16 e giovedì 17 in via XX Settembre, di fianco all’ex Cinema Verdi (verso De Ferrari). Verranno inoltre calendarizzate ulteriori date sul territorio provinciale, anche con raccolte porta a porta».

    «Ricordiamo, infine, che è sempre possibile firmare presso la segreteria generale del Comune di Genova, via Garibaldi 9, Palazzo Albini, VI piano, Ufficio Raccolta Firme, sala 616 (lato ponente) sala 630 (corridoio centrale), orario dal lunedì al giovedì dalle ore 9,30 alle 17 e il venerdì dalle ore 9,30 alle 13; gli uffici elettorali di Rapallo, Chiavari, Sestri Levante, Lavagna e Casarza Ligure (ed altri) a partire da mercoledì 5 dicembre», conclude Confesercenti.

     

    Foto di Diego Arbore

  • Sottopasso Cadorna: la riqualificazione deve ancora partire

    Sottopasso Cadorna: la riqualificazione deve ancora partire

    Non è ancora terminata la lunga odissea del sottopasso Cadorna, devastato dall’alluvione del 4 novembre del 2011 e da allora mai più ripristinato e messo in sicurezza. A farne le spese, prima di tutto, gli operatori commerciali che lì sotto lavoravano, costretti a peregrinare ospitati sotto tensostrutture, prima in piazza della Vittoria ed ora nei giardini Caviglia.
    Eppure, proprio quando il mandato dell’ex sindaco Marta Vincenzi stava giungendo al termine, i negozianti erano riusciti a strappare un accordo con il Comune e speravano di risolvere, nel più breve tempo possibile, una situazione ormai divenuta insostenibile, come ricorda il loro portavoce, Maurizio Brancaleoni «Era tutto pronto potevamo iniziare con i lavori per ripartire a settembre ed invece siamo intrappolati nella burocrazia. Assistiamo al palleggio tra Comune ed Aster ed intanto noi andiamo avanti in perdita».
    Nel frattempo già tre attività, sottolinea Brancaleoni, hanno deciso che da agosto smetteranno di lavorare sotto i tendoni «Dobbiamo pagare l’affitto e le utenze senza guadagnare abbastanza per coprire le spese. Non siamo messi bene. So che i nostri architetti ed i dirigenti di Tursi si stanno incontrando, non c’è altro tempo da perdere il Comune deve fare presto».

    La vicenda questo pomeriggio è tornata in consiglio comunale grazie all’interrogazione a risposta immediata (art.54) presentata dai consiglieri Francesco De Benedictis (Idv) e Matteo Campora (Pdl).
    «Sono passati 8 mesi dall’alluvione e tutto tace – afferma Franco De Benedictis, consigliere Idv – Il sottopasso è ancora oggi sbarrato. I negozianti sono costretti a lavorare sotto i tendoni presso i giardini Caviglia di Brignole, un luogo che, come sappiamo bene, specie nelle ore serali diventa rifugio di sbandati e non garantisce la necessaria sicurezza alle attività commerciali. I ritardi nell’esecuzione dei lavori sembra siano dovuti al mancato accordo fra i soggetti coinvolti nella riqualificazione ovvero Aster, l’assessorato competente e gli uffici tecnici comunali».
    I commercianti registrano un drastico calo nelle vendite inoltre, come sottolinea De Benedictis «Per questa soluzione provvisoria pagano ogni mese 200 euro di affitto, altrettanti per il servizio delle guardie giurate ed 80 euro per l’elettricità. Vogliamo avere delucidazioni per quanto riguarda i costi dell’intervento di riqualificazione e soprattutto i tempi necessari».
    Senza dimenticare che occorrerebbe pensare anche ad un accesso adeguato per i disabili, perché «Queste persone hanno tutto il diritto a transitare per il sottopasso», conclude il consigliere Idv.

    «Il 19 marzo 2012 è stato firmato un protocollo d’intesa fra l’amministrazione comunale ed il Comitato Cadorna – aggiunge Campora, consigliere Pdl – I commercianti si sono impegnati ad anticipare le spese di progettazione ed esecuzione dei lavori che poi verranno scalate dal canone d’affitto che viene versato al Comune. La promessa era di riaprire il sottopasso in breve tempo. Così non è avvenuto ed il protocollo è stato disatteso. Esiste la volontà di rendere effettiva questa intesa? Quali sono i tempi? Inutile dire che è un periodo particolarmente difficile per il piccolo commercio e diverse imprese non riescono più ad andare avanti sotto i tendoni. Se non si procede in maniera spedita i negozianti saranno costretti a dover chiudere bottega e avremo altri lavoratori a spasso».

    Ha risposto l’assessore allo Sviluppo economico, Francesco Oddone, che ha difeso l’operato dell’amministrazione «Noi non vogliamo lasciare soli i lavoratori. Il protocollo firmato dalla precedente amministrazione ha piena validità. Oltre all’impegno di anticipare le spese, l’intesa prevedeva che fossero gli stessi operatori commerciali a redigere la progettazione dei lavori. Il progetto preliminare dei loro architetti è stato trasmesso al Comune all’inizio di luglio. Insieme ad Aster abbiamo effettuato dei sopralluoghi per studiare gli opportuni accorgimenti che permettano un intervento con il minor costo possibile, considerato che comunque queste risorse economiche poi verranno scalate dai canoni d’affitto».
    L’assessore assicura che Palazzo Tursi è impegnato sulla questione «Sappiamo che la situazione attuale non è sostenibile – afferma Oddone – Però allo stesso tempo non possiamo realizzare un intervento di riqualificazione senza prima essere cautelati in maniera adeguata dai rischi alluvionali. I lavori dovranno rispettare i provvedimenti regionali (quindi l’apposita variante di salvaguardia per le aree alluvionate della ValBisagno, ndr) e le norme del Piano di bacino del Bisagno, come recentemente modificate, per garantire l’incolumità di tutti i cittadini».
    Infine, per quanto riguarda l’accessibilità per i diversamente abili, l’assessore non nega che la questione sia inclusa nell’accordo però si tratta di «Un’operazione complicata ed indubbiamente costosa».
    De Benedictis ha replicato «Vediamo di fare in modo che tutti gli operatori commerciali siano messi nelle condizioni ideali per svolgere la loro attività lavorativa. L’accesso al sottopasso resta un diritto delle persone disabili e occorre trovare una soluzione».
    «Riuscire a riaprire il sottopasso Cadorna prima del 4 novembre 2012 sarebbe un segnale importante – conclude Campora – Invito l’assessore a tenere aggiornato il consiglio in merito all’avvio e alla prosecuzione dei lavori».

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: cittadini e commercianti per rilanciare il quartiere

    Sampierdarena: cittadini e commercianti per rilanciare il quartiere

    A Sampierdarena, tra oggi e domani, due appuntamenti significativi attendono commercianti e cittadini, nella cornice di Piazza Settembrini.
    Gli abitanti e chi lavora tutto il giorno a contatto diretto con il quartiere – spesso citato dalle cronache per episodi di violenza e degrado – sono determinati nel confutare questa immagine e rilanciare una zona che un tempo era un’eccellenza economica della città.

    Mercoledì 20 giugno, alle ore 19 e 45, un centinaio di operatori commerciali si incontreranno per confrontarsi e lanciare proposte al fine di contrastare la crisi economica e provare a realizzare il sogno di un quartiere migliore, sicuro, ordinato ed attraente.
    «I mugugni sappiamo quali sono – scrivono sul volantino diffuso in questi giorni per Sampierdarena – portiamo competenze, soluzioni e voglia di collaborazione. Insieme ed uniti possiamo provare a risolvere i problemi della nostra delegazione. Perché Sampierdarena non deve morire».
    I progetti sono particolarmente ambiziosi e riguardano la gestione del verde, le opportunità offerte da una maggiore presenza di posteggi liberi, la necessità di organizzare iniziative culturali capaci di portare nel quartiere i residenti di altre parti della città.

    L’auspicio degli organizzatori è quello di richiamare più gente possibile, anche semplici cittadini e non solo commercianti. Ovviamente la presenza degli amministratori pubblici locali, sia del Comune che del Municipio Centro Ovest, sarebbe particolarmente gradita ed in prospettiva, un incontro con le istituzioni della delegazione, rimane imprescindibile.

    Giovedì 21 giugno alle ore 18, invece, il comitato “Officine Sampierdarenesi”, promosso dall’ex consigliere municipale, Gianfranco Angusti, si presenta ufficialmente alla cittadinanza di Sampierdarena.
    «È un gruppo di cittadini assolutamente trasversale rispetto agli schieramenti politici – sottolinea Angusti – Persone che vogliono mettersi a disposizione con proposte concrete ed iniziative, un laboratorio di idee aperto alla partecipazione di tutti».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Carne a chilometri zero: nuovo punto vendita diretta a Pedemonte

    Carne a chilometri zero: nuovo punto vendita diretta a Pedemonte

    muccaCarne etichettata a chilometri zero, filiera corta e garanzia di qualità. L’offerta degli allevatori aderenti all’Associazione Provinciale Allevatori di Genova (Apa) raddoppia.
    A Pedemonte, frazione di Serra Riccò, alta Valpolcevera, è nato infatti un secondo punto di vendita diretta dopo il successo ottenuto dall’analoga struttura di Masone, il Centro Allevamento Zootecnico Vallestura. Quest’ultimo, attivo dal 2005, ha dovuto cessare la sua attività lo scorso dicembre, ma gli allevatori non hanno perso tempo ed hanno ripristinato il punto vendita presso alcuni locali di Rossiglione.

    Nel laboratorio di Masone gli allevatori genovesi hanno inventato, traendone notevoli benefici, la proposta dei “pacchi carne”. Confezioni miste da 5 Kg (fettine, bistecche, arrosto, spezzatino e bollito), vendute su prenotazione o consegnate a domicilio.
    Il consumatore consulta il sito www.lacarnedigenova.com, vede le carni disponibili, contatta ciascun produttore e si reca in azienda per acquistare il suo pacco di carne”, spiega Giampaolo Risso (Apa).

    Parliamo di aziende che possiedono un numero limitato di capi, da 3 fino ad un massimo di 30 –continua Risso – gli allevatori macellano il bestiame in diversi stabilimenti della zona, in seguito la carne viene lavorata e confezionata presso i locali di Pedemonte, per essere infine venduta direttamente dall’allevatore-produttore”.

    Allevatori che hanno aderito volontariamente al disciplinare di produzione ed etichettatura della carne denominato EtiAia. La certificazione EtiAia è una certificazione facoltativa che fornisce al consumatore informazioni supplementari oltre a quelle stabilite per legge. La legge stabilisce infatti che siano indicate soltanto la matricola del bovino e la certificazione che sia nato e macellato in Italia.
    Sono informazioni che secondo noi non dicono nulla – sottolinea Risso – Noi pensiamo sia molto più utile per il consumatore indicare la razza del bovino, il sesso, l’età e chi è il proprietario dell’animale”.
    L’obiettivo è fornire maggiori garanzie sulla sicura identità ed origine dei soggetti allevati al fine di una rintracciabilità totale legata al territorio.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Puc: possibile un ipermercato a Campi, i commercianti sono preoccupati

    Puc: possibile un ipermercato a Campi, i commercianti sono preoccupati

    Un emendamento al Puc, infilato di sotterfugio nell’ultimo consiglio comunale che ha sancito l’approvazione definitiva del Piano urbanistico, consente il via libera ad un ipermercato nell’area di Genova Campi, a Cornigliano, attualmente occupata dal gruppo Sogegross.
    Una marea di emendamenti, oltre 180, presentati in quella che si è trasformata in una vera e propria maratona consiliare in cui si è infilato di tutto e di più, con il risultato di cambiare le carte in tavola proprio all’ultimo minuto utile.

    Primo firmatario dell’emendamento incriminato è il capogruppo Pd, Marcello Danovaro, che difende la sua scelta “L’eventuale ipermercato sarebbe distante da tutti i negozi e non toglierebbe clienti ai negozi della vallata. Creerebbe invece delle opportunità lavorative. Inoltre stiamo  parlando solo di una regola urbanistica perché un possibile progetto dipende dalle regole regionali”.
    Non sono d’accordo due elementi del suo stesso partito che hanno votato contro, fra questi anche Gian Paolo Malatesta, responsabile del settore commercio del Pd.

    Parliamo di circa 8 mila metri quadrati che permetterebbero alla Sogegross di ampliare la propria offerta commerciale, oggi dedicata all’ingrosso, estendendola nel prossimo futuro anche alla vendita al dettaglio.

    Ma allo stato attuale la programmazione commerciale regionale non consente l’apertura di nuovi ipermercati. Per la realizzazione del progetto è dunque necessaria una revisione del piano e l’aumento della metratura disponibile per le strutture della grande distribuzione.

    È una decisione che mette definitivamente in ginocchio il tessuto commerciale dell’intera Valpolcevera – questo il commento di Andrea Dameri, direttore provinciale di Confesercenti –  rappresentato da centinaia di piccoli commercianti che già devono fare i conti con la presenza dell’ipercoop di Bolzaneto”.
    Una bocciatura senza appello da parte di Confesercenti “Ci attiveremo in ogni sede possibile per scongiurare l’applicazione di un provvedimento che, incentivando il fenomeno del turismo commerciale in zone estranee al tessuto sociale dei quartieri, deprimerà ulteriormente l’attività di quegli stessi negozi di vicinato. Attività tradizionali che, al contrario, meriterebbero di essere tutelate nell’interesse stesso di una città policentrica qual è Genova”.

     

    Matteo Quadrone

  • Alluvione, Confesercenti e Ordine degli Ingegneri assistono le imprese coinvolte

    Alluvione, Confesercenti e Ordine degli Ingegneri assistono le imprese coinvolte

     

    Confesercenti ha dato un’immediata assistenza alle imprese coinvolte nell’alluvione.
    Nelle giornate di sabato e domenica l’apertura continua degli uffici in via Cairoli ha dato la possibilità a decine di aziende di conoscere immediatamente quali procedure seguire nell’immediato post–alluvione.

    I funzionari dell’associazione sono costantemente a disposizione degli esercenti che abbiano riportato danni alle proprie attività.

    L’impegno dell’associazione continuerà, naturalmente, nei prossimi giorni attraverso il costante lavoro di informazione ai numeri 348-2722489 e 010-2485120 e nelle sedi confesercenti del territorio, per la raccolta e la diffusione in tempo reale delle informazioni più urgenti, la ricezione e l’inoltro alla Camera di Commercio delle richieste di segnalazione danni, la richiesta alle autorità competente di agevolazioni, sospensioni fiscali, finanziamenti e tutte le altre misure necessarie al ripristino delle attività economiche.

    Anche l’Ordine degli Ingegneri di Liguria, nell’esprimere cordoglio per le vittime dell’alluvione, mette a disposizione le proprie competenze per tutti coloro che dovessero necessitare di un supporto tecnico professionale nella perizia dei danni subiti, con prestazione gratuita nell’immediato e, solo una volta ottenuto il risarcimento, un onorario calcolato al minimo e subordinato appunto all’ottenimento del risarcimento stesso.

    Le richieste dovranno essere inviate a alluvione2011@gmail.com o ingegneri.genova.alluvione2011@gmail.com, indicando nome, cognome, telefono, indirizzo e motivo della richiesta di supporto. Per informazioni, ing. Maurizio Michelini, cel. 335-8098459.

    A tal proposito Confesercenti, tramite i propri uffici, si rende disponibile a raccogliere ed inoltrare all’Ordine degli Ingegneri le segnalazioni di tutti coloro che non abbiano la possibilità di farlo direttamente via email.