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  • Terzo Valico: un primo bilancio tra espropri respinti e momenti di riflessione

    Terzo Valico: un primo bilancio tra espropri respinti e momenti di riflessione

    Oltre cento espropri respinti, una sempre più diffusa partecipazione e capacità organizzativa, questo il primo bilancio della lotta contro l’alta velocità ferroviaria a Genova ed in basso Piemonte.
    Tra la metà di luglio e ferragosto i tecnici del Cociv hanno provato ad entrare in possesso dei terreni che dovranno lasciare spazio a cantieri e mezzi pesanti ma ovunque le popolazioni locali si sono schierate in difesa dei propri territori«A Serravalle, Arquata, Gavi, Borgo Fornari, Pontedecimo, Trasta, Fegino, Campomorone e Isoverde nemmeno un lembo di terra è stato portato via – sottolinea il movimento No Tav-Terzo Valico – Si è messo in moto un meccanismo di solidarietà che va oltre il motivo per cui si stava in strada riscoprendo una socialità che alcuni avevano dimenticato, condividendo le proprie informazioni in un processo di crescita costante».
    È così che nasce un vero e proprio movimento popolare che, dal basso «Reclama il proprio diritto a difendere il territorio e la salute da chi vorrebbe monetizzarli come una qualsiasi risorsa economica».
    Almeno per il momento si tratta di una vittoria su tutta la linea ma la tregua non sarà lunga «Da oggi si riparte con la normale attività dei comitati, le iniziative sul territorio, le migliaia di volantini, le assemblee, nell’attesa di mostrare nuovamente in piazza quanto siamo cresciuti e determinati, finché questo progetto non sarà definitivamente richiuso in un cassetto».

    Stasera alle ore 21 presso il circolo ARCI – Casa del Popolo di Isoverde (Via Cavenna 68r) verrà proiettato il film “Fratelli di TAV” e a seguire dibattito.
    Parliamo di una video-inchiesta sull’impatto del “Treno ad Alta Velocità” lungo la penisola italiana.
 Il megaprogetto del treno che dovrebbe unire l’Italia all’Europa si è apparentemente fermato in Val di Susa, ma le tratte Roma/Napoli, Bologna/Firenze, Milano/Bologna sono state inaugurate o lo stanno per essere. Ma a caro prezzo.
    In Italia, ovviamente, in un affare da milioni di euro ci ha messo lo zampino la criminalità organizzata che, oltre ad aggiudicarsi i lavori, sfrutta il sistema di appalti e subappalti tipico dell’edilizia pubblica italiana degli ultimi quarant’anni. Lo stesso sistema utilizzato per la ricostruzione post terremoto del 1980 in Irpinia. L’operazione è stata ulteriormente facilitata da quando sono stati introdotti i famigerati “General Contractors”.

    Nel filmato, in cui si alternano contributi video raccolti in tutta Italia a interviste, spiccano le testimonianze di Claudio Cancelli (ingegnere, docente del Politecnico di Torino), Ferdinando Imposimato (ex giudice istruttore di molti processi importanti tra cui il delitto Moro, Presidente onorario della cassazione ed autore del libro “Corruzione ad Alta Velocità”), Ivan Cicconi (economista e scrittore, autore di “Storia futura di Tangentopoli” e “Le Grandi Opere del Cavaliere”), Lorenzo Diana (senatore, Commissione Antimafia Democratici di Sinistra), Andrea Cinquegrani (giornalista, direttore de “La Voce della Campania”), Simona Baldanzi (scrittrice, autrice del libro “Figlia di una vestaglia blu”), insieme ai racconti di decine di persone “comuni”, in vario modo toccate dal passaggio del T.A.V.

    Un’analisi scomoda che svela, senza fare sconti a nessuno, quali inquietanti “dettagli” siano sepolti tra cemento e binari sotto ogni tratto di ferrovia che viene – molto lentamente ed a costi esorbitanti – portato a termine.
 Sorprendente è lo scenario che si dipana analizzando l’impatto che questa “Grande Opera” esercita sui territori che attraversa, in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari. Altrettanto sorprendenti – quanto esemplari – le proteste delle popolazioni che quell’impatto, inevitabilmente, subiscono. “Fratelli di TAV” combina l’ appassionato racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti stretti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica – rapporti anch’essi ad “Alta Velocità” – che accompagnano la realizzazione del T.A.V. in Italia.

     

    Matteo Quadrone

  • Anni 60/70: gli eventi storici alimentano lo sdegno… e la cultura

    Anni 60/70: gli eventi storici alimentano lo sdegno… e la cultura

    In questa rubrica si è cercato di indagare il senso di “mancanza di novità” che ha contraddistinto questi ultimi 15/20 anni. “Mancanza di novità” va qui inteso come assenza di un “suono”, una musica rappresentativa del periodo, “voce” del periodo storico. E per diventarlo non è sufficiente la personalità musicale di qualcuno. Piuttosto occorre che questo “qualcuno” dia voce ed emerga dalla vitalità storico-sociale del periodo considerato. Per cercare di suffragare questa tesi si è preso in considerazione l’arco di tempo anni ’60/’70, che invece ha avuto un suo “suono”… eccome!

    Ma ci sono volute vicende culturali/politiche/sociali che, segnando profondamente il tempo, hanno spinto molti a formare una voce che dicesse “basta” e l’arte penso che trovi il suo senso più autentico proprio nell’urgenza di esprimere la necessità di un cambiamento.

    Nel 1949 – a conclusione di un lungo periodo rivoluzionario- venne proclamata la nascita della Repubblica popolare cinese, guidata da Mao Tse Tung, evento che fece riaccendere in tutto il mondo nuove speranze per un mondo migliore (…e subito procurò nuove illusioni…). E poi non possiamo dimenticare fatti che suscitarono una grande emozione a livello internazionale, diventando immediatamente un simbolo di libertà, soprattutto per le giovani generazioni. All’inizio degli anni ’50 in tutti gli Stati Uniti venne imposto un clima da caccia alle streghe, il cui responsabile operativo fu J. McCarthy, incaricato di stanare ovunque oppositori e “nemici dell’America”. Era quindi sufficiente un minimo di apertura culturale e di impegno intellettuale per essere considerati “comunisti” e finire sotto processo. La vicenda dei coniugi Rosemberg, arrestati nel 1951, accusati, processati e giustiziati nel 1953 con l’accusa di essere spie dell’Unione Sovietica, suscitò internazionalmente grande sgomento. Nel 1963, a Saigon, un monaco buddista, per protestare contro la guerra, si bruciò in piazza. Nel 1965 ci fu a Washington la prima grande manifestazione (30000 persone) contro la guerra in Vietnam.

    Nel 1966 Mao Tse Tung, per conservare il potere, lanciò la “rivoluzione culturale”: almeno per un decennio, decine di migliaia di giovani in tutto il mondo mostreranno nelle manifestazioni di piazza il “libretto rosso” delle guardie rosse cinesi. Nel 1967 ci fu un colpo di stato militare in Grecia e l’uccisione in Bolivia di Ernesto “Che” Guevara, eroe rivoluzionario, amato da tutta la gioventù internazionale impegnata nelle lotte civili e politiche. Nel 1969 un altro giovane, Jan Palach, si arse vivo in Cecoslovacchia, per protestare contro l’invasione sovietica.

    Sempre in quegli anni suscitarono grande indignazione gli scandalosi governi filo-fascisti del Sudafrica e della Rhodesia, che imponevano un regime segregazionista (indicato con il termine “aparthaid”, figlio del colonialismo) contro chi quelle terre le aveva abitate da sempre. E poi ancora le violente rivolte scoppiate negli Stati Uniti, a seguito degli omicidi politici dei fratelli Kennedy, Martin Luther King e Malcom X; l’apprensione internazionale per il susseguirsi di esperimenti nucleari a fini bellici; la strage alle Olimpiadi di Monaco del 1972; la prima crisi petrolifera del 1973 a seguito dei conflitti arabo-israeliani.

    Infine, il sanguinoso colpo di stato in Cile -guidato dal generale Pinochet– finanziato e pilotato dalle multinazionali americane con il placet del governo degli Stati Uniti, resosi “necessario” per il potere capitalistico, perché in Cile nel 1970, per la prima volta a livello internazionale, si era insediato un governo socialista, arrivato al potere con le elezioni democratiche e non con una rivoluzione armata!!! Questo fatto, intollerabile per i potentati industriali (e politici) americani, andava stroncato. E così fu. Ma lo sdegno e le proteste sul piano internazionale furono enormi.

    Ecco, tutti questi fatti, politicamente gravissimi (limitandomi a considerarne solo alcuni fra i più importanti), vennero, per così dire, contrappuntati da eventi culturali o di costume che da un lato riflettevano e dall’altro amplificavano il senso di disgusto nei confronti del (finto) “quieto vivere” della società borghese che, dietro la ricerca e l’ostentazione del benessere economico, nascondeva un vuoto interiore, coperto da comportamenti ipocriti e falsi e da un’educazione bigotta e repressiva. Vediamo, sempre in sintesi, questi eventi.

    Nel 1937 il quadro di P. Picasso “Guernica” esprimendo artisticamente l’orrore della guerra suscitò una grandissima emozione. Nel 1955 il poeta americano Allen Ginsberg lesse per la prima volta in pubblico “Urlo”, poesia di impatto emozionale devastante che costituì fonte d’ispirazione in tutto il mondo per altri testi di denuncia (val la pena di ricordare che “Dio è morto”, canzone-manifesto di Francesco Guccini cantata dai Nomadi nel cantagiro del 1967- e brutalmente censurata- iniziava dicendo: “Ho visto la gente della mia età andare via…” e che una poesia di Riccardo Mannerini, inserita dai New Trolls– con la revisione/elaborazione di F. De Andrè- nel loro album “Senza orario senza bandiera”, apriva dicendo: “Ho veduto….” (entrambi gli incipit devono evidentemente a Ginsberg qualcosa….).

    Nel 1957 uscì “On the road”, romanzo di Kerouac, esponente di punta con Ginsberg, Corso e Ferlinghetti della “Beat Generation”. Anche altri libri e film rivestirono un ruolo decisivo nell’alimentare e rendere culturalmente rilevante la critica radicale al “sistema” (per usare una parola in voga all’epoca). Vediamo alcuni titoli: nel 1955 e nel 1964 escono due libri fondamentali di Marcuse, “Eros e civiltà” e “L’uomo ha una dimensione”; nel 1967 il situazioni sta Guy Debord pubblica “La società dello spettacolo”; un altro situazioni sta Vanegham, pubblicherà “Manuale del saper vivere a uso delle nuove generazioni”. E poi i libri rivoluzionari di W. Reich, fondamentali per la liberazione sessuale. Importanti anche film come “Il laureato” (1967) e musical come “Hair” e “Jesus Christ Superstar” di cui usciranno successivamente anche i film.

    Vorrei ricordare anche due testi importanti per l’animata riflessione estetica e musicale che si conduceva in quegli anni. Si tratta de “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”di W. Benjamin e “Filosofia della musica moderna” di T. V Adorno, esponente di punta della scuola di Francoforte, di cui occorre almeno nominare un altro libro importante: “Minima moralia”.

    Gianni Martini

  • Mafia: gli anni delle stragi raccontate nel docu-film “Uomini soli”

    Mafia: gli anni delle stragi raccontate nel docu-film “Uomini soli”

    La rassegna di cinema itinerante “Libero Cinema in Libera Terra”, promossa come ogni anno da Cinemovel Foundation in collaborazione con Libera, quest’anno arriva a Genova.

    Il Presidio “Francesca Morvillo” di Libera Genova invita i cittadini, mercoledì 4 luglio 2012, alle ore 21.30, presso i Giardini di Villa Bombrini di Genova Cornigliano, ad assistere alla proiezione gratuita del docu-film “Uomini Soli” di Paolo Santolini, che prende spunto dall’ultimo libro di Attilio Bolzoni, “Uomini Soli”.
    Alla serata parteciperà anche il Magistrato della Direzione Nazionale Antimafia, Dott.ssa Anna Canepa.

    Attilio Bolzoni, inviato del quotidiano La Repubblica, racconta gli anni delle stragi, trent’anni dopo. Torna a Palermo e ripercorre le strade dove furono ammazzati Pio La Torre, Carlo Alberto dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

    Il viaggio del cronista parte dal quadrilatero dei cadaveri eccellenti. Da quelle strade dove, nei primi anni Ottanta, persero la vita Calogero Zucchetto, l’agente della mobile di Palermo che “cacciava” latitanti, il magistrato antimafia Rocco Chinnici, l’allora presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella.
    In quei giorni, i giornali titolavano ”Palermo come Beirut”, ma in realtà, spiega Bolzoni «Palermo era peggio di Beirut. La città mattatoio era questa». Soltanto nel 1982 ci furono 148 morti nel capoluogo siciliano.
    «Ricordo i luoghi, gli odori, le facce, sono cose che non ho mai dimenticato – continua Bolzoni – Palermo mi ha lasciato delle cicatrici. E non c’è anestesia che lenisca il dolore».

    Pio La Torre, segretario del partito comunista italiano della Sicilia, il generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, erano quattro italiani fuori posto. Personaggi veri per un’Italia fatta di trame, di egoismi e di convenienze. Quattro persone che facevano paura al potere. Uomini per bene diventati facili bersagli perchè lasciati da soli a combattere.

    «Ho appena sfiorato Pio La Torre e il generale Dalla Chiesa, da giovanissimo reporter al giornale L’Ora – racconta Bolzoni – Più profondo il legame con Falcone e Borsellino, da corrispondente di Repubblica in Sicilia per un quarto di secolo. “Uomini soli” sono La Torre, Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino perché sono stati italiani troppo diversi e troppo soli per avere un’altra sorte».

    Il primo omicidio che fece tremare il Paese fu quello comminato a Pio La Torre, il 30 aprile 1982. «Ero lì quella mattina – continua Bolzoni – Pio La Torre era diventato un uomo pericoloso, si era messo in testa che diventare mafioso doveva essere reato. I missili della Nato a Comiso non li voleva. E di Palermo diceva: “questa è una città dove si fa politica con la pistola”».

    Il secondo “uomo solo” fu il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa «Dicevano che Dalla Chiesa non avesse capito niente di Palermo – sottolinea Bolzoni – Ma Carlo Alberto aveva capito tutto. Il suo testamento fu un’intervista che rilasciò a Giorgio Bocca: “La mafia è cauta, ti verifica da lontano. Si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale: è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato“».

    La storia più terribile, pero, rimane quella di Giovanni Falcone. Un altro uomo solo, abbandonato dallo Stato. «Era un vero rivoluzionario, è vero che la rivoluzione chiede tempo e noi non glielo abbiamo dato», afferma Alessandra Camassa, magistrato che collaborava con il giudice Falcone.

    Infine il docu-film si conclude con la Strage di Via d’Amelio. Quando una 126 carica di tritolo, ubicata sotto casa della mamma di Paolo Borsellino, fece saltare in aria l’ultimo “uomo solo”, Paolo Borsellino, insieme agli agenti della sua scorta.

  • Genova Film Festival, si parte da Medianeras di Gustavo Tarretto

    Genova Film Festival, si parte da Medianeras di Gustavo Tarretto

    Due vite che scorrono in parallelo e che s’incrociano inconsapevolmente in una Buenos Aires caotica e frastornata da un’architettura soffocante; una metropoli per certi aspetti opprimente ma che nasconde emozioni e storie degne di essere raccontate. E’ iniziata così la quindicesima edizione del Genova Film Festival, nella sala 7 dello Space Cinema- Porto Antico.

    Medianeras, regia di Gustavo Tarretto (italiano solo di origine, argentino di nazionalità) è una storia d’amore in un mondo di paranoie e nevrosi che non sfocia mai nel melenso ma che resta fedele a uno stile lineare, semplice. Ricorda in alcuni momenti, mi si consenta di dire, come una fotografia sbiadita, un film di Inarritu mentre altrove ammicca al cinema francese più recente (penso soprattutto ad Amelie).  Non è esattamente l’apoteosi del cinema indipendente che rifugge il mainstream a tutti i costi: quel cinema americano che a molti fa storcere il naso ma che resta sempre la principale fonte di ispirazione per chi è nel settore. E francamente, questo è un punto a favore di Medianeras. Lo stesso produttore, Lluis Minarro, presente in sala e pronto a rispondere alle domande del pubblico con la mediazione di Cristiano Palozzi e Antonella Sica, i direttori artistici del Festival, sembra prendere le distanze dalla sua creatura. Usa in particolare l’espressione “troppo parlato” ma naturalmente non ne rinnega il valore. E perché mai dovrebbe farlo? Il film è piacevole e romantico e il romanticismo attira anche chi lo disprezza con ostentazione.

    In sala le poltrone sono quasi tutte occupate e il pubblico è variegato: ci sono più giovani che anziani e a dire il vero non è banale nella nostra amata Genova. Si applaude e per fortuna con decoro vale a dire a film concluso (anche questa è civilta!). Una serata gradevole che forse avrebbe attirato ancora più pubblico se si fosse affidata a una pubblicità più massiva. Ma sono gli stessi organizzatori a sottolineare quanto sia difficile realizzare un Festival del genere, garantire l’ingresso libero e trovare i soldi per un marketing degno di definirsi tale. Niente da dire, anzi. Le premesse sono incoraggianti e l’invito a non mancare alle prossime serate è assolutamente disinteressato. Se poi vi piace osservare le reazioni delle persone in un contesto di questo tipo vi toglierete delle soddisfazioni: il giovane intellettuale che trova il film non abbastanza pesante (chi ci ha inculcato l’equazione intrattenimento=male assoluto? Ah già, il pensiero marxista distorto a partire dalla morte di Marx) e l’uomo di mezza età (ma avrebbe potuto essere chiunque, io per primo) che all’uscita dalla sala non resiste alla tentazione di bucare il video e rilascia pareri pieni di foga sul perché e il per come del film appena visto. Chicche che ti allietano il lunedì sera!

     Il Genova Film Festival si pone in un’ideale linea di continuità con altri eventi cittadini così come dichiarato in apertura dai due direttori artistici. Primo fra tutti anche per prossimità temporale il Suq Festival che ha tra l’altro una collaborazione in uno dei cortometraggi presentati in questi giorni, La straniera di Marco Turco. Sono previsti numerosi workshop e il Concorso Nazionale di cortometraggi e documentari mentre Lluis Minarro sarà presente in più occasioni per parlare del suo lavoro (oggi, per esempio, alle 16.00 spiegherà come si produce un film indipendente).

    Non c’è motivo per disertare una manifestazione come questa: alimenta il dibattito e il confronto, apre la mente e va incontro alla ligustica virtù del risparmio. Prima di tutto, però, sfruttiamo questa e altre occasioni per divertirci, senza troppe sovrastrutture se possibile. Come ha detto la mia amica a cui ho chiesto che cosa ne pensasse del film appena visto (mentre nella mia testa rimbombavano ancora recensioni altisonanti e di difficile comprensione): “Molto bello!” “E nient’altro?” “ No, nient’altro”.

    Michele Archinà

  • Sporchi da morire: gli inceneritori ed i rischi per la salute dei cittadini

    Sporchi da morire: gli inceneritori ed i rischi per la salute dei cittadini

    Un film-progetto affronta uno dei temi più caldi con il quale la società civile deve oggi confrontarsi: la gestione dei rifiuti. Focalizzando l’attenzione sul fenomeno degli inceneritori, impianti che producono micro e nano-particelle altamente dannose – soprattutto a discapito delle generazioni future – come dimostrano le tante analisi internazionali, sottoscritte da numerosi scienziati, medici e ricercatori. Nonostante ciò, nel nostro Paese, tutti gli schieramenti politici si sono rivelati stranamente d’accordo nell’avallare la costruzione di queste strutture.

    Ma anche in Europa la situazione non è idilliaca: basti pensare all’inceneritore di Vienna, dall’aspetto colorato e quasi fiabesco, costruito proprio dentro la città. Comunque, nel vecchio continente, la tendenza principale è quella di non costruire più inceneritori, di produrre sempre meno rifiuti e di avviare una raccolta differenziata davvero capillare.

    Marco Carlucci, filmmaker indipendente, racconta il viaggio nel mondo delle nano-particelle e delle polveri sottili di Carlo Martigli, scrittore e giornalista, impegnato da sempre in inchieste scottanti. Il film, intitolato “Sporchi da morire”, nasce da alcune domande: è vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono i rischi concreti per la salute? Quali sono i danni provocati dalle nano-particelle emesse dagli inceneritori? Quali sono le possibili alternative?
    Con questi interrogativi  in testa comincia la ricerca di Carlo A. Martigli, documentata dal film: interviste, filmati, esclusivi reportage in giro per il mondo, tra l’Italia, gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra e l’Austria che faranno riflettere su un problema indicato da molti esperti come “invisibile inquinamento del nuovo millennio” e che riguarderà i nostri figli e le future generazioni.

    In Italia sono numerosi i politici – sindaci, assessori, consiglieri – che propongono all’amministrazione pubblica la soluzione miracolosa, rappresentata dalla costruzione di un inceneritore. Trovando sponda in altrettanti politici, ma anche illustri scienziati, i quali si prodigano nel tranquillizzare la popolazione che questi impianti non sono pericolosi per la salute. Oggi vengono addirittura nobilitati utilizzando il nome “termovalorizzatori”, termine bandito dalla Comunità Europea, perché ritenuto ingannevole.

    Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate. Proprio per quest’ultimo motivo i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione, più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).

    In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori.

    Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.

    Ma possibili alternative agli inceneritori – e quindi alla produzione di nano-paricelle e di polveri sottili – esistono per davvero. In altri Paesi ci sono dei modelli davvero significativi di gestione dei rifiuti come San Francisco, una delle città con la miglior raccolta differenziata al mondo o l’area della della Silicon Valey, simbolo dell’innovazione tecnologica e sempre più della green revolution. Anche in Italia esistono delle piccole “San Francisco” concreti esempi virtuosi di riciclaggio dei rifiuti basti pensare al paesino di Vedelago, in provincia di Treviso e il nuovo centro di riciclo di Colleferro, ironia del destino, sorto a pochi passi da un inceneritore. Queste strutture dimostrano che riciclare, non solo evita di inquinare l’ambiente con costi di gestione notevolmente più bassi, ma potrebbe creare migliaia di nuovi posti di lavoro.

    Sporchi da morire è un progetto italiano molto ambizioso e di ampio respiro internazionale grazie al coinvolgimento di esperti mondiali: il Professor Paul Connett, teorico della strategia “Zero Rifiuti”, il dott. Stefano Montanari e la dott.ssa Antonietta Gatti, esperti e scopritori delle patologie causate da nano-particelle; la Dott.ssa Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente, il biologo Prof.Gianni Tamino, Dott. Valerio Gennaro medico oncologo epidemiologo ISDE Italia, il dott. Federico Valerio Responsabile Chimica Ambientale IST di Genova, i sindaci delle città virtuose della Silicon Valley, Palo Alto e Barkeley, il sindaco di San Francisco Gavin Newson, il responsabile del Dipartimento Ambiente di San Francisco Jared Blumenfeld, i rappresentanti dell’IVS Francese – Dr. Calut e Dr. Laffont che sono i firmatari della più importante ricerca mondiale sul tema della pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti, il prof. Dick Van Steenis che ha mappato la ricaduta dell’inquinamento sui bambini inglesi e bloccato 16 progetti in costruzione, il Dr.Luft, l’Associazione Rescue Workers Detoxification e la 911 Police Aid Foundation che si occupano delle persone ammalatesi per le inalazioni di nano-polveri dopo il crollo delle torri gemelle (circa 170.000 casi già accertati), i rappresentanti dei comitati nazionali ed internazionali, Padre Alex Zanotelli, Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, Greenpeace Italia, e tanti altri.

    Un film-progetto al quale hanno già aderito migliaia di persone in tutto il mondo, tanto da essere certificato come il film con i titoli di coda più lunghi del mondo, i quali saranno presenti, grazie ad un piccolo contatore grafico, fin dai primi minuti del film.

    FILM : Sporchi da Morire – FIlthy to the core

    DURATA: 93 min

    REGIA: Marco Carlucci

    con: Paul Connett – Stefano Montanari – Carlo A. Martigli

    musiche: Hinkel, David Sabiu, Daniele Mazzoli

    Produzione e Distribuzione: CDPrimafilm

    sito ufficiale: www.sporchidamorire.com

    facebook: http://www.facebook.com/SporchiDaMorire

    twitter: http://twitter.com/#!/SporchidaMorire

    SPORCHI DA MORIRE: PRIMO MESE DI PROGRAMMAZIONE, DIECIMILA GRAZIE!
    Si conclude il primo mese di proiezioni con risultati entusiasmanti. Sono infatti oltre 10.000 gli spettatori che hanno visto “Sporchi da morire” di Marco Carlucci, grazie ad una distribuzione indipendente affiancata da una fitta rete di proiezioni organizzate da Cittadini, Associazioni e Comuni in tutta Italia. E questo è solo l’inizio a dimostrazione che è possibile un “nuovo modo” di produrre e distribuire progetti indipendenti attraverso circuiti paralleli e partecipativi.

    A Genova non è ancora stata organizzata la proiezione di “Sporchi da morire”, eppure anche nella nostra città, da alcuni anni, si parla del progetto Inceneritore: la visione del film potrebbe indurre interessanti riflessioni anche in coloro i quali, finora, difendono a spada tratta questi impianti.

    Per informazioni: tel. 3396477847 – proiezioni@primafilm.it
    SITO FILM: WWW.SPORCHIDAMORIRE.COM
    Sul sito web www.sporchidamorire.com è possibile compilare il modulo di richiesta proiezione.

     

    Matteo Quadrone

  • Mare chiuso: al Club Amici del Cinema il documentario sui migranti

    Mare chiuso: al Club Amici del Cinema il documentario sui migranti

    regiaMercoledì 6, giovedì 7 e venerdì 8 giugno 2012 (ore 21) il Club Amici del Cinema di Genova Sampierdarena ospita la proiezione del documentario Mare chiuso, di Stefano Liberti e Andrea Segre, che denuncia i respingimenti dei migranti libici che cercarono di approdare sulle coste italiane tra il 2009 e il 2010.

    Questo il tema del documentario, così come riportato sul blog ufficiale marechiuso.blogspot.it: “In seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi del 2009, le barche dei migranti intercettate in acque internazionali nel Mediterraneo sono state sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Molti dei respinti, circa 2000 persone, erano richiedenti asilo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha recentemente condannato l’Italia per aver violato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo“.

    La proiezione si svolge in concomitanza con l’edizione 2012 di Che Festival! a cura di Music for Peace, che ha luogo proprio in questi giorni nel quartiere di San Benigno.

    Le tre proiezioni saranno accompagnate rispettivamente da altrettanti eventi collaterali, con inizio un’ora prima del film (quindi ore 20):
    – mercoledì 6 giugno interventi dell’avvocato Alessandra Ballerini e di Enrico Frigerio, attivista del Gruppo Amnesty International di Genova, sul tema Respingimenti e diritti negati: la sentenza della Corte Europea.
    – giovedì 7 giugno incontro con alcune comunità straniere di Genova.
    – venerdì 8 giugno progetti di fotografia e documentario sociale con Diana Giromini (Torino) e Laboratorio (Genova).

  • Cinema: l’ambiente al centro della rassegna Cinea “Il Filo di Gaia”

    Cinema: l’ambiente al centro della rassegna Cinea “Il Filo di Gaia”

    Torna anche quest’anno “Cinea Il Filo di Gaia”, la rassegna interamente dedicata al cinema ambientale, che giunge alla sua quinta edizione. L’iniziativa nasce da un progetto dell’Associazione Centro Culturale Carignano, che da dieci anni gestisce gli eventi presso il Centro Sivori di Genova, promosso dal Laboratorio Territoriale per l’Educazione Ambientale LabTer GreenPoint del Comune di Genova e dall’Assessorato all’Ambiente di Regione Liguria, con il supporto di ARPAL e la collaborazione del Festival Cinemambiente di Torino e Circuito Cinema Genova.

    Nel frattempo la Regione Liguria ha deciso di stanziare sei milioni di euro, provenienti dai fondi europei del programma operativo regionale, per sostenere l’innovazione tecnologica dell’emittenza televisiva ligure e delle sale cinematografiche e il passaggio al digitale terrestre. Destinatari del bando sono le emittenti televisive locali che intendono adeguare gli impianti alla tecnologia del digitale terrestre e le imprese di piccole e medie dimensione che esercitano proiezioni cinematografiche per adeguare gli impianti al passaggio a sistemi digitali in 3D e altri sistemi di nuova generazione. Il contributo sarà pari al 60% della spesa ammissibile che non può superare i 200mila euro.
    Le domande potranno essere presentate a Filse, la finanziaria regionale, dal 16 luglio all’8 agosto, attraverso la piattaforma “bandi on line”. Per favorire il più possibile le aziende il bando avrà una seconda apertura, già stabilita, dall’11 febbraio fino al 1 marzo 2013.
    Il bando sarà consultabile sul sito della Regione Liguria e sul sito della Filse.

    Tornando a Cinea Il Filo di Gaia, la rassegna ospiterà dal 5 al 8 Giugno 2012, in anteprima per Genova e la Liguria, un’ampia selezione del 15° Festival Cinemambiente (Torino, 31 maggio – 5 giugno 2012) consolidando così la pluriennale collaborazione con la maggiore manifestazione italiana sul tema.

    Un programma ricchissimo di cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi che affronteranno le tematiche più disparate: dalla Green Economy, con i suoi possibili modelli di sviluppo economico ai cambiamenti climatici; dai disastri ambientali, come quello avvenuto alla piattaforma Deepwater Horizon della compagnia britannica BP nel Golfo del Messico, al recupero del paesaggio, dal consumo consapevole alle felici sperimentazioni degli orti urbani in città.

    La manifestazione avrà inizio il 5 Giugno 2012, in concomitanza della Giornata Mondiale per l’Ambiente, il cui tema, proposto dal Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), è “Green Economy: ti riguarda?”. In occasione di questo importante appuntamento Cinea darà vita ad un evento speciale. Verrà infatti proiettato alle ore 20.30 in anteprima nei diversi capoluoghi di Provincia l’attesissimo film “La soif du Monde (The water we share)” di Yann Arthus-Bertrand, già autore di numerosi documentari quali “Home (la nostra terra)” e “La Terre vue du ciel” e quest’anno Presidente della Giuria del 15° Festival Cinemambiente di Torino.

    La proiezione avrà luogo contemporaneamente nei cinema Sivori di Genova, Il Nuovo di La Spezia, Il Centrale di Imperia e il NuovoFilmStudio di Savona con l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sugli stili di vita consapevoli e sul grave problema delle risorse idriche. Yann Arthus-Bertrand ci guiderà così alla scoperta dell’elemento naturale da cui tutto è nato, sempre più minacciato dai cambiamenti climatici, in un viaggio attraverso venti paesi: dal Nord del Kenya fino alla Cambogia, passando per gli Stati Uniti e la Valle d’Aosta. Sempre in occasione della Giornata Mondiale per l’Ambiente verrà inoltre effettuato un collegamento via skype da Genova alla premiazione 15° Festival Cinemambiente di Torino (31 maggio – 5 giugno 2012).

    La manifestazione proseguirà il 6 Giugno affrontando nuovi e possibili modelli di sviluppo economico e la tematica ormai avvalorata dei cambiamenti climatici. Si partirà alle ore 18.30 con il film Silent Snow di Jan van den Berg affrontando un viaggio nelle immense pianure artiche della Groenlandia dove incombe una minaccia silenziosa: l’inquinamento atmosferico causato dall’accumulo di residui di sostanze chimiche utilizzate in tutto il mondo.

    La serata proseguirà alle ore 20.30 con il cortometraggio Casus Belli di Yorgos Zois che racconta la storia di un carrello della spesa ricolmo tra le corsie di un supermercato seguito prontamente dalla macchina da presa che ne controlla minuziosamente ogni singola azione. A seguire verrà proiettato il lungometraggio Surviving Progress di Mathieu Roy, Harold Crooks. Dall’uomo di Neanderthal ai Maya, passando per i Sumeri e l’Impero Romano, la storia è contraddistinta da veri e propri crolli che hanno causato la distruzione di intere civiltà. E spesso il motivo principale è un rapido progresso tecnologico, in grado di sopperire nell’immediato ai bisogni primari, ma anche di compromettere ogni prospettiva futura: uno scenario in cui rientra perfettamente il mondo contemporaneo.

    Giovedi’ 7 Giugno 2012 la manifestazione proseguirà a partire dalle ore 16 con due film dedicati alle sempre più diffuse esperienze di orti urbani. Un modo autentico di recuperare il rapporto dell’uomo con la natura, con lo scorrere delle stagioni. In Le Jardin des Marveilles di Anush Hamzehian, ogni singolo ortaggio diventa, per le detenute del carcere della Giudecca di Venezia, un appiglio alla vita reale. Un modo per riconoscere nei doni della terra dei piccoli regali che la prigione trasforma in momenti di autentica poesia.

    La rassegna proseguirà alle ore 17.15 con Ortobello – Primo concorso di bellezza per orti di Marco Landini e Gianluca Marcon dove, al centro sociale per anziani Casa del Gufo, va in scena la prima edizione di un concorso di bellezza per orti.

    Tra i racconti scambiati sulla panchina, l’irrigazione e il lavoro della terra, a emergere è il rapporto dell’uomo con la natura e lo scorrere del tempo, che appassisce il primo e fa maturare la seconda e l’esperienza di un gruppo di anziani trasformata nel racconto di una memoria collettiva, pubblica e universale.

    Alle ore 18.00 verrà invece presentato il mediometraggio I morti di Alos di Daniele Atzeni. Alos è un paese della Sardegna cancellato da una catastrofe negli anni Sessanta raccontato attraverso i ricordi dell’unico sopravvissuto, l’anziano Antonio Gairo. Alos rappresenta le tante comunità di pastori sardi sconvolte dall’arrivo dell’industrializzazione negli anni del Boom. E la sua storia sembra quasi un racconto gotico, un giallo con colpevole: è la modernità, come sostiene il regista, ad aver ucciso paesi come Alos e la secolare cultura agropastorale della regione.

    Alle ore 18.30 seguirà il film Piccola Terra di Michele Trentini sulla riqualificazione di piccoli fazzoletti di terreno un tempo coltivati a tabacco in cui si gioca il destino, in controtendenza, di personaggi molto diversi tra loro. Seguirà alle ore 20.30 il film The Big Fix sull’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon della compagnia britannica BP in cui centinaia di migliaia di litri di petrolio si sono riversati nelle acque del Golfo del Messico, causando uno dei più gravi disastri ambientali di tutti i tempi.

    La giornata di venerdì 8 Giugno sarà invece dedicata, nella sua prima parte, al mondo animale e alla sua salvaguardia attraverso il cortometraggio Tous Les Hommes s’appellent Robert di Marc-Henri Boulier e Gypaetus Helveticus di Marcel Barelli.

    A seguire il cortometraggo Michael Pollan’s Food Rules di Marija Jacimovic, Benoit Detalle e il film Cafeteria Man affronteranno il tema dei consumi consapevoli e dell’educazione al cibo.

    La rassegna si chiude con due film che affrontano il delicato tema dei cambiamenti climatici mostrando, nel primo, Hungry Tide di Tom Zubrycki, la lenta scomparsa dello stato insulare dell’Oceania Kiribati.
    A seguire alle ore 20.30 Chasing Ice di Jeff Orlowski in cui il fotografo del «National Geographic» James Balog, scettico sui foschi scenari legati al cambiamento climatico descritti da tanti scienziati, decide di partire alla volta del Polo Nord alla ricerca di immagini che mostrino in modo lampante i danni provocati dal riscaldamento globale. Il risultato sarà un reportage tra i più letti nella storia della rivista, ma anche l’avvio dell’Extreme Ice Survey, il più importante progetto fotografico incentrato sui ghiacciai mai concepito.

    Per tutta la manifestazione verrà allestito presso il cinema Sivori un bookshop tematico a cura della libreria Bookin. La manifestazione è a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

    L’evento è stato realizzato con il sostegno di: Regione Liguria, ARPAL, Iren, Amiu, Also srl, I provenzali, Giuseppe Santoro srl Servizi Marittimi ed Ecologici. In collaborazione con: Circuito Cinema Genova, Festival Cinemambiente di Torino, Museo Nazionale del Cinema di Torino.
    Media Partner: Radio Babboleo e il portale Mentelocale.it
    Con la collaborazione di Comune di Savona, Comune della Spezia, Comune di Imperia

  • Cinema video e spot: la Liguria è il set ideale

    Cinema video e spot: la Liguria è il set ideale

    In arrivo, con la bella stagione, in Liguria, molte produzioni audiovisive che utilizzeranno location sparse in tutto il territorio regionale. In questi giorni Genova Liguria Film Commission sta fornendo assistenza a diversi progetti.

    Domani, nel Levante, si concluderanno le riprese del documentario “Welcome in Liguria” che andrà in onda su Arte, la prestigiosa rete televisiva culturale franco tedesca, girato a Camogli, Chiavari, Cinque Terre e Moneglia.
    Anche il nuovo spot pubblicitario Auto Lancia è ambientato in Liguria. La produzione Hub di Torino ha scelto come set Varazze, Noli, il Porto Antico di Genova e Villa Serra di Comago. La Jaguar ha puntato invece Capo Noli per un servizio fotografico.

    Ciak genovesi e rivieraschi anche per il programma televisivo “L’Italia di Dove” (Dove Tv) al Porto Antico , nella città vecchia, a Boccadasse , a Genova, e a San Fruttuoso, Portofino, Abbazia della Cervara di Santa Margherita Ligure, Camogli.
    Sempre in diversi angoli del capoluogo ligure e al Cineporto, Rai 5 ha ambientato in questi giorni le riprese della trasmissione “Tutto in 48 ore”.
    Nei prossimi mesi, tra giugno e agosto, sono in programma le riprese di due lungometraggi. Mentre si attende la conferma da una importante produzione internazionale tedesco-americana dedicata al grande violinista genovese Niccolò Paganini.

  • Macchina del tempo: G8 e scuola Diaz processo, film e sentenza

    Macchina del tempo: G8 e scuola Diaz processo, film e sentenza

    g8 scuola diazIL PRECEDENTE (1)

    18 maggio 2010: la sentenza di appello al processo per i fatti della Diaz ribalta quanto avvenuto nel processo di primo grado. Ventisei imputati condannati, per un totale di 85 anni di carcere, e solo due assolti per avvenuta prescrizione (in primo grado erano stati condannati solo 13 imputati).

    La sentenza ha condannato i vertici della Polizia, tra cui il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri, l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini, l’ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola e i due dirigenti Pietro Troiani e Michele Burgio, che hanno portato le bottiglie molotov dentro la scuola la mattina dopo i fatti.

    IL PRECEDENTE (2)

    14 maggio 2011: durante il Festival di Cannes, il produttore di Fandango Domenico Procacci annuncia che entro l’estate inizieranno le riprese del film “Diaz – Non pulire questo sangue (Don’t clean up this blood)”, con la regia di Daniele Vicari e che sarà realizzato grazie al co-finanziamento della casa produttrice francese Le Pacte e di quella rumena Mandragora. L’annuncio arriva a quasi un anno esatto dalla sentenza di appello.

    Così Procacci ha spiegato la sua idea riguardo a come verrà realizzato il film: «Sarà completamente basato sugli atti del processo, senza grandi invenzioni, se non quelle che servono per trasformare le testimonianze in materiale narrativo per il cinema. Ma non farà vedere l’aula di tribunale dove dopo i primi due gradi di giudizio siamo in attesa ora del terzo e definitivo. Nei titoli del film contiamo di mettere come è andata a finire. (…) Non è un film schierato, racconta quello che è successo lì dentro e i fatti sono fatti. Non è contro la polizia, anzi sarei contento se collaborasse. Sono in attesa di incontrare il dottor Manganelli (Capo della Polizia, ndr) al quale ho fatto avere la sceneggiatura».

    IL PRESENTE

    Il film sui fatti della Diaz è uscito nelle sale la scorsa primavera: ha riscontrato un grande successo di pubblico e critica, ma anche diverse polemiche da parte di chi quegli eventi li ha vissuti sulla propria pelle. In particolare il giornalista bolognese Lorenzo Guadagnucci (che si trovava dentro la scuola di Albaro quella notte ed è stato interpretato nel film da Elio Germano) e il leader del Genoa Social Forum Vittorio Agnoletto, secondo cui il film avrebbe dovuto approfondire maggiormente «quello che è avvenuto negli ultimi dieci anni dell’inchiesta, tutte le modalità con cui si è cercato di fare sì che le inchieste non venissero portate a conclusione: le minacce, le repressioni».

    Si fa sempre più pressante il conto alla rovescia per la sentenza di Cassazione che metterà la parola fine al processo per la “macelleria messicana” (espressione usata da uno degli imputati, il vice dirigente del reparto mobile di Roma Michelangelo Fournier) avvenuta nella scuola di via Cesare Battisti.

    Il prossimo 15 giugno si terrà l’ultima udienza, a seguito del quale è stato annunciato un incontro pubblico alla presenza del Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri.

    Questa decisione è stata presa a seguito dell‘appello promosso sul web perché la Rai acquisti i diritti per la trasmissione del film sulla Diaz, ripreso anche su Twitter con l’hashtag #DiazinTv.

    Marta Traverso

  • Cinema muto: proiezioni di film all’Auditorium di Palazzo Rosso

    Cinema muto: proiezioni di film all’Auditorium di Palazzo Rosso

    cinema mutoVenerdì 4 maggio 2012 inizia il primo di tre incontri dedicati alla riscoperta del cinema muto a cura della Cineteca Griffith di Genova. L’iniziativa prende lo spunto dal ritorno alla ribalta dei film muti grazie alle due opere recentemente premiate agli Oscar, “The artist” di Michael Hasnavicious e Hugo Cabret di Martin Scorsese.

    Le proiezioni si terranno all’Auditorium Musei di Strada Nuova, Galleria di Palazzo Rosso. Il biglietto di ingresso per ogni spettacolo è al costo di 5 €, mentre lo spettacolo di sabato 19 maggio è a ingresso libero perché compreso nel programma della Notte dei Musei.

    Questo il programma

    – 4 maggio, ore 18 e ore 21 – In compagia di Max Linder
    Un film documentario rarissimo realizzato da René Claire e dalla figlia di Linder stesso, in cui si narra la carriera dell’attore dal primo all’ultimo film realizzato.

    – 11 maggio, ore 18 e ore 21 – Le origini del cinema americano con filmati rarissimi di Griffith, Edison, Porter e altri

    – 19 maggio, ore 18.30 (Notte dei Musei) – Filmati e un’intervista rarissima dei fratelli Lumière e i film “magici” di Georges Meliès.

  • George Harrison: al Corallo la biopic diretta da Martin Scorsese

    George Harrison: al Corallo la biopic diretta da Martin Scorsese

    george harrisonGiovedì 19 aprile 2012 alle ore 20,30 il Cinema Corallo (Carignano, via Innocenzo IV 13 r) ospita in anteprima e in proiezione unica il documentario di Martin Scorsese che vuole essere un tributo a George Harrison e ai Beatles, dal titolo George Harrison – Living in the material world.

    Grazie a immagini rare o del tutto inedite e alle testimonianze dei suoi amici più cari e dei familiari (tra cui anche Paul McCartney, Ringo Starr, Eric Clapton, Yoko Ono, Tom Petty, Ravi Shankar, Phil Spector), il regista ricostruisce vita e opere del cantante e chitarrista, una delle più carismatiche personalità musicali del XX secolo. Il film è stato coprodotto e realizzato dalla moglie di George, Olivia Harrison, e dal figlio Dhani.

    Personaggio contradditorio, spirito libero fra il mistico e il rock’n’roll, Harrison è stato autore e chitarrista magistrale e dalle “retrovie” dei Beatles ha scritto alcune delle loro canzoni più belle. Something, Here comes the sun, Taxman, The inner light, Within you without you, While my guitar gently weeps sono solo alcune delle più belle pagine dei Beatles che portano la sua firma, pagine che proseguono con la pubblicazione, in seguito allo scioglimento della band, di alcuni album capolavoro come il celebre All things must pass. Scorsese ci conduce così attraverso un viaggio musicale e spirituale, in bilico tra sacro e profano, nella mente e nell’anima di uno dei più talentuosi artisti della sua generazione.

    Per prenotare un posto all’anteprima si può contattare il numero 010 583261 oppure 010 8687408.

  • Proiezione del documentario “Loro Dentro”, da un laboratorio con i ragazzi del carcere

    Proiezione del documentario “Loro Dentro”, da un laboratorio con i ragazzi del carcere

    LORO DENTRO

    Da un laboratorio con i ragazzi del carcere di Marassi a Genova
    Martedì 17 aprile, a partire dalle ore 18:00, presso il Cinema Sivori a Genova, si terrà la proiezione del documentario “LORO DENTRO”

    Documentario, 42 min, Italia 2012.
    Regia: Cristina Oddone.
    Laboratorio animato da: M. Cannarella, F. Lagomarsino, C. Oddone, L. Queirolo Palmas, F. Seimandi, S. Spensieri.
    Prodotto da: Laboratorio di Sociologia Visuale – Università di Genova, Centro Frantz Fanon Torino, Ser.T Asl 4 Lavagna
    Con il sostegno di: Provincia di Genova – Ass. alle Carceri, Casa Circondariale Marassi.

    Saranno presenti l’autrice e gli animatori del laboratorio insieme ad alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al progetto.
    Prima della proiezione è previsto l’intervento del Dottor Salvatore Mazzeo, Direttore Casa Circondariale Marassi.

    Parteciperanno al dibattito:
    Dott.ssa Luisa Stagi – Sociologa – Laboratorio di Sociologia Visuale, Unige.
    Ass. Milò Bertolotto – Provincia di Genova delega alle Carceri
    Avv. Alessandra Ballerini – Specialista in Diritti Umani

  • Loro Dentro: un documentario sulla vita all’interno del carcere di Marassi

    Loro Dentro: un documentario sulla vita all’interno del carcere di Marassi

    Dieci giovani uomini tra i 20 e i 30 anni di età, italiani e stranieri, davanti alla telecamera raccontano la loro esperienza quotidiana e personale dentro il penitenziario più affollato della Liguria. Ma non si tratta di un’azione di denuncia fine a se stessa, piuttosto di un processo di ricerca reso possibile dall’instaurazione di una relazione continuativa tra i protagonisti del video e gli autori, un punto di vista parziale ma indipendente, una scelta precisa e consapevole, ovvero quella di dare la possibilità di parola a chi non l’ha mai avuta e invitare la società a guardarsi allo specchio attraverso i corpi, i volti e le voci dei giovani che hanno partecipato al film.

    Il documentario è il risultato di un prezioso lavoro promosso dal Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Genova – uno spazio sperimentale all’interno della Facoltà di Scienze della Formazione, nato dall’esigenza di utilizzare l’audiovisivo come linguaggio accessibile a tutti per la divulgazione dei risultati della ricerca sociale e la telecamera come strumento di indagine della realtà sociale – un gruppo eterogeneo, formato da sociologi, ricercatori, studenti, registi, artisti e video maker, in collaborazione con il Centro Frantz Fanon ed il Ser.T ASL 4 di Chiavari sui giovani adulti in carcere.

    Martedi 17 aprile alle ore 18 “Loro Dentro”, questo il titolo del film, sarà presentato in anteprima nazionale presso il Cinema Sivori in Salita Santa Caterina 12. (Il trailer è visibile al link http://www.laboratoriosociologiavisuale.it/lab/?p=5)

    «Dall’incontro con il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo e con l’assessore provinciale alle carceri, Milò Bertolotto è scaturita la nostra proposta di realizzare un laboratorio video all’interno delle mura del penitenziario di Marassi coinvolgendo una decina di giovani detenuti – spiega Francesca Lagomarsino, sociologa, ricercatrice presso l’Università di Genova – la nostra intenzione era confrontarci con i reclusi attraverso un percorso di conoscenza reciproca e metterli in condizione di esprimere quello che sentivano come maggiore esigenza di comunicare all’esterno. E così i ragazzi hanno deciso di raccontarci la loro vita all’interno del carcere, un racconto, ovviamente soggettivo, di una quotidianità che oscilla tra le domandine, l’attesa di un colloquio, la speranza di ottenere le pene alternative».

    Il film è uno strumento per informare, sensibilizzare e riflettere sulla situazione del carcere in Italia, proprio a partire dalle narrazioni dei detenuti coinvolti nel laboratorio. Il gruppo di lavoro – composto da Massimo Cannarella, Francesca Lagomarsino, Luca Queirolo Palmas, Fabio Seimandi, Simone Spensieri, Cristina Oddone – ha girato insieme a loro nei luoghi del carcere quali ad esempio la sala colloqui, l’aria, il campo, le cucine, i corridoi delle sezioni, provando a raccontare le storie di vita dei protagonisti, biografie spesso segnate dalla migrazione, dell’emarginazione sociale, della tossicodipendenza.

    «Ci interessava raccontare il carcere dal punto di vista di chi lo abita nella quotidianità – spiega Cristina Oddone, videomaker, dottoranda in Sociologia presso l’Università di Genova e regista del documentario – quali sono le pratiche di adattamento o di resistenza all’interno dell’istituzione penale, quali relazioni si stabiliscono tra i detenuti, se riflettono le appartenenze culturali o se queste vengono negoziate in funzione di altri interessi (scambi economici, relazioni di potere, alleanze, favori, ecc.). Abbiamo voluto creare una relazione continuativa recandoci in carcere ogni settimana per 5 mesi (tra febbraio e giugno 2011) proprio per superare l’urgenza della denuncia, sia per andare più in profondità rispetto alle traiettorie biografiche dei giovani, sia per non ripetere le notizie sul carcere prodotte da stampa e televisione. C’è voluto tempo per arrivare a identificare i nodi fondamentali della narrazione. Penso che sia stato un processo di ricerca per noi, ma soprattutto per loro: il percorso comune li ha aiutati a guardarsi dentro, ha creato la possibilità di uno spazio di riflessione sul proprio vissuto».

    «Il laboratorio video è stato lo strumento per costruire questa relazione, offrendo ai detenuti la possibilità di “mostrarsi” alla telecamera, utilizzando il proprio linguaggio, la propria fisicità, guidandoci negli spazi della loro vita quotidiana – racconta Oddone – i temi che emergono, soprattutto all’inizio, sono quelli di loro interesse: come si fa la spesa, quali sono le possibilità di lavorare, come si trasformano le relazioni con la famiglia».

    «Abbiamo superato un’inevitabile distanza iniziale grazie ad un approccio graduale – continua Oddone – Il visuale è stato uno stimolo fin dall’inizio, una sorta di mediazione: abbiamo visto insieme film, documentari, video clip, frammenti del materiale girato. Riconoscersi sullo schermo è stato molto importante per i ragazzi che hanno compreso la preziosa opportunità offerta dalla realizzazione di questo video».

    Due fattori hanno contribuito a creare questo clima di confidenza e fiducia reciproca, come spiega la regista «In primis la continuità della nostra presenza, in uno spazio assolutamente privo di cura, dove le iniziative sono per lo più sporadiche e saltuarie, dove non c’è certezza di niente e si può essere trasferiti da un giorno all’altro senza essere avvisati; e ancora il fatto che il nostro fosse un gruppo di 6 persone, uomini e donne con età e saperi differenti, ha permesso l’instaurazione di dinamiche di gruppo ma anche di relazioni individuali».
    «Non abbiamo mai avuto nessun interesse nell’indagare il “perché sono finiti dentro”, nel senso stretto di “quali reati avete commesso” – precisa Oddone – ma di cercare piuttosto le cause macro sociali che portano giovani, poveri, per lo più stranieri, moltissimi tossicodipendenti, a un destino di isolamento, solitudine e castigo, così come è oggi l’esperienza del carcere in Italia».

    E due sono anche le criticità maggiori del sistema penitenziario italiano, emerse in tutta evidenza dall’esperienza del laboratorio video. «Innanzitutto parliamo di giovani che appartengono a classi sociali medio-basse, alcuni transitati da dolorose esperienze di tossicodipendenza – spiega Lagomarsino – Oggi il carcere è diventato un contenitore di persone che non hanno potere economico, che non dispongono di buoni avvocati, molti sono i reclusi per reati minori come il piccolo spaccio o l’assenza di documenti, nel caso di stranieri». Quindi l’attuale presenza in prigione di una larga parte di detenuti appare legata in misura preponderante alla marginalità sociale da cui essi provengono, piuttosto che alla gravità dei reati commessi.

    «Il secondo aspetto che emerge è il fallimento delle politiche alternative alla detenzione – continua Lagomarsino – Ci sono storie di ragazzi transitati attraverso l’affidamento esterno ad esempio a servizi come i Ser.T (i servizi pubblici per le tossicodipendenze). Giovani che hanno iniziato un percorso di distacco dalla tossicodipendenza ottenendo relazioni positive e magari anche l’opportunità di un posto di lavoro. Ma poi, proprio nel momento in cui stanno provando a ricostruirsi un futuro nella società, ecco arrivare il verdetto della pena definitiva».
    Questa è la schizofrenia delle istituzioni che «Delegittima i servizi forniti dallo Stato e il cui operato ed i risultati raggiunti, non vengono riconosciuti – sottolinea Lagomarsino – In altri termini, nel momento in cui, grazie alle misure alternative alla detenzione, si intraprende un percorso e in alcuni casi si conclude positivamente, questo non viene valorizzato adeguatamente». In pratica la pena provvisoria permette l’inserimento in un circuito di inclusione sociale – faticosamente portato avanti tra mille ostacoli dalle istituzioni più sensibili, operatori sociali e realtà del volontariato – che però viene inesorabilmente spezzato quando la condanna diventa definitiva.

    Per gli stranieri le problematiche maggiori sono dovute al permesso di soggiorno «Persone che al termine del periodo di detenzione escono dal carcere e si ritrovano al punto di partenza, ovvero senza documenti – racconta Lagomarsino – a causa delle evidenti difficoltà a trovare un lavoro e reinserirsi nel tessuto sociale dopo l’esperienza della detenzione, per i più deboli è fin troppo facile ricadere in un circolo vizioso e ritrovarsi nuovamente reclusi». Senza dimenticare che «All’interno delle prigioni italiane purtroppo le opportunità sono limitate, quasi assenti le attività riabilitative e la possibilità di lavorare è un privilegio per pochissimi – conclude Lagormasino – Per questo motivo vanno incentivati i percorsi alternativi. La presenza in regime di detenzione di ragazzi così giovani è completamente inutile e dannosa ai fini del loro recupero».

    «Abbiamo cercato di capire cosa vuol dire avere 20 anni e stare in carcere, in un momento di massima vitalità e possibilità di costruirsi un futuro – racconta Oddone – questi giovani subiscono un destino che non è stato scritto da loro: molto spesso la scelta di migrare è stata quasi imposta; in generale la decisione di delinquere è l’unico modo per sopravvivere in una società che non offre molte prospettive a chi non ha ereditato dalla famiglia la possibilità di studiare, viaggiare, lavorare».
    Il fallimento delle politiche riabilitative dimostra in qualche modo la funzione reale del carcere, assai diversa rispetto a quella ufficialmente dichiarata «Rinchiudere gli “scarti della società”, isolarli e nasconderli piuttosto che rieducarli e fornirgli le cure adeguate soprattutto nel caso delle tossicodipendenze – sottolinea la regista – Oggi la detenzione porta alle perdita di sé anziché alla riabilitazione. Il sistema carcerario infatti riproduce e mantiene l’ordine sociale esistente e gli stessi meccanismi di confinamento, siano essi di classe o di razza».

    Quali sensazioni ti ha lasciato l’esperienza all’interno del penitenziario di Marassi ?
    «È un mondo di grandissimo dolore ed è faticoso affrontarlo con distacco – conclude Cristina Oddone – Un grande senso di ingiustizia sociale, non solo legato al carcere ma alla società in generale. L’idea che l’essere umano ha la possibilità di emanciparsi se gli viene concessa la possibilità di esprimersi, sviluppare se stesso, la propria identità e la propria socialità: la trasformazione di una società passa da questa stessa possibilità».

     

    Matteo Quadrone

  • Festival Nuovo Cinema Europa: la terza edizione a maggio al Sivori

    Festival Nuovo Cinema Europa: la terza edizione a maggio al Sivori

    regiaDa lunedì 7 a venerdì 11 maggio 2012 si terrà a Genova la terza edizione del Festival Nuovo Cinema Europa, che da quest’anno si terrà al cinema Sivori ed è dedicata al cinema europeo contemporaneo, in particolare alle opere – in alcuni casi in anteprima italiana – prodotte negli ultimi due anni e realizzate da registi giovani, esordienti o alle prime esperienze.

    Il Festival è organizzato dall’associazione Profondità di Campo, con la direzione di Angela Ferrari, in collaborazione con Circuito Cinema Genova e Istituti di Cultura Europei presenti a Genova e in Italia.

    I film che verranno messi in calendario sono tutti europei e saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. Il programma del festival, che sarà comunicato nelle prossime settimane, prevede per ognuna delle giornate proiezioni alternate di film dei Paesi partecipanti in diverse fasce orarie, pomeridiane e serali.

    Tutte le proiezioni saranno a ingresso gratuito e il vincitore sarà scelto tramite votazione da parte del pubblico in sala.

  • Seo: cortometraggio sui rom, riprese in corso a Genova

    Seo: cortometraggio sui rom, riprese in corso a Genova

    seo cortometraggio genovaHanno preso inizio a Genova le prime riprese del cortometraggio Seo, con sceneggiatura di Sergio Cizmic (nella foto) e la regia di Marco Di Gerlando.

    Il film è ispirato a un fatto realmente accaduto allo sceneggiatore quando era bambino: la trama riguarda una storia di razzismo nei confronti di un bambino rom, il cui sogno è imparare a nuotare e poter entrare in una piscina comunale con i suoi amici.

    Il sogno diventa incubo nel momento in cui il cassiere della piscina, uomo pieno di pregiudizio nei confronti del popolo rom, vieta al bambino ogni volta l’accesso allo stabilimento.

    Questo corto è realizzato in collaborazione con Pino Petruzzelli e Mauro Pirovano. La produzione è affidata alla giovane casa di produzione ligure MDG Produzioni e il coordinamento artistico è affidato all’ associazione culturale genovese Zuccherarte.

    Marta Traverso