Tag: internet

  • Senza slot: un sito web per combattere il gioco d’azzardo

    Senza slot: un sito web per combattere il gioco d’azzardo

    new_slot_doublePiù di mille persone venerdì scorso (1 marzo 2013, ndr) si sono radunate a Pegli per la manifestazione contro l’apertura della sala da gioco sostenuta dalla Comunità di San Benedetto al Porto, nonostante il Comune 24 ore prima ne avesse vietato l’inaugurazione.

    Un incontro pubblico, sostenuto anche dal Comune di Genova attraverso una lettera aperta dell’Assessore Elena Fiorini, che si è posto l’obiettivo di esprimere la contrarietà non solo all’apertura di Casinò e sale da gioco, ma anche alla presenza di slot machine all’interno di locali ed esercizi commerciali. Un progetto che si sposa con la lotta alla ludopatia che da tempo è attiva in vari Municipi.

    In affiancamento a tutto questo, negli ultimi giorni i genovesi hanno aderito numerosi all’appello del sito web Senza slot: una piattaforma creata da due informatici di Pavia e messa online appena due settimane fa (precisamente il 21 febbraio 2013), dove chiunque può segnalare locali privi di slot machine e apparecchi per il gioco d’azzardo, in modo che le persone che vogliono pranzare fuori o prendere un caffè – e al tempo stesso sostenere le campagne anti-ludopatia – possano sostenere quei locali che vietano al loro interno la presenza di tali macchinari.

    Slogan del progetto è Il caffè è più buono se il bar è senza slot. La home page del sito è una mappa dove le persone possono cercare il bar più vicino senza slot: i suoi autori dichiarano che l’obiettivo del progetto è – come si legge nelle Faq – «essere un deterrente per i gestori dei bar e soprattutto un incoraggiamento per chi resiste».

    Sono già oltre 400 i bar censiti su tutto il territorio italiano, in particolare Lombardia e regioni del Nord: potete dare un’occhiata ai locali di Genova già presenti e fare la vostra segnalazione. Un passo avanti per contrastare la presenza di slot machine nei locali.

  • Privacy, politica e cultura al tempo di Internet: conferenze al Ducale

    Privacy, politica e cultura al tempo di Internet: conferenze al Ducale

    Palazzo DucaleIl Web non si limita a collegare macchine, connette persone: questa frase pronunciata da Tim Berners-Lee, tra i creatori del termine World Wide Web, è lo slogan di Vivere in rete, una serie di conferenze che la Fondazione Edoardo Garrone tiene a Palazzo Ducale a partire da oggi. Un ciclo di incontri per indagare il web, le nuove tecnologie e le trasformazioni avvenute in campo culturale, politico, economico e sociale.

    Tutte le conferenze sono a ingresso libero e iniziano alle 21.

    Questo il programma dettagliato.

    13 febbraio: La bella brevità: la sintesi da Tacito a Twitter
    Beppe Severgnini

    27 febbraio: Anima e iPad
    Maurizio Ferraris

    11 marzo: Esiste ancora la privacy?
    Stefano Rodotà

    27 marzo: La democrazia al tempo del web
    Michele Ainis

    10 aprile: Le città intelligenti
    Carlo Ratti

  • Cuoca Gio: blog di cucina, ricette dolci e cake design

    Cuoca Gio: blog di cucina, ricette dolci e cake design

    seitanNegli ultimi tempi non si parla d’altro: dalle top ten in libreria ai programmi tv più seguiti fino ai siti web più cliccati, cucina e ricette sono il trend del momento. Probabilmente una delle “facce buone della crisi”, perché l’impossibilità di riempire i carrelli della spesa come un tempo spinge ad avere una maggiore attenzione rispetto a ciò che si mangia, ai valori nutrizionali e alla provenienza, a come preparare un piatto e così via.

    Allo stesso tempo sono sempre più le persone che scelgono di aprire un blog e renderlo un mezzo per comunicare la propria passione. A Genova abbiamo diversi esempi che vanno in questa direzione, rivolti soprattutto alla diffusione della cucina vegana.

    Un blog più onnivoro è invece quello della genovese Giorgia Bertagna, che nel 2010 ha aperto il suo CuocaGio – Aiuti in cucina e si sta specializzando nella produzione di dolci e nel cake design: «Ho visto amici e amiche che dopo essere andati a vivere da soli non erano in grado di cucinare al massimo un uovo fritto, ho pensato che sarebbe stato utile condividere la mia passione. Il blog mi impegna circa dieci ore la settimana, tra la scelta delle
    ricette, la selezione delle fotografie e la ricerca di piatti semplici, ma diversificati
    ».

    Il suo sogno nel cassetto è aprire un negozio, ma nel frattempo il blog sta trovando una certa notorietà, tanto che qualche giorno fa Giorgia è stata ospite in un programma tv di Sky (Casa Alice, sul canale Alice Tv): «Ho risposto su Facebook all’appello della presentatrice Franca Rizzi, che cercava food blogger. Mai e poi mai, mi sarei aspettata una chiamata, che invece è arrivata! Sono arrivata negli studi e sono stata accolta da una truccatrice e dall’executive producer: ho seguito la registrazione della puntata precedente tramite monitor e poi è toccato a me. Ho eseguito la mia ricetta e mentre mi venivano poste molte domande sul mio blog, sulla mia vita e sulla cucina ligure. Dopo poco, ho dimenticato di essere “in tv” e mi sembrava di essere a casa mia».

    Come si giudica dunque il “fenomeno” della cucina così imperante sui media? «Il fenomeno ha spopolato in quanto ci si può identificare nel protagonista e sapere che si può riprodurre in casa propria la stessa identica cosa, con lo stesso risultato. Sicuramente la crisi ha influito parecchio sul fenomeno, infatti spesso si parla di riciclo di alimenti o di pasti a poco prezzo. Idee utili per risparmiare e l’incitamento ad usare prodotti di stagione e a km zero possono aiutare in un momento così delicato».

    Giorgia dà poi alcuni consigli a chi vuole aprire un blog di cucina: parlare in maniera semplice e chiara, avere almeno una foto del prodotto finale o degli ingredienti, cercare di spiegare dettagliatamente e con ordine, proponendo anche varianti e alternative rispetto alle ricette “classiche”, scegliere piatti secondo la stagionalità e cercare di non prendersi troppo sul serio («di Carlo Cracco ce n’è uno solo!»).

    Infine, una veloce ricetta per un dolce da insegnare a un neofita assoluto della cucina. «Sciogliete il cioccolato tagliato in pezzetti abbastanza piccoli. Fatelo raffreddare continuando a mescolare. Aggiungete la panna a filo e mescolate, poi unite il rum e amalgamate il tutto. Infine, mettete gli amaretti sbriciolati finemente e fate riposare in frigo per circa 15 minuti. Una volta trascorsi, mettete in un piatto un paio di cucchiai di cacao amaro e in un altro lo stesso quantitativo di zucchero a velo. Formate delle palline e rotolatene metà nel cacao e metà nello zucchero a velo. Mettete in frigo per una mezz’oretta e servite».

    Marta Traverso

  • Liguria, Silicon Valley dei videogiochi: parola di Marco Vallarino

    Liguria, Silicon Valley dei videogiochi: parola di Marco Vallarino

    videogiocoQualche settimana fa la Facoltà di Ingegneria Elettronica ha ospitato Videogame Design Days, tre giorni dedicati a conoscere le aziende e i professionisti che in Liguria (e non solo) si occupano di progettare e sviluppare videogiochi.

    Un evento organizzato da Piermarco Rosa, docente molto interessato a espandere la realtà del videogame attraverso i suoi esponenti nel territorio.

    Non a caso Marco Vallarino, uno dei protagonisti dell’evento, ha definito Genova e la Liguria la Silicon Valley del videogioco: «A dispetto della sua fama di regione vecchia e arretrata, la Liguria si ritrova oggi a essere la patria di molti popolari game designer e operatori di spicco del settore. A Genova abbiamo etichette indipendenti come Urustar di Federico Fasce e UnaGames di Daniele Benegiamo che hanno firmato opere di un certo successo. A Chiavari, mi pare ci sia addirittura una software house che produce giochi per Facebook. Io e Leonardo Boselli, che come me è di Imperia, siamo impegnati nel creare giochi testuali».

    Marco Vallarino ha presentato a Videogame Design Days il suo nuovo progetto Darkiss! Il bacio del vampiro, a metà tra videogioco e testo, nella tradizione della interactive fiction che ha tra i suoi esempi più noti Infinite Jest di David Foster Wallace e i libro-game per bambini degli anni Ottanta.

    Un filone che Marco accompagna da sempre a quello della narrativa in prosa: «Sono passato dai (semplici) videogiochi testuali che mi divertivo a programmare da bambino col linguaggio Basic del Commodore 64 e dell’Amiga ai racconti di fantascienza e horror che ho iniziato a scrivere ai tempi dell’università. Qualcuno all’epoca – parliamo del 1996 – mi aveva consigliato di concentrare i miei sforzi su opere che potessero avere più mercato e quindi più riscontro. A quei tempi Internet non era ancora diffuso in Italia e gli stessi videogiochi erano un intrattenimento di nicchia, mentre il pubblico dei lettori, anche della cosiddetta narrativa di genere, appariva numeroso e appetibile. Col tempo, la tendenza pare essersi invertita. Oggi il mercato librario versa in una crisi profonda, mentre i videogiochi sono sempre più al centro del palcoscenico mediatico e dei gusti del pubblico, grazie anche alle potenzialità didattiche».

    C’è differenza nel lavoro creativo, tra scrivere un’opera in prosa e un videogioco? «Nel primo caso ci si deve concentrare sulla storia, che dev’essere originale, avvincente, imprevedibile, e tutt’al più sui personaggi; nel secondo va dedicata estrema cura alla creazione di un’ambientazione suggestiva e stimolante. Il “salto” dalla narrativa al videogioco non è semplicissimo, perché bisogna conoscere bene l’ambiente in cui ci si muove, a livello sia tecnico che artistico. Realizzare un videogioco è soprattutto un lavoro di programmazione, dunque bisogna conoscere i linguaggi che servono a scrivere il codice in cui poi si dovrà riversare l’aspetto creativo dell’opera».

    L’auspicio di Marco è che l’ottima esperienza di Videogame Design Days possa ripetersi e affiancarsi a iniziative analoghe, per diffondere la realtà del game design a Genova: Occasioni per incontrarsi dal vivo e lavorare insieme sono importanti, come nel caso dei Videogame Design Days: forse proprio l’università potrebbe creare spazi e occasioni seriali di condivisione, ma non è da sottovalutare la possibilità di organizzare incontri anche nei negozi di videogiochi (come si fa con gli scrittori nelle librerie) o nei centri commerciali che hanno delle aree dedicate all’intrattenimento elettronico».

    Infine, una proposta “lanciata” proprio a chi a Genova si occupa di scrittura: «Realizzare un gioco di esplorazione ambientato a Genova, magari un film interattivo, che sfrutti gli splendidi scenari e panorami della città, spaziando dal caotico groviglio dei carruggi del centro storico agli incantevoli scorci di Boccadasse e Nervi. Probabilmente anche autori blasonati come Annamaria Fassio e Bruno Morchio sarebbero entusiasti di lavorare a un progetto del genere, con le loro storie e personaggi».

    Marta Traverso

  • Socialab TTT: come usare i social media per promuovere un evento?

    Socialab TTT: come usare i social media per promuovere un evento?

    Il primo impatto nella partecipazione a un evento di questo tipo sta nell’interessante (e apparente) contrasto fra il tema – social network, web, nuove tecnologie e forme di comunicazione – e la location: i Saloni delle Feste di Palazzo Imperiale, un Rollo di classe AA, nelle stanze che fino all’anno scorso ospitavano la sede di Liguria Style.

    Un palazzo costruito nel XVI secolo ma ritenuto troppo moderno dai “contemporanei”, come mi racconta il proprietario Raul Bollani, che in questi giorni ospita anche la mostra FlatOopolis di Isadora Bucciarelli, bellissime opere ispirate al racconto Flatlandia di Edwin Abbott Abbot e al film Metropolis di Fritz Lang (visitabile fino a lunedì 4 febbraio).

    Il terzo appuntamento di Socialab TTT – che si è svolto sabato 26 gennaio in contemporanea a Genova, Lecce, Milano, Roma e Bologna – è l’occasione per discutere su come utilizzare i social network nell’organizzazione di un evento. Prima, per farlo conoscere e stimolare il più alto numero possibile di partecipanti interessati; durante, per raccontare quanto sta avvenendo a chi non è presente; dopo, per fare il punto su com’è andato l’evento e mettere ordine nei feedback di chi vi ha preso parte.

    Al dibattito hanno partecipato tre realtà genovesi: Promoest, azienda specializzata nell’organizzazione di eventi congressuali, che ha illustrato l’uso dei social network in un contesto professionale; Suq Genova, uno degli eventi più noti del panorama cittadino che quest’anno giungerà alla 15a edizione; Associazione Il Ce.Sto, che da pochi mesi si sta impegnando nella riqualificazione dei Giardini Luzzati.

    Un dibattito ricco di spunti e suggerimenti, a partire da alcune domande. Ha senso creare un “evento” su Facebook, se poi chi clicca su Partecipa non si presenta? Un evento gratuito è di qualità inferiore rispetto a un evento a pagamento? Quanto è importante la comunicazione sul web e i social network per un’azienda o associazione che organizza eventi?

    Il dibattito pone l’accento sulle difficoltà per aziende e associazione di dedicare risorse (soprattutto economiche) per formare e retribuire una o più persone che si occupino esclusivamente della comunicazione. Più in generale, la comunicazione è vista ancora come un bene accessorio, di cui si può fare a meno rispetto a necessità ritenute più urgenti. Se è vero che un evento ben comunicato ma poco interessante non “vale la candela”, è altrettanto vero che la capacità di organizzare iniziative che portino valore aggiunto al territorio e alle persone va di pari passo con la capacità di trasmettere e far conoscere questi valori. In che modo? Comunicandoli con ogni mezzo possibile, inclusi i social network.

    Il prossimo evento di Socialab TTT si svolgerà a marzo, poche settimane dopo le elezioni, e riguarderà il legame tra comunicazione e politica. Partecipare agli eventi e iscriversi all’associazione offre l’opportunità di conoscere persone che a Genova lavorano nell’ambito della comunicazione, o che utilizzano il web per creare valore intorno alle proprie attività offline: incontri che portano nuovi spunti e stimoli per affrontare meglio il nostro lavoro.

    Marta Traverso

  • Internet in Liguria: la Regione promette wifi e banda larga

    Internet in Liguria: la Regione promette wifi e banda larga

    IL PRECEDENTE

    2006: la Regione promuove un Piano operativo triennale di informatizzazione, per estendere la connessione a Internet tramite banda larga a tutti i Comuni dell’entroterra ligure.

    Se i capoluoghi di provincia e le cittadine costiere beneficiano da tempo di questo servizio, non è stata ancora raggiunta la piena copertura delle zone più piccole, soprattutto montane e collinari. Il primo passo che la Regione effettuerà, per comprendere quali risorse e finanziamenti sono necessari al progetto, sarà contattare i singoli Comuni per avere una mappatura delle connessioni a banda larga già presenti sul territorio ligure.

    14 febbraio 2008: la Regione Liguria e il Ministero delle Telecomunicazioni siglano un accordo per portare l’accesso all’Adsl ai Comuni dell’entroterra ligure, dove le linee telefoniche fisse sono ancora associate a una connessione “lenta” a 56 kbs. Il progetto prevede un finanziamento complessivo di 16 milioni di euro, di cui 10 pagati dal Ministero e 6 dalla Regione.

    22 aprile 2008: la Regione Liguria firma un protocollo d’intesa con Telecom Italia per estendere la copertura della rete Internet a banda larga a un totale di 208 Comuni (su un totale di 235) entro la fine del 2009: scopo del protocollo è associare la connessione Adsl al 96% delle linee telefoniche fisse attive sul territorio ligure.

    Ottobre 2011: il Ministero dello Sviluppo Economico approva il Piano Nazionale Banda Larga, che prevede entro la fine del 2013 il completamento della copertura con banda larga di Comuni e frazioni su tutto il territorio nazionale. Secondo i contenuti del piano, questo lo stato delle connessioni private e aziendali a Internet in Liguria: il 63,8% delle connessioni beneficia di una velocità tra i 7 e i 20 Mb al secondo; il 26,5% di una connessione tra i 2 e i 7 Mb al secondo; il 5,4% di una copertura Lite, ossia intorno ai 640 Kb al secondo; il 4,3% risiede in zone non coperte da Adsl; il 9,7% risiede in aree con digital divide, ossia l’assenza totale di ogni forma di connessione.

    Novembre 2012: l’Assessorato al Turismo invia un questionario a tutti i Sindaci dei Comuni liguri, per conoscere lo stato della copertura banda larga e wi-fi e capire se – dove esse mancano – c’è intenzione di svilupparle. Scopo del questionario è progettare la totale copertura della regione, una volta comprese le infrastrutture già esistenti e le necessità specifiche dei Comuni.

    L’obiettivo del progetto non è solo consentire ai cittadini l’accesso a Internet, ma arricchire l’offerta turistica con la possibilità di navigare gratuitamente per chi è in vacanza nel territorio ligure.

    IL PRESENTE

    Sono due i nodi da sciogliere quando si parla di connessione a Internet: da un lato la banda larga, ossia l’accesso all’Adsl nelle case private e negli uffici; dall’altro il Wi-fi, ovvero la possibilità di navigare gratuitamente in spazi pubblici dal proprio computer, tablet o cellulare.

    Subito dopo le vacanze natalizie, lunedì 7 gennaio 2013, il presidente Claudio Burlando ha visitato le server farm di Datasiel – l’azienda informatica regionale – e ha illustrato un progetto definitivo per completare entro la fine di quest’anno la copertura a banda larga della Regione. Così ha dichiarato Burlando in occasione dell’incontro: «Il lavoro sulla banda larga della Regione Liguria è partito nel 2006 con la sperimentazione, avvenuta sulle 4 province, a cui sono seguiti due bandi; entro il 2013 verranno coperti tutti i comuni nelle zone a fallimento di mercato. Chiedo la collaborazione dei sindaci e dei singoli cittadini per farci conoscere anche piccole frazioni scoperte perché proveremo ad arrivare ovunque, anche nei nuclei molto piccoli».

    Dal 2006 a oggi la Regione ha investito complessivamente oltre 21 milioni di euro e allo stato attuale è giunta, attraverso due bandi di gara, a una copertura complessiva di 149 Comuni e 779 frazioni, così suddivisi: 49 Comuni e 354 frazioni in Provincia di Genova; 23 Comuni e 68 frazioni in Provincia di La Spezia; 37 Comuni e 234 frazioni in Provincia di Savona; 38 Comuni e 123 frazioni in Provincia di Imperia.

    I problemi di copertura riguardano dunque le due Province di Ponente, che non hanno aderito alla sperimentazione del 2008 provvedendo in autonomia alla dotazione della banda larga.

    La copertura avverrà tramite una dorsale di fibra ottica che attraverserà tutta la Regione, ossia che a partire dalla zona costiera raggiungerà l’entroterra attraverso segnali radio (wifi o Wimax). Un tracciato che non tocca le aree già coperte dagli operatori di telefonia e che va dunque a coprire le zone “a fallimento di mercato”, ossia quelle in cui le aziende private non hanno trovato conveniente attuare un investimento.

    Il progetto della Regione Liguria fa parte del Piano Nazionale Banda Larga e sarà pertanto finanziato dal Ministero per lo Sviluppo Economico: il completamento della copertura con banda larga dei Comuni liguri, iniziato nel 2006, sarà dunque possibile nell’ambito di un piano che copre tutto il territorio nazionale.

    A ciò si associa inoltre il progetto Liguria Wifi, che prevede entro il 2014 la possibilità di collegarsi a Internet in tutti i Comuni della Regione con un unico nome utente e password. Un progetto che si accompagna a iniziative analoghe per la copertura wifi del territorio ligure, dal progetto Free Wifi Genova gestito dal Comune di Genova fino a Rete Gratuita dell’azienda genovese Vallicom.

    L’indirizzo mail per le segnalazioni sulle zone scoperte è: bandalarga@regione.liguria.it.

    Marta Traverso

  • Indigeni Digitali: startup innovative si incontrano a Genova

    Indigeni Digitali: startup innovative si incontrano a Genova

    creativitàSi è svolto ieri sera al Moody (via XII Ottobre) il terzo aperitivo di Indigeni Digitali, un team che a livello nazionale si occupa di promuovere e sostenere la cultura digitale e lo sviluppo di aziende e startup che si occupano a vari livelli di comunicazione, tecnologia e innovazione.

    Anche noi di Era Superba eravamo presenti – insieme a tante realtà emergenti sul territorio genovese (a partire dagli amici di Yeast e FreeFutool) – per ascoltare le testimonianze di quattro interessanti progetti che si stanno attivando in città.

    Si è iniziato con il Silicon Valley Study Tour, un progetto che coinvolge sei università italiane (inclusa l’Università di Genova) per trasmettere agli studenti – attraverso incontri con manager e professionisti, visite ad aziende e centri di ricerca – la cultura d’impresa dell’omonima valle degli Stati Uniti. Per chi non lo sapesse, la Silicon Valley corrisponde alla porzione meridionale della baia di San Francisco: è chiamata così perché qui sono nate le prime aziende produttrici di computer e software, ed è attualmente sede di Google, Facebook, Apple, Microsoft e altre fra le principali aziende di tecnologia.

    È stata poi la volta di BarCamper, un vero e proprio camper che gira l’Italia fermandosi presso università e centri di ricerca, per dialogare con persone (giovani, ma non solo) che hanno un’idea interessante e vogliono avviare una propria startup, oppure l’hanno già avviata e vogliono comunque un supporto per proseguire il lavoro: BarCamper seleziona le idee più interessanti per offrire consulenza nella stesura del progetto e del business plan, nel contatto con potenziali investitori, insomma in tutto ciò che possa agevolare la creazione d’impresa. La tappa genovese di Bar Camper sarà fra marzo e aprile 2013.

    A seguire Hootsuite, piattaforma nata in Canada che consente l’utilizzo in contemporanea di più social network e la gestione in team di progetti di comunicazione. Uno strumento molto utile per chi ha necessità di monitorare, aggiornare e interagire con i principali social network (anche Era Superba si serve di Hootsuite per la propria attività di social networking su Facebook, Twitter e Google +, ndr).

    Infine Socialab TTT, un’associazione nata da pochi mesi che vuole promuovere su tutto il territorio nazionale la cultura digitale, attraverso una serie di eventi che si svolgono in contemporanea in diverse città italiane e prevedono una forte interazione fra online e offline. Il prossimo evento si terrà sabato 26 gennaio 2013 a Palazzo Imperiale (piazza Campetto, nel centro storico), verterà sul tema Eventi e social media e si svolgerà nello stesso momento anche a Lecce, Milano, Bologna e Roma: i presenti ai diversi eventi potranno interagire fra loro – e con tutti coloro che non possono essere “fisicamente” presenti – attraverso i social network, dove sarà possibile assistere in diretta a tutto ciò che avviene.

    Marta Traverso

  • M’appare Genova: intervista al team di Open Street Map

    M’appare Genova: intervista al team di Open Street Map

    Per consultare mappe e itinerari via Internet non esiste solo Google Maps. Open Street Map è un progetto che coinvolge diversi Paesi nel mondo e invita tutti gli utenti a collaborare per creare “dal basso” le loro mappe, sullo stesso modello con cui è strutturata Wikipedia.

    Abbiamo intervistato Luca Delucchi, del team italiano di questo progetto.

    Come spiegare a un neofita cosa si intende per Open Street Map?

    OpenStreetMap è un progetto internazionale collaborativo che crea una banca dati geografica libera. Questa frase riassume tutti i più importanti aspetti di OpenStreetMap: con progetto internazionale collaborativo si intende un progetto dove chiunque di qualsiasi nazionalità può partecipare e il punto di forza è la collaborazione di molti utenti che migliorino di giorno in giorno il progetto stesso.

    Lo scopo delle persone che partecipano è quella di creare una banca dati di elementi geolocalizzati. Nato inizialmente per la mappatura delle strade, si è poi iniziato ad inserire qualsiasi altro elemento, ad esempio fermate dell’autobus, farmacie, negozi  ecc., che possa essere posizionato in un determinato luogo nello spazio attraverso delle coordinate geografiche. Il fattore più  importante è che questi dati sono utilizzabili da chiunque e per qualsiasi scopo, anche quello commerciale, con il solo obbligo da parte dell’utilizzatore di attribuire la paternità dei dati ad OpenStreetMap. L’idea si basa sullo stile di Wikipedia dove gli utenti creano un’enciclopedia liberamente consultabile da chiunque.

    In cosa si differenzia una Open Street Map da una mappa di Google, ovvero quella comunemente più utilizzata da chi naviga in rete?

    La differenza più importante è che la mappa di Google non è riproducibile liberamente, a differenza di come la maggior parte delle persone pensa e spesso fa infrangendo i termini di utilizzo (si consiglia di leggerli attentamente), mentre OpenStreetMap sì: come detto sopra si può utilizzare per qualsiasi idea vi passi per la testa, anche se ne avrete un ritorno economico, ricordatevi solo di scrivere che quei dati provengono da OpenStreetMap.

    I possibili utilizzi svariano dall’uso sul web, alla stampa di mappe cartacee, dall’utilizzo su dispositivi mobili (GPS, cellulari e navigatori) all’uso come base per giochi per computer, tutte applicazioni che altrimenti non potreste fare se non pagando.

    Inoltre se inserirete dei dati su Google tramite Map Maker, lo strumento online di Google per l’inserimento di dati geografici sulla loro banca dati, questi diventeranno di proprietà di Google che poi ne potrà fare ciò che vuole… un domani magari impedendovene l’utilizzo.

    Come si sta sviluppando il progetto M(‘)appare Genova? Quali zone della città avete già coperto?

    Il progetto M(‘)appare Genova è una serie di eventi legati ad OpenStreetMap, iniziato a metà marzo e terminerà a giugno o luglio. Le giornate sono di tre tipologie:
    seminari e conferenze (le prossime 23 Aprile – Università di Genova – Facoltà di Scienze MFN, Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione Seminario su OpenStreetMap; 3 Maggio – Università di Genova – Facoltà di Architettura – Geomorfolab Mappare (liberamente) il paesaggio: OpenStreetMap; 5 Maggio – Porto Antico OpenStreetMap e la bicicletta in collaborazione con Circolo FIAB Amici della Bicicletta e Provincia di Genova) dove si introducono alcuni aspetti specifici di OpenStreetMap;

    mapping party (date e luoghi in via di definizione), eventi durante i quali si sceglie una zona da coprire e mappatori vecchi e nuovi si incontrano per raccogliere il maggior numero di dati;

    giornate di promozione (la settimana della Fiera Primavera, dove presso lo stand del Trofeo Fantozzi era presente una mappa realizzata ad hoc per la gara fantozziana utilizzando OpenStreetMap; 12-13 maggio al Marc di Genova quando i
    volontari di OpenStreetMap saranno presenti allo stand delle associazioni liguri per il software libero ALID, GOVONIS, TLUG) durante le quali si presenta e pubblicizza il progetto.

    Per ora gli eventi di mappatura sono stati solo 2, ci siamo dedicati ad alcune zone tra Brin a Bolzaneto e il cimitero di Staglieno. Per quest’ultima zona vi rimando a un link che confronta la mappa di Staglieno OpenStreetMap con quella di Google Maps, se fai qualche zoom potrai anche vedere le fermate dell’autobus nel nulla cosmico su quella di Google.

    Quali competenze è necessario avere per collaborare al vostro progetto? Come è possibile mettersi in contatto con voi?

    Non ci vuole nessuna competenza specifica per collaborare, e nessuno strumento particolare se non un pc con connessione a Internet. Per chi volesse contribuire consiglio di leggere questa guida, che è abbastanza esauriente e spiega tutti i possibili metodi di mappatura.

    I canali di comunicazione più utilizzati, attraverso i quali ci si può contattare, sono le mailing list, ce n’è una italiana e alcune regionali tra cui quella ligure, quest’ultima utilizzata per l’organizzazione di M(‘)appare Genova. Altro canale molto utilizzato, soprattuto per la documentazione, è il wiki, dove potrete trovare la maggior parte di informazioni su OpenStreetMap.

    In che modo una realtà che opera sul territorio (azienda, associazione, ente pubblico ecc) può usufruire di una mappa di questo tipo?

    Come già detto gli utilizzi sono i più svariati. Porterò alcuni esempi che ritengo abbastanza significativi.

    Humanitarian OpenStreetMap Team: è una ONG statunitense nata da un gruppo di volontari di OpenStreetMap che da supporto durante situazioni di crisi umanitarie. La più significativa è stata durante il terremoto di Haiti: gli unici dati geografici della zona a disposizione dei soccorritori erano quelli di OpenStreetMap aggiornati minuto per minuto. Grazie a questi dati si sono potute stampare mappe cartacee da utilizzare presso i campi dove si organizzavano i soccorsi, i GPS dei soccorritori erano muniti di mappe derivate dai dati di OpenStreetMap, ed infine erano presenti diverse mappe online con visualizzazioni fatte ad hoc per la problematica con rappresentati tutti gli elementi utili, tipo i ponti crollati o i campi per i rifugiati.

    L’utilizzo dei dati di OpenStreetMap in attività commerciali è sempre più frequente. Anni fa Flickr (solo per alcune zone) e altri portali internazionali avevano incominciato ad usufruire dei dati di OpenStreetMap, adesso ne è molto più diffuso l’utilizzo, come dalla Gazzetta dello Sport per il Giro d’Italia, dal portale del turismo della Regione Lazio, e da molte realtà più piccole. Nel futuro si prevede un continuo aumento di soluzioni Open con i dati prodotti da OpenStreetMap e librerie libere quali OpenLayers e Leaflet. Ad incentivare la soluzione Open contribuiscono sempre di più scelte come quella fatta recentemente da Google Maps di introdurre un pagamento per una certa quantità di suoi dati utilizzati da siti privati.

  • Openwear, il social network per stilisti e designer indipendenti

    Openwear, il social network per stilisti e designer indipendenti

    modaChi lavora nella moda o è appassionato di questo settore lo sa bene: affermare la propria identità e professionalità in un contesto così dominato dalle “grandi firme” è difficilissimo. Esistono molti stilisti che lavorano in maniera autonoma o in piccoli atelier, ma che non riescono a farsi conoscere a fronte delle numerose multinazionali che popolano gli outlet e le vie chic delle nostre città.

    Per aiutarli nel loro lavoro è nato Openwear.org, un social network realizzato in modalità open source che consente agli stilisti indipendenti di collaborare, scambiarsi idee, farsi conoscere, trovare nuovi mercati e acquirenti. Ogni stilista potrà aprire un proprio spazio individuale e riunirsi in workshop collaborativi per creare insieme collezioni e condividere conoscenze riguardo ai vari aspetti del loro lavoro.

    Un network della moda a livello europeo che consenta l’affermarsi di tutte quelle micro-realtà professionali che non hanno ancora trovato un loro spazio. Sono due i filoni principali in cui questo lavoro di promozione si svilupperà: valorizzare i prodotti artigianali fatti a mano e ottimizzare i costi di produzione, allo scopo di rendere i capi accessibili a tutti.

    Questa piattaforma è stata finanziata dall’Unione Europea all’interno del programma Life Long Learning ed è sostenuta da partner italiani e internazionali.

    Marta Traverso

  • Persoperperso: il sito web che rilancia il baratto

    Persoperperso: il sito web che rilancia il baratto

    Pace, Mondo e SolidarietàUn mercato antico quanto l’uomo trova nuovo vigore grazie al web. Parliamo del baratto, ovvero lo scambio di oggetti senza soldi: oggi un sito web dedicato (ww.persoperperso.com) consente di ridare vita alle cose che ormai non usiamo più. Attraverso questo circuito è possibile sviluppare una innovativa ed esclusiva esperienza di commercio, senza l’uso del denaro. Gli scambi infatti avvengono tramite una moneta virtuale, denominata “Valore”, pagando solo le spese di spedizione.

    «Persoperperso, frutto di un lungo e complesso lavoro di un prezioso staff di professionisti, arruolati in regime di volontariato, rappresenta un’ambiziosa sfida alla spreco ed all’indebita produzione dei rifiuti, profusa attraverso innovative e coinvolgenti logicità che stimolano gli utenti verso uno spontaneo e gratificante riuso dei materiali – scrivono gli autori sul sito – Persoperperso si è fatto carico di un pesante fardello: custodire, tutelare e diffondere una matrice conservativa, orientata allo sviluppo di un mercato esclusivo, incentrato sui Valori di un’economia etica».

    Ma come funziona?
    Semplice, basta registrarsi sul sito ed entrare a far parte della Community, ottenendo così i primi 25 Valori.
    Il secondo passo è individuare gli oggetti per noi inutili, proporli attraverso delle foto corredate da una breve descrizione e attribuire a ciascuno un Valore. In questo modo sarà possibile aggiudicarsi subito 5 Valori di bonus per i primi 15 oggetti esposti dei 30 pubblicabili.
    Quindi il Valore si acquisisce mediante ciò di cui si è già in possesso. L’utente esponendo quanti più oggetti ha a disposizione crea così la sua vetrina personale. E cedendo agli altri gli oggetti, acquisterà Valori.

     

    Matteo Quadrone

  • Enoticon: il social network dedicato agli amanti del vino

    Enoticon: il social network dedicato agli amanti del vino

    Il punto di riferimento di appassionati, intenditori ed esperti di vini, di ogni nazionalità e anche non recensiti altrove, per andare a completare i punteggi delle guide attraverso il giudizio diretto dei consumatori”.

    Con queste parole viene presentato un nuovissimo social network, che proprio nei giorni in cui si sta svolgendo la nota rassegna Vinitaly è  dedicato a tutte le sfumature del vino e della cultura enologica.

    E proprio un nativo di Verona, città in cui si sta svolgendo Vinitaly, è l’ideatore e costruttore di Enoticon.com: si tratta di Stefano Borghetti, appassionato di vino e proprietario di un’enoteca molto nota nel territorio veneto.

    Finora il sito è consultabile solo nella versione beta: tra qualche mese sarà rilasciata la versione definitiva, che si presenterà come una via di mezzo tra motore di ricerca, social network e guida al mondo del vino.

    Marta Traverso

  • Salute 2.0: ecco Nuto.it, il social network dei medici italiani

    Salute 2.0: ecco Nuto.it, il social network dei medici italiani

    SanitàIn occasione della 4a Giornata di formazione dedicata al settore della comunicazione in materia di sanità, venerdì a Bologna è in programma “Comunicazione sociale per la salute. Salute 2.0: fra domanda e offerta di informazione“, iniziativa nazionale promossa dall’Agenzia Informazione e Comunicazione della Giunta Regionale Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Università di Bologna e la Fondazione Pubblicità Progresso.

    Il convegno raccoglierà le testimonianze dei più innovativi operatori attivi nel settore della comunicazione in campo sanitario e medico-scientifico, con un’attenzione particolare alle nuove realtà in ambito social media.

    Proprio in quest’ottica, la relazione che aprirà il meeting sarà incentrata sul progetto “Nuto“, un social network medico nato in Italia nell’ottobre 2011 e che già conta oltre 1.000 utenti.

    Tutti i dibattiti interni a Nuto sono liberi, in quanto avvengono su uno spazio di comunicazione indipendente da logiche di mercato e di lobbying. I medici iscritti si scambiano domande diagnostiche o terapeutiche, opinioni sull’attualità, segnalazioni di corsi e congressi, opportunità di lavoro e notizie, dando vita a gruppi tematici di discussione come ad esempio “Medicina generale”, “Psichiatri”, “Scienza e Fede”, “Medicina legale” e “Medicina estetica”.

    Ma Nuto.it è anche biblioteca digitale con le linee guida nazionali e internazionali per la diagnosi o il trattamento di varie patologie, servizio utile per una professione che impone una formazione continua e aggiornamenti costanti.

  • Rete Internet, l’Italia non investe nello sviluppo della banda larga

    Rete Internet, l’Italia non investe nello sviluppo della banda larga

     

    L’Italia continua a snobbare la rete Internet e di conseguenza le infinite possibilità offerte dal web.

    L’ultima conferma arriva dalla totale assenza di rappresentanti istituzionali del nostro paese in occasione della due giorni di dibattiti svoltosi a Parigi, giovedì e venerdì scorsi.

    Un incontro voluto dal Ministro francese dell’industria, dell’energia e del digitale, Eric Besson.

    Fra i temi sviluppati dai Paesi partecipanti spicca l’esigenza di investire nello sviluppo dell’infrastruttura di connettività a banda larga.

    Sul palco erano presenti i Ministri di numerosi Paesi, grandi e piccoli, fra i quali Francia, Stati Uniti, Giappone, Australia, Finlandia, Germania, Russia, Brasile, Kenia e il Commissario europeo, Nelly Kroes.
    Vediamo alcuni esempi di interventi finalizzati a migliorare la fruibilità, l’accessibilità e lo sviluppo della rete, realizzati ai quattro angoli del pianeta:

    In Australia il Governo realizza un’infrastruttura di connettività a banda larga di Stato con l’obiettivo di fornire a tutti i cittadini parità di accesso; gli Usa si preoccupano di garantire le migliori condizioni regolatorie e fiscali per assicurare la crescita dei giganti dell’internet di casa; la Francia si candida a leader europeo nella Governance del web ( l’incontro di Parigi è infatti il secondo appuntamento internazionale organizzato dal governo francese in pochi mesi, dopo il primo G8 dell’internet della storia); il Ministro dei media keniota raccomanda di non censurare il web.

    E anche la Commissione europea annuncia importanti investimenti per lo sviluppo della banda larga: 9 miliardi e duecento milioni di euro.

    Mentre il governo italiano continua a mantenersi scettico nei confronti delle potenzialità del web.

    Nessun provvedimento è allo studio per promuovere l’uso della Rete al fine di combattere il fortissimo digital divide che affligge il nostro paese e i fondi destinati allo sviluppo e al potenziamento della banda larga, che il governo dice di aver stanziato, continuano a non essere disponibili.

     

    Matteo Quadrone

  • Fuckbook, il facebook degli incontri sessuali

    Fuckbook, il facebook degli incontri sessuali

    sesso-fuckbookFacebook è diventato talmente popolare da poter essere considerato una rivoluzione comunicativa pari quasi a quella dell’avvento dei telefoni cellulari di fine anni ’90. Anche il celebre cartone animato South Park ha recentemente ironizzato sulla creatura di Mark Zuckerberg in una puntata dall’eloquente titolo “You Have 0 Friends”.

    Nel determinare questo grande successo quanto è stata importante la componente “conoscere persone dell’altro sesso“?

    Già con MSN, Meetic e Myspace avevamo cominciato a familiarizzare con profili femminili e maschili piacevoli e spesso provocanti. Facebook si colloca su questa scia. Mettersi in mostra sfoggiando il lato migliore di sé stessi aiuta non solo nelle amicizie, ma anche negli incontri con persone dell’altro sesso. Anzi, deve essere proprio sulla base di questo presupposto che, in barba a tutti i bei discorsi di sociologi moralisti, qualcuno deve essersi chiesto: ma perché non fare un sito dove si va direttamente al sodo?

    Si può anche ragionarla da un’altra angolazione: oltre a Facebook, qual’è quella cosa che da sempre impazza su internet? Ovviamente la pornografia. Pertanto, perché non mettere insieme le due galline dalle uova d’oro? E difatti sono sorti decine di siti internet che si ispirano all’interfaccia di Facebook e promettono veri incontri sessuali. Il nome era già ovvio ed è tutto un programma: “Fuckbook“.

    Abbiamo quindi, oltre a www.fuckbook.com, anche il .net, il gofuckbook, l’hotfuckbook, eccetera. Esistono anche nomi un po’ più vari, come seekbang o adultfriendfinder, ma il principio è lo stesso: conoscere persone con cui fare sesso. Niente amicizie da creare, niente storie da raccontare, niente cene fuori: si va subito a letto.

    Uno degli ultimi arrivati è Gleeden, pensato esplicitamente per i tradimenti extraconiugali! So cosa vi state domandando: funzionano? Non lo so perché non li ho mai provati (e lo dico anche per rassicurare il mio ragazzo…); però spulciando un po’ su internet vengono fuori anche storie di prostitute in cerca di clienti, di falsi profili attraverso i quali connettersi ai computer delle vittime e trafugare i dati personali…

    Insomma: qualche controindicazione c’è. Senza parlare poi di tutti i discorsi che ci potrebbero ricamare sopra i sociologi e gli psicologici! Ad esempio: è la fine del maschio latino, del Casanova nostrano che vede il fascino più nella conquista che nel fine pratico? Ai posteri l’ardua sentenza. Io ne dubito.

    Matilde Gomez