Tag: lavori pubblici

  • Bassa Val Bisagno, cantieri Borgo Incrociati e piazza Martinez in chiusura. Resta nel cassetto il sogno del ponte di Sant’Agata

    Bassa Val Bisagno, cantieri Borgo Incrociati e piazza Martinez in chiusura. Resta nel cassetto il sogno del ponte di Sant’Agata

    Piazza matinez 4Mentre il primo sole dal sapor primaverile illumina Genova, nel Municipio della Bassa Val Bisagno fervono i lavori di riqualificazione. Si va a ritmo sostenuto e alla fine di aprile due cantieri importanti saranno finalmente chiusi: quello di via Borgo Incrociati e quello di piazza Martinez. Con la tornata elettorale alle porte è difficile fare previsioni sui successivi interventi, ma il sogno nel cassetto resta l’allestimento pedonale del Ponte di Sant’Agata.

    Borgo Incrociati

    Proprio nel borgo medievale, che in antichità era appena fuori le mura della città, sono partiti i rifacimenti. Prima la pavimentazione e il riordino di piazza Raggi, appena fuori dalla metropolitana, poi finalmente quelli della via che fino a pochi mesi fa era una colata di asfalto dissestato. Ora una bella pavimentazione sorge nel “gioiellino” della Bassa Valbisagno, ma non solo: «Oltre alle lastre abbiamo rinforzato la rete idrica bianca e nera, abbiamo installato un’illuminazione a led in accordo con la Sovrintendenza e abbiamo chiuso i vicoli che purtroppo erano usati come gabinetti a cielo aperto con inferriate saldate – spiega soddisfatto Massimo Ferrante, presidente del Municipio Bassa Valbisagnoormai manca solo un 20% e il lavoro sarà concluso». L’occhio vuole la sua parte, non ci sono dubbi, ma la riqualificazione di Borgo Incrociati ha due intenti più profondi. Innanzi tutto la sicurezza che, con la nuova rete idrica è migliorata, ma anche la creazione di posti di lavoro che potrebbero arrivare a breve: «Alcune attività commerciali, tra cui una gelateria e una pizzeria, hanno espresso l’interesse ad aprire proprio nella via – continua Ferrante – è una ricaduta a pioggia iniziata con i cantieri e che vede la sua naturale conclusione in economie e indotto». Insomma, la Bassa Valbisagno punta in alto dopo aver rialzato la testa in seguito alle tragedie causate dall’alluvione. Tutti qui hanno ancora negli occhi quei terribili momenti, con il Bisagno esondato, danni ingenti e soprattutto perdita di vite umane. Da quelle ore che adesso sembrano lontane, ma non troppo, molto si è mosso e anche speso: il Municipio ha investito 520mila euro di cui 120 mila provenienti dal bilancio 2015 e 400mila dal bilancio 2016.

    Piazza Martinez

    Non resta che aspettare poco più di un mese, quasi contemporaneamente alla consegna dei giardini di piazza Martinez. Il 28 aprile si chiuderà il cantiere e il 12 maggio si svolgerà l’inaugurazione ufficiale. Il giorno di San Valentino ha regalato il primo lotto concluso e a primavera inoltrata i giardini torneranno completamente in mano ai cittadini. Migliorato l’aspetto, certo, ma anche in questo caso il valore dei lavori è doppio. «Adesso non ci sono più zone non illuminate e questo è garanzia di maggior sicurezza – dice ancora il presidente del Municipio – ma la vera sorpresa è arrivata da alcuni senza tetto che ci hanno chiesto di poter contribuire a tener pulita l’area. Questo mi ha lasciato senza parole». I giardini saranno “divisi” in tante aree quante sono le stagioni della vita: una dedicata all’infanzia, una dedicata all’adolescenza con la pista per le biciclette, una dedicata alle famiglie e una dedicata agli anziani che avranno panchine nuove e tavolini per giocare a dama o a scacchi. Tutto condensato in un unico spazio ricreativo che all’inizio dei lavori aveva sollevato qualche polemica relativa alla chiusura estiva per inizio cantiere. Anche in questo caso l’investimento è stato ingente: 680mila euro di cui 280mila provenienti dalle casse del municipio e 400 mila da quelle del Comune di Genova.

    Il sogno del Ponte di Sant’Agata

    Il volto della Bassa Val Bisagno dunque lentamente  sta cambiando, tra rifacimenti, piccoli e grandi lavori che ne hanno ridisegnato la fisionomia. Progetti realizzati senza mai dimenticare quel sogno nel cassetto che via via è diventato sempre più concreto, sino a trasformarsi in studio di fattibilità: l’antico ponte di Sant’Agata. Una passerella leggera fatta di materiale trasparente e metallo che renderebbe di nuovo lo storico ponte percorribile a piedi. Una struttura che mischierebbe l’antico al moderno come si usa fare in molti paesi europei, una passerella che avrebbe l’aspirazione di lanciare il ponte medievale verso il futuro e verso la sponda est del Bisagno. Se questo progetto davvero sarà realizzato, si potrebbe trasformare il vicino ponte Castelfidardo in una strada solo carrabile, togliendo il disagio di quei marciapiedi tanto stretti da passare a fatica con un passeggino o con una carrozzina. E però di mezzo ci sono non pochi ostacoli, a partire dalla Sovrintendenza: «Non sono certo gli ostacoli a spaventarmi – dice ancora Ferrante – sono disposto al dialogo e a studiare nei minimi dettagli insieme a tutti gli Enti interessati ogni minimo particolare, soprattutto gli elementi legati alla sicurezza. Ma il ponte si può fare, anche se dal punto di vista estetico sarà necessario superare qualche taboo tipico della nostra cultura». Di certo sarebbe un lavoro lungo; a giugno si svolgeranno le elezioni amministrative che implicheranno una scelta anche per il presidente del Municipio Bassa Val Bisagno: «Se ci sarà una coalizione mi ricandiderò per portare a termine tanti altri progetti, ponte di Sant’Agata compreso» – conclude Ferrante. Ma questa è tutta un’altra storia.

    Nina Genta

  • Gavoglio, cittadini e comitati battono il tempo al Comune. «Incontro pubblico per proseguire il percorso di partecipazione»

    Gavoglio, cittadini e comitati battono il tempo al Comune. «Incontro pubblico per proseguire il percorso di partecipazione»

    gavoglioIl tempo passa, e dopo tre mesi dal passaggio da Demanio a Comune di Genova tutto tace. Con le elezioni alle porte, però, la paura dei cittadini, e dei comitati, è quella che i tempi si allunghino ulteriormente, fermando il percorso di partecipazione che dovrebbe portare al Puo dell’area dell’ex caserma Gavoglio. Chiesto, quindi, un incontro pubblico per fare il punto su quanto fatto e quanto ancora da fare.

    Approfondimento: La Gavoglio passa al Comune di Genova

    Capofila della richiesta il gruppo “Progettare la città”, che dal 2008 sta “seguendo la pratica” e che nelle prossime settimane darà vita ad una Associazione di promozione sociale: «Con la contemporaneità delle elezioni Amministrative e dell’insediamento della successiva giunta – si legge nel comunicato diffuso dal gruppo – valutiamo e temiamo, che ci saranno molti mesi di poca attività oltre quelli già trascorsi». Le richieste sono molto semplici: un incontro pubblico per fare il punto su quello che è stato fatto, e quello che ancora rimane da fare. Tra i primi firmatari della richiesta Enrico Testino, da anni in prima linea per la riqualificazione della Gavoglio, fulcro della riqualificazione del Lagaccio e di Oregina: «Il Comune si era impegnato a proseguire il percorso partecipato per la stesura del Puo, e per questo vogliamo oggi un impegno scritto per concretizzarlo».

    Un percorso interrotto

    Il percorso di partecipazione, nei fatti, si è interrotto nel 2015, portando alla definizione del Programma di Valorizzazione che ha permesso all’amministrazione di vedersi consegnare dal Demanio l’area della Gavoglio. Al documento è stato allegato un cronoprogramma in cui è indicato il 2017 come anno di “redazione PUO”, “della “stesura del piano degli interventi di bonifica” (per suoli ex industriali), dei “primi lavori di bonifica ” (per suoli ex industriali) e “primi lavori di messa in sicurezza nelle more della stesura del PUO” (per assetto idrogeologico del bacino del rio Lagaccio). Nel 2016, per quanto riguarda l’assetto idrogeologico del bacino del rio Lagaccio, sarebbe già dovuto essere completata la “verifica idraulica del bacino del rio Lagaccio e dei suoi affluenti”, oltre che la “stesura del piano degli interventi idraulici”, “progetti delle sistemazioni idrauliche per la messa in sicurezza delle aree” e, per quanto riguarda il Piano di caratterizzazione dei suoli ex industriali, della “stesura piano di caratterizzazione”.

    Di tutto ciò, oggi, i cittadini chiedono una verifica, attraverso un incontro pubblico da svolgersi nel quartiere nei primi giorni di aprile: «per avere informazioni sulle conclusioni delle analisi effettuate su rio Lagaccio e sulla verifica idraulica del bacino del rio Lagaccio e dei suoi affluenti – si legge nel comunicato – e sulla stesura del piano degli interventi idraulici, sui progetti delle sistemazioni idrauliche per la messa in sicurezza delle aree e, per quanto riguarda il Piano di caratterizzazione dei suoli ex industriali, sulla stesura del piano di caratterizzazione».

    Inoltre il gruppo “Progettare la città” chiede che venga elaborato e comunicato al più presto il regolamento delle forme di partecipazione dei cittadini e la bozza di “carta dei Diritti Civici”, sul quale la civica amministrazione, attraverso delibera, si è impegnata a realizzare entro 4 mesi dall’approvazione e che può essere ulteriore strumento utile per determinare al meglio il relativo Puo.

    La palla ora ripassa all’amministrazione comunale e al Municipio, nella speranza che l’appuntamento elettorale alle porte non infici tanti anni di lavoro e progettazione. Il cammino per la rinascita della Gavoglio è ancora lungo.

    Nicola Giordanella

  • Scolmatore Fereggiano, ad aprile lo scavo sotto ospedale San Martino. Crivello: «I lavori stanno seguendo la tabella di marcia»

    Scolmatore Fereggiano, ad aprile lo scavo sotto ospedale San Martino. Crivello: «I lavori stanno seguendo la tabella di marcia»

    scolmatore-fereggiano07Proseguono i lavori di scavo per lo Scolmatore del Fereggiano, parte importante per la messa in sicurezza del bacino del Bisagno; nei primi giorni di aprile il tunnel dovrebbe iniziare il suo passaggio sotto il complesso ospedaliero del San Martino. Data la delicatezza di questo passaggio, Comune di Genova ha predisposto controlli e verifiche rafforzate per le strutture interessate. Crivello: «Se non ci saranno intoppi, il lo Scolmatore sarà terminato a novembre 2018».

    Approfondimento: Scolmatore Fereggiano, i dettagli dell’opera

    L’amministrazione comunale fa sapere che, a partire da aprile, sono state programmate, giornalmente e per quattro mesi, una serie di attività di scavo mediante piccole cariche di esplosivo nel tunnel in corrispondenza dell’attuale fronte, sotto le aree del padiglione Specialità, Pronto soccorso e Monoblocco dell’Ospedale San Martino. I “brillamenti” saranno eseguiti nelle fasce orarie dalle 6 alle 8, dalle 12 alle 14 e dalle 20 alle 22, non dovrebbero interferire con le normali attività dell’ospedale: a questo scopo, nelle settimane scorse sono stati effettuati alcuni incontri tra i tecnici del Comune, dell’Ospedale e della ditta che esegue i lavori per definire in via preventiva sia le modalità di monitoraggio strumentale del livello di vibrazioni sia le modalità di informazione, generale e di preavviso specifico di effettuazione delle singole “volate”, del personale ospedaliero, delle persone ricoverate e di tutti i visitatori dell’Ospedale.

    Inoltre, nelle strutture coinvolte, è in programma l’installazione di particolari sensori per misurare e registrare eventuali vibrazioni del suolo. I referenti dei blocchi operatori verranno forniti di telefoni cellulari dedicati per ricevere in tempo reale informazioni sui “brillamenti”. Un accelerometro verrà posizionato per monitorare la condotta idrica situata in prossimità del Padiglione Specialità. Saranno effettuati sopralluoghi periodici da parte degli specialisti delle imprese coinvolte, guidati dai responsabili del settore tecnico del San Martino e del Comune di Genova. Inoltre, l’Unità operativa Ingegneria clinica dell’Istituto analizzerà l’impatto delle possibili vibrazioni sullo strumentario dei laboratori e sulle apparecchiature utili per eseguire Tac e risonanza magnetica.

    «Comune di Genova, anche attraverso il Municipio VIII Medio Levante, rimane a disposizione per ogni informazione e precisazione – ha sottolineato l’assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Crivello In Corso Italia abbiamo istallato un grand info-poit, aggiornato in tempo reale, per garantire la massima comunicazione sui lavori di questa opera, e da mesi è attivo il sito web dedicato». I lavori, quindi, procedono senza intoppi: «Ovviamente dipende da che tipologia di roccia andremo ad incontrare continuando lo scavo – spiega l’assessore – ma entro novembre 2018 l’opera dovrebbe essere terminata».

  • Periferie, sindaco Marco Doria firma accordo con Gentiloni. In arrivo altri 40 milioni per viabilità e edilizia scolastica

    Periferie, sindaco Marco Doria firma accordo con Gentiloni. In arrivo altri 40 milioni per viabilità e edilizia scolastica

    Doria-gentiloni-accordo-periferieIl sindaco Marco Doria ha sottoscritto l’accordo con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che mette nero su bianco il finanziamento dei 18 milioni previsti per il “Bando Periferie”. Il Cipe, inoltre, ha deliberato lo stanziamento di una seconda trance, questa volta di 40 milioni, destinata all’edilizia scolastica e alla viabilità.

    «Valorizziamo strutture storiche e spazi pubblici per ridare identità e qualità ai quartieri», così il sindaco di Genova a margine della cerimonia ufficiale tenutasi a Palazzo Chigi questa mattina, alla presenza di 24 sindaci di città capoluogo e città metropolitane. I 18 milioni già promessi da Renzi con il “Patto per Genova” diventano quindi realtà: l’amministrazione comunale aggiungerà altri 6 milioni per completare gli undici progetti di riqualificazione che coinvolgeranno Sampierdarena, Campasso e Certosa. «Sono realtà che hanno risentito fortemente della de-industrializzazione – ho sottolineato Doria – anche sotto il profilo della identità urbana e dei bisogni sociali. In questi quartieri vivono molti anziani (26 per cento) e il 20 per cento della popolazione è composta di “nuovi genovesi” provenienti da diverse parti del mondo. Abbiamo deciso di concentrare le risorse del bando, per accrescerne gli effetti, in questa parte della città, così come avevano fatto in questo e in altri quartieri attraverso i precedenti Por». Come avevamo anticipato, tra le opere previste anche il recupero del chiostro di San Bartolomeo della Certosa.

    Approfondimento: San Bartolomeo della Certosa, tra crolli e interventi

    La firma arriva dopo la conferma arrivata dal Cipe venerdì scorso dello stanziamento di ulteriori 40 milioni di euro, destinati alla città metropolitana di Genova. In questo caso gli interventi riguarderanno soprattutto la viabilità e l’edilizia scolastica per le scuole secondarie delle periferie genovesi e delle Valli Polcevera, Stura e Scrivia.

    Marco Doria ha espresso poi un giudizio molto positivo sul bando periferie varato dal governo. «Innanzi tutto – ha detto – perché l’ammontare degli investimenti è cospicuo ed è importante in un Paese che ha un drammatico bisogno di investimenti. La scelta è ancora più significativa per il fatto che queste risorse andranno a vantaggio delle cosiddette periferie, un termine col quale in realtà devono essere individuate tutte le aree urbane che soffrono disagio. Infine – ha aggiunto il sindaco – è apprezzabile il metodo applicato in questa occasione: ai comuni è stato chiesto di trovarsi con i progetti pronti o comunque di approntarli in poco tempo. Ma si è lasciato agli enti locali il compito di protagonisti nel decidere liberamente quali interventi realizzare».

  • Pra’, la storia dell’area ex gasometro Ireti, dalla resistenza alla privatizzazione, passando per l’area verde mancata

    Pra’, la storia dell’area ex gasometro Ireti, dalla resistenza alla privatizzazione, passando per l’area verde mancata

    prova-ireti-gasometro-mappaL’area ex-Ireti di Prà ha fatto parlare di sé nelle ultime settimane per un piano di vendita che ha messo sul piede di guerra i lavoratori, preoccupati dalla prospettiva di un trasferimento dell’attività in zona Campi. Ma quella dell’ex gasometro è una storia che affonda le proprie radici nel secolo scorso, con risvolti degni di essere ricordati. Nel quartiere nessuno si è dimenticato che negli anni della seconda guerra mondiale in questi stessi edifici crebbe e si formò una delle anime dell’antifascismo prima e della Resistenza poi del Ponente genovese; tanto che non più di tre mesi fa proprio qui l’ANPI di Pra’ ha ricordato con la deposizione di una targa la nascita della sezione praese del Comitato di Liberazione Nazionale

    Sin dai primi anni del ‘900, l’area è la base operativa di Amga, la municipalizzata di gas e acqua, ed è interamente di proprietà comunale. È a partire dagli anni ’90, con la privatizzazione dell’azienda, che la storia di quei circa 10mila metri quadrati di terreno si fa decisamente meno lineare. Nei decenni successivi, giunte comunali, piani urbanistici, intenzioni di vendita e battaglie sindacali ne scriveranno e riscriveranno più volte il destino. Fino alle polemiche dei giorni nostri.

    Approfondimento: Un supermercato al posto del gasometro

    Una privatizzazione pasticciata

    Siamo a cavallo tra i due secoli, quando il Comune di Genova decide di privatizzare Amga. Prima della vendita, però, l’amministrazione di allora vuole aumentare il valore dell’azienda anche attraverso il conferimento di beni immobili, tra cui anche il terreno di Prà. Lo stesso terreno, tuttavia, viene ceduto pochissimo tempo dopo anche ad Amiu, in un evidente e grossolano errore amministrativo. «Fu un pasticcetto – sintetizza l’attuale assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Berninisu cui qualcuno discute ancora oggi, ma che fortunatamente non ha provocato grosse conseguenze». Legge e consuetudine, infatti, vuole che in casi del genere a valere sia la prima firma. Amga divenne proprietaria a tutti gli effetti della zona, che passò poi di mano nel corso dell’evoluzione dell’azienda, prima in Iride (che univa la genovese Amga e la torinese Aem) e poi in Iren, il colosso della distribuzione di servizi nato dalla fusione di Iride ed Enia (che a sua volta aveva precedentemente unito aziende di Reggio Emilia, Parma e Piacenza). Tra una sigla e l’altra, siamo arrivati nel 2010. Iren, insieme ai beni delle municipalizzate che ha unito sotto il proprio ombrello, ne eredita anche i debiti e le cifre attuali parlano di un buco di circa 3 miliardi di euro. Quasi naturale, dunque, che parti del patrimonio dell’azienda vengano cedute per fare cassa. Nella lista delle cessioni entra ben presto anche il gasometro di Prà, che negli ultimi giorni del 2016 viene ceduto a Coop per una cifra che si aggirerebbe intorno al milione di euro.

    gasometro-pra-ireti-irenOra, si potrebbe discutere a lungo del perché un terreno che offre un servizio al territorio sia passato nel giro di un decennio dal pubblico a mani private, per poi arrivare alla completa cessione. Quello delle privatizzazioni, del resto, è un tema che divide: c’è chi le vede come il male assoluto perché privano le amministrazioni pubbliche del controllo dei propri asset strategici, e c’è chi invece li ritiene un modo per dare fiato alle striminzite casse degli enti locali e per migliorare l’efficienza dei servizi. Il vicesindaco Bernini non è ideologicamente contrario alla cessione di aree pubbliche a privati, ma esprime alcune critiche riguardo la gestione del caso particolare: «La cessione di Ireti – spiega – era già stata decisa e concordata nel corso del precedente ciclo amministrativo. Tuttavia, non ho gradito il modo in cui è arrivata, senza un piano di ammortamento per Aster e Amiu. Appena sono venuto a conoscenza delle intenzioni dell’azienda, e dell’effettiva presenza di un acquirente, ho allertato i miei colleghi competenti in materia (gli assessori Porcile e Crivello) e fatto valere tutti i paletti possibili dell’urbanistica, ovvero l’impossibilità di costruire o di ampliare il costruito esistente in zone più vicine di 200 metri al cimitero o i limiti posti dalla vicinanza a un corso d’acqua e al centro storico».

    Bernini non ha mai fatto mistero di aver agito mosso dalla preoccupazione per i destini a ponente dei presidi di Amiu e Aster, ben più che per quelli di Ireti. Una posizione rivendicata anche in occasione dell’incontro con i lavoratori dello scorso 6 febbraio. «Innanzitutto la segnalazione mi è arrivata da operatori Amiu, e non da quelli di Ireti – chiarisce – inoltre la perdita del presidio di Amiu sarebbe un danno ingente per il ponente, visto l’ampio bacino già coperto dai presidi a Sestri Ponente e la necessità di muovere anche mezzi pesanti per la raccolta di rifiuti. Aster, invece, svolge funzione di pronto intervento, cosa che Ireti a Prà non fa perché questa funzione è svolta dal presidio alle Gavette». Quest’ultima posizione è molto distante da quella dei lavoratori che, interpellati da Era Superba, hanno più volte affermato di svolgere un servizio di pronto intervento anche se questo non rientrerebbe tra le sue competenze formali, spesso a sostegno dei Vigili del Fuoco per riparare le perdite di gas. «Può darsi che, per comodità, sia successo – riconosce Bernini – che per risolvere un’emergenza a Ponente venisse chiesto l’intervento del centro di Prà, ma è vero che solo il centro alle Gavette ha gli strumenti adeguati per intervenire nelle situazioni più pericolose». La soluzione per Amiu e Aster auspicata dal vicesindaco è quella dell’acquisizione dell’area ex San Giorgio tra Prà e Pegli da parte delle due aziende («un’opzione che riqualificherebbe un’altra area a Ponente sulla scia di altri interventi di riqualificazione della zona come quello dell’ex Verrina»), ma al momento uno scenario del genere sarebbe lontano.

    Un verde mai realizzato

    Nelle numerose pieghe della storia, per un certo periodo sembrava che l’area del gasometro di Prà fosse destinata a diventare un parco pubblico. Così era scritto nel piano urbanistico del 2000, ma con la giunta guidata da Marta Vincenzi e un nuovo Puc, la qualificazione dell’area passò da “verde” a “urbana”. «All’epoca non ero assessore e nemmeno consigliere comunale – chiarisce Bernini – ma a naso direi che la modifica in questo senso del Puc era coerente con il passo successivo per la riorganizzazione di Iren, a cui quell’area non serviva più». La cessione dell’area da parte dell’amministrazione, insomma, aveva fatto cambiare i piani intorno al gasometro di Prà, la cui vendita è discussa ormai da anni. Il quartiere di Prà, d’altronde, aveva già avuto la propria razione di verde pubblico con l’implementazione della fascia di rispetto e (in anni più recenti) con i cantieri per il Puc, che in primavera si avviano a concludere i lavori di riqualificazione della delegazione ponentina.

    Luca Lottero

  • San Bartolomeo della Certosa, l’urgenza della ristrutturazione del chiostro, dopo abbandono e cedimenti strutturali

    San Bartolomeo della Certosa, l’urgenza della ristrutturazione del chiostro, dopo abbandono e cedimenti strutturali

    Genova_Rivarolo_CertosaQuando si pensa ad un antico monastero del XIII secolo, è facile immaginare un complesso immerso nella natura, dove la pace e la preghiera scandiscono l’avanzare delle ore della giornata. Questo non è proprio quello che si vede arrivando alla Certosa di Rivarolo, dove l’antico complesso monastico è ormai incorporato all’interno del quartiere, costretto dall’urbanizzazione, dalla cementificazione e dall’incuria. Anche con una buona fantasia si fa fatica a ridisegnare i tratti di quello che probabilmente era un piccolo paradiso in terra, in quella verde e rigogliosa valle che fu un tempo la Val Polcevera.

    Da anni il monastero è diviso in due parti, una di proprietà della Chiesa e l’altra del Comune e, se la parrocchia ha mantenuto in buono stato la propria porzione del monastero e ha realizzato un campo da calcio in erba sintetica, utilizzato quotidianamente dai giovani del quartiere, una sorte peggiore è toccata alla seconda porzione, di proprietà del Comune, che giace in stato di totale abbandono da ormai parecchi anni. Recentemente l’area è stata soggetta ad un crollo strutturale, per fortuna limitato, ma che ha messo in luce l’urgenza dei lavori di messa in sicurezza del complesso.

    Tuttavia pare che anche l’Amministrazione abbia aperto gli occhi sulle peculiarità di questo antico monastero e, proprio in virtù del suo valore storico e architettonico, abbia deciso di inserirlo nel bando di progetto di riqualificazione delle periferie, approvato nei mesi scorsi. Il piano finanziario prevede un investimento totale di più di 24 milioni di euro, 18 dei quali dovrebbero arrivare da Roma, mentre la restante parte sarà in parte coperta con un co-finanziamento stanziato dall’Amministrazione comunale. Questi fondi verranno utilizzati per riqualificare alcune zone comprese tra Sampierdarena e Certosa tra cui il chiostro del monastero di San Bartolomeo della Certosa.

    Il progetto di riqualificazione di Certosa dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni alla popolazione, nel frattempo proviamo a ricostruire la lunga storia di questo gioiello nascosto della nostra città.

    La storia della Certosa di Rivarolo

    Le origini di questo monastero sono antichissime e risalgono alla fine del XIII secolo quando, il 9 luglio 1297, Bartolino Di Negro fondò il nuovo monastero e donò ai monaci un importo in terre e denaro.  Questi monaci arrivavano dalla Certosa del Casotto, nei pressi di Cuneo, e al momento dell’arrivo erano solo sei, comandati dal padre Bosone della grande Chartreuse di Grenoble.

    Il XIV e il XV secolo furono il periodo d’oro dell’ordine certosino e in tutta Europa sorsero decine di certose. Durante questo periodo i monaci iniziarono la costruzione del cenobio e la colonizzazione agricola del terreno ereditato dai Di Negro. Oltre a questi interventi venne anche edificato un nuovo chiostro in muratura ad arcate ogivali con intorno le celle dei frati. Sul finire del medioevo la Certosa ricevette un notevole impulso dalle famiglie Dinegro, Doria e Spinola che finanziarono la costruzione della nuova chiesa, iniziata nel 1473.

    Con l’inizio dell’età moderna il cenobio della Certosa visse il suo periodo di massimo splendore. Infatti venne completata la Chiesa, che fu regolarmente consacrata nel 1563, costruito il nuovo chiostro, sovrastante quello medievale, ed il monumentale chiostro antistante la Chiesa, attualmente di proprietà della parrocchia. Durante questo periodo Genova cambiava pelle e da città di mercanti si trasformava in città di banchieri con un nuovo gusto per l’arte e questo fenomeno toccò anche la Certosa di Rivarolo dove lavorarono alcuni dei più talentuosi scultori e pittori appartenenti alla scuola genovese.

    Decadenza

    certosa-chiostro-lavori-degradoLa fine del monastero arrivò con le armate francesi, guidate da un giovane generale corso di nome Napoleone Bonaparte che sancì la nascita della Repubblica democratica ligure, abolì i titoli nobiliari e soppresse (con una legge del 4 ottobre 1797) 86 dei 122 conventi liguri  tra cui quello della Certosa di Rivarolo.  Partiti i monaci, nel convento venne installato un ospedale militare francese e, in seguito all’assedio militare di Genova, vi si acquartierarono i soldati austriaci mentre la città era ridotta alla fame.

    Ritornata la pace i monaci esiliati fecero un istanza per la riapertura e, nel 1801, il Ministro dell’Interno e Finanze di Genova diede il nulla osta per l’apertura della parrocchia a cui seguì la canonica costituzione dell’Arcivescovo Giovanni Lercari il 9 settembre 1801. Delle antiche costruzioni era rimasta solo la Chiesa con il grande chiostro antistante e l’oratorio di San Bartolomeo e, dopo il Congresso di Vienna (1815) e la Restaurazione, che sancì la fine della Repubblica di Genova, grazie al clima tornato favorevole alla religione, la nuova parrocchia prosperò e il complesso venne ristrutturato dall’architetto Maurizio Dufour.

    Durante la parte finale del secolo XIX, grazie alla rivoluzione industriale, si iniziò a parlare di questione sociale e, in tale ottica, venne fondata la Società operaia cattolica di mutuo soccorso del 1881 che raccolse ben presto decine di soci. Il Novecento fu un periodo di grandi cambiamenti per la Certosa di Rivarolo infatti il vecchio borgo agricolo dell’800 cessò di esistere per fare spazio all’industrializzazione e, dal 1926, il Comune di Rivarolo venne aggregato a quello di Genova. Con la Seconda guerra mondiale vari bombardamenti attentarono alla vita della Certosa come quello dal mare del 9 febbraio 1941 fino ad arrivare a quello del 1945 quando cinque bombe caddero a poche decine di metri dal monastero causando ingenti danni.

    Riqualificazione urgente

    Oggi, grazie agli investimenti preventivati dal Comune, anche la parte di proprietà pubblica dovrebbe tornare a splendere, nell’ottica di un nuovo inizio all’interno del quartiere. L’intervento progettato dal Comune prevede infatti il recupero di questo spazio attraverso il restauro delle parti crollate e la riqualificazione del sito attraverso l’implementazione di nuove attività. Tra le attività che vengono proposte nel bando particolare rilievo riveste la previsione di uno spazio espositivo da allestirsi nella porzione centrale del Chiostro, recentemente interessata da un evento di crollo, ai fini dell’illustrazione delle origini del complesso, della storia dell’insediamento e dell’Ordine religioso. E forse la Certosa tornerà ad essere un’oasi di pace aperta a tutti, anche se, tra il dire e il fare…

    Gianluca Pedemonte

  • Bruco, pronto il trasferimento in Piazzale Kennedy

    Bruco, pronto il trasferimento in Piazzale Kennedy

    rifugi-solidi-urbani-brucoPrenderanno il via alle ore 20 di stasera le operazioni per spostare nell’area di cantiere di piazzale Kennedy i quattro conci del Bruco – la passerella pedonale sopraelevata che collegava Corte Lambruschini con i giardini di piazza Verdi –, provvisoriamente sistemati nelle aiuole al centro della carreggiata di viale Emanuele Filiberto Duca d’Aosta.

    Approfondimento: Il Bruco va giù e la struttura non sarà recuperabile

     

    Dopo i lavori di montaggio delle gru, una nell’aiuola di viale Emanuele Filiberto Duca d’Aosta e un’altra nell’area logistica di piazzale Kennedy, alle ore 21 inizieranno le operazioni di movimentazione e carico dei conci contemporaneamente alla disalimentazione dei cavi del filobus da parte di Amt. I lavori di trasferimento, inseriti nel 2° lotto 3° stralcio degli interventi di sistemazione idraulica del torrente Bisagno, termineranno entro le ore 1 di domani giovedì 2 marzo.

  • Marina di Pra’, il Consiglio comunale approva il Soi per il settore Consorzio Pegli Mare.

    Marina di Pra’, il Consiglio comunale approva il Soi per il settore Consorzio Pegli Mare.

    marina-pra-consorzio-pegli-mare-soiDopo il passaggio in Commissione Territorio, anche il Consiglio comunale approva il “disegno” per la sistemazione del settore Consorzio Pegli Mare, all’interndo della Marina di Pra’.

    Approfondimento: Tutti i paletti per il riordino del settore Consorzio Pegli Mare

    Lo Studio Organico d’Insieme, che prevede anche l’adeguamento del Puc, come anticipato da Era Superba nei giorni scorsi, mette nero su bianco tutta una serie di paletti che vincoleranno la progettazione relativa alla riqualificazione dell’area. Da oggi, quindi, questa seconda fase potrà essere avviata.

  • Ex Verrina, approvata la delibera e relativo Puo, vincoli rafforzati per Pam

    Ex Verrina, approvata la delibera e relativo Puo, vincoli rafforzati per Pam

    verrina-voltri-progetto-016Il provvedimento, dopo l’approvazione i commissione, passa anche l’esame del Consiglio comunale diventando, quindi, ufficiale. Durante il dibattito rafforzati tramite emendamento i vincoli che legano Pam alla chiusura dell’attuale spazio di vendita, contestualmente all’apertura della nuova struttura.

    Approfondimento: Tutti i dettagli per l’area Ex Verrina

    La delibera, come anticipato da Era Superba nei giorni scorsi, prevede l’adeguamento del Puc sotteso al Progetto urbanistico operativo, documento che viene adottato contestualmente con la votazione di oggi. Con questa votazione, quindi, potranno partire le fasi di progettazione specifica e i relativi appalti per la realizzazione di questa vera e propria grande opera per Voltri.

  • Pra’, Comune prepara il riordino del settore Consorzio Pegli Mare. Parcheggi, cabine e una passaggiata sul mare

    Pra’, Comune prepara il riordino del settore Consorzio Pegli Mare. Parcheggi, cabine e una passaggiata sul mare

    marina-pra-consorzio-pegli-mare-soiPassa in commissione lo Studio Organico di Insieme per la marina di Pra’, che da le linee guida per una successiva fase progettuale sul settore Consorzio Pegli Mare, ultimo rimasto “scoperto” al momento dal disegno di riqualificazione di tutta l’area. Martedì prossimo la delibera di approvazione del Soi, che prevede un aggiornamento tecnico del Puc, già previsto dal Por di Marina di Pra’, passerà all’esame del Consiglio comunale. Nel caso di approvazione potrà incominciare la fase di progettazione.

    Il Soi è uno strumento dell’amministrazione comunale che viene utilizzato per definire tutti quegli elementi che sarà necessario inserire in una successiva fase di progettazione. In altre parole è un documento che pone alcuni “paletti”, lasciando pochi margini di variabilità, per lo più legati ad ipotesi migliorative per quanto riguarda l’accessibilità, la fruibilità e la sostenibilità di un progetto.

    Nello specifico, per quanto riguarda questo settore della Marina di Pra’, conosciuto come il Consorzio Pegli Mare, e compreso tra il Castelluccio e la foce del rio San Michele, le disposizioni portate dal documento riguardone le diverse fasce individuate con l’ausilio delle società già presenti sul territorio e queste dovranno prevedere: accessibilità e parcheggi, servizi comuni, ristorazione e cabine, una passeggiata a mare, un pontile dedicato ai pescatori professionisti e pennelli per ormeggio imbarcazioni

    Accessibilità e parcheggi

    L’accessibilità veicolare oggi è garantita dalla strada che si stacca dalla rotatoria sull’Aurelia in corso di ultimazione che, passando sotto il viadotto ferroviario, consente di raggiungere la linea costiera; da questo punto è prevista la realizzazione di una strada che in prima fase servirà di accesso e distribuzione per la zona del Consorzio Pegli Mare e, in futuro, proseguirà in adiacenza alla ferrovia fino a connettersi e servire la zona del Castelluccio e quindi costituirà accesso per le aree del previsto porticciolo diportistico. Lungo la viabilità sono previsti un considerevole numero di posti auto e posti moto funzionali alle attività previste nell’arco costiero. Le zone a parcheggio sono previste di due tipi: la prima con accesso diretto da strada, la seconda verso levante con unico accesso/uscita verrà distribuita da una corsia interna all’area e consentirà di ottenere un piazzale che potrà assolvere anche a funzioni diverse in occasione di manifestazioni o eventi.

    Servizi comuni e ristorazione sport e cabine

    A quota 5.40 si sviluppa il livello destinato alla funzione per il tempo libero, lo sport e la ristorazione oltre alla collocazione di circa 144 cabine di supporto alla diportistica. In questa fascia viene mantenuto libero da ingombri un canale infrastrutturale di larghezza di circa m 3.00 che ha funzione di sicurezza per mezzi di soccorso che avrà uso prettamente pedonale e di servizio per eventuale carico scarico merci. La ricollocazione della palestra in questa fascia consentirà di ottenere alcune zone con elementi vegetali di ombreggiatura per attività di ginnastica e attrezzistica da svolgere all’aperto.

    Passeggiata a mare e cabine

    A partire dall’estremità di ponente, in questa fascia sono previste le seguenti funzioni: ponte pedonale – è previsto in impalcato di legno a garanzia di continuità della passeggiata a mare connessa al tratto già realizzato nell’area denominata dei cantierini; passeggiata pedonale – si svilupperà lungo tutto il settore di larghezza variabile non inferiore a m 3.00, il materiale di finitura dovrà essere uguale a quello dei tratti esistenti presenti nella fascia di rispetto; zona scuola vela – viene destinata a tale funzione un’area a confine con la viabilità e prospicente la zona di carenaggio dove potrà trovare posto una pergola e alcuni elementi prefabbricati in grado di assolvere a funzioni di sede, servizi e aula didattica all’esterno è dedicata un area per la didattica all’aperto;

    Pontile pescatori professionisti

    Il bacino a servizio dei pescatori professionisti sarà realizzato secondo le indicazioni del progetto definitivo in corso di elaborazione da parte di Autorità Portuale e dovrà prevedere: mantenimento o rifacimento del pennello di ponente secondo le geometrie che saranno dettagliate per il rispetto del piano di bacino e delle indicazioni idrauliche determinate dalla presenza della foce del rio San Michele; realizzazione del pontile di levante sul quale troveranno collocazione la sede e i servizi per i pescatori collocati sotto una pergola ombreggiante.

    Pennelli per ormeggi imbarcazioni

    L’attuale assetto dei pennelli per gli ormeggi delle imbarcazioni e delle due aree per carenaggio viene confermato e potrà subire variazioni volte ad adeguamenti tecnici o di messa in sicurezza.

  • Ex Verrina, il progetto passa in commissione e va in aula. Presentato il testo della convenzione: ecco i dettagli

    Ex Verrina, il progetto passa in commissione e va in aula. Presentato il testo della convenzione: ecco i dettagli

    ex-verrina-screenshotIl progetto sull’area ex Verrina sarà presto discusso in Consiglio comunale. La commissione consigliare Territorio, infatti, ha licenziato la proposta di delibera, rimandando direttamente al voto in aula. All’interno del Puo anche la bozza di convenzione tra Comune di Genova e privati per l’utilizzo degli spazi pubblici e privati.

    Approfondimento: Tutti i dettagli del progetto Ex Verrina

    La delibera sarà presentata in Sala Rossa, probabilmente già la prossima settimana: tra le altre cose il testo prevede l’assenso alla modifica necessaria al Puc vigente, l’adozione del Puo e il recepimento della bozza di convenzione contenuta al suo interno. Una volta approvata dall’aula, gli atti saranno trasmessi a Regione Liguria per le valutazioni previste dalla legge.

    Nel testo presentato in commissione, vengono messe nero su bianco alcune condizioni importanti per il territorio; la costruzione delle nuove strutture, infatti, sarà divisa in due fasi: nella prima saranno realizzati la struttura destinata al supermercato, la strada pubblica e l’area verde, mentre nella seconda fase saranno costruite le unità immobiliari. Le due fasi non dovranno superare rispettivamente i 5 e 10 anni di durata a partire dalla data di firma della convenzione.

    Come avevamo visto, sopra il grande edificio che ospiterà la Pam, è prevista la realizzazione di un giardino pensile, che secondo la convenzione sarà gravato di uso pubblico la cui gestione sarà a carico del privato (Pam), che potrà avvalersi di terzi. Questo passaggio è particolarmente delicato, perché in città abbiamo diversi esempi di meccanismi simili che non stanno funzionando, come per Villa Gentile e il parco di via Chighizola. Sarà da capire quali saranno i termini di utilizzo da parte della popolazione.

    Le aree pubbliche, vale a dire la strada e l’area verde detta “delle Serre” saranno cedute a titolo non oneroso al Comune di Genova una volta terminati i lavori previsti: a garanzia di questo, la convezione stessa sarà valida solo a fronte di una fidejussione a carico dei privati che copra completamente i costi di realizzazione delle opere previste.

    Nicola Giordanella

  • Palmaro, tempi ancora incerti per la galleria fonica dell’autostrada. Progetto bloccato in Ministero

    Palmaro, tempi ancora incerti per la galleria fonica dell’autostrada. Progetto bloccato in Ministero

    autostrada-galleria-2Una richiesta in pendenza da anni, con un progetto giù pronto ed approvato ma “fermo” nel cassetto del ministro. Questo il destino fino ad oggi della galleria fonica di Palmaro, l’infrastruttura fono-assorbente che dovrebbe mitigare i rumori del traffico autostradale, per quel tratto di A10 che passa proprio in mezzo a numerosi condomini della delegazione del ponente genovese.

     Approfondimento: Autostrada “obbligata” a ridurre inquinamento acustico

    «Ieri ho sentito l’ingegnere responsabile dell’area, il quale mi ha assicurato che il progetto esecutivo della galleria fonica ha ricevuto tutti i pareri positivi – afferma il vicesindaco Stefano Bernini, in risposta ad un’interrogazione del consigliere Caratozzolo (in quota Percorso Comune) – la mancata firma del ministro deriva dal fatto che il percorso di approvazione è stato modificato dal nuovo testo unico sugli appalti».

    Un inciampo, quindi, puramente burocratico, ma che ha provocato un ritardo di anni: «Una volta ricevuto l’ok del ministero – ha concluso Bernini – Società Autostrade potrà in quattro mesi arrivare ad appaltare i lavori, previa gara d’appalto. I lavori dovrebbero durare un anno, e la speranza è che possano iniziare entro il 2017».

    «Devo fare i complimenti alla giunta – ha commentato ironicamente Caratozzolo – perché forse stiamo per incominciare ciò che avremmo dovuto aver terminato già da anni».

  • Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    Voltri, pronta la riqualificazione per l’ex Verrina e il trasloco Pam. Ecco tutti i dettagli del progetto

    verrina-voltriRiqualificazione dell’area industriale ex Verrina e contestuale trasferimento del supermercato Pam. Questa la “grande opera” che interesserà nei prossimi anni il quartiere di Voltri. Un intervento di cui si parla ormai da anni. Contestato prima, poi fermato dalla crisi economica nel 2011 e oggi riproposto in una nuova versione, più “verde” e più vicina alle istanze della cittadinanza, almeno a giudicare dall’accoglienza riservata al progetto, presentato ufficialmente dall’architetto Fabio Pontiggia lo scorso 6 febbraio, in occasione di una Commissione urbanistica del Municipio 7 Ponente. «Il nuovo progetto – spiega il presidente della commissione Matteo Fruliorispetta le indicazioni recepite dalla Pubblica amministrazione in occasione del percorso partecipato di qualche anno fa». Il riferimento è al processo di coinvolgimento dei cittadini che culminò, nel 2009, con una sorta di referendum che chiedeva di scegliere tra una costruzione “verticale” (una torre dell’altezza di 90 metri) e una “orizzontale”. Un processo che il presidente del Municipio Mauro Avvenente paragonò al debat publique di vincenziana memoria sulla gronda di Ponente, ma che vide diversi oppositori, scontenti da entrambe le soluzioni. Tra questi, Carlo Calcagno, storico volto dei comitati del ponente e attualmente consigliere municipale e assessore all’ambiente in quota Sel, che oggi accoglie positivamente la nuova versione del progetto: «Come comitati abbiamo sempre contestato l’altezza del grattacielo – spiega – che non ci sembrava opportuna in quel contesto urbano. Eravamo contrari anche alla “barriera”, cioè di fatto lo stesso grattacielo abbattuto ma con la stessa volumetria. Il nuovo progetto, con più verde e meno cemento, viene incontro alle esigenze di tutti». Gradita anche la cancellazione dei riferimenti all’asilo e alla residenza per anziani ipotizzati nella vecchia versione.

    I dettagli

    L’area ex Verrina affaccia sul lato “voltrese” del rettilineo che segna il confine tra Voltri e Prà si estende per una superficie di circa 19 mila metri quadrati. Di questi, circa 4.500 mq saranno dedicati a nuove residenze, e 5.400 mq alla parte commerciale, per un totale di 10 mila mq di costruito. Un calo considerevole rispetto alla vecchia versione del progetto, che ne prevedeva invece 16 mila. E se c’è chi storce il naso di fronte allo spazio maggiore che verrà concesso al supermercato Pam (che occuperà una superficie di 2.500 mq che arrivano a 4.075 se si considerano i magazzini), il vicesindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini, invitato alla presentazione, rivendica la bontà del progetto, nato da un compromesso tra esigenze diverse: «Questo risultato – ha affermato – è frutto di un lavoro faticoso portato avanti con la proprietà, che voleva costruire il più possibile. Poteva essere migliore? Forse si, ma quando si amministra bisogna mediare tra proprietà che vogliono cemento e cittadini che vogliono verde. Credo che questo sia un accordo buono perché recupera spazi e razionalizza un’area un tempo produttiva ma che oggi non avrebbe le caratteristiche per esserlo».

    Nel nuovo progetto, sparisce la torre di 90 metri prevista in precedenza, per far spazio a un edificio di altezza non superiore a quella dei caseggiati della zona. Il piano terra ospiterà l’attività commerciale, mentre sopra di esso un piano sarà occupato dai parcheggi. Sul tetto, infine, previsto un giardino pubblico attrezzato, che occuperà 2/3 della copertura, completata da un impianto fotovoltaico. Questa la parte commerciale, che affaccerà direttamente sull’Aurelia, e avrà alle spalle gli edifici residenziali, in cui saranno inclusi anche 6 esercizi di vicinato non più grandi di 250 mq ciascuno. L’intera area sarà attraversata da una nuova strada pubblica che collegherà l’Aurelia a via Ventimiglia (un intervento, questo, pensato per decongestionare il traffico) e verrà separata dall’autostrada da un ulteriore zona verde che potrebbe essere dedicata a orti urbani, in linea con la sua tradizione agricola. Previsti anche nuovi parcheggi pubblici per un totale di 1.100 mq. Complessivamente, la zona sarà occupata al 60% da spazi pubblici e al 40% da privati.

    Nel corso della presentazione, Pontiggia ha posto grande importanza all’espansione del verde che, oltre a offrire nuovi spazi di socialità alla cittadinanza, consente di migliorare la permeabilità del terreno: «Oggi – ha infatti sottolineato l’architetto – la zona in questione è del tutto impermeabile, se si esclude la parte occupata dalle serre. Con la realizzazione del progetto, si raggiungerebbe un coefficiente di permeabilità del 70%». Un elemento da non sottovalutare in un’area che, ad ovest, è bagnata dal Rio San Giuliano, la cui messa in sicurezza è la conditio sine qua non per l’inizio dei lavori: «La regimazione delle acque – ha spiegato durante la presentazione il dirigente dell’urbanistica del Comune di Genova Ferdinando De Fornarinon solo rimarrà invariata, che è la condizione minima richiesta a ogni nuovo progetto, ma andrà a migliorare». Gli interventi sul rivo si completano con l’allargamento di alcune sue sezioni per garantire il massimo flusso possibile dell’acqua e l’inserimento di una fascia di verde nei 10 metri che lo circondano. Oltre alla messa in sicurezza del corso d’acqua la prima parte dei lavori prevede l’abbattimento dei volumi esistenti.

    Lo spostamento della Pam

    verrina-voltri-progetto-07-pamL’aspetto che più degli altri andrà a impattare sulla conformazione del quartiere è però lo spostamento della Pam dall’attuale posizione in via Don Giovanni Verità. La collocazione attuale del supermercato (la cui concessione per lo spazio scade nel 2020) è da sempre oggetto di riflessioni e polemiche, sia per gli intralci che porterebbe al traffico già critico del quartiere sia per il parcheggio auto, che va ad occupare parte della spiaggia, dove avvengono anche le operazioni di carico e scarico delle merci. Il suo trasferimento, inoltre, risponde a esigenze di carattere strategico nella progettazione del litorale: «Il nuovo Puc – ha spiegato Pontiggia – individua nell’area che va dal Leira fino al confine dell’area Verrina un distretto di trasformazione per interventi che riguardano l’affaccio a mare di Voltri. Il trasferimento della Pam è strategico per poter mettere mano a questo progetto. La presenza lì di un supermercato di quelle dimensioni di fatto è ostacolo a ogni ipotesi di trasformazione di quell’area».

    Alla prossima amministrazione spetterà decidere cosa sarà dell’area (di proprietà di Autorità Portuale) dopo il trasloco del supermercato. Quel che è certo è che, in virtù della convenzione urbanistica che verrà sottoscritta anche da Pam, gli spazi non potranno essere occupati da una nuova attività commerciale, ma solo da “servizi”. La parte in legno degli edifici (l’ex Costaguta) è tutelata dalla sovrintendenza in quanto “archeologia industriale”, mentre la parte più nuova (in lamiera) potrebbe anche essere abbattuta. Tra le ipotesi sul nuovo utilizzo, la realizzazione di un nuovo polo scolastico.

    I tempi lunghi per l’approvazione

    L’iter per l’approvazione del progetto comincerà il prossimo 22 febbraio, con il passaggio in Commissione consigliare a Tursi. Il Progetto Urbanistico Operativo (PUO) dovrà poi essere adottato contestualmente a una delibera del Consiglio Comunale, che dovrà poi approvare la modifica al piano urbanistico vigente. Il progetto dovrà poi essere trasmesso alla Regione Liguria, che svolgerà le verifiche di assoggettabilità. Solo a quel punto si saprà se il nuovo progetto comporta un aggiornamento o una variante al piano originario. Quella che sembra una formalità nasconde in realtà una differenza sostanziale: nel primo caso, infatti, i tempi sarebbero più ristretti rispetto al secondo. Completa l’iter l’ormai nota VAS, la Valutazione Ambientale Strategica, da parte del Ministero dell’Ambiente. «Prevediamo l’arrivo in Consiglio Comunale entro la fine di questo ciclo amministrativo – ha spiegato De Fornari – mentre la Regione ha 120 giorni di tempo per le verifiche di assoggettabilità, e la procedura di approvazione del PUO prevede altri 90 giorni».

    È un attimo perdersi nella selva di sigle ed enti che faranno tutte le valutazioni del caso, e se già è complicato indicare una scadenza precisa per l’approvazione del progetto, del tutto impossibile è immaginare la data di inizio dei lavori. Quel che è certo è che i tempi non saranno brevi. «Ammesso che vada tutto bene – ha azzardato De Fornari – il procedimento amministrativo per l’approvazione del progetto, che non significa il rilascio del titolo edilizio, potrebbe finire tra 7-8 mesi».

    Luca Lottero

  • Sestri e Borzoli, inaugurata la nuova viabilità tra autostrada e Chiaravagna. Entro 10 giorni al via lavori in via Giotto

    Sestri e Borzoli, inaugurata la nuova viabilità tra autostrada e Chiaravagna. Entro 10 giorni al via lavori in via Giotto

    tunnel-terzo-valico-sestri-borzoli-chiaravagnaAperta al traffico la nuova viabilità ChiaravagnaBorzoliErzelli, che da oggi collegherà il casello autostradale di Genova-Aeroporto e la val Chiaravagna. La strada, considerata opera accessoria ai lavori del Terzo Valico, si articola per quasi 2 chilometri, attraversando tre tunnel: la sua apertura permetterà di deviare il traffico pesante, alleggerendo la congestione dei quartieri di Sestri e Borzoli.

    Approfondimento: Borzoli e Fegino, due quartieri assediati dai camion

    Oggi l’inaugurazione ma al 31 marzo, dalle ore 22 alle ore 6, il traffico sarà interdetto per consentire alcuni lavori di rifinitura sugli impianti. Il costo dell’opera è stato di 53 milioni, è i lavori sono durati 40 mesi: particolari criticità sono stare riscontrare nella realizzazione del terzo tunnel, quello che da via Borzoli arriva al casello, perché si è dovuto scavare sopra le gallerie della Genova-Ventimiglia e sotto una zona fortemente urbanizzata. Stando a quanto comunicato da Comune di Genova, per far fronte a questa situazione sono state adottate soluzioni “ingegneristiche di eccellenza”, monitorando il tratto autostradale interessato in maniera costante.

    Entro dieci giorni da oggi, sarà quindi interdetto il “traffico pesante” (cioè dei mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate) su tutta via Borzoli, in entrambi i versanti: in questo modo la viabilità di Sestri dovrebbe risultare decisamente alleggerita, e soprattutto le strade del quartiere potranno essere più sicure. Contestualmente partiranno anche i lavori in via Giotto, necessari per la sistemazione idrica del torrente Chiaravagna: sarà demolito il ponte che lo attraversa e quindi verrà predisposta una viabilità temporanea con la riapertura al traffico di via Manara in direzione ponente, e mentre via Giotto sarà regolata a doppio senso di marcia per permettere la salir in via Borzoli e la discesa da via Chiaravagna.

    tunnel-terzo-valico-sestri-borzoli-chiaravagna-inaugurazione«Un’opera molto attesa dalla popolazione – assicura Stefano Bernini, vicesindaco di Genovache permetterà di alleggerire il traffico, ridando vita alle attività del quartiere. Aver deviato i mezzi pesanti, inoltre, permetterà di partire con quei lavori di messa in sicurezza del Chiaravagna che sono fondamentali per tutta la zona». Sulla questione sicurezza torna l’assessore alla Viabilità Anna Maria Dagnino: «Grande cura è stata prestata all’allestimento del percorso pedonale lungo la rotatoria posta all’uscita della galleria di via Borzoli – conclude l’assessore – e il nuovo percorso avrà positive ricadute ambientali e di sicurezza stradale».

  • Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    Valpolcevera, sanità e trasporto pubblico a rischio collasso. Intervista a Iole Murruni, presidente del Municipio V

    valpolceveraEmergenza abitativa, sistema sanitario al collasso, trasporto pubblico inadeguato e grandi opere: questi sono solo alcuni dei problemi che affliggono la Valpolcevera oggi, e che potrebbero marchiarne indelebilmente il futuro. Nell’ultimo decennio questa terra ha vissuto un periodo di grandi cambiamenti, non sempre positivi, destinati a modificare definitivamente una valle costretta a fare i conti con la delocalizzazione delle aziende che per decenni l’hanno resa il cuore industriale della città. Adesso questa parte importante di Genova dovrà reinventarsi, obbligata a fare i conti prima di tutto con una morfologia territoriale complessa, prevalentemente collinare, e una situazione socio economica difficile e stratificata.  Per capire quale futuro attende questa periferia abbiamo fatto un bilancio della situazione con Iole Murruni, presidente del Municipio V Valpolcevera, giunta al termine del suo mandato.

    Presidente, dopo cinque anni di mandato cosa ne pensa del fenomeno dell’abbandono delle periferie?
    «Innanzitutto bisogna sottolineare che Genova è una città policentrica nata dall’unione di più comuni e questi centri tuttora mantengono alcune delle loro antiche peculiarità. Durante gli anni ‘80 si decise di edificare nuovi quartieri residenziali pubblici nelle varie zone collinari e adesso questi quartieri sono delle periferie nelle periferie e si configurano in una situazione ancora peggiore. Il quartiere Diamante per esempio è stato il classico caso di questa disastrosa operazione. Sono stati trasferiti da altri quartieri persone con disagio economico, sociale, sanitario, psichiatrico e questo ha aumentato il degrado. Ora si sta tentando con il nuovo regolamento ERP di porre qualche correttivo ma non è facile»

    Forse l’attenzione posta sul quartiere del Diamante dovrebbe essere data anche a quelle zone di interconnessione tra quartieri? Penso a zone come San Quirico, Teglia, Trasta, giusto per citarne alcuni. Secondo lei esiste un’emergenza abitativa in questi quartieri?
    «L’emergenza abitativa è prima di tutto un’emergenza qualitativa delle abitazioni, esiste un problema di mancata manutenzione e anche un problema di abusivismo ma non è così semplice da risolvere».

    La Valpolcevera è una zona che negli ultimi decenni ha subito più di altre il fenomeno delle de-industrializzazione eppure tuttora, stando alle recenti indagini, la mortalità è più alta che in altre zone della città.
    «L’alta mortalità è sicuramente connessa alle industrie che per decenni hanno operato in Valpolcevera, poi aggiungerei che anche la situazione socio economica influisce. La popolazione è socialmente ed economicamente più debole che nel resto della città e purtroppo il tipo di sanità che si sta prefigurando porta alcune persone a non curarsi. Esiste il fenomeno dei nuovi poveri, persone che perdono il lavoro in età avanzata e non riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro oppure quello dei working poor, persone che lavorano ma non riescono comunque ad arrivare a fine mese».

    Valpolcevera_da_MurtaAnche la qualità del sistema sanitario influisce in questo quadro? Negli ultimi anni la situazione inerente gli ospedali è peggiorata notevolmente e ci sono stati moltissimi tagli.
    «Il sistema sanitario in Valpolcevera non va bene; negli ultimi anni sono stati chiusi tutti i piccoli ospedali come il Celesia e il Pastorino mentre il Gallino a Pontedecimo è stato ridimensionato notevolmente. Inoltre la Valpolcevera è l’unico territorio che non ha una Casa della Salute e abbiamo anche il triste primato dei minori allontanati dalle famiglie. Nonostante questo la Regione ha detto che non ci sono i soldi per costruire una Casa della Salute e ha proposto semplicemente di trasferire alcuni ambulatori nell’ex ospedale Pastorino di Bolzaneto mentre il Celesia è destinato a diventare una residenza per anziani. A Pontedecimo invece l’ospedale continuerà la sua attività nonostante i tagli e i ridimensionamenti degli scorsi anni».

    Lo scorso Aprile abbiamo assistito allo sversamento di greggio nel Polcevera in seguito alla rottura dei tubi di proprietà di Iplom. Un paio di settimane fa la popolazione di Fegino ha protestato a causa dei rallentamenti nella bonifica. Qual è il vostro giudizio in questa situazione?
    «La reazione della cittadinanza è arrivata quando Iplom ha chiesto il trasferimento delle competenze al Ministero tuttavia questo fatto sembra scongiurato e la competenza dovrebbe restare agli enti locali. Questa è una notizia positiva dato che è difficile intervenire tempestivamente quando le competenze si allontanano dal territorio»

    Quale futuro invece per Pontedecimo?
    «A Pontedecimo abbiamo ottenuto una “piccola” vittoria con l’apertura del parcheggio vicino alla stazione. Quest’area, di proprietà delle Ferrovie, era stata data in gestione ad un privato per fare dei parcheggi a pagamento ma questa cosa non aveva funzionato e l’area era rimasta inutilizzata per anni.  Noi siamo riusciti a fare un accordo, temporaneo per ora, e lo abbiamo riaperto alla cittadinanza. Adesso funziona come un vero parcheggio d’interscambio». Esiste poi tutta la partita sul Terzo Valico dove io vedo fin dall’inizio molte criticità. Abbiamo chiesto un tavolo di lavoro che potesse integrare i vari punti di vista però, purtroppo, non c’è stata la volontà di creare questo tavolo. Inoltre si affacciano altre opere come la Gronda. Apprendo dai giornali che il ministro potrebbe firmare da un momento all’altro l’accordo che darebbe il via ai lavori»

    Lei sente la necessità di quest’opera?
    «Ho delle perplessità sul fatto che queste opere vengano portate avanti tutte contemporaneamente. Penso che la Valpolcevera non sia pronta a sopportare tutti questi cantieri insieme. Abbiamo il Nodo ferroviario, che è fermo, ed è l’unica opera mai contestata da nessuno in quanto doveva portare alla creazione della metropolitana veloce, il Terzo Valico e prossimamente la Gronda, troppe opere per un territorio che già soffre».

    Inoltre negli ultimi anni è peggiorata anche la qualità del servizio di trasporto pubblico, sia quello ferroviario che quello su ruota.
    «È difficile puntare sul trasporto pubblico quando il trasporto pubblico non regge. Abbiamo fatto una mozione quando è stato ridotta la frequenza sulla linea Busalla-Genova Brignole ma è stata inutile. Anche le linee di fondovalle dei bus sono insufficienti, per non parlare di quelle collinari, decisamente inadeguate. Però purtroppo questo rientra nei problemi di AMT. In una città come Genova se il servizio pubblico funzionasse bene si potrebbe lasciare la macchina a casa ma purtroppo non è così»

    Gianluca Pedemonte