Tag: lavori pubblici

  • Teatro Sociale di Camogli, verso la riapertura del cantiere

    Teatro Sociale di Camogli, verso la riapertura del cantiere

    Teatro Sociale di CamogliDopo trentanni di silenzio e abbandono (un unico intervento nel 1980 ad opera della Provincia di Genova per la messa in sicurezza del tetto), il Teatro Sociale di Camogli sul finire del 2009 torna agli onori della cronaca grazie all’apertura del cantiere per l’avvio dei lavori di restauro e messa in sicurezza.

    Un evento atteso con grande partecipazione da tutti i camoglini, una conquista ottenuta grazie all’impegno di Silvio Ferrari che ha costituito la Fondazione del Teatro, ha contrattato con i palchettisti (ovvero i proprietari del teatro, si tratta infatti di una proprietà divisa fra più privati) e con le istituzioni restituendo entusiasmo all’intera cittadina. Un entusiasmo culminato con la decisione spontanea di 100 famiglie che hanno raccolto 26mila euro e si sono costituiti associazione (“Gli Amici del Teatro Sociale”) per entrare nella Fondazione. (In coda l’intervista a Marta Puppo, presidente dell’associazione)

    Ma per dare nuova vita al teatro la cifra complessiva supera i 2 milioni di euro… L’impegno di questi cittadini è ripagato con l’annuncio di un fondo statale Fas (Fondo aree sottoutilizzate), del contributo di Regione e Provincia, della Fondazione Carige, ma anche dei vicini comuni rivieraschi, e si arriva così alla tanto attesa apertura del cantiere. Una festa per Camogli, l’associazione monitora il cantiere pubblicando online un diario dei lavori, con immagini e riprese.

    Ma il 29 giugno 2011 la ditta SACAIM, che si era aggiudicata l’appalto, la stessa azienda che ha ricostruito il Teatro La Fenice a Venezia, sospende i lavori perché in credito di quasi 700.000 euro. Non ci sono i soldi per pagare gli operai, i fondi Fas sono bloccati e la Regione non può anticiparli. Da quel giorno il cantiere è abbandonato.

    Fondazione e associazione, però, non si danno per vinti. Continuano a pressare le istituzioni e a stimolare la partecipazione non solo della gente di Camogli, ma di tutta la riviera di Levante. Poche settimane fa, grazie anche all’impegno della Regione e degli enti coinvolti, arriva l’annuncio dello sblocco dei fondi statali. Un milione e 700 mila euro per far riprendere i lavori.

    Ma non è finita qui, il definitivo epilogo positivo si fa ancora attendere. La somma c’è (e questa è una certezza), ma deve ancora essere deliberata e fonti della Regione fanno sapere che il fondo sarà a disposizione della Fondazione del Teatro solo una volta terminate le procedure amministrative e trasmessa in Regione la documentazione: “La Regione può consegnare il fondo solo a una Fondazione in grado di gestire il Teatro”.

    Non c’è dubbio che quello della gestione sia un tema da affrontare, i volontari già da tempo organizzano incontri a questo proposito, stanno lavorando per creare una commissione all’interno della Fondazione che possa stabilire le linee guida, proposte e progetti non mancano. Un “intoppo burocratico”, quindi, che non potrà e non dovrà impedire ai denari di arrivare finalmente nelle casse della Fondazione per permettere la riapertura del Teatro Sociale. Questo, ne siamo convinti, rimane l’obiettivo imprescindibile di tutte le parti in causa.

    Abbiamo incontrato l’architetto Marta Puppo, presidente dell’associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”:

    L’associazione nasce da un’iniziativa che si chiamava “Iniziativa delle 100 famiglie“. Raccontaci cosa è accaduto a Camogli due anni fa… “L’idea era che 100 famiglie camogline, ma non solo, più precisamente direi persone interessate alle sorti di Camogli e del suo Teatro, si tassassero con un minimo di 250 euro a testa per poter entrare nella Fondazione del Teatro e partecipare attivamente alla sua riapertura. L’ingresso nella fondazione richiedeva il versamento di una quota, siamo riusciti a raccogliere 26mila euro. Certo, si tratta di un versamento simbolico se si pensa alla somma totale per il restauro, ma penso sia un bellissimo messaggio, a Camogli c’è grande partecipazione per quanto riguarda il Teatro, c’è grande attesa per la riapertura…”

    In questi sei mesi di chiusura forzata del cantiere la Fondazione non si è certo data per vinta… “Questo tempo di fermo del cantiere non è stato un periodo di fermo per la Fondazione, noi abbiamo cercato ulteriori fondi per riuscire a portare a termine non solo i lavori preventivati ma anche ulteriori interventi che in un primo momento non erano stati finanziati, come ad esempio la facciata…”

    E per quanto riguarda la gestione? “Stiamo lavorando molto su questo aspetto, è fondamentale che sia messa in atto una buona gestione per far si che il teatro possa essere vivo una volta restaurato e riaperto. Vogliamo che si faccia una commissione all’interno della Fondazione per stabilire le linee guida, che non vuol dire decidere già chi sarà a gestirlo, non è il soggetto in sé la cosa importante adesso; vogliamo però avere le idee chiare su quello che dovrà essere il nuovo Teatro Sociale. Abbiamo fatto una serie di incontri con altri teatri come lo Stabile e l’Archivolto di Genova, abbiamo incontrato tecnici ed esperti. Sono venute fuori idee e proposte interessanti, tra cui quella di un teatro per i cosiddetti “spettacoli zero” e quella di un luogo dedicato all’alta formazione musicale… Insomma, vogliamo che chiunque verrà a gestire questo teatro si trovi già un progetto ben delineato.”

     

     

    Gabriele Serpe

    Video di Daniele Orlandi

     

  • Principe, parcheggio interrato: sospensione momentanea degli scavi

    Principe, parcheggio interrato: sospensione momentanea degli scavi

    Stazione di Principe binariUn progetto datato 2007, che prevede il restyling della stazione Principe da parte di Grandi Stazioni s.p.a., un tunnel di collegamento alla metropolitana, un parcheggio interrato a 3 livelli e un’area per un parcheggio a raso (sulla copertura di quello interrato) con accesso indipendente su Via Andrea Doria, oltre alla sistemazione di Piazza Acquaverde.

    Un intervento importante quello di Grandi Stazioni s.p.a., la riorganizzazione a Genova interessa anche la stazione Brignole per un investimento complessivo che supera i 50 milioni di euro. Il progetto, richiedendo almeno due anni di lavori, avrebbe dovuto vedere la luce entro dicembre 2010. Impossibile, visto e considerato che quello definitivo è stato approvato a pochi mesi di distanza dalla scadenza prevista, con la presentazione ufficiale avvenuta il 10 novembre 2010 alla presenza del presidente della Regione Claudio Burlando.

    Ma non è questo il problema. Oggi il grande cantiere di Principe rischia di scivolare in una situazione difficile. Le ditte principali che hanno l’appalto da Grandi Stazioni sono la Dec di Bari e la Guerrato di Rovigo. I lavoratori della Dec hanno denunciato ai sindacati di essere senza stipendio da novembre e la Fillea Cgil ha chiesto un incontro con i vertici dell’azienda.

    E non è tutto. Mentre procedono, seppure a rilento, i lavori all’interno della stazione Principe, al momento sono fermi gli scavi per la realizzazione dei parcheggi: la ditta Pamoter ha infatti momentaneamente sospeso i lavori a causa dei ritardi nei pagamenti.

    Considerata anche la vicinanza delle prossime elezioni amministrative, difficilmente la politica locale lascerà tracollare il progetto e farà il possibile per consentire il proseguimento dei lavori. Seguiremo l’evolversi della vicenda.

     

  • La proposta: Pegli – Voltri, da autostrada a strada urbana

    La proposta: Pegli – Voltri, da autostrada a strada urbana

    Nel febbraio del 2010 sulla rivista Era Superba pubblicammo una proposta in occasione delle imminenti elezioni regionali: perché, a fronte di un pagamento annuale come accade per le blu area, non aprire il tratto autostradale al traffico cittadino? Dare al tratto Est-Voltri la funzione di tangenziale per sgravare alcune zone della città da un traffico spesso insopportabile.

    Così recitava l’articolo: “Sulla scia delle tanto criticate “zone blu”, potrebbe essere messo a punto un sistema molto simile che consenta ai residenti la libera circolazione autostradale nel tratto genovese, a condizione di aver versato una quota annuale (per esempio intorno a quegli stessi 25 euro già previsti per le blu area) al Comune. I vantaggi sarebbero enormi a partire dal fatto che si riuscirebbe a trasformare il nodo autostradale della città in una sorta di tangenziale, che di fatto allegerirebbe il traffico cittadino e permetterebbe una migliore mobilità soprattutto nelle ore di punta. Comune, Autostrade spa, interpellate sull’iniziativa, causa impegni o mancanza di tempo, al momento non rilasciano nessuna dichiarazione. E nonostante sembri perfino un’impresa impossibile anche soltanto chiedere un parere sulla proposta, chissà che qualcuno in vista delle imminenenti elezioni regionali non sappia cogliere la possibilità di farsi realmente portavoce del cambiamento”.

    Ieri in Consiglio Comunale una proposta molto simile è stata avanzata dal consigliere Franco Maggi (Gruppo Misto), una mozione bipartizan per richiedere l’impegno concreto di sindaco e giunta a declassare il tratto autostradale fra Pegli e Voltri in concomitanza con la costruzione della Gronda trasformandolo in strada urbana. “La paralisi del traffico che affligge ogni giorno il ponente genovese non si risolve con la gronda. Ma la discussa infrastruttura può diventare un’occasione straordinaria per premere sulla società autostrade e declassare il tratto da Voltri a Pegli a strada normale“.

    In questo caso un declassamento non richiederebbe, ovviamente, il pagamento di nessuna quota annuale. L’obiettivo del consigliere primo firmatario è quello di liberare Pegli e Voltri dal traffico, soprattutto quest’ultimo spesso vittima di lunghe code e rallentamenti. Una sfida politica non da poco, un passo importante per la viabilità cittadina.

     

  • Liceo Colombo: lavori di restauro per la scuola più antica di Genova

    Liceo Colombo: lavori di restauro per la scuola più antica di Genova

    Genova, liceo Cristoforo ColomboEntro il 2012 saranno appaltati i lavori di restauro del liceo e del Convitto Colombo, il complesso scolastico più antico di Genova edificato nel 1573. Gli interventi in programma prevedono manutenzione straordinaria e restauro dell’antico chiostro del liceo e realizzazione di uscite di emergenza per 950.000 euro. Mentre tra un mese inizieranno quelli per il rifacimento del solaio di copertura della biblioteca del Convitto, per 101.500 euro.

    L’assessore ai lavori pubblici della Provincia Monica Puttini ha comunicato tempi e modalità degli interventi: “Gli interventi al liceo Colombo proseguono e completano come secondo lotto i lavori in corso, finanziati con 1,3 milioni di euro, per il rifacimento e prolungamento dell’ascensore, la realizzazione delle scale di sicurezza e gli adeguamenti di tutti gli impianti. Con i nuovi interventi, che dopo le progettazioni definitive potranno andare in gara entro l’anno, l’istituto sarà pronto per ottenere la certificazione di prevenzione incendi dei Vigili del Fuoco.”

    Due anni fa il Demanio ha ceduto in convenzione, non in proprietà, il Convitto Colombo alla provincia di Genova: “In due anni abbiamo realizzato – dice Monica Puttini – i lavori necessari per la sicurezza e il rinnovo degli impianti tecnologici per 1,4 milioni e tra un mese partirà un altro intervento molto delicato e complesso per il rifacimento del solaio di copertura della biblioteca che presentava segni di degrado.”

    Il Demanio non aveva mai svolto interventi sulla struttura e la Provincia ha  riscontrato forti necessità di interventi di riqualificazione per 30 milioni di euro: “Se ne avessimo ottenuto la proprietà – continua l’assessore – la Provincia avrebbe attivato progetti specifici. Interveniamo comunque, anche senza il possesso dell’edificio, per garantire la sicurezza delle sue funzioni scolastiche.”

  • Ritardi nei pagamenti, le imprese scrivono al premier Monti

    Ritardi nei pagamenti, le imprese scrivono al premier Monti

    L’ultimo si è tolto la vita appena una settimana fa. Si tratta dell’ennesimo suicidio di un imprenditore veneto che – a causa dell’impossibilità di riscuotere i suoi crediti di lavoro – non riusciva più a far fronte all’esposizione verso banche e fornitori.

    La tragedia ha portato alla ribalta un problema – quello dei ritardi nei pagamenti per forniture o servizi già erogati alla pubblica amministrazione – che spesso ha messo in ginocchio, in alcuni casi costringendo al fallimento,  imprese che da mesi aspettavano di incassare i compensi dovuti.
    “Per coloro che hanno lavorato, pagato gli stipendi, i contributi previdenziali e le tasse per i propri dipendenti ogni mese, le bollette per le utenze ogni due mesi, risulta insopportabile essere pagati a 6-8 o magari 12 mesi e non è un’esagerazione – scrivono in una lettera appello inviata al premier Monti le aziende venete – è ciò che accade quotidianamente nelle transazioni commerciali tra aziende private se non si ha un grande potere contrattuale. Ancora più insopportabile è quando i ritardi di pagamento sono riconducibili allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali, con l’alibi dei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno”.
    “Le imprese hanno bisogno di ricevere tempestivamente quanto dovuto per il lavoro prestato – aggiungono le 8 associazioni di categoria che hanno sottoscritto l’appello – gli strumenti ci sono”.
    In effetti una direttiva europea impone tempi certi di pagamento30 giorni per la normalità e 60 solo per i casi eccezionalidal pubblico verso il privato, pena il pagamento di interessi di mora progressivi che scattano già dopo un mese e partono dall’8%.

    Ma sarebbe necessario un recepimento anticipato della direttiva. Invece a fine ottobre la Commissione bilancio della Camera ha stralciato dal testo della legge Comunitaria 2011 il provvedimento sul ritardo nei pagamenti, considerandolo troppo oneroso per i bilanci della pubblica amministrazione. Di fatto il recepimento della direttiva è slittato al marzo 2013, termine fissato per l’adeguamento degli ordinamenti nazionali.

    I numeri sono impressionanti ed imporrebbero un’accelerazione perché il tessuto delle piccole imprese – già fragile e segnato profondamente dalla crisi – ormai pare al collasso.
    Nel 2011 parliamo di 90 miliardi di euro di crediti vantati dalle imprese italiane nei confronti della pubblica amministrazione.
    L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), in un recente rapporto, ha sottolineato come la quasi totalità delle imprese di costruzioni che operano nel settore dei lavori pubblici subisca ritardi di pagamento. In particolare nel secondo semestre 2011 i tempi medi di pagamento dei lavori pubblici hanno raggiunto la soglia degli 8 mesi e il ritardo medio corrisponde a 159 giorni.

    Da un’indagine di Legacoop, che ha interpellato un vasto campione di cooperative associate, è emerso come il ritardo medio sui tempi di pagamento, si aggiri sui 270 giorni (in pratica 7 mesi).
    “Il punto più dolente è quello della sanità pubblica – spiega Ferdinando Palanti, presidente Legacoop servizi – le Asl sono le peggiori pagatrici e lì abbiamo registrato il maggior ritardo nei pagamenti”.
    “Naturalmente questo dipende dai minori trasferimenti alle Regioni dal governo centrale – conclude Palanti – ma non possono essere gli imprenditori a dover farsi carico di questo problema”.

     

    Matteo Quadrone

  • Nodo ferroviario: un osservatorio per monitorare i lavori

    Nodo ferroviario: un osservatorio per monitorare i lavori

    Ieri il sindaco Marta Vincenzi, insieme agli assessori Mario Margini, Carlo Senesi e al presidente del Municipio Valpolcevera, Gianni Crivello ha incontrato il responsabile della direzione investimenti RFI per la direttrice Tirrenica Nord, Gianfranco Mercatali.
    “E’ stato un incontro propedeutico a quelli che si svolgeranno nei prossimi giorni e che coinvolgeranno gli abitanti e il comitato di quartiere – spiega Crivello – l’obiettivo è la creazione di un osservatorio che consenta di monitorare i lavori e nello stesso tempo di informare i cittadini”.

    I lavori di potenziamento del nodo ferroviario genovese in corso di svolgimento da pochi mesi a Fegino – finalizzati alla realizzazione del passante che nel 2016 consentirà ai treni merci e a quelli passeggeri che non fermano nelle stazioni urbane di congiungersi con il ponente evitando di intasare la linea costiera e quella della Valpolcevera che saranno dedicate al trasporto locale – presentano alcune criticità evidenziate dai residenti.
    “Il problema è riuscire a coniugare i lavori necessari per un’opera importante come il nodo ferroviario con le legittime esigenze di un quartiere inserito in un contesto urbano che già vive i suoi disagi”, aggiunge Crivello.

    Un quartiere che una volta era la campagna alle porte della città, oggi è ostaggio di una viabilità congestionata soprattutto dall’alto volume di traffico di mezzi pesanti, ad esempio i camion diretti alla discarica di Scarpino, ma anche dal transito massiccio di auto dirette all’Ikea o a Cornigliano, a cui si sommerà, per almeno i prossimi 5 anni, il via vai dei mezzi impegnati nei lavori.
    Disagi dovuti dunque in primo luogo all’inquinamento acustico. Ma anche ambientale. Si sono registrate infatti alcune fuoriuscite di acqua e fango dal cantiere situato a ridosso di via Evandro Ferri. Senza contare la quantità di polvere che i residenti sono costretti a respirare quotidianamente.
    “Le fuoriuscite si sono verificate in particolare durante la fase di palificazione dei muri – precisa il Presidente del Municipio – ma anche il continuo passaggio dei camion con le ruote sporche complica la viabilità della zona”.

    “Comunque – assicura Crivello – si presterà la massima attenzione affinchè si proceda in un percorso condiviso con i residenti di Fegino”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Lanterna: completati i lavori, riapre il museo delle fortificazioni

    Lanterna: completati i lavori, riapre il museo delle fortificazioni

    Lanterna di GenovaTorna completamente visitabile – e sarà aperto anche nella festività dell’8 dicembre – il museo delle fortificazioni del Faro, gestito da Fondazione Muvita e Provincia di Genova. Sono infatti terminati gli interventi sullo sperone alla base della Lanterna, dove rocciatori specializzati hanno rimosso dalla parete i materiali instabili e poi ricoperto il versante con una rete metallica di protezione.

    “Per motivi di sicurezza durante i lavori sul costone che sovrasta il museo avevamo dovuto chiudere parte dei suoi accessi – spiegano Provincia e Fondazione Muvita – e suddividere la visita in due tappe, con ingressi separati per i diversi spazi”.

    Consolidato e protetto il promontorio ora il museo ritorna completamente visitabile, lungo un percorso unico che collega le sale dei fucilieri e la galleria (dove i monitor dei filmati multimediali raccontano la storia di Genova, della Lanterna e del lavoro marittimo e portuale) alle sale dei cannoni con strumentazioni della Marina e parti di fari storici.

    Museo, passeggiata della Lanterna e parco urbano sono aperti, mentre fino alla prossima estate, a causa dei lavori di restyling non sarà possibile salire sul Faro di Genova. Durante questo periodo il biglietto per il Museo avrà un prezzo promozionale ridottissimo, sottolinea la Fondazione Muvita.

    Dalla prossima settimana, intanto, la parte più alta del Lanterna, dalla prima balconata sino al cornicione al di sotto della cupola, sarà avvolta dalle impalcature di importanti lavori esterni, gestiti dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per conto del Comando Fari Alto Tirreno della Marina che, all’interno del faro sta già realizzando un nuovo ascensore di servizio e il completo rifacimento e adeguamento degli impianti elettrici e di illuminazione.
    Gli interventi esterni impermeabilizzeranno i due ballatoi e la cupola con il consolidamento del cornicione sottostante, la ripresa degli intonaci e la realizzazione di un nuovo impianto parafulmini.

    Secondo le previsioni, prima che la Lanterna torni visitabile, occorrerà attendere il prossimo mese di giugno.

  • Maddalena, fra riqualificazione e partecipazione tenta la rinascita

    Maddalena, fra riqualificazione e partecipazione tenta la rinascita

    Alla Maddalena si comincia a respirare un’aria nuova. I lavori di riqualificazione urbana procedono a buon ritmo e nel frattempo si registrano notizie positive anche per quanto riguarda l’insediamento in zona di nuove attività commerciali che vanno ad integrarsi alla perfezione con l’esperienza di condivisione promossa dai laboratori sociali.
    Una vitalità sommersa che lentamente riaffiora dagli spazi ristretti dei carruggi e si fa largo in mezzo ai problemi di sempre, la prostituzione e la criminalità che lucra alle spalle del disagio.
    Il tutto fa ben sperare, c’è fermento e speranza miste ad un po’ di paura di trovarsi dinanzi solo ad un’illusione di rinascita.

    Claudio Oliva, direttore del Job centre e uno dei protagonisti del Patto per lo sviluppo della Maddalena sottolinea “Speriamo che questo clima di fiducia sia utile per modificare in senso positivo la percezione che le persone hanno di via della Maddalena”.

    I lavori che interessano la zona sono numerosi e l’investimento è stato notevole: 13 milioni di euro in totale, di cui 10 provenienti dai fondi Por Fesr e 3 stanziati da Palazzo Tursi.
    “Per il centro storico medioevale più esteso d’Europa puntiamo ad una maggiore vivibilità”, ha dichiarato l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Margini.
    Il Comune ha appena perfezionato l’acquisto da Arte di Palazzo Senarega, attiguo a Piazza Banchi, dove l’amministrazione trasferirà il nuovo Centro Arti e Mestieri ed il Job centre, attualmente siti a Cornigliano.
    In totale sono ben 8 i milioni di euro di finanziamenti utilizzati (4 solo per l’acquisizione).

    Gli altri interventi riguardano la riqualificazione dei percorsi, tramite un programma di ripavimentazione allo scopo di rendere più percorribili le vie del quartiere; la bonifica impiantistica che prevede il rifacimento delle fognature, il rinnovamento dei tubi dell’acqua e dei cavi elettrici. E ancora l’adeguamento dei servizi con il rifacimento della segnaletica di orientamento, degli impianti di illuminazione e la realizzazione della copertura wi-fi che permetterà una piena accessibilità alla rete internet.
    “Tutti i lavori sono già appaltati ed in corso d’esecuzione”, spiega l’assessore Margini.

    In questi giorni un cantiere è stato aperto anche in vico della Rosa, alle spalle della chiesa della Maddalena. Qui verrà demolito un edificio inutilizzato da tempo per lasciare il posto ad un nuovo asilo nido.
    “La presenza dell’asilo è un fortissimo elemento di cambiamento – sottolinea Oliva – La direzione è quella giusta, rompere l’isolamento del quartiere favorendo la connettività fra le persone”.

    Ma occorre anche rivitalizzarlo, aprirlo all’esterno e connetterlo all’intera città. Un fattore imprescindibile è la presenza delle attività commerciali. Per anni latitanti, oggi si riaffacciano sulla via.
    “Fino a poco tempo fa avevamo grandi difficoltà nel trovare locali disponibili ad un prezzo accessibile – continua Oliva – mentre adesso gli stessi proprietari li mettono a disposizione con maggiore facilità”.
    Nel periodo che va da luglio a settembre l’Incubatore d’imprese del centro storico (gestito dal Job centre), nato per sostenere con finanziamenti e agevolazioni le attività della città vecchia, ha approvato 5 progetti per altrettante imprese che si insedieranno in zona. Con l’inizio di dicembre si procederà a valutarne almeno altri 2.

    Tutto ciò mixato alla presenza dei laboratori sociali, spazi messi gratuitamente a disposizione delle più svariate realtà associative: dalle associazioni di quartiere a chi si occupa di yoga, tutte i cittadini anche i non residenti, sono invitate a partecipare con le proprie iniziative.
    Pochi giorni fa si è concluso il bando per la gestione dei locali di vico Mele, sottratti alla criminalità organizzata e destinati alla vendita dei prodotti provenienti dalle terre liberate dalla morsa dei clan.
    Ma non solo. Attualmente sono tre i locali che grazie al Patto per lo sviluppo è stato possibile rendere accessibili: si trovano in Piazza Posta Vecchia, Vico Fornaro e Piazza della Cernaia.
    “È un fattore fondamentale perché stanno giungendo utilizzatori da tutta Genova – racconta Oliva – in questo modo la Maddalena torna ad essere considerata una risorsa per la città”.
    Un altro obiettivo sempre più vicino grazie al finanziamento del Job centre, è la realizzazione di una sede definitiva per il Laboratorio sociale Maddalena, presso alcuni locali al piano terra di vico del Papa.
    I progetti però non terminano qua. In Piazza della Cernaia si lavora per aprire, anche qui garantendo la massima accessibilità possibile, il nuovo distretto sociale. Mentre in Piazza Posta Vecchia sorgerà un Centro per anziani.
    Infine per il 2012 l’Incubatore d’imprese sta ragionando sulla possibilità di realizzare dei bandi innovativi, non rivolti esclusivamente alle imprese, bensì volti a favorire le associazioni cittadine che vogliano trasferire la propria sede in zona.
    E aumentare così quella presenza costante di persone, idee e progetti che potranno far compiere il decisivo salto di qualità a tutta la Maddalena.

    Matteo Quadrone

     

  • Pegli, il progetto per il nuovo porticciolo

    Pegli, il progetto per il nuovo porticciolo

    Un altro colpo è stato inferto al progetto del nuovo porticciolo che dovrebbe sorgere davanti al Lido di Pegli. Anche se la questione rimane intricata e ancora non si vede all’orizzonte il profilarsi di una soluzione definitiva per una vicenda che va avanti da molti anni.

    Dopo la sentenza del Tar che nel marzo di quest’anno ha bloccato il progetto della società Porto Pegli srl, annullando tutti gli atti e le delibere con cui Comune, Regione e Autorità Portuale l’avevano autorizzato, oggi in Commissione Consiliare Urbanistica a Palazzo Tursi, seppure in via informale, è emerso un sostanziale no alla realizzazione del porticciolo turistico da 630 posti barca e più di 800 parcheggi.
    L’orientamento di massima della Commissione prevede la realizzazione di un progetto meno impattante dal punto di vista ambientale, che escluda la piastra da 800 posti auto e la conseguente cementificazione.
    Presso la Conferenza dei servizi, ancora in fase deliberante, il Comune porterà questa istanza che ovviamente sarà inclusa anche nel nuovo PUC.

    Quindi, il Comune fa marcia indietro, ma non è il solo.

    La Regione Liguria, impegnata nella revisione del Piano di costa, pare anch’essa orientata in direzione di un progetto con meno riempimenti e coperture a mare.
    E quest’ipotesi troverebbe d’accordo pure il terzo soggetto interessato, l’Autorità Portuale.

    A questo punto la vicenda si complica e probabilmente darà il via ad un susseguirsi di ricorsi.

    Per i cittadini e i comitati del Ponente questa è comunque una buona notizia.
    Da sempre favorevoli a una riqualificazione del porticciolo hanno manifestato una decisa contrarietà al progetto Porto Pegli srl a causa dell’eccessiva cementificazione. Per gli abitanti la priorità è il prolungamento della passeggiata a mare fino alla fascia di rispetto di Pra.

    E soprattutto un porticciolo “leggero” compatibile con la preservazione del litorale e che non preveda la costruzione di parcheggi sopra il mare.

    Matteo Quadrone

  • Cornigliano: il rio Roncallo finalmente verrà messo in sicurezza

    Cornigliano: il rio Roncallo finalmente verrà messo in sicurezza

     

    A proposito di cura dei rivi che percorrono in lungo e in largo, ma soprattutto sotto, la nostra città, una buona notizia per gli abitanti di Cornigliano arriva dal Consiglio Comunale, svoltosi oggi pomeriggio.
    Il Rio Roncallo, completamente tombinato circa sessant’anni anni fa, parte da Coronata e attraversa diverse strade del quartiere fra cui l’area delle ex acciaierie e, dopo la confluenza con il Rio S.Pietro, sfocia praticamente nei pressi di Piazza Metastasio.

    Proprio nel sottosuolo della piazza si trovano le vasche di decantazione che da lungo tempo, come denunciano i cittadini, non vengono sottoposte ad una pulizia accurata. Questo comporta un accumularsi di detriti e materie solide che impediscono un efficiente decantazione delle acque. Il rischio che si corre con la carenza di una manutenzione costante è quello del ripetersi degli allagamenti nella zona, alcuni particolarmente gravi come quello dell’ottobre 2010 in occasione dell’alluvione che colpì soprattutto il ponente genovese.
    Il Consigliere Salvatore Lecce (PD) ha presentato una mozione sulla questione, richiedendo un intervento urgente per svuotare e pulire a dovere le vasche.
    La notizia è che l’Assessore competente Carlo Senesi ha dichiarato di aver già svolto un sopralluogo con Aster e di aver trovato le vasche con un valore occupato pari al 30% del totale . Ma non solo, Senesi ha anche annunciato pubblicamente che la prossima settimana finalmente verrà eseguito un intervento congiunto di Aster e Mediterranea delle Acque. Inoltre  grazie ai lavori per la futura realizzazione della nuova strada a mare di Cornigliano l’intero percorso sotterraneo del Rio Roncallo verrà sottoposto ai necessari controlli.

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena: un primo bilancio dei lavori di riqualificazione urbana

    Sampierdarena: un primo bilancio dei lavori di riqualificazione urbana

     

    Raggiunge la rispettabile cifra di 12 milioni di euro, l’investimento complessivo destinato alla riqualificazione urbana di Sampierdarena. 9 provengono dal contributo POR-FESR (Programma operativo per l’utilizzo del Fondo europeo per lo sviluppo regionale), 3 li mette sul banco il Comune.

    Ma oggi qual è lo stato dell’arte dei lavori che interessano il quartiere?

    Il Progetto Integrato di Sampierdarena è uno dei quattro approvati e destinati al finanziamento POR-FESR (gli altri riguardano Prà, per un importo di 11 milioni; Maddalena, quasi 10 milioni; Molassana, 9 milioni).

    L’idea di fondo del progetto è quella di migliorare la vivibilità del quartiere grazie a una serie di interventi che rendano maggiormente funzionale la mobilità e riducano i volumi di traffico.

    I principali interventi sono i seguenti: la riqualificazione di via Cantore, il riassetto della viabilità di via Buranello,la riqualificazione di Piazza Vittorio Veneto, la pedonalizzazione di via Daste, la realizzazione del nuovo ascensore per Villa Scassi, oltre a una serie di azioni volte al potenziamento dei servizi informativi al cittadino e dei servizi sociali attraverso la creazione di un nuovo asilo, di un centro per anziani e il risanamento del palazzo del Municipio.

    Di questi finora uno soltanto è stato portato a termine. Si tratta della riqualificazione di Piazza Vittorio Veneto che ha visto realizzarsi l’incremento dei parcheggi e l’ampliamento dei marciapiedi.

    Per quanto riguarda via Buranello, i lavori, della durata di un anno e dal costo complessivo di 2 milioni, fin dal principio sono stati accompagnati dalle polemiche. Il problema è la realizzazione di una corsia unica, promiscua mezzi privati/pubblici e il conseguente ampliamento dei marciapiedi. Secondo i commercianti della zona la presenza del cantiere e la riduzione della carreggiata influiscono negativamente sulle attività commerciali, impedendo un agevole passaggio veicolare e la possibilità di sosta.
    Ma dal Municipo sottolineano come, quando si interverrà per modificare la viabilità su Lungomare Canepa e via Sampierdarena, sarà possibile sedersi a un tavolo e ragionare sulla possibile presenza di una corsia unica per i mezzi pubblici.

    A breve partiranno invece i lavori per il rifacimento completo della pavimentazione di via Daste.
    Mentre in via Cantore si procede, anche se a rilento, nella riqualificazione dei marciapiedi e nella sistemazione del pavimento a mosaico del porticato.

    Ma sono due i progetti più interessanti. Uno che punta su un sistema di trasporto innovativo. L’altro invece vedrà rinascere una scuola dismessa da lungo tempo. Parliamo degli interventi previsti per il rispristino dell’ascensore che collega via Cantore e Villa Scassi e della realizzazione di un nuovo asilo al Campasso.

    La prima è un’operazione fondamentale per favorire l’accesso al vicino ospedale, grazie alla sistemazione di una struttura in disuso da molti anni.

    In pratica verrà eliminato il tratto pedonale che conduceva al vano ascensore. Una galleria risalente all’epoca della seconda guerra mondiale e utilizzata  come rifugio dai bombardamenti, un tunnel buio e decisamente angusto per anziani o persone con problemi di deambulazione.
    L’ascensore è stato riprogettato dalla testa ai piedi e sarà completamente meccanizzato. E’ previsto un tratto iniziale dove la cabina viaggerà in orizzontale e un secondo tratto, dove viaggerà in obliquo. Per concludere il suo breve tragitto e sbucare di fronte al Pronto Soccorso sul lato di Villa Scassi. Il progetto prevede una struttura trasparente e luminosa, grazie a una superficie totalmente vetrata. I tempi di risalita saranno di poco superiori ai due minuti. Sarà un sistema autogestito senza neppure la necessità della presenza di personale, coniugando così l’ottimizzazione dei costi e la fornitura di un servizio migliore. I lavori, che prevedono un investimento notevole (costo del 1° e 2° lotto, 4 milioni e 290 mila euro), cominceranno nel 2012 e dureranno circa 3 anni.

    Anche gli interventi che riguardano l’ex scuola di via Pellegrini al Campasso, devono ancora partire. Qui nascerà un asilo concepito con strutture architettoniche a misura di bambino. Il problema è la presenza di amianto nel tetto del vecchio edificio. Infatti in questi giorni si sta procedendo nella demolizione dell’edificio e nella conseguente bonifica. Per terminare i lavori e veder rinascere un luogo dedicato ai più piccoli, ci vorranno almeno altri 2 anni.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Via Shelley: approvato dal commissario il progetto definitivo

    Via Shelley: approvato dal commissario il progetto definitivo

    via shelleyCon l’ok del commissario “ad acta” sì potrà passare alla progettazione esecutiva della nuova strada, con tempi e modalità ancora da definire. Ma la conseguenza più importante è che, a questo punto, una volta pubblicati gli atti, partiranno le ingiunzioni per gli espropri dei terreni privati interessati dal tracciato del collegamento stradale da realizzare. E qui ricominceranno i problemi. Perchè i proprietari di via Shelley riuniti in un consorzio ricorreranno per la terza volta al Tar. La loro proposta rimane la stessa: si alla nuova strada, ma modificando il percorso.

    Tracciato che a quanto afferma il presidente del consorzio non ha subito rilevanti modifiche rispetto al precedente progetto. Per evitare un altro “empasse”, l‘assessore comunale ai Lavori pubblici, Mario Margini, punta a separare, nella fase operativa, la realizzazione delle opere idrauliche, che dovrebbero avere la precedenza, rispetto a quelle puramente edilizie per la costruzione della nuova strada, confidando nel fatto che non ci siano ricorsi contro le opere di sistemazione idraulica.

    L’altro nodo ancora da risolvere è quello dei finanziamenti per realizzare l’opera, che dovrebbe costare circa 8 milioni di euro, secondo le ultime stime. «I soldi li troveremo, non è quello il problema – commenta Margini – Una parte li metteranno i privati e gli altri li troveremo». Secondo gli accordi, infatti, la strada dovrebbe essere pagata per una quota (si parlava di circa 2,2 milioni) dalle cooperative di costruzione alla quale l’amministrazione comunale ha deciso dì dare la possibilità di costruire 5 palazzi nei terreni ancora liberi che avevano acquistato nella valletta del rio Penego, e che sono contigui al tracciato della nuova strada. Ma, siccome anche il progetto di questo insediamento è controverso, non si profilano tempi brevi.

    Intanto dall’altra parte della valle continua l’incubo traffico che solo l’apertura di via Shelley potrebbe risolvere. Via Tanini congestionata per tre-quattro ore al giorno, autobus fermi bloccati da segnali stradali… e chi più ne ha più ne metta. Loro ne avrebbero chissà quante da raccontare, altro che iter e ricorsi; convivono tutti i giorni con un’unica strada che dovrebbe essere a senso unico e si ritrova invece a servire due quartieri interi in entrambi i sensi.

     

  • Via Shelley, l’apertura è prevista nel Programma Triennale del Comune

    Via Shelley, l’apertura è prevista nel Programma Triennale del Comune

    Via Shelley, QuartoPer ora si tratta di un’indiscrezione trapelata dagli uffici di Palazzo Tursi, gli interventi per l’apertura la traffico di via Shelley verranno inseriti nel Programma Triennale dei lavori pubblici del Comune di Genova.

    Un intervento che potrebbe dare respiro ad un’intera vallata, sciogliere il traffico asfissiante di via Tanini e via Posalunga a Borgoratti, dopo trentanni anni di tormentate battaglie legali. Un anno fa era arrivato l’ok del commissario e la decisione del consorzio dei residenti di ricorrere per la terza volta al Tar.

    Nel lontano 1986 una sentenza del Consiglio di Stato aveva stabilito la realizzazione di una strada alternativa a via Shelley a servizio delle abitazioni del complesso residenziale “Penego 1“, bloccando di fatto l’iniziativa del Comune che invece avrebbe voluto aprire la strada già esistente. Il Consiglio, essendo via Shelley strada privata, aveva quindi di fatto impedito l’intervento.

    Partì allora l’iter per realizzare una strada sulla sponda destra del rio Penego, ma i lavori non sono mai stati realizzati. Tursi ci ha poi riprovato due volte con progetti diversi trovando però la decisa opposizione dei residenti riuniti in consorzio. Il progetto di Tursi, infatti, prevedeva la costruzione di residenze per sbloccare il denaro necessario alla costruzione della strada.

    La battaglia si preannuncia tutt’altro che conclusa.