Viviamo un periodo storico in questo Paese che facciamo finta di reputare “normale”, quando di normalità certe pulsioni non hanno nulla.
Sono di questi tempi iniziative quali “Chiedo asilo anch’io” per denunciare l’intramontabile presunta discriminazione degli italiani rispetto ai rifugiati, invitando i nostri concittadini a rinunciare alla propria cittadinanza.
Screenfabula si butta nella mischia della provocazione e lancia la sfida: se il razzismo è al contrario cosa succede? Un crescendo surreale, che gioca con leggerezza sui toni della follia e dell’italianità nel tema.
Tag: registi
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Storybus, il quinto episodio della webserie firmata da Screenfabula
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Storybus, il quarto episodio della webserie firmata da Screefabula
Nell’epoca del selfie selvaggio neppure la fermata dell’autobus sembra essere dispensata dal fenomeno; lo strumento social è in grado di ribaltare la situazione che ritenevamo di controllare fino a un attimo prima, facendo assumere alle nostre microscopiche figuracce proporzioni non più arginabili.Le cose più belle, quelle che ammiriamo con gli occhi spalancati ricchi di desiderio, non accontentandoci, spesso si rivelano essere quelle che svaniscono più rapidamente per lasciarsi nuovamente ammirare. -

Storybus, il terzo episodio della webserie firmata da Screenfabula
In amore gli opposti si attraggono. Sarà vero? Oppure spesso si tende, anche inconsapevolmente, a cercare di plasmare l’altro? Per amore si compiono sacrifici, ma ci sono abitudini e attitudini a cui non si può proprio rinunciare, perché significherebbe tradire il proprio Io. Per questo talvolta per sfuggire alla monotonia, ai drammi, agli ostacoli che la vita ci presenta, ci si rifugia in un mondo immaginario creato da noi, per trovare le certezze di cui abbiamo bisogno. Ancora una volta la fermata dell’autobus diventa luogo di attesa per una coppia come tante e unica nello stesso tempo.
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Storybus, il secondo episodio della webserie firmata da Screenfabula
“Coppia in attesa”
Una situazione quotidiana, la banale attesa del bus che tarda ad arrivare, crea nei nostri due protagonisti di turno reazioni differenti sino a rappresentare la miccia che farà esplodere uno dei due. Spesso le accoglienti mura domestiche, il ritmo sempre più intenso delle nostre vite, le abitudini in cui inesorabilmente cadiamo, sono causa di silenzi assordanti, di mancanza di comunicazione, di sopravvivenza per la maggior parte delle coppie. In questo episodio una situazione innocua viene improvvisamente colta come un’opportunità di sfogo e di ribellione ad una vita che ha preso oramai una piega diversa, distante dalle promesse e aspettative di amore e passione duraturi. -

Storybus, schegge impazzite alla fermata dell’autobus: la webserie
Dopo “Come Kubrick in Ombre Rosse”, la Content Factory genovese Screenfabula torna sugli schermi di YouTube con “Storybus”, nuova webserie tutta ligure online dal 24 Marzo e di cui Era Superba pubblicherà un episodio a settimana, con appuntamento fisso al martedì per tutti i suoi lettori.
“Storybus” è composto da episodi di breve durata (tra i 2 e i 4 minuti ciascuno), con personaggi differenti da una puntata all’altra. La fermata dell’autobus diventa luogo di incontro e di scontro, di indagine e conflitto, di attese e di presenze sospese tra realtà e verosimiglianza, il tutto condito da molta ironia.
La serie è concepita ad hoc per la piattaforma web sia per linguaggio narrativo, che per struttura e dinamismo. Quale set migliore per esprimere tali requisiti se non la fermata del nostro amato/odiato servizio di trasporto pubblico? Luogo che non solo sposa perfettamente il concetto di velocità di narrazione ma soddisfa un’altra caratteristica fondante del progetto: raccontare il contrasto, la diversità, il tema dell’interazione e quello dell’indifferenza.«Partiamo da un semplicissimo interrogativo – raccontano gli autori di Screenfabula – a chi non è mai capitato di trovarsi in compagnia di qualche bizzarra presenza durante gli interminabili tempi di attesa del proprio autobus? Talvolta ci sentiamo importunati, talvolta quasi consolati. Spesso rispondiamo in automatismo con un tipo di chiusura definibile pressoché ermetica, ancor più frequentemente con derisione. Alcune volte li osserviamo, altre li ignoriamo».
É sempre più difficile (ri)specchiarsi nell’altro, presi come siamo a comunicare col resto del mondo schermati da ogni genere di display, dal quale raramente distogliamo lo sguardo. «Con Storybus vogliamo giocare sui luoghi comuni falsi e veritieri, ironizzando sull’ambiguità, sui tradimenti, su improbabili alleanze, sulle piccole grandi crisi che ci attanagliano».
La fermata dell’autobus diventa così un palcoscenico vero e proprio: «schegge impazzite provenienti da spaccati di vita che affondano le radici nell’azione comune dell’attesa del mezzo pubblico che ci riporti alle nostre case, alle nostre famiglie, al nostro lavoro, ai nostri appuntamenti. Ci siamo forse mai chiesti se questo spazio/tempo lo viviamo e lo riempiamo? Sì, no, boh…». “Storybus” tenta di dare una risposta con quel tocco di surrealtà che caratterizza la content factory made in Zena. -

Tonino Conte, “due volte quaranta”: intervista al fondatore del Teatro della Tosse

Illustrazione di Valentina Sciutti Intervistare Tonino Conte è una di quelle cose che hanno a che vedere con l’emozione. L’emozione davanti al sipario che si alza, davanti alle luci che si spengono, davanti alla magia del teatro che non si può né creare né distruggere ma soltanto trasformare.
Il 29 maggio prossimo Palazzo Ducale inaugurerà Due volte quaranta, una mostra che nasce per festeggiare gli ottant’anni di Tonino, un artista eclettico, visionario e popolare nel senso più ricco e bello del termine. E proprio guardando a questi ottant’anni dedicati all’arte e al teatro, abbiamo cucito con Tonino Conte una conversazione ad ampio spettro, tenendoci in equilibrio tra temi, passioni e pensieri diversi, certi che questa delicata entropia all’insegna della curiosità per il personaggio e per l’uomo potesse essere la chiave per tratteggiare al meglio un artista a tutto tondo.L’intervista integrale è pubblicata sul numero 58 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni).
Ivano Fossati scrive “Chi guarda Genova sappia che Genova si vede solo dal mare”. E parlando di prospettive e punti di vista, com’è Genova vista da Tonino Conte?
Ho una sincera amicizia per Ivano Fossati, è stato uno dei primi musicisti con cui ho collaborato, io ero agli inizi come regista e lui era un giovanissimo brillante compositore già conosciuto in campo musicale, ma molto sensibile al teatro. Però questa volta non sono del tutto d’accordo con lui. C’è una Genova di pietra scavata nelle montagne e nei caruggi, una Genova da dove non vedi spesso il sole, ma che era – ed è tornata ad essere – brulicante di vita, di relazioni, con la particolare atmosfera e i profumi che ne sono l’essenza. Una città che però qualche volta dà un po’ l’idea di essere pigra, quasi “senz’anima”.Lei un giorno ha detto che per essere un buon regista non si devono mai svestire i panni dello spettatore. Quali spettacoli hanno segnato il suo modo di fare teatro?
Quando dicevo questo intendevo che non amo un teatro fatto solo per se stessi, rinchiuso in un’idea “autistica”, guardandosi l’ombelico. Il teatro è comunicazione, anche se parte – spesso – da “un moto dell’anima” dell’artista, sia esso autore o regista.
Gli spettacoli che mi hanno profondamente colpito sono soprattutto quelli di Aldo Trionfo: assistere a una serata della Borsa d’Arlecchino – dove ero stato scritturato all’inizio come “spettatore” perché si rischiava di non tenere la rappresentazione per mancanza di pubblico – mi fece capire come il teatro non fosse soltanto uno stanco rito ripetitivo a beneficio di un pubblico abitudinario, ma un’esperienza coinvolgente, ironica, originale, e insieme profonda.
E poi mi ha molto colpito la visione de La Classe Morta di Tadeusz Kantor a cui ebbi la fortuna di assistere al suo debutto in Italia, a Firenze negli anni ’70, al Rondò di Bacco, dove lo spettacolo era stato invitato da Andres Neumann: quei grigi manichini umani, quei banchi dove si aggiravano allievi invecchiati ma sempre prigionieri di una vuota ripetizione, con il regista che li “comandava” dall’esterno con gesti e sguardo imperiosi rappresentavano in modo misterioso e completo l’unione tra la morte e la risata, tra l’ironia e il dolore. Ancora adesso il segreto del teatro “vivo” ha una sua verità in questo binomio.Ma Tonino Conte non è solo teatro e l’eclettismo è una parte centrale del suo essere artista. Si è misurato con la letteratura e, soprattutto, con le arti visive. E parlando di arti visive il pensiero corre inevitabilmente a Emanuele Luzzati.
Insieme avete creato grandi momenti di teatro e un nuovo modo di approcciare la scena. Ci racconta qualcosa del vostro lavorare insieme?
Ubu Re di Jarry, il mio primo spettacolo, è nato con scene e costumi di Luzzati. Insieme abbiamo fondato il Teatro della Tosse. Tanta concomitanza di vita e di lavoro non ci ha spinti alla sindrome di Bouvard e Pécuchet, nel senso che non siamo diventati dei “fissati” del nostro mestiere, avevamo caratteri molto diversi e interessi a volte divergenti. Tutto ciò ci ha consentito una collaborazione “leggera”, quasi svagata, fatta di poche parole e di molte libertà.
Quasi trent’anni dopo ritornammo a Jarry con Ubu Incatenato prodotto per la stagione ‘95/96 al Teatro della Tosse. Nacquero decine di tavole di straordinario vigore espressivo, popolate di donne con tre seni e cosce abnormi, di uomini senza faccia e due cappelli, magrezze spettrali e grassezze oscene. Manipolando il monumento scoprii che il piedone poteva diventare carrozza, il grosso sedere tavola da imbandire, gambe e braccia divani. Togliendo tutti i pezzi di cui era composto il monumento, l’intelaiatura di ferro che lo sosteneva era la prigione più teatrale che ci possa immaginare. Tra i due “Ubu” di cui ho parlato c’erano stati almeno un centinaio di altri spettacoli, così come molte altri sono venuti dopo, saltando da Shakespeare ai burattini, dalle opere liriche alle ombre cinesi, dai grandi spettacoli estivi all’aperto alle sperimentazioni in quella sorta di moderna cantina che è l’Agorà del Teatro della Tosse. Nella maggioranza dei casi siamo stati così astuti da evitare la trappola della routine, cercando di risolvere in modi sempre diversi lo stesso problema: inventare un bello spettacolo.Chiara Barbieri
L’intervista integrale su Era Superba #58
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Ciak, si gira: i film in cui Genova è protagonista, da René Clement a Michele Placido
La settima arte ama Genova, da sempre. Negli ultimi anni il capoluogo ligure ha ospitato soprattutto spot pubblicitari e riprese televisive, ma è proprio attraverso il cinema che la città, probabilmente anche oltre le intenzioni dei vari registi, ha spesso assunto un ruolo da protagonista, trasformandosi da semplice quinta scenica a vera diva della storia.
Non vogliamo elencare qui tutti i film che sono stati girati a Genova, abbiamo scelto quelle pellicole dove a nostro giudizio la nostra città è riuscita a dare il meglio di sé. E, in questo senso, non si può che partire citando il meraviglioso Le Mura di Malapaga del 1949, film con il quale il regista René Clement vinse a Cannes e guadagnò l’Oscar Onorario nel 1950 come miglior film straniero (le attuali categorie furono introdotte solo nel 1956).
Questa pellicola, solitamente trasmessa ad orari impossibili sulle reti minori delle tivù generaliste, si può ora fruire più facilmente grazie alla rete, e ci mostra struggenti immagini di una Genova che fu. Il film fu girato intorno alle attuali Piazza Cavour, via del Colle, Sottoripa; le Mura del titolo in realtà appaiono raramente, ma poiché erano il luogo dove anticamente venivano incatenati e lasciati a patire fame, sete e freddo all’aperto coloro che non onoravano i propri debiti, hanno una valenza fortemente evocativa rispetto alla trama.
Vedere Jean Gabin che, in uno splendido bianco e nero, si aggira lungo i negozietti di Sottoripa, percorre i vicoli fino alla bettola dove incontrerà Marta (una dolente Isa Miranda che vinse a Cannes come attrice protagonista), ci fa inevitabilmente riflettere su quanto abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi, e su quello che non potremo più vedere. La scelta della location genovese del film pare si debba allo sceneggiatore, Alfredo Guarini, marito di Isa Miranda nato a Sestri Ponente.
Da un film pluripremiato ad uno volutamente dimenticato: Una voglia da morire, film del 1965 di Duccio Tessari con Raf Vallone e Annie Girardot, una commedia con tinte gialle dove si racconta di una coppia di amiche, signore dell’alta borghesia milanese, che, in vacanza ad Arenzano, decidono quasi per gioco di prostituirsi con i camionisti di passaggio sulla statale. In questo caso la nostra regione, luogo del delitto, risulta più evocata che mostrata: in ogni caso la pellicola fu sequestrata ed il regista denunciato per oscenità; solo due anni dopo caddero le accuse, ma il film non ebbe più alcuna visibilità e della bobina risulterebbero sopravvissute solo due copie.In quegli anni la nostra città non era certo in gran spolvero dal punto di vista turistico. Incerta sul come ricostruire il complesso di Madre di Dio, il Carlo Felice ed il Porto Antico, stretta fra gli Anni di Piombo che erano già iniziati ed un ruolo industriale sempre più arduo da sostenere, vede i set spostarsi verso il Ponente cittadino: Cornigliano ed il gasometro dell’Italsider (abbattuto nel 2007) sono i protagonisti di molte scene clou del B-movie Mark il poliziotto spara per primo del 1975, con sparatorie, inseguimenti e l’allora divo dei fotoromanzi Franco Gasparri che sgommava a bordo di una Lancia per le vie del quartiere.
Il gasometro sarà poi ancora la location all’ombra della quale si dipana la vicenda di Padre e Figlio, il film del 1994 di Pasquale Pozzessere, dove un padre (Michele Placido) portuale a Genova, deve affrontare il figlio, Stefano Dionisi, che rientrando dal servizio militare (altra cosa smantellata, al pari dell’ Italsider) non ha alcuna intenzione di ereditare il lavoro del padre preferendo vivere di espedienti e sognare la fuga, in qualsiasi modo riesca ad ottenerla.
Qui abbiamo riprese del quartiere mentre il ragazzo vaga rabbiosamente in moto, soffocato fra acciaierie e Stazione merci , ed attraverso lo scontro generazionale viene offerto il ritratto di una città che sa perfettamente di non poter proporre il vecchio modello di economia statalista ma è incapace di trovarne uno nuovo, così che, vent’anni dopo, siamo ancora tutti intorno al capezzale della capacità produttiva di Genova.Ma se molto incerto è il cammino industriale e commerciale, molto più spedito, per fortuna, è stato quello culturale ed ambientale. Pur fra mille passi falsi, partenze in salita e dubbi, dalle Colombiadi del 1992 in poi l’attrattiva turistica di Genova si è sviluppata quasi senza che i cittadini se ne rendessero conto. Grazie poi alla costituzione, nel 1999, della Genova Liguria Film Commission, Fondazione creata da Regione Liguria, Comune di Genova ed altre realtà territoriali liguri, che ha come scopo il marketing territoriale, la produzione audiovisiva è letteralmente esplosa nel nostro territorio. Non solo: prima della GLFC esisteva la Italian Riviera Alpi del mare Film Commission, sulla falsariga dell’esempio americano e fra le prime ad essere attive in Liguria; lo scopo, oltre a promuovere il territorio, è anche facilitare l’ottenimento di permessi, autorizzazioni, collaborazioni da parte di privati per concedere i propri beni durante le riprese.
Grazie a questa preziosa sinergia fra privati, enti locali ed operatori si sono arrivate in città, solo per rimanere al cinema, nel 2004 Agata e la tempesta del regista Silvio Soldini, che poi, innamorato della magia del luogo, nel 2007 ambienterà qui anche Giorni e nuvole, con Margherita Buy e Antonio Albanese.
Fra queste due pellicole c’è la produzione internazionale del film Genova di Michael Winterbottom, che vede Colin Firth (Premio Oscar per Il discorso del Re nel 2011) nella parte del vedovo che, arrivato in città con le due figlie, proprio da Genova prova ad iniziare una nuova vita dopo il lutto.In queste ultime produzioni la città, con le due riviere, vengono inevitabilmente messe in bell’evidenza; non a caso si sono anche moltiplicati spot pubblicitari, videoclip e serie televisive ambientate fra il Porto (una delle viste più gettonate, spesso dal mare ma anche dalla Spianata) i vicoli e Corso Italia.
A partire dal 2010, poi, tutte queste produzioni possono contare sul Cineporto, la palazzina ex- Italsider, di fronte all’altoforno, integrata con la non distante Villa Bombrini, dove Genova Liguria Film Commission ha la propria sede. E tutto questo, oltre all’indubbio ritorno di immagine per la nostra Regione, rappresenta un giro di affari di tutto rispetto: l’area ospita infatti 44 piccole imprese e diversi studi professionali con un centinaio di persone occupate ed un indotto in costante crescita (dati maggio 2014).
È addirittura di questi giorni l’uscita di un bando che per la prima volta mira a sostenere le piccole produzioni audiovisive locali, istituito proprio dalla Genova Liguria Film Commission: l’iniziativa si chiama Sarabando (sic) e resterà aperta fino al 30 gennaio 2015.Insomma, qualcosa si muove e, sia pure in minima parte, prova a rimediare ai numerosi danni causati da una crisi feroce che a Genova ha forse mietuto più vittime che altrove.
Perché se è pur vero che oggi con la cultura non si mangia, a volte però qualche pranzetto aiuta a prepararlo.Bruna Taravello
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Giuliano Montaldo: da Genova a Roma, una vita per il cinema. Intervista al regista genovese
Dalla sua Genova, Giuliano Montaldo, partì nel lontano 1950 destinazione Roma, cercava lavoro nel mondo del cinema. Aveva vent’anni e una valigia colma di sogni e speranze. «Da allora è sempre rimasta nel mio cuore… Dopo il documentario “Genova ritratto di una città” non ho mai più girato un fotogramma a Genova, perché la amo troppo e non sarei obiettivo». Quel documentario è del 1964, Montaldo immaginava la crisi della Genova industriale e raccontava delle difficoltà di un giovane operaio, padre di famiglia, rimasto senza lavoro… «ma non avrei mai pensato che le cose sarebbero potute arrivare ai livelli di oggi. In quegli anni del dopoguerra, in cui era ambientato il film, Genova era una città con le maniche rimboccate, concetti come ricostruzione, voglia di ripartire, amore per la propria terra erano alla base di ogni ragionamento».Regista e sceneggiatore, oggi Montaldo è uno dei grandi del cinema italiano, mentre registriamo la nostra intervista la gente che passa lo saluta e lo chiama “maestro”.
«Monicelli si arrabbiava tantissimo quando lo chiamavano così!». E Giuliano Montaldo? «Io sorrido e penso a mia madre, quando andavo a scuola ed ero un disastro. Nonostante ciò mi permise di andare a Roma a cercare fortuna nel cinema. Furono due grandi genitori, molto aperti di mentalità per quegli anni. Penso a loro quando mi sento chiamare “maestro”…»Questa è una preview, l’intervista integrale a Giuliano Montaldo è pubblicata nel numero 56 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni)
Che ricordi ha della sua città natale?«Tanti e forti. Da ragazzo abitavo in centro vicino a via XX Settembre, frequentavo San Vincenzo e piazza Colombo, la parrocchia della Consolazione e il cinema-teatro Sant’Agostino o della Consolazione. Con la guerra la compagnia teatrale si era sciolta e il palcoscenico del teatro era sempre vuoto. Io mi sono inventato regista a sedici anni, facevo spettacoli lì, erano piece per soli uomini che travestivo da donna per i ruoli femminili… Poi ci fu l’esplosione del Piccolo Teatro dove feci qualche comparsata da dilettantissimo e poi sul palcoscenico appena ricostruito del Carlo Felice. Lì ebbi la possibilità a diciannove anni di fare una cosa un po’ folle, il “teatro di massa”… C’era poca gente a seguirci, ma per fortuna fra quelle poche persone sedeva Carlo Lizzani che mi scelse per recitare in “Achtung! Banditi!” e mi fece entrare nel mondo del cinema, oggi sono 64 anni.
Achtung! venne girato a Pontedecimo, un film sulla resistenza in Liguria fatto dalla “Cooperativa spettatori e produttori cinematografici”, un film che non si doveva fare e che la gente di Genova ha voluto fare alla faccia del Ministero e dei divieti censori, perché la Resistenza doveva già essere dimenticata nel 1950…»Cosa crede di aver portato con sé di Genova nel suo percorso umano e professionale? Lei che tra l’altro è stato definito “Un marziano genovese a Roma”…
«Quel libro che citi racconta proprio il mio impatto con la città di Roma, che fu un po’ traumatico. Il rigore ligure contro l’approssimazione dei romani… “ci vediamo circa alle nove”, ma come… alle nove a Genova partono le navi e se arrivi “circa” rimani in banchina! Penso di aver portato con me le influenze di culture diverse dall’Africa e dall’Oriente che si riflettevano e si riflettono ancora oggi nel modo di vivere e di parlare dei genovesi; ci sentiamo “cittadini del mondo”, con quella pianura d’acqua davanti che può portarti da qualsiasi parte, anche solo con l’immaginazione. A Roma non ritrovai nulla di tutto questo».
Morena Firpo
L’intervista integrale su Era Superba #56
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Come Kubrick in Ombre Rosse, online la nuova web serie made in Zena
Un’avventura artistica che noi di Era Superba abbiamo visto crescere e che siamo orgogliosi di raccontare. Da ieri (domenica 13 luglio) è online la web serie “Come Kubrick in Ombre Rosse“, prodotta da Screenfabula, una Content Factory genovese formatasi al termine del corso per autori web tv organizzato lo scorso anno dalla nostra testata e tenuto da Marcello Cantoni. Oggi, Marcello, già sceneggiatore, scrittore e regista romano con alle spalle numerose esperienze lavorative nella capitale, dirige questa neonata realtà formata da giovani sceneggiatori. «La nostra mission è quella di ideare e sviluppare contenuti audiovisivi adatti a qualunque piattaforma, dal web alla tv, al cinema – spiega Cantoni – e questo è il nostro primo progetto».Un’impresa impossibile, quattro sceneggiatori improbabili: Davide, figlio di papà a cui sono stati congelati i fondi, Riccardo, ex anestesista cinefilo vittima di un grave shock emotivo, Elena, studentessa di lettere che per mantenersi si adatta ad un lavoro lontano dalle sue aspettative, Gino, quarantenne appassionato di film d’azione che nella vita scarica cassette al mercato. Terminato un corso di sceneggiatura, lo strano gruppo si ritrova alcuni mesi dopo per scrivere un film commissionato da una grande casa di produzione; inizia così una serie di incontri volti a trovare l’idea giusta, in cui tra gag e situazioni paradossali i quattro arriveranno a confondersi sempre più.
La web serie è coprodotta con Wonderland Production, casa di produzione con sede a Nervi che si occupa di 3D, video musicali, aziendali e spot pubblicitari.
«La particolarità e la sfida di questa web serie – conclude Marcello – è quella di sperimentare un modo nuovo e innovativo per pubblicizzare attività e prodotti commerciali, con un linguaggio narrativo che vuole discostarsi dagli spot televisivi. Ogni puntata sarà girata all’interno di un locale commerciale della città con un backstage pilotato, tutto questo al fine di promuovere il locale stesso».
Ecco la prima puntata della serie
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Lorenzo Costa e il suo Garage: una storia iniziata quaranta anni fa. La nostra intervista
Il Teatro Garage nasce a Genova negli anni ’70, prima con altre denominazioni e sotto forma di cooperativa teatrale. Dal 1981 è diventato Teatro Garage, così come lo conosciamo ancora oggi. Nel corso degli anni tante le modifiche: ad esempio, ha smesso di girovagare da una sede all’altra e ha trovato stabilità in Via Paggi, nel quartiere di San Fruttuoso, a due passi da Villa Imperiale, Piazza Martinez e Piazza Terralba.Il teatro propone produzioni ed eventi teatrali: nel tempo ha messo in scena numerosi spettacoli e partecipato a varie rassegne promosse dal Comune di Genova. Oggi si dedica perlopiù al genere del cosiddetto ‘docu-teatro‘ (un teatro documentario, di parola e basato sul racconto) e mantiene una spiccata propensione per la drammaturgia contemporanea, in controtendenza con un mercato che chiede sempre più di ridere con commedie di vario genere.
Nel corso di #EraOnTheRoad siamo andati negli uffici amministrativi del teatro e abbiamo fatto quattro chiacchiere con lo “storico” direttore artistico Lorenzo Costa.
Torniamo indietro nel tempo, agli anni ’80: la genesi del Teatro Garage e i suoi primi anni.
«Il teatro è stato fondato come cooperativa teatrale nel 1974: non ci chiamavamo ancora Teatro Garage, nome che abbiamo assunto dal 1981. Per i primi tempi siamo stati nomadi, ma negli anni ’80 era normale: erano anni di fermento, delle botteghe teatrali. Gli artisti si rifugiavano nelle cantine, e tutto era più semplice. Genova era una città silente e per fare teatro bastava avere delle buone idee da realizzare. Tutto era possibile: anche l’atteggiamento dell’amministrazione era diverso, dava impulso e favoriva i giovani artisti, chiedendo loro di rinvigorire il panorama culturale della città. Abbiamo cambiato sede varie volte, ma siamo rimasti sempre fedeli al quartiere di San Fruttuoso: per qualche anno siamo stati anche in Via Donghi, poi ci siamo stabiliti in una vecchia sala sopra ad un garage in disuso. C’era ancora la grande insegna ‘GARAGE’ a caratteri cubitali, perciò abbiamo deciso di chiamarci così: bastava solo aggiungere la scritta ‘Teatro’ sopra all’insegna, e il gioco era fatto. Siamo rimasti qui circa 6 anni, poi siamo stati cacciati: c’era stata la tragedia del Cinema Statuto di Torino, in cui morirono molte persone a causa di un incendio, perciò furono chiuse le botteghe teatrali e le sale non a norma. Dopo essere stati un po’ in giro per la città senza fermarci, nel 1988 l’Amministrazione Comunale ci ha affidato in gestione la Sala Diana, un piccolo teatro ricavato dalla galleria dell’ex cinema omonimo: una vecchia sala di circa 1000 posti, in Via Paggi, che Coop aveva già acquisito dal Comune di Genova per farne un supermercato. A distanza di ormai 30 anni, quella è ancora la nostra sede».Il Garage oggi: cosa è cambiato?
«Una cosa non è cambiata: oggi come allora, svolgiamo un lavoro costante per la città di Genova e soprattutto il territorio di San Fruttuoso, in cui siamo molto radicati. I nostri spettacoli nascono qui, poi girano l’Italia: insomma, il quartiere è fonte di ispirazione, in qualche modo. In questi 20 anni, però, siamo anche cambiati molto: quello che abbiamo creato si è trasformato in un lavoro vero e proprio, e non è più solo un divertimento. Siamo rimasti gli stessi dall’inizio e ora siamo un gruppo solido, attento e dinamico. Inoltre, altra cosa ad essere cambiata è il pubblico: mentre prima c’erano soprattutto persone che venivano da fuori, oggi il 50% degli spettatori sono della zona; mentre prima eravamo snobbati, oggi il nostro lavoro è apprezzato».
A proposito di pubblico, che tipo di spettatori sono quelli che vengono al Teatro Garage?
«Come dicevo, un buon pubblico, con una forte componente locale, attento e curioso, ma con qualche pecca (se così vogliamo chiamarla): in generale ci sono pochi giovani, l’età media supera i 45 anni e l’80% sono donne. Ci siamo trovati a fare dibattiti a fine spettacolo, con 60 donne e 20 uomini, che raccontavano di essere lì solo perché trascinati dalla moglie o dalla fidanzata. La risposta che ci siamo dati è che le donne sono più propense ad avvicinarsi al teatro perché è un campo per cui è necessario avere una sensibilità particolare, che di norma appartiene più all’universo femminile e meno agli uomini. Sono tendenze che accomunano molti teatri in Italia, non sono una prerogativa del Garage: c’è una disaffezione generale. Ad esempio, molti ragazzi pensano ancora che il teatro sia un posto vecchio e ‘incartapecorito’, ma è importante ribadire che non è più (o sempre) così».
Parliamo invece di voi: la vostra compagnia è composta da persone fisse o cambiano ad ogni spettacolo?
«Quattro persone fanno parte dell’organico del teatro con un contratto a tempo indeterminato e si occupano di amministrazione, casse, ufficio stampa e direzione artistica (lo stesso Costa, n.d.r.), mentre gli altri cambiano in ogni spettacolo, anche se spesso collaboriamo con gli stessi artisti assunti con contratto a progetto. Per ogni spettacolo ci sono decine di persone che ruotano attorno alla produzione».
Che tipo di produzioni preferite: qual è il vostro ‘genere’, se di genere si può parlare?
«Nel tempo il nostro atteggiamento è cambiato: negli anni ’70 pensavamo che dovevamo fare quello che ci piaceva, anche se il pubblico non lo capiva (tipico atteggiamento snobistico dell’intellettuale di quegli anni). Poi ci siamo cimentati in produzioni diverse, a cicli e fasi alterne: dopo gli inizi con il teatro dell’assurdo, è arrivato il giallo; poi ci siamo avvicinati da ultimo alla drammaturgia contemporanea e al docu-teatro, più parlato e raccontato, per emozionare e mai fine a se stesso (un esempio, lo spettacolo “Io, Giacomo e Leopardi” o “La Grande Guerra”, per commemorare i 100 anni dallo scoppio della prima Guerra Mondiale). Sono scelte impopolari, in un momento in cui il pubblico chiede di ridere e vuole vedere commedie. Sono generi che non pagano in termini di pubblico e incassi, e non sono richiesti nelle programmazioni: per sopravvivere, nel 2014 ci siamo aperti per la prima volta alla commedia e stiamo portando in scena “Sinceramente Bugiardi”, con Debora Caprioglio. Il nome di spicco dell’attrice e la commedia tratta da Alan Ayckbourn ci hanno garantito già un discreto successo. A me però non piace, e ho affidato la regia a un collega romano. Al contrario, lo spettacolo “Girotondo” tratto da Schnitzler non gode dello stesso successo. Insomma, produrre lavori più ‘leggeri’ è un piccolo prezzo da pagare per fare cassa e riuscire a concentrarci su quello che ci piace».A proposito di questo, quanto è difficile oggi fare teatro? Come sopravvivete e come reperite finanziamenti?
«Oggi fare questo mestiere è difficile, spesso si hanno crediti che non vengono corrisposti e debiti da retribuire: ci sono difficoltà di natura economica dovute al momento storico. Prima avevamo sovvenzioni esterne fino al 50%, ora i fondi si sono ridotti a circa il 10% e il resto dobbiamo trovarlo da soli. Abbiamo 15 mila euro di spese di gestione degli spazi (nonostante si tratti di un piccolo teatro con circa 105 posti) e da quando è arrivato l’euro non riceviamo più il FUS (fondo unico per lo spettacolo, n.d.r.). Siamo obbligati, come dicevo, ad aprirci a commedie e produzioni che portano maggiore liquidità; inoltre curiamo la programmazione teatrale per alcuni comuni liguri, soprattutto nel Ponente (Loano, Finale Ligure, Ventimiglia)».
Avete da qualche tempo dato avvio a un’iniziativa: la biblioteca teatrale. Di cosa si tratta?
«Si chiama ‘biblioTGteca’, un servizio gratuito rivolto a teatri e compagnie teatrali che collaborano con noi, allievi ed ex-allievi dei nostri corsi, abbonati alla stagione in corso, universitari. Permette di consultare e prendere in prestito testi teatrali, monografie e manuali sul teatro, e cercare copioni sia fisici che in rete, in formato digitale».
Genova e il teatro: un rapporto tormentato?
«A Genova c’è una antica e prestigiosa tradizione di teatro ‘tradizionale’, quella che si identifica con il Teatro Stabile, ma anche una tradizione amatoriale, con decine di compagnie che lavorano in modo professionale e che hanno background misti. C’è fermento, voglia di stare sul palco e fare teatro, ma meno voglia di guardare e andare a teatro. Un problema da risolvere…».
Qualche anticipazione: le novità per il 2015?
«L’idea è quella di puntare su un settore in cui c’è al momento un mercato buono e per cui sentiamo una vocazione: gli spettacoli per bambini. Vogliamo iniziare un ciclo di racconti di fiabe davanti al braciere, o al caminetto, come si usava una volta. Potrebbe chiamarsi “Il nonno racconta”: un modo per insegnare a nonni e genitori a raccontare storie, e per insegnare ai bambini ad ascoltarle».
Elettra Antognetti
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Permiso de Soñar, un documentario che lega la Liguria all’Ecuador. Progetto del collettivo Escuelita
Permiso de Soñar è un film del collettivo Escuelita, nato da un laboratorio video animato da Cristina Oddone, Zelmira Pinazzo, Claudia Sbarboro, Gianluca Seimandi, Simone Spensieri. È l’ultimo progetto video diretto dalla regista genovese Oddone che, dopo il successo del documentario “Loro Dentro” (qui l’approfondimento di Era Superba), si è avvalsa ancora della collaborazione degli operatori del Laboratorio di Sociologia Visuale, del Centro Frantz Fanon di Torino e ASL 4, allargando il cerchio anche all’Escuelita di Chiavari.Il film racconta la migrazione di un gruppo di giovani che dall’Ecuador sono arrivati in Italia per ricongiungersi con le loro madri, partite anni prima sperando di trovare un’occupazione nel nostro Paese. Permiso de Soñar affronta i problemi aperti legati all’accoglienza nel nostro Paese e soprattutto in Liguria, alle leggi, agli ambienti “devianti” in cui i migranti spesso si trovano a vivere.
Il titolo, com’è facilmente intuibile, significa “Permesso di sognare”: una formula che richiama anche fonicamente il concetto di “permesso di soggiorno” ed evoca le difficoltà di ottenere un documento che legittimi la presenza di questi soggetti sul territorio e restituisca loro la speranza di un progetto di vita concreto.
Nel dicembre 2012, una versione ancora embrionale era stata presentata a Genova in occasione dell’Ecuador Festival. Si trattava di un piccolo premontato di circa 18 minuti. In seguito, questo lavoro è stato integrato con altre immagini e contributi: un docu-film di circa 50 minuti, in formato HD (fotocamera Canon 70D e telecamera SONY HVR Z1), da distribuire in festival, circuiti televisivi, dvd, formazioni sul tema delle migrazioni e della sofferenza sociale. Per questo, dallo scorso 27 gennaio è stato aperto il crowdfunding: chi vuole, può fare una donazione entro il 15 maggio 2014 e aiutare la realizzazione del documentario.
La Escuelita e i “figli sospesi”
«Al momento gli incontri all’Escuelita si svolgono una volta a settimana – racconta la regista Cristina Oddone – ma siamo fermi con le riprese perché stiamo cercando finanziatori per poter ideare un progetto organico. Per ora abbiamo optato per il fundraising e ci siamo affidati a Produzioni dal Basso, ma abbiamo in programma anche un incontro con il consolato ecuadoriano per cercare di sbloccare la situazione: anche loro sono sensibili alle tematiche che trattiamo perché negli ultimi anni si sta riscontrando un ritorno dei migranti nel Paese di origine».
Il progetto nasce grazie all’iniziativa di “La Escuelita”, collettivo di giovani immigrati per lo più ecuadoriani, che da ormai 6 anni opera nel territorio del Tigullio – tra Chiavari e Lavagna – e lavora sulle problematiche di esclusione e marginalizzazione. Si riunisce con la supervisione dello psichiatra Simone Spensieri del Centro Frantz Fanon di Torino e segue il percorso complicato di questi giovani stranieri – molti dei quali frequentano anche il SERT -, occupandosi di cittadinanza e processi di socializzazione. Nel 2013 Escuelita ha deciso di dare avvio alla realizzazione di un documentario sui sogni dei ragazzi che ospita e sulla loro difficoltà nel trovare nuovi orizzonti di vita nell’area del Tigullio, collegando a doppio filo Liguria e Sud America. Chiavari, nello specifico, è uno scenario particolare: è una “provincia ricca”, meno problematica e complessa di Genova. Anche se si tratta di una città di migranti (diretti proprio verso il Sud America), oggi qui la società è conservatrice, i giovani stranieri danno più nell’occhio, sono stigmatizzati e devono fare spesso i conti con una forte sorveglianza.
Inoltre, il motivo della formazione di una comunità così importante proprio nella nostra regione è dovuta al fatto che, come si sa, l’età media degli abitanti è alta, la popolazione è anziana e bisognosa di cure: per questo molte donne sudamericane hanno scelto di vivere qui, lavorando come badanti. Poco dopo, il ricongiungimento dei coniugi e dei figli, per la ricostruzione del nucleo famigliare. Solo che, mentre le madri hanno trovato impiego presso le famiglie chiavaresi, i figli sono rimasti sospesi «tra un passato sfumato e un futuro che non riesce a configurarsi», come racconta la regista. Sono in Italia da ormai una decina di anni, sono arrivati quando erano adolescenti e frequentavano le scuole superiori; adesso hanno circa 27-28 anni, molti di loro hanno una famiglia, le loro storie sono sfaccettate e complicate. Da un lato non vogliono andarsene dal nostro Paese, ma le dinamiche di inclusione e il contesto sembrano ostili; dall’altro mitizzano la patria lasciata e vorrebbero tornarvi, soprattutto adesso che – complice la crisi dell’occidente – l’Ecuador è un Paese emergente, con più possibilità sotto il profilo professionale e dell’istruzione, e con maggiori incentivi sul piano edilizio.
In bilico tra restare e tornare, tra inclusione ed esclusione in un contesto ostile, questi migranti hanno anche molti ostacoli legali davanti a sé: ottenere la cittadinanza italiana, avere i documenti in regola e un permesso di soggiorno permetterebbe loro di costruirsi una vita “regolare”, trovare un lavoro che non sia in nero e che non li renda ricattabili, fare progetti per la loro famiglia.
Permiso de Soñar: il documentario
Dallo scorso anno si è cominciato a introdurre nei tradizionali incontri dell’Escuelita una riflessione sull’immagine e la narrazione di sé, realizzando interviste e girando scene all’aperto, nei luoghi normalmente frequentati dai ragazzi, cercando di coglierne l’aspetto quotidiano. Si è pensato di trasformare i consueti colloqui individuali in incontri di gruppo tra individui con problemi simili, in cui i soggetti potessero tirare fuori le proprie emozioni, ascoltarsi e imparare anche a usare la macchina da presa e la strumentazione.
Il girato si snoda in periferie e spazi urbani in stato di abbandono, e – come succedeva in “Loro dentro”, documentario girato all’interno del carcere di Marassi – l’obiettivo è instaurare un narrato intimistico e creare un livello di confidenza con i personaggi, spingendoli a parlare delle proprie storie perché a loro agio con gli operatori.
L’approccio è etnopsichiatrico e tratta le problematiche dei vari soggetti non come se fossero separate dallo scenario di riferimento, ma contestualizzandole e facendo riferimento al gruppo etnico di riferimento: cade il giudizio etnocentrico e vengono messe in luce le specificità di certi disturbi non appartenenti a categorie psichiatriche universalmente riconosciute.
Elettra Antognetti
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Bando Etica in Atto: Laura Sicignano premiata con Compleanno Afghano
La regista e drammaturga genovese Laura Sicignano, direttore artistico del Teatro Cargo di Genova Voltri, è tra i vincitori del bando di drammaturgia Etica in atto che ha recentemente nominato i premiati per le diverse categorie di concorso.Lo spettacolo vincitore della sezione Migranti è Compleanno afghano, scritto a quattro mani con Rahmatullah Safi, rifugiato afghano di 18 anni che in quest’opera ha raccontato la propria storia. Il premio è andato ex aequo con lo spettacolo Il poeta di Gjakova di Sara Culzoni.
La premiazione del bando – organizzato dall’associazione Le Acque dell’Etica e che premia ogni anno opere di drammaturgia a contenuto etico – è avvenuta alcuni giorni fa presso il Ministero dei Beni Culturali.
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Diario digitale della Liguria: bando di concorso per video
L’Agenzia di promozione turistica In Liguria apre il bando di concorso Diario digitale della Liguria, che porterà alla realizzazione di cinque video racconti sulla nostra regione.Videomaker, esperti in new media e blogger possono cimentarsi in un filmato di circa 120 secondi in lingua inglese sulla base di uno storyboard fornito dall’Agenzia e che potrà riguardare uno dei molti aspetti caratteristici della regione: il paesaggio, i borghi, le persone, la gastronomia, la storia etc.
Requisiti: età superiore ai 18 anni, possesso di una propria apparecchiatura per la produzione di filmati, esperienza pregressa in questo campo, ottima conoscenza della lingua inglese e dei social network ed essere in grado di assicurare la massima diffusione del video.
La candidatura va inviata entro lunedì 30 settembre 2013 inviando il materiale presente sul sito web di In Liguria. I candidati selezionati avranno garantite le spese di viaggio, vitto e alloggio per la Liguria, nei giorni di permanenza necessari al progetto, oltre a un compenso di 2.500 € e un compenso aggiuntivo – sulla base delle visualizzazioni sul canale YouTube di In Liguria entro marzo 2014 – così ripartito: al primo classificato 4000 euro, al secondo classificato 3000 euro, al terzo classificato 2.000 euro.
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Teatro dell’Archivolto: gli spettacoli della stagione 2013 / 2014
Riparte la stagione del Teatro dell’Archivolto di Genova Sampierdarena, che lo scorso anno ha beneficiato di un grande sostegno da parte della città in un momento di difficile situazione economica.Il debutto è con Poetastri, spettacolo con Claudio Bisio e Michele Serra dedicato alla memoria di Don Andrea Gallo (28 settembre).
Questo il programma dei 27 spettacoli in cartellone.
Archivolto Viva, cinque serate a sostegno del Teatro dell’Archivolto
Sabato 28 settembre
Poetastri
CLAUDIO BISIO e MICHELE SERRADomenica 6 ottobre
Neri in Quartet
NERI MARCORE’ / GNU QUARTETMartedì 22 ottobre
Piano solo
STEFANO BOLLANIMartedì 3 dicembre
Bergonzoni per l’Archivolto
ALESSANDRO BERGONZONIGiovedì 10 aprile
Recital per due
DAVID RIONDINO E DARIO VERGASSOLACartellone
Sabato 2 domenica 3 novembre
Discorsi alla nazione
ASCANIO CELESTINI
in collaborazione con Teatro Stabile di GenovaVenerdì 15 e sabato 16 novembre
Berlinguer. I pensieri lunghi
di Giorgio Gallione
produzione Teatro dell’ArchivoltoVenerdì 29 novembre
LA NOTTE DEGLI SCRITTORI
con Giancarlo De Cataldo, Carlo Bonini, Diego De Silva, Michela Murgia, Francesco Piccolo, Wu Ming
un progetto Teatro dell’Archivolto / Einaudi EditoreVenerdì 6 dicembre
La manomissione delle parole
GIANRICO CAROFIGLIOSabato 14 dicembre
Il poeta e Mary
STEFANO BENNIMercoledì 18 e giovedì 19 dicembre
L’invenzione della solitudine (di Paul Auster)
GIUSEPPE BATTISTON
regia Giorgio Gallione
produzione Teatro dell’Archivolto / Teatro Stabile di GenovaVenerdì 17 e sabato 18 gennaio
La misteriosa scomparsa di W (di Stefano Benni)
AMBRA ANGIOLINI
produzione Teatro dell’Archivolto, in collaborazione con Teatro Stabile di GenovaGiovedì 23 gennaio
Occidente estremo
FEDERICO RAMPINISabato 25 gennaio ore 16
Il paese dei campanelli
COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTEVenerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio
Crime stories
MASSIMO CARLOTTO
regia Giorgio GallioneGiovedì 6 febbraio
Pinocchio
BABILONIA TEATRIDa sabato 1 a martedì 4 marzo
Beatles Submarine
NERI MARCORÈ / BANDA OSIRIS
regia Giorgio Gallione
nuova produzione Teatro dell’ArchivoltoMartedì 11 marzo
Journal d’un corp
DANIEL PENNAC
produzione Les Bouffes du NordMartedì 18 marzo
Ponts Suspendus
CIE SIC 12
spettacolo di danzaDa giovedì 20 a sabato 29 marzo
Apocalisse
UGO DIGHERO
da Niccolò Ammaniti
nuova produzione Teatro dell’ArchivoltoVenerdì 4 aprile
Blind Date
CESARE PICCO
concerto al buioDa lunedì 5 a sabato 10 maggio
DANZACONTEMPOLIGURE
performance, laboratori, incontri, spettacoliVenerdì 16 maggio
BANDA DI PIAZZA CARICAMENTOSabato 17 maggio
ANTONIO MARANGOLO
In concerto con l’Orchestra Filarmonica di SampierdarenaLive indie rock
In collaborazione con Habanero EdizioniMercoledì 22 gennaio
Giovanni Lindo FerrettiSabato 15 marzo
Brunori Sas -

Teatro Stabile, stagione 2013/2014: gli spettacoli in programma
Viene presentata oggi al pubblico la stagione 2013 / 2014 del Teatro Stabile di Genova, che come ogni anno propone un ricco cartellone di spettacoli con noti artisti della scena genovese e nazionale.Ecco il cartellone completo della stagione 2013 / 2014. Per informazioni più dettagliate potrete visitare la nostra agenda eventi nei giorni che precedono lo spettacolo.
Teatro della Corte
15 – 20 ottobre 2013
Ballata di uomini e cani. Dedicata a Jack London
di e con Marco Paolini23 – 27 ottobre 2013
Attenti a quei 3/due
di Tullio Solenghi, Maurizio Lastrico, Enzo Paci29 ottobre – 1 novembre 2013
Discorsi alla nazione
di e con Ascanio Celestini5 – 10 novembre 2013
Il discorso del re
di David Seidler
Produzione: Casanova Multimedia5 – 10 novembre 2013
La brocca rotta
di Heinrich von Kleist
Produzione: Teatro Stabile di Bolzano19 – 24 novembre 2013
Il cappotto
di Vittorio Franceschi da Nikolaj Gogol’
Produzione: Arena del Sole – Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna25 novembre 2013
14° memorial jazz concerto “Gianni Dagnino”
Interpreti principali: Ottetto Mauro Ottolini, Freddy Colt Swingtet3 – 22 dicembre 2013
La bisbetica domata
di William Shakespeare
Produzione: Teatro Stabile di Genova, Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Teatro Stabile di Napoli14 gennaio – 2 febbraio 2014
Il tartufo
di Molière
Produzione: Teatro Stabile di Genova4 – 9 febbraio 2014
Servo per due
da Carlo Goldoni
di e con Pierfrancesco Favino11 – 16 febbraio 2014
Giocando con Orlando
di Marco Baliani da Ludovico Ariosto
con Stefano Accorsi18 – 23 febbraio 2014
La locandiera
di Carlo Goldoni
Produzione: Società per attori25 febbraio – 2 marzo 2014
Frost / Nixon
di Peter Morgan
Produzione: Teatro Elfo Puccini, Teatro Stabile dell’Umbria4 – 9 marzo 2014
I pilastri della società
di Henrik Ibsen
di e con Gabriele Lavia11 – 16 marzo 2014
Le voci di dentro
di Eduardo De Filippo
con Toni e Peppe Servillo18 – 23 marzo 2014
Antonio e Cleopatra
di William Shakespeare
Produzione: Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile di Napoli, Arena del Sole – Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna25 – 30 marzo 2014
Circo equestre Sgueglia
Produzione: Teatro Stabile di Napoli, Napoli Teatro Festival Italia, Teatro di Roma1 – 6 aprile 2014
Non è vero ma ci credo
di Peppino De Filippo8 – 13 aprile 2014
Oscura immensità
di Massimo Carlotto
regia di Alessandro Gassmann15 – 17 aprile 2014
Voglio tornare a casa
di Davide Ferrari
Produzione: Echo Art23 aprile 2014
L’incontro possibile
di Anna Solaro
Produzione: Teatro dell’Ortica
Interpreti principali: le detenute e i detenuti del Carcere di Pontedecimo, i bambini della Scuola elementare Daneo, gli allievi della Scuola del Teatro dell’Ortica28 – 30 aprile 2014
Adesso Odessa. La città schifosa
di Moni Ovadia, Pavel Vernikov8 – 10 maggio 2014
Acoustic night 14
di Beppe GambettaTeatro Duse
11 ottobre 2013
La conquista del Cervino. Sinfonia di una montagna
di Livio Viano, Roberto Anglisani, Alessandro Cappai
Produzione: Teatro d’Aosta
interpreti principali: Roberto Anglisani
regia di: Livio Viano16 ottobre – 3 novembre 2013
Poker
Produzione: Compagnia Gank, Teatro Stabile di Genova6 – 24 novembre 2013
Il gioco dei re
di Luca Viganò
Produzione: Teatro Stabile di Genova, Napoli Teatro Festival Italia
interpreti principali: Alice Arcuri, Fabrizio Careddu, Cristiano Dessì,25 – 27 novembre 2013
Fool. I comici in Shakespeare
di Consuelo Barilari
roduzione: Compagnia Schegge di Mediterraneo28 novembre – 1 dicembre 2013
Rosso
di John Logan
Produzione: Teatro Elfo Puccini4 – 8 dicembre 2013
Oliver Twist
di Emilia Marasco, Carla Peirolero da Charles Dickens
regia di Enrico Campanati
Produzione: Chance Eventi, Compagnia del Suq10 – 15 dicembre 2013
Sabbatico
di e con Pino Petruzzelli
Produzione: Centro Teatro Ipotesi, Teatro Stabile di Genova17 – 20 dicembre 2013
Pantani
di Marco Martinelli
Produzione: Teatro delle Albe8 gennaio 2014
Sogni in guerra
di e con Anne Serrano
Produzione: Amalurteatro10 – 12 gennaio 2014
L’amante
di Harold Pinter
Produzione: Randevù15 – 19 gennaio 2014
Cloture de l’amour
di Pascal Rambert
Produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione21 – 26 gennaio 2014
Oh Dio mio!
di Anat Gov
Produzione: Attori & Tecnici28 gennaio – 2 febbraio 2014
La voce umana / Il bell’indifferente
di Jean Cocteau
Produzione: Spoleto56 Festival dei 2Mondi, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Mittelfest5 – 9 febbraio 2014
L’invenzione della solitudine
di Paul Auster
regia di Giorgio Gallione, con Giuseppe Battiston
Produzione: Teatro dell’Archivolto, Teatro Stabile di Genova12 – 16 febbraio 2014
La misteriosa scomparsa di W
di Stefano Benni
regia di Giorgio Gallione, con Ambra Angiolini
Produzione: Teatro dell’Archivolto, Teatro Stabile di Genova19 – 23 febbraio 2014
Italia mia Italia
di Maddalena Crippa26 febbraio – 2 marzo 2014
Il divorzio
di Vittorio Alfieri
Produzione: Fondazione Teatro Piemonte Europa3 – 6 marzo 2014
L’affaire Picpus
di Enrico Bonavera, Christian Zecca
Produzione: La quinta praticabile, Associazione culturale Quante Quinte12 – 23 marzo 2014
Sogno di una notte di mezza estate
di William Shakespeare
Produzione: Teatro Stabile di Genova24 marzo 2014
Piccoli uomini feroci
da Luigi Pirandello
Produzione: La Compagnia Italiana di Prosa26 – 30 marzo 2014
Lo straniero
di Albert Camus
Produzione: Fondazione Teatro Due2 – 6 aprile 2014
IL principe
di Stefano Massini da Nicolò Macchiavelli
Produzione: Arca Azzurra Teatro9 – 13 aprile 2014
Il giorno della civetta
di Leonardo Sciascia
Produzione: Lunaria Teatro14 – 17 aprile 2014
Tutto matto. C’erano una volta gli anni ’80
di Daniele Vecchiotti
Produzione: Officine Papage28 aprile – 4 maggio 2014
Le baccanti
di Euripide
Produzione: Teatro Stabile di Genova (allievi del Master della Scuola di Recitazione “Mariangela Melato”)6 – 11 maggio 2014
La mamma più forte del mondo
di Barbara Moselli
Produzione: Teatro Stabile delle Marche, NIM Neuroni in movimento15 – 17 maggio 2014
Cariatide canzone, work in progress
di Carla Tatò, Carlo Quartucci
Produzione: Teatro Stabile di Genova.