Tag: rifiuti

  • Raccolta differenziata: riciclare conviene a comuni e cittadini

    Raccolta differenziata: riciclare conviene a comuni e cittadini

    Differenziare e riciclare conviene, è necessario ribadirlo con forza se davvero vogliamo compiere un salto decisivo – soprattutto a livello di mentalità dei cittadini – e finalmente avviare un cambiamento radicale nella gestione del ciclo dei rifiuti.
    Basti pensare a quali benefici economici sono possibili per le casse comunali nel caso in cui si decida di impostare una raccolta differenziata di qualità. I comuni italiani infatti hanno l’opportunità di consorziarsi con il Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI) e ricevere contributi economici per ogni tonnellata dei diversi materiali raccolti. E proprio in questi giorni sono aumentati gli introiti che il CONAI riconosce alle amministrazioni comunali.

    Ad esempio per quanto riguarda l’acciaio, si va da 38,99 €/ton (contro 38,27 del 2011) per frazioni estranee tra il 15 e il 20%, fino a 85,07 €/ton (erano 83,51) con impurità limitate al solo 5%. Per la raccolta dell’alluminio si va da 177,21 €/ton (erano l’anno scorso 173,96) a 434,77 (contro 426,79). Per i rifiuti di imballaggi cellulosici si passa dai 91,38 ai 93,09 €/ton. Per quelli di legno da raccolta pubblica vengono corrisposti dai 7,10 €/ton ai 14,18 per qualità superiori. Per il vetro, invece, in fascia d’eccellenza, il corrispettivo è di 38,27 €/ton (contro i 37,57 dell’anno scorso). Più variegati e diversificati sono contributi per i materiali in plastica. Comunque, anche in questo caso plastiche monopolimero post consumo (i famosi tappi di plastica), valgono almeno 246 euro a tonnellata.
    Secondo una stima del CONAI, un comune di 100 mila abitanti con una raccolta differenziata complessiva intorno al 45% in prima fascia di qualità per la raccolta di tutti gli imballaggi, può arrivare a ricevere corrispettivi pari a circa 1 milione di euro.
    «Chi pensa che “la raccolta differenziata non serva” e ci continua a raccontare che “la differenziata costa troppo”, è servito – scrive il dott. Federico Valeri, chimico ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, nel suo blog http://federico-valerio.blogspot.com – La “rumenta” non è un problema, al contrario genera un valore economico notevole, questo è il messaggio che dobbiamo diffondere».

    E proprio in questo senso si muovono due iniziative assai virtuose, attive sul territorio genovese. La prima riguarda la raccolta di tappi di plastica, lanciata ormai da qualche anno grazie all’impegno del Centro d’ascolto di Marassi-Quezzi (che fa riferimento alla Caritas), poi costituitasi in associazione “Non solo parole”. I volontari e le persone seguite dall’associazione (che così hanno l’opportunità di impegnarsi in un lavoro utile) raccolgono i tappi da privati, aziende, scuole, condomini (oltre un centinaio sono i punti di raccolta) e li radunano nel deposito di Pianderlino-San Fruttuoso.
    Il progetto si è trasformato in un protocollo d’intesa con il Comune di Genova che, tramite Amiu, una volta al mese ritira i tappi e li consegna presso un’azienda di Pavia (fino a poco tempo fa invece venivano portati ad un’azienda di Cuneo) che si occupa del loro riciclo.

    Ebbene, come detto in precedenza, una tonnellata di tappi di plastica ha un valore commerciale, riconosciuto dal CONAI, superiore ai 200 euro. Di questi, 170 euro vengono versati dal Comune di Genova all’associazione “Non solo parole”, che li utilizza per aiutare le persone in difficoltà afferenti al Centro d’ascolto.
    «Sono plastiche particolari che caratterizzano tutti i tappi di bottiglia – spiega Valerio – plastiche post consumo monotipio, ossia fatte di un unico tipo di polimero, in questo caso polietilene, facilmente riutilizzabili e questo giustifica il loro elevato valore».
    Considerando che ogni mese l’associazione recupera circa 2-3 tonnellate di tappi, le cifre cominciano a diventare interessanti.
    «Se si pensa che Napoli spende 120 euro per ogni tonnellata di ecoballe che spedisce in Olanda per essere incenerite, dovrebbe essere chiaro a tutti che riciclare bene conviene», sottolinea Valerio.
    Oggi la raccolta dei tappi viene promossa anche da Coop Liguria in collaborazione con Amiu e Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani), al fine di promuovere la costruzione di reti idriche in Tanzania.

    Il messaggio “la raccolta differenziata ha valore” può essere applicato alla perfezione ad un’altra innovativa iniziativa. Parliamo del recupero ai fini del riciclo di un materiale che a Genova, almeno finora, nessuno si era preoccupato di recuperare. Vale a dire il sughero ed in particolare i tappi di sughero (anch’essi considerati imballaggio). E pure in questo caso si tratta di un’attività a scopo benefico, promossa però da soggetti privati attenti alle buone pratiche di tutela dell’ambiente. In prima fila, quali punti di raccolta dei tappi di sughero, troviamo la Tipografia Grafica KC (via alla Stazione per Casella n. 30, da segnalare per l’attenzione a tenere bassa l’impronta ecologica dell’attività), il negozio la Formica (via Trebisonda 21r, da menzionare anche per la raccolta di pile usate), l’Enoteca (via Galata 110r), il locale Mescite (vico Sant’Agnese 25r), l’Associazione ARCI Lo Zenzero (via Torti 35).
    «Il sughero ha a che fare con la frazione organica, ma la sua biodegradabilità è bassissima e da un normale ciclo di compostaggio uscirebbe intatto – racconta Valerio – questo materiale di sintesi biologica ha interessanti qualità: impermeabile, leggero, inattaccabile dalle muffe. E può essere utilizzato, dopo un adeguato trattamento, come isolante sia termico che acustico».
    Quindi i tappi di sughero riciclati si trasformeranno in pannelli con un elevato potere termoacustico.
    La Tipografia Grafica KC raccoglie i tappi e li consegna ad un’associazione di Milano, “A braccia aperte onlus”, che si occupa del loro riciclo. Il negozio la Formica collabora con “Arti e Mestieri”, una cooperativa sociale di Boves (in provincia di Cuneo)specializzata nel campo della bioedilizia, capace di trasformare i tappi in pannelli isolanti.

    A Genova dunque, i buoni esempi esistono ma, come ricorda il dott. Valerio «Bisogna incentivarli, promuoverne la conoscenza presso tutti i cittadini, insomma crederci con più forza».
    Oggi siamo al 32% di raccolta differenziata mentre l’obiettivo rimane il 65% e con un po’ di coraggio può essere raggiunto, magari non nei termini previsti, ovvero fine 2012, ma comunque in tempi brevi. Ottimi risultati si sono visti nel “progetto pilota di raccolta porta a porta e di prossimità” realizzato in due quartieri ad alta densità abitativa, Sestri ponente e Pontedecimo, dove si è raggiunta quota 50% di differenziata con buona qualità in tutte le frazioni. Una strategia che se fosse estesa a tutta la città potrebbe risultare la carta vincente.

    Per quanto riguarda le ricadute economiche – oltre ai contributi CONAI che grazie ad una raccolta differenziata di qualità potrebbero rimpinguare le casse dei comuni – in tutto il territorio regionale c’è un’enorme spazio vuoto che andrebbe colmato e che consentirebbe la creazione di nuovi posti di lavoro. Parliamo dell’opportunità, finora non sfruttata, di sviluppare aziende specializzate nel trattamento dei diversi materiali al fine del loro riciclo. Oggi infatti tutti i materiali raccolti – ad eccezione del vetro, riciclato presso un’azienda vicino ad Altare – vengono consegnati ad imprese operanti fuori dalla Liguria. «Riciclare i rifiuti sul nostro territorio è un elemento fondamentale – conclude Valerio – sono in gioco quantità importanti che equivalgono a cifre notevoli. Ma siamo di fronte ad un’ottusa miopia. Nessun imprenditore sembra interessato ad investire in un settore che garantisce un futuro assicurato. Eppure la “rumenta” vale e dobbiamo insistere affinché questo concetto diventi patrimonio di tutti: cittadini, istituzioni ed imprese».

     

    Matteo Quadrone

  • Questione rifiuti, il dibattito in Consiglio comunale

    Questione rifiuti, il dibattito in Consiglio comunale

    La gestione della raccolta differenziata in particolare di carta e plastica, il conferimento presso la discarica di Scarpino di rifiuti provenienti da fuori regione, la presenza di una clausola di riservatezza sulle parti economiche in alcuni contratti stipulati da Amiu.
    La questione rifiuti ieri è stata al centro del dibattito in Consiglio comunale.

    Innanzitutto il consigliere Emanuele Basso ha ricordato come in questi giorni – ed in effetti guardandosi intorno se ne ha conferma – le campane per la raccolta di carta e plastica, vengano svuotate con minore frequenza.
    Secondo il consigliere dell’Altra Genova la scelta di rompere con Quattroerre, il consorzio di aziende private che si occupava della raccolta di questi materiali, a distanza di appena un paio di mesi si è rivelata un fallimento.
    L’Assessore al ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi, ha confermato le difficoltà del momento, ma ha sottolineato come la scelta di Amiu di internalizzare alcuni servizi prima affidati a ditte private – a partire dal 1 gennaio 2012 Amiu si occuperà dello svuotamento delle campane – comporterà l’opportunità di aggiungere una voce positiva al bilancio dell’azienda, grazie alla valorizzazione dei materiali, in particolare carta e cartone, che una volta proprietà di Amiu potranno essere rivenduti. “L’operazione va letta in quest’ottica – spiega Senesi – e anche il recupero di plastica e alluminio consentirà un’entrata economica”. Ma per il momento si paga l’assenza di un impianto adeguato che consenta la separazione dei materiali. Nel frattempo, in attesa della realizzazione della struttura di via Sardorella, è stata acquistata una pressa per il trattamento di carta e cartone.

    Il consigliere Giuseppe Murolo, l’Altra Genova, ha invece puntato il dito contro il conferimento, presso la discarica di Scarpino, di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da fuori regione o provincia.
    Il 20% di Scarpino si sta trasformando nella discarica di tutta Italia – accusa Murolo – Se questa è un’operazione che ha lo scopo di fare cassa bisogna assumersene la responsabilità politica”. Secondo il consigliere insomma il problema va affrontato e discusso a Palazzo Tursi.
    Mentre il consigliere di Rifondazione, Antonio Bruno, parla di 1/5 di discarica destinata ad accogliere circa 65 mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, in particolare provenienti dal nord Italia.

    Ma Bruno ritorna anche sulla questione Unieco (un consorzio di aziende che si occupano del trattamento dei rifiuti della raccolta differenziata).
    Il contratto Amiu – Unieco prevede la possibilità di conferire i rifiuti anche in sacchi chiusi – spiega Bruno – Ciò impedisce i necessari controlli che al contrario devono essere implementati”. Poi il consigliere ha ricordato che la presenza di una clausola di riservatezza sulla parte economica nel contratto Amiu – Unieco, impedisce la verifica dei termini dell’accordo e non garantisce la doverosa trasparenza.
    L’Assessore Senesi ha difeso le scelte dell’azienda ribadendo come la discarica di Scarpino sia tecnicamente autorizzata a ricevere rifiuti speciali non pericolosi. “Inoltre – sottolinea Senesi – negli ultimi 5 anni Scarpino ha accolto i rifiuti legati a due specifiche emergenze, quelle di Napoli e di La Spezia e sempre dopo i necessari accordi fra regioni o province interessate”.
    Il contratto con Unieco prevede anche la possibilità di conferire i rifiuti in sacchi chiusi – ha concluso Senesi – ma questa modalità non è mai stata utilizzata. Inoltre la clausola di riservatezza va superata ed i consiglieri devono avere accesso a tutte le parti dei contratti stipulati da aziende partecipate dal Comune”.

     

    Matteo Quadrone

  • Mostra mercato in vico Angeli, dal riciclo nascono opere d’arte

    Mostra mercato in vico Angeli, dal riciclo nascono opere d’arte

    Da domenica 11 fino a sabato 24 dicembre sarà aperta al pubblico (dalle 10 alle 18) la mostra-mercato di riciclo Natale 2011 organizzata da Amiu e dal Comitato genovese Unicef in vico Angeli, accanto a Palazzo Rosso, nel Laboratorio Creativo di palazzo Verde.

    I visitatori trovaranno specchi, poltrone, tavoli, piccoli mobiletti e tanti altri oggetti, provenienti direttamente dalla Fabbrica del Riciclo di Genova Campi e trasformati in pezzi unici e assolutamente originali da artisti del calibro di Gianni Depaoli (sua la mostra Rossomare al Gam fino all’8 gennaio 2012), Raimondo Sirotti, Giorgio Oikonomoy, Luigi Maio, Gigi Degli Abati, PierGiorgio Colombara per citarne solo alcuni.

    Alcuni pezzi, tutti recuperati dalla raccolta degli ingombranti, ovvero il mobilio gettato nella spazzatura dai genovesi nei mesi scorsi, sono stati “re-inventati” anche dagli studenti del liceo artistico Klee-Barabino e dagli allievi di alcune scuole d’arte.

    Un’iniziativa che mette insieme l’attenzione per l’ambiente, il riciclo, il riuso al servizio dell’arte e il sostegno a Unicef nella realizzazione dei suoi progetti a favore dell’infanzia nel Terzo Mondo.

  • Pannelli solari: quando l’energia pulita sporca l’ambiente

    Pannelli solari: quando l’energia pulita sporca l’ambiente

    Mille tonnellate, ovvero circa 50 mila moduli fotovoltaici rotti o comunque non più funzionanti sono in attesa di essere smaltiti.

    È quanto emerge all’indomani di Ecomondo, Fiera internazionale dello Sviluppo sostenibile, svoltasi a Rimini alcuni giorni fa, dove Ecolight, consorzio che si occupa della gestione di Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), pile e accumulatori, ha presentato il sistema integrato per la raccolta e il recupero dei pannelli solari.

    “Dai contatti che abbiamo avuto – spiega il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio – sono emersi numeri elevati. E probabilmente sono numeri in difetto rispetto alla realtà. Ci troviamo davanti a una montagna di rifiuti per i quali non esiste ancora una normativa precisa”.

    Il decreto del 5 maggio 2011, riferito al quarto conto energia, ha sancito l’obbligo per i soggetti responsabili di dotarsi di un canale corretto di smaltimento per tutti gli impianti che entreranno in funzione dal 30 giugno 2012, pena la non concessione dei contributi di incentivo. I soggetti responsabili, ovvero i produttori e gli importatori, sono chiamati ad aderire ad un consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici al termine della loro vita. Viene introdotto il principio secondo il quale chi inquina paga. Per ottemperare questo principio, il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento sono posti in capo ai produttori.

    Il fotovoltaico in Italia ha registrato una grande diffusione fin dalle prime installazioni avvenute negli anni Novanta. Ad oggi, sono oltre 54 milioni i pannelli solari in esercizio in Italia, ma non esiste nessun impianto di riciclaggio.

    Anche se la durata di un pannello fotovoltaico viene stimata intorno ai 20-25 anni, esistono già oggi molti moduli che rotti o non più funzionanti devono essere smaltiti in modo corretto.

    Ecolight ha studiato un apposito servizio tutto made in Italy per rispondere alle esigenze di recupero e smaltimento. In collaborazione con aziende partner che operano già nel settore della raccolta e del trattamento di rifiuti elettronici, è stato definito un sistema integrato di gestione di questi rifiuti garantendo il ritiro dei pannelli rotti o non più funzionanti su tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento con il recupero delle materie prime seconde e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili.

    Infatti, una volta giunto a fine vita, un normale pannello solare può ancora dare molto all’ambiente. La maggior parte dei moduli fotovoltaici è quasi interamente recuperabile. Se opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere immesse nuovamente nei cicli produttivi, facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Alcuni pannelli, inoltre, contengono tellururo di cadmio (CdTe), una sostanza particolarmente inquinante che deve essere smaltita in modo corretto.

  • Differenziata: l’impianto dell’umido in Valvarenna è chiuso da 1 anno

    Differenziata: l’impianto dell’umido in Valvarenna è chiuso da 1 anno

    Impianto di compostaggio in Valvarenna
    L'impianto di compostaggio dell'umido in Valvarenna

    Una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna, trasformata da Amiu in un impianto di compostaggio per la raccolta della frazione umida dei rifiuti, non svolge più la sua funzione da oltre un anno.

    Era infatti il 4 ottobre 2010 quando l’alluvione che sconvolse il ponente ligure colpì pesantemente la vecchia cava, sita in località Chiesino di Carpenara. Il pericolo frane e la necessità della messa in sicurezza del versante montano imposero la chiusura dell’impianto.
    “L’impianto è stato chiuso immediatamente dopo gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 – conferma l’Assessore comunale al Ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi – a causa del dissesto idrogeologico che ha interessato la zona”.

    Ebbene da allora sono passati 13 mesi e ancora oggi Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, precisamente in Provincia di Alessandria. Presso una struttura privata, con un costo significativo per le casse dell’azienda controllata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini.

    Il costo di conferimento è in media (compreso delle spese di trasporto) di 100 euro alla tonnellata“, spiega l’Ufficio Comunicazione Amiu. I conti sono presto fatti: considerando che la produzione annua di rifiuti compostabili è pari a circa 9000 tonnellate, il costo complessivo sostenuto finora supera i 900 mila euro.

    La raccolta dell’umido è un elemento fondamentale per attuare l’incremento della raccolta differenziata – spiega l’Assessore – Attualmente viene eseguita solo in alcune zone della città. L’obiettivo è quello di estenderla a tutta Genova, quindi un nuovo impianto risulta fondamentale”.

    Il piccolo impianto della Valvarenna era infatti appena sufficiente a soddisfare le esigenze dell’area cittadina. Viste le ridotte dimensioni e considerando l’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata (la quota utopistica è il 65% nel 2012), Amiu ha valutato che una volta ripristinata la struttura sarebbe stato necessario un notevole ampliamento della stessa. Un’operazione giudicata antieconomica.

    “L’azienda sta cercando un sito adatto per realizzare un nuovo impianto di compostaggio – racconta Senesi – Sicuramente non sarà all’interno del Comune di Genova”.
    Il nuovo impianto, precisa Amiu, sarà a servizio di tutta la Provincia e sarà localizzato in quest’area. L’individuazione del sito è una decisione che spetta all’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) e coinvolgerà i 66 comuni della Provincia.
    “Per adesso siamo ancora in fase di trattativa – aggiunge Senesi – Tra alcuni mesi partiranno le operazioni e il progetto si concretizzerà al massimo entro 2 anni”.
    Ciò significa che per almeno altri 24 mesi l’azienda continuerà a pagare per trasferire i rifiuti umidi fuori dai confini regionali.

    Una volta realizzato, il nuovo impianto di trattamento sarà dedicato esclusivamente all’umido recuperato grazie alla raccolta differenziata. Lo scopo primario sarà produrre compost di alta qualità. E renderne possibile la sua utilizzazione come fertilizzante su prati o prima dell’aratura, nella gestione del verde pubblico e nei ripristini ambientali.

    Ma non si tratta dell’unica novità. Nel progetto del nuovo polo impiantistico di Scarpino sarà possibile utilizzare la frazione umida dei rifiuti ottenuta dalla separazione secco/umido. Parliamo dei rifiuti indifferenziati nei quali comunque si trova sempre una parte residua di umido. Il rifiuto umido verrà separato tramite un biodigestore anerobico con l’obiettivo di produrre energia sotto forma di biogas.

    “La parte a freddo del polo di Scarpino viaggia su una corsia preferenziale e sarà realizzata per prima – conferma Senesi – Anch’essa è fondamentale per migliorare la gestione dei rifiuti. La separazione dell’umido anche dai rifiuti indifferenziati consentirà infatti di diminuire la quantità destinata alla discarica”.
    Una discarica già oggi in sofferenza e a cui forse, in questo modo, sarà allungata l’esistenza.

    Mentre per quanto riguarda l’ex cava, in una zona, la Valvarenna, già vessata dalla presenza di altri siti di estrazione e dal conseguente transito di mezzi pesanti, non si conosce ancora il suo destino. Per il momento sono stati eseguiti solo gli interventi indispensabili per garantire la presenza quotidiana dei lavoratori dell’Amiu, presso gli ultimi uffici rimasti.
    L’obiettivo è la completa messa in sicurezza della zona per poter usufruire di quegli spazi –  dichiara Senesi – Stiamo valutando diversi progetti, alcuni legati alla realizzazione della gronda ma non c’è ancora nulla di definitivo”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Riduzione dei rifiuti: si parte dalla grande distribuzione

    Riduzione dei rifiuti: si parte dalla grande distribuzione


    Si avvicina la terza edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (19-27 novembre), la campagna di comunicazione ambientale che nasce all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea con l’obiettivo primario di sensibilizzare le Istituzioni, i consumatori e tutti i soggetti influenti circa le strategie e le politiche di prevenzione dei rifiuti messe in atto dall’Unione Europea, che gli Stati membri devono perseguire, anche alla luce delle ultime disposizioni normative.

    La nuova direttiva in materia di gestione rifiuti (98/2008 CE) sottotitolata “Verso una società del riciclo” pone la prevenzione e il riuso ai primi 2 posti della gerarchia gestionale.

    E proprio in occasione dell’evento di novembre e del lancio delle iniziative Meno plastica per Tutti e Mettila in rete, finalizzate a tagliare il peso degli imballaggi e altri articoli usa e getta, Italia Nostra, Adiconsum e la campagna Porta la Sporta, scrivono una lettera aperta indirizzata alle insegne della Grande Distribuzione Organizzata per chiedere quanto sono disposte a fare per prevenire la produzione dei rifiuti con un taglio agli imballaggi evitabili e la messa in vendita di alternative di consumo a basso impatto ambientale.

    Risulta infatti necessario il contributo di aziende leader del settore alimentare come Lavazza, Barilla e altre di pari importanza, in grado di fare da traino affinchè, un giorno, si possano trovare sugli scaffali dei supermercati prodotti alimentari a basso impatto di packaging e totalmente riciclabile.

    Sono sette le azioni di riduzione dei rifiuti che Porta la Sporta, Italia Nostra e Adiconsum chiedono di realizzare in tempi brevi ai gruppi della GDO: ridurre drasticamente il consumo di sacchetti monouso nel reparto ortofrutta con l’affiancamento di una soluzione riutilizzabile come con la  specifica iniziativa Mettila in rete; inserire nell’offerta attuale di spazzolini almeno un modello con testine intercambiabili con ricariche in confezione a parte; ridurre l’overpackaging dei prodotti di gastronomia confezionati nei punti vendita; chiedere ai propri fornitori di eliminare al più presto i doppi imballaggi e gli imballaggi secondari; sostituire gli imballaggi non riciclabili con imballaggi in monomateriale riciclabili; mettere a disposizione in tutti i punti vendita un ampio assortimento di prodotti per la detergenza del corpo e della casa acquistabili alla spina o in formati concentrati; ultima azione, ma non meno importante, riguarda la necessità di fare una regolare comunicazione per valorizzare le politiche ambientali intraprese.

  • A Genova il primo Museo della “rumenta”

    A Genova il primo Museo della “rumenta”

    museo rumentaRumenta” nel dialetto genovese significa “spazzatura”: il museo mira soprattutto ad offrire ai visitatori nozioni sul ciclo dei rifiuti, sulla loro differenziazione, presentando anche un’arte contemporanea fatta con la spazzatura. Il museo sarà sia fisico che virtuale (la sede è stata decisa dall’ Urban Lab al Porto Antico); sono previste tre diverse sezioni: prevenzione, raccolta e trattamento.

     Questa iniziativa verrà finanziata dal comune e presentandosi come attrazione turistica e artistica, mira a sensibilizzare i cittadini rispetto al problema dell’inquinamento e a quello della raccolta differenziata.

     

    Sara Garau