Tag: rifiuti

  • Discarica via Piombelli: monitoraggio ambientale in attesa della bonifica

    Discarica via Piombelli: monitoraggio ambientale in attesa della bonifica

    ambiente-rifiuti-DLa discarica abusiva di rifiuti tossici di via Piombelli, a Rivarolo – vera e propria bomba ecologica in mezzo alle case – dopo anni di silenzi e omissioni, oggi è sotto stretto controllo degli enti competenti, tuttavia, i dati sul monitoraggio ambientale in via di esecuzione, ancora non sono in grado di confermare o smentire la necessità di una bonifica integrale del sito.
    Se ne è discusso venerdì 6 aprile durante la seduta consiliare del Municipio Val Polcevera, come racconta l’assessore con delega all’Ambiente, nonché abitante della zona, Patrizia Palermo «Abbiamo illustrato al Consiglio gli ultimi risultati delle rilevazioni sullo stato di inquinamento dell’area che continueranno durante il mese di aprile. Presidente e Giunta hanno anche svolto un sopralluogo in via Piombelli».

    I soggetti interpellati durante l’istruttoria sono stati: la Regione Liguria, il Comune di Genova, l’ARPAL, l’AMIU, l’ASL 3 e la Provincia di Genova. Le risposte fornite sono interlocutorie e hanno evidenziato una situazione di indagine non ancora conclusa. Sono tuttora in corso di svolgimento le attività di monitoraggio delle acque sotterranee, delle acque superficiali e non solo.
    Con nota del 19 marzo 2013, la Direzione Ambiente Igiene Energia del Comune di Genova ha evidenziato che, mediante i nuovi piezometri, sono state eseguite due campagne di campionamento e analisi (giugno e ottobre 2012). Gli esiti pervenuti sono sempre stati «conformi alle concentrazioni soglia di contaminazione». Un’ulteriore campagna verrà realizzata ad aprile 2013.
    Per quanto riguarda l’attività di monitoraggio dell’aria, i dati comunicati, emergenti dalle campionature quindicinali sul campo dal 17 luglio 2011 ed analisi di laboratorio, affermano che «l’attuale assetto normativo in materia di qualità dell’aria stabilisce per il parametro benzene (l’unico tra le sostanze rilevate, potenzialmente cancerogeno e con limiti normati) un limite massimo di concentrazione pari a 5 µg/mc (sempre ampiamente rispettato), tranne in un campionamento, tra fine aprile ed inizio maggio 2012 (valore pari a 5,34)». L’esame dei dati tecnici è ancora al vaglio di Arpal.
    In merito alla staticità del sito sono in via di completamento le indagini avviate per controllare le condizioni di stabilità dell’area, per mezzo di 2 sondaggi geognostici attrezzati ad inclinometro. Uno dei due inclinometri ha rilevato uno spostamento (lettura 8/8/2012 pari a circa 1,7 mm in direzione Nordovest; lettura 10/12/12 pari a circa 3,5 mm in direzione Nordovest).
    Nella nota della Direzione Ambiente, Ambiti Naturali e Trasporti della Provincia di Genova si evidenzia che «le azioni svolte fino a questo momento hanno avuto la finalità di indagare sulle condizioni dell’area per definire eventualmente un percorso che vada oltre la messa in sicurezza del sito, .non è escluso, infatti, che tale fase possa evolvere in un procedimento più complesso per la valutazione dell’eventuale rischio e la definizione degli interventi destinati ad eliminarlo»

    Il problema, se dovesse emergere la necessità di una bonifica integrale (i primi interventi sono stati eseguiti nel 2001 e nel 2005), è che «Non ci sarebbero le risorse economiche necessarie per eseguire un’operazione molto costosa», sottolinea l’assessore. I costi, infatti, graverebbero sulla collettività, visto che i proprietari dell’area, i marchesi Catteneo Adorno, con sentenza del Tribunale penale di Genova n. 3997/05, sono stati assolti – per non aver commesso il fatto – dall’imputazione di aver realizzato sul loro terreno una discarica di rifiuti. I contenziosi tra proprietari e Comune di Genova si sono conclusi nel 2010 con sentenza del Consiglio di Stato Sez. V, 16/07/2010, Decisione n. 4614, la quale ha stabilito che la rimozione dei rifiuti non costituisce onere reale a carico del proprietario non responsabile con conseguente obbligo per l’amministrazione competente di procedere in merito.
    Attualmente, la causa intentata dall’amministrazione comunale contro i marchesi Cattaneo Adorno, è ancora pendente in sede civile «Ma considerato l’esito negativo dei precedenti contenziosi penali ed amministrativi, sono scettica sul fatto che questa volta possa andare in maniera diversa», spiega Palermo.

    In questa lunga vicenda che si trascina ormai da un decennio, un aspetto positivo finalmente c’è: il sito è stato recintato e reso completamente inaccessibile. «Cittadini, Comitato di via Piombelli, associazioni (in particolare la Casa della Legalità) hanno lottato per lungo tempo affinché si intervenisse – continua l’assessore – l’amministrazione comunale, da parte sua, ci ha messo dei soldi per una parziale bonifica (2001 e 2005) ed in seguito, a partire dal 2009, ha cominciato a mettere in sicurezza l’area».

    rifiutiOggi, però, un altro rischio incombe dietro l’angolo. A fianco della discarica di rifiuti tossici, a causa del comportamento incivile di alcuni, sta nascendo una nuova discarica abusiva di rifiuti ingombranti. «Ci sono persone che scaricano materiali, anche pericolosi per l’ambiente come l’amianto, nelle vicine acque del Rio Maltempo – spiega Patrizia Palermo – La pericolosità di quest’ultimo è ben nota fin dagli anni ’70 quando, durante gli eventi alluvionali, il rivo creò enormi danni in zona. Stiamo ragionando sulla possibilità di sbarrare la strada di accesso, come chiedono gli abitanti, ma il tratto interessato risulta di proprietà privata. Le conseguenze della rimozione di tali rifiuti, però, ricadono sulle casse comunali. Dobbiamo verificare le intenzioni del soggetto proprietario e trovare un accordo».

     

    Matteo Quadrone

  • Riciclolio: punti di raccolta a Genova per il riciclo dell’olio esausto

    Riciclolio: punti di raccolta a Genova per il riciclo dell’olio esausto

    riciclolio-olio-esaustoAssieme al Comune di Savona e Albisola Superiore, anche il capoluogo ligure aderisce all’iniziativa Riciclolio, presentato ufficialmente a Palazzo Verde nei Magazzini dell’Abbondanza l’8 marzo 2012. Il progetto è partito nel gennaio 2011 e avrà una durata di tre anni, fino a 30 aprile 2014. Approvato e finanziato dall’Unione Europea all’interno del programma Life+ (con co-finanziamento UE pari a 453.469 euro, su un budget totale di 908.439 euro), sperimenta un metodo innovativo per la raccolta e il recupero di olio vegetale esausto di origine domestica. Si rivolge in particolare agli alunni delle scuole elementari medie con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i bambini, le loro famiglie e l’intera cittadinanza sull’importanza della raccolta differenziata di questa sostanza e la sua conversione in carburanti a basso impatto ambientale (biodiesel).  Tra i soggetti aderenti, il capofila Comune di Savona e vari partner privati (Sige Srl, DP Lubrificanti Srl, ATA Spa e la Fratelli Carli SpA) e pubblici (Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova). Facciamo un bilancio con l’aiuto della Prof.ssa Anna Maria Cardinale, della Facoltà di Chimica dell’Università di Genova.

     

    Il progetto

    Riciclolio è stato articolato in diverse fasi. Per prima cosa, la creazione di un sistema di raccolta innovativo dell’olio esausto attraverso l’installazione di punti di raccolta presso gli edifici scolastici del territorio coinvolto. Ogni scuola coinvolta è stata dotata di un apposito bidone e ad ogni alunno è stata consegnata una tanichetta, da utilizzare a casa con la famiglia, per dare continuità al progetto. È importante che raccolta e successivo recupero della sostanza siano gestiti da una stessa azienda privata, che cura anche l’effettiva trasformazione in biodiesel del materiale. A Genova, oltre che nei plessi scolastici, la raccolta avviene anche  nelle isole ecologiche Amiu e sugli Ecocar. Amiu, inoltre, sostiene la campagna di comunicazione e fornisce supporto tecnico. Lo stesso ruolo è stato svolto dal partner SIGE Srl, leader nel settore dell’ingegneria ambientale, responsabile della corretta organizzazione dei punti di raccolta dell’olio nelle scuole.

    Altro step, l’avvio di una campagna di informazione per aumentare la consapevolezza dei cittadini sul potenziale di riciclo, sull’importanza dell’olio esausto nella produzione di carburante a basso impatto ambientale e sui vantaggi ambientali, economici e sociali derivanti da questo processo. Questa fase ha visto l’azione congiunta dei diversi soggetti aderenti, sia pubblici che privati. In particolare, agli studenti della Facoltà di Chimica dell’Università di Genova è stato affidato il ruolo di organizzare laboratori e iniziative dirette in particolare agli alunni delle scuole dei territori coinvolti. Finora, le attività sono state organizzate al Dipartimento di Chimica dell’ateneo genovese, alla Coop di via Merano, a Genova-Sestri Ponente, e al centro commerciale “Il Gabbiano” di Savona, ma ancora molte altre sono in programma da qui all’aprile 2014, e non è escluso che non si troveranno location diverse dalle precedenti.

    Infine, dopo aver creato questa rete capillare di raccolta su tutto il territorio ed averla avviata, deve essere formata una filiera sostenibile che consenta di proseguire col progetto. Proprio in coda al progetto, soggetti esterni all’iniziativa si occuperanno di analizzare il bilancio energetico e la sostenibilità ambientale di Riciclolio. Questi saranno scelti per mezzo dello stanziamento di un bando di gara ufficiale e avranno il compito di valutare il lavoro svolto in questi tre anni, cercando di capire se effettivamente il meccanismo messo in moto consente un risparmio in termini energetici e un guadagno dal punto di vista ambientale ed economico.

     

    I risultati

    Tra i soggetti pubblici che hanno seguito l’iniziativa fin dalla sua nascita, nel 2011, sono stati in particolare gli studenti del DCCI – Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’ateneo genovese. Dal ’96 ad oggi, il dipartimento ha svolto importanti progetti di ricerca, finanziati dal Comune di Genova, dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, e da altri soggetti nazionali e internazionali -sia pubblici che privati-, a dimostrazione del livello di eccellenza del centro. Il gruppo è coordinato dalla Prof.ssa Anna Maria Cardinale, docente di Chimica Generale ed Inorganica del  Corso di studi in Scienze Biologiche: grazie alla sua consolidata esperienza nel campo dei laboratori didattici e della divulgazione scientifica, la professoressa è stata nominata responsabile dell’attività laboratoriale scolastica di Riciclolio – Unità di Genova. Assieme al suo gruppo, la docente si è occupata di portare il progetto nelle scuole, per pubblicizzarlo e diffonderne gli obiettivi.

    Così la professoressa Cardinale: «Il nostro compito è stato quello di avvicinare i più giovani e tutti i cittadini alla ricerca scientifica. Questi tre anni dedicati all’iniziativa di Riciclolio sono serviti per far partire il progetto e mettere in moto una macchina che, alla scadenza prevista per l’aprile 2014, dovrà essere in grado di proseguire autonomamente. Finora ci siamo dedicati alla definizione di tutto il sistema, adesso attendiamo di conoscere i risultati del bilancio sulla sostenibilità, che saranno effettuati a breve. Se saranno positivi come crediamo, si continuerà a investire su questo processo di raccolta e conversione dell’olio vegetale esausto in biodisel. Siamo sulla strada giusta: prima erano stati fatti altri esperimenti, in cui il biocarburante era ottenuto in modo dispendioso da piantagioni di colza appositamente create. Ma qui è diverso: esiste una sostanza a costo zero come l’olio delle fritture o delle scatolette di tonno, presente in tutte le nostre case e che, se dispersa negli scarichi domestici, è altamente dannoso per l’ambiente. Raccogliendola e riciclandola, si fa un doppio favore all’ambiente: si argina la grave minaccia dell’inquinamento  e si produce carburante a basso impatto, che giova sotto molteplici aspetti all’ambiente circostante. Per farlo, è indispensabile una sinergia tra pubblico (enti di ricerca, come l’Università) e privato che, coniugando alto interesse e ricerca di profitto, vadano nella stessa direzione operativa».

     

    Elettra Antognetti

  • Rifiuti elettronici e obsolescenza programmata: chi inquina deve pagare

    Rifiuti elettronici e obsolescenza programmata: chi inquina deve pagare

    tecnologia-energia-DMolti di voi probabilmente sanno già che la maggior parte dei gadget elettronici che usiamo tutti i giorni sono prodotti in condizioni tutt’altro che rispettose dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori. Forse però molti di voi non sanno cosa succede al vostro smartphone una volta che, diventato obsoleto, entra a far parte del ciclo dei rifiuti.

    Gli smartphone, così come i tablet e tutti gli altri gadget di cui ormai nessuno di noi può più fare a meno, sono rifiuti particolari perché, oltre a non essere biodegradabili, contengono molte sostanze considerate tossiche per l’ambiente. È per questo motivo che è assolutamente necessario non buttare apparecchi elettronici insieme agli altri rifiuti, ma depositarli all’isola ecologica. In seguito questi rifiuti devono essere trattati per recuperare alcuni dei materiali di cui sono composti: rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio che possono essere così riutilizzati per produrre nuovi apparecchi invece di dover estrarre nuove materie prime. Fin qui sembrerebbe che tutto funzioni e che, in fin dei conti, si possa inseguire l’ultimo gadget tecnologico senza doversi sentire troppo in colpa per gli eventuali danni arrecati all’ambiente.

    Purtroppo non è così: il trattamento dei rifiuti elettronici (RAEE – rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), se eseguito nel rispetto delle regole, è molto costoso e pertanto questi vengono spesso spediti dove il processo di recupero è più conveniente, cioè nei paesi in via di sviluppo come India, Cina e alcuni paesi africani. La maggiore convenienza deriva dal fatto che il processo di recupero dei materiali avviene disapplicando tutte le norme di tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori: migliaia di persone senza alcuna protezione bruciano a cielo aperto, per meno di un dollaro al giorno, tonnellate di rifiuti elettronici per scioglierne il rivestimento di plastica e recuperare il rame in esso contenuti.

    Le conseguenze sono purtroppo drammatiche: contaminazione delle acque, inquinamento atmosferico e ovviamente altissima incidenza di cancro nelle popolazioni locali. Tutto questo avviene nonostante le normative internazionali non consentano ai paesi sviluppati di sbarazzarsi dei loro rifiuti semplicemente spedendoli altrove. Queste norme vengono tuttavia aggirate facendo figurare i rifiuti elettronici come materiale di seconda mano ancora funzionante vendibile sui mercati emergenti.

    In questo modo i paesi sviluppati esternalizzano i costi per lo smaltimento dei rifiuti e sono i paesi in via di sviluppo a pagarli sotto forma di devastazione ambientale e umana. Attraverso un inasprimento dei controlli si potrebbe certamente cercare di contrastare questo fenomeno, ma forse una soluzione più efficace potrebbe essere un’altra: ridurre a monte la quantità di rifiuti elettronici prodotti.

    Non voglio certo proporre di bandire la tecnologia dalla nostra vita, penso solo che un altro modo di produrre sia possibile. Oggigiorno tutti i prodotti che compriamo sono progettati per durare un tempo molto limitato secondo una strategia che viene chiamata “obsolescenza programmata”. È per questo motivo che gli apparecchi elettronici sono difficili da aggiornare, facilmente danneggiabili e difficili da riparare. Quante volte vi è capitato di trovarvi nella situazione in cui è più economico comprare un nuovo lettore DVD o una stampante piuttosto che farli riparare?

    Ma cosa succederebbe se fossero proprio i produttori di apparecchi elettronici a dover provvedere al loro smaltimento? Pensate davvero che le cose si romperebbero lo stesso così frequentemente? In questo modo i produttori sarebbero incentivati a progettare oggetti modulari di cui si potrebbe sostituire solo la parte danneggiata e non l’oggetto intero. Si passerebbe in questo modo dal “progettare per la discarica” al “progettare per durare”.

     

    LE NUOVE DIRETTIVE PER LO SMALTIMENTO

    Lo scorso 24 Luglio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la nuova direttiva sui RAEE che tende a responsabilizzare maggiormente i produttori di apparecchiature elettroniche riguardo allo smaltimento dei rifiuti. Come si legge, questa direttiva intende “contribuire alla produzione e al consumo sostenibili tramite, in via prioritaria, la prevenzione della produzione di RAEE e, inoltre, attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire e contribuire all’uso efficiente delle risorse e al recupero di materie prime secondarie di valore”. Viene inoltre affermato che la politica ambientale dell’Unione europea “è basata sul principio di precauzione,  […] «chi inquina paga»”.

    La novità più rilevante introdotto da questa direttiva è il ritiro “uno contro zero”: i grandi esercizi commerciali avranno l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccoli elettrodomestici anche senza l’acquisto di un prodotto nuovo equivalente. Ciò rappresenta un’evoluzione rispetto al ritiro “uno contro uno” attualmente in vigore secondo cui i commercianti sono obbligati a ritirare gratuitamente un dispositivo elettronico per ogni acquisto effettuato dal cliente.

    Tuttavia nessuna direttiva, per quanto possa andare nella giusta direzione, potrà risolvere da sola il problema dei rifiuti elettronici. È nostro dovere di cittadini avere comportamenti più consapevoli e orientare i nostri acquisti tenendo in considerazione altri criteri oltre a quanto un prodotto è “cool”, limitando l’acquisto di prodotti elettronici e, quando proprio necessario, scegliendo quelli più “eco-friendly”. Sicuramente non è facile, tutti noi subiamo il fascino della tecnologia, ma forse pensare che ogni volta che compriamo un nuovo gadget quello vecchio potrebbe finire in un rogo e diventare una nuvola tossica magari potrebbe aiutare…

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Riciclo arrangiato: idee per riutilizzare i materiali di scarto

    Riciclo arrangiato: idee per riutilizzare i materiali di scarto

    RifiutiAssemblare, modellare e decorare materiali di scarto per dare vita a nuovi oggetti investendo esclusivamente sulla propria immaginazione. Questo il senso della bella iniziativa “Riciclo Arrangiato” promossa dal Movimento Consumatori Liguria. Laboratori aperti a tutti, rivolti a chiunque abbia voglia di sfogare la propria creatività cimentandosi nell’arte nobile del riciclo

    Lunedì 18 febbraio in via dei Giustiniani 66r, sede del Movimento, appuntamento alle ore 15 per la prima giornata del laboratorio, un appuntamento che si ripeterà ogni mese: «Servendoci di forbici, colla e poco altro daremo forma a originali e unici oggettiMolte delle cose che comunemente “buttiamo” nella spazzatura possono stuzzicare la nostra immaginazione: scatole delle uova, penne scariche, rotoli di carta igienica finita, stringhe. Riutilizzare ciò che di solito eliminiamo, oltre a farci divertire, riduce i rifiuti, diminuisce l’inquinamento e così possiamo evitare di comprare cose che possiamo costruirci da soli».

    Il materiale viene fornito dagli organizzatori e proviene dal centro di riciclaggio creativo ReMida presso la Fabbrica del Riciclo Amiu; per lo più trattasi di rimanenze e scarti di negozi e uffici genovesi vedi cartone, tappezzeria, rame, alluminio, filo di ferro, ingranaggi, legno, sughero, cuoio, tessuti vari, plastica e gomma.

    «L’ iniziativa vuole sottolineare l’importanza di non sprecare ciò che può essere riutilizzato perché è fondamentale non adeguarsi all’automatismo “usa e getta” e inventarsi un secondo utilizzo delle cose», si legge sul profilo facebook del Movimento Consumatori. Partecipare al progetto sarà un’occasione per divertirsi, conoscersi, imparare l’uno dall’altro e trascorrere un pomeriggio all’insegna della sostenibilità.

     

  • Raccolta differenziata: richiesta di dimissioni per il presidente Amiu

    Raccolta differenziata: richiesta di dimissioni per il presidente Amiu

    Rifiuti raccolta differenziataDimissioni del presidente dell’Amiu, Riccardo Casale. Questa è la grave richiesta che arriva dai banchi dei consiglieri di opposizione che ieri – durante la consueta seduta del consiglio comunale, nel momento dedicato alla presentazione delle interrogazioni a risposta immediata (art. 54) – hanno aspramente criticato la gestione dell’Azienda Municipale di Igiene Urbana, biasimando le recenti dichiarazioni che lo stesso Casale avrebbe rilasciato a diversi organi di informazione.

    Il consigliere Stefano De Pietro (M5S) ha aperto la discussione «La nostra interrogazione fa riferimento all’ordine del giorno (o.d.g.) approvato recentemente in quest’aula in cui si impegnano Sindaco e Giunta a dare indicazioni ad Amiu affinché venga attivata la raccolta differenziata (RD) porta a porta in città. Vorrei ricordare che attualmente, presso la Commissione Bilancio del Senato, è in discussione un disegno di legge il quale ipotizza di applicare pesanti sanzioni ai comuni che non raggiungono i livelli prefissati di RD. Questo è l’indirizzo nazionale in materia. La nostra domanda è: che cosa ha fatto la Giunta in merito all’o.d.g. approvato in Sala Rossa?».

    Poi è stata la volta di Enrico Pignone, capogruppo della Lista Doria che ha ricordato il recente caso Recco «La Corte dei Conti ha rilevato un’inadempienza del Comune di Recco, citando in giudizio gli amministratori della città, per aver causato un danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di RD. In caso di condanna i responsabili dovranno risarcire 1 milione e 200 mila euro. Il danno economico è originato dai maggiori tributi e dalle sanzioni per i quantitativi extra conferiti in discarica. Occorre sottolineare che nel periodo preso in esame, dal 2006 al 2010, il servizio di raccolta e conferimento era affidato alla stessa Amiu».
    Per quanto riguarda il Comune di Genova, anch’esso ben al di sotto delle percentuali di RD «Il giorno seguente il presidente di Amiu, Riccardo Casale ha rilasciato dichiarazioni tranquillizzanti, riassumibili così: “Nonostante la notevole capacità potenziale delle campane, esse rimangono vuote”».
    In sostanza, secondo Pignone, il presidente dell’Amiu avrebbe rovesciato i termini del problema, ovvero «La colpa di una RD deficitaria sarebbe dei cittadini genovesi, ostili, o comunque particolarmente restii alla raccolta differenziata. Quindi, secondo Casale, non sussisterebbero degli errori di progettazione del sistema da lui gestito. Noi, invece, pensiamo che le criticità siano causate proprio da una gestione non all’altezza della situazione».
    Inoltre «Casale ha aggiunto che le esperienze di raccolta porta a porta svoltosi negli anni scorsi a Pontedecimo e Sestri Ponente “Sono state un fallimento”. Sottolineo, al contrario, che in soli tre mesi è stata superata la quota del 50% di RD. E per finire Casale avrebbe anche affermato che è impossibile raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla legge. Io ritengo gravissimo che il presidente dell’Amiu rilasci tali dichiarazioni. Però mi domando se, per caso, è cambiato qualcosa rispetto all’impegno preso da Giunta e Consiglio in questa sede».

    Lilli Lauro, consigliere Pdl, è stata tranchant «Noi chiediamo le dimissioni di Casale. Lui afferma di non essere in grado di raggiungere i limiti di legge e allora mandiamolo a casa».

    Il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha concluso «Il presidente di Amiu ci dà lezioni di raccolta differenziata, però sembra non conoscere le leggi, l’azienda che guida e soprattutto non sa come attuare una raccolta porta a porta degna di questo nome. Quando un presidente di una società del comune afferma che Genova non è capace, che la città non è pronta e che la colpa è dei genovesi, forse è meglio che cambi mestiere».

    Ha risposto l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta «L’amministrazione si è impegnata ad estendere la raccolta differenziata. Genova, tra le grandi città, è partita in ritardo, ma registra gli incrementi di RD più rilevanti. Con il 32-33% di RD siamo in linea con altre realtà metropolitane. Detto ciò, siamo comunque insufficienti rispetto ai termini di legge».
    Per dare una svolta alla situazione «Abbiamo dato mandato ad Amiu di riprogettare il sistema di RD attraverso un modello cosiddetto di “raccolta industriale di prossimità”, ossia con il potenziamento delle postazioni dedicate ai diversi materiali. Bisogna mettere in condizione i cittadini di effettuare la RD nella maniera più agevole possibile».

    «Riteniamo che sia importante un sistema di premialità – continua l’assessore – Per questo sarà sperimentata l’installazione di una sorta di badge sui cassonetti dell’organico, in maniera tale da vincolare il contenitore a determinate famiglie, ben individuate. Di conseguenza, a seconda della quantità e qualità di RD conferita, esse saranno premiate. Inoltre, la cittadinanza deve essere coinvolta attraverso azioni di sensibilizzazione. 50 mila euro sono stati destinati ad iniziative di educazione in merito alla raccolta differenziata».
    Infine, per quanto riguarda la Corte dei Conti «Ci auguriamo che venga riconosciuto l’impegno dell’amministrazione nell’ampliare la RD», conclude Garotta.

    Il consigliere De Pietro ha replicato «Casale è andato in giro per convegni a sponsorizzare l’inceneritore, dunque non ci sembra la persona più adatta per aumentare la RD e chiediamo le sue dimissioni. Ricordo che, secondo le esperienze di chi la RD la fa davvero, con il sistema dei cassonetti stradali non si raggiunge oltre il 40%. Solo con il porta a porta è possibile superare quella quota. È necessario, infatti, un controllo costante e quotidiano in merito ai conferimenti che solo il porta a porta può garantire. Genova ha una difficile conformazione urbana. Tuttavia, in alcune zone la raccolta porta a porta è fattibile. La soluzione, secondo noi, potrebbe essere quella di un sistema misto».

    Enrico Pignone ha concluso «Ringrazio l’assessore che ci ha comunicato alcune importanti novità, innanzitutto l’attenzione alla responsabilizzazione degli utenti. È fondamentale individuare chi fa correttamente la RD e chi si ostina a non volerla fare, studiando delle forme di premialità per i primi. Una sorta di tessera-badge ritengo possa essere molto utile».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Meno rifiuti più benessere: 10 mosse verso una società del riciclo

    Meno rifiuti più benessere: 10 mosse verso una società del riciclo

    Rifiuti raccolta differenziata“Meno Rifiuti- Piu’ Benessere in 10 mosse”, questo lo slogan di un documento condiviso con cui l’Associazione Comuni Virtuosi, Italia Nostra e Adiconsum si rivolgono direttamente al mondo della produzione e della distribuzione per sollecitare 10 azioni attuabili nel breve e medio termine per alleggerire l’impatto ambientale di imballaggi e articoli usa e getta.
    Insieme ai promotori c’è un folto gruppo di enti locali (tra cui i comuni di Lucca, Lecco, Perugia, Trento, Pesaro, le provincie di Lecco e Avellino, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania), associazioni nazionali e locali (Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia , Cittadinanzattiva, Altroconsumo e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia) e singoli cittadini, che hanno sottoscritto il documento condiviso o firmato la petizione, condividendo la necessità che le evidenze nazionali e globali sulla produzione di rifiuti, richiedano delle soluzioni tempestive.

    L’iniziativa partecipa alla Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre), un evento che mette al centro della pubblica attenzione l’esigenza di ridurre drasticamente la quantità dei rifiuti, aumentare la produzione eco-compatibile, allungare la vita dei prodotti e promuovere consumi attenti e responsabili.

    Secondo le stime della Banca Mondiale la crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo economico dei paesi emergenti porterà nei prossimi 10-15 anni ad un raddoppio dei rifiuti solidi urbani attualmente prodotti che ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate circa e dei relativi costi di gestione.

    «Nonostante il fatto che il Rapporto Banca dati sulla raccolta differenziata 2011, registri come dato positivo un calo del 1,88% dei rifiuti prodotti rispetto al 2010 la gestione dei rifiuti in Italia presenta ancora grossi elementi di criticitàscrivono i sottoscrittori del documento – Ben difficilmente riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65 % di Raccolta differenziata (già conseguito e superato da altri paesi europei) se l’aumento annuo del livello di RD continuerà ad attestarsi su percentuali modeste come l’incremento del 2,27 % avvenuto nel 2011 rispetto all’anno precedente. La percentuale di raccolta differenziata, secondo i dati del rapporto, passa infatti dal 33,26% del 2010 al 35,5 % del 2011».

    In Europa occupiamo il 20° posto su 27 Stati membri e rientriamo tra i 12 paesi della classifica che hanno basse performance di gestione dei rifiuti a causa di:

    – politiche deboli o inesistenti di prevenzione dei rifiuti,
    – assenza di incentivi destinati ad evitare la messa in discarica e, di conseguenza,
    – uno scarso sfruttamento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti e
    – l’inadeguatezza delle infrastrutture.

    L’Italia conferisce in discarica ancora quasi il 50% della sua produzione totale di rifiuti che ammonta a 15 milioni di tonnellate. Proprio per non aver provveduto a bonificare grande parte delle nostre 255 discariche di rifiuti illegali e incontrollate, nel rispetto di una sentenza del 2007 della Corte di giustizia Europea, rischiamo ora di dover pagare una multa da 56 milioni.

    «Questo contesto nazionale richiede un forte bilanciamento “a monte” nello sviluppo dei processi di produzione industriali che sono responsabili della quantità e qualità dei prodotti che vengono immessi in commercio nel rispetto del principio della responsabilità estesa del produttore – sottolineano i promotori dell’appello –  Dobbiamo diventare i primi della classe in Europa lavorando intensamente sulla prevenzione e sulla produzione eco compatibile per creare velocemente le condizioni affinché l’Italia diventi una “Società del riciclo” . L’industria del riciclo viene riconosciuta come uno degli assi portanti della green economy capace di creare un’occupazione 10 volte maggiore rispetto allo smaltimento in discarica e all’incenerimento».

    «Le 10 mosse, che non si ritengono esaustive, sono state ispirate a esempi e soluzioni che hanno permesso ad altri paesi europei di raggiungere migliori tassi di riciclo e una minore produzione di imballaggi – continua la nota – In quanto a produzione di imballaggi a livello pro capite, anche se il dato è riferito a qualche anno fa, siamo classificati al terzo posto in Europa. Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica le proposte sono in linea con le considerazioni espresse recentemente dal commissario europeo per l’Ambiente Janez Potočnik che indica due principali obiettivi che l’Europa deve raggiungere nella gestione della plastica: la riduzione del suo conferimento in discarica e la sostituzione del recupero energetico con quello meccanico, oggi fermo, in media, al 24%».

    Ecco le 10 mosse:

    1) Sostituire tutti gli imballaggi non riciclabili;
    2) Ridurre il peso degli imballaggi con l’eliminazione dei doppi imballaggi e componenti accessori all’imballaggio superflui e mettere in commercio di prodotti iperconcentrati o allo stato solido;
    3) Sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette sleeves e l’uso di additivi, coloranti e composti esterni.
    4) Ottimizzare l’impiego dei materiali e del design dei contenitori ai fini di un riciclo efficiente.
    5)Promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile)
    6)Utilizzare ove possibile materiale riciclato per realizzare il packaging al posto di materia vergine.
    7) Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso.
    8 ) Nei punti vendita della GDO: favorire la nascita di circuiti specifici a “filiera breve” raccolta-ricicloriprodotto, anche con sistemi a cauzione come avviene ad esempio in molte catene GDO centro europee.
    9) Nei punti vendita della GDO: eliminare l’imballaggio eccessivo e ridurre il consumo di sacchetti monouso per l’ortofrutta introducendo soluzioni riutilizzabili.
    10) Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa e all’adozione di prodotti con parti intercambiabili adatti all’uso multiplo in quanto unica strategia possibile ed efficace per ridurre il consumo usa e getta.

    «Una produzione eco-compatibile non potrà che portare benefici a cascata anche ai comuni che non raggiungeranno entro il 31 dicembre 2012 il 65% di percentuale di raccolta differenziata (Art. 205 D D.Lgs. 152/2006) – conclude la nota – e alle regioni italiane che non sono vicine all’obiettivo del 50% di avvio a riciclo dei rifiuti di carta, legno, plastica e vetro in termini di peso (Imposto dalla Direttiva 2009/08/CE recepita dal D.Lgs 152/2006 all’Art. 181 entro il 2020)».

    Maggiori approfondimenti e l’elenco completo delle Associazioni, Enti Locali e Comitati Civici che hanno sottoscritto il documento sono disponibili sul sito dell’Associazione Comuni Virtuosi.

    http://www.comunivirtuosi.org/index.php/component/content/article/50/1848-meno-rifiutipiu- benessere

    La pagina dedicata all’iniziativa con il testo completo del documento condiviso e delle 10 mosse, link alla petizione e alle adesioni http://www.comunivirtuosi.org/index.php/component/content/article/50/1848-meno-rifiutipiu- benessere

    Il link alla petizione http://www.comunivirtuosi.org/index.php/meno-rifiuti?view=petition&id=49

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Palazzo Verde Genova: dai dinosauri alla tutela dell’ambiente

    Palazzo Verde Genova: dai dinosauri alla tutela dell’ambiente

    IL PRECEDENTE

    Novembre 2011: ha da poco inaugurato ai Magazzini dell’Abbondanza di via del Molo Palazzo Verde (noto anche come “Museo della Rumenta”), uno spazio che – come da comunicato ufficiale del Comune di Genova – si pone l’obiettivo di “sensibilizzare i cittadini genovesi sui temi ambientali e che permetterà di rivisitare il concetto di “rifiuto” mettendo in evidenza come lo stesso sia cambiato attraverso le epoche (…) un centro studi con sezioni di laboratorio e di didattica sarà di stimolo a produzioni artistiche ma soprattutto alla divulgazione di buone pratiche sul concetto di rifiuto e sul suo superamento (prevenzione, riduzione, rifiuti zero)“.

    A pochi metri dal museo, in piazza Cavour, viene inaugurata la scultura Rumentosauro, realizzata dall’artista belga Serge Van De Put utilizzando gomma di vecchi pneumatici dismessi e un cumulo di metalli “accartocciati” nella pancia del dinosauro, il cui peso corrisponde al peso medio dei rifiuti che ogni cittadino produce in un anno.

    IL PRESENTE

    Novembre 2012: a poco più di un anno dall’inaugurazione, Palazzo Verde non ha ancora trovato un vero e proprio spazio nel patrimonio museale cittadino. A differenza di quanto riportato sul sito web dei musei di Genova e sul relativo materiale informativo, il museo non ha un vero e proprio orario di apertura ma è accessibile solo in occasione di mostre ed eventi in esso organizzati (ultimo in ordine di tempo, Palazzo Verde è stata una delle sedi del Festival della Scienza).

    Lo spazio ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento sulla sostenibilità ambientale, un tema che sta prendendo sempre più campo non solo nei piccoli comportamenti quotidiani ma anche nell’economia locale nel suo insieme: progetti virtuosi come quello della raccolta differenziata a Bogliasco, Sori e Pieve Ligure mostrano come sia possibile per le amministrazioni locali orientarsi in un’ottica di sostenibilità e al contempo di risparmio (anche se per Amiu c’è ancora molta strada da fare), mentre la green economy anche in Liguria sta influenzando lo sviluppo dell’economia locale.

    Marta Traverso

  • Ciclo dei rifiuti: niente gassificatore a Genova, almeno per ora

    Ciclo dei rifiuti: niente gassificatore a Genova, almeno per ora

    Rifiuti raccolta differenziataLa Giunta Doria conferma di non avere, tra gli obiettivi del suo mandato, quello di realizzare un impianto per il trattamento finale dei rifiuti. Niente “gassificatore“, quindi, lo ha detto ieri in consiglio comunale l’assessore all’ambiente, Valeria Garrotta, rispondendo alla mozione presentata dal centro-destra per chiedere alla Giunta di riferire «Sui tempi tecnici previsti per la realizzazione dell’impianto di smaltimento finale dei rifiuti e sulle sue caratteristiche tecniche».

    «La priorità dell’amministrazione comunale è quella di estendere la raccolta differenziata da un volume attuale del 32%, al 50% entro la fine del proprio mandato», ha spiegato Garotta.

    «Le affermazioni dell’assessore all’Ambiente sono un passo avanti importante – sottolinea il consigliere della Lista Doria ed esponente dell’associazione “Amici del Chiaravagna”, Enrico Pignone – è questa la direzione da seguire, speriamo che alle parole seguano i fatti».

    «L’amministrazione dovrà definire una localizzazione per il nuovo impianto di compostaggio (quello della Val Varenna, infatti, è inutilizzabile ormai da un paio d’anni, ndr) –  ha continuato Garotta – abbiamo dato mandato ad Amiu di fare le valutazioni tecniche necessarie per individuare un’area adeguata»

    Eppure, appena una quindicina di giorni fa, l’a.d. di Amiu di fronte alla Commissione Sviluppo economico ha affermato che la raccolta della frazione organica dei rifuti sarà l’ultimo aspetto da affrontare. Un’evidente contraddizione rispetto alla volontà espressa ieri dal consiglio comunale.

    «Inoltre cercheremo di rendere sempre più efficiente la divisione tra secco e umido», ha aggiunto l’assessore. Attraverso la realizzazione degli impianti di trattamento a freddo (separazione e biodigestione). Dell’eventuale “gassificatore” – scelto dall’ex Giunta Vincenzi quale soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti – se ne riparlerà, eventualmente, nel prossimo ciclo amministrativo.

    La ragione principale dello stop al progetto, comunque, sembra essere l’attuale insufficienza di risorse economiche. «Per salvaguardare l’equilibrio di bilancio di Amiu e coerentemente con le priorità politiche di quest’amministrazione, prevediamo che l’impianto a caldo debba essere realizzato in una fase successiva, avviando un’indagine sulle tecnologie più evolute contro le emissioni, ad esempio la gassificazione al plasma», ha sottolineato Garotta.

    L’ordine del giorno della maggioranza di centro-sinistra, approvato dal Consiglio comunale, segue la linea tracciata dall’assessore, tra le priorità da realizzare, infatti, sono menzionati: il nuovo impianto di compostaggio, gli impianti di separazione e biodigestione del polo impiantistico di Scarpino, il completamento della viabilità di accesso allo stesso sito.

    Inoltre l’o.d.g impegna Sindaco e Giunta «A sostenere, di concerto con i comuni compresi nell’area metropolitana, l’elaborazione di una nuova normativa regionale di riferimento sulla gestione del ciclo dei rifiuti che preveda: una responsabilizzazione dei cittadini tramite la sperimentazione di tariffazione puntuale sull’effettiva produzione di rifuto non differenziato; l’estensione del sistema delle isole ecologiche anche attraverso un sistema di incentivi e disincentivi.

    «Bisogna seguire dei criteri di priorità nella gestione dei rifiuti – ha ricordato il consigliere Pignone – prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo, smaltimento. Così si possono raggiungere gli obiettivi prefissati. Concentriamo l’attenzione a sostenere ed incentivare quell’imprenditoria che potrebbe investire nelle attività di trasformazione dei materiali post consumo provenienti dalla raccolta differenziata finalizzata al riciclo».

    Il Consiglio comunale ha approvato anche un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle che individua una sorta di “prontuario” con l’indicazione di una serie di buone pratiche finalizzate a ridurre la quantità di rifiuti prodotti alla fonte, in direzione dell’obiettivo “rifiuti zero”.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Rifiuti«Amiu è un’azienda del Comune e noi facciamo quello che dice l’amministrazione. Se si vuole portare la raccolta differenziata al 65% in un anno, si può fare, ma servono più risorse e più persone». Questa la risposta di Pietro D’Alema, amministratore delegato di Amiu, alle critiche dei consiglieri comunali in merito ai risultati ottenuti dalla raccolta differenziata nella nostra città. Mercoledì 3 ottobre, presso la commissione Sviluppo economico a Palazzo Tursi, D’Alema ha fatto il punto della situazione e ha illustrato il piano con gli impegni futuri per migliorare il servizio.
    L’assessore all’Ambiente, Valeria Garrotta ha ricordato «A Genova la raccolta differenziata ha raggiunto il 32%. L’obiettivo di legge per il 2012 è il 65%, mentre l’Unione Europea parla di avvio al riciclo del 50% dei rifiuti entro il 2010».
    Sono sufficienti questi semplici dati per confermare Genova quale città fuorilegge. Ma sarebbe pretestuoso chiedere un balzo in avanti del genere – vale a dire il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata (RD) nel giro di un anno – ma almeno gli obiettivi dovrebbero essere più ambiziosi del 50% entro il 2016, prospettato da Pietro D’Alema.
    «Genova è la città che negli ultimi anni ha fatto i passi avanti più lunghi – ha affermato l’a.d. di Amiu – nel 2006 eravamo all’11,9%, nel 2011 siamo arrivati al 31%, il 130% in più. Le altre grandi città non sono tanto più avanti: Torino è al 42% e Milano al 33,8%».
    Poi ha sottolineato «Tutta la nostra RD finisce al riciclo: ricaviamo 3,5 milioni all’anno ma ne spendiamo 14».

    Per quanto riguarda il piano di sviluppo, questo si dipana in tre fasi e non contempla la raccolta porta a porta, giudicata troppo difficoltosa nel contesto genovese.
    «La nostra linea è quella di individuare sistemi di multi raccolta mettendo vicino i cassonetti dell’indifferenziata e della differenziata – ha spiegato D’Alema – Adesso, solo nel 36% delle postazioni ci sono cassonetti per tutti i materiali».
    La prima fase prevede il completamento delle postazioni nelle strade principali, la seconda l’inclusione di vie secondarie e vicoli, la terza l’estensione della raccolta dell’organico. Mentre il numero delle isole ecologiche, attualmente 4, dovrà aumentare.
    «Il recupero dell’organico è il più costoso, per questo lo lasciamo all’ultimo – ha concluso l’a.d. di Amiu – non ha senso puntare su tutto subito».

    Peccato però che, come spiega Enrico Pignone, consigliere della Lista Doria ed esponente degli Amici del Chiaravagna, associazione che ha sviluppato il progetto pilota di RD a Sestri Ponente «Sulla raccolta dell’umido bisogna puntare immediatamente per mettere in sicurezza la discarica di Scarpino, riducendo la quantità di rifiuti putrescibili. Il piano di Amiu si pone degli obiettivi che sono fuorilegge».
    In merito ai costi, Pignone sottolinea «Bisogna aggiungere un altro fattore: a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi, il Comune paga sanzioni alla Regione Liguria per circa 2 milioni all’anno».

    Ma come si spiega una tale ritrosia nei confronti della raccolta dell’umido? Parliamo di un elemento essenziale affinché la RD diventi veramente efficace. Solo questa frazione, infatti, rappresenta almeno il 30% in peso degli scarti prodotti in ambito urbano. Trattandola in maniera differenziata si abbatterebbe l’impatto ambientale della discarica di Scarpino, eliminando le dannose emissioni o eluati derivanti dalla frazione umida.
    La risposta è semplice: da ormai 2 anni, l’organico viene trattato in un impianto di compostaggio dell’alessandrino perche Genova e tutta la sua provincia sono prive di un sito dedicato. Gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 hanno reso impossibile l’utilizzazione dell’impianto Amiu ricavato da una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna. Da allora e tutt’oggi, Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, presso una struttura privata in Provincia di Alessandria, con un costo significativo – circa 1 milione di euro all’anno – per le casse dell’azienda controllata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini (leggi l’inchiesta di Era Superba).

    «Siamo all’anno zero per la differenziata perché manca la politica – ha commentato dalle file dell’opposizione, Lilli Lauro, consigliere Pdl – quello che fa Amiu non è quello che sta scritto nel programma del Sindaco».
    Mentre per la maggioranza, Stefano Anzalone, consigliere Idv, ha chiesto chiarimenti sugli indirizzi politici e sul futuro impianto di compostaggio.
    Purtroppo non c’è ancora nessuna risposta sulla localizzazione del futuro sito dedicato al trattamento della frazione umida e così Amiu continuerà a spendere soldi pubblici per il suo conferimento fuori dai confini regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Righi: rifiuti abbandonati lungo i sentieri, rispettare le regole è gratis

    Righi: rifiuti abbandonati lungo i sentieri, rispettare le regole è gratis

    Degrado e rifiuti a RighiUna passeggiata pomeridiana sulle alture dalla Val Polcevera alla Val Bisagno percorrendo gli antichi sentieri che collegano i forti di Genova. Un’occasione per rendersi conto di quante persone ancora, nel terzo millennio, non conoscono le regole per lo smaltimento dei rifiuti cosiddetti “ingombranti”.

    Le foto mostrano impietose divani e lavatrici sul ciglio dello sterrato sotto le mura del forte Sperone e poi a pochi passi dal forte Diamante. Eppure le regole ci sono e sono anche convenienti per chi ha necessità di disfarsi di un’utenza domestica e non domestica nel territorio del Comune di Genova.

    I cittadini che devono disfarsi dei rifiuti ingombranti possono infatti portarli gratuitamente alle Isole Ecologiche Amiu (unico scoglio burocratico è l’apposita dichiarazione obbligatoria), consegnarli gratuitamente al camioncino EcoVan oppure chiedere il ritiro direttamente a casa per poco più di dieci euro a pezzo iva compresa.

    Dove si trovano le Isole Ecologiche a Genova? A Pontedecimo in via Gastaldi (010-7261421), in Val Polcevera a Campi in via Argine Polcevera (010-8695509), a Staglieno in Lungobisagno Dalmazia 3 (010-5584377) e a Prà nella Fascia di Rispetto. Inoltre, nei quartieri Certosa, Rivarolo, Teglia, Bolzaneto, Begato, San Quirico, Pontedecimo, Sampierdarena e San Teodoro Amiu dà la possibilità di prenotare il ritiro gratuito a casa propria (massimo 3 pezzi) chiamando il numero 010 8980800.

    Senza dimenticare la Fabbrica del Riciclo in Val Polcevera dove è possibile abbandonare i propri rifiuti i quali verranno poi recuperati e messi a disposizione di chi ne farà richiesta. E non mancano neanche le iniziative sul web, una su tutte “Te lo regalo se vieni a prenderlo”, un gruppo su Facebook che offre opportunità di scambio di oggetti… per la serie, a qualcuno serve un divano?!

    Le sanzioni, che difficilmente superano i 100 euro, sono previste ma ovviamente inapplicate. D’altronde non è pensabile chiedere alla Polizia Municipale di sorvegliare chilometri e chilometri di sentieri. E se di notte il furbetto lancia aldilà delle mura di un forte il divano del suo salotto è sicuro di passarla liscia. Vien da chiedersi… Ma una volta caricato in macchina il divano, non è più comodo portarlo in un’Isola Ecologica piuttosto che attendere la notte e arrampicarsi sino a Righi?

    [foto di Andrea Vagni]

  • Raccolta differenziata: l’esempio di Bogliasco, Sori e Pieve Ligure

    Raccolta differenziata: l’esempio di Bogliasco, Sori e Pieve Ligure

    Rifiuti raccolta differenziata“Caro Bogliaschino, ti invito a seguire con grande attenzione le nuove regole per la raccolta differenziata. Il riciclo di frazioni ben differenziate non ci costa nulla e se fatto bene, permette al Comune di ricevere danaro dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI). Un conferimento sbagliato ci costringe a mandare in discarica l’intero contenuto del cassonetto e questo costa al Comune, a tutti i Bogliaschini e anche a te, 90 euro a tonnellata e 17 euro di ecotassa regionale. Sono soldi sottratti all’assistenza agli anziani, alle scuole, alla manutenzione dei marciapiedi. Grazie per la collaborazione. Il sindaco, Luca Pastorino.”

    A marzo i comuni di Bogliasco, Sori e Pieve Ligure hanno dato una svolta decisiva alla politica di gestione dei rifiuti. Sono spariti dalle strade i classici cassonetti verdi della spazzatura e sono rimasti solo quelli per la raccolta differenziata, mentre il rifiuto indifferenziato, che il cittadino deve dividere in frazione organica e secco residuo, viene raccolto porta a porta da una ditta incaricata. Ma che cosa è la frazione organica e che cosa è il secco residuo? Ovviamente il primo compito deve essere informare i cittadini. Ad ognuno di loro è stato consegnato un vademecum da seguire, pena multa salata, per la corretta gestione dei propri rifiuti. Cosa gettare nei contenitori della differenziata e cosa no, come separare nella propria abitazione rifiuti organici e residuo secco e un calendario che ricorda i giorni in cui depositare fuori dalla propria abitazione i sacchetti. A Sori, ad esempio, l’organico viene ritirato il lunedì e venerdì (anche il mercoledì nei mesi estivi) e il secco residuo il mercoledì (anche il sabato nei mesi estivi).

    Certo, non sono mancati i problemi. I cittadini si sono lamentati per i ritardi della raccolta e il conseguente accumulo dei sacchetti (qualche volta abbandonati nei giorni sbagliati…). Inoltre, poco tempo fa, sia Amiu che lo stesso Comune di Bogliasco, hanno sporto denuncia contro ignoti per arginare le iniziative di alcuni “furbetti” che, pur di evitarsi l’insopportabile fatica di separare i rifiuti e lasciare i sacchetti sottocasa, preferivano “trasferirsi” nei cassonetti della vicina Genova.

    Ma ci sono anche i primi dati, anche se si tratta di anteprime non ufficiali: a due mesi dall’introduzione del sistema porta a porta, la raccolta differenziata a Bogliasco risulterebbe essere superiore all’80%. Si tratterebbe di un risultato eclatante che costringerebbe l’amministrazione genovese a rimboccarsi le maniche. E’ necessario, però, sottolineare anche un aspetto certamente meno positivo, ovvero che (si tratta sempre di dati non ufficiali) l’intera produzione di rifiuti sarebbe diminuita del 40%. Colpa della crisi, le famiglie di Bogliasco producono meno rifiuti? Bisognerebbe andare a chiederlo ai cassonetti di Nervi…

    Quest’ultimo punto non farebbe altro che confermare quanto non sia facile dall’oggi al domani rivoluzionare le abitudini delle persone e quanto non bastino le leggi da sole per migliorare la nostra civiltà. I protagonisti di un cambiamento, volenti o nolenti, sono sempre i cittadini.

     

    Gabriele Serpe
    foto di Daniele Orlandi

  • Arte e rifiuti: una “zebra” a Prà in occasione di “Fatti Spazio”

    Arte e rifiuti: una “zebra” a Prà in occasione di “Fatti Spazio”

    Prà, panorama e Vte“Una zebra a pois, me l’ha data un Maraja”, testo di una celebre canzone di Mina potrebbe da oggi essere modificato in “una zebra in quel di Prà, e l’han messa proprio là”… una zebra!? Si, una zebra tutta genovese, ecologica perché fatta in materiale riciclato, rifiuti che riprendono vita per iniziativa promossa da giovani artisti genovesi. Vedrà la luce presso l’anfiteatro della Fascia di Rispetto del quartiere di Prà, nell’ambito della manifestazione “Fatti Spazio”, organizzata dal Collettivo Burrasca. Tre giorni all’insegna del “cambiamento” per rivalutare, con innovativi progetti architettonici, quelle zone che più risentono del degrado a cui sono abbondonati angoli della nostra città. E la zebra?

    Curiosa storia, nata durante la realizzazione di uno sfondo per videoproiezioni, progetto naufragato davanti ai soliti intoppi burocratici. Uno spazio vuoto da riempire con un’idea provocatoria, spiega l’architetto Elisa Tozzi, proposta subito sposata con entusiasmo. In linea con il carattere dell’iniziativa, che si prefigge di migliorare l’habitat senza costi aggiuntivi, si è pensato di ricorrere alla “rumenta”, preziosa fonte di materiale per chi ha occhio, fantasia e spirito di iniziativa.

    “Tubi Innocenti”, per costruire un solido scheletro, porte di legno per modellare la struttura, vecchi teli di barche per la pelle che sarà rigorosamente a strisce come nelle migliori tradizioni e, per criniera, fluente saggina rubata a vecchie ramazze: ecco un superbo animale africano trapiantato in terra ligure che qualcuno ha evocato come un novello cavallo di Troia ma che, lungi dal nascondere insidiosi nemici, porta in se entusiasmo, creatività, voglia di cambiamenti, conditi da una sana, goliardica ironia.

    Così la rumenta, parola esecrata da chi contesta discariche e termovalorizzatori, ritorna ad acquisire una sua dignità, trovando nel riciclaggio un emblema contro sprechi deprecabili ma, soprattutto, diventando il simbolo di voglia di tutela per l’ambiente, sentimento sempre più presente nella coscienza dei cittadini. Sono ormai innumerevoli gli artisti che si affidano a questo genere di “materiali”, figli di un antico lavoro che ha avuto precise regole, attrezzi pertinenti, i suoi protagonisti e le sue storie.

    Non a caso Aldo Padovano ne ha fatto l’argomento di un suo libro, La storia della Rumenta (edito per la Sagep, dicembre 2009), con tanto di introduzione redata dall’ex sindaco Marta Vincenzi, in cui si può ripercorrere uno spaccato della storia della città, ricco del lessico, della letteratura e della cronaca di Genova “vista dal… cassonetto dell’immondizia”.

    Spazzatura che si fregia dei suoi numi tutelari individuati presso gli antichi romani nella dea Cloacina e nel dio Stercuzio o Giove Stercorario e di un’etimologia che scomoda il filosofo Seneca e la sua citazione “ramenta sulpure adspersa” nel senso di raschiatura, truciolo asperso di zolfo. Se gli dei protettori non bastassero a convincervi della sua dignità, vi ricordiamo il famoso “Ö canto da rumenta” di Nicolò Bacicalupo: Chi villezza in sce o Parnaso – O s’angoscia, o s’accimenta -Se o s’intoppa a da do naso- In tu muggio de rumenta -Ben diverso mi da quello-Me ghe levo de capello-E saluo profondamente-Con rispetto ed umiltae -Sto rifiuto puzzolente-Da superba umanitae.

    Dunque, ridata onorevolezza ai rifiuti, godiamoci questo monumento equestre che gli architetti del Gruppo Informale si accingono a regalare a questo quartiere del ponente, un altro animale che si aggiunge ai tanti già presenti, tra realtà ed immaginazione, nella storia della nostra città e a cui auguriamo la stessa imperitura memoria.

     

    Adriana Morando

  • Certosa, discarica di via Piombelli: la bonifica non è ancora conclusa

    Certosa, discarica di via Piombelli: la bonifica non è ancora conclusa

    Il numero esatto ancora non si conosce ma sono migliaia i bidoni contenenti sostanze tossiche altamente inquinanti, sotterrati impunemente nella discarica abusiva di via Piombelli, sulle alture di Certosa.
    Una storia inquietante iniziata probabilmente già negli anni ’80 quando l’area di proprietà dei marchesi Cattaneo Adorno – 5500 metri quadrati di terreno adiacente alle abitazioni – è diventata il rifugio illecito per lo stoccaggio di fusti tossici che hanno avvelenato la terra e tutto l’ambiente circostante, senza dimenticare le eventuali ripercussioni sulla salute degli abitanti di via Piombelli.
    L’area dove si trova la discarica, sotto il cavalcavia dell’autostrada, è stata ricavata artificialmente colmando una depressione naturale con i detriti provenienti dallo scavo delle gallerie del nuovo tratto autostradale Genova-Milano e tombinando il rivo Maltempo.
    Da oltre 12 anni le istituzioni (Comune, Provincia, Regione ed Arpal ) sono al corrente della situazione ma ancora oggi non è stata portata a termine la bonifica della zona.

    Il terreno sul finire degli anni ’90 viene messo sotto sequestro dalla polizia provinciale e il Comune di Genova, a partire da allora, inizia ad intimare ai proprietari di provvedere alla rimozione dei rifiuti.
    I marchesi Cattaneo Adorno, possessori di numerosi terreni in tutta la città, non hanno mai gestito in prima persona quello di via Piombelli. L’ultimo affittuario è stato un uomo che, a totale insaputa dei proprietari (i quali infatti verranno assolti dall’accusa di realizzazione di discarica abusiva), ha interrato ad alcuni metri di profondità centinaia di fusti provenienti da aree industriali. Il responsabile fu scoperto e denunciato ma morì di tumore prima della fine del processo.
    Si aprì allora un lungo contenzioso davanti al Tar che oppose l’amministrazione comunale ed i marchesi Cattaneo Adorno. Una sentenza del Consiglio di Stato nel 2010 ha sancito definitivamente che la responsabilità della bonifica spetta al Comune.

    Quello che più colpisce in questa vicenda è il colpevole ritardo delle istituzioni. Gli abitanti della zona infatti si erano accorti dei continui transiti di camion in ore sospette e avevano già lanciato diversi allarmi, evidentemente sottovalutati da chi di dovere. Parliamo di un terreno abitualmente frequentato dagli escursionisti che si recavano ai Forti mentre a pochi metri di distanza alcune persone continuavano tranquillamente a coltivare i loro orti ignari del pericolo.
    Il Comune, in attesa della sentenza definitiva, incaricò Amiu di procedere alla bonifica, svolta in due tranche, nel 2000 e nel 2005, ma interrotta a metà a causa dell’assenza dei fondi necessari.
    In pratica le operazioni riguardarono esclusivamente l’area sud del sito, circa 2000 metri quadrati sui 5500 complessivi, dai quali furono rimossi oltre 600 fusti metallici interrati (molti danneggiati) contenenti rifiuti pericolosi (in particolare solventi ma anche amianto).
    Le indagini analitiche eseguite hanno permesso di rilevare livelli elevati di inquinamento da metalli pesanti, in particolare cadmio, zinco, manganese, cobalto e xileni. L’Arpal ha affermato che l’inquinamento dell’area è superiore dell’80% rispetto ai valori consentiti ma nello stesso tempo ha escluso il rischio di contaminazione delle falde perché il materiale inquinante sarebbe ormai cristallizzato, solidificato.
    Oggi resta ancora da rimuovere un’ingente quantità di fusti sotterrati soprattutto nella zona nord dove non sono state eseguite rilevazioni né interventi di bonifica.
    E c’è voluto parecchio tempo, nonostante le sollecitazioni degli altri enti coinvolti (Regione, Provincia ed Arpal), affinché il Comune si decidesse a recintare adeguatamente la zona per impedirne l’accesso e salvaguardare la salute dei cittadini.

    «La chiusura dell’area prima accessibile da chiunque è stata un importante passo avanti – spiega Patrizia Palermo del Comitato di cittadini di via Piombelli – così come la messa in opera di attività di monitoraggio, lo smaltimento di manufatti contenenti amianto e la parziale rimozione dei bidoni in superficie. Le ripetute istanze, gli incontri con gli enti preposti, la denuncia depositata in Procura hanno sortito l’effetto di far destinare appositi stanziamenti per l’espletamento di tali attività (Decreto Regione Liguria 3761 del 23/12/2009). Speriamo che i futuri dati tecnici emergenti dal monitoraggio siano effettivamente rassicuranti».

    Nel settembre 2011, proprio in merito allo stato di inquinamento, Arpal scrive «In termini generali la configurazione attuale del sito (la delimitazione fisica del sito non permette esposizioni di contatto dermico e ingestione del suolo) e gli attuali esiti del monitoraggio in corso (assenza di criticità nelle acque sotterranee, acque superficiali e nei vapori) portano a ritenere che non sussistano condizioni di rischio per i potenziali ricettori».

    Attualmente Comune ed Arpal – anche se le indagini finora condotte hanno escluso la contaminazione di acqua ed aria nella zona in cui è presente la discarica – hanno deciso, a maggiore salvaguardia dell’incolumità dei residenti, di procedere ad un ulteriore fase di controlli ambientali a cura di Amiu.
    «Dal 1 marzo 2012 sono iniziate le perforazioni per la messa in opera di piezometri integrativi di quelli già esistenti e di inclinometri, finalizzati alle attività di monitoraggio periodico rispettivamente delle acque sotterranee e della stabilità del versante – spiega l’assessore all’ambiente, Carlo Senesi – Per quanto riguarda il monitoraggio dell’aria, a dicembre 2011 Amiu ha comunicato al Comune che a partire dalla metà del mese di luglio aveva effettuato il monitoraggio qualità dell’aria con i campionatori passivi. I risultati del primo periodo, da un’analisi ancora in fase di completamento, sembrerebbero del tutto tranquillizzanti».

    Siamo in attesa di poter rendere noti gli ultimi risultati del monitoraggio ambientale che l’assessorato all’ambiente del Comune di Genova ha assicurato di fornirci al più presto.

     

    Matteo Quadrone

  • Raccolta differenziata: il progetto pilota di Sestri Ponente e Pontedecimo

    Raccolta differenziata: il progetto pilota di Sestri Ponente e Pontedecimo

    Quasi 4 anni fa, Il 30 aprile 2008, con una delibera di giunta veniva adottato il Protocollo d’Intesa siglato tra l’Amministrazione Comunale e le associazioni Amici del Chiaravagna, Italia Nostra e Legambiente Liguria per il “monitoraggio della progettazione, conduzione e finalizzazione del Progetto di Raccolta differenziata di tipo domiciliato già realizzati o da realizzarsi nei Municipi 6 (Medio Ponente) e 5 (Valpolcevera) nel 2007/2008 ed alle proposte di sviluppo nel territorio comunale”.

    Il famoso “progetto pilota” – così denominato perché avrebbe dovuto rappresentare l’apripista di un nuovo modello di gestione del ciclo dei rifiuti da estendere su tutto il territorio comunale – era partito da meno di un mese (il 28 marzo 2008) nel quartiere di Pontedecimo (progetto di Amiu) e sarebbe stato avviato da lì a breve (26 maggio 2008) nel quartiere di Sestri Ponente (progetto voluto dalle associazioni).

    Premessa: alla fine del 2007, Genova, contrariamente al resto delle città del nord Italia, era immobilizzata al di sotto di un imbarazzante 15% di raccolta differenziata (RD).
    Contro questa tendenza, ma in particolare contro la prospettiva assai concreta di mandare la “rumenta” prodotta dall’intera città a bruciare in un inquinante tradizionale inceneritore a griglia (unica soluzione proposta dalla precedente giunta Pericu), le Associazioni scelsero di ribellarsi opponendo a tale scelta quella di un ciclo integrato dei rifiuti basato principalmente sull’attuazione di decise politiche di RD, secondo i sistemi più avanzati.

    IL PROGETTO INIZIALE

    il 16 Aprile del 2007 le Associazioni, con il sostegno del Municipio Medio Ponente, presentarono una proposta preliminare di Progetto, volutamente sviluppata in collaborazione con una delle Società più esperte del settore, la Società IDECOM srl, che già da tempo operava in esperienze analoghe.
    Il preliminare di Progetto venne acquisito dalla nuova Sindaco Marta Vincenzi, che lo affidò, dal punto di vista gestionale, al neo Assessore alla Città Sostenibile/ Ciclo dei Rifiuti, Carlo Senesi.
    Dopo anni di duro confronto con Comune e AMIU ma senza la possibilità di un confronto diretto, alle associazioni non parve vero poter finalmente instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni.
    Furono organizzati alcuni incontri pubblici con gli abitanti delle due aree interessate nell’ambito di una campagna informativa, progettata da IDECOM, che venne attuata in maniera efficace, almeno nella fase di lancio, ma non altrettanto nella fase di mantenimento.
    Insomma, a metà 2008 si erano create le premesse necessarie perché cittadini ed enti pubblici potessero lavorare nella piena collaborazione per il raggiungimento del migliore risultato possibile.
    Il Protocollo prevedeva anche “un Tavolo di Coordinamento”, composto da Comune e Associazioni, AMIU, Municipi Valpolcevera e Medio Ponente, Ecosportello comunale e IDECOM, il cui «Compito … [era] quello di monitorare l’andamento dei progetti in questione e di valutare eventuali proposte di modifica per ciò che riguarda la loro organizzazione e pianificazione»; era previsto che fosse predisposto «un sistema di monitoraggio puntuale di tipo qualitativo e quantitativo realizzato, di comune accordo, dai tecnici AMIU e IDECOM». Infine «Verrà valutato anche l’andamento dei costi associati alle attività di raccolta differenziata (mezzi e personale) che verranno comunicati periodicamente da AMIU». Purtroppo questi impegni – nonostante le continue sollecitazioni delle associazioni – non vennero mai realizzati.

    Secondo i promotori del progetto solo un sistema di raccolta spinto come quello porta a porta avrebbe permesso di recuperare il tempo perduto con innegabili vantaggi economici sia per le casse comunali sia per quelle di AMIU.

    Innanzitutto consentendo al Comune di non dover più pagare le penali previste dalla ecotassa regionale; senza dimenticare altri importanti vantaggi: la diminuzione dei costi della raccolta grazie ai contributi CONAI; il prolungamento della vita operativa della discarica di Scarpino; la diminuzione dell’impatto ambientale ottenuto attraverso la riduzione del traffico veicolare necessario per il trasporto della frazione residua dei rifiuti in discarica e grazie all’ abbattimento delle dannose emissioni o eluati derivanti dalla frazione umida. Infatti, per la prima volta a Genova, oltre a carta e cartone, plastica, vetro, alluminio e metalli, veniva raccolto in modo differenziato anche il rifiuto organico di provenienza domestica, condizione essenziale perché la RD fosse veramente efficace. Questa frazione, da sola, rappresenta almeno il 30% in peso degli scarti prodotti in ambito urbano da famiglie, ristorazione, mercati, rete distributiva ed è caratterizzata da una elevata quantità di acqua e da un elevato peso specifico.

    L’organizzazione della RD, in particolare a Sestri Ponente – nelle migliori intenzioni mai tradotte in realtàdoveva essere di tipo cosiddetto domiciliarizzato o porta a porta. Per attuarla Amiu avrebbe dovuto rimuovere i grandi contenitori stradali per la raccolta indifferenziata e sostituirli con appositi singoli contenitori destinati a ciascuna utenza o se necessario per più utenze (ad esempio in spazi condominiali). Ma a causa delle scelte imposte da Amiu, entrambi i Progetti, che dovevano essere di tipo prevalentemente porta a porta, diventarono in larga parte di prossimità. Infatti, la distribuzione sul territorio dei contenitori di colore diverso per ciascuna classe merceologica venne stabilita, in quasi tutti i casi, in base alla densità abitativa del circondario, invece di procedere ad un’assegnazione per ogni unità abitativa monofamiliare o condominiale prescelta, come chiedevano le associazioni.
    E così in alcune aree furono raggruppati anche 20 contenitori, creando degli anomali “atolli ecologici”, con conseguenti problemi di occupazione del suolo pubblico, di accesso ai contenitori più interni, di sporcizia e odori ai danni delle abitazioni limitrofe.

    RISULTATI

    In vista delle imminenti elezioni amministrative per l’elezione del nuovo sindaco, ci sembra utile ricordare questa esperienza – lasciata colpevolmente languire nel corso del tempo e mai estesa in tutta la città – diffondendo i dati sui risultati raggiunti, raccolti in una relazione finale a cura delle associazioni.

    Il Progetto di Sestri Ponente e Pontedecimo alla fine del 2009 interessava un totale di 6.783 famiglie, composte da 17.243 cittadini (circa 2,8% della popolazione genovese stimata a 611.171 nel gennaio 2009), a cui si devono aggiungere 34 diverse attività commerciali ed artigianali, anch’esse coinvolte nella differenziazione dei loro scarti. Il peso di queste attività, in particolare la loro produzione di materiali post consumo (MPC) normalizzato in abitanti equivalenti, non è mai stato oggetto di valutazione da parte di AMIU.

    A fine del 2009in entrambi i quartieri e in base alle stime AMIU – la RD si assesta al 44,3 %, come media annuale, contro il 22%, raggiunto nel frattempo nel resto della città. In pratica, in tempi rapidissimi, il nuovo sistema ha permesso di raddoppiare la percentuale di RD.
    A questo valore occorre aggiungere la RD realizzata grazie agli ECOVAN ed ECOCAR che hanno operato nelle aree pilota, alle raccolte differenziate realizzate presso le farmacie e con gli “Staccapanni” della Caritas presenti nelle aree pilota. Anche le isole ecologiche, in particolare quella di Pontedecimo, più vicina alla zona pilota, hanno intercettato parte della RD effettuata nelle aree pilota.
    «Conteggiando queste ulteriori raccolte differenziate (legno, tessuti, rifiuti urbani pericolosi, farmaci, pile) – spiegano le associazioni – è possibile che il valore più corretto di RD nelle aree pilota fosse già il 50%».

    Con conseguenze notevoli anche in termini economici: in pratica nei primi due anni il progetto pilota ha permesso al Comune di risparmiare 44.219 € di ecotasse regionali, mentre il contributo CONAI – se tutte le frazioni fossero state nella prima fascia di qualità – avrebbe potuto essere pari a 271.763 € .
    Si stima che questo contributo possa coprire il 30% dei costi della raccolta differenziata.
    Quindi – considerando il risparmio della ecotassa regionale e il contributo CONAI – una tonnellata di scarti differenziati potrebbe valere 88,52 € che AMIU si troverebbe a risparmiare nei propri bilanci.

    «Se le percentuali si avviassero verso valori pari ad almeno il 65%, i costi scenderebbero proporzionalmente – sottolineano le associazioni – e diventerebbero allora assolutamente comparabili con quelli dei sistemi di raccolta a campana, con il vantaggio che, accanto a percentuali di quantità di RD superiori, si raggiungerebbero anche analoghi livelli di qualità finalizzata al riciclo».
    Ma il contributo CONAI non è l’unico ricavo derivante dalla scelta di realizzare una raccolta differenziata spinta e di qualità.
    Una tonnellata di rifiuto urbano, dopo essere stato ben compresso, prima di essere messo a discarica, occupa un volume di 0,67 metri cubi. Quindi il progetto pilota di Sestri e Pontedecimo, durante l’intero periodo esaminato, ha fatto risparmiare almeno 2.391 metri cubi di volume di discarica, aumentando la vita utile della discarica; inoltre la frazione umida non messa a discarica grazie al progetto (1.353 tonnellate, in circa 19 mesi) riduce, in proporzione alla sua quantità, i costi, nei decenni a venire, che deriverebbero dalla presenza degli eluati generati dal rifiuto “tal quale”, dannosi per l’ambiente.
    Un ulteriore guadagno è quello derivante dal risparmio di gasolio e dall’usura motori e freni dei 238 camion (portata 15 tonnellate ciascuno) che si sarebbero dovuti arrampicare fino a Scarpino e tornare indietro.
    Infine, gli evitati costi di smaltimento dei materiali riciclati che sono destinati ad aumentare (100-120 € a tonnellata?) con l’entrata in funzione di impianti per il trattamento finale a caldo (gassificatore o inceneritore) della frazione residua.

    QUALITA’

    Nell’ottobre 2009, le analisi merceologiche – commissionate da AMIU a IDECOM – delle diverse frazioni di MPC raccolte in modo differenziato a Sestri e Pontedecimo hanno permesso di valutarne la qualità in base alla percentuale di frazione giudicata estranea rispetto al materiale separato (carta, vetro, plastiche riciclabili, ecc.). Il contributo che CONAI assegna ai Comuni, a parità di quantità, è commisurato alla presenza, nei diversi materiali raccolti, di frazioni estranee: minore è questa frazione, maggiore è l’entità di contributo CONAI erogato al Comune.
    In entrambi i quartieri la percentuale maggiore di frazioni estranee (21% Sestri e 32% Pontedecimo) riguarda la raccolta differenziata di plastiche e lattine: le principali frazioni estranee sono carta e giocattoli di plastica. Nella scala delle contaminazioni segue la frazione organica, in cui i contaminanti (2,7 – 3,6%) sono in prevalenza sacchetti di plastica all’interno dei quali sono stati messi i sacchetti di carta dati in dotazione per la raccolta dell’organico. La frazione più pulita in assoluto è il vetro, in cui le principali fonti di contaminazione (0,6 -0,4%) sono tappi e coperchi di plastica e metallo, ma che pesano poco, vista l’alta densità del vetro.
    «La qualità delle frazioni raccolte è risultata ottima per il vetro, buona per l’umido, accettabile per la carta, pessima per la plastica, ma può migliorare con una adeguata comunicazione che riduca i conferimenti sbagliati», sottolineano le associazioni.

    «Siamo riusciti a dimostrare che è possibile fare una raccolta differenziata di qualità finalizzata al riciclo – spiega Enrico Pignone, Amici del Chiaravagna – Per questo abbiamo chiesto al Comune di individuare, all’interno del nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC), delle aree da destinare a imprese ed aziende che si occupano di gestione e trasformazione dei rifiuti perché riteniamo esista la concreta possibilità di sviluppare la filiera del riciclo/riuso dei materiali, in grado di creare anche nuovi posti di lavoro, ma la nostra proposta finora è caduta nel vuoto».

    COSA NON SI E’ RIUSCITI A DIFFERENZIARE?

    Le analisi merceologiche effettuate sulle frazioni conferite nei cassonetti per il residuo indifferenziato hanno permesso di capire quale tipologia di rifiuti i residenti nelle aree pilota non hanno voluto o potuto differenziare. Ebbene, nel 2009, nei cassonetti dell’indifferenziato di Pontedecimo e Sestri, c’erano ancora grandi quantità di scarti riciclabili (dal 68,2 al 79,4%).
    Questi dati dimostrano che all’origine – l’83,5% degli scarti di Pontedecimo e l’88,7% di quelli di Sestri – sono potenzialmente riciclabili in quanto imballaggi, carta e cartoni, scarti compostabili, tessuti e oggetti per l’abbigliamento.
    «Parliamo di un sistema industriale dove non si può improvvisare nulla – sottolinea Enrico Pignone – Prima di avviare una raccolta differenziata spinta occorrono analisi cicliche sui cassonetti della raccolta indifferenziata. In maniera tale da comprendere i reali bisogni dell’utenza nella varie aree della città e predisporre le contromisure necessarie. Se ad esempio in una zona la maggiore quantità di rifiuti è legata ad una determinata tipologia, è necessario mettere a disposizione un sufficiente numero di contenitori destinati alla raccolta di quella particolare frazione».

    CONCLUSIONI

    «La prima proposta che abbiamo fatto ad AMIU e Comune era di estendere il Progetto almeno all’intera area dei due Municipi interessati – spiega Enrico Pignone – inoltre era necessario investire in direzione di una più decisa e convincente campagna di comunicazione a sostegno delle iniziative».
    Ma purtroppo nessuna di queste sollecitazioni venne presa in considerazione dalle istituzioni che dimostrarono, in questo modo, di non credere fino in fondo al progetto.

    Secondo le associazioni una percentuale variabile di famiglie nelle aree pilota (tra il 25 e il 35%) ha evitato, del tutto o quasi, di impegnarsi nella raccolta differenziata.
    «Per ridurre le sacche di “evasione” si doveva intervenire imponendo ai soggetti renitenti il pagamento di una TIA maggiorata – sottolineano nella relazione finale – mentre era possibile sperimentare forme di contributi economici (sconti sulla TIA, biglietti dell’autobus, ecc.) proporzionali alla quantità di scarti speciali, elettronici, pericolosi e ingombranti conferiti dai cittadini agli Ecovan, Ecocar e alle Isole Ecologiche».

    «Per rilanciare il progetto è necessario tornare alla domiciliariazzazione – spiega Enrico Pignone – attraverso l’eliminazione di tutti i grandi cassonetti per la raccolta indifferenziata ancora presenti nell’area e la loro sostituzione con contenitori per utenti singoli e condominiali di dimensioni adeguate».
    In pratica i contenitori per la RD verrebbero assegnati ad uno o più condomini il cui numero civico è riportato sui contenitori mentre l’individuazione di una figura responsabile (ad esempio l’amministratore del condominio) a cui riportare anomalie e “benemerenze” evidenziate dagli operatori AMIU, renderebbe maggiormente affidabile la gestione responsabile “a cura” di tale gruppo di utenza.
    «il condominio che conferisce meno scarti indifferenziati, paga una TIA scontata, chi conferisce più scarti indifferenziati, paga di più – continua Enrico Pignone – in maniera tale da responsabilizzare i cittadini che, anche in termini economici, otterrebbero dei benefici da una RD eseguita a regola d’arte».
    Senza dimenticare che analoghi sconti sulla TIA andrebbero applicati anche alle attività commerciali coinvolte nella RD.

    Ma purtroppo la situazione è ben diversa e a distanza di 4 anni dall’avvio dei progetti, questi ultimi restano fermi al palo. Un timido tentativo è stato fatto – tra l’altro senza un’adeguata informazione ai cittadini – esportando in altri quartieri la raccolta dell’umido, ma i risultati sono stati insoddisfacenti.
    Oggi a Genova la raccolta differenziata si attesta al 32%, ben al di sotto dei limiti di legge.
    Ma per il futuro chiunque amministrerà la città dovrà assolutamente e riprendere le fila di un discorso interrotto troppo bruscamente.
    «La nostra esperienza rappresenta uno spunto significativo ora sta alle istituzioni raccogliere il messaggio e provare a ripartire da un progetto colpevolmente troncato a metà – conclude Enrico Pignone – Bisogna finalmente sfatare il luogo comune per cui la raccolta differenziata costerebbe troppo. Questo perché finora è stata concepita come un sistema parallelo alla raccolta indifferenziata. Ovvero come fossero due filiere distinte e di conseguenza due spese che si sommano. In realtà, come noi predichiamo da anni, un’organizzazione funzionale dovrebbe prevedere la completa eliminazione della raccolta indifferenziata a favore della sola raccolta differenziata di qualità».

     

    Matteo Quadrone

  • Rifiuti elettronici: accordo comuni – Cdc RAEE, previsti nuovi premi

    Rifiuti elettronici: accordo comuni – Cdc RAEE, previsti nuovi premi

    Buone notizie giungono dal nuovo accordo di programma siglato mercoledì 28 marzo tra l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) ed il Centro di Coordinamento RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Il Cdc RAEE è costituito dai Sistemi Collettivi istituiti per la gestione dei Rifiuti RAEE, finanziato e gestito dai produttori, il suo ruolo primario è quello di garantire che tutto il Paese venga servito e che tutti i Sistemi Collettivi lavorino con modalità ed in condizioni operative omogenee.

    Fra le principali novità introdotte in sede di revisione dell’Accordo (che sostituisce quello in vigore dal 2008) le modifiche ai criteri di accesso ai cosiddetti Premi di Efficienza, ovvero i corrispettivi in denaro messi a disposizione dai Sistemi Collettivi – attualmente sono 16 i consorzi attivi in Italia che si occupano di gestire trasporto, trattamento e recupero dei RAEE su tutto il territorio nazionale, alcuni dei quali specializzati su singoli Raggruppamenti, altri invece gestiscono più categorie di prodotto – per favorire scelte organizzative e operative dei Centri di Raccolta che assicurino una elevata efficienza complessiva del sistema di gestione dei RAEE, perseguendo le finalità di protezione ambientale previste dalla normativa vigente.

    Quindi differenziare e riciclare conviene come avevamo già visto in merito ai contributi Conai a favore della raccolta degli imballaggi.

    Questi premi sono riconosciuti ai Comuni o ai soggetti gestori delle Isole Ecologiche quando vengono soddisfatti determinati criteri qualitativi e quantitativi nella raccolta dei RAEE, così da ridurre i costi e gli impatti ambientali della logistica.

    «Il rinnovo dell’Accordo è la conferma di una solida collaborazione che in questi anni ha visto gli Enti Locali lavorare a fianco dei Sistemi Collettivi per rendere la raccolta dei RAEE in Italia efficace e capillare – spiega Danilo Bonato, Presidente del Centro di Coordinamento RAEE – Siamo sicuri che i nuovi premi e i miglioramenti introdotti dall’Accordo daranno un ulteriore forza al Sistema, rendendo allo stesso tempo più semplice l’accesso ai Centri di Raccolta alla Distribuzione che ritira i RAEE con il sistema “uno contro uno”».

    Innanzitutto dall’accordo emerge la volontà comune di promuovere ulteriormente l’apertura dei Centri di Raccolta ai conferimenti dei RAEE ritirati dalla Distribuzione in modalità “uno contro uno” (consente al cittadino che acquista una nuova apparecchiatura elettronica di lasciare al negoziante quella vecchia). Solo le isole ecologiche che daranno tale disponibilità potranno accedere ai Premi di Efficienza, mentre in precedenza era necessario raccogliere almeno 50 tonnellate di RAEE in un anno.

    Gli importi unitari dei Premi varieranno in funzione della disponibilità nei confronti della distribuzione: 40 €/tonnellata per chi riceve RAEE provenienti dalla distribuzione del proprio ambito territoriale e 55€/t. per chi è aperto anche agli esercizi commerciali di altre aree (extra bacino). I Premi saranno poi maggiorati di 5 €/t. per le piazzole dotate di sistema per la pesatura dei RAEE in uscita.

    Un altro obiettivo dell’Accordo è quello di incentivare il riciclo di quelle tipologie di RAEE che non raggiungono ancora soddisfacenti quantitativi di raccolta, in particolare per i Raggruppamenti R4 (piccoli elettrodomestici e apparecchiature IT), R2 (grandi elettrodomestici) e R5 (sorgenti luminose). I Premi di Efficienza saranno infatti riconosciuti esclusivamente a quei Centri di Raccolta che raggiungono almeno un livello minimo di raccolta nei Raggruppamenti R2 e R4 (sommati tra loro).

    In base alle caratteristiche peculiari del Raggruppamento R5 (sorgenti luminose) è stato scelto un incentivo economico su base annuale, variabile in funzione dei quantitativi raccolti: chi supera i 1.500 kg di sorgenti luminose in un anno avrà un bonus di 500 Euro, che potrà crescere fino ai 4.000 € per chi raggiunge i 5.000 kg.

    Infine viene confermato il Fondo destinato all’adeguamento e al potenziamento dei Centri di Raccolta comunali, finanziato dai Sistemi Collettivi con un contributo di 5 euro per ogni tonnellata premiata. Proprio in questi giorni si stanno individuando i progetti che saranno finanziati – a seguito di un apposito Bando – con la prima dotazione del Fondo.

     

    Matteo Quadrone