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  • Tra Genova ed Ecuador, con parole, sogni e poesie. La storia di Viviana Barres

    Tra Genova ed Ecuador, con parole, sogni e poesie. La storia di Viviana Barres

    viviana-barres-01La storia della nuova genovese di oggi, Viviana Barres, ci racconta una storia di migrazione come naturale inclinazione dell’essere umano al cambiamento, alla ricerca di opportunità per migliorare la propria vita e realizzare le proprie inclinazioni, non determinata da necessità immediate di carattere politico o economico. Nella nostra città Viviana si è fermata quasi per caso, incerta fra l’inseguire il “sogno nel cassetto” di ragazza, a un passo dalla realizzazione – recitare come attrice in una telenovela in onda sull’emittente televisiva Ecuavisa- e le possibilità più incerte offerte dalla vita in Italia. Lei ha scelto, non senza qualche rimpianto, l’incerto e negli anni in cui ha abitato a Genova ha cambiato numerosi lavori, in parte per necessità, in parte per un’inclinazione personale alla ricerca della novità e del cambiamento. Anche nella storia di Viviana troviamo un tema ricorrente: la difficoltà, talora la totale impossibilità, di vedere riconosciuti in Italia titoli scolastici e accademici acquisiti nel paese di origine.

    Il mondo cinematografico e televisivo non è mai scomparso dal suo orizzonte e, oltre alla conduzione del Tg Latinos di TeleGenova alcuni anni fa, Viviana è stata la protagonista di due delle puntate di Radici, una dedicata al suo paese d’origine e una a Genova. Un programma in onda su Rai3 nazionale che racconta appunto l’altra migrazione, quella che non arriva con i barconi e che è inserita con successo nel tessuto sociale e economico italiano, mediaticamente meno notiziabile, ma maggioritaria dal punto di vista numerico. Radici ha offerto al pubblico italiano la possibilità di conoscere i paesi d’origine dei nuovi cittadini attraverso gli occhi dei protagonisti dei documentari.

    Come afferma Viviana, quando la migrazione è ben radicata nel territorio di arrivo, è all’origine di quella che potremmo definire una doppia appartenenza, sentimentale e culturale. Le persone sentono come propria la città in cui risiedono, senza per questo recidere i legami affettivi e linguistici con la terra d’origine. Un aspetto che emerge con decisione dall’antologia poetica “Dove le parole sono sogni. Un viaggio poetico tra Ecuador e Genova”, pubblicata nel 2013 da Liberodiscrivere edizioni e realizzato grazie alla collaborazione tra il Consolato dell’Ecuador, il Festival Internazionale della Poesia e il Comune di Genova.

    Il libro in una delle sue sezioni raccoglie le opere poetiche e narrative dei partecipanti a tre concorsi letterari e artistici, in prevalenza giovani under 30 di origine straniera, arrivati in età prescolare o scolare o nati in Italia da genitori immigrati. Nei testi c’è una forte presenza dei temi legati alla propria esperienza migratoria: il viaggio, la diaspora, la nostalgia per il paese d’origine, il senso di appartenenza, la percezione della nuova città e l’esperienza del dialogo sociale e interculturale. Alcune opere poetiche e testi musicali affrontano in maniera esplicita il sentimento della doppia appartenenza affettiva e culturale. Nelle opere pervenute al concorso c’è però anche una linea personale e intimista e un’altra che affronta i temi sociali in maniera più generale.

    Dove le parole sono sogni è il risultato di una bella iniziativa nata in ambito latinoamericano e che in itinere si è rivelata realmente “interculturale”, raccogliendo l’interesse e la partecipazione di molte altre persone, sia di origine straniera che italiane. Come abbiamo già evidenziato parlando di letteratura della migrazione, le opere artistiche e letterarie degli autori stranieri in Italia possono essere utilissime per comprendere e ricostruire la storia del complesso rapporto fra la società italiana e i suoi nuovi cittadini, per mettere in discussione punti di vista etnocentrici, certezze e stereotipi.

    Tuttavia, la poesia, la letteratura e le altre arti restano prima di tutto un’espressione creativa personale, in fondo irriducibile a qualsiasi categorizzazione legata all’origine degli autori: di fatto non esistono scrittori o poeti migranti, esistono scrittori e poeti la cui opera è influenzata, come avviene per tutti, dalla propria esperienza di vita.

    viviana-barres-02Quando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Italia sono arrivata più di venti anni fa. In Ecuador stavo frequentando la facoltà di economia e nel frattempo avevo cambiato già alcuni lavori temporanei. Credo che cambiare spesso sia nel mio spirito, perché lo sto facendo anche ora. Mia madre, che già abitava in Italia, a Genova, mi diceva: vieni qua, prova cambiare vita, magari guadagnerai di più. E quando mia sorella, che nel frattempo si era innamorata di un ragazzo italiano, ha deciso di sposarsi e mi ha invitata al suo matrimonio, sono venuta in Italia per partecipare alla cerimonia. All’inizio è stato uno shock, soprattutto per la lingua, io non parlavo l’italiano, ma sono stata aiutata dalla presenza di parenti, amici e conoscenti che già da alcuni anni erano in città. Mia madre mi ha detto: prova a fermarti ancora qualche settimana, vedi se ce la fai, c’è una signora che sta cercando una ragazza che le tenga i bambini al mare».

    «È stata un’esperienza utile perché i bambini non ti criticano per gli errori di grammatica e con loro mi sentivo a mio agio. Quando sono arrivata a Genova, era maggio. Vicino al tempo dell’estate, della spiaggia e del mare, delle feste e così mi sono decisa a restare qualche mese. E ora, sono sono qua da più di venti anni».

    Come ti sei trovata nel tuo nuovo ambiente di vita? Ci sono differenze tra i tuoi primi anni in Italia e oggi?
    «All’inizio, quando stai vivendo una situazione nuova, vedi tutto diversamente, vedi tutto più bello. A parte lo shock iniziale della lingua, mi sono trovata molto bene nei primi anni a Genova. Mi sembra che in Italia l’ambiente fosse in generale molto più rilassato, accogliente. Ora i nervi sono tesi ovunque, non solo a Genova. Per uno straniero che arriva oggi, credo che sia tutto più difficile. Oggi è molto più frequente sentire in giro, soprattutto sull’autobus, persone che attaccano gli stranieri e per quello che ha fatto uno, vorrebbero far pagare tutti. A me non è mai capitato personalmente, ma sono situazioni che ho visto spesso negli ultimi anni. La città comunque mi piace, metà della mia vita è qua, metà in Ecuador. A volte penso che, se tornassi in Ecuador, l’Italia mi mancherebbe, degli amici che avevo allora, non so quanti ne ritroverei, forse uno o due. C’è stato solo un periodo in cui stavo molto male e desideravo tornare. Quando ti senti giù di morale e di spirito, ti viene voglia di ritrovare le tue origini».

    Prima di partire, avevi un “sogno nel cassetto” o un’aspirazione particolare?
    «In Ecuador, prima di partire, avevo risposto a un annuncio in cui cercavano attrici per una telenovela. Ho mandato il curriculum, ho fatto il provino e sono stata presa per recitare una parte. Era già tutto pronto, stavo già studiando il copione. Venendo in Italia per partecipare al matrimonio, ho perso la mia possibilità di lavorare nello spettacolo in Ecuador. Praticamente è come se avessi chiuso i miei sogni nel cassetto. Ogni tanto mi faccio delle domande: come sarebbe stata la mia vita se avessi continuato a recitare nella mia telenovela? E, invece, non sono neppure riuscita a sapere come è andata a finire la storia. Un’altra mia passione è la poesia, a me piace molto scrivere e negli ultimi anni ho partecipato ad alcuni concorsi, tutti a livello italiano. Per ora non ho nulla di pubblicato, anche le mie poesie sono tutte nel cassetto».

    In Italia hai cercato di inserirti nel mondo della televisione e dello spettacolo o ti sei concentrata su altre cose?
    «All’inizio non so neanche io perché, ma non ci ho provato, mi sono concentrata sugli studi e su altre attività. Ora invece sto pensando di riprovarci! Nel 2011 c’è stata la mia prima esperienza televisiva in Italia, il Tg Latinos di TeleGenova, un notiziario in lingua spagnola rivolto ai latinoamericani di Genova. Io mi occupavo degli eventi, di cosa succedeva nella città, e un’altra ragazza delle notizie di cronaca e politica dei paesi latinoamericani. Il Tg Latinos è durato due anni, poi ha chiuso per la crisi dell’emittente televisiva che lo aveva ideato. In seguito, sono stata contattata da Davide De Michelis, giornalista di Torino che stava lavorando a Radici, un programma che vuole far conoscere come uno straniero ha vissuto nel suo paese e come vive in Italia, le differenze che ci sono, come se l’è cavata nel nuovo ambiente. Nella prima parte, sono stata la protagonista di un documentario girato in Ecuador, nel quale racconto la storia della città in cui sono nata, Guayaquil, e la storia dei miei parenti, da Quito alle Isole Galapagos! Infatti, mentre io sono emigrata in Italia, loro si sono spesso spostati all’interno dell’Ecuador in migrazioni interne. Quando c’è stato il terremoto, che ha distrutto intere famiglie e danneggiato pesantemente varie zone dell’Ecuador, è stato molto duro pensare a come sarebbero stati ridotti molti luoghi del mio paese che ho avuto occasione di rivedere o vedere per la prima volta grazie a Radici. Questa primavera è stata girata la seconda puntata, ambientata a Genova, nella quale racconto la mia esperienza in città e in Italia. Lavorando per il Tg, ho conosciuto molte persone nell’ambito del cinema e dello spettacolo, e forse per questo mi hanno contattato per prendere parte a una produzione filmica cinese ambientata nel centro storico di Genova, che andrà in onda sulla televisione nazionale. Sul set ho conosciuto molte persone che mi hanno invitato a riprovare la carriera nell’ambito della televisione e dello spettacolo».

    viviana-barres-03Quali altre esperienze significative di studio e lavoro hai avuto a Genova?
    «Appena arrivata avrei voluto riprendere l’Università, quando ho scoperto che c’era da ricominciare tutto a capo. Per prima cosa ho fatto un corso di alfabetizzazione linguistica per imparare bene l’italiano a livello di grammatica e di sintassi, e in seguito mi sono iscritta alla scuola superiore. Inizialmente ragioneria, che avevo già frequentato in Ecuador. Era davvero pesante riprendere in mano cose già studiate anni prima, e per questo sono passata al corso dell’Istituto Bergese per tecnico di cucina, che era una delle mie passioni. Con il diploma mi sono potuta riscrivere all’Università e ho lavorato due anni come cuoca. Un’esperienza davvero faticosa, ma anche meravigliosa, come tutte le esperienze che ci arricchiscono. Negli anni successivi, grazie a un corso che prevedeva un tirocinio in un ente, sono entrata a lavorare come insegnante nel settore del doposcuola, dove mi occupavo di assistenza per i compiti in varie materie: matematica, spagnolo, italiano. Ho lavorato 5 anni, poi ne sono uscita per la crisi, ero una delle ultime assunte, il mio era il contratto più recente».

    «Un’altra esperienza interessante è stata il corso di Migrantour. Noi non siamo guide turistiche, siamo stranieri che fanno conoscere la parte della città (nel mio caso Genova anche se Migrantour ha sede a Torino ed è attivo in molte altre città) più simile ai nostri paesi!».

    Nel 2013 hai curato un’antologia poetica dedicata agli autori ecuadoriani e a poeti e artisti delle nuove generazioni. Ci puoi raccontare questa esperienza?
    «Nel 2009, tramite il consolato ecuadoriano, è stato organizzato il primo concorso di poesia dedicato agli artisti ecuadoriani, nell’ambito del Festival della Poesia di Genova, intitolato al poeta Jorge Enrique Adoum, aperto sia a opere in lingua italiana che in lingua spagnola.In questo primo concorso, molte delle poesie pervenute erano incentrate proprio sul tema della terra di origine, della mancanza, della nostalgia per il proprio paese. Io mi sono occupata dell’organizzazione della seconda edizione, che a differenza della prima è stata aperta anche a concorrenti non latinoamericani. A questo concorso hanno partecipato anche italiani e autori di altre nazionalità, fra le vincitrici c’è stata anche una ragazza albanese. Molte poesie erano sulle esperienze personali e in generale sul vissuto in Italia, a Genova, alcune sulle donne, sulla condizione femminile, alcune sull’amore o sui sentimenti. Nel 2012 è stato indetto il terzo concorso. A voce alta era un concorso di musica, poesia e danza riservato a giovani artisti under 30, sempre aperto anche ad autori non latinoamericani».

    «Dove le parole sono sogni, il libro che ho curato nel 2013 per le edizioni Liberodiscrivere, è un’antologia poetica che raccoglie i lavori dei vincitori dei tre concorsi letterari, le opere di poeti e artisti ecuadoriani che hanno partecipato alle varie edizioni del Festival della Poesia e alcuni testi di detenuti/e che hanno partecipato ad alcuni laboratori di scrittura tenuti nel periodo del Festival dai poeti ecuadoriani. Io non ho partecipato ai concorso perché ero coinvolta nella giuria…però è un periodo in cui ho scritto io stessa molte poesie! Ricordo che nei primi giorni non arrivava quasi nulla, iniziavo a essere ansiosa per questo, e ho iniziato a scrivere moltissimo. Per fortuna, poco prima della chiusura, sono arrivate moltissime poesie».

    I ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al concorso si sono espressi in prevalenza in spagnolo o nella loro lingua madre o in italiano? Quali temi erano affrontati?
    «Alcuni dei ragazzi latinoamericani hanno scritto in spagnolo, altri in italiano. In generale penso che tutti scrivano del loro stato d’animo, di come si sentono nel momento e, come ti dicevo, molte poesie erano legate all’esperienza della migrazione e della nostalgia per il paese di origine. La necessità di scrivere si sente di più quando ti senti stressato, o giù di morale. Se tutto è lineare, è più difficile sentire la spinta alla scrittura. Però molte delle poesie arrivate, soprattutto delle ragazze più giovani, erano legate a questioni più private, al proprio stato d’animo in una storia d’amore, a esperienze e sentimenti personali».

    Andrea Macciò

  • Per non saper cucinare…un felice incontro inaspettato con la scrittura creativa

    Per non saper cucinare…un felice incontro inaspettato con la scrittura creativa

    maria-del-rosarioLa nuova genovese che abbiamo incontrato questa volta è Maria Del Rosario Morla Crespin, nata in Ecuador nel 1970 e arrivata in Italia dal 1999 con in tasca una laurea in economia e commercio e la qualifica di revisore contabile. Attualmente lavora in un centro di elaborazione dati e ricopre il ruolo di tesoriera del Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane (Colidolat).
    Nella sua storia abbiamo trovato alcuni aspetti che la accomunano ad altre persone, la difficoltà per ottenere il riconoscimento dei titoli accademici e professionali acquisiti nel paese di origine, una lunga esperienza di lavoro nelle case come assistente familiare, e un incontro, inaspettato e felice, con la scrittura creativa.
    E’ una storia esemplare di come quella che viene definita “migrazione economica” abbia la possibilità non solo di andare a buon fine, ma anche, in qualche caso, liberare delle potenzialità inespresse delle persone.

    Maria Del Rosario Morla Crespin è l’autrice di un racconto vincitore di un concorso letterario del 2013, il “Premio Città di Cantù Suor Rita Borghi” riservato a persone di origine straniera che scrivono in lingua italiana. Il suo racconto “Per non saper cucinare….” in parte ispirato alla sua esperienza di lavoro nelle case come assistente familiare, è un delicato affresco dello spaesamento di Solidad, una donna immigrata che si trova quotidianamente di fronte a piccole incomprensioni linguistiche e culturali, dagli errori della lista della spesa alla “misteriosa” differenza fra basilico D.O.P. e basilico normale, alla relazione professionale con un uomo relativamente anziano in stato depressivo, una situazione per lei completamente nuova.
    Nel racconto emerge lo scambio reciproco di sensazioni ed esperienze tra Solidad e la persona che è incaricata di assistere, che proprio dall’incapacità di Solidad nella cucina trarrà la forza per intervenire in prima persona nella preparazione dei piatti e cercare in seguito di riprendere in mano la propria vita.

    Il racconto di Maria ci introduce quindi nell’interessante mondo della cosiddetta letteratura della migrazione.
    Per letteratura della migrazione si intende la produzione degli autori stranieri che scelgono la lingua del paese di arrivo come canale di espressione letteraria, caratterizzata in genere da numerosi spunti autobiografici legati all’esperienza migratoria. Le prime opere sono comparse in Italia nel 1990 con l’uscita di libri e racconti scritti a volte a quattro mani da immigrati e giornalisti o scrittori italiani: Immigrato di Mario Fortunato e Salah Methnani e Io venditore di elefanti di Pap Khouma. La letteratura della migrazione nel corso degli anni si è ritagliata un’interessante nicchia di mercato, con le sue case editrici e i suoi festival, e ha raccontato con grazia, fantasia e autoironia i temi del viaggio, della partenza e del distacco, lo spaesamento del migrante, le grandi e piccole forme di conflittualità “interculturale”, la dimensione quotidiana della vita delle persone di origine straniera che vivono nelle nostre città.
    Molti dei contenuti caratteristici di queste opere, in realtà sono temi e archetipi da sempre presenti nella produzione letteraria.
    Alcuni degli autori, infatti, criticano la definizione di letteratura della migrazione (e scrittore migrante) ritenendo che sia ghettizzante, che comporti un’attenzione prevalente sulla biografia dell’autore piuttosto che sui contenuti e lo stile del testo e che la sua diffusione sia attualmente determinata soprattutto da ragioni di marketing.
    L’obiezione non è infondata: è così scontato che uno scrittore di origine straniera debba produrre per forza “letteratura della migrazione”? La sua opera non può essere considerata letteratura tout court? In realtà si può individuare una differenza tra una produzione iniziale, dove prevalevano gli elementi autobiografici, di denuncia o testimonianza e una attuale dove prevalgono gli aspetti creativi e personali della scrittura. Il genere letterario di per sé è una costrizione, come ogni classificazione, ma in realtà molte opere considerate di genere pur rispettandone i canoni formali lo trascendono esprimendo estetiche, idee e contenuti più personali. Un caso da manuale è l’utilizzo che molti autori fanno del genere giallo o poliziesco, uno dei più fortunati sul mercato letterario, nel quale delitti e indagini possono facilmente diventare metafore per raccontare anche altro. Lo stesso fenomeno può accadere con la letteratura della migrazione, nella quale gli autori possono scompaginare le carte e raccontare la nostra società, quella del paese di arrivo, con uno sguardo nuovo, con uno salutare straniamento che ci può aiutare a metterne in luce le contraddizioni interne senza per questo fare necessariamente autobiografia. Gli scrittori di origine straniera che scrivono in lingua italiana non necessariamente quindi devono essere definiti “scrittori migranti” o parlare solo della propria esperienza. E’ però innegabile che quasi tutte queste opere, oltre ad avere in sé valenze squisitamente letterarie ed estetiche, risultino preziose per leggere le trasformazioni della società italiana negli ultimi 20-25 anni e il suo controverso rapporto con i nuovi cittadini. La produzione in una lingua diversa dalla lingua madre determina inoltre la scrittura in un italiano non standard, vitale e creativo, contaminato con altre esperienze linguistiche.
    Gli autori di origine straniera che scrivono in italiano hanno raggiunto oggi un numero apprezzabile, in particolare in alcune regioni come Lazio, Piemonte e Lombardia. In Liguria, invece, le esperienze di autori stranieri attivi nella letteratura sono molto rare.
    Dall’intervista con Maria, che è anche una forte lettrice e apprezza alcune autrici la cui opera è generalmente inscritta in questo genere, abbiamo avuto l’occasione di conoscere l’opinione di una persona che si è avvicinata alla letteratura della migrazione sia come lettrice che, per ora incidentalmente, come autrice. Il suo racconto, ricco di venature autobiografiche e incentrato sull’esperienza del lavoro nelle case, affronta diversi argomenti che si ritrovano in molti libri di scrittori italiani di madrelingua straniera.

    MMNG3In che anno sei arrivata in Italia? Hai iniziato subito a lavorare nel settore per il quale hai studiato in Ecuador?
    «Sono nata in Ecuador, a Guayaquil. In Italia ho deciso di venire nel 1999 per la particolare situazione economica in cui versava la mia famiglia: siamo otto sorelle più molti nipoti e allora io ero una delle sorelle non sposate, anche per per questo ho deciso di emigrare in Italia, non dovevo lasciare un marito o dei figli. La prima città in cui sono stata è Torino, ero assieme a un’amica. Là non ho trovato nessun lavoro né nessuna persona che conoscevo, e così, dopo un periodo a Milano, sono venuta a Genova, dove già abitavano alcune persone conosciute in Ecuador. Per diversi anni ho lavorato nelle case, come addetta alle pulizie. In Ecuador ero laureata in Economia e Commercio (con la qualifica di revisore contabile) ed avevo anche il titolo di insegnante per bambini. Dopo qualche anno ho iniziato a frequentare corsi finanziati dall’Ue e a interessarmi per il riconoscimento della laurea». 

    In Italia hai dovuto riprendere anche parzialmente gli studi universitari? Com’è stato il percorso per il riconoscimento degli studi?
    «Non ho dovuto rifare l’Università, ma è stata una cosa lunghissima, con fortissime difficoltà. Credo di essere stata la prima straniera – di sicuro la prima ecuadoriana – a farmi riconoscere la laurea in economia e commercio a Genova, allora non si sapeva a chi rivolgersi, quali fossero i requisiti. Mi è costato 5 anni e quasi 5000 euro! Per il riconoscimento era necessario tradurre tutti i programmi dei 5 anni del corso di studi, dovevano essere tradotti dall’ambasciata italiana in Ecuador, a Quito, che è molto lontana dalla mia città di origine. Se ne è dovuta occupare la mia famiglia, io ero qua, e ci sono stati diversi problemi per il reperimento e la spedizione dei documenti. Una volta avuto il riconoscimento, ho studiato per superare l’esame di abilitazione a Roma ed avere i requisiti per aprire uno studio da commercialista. A Genova, dove ho fatto domanda, non c’era nessun precedente di richiesta da parte di cittadini ecuadoriani».

    Hai avuto delle difficoltà o delle restrizioni legate al fatto di non avere ancora la cittadinanza italiana?
    «Non mi risulta che ci sia questo impedimento, almeno a me nessuno lo ha fatto presente. Io ho la cittadinanza italiana da circa un mese, quando ho fatto richiesta ero cittadina ecuadoriana. Per adesso ho rinunciato all’iscrizione, c’erano delle nuove spese e io, che già lavoravo in un centro di elaborazione dati, in quel momento non avevo idea di aprire uno studio mio».

    Ci racconti il tuo incontro con la letteratura e la scrittura creativa?
    «Quello con la letteratura è stato un incontro casuale. Una delle mie amiche, un’insegnante appassionata di letteratura e poesia, nel 2013 ha trovato un concorso letterario solo per stranieri che scrivevano in italiano, il premio letterario “Città di Cantù – Suor Rita Borghi”. A me piaceva molto leggere, sono associata a quasi tutte le biblioteche, ma questa era la mia prima esperienza di scrittura! Grazie anche al supporto della mia amica ho deciso di provare. In Ecuador avevo fatto alcune esperienze di scrittura di racconti brevi durante il mio percorso universitario. Il racconto che ho inviato a Cantù, in una busta chiusa e anonima, come richiedeva il concorso, si intitolava “Per non saper cucinare….” ed era liberamente ispirato al periodo in cui ho lavorato nelle case. Mi sembrava venuto bene, sapevo di essere brava a parlare e a raccontare, ma pensavo che mi mancasse un po’ di dimestichezza per scrivere in italiano. Qualche settimana dopo l’invio, la mia amica mi ha chiamato: erano usciti i nomi dei vincitori, e avevo vinto io. Per errore, la comunicazione dei risultati era stata inviata a un altro indirizzo…e così non ho potuto ritirare il premio il giorno della premiazione, l’ho ritirato in seguito».

    Dopo quell’esperienza hai mai provato a ritentare a scrivere altri racconti o a partecipare ad altri premi letterari?
    «Molte persone che hanno letto il racconto mi hanno detto che sono molto brava a scrivere, a costruire la situazione, anche la mia amica mi ha proposto di ritentare. Per ora non sono riuscita a riprovarci, anche perché in questo periodo sto lavorando molto e il tempo è limitato. So che sarei in grado di farlo. E’ che, quando scrivi, lasci sempre vedere una parte di te, qualcosa che è reale. Dopo aver letto questo racconto è capitato che molte persone mi fermassero per chiedermi se i personaggi descritti erano reali, o che fine aveva fatto il personaggio principale, quasi tutte lo interpretavano in senso autobiografico. Di natura io sono molto riservata e, forse, non ho ancora scritto altre cose del genere perché non volevo svelare altro di me stessa. La mia famiglia in Ecuador, tramite i molti mezzi di internet, è venuta a sapere del racconto e del premio…e così, ho tradotto per loro in spagnolo Per non saper cucinare…».

    Per la tua esperienza sia di lettrice che di autrice, una persona di origine straniera che scrive in italiano in qualche modo si ispira sempre ad elementi autobiografici? La prevalenza degli aspetti autobiografici secondo te è caratteristica dei cosiddetti “scrittori migranti”?
    «Credo che in ogni cosa che fa, uno scrittore metta qualcosa di suo, che sia straniero o italiano. Se scrive un’opera autobiografica, ci sarà qualcosa di più, ma credo che qualcosa ci sia anche nei personaggi di fantasia.
    Il primo libro italiano che ho letto è stato “L’odore della notte” di Andrea Camilleri. Io penso che nel suo personaggio, il commissario Montalbano, lui avrà messo qualcosa di suo, anche se di certo quei libri non sono testi autobiografici. La lingua letteraria, a metà tra italiano e siciliano, che ha inventato, mi piace molto.
    Fra gli autori di origine straniera che scrivono in italiano, mi hanno colpito in particolare i libri della scrittrice Silvia Campaña. Nella sua scrittura, sono riuscita a immedesimarmi, a trovare qualcosa di autobiografico. E’ come se avessi visto come sarebbe potuto diventare il mio racconto trasformato in libro. Si parla, ad esempio, dei problemi di comprensione della lingua che abbiamo noi sudamericani in Italia, con alcune parole, con le vocali doppie. Tutte queste cose, tutte le esperienze che molti di noi hanno vissuto arrivando in un paese nuovo, si ritrovano nei libri. E, in particolare, si ritrovano nei libri degli scrittori stranieri di origine che scrivono in italiano, proprio perché, scrivendo, ognuno non può fare a meno di mettere in quello che scrive qualcosa di suo, qualcosa di autobiografico».

    Andrea Macciò

  • Per non saper cucinare…il racconto

    Per non saper cucinare…il racconto

    Il martedì era il giorno della spesa “grossa”. Lui scriveva tutto a caratteri minuscoli in un foglietto con una scrittura fitta fitta e dettagliava ogni articolo da comprare con suoi commenti personali -Fai togliere il grasso- oppure –Taglia via i ciuffi del sedano prima di pesarli!-. Il problema per me, oltre a decifrare la sua scrittura, era capire cosa volesse!

    Ero arrivata da poco in Italia, qualche parola la conoscevo, capivo abbastanza quel che mi veniva detto, ma interpretare la lista della spesa del Sig. Egidio era veramente un… rebus! Un esempio? Continuava a scrivermi: -Basilico D.O.P. per il pesto- Ma cosa vuol dire?! La prima volta al supermercato mi aggiravo tra gli scaffali, nei vari reparti, ma niente, non trovavo niente con su scritto -Basilico D.O.P.-, allora feci vedere il foglietto ad una commessa e lei mi disse: “Ahhh il basilico! Se vuoi c’è in mazzetti… ma non è D.O.P!”. Io la guardai sorridendo perché non avevo capito nulla, nella speranza che mi mettesse in mano qualcosa con su scritto “Basilico D.O.P”. Lei invece si rimise a riordinare i biscotti che stava inserendo in uno scaffale, poi, vedendomi ancora lì impalata, mi indicò dei vasetti dietro di me dicendo: “Guarda, fai prima se prendi quello in vasetto, è già pronto!” . Seguendo il suo dito afferrai velocemente un vasetto verde. Sospirai sollevata, convinta di aver finalmente trovato il fatidico “Basilico D.O.P”. Arrivata a casa, dalle occhiate sornione e dal borbottio sommesso di Egidio, capii che quello basilico proprio non era: avevo preso un vasetto di crema alle olive!

    Ma fosse stato solo per il basilico! Metà della spesa era sempre errata, temevo sempre il rientro a casa perché lui, togliendo gli articoli dai sacchetti, quasi sempre esclamava frasi del tipo: “Ma nooooo…. E questo cos’è??” “E questo?? Ma Solidad, perché hai comprato i fagioli azuki? Che ci devi fare?”

    Io sgranavo gli occhi e ripetevo come un ebete: “Fagioli azuki? Mah… io veramente…”.
    Non sapevo proprio fare la spesa! Ma da quando ho iniziato a stare a servizio dal Signor Egidio, sono tante le cose che prima non sapevo e poi ho imparato a fare: stare dietro ad un anziano depresso in un paese straniero è una cosa che non avrei mai immaginato di fare, e invece… L’Italia mi ha accolta senza batter ciglio, senza entusiasmi e senza festeggiamenti. Arrivata qui dall’Ecuador senza conoscere nessuno, ho imparato pian piano come ci si comporta; in silenzio, senza disturbare, senza chiedere troppo ma anche senza smettere di cercare, senza togliermi mai dalla testa il mio obiettivo: trovare un lavoro dignitoso che mi permetta di mantenermi e di mandare i soldi alla mia famiglia che quieta e silenziosa come me, mi ha salutato da Guayaquil in una caldissima giornata di dicembre, del nostro clima tropicale.
    Egidio era la seconda persona anziana a cui badavo e, stando nella sua enorme e ricca casa sul mare, ho capito che più che lucidare e smerigliare, le immense stanze andavano riempite di calore umano. Egidio parlava poco, molto poco; a volte mi rivolgeva sguardi carichi di così tanta tristezza che mi veniva voglia di dirgli: “Guardi che sono io quella clandestina che è dovuta uscire dal suo paese, lasciando la famiglia e tutto quello che aveva di più importante al mondo, quindi su con la vita che tutto si può risolvere!”
    Altre volte, invece, quando bruciavo la cena o gli spaccavo l’ennesimo bicchiere, maldestra come ero e completamente incapace di cucinare anche un uovo, mi guardava con gli occhi buoni e mi diceva: “Poco male Solidad, sono solo bicchieri, vai su nella mansarda e porta giù quelli belli che sono nella scatola bianca, così possiamo usarli adesso, perché… se non ora quando? E già che ci sei porta anche un po’ di stracchino e prosciutto che oggi facciamo dieta!”. Molte volte se la rideva quando gli servivo una brodaglia insipida dicendo: “Escusame! Escusame!” ripetendo le scuse come una litania. Lui rideva, muoveva appena i suoi lunghi baffi grigi ma rideva, lo si vedeva dagli occhi. E io scoppiavo a ridere con lui.
    Poi, magari, per tre giorni non mi parlava, non apriva la porta della sua stanza quando bussavo e, sordo alle mie richieste: “Perché non mangia?” “Perché non si alza?”, lasciava che io entrassi nella sua stanza, che gli posassi qualcosa da mangiare sul comodino senza fiatare. La sera riaprivo la porta e niente, non aveva toccato cibo e se tentavo di parlargli mi diceva “Non ti preoccupare, mangerò domani…” e, in quei momenti, avevo imparato che l’unica cosa che potevo fare era lasciarlo tranquillo cercando di non farlo sentire tanto solo e triste.
    In queste giornate io mi rifugiavo a leggere i libri in italiano che mi aveva imprestato. Mi è sempre piaciuto leggere e piano piano attraverso la lettura si faceva sempre più chiara dentro di me la comprensione di questa nuova lingua. I mesi passavano, io leggevo, leggevo, lucidavo, compravo, stiravo, leggevo, telefonavo a casa, tentavo di cucinare seguendo una cuoca che in televisione mescolava allegramente ingredienti e canzoncine, leggevo, pulivo, lavavo finché un giorno… Me lo ricordo bene: ero lì in cucina (il mio incubo!) cercavo di mettere

    insieme qualcosa per la cena ed Egidio entra. Mi guarda, sorride, prende un coltello dal cassetto (“che vuol fare…” pensavo dentro di me) e mi dice: “Ora ti faccio vedere come si prepara un minestrone degno di questo nome!”
    Ed io, felice come una bambina, mi son messa a battere le mani saltando “Sì! Sì!”. Egidio maneggiava con cura e con abilità coltello e verdure: lavava, pelava, tagliava a cubetti, soffriggeva, aggiustava di sale, mescolava, insomma: lui sì che sapeva cucinare! Ed io lo seguivo passo passo lodandolo: “Egidio, finalmente in questa casa si mangerà come si deve!”

    E lui ridendo: “Eh sì cara Solidad, ci voleva la tua pessima cucina a farmi alzare dal letto!”.
    Da quel giorno Egidio era sempre più presente in cucina, io cercavo di imparare ma ero completamente negata! Fu così che fu lui, da quel momento in poi, a prendersi cura della cucina e per assicurarsi che anche gli ingredienti fossero quelli giusti, iniziò ad accompagnarmi a fare la spesa. Dopo anni si rimise al volante della sua auto e mi accompagnava al supermercato facendomi vedere come si sceglie frutta e verdura, come si leggono e interpretano etichette e ingredienti.
    Partendo dal cucinare e dal fare la spesa, giorno dopo giorno Egidio riprese in mano la sua vita: piano, senza fretta un passo alla volta lo vedevo uscire per andare nella sua ditta, dove da anni non metteva piede: andava a parlare con i suoi dipendenti, andava a sentire come andavano le cose, andava a controllare gli affari. Egidio era stato un abile imprenditore e nel giro di poco tempo non aveva faticato a rindossare quegli abiti cuciti addosso sulla sua persona, ma che l’oscuro “male di vivere” aveva ridotto a brandelli. La famiglia di Egidio non prese bene questa “rinascita” imprenditoriale: i figli, abituati da anni ad avere la delega su tutto il patrimonio e le aziende del padre, giudicato interdetto per la sua depressione e manie schizoidi, attendevano la revisione della commissione sanitaria che avrebbe prolungato o annullato l’interdizione.
    Arrivarono a minacciarmi che mi avrebbero tolto il lavoro se, all’incontro con la commissione sanitaria, non avessi dato testimonianza delle stranezze e della malattia del padre. Io, semplicemente, davanti a quei dottori che mi chiedevano come si comportava il signor Egidio dissi quanto vedevo e quanto corrispondeva a verità: Egidio usciva di casa, guidava l’auto, si recava in ufficio, usciva a passeggiare. In poche parole Egidio si era ripreso in mano la sua vita. I medici gli tolsero l’interdizione e lui poté nuovamente gestire la sua ditta e i suoi interessi. Io rimasi come colf presso la sua casa anche se part time perché, nel frattempo, aveva assunto una cuoca: “Cara Solidad” mi disse una sera “Io almeno una volta al giorno vorrei mangiare un pasto decente! La tua cucina non è migliorata di una virgola!” E così arrivò Irma che preparava i pasti della sera al signor Egidio e gli lasciava sempre qualcosa di pronto e “commestibile” nel frigo.
    Mi ritrovai ad avere i pomeriggi liberi e così iniziai a frequentare dei corsi gratuiti per disoccupati: soprattutto corsi di contabilità e amministrazione del personale, in modo da poter poi cercare un lavoro in campo impiegatizio. Mi resi conto che tutto sommato era stata una fortuna il non saper cucinare perché così era stata assunta un’altra persona e io potevo studiare meglio l’Italiano e impratichirmi con la contabilità.
    Passavano i mesi e gli anni. Egidio era contento che facessi i corsi, ma allo stesso tempo temeva il giorno in cui mi sarei licenziata per andare a lavorare come impiegata.
    Il giorno arrivò. Dopo tanti colloqui e periodi di praticantato senza retribuzione, una ditta mi offrì un lavoro full time come impiegata amministrativa. Pensai e ripensai a come dirlo a Egidio: dopo sei anni avrei lasciato quella casa.
    Una sera dopo cena gli sorrisi e gli dissi: “C’è una novità!”.
    Lui mi guardò dalla sua poltrona dove si rintanava a leggere i giornali: “Hai trovato un lavoro” “Sì, inizierò tra due mesi Signor Egidio!”
    “E’ giusto, sono contento per te.”
    Non disse altro e sprofondò dietro una pagina di cronaca.
    Due mesi dopo feci i bagagli, sgombrai la mia stanza e con un silenzioso abbraccio mi congedai da lui. Era Settembre.
    Un mese dopo la schizofrenia entrò nuovamente nella sua testa rinchiudendo lui in un ospedale e me in una profonda angoscia per i sensi di colpa che non mi davano pace.

  • Tiziano Fratus, il “cercatore di alberi”. La nostra intervista allo scrittore: «Prima di tutto, il mio orto…»

    Tiziano Fratus, il “cercatore di alberi”. La nostra intervista allo scrittore: «Prima di tutto, il mio orto…»

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIChi ama andare per boschi e montagne ha una luce speciale negli occhi, ne sono convinta, e sicuramente quella luce l’ho vista brillare negli occhi di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco classe ’75, “cercatore d’alberi” – dal titolo di un suo libro – che è stato più volte ospite (l’ultima volta pochi mesi fa) anche del Festival Internazionale di Poesia di Genova.
    L’ho incontrato alla presentazione del suo ultimo libro, davanti ad un pubblico che ad un occhio inesperto poteva sembrare eterogeneo, ed era invece composto per la quasi totalità da appassionati ed esperti di montagne e piante. Fratus ha presentato il volume uscito il 5 giugno scorso per Laterza, “L’Italia è un bosco“.

    Non è affatto semplice intervistare Fratus, è difficile fermare il flusso discorsivo di questo scrittore-poeta che ti cattura per la passione, ma anche la cura e quasi il puntiglio con cui spiega la scelta di alcuni alberi e di alcuni luoghi inseriti nel volume, e più in generale l’idea che ha dato vita al libro stesso.
    Non solo un manuale, non proprio una guida, “L’Italia è un bosco” potrebbe essere una sorta di breviario da consultare prima di visitare una regione o di organizzare un trekking per conoscere un punto di vista inconsueto e cercare angoli inaspettati. Oppure un libro da leggere semplicemente per trovare, nelle lunghe fasi in cui si è incollati alla sedia della città, un respiro diverso, un balsamo per ammorbidire le giornate più aspre, quelle fatte solo di impegni, orari, ritardi e scontri.

    barbagelata
    Barbagelata (1120 m.s.l.m.) è il centro abitato più alto della provincia di Genova. Antico borgo contadino, oggi frazione di Lorsica, si trova fra la Val Trebbia e la Val d’Aveto. Il paese è celebre per la triste pagina nella storia della Resistenza quando venne saccheggiato e dato alle fiamme dai nazifascisti nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1944 come rappresaglia per l’appoggio degli abitanti ai partigiani.
    Il vicino passo della Scoglina collega le due valli ed è percorso da un’affascinante arteria stradale, la provinciale 56, immersa nel verde intenso dei bosch liguri.

    La nostra Regione, che come sappiamo di boschi è ricca (qui il nostro approfondimento dei mesi scorsi, realizzato anche con il contributo dello stesso Fratus, ndr), è più volte citata in quest’opera, dal castagneto del Bosco di Grau (Im) ai faggi monumentali di Mallare (Sv), mentre Genova è raccontata sia dai lecci storici presso Barbagelata in Val Trebbia sia dall’orto botanico dell’Università che ospita imperdibili sequoie monumentali. Più a levante, presso il cimitero di Allegrezze a Santo Stefano d’Aveto, le stesse sequoie sono ancora in formazione, ma altrettanto meritevoli di una visita.
    Dopo l’incontro abbiamo avuto modo di chiacchierare con l’autore, “homo radix” secondo la sua definizione, che si è invece dimostrato inaspettatamente esperto anche di vicoli e di mare. Ed anche aperto e chiacchierone, a dispetto dell’immagine che noi liguri abbiamo di chi va per boschi…

    Sembri a tuo agio in questa città, non sempre Genova cattura troppe simpatie al primo incontro…

    «No, voi avete un’opinione troppo severa della vostra città, che invece è molto bella ed è molto più di quanto non ci si aspetti da una città di queste dimensioni. L’unica cosa veramente pesante è il traffico, e le strade strette e difficili da trovare, soprattutto per noi abitanti della pianura… per quanto estrema».

    Estrema?!

    «Sì, nel senso che dove abito io (Trana, in Piemonte, a ridosso della Val di Susa) la pianura praticamente termina ed iniziano le Alpi. Ma ovviamente i nostri spazi di manovra sono infinitamente più ampi!»

    tiziano-fratusCome vive un “cercatore d’alberi”? Voglio dire, se il tuo lavoro è andare per boschi ad esplorare gli alberi, cosa che per noi significa vacanza, tu che fai nel tempo libero?

    «Veramente l’attività che mi viene in mente prima di ogni altra è il mio orto, semino, strappo erbacce e concimo: sono abbastanza fiducioso nei metodi naturali, sia per i concimi che per gli antiparassitari, ma poi ogni tanto anche io spruzzo qualcosa di chimico. A volte è l’unica alternativa ad abbattere la pianta stessa. Comunque amo anche il mare, ricordo che ai tempi del liceo andavo ogni tanto a Varigotti, da un amico che passava lì l’estate; ma conosco anche l’entroterra, e ne conosco bene la solitudine: gli abitanti sono molto molto diversi da quelli della costa, silenziosi, quasi selvatici».

    Per il tuo libro, “L’Italia è un bosco” ho visto che hai cambiato casa editrice. Come ti sei trovato con Laterza?

    «Quando ho pubblicato “Diario di un cercatore d’alberi” per Kowalski ero entusiasta della veste che hanno deciso di dare al volume, molto “pop” e piccolo abbastanza da essere portato in tasca durante le escursioni; ma per quest’ultimo libro, Laterza mi ha veramente coinvolto in tutto il processo decisionale. Sia nella scelta della dimensione, l’impaginazione, la copertina in stile quasi artigianale e poi, soprattutto, hanno inserito le foto, che per me sono essenziali ma che difficilmente gli editori accettano, perchè molto costose. Insomma, mi hanno dato fiducia e dimostrato di credere molto nel mio progetto».

    Hai realizzato un documentario con Manuele Cecconello ambientato fra le grandi sequoie italiane, hai in programma qualcosa di simile per il futuro?

    «Il prossimo passo sarebbe trarre un film da uno dei miei libri: chissà, forse non è un’ipotesi così azzardata… Basta aggiungere pochi ingredienti, se ci pensi la storia potrebbe esserci già. Ma non voglio dire di più, per ora non c’è niente di definito».

    Così abbiamo lasciato il nostro “homo radix” a godersi la frescura serale dei vicoli, mentre avevamo ancora negli occhi il profilo contorto di un pino mugo; certo prendersi il tempo per osservare un albero può essere un gesto poetico forse estremo, per le nostre vite frettolose ad occhi bassi. Ma sicuramente non un gesto inutile.

    Bruna Taravello

  • La Bottega delle Favole, scrittori al servizio dei più piccoli. Fiabe su “ordinazione”, anche multilingua e in dialetto

    La Bottega delle Favole, scrittori al servizio dei più piccoli. Fiabe su “ordinazione”, anche multilingua e in dialetto

    sceneggiaturaUno shop sul web per genitori in cerca di fiabe inedite e speciali da raccontare ai propri figli, La Bottega delle Favole, un progetto “made in Genova” di cui vi avevamo parlato circa un anno fa al momento del lancio. In 12 mesi il progetto è cresciuto e oggi vanta ben 24 fiabe pubblicate, scritte da 14 autori differenti. Inoltre, il progetto si è arricchito all’inizio dell’anno di una trasmissione radiofonica in onda sulla web radio “Fra le Note”, interviste e approfondimenti con scrittori e narratori; i podcast vengono successivamente pubblicati sul nostro sito e possono pertanto essere scaricati in qualunque momento.

    «La Bottega delle Favole non è solo un sito per genitori e bimbi in cerca di fiabe – racconta Anna Morchio ideatrice del progetto – ma è in primo luogo una piattaforma in cui il pubblico di chi racconta ed ascolta si può incontrare. Un piazza virtuale in cui le favole possano essere condivise. Alla base di tutto c’è la passione e il forte desiderio di non lasciare scappare i frutti della fantasia e dell’ingegno».
    Il 27 settembre 2014 a Genova nel quartiere del Carmine avrà luogo il primo festival della Bottega delle Favole, InCantaStorie 2014. Dalle storie cantate a quelle mimate, dalle marionette allo storytelling, dalle illustrazioni al diario di viaggio, dalla musica all’acrobatica.
    «Il festival InCantaStorie nasce dal desiderio di percorre i molti mondi della narrazione, i diversi linguaggi che essa utilizza per dare a ciascuno di questi rilievo specifico. Il Mercato del Carmine con le vie e piazze limitrofe accoglierà per un giorno intero artisti, cantastorie, narratori genovesi e non, con l’intento di trasportare i visitatori in un mondo fuori dal tempo dove i linguaggi si intrecciano e concorrono a creare una nuova realtà».

    image Gli artisti saranno più di 20 (la lista completa si può scorrere sul sito della Bottega delle Favole): «Partiremo la mattina con Aureliana Orlando di “Mamma, papà… giochiamo?” che ci insegnerà a giocare con i più piccoli costruendo insieme libri e storie con materiale riciclato, e finiremo a sera inoltrata con Nicola Camurri e con Marco Rinaldi che ci darà un anteprima del suo nuovo spettacolo Verde Oro. Nel mezzo avremo Elisabetta Orlandi che ci incanterà con le sue fiabe multilingue, Franco Picetti che ci accompagnerà per i vicoli della città al ritmo del rock dei carruggi, poi voleremo con la fantasia sui tessuti aerei del Circo Colibrì e delle sue allieve Lisa Bignone e Chiara Pontiggia, con il magico accompagnamento sonoro di Ciro Parisi.
    Ascolteremo una storia raccontata da Teresa Vatavuk in una lingua inesistente, mentre alcuni artisti dell’Anonima Illustratori ne faranno nascere in estemporanea, i personaggi e le ambientazioni con le loro matite.
    Ripercorreremo il viaggio di Lucio, Anna e Gaia, la famiglia del progetto Unlearning, giocheremo con il Favoliamo di Dadoblù, e tantissimi altri narratori, muovendoci in un ambiente molto speciale, Piazza del Carmine e le piazzette limitrofe, che accoglieranno anche storie di oggetti, grazie alle creazioni di diversi artisti che hanno fatto del riuso creativo la loro arte, tra questi Giulia Cavagnetto, Monica Colombara e l’associazione Sc’art, con i prodotti realizzati per il progetto “Creazioni al Fresco” dalle detenute dalla casa circondariale di Genova Pontedecimo»
    .

    imageMolto interessante l’aspetto legato all’apprendimento delle lingue. La Bottega delle Favole! Infatti, ha pensato per i più piccoli a fiabe multilingua e in dialetto genovese.
    «Per noi scrivono mamme e papà in egual misura, ma anche nonni – prosegue Anna – tra cui Claudio Pittaluga, il nonno che ha inaugurato la nostra sezione multilingue con le fiabe in italiano – genovese; insieme a lui opera Elisabetta Orlandi, che oltre ad essere bravissima nello scrivere favole, ed essere un’ottima narratrice, ha il dono di conoscere diverse lingue.
    A questa sezione teniamo molto, consapevoli dell’importanza dell’apprendimento delle lingue nell’età evolutiva e ritenendo più divertente farlo tramite le favole, canale naturale e preferenziale dei piccoli. In questo ambito siamo all’inizio ma abbiamo grandi progetti, il nostro sogno è di poter aprire le porte della Bottega delle Favole ad altre culture, accogliendo fiabe scritte da ogni ogni parte del mondo».

    L’altro aspetto caratterizzante del progetto, è come detto quello di “costruire fiabe su ordinazione” per eventi speciali. Chiediamo ad Anna come procedono le richieste e come viene organizzato il lavoro.
    «Le fiabe su misura sono un prodotto di altissima qualità che ci è stato richiesto come dono in occasioni speciali come le nascite, ma anche come regalo ad una persona amata. Alcune storie hanno il potere magico di spiegare situazioni complicate e di indirizzare verso il lieto fine anche nella vita reale».
    Così nello scaffale della Bottega troviamo ad esempio una fiaba scritta per raccontare ad una bimba nata prima del tempo la storia dei suoi primi mesi di vita, “Piccolo merlo senza uovo”, oppure una dedicata ad un bimbo adottato ed ai suoi genitori che sono “Saliti fin sulla luna” per poterlo stringere tra le braccia.
    «Insomma, le storie su misura sono storie ricchissime, che hanno tanto da dire, da queste possono nascere eventi a tema, ma anche laboratori creativi destinati alle scuole. Stiamo proponendo le storie su misura anche come forma di “slow marketing” alle aziende che hanno una storia da raccontare. Tutte quante vengono cesellate fino ad essere cucite ad hoc per il destinatario, racchiudendo in sé tutta la magia che una narrazione fatta con amore può contenere, ed a seconda del budget poi possono essere musicate, illustrate e perfino messe in scena in eventi teatrali!»

    Un regalo speciale per i lettori di Era Superba

    «Ci piacerebbe fare a tutti lettori di Era Superba un regalo speciale…». Una favola della Bottega in download gratuito per tutti i lettori di Era: vai sul sito, scegli la fiaba che vuoi scaricare e, una volta alla cassa, inserisci questo codice omaggio ERASUPERBA04147F5C. Sulla tua email riceverai il link per scaricare la fiaba, ascoltarla, stamparla e magari rilegarla in modo del tutto personale (è presente anche un tutorial con le istruzioni).

    Per maggiori informazioni e per dare il proprio contributo, per quanto riguarda la scrittura delle favole ma anche per sostenere il progetto attraverso la campagna crowdfunding, visitate il sito www.labottegadellefavole.it

  • Premio letterario nazionale Streghe Vampiri per romanzi, racconti, poesie

    Premio letterario nazionale Streghe Vampiri per romanzi, racconti, poesie

    poesia Giovane Holden Edizioni in collaborazione con associazione culturale I soliti ignoti organizza anche nel 2014  il premio letterario nazionale Streghe Vampiri & Co., dedicato al mondo deli fantasy e aperto a  romanzi, racconti, poesie.

    Obiettivo del premio, giunto alla quarta edizione, quelli di  stimolare la produzione di testi che sappiano raccontare di “mondi alternativi” e di creature fantastiche; mondi e personaggi in cui la “vita vera” si arricchisce di sfumature nobili e forti.

    Un fattore importante per capire la chiave del successo dei fantasy è che al giorno d’oggi  fa da contraltare all’iper-materialismo che ci circonda. Siamo perennemente forzati a guardare in faccia la realtà e questa realtà di volta in volta è triste, banale o ci fa paura. Il mondo fantasy permette di nutrirci di pura fantasia, ci svincola da un passato remoto preciso e stimola in noi valori come il coraggio e la virtù che troppo spesso ci dimentichiamo. Viviamo in un mondo fatto di pubblicità infinite, reality, telefilm, film, soap opera, in un modo o nell’altro siamo circondati dalla finzione e da un mondo irreale, una realtà subliminale che non ci appartiene. E dunque, se siamo destinati a vivere in un mondo irreale, è meglio il mondo che ci costruiamo abbandonandoci senza riserve al Fantasy o quello che gli altri vogliono costruirci attorno?

    Si può partecipare con opere inedite (cioè mai pubblicate) a tema (streghe, vampiri, creature fantastiche) scritte in lingua italiana. Il premio si articola in tre sezioni: romanzo inedito, racconto inedito, poesia inedita.

    Gli elaborati devono essere inviati entro la mezzanotte del 30 settembre 2014 esclusivamente via mail all’indirizzo info@premiostreghevampiri.it. I vincitori, uno per sezione, riceveranno in premio la pubblicazione del proprio elaborato da parte della casa editrice Giovane Holden Edizioni.

    I secondi classificati riceveranno in premio una coppa personalizzata e un soggiorno due giorni (una notte) per due persone in Europa; i terzi classificati una coppa e pergamena personalizzata. Per tutti i partecipanti è previsto l’invio di un e-book tematico.

    I finalisti riceveranno attestati di merito, libri e gadget durante la cerimonia di premiazione.

    Dopo tre edizioni sviluppate interamente sul web, la presente si arricchisce di una cerimonia di premiazione più tradizionale che avverrà il 15 novembre 2014 a Viareggio presso l’Hotel Residence Esplanade nel corso di una giornata dedicata alla scrittura e ai libri.

    Il bando completo, tutte le informazioni e i moduli di iscrizione sono scaricabili dal sito www.premiostreghevampiri.it

  • Genova in un libro di Nicholas Walton, giornalista della BBC: la nostra intervista

    Genova in un libro di Nicholas Walton, giornalista della BBC: la nostra intervista

    GenovaNicholas Walton, un nome che magari a molti è capitato di sentire e apprezzare, ma che forse ai più di voi non accenderà alcuna lampadina. Se fate parte di questo secondo gruppo di persone, vi consigliamo di tendere le orecchie e informarvi sul suo conto perché ne sentirete parlare presto: Walton ha scritto un libro sulla storia di Genova, in cui ha cercato di ricostruire il passato e interpretare il presente, interessandosi alle storie dei genovesi di ieri, ma anche a quelli di oggi. La stesura del suo libro è in corso: la prima bozza sta per essere ultimata, mentre per la pubblicazione – l’editore sarà l’inglese Hurst, ma sembra sarà pubblicato anche negli USA con la Oxford University Press – ci sarà da attendere ancora un po’.

    Leggendo la biografia di Walton, si capisce subito che non servono grandi presentazioni. Originario di Newcastle, nell’Ighilterra del nord, ha studiato Scienze Politiche, Filosofia ed Economica all’Università di Oxford, prima di diventare giornalista. Poi, 14 anni trascorsi alla BBC ad occuparsi soprattutto di esteri: corrispondente da Sarajevo e Varsavia, si occupa anche di Russia, Turchia, Stati Uniti e Sierra Leone. Inoltre, si interessa anche di Europa (Europe Editor per la redazione BBC World Service, ha collaborato con il think-tank ECFR – European Council on Foreing Relations).
    Coltiva da sempre un profondo interesse per la storia e di recente ha sviluppato una spiccata propensione per le vicende genovesi: sarà che, sposato con una genovese, ha avuto modo di vivere qui per un po’ durante il congedo di maternità della moglie. Genova lo ha colpito tanto che, dopo la nascita di suo figlio (che ha ormai un anno) ha continuato a vivere qui con la sua famiglia, dividendosi tra il capoluogo ligure e l’Inghilterra. Ora si avvicina, però, un nuovo cambiamento: il trasferimento a Singapore, che costringerà la famiglia Walton ad assentarsi da Genova (almeno per un po’).

    Parliamo del libro: di cosa tratta?
    «È una biografia della città: mi piace la storia ma sono un giornalista, così ho deciso di affiancare all’approccio storico una presentazione della Genova contemporanea. Il libro racconta le vicende di alcuni dei più grandi personaggi che hanno segnato la storia della città, dal più noto Andrea Doria ad altri meno famosi, cercando di mettere in luce gli aspetti meno conosciuti, come le vicende che hanno portato alla fondazione dell’Albergo dei Poveri.
    Non si tratta di un semplice libro che racconta la città, ma di un testo che coinvolge l’intera Liguria e che prende in considerazione molti aspetti della vita quotidiana e della cultura, come il calcio e il cibo, la storia e le tradizioni».

    Perché un libro sulla storia di Genova?
    «È stata una scelta inevitabile: Genova ha una straordinaria tradizione storica che non può essere ignorata, ma che tuttavia resta in gran parte sconosciuta ai più. La città in passato era considerata una vera potenza, ha assunto un ruolo di rilievo in età medievale e ha contribuito in prima istanza al consolidamento dei rapporti tra oriente e occidente e all’unione di questi due mondi.
    All’epoca non si può dire che non abbia svolto un ruolo di primo piano in molti momenti cruciali: si pensi al periodo della “Peste nera”, al contributo dato alle esplorazioni dell’Impero spagnolo nelle Americhe, ai primi grandi movimenti di emigrazione italiana e all’introduzione del gioco del calcio nel Paese. È una storia travagliata e complicata (specialmente per quanto riguarda il periodo medievale e quello tra XVI-XVIII secolo), ma allo stesso tempo molto potente: sentivo che se avessi provato a mettere in luce certi aspetti, svelarne le dinamiche e renderli più comprensibili, raccontando storie di vita vissuta piuttosto che fornendo un freddo resoconto di numeri e date, sarei riuscito a scrivere un libro molto potente e d’impatto. Io personalmente adoro leggere libri di storia, ma ritengo che la storia dovrebbe riguardare le vite delle persone, invece di trasformarsi in qualcosa di noioso!».

    Come è nata l’idea di questo libro?
    «Casualmente: in una delle mie visite in città, stavo facendo una passeggiata con mia moglie nella zona dei forti sulle alture di Righi, e abbiamo iniziato a parlare della storia della città. Appena rientrato a casa, ho cercato su Amazon e ho notato che non c’erano libri su Genova in inglese (se non testi accademici e guide turistiche). Più mi addentravo all’interno delle dinamiche storiche della città, più mi intrigavano e ne restavo affascinato, soprattutto da quando ho iniziato a interessarmi alla rivalità con Venezia, un anno fa: una storia impressionante che non penso sia abbastanza nota fuori dai confini nazionali italiani. Quando poi è arrivata la notizia che io e mia moglie ci saremmo dovuti trasferire in città per un paio di mesi, ho preparato una bozza e ho contattato il mio editore. Anche lui era stato da poco a Genova e si era innamorato della città, così si è subito interessato al mio progetto».

    Genova nel passato, Genova oggi: cosa pensi della città?
    «Oggi resta una città straordinaria: amo il suo porto, la sua conformazione urbana, con le strade che si inerpicano e salgono fino alle colline. Amo soprattutto il suo centro storico, i vicoli, quella sensazione di trovarsi di fronte a una città inalterabile, molto più simile a quel che è stata in passato di quanto non lo siano oggi altre città italiane (come Firenze, Venezia, Roma, che sembrano tutte costruite esclusivamente in funzione dei turisti). Senza contare i suoi magnifici musei, come il Galata – Museo del Mare e il Castello D’Albertis.
    Ad ogni modo, resta il fatto che oggigiorno Genova si è trasformata molto ed è cambiata rispetto a come era un tempo: ha i suoi problemi e le sfide specifiche da affrontare (come, d’altra parte, il resto dell’Italia e l’Europa intera). La vera domanda per la città è se sia in grado di dare risposte a questi problemi e a queste sfide, per continuare ad essere un luogo accogliente in cui vivere e in cui progettare il futuro. Personalmente, vedo molti giovani convinti di dover andare altrove a cercare lavoro, e questo è molto triste».

    Vero: come pensi che si dovrebbero affrontare i problemi e come accendere i riflettori sulla città?
    «Ogni città deve fare leva su propri punti di forza. Nel caso di Genova, questo significa puntare sul suo passato di superpotenza mercantile e sul suo ruolo di primo piano nella determinazione dell’assetto europeo, sulle storie di pirateria, schiavitù, rivalità con Venezia (e Pisa), su personaggi come Andrea Doria, gli esploratori, e così via. Alcune di queste cose possono anche essere sgradevoli e non piacere, ma è tutto molto affascinante! È ciò che rende Genova diversa da qualsiasi altro posto. I Rolli, ad esempio, sono splendidi, ma l’Italia è piena di edifici altrettanto magnifici, per questo è necessario puntare l’attenzione altrove».

    Abbiamo visto di recente dei documentari sulla BBC dedicati a Genova e alla Liguria e ci siamo chiesti: cosa pensano i tuoi connazionali della nostra città?
    «Sfortunatamente, non penso che molti di loro conoscano Genova e il suo passato (per questo spero di cambiare le cose grazie al mio libro!). Tutti conoscono Venezia, Firenze, Roma, ma Genova è una realtà differente. Certo, non è un posto facile per un turista: a volte, è troppo sporca, o troppo affollata, ed è spesso difficile per i visitatori ritrovarsi in questa cornice. Sono sicuro che, una volta tornati a casa, scopriranno di avere fatto molte più foto in altre città! Ma se i visitatori potessero vedere Genova attraverso il prisma del suo passato (i caotici caruggi medievali, la grandi famiglie feudali, le galee che hanno combattuto contro i pirati e contro Venezia), acquisirebbero una nuova visione della città, comprendendola meglio per le sue origini.
    In Gran Bretagna, c’è un forte interesse anche per il futuro dell’Italia e a noi sono ben noti i problemi che il Paese ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Molti miei connazionali amano l’Italia e hanno esperienze magnifiche quando vengono qui in vacanza. Io credo che ci sia un desiderio profondo di capire il Paese oltre gli stereotipi e oltre le banali esperienze da turista “mordi e fuggi”. Accendere i riflettori su una città così affascinante ma ancora poco conosciuta come Genova potrebbe permettere a noi inglesi (e agli americani) di capire qualcosa in più riguardo alla vita di oggi in Italia, e incoraggerebbe molti a prenotare un volo per la vostra città, piuttosto che per Roma o Venezia».

    Tu dici che c’è “un desiderio profondo di capire il Paese oltre gli stereotipi”, lontano dalle copertine patinate dei magazine da un lato, e dai disastri politici dall’altro. Perché Genova dovrebbe essere la città giusta?
    «Ci sono diversi tipi di turisti in Italia: molti sono alla ricerca delle cose più scontate, ma molti altri amano profondamente l’Italia e hanno visitato, oltre alle attrazioni principali del Paese, anche Toscana, Sicilia, Verona, le Cinque Terre e la Liguria, lo splendido porto di Genova con la sua storia unica, e una quantità infinita di splendidi panorami e che davvero vale la pena vedere. Dunque, sì, penso che un turista che voglia sul serio conoscere aspetti più profondi dell’Italia dovrebbe venire qui (a Genova per una breve visita in città, o a Genova e in Liguria per una vacanza più lunga). Certamente la città dovrebbe puntare di più sulla sua promozione all’estero come “città degli esploratori”, facendo in modo di attirare visitatori desiderosi di capire e ricostruirne le vicende storiche».

    La città e i suoi abitanti: l’accoglienza che hai ricevuto dai genovesi ha confermato lo stereotipo dell’animo brusco e scontroso o hai avuto un’impressione diversa?
    «Molti sono stati estremamente gentili, e li ho trovati molto attenti al loro lavoro. Ad esempio, un ragazzo che lavorava all’Albergo dei Poveri era dispiaciuto che l’edificio, con alle spalle secoli di storia, si trovasse adesso in uno stato orribile. Ho intervistato anche persone sorprendenti, come una prostituta trans e una coppia di immigrati: le loro storie oggi rappresentano una parte vitale della città. Molti genovesi sono riservati, ma ho notato che il fatto che qualcuno si interessi alla storia della loro città suscita orgoglio.
    Penso che i cittadini debbano credere di più nella città in cui vivono, accettare sia i momenti affascinanti ma bui della loro storia, sia quelli positivi. Allo stesso tempo, per alcuni è forte l’orgoglio di essere genovesi e c’è il desiderio di rendere nota la storia della città in tutto il mondo. Ho riscontrato anche preoccupazione per il futuro e le nuove generazioni, e per il fatto che gli stessi genovesi stanno cominciando a dimenticare il loro passato glorioso».

    Elettra Antognetti

  • Premio Giovanni Rebora 2014: concorso tra letteratura e gastronomia

    Premio Giovanni Rebora 2014: concorso tra letteratura e gastronomia

    Poesia poeti scrittura Sono aperte le iscrizioni per la terza edizione del Premio Giovanni Rebora, intitolato al docente genovese studioso di storia dell’economia e dell’alimentazione.

    Tre le categorie di racconti in concorso: la prima è rivolta alle opere che trattino la storia, la letteratura, il costume, l’economia connesse alla gastronomia e alla civiltà della tavola; il secondo è un premio alla carriera e il terzo è un premio al giovane autore della miglior tesi di laurea, incentrata su argomenti inerenti la storia, la letteratura, l’economia, legati al settore gastronomico e alla civiltà della tavola.

    Le premiazioni sono in programma nel mese di maggio 2014, in occasione della serata finale nella cornice del ristorante Manuelina a Recco.

    Il Comitato Organizzatore individuerà i finalisti della sezione “autori” e della sezione giovani ricercatori i cui nomi verranno annunciati alcune settimane prima della finale.

    Una giuria composta da intellettuali, gastronomi ed esperti indicherà i vincitori del Premio Giovanni Rebora, articolato nelle tre sezioni, cui verrà consegnato un ‘testo’ in rame (la tipica teglia nella quale si usa cuocere la focaccia di Recco col formaggio) con incise le motivazioni del premio.

    Per partecipare al concorso sezione autori, è necessario registrarsi al sito  www.premiogiovannirebora.it e inviare una sola opera letteraria, in 5 copie, con allegata una nota che indichi indirizzo, numero telefonico ed e-mail dell’autore.

    I testi in concorso devono necessariamente trattare argomenti inerenti la storia, la letteratura, il costume, l’economia legati al settore gastronomico e alla civiltà della tavola nel suo insieme.

    Per la sezione giovani ricercatori occorre registrarsi sul sito e inviare copia dell’elaborato in formato pdf con allegata una nota che indichi indirizzo, numero telefonico ed e-mail dell’autore. Gli elaborati in concorso devono necessariamente trattare argomenti inerenti la storia, la letteratura, il costume, l’economia legati al settore gastronomico e alla civiltà della tavola nel suo insieme.

    La partecipazione è gratuita e i risultati del concorso verranno pubblicati sul sito del concorso www.premiogiovannirebora.it

  • IoScrittore, torneo letterario on line a cura di Gems

    IoScrittore, torneo letterario on line a cura di Gems

    scrittura-scrittori-computer-tastieraSono aperte le preiscrizioni alla nuova edizione di IoScrittore, torneo letterario on line promosso da GeMS, Gruppo editoriale Mauri Spagnol.

    I partecipanti, caricando il proprio romanzo inedito sul sito ioscrittore.it, si sfidano nella duplice veste di concorrenti e lettori-giudici delle opere altrui e l’iniziativa assume così il ruolo di scouting di nuove voci letterarie diventando la prima operazione di publishing no-inventory in Italia.

    Il torneo è  gratuito e prevede delle fasi eliminatorie che culminano nella pubblicazione cartacea e in formato ebook delle opere vincitrici.

    Le opere si possono caricare sul sito del concorso dal 23 gennaio al 26 febbraio 2014.Per partecipare è necessario compilare e consegnare la scheda di presentazione del libro, consegnare in file separati l’incipit del libro (minimo 25.000 e massimo 50.000 battute spazi inclusi) e l’opera completa (minimo 160.000 e massimo 500.000 battute spazi inclusi). Tutte le indicazioni sulle caratteristiche tecniche del file sono riportate nelle pagine di supporto.

    Il torneo letterario prevede 3 fasi: dal 4 marzo al 23 aprile fase “Chi ben inizia”. I concorrenti sono chiamati a esprimere un giudizio sulle opere in gara sulla base della lettura dell’incipit del libro. Il sistema riceverà le opere e provvederà ad assegnare 15 incipit a ogni partecipante. I nomi di quanti supereranno la prima selezione verranno comunicati durante il Salone del Libro di Torino, sabato 10 maggio 2014, nel corso di un grande evento dedicato al torneo.

    Dal 28 maggio al 28 ottobre la seconda fase “Fino alla parola Fine”. L’accesso alla seconda parte del Torneo prevede la sottoscrizione di un contratto con GeMS, che definisce le modalità di pubblicazione in caso di inclusione tra i finalisti. I concorrenti sono chiamati a esprimere un giudizio sulle opere in gara sulla base della lettura completa. Il sistema provvederà ad assegnare 10 opere a ogni partecipante. I nomi dei 10 vincitori del torneo verranno comunicati durante BOOKCITY Milano (fine novembre 2014) nel corso di un evento speciale la cui data verrà resa nota in seguito. I romanzi dei 10 vincitori verranno pubblicati da GeMS in formato ebook.

    La fase 3 “Fatti di carta” è prevista entro il 18 dicembre 2014: GeMS renderà noto il titolo dell’opera finalista – e delle eventuali opere prescelte – che verrà pubblicata da una delle case editrici del Gruppo.

    Il fine ultimo del torneo è la pubblicazione in forma di ebook dei 10 libri finalisti e la pubblicazione di almeno una delle opere finaliste, e di altre opere eventualmente prescelte, con una delle sigle del Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS).

    Il torneo vuole premiare anche i lettori capaci di riconoscere un talento letterario e valutare la potenzialità commerciale di un’opera.  I nomi dei 10 migliori lettori verranno comunicati durante Bookcity Milano. I vincitori riceveranno una selezione di titoli pubblicati dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il lettore primo classificato riceverà inoltre un e-reader IBS.

    Io Scrittore ha da poco ricevuto il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e nel corso dei quattro anni di vita ha visto la partecipazione di 4811 spiranti scrittori, 12 pubblicazioni cartacee e 3 in pubblicazione 76 ebook

  • Notte degli scrittori, sei autori si raccontano al teatro dell’Archivolto

    Notte degli scrittori, sei autori si raccontano al teatro dell’Archivolto

    teatro palcoscenicoVenerdì 29 novembre il teatro dell’Archivolto ospita la quarta edizione della notte degli scrittori, progetto nato dalla collaborazione tra il teatro di Sampierdarena e la casa editrice Giulio Einaudi Editore e curato dal regista Giorgio Gallione.

    La notte degli scrittori nel corso degli anni ha riscosso un successo crescente grazie alla formula ormai collaudata che vede protagonisti nomi di spicco della scena letteraria italiana, che si confrontano con il pubblico con interviste, letture teatrali e brani inediti scritti per l’occasione (quest’anno il tema scelto è il non compleanno). A dimostrazione di ciò, l’evento approderà nel 2014 per la prima volta anche a Torino (teatro Carignano, 9 gennaio) e a Firenze (teatro della Pergola, 10 marzo).

    Protagonisti della serata, sei autori diversi per stile, formazione e genere : Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, coautori del recente Suburra, l’inventore della saga dell’avvocato Malinconico Diego De Silva, la scrittrice sarda Michela Murgia, Premio Campiello 2010 per Accabadora, l’autore di Momenti di trascurabile felicità Francesco Piccolo e Wu Ming nella persona di Wu Ming 1, ovvero Roberto Bui.

    Gli autori racconteranno sè stessi intervistati da Danilo Di Termini, redattore della trasmissione Caterpillar di Radio 2, leggeranno alcuni loro testi, inediti e no, affiancati sul palco dagli attori dell’Archivolto Rosanna Naddeo e Giorgio Scaramuzzino.

    A metà serata è previsto un intervallo con una cena a buffet allestita nei vari spazi del Teatro.

    Biglietti a partire da 20 euro, inizio serata ore 19.

    Breve biografia dei protagonisti della serata

    Carlo Bonini (Roma 1967) ha lavorato per il Corriere della Sera e il Manifesto e attualmente è inviato di Repubblica). I suoi libri più noti sono la biografia di Renato Vallanzasca Il fiore del male, da cui è stato tratto il film di Michele Placido, e ACAB. All cops are bastard, trasposto sul grande schermo da Stefano Sollima. Con Giancarlo De Cataldo ha scritto Suburra.

    Giancarlo De Cataldo (Taranto 1956) vive a Roma, dove è Giudice di Corte d’Assise. Autore di numerosi noir, è conosciuto soprattutto per Romanzo Criminale (2002), da cui è stato tratto un film e una serie televisiva di successo. Tra i suoi libri più recenti Io sono il Libanese (2012), Cocaina, scritto insieme a Massimo Carlotto e Gianrico Carofiglio, e Suburra, scritto con Carlo Bonini.

    Diego De Silva (Napoli 1964), Premio Selezione Campiello per Certi bambini nel 2001, autore di apprezzati noir come La donna di scorta e Voglio guardare, ha conquistato il pubblico con le vicende dell’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista dei fortunati romanzi Non avevo capito niente (2007, Premio Napoli e finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010) e Sono contrario alle emozioni (2011), raccolti nella trilogia Arrangiati, Malinconico! (2013). Il suo romanzo più recente è Mancarsi (2013).

    Michela Murgia (Cabras 1972) ha esordito nel 2006 con Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro in un call center, che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti. Premio Campiello 2010 per Accabadora, ha pubblicato Ave Mary, Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e L’incontro.

    Francesco Piccolo (Caserta 1964) è scrittore e sceneggiatore. Al cinema ha collaborato con Silvio Soldini (Agata e la tempesta, Caos Calmo, Giorni e nuvole) e Nanni Moretti (Il Caimano e Habemus Papam). Tra i suoi libri più noti Storie di primogeniti e figli unici, La separazione del maschio, Momenti di trascurabile felicità. E’ appena uscita per Einaudi una nuova edizione del suo Allegro occidentale.

    Wu Ming è un collettivo attualmente formato da quattro scrittori. Tra i libri più noti della loro vasta produzione Q, 54 e Manituana. Più recentemente sono usciti per Stile Libero Big Altai e Anatra all’arancia meccanica. Per scoprire il loro mondo www.wumingfoundation.com.

  • Bere il territorio, concorso letterario a cura di Go Wine

    Bere il territorio, concorso letterario a cura di Go Wine

    Libro VinoBere il territorio, è il concorso letterario nazionale lanciato da Go Wine, giunto quest’anno alla tredicesima edizione.

    L’obiettivo è quello di contribuire alla crescita della cultura del consumo dei vini di qualità, mirando ad un consumatore sempre più consapevole sia nelle scelte, sia nell’attribuire il giusto valore e significato ad una bottiglia di vino.

    Per questo i partecipanti devono presentare un testo in forma libera che racconti il loro rapporto con il vino, con particolare riferimento alla società e all’ambiente che caratterizzano l’universo del vino, storia, tradizioni, paesaggio e vicende culturali.

    Ogni concorrente o gruppo potrà partecipare con un solo elaborato inedito, in lingua italiana, della lunghezza minima di due cartelle (3600 battute) e massima di 5 cartelle (9000 battute), redatto anche su supporto magnetico.

    La partecipazione è limitata agli under 30 e sono previste due fasce di età: la prima fra i 16 ed i 20 anni, la seconda dai 21 ai 30 anni. Inoltre sono previsto un nuovo e importante premio speciale,  destinato ad un libro che abbia trattato nel corso del 2013 il tema del vino o abbia dedicato al vino una significativa attenzione, e una sezione speciale riservata agli studenti degli istituti agrari italiani (di età compresa tra i 14 ed i 20 anni), che potranno presentare i lavori singolarmente o in gruppi non superiori a 5 persone.

    Gli elaborati vincitori verranno scelti dalla Giuria composta da Giorgio Barberi Squarotti (Università di Torino), Gianluigi Beccaria (Università di Torino), Valter Boggione (Università di Torino), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine), Salvo Foti (Enologo); in palio 800 euro ciascuno per i due vincitori della sezione generale; 800 euro per il premio speciale riservato al libro dedicato al vino, 500 euro per la sezione speciale riservata agli istituti agrari.

    I testi dovranno pervenire entro il 15 febbraio 2014 presso la sede nazionale di Go Wine in Alba; la cerimonia di premiazione è prevista sabato 15 marzo 2014.

  • Le strade delle storie, laboratorio di tecniche di narrazione

    Le strade delle storie, laboratorio di tecniche di narrazione

    scrivere-scritturaNel 2014 Era Superba in collaborazione con Marcello Cantoni lancia Le strade delle storie, laboratorio di tecniche di narrazione per la scrittura teatrale, radiofonica, cinematografica, televisiva.

    Obiettivi del corso

    Gli  obiettivi del corso sono quelli di fornire ai partecipanti una formazione culturale e professionale che faciliti l’ingresso in quella parte del mercato del lavoro che vive della pratica della scrittura; comprendere e saper trattare i differenti linguaggi espressivi; cercare e riconoscere l’idea giusta e il formato migliore per esprimerla; maneggiare con padronanza le regole del narrare; fornire ai partecipanti una prima necessaria preparazione autoriale per intraprendere una professione creativa e artistica.

    L’obiettivo finale del corso è quello di formare autori capaci di lavorare in una nuova realtà professionale come quella odierna, dove stili, linguaggi e competenze si fondono e si arricchiscono in una continua contaminazione creativa.
    Al termine del laboratorio Marcello Cantoni e Gabriele Serpe (direttore di Era Superba) si preservano la possibilità di offrire agli studenti ritenuti più pronti un percorso di formazione pratica con la nascente Factory di Sceneggiatura e con la futura WebTv di Era Superba.

    La metodologia

    Lezioni frontali ed Esercitazioni pratiche (individuali e collettive).
    Il lavoro sarà diviso in fasi tematiche che permetteranno di affrontare i vari linguaggi dal punto di vista teorico e pratico.
    Gli universi narrativi che si andranno ad indagare per apprenderne le regole saranno:
    Drammaturgia teatrale
    Sceneggiatura cinematografica
    Scrittura Radiofonica
    Narrativa
    Scrittura WebTv e Tv.
    Sono previsti interventi e lezioni tenute da altri autori professionisti

    Fasi di lavoro e argomenti

    La narrazione contemporanea tra contaminazione e classicità
    Il teatro. Generi, maestri, tradizioni e possibilità future
    Drammaturgia teatrale. Come scrivere un copione
    Il dialogo e il monologo. Tempi, pause, silenzi e affondi
    Il cinema. Generi, maestri, movimenti tra il classico e lo sperimentale
    Sceneggiatura cinematografica. Dall’idea alla scrittura.
    Personaggi. Dialoghi. Silenzi. Immagini. Il cuore di un film
    La radio. Dalle radio libere a quelle commerciali
    Scrittura radiofonica. Specificità, regole, tempi, sperimentazione
    Pensare e scrivere un format radiofonico
    Narrativa. Strutturare un racconto breve.
    Differenze tra narrativa e scrittura per immagini
    La tv. La serialità italiana e quella americana
    Scrivere un format televisivo
    Dalla tv alle webtv. Evoluzione, differenze, sperimentazione
    Scrivere per il web. L’idea giusta per il nostro tempo

    Il laboratorio è rivolto a chiunque abbia una predisposizione e un interesse ai temi trattati.
    Non sono richieste precedenti esperienze lavorative.
    Unico requisito fondamentale è possedere un computer portatile.

    Sede didattica

    Genova Quarto

    Durata

    7 mesi, da gennaio a luglio. 210 ore totali di lezione – 30 ore mensili –
    Le lezioni si terranno in orari preserali in giorni infrasettimanali in modo da permettere di poter meglio conciliare gli impegni lavorativi con l’andamento della didattica. Si posso prevedere lezioni in alcuni week end previa decisione collettiva della classe.

    Docente

    Marcello Cantoni è diplomato allo Ied in scrittura Radiocinetelevisiva. Si occupa da anni di comunicazione e narrazione in generale. Autore radiofonico per LifeGate Radio, autore di Web Tv per diverse realtà italiane, collabora con Era Superba dalla primavera 2012 e ha tenuto nel 2013 il corso per Autori Web tv. Scrive per il web, per la narrativa e per il teatro. Attore e regista teatrale, collabora con diverse compagnie italiane.

    Per tutte le informazioni ulteriori è necessario inviare una mail a redazione@erasuperba.it

    Clicca qui per tutte le informazioni sul corso TV STORIES, laboratorio per autori web/televisivi

  • #Semantica: concorso letterario per aspiranti scrittori

    #Semantica: concorso letterario per aspiranti scrittori

    lettura-libri-d1Sem edizioni lancia #SEMantica 22, la prima edizione del concorso letterario aperto a tutti quelli che amano scrivere o che vorrebbero vedere pubblicate le proprie opere.

    Il racconto è a tema libero, deve essere di almeno 40 mila battute e non superare le 50 mila; i testi devono contenere tassativamente due frasi, entrambe coerenti con il resto del racconto, «Ha scritto Esiodo: “L’uomo migliore è colui che tutto capisce da sé, sapendo ciò che in séguito meglio sarà. Ma chi non sa capire da sé né ciò che sente da altri, quello è un uomo da poco» (da Opere e giorni) e «Hesse diceva: “Ho costruito un castello su un’estrema e silenziosa altura; la mia nostalgia sta là e guarda fin alla noia, ed il giorno si fa grigio, principessa, dove sei rimasta?» (da Il principe).

    I lavori, in file word, dovranno essere inviati all’indirizzo info@semedizioni.com entro il 31 gennaio 2014, entro il 28 febbraio verranno resi noti i nomi dei finalisti scelti dalla giuria.

    Le opere finaliste saranno poi pubblicate sul sito e sulla pagina di facebook di Sem per le votazioni: i migliori dieci racconti votati da publico e giuria saranno pubblicati nella collana e-book  Short list e messi in vendita sulle principali piattaforme on line d’Italia. Agli autori sarà poi garantito il 50% di tutte le vendite detratti i costi di distribuzione.

  • Orlando in ordine sparso, presentazione del libro di Nicla Vassallo

    Orlando in ordine sparso, presentazione del libro di Nicla Vassallo

    Piazza-De-Ferrari-fontana-Ducale-D2Lunedì 4 novembre alle ore 17.45 nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale è in programma la presentazione del libro di Nicla Vassallo Orlando in ordine sparso.
    Poesie 1983 – 2013.

    Poesie, prima inedite, che restituiscono la nostra contemporaneità, il nostro essere nel mondo, poesie che sostano sulle tante emozioni e le tante ragioni dell’esistenza umana.

    Nicla Vassallo (Imperia – Porto Maurizio – 1963) Professore Ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Genova, è filosofa di fama. Autrice di oltre cento pubblicazioni in italiano e inglese, si distingue per l’eleganza, il rigore e la cognizione del compito dell’intellettuale.
    Con Orlando in ordine sparso svela gli ultimi trent’anni di una sua duratura e acuta stagione poetica, prima volutamente taciuta.

    Insieme all’autrice intervengono Francesca Biasetton, artista e calligrafa, Antonio Gnoli, giornalista e scrittore, Claudio Pozzani, poeta e direttore artistico del Festival di Poesia. Introduce Luca Borzani, letture a cura di Pozzani.

    L’ingresso è libero.

     

    [Foto Daniele Orlandi]

  • Donne che fanno testo: concorso letterario dedicato alle scrittrici

    Donne che fanno testo: concorso letterario dedicato alle scrittrici

    LibroIl quotidiano romano “Il Messaggero” lancia un nuovo concorso di scrittura creativa dedicato alle scrittrici sul tema Donne e lavoro. Il coraggio e la capacità di dividersi in molti ruoli.

    Ogni candidata, debuttante e non, può partecipare al concorso con un solo racconto in lingua italiana, da diecimila battute (punteggiature e spaziature incluse) in formato elettronico.

    Al termine del concorso una giuria qualificata selezionerà i migliori racconti che saranno pubblicati integralmente nelle pagine de Il Messaggero durante il mese di dicembre 2013.

    Le partecipanti devono collegarsi al sito donnechefannotesto.it, registrarsi e caricare il proprio racconto secondo le modalità indicate.

    La scadenza per l’invio dei racconti è il 15 dicembre 2013.