Tag: scrittori

  • Elisa Traverso, Videoscrittori: “La prima volta che la vedo”

    Elisa Traverso, Videoscrittori: “La prima volta che la vedo”

    Elisa Traverso è una scrittrice genovese che ha partecipato a Videoscrittori cercando di raccontare la sua città, schiva e prudente.

    Con quali occhi si va alla scoperta di una città secondo te?

    «Attraverso l’amore, anche se è una parola abusata. L’amore è la chiave di lettura, come due persone che si incontrano e si scontrano vedendosi per la prima volta…»

    Quindi il tuo rapporto con Genova è conflittuale..

    «Eh beh si.. come tutti i rapporti d’amore! Picchi di positività e negatività indispensabili per poter amare… Per me è stato struggente scrivere questo racconto sulla mia città, mi emoziona molto…»

    Che colonna sonora immagini per un viaggio alla scoperta di Genova..

    «Domanda difficile… Sicuramente un brano strumentale, le parole mi sembrano di troppo. Non riuscirei a vedere un genere solo, credo ci siano aspetti jazz e aspetti blues… Però Genova è silente e la musica giusta per accompagnarla dovrebbe essere capace di rispettare questa caratteristica.»

    E se dovessi pensare ad uno scrittore che vorresti accanto in questo viaggio?

    «Forse un sudamericano, Gabriel Garcia Marquez. Lui secondo me Genova saprebbe capirla…»

     

    a cura di Marcello Cantoni

     

    “La prima volta che la vedo” di Elisa Traverso

    elisa-traversoÈ sempre il viaggio che mi porta, ma arrivo quasi sempre in ritardo. Non voglio perdere il tempo, così provo a lasciarlo esattamente dove è. Ma non ci riesco. Ho affinato le migliori scuse quando mi dicono di tutto. Viaggio senza orologio, in ogni caso.

    Sono dentro il mio viaggio impossibile. Ma qualcosa traina via la mia rotta, dietro una curva, improvvisamente. E mi ritrovo a strapiombo sul mare.

    La vedo.

    Violenta, immobile.

    Mi osserva di sbieco, mentre combatte con tutte le sue forze la comune curiosità. Mi osserva sempre di sbieco, capirò poi.

    É una donna segreta, che ti innamora adagio. Mi prende per mano e mi porta con sé, senza parlare.

    Scivoliamo giù verso il mare. Si muove sinuosa e tortuosa, mi confonde mentre fiuto la sua indole insidiosa.

    La vedo scoscesa e verticale obliqua, è lì ma irraggiungibile. È lì ma non è.

    Il mare è sparito davanti ai nostri occhi, in questa scalata a testa in giù. Trattengo il fiato senza accorgermene, mentre varco le soglie di un mondo quasi sotterraneo. Lei si è fatta cupa.

    Mentre si svela, scopro che in lei nulla è parallelo, e mi smarrisco nelle mille in-tersezioni della sua geografia emotiva. Quando mi sembra di capire, subito mi perdo dietro un nuovo angolo impensato. Sono continuamente smarrito mentre navigo le sue retrovie come le quinte di un palcoscenico che però, lei, non salirà mai. Perché lei vive di terra, lei vive di mare. Costumi di scena e copioni li lascia alle altre.

    Tutto questo mi lascia andare a un forma inconsueta d’amore, e questa volta è lei a essere in ritardo. In ritardo sul cuore.

    Scivolosa, leggo in lei pensieri lunghi e lontani mentre mi parla con perpetui ricordi di pioggia.

    Perché lei ha paura. Perché vive da sempre sul confine del possibile.

    Lei non si fida di me. Mi stringe e mi allontana, in una danza sgomenta. Prende le distanze come un geometra sbronzo. Si mette di traverso per non farmi passare. É disperata, vittima del suo malessere perfetto.

    Mi fa infuriare questa ritrosia lapidaria. Sto per andarmene, sconfitto.

    “Non mi lasciare”.

    Non so se era vero. Era proprio lei? Oppure un richiamo antico del mare dal sottosuolo.

    Piovono su di noi tutti i punti interrogativi del cielo, e si posano sotto i miei piedi, dappertutto. Mi costringe a guardare in alto. E non vedo altro che fine-stre, mi viene il torcicollo, mi gira la testa.

    “Sei quasi crudele” le dico.

    Ma mi viene a prendere la sua memoria orizzontale, e mi riporta a me stesso. Con lei mi trovo su un’ellisse sbilenca, e per non cadere via mi appiglio al gancio dell’ironia.

    E lei finalmente ride con me. Ride e si fa immensa, proprio mentre si spalanca davanti a noi il mare.

    Il mio cuore cade a piombo dentro l’acqua salata, mentre capisco esattamente dove sono. Mentre i punti cardinali trovano casa nei miei sensi. Lei si fa fiammeggiante e mi distruggo nei tramonti liquidi dei suoi occhi.

    Mi abbraccia, ed è la fine.

    Perché Genova ti abbraccia solo davanti al mare.

     

  • Cani dall’inferno: nasce a Genova una nuova casa editrice

    Cani dall’inferno: nasce a Genova una nuova casa editrice

    libri-lettura-letteratura-culturaL’amore è un cane che viene dall’inferno: il titolo di questa bellissima raccolta di poesie di Charles Bukowski ha ispirato, nel 2004, la nascita di un gruppo di lettura creato dai poeti genovesi Ksenja Laginja, Mauro Sbiello ed Enrico Marià. Un collettivo che gravitava intorno alla libreria e casa editrice Annexia e che ha proseguito la sua attività fino al 2006, quando lo spazio di Stradone Sant’Agostino ha chiuso i battenti.

    Negli ultimi anni si sono organizzati solo piccoli eventi autogestiti, in locali nel centro storico o nell’ambito di eventi cittadini quali la Notte della Poesia. Oggi, a quasi dieci anni dalla sua fondazione, Ksenja Laginja ha portato i Cani a rivivere trasformando il collettivo in una vera e propria casa editrice: «Il nome Cani dall’Inferno era stato scelto da Mauro Sbiello, che inserì una citazione di Bukowski nel suo primo libro. Un nome che ci rappresentava pienamente come persone e come artisti: un nome che indicava per noi un modo diverso di concepire la poesia. Non solo parole da scrivere o leggere, ma anzitutto una poesia “vissuta”, soprattutto nel suo atto performativo. Coltivavo da tempo l’idea di riunire chi ha gravitato intorno al progetto Cani dall’Inferno, sia tramite eventi sia con pubblicazioni di autori che appartengono a una certa nicchia e condividono la stessa visione poetica».

    Christian Humouda_quote 2In poche settimane, grazie “solo” alla promozione via Facebook, hanno ricevuto molte opere tra romanzi, antologie di racconti e sillogi di poesia. La linea editoriale è molto definita e risponde alle opere cui a suo tempo Annexia si rivolgeva. «Siamo alla ricerca di autori che propongono opere distanti da quanto il mercato editoriale oggi offre, che spesso vedono le loro opere rifiutate perché “con le poesie e i racconti non si mangia” ma che non vogliono avere a che fare con editori a pagamento – mi spiega Ksenja. – Sono io stessa un’autrice e nel mio lavoro di editore voglio portare ciò che io stessa pretenderei: un lavoro personalizzato sull’autore, dove all’editing e alla promozione si uniscono consigli mirati di lettura, segnalazioni a blog letterari perché gli autori possano fare “palestra di scrittura”, e così via. Essere un editore non significa solo pubblicare testi, ma donare esperienza. Ci interessa soprattutto trovare autori disposti a studiare e faticare molto, la poesia (ma anche la prosa) non deriva solo dall’ispirazione ma da un lavoro costante sulle parole, sul suono».

    La prima opera di Cani dall’inferno, che verrà pubblicata entro la fine di maggio, è la raccolta di poesie Ceneri postatomiche di Christian Humouda. «Per Christian si tratta dell’esordio letterario, un’opera a cui abbiamo lavorato molto e che ha la prefazione di Chiara Daino. Oggi Christian è anche autore del blog collettivo Words Social Forum, la cui redattrice Antonella Taravella sarà protagonista della nostra prossima pubblicazione, con la raccolta Le stanze del nostro inverno che uscirà entro l’estate».

    Cani dall’Inferno continua ad accettare manoscritti: per l’invio li si può contattare all’indirizzo canidallinferno@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Luci sul lavoro: concorso per cortometraggi, foto e scrittura

    Luci sul lavoro: concorso per cortometraggi, foto e scrittura

    lavoro-artigianato-operai-DiSono aperte le iscrizioni per un concorso letterario, fotografico e video abbinato alla seconda edizione di Luci sul lavoro, festival organizzato dal Comune di Montepulciano, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eidos e Italia Lavoro.

    L’evento si svolgerà dal 4 al 6 luglio 2013: una tre giorni di incontri, dibattiti ed eventi incentrati sul tema del lavoro, in tutte le sue sfaccettature e implicazioni. Uno degli eventi collaterali è la seconda edizione del Festival dei Corti, un concorso di cortometraggi che da quest’anno apre anche alle categorie Fotografia e Narrazione.

    Obiettivo del Festival è portare il lavoro al centro dell’inquadratura e della narrazione, mettendone a fuoco gli interpreti e ragionando sul concetto di dignità della persona, perduta o conquistata, e sulla complessità della nozione di lavoro, fattore determinante per l’equilibrio dell’individuo e della società.

    Sono ammesse dunque al Festival opere video (cortometraggi fino a 30′), fotografie e composizioni narrative (poesie, racconti, testi, canzoni, etc – max 15 cartelle), che dovranno essere inviate entro giovedì 30 maggio 2013 caricando i materiali su Zooppa.

    Una giuria valuterà gli elaborati, che saranno proiettati, raccontati e mostrati nelle serate della manifestazione. Inoltre, per i primi tre classificati di ciascuna categoria è previsto un premio in denaro, del valore complessivo di 6.000 $ e così ripartito: 1.000 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Cortometraggi; 500 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Fotografia; 500 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Narrativa.

    I vincitori saranno invitati alla cerimonia di premiazione (nel corso del Festival Luci sul Lavoro) e saranno insigniti, dal Comune di Montepulciano, di un riconoscimento a ricordo dell’iniziativa. Le spese sostenute per il viaggio saranno a carico di Italia Lavoro.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Prima della scrittura: Teatro delle Nuvole, seminario alla Berio

    Prima della scrittura: Teatro delle Nuvole, seminario alla Berio

    biblioteca-berio-1Venerdì 26 aprile 2013 (ore 15.30-18.30) la Biblioteca Berio ospita presso la Sala Chierici il seminario gratuito Prima della scrittura: Giochiamo al Teatro.

    L’evento – ideato e condotto da Franca Fioravanti – è l’ultimo appuntamento di un ciclo di seminari di scrittura drammaturgica promossi dal Centro nazionale di drammaturgia contemporanea in collaborazione con la Biblioteca Berio, con il Teatro delle Nuvole, e con gli autori teatrali liguri facenti parte del CENDIC.

    L’incontro vuole offrire ai partecipanti una pratica attiva dell’esperienza teatrale, rispetto alla presa di coscienza attraverso il corpo delle proprie sensazioni, emozioni, pensieri, e suggestioni. Questo materiale comporrà la partitura della scrittura collettiva che sarà realizzata durante il seminario.

    Come la stessa Franca Fioravanti spiega per descrivere il progetto, “Vorrei che chi parteciperà al seminario porti con sè: un oggetto legato a un momento specifico della sua vita da condividere con il gruppo che si formerà; un abito considerato speciale dal partecipante al seminario, da usarsi solo durante il seminario; una poesia; carta e penna. Si consiglia di indossare abiti comodi”.

    I precedenti incontri si sono svolti tra marzo e aprile 2013, il risultato prodotto dei seminari sarà presentato alla città in un evento pubblico il 27 settembre.

  • Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    vanuart-2Pittori e illustratori, videomaker e performer, poeti e scrittori. E così via. A Genova vivono e operano moltissimi artisti – di ogni età e specializzati negli ambiti più vari – che si impegnano malgrado la crisi politica/economica e le difficoltà nel trovare spazi, finanziamenti e opportunità (ne parlavamo di recente su Era Superba a proposito dei teatri).

    Dare voce a queste opportunità è lo scopo principale del nuovo progetto di Vanuart, che in pochi mesi ha rivoluzionato il modo di vivere l’arte in città: attraverso un numero di collaborazioni in continua crescita – fra artisti, gestori di attività commerciali e istituzioni – sta prendendo forma l’idea di “trasformare Genova in una galleria d’arte en plein air“.

    vanuart-4A quasi un mese dall’inaugurazione della nuova sede in vico del Fico – uno spazio che si affaccia in piazza delle Lavandaie, tra via Ravecca e i Giardini Luzzati – nel pomeriggio di ieri, mercoledì 10 aprile, è partito Art Meeting Point.

    Di che si tratta? Ogni mercoledì pomeriggio (intorno alle 17-18) chiunque fa arte o ha un’idea legata alla creatività può venire a Vanuart e proporre il suo progetto.

    Ieri si è svolto il primo incontro, dove Sabrina – fondatrice di Vanuart – ha illustrato i passi futuri dell’associazione: la mostra itinerante di arte visiva Il seme del cambiamento, aperta al pubblico per tutto il mese di aprile in vari locali del centro e del centro storico (Berio Cafè, Gradisca e altri), sarà poi allestita in altri quartieri della città, tra cui Nervi e Sampierdarena. I prossimi eventi saranno la proiezione di poesie sui muri dei Palazzi della città ed eventi musicali in piazza delle Lavandaie.

    vanuart-3Il meeting point ha visto la presenza di una decina di artisti – tra illustratori, musicisti, fotografi e così via – ciascuno dei quali ha proposto un’idea sotto forma di post-it appeso alla porta di Vanuart. Lo staff dell’associazione si occuperà di trasformare queste idee in progetti concreti, con l’aiuto degli artisti interessati a prendervi parte.

    Alcuni esempi: decorare con illustrazioni e poesie i pannelli dei cantieri abbandonati, un progetto di narrazione dei tetti di Genova, corsi per artisti che vogliono comunicarsi attraverso il web, performance artistiche a km zero. Anche io ho proposto una mia idea, per creare spazi e occasioni di confronto per chi scrive opere di prosa.

    L’appuntamento è dunque ogni mercoledì presso la sede di Vanuart. Si può portare un’idea, ma anche uno strumento musicale, le proprie poesie da leggere, esempi di opere realizzate da mostrare agli altri. Scopo di Art meeting point è diventare un appuntamento fisso per far conoscere tra loro gli artisti che operano a Genova e “unire le forze” per dare luogo a nuovi eventi e iniziative.

    Marta Traverso

  • Il diritto di sognare: Daniel Pennac ispira una mostra alla Berio

    Il diritto di sognare: Daniel Pennac ispira una mostra alla Berio

    biblioteca-berio-4È visitabile fino a giovedì 18 aprile 2013, presso il tunnel di accesso alla Biblioteca Berio, la mostra Il diritto di sognare.

    Dieci scatole ispirate ai Diritti del Lettore di Daniel Pennac, per racchiudere lo spazio immaginario di un Sogno. La scrittura come unico elemento in questo mondo immaginario. Racchiudiamo ciò che desideriamo nella dimensione astratta della scatola per poi poter ritrovare e riscoprire ciò che è congelato nel tempo dei sogni. Le opere esposte, realizzate da Francesca Ferrando e Simona Picciotto, sono state selezionate durante il Festival L’Altra Metà del Libro.

    La mostra è a ingresso libero negli orari di apertura della biblioteca.

  • Valeria Abate, Videoscrittori: “Il riflesso di un amore”

    Valeria Abate, Videoscrittori: “Il riflesso di un amore”

    Giunta ormai alla settima pubblicazione, Valeria Abate è una scrittrice genovese, con la passione dello sport. Ha partecipato a Videoscrittori e ci ha invitato nella sede della società di canottaggio dove si allena a Sestri Ponente nella Marina Aeroporto.

    Cosa rappresenta la scrittura nella tua vita?

    «La possibilità di poter parlare con me stessa. Da bambina ho sempre tenuto tanti diari, ho sempre avuto la necessità di fermare su carta quella che era la mia vita. Riuscire a rendere partecipi anche gli altri di quelle che sono le mie paure, le mie goie, i mie pensieri e le mie ansie è una cosa che mi emoziona molto e spero che un domani possa diventare la mia professione»

    Quale è il complimento che vorresti sempre ricevere come scrittrice?

    Vorrei che qualcuno potesse sentire proprio quel tu con cui ho raccontato una storia.

    di Marcello Cantoni

    “Il riflesso di un amore” di Valeria Abate

    valeria-abateSi erano conosciuti con un’occhiata. O meglio. Si erano incrociati, la loro prima volta, nel riflesso di uno specchio. Lei, intenta a domare quei ricci ribelli con una forcina, lo aveva visto di schiena. Spalle larghe, andatura decisa. Lui, direttore dell’hotel, l’aveva vista prima. Prima che lei lo vedesse riflesso. Lui aveva visto una buffa espressione, due occhi intensi color nocciola e una montagna di riccioli. E lì, probabilmente, si erano innamorati. Senza conoscersi. Senza sapere nulla più di quello che lo specchio, quello specchio, aveva mostrato loro. Si riconobbero, poi, qualche giorno più tardi. Lei aveva una minuscola forcina a incastrare un ciuffo di capelli più chiaro. Lui aveva sempre quella sua andatura decisa. Si piacquero. Indubbiamente si piacquero. Ma non si parlarono. Lasciarono che a farlo fossero i loro sguardi. Gli occhi nocciola intenso di lei gli dissero: «Speriamo che questa stupida forcina regga». Gli occhi ghiaccio freddo di lui le dissero:«I gemelli della camicia non mi piacciono». I loro occhi si parlarono molte altre volte. Non si dissero qualcosa di veramente importante. Quello non era un semplice gioco di sguardi. Anzi. Forse non lo era nemmeno. Non si guardavano per ipnotizzarsi. Non cercavano di rubare l’attenzione. Lo facevano senza sapere perché lo stessero facendo. Fino a quando non furono costretti a parlarsi. Si diedero del lei, benché in tutte le loro precedenti confidenze si fossero sempre dati del tu. «Mi scusi- lei gli disse- potrebbe gentilmente chiamarmi un taxi?». «Il suo taxi sarà qui tra pochi minuti, vuole che la accompagni fuori?». «No, non si disturbi. Molto gentile. Grazie». Appena lei salì sul taxi, entrambi pensarono che darsi del lei fosse stata una pessima idea. Quel taxi, infatti, portò lei- hostess di volo- su un volo per Parigi e, infine, nuovamente per Roma. Poi, come un taxi l’aveva portata via, così fu un altro taxi a riportarla in hotel. Quando lei scese da quell’auto bianca, la prima cosa che lui vide e riconobbe fu quell’ inconfondibile montagna di riccioli. Lei lo vide venirgli incontro e, ancora una volta, furono i suoi occhi a parlare per lei. «Dannazione, mi si è smagliata un’autoreggente». Lui rispose con un discreto e ufficiale: «Bentornata. Aspetti, mando qualcuno a prenderLe il bagaglio». E con un pensiero più indiscreto: «Maledizione! Ancora una volta questo lei distante e insopportabile». Lei arrossì. Gli aveva appena detto le stesse cose, con la stessa indiscrezione. Dopo qualche giorno, tornarono a darsi del tu. Davanti a quello specchio.- nel riflesso di quello specchio- che aveva saputo svelarli, per nulla timidi, per l’unica volta. Ma tra loto due, ormai, il ghiaccio che si era sciolto si era già anche riformato. Un gioco di sguardi, benché non fosse un semplice gioco di sguardi, non bastava più a nessuno dei due. Ma il problema, vero, era che a entrambi non bastava il coraggio per uscire dal riflesso di quello specchio.

  • Dentro Anonymous: ebook di Carola Frediani

    Dentro Anonymous: ebook di Carola Frediani

    Palazzo Ducale entrataGiovedì 28 marzo 2013 (ore 17.45) alla Sala del Camino di Palazzo Ducale la presentazione di Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti, ebook della giornalista Carola Frediani edito da Inform-ant.

    Con l’autrice dialogano Giuliano Galletta (giornalista), Raffaele Mastrolonardo (giornalista Effecinque), Giovanna Sissa (ricercatrice Università di Milano). Evento organizzato da Museo del caos e dall’Associazione per un archivio dei movimenti.

    Il libro è un viaggio-inchiesta che – attraverso testimonianze, interviste e retroscena – ricostruisce gli ultimi sviluppi di Anonymous e svela il “dietro le quinte” di alcuni cruciali attacchi informatici, riflettendo sulle sfide di un movimento di “senza volto” che si propone di difendere la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni.

    Il libro, di recente uscito anche in edizione inglese, affronta alcuni nodi cruciali: la Rete sta diventando un nuovo terreno di conflitto? E chi sono i protagonisti di questo campo di battaglia? Cosa è successo al movimento di hacktivisti dopo l’ondata di arresti internazionali di alcuni mesi fa? Come si organizza? Quali sono i suoi strumenti? Come sono state effettuate alcune delle azioni più famose, compiute in Italia? Interrogativo dietro ai quali si cela Anonymous, un soggetto nuovo e difficilmente inquadrabile nelle categorie tradizionali della politica e dei media. Liquido come la società in cui viviamo.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gelati Fanzine: a Genova il primo festival della microeditoria

    Gelati Fanzine: a Genova il primo festival della microeditoria

    scrivere-scritturaGenova si prepara a diventare sede di un evento inedito per l’editoria indipendente: il 10 e 11 maggio 2013 si svolge infatti Gelati Fanzine Festival, il primo festival genovese dedicato esclusivamente alla microeditoria e alle fanzine.

    L’evento nasce dalla collaborazione tra l’associazione Disorder Drama e le fanzine Lök e Bradiponauta. La partecipazione sarà gratuita, sia per gli espositori che per il pubblico, e ospitata in varie location della città, tra cui sono già “prenotate” i Giardini Luzzati e l’atelier Noveinternotre, da poco aperto in centro storico.

    Come partecipare a Gelati? È sufficiente inviare una mail a gelatizine@gmail.com spiegando brevemente il progetto della fanzine e allegando un link. Sarà possibile per gli espositori partecipare personalmente al festival, oppure inviare le fanzine allo staff: le riviste saranno vendute in un tavolo comune e gli organizzatori tratterranno solo il 20% di spese come commissione.

    La motivazione di questo festival, come spiegato dagli organizzatori è che «ci piacciono le cose di carta. Ci piace trovare modi per stamparne, vederne, toccarne e farne girare il più possibile. A Genova si respira un certo interesse per la microeditoria, vogliamo concretizzarlo cogliendo l’occasione per conoscere e conoscerci con altri addetti ai lavori».

    Hanno già aderito a Gelati le fanzine Lök (Bologna/Genova), Bradiponauta (Genova),Lara Caputo (Milano/Genova), Celeste (Pesaro), The Giant’s Lab (Genova) e Magiò (Milano).

  • Loredana Lipperini presenta il libro “Di mamma ce n’è più d’una”

    Loredana Lipperini presenta il libro “Di mamma ce n’è più d’una”

    FeltrinelliLunedì 25 marzo 2013 (ore 18) la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini è alla Libreria Feltrinelli di via Ceccardi a presentare il suo nuovo libro Di mamma ce n’è più d’una.

    Con lei ne parlano Roberta Trucco ed Eva Provedel di Se non ora quando? Genova.

    Tema del libro
    Alle donne si chiede di allattare per anni e di dedicare ogni istante del proprio tempo ai figli oppure, se proprio vogliono lavorare, devono diventare mamme acrobate in grado non solo di conciliare lavoro e famiglia, ma di farlo con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta.

    Intanto, nell’Italia dove il mito del materno è potentissimo, per le madri si fa assai poco sul piano delle leggi, dei servizi, del welfare, dell’occupazione, dell’immaginario. Ma invece di unirsi, le donne si spaccano. Le madri totalizzanti contro le madri dai mille impegni.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Scrivere un romanzo noir o giallo: un corso a Genova

    Scrivere un romanzo noir o giallo: un corso a Genova

    scrivere-scritturaAd aprile 2013 la scuola di scrittura creativa Officina Letteraria ospita un workshop sulla scrittura noir con due celebri autori del genere: Bruno Morchio, noto a Genova per il personaggio di Bacci Pagano, e Margherita Oggero, i cui romanzi hanno ispirato la serie televisiva Provaci ancora prof.

    L’appuntamento con Noir, giallo e dintorni è per i fine settimana 6-7 e 13-14 aprile 2013, con il seguente programma.

    6-7 aprile: Margherita Oggero
    – Le varie accezioni del giallo: le regole e le eccezioni
    – Gli elementi indispensabili e gli elementi accessori
    – Come si costruisce un plot: i personaggi principali e secondari, le false piste, la progressione della storia
    – Importanza dell’incipit
    – Caratteristiche vincenti del giallo contemporaneo
    – Esercizi di scrittura

    13-14 aprile: Bruno Morchio
    Sabato 13 aprile
    9.30-12.30: Analisi e confronto di alcuni testi di grandi autori noir: la struttura narrativa e la scrittura
    15-18: Esercizio di scrittura
    Domenica 14 aprile
    9.30-12.30: Lettura e analisi dei testi prodotti
    15-18: Discussione

    Il costo del workshop è 300 € (sconto 10% per soci Officina Letteraria, possessori di Green Card e Soci Suq) e le iscrizioni saranno aperte fino a mercoledì 28 marzo o al raggiungimento di 16 persone. Ai partecipanti sarà rilasciato un attestato.

    Per maggiori informazioni: 347 3022641 / 340 5539475 / officinaletterarialab@hotmail.it.

  • Coop for words 2013: concorso letterario per scrittori under 36

    Coop for words 2013: concorso letterario per scrittori under 36

    scrivere-scrittura-2Aperte le iscrizioni per il concorso letterario Coop for words per autori e fumettisti under 36, indetto ogni anno e che in questa edizione è rivolto per la prima volta anche ad autori residenti in Liguria.

    Il concorso si articola in cinque sezioni: poesia, fumetto, racconti dello scontrino (ossia testi ambientati in un centro commerciale), cinema e canzone d’autore.

    La partecipazione è gratuita: gli elaborati, inediti e in lingua italiana, dovranno essere inviati entro il 12 maggio 2013 sul sito di Coop for Words, seguendo la procedura guidata; sul sito si trovano anche tutte le informazioni e il bando del premio

    Una giuria sceglierà 50 opere – 10 per ciascuna sezione – che confluiranno in un’antologia, in distribuzione in tutti i negozi delle Coop coinvolte e nelle librerie .coop di tutta Italia. I primi classificati di ogni sezione potranno frequentare gratis uno dei corsi della scuola di sceneggiatura e narrazione “La bottega delle finzioni” di Carlo Lucarelli.

    Il primo tra gli autori per canzoni vedrà il proprio testo musicato da Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. I primi 5 classificati delle sezioni letterarie, inoltre, daranno voce ai propri testi a ottobre, durante la giornata bolognese della manifestazione per la cultura solidale “Ad alta voce”. I primi 5 fumettisti potranno invece esporre le proprie tavole a “BilBOlBul” 2014.

  • Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    lettura-libri-d1“Noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci”: così si definiscono Alessandro Mantovani ed Emanuele Pon, due amici legati dalla stessa sconfinata passione per la letteratura. Entrambi scrivono poesie, e i testi dell’uno si rivelano così complementari a quelli dell’altro che decidono di fondare la Società dei Masnadieri, gruppo letterario che oggi pubblica il suo primo volume, “Dalla Parte della Notte”, che verrà presentato il 23 marzo presso la Libreria Falso Demetrio.

     

    Cos’è la Società dei Masnadieri, da chi è composta, perché si è formata, cosa fa e come lo fa?

    EMANUELE: «La Società è una sorta di sodalizio letterario sorto da una profonda amicizia precedente, che unisce me e Alessandro, sulla base di una visione del mondo, della vita e delle cose molto affine, a volte persino sovrapponibile. Ci siamo “formati” nel modo più naturale possibile: dopo un periodo di scoperta della reciproca scrittura, ci siamo resi conto che l’immaginario dell’uno si rifletteva in quello dell’altro. Forti di un bagaglio culturale comune (entrambi proveniamo dal Liceo Classico), ma differenziato (Alessandro segue, parafrasando Machiavelli, la “lezione delle cose antiche”, mentre io sono il “modernista” della coppia), abbiamo capito abbastanza in fretta che potevamo senza problemi diventare poeticamente complementari; perciò, abbiamo semplicemente continuato a scrivere le nostre poesie, che sono rientrate subito, quasi “geneticamente”, nei canoni del “Manifesto” che abbiamo steso come prima opera comune. E’ importante capire che siamo stati sin dall’inizio così affiatati che ciò che scriviamo si è integrato alla perfezione: sono le nostre poesie ad aver dato origine al “Manifesto”, non il contrario».

    ALESSANDRO: «Quando mi viene fatta questa domanda, alla risposta “siamo solo io ed Emanuele” le persone sorridono sempre, come a dire “ma che società è una che comprende solo due persone?” A questo pensiero superficiale oppongo due riflessioni personali: la prima è che senza dubbio è il momento storico ciò che ha condizionato l’”essere solo in due”; probabilmente in tempi più cari e attenti alla letteratura la società avrebbe visto una floridità maggiore, ma di ciò non mi rammarico, in quanto – e qui arriviamo alla seconda riflessione – quello che conta non è la pura aritmetica, ma la valenza delle idee, che, come si può vedere, ha portato alla creazione di un Manifesto e alla pubblicazione di un libro. Pertanto, forti di questo, non ci possiamo assolutamente lamentare del numero esiguo, e d’altronde un masnadiere non ha mai paura dell’inferiorità numerica».

     

    Una parentesi sull’origine del nome che avete scelto. Facendo un passo indietro, la masnada era nel medioevo una congerie di predoni, mercenari, figli cadetti e fuoriusciti con sete di vendetta, spesso guidati da un condottiero, al soldo del migliore offerente e fedeli a nessuno. Ma la figura del masnadiere è famosa in letteratura per l’opera omonima di Schiller, che racconta appassionatamente tormenti interiori, drammi familiari, sentimenti d’odio, amore e vendetta. Perché dunque un nome simile e qual è il vostro condottiero, se c’è?

    EMANUELE: «Il nostro nome è in tutto e per tutto schilleriano: di quei Masnadieri, guidati da Karl Moor, condividiamo l’afflato romantico, lo slancio vitale che tenta sempre di trovare il punto d’equilibrio tra l’istinto delle emozioni e la profondità dei sentimenti».

    ALESSANDRO: «Ma ricordiamoci che Schiller stesso si rifà a quella congrega di fuoriusciti chiamata Masnada, esistita non solo come creazione letteraria. Trasposti su un piano di rapporto tra idee e realtà noi senz’altro siamo quei predoni e fuorilegge: in questa modernità di cartapesta dove la realtà spesso è la superficie di uno schermo e la fredda verità della ragione, noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci, siamo figli cadetti di una nobiltà di pensiero letterariamente etico decaduta, fuoriusciti perché scarti di un bene dimenticato ai margini dell’importanza – ma voglio sottolineare che non siamo certo degli eremiti letterari che si sentono soltanto estranei al loro tempo. La sete di vendetta c’è, e anche tanta, ma, lungi dall’essere distruttiva, essa va intesa come reazione a questa condizione appena esternata. Se ci è impossibile esprimerci con pienezza e autenticità all’interno della società allora è quello il momento in cui ci assumiamo ogni responsabilità di, appunto, fuoriuscire da essa e di diventarne legittimamente predoni, al soldo di nessuno, fedeli solamente a noi stessi e al nostro sodalizio: la società è società in quanto comunione di idee e cooperazione sullo stesso piano. E’ proprio per questo che utilizziamo pseudonimi nello scrivere – altra cosa che fa sorridere le persone – affinché l’ego del singolo nutra questo organismo ma venga assorbito in esso eliminando le proprie spinte eversive».

     

    E’ suggestivamente coinvolgente e piacevolmente anacronistico il mondo che evocate col vostro nome, quasi a immergere chi lo legge in una realtà parallela e fantastica. E’ qualcosa di cercato e voluto?

    EMANUELE: «Ciò che noi cerchiamo è di riportare agli occhi di tutti l’umanità del mondo, come sua caratteristica principale: ci proponiamo di ritrovare una realtà in cui siano nuovamente presenti la purezza e l’onestà dei sentimenti, l’autenticità, trovata anche nelle nostre parti peggiori, nella nostra violenza, compresa e accettata. Vogliamo ricordare che ogni uomo può essere un titano, e che la forza per diventarlo risiede dentro di lui, non nella realtà esteriore, ma in quei valori, in quelle passioni nel nome delle quali noi stessi tentiamo di vivere. Valori e passioni che sono eterni, non hanno stagioni, sempre risiedono nel cuore degli uomini, e dunque non possono essere definiti anacronistici. Questa idea di mondo può evocare l’immagine di una realtà parallela, sganciata dalla verità dell’esistenza, proprio per il fatto oggi i termini che abbiamo esposto si stanno perdendo. Crediamo di sapere abbastanza bene chi siamo e dove siamo; ma sappiamo anche dove siamo arrivati, precipitando verso il basso, in tutti i sensi. Dovremmo, meriteremmo tutti di risalire, e noi, dall’interno della nostra realtà, tentiamo di cambiarla».

     

    Il vostro è un gruppo chiuso o aperto? E’ possibile partecipare alle vostre attività? Se sì come vi si può contattare?

    ALESSANDRO : «La Società nasce con il suo manifesto – per il quale rimando all’appendice del libro – e quindi con delle linee precise a cui vogliamo attenerci. Il progetto originario prevedeva un periodo di duetto chiuso tra me ed Emanuele, momento di rodaggio e di prova dalla lunghezza variabile a cui avrebbe fatto seguito un’apertura maggiore sempre secondo le linee del manifesto. Come sappiamo però la vita ci porta sempre dove vuole lei e precisamente ha portato la prevista espansione su un altro versante che è quello dei Fischi di Carta. Ciò non significa che la Società cessi di esistere, tutt’altro, siamo rimasti nel nostro duetto ma essa afferma la propria posizione identificandosi come ”autore” a tutti gli effetti: quel terzo organismo che sta a metà tra me ed Emanuele, legato ed indipendente nei nostri confronti in egual misura».

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    Il vostro primo progetto, un libro appena pubblicato, si intitola “Dalla parte della Notte”.

    ALESSANDRO: «”Dalla Parte della Notte” è nato a Madrid, precisamente al Parque del Retiro ma con la città non ha nulla a che vedere se non qualche segreto che non svelerò. Il libro è, anticipando qualcosa di quanto diremo il 23 Marzo alla presentazione dello stesso – ore 18.30 presso la Libreria Falso Demetrio, nei vicoli – l’esposizione del nostro personale viaggio nella Notte, notte con la N maiuscola proprio perché essa non è solamente una parte del giorno ma è qualcosa – molto – di più. La Notte è un concetto, uno stato della mente, è un modo di essere e di percepire le cose, è un luogo dove stazionare in cerca di risposte. Ma è anche il luogo delle contraddizioni e delle paure, di ciò che si perde, di ciò che si crede di vedere ma è illusorio, sede dell’irrazionale dove un uomo ha difficoltà a sopravvivere, soprattutto a se stesso. ”Dalla Parte della Notte” perché la notte è il rifugio di chi vive una condizione liminare, dove risiedono i Masnadieri fuorilegge, in cui i predoni dell’esistenza cercano il suo significato così frammentato tra i riflessi metallici delle cose di giorno, essa è un luogo, potremmo dire usando un termine forte, di tensione esistenziale, la quale tensione però, proprio grazie alla nostra giornaliera razzia di frantumi di essenze interrotte cerchiamo di sanare. La silloge è divisa in tre parti che rispondono al processo costitutivo dell’esistenza del masnadiere nella notte ed esemplificano il percorso in cui noi stessi ci siamo ritrovati e ci ritroviamo tutt’ora».

    Claudia Baghino

  • Giulia D’Arrigo, Videoscrittori: “Cris”, alla ricerca di una storia

    Giulia D’Arrigo, Videoscrittori: “Cris”, alla ricerca di una storia

    Un tema che esce dal tuo racconto è quello dell’invisibile… Chi sono per te gli invisibili?

    Gli invisibili sono tante persone che vivono ai margini della città, persone che normalmente non si vedono. Io lavoro come operatrice sociale in una casa alloggio per malati di AIDS; ho avuto quindi la fortuna di entrare in contatto con molti di loro e ascoltare le loro storie… Quindi per me non esistono più invisibili… Ci sono solo persone.

    Dici che lo scrittore deve essere curiosi come un bambino… Cosa attira la tua curiosità e come riesci a soddisfarla?

    I dettagli, un sorriso… oppure uno scorcio tra un vicolo e l’altro nel centro storico… Parto da un dettaglio e costruisco una storia.

    Il racconto finisce parlando di una borsa da riempire… Nella tua borsa che cosa ci hai messo dentro?

    Ho cercato di mettere l’entusiasmo, il sorriso, la curiosità e la passione per quello che faccio. Tanta voglia di imparare dalle persone che ho intorno e ogni giorno continuo a riempirla e rimarrà sempre spazio per altri viaggi. Di ogni persona che incontrerò ruberò un piccolo pezzetto. E’ una borsa pesantissima, ma è un peso bellissimo da portare.

     

    A cura di Marcello Cantoni

    CRIS – di Giulia D’Arrigo

    giulia-darrigo-videoscrittori– Cris, l’economia non gira al ritmo dei tuoi problemi. Serve una storia!

    La voce dell’editore all’altro capo del filo non ammette repliche. Riaggancio ed accelero il passo, confondendomi tra la folla. Genova al mattino va di fretta, soprattutto quando piove. La gente sgomita, gli ombrelli branditi come armi, nessuno ha tempo da perdere. Neanche io ne avrei. Mi serve un’idea che mi porti via da una quotidianità noiosa, da un posto di impiegato di cui non mi importa nulla. Una storia di successo, su cui volare via come su un aeroplanino di carta. Attraverso piazza De Ferrari, la pioggia è insistente, quando una figura intralcia il mio cammino. Procede lentamente, rivoli d’acqua colano dai capelli lunghi sul volto stanco, consumato. Gli occhi hanno il colore del cielo d’agosto, stonano col suo aspetto trasandato. Uno dei tanti invisibili. Mi chiede una sigaretta. Gliela porgo ed accelero il passo.

    Quella sera, quando esco, è ancora lì. Nonostante la penombra ne distinguo la figura un po’ curva. Alza una mano per salutarmi. In settimana lo incontro tutti i giorni. Non mi ferma più, ogni mattina lascio una sigaretta, ogni sera scambiamo un saluto. La sua presenza diventa una costante, come il profumo della friggitoria di Sottoripa o gli spruzzi della fontana quando tira vento. Chissà come si chiama. Io non credo sia lo stile a fare di un uomo uno scrittore, ma la curiosità. Lo scrittore è il bambino che si spinge oltre il divieto del papà, per vedere cosa c’è dietro la curva. Quell’uomo senza nome ha riacceso una curiosità spenta da anni, tra le ceneri di un lavoro monotono. Un giorno gli offro da bere.

    – Mi serve una storia.

    Scoppia a ridere. Mentre fuma dice che sono un pazzo, non ce l’ha una storia per me. Ma da allora beviamo insieme ogni giorno. Non vuole dirmi il suo nome, mi racconta che è un viaggiatore. Dorme sotto le stelle da una vita, i compagni di viaggio che descrive, incontrati in giro per il mondo, sembrano usciti da una fiaba. Parla di distese di sabbia, boschi, grandi città, senza dire un nome. È stato ovunque ed in nessun luogo. Un giorno mi mostra il suo bagaglio. Due borse, una piena di oggetti, l’altra vuota.

    – A che cosa serve?

    – Le persone quando partono per un viaggio portano con loro un sacco di cose, per sentirsi a casa. Io porto una borsa vuota per ricordare che ogni viaggio servirà a riempirla. A portare con me volti, parole, profumi e ricordi dei luoghi che ho visitato. Senza una borsa vuota è inutile viaggiare.

    Mi piace quella frase, gli chiedo se posso raccontare un po’ di lui nella mia storia. Alza le spalle, dice che è un uomo come tanti. Il lunedì successivo, quando torno al lavoro, non c’è. Non lo vedo neanche nei giorni a venire. Forse è partito per un altro viaggio, dall’altra parte del mondo o dietro l’angolo. Inizio a buttare giù la storia, così quando chiama l’editore ho qualcosa da dire. La intitolerò “La borsa vuota”. Come quella che, da allora, porto con me tutti i giorni, insieme alla mia valigetta di impiegato.

  • Balla coi cinghiali 2013: concorso artistico “Provincia cronica”

    Balla coi cinghiali 2013: concorso artistico “Provincia cronica”

    poesia-poeti-scritturaAperte le iscrizioni per una nuova edizione del bando Provincia cronica, organizzato dalle associazioni AsapFanzine e Balla coi cinghiali.

    Il concorso è diviso in tre sezioni, aperte a tutti senza limiti di età e nazionalità:
    1) racconti inediti in lingua italiana, della lunghezza massima di 12.000 caratteri (spazi inclusi);
    2) poesie inedite in lingua italiana, senza limiti di lunghezza;
    3) fotografie a colori, da tre a cinque.

    Le opere dovranno vertere su uno dei seguenti temi: Temporali e rivoluzioni; Accadde a un concerto…; Le radici; Ticino; I denti; La mano.

    Gli elaborati vaanno spediti (insieme ai dati personali e a copia del bonifico di 10 €, quota di iscrizione) via posta a Redazione AsapFanzine (c.a. Roberto Conti) via D’Enricis, 17 – 28100 Novara oppure via mail a contirobe@hotmail.com entro il 15 maggio 2013.

    La premiazione si svolgerà durante il festival musicale Balla coi cinghiali, a Bardineto (Savona), sabato 24 agosto alle ore 16.30.

    I singoli premi (opere d’arte, strumenti tecnologici e prodotti tipici del territorio) saranno comunicati alla scadenza del bando: è previsto un premio per i primi tre classificati di ciascuna sezione, oltre a menzioni o premi speciali che saranno assegnati dalla giuria.