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  • Val Bisagno: ad un anno dall’alluvione i problemi sono gli stessi

    Val Bisagno: ad un anno dall’alluvione i problemi sono gli stessi

    Ponte CarregaUn’assemblea pubblica per fare il punto della situazione e mettere in evidenza quello che ancora non è stato fatto, ad esattamente un anno di distanza dalla tragica alluvione del 2011. Questo uno degli obiettivi dell’assemblea pubblica che si svolgerà domenica 4 novembre presso il centro sociale Pinelli in via Fossato Cicala.

    Già annunciata la partecipazione di comitati e abitanti di Piazzale Adriatico, via Fereggiano, Corso De Stefanis, Corso Sardegna, e Ponte Carrega, ma l’invito è esteso a tutta la cittadinanza.
    Dov’eri il 4 novembre e il 5 cosa hai fatto?”, annuncia il volantino che promuove l’iniziativa denunciando a gran voce che «I greti dei torrenti sono ancora pieni di sterpaglie e la messa in sicurezza assolutamente inesistente». Insomma, il grave rischio idrogeologico che incombe sulla vallata, rimane intatto «Sarebbe sufficiente una pioggia più abbondante ed il problema si riproporrebbe perché non un solo rivo della Val Bisagno può essere considerato sicuro».

    Le preoccupazioni che emergono sono pressoché le stesse, espresse con chiarezza in un documento redatto dal Circolo di Rifondazione Comunista “Dente” Bianchini di Marassi, sul finire di settembre.
    «I lavori di messa in sicurezza eseguiti sul Fereggiano nei mesi scorsi si limitano a ripristinare le condizioni precedenti all’alluvione del Novembre 2011. Tutto ciò che un anno fa ha causato gli allagamenti è oggi inalterato: l’impermeabilità dei versanti e la canalizzazione delle acque inadeguata; il passaggio delle acque da un’apertura dell’alveo maggiore ad una inferiore; l’ingresso ortogonale nel Bisagno».

    La situazione non migliora se ci si addentra nella Valbisagno dove permangono situazioni di grave rischio idro-geologico con torrenti pronti ad esplodere, come evidenziato dallo studio del Municipio IV Media Valbisagno.
    Per questo «La sicurezza del territorio e quindi di chi ci abita, dovrebbero essere in testa all’agenda politica dell’attuale Amministrazione, sottolinea il circolo Bianchini. Al contrario «si continuano a sperperare ingenti quantità di risorse pubbliche in opere inutili e spesso dannose per l’equilibrio del territorio».

    In particolare le critiche riguardano i nuovi progetti «Le risorse previste dal Piano Città e destinate alla Valbisagno andrebbero almeno in parte utilizzate per porre rimedio ai gravi rischi che persistono in particolare sul Fereggiano, ma anche su Rovare e Noce e sui rivi indicati dallo studio del Muncipio IV (Geirato, Brumà, Rosata, Gatto, ecc.) – sottolinea il circolo Bianchini – Gli interventi previsti sul Bisagno (restringimento dell’alveo e demolizione dei ponti), inutili dal punto di vista idro-geologico, non sono necessari per migliorare il trasporto pubblico anzi, al contrario, favoriscono l`uso del mezzo privato. La costruzione di nuovi alloggi nell`area ex Boero rappresentano un ulteriore e apparentemente inspiegabile spreco di risorse per una città in cui gli alloggi sfitti sono circa 25.000 (molti dei quali di proprietà pubblica)».

    Per quanto concerne il Fereggiano, conclude il circolo Bianchini «non sono rinviabili interventi strutturali dai costi e dai tempi sostenibili con una parte delle risorse a disposizione: è necessario proseguire l’allargamento dell’alveo del Fereggiano, dopo Largo Merlo, seguendo il suo percorso naturale sotto via Fereggiano, via Monticelli e un tratto di Corso Galliera. Il torrente dovrà affluire nel Bisagno in maniera naturale e non ortogonalmente come avviene oggi, in modo da facilitare la ricettività delle acque. Tutto il torrente sarebbe sotto copertura ed essendo ampio quanto la strada potrebbe convogliare facilmente le piene nel Bisagno evitando l’allagamento periodico dei dintorni».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    IL PRECEDENTE

    4 novembre 2011: dieci giorni dopo l’alluvione che ha provocato numerosi danni alle Cinqueterre e poco più di un anno dopo dall’alluvione di Sestri Ponente, la pioggia si abbatte anche su Genova provocando l’esondazione del rio Fereggiano intorno alle 13. Il bilancio è quello che tutti conosciamo: sei vittime, molti danni e le polemiche contro la Sindaco Marta Vincenzi, colpevole di non aver ordinato la chiusura delle scuole nonostante l’allerta 2.

    IL PRESENTE

    Si dice che ognuno di noi ricordi perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo, in concomitanza di un evento drammatico di grossa portata. Il primo esempio che salta alla mente è l’11 settembre 2001: quasi tutti abbiamo a memoria in quali attività eravamo impegnati quando qualcuno ci ha detto cosa stava succedendo.

    L’alluvione è un altro di quegli eventi. Complice il fatto che si tratta di storia recentissima, ognuno di noi ha la sua personale storia da raccontare. Quella di chi scrive, per esempio, riguarda il ponte che collega piazza Romagnosi e piazza Carloforte, e poi il tragitto da via Monticelli a via Robino, passando per corso De Stefanis, negli stessi momenti in cui, qualche decina di metri più in là, sei persone perdevano la vita.

    Domenica sarà un anno da quando tutto è accaduto. Complice l’imminente anniversario, la giustizia si è risvegliata iniziando ad attribuire colpe e responsabilità: ci sono indagini che coinvolgono funzionari e dirigenti, fino all’allora Assessore competente Francesco Scidone, ci sono polemiche sulla (non) messa in sicurezza di fiumi e torrenti, ci sono persone che non sono ancora tornate a casa e negozi che non hanno ancora riaperto.

    Chi scrive ha deciso di soprassedere su questi temi e di lasciare che la giustizia e la pubblica amministrazione facciano il loro corso (si spera rapido e risolutivo), e ha deciso di fare un giro in quei luoghi e fotografarli per come sono oggi, tornati alla loro normalità di sempre, dopo averli fotografati un anno fa, poche ore dopo il disastro.

    Queste le immagini di Genova, com’era e com’è.

    Marta Traverso

  • Rischio idrogeologico, pulizia dei rivi: il Comune accusa i privati

    Rischio idrogeologico, pulizia dei rivi: il Comune accusa i privati

    La pulizia dei rivi genovesi, argomento di particolare attualità nel periodo autunnale, torna a fare capolino in Sala Rossa a Palazzo Tursi, per merito di un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) promossa da tre consiglieri comunali, Francesco De Benedictis (Idv), Guido Grillo e Stefano Balleari (Pdl), i quali hanno posto all’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, alcuni quesiti in merito alla situazione del Rio Cantarena (Sestri Ponente) e del Rio Bagnara (Quinto).

    De Benedictis ha chiesto rassicurazioni sulla situazione attuale, sottolineando la preoccupazione di numerosi cittadini che osservano sotto i loro occhi la presenza di una folta vegetazione in numerosi torrenti «Non mi si dica che alberi, erba e quant’altro devono essere lasciati crescere negli alvei dei rivi perchè servono a contenere l’eventuale aumento della massa d’acqua – ha spiegato il consigliere Idv – Io non credo a queste ragioni e come me la pensano in tanti. Inoltre vorrei allargare il discorso alla pulizia dei tombini, molti sono intasati, al contrario occorre liberarli onde evitare ulteriori problematiche in caso di copiose precipitazioni».
    Infine De Benedictis ha evidenziato l’estrema pericolosità del Rio Baganara che scorre nella zona di Quinto (un rivo sottoposto all’assedio del cemento), dove ancora oggi nessun intervento è stato realizzato.

    Il consigliere Grillo, invece, ha esordito ricordando un’occasione importante per far sentire le ragioni del territorio, ovvero l’iniziativa pubblica “Tutela del territorio: sicurezza per i cittadini, sviluppo per l’economia, lavoro qualificato per i giovani”, organizzata dalla Cgil di Genova mercoledì 24 ottobre «Un’opportunità da sfruttare – ha detto l’esponente del Pdl – vista la presenza del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, del Sindaco di Genova, Marco Doria e del Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, per stimolare il Governo a mettere in campo maggiori risorse contro il rischio idrogeologico che minaccia la nostra città».
    Grillo ha domandato all’assessore Crivello quali azioni sono state attuate per garantire un’adeguata pulizia dei rivi e «Per quale motivo, nonostante in quest’aula se ne parli da anni, ancora non si sia riusciti ad utilizzare la forza lavoro rappresentata dai detenuti del carcere di Marassi, per le attività di manutenzione».

    Il consigliere Stefano Balleari, infine, ha espresso preoccupazione per la situazione del Rio Cantarena a Sestri Ponente, dove «Alcuni interventi di messa in sicurezza sono iniziati, ma gli abitanti della zona non li ritengono assolutamente sufficienti».

    Ha risposto l’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello «Il Comune parteciperà al convegno organizato dalla Cgil proprio per confrontarsi con un tema così importante, qual è la tutela del territorio. Sappiamo che per mettere in sicurezza la nostra regione servirebbero miliardi di euro. Solo per Genova si parla di milioni di euro». Quindi secondo l’assessore «Occorre sollecitare degli interventi di carattere nazionale. Per questo nel Piano delle città abbiamo ritenuto prioritario agire sulla zona della Valbisagno».
    Per quanto riguarda l’annosa questione della pulizia dei rivi «Non corrisponde al vero l’affermazione per cui è utile eliminare tutta la vegetazione presente negli alvei dei corsi d’acqua, anzi, in alcuni casi, tagliarla equivale a vederla ricrescere in maniera ancor più rigogliosa – ha sottolineato Crivello – il Comune, tramite Aster, effettua una regolare manutenzione al fine di eliminare i materiali depositati e rimuovere la vegetazione infestante. Laddove emergono delle problematiche si tratta di zone in cui il Comune è frontista. Vale a dire che stiamo parlando di rivi che confinano con strade o aree di proprietà privata, dove la responsabilità della pulizia ricade sui medesimi soggetti privati».
    Il problema, secondo Crivello, è individuare queste responsabilità di concerto con i municipi «Una collaborazione che stiamo portando avanti – sottolinea l’assessore – Inoltre abbiamo stanziato 500 mila euro per intervenire sulle caditoie che presentano delle criticità. A breve faremo un sopralluogo sul Rio Bagnara. Mentre sul Rio Cantarena abbiamo eseguito dei lavori, ma esistono diverse responsabilità private».
    Infine, in merito all’eventuale utilizzo dei detenuti per le attività di manutenzione, Crivello spiega «Come sappiamo si tratta di progetti che richiedono tempi lunghi per la loro approvazione. Comunque l’obiettivo è quello di individuare un protocollo d’intesa con la Casa Circondariale di Marassi».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

     

     

  • Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    Alluvione Sestri Ponente, attesa per la demolizione in via Giotto

    IL PRECEDENTE

    4 ottobre 2010 – Alluvione a Genova:  per l’intera giornata la pioggia si abbatte sulla Liguria, colpendo diversi Comuni del Savonese e molte zone del capoluogo, soprattutto a Ponente. La zona più colpita è Sestri, dove il Chiaravagna ha esondato e ha provocato una vittima (l’operaio Paolo Marchini) allagamenti e detriti nell’area compresa tra via Merano e via Clavarino: il punto di partenza della piena sembra essere ancora una volta il civico 15 di via Giotto, un palazzo costruito sopra l’alveo del torrente.

    L’edificio è stato costruito nel 1953, è composto da 28 appartamenti su 4 piani. Scriviamo “ancora una volta” perché si parla della sua demolizione da quasi vent’anni, poiché durante l’alluvione del 1992 la strada aveva vissuto un’emergenza analoga: la pioggia fa alzare il livello dell’acqua, il palazzo fa da “tappo”, detriti, rami e tronchi degli alberi si ammassano, il torrente straripa portando con sé acqua e fango. Da allora è in corso una querelle legale tra demanio e abitanti del palazzo: se viene demolito, a chi va l’indennizzo? Ai proprietari degli appartamenti o all’ente che rivendica quella dell’intero edificio?

    Durante un sopralluogo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso avrebbe detto: «Che ci fa qui quel palazzo?». Molto dura la replica del Sindaco Marta Vincenzi, contestata dagli abitanti del quartiere perché nei giorni dell’alluvione si trovava a Bruxelles per impegni istituzionali: «È una questione legale ventennale, io non posso buttare giù quel palazzo, è una questione tra demanio e proprietari. Non posso intervenire io con un’ordinanza. Se può farlo Bertolaso potrò superare il disappunto provato per la sua battutaccia».

    Secondo una prima stima, i danni provocati nel quartiere ammonterebbero a circa 30 milioni di euro. Il Comune ha stimato che la messa in sicurezza della città di fronte a calamità naturali comporta una spesa di oltre 18 milioni di euro, cifra non disponibile nelle casse della civica amministrazione.

    Vicoli di Sestri Ponente

    28 giugno 2012 – Il Sindaco di Genova Marco Doria, a poco più di un mese dalla sua elezione, annuncia ufficialmente quello che è stato uno dei punti chiave della sua campagna elettorale, ossia la demolizione del palazzo di via Giotto entro l’autunno, prima fase di una più complessa opera di messa in sicurezza del territorio. A questo scopo, precisa il Sindaco, «gli uffici comunali hanno predisposto un piano di interventi che prevederebbe un investimento di circa 440 milioni di euro». Il bando di gara per assegnare i lavori è stato pubblicato sul sito della Regione Liguria.

    28 agosto 2012 – Valeria Garotta, Assessore all’ambiente del Comune di Genova, scrive così sul suo profilo Twitter: “Dal 15 Settembre partono i lavori per la demolizione del palazzo di Via Giotto, causa dell’alluvione 2010 a Sestri”.

    2 settembre 2012 – La Regione Liguria, il cui presidente Claudio Burlando è anche commissario delegato al superamento dell’emergenza alluvione del 2010, annuncia lo stanziamento di 20 milioni di euro da parte del Ministero del Tesoro entro la fine del mese: si tratta di una parte dei fondi complessivi (100 milioni di euro) che devono ancora arrivare per essere ripartiti tutte le zone danneggiate dal maltempo.

    Questa la situazione: 10 milioni di euro sono arrivati subito dopo lo stanziamento e altri 45 milioni a luglio 2011. I restanti 45 milioni, a seguito di un taglio annunciato dal Governo Berlusconi e confermato anche successivamente dal Governo Monti, si sono ridotti a 27: secondo l’annuncio ufficiale della Regione, i 20 milioni di cui sopra fanno parte di questa quota, mentre i 7 rimanenti arriveranno entro fine ottobre. Di questi fondi, 5 milioni di euro sono serviti per acquistare i 28 appartamenti del palazzo di via Giotto, i cui inquilini hanno traslocato grazie a speciali agevolazioni previste in situazioni di emergenza come questa.

    La conferma arriva anche via Twitter, dal profilo di Burlando, che così ha scritto il 7 settembre in risposta a una signora di Cogoleto: “I soldi finalmente arrivano entro fine mese. Li assegnerò subito“.

    IL PRESENTE

    Ottobre 2012 – Al momento non è stata annunciata nessuna data ufficiale per la demolizione del palazzo di via Giotto. Non è quindi così scontato che entro la fine dell’anno si riesca a procedere, nonostante la volontà del sindaco.
    La giunta Vincenzi aveva indicato aprile 2013 come data per la demolizione e, se non si riusciranno a velocizzare le pratiche, non è ancora da escludere che il civico 15 possa restare in piedi fino alla prossima primavera. Attendiamo comunque gli annunci ufficiali, che metteranno definitivamente la parola fine a questo lungo iter.

    Se la data è ancora incerta, cerchiamo di capire con quali modalità avverranno i lavori e chi dovrà sostenerne i costi.

    Il primo e il secondo piano saranno demoliti mediante escavatori a pinza demolitrice, lavorando sull’alveo procedendo da monte verso valle; per quanto riguarda invece il terzo e il quarto, i mattoni verranno demoliti e calati a terra tramite appositi condotti (in modo da non diffondere la polvere), la parte strutturale verrà tagliata pezzo per pezzo e imbragata con una gru a torre – che l’impresa appaltatrice si è impegnata a montare nell’ambito dell’offerta – per poi calarla sul camion e portarla via. Il tutto a carico della Regione che, dopo aver acquistato i 28 appartamenti, ha destinato per la demolizione parte dei fondi già ricevuti dallo Stato.

    Per quanto riguarda invece il torrente Chiaravagna, è in corso da anni un progetto di adeguamento approvato in via preliminare fin dal 2001 ma finora completato solo parzialmente. In questi anni è stata allargata la vasca della foce; è stato realizzato un terzo fornice per il deflusso delle acque sotto i ponti ferroviari; è stata demolita una parte del civico 20 di via Giotto alla confluenza fra il Chiaravagna e il torrente Ruscarolo; è stato adeguato il ponticello di via Giotto sul Ruscarolo. Questi interventi, tuttavia, non hanno impedito il 4 ottobre 2010 al Chiaravagna di esondare. Da quel giorno non è stato effettuato nessun intervento strutturale sul rio Chiaravagna, tutti gli sforzi delle istituzioni si sono infatti concentrati nell’iter per la demolizione del civico 15.
    E’ bene ricordare, però, che finché non verranno realizzati tutti i lotti, i benefici e i miglioramenti effettivi saranno minimi

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Genova, Piano delle città: così non si mette in sicurezza il Bisagno

    Genova, Piano delle città: così non si mette in sicurezza il Bisagno

    Cinquanta milioni di euro per la Val Bisagno è il finanziamento che il Comune di Genova chiederà al Governo nell’ambito del Piano delle città. La notizia è apparsa su tutti i quotidiani venerdì scorso, dopo che la Commissione Territorio, guidata dal vice Sindaco Stefano Bernini, ha illustrato ai consiglieri di Palazzo Tursi i progetti che verranno presentati.
    Genova ha deciso di concentrarsi su un unico territorio, i soldi che arriveranno saranno in gran parte destinati ad opere sul Bisagno, propedeutiche alla realizzazione dell’asse di trasporto pubblico locale.
    Entro il 5 ottobre la Giunta dovrà approvare la delibera con i progetti da inviare a Roma per la richiesta di finanziamenti. I fondi, rispetto alle previsioni iniziali, si sono drasticamente ridotti – il Piano delle città contenuto nel Decreto Sviluppo del Governo Monti è infatti sceso da oltre 2 miliardi di euro agli attuali 224 milioni per tutta l’Italia – quindi Genova potrebbe ottenerne solo una piccola parte.
    La somma più consistente riguarda l’asse protetto: 24,5 milioni per realizzare gli argini sulla sponda destra del Bisagno nel tratto mancante, fra Staglieno e Gavette, la demolizione di 5 ponti (a rischio Feritore, Guglielmetti, Bezzecca, Veronelli e lo storico Ponte Carrega) e la ricostruzione di due di questi, con l’allargamento di circa 3 metri della sede stradale in via Piacenza per consentire il transito di un sistema di tpl in sede protetta.
    Altri 20 milioni, invece, serviranno per un lotto funzionale di rifacimento della copertura del Bisagno da Brignole alla Foce, per l’ampliamento del parcheggio di Genova est, la messa in sicurezza del rio dell’Olmo, la realizzazione di 30 alloggi di edilizia residenziale pubblica in una parte dell’area ex Boero ceduta al Comune e altri 60 appartamenti a canone moderato, interventi per aumentare l’efficienza energetica negli edifici di proprietà pubblica in piazzale Adriatico.

    In sede di commissione le uniche perplessità sono state espresse dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra Ecologia e Libertà, che hanno sottolineato come sarebbe stato più utile concentrare gli sforzi sull’emergenza più stringente, ovvero un intervento immediato sul Fereggiano. I tecnici del Comune, però, hanno obiettato che per chiedere il finanziamento i progetti devono essere immediatamente cantierabili e prevedere anche dei finanziamenti privati. Di conseguenza lo scolmatore del Fereggiano (costo stimato in circa 250 milioni di euro) – l’unica soluzione definitiva per fronteggiare il rischio idrogeologico – per ora resta nel cassetto.

    Ponte CarregaPonte Carrega, Valbisagno

     

     

     

     

     

     

    Le voci più critiche si levano dal mondo ambientalista, per nulla convinto della bontà dell’operazione.
    «Così non si mette in sicurezza il Bisagno – è il lapidario commento di Vincenzo Cenzuales, esponente della sezione genovese del WWF – è uno spreco di denaro pubblico che non risolverà i problemi idraulici». Secondo il WWF, infatti, questi interventi lasceranno la situazione sostanzialmente invariata.
    «Agire su un fiume è un’operazione molto delicata – spiega Cenzuales – Le arginature fatte con il cemento armato ad angolo retto hanno sì una valenza idraulica ma il torrente in pratica diventa un “tubo”; l’acqua scorre meglio e più velocemente ma, nel caso specifico, non si ottiene un miglioramento della status quo».
    Il letto del Bisagno verrà ristretto di circa 3 metri in zona Gavette dove «Saranno cancellati tutti i parcheggi ed è prevista la costruzione di un muro alto 2 metri e mezzo proprio di fronte alle case – continua Cenzuales – questo gli abitanti lo devono sapere».
    «Se l’alveo si restringe e l’argine si alza, la quantità d’acqua è la stessa – sottolinea l’esponente del WWF – insomma, dal punto di vista idrogeologico, non si  capisce l’utilità di questi interventi, considerando l’ingente spesa che essi comportano». Il WWF ha chiesto che la perizia idraulica eseguita in fase progettuale sia resa pubblica ma finora non ha ottenuto risposta.
    Inoltre, per allargare il sedime stradale non è sufficiente alzare l’argine, occorre abbattere i ponti sul Bisagno. «Bisogna eliminare gli impedimenti idrodinamici, ovvero le pile dei ponti – spiega Cenzuales- Una volta abbattuti 5 ponti storici ne saranno ricostruiti 2, con una sola pila centrale». Un’operazione dai costi significativi che comporterà inevitabili disagi per tutta la zona interessata dai cantieri. «Sarebbe stato più logico investire sulla copertura del Fereggiano, un progetto esistente già da 10 anni – conclude Cenzuales – Costa troppo? in realtà parliamo di una cifra dello stesso ordine di grandezza dell’intervento alle Gavette (siamo sotto i 20 milioni di euro) e ha dei tempi di realizzazione analoghi se non inferiori (max due anni)».

    Anche Legambiente manifesta la sua contrarietà «Per l’ennesima volta si tratta di cementificare – afferma Andrea Agostini  – Lo scopo di questi progetti è l’allargamento della strada e non la messa in sicurezza del torrente. La nuova cementificazione, dal punto di vista idraulico, è un fattore negativo. Al contrario, Legambiente condivide la linea dell’Unione Europea che va in direzione della rinaturalizzazione dei fiumi».

    Molassana, Valbisagno

    Il secondo nodo critico è proprio quello del trasporto pubblico locale che, insieme alla sicurezza idraulica, è un requisito fondamentale per ottenere il finanziamento.
    «È sbagliato l’approccio al problema – spiega Cenzuales – Non serve rubare spazio al fiume per migliorare il tpl in Val Bisagno. La corsia protetta non è un totem. La prima scelta è eliminare il traffico privato. Se ciò non è possibile, per una serie di motivi, allora si realizza una corsia dedicata al tpl. In zona Gavette non è necessaria la sede protetta. Sarebbe stata sufficiente un’adeguata riorganizzazione della viabilitàIl WWF aveva presentato un progetto (all’interno del Percorso di Partecipazione sulla tranvia in Valbisagno organizzato dal Comune di Genova) per un tpl di qualità che avrebbe permesso ad Amt di risparmiare almeno 1 milione di euro all’anno. Ma è stato bocciato per una visione politica che francamente, stento a comprendere».

    Il Partito Democratico con questa operazione si gioca una buona fetta di consensi nella vallata. E non intende calpestare determinati interessi locali. Alcuni comitati, già un paio di anni fa, hanno contestato il progetto tranvia-busvia ipotizzato dal Comune. Il problema, all’epoca, era la prevista interdizione al traffico privato in alcune zone. Secondo i commercianti questa scelta avrebbe comportato una diminuzione del volume di affari. «Eppure dove esistono aree pedonali oppure riservate ai mezzi pubblici, le attività commerciali funzionano – aggiunge l’esponente del WWF – E forse ottengono risultati migliori rispetto ai negozi ubicati lungo strade congestionate dal traffico, con le conseguenti difficoltà per trovare un parcheggio, spesso a pagamento».

    La proposta del WWF supera questo aspetto e «Per garantire la regolarità del transito ai bus contiene l’indicazione di impedire il traffico di attraversamento (quindi estraneo alle destinazioni locali) bloccando il flusso all’altezza della rimessa Amt», precisa l’esponente dell’associazione ambientalista.

    «Quello che fa rabbia è che, come al solito, questi progetti calano dall’alto senza il necessario coinvolgimento della popolazione», conclude Cenzuales.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore e Daniele Orlandi]

  • Storia di Genova: il torrente Bisagno

    Storia di Genova: il torrente Bisagno

    Bisagno, una foto antica (1910)

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    Scende dalle pendici meridionali del monte Spina, a quota 600m, tra le valli di Fontanabuona e del Lentro, a sinistra, e tra quelle dello Scrivia e della Val Polcevera, a destra. Il Bisagno, antico Feritore, porta un nome dall’origine incerta. Secondo G.Poggi (1856-1919) potrebbe nascere da” pisa” per estrapolazione da “piselli” che crescevano con altri ortaggi sulle sue rive, quando la zona era, ancora, aperta campagna. Da pisa, dunque, sarebbe derivato Pisagno ed infine Bisagno. Pare più congruente, però, la sua etimologia da “bis amnis” (due fiumi) ricordando che, all’origine, il torrente è formato da due confluenti: il fossato di Bargagli e quello di Viganego.

    Scendendo dal passo della Scoffera, il Bisagno si snoda per l’omonima valle, lungo un percorso di circa 26 Km, ricevendo l’acqua di molti ruscelli minori come il Consasca, il rio Torbido, il Geirato, il Veilino, il Fereggiano. Nel suo primo tratto, fino alla Presa, alcuni lo chiamano “Bargaglino” perché attraversa il territorio, segnando un confine naturale fra il comune di Bargagli e quello di Davagna.

    Nei secoli la sua valle è stata sede di operosi mulini, di alacri fornaci e, presso il Giro del Fullo, brulicava di attrezzature per la “follatura” della lana, macchine che battevano i panni per rassodarli ed infeltrirli.

    La riva destra era contrassegnata da una fiorente coltivazione agricola da cui origina il termine “bisagnini”, riservata ai commercianti ortofrutticoli. Un’altra intensa attività era quella delle lavandaie, lavoro molto pericoloso perché le esponeva al contagio di malattie epidemiche, quali il colera, che era considerata una vera malattia professionale. Quando qualcuno moriva, si diceva ”è andato a sentir cantare le lavandaie” usando questo eufemismo per intendere che il poveretto aveva “raggiunto” il vicino cimitero di Staglieno.

    La presenza di ampi spazi verdi e di boschi favoriva la villeggiatura o si prestava a sede atta a svolgere fiere in cui non mancavano tavoli imbanditi a salame, fave e vino bianco. Si sono consumati nel suo letto i falò che, numerosi, ardevano in occasione della festa di s. Giovanni o quelli meno gai in cui si distruggevano libri ritenuti insani come il settecentesco “Compendio della Storia di Genova”, dell’abate Accinelli. Tragedie ben più gravi sono quelle legate alle sue repentine e rovinose piene come quella storica del 1278, del 1822 che demolì il ponte di santa Zita, degli anni ‘ 70, ’90 o quelle dolorose del novembre 2011. Anche questo è il Bisagno.

    Adriana Morando