Il Comune di San Pier d’Arena fu costituito autonomo il 2 febbraio del 1131, anche se rimase per tutta la sua storia assoggettato alla vicina Genova. Prese il nome dall’antica chiesa di San Pietro dell’Arena, oggi nominata Santa Maria della Cella.
Centro di agricoltori e pescatori, Sampierdarena (spesso erroneamente scritto Sampiardarena) conobbe a partire dal XII secolo un periodo di grande ricchezza. La spiaggia in sabbia fine, caso raro nel litorale genovese, e la vicinanza con la Superba (sin dal 1128 la spiaggia era dominata ad est dal “grande faro” di Genova) favorì infatti il piccolo comune che fino al Settecento veniva considerato ambitissima residenza estiva per nobili e signori dell’alta società. Unica testimonianza di quel periodo di fasti sono villa Scassi, villa Grimaldi e villa Spinola, mentre la spiaggia a partire dal 1927 sparì per fare spazio alle nuove banchine del porto.
Ma già dalla seconda metà dell’Ottocento Sampierdarena si imponeva come uno dei maggiori centri industriali italiani, fino a meritarsi nel 1865 il grado di “Città del Regno d’Italia”. Nel 1832 venne fondata nella zona della Fiumara (così denominata perché situata alla foce del Polcevera) la Fonderia dei Fratelli Belleydier, successivamente Taylor&Prandi, per la realizzazione delle reti ferroviarie Torino – Genova (1853) e Genova – Voltri (1856). Fu proprio a cavallo di queste due opere pubbliche che l’azienda, mal gestita e in condizioni economiche precarie, venne rilevata da un brillante ingegnere genovese, Giovanni Ansaldo (leggi l’approfondimento sulla storia della cantieristica navale genovese).
Grazie a preziose conoscenze nel mondo politico, anche a livello europeo, Ansaldo riuscì da subito ad ottenere importanti commesse all’interno della “neonata” industria metalmeccanica. Fu proprio negli stabilimenti della Fiumara che venne costruita la prima locomotiva italiana (collaudata in incognito dallo stesso Ansaldo) chiamata appunto “Sampierdarena”. Successivamente il neonato Regno affidò ad Ansaldo buona parte delle commesse per la rete ferroviaria italiana, per la costruzione di caldaie marine e, successivamente, materiale bellico e motori a scoppio, sino ad arrivare alla produzione navale a cavallo del 900, quando l’azienda poteva già contare su oltre 10000 dipendenti e ben sette stabilimenti. Gli edifici del moderno centro multifunzionale “Fiumara”, sono stati progettati proprio con l’intento di ricalcare l’antica struttura dei capannoni dove venivano assemblate le locomotive.
Nel 1926, in virtù di una legge speciale promossa dal duce Mussolini, il comune venne annesso alla Grande Genova. Non perse il ruolo di polo industriale fra i più importanti d’Italia e, proprio per questo motivo, subì in quegli anni trasformazioni radicali. Non solo il sacrificio della spiaggia per l’ampliamento del porto, ma anche la costruzione della “camionale” per il traffico delle merci da Genova a Milano e il conseguente abbattimento della collina di San Benigno negli anni trenta, stravolsero in pochi anni l’aspetto del vecchio Comune che divenne a tutti gli effetti parte integrante del tessuto urbano genovese.
Una trasformazione che continuò impietosa anche nel dopoguerra, con la costruzione di centinaia e centinaia di palazzi sulle colline retrostanti di Bartolomeo del Fossato e Belvedere e, soprattutto, con l’incremento del traffico automobilistico che iniziò piano piano a riversarsi copioso in quel tratto dell’Aurelia. Oggi è uno dei quartieri più popolosi della città con oltre 45000 abitanti.
