Mese: Aprile 2012

  • L’Alieno: intervista ai ragazzi della neonata associazione di Prà

    L’Alieno: intervista ai ragazzi della neonata associazione di Prà

    associazione culturale l'alienoQualche mese fa un gruppo di giovani del quartiere di Genova Prà si è riunito per dare vita a un’associazione culturale, dal nome curioso: L’Alieno.

    Di seguito le nostre domande ai soci fondatori Roberta e Carmine.

    Com’è nata l’idea di dare vita all’Alieno? Con quali criteri avete scelto scopi e attività dell’associazione?
    L’Alieno è nato per rispondere alla nostra esigenza di creare un luogo di ritrovo, un circolo, dove poter passare del tempo con gli amici. Quindi gli scopi e le attività sono una conseguenza delle nostre passioni: arte, musica, fumetto, cinema.

    Quali servizi offrite agli associati? Cosa si può fare nei vostri locali?
    Agli associati offriamo un vasto assortimento di opere in consultazione, da materiale visivo su fotografia, arte contemporanea e fumetto ai cd di vari generi musicali. Abbiamo inoltre una piccola “cineteca” di film prevalentemente italiani, cult movies per lo più, che i soci possono vedere. Tutto il materiale si aggira sui mille pezzi circa. Inoltre per chi fosse interessato offriamo uno spazio dove mostrare i propri lavori artistici, che siano fotografie, illustrazioni, demo musicali, fumetto, eccetera. Allo stesso modo si può avere la possibilità di portare i propri dischi da casa e suonarli. In ultimo, L’Alieno è anche e soprattutto un luogo di ritrovo dove poter farsi una birra o un bicchiere di vino con gli amici ascoltando della buona musica.

    L’Alieno si trova in un quartiere periferico e da molti definito “depresso”, nonostante la vicinanza di una realtà attiva come il Consorzio Pianacci abbia reso Prà un’area a cui i media locali dedicano molta attenzione. Come vivete il rapporto con il vostro quartiere? Proviamo a sfatare qualche mito sul binomio “periferia = area depressa”?
    Certo! Con piacere! Premettiamo che abitiamo a Genova e siamo da poco a Prà, però dobbiamo dire che, nonostante sia una zona periferica, ci ha fatto molto piacere scoprire il fatto che ci sia un interesse da parte delle istituzioni per valorizzare questo territorio. Al momento c’è molto fermento: noi stessi siamo coinvolti in un progetto di riqualificazione urbana nato da un bando vinto dal Gruppo Informale di Genova e organizzato insieme al Collettivo Burrasca di Prà. Ci sarà, proprio a fine di questo mese, un evento di ben 3 giorni all’aperto: noi penseremo alla musica per tutti e tre i pomeriggi e saremo presenti con il nostro banchetto informativo.

    Cosa consigliereste a un gruppo di giovani che vuole aprire una realtà associativa?
    L’unico consiglio che possiamo dare a tutti è di tenere gli occhi bene aperti, perché ci sono molte cose che si potrebbero fare sul territorio: basta crederci e non buttarsi giù.

    Marta Traverso

  • Sagra delle focaccette a Recco in località Megli

    focaccette-formaggio-reccoTorna anche quest’anno la sagra delle focaccette col formaggio organizzata a Megli, località collinare nel comune di Recco. La manifestazione, giunta ormai alla 40esima edizione, si svolge ogni anno in concomitanza con la Festività della Santa Spina, nel giorno di Pasquetta e il weekend successivo.

    Durante le due giornate della sagra, vengono preparate e confezionate sul posto da complessivamente circa 3.000/3.500 focaccette, gustose frittelle salate, con una sfoglia croccante e sottile, ripiene di formaggio- stracchino, fritte nell’olio bollente all’intero di un padellone di circa 2 metri.

    Inoltre viene allestita la mostra  di Rossella Mantero cittadina e artista recchese che crea opere caratterizzate da incastri di piastrelle e i colorati puzzles che racchiudono tonalità, ombre e luci in forme geometriche che ne scandiscono un movimentato ritmo compositivo.

    Contemporaneamente è visitabile la mostra fotografica realizzata in occasione della ricorrenza del 40° della Sagra: un curioso, inedito  e divertente viaggio nei 40 anni di storia delle “focaccette” di Megli – volti, personaggi, lavoro, festa religiosa … fatti e vita “catturati” dall’obiettivo fotografico nello stupendo scenario della collina di Megli e raccontati in un percorso che raccoglie oltre un centinaio di foto.

    La festa si svolge lunedì 9 e nel weekend del 14 e 15 aprile.

    Il 9 ed il 15 aprile è disponibile il servizio navetta gratuito Recco-Megli con partenza da Piazza del Comune (Piazza Nicoloso) – zona taxi – dalle ore 14.30 alle 18

  • Festival Nuovo Cinema Europa: la terza edizione a maggio al Sivori

    Festival Nuovo Cinema Europa: la terza edizione a maggio al Sivori

    regiaDa lunedì 7 a venerdì 11 maggio 2012 si terrà a Genova la terza edizione del Festival Nuovo Cinema Europa, che da quest’anno si terrà al cinema Sivori ed è dedicata al cinema europeo contemporaneo, in particolare alle opere – in alcuni casi in anteprima italiana – prodotte negli ultimi due anni e realizzate da registi giovani, esordienti o alle prime esperienze.

    Il Festival è organizzato dall’associazione Profondità di Campo, con la direzione di Angela Ferrari, in collaborazione con Circuito Cinema Genova e Istituti di Cultura Europei presenti a Genova e in Italia.

    I film che verranno messi in calendario sono tutti europei e saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. Il programma del festival, che sarà comunicato nelle prossime settimane, prevede per ognuna delle giornate proiezioni alternate di film dei Paesi partecipanti in diverse fasce orarie, pomeridiane e serali.

    Tutte le proiezioni saranno a ingresso gratuito e il vincitore sarà scelto tramite votazione da parte del pubblico in sala.

  • Distributori Gpl, Genova è la città in Italia con meno stazioni di servizio

    Distributori Gpl, Genova è la città in Italia con meno stazioni di servizio

    Recenti stime indicano che sono circa 1.800.000 i veicoli attualmente alimentati a Gpl in Italia, un numero in crescita. La media in percentuale delle auto a Gpl nelle città italiane supera di poco il 5%, a Genova si aggira intorno al 2%. E mentre in Italia sono stati recentemente raggiunti i 3000 distributori Gpl, Genova con i suoi 8 distributori è la provincia meno fornita d’Italia. Di queste stazioni di servizio solo 4 sono in città, situate peraltro in zone periferiche: Via Struppa, Via G. Gastaldi (San Quirico), Via Trensasco, Via Borzoli.

    Il Gpl (Gas Petrolio Liquefatto) viene prodotto principalmente come sottoprodotto della raffinazione del greggio e altro non è che il liquido contenuto ad esempio nei comuni accendini. Da non confondersi con il metano (gas naturale ad alta pressione ad oggi la soluzione più conveniente nel rapporto spesa/consumo), il Gpl è vantaggioso per l’alimentazione dei motori delle auto sia per quanto riguarda il costo al litro che per le emissioni a basso impatto ambientale. Rispetto al gasolio, infatti, Gpl e metano non emettono polveri. E fatto 100 il livello di emissioni di anidride carbonica di un motore a benzina,  in caso di Gpl si scende a 90 (75 nei veicoli a metano), ed è pressoché zero l’inquinamento di suolo, acqua e falde acquifere.

    Sapete quale è una delle principali controindicazioni per chi decide di passare all’auto Gpl? I veicoli non possono essere parcheggiati oltre il primo piano interrato delle autorimesse per prevenire il rischio di pericolose fuoriscite che potrebbero causare incendi. E visto il proliferare a Genova di parcheggi interrati in ogni angolo della città come funghi dopo un violento temporale… Sarà per questo che i genovesi (già di loro mai troppo inclini ad abbandonare il vecchio in favore del nuovo) se ne infischiano di risparmio ed emissioni e rimangono affezionati a benzina e gasolio?

     

  • Caccia F35, in Parlamento votate le mozioni: si riapre la discussione

    Caccia F35, in Parlamento votate le mozioni: si riapre la discussione

    «Prima si discute e si decide il modello di difesa che vogliamo adottare e poi si decidono gli acquisti di cui abbiamo bisogno. Logica vuole che non si faccia il contrario». E’ quanto aveva preventivamente richiesto la Campagna “Taglia le ali alle armi” a tutti i deputati prima della discussione e del voto del 28 marzo sulle molte mozioni parlamentari che, in queste settimane, sono state presentate da tutti i gruppi politici sul tema degli F-35.

    Finalmente una discussione c’è stata: «Per chi come noi lavora da anni per chiedere l’uscita dell’Italia dal programma è già un primo successo vedere finalmente ritornare nell’ambito del Parlamento la discussione su un tema delicato come quello degli acquisti di costosissimi sistemi d’arma», così ha commentato Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo .

    Va ricordato infatti che, nonostante il parere rilasciato dalle competenti Commissioni nel 2009 richiedesse un aggiornamento annuale soprattutto su costi e ritorni industriali, per tre anni il Governo non ha mai relazionato sull’andamento della partecipazione italiana all’F-35 alzando sempre una cortina fumogena (si pensi ad esempio alle “penali inesistenti”) verso qualsiasi richiesta di trasparenza, in particolar modo della campagna “Taglia le ali alle armi”.

    Rispetto al merito delle votazioni avvenute, la Rete Disarmo esprime parere positivo verso lo spiraglio creato da alcuni voti favorevoli. In particolare è stata approvata – e questo è un fatto positivo –  una mozione parlamentare trasversale, promossa da Savino Pezzotta e da altri parlamentari, la quale chiede che l’acquisizione dei nuovi sistemi d’arma avvenga dopo la discussione del nuovo modello di difesa.

    «La nostra Rete continua comunque ad essere contraria e molto critica sul progetto dei caccia F-35, sia per i problemi tecnici (recentemente un velivolo ha preso fuoco in volo e i test sono compiuti solo al 20%) che soprattutto per gli enormi costi di acquisto e mantenimento – sottolinea Massimo Paolicelli, presidente di Associazione Obiettori Nonviolenti e analista della Rete – In un momento così drammatico per le famiglie italiane e per i conti pubblici che senso ha spendere miliardi (il costo di un singolo aereo è di oltre 130 milioni di euro) per dei caccia d’attacco?». Secondo i calcoli da sempre diffusi dalla campagna “Taglia le ali alle armi” i soldi ipotizzati per l’acquisto dei caccia potrebbero essere molto più utilmente impiegati per interventi sociali, di welfare, sanitari e di ricostruzione di zone colpite da calamità naturali.

    La petizione online (con i dettagli per la raccolta di firme cartacee) è raggiungibile all’indirizzo www.disarmo.org/nof35

  • Cbgb’s Punk Attitude Party al Checkmate rock club

    Cbgb’s Punk Attitude Party al Checkmate rock club

    CbgbVenerdì 6 aprile il Checkmate Rock club di via Trebisonda propone un evento speciale, una festa a tema CBGB’s Punk Attitude!

    Il CBGB era uno storico locale di New York aperto negli anni settanta da Hilly Kristal per dar spazio a concerti blues, country e bluegrass. In realtà il CBGB diventò il luogo di nascita del punk americano e newyorkese, e ospitò i debutti di band e artisti del calibro di Ramones, Patti Smith, Blondie e molti altri. Ancora oggi il locale è un luogo di culto per gli amanti della musica e per moltissime band, che hanno la possibilità di esprimersi e di condividere idee, serate, esperienze.

    Il Checkmate cerca di rivivere le atmosfere del Cbgb con una festa punk rock, non inteso solo come musica, più come un’attitudine, uno stile di vita.

    Durante la serata si esibiscono “Il Ragazzetto e i suoi amici”,  l’atteso esordio solista di Federico Branca dei Kramers, e Wasabi Sound System, un collettivo aperto di musicisti che orbitano attorno al Wasabi Studio, dedito a un’improvvisazione pura condita con tappetoni di drones e campionature live.

    Dopo i concerti seguono dj set punk rock di Maso e dj set scapestrato di Gelso. Ingresso libero con tessera arci

  • Migrazioni, il lungo viaggio: le foto di Uliano Lucas a Palazzo Ducale

    Migrazioni, il lungo viaggio: le foto di Uliano Lucas a Palazzo Ducale

    Sarà la suggestione delle immagini in bianco e nero che congelano il tempo in una dimensione universale. Sarà il coinvolgimento emotivo personale nel pensare a parte della mia famiglia che ha intrapreso stessi viaggi, stesse delusioni, stesse fatiche. La mostra di Uliano Lucas a Palazzo Ducale, è più di un lungo viaggio di foto scattate in 60 anni di carriera da fotoreporter in Italia e nel mondo.

    Con una certa commiserazione gli occhi si soffermano sui nostri vecchi che vivevano in tuguri, li chiameremo oggi, con figlioli e animali. I lunghi treni che portavano a Milano, Torino, in Svizzera dove era necessario effettuare il trasbordo dei pacchi e delle valigie per poter passare il confine. Transatlantici, più rassicuranti delle carrette mediterranee moderne, che salpavano alla volta della Merica carichi di chissà quali fantasie. La città era pronta ad accogliere e martirizzare ognuno di loro, il Pirellone incombeva sul povero sardo che faticava a trasportare gli oggetti custoditi in quattro pezzi di cartone.

    “Quando sono arrivato, viaggio sbadato, non sapere dove poggiare perché andavo così senza nessuno appoggio, senza niente perché ho venuto qui e arrivai con le valigie in mano”. Giuseppe C.

    Il passato sembra l’oggi, almeno in superficie: mezzadri, piccoli contadini, che attendono in capannelli un ingaggio per la raccolta delle olive nei paesini trapanesi degli anni ’70. Saranno stati trattati allo stesso modo degli africani che la mattina presto affollano i marciapiedi della Via Domiziana, in Campania, e che aspettano di essere prelevati per un’altra giornata di italico sfruttamento?

    Si scoprono nuove prospettive, mano a mano che i volti si succedono e che gli immigrati non sono più solo i calabresi, i siciliani, ma anche i tunisini, i marocchini. E così, nella Torino dei primi anni ’70 capita di veder un’anziana matriarca meridionale, velata a lutto dalla testa ai piedi, passeggiare di fianco ad un ambulante maghrebino. I nostri cugini della riva sud arrivano più di quarant’anni fa nel nostro accogliente Paese, per lavorare nell’agricoltura e nella pesca. I leghisti, per loro fortuna, non erano nemmeno in cantiere.

    Immigrati italiani in Italia, immigrati di origine straniera in Italia, immigranti italiani all’estero, immigranti di origine straniera all’estero. Gli uni accanto agli altri, gli uni in situazioni simili a quelle vissute dagli altri. La mostra fa di un grande, composito processo un solo popolo. Fino ad arrivare ai nostri giorni, ai nuovi italiani, se non de iure sicuramente de facto, del Ghana, della Cina, delle Filippine.

    Guardando le foto dell’ultimo decennio si ritrova, quasi con sollievo, la quotidianità dei nostri giorni. Perché in fondo, un neonato figlio di un immigrato filippino, un cittadino di origine indiana seduto in un cybercafé, una famiglia dell’Africa subsahariana, sono persone che fanno parte della normalità delle nostre vite, della normalità dell’Italia. Certo, mille e ancora mille sono i problemi da affrontare, ancora una volta gli uni accanto agli altri, come altrettante sono le foto che restano da scattare.

     

    Si ringrazia per il contributo Antonino Ferrara

  • Art is clear as clouds are: artisti in gara per Balla coi cinghiali

    Art is clear as clouds are: artisti in gara per Balla coi cinghiali

    balla coi cinghialiRiaprono le iscrizioni per una nuova edizione di Art is clear as clouds are, concorso volto alla diffusione degli artisti contemporanei emergenti, per dare loro la possibilità di esporre nel corso di eventi significativi sul territorio nazionale.

    L’edizione 2012 del concorso avrà come tappa conclusiva Balla coi cinghiali, il festival musicale che si tiene ogni estate a Bardineto.

    Il concorso è gratuito e possono partecipare tutti gli artisti di qualsiasi nazionalità che operano su territorio italiano. Sono ammesse opere di qualsiasi tecnica e genere (pittura, scultura, fotografia, video, performance, installazioni, ecc).

    Il materiale potrà esser spedito all’indirizzo di posta elettronica contest@artisclear.it entro il 1 giugno 2012.

    Questo il materiale che dovrà pervenire:
    – Domanda di partecipazione compilata in tutte le sue parti
    – Liberatoria compilata e firmata
    – Scheda Artistica e Tecnica delle opere proposte
    – Curriculum vitae/artistico (poche righe per sapere chi siete)
    – min 3 immagini in formato digitale del proprio lavoro
    – link opzionale ad un proprio sito web

    Marta Traverso

  • Genova: agricoltori no all’Imu, i lavoratori della Sirti preoccupati per gli esuberi

    Genova: agricoltori no all’Imu, i lavoratori della Sirti preoccupati per gli esuberi

    Gli agricoltori liguri aderenti a Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative, Legacoop e Unci Liguria si sono dati appuntamento stamattina davanti alla Prefettura di Genova per dire “no” all’Imu su stalle, fienili, magazzini e depositi.

    «L’ introduzione dell’Imu, destinata anche ai fabbricati rurali, dalle stalle ai magazzini, dai fienili ai depositi, ci metterà in ginocchio – denunciano gli agricoltori – Le nostre aziende sono troppo piccole per sopportare una tassa simile».

    Protestano anche i lavoratori della Sirti di Via Sardorella a Genova Bolzaneto con due ore di sciopero e manifestazione davanti ai cancelli dell’azienda. La Sirti è un’azienda che opera nel campo della telefonia, impianti ed apparecchi e reti. A livello nazionale conta 4 mila dipendenti, di cui circa un centinaio a Genova dislocati nelle sedi di Bolzaneto e Sampierdarena.

    La protesta di questa mattina è nata dalla decisione aziendale di disdettare tutti gli accordi vigenti nel Gruppo. A livello nazionale sono stati dichiarata mille esuberi e la cassa integrazione. I dipendenti del sito di Bolzaneto sono fortemente preoccupati per il loro futuro lavorativo e con loro i lavoratori precari che vedono allontanarsi la prospettiva di una occupazione certa.

    Per giovedì 12 aprile, i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm hanno proclamato unitariamente 8 ore di sciopero con manifestazione nazionale a Roma. L’iniziativa si terrà in concomitanza con l’incontro convocato dal Ministero del Lavoro per quella stessa giornata.

  • Books on stage, letture di Achille Campanile al teatro della Gioventù

    Books on stage, letture di Achille Campanile al teatro della Gioventù

    Mani scrittoreDa martedì 3 a giovedì 5 apriile il teatro della Gioventù ospita Books in stage, una serie di letture rappresentate dagli attori della The Kitchen Company.

    Protagoniste le opere di Achille Campanile Tragedie in due battute”, “Trattato sulle barzellette” e “Asparagi e l’immortalità dell’anima”, interpretate  dalla voci recitanti  Carolo Zanotti, Giulia Santilli, Fabrizio Careddu, Marco Zanutto, Nicola Nicchi, Viviana Altieri e dal pianista Michele Savino.

    Sembra che a Campanile la lingua italiana non faccia resistenza. Nelle sue mani, l’italiano si trasforma in una lingua capace di far ridere educatamente; “un italiano” così lo ha ben descritto Masolino d’Amico “dalla purezza ostentata vorrei dire fino all’ironia: l’italiano che una volta la scuola tentava di inculcare”. Visti i tempi, vien da dire che l’umorismo paradossalmente educato e “italiano” di Campanile è destinato a essere messo da parte. Se ciò avvenisse, però, tutti noi saremmo d’improvviso più pesanti e ci rimarrebbero solo risate grevi; quelle risate che sempre più amaramente e di frequente siamo costretti a fare (o non fare).

    Inizio alle ore 19, ingresso libero

     

     

  • Fondazione Ansaldo: nuova guida al più grande archivio d’impresa

    Fondazione Ansaldo: nuova guida al più grande archivio d’impresa

    Oltre 15 chilometri di documenti societari, contabili, amministrativi e tecnici prodotti dalla metà dell’Ottocento da imprese genovesi (tra le altre Bombrini, Bruzzo, Costa, Dufour, Fincantieri, Finmare, Finmeccanica, Gaslini, Ilva-Italsider, Perrone), e non solo, più di 400mila fotografie originali in negativo e a stampa che offrono una panoramica di molteplici attività imprenditoriali e lavorative, 5mila pellicole originali che documentano sui più diversi aspetti della vita economica italiana del Novecento. E ancora, raccolte di disegni tecnici e industriali, manufatti d’epoca e cimeli, registri navali, titoli azionari e obbligazionari, una vasta raccolta di testimonianze orali sulle attività lavorative e professionali nel sistema economico ligure, insomma un vero e proprio capitale di memorie, continuamente alimentato da nuovi versamenti e donazioni.

    Questo il patrimonio del più grande archivio d’impresa del nostro Paese, ben sintetizzato – un centinaio di pagine corredate da splendide fotografie – nella nuova guida 2012 della Fondazione Ansaldo.

    Fondata nel 2000 da Finmeccanica spa, Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria, la Fondazione è un’ istituzione senza fini di lucro dedicata ai temi della cultura economica, d’impresa e del lavoro. Promuove studi e ricerche, iniziative ed eventi culturali, attività di alta formazione ed è impegnata nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio archivistico prodotto dalle imprese e da altri attori economici.
    Le sue radici affondano nel patrimonio archivistico accumulato nel tempo, un percorso della memoria che offre a studiosi ed appassionati un giacimento di informazioni sulle imprese genovesi, liguri e nazionali, oggi disponibile anche in formato elettronico, un archivio sempre più digitale capace di guardare al futuro e non solo al passato.

    Tutto iniziò nel 1980, con l’istituzione dell’Archivio Storico Ansaldo, quando prese avvio l’attività di recupero e salvaguardia che – a partire dal materiale documentario progressivamente reperito all’interno del gruppo Ansaldo – venne estesa sia alle imprese nel tempo partecipate o controllate dalla società, sia verso complessi documentari, minacciati di dispersione o distruzione, prodotti da imprese non riconducibili all’Ansaldo. A partire dalla metà degli anni Ottanta vennero acquisiti in gestione fondi archivistici cartacei, filmici e fotografici che, nel loro insieme, costituivano una significativa testimonianza delle vicende imprenditoriali liguri e non solo. Queste attività da allora non si sono mai fermate ed ogni anno il patrimonio documentario si arricchisce di nuovi preziosi contributi.
    Nel 2000 con la costituzione della “Fondazione Ansaldo – Archivio Economico delle Imprese Liguri – Onlus” viene riconosciuto il ruolo fondamentale a tutela della memoria industriale ed economica del territorio, svolto dall’Archivio Storico Ansaldo.

     

    Matteo Quadrone

  • Lettura collettiva: porta anche tu un libro a Falso Demetrio

    Lettura collettiva: porta anche tu un libro a Falso Demetrio

    Giovedì 5 aprile 2012 dalle 18 alle 20 circa parte una nuova iniziativa a cura della libreria Falso Demetrio, aperta pochi mesi fa in pieno centro storico, a metà di via San Bernardo.

    Il progetto si chiama Lettura collettiva e invita chiunque lo desideri a “portare uno o più libri da leggere e condividere con gli altri”.

    Un’idea molto interessante per chiunque ami la lettura e voglia approcciarsi a un modo nuovo di stringere contatti e scoprire nuovi titoli da aggiungere alla propria libreria.

    Marta Traverso

  • Musei di Genova: le aperture straordinarie per Pasqua

    Galata Museo del MareIn occasione delle festività pasquali molti musei genovesi restano aperti domenica 8 e lunedì 9 aprile. Ecco l’elenco completo con orari di apertua e chiusura:

    8 aprile 2012 – Pasqua

    Musei di Strada Nuova: dalle ore 10 alle 19

    Museo di Storia Naturale “G. Doria”: dalle ore 10 alle 19

    Castello D’Albertis: dalle ore 10 alle 19

    MU.Ma – Galata Museo del Mare: dalle ore 10 alle 19.30

    MU.Ma – Museoteatro della Commenda di Prè: dalle ore 10 alle 19

    Gli altri Musei (Museo di Sant’Agostino, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Museo d’Arte Orientale “E. Chiossone”, Museo del Risorgimento, MU.Ma – Museo Navale di Pegli, Museo di Archeologia Ligure, Museo di Storia e Cultura Contadina, Musei di Nervi – Gam, Wolfsoniana, Raccolte Frugone, Museo Luxoro) restano chiusi.

     9 aprile 2012 – Pasquetta

    Musei di Strada Nuova: dalle ore 10 alle 19

    Museo di Storia Naturale “G. Doria”: dalle ore 10 alle 19

    Museo d’Arte Orientale “E. Chiossone”: dalle ore 10 alle 19

    Musei di Nervi – Raccolte Frugone: dalle ore 10 alle 19

    Musei di Nervi – Galleria d’Arte Moderna: dalle ore 10 alle 19

    Musei di Nervi – Wolfsoniana: dalle ore 10 alle 19

    Castello D’Albertis: dalle ore 10 alle 19

    MU.Ma – Galata Museo del Mare: dalle ore 10 alle 19.30

    MU.Ma – Museoteatro della Commenda di Prè: dalle ore 10 alle 19

    Museo del Tesoro e Museo Diocesano: dalle ore 15 alle 18

    Gli altri Musei (Museo di Sant’Agostino, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Museo del Risorgimento, MU.Ma – Museo Navale di Pegli, Museo di Archeologia Ligure, Museo di Storia e Cultura Contadina, Musei di Nervi – Museo Luxoro) restano chiusi.

  • Equitalia, le amare sorprese dopo la verifica della propria posizione

    Equitalia, le amare sorprese dopo la verifica della propria posizione

    EquitaliaAnni fa era conosciuta come San Paolo Riscossioni, poi è diventata Gest Line. Sembrava una linea aerea pronta a traspostare passeggeri morosi… Allora si è pensato di creare Equitalia (Polis prima, Sestri in un secondo tempo e Nord adesso) con tanto di legge parlamentare ad hoc.

    Visto il nome, uno si aspettava qualcosa di equo, appunto, di giusto, ma così non è stato. Innanzitutto vale la pena ricordare che sono gli Enti pubblici (Comuni, Regioni, Inps, Agenzia delle Entrate ad esempio) i soggetti che incaricano Equitalia di riscuotere dei presunti debiti contratti dai cittadini – contribuenti. Quindi, se pensate che una bolletta non pagata ad un gestore telefonico vi faccia portare via la casa, vi sbagliate: questo non potrà mai accadere, anche se in italia si sa, tutto sembra possibile.

    Tornando a bomba, chiunque può essere d’accordo sul fatto che i debiti vanno pagati, se è il caso con i dovuti interessi, ma nessuno potrà mai concordare sul fatto che un contribuente debba trovarsi per strada per debiti assolutamente non dovuti o comunque già saldati.

    Tanti dicono: “Ho perso i bollettini, non trovo più le ricevute, ecc, ecc.” Male! Bisogna conservare con cura i documenti comprovanti l’estinzione di un debito, almeno per il periodo di prescrizione del medesimo. Ricordiamo che la prescrizione altro non è che il momento in cui un creditore perde la possibilità di vantare un diritto.

    Sulle specifiche prescrizioni torneremo presto, perchè quello è il nocciolo della questione e, spesso, è il nocciolo di un frutto amaro.
    Per fare un esempio pratico, vi è mai capitato di recarvi presso gli sportelli di Equitalia e, dopo avere richiesto un estratto conto della vostra posizione, avete trovato amare sorprese? Cartelle dagli importi esigui (qualche Euro…), cartelle notificate quindici anni prima, cartelle già oggetto di ricorso vinto presso il Giudice di Pace con tanto di sentenza. E l’impiegato che sta allo sportello vi dice che non ci può fare niente perchè se il terminale gli dice così, così è.

    Così è se vi pare… i malcapitati di turno passano dalla sorpresa all’arrabbiatura in men che non si dica: devono scrivere una raccomandata all’ente impositore il quale deve dare l’ok a Equitalia per estinguere il debito inesistente. E passano mesi…
    La domanda finale è: sono errori che capitano o errori… che non si vuol correggere? In questo secondo caso, potendo dimostrarlo, si può ipotizzare un’azione penale nei confronti di Equitalia.

    Aggiungo io: chi paga il danno da perdita di tempo, stress, disagio? Purtroppo nessuno, a meno che non si inizi a fare qualcosa di pratico che nessun politico o politicante finora ha fatto. Per concludere, non possiamo e non vogliamo dire che Equitalia sia una banda di delinquenti, anzi. Ci limitiamo a dire che i contribuenti sono milioni e quindi la gestione di milioni di pratiche richiede un’organizzazione perfetta che Equitalia certamente non ha. Se poi ci aggiungiamo l’organizzazione imperfetta degli enti pubblici abbiamo ottenuto una imperfezione altamente organizzata, meravigliosa alchimia a danno di tutti.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

     

  • La classe dirigente è il cancro dell’Italia, Mario Monti il garante

    La classe dirigente è il cancro dell’Italia, Mario Monti il garante

    Mario MontiCome promesso la settimana scorsa, ritorno a discutere dell’operato del governo, cercando questa volta di rispondere alla domanda: che cosa avrebbe dovuto fare Monti? E’ implicita in questa questione l’idea, condivisa da molti, che il premier non avesse alternative rispetto alla strada che ha scelto di imboccare. Secondo questa interpretazione, se guardiamo con realismo alla difficilissima situazione finanziaria, economica, politica e culturale in cui si trova il paese e vogliamo porvi rimedio in modo responsabile, siamo costretti ad ammettere che Monti non aveva possibilità di operare in modo molto diverso. Io invece la penso in modo opposto.

    Monti doveva si fare una riforma delle pensioni e varie altre cose; ma tutto questo, pur gravando pesantemente sui lavoratori e sui contribuenti, non basta ad arginare la crisi, come ci mostrano i dati negativi sulla disoccupazione, il mercato dell’auto e l’andamento del PIL. Con il rigore che ci impone l’Europa, lo Stato non può investire: e senza investimenti non possiamo promuovere lo sviluppo e interrompere la spirale recessiva. Per parlare chiaro, se vogliamo tornare a crescere dobbiamo convincere la Merkel ad allentare i cordoni della spesa europea. Se tutto quello che Monti ha fatto finora (pensioni, liberalizzazioni, articolo 18, eccetera) sarà utile a questo scopo, allora i sacrifici che la gente ha dovuto fare non saranno del tutto vani.

    Il problema però è che Monti non ha ancora ottenuto un bel niente. E la realtà è che, se dobbiamo vedercela con la crisi da soli, armati unicamente delle riforme fatte, non faremo molta strada. E’ chiaro che adesso la situazione è un po’ bloccata per via delle imminenti elezioni in Francia e Germania: può darsi che, se verranno rieletti, Merkel e Sarkozy avranno le mani libere e potranno permettersi di cambiare atteggiamento verso i paesi in crisi. Ma se non lo faranno, Monti avrà vita dura a dimostrare che «la crisi è superata» e che «l’Italia adesso è solida». Come scrissi tempo addietro, incrociamo le dita.

    Certo che c’era anche un’altra strada percorribile. Quando a novembre Monti si insediò al governo e pronunciò per la prima volta la parola “equità“, mi ero illuso che avesse capito qual’è il primo problema dell’Italia. O meglio: qual’è il secondo, perché il primo problema dell’Italia è culturale e riguarda la nostra mentalità e il nostro atteggiamento generale. Ma è ovvio che su questo punto, su cui magari avrò occasione di tornare in futuro, non è possibile ottenere risultati profondi in poco tempo: ci vogliono i tempi della Storia e Monti aveva a disposizione poco più di un anno.

    Tuttavia, se non poteva né doveva mettersi ad educare gli Italiani, poteva però andare ad incidere sul cancro del paese, che non è le mafie (130 miliardi di fatturato illegale ogni anno), né la corruzione (che ci costa 60 miliardi) e neppure l’evasione fiscale (120 miliardi). Questi fenomeni prosperano grazie ad un altro fattore, su cui bisognava calare la mannaia: vale a dire la classe dirigente italiana. E’ infatti il blocco politico, industriale e finanziario che governa l’Italia ad essere la principale causa del mancato sviluppo con cui stiamo facendo i conti.

    Anche laddove la criminalità organizzata non c’entra direttamente, sono certi imprenditori che prosperano grazie ai soldi di certe banche e ai legami con una certa politica ad ingessare il paese in un sistema di relazioni tipicamente mafioso. Questa metastasi non è ovunque, ma è certo sufficientemente estesa per impedire che si prendano quelle decisioni che ci incanalerebbero lungo un cammino virtuoso, spezzando gli equilibri consolidati che fanno la fortuna di chi presiede posizioni di potere sfruttandole per il proprio interesse. Che le cose stiano in questi termini è facile da intuire. Basta accorgersi che coloro che siedono al vertice, che si tratti di centri di potere economici o politici, ormai da molti anni a questa parte sono quasi sempre le stesse persone.

    Nemmeno Tangentopoli, al contrario di quanto viene spesso propagandato, ha rinnovato la classe dirigente. Prima la caduta del muro di Berlino e poi la tempesta giudiziaria del ’92 avevano messo in discussione gli assetti economici e politici in essere, portando anche la mafia dei Corleonesi a muoversi piazzando bombe in giro per l’Italia. Ma il processo andò per le lunghe, perse slancio e così ritornarono i vecchi affari, con i reduci della prima Repubblica e i loro figliocci ancora ben saldi sul ponte di comando. Al contrario un paese civile e democratico si dovrebbe basare sul principio che il potere logora: quindi deve passare di mano. Chi governa deve passare il testimone per legge; chi è ricco, invece, può restare tale, purché questo avvenga per merito personale e non per rendite di posizione.

    Tant’è che negli Stati Uniti ci sono tasse di successione molto alte: i figli, anche se hanno il diritto di godere del lavoro dei padri, devono però essere incentivati a non sedersi sugli allori e a guadagnarsi per proprio conto una posizione sociale. L’Italia invece per mentalità, consuetudine e regole è più vicina ad un ordinamento feudale. Se oggi si hanno serie difficoltà a far pagare le tasse  e a condannare gli evasori e gli amici dei mafiosi, questo lo si deve al fatto che chi ha il potere non permette che si vadano a scardinare quegli equilibri su cui basa la propria sopravvivenza. Detto questo, è anche vero che il clientelismo ha dato lavoro a molti italiani: abbiamo circa tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici e questo significa che 1 italiano su 20 vive grazie alle tasse che versano (quando li versano) i restanti 19, senza contare che in questo numero molti sono bambini, studenti, pensionati e disoccupati. Anche questa è una situazione non sostenibile sul lungo periodo.

    Eppure è stato proprio Monti a dimostrare che le riforme impopolari si possono fare. Quelle che non si possono fare, invece, sono le riforme sgradite al blocco di potere che tiene in mano le redini. Dal nostro premier, che è andato a condurre il gioco in un momento di estrema eccezionalità parlando di “equità”, mi sarei aspettato come prima cosa un pacchetto di norme contro la casta: regole stringenti per ridurre e rendere trasparenti i finanziamenti ai partiti, riduzione drastica di stipendi e privilegi, codice etico per la pubblica amministrazione, norme draconiane contro la corruzione, il traffico di influenze, il favoreggiamento alla criminalità e l’abuso d’ufficio, e infine il ripristino del falso in bilancio.

    In questo modo si spezzavano i legami della politica con la parte marcia dell’imprenditoria, che avrebbe così perso i suoi appoggi e si sarebbe ritrovata isolata. Certo, questa classe politica non avrebbe mai votato di sua volontà una cosa del genere. Ma la scommessa andava fatta con un voto di fiducia: o il Parlamento approvava, oppure si prendeva la responsabilità davanti all’opinione pubblica di far fallire in partenza l’estremo tentativo politico per salvare il paese dalla bancarotta, rischiando a quel punto di ritrovarsi davvero i forconi sotto casa. D’altra parte è la minaccia che si sente fare Bersani e il PD a proposito dell’articolo 18. Se avesse vinto, Monti avrebbe avuto carta libera. Altro che pensioni, liberalizzazioni e mercato del lavoro: l’opinione pubblica gli avrebbe concesso questo e altro, perché nessuno avrebbe potuto accusarlo di essere forte con i deboli e debole con i forti.

    Invece così non è stato. E visto che ora è troppo tardi, dato che tra lui e uno spread a 330 non c’è dubbio per cosa opterebbero i politici, Monti prosegua pure per la strada che ha scelto: che è poi quella di farsi garante del sistema esistente, non di scardinarlo. E speriamo che possa vincere l’indispensabile battaglia europea, rimettendo la battaglia per un paese a migliore nelle mani di chi verrà dopo di lui. Ma almeno ci risparmi una cosa: la smetta di citare la parola “equità”.

     

    Andrea Giannini