Mese: Maggio 2012

  • Reportage fotografico di Zoila Bajaña sulle giovani madri di origine straniera

    Reportage fotografico di Zoila Bajaña sulle giovani madri di origine straniera

    Cospe, in collaborazione con il Comune di Genova, organizza l’incontro ‘L’integrazione in prima pagina – Media e territori in rete per un’informazione plurale’. L’iniziativa nasce dalla necessità di comunicare diversamente le tematiche relative all’integrazione, affinché sui media non si senta parlare solo di immigrazione nella cronaca nera, ma perché si parli anche della quotidianità e dell’inserimento nella società dei cittadini immigrati.
    L’ iniziativa ‘L’integrazione in prima pagina’ si terrà giovedì 7 Giugno 2012, dalle 09.30 alle 13.00, presso la Sala di Rappresentanza della Regione Liguria, in Via Fieschi 15, a Genova.

    Proprio nell’ambito di questo progetto, Cospe valorizza prodotti editoriali realizzati da giornalisti e fotografi di origine straniera a seguito dei corsi tenuti dalla stessa associazione che opera per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani, la pace e la giustizia tra i popoli. Uno di questi progetti riguarda un reportage fotografico sulle giovani madri di origine straniera, a cura della fotografa Zoila Bajaña.

    Oltre le gravidanze precoci

    Quindici gli scatti dove mamme e bambini si ritrovano attraverso le diverse storie di vita. Tutte però hanno avuto qualcosa in comune: una gravidanza precoce e  la nazionalità ecuadoriana. Nel momento in cui hanno dato alla luce una nuova vita hanno fatto i conti con una maternità precoce o sotto i vent’anni, ma oggi posano fiere con i loro trent’anni magari al terzo o quarto figlio.

    Questo fotoreportage nasce da una ricerca di mesi di investigazione – tra Genova, Quito e Guayquil – per costruire una tesi di laurea triennale in servizio sociale. L’intento è quello di mostrare come la maternità precoce non sia mai casuale ma spesso voluta e anelata per compensare una carenza d’affetto. È emerso infatti come le giovani vadano a colmare quel vuoto e l’assenza dei genitori con l’amore ed il desiderio di avere una creatura da coccolare e mimare. Probabilmente le cose non sono quello che sembrano, dietro ogni gravidanza precoce troviamo una vita che si ritrova a vivere in anticipo esperienze che dovrebbe fare con calma nel corso dell’esistenza. Un’ esperienza sconvolgente e colorita, che segna un passo verso la perdita dell’adolescenza. Crescere saltando le tappe diventa disastroso e incredibilmente faticoso, sia per le responsabilità che per la parte psicologica ed emozionale verso cui si va incontro.

    Ogni numero delle statistiche sulle gravidanze precoci, nasconde una storia vera fatta di relazioni complicate e ulteriori problematiche. Jhomaira, Jhuliana, Virginia, Erika, Carolina, Juana con i loro trent’anni ricordano la prima gravidanza come un’esperienza bellissima, inaspettata ma desiderata al tempo stesso. Il sapore della seconda o della terza gravidanza è del tutto diverso, si godono i nove mesi con maggior relax e senza i pensieri del primo figlio. Cynthia, Katty e Kimberly non hanno ancora raggiunto la maggiore età e si sentono delle giovani donne pronte a difendere con tenacia i loro ideali. Maria Fernanda, Gema, Gloria, Irina da poco nella fase dei vent’anni si sentono gioiose e orgogliose della scelta fatta e si riscoprono delle mamme apprensive e piene di vita. Melina e Tatiana sono prossime ai diciotto anni e vivono la maternità con un dolce sorriso sulle labbra che non le scompone neanche per  un momento.

    Zoila Bajaña è una fotografa di origine ecuadoriana nata nel 1986. Questo fotoreportage è stato concluso a maggio del 2012. Ha partecipato inoltre al corso di formazione per giornalisti all’interno del progetto “L’integrazione in prima pagina. Media e territori in rete per un’informazione plurale”, finanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi Terzi dell’ Unione Europea e del Ministero dell’ Interno.

    OLTRE LE GRAVIDANZE PRECOCI

    Le ragazze che hanno partecipato sono: Tatiana, Gema, Gloria, Erika, Virginia, Jhulissa, Carolina, Irina, Maria Fernanda, Melina, Katty, Juana, Kimberly, Cynthia, Patricia.

    Jhuliana Vargas

    Sono rimasta incinta all’età di 15 anni e una volta saputa la notizia ho desiderato insieme a mio marito questa creatura con tutta me stessa. La bambina è arrivata a sorpresa subito dopo il nostro felice matrimonio che abbiamo celebrato poco tempo dopo esserci conosciuti.  All’inizio della gravidanza coccolavo l’idea di avere un maschietto ma per la gioia di mio marito è arrivata la femminuccia.

    La gioia che nostra figlia ha portato nei nostri cuoi è senza paragone e ci siamo veramente goduti quei momenti come se fossero gli ultimi, infatti, poco tempo dopo mio marito è stato colpito da una pallottola vagante e son rimasta vedova.           Siamo rimaste io e il frutto del nostro amore intenso e profondo, oggi, siamo inseparabili: dovunque vada l’una va l’altra. Anche la migrazione l’abbiamo affrontata insieme, siamo come due sorelle gemelle che non si staccano nonostante i litigi e le incomprensioni che ci possono essere soprattutto ora che è iniziato il periodo del adolescenza.

    Virginia Lasluisas

    Le mie quattro gravidanze hanno dato gioia, amore e allegria alla mia vita, donandogli un senso logico, arricchendo ogni mio respiro e singolo istante. Quando sono rimasta incinta la prima volta dovevo iniziare il primo anno di università ma il mio percorso formativo stava per prendere una piega diversa.  La seconda e la terza gravidanza sono arrivate una dopo l’altra ma ogni volta provavo emozioni uniche e senza precedenti tanto da avere sempre voglia di dare alla luce una nuova vita. Da piccola sognavo una famiglia numerosa è per questo che ora anche se lontana dal mio paese ho deciso di portare avanti la mia quarta gravidanza, una splendida femminuccia che impegna la mia vita ma che l’ha trasformata in una dolce utopia.

    Facendo il bilancio della mia vita posso dire di essere orgogliosa di ciò che sono, le gravidanze mi hanno resa forte e coraggiosa. Avere un figlio dopo i trenta ha un sapore diverso rispetto alla prima gravidanza avuta ai 19. La consapevolezza, l’esperienza e la maturità hanno reso la mia ultima gravidanza un’esperienza senza stress e preoccupazioni.  Me la sono goduta di più perché arrivata a distanza di anni rispetto alle prime che erano tutte ravvicinate.

    Cynthia Paredes

    Ammirevole è stato il modo in cui i miei genitori hanno affrontato la notizia della mia prima gravidanza a sedici anni. Oggi sono alla seconda gravidanza e ho da poco compiuto diciassette anni. Ho abbandonato la scuola per dedicarmi a fare la mamma a tempo pieno e penso sia stata la decisione migliore. È meraviglioso donare amore ai miei piccini, mi sento invasa dalla gioia al pensiero di sapere che sono parte di me. A questo secondo giro avrei preferito la femminuccia ma sono felice ugualmente perché tra maschi c’è più complicità e se possono crescere insieme è importante che ci siano cose in comune.

    Quando ho fatto la prima ecografia sono rimasta colpita da quell’esserino tanto piccolo e perfetto. Ho capito solo in quel momento di portare in grembo la magia e la forza della vita, mi sono resa conto di quanto siamo perfetti e della responsabilità che abbiamo come madri. Questi neonati quando vengono al mondo si affidano alle nostre cure e sono talmente piccoli che senza di noi non potrebbero farcela.

    Erika Mora

    Per tre mesi abbiamo cercato disperatamente di avere un bambino, io all’inizio sognavo una femminuccia, ma poi è risultato essere maschio. Avevo 18 anni quando sono rimasta incinta del primo figlio, per noi era una cosa normale farsi una famiglia a quell’età. Quando ho scoperto di essere incinta ho provato un emozione enorme soprattutto quando il piccolo ha iniziato a scalciare. Diventare mamma è il dono più bello che ci possa essere, si tratta di una benedizione senza uguali.

    Alla seconda gravidanza desideravo un maschietto ed è risultata una bambina.  La terza gravidanza è stata ben accolta da tutti, ci siamo vissuti i nove mesi godendo a pieno di ogni momento magico della gravidanza, è stato davvero interessante osservare come i bambini aiutavano. La mia sorpresa è che non ci sono state gelosie ne pianti dovuti al nuovo arrivato ma, al contrario, si sono adoperati per ritagliarsi un ruolo in funzione del più piccolo, è come se gli avessero fatto un po’ di spazio metaforico. Questo loro comportamento maturo mi rende orgogliosa dei miei figli e sono sicura che anche se decidessi di averne altri due il loro comportamento non sarebbe poi tanto diverso.

    Tatiana Garcia

    Avevo 17 anni quando mi sono sposata e sono rimasta incinta, la scelta di sposarmi è avvenuta come conseguenza della gravidanza. Quando ti trovi al bivio e non sai che strada percorrere, ragioni egoisticamente e se non te lo aspetti è solo riflettendo con cautela che riesci a fare chiarezza e  agire nella maniera più giusta.  Io ringrazio il cielo di avere una famiglia con i fiocchi che riesce sempre a guidarmi con dolcezza e senza intralciare le mie scelte finali. La mia dimestichezza con il più piccolo dei miei fratellini mi ha permesso di essere una mamma attenta e premurosa ai bisogni di mia figlia che è ad oggi la luce dei miei occhi. La gravidanza seppur inaspettata mi ha fatto crescere e maturare in fretta e se prima pensavo ad uscire ogni pomeriggio con le amiche oggi resto sveglia la notte per seguire con amore mia figlia. Devo dire che il signore mi ha fatto il dono di una famiglia con i fiocchi, mio marito mi affianca con amore e insieme seguiamo nostra figlia che è una bambolina sempre sorridente. Quando è nata ha avuto delle complicazioni di salute e per un mese non l’ho potuta portare a casa ne coccolare, sarà per questo che oggi siamo grati alla vita per la sua presenza e apprezziamo di più la sua presenza nella nostra quotidianità.

    Melina Ramirez

    I miei genitori mi hanno educata seguendo uno schema rigido e severo perciò puoi immaginare quale era la mia paura più grande. Quando è arrivato il momento di farlo sapere ai miei, il panico mi ha assalita, inizialmente non volevano saperne nulla ma successivamente, quando mi hanno vista determinata tutto si è risolto di buon grado. Oggi coccolano mia figlia come se fosse loro e trattandosi della prima nipote stravedono per lei. Io trabocco gioia da tutti i pori per me non c’è gioia più grande che essere mamma. Ai miei 17 anni non pensavo di rimanere incinta e mi vergognavo persino di andare a scuola con il pancione ma oggi frequento le lezioni con più serenità e affronto la vita a testa alta.

    Credo che questa sia l’esperienza più meravigliosa e completa in assoluto. Il regalo di essere mamma ti riempie la vita ed il cuore, se mi chiedessero di tornare indietro non lo farei mai senza mia figlia che è la cosa più importante della mia vita. Quando è stata male subito dopo la nascita mi son sentita morire, è nata un mese prima della scadenza perché c’erano delle complicazioni gravi dovute a difficoltà respiratorie.

    Irina Floril

    All’età di 19 anni ho avuto il mio splendido bebè. Provavo un miscuglio di emozioni nel primi giorni di gravidanza, già il giorno dopo sapevo che sarei rimasta incinta, me lo diceva il mio sesto senso. Mia madre lo ha scoperto il mese dopo, quando le mestruazioni non bussavano più alla mia porta e lei come ogni mese si apprestava a fare la scorta di assorbenti; mi ha messa subito alle strette chiedendomi spiegazioni. Il mio rapporto con lei è sempre stato bellissimo fatto di fiducia, amore e comprensione che ha dimostrato specialmente in quei momenti per me più difficili. Dirlo a mio padre è stata davvero dura perché non si aspettava che la sua bambina rimanesse incinta.

    I mesi successivi sono stati fenomenali e stressanti al tempo stesso, tra alti e bassi, dovuti alla gravidanza a rischio. Il giorno del parto avevo il mio compagno accanto e quella è stata la mia forza, il travaglio è durato un’eternità e lui mi infondeva coraggio con  dolcezza e autorità. Sua è la frase: “spingi che manca poco!“anche se la testolina era solo all’inizio.

    Carolina Ordoñez

    Sono diventata mamma all’età di 17 anni, con mio marito è stato un colpo di fulmine, ero completamente persa e pazza di lui. La seconda gravidanza è arrivata in meno di un anno e la terza a distanza di vent’anni dal primo figlio. L’ultima gravidanza mi ha colta all’improvviso, non aspettavamo una creatura infatti l’ho scoperto all’ottavo mese. L’averlo saputo un mese prima non mi ha permesso di godere di tutti quei primissimi momenti, le prime ecografie, le prime voglie, i pianti di gioia o anche la scelta dei vestitini e tutto il  corredino da scegliere con calma insieme alla mia famiglia per la sua cameretta.

    Diventare mamma in un’ altro paese non è cosa facile, vieni assalita da mille dubbi e costretta a vivere in funzione del tuo lavoro. Vivere nella paura di poter perdere il lavoro non è un pensiero felice, ti costringe a crescere in una gabbia dorata perché se da una parte c’è il guadagno e le entrate, dall’altra c’è la questione del doversi trattenere per non stressarsi e vivere nella preoccupazione costante.

    Gloria Grieco

    Ho inseguito il sogno di un figlio per molti mesi, poi quando non ci speravo più, ha bussato alla mia porta sconvolgendo positivamente la mia vita. Durante i primi giorni di gravidanza la sintomatologia era estenuante: ero debole, avevo continui giramenti di capo mi sentivo svenire a tal punto da pensare in una forma di anemia di quelle già diagnosticate in famiglia. Poi è arrivato quel risultato degli esami del sangue che ha cambiato la mia vita rendendomi la donna più felice del pianeta. Mia mamma non vedeva l’ora di diventare nuovamente nonna ed io nonostante i miei 19 anni  continuavo a sognare ad occhi aperti.

    Adoro il mio bambino e non vedo l’ora di dargli una compagna di giochi, spero di farlo entro i suoi primi cinque anni così da  farli crescere insieme. Altro sogno nel cassetto è quello di sposarmi alla presenza dei miei piccoli che mi portano le fedi all’altare.

    Gema Toala

    Diversamente dalle mie coetanee il cui primo pensiero è l’aborto, io ho subito deciso di tenerlo, prima ancora di dirlo a mamma. Il periodo più bello della mia vita è stato quello della gravidanza, in quei nove mesi puoi assaporare emozioni e sensazioni diverse tra di loro ma che viaggiano al unisono.  Mio figlio è davvero la mia vita e senza di lui non saprei quale colorito avrebbero le mie giornate.

    Quando ho scoperto di essere incinta andavo a scuola e provavo sentimenti contrastanti a causa del giudizio della gente. I genovesi mi hanno sempre criticata per essere una giovane mamma che insieme al suo compagno si godono il loro splendido bebè. Lo sguardo collettivo mi ha sempre dato fastidio, imparo solo con il mio bambino a voltarmi e fare orecchie da mercante.

    Maria Fernanda Ayala

    Quando all’ospedale mi hanno messo mio figlio tra le braccia non volevo che più nessuno me lo portasse via, mi sentivo come una leonessa forte e grintosa, pronta a scattare alla prima mossa di altri. Le emozioni che ho provato in quei mesi non hanno descrizione alcuna, i primi istanti sono stati di ansia e preoccupazione ma poi è subentrata la voglia di vederlo e me lo immaginavo ogni notte. Alla sua nascita i brividi assalivano il mio corpo al solo sfiorare il suo viso e quando mi soffermavo su quelle mani e su quei piedini sentivo in me una sensazione di gratitudine nei confronti dell’universo intero.

    Le mie sorelle minori entrambe hanno avuto i figli molto giovani, una a quindici e l’altra a sedici e sono rimaste incinte nello stesso periodo tanto da partorire nell’arco della stessa settimana. Io in realtà aspettavo di crescere ancora un po’ ma poi alla fine è successo che sono riuscita a resistere solo fino al diciannovesimo anno. Sono contenta del mio percorso come mamma perché oggi alla mia seconda gravidanza a distanza di circa sette anni dalla prima posso dire di essere fiera di essere ciò che sono.

    Katty Romero

    Mio figlio è la mia vita! A 16 anni ho partorito il mio angioletto che oggi mi costringe spesso ad assentarmi da scuola perché si prende sempre il raffreddore. Mio figlio non è stato un impedimento alla mia carriera scolastica ma anzi è la forza che mi invoglia a lottare per  diplomarmi e frequentare l’accademia di moda.

    Quando ho scoperto di essere incinta ho fatto difficoltà ad affrontare il discorso con i miei genitori, mi son fatta coraggio solo perché accanto a me c’era il padre di mio figlio che è l’uomo della mia vita che non vedo l’ora di sposare. Con lui e mamma ho vissuto i primi momenti dell’ecografia e scoperto l’universo materno, il giorno del parto è stato indimenticabile poiché avevo accanto a me le persone più importanti e sapevo che potevo far affidamento su di loro. Veder crescere mio figlio significa farlo insieme a lui passo dopo passo, ogni risata e pianto è un momento speciale da vivere fino in fondo.

    Kimberly Vargas

    Con i miei diciassette anni posso dirti di sentirmi una giovane donna che si affaccia alla vita con serenità e senza rimpianti. Non frequento più la scuola perché mi dedico anima e corpo a mio figlio ma sono felice così. Anche mio fratello è diventato padre sotto i diciotto anni e questo mi è di conforto in quanto non mi fa sentire sola ed esclusa. A Genova partorire in età adolescenziale è cosa insolita ma a me è venuto naturale e di certo non è stato una sorpresa quando ho scoperto di essere incinta.

    Mia mamma voleva un futuro da laureata per almeno uno dei suoi due figli, ma non è ciò che volevo io. Ho sempre desiderato avere qualcuno a cui donare tutta me stessa, io amo mio figlio e al mondo non c’è niente di più bello che svegliarmi al mattino con un suo sorriso. Per  il futuro mi auguro un secondo figlio ma tra qualche anno perché prima desidero godermi il mio piccino attimo dopo attimo.

    Patricia Morales

    A diciotto anni ho avuto la mia prima bambina e a distanza di pochi anni è arrivata la seconda gravidanza con uno splendido maschietto. Mia mamma non è stata felicissima della mia scelta, se i miei figli esistono è grazie alla mia testardaggine e grande forza d’animo, nonostante tutto io mi son sempre fatta coraggio e ho difeso le mie idee. Sono rimasta incinta casualmente ma non ho mai creduto che l’aborto fosse la soluzione  e così ho accettato il mio destino e il dono di essere madre.

    Le emozioni che oggi provo sono sensazionali e ripercorrere questo periodo con il solo pensiero per me è davvero emozionante. Mi sento mamma fin da quando giocavo con le bambole e stiravo i loro vestitini con la consapevolezza di una bambina che non sogna altro. I miei figli sono la mia gioia e la mia ragione di vita e non c’è giorno che non ringrazi il buon Dio di avermi regalato queste due tenere pesti.

    Juana Rivera

    A 19 anni sono rimasta incinta quando ancora frequentavo la scuola e la scelta è stata subito di portare a  termine la gravidanza sacrificando i miei studi. Oggi ai miei trenta tre anni dopo una seconda gravidanza arrivata ai venticinque anni mi sento benedetta dalla vita per le mie due splendide figlie che crescono a vista d’occhio e si sentono delle giovani donne. La seconda gravidanza più matura e ragionata mi ha permesso di godere in maniera piena della gioia e dei dolori di quei nove mesi. Il mio compagno è davvero un uomo con i fiocchi e questo ha reso tutto più facile perché ho la possibilità di condividere ogni pensiero con lui e di renderlo partecipe di ogni aspetto della mia vita.

    I bambini riempiono la tua vita e anche se la rendono impegnativa i sacrifici si fanno con piacere anche solo per un loro timido sorriso. Io lavoro tante ore ma quando torno a casa anche se stanca le mie figlie riescono a infondermi tutta l’energia di cui ho bisogno per riprendermi da una lunga e faticosa giornata.

    Loghi Cospe Comune Genova

    (I.P.)

  • FesTeatrodistrada, tre giorni a Villa Bombrini a cura dell’associazione Sarabanda

    FesTeatrodistrada, tre giorni a Villa Bombrini a cura dell’associazione Sarabanda

    Arte di Strada teatro attoriQuest’estate Villa Bombrini a Cornigliano ospita un lungo programma di eventi e initiative organizzati dalla Società Per Cornigliano: spettacoli teatrali, concerti e le esibizioni degli artisti di strada.

    Uno degli appuntamenti più attesi è il FesTeatrodistrada, una no stop di spettacoli di teatro di strada, laboratori di circo e workshop a cura dell’ associazione culturale Sarabanda, già ideatrice e realizzatrice di Circumnavigando Festival Internazionale di teatro e circo contemporaneo.

    Da venerdì 1 a domenica 3 giugno sono previsti 15 spettacoli al giorno e 9 compagnie, laboratori pomeridiani di arti circensi per bambini, un punto ristoro dove poter mangiare continuando a esser dentro lo spettacolo, un mercatino creativo e di prodotti biologici con la presenza di Emergency.

    Le giornate iniziano alle 17.30 con i laboratori di circo: la compagnia Fuma che n’duma coinvolge i più piccoli in giochi d’equilibrio con l’utilizzo di attrezzi tipici dell’arte circense: corde, filo, clave, diablo, monocicli. L’obiettivo di questi laboratori è quello di far conoscere ai più piccoli le discipline circensi ma soprattutto di coinvolgerli in  una dimensione creativa fatta di gioco, immaginazione, movimento, confronto e interazione di gruppo.

    Seguono poi gli spettacoli di Streat theatrre session, con protagonisti gli artisti Peter Weyel, Mr Bang, Francesco Giorda, Beppe “Sipy” Tenenti, Luca Tresoldi, e le compagnie Duodorant, Teatro del Piccione, La Sbrindola, Fuma che N’duma.

    Ogni compagnia ha una postazione assegnata all’interno dei giardini e propone  due volte al giorno la propria performance per dare la possibilità al pubblico di vedere tutti gli spettacoli nel corso dei tre giorni di Festival.

    La serata di punta dell’evento è in programma sabato 2 giugno: dalle 20.45 si esibisce il gruppo Karabà, composto da sei donne accompagnate alle percussioni da Marco Fossati. Sei voci femminili che unite dalla stessa passione e dagli stessi valori hanno iniziato un percorso musicale scegliendo il genere afro-cubano, messaggero di spirito d’unione, solidarietà, forza delle donne e integrazione.

    Karabà è il nome della strega nella favola africana KiriKu. Il loro repertorio musicale ripercorre pezzi storici di voci femminili significative come Miriam Makeba e Angelique Kijo, con canti del Burkina Faso e del Congo che parlano di gioia, condivisione e amore.

    A seguire, alle ore 22, il grande varietà con  tutti gli artisti  presenti al festival a proporre  numeri circensi e gag,  giocoleria, equilibrismi e performance divertenti. La serata è condotta dell’artista Francesco Giorda.

    La manifestazione è in gran parte autofinanziata, il costo di ingresso costa 5 euro. L’evento si tiene anche in caso di maltempo, all’interno della Villa Bombrini

     

    Foto Constanza Rojas

  • Ospedale di vallata: l’Asl 3 dovrà pagare un debito di oltre 4 milioni

    Ospedale di vallata: l’Asl 3 dovrà pagare un debito di oltre 4 milioni

    Un ospedale mai nato, anni di discussioni intorno ad un progetto rimasto solo sulla carta, una vallata, la Val Polcevera, privata lentamente quanto inesorabilmente dei suoi presidi sanitari, questa la storia del tanto atteso ospedale “di Vallata” (oggi detto “del Ponente”, considerato che nel frattempo l’offerta di servizi sanitari è diminuita anche nel Ponente genovese).

    Ebbene, in un periodo in cui il comparto sanitario locale e regionale è sottoposto a pesanti tagli finanziari, qual è il risultato di quest’operazione scellerata?

    Un debito di oltre 4 milioni, per la precisione 4 milioni e 386 mila euro che l’azienda sanitaria locale genovese (Asl 3) dovrà saldare alla società Progetto di Vallata, il soggetto incaricato di eseguire gli studi necessari per la nascita dell’ospedale di vallata – inizialmente previsto nella sede dell’ex Miralanza nel quartiere di Teglia –  e poi, dopo 12 anni di tira e molla, Comune e Regione ad inizio 2012 hanno trovato finalmente una convergenza, individuando nell’area di Villa Bombrini, a Cornigliano, la sede del futuro nosocomio del Ponente la cui realizzazione però, nonostante annunci e slogan elettorali, rimane ancora al palo.

    La notizia del considerevole debito dell’Asl 3 è ancor più paradossale se messa a confronto con il tentativo di fare cassa  tramite la cartolarizzazione di immobili delle Asl e della Regione.

    Infatti proprio nella giornata di ieri sono stati approvati dalla Giunta regionale ligure gli ultimi due stralci del programma di valorizzazione degli immobili ex ASL e del patrimonio della Regione Liguria con i relativi cambi di destinazione d’uso, senza dimenticarne la finalità destinata a coprire il disavanzo sanitario 2011. Sarà ARTE, l’agenzia regionale territoriale per l’edilizia che a dicembre aveva acquistato tali immobili, a farsi carico della loro massima valorizzazione.
    L’attività di analisi degli immobili da cartolarizzare e di selezione delle destinazioni d’uso è stata curata direttamente da ARTE Genova e dal vicepresidente e assessore all’urbanistica della Regione Liguria, Marylin Fusco, d’intesa con i Comuni interessati, per trovare soluzioni condivise e non imposte dalla Regione. Le proposte di cambio di destinazione d’uso approvate ieri dalla Giunta regionale per gli immobili verranno inviate ai Comuni per le conseguenti deliberazioni e in questo modo sarà concluso l’iter procedurale come previsto dalla legge regionale.

    I due stralci approvati nella seduta di ieri si aggiungono al primo approvato circa due mesi fa. «L’obiettivo è quello di arrivare al più presto ad un accordo considerando che, qualora i Comuni rimangano inerti, esiste il potere sostitutivo della Regione – ha spiegato il vicepresidente ed assessore all’urbanistica, Marylin Fusco – Per quanto riguarda il primo stralcio di cartolarizzazione degli immobili abbiamo già avuto dei ritorni perché il Comune di Costarainera e quello di Alassio hanno già deliberato il cambio di destinazione d’uso e ora ci auguriamo che anche gli altri Comuni, entro 45 giorni, provvedano al cambio di destinazione d’uso, in modo che si possa procedere alla valorizzazione degli immobili entro la fine dell’estate». L’intera operazione ha un valore complessivo di 76 milioni che potranno essere incrementati sulla base della valorizzazione effettuata.

     

    Matteo Quadrone

  • Officina Letteraria: laboratori e workshop di scrittura a Genova

    Officina Letteraria: laboratori e workshop di scrittura a Genova

    Sono stati presentati ieri sera a Palazzo Ducale – nel corso del reading Scrivo dunque leggo – i programmi 2012/2013 dell’associazione Officina Letteraria, fondata dalle scrittrici genovesi Emilia Marasco e Claudia Priano.

    Per l’estate è in calendario Scrivere ad Apricale: un laboratorio intensivo di scrittura che si svolgerà dal 27 agosto al 2 settembre nel bellissimo borgo medievale di Ponente, condotto da Emilia Marasco, Claudia Priano e Bruno Morchio. Sono previsti 25 ore di laboratorio e un reading finale.
    Costo del laboratorio 300 euro, convenzioni con B&B e sistemazioni in appartamenti.

    È possibile iscriversi entro il 1 luglio 2012 scrivendo a officinaletterarialab@hotmail.it oppure chiamando il numero 347 3022641.

    Questi i programmi per il prossimo autunno, in collaborazione con noti scrittori genovesi e italiani.

    Laboratori

    Da ottobre 2012 a gennaio 2012 – Laboratorio Primo Livello
    con Emilia Marasco e Claudia Priano. Seminari con Marino Magliani e Federica Manzon.
    Per capire come funziona l’immaginazione e scoprire da dove comincia una storia, per sperimentare la propria capacità espressiva con la scrittura. Dodici incontri di due ore, due seminari di dei ore e un incontro con un editor.
    Costo: 350 euro, numero chiuso – sedici partecipanti

    Da ottobre 2012 a gennaio 2013 – Laboratorio Secondo Livello
    con Laura Bosio. Seminari con Giulio Mozzi e Paolo Nori.
    Per un approfondimento delle tecniche di narrativa e delle possibilità di sperimentazione, per cercare la propria voce, per elaborare un progetto personale di scrittura. Dieci incontri di due ore una volta a settimana, due seminari intensivi per quattro fine settimana, un incontro con un editor o agente letterario.
    Costo: 600 euro, numero chiuso – sedici partecipanti

    Workshop

    Dicembre 2012 – Scrivere per il cinema
    con Federica Pontremoli.
    Due incontri di nove ore nel fine settimana
    costo: 350 euro, numero chiuso – venti partecipanti
    Iscrizioni entro il 15 ottobre 2012

    Gennaio/Febbraio 2013 – Noir, giallo e dintorni
    con Bruno Morchio e Margherita Oggero
    Quattro incontri di sei ore il venerdì pomeriggio dalle ore 18.00 e il sabato mattina
    Costo: 350 euro, numero chiuso – venti partecipanti
    Iscrizioni entro il 30 novembre 2012

    Gruppi

    Gruppi di lettura
    con Claudia Priano, Emilia Marasco, Bruno Morchio, Sara Boero e Paola Ronco.
    Condividere con altre persone e scrittori, letture, riflessioni ed emozioni che derivano dalla lettura.
    Costo: 280 Eu tutto il ciclo, 25 Eu due incontri; numero chiuso – venti partecipanti

    Gruppi di scrittura
    con Emilia Marasco e Claudia Priano.
    Un appuntamento fisso per vivere l’esperienza della scrittura e condividerla con chi ha la stessa passione. Due ore la settimana da novembre a maggio.
    Costo: 350 Eu, massimo venti partecipanti.

    Per informazioni e iscrizioni ai laboratori, workshop e gruppi scrivere a officinaletteraria@hotmail.it.

  • Consulenza online: condominio e sinistri stradali, la mediazione è un problema

    Consulenza online: condominio e sinistri stradali, la mediazione è un problema

    La scorsa settimana eravamo rimasti con l’amministratore di condominio che otteneva l’ok dall’assemblea per andare in mediazione… Ora, mi si permetta una considerazione: vi sono situazioni oggettivamente non conciliabili.

    Poniamo che un’assemblea condominiale deliberi di espropriare Tizio di un bene di sua proprietà; la delibera di per sé è nulla e quindi è sempre impugnabile da Tizio. Qui non esiste una situazione “grigia”: il bene è di proprietà di tizio oppure non lo è. La mediazione è priva di senso logico. Eppure è obbligatoria…

    Anche l’assemblea che dia il proprio benestare all’amministratore affinchè quest’ultimo si presenti all’udienza di mediazione, in che termini può farlo? E poi, in mediazione può accadere (anzi, è altamente probabile) che vi sia una proposta transattiva; di regola, l’amministratore dovrebbe riconvocare un’altra assemblea straordinaria per avere l’ok su quella proposta. Di fatto, il procedimento di mediazione si chiude (positivamente o negativamente) in due sedute.

    A questo punto la domanda sorge spontanea: togliere lavoro ai tribunali è cosa buona e giusta, ma creare situazioni grottesche come quella appena descritta è la soluzione alternativa?

    E nell’ambito dei sinistri stradali le cose non vanno meglio. Vi è da discutere sia sulla responsabilità nel causare l’incidente, sia nel determinare l’entità del risarcimento. Sul punto della responsabilità, vi è da dire che questa va provata (con verbali dell’Autorità intervenuta piuttosto che con i testimoni…); sul punto della quantificazione non è facile trovare l’accordo, specie se vi sono i carrozzieri di mezzo. Il procedimento di mediazione deve durare al massimo 4 mesi e, in certe situazioni, potrebbero non bastare… Da ultimo, bisogna aspettare un po’ di tempo per vedere questo procedimento pienamente assestato e, quindi, per valutarne l’utilità o meno. Per fortuna, nei sinistri stradali le situazioni sono in generale tutte grigie.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • L’Europa è una bomba a orologeria, siamo pronti all’addio della Grecia?

    L’Europa è una bomba a orologeria, siamo pronti all’addio della Grecia?

    EuroQuando parlo con la gente, mi rendo conto con stupore che pochi hanno capito la gravità della situazione. I più sono convinti che l’Europa non possa sfaldarsi e che l’Italia non tornerà mai alla lira: si crede che di fronte alla prospettiva di perdere un componente così importante dell’Unione, dando un colpo fatale al sogno europeo, le resistenze individuali e gli egoismi nazionali prima o poi cadranno. Speriamo. Temo però che questa prospettiva ottimistica dipenda solo dal fatto che si sottovalutino o si ignorino gli allarmi lanciati dagli economisti, e che non si sappia o non si voglia ammettere che il burrone si apre dritto di fronte a noi, che l’auto su cui viaggiamo è lanciata a tutta velocità e che l’autista continua ad accelerare.

    A dire il vero non tutti gli addetti ai lavori pensano che un’eventuale nostra uscita dall’euro possa rivelarsi catastrofica come un volo da un crepaccio. Nel breve periodo sarà probabile un drastico peggioramento delle condizioni di vita, con una riduzione significativa del poter di acquisto dei salari. Sul medio periodo però la situazione potrebbe migliorare sensibilmente. Quello che è certo è che, al di là delle tinte più o meno fosche con cui lo si dipinge, ogni economista che s’interessi della situazione europea non può più ignorare questo scenario: anzi tende a considerarlo sempre più probabile ogni giorno che passa.

    Tanto per fare un esempio, recentemente Paul Krugman – che cito frequentemente essendo uno dei più noti ed influenti economisti a livello mondiale (ha vinto un Nobel, insegna a Princeton e scrive sul New York Times) – ha dato la Grecia fuori dall’euro a giugno: cioè il mese prossimo. Appena accadrà, ciò spingerà lo Stato italiano e quello spagnolo a varare regole draconiane che vietino trasferimenti di denaro all’estero e pongano un limite al prelievo di contanti. Il che significherebbe il panico e il default a un passo.

    A questo punto i tedeschi avrebbero due sole possibilità: da una parte sconfessare in un battito di ciglia tre anni di politica di rigore ed austerità, ammettendo di aver sbagliato tutto; dall’altra decretare la fine all’euro. Ma non è Krugman l’unico a esprimersi in questo senso: ormai è chiaro a tutti che l’eventualità sta lì, concretissima, a portata di mano. E chi ha delle carte da giocarsi si sta già muovendo.

    Infatti, al di là delle dichiarazioni ufficiali improntate alla misura e all’ottimismo, tutte le cancellerie d’Europa si stanno preparando ad un’uscita della Grecia: “GreExit” è la parola d’ordine. Anche Monti, se non è uno sprovveduto o l’ultimo dei Giapponesi, si starà sicuramente preparando all’eventualità che un default greco faccia salire la tensione dei mercati sul debito italiano. Temo che se la gente avesse idea di quanto seriamente gli addetti ai lavori stiano prendendo la faccenda, l’ottimismo svanirebbe in fretta e si diffonderebbe il panico.

    Ed è proprio questa certezza – oserei dire – “matematica” sulle conseguenze a cui questa linea ci sta portando a far pensare a tutti che i Tedeschi, se non si smuovono ora, non si smuoveranno nemmeno nel prossimo futuro. Due anni fa si poteva ancora pensarla diversamente: ma oggi non c’è più nessuno disposto a dire che la politica voluta dalla Germania nei confronti della Grecia, in particolar modo il principio del “share the burden”, vale a dire di ripartire tra tutti i debitori le perdite della rinegoziazione dei debiti di Atene, puntando sull’austerità e il contenimento del debito, sia stata la mossa azzeccata. Lo stesso Krugman in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel ha dichiarato chiaro e tondo: «Abbiamo avuto due anni e mezzo di tempo per valutare gli effetti di queste politiche [di austerità, ndr] e mi stupisce che, malgrado le prove evidenti del fallimento, sia ancora questa la ricetta che si intende usare».

    Il debito che abbiamo accumulato non c’entra nulla con la crisi in atto. (Sempre Krugman: «Non sto dicendo che il debito non mi preoccupa. Sto cercando di far capire che in questo momento non deve preoccupare»). E’ stato piuttosto il fatto di non mettere la garanzia europea sul debito a scatenare l’attuale crisi. Se un titolo di stato europeo (che sia greco o tedesco, non importa) può non essere onorato e può essere rinegoziato, provocando così perdite per chi lo detiene, è ovvio e normale che la gente non lo comprerà più tanto facilmente. O lo banca centrale di quello Stato (nel nostro caso la BCE) stampa tanta moneta quanto ne serve, andando incontro alla svalutazione, ma onorando i debiti, oppure è ovvio che la gente si libererà dei titoli di quegli Stati considerati meno solidi e quindi a rischio fallimento non appena s’intacchi la fiducia nel sistema. La Germania è troppo solida per fallire, ma l’Italia e la Spagna no. Eppure sono troppo grandi e troppo importanti, questo si, perché un loro default e una loro uscita dall’euro non possa segnare inevitabilmente la fine dell’Unione Europea.

    A questo punto i Tedeschi non possono più fingere di non sapere verso cosa ci stanno portando. Perché non cambiano rotta e non accettano una misura di garanzia europea (tipo Eurobond) che ripristini la fiducia? Ci sono vari motivi. Innanzitutto, l’ho già scritto, da loro va tutto bene e l’urgenza della crisi non si sente. L’export verso l’Asia è cresciuto tantissimo e probabilmente molti in Germania pensano che si possa vivere benissimo anche senza il mercato interno europeo. In secondo luogo dalla fine della prima guerra mondiale i Tedeschi hanno un sacro terrore dell’inflazione, e pensano comunque che un aumento dei prezzi sarebbe l’ennesima tassa che loro, i più virtuosi, devono pagare per salvare gli altri, i meridionali, quelli che hanno speso e sperperato per anni. Infine è probabile che per la loro mentalità protestante sia inconcepibile che chi si macchia di una colpa (fare debiti per anni), poi non ne paghi il conto (accettare pesanti misure di austerità).

    E anche se ci sono possibilità che questa linea di pensiero conduca a  conseguenze negative per la stessa Germania, non è detto che il buon senso e la praticità riportino i Tedeschi a più miti consigli: storicamente, se c’è un popolo che ha dimostrato senso morale e perseveranza, a costo di una certa ristrettezza di pensiero, questi sono proprio i compatrioti di Bismarck.

    In ogni caso nelle prossime settimane sapremo se il rischio si concretizzerà, oppure se la tempesta passerà davvero, dando ragione a chi sostanzialmente non si preoccupa della cosa o la ignora. Un po’ come accade in certi film americani, dove l’eroe disinnesca all’ultimo secondo la bomba nucleare che è destinata a radere al suolo New York City, mentre la gente ignara continua a vivere la sua vita come niente fosse.

    Andrea Giannini

  • Una risata ci salverà: a Noli concorso per aspiranti attori comici

    Una risata ci salverà: a Noli concorso per aspiranti attori comici

    attori teatroSono aperte le iscrizioni per la seconda edizione del bando del concorso per aspiranti attori comici dal titolo “Premio Città di Noli … Una risata ci salverà”, abbinato all’omonima serata benefica a sostegno dell’Associazione per la Ricerca sul Cancro – Comitato Liguria.

    L’evento si terrà sabato 7 luglio in Piazza Chiappella a Noli, sotto la conduzione del comico genovese Enrique Balbontin e la direzione artistica di Maria Serrao.

    Il concorso è aperto ad artisti con almeno due anni di esperienza. Per partecipare alle selezioni è necessario inviare il proprio curriculum, una foto e un provino entro il 15 giugno 2012 all’indirizzo mail ufficio.manifestazioni@comune.noli.sv.it.

  • Count Basie: musica jazz e blues nel locale di vico Tana

    Count Basie: musica jazz e blues nel locale di vico Tana

    Batteria piattoIl Count Basie jazz di Vico Tana propone una settimana ricca di musica che spazia dal jazz al blues.

    Si inizia mercoledì 30 maggio con il concerto di Pablo Held Trio, composto da Pablo Held al pianoforte, Robert Landfermann al contrabbasso, Jonas Burgwinkel alla batteria

    Le lodi si sprecano quando si tratta di elencare le qualità musicali di questo gruppo: si parla di “carriera vertiginosa tra i giovani pianisti jazz”, di “combinazione ideale tra fantasia improvvisativa ed economia musicale” e di “uno dei gruppi giovani più avvincenti nel panorama jazzistico tedesco”.  Pablo Held infatti combina la calma di un musicista navigato, di casa in quasi tutti i grandi festival d’Europa, con la fame da lupo di un venticinquenne che vuole vivere il jazz da tutte le prospettive immaginabili. In ogni pezzo, il romantico e il razionalista che albergano in lui segnano nuovamente il loro terreno.L’ingresso è libero con tessera arci.

    Si continua poi con i consueti appuntamenti con la musica jazz e blues: giovedì 31 maggio spazio al trio composto da Gabriele Taccia (chitarra), Enrico Zilli (basso elettrico), Luca Faggioni (batteria) mentre il primo giorno di giugno c’è la jam session blues con ospite il Fabio Taddei Trio.

    La settimana si chiude in bellezza sabato 2 giugno con il Claudio Capurro Quartet, condotto dal capofila di tutti i sassofonisti genovesi, direttore della Big Borgo BandL’ingresso costa 5 euro con tessera arci.

    Tutti i concerti iniziano alle 21.30

     

  • Nodo ferroviario di Genova: utilità dell’opera e prospettive per il futuro

    Nodo ferroviario di Genova: utilità dell’opera e prospettive per il futuro

    Ferrovia di NerviTra le grandi opere infrastrutturali previste sul territorio genovese o in corso di realizzazione, indubbiamente il Nodo ferroviario è quella che ha suscitato meno polemiche tra i cittadini – anche se non sono mancate le lamentele dei residenti di Fegino interessati dallo scavo della galleria Polcevera – e rappresenta, a dire di molti, un intervento che porterà benefici soprattutto al traffico metropolitano e regionale, a media e lunga percorrenza, permettendo l’aumento della frequenza dei treni ed  il cadenzamento degli orari.
    Il Nodo di Genova è infatti un punto strategico della rete ferroviaria nazionale e internazionale in quanto costituisce un polo di interscambio fondamentale fra il sistema portuale e ferroviario sulle direttrici Genova – Ventimiglia, Tirrenica e Milano – Genova.

    L’obiettivo principale del progetto è separare i flussi di traffico: passeggeri a lunga percorrenza e merci da passeggeri regionali e metropolitani. Ma gli interventi previsti consentiranno anche di realizzare un collegamento fra il sistema portuale ligure e la rete fondamentale nazionale sia in direzione est-ovest che, soprattutto, in direzione nord-sud.
    Il potenziamento e l’automatizzazione delle infrastrutture e degli impianti del nodo permetteranno di sviluppare l’offerta di mobilità metropolitana. Infine l’adeguamento delle stazioni di Genova Voltri, Genova Sampierdarena, Genova Brignole, dei servizi nell’area di Genova Terralba e nella stazione di Genova Brignole, la realizzazione di nuovi impianti di sicurezza e controllo su tutta la tratta, favoriranno l’interazione intramodale e intermodale. Sarà così possibile potenziare e riorganizzare l’offerta, lungo la fascia costiera e la Val Polcevera. Ed anche il traffico merci avrà maggiore disponibilità delle linee all’interno del Nodo.

    Al termine degli interventi – previsto per il 2016 – i binari tra Genova Voltri e Genova Sampierdarena diventeranno quattro, quelli tra Genova Piazza Principe e Genova Brignole saranno sei.
    Il quadruplicamento della linea Voltri – Sampierdarena consentirà a tutti i treni a lunga percorrenza di transitare per la nuova linea e raggiungere Sampierdarena quindi Principe, senza interferire sull’attuale percorso litoraneo che sarà dedicato alla metropolitana pesante di superficie. In pratica i treni provenienti da Voltri, grazie al prolungamento della Bretella di Voltri, passeranno da Borzoli per poi scendere a Sampierdarena.
    L’opera, per un costo complessivo che supera i 600 milioni di euro, è finanziata interamente dal gruppo Ferrovie dello Stato.

    «La separazione dei flussi di traffico passeggeri metropolitani e a lunga percorrenza è un obiettivo positivo – spiega Bruno Marcenaro, ingegnere esperto di questioni ferroviarie –  in questo senso il nodo è un’opera benefica». E però rimangono alcuni punti oscuri «Hanno fatto trenta mentre potevano fare trentuno – sottolinea Marcenaro – per il traffico merci, infatti, non ci sarà nessun miglioramento perché è assente un punto fondamentale».
    Marcenaro si riferisce al collegamento di questo nuovo tratto di ferrovia con l’attuale linea di valico. Ovvero il collegamento Borzoli – Succursale dei Giovi. «Se il problema principale sono i traffici dei container del Vte di Voltri diretti a nord, questi ultimi continueranno ad andare a Sampierdarena – spiega Marcenaro – Qui i treni saranno costretti a fare manovra per invertire il locomotore e ripartire verso nord».

    Al contrario, se fosse realizzato il collegamento con la linea di valico, nel 2016, quando il nodo sarà finito «Esisterebbe già un collegamento Voltri – Milano», sottolinea Marcenaro.
    La risposta di FS è laconica: per questo è prevista la realizzazione del terzo valico. «Ma si parla di un’opera che sarà terminata almeno tra 10-15 anni – spiega Marcenaro – e nel frattempo la situazione per i treni merci sarà la medesima di oggi».
    La soluzione indicata da Marcenaro si chiama Bivio Lastrego «Un intervento già progettato dalle FS e poi rimasto al palo perché le stesse FS sostengono che questo avrebbe un forte impatto ambientale. E perché il terzo valico non prevede un devastante impatto sulle zone interessate? Il Bivio Lastrego è un collegamento di circa 2 Km che non comporterebbe un costo eccessivo e si innesterebbe sull’attuale linea di valico senza interferenze».

    «La verità è che il Bivio Lastrego renderebbe inutile la realizzazione del terzo valico – aggiunge Marcenaro – Le istituzioni potrebbero indirizzare le loro risorse per la realizzazione di altre opere più importanti. Ad esempio una metropolitana che giunga fino all’aeroporto a servizio delle delegazioni di Cornigliano, Sestri ed in un’ottica di rilancio del Cristoforo Colombo».

    Per risolvere il problema legato al trasporto merci le attuali linee di valico rappresentano la soluzione più adeguata «Se attrezzate bene, con segnalamenti ad hoc, il traffico potrebbe aumentare del 25% – sottolinea Marcenaro – Le FS hanno fatto un buon lavoro e sono già intervenute sulle linee di valico genovesi che oggi consentono la circolazione con marce parallele: ovvero due treni possono andare in salita contemporaneamente». Inoltre lo spostamento dei container da Voltri verso nord sarebbe più agevole «Sfruttando a dovere la linea di Ovada – spiega Marcenaro – l’unica linea di valico genovese che consente il transito di container delle più grandi dimensioni».

    Quindi in definitiva, secondo l’ingegnere Marcenaro, il nodo resta un’opera incompleta.
    E un’osservazione riguarda anche il traffico passeggeri «I treni che provengono da Ventimiglia in direzione Milano continueranno a transitare da Sampierdarena e da Principe – conclude Marcenaro – creando inevitabili impedimenti dovuti a manovre e cambio del locomotore. Con il bivio, invece, una volta giunti a Voltri salirebbero direttamente a Milano, ottenendo così un alleggerimento del traffico sulla stazione di Principe».

    Come detto l’obiettivo di separare i flussi di traffico del sistema ferroviario metropolitano e di quelli a lungo percorso migliorando di conseguenza l’offerta locale, resta lodevole. Ma pone comunque alcuni interrogativi. «Al termine dei lavori una coppia di binari sarà disponibile per la futura metropolitana di superficie – spiega Luigi Piccardo, presidente di Metrogenova, associazione che rivolge la sua attenzione alle problematiche  legate al trasporto locale – nel 2016, affinché la metropolitana possa essere operativa, sono necessari alcuni elementi: innanzitutto nuove fermate urbane; nuovi treni simili a quelli della metro, particolarmente leggeri, dotati di forte accelerazione, che comporteranno un costo significativo. Inoltre occorre stabilire un modello di gestione. Ovvero chi gestirà il servizio? Premesso che la rete è di proprietà di RFI (gruppo Ferrovie dello Stato) gli enti locali, Comune e Regione, dovranno adoperarsi per trovare un soggetto gestore del nuovo servizio metropolitano».

    Quindi un po’ di scetticismo sull’effettiva operatività della futura metropolitana pesante di superficie, è giustificato. In particolare dovranno essere realizzate nuove stazioni intermedie. Alcune come quella di Prà, San Biagio e via di Francia sono già state portate a termine, altre sono previste, ad esempio quella di Teglia. «Sono necessarie delle fermate intermedie a Prà-Palmaro, Cornigliano e Sestri – sottolinea Piccardo – a Cornigliano la stazione dovrebbe posizionarsi al centro della delegazione. Mentre nelle aspettative del Comune è prevista anche una fermata sotto il villaggio tecnologico degli Erzelli, per servire il futuro sistema di risalita al villaggio tecnologico e l’aeroporto. Il problema è che le FS non sembrano intenzionate a realizzare tutti questi interventi».

    Ma Piccardo pone anche un altro, non secondario, interrogativo «Nell’area di Genova Terralba potranno arrivare sia la Ferrovia urbana, anche se al momento il progetto di una fermata in quella zona non risulta compreso nei lavori appaltati, sia la Metropolitana, già prevista sino almeno a Piazza Martinez e con auspicabili estensioni verso Levante (San Martino) e Val Bisagno. Occorrerebbe un progetto integrato, che ancora non si intravede, che razionalizzi gli sforzi evitando duplicazioni e favorisca l’intermodalità tra le due infrastrutture».
    Il giudizio del presidente di Metrogenova è comunque positivo «È un’infrastruttura che può essere molto utile perché se aggiungo rotaie, aumento la capacità di trasporto. Il nodo è strettamente legato al terzo valico e serve anche a razionalizzare il flusso di traffico merci. Senza il nodo il terzo valico risulterebbe inutile. Secondo noi entrambe le opere sono necessarie».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Laura Sicignano, incontro con la regista e direttrice del Teatro Cargo

    Laura Sicignano, incontro con la regista e direttrice del Teatro Cargo

    Laura SicignanoAbbiamo incontrato Laura Sicignano, regista teatrale e direttrice del Teatro Cargo di Voltri, sul trenino di Casella in occasione dello spettacolo “Donne in guerra“. Un testo scritto da Laura appositamente per l’antico trenino genovese, dove le attrici alzano la voce per sovrastare il rumore del treno, un’ambientazione insolita e ricca di fascino. «Il testo è nato proprio per questo spazio così particolare. Durante la seconda guerra mondiale molte persone, soprattutto le donne, usavano questo treno perché erano sfollate nell’entroterra ed era un mezzo indispensabile per raggiungere Genova e trovare parenti, lavorare o fare acquisti. Lo spettacolo non è solo un viaggio fisico su questo antico treno, ma anche un viaggio mentale nella memoria di quelle donne che negli anni del conflitto ebbero un ruolo importantissimo. Alla fine della guerra queste donne si sono nascoste… le loro gesta, spesso anche eroiche, raramente sono uscite allo scoperto, ma proprio quelle donne furono protagoniste di una grande emancipazione, si trovarono sole e con la responsabilità di ruoli che fino a quel momento erano sempre stati degli uomini… Questa situazione, non a caso, portò ben presto al diritto di voto…»

    Quella del Teatro Cargo è un’avventura che parte nei primi anni novanta… Un’associazione, una compagnia, un teatro, una realtà consolidata. Oggi, dopo anni di arrampicata, Laura e le sue fidate socie possono guardarsi alle spalle con soddisfazione…

    «E’ stato un lavoro veramente faticosissimo condiviso con una formidabile squadra di socie come Laura Benzi e Maria Grazia Bisio che fin dalla fondazione mi sono state accanto. Una grande impresa personale costellata di tante soddisfazioni e anche tanto lavoro fuori Genova con tournee importanti. Sicuramente di questi tempi la sensazione è quella che si prova quando si compie il massimo sforzo e si ottiene il minimo risultato, per raggiungere i risultati di qualche anno fa bisogna lavorare molto di più, insomma sono davvero tempi duri. Poi aggiungiamoci che Genova non è certo una città con una vocazione di apertura al nuovo, basti pensare che un teatro come il nostro che esiste dal ’94 viene ancora considerato “giovane”, e questo a volte è un po’ buffo… La cosa che rimane molto gratificante è la risposta di pubblico e stampa, quello si…»

    Un matrimonio felice quello fra il quartiere di Voltri e il Teatro Cargo, arricchito in questi ultimi tempi dall’esperienza a Villa Duchessa di Galliera nell’antichissimo teatro restaurato…

    «Adesso Voltri vede il Cargo come il “suo” teatro, abbiamo un legame stretto con il territorio. Io per prima mi sento un po’ voltrese ormai anche se non abito lì, guai a chi me la tocca! E’ un quartiere vivo e attivo, con gente pensante… ed è molto buono anche il rapporto con le scuole del territorio.»

    Hai detto… “lotto per raggiungere quello che un anno fa avrei ottenuto faticando meno”… Come vivi il tuo lavoro, sei serena?

    «Questo non è certo un lavoro che ti rende sereno, è il lavoro della precarietà, ma lo sapevo bene anche prima di iniziare. Sono una persona combattiva di natura, le difficoltà mi stimolano ad essere ancora più agguerrita. Certe volte però alcune opportunità che la città perde creano un po’ di depressione, perché pensi che il tuo lavoro abbia un costo bassissimo per la collettività e che sia un buon lavoro, eppure le istituzioni spesso sembrano non accorgersene. La cosa bella e che da forza e serenità è la squadra, quando riesci a fare squadra con le persone con cui collabori… proprio come nel caso di questo spettacolo».

    Spesso ti abbiamo vista in prima linea contro i tagli alla cultura annunciati più volte sia dal Comune che dal governo. Credi sia possibile immaginare il teatro, ma anche la cultura più in generale, libera da ogni sorta di finanziamento pubblico?

    «Non è possibile perché il teatro non funziona come il mercato, è come una biblioteca o una scuola e i costi non possono essere sostenuti solo con i biglietti. Se le istituzioni smettessero di finanziare i teatri, i biglietti per gli spettacoli costerebbero cifre altissime e lo spettacolo diventerebbe un bene per pochi privilegiati. Poi ci sono realtà che hanno capacità di far fruttare meglio i contributi pubblici altre meno… ma questo non sta a me valutarlo, è compito delle istituzioni valutare i risultati: io ho dato 100 a questo teatro, quali benefici ho in cambio? Questo dovrebbe essere il ragionamento da fare…»

    Credi ci sia meritocrazia oggi a Genova nella distribuzione di questi finanziamenti?

    «In parte… Nel senso che chi si lamenta più forte solitamente ottiene il risultato migliore, ma c’è anche da considerare che tutto ciò che è cultura passa il più delle volte come superfluo e questo atteggiamento non aiuta certo nelle valutazioni. La cultura non è un bene di lusso, ma essenziale per il benessere e l’arricchimento delle persone. Inoltre la cultura crea posti di lavoro e indotto, benefici primari… ciò nonostante in Italia questo concetto non è ancora stato assimilato. Tornando più precisamente alla domanda, nessuno si prende la responsabilità di dare un giudizio artistico e suddividere i finanziamenti in base al gusto artistico… io potrei anche starci, ma nessuno si prenderà mai questa responsabilità. Se un ingegnere costruisce un ponte e questo crolla significa che l’ingegnere ha lavorato male, ma per uno spettacolo teatrale non può funzionare così, il giudizio è soggettivo. Chiaramente poi ci sono istituzioni nel mondo della cultura che è più difficile intaccare, realtà che rischiando capitali propri si sono costruiti negli anni una storicità e penso sia giusto valutare anche questo aspetto quando si finanzia la cultura. Ad ogni modo un po’ più di equità non guasterebbe, quello è sicuro, in particolare considerando il rapporto, come detto prima, fra costi e benefici.»

    Alla luce di quanto detto, che futuro vedi per il Teatro Cargo?

    «Di questi tempi non è più possibile pensare più in là di quelli che saranno i prossimi sei mesi, bisogna adeguarsi a questo stile di vita. Una condizione psicologica di assoluta precarietà, una situazione molto darwiniana dove sopravvivono non i migliori ma i più adatti… Noi siamo nati in mezzo alla spazzatura, ce la siamo sempre cavata, l’arte del funambolismo non ci manca per cui, che dire… “io me la cavo”!»

     

    Gabriele Serpe
    video di Daniele Orlandi

  • Esprimersi sul palcoscenico: laboratorio al Teatro Akropolis

    Esprimersi sul palcoscenico: laboratorio al Teatro Akropolis

    teatro palcoscenicoAnche per l’estate 2012 il Teatro Akropolis di Sestri Ponente organizza una nuova edizione dei suoi laboratori teatrali: quattro incontri che si svolgeranno in un momento davvero inedito – la notte, con orario dalle 22:30 alle 6 del mattino – martedì 19, mercoledì 20, venerdì 22 e sabato 23 giugno 2012.

    Durante i quattro incontri, attraverso esercizi e pratiche sull’azione fisica si affronteranno i temi della ricerca sugli aspetti primitivi dell’azione mitica. Il laboratorio sarà condotto da Clemente Tafuri in collaborazione con gli attori di Teatro Akropolis.

    Per informazioni e per iscriversi si può contattare Luca Donatiello al numero 329 9777850 o all’indirizzo mail laboratori@teatroakropolis.com.

  • Made in Italy: la Cassazione ribadisce il significato del marchio italiano

    Made in Italy: la Cassazione ribadisce il significato del marchio italiano

    Sentenza del TribunaleIl 24 maggio la Corte di Cassazione, con la sentenza n.19650, ha rigettato il ricorso proposto da una società calzaturiera a cui era stato sequestrato un carico di solette e gambali che riportavano il marchio Made in Italy, rinvenuto dalla Guardia di Finanza su un autocarro di proprietà di una società con sede in Romania.

    «I giudici, richiamando un’importante e recente normativa in materia, le legge n.55 del 2010, hanno sottolineato l’importanza e il significato del Made in Italy», si legge sul quotidiano di informazione giuridica Leggi Oggi, che ha reso nota la sentenza.
    In pratica è legittimo parlare di Made in Italy solamente se la lavorazione del prodotto è avvenuta prevalentemente all’interno del territorio nazionale.
    L’articolo 1 comma 4, della legge n.55 del 2010, definisce che cosa si intende per Made in Italy e quando è legittima l’apposizione sulla merce di questo marchio. Quest’ultimo costituisce per i consumatori un segno di garanzia della qualità e dell’autenticità del prodotto acquistato.

    La dicitura Made in Italy, scrivono i giudici «È permessa infatti esclusivamente per prodotti finiti per i quali le fasi di lavorazionehanno almeno avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare se almeno due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi è verificabile la tracciabilità. Punto fermo, comunque, è la necessità di assicurare la tracciabilità attraverso la evidenziazione del luogo di origine di ogni fase della lavorazione».
    Inoltre, nel settore calzaturiero si specificano dettagliatamente anche le singole fasi di lavorazione, ovvero «La concia, la lavorazione della tomaia, l’assemblaggio e al rifinizione compiuti nel territorio italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione».

    La Suprema Corte, nel casi di specie, sulla base di queste considerazioni rileva che «Per le solette, così come per i gambali, vi sarebbe stata sia l’apposizione di un marchio di imprenditore italiano sia la falsa attestazione di fabbricazione del prodotto in un paese diverso da quello effettivo … Non può negarsi per tanto la idoneità a ledere la lealtà degli scambi commerciali e ad indurre in errore i consumatori

  • Stati generali della partecipazione, a Palazzo Ducale l’evento a cura di Arciragazzi

    Stati generali della partecipazione, a Palazzo Ducale l’evento a cura di Arciragazzi

    Porticato di Palazzo Ducale

    Giovedì 31 maggio Palazzo Ducale ospita gli Stati generali della partecipazione, una manifestazione a cura dell’associazione Arciragazzi Liguria che ha l’obiettivo di far emergere, mettere in connessione e promuovere le iniziative di partecipazione dei bambini e dei ragazzi alla vita delle comunità locali, nel rispetto dell’art. 12 (partecipazione) della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza adottata dal Parlamento il 27 maggio del 1991.

    Il progetto AAA Partecipazione è attivo dal 2010 in Liguria, precisamente a Sanremo, Celle Ligure, Lavagna, La Spezia, Genova e nel corso degli anni ha ricevuto il patrocinio dell’ufficio del garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Liguria e si è interfacciato con le principali iniziative locali Unicef e con il Progetto Giovani della Fondazione Carige; nel 2011 Arciragazzi Liguria  in collaborazione con la Regione Liguria e in rete con altre organizzazioni locali e nazionali (in particolare il Coordinamento Nazionale Per I Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) ha organizzato il primo incontro regionale delle esperienze di partecipazione dell’infanzia e dell’adolescenza a Palazzo Ducale con la partecipazione di oltre 300 bambini e ragazzi.

    La manifestazione del 2011 ha riscosso un grande successo in termini di partecipazione e apprezzamento, per questo gli organizzatori hanno deciso di dare continuità al progetto e proporre anche nel 2012 a palazzo Ducale un evento per promuovere l’incontro “di persona” fra i bambini e i ragazzi impegnati nei Consigli Comunali dei Ragazzi, delle Consulte giovanili.

    Operativamente, l’incontro del 31 maggio prevede in mattinata un incontro in cui tutti i gruppi e le scolaresche potranno presentare le proprie iniziative territoriali presso la Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova; successivamente, dopo la pausa pranzo, i bambini e i ragazzi lavoreranno in gruppo, presso i diversi spazi di Palazzo Ducale, approfondendo nella prima parte del pomeriggio tematiche specifiche, per poter quindi riunirsi insieme per il saluto finale in tempo utile per il rientro presso le rispettive provenienze. Come per il 2011, il lavoro svolto dai bambini e dai ragazzi verrà quindi raccolto e sintetizzato, quindi costituirà la base di successive iniziative comuni, che saranno anche inserite nei progetti del PIDIDA Nazionale e del PIDIDA Liguria. Quest’anno gli organizzatori hanno contattato i Consigli Comunali dei Ragazzi di: Imperia, Vallecrosia, Sanremo, Taggia Arma, Spotorno, Quiliano, Arenzano, Borzonasca, Casarza e i gruppi dei ragazzi dell’Associazione Presente e Futuro di Genova.


    PROGRAMMA

    9.30 – 10.30: arrivo dei gruppi di bambini e ragazzi e benvenuto

    10.30 – 11 saluti generali

    11 – 11.30 il grande gioco della partecipazione

    11.30 – 12.30 i Gruppi dei Bambini e dei Ragazzi si presentano nella Fiera della partecipazione

    12.30 – 13.30 loggiato Cortile Minore: pausa pranzo

    13.30 – 15.30 sale e stanze di Palazzo Ducale: i bambini e i ragazzi si incontrano nei loro gruppi

    16 : fine giornata e rientro a casa

     

    Foto Daniele Orlandi

     

  • Villa Bombrini: lunga estate di musica e spettacolo a Cornigliano

    Villa Bombrini: lunga estate di musica e spettacolo a Cornigliano

    Concerto musica liveIn arrivo una lunga estate di appuntamenti a Villa Bombrini organizzati dalla Società Per Cornigliano, che vedono nella splendida location di Ponente la presenza di artisti di strada, teatri, musicisti e molte associazioni del territorio.

    Il primo evento si è tenuto lo scorso fine settimana ed è stato la fiera La città che vogliamo a cura della rete IF – Istruzioni per il Futuro.

    Questo il programma dell’estate 2012 a Cornigliano.

    Venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 giugno: Festeatro di Strada a cura dell’Associazione Culturale Sarabanda.

    Venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 giugno: Tutti i bambini a Villa Bombrini! a cura del Teatro del Piccione.

    Martedì 12 giugno: Dentro gli spari, spettacolo.

    Martedì 19 giugno: Una giornata con Giulio Coniglio, a cura del Teatro dell’Archivolto.

    Venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 giugno: Solstizio d’estate – la sagra urbana a cura del Circolo Arci Belleville.

    Giovedì 21, venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 giugno: Festival delle Periferie a cura dell’Associazione Culturale Metrodora.

    Giovedì 28, venerdì 29, sabato 30 giugno, domenica 1 luglio: POP Festival a cura dell’Associazione Arci Genova.

    Lunedì 2 e martedì 3 luglio: Cornigliano in Rock serata benefica a favore della Gaslini Band Band.

    Venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio: concerti della Filarmonica di Cornigliano

    Venerdì 13, sabato 14, mercoledì 18, giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 luglio: BLU BLU BLU Teatro Fisico a Villa Bombrini
    a cura di Teatri Possibili Liguria.

    Giovedì 26, venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 luglio: 2a Festa Popolare della Pro Loco

    Sabato 4 agosto: Darwin e Fitzroy viaggiatori per caso con Patrizio Roversi, a cura del Teatro Cargo.

    Sabato 8 settembre: Corpi Urbani/Urban Bodies a cura di Associazione Artu – Festival internazionale di danza in paesaggi urbani.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Macchina del tempo: la Gronda di Ponente fra annunci e polemiche

    Macchina del tempo: la Gronda di Ponente fra annunci e polemiche

    IL PRECEDENTE

    30 maggio 2009: il Comune di Genova dà il via libera ufficiale al progetto della Gronda di Ponente con una votazione a larghissima maggioranza, che ha visto il Consiglio Comunale ampiamente schierato, con 41 voti a favore e 4 contrari (i consiglieri di Sinistra e Libertà Arcadio Nacini e Bruno Delpino, Antonio Bruno di Rifondazione Comunista e Luca Dallorto dei Verdi). La decisione definitiva è arrivata dopo un dibattimento che comprendeva 10 ordini del giorno e 22 emendamenti, presentati dalle varie forze politiche con il sostegno dei comitati fortemente contrari al progetto.

    Un passo avanti dopo tanti anni di polemiche e discussioni, che ha portato alla sottoscrizione ufficiale del Protocollo d’Intesa, approvato in quegli stessi giorni anche dai Consigli di Regione e Provincia. Il protocollo impone che i cittadini siano informati in modo adeguato su quanto accadrà e che i risarcimenti legati al progetto siano adeguati. Inoltre è previsto un intervento con la società Autostrade per l’Italia affinché sia completata l´installazione delle barriere antirumore su A7 e A10 e perché la tratta compresa fra Genova Voltri e Genova Ovest diventi tangenziale gratuita.

    «Ora possiamo voltare pagina e andare avanti nel più breve tempo possibile» è stato il commento del Sindaco Marta Vincenzi a votazione terminata.

    Un anno dopo, nel maggio 2010, anche Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, annuncia la realizzazione della Gronda di Genova: «Per la prima volta in Italia, grazie al “dibattito pubblico”, i cittadini sono stati coinvolti nella discussione su “come fare meglio” un’opera che cambierà la viabilità della città e l’intera rete autostradale ligure. Con questo strumento è stato realizzato un vero e proprio esperimento di democrazia partecipata».

    IL PRESENTE

    Sono passati tre anni e la Gronda rimane solo un progetto, che vede le varie parti in causa ferme nelle stesse identiche posizioni.

    Nel settembre 2011, inoltre, la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ha indicato alcune criticità riguardanti i piani di bacino delle aree in cui dovrebbe passare la bretella autostradale, bloccando di fatto il progetto.

    Lo scorso gennaio, intanto, è stata rilanciata la proposta di rendere gratuita una parte dell’attuale tratta autostradale, un tema che proprio noi di Era Superba avevamo affrontato anni fa sulla nostra rivista.

    Quello delle grandi opere sarà uno dei primi provvedimenti di fronte al quale il nuovo Sindaco Marco Doria dovrà prendere una posizione ufficiale. In campagna elettorale ha dichiarato: «La Gronda di ponente si farà solo se servirà davvero e se la valutazione di impatto ambientale dirà che è opportuna. […] La realtà può cambiare, sono in corso delle opere che avranno degli effetti positivi sul sistema della mobilità cittadina. Proprio nel ponente cittadino, il cui traffico grava oggi sull’attuale autostrada, ritengo che la realizzazione della strada a mare e i lavori del nodo ferroviario di Genova potrebbero riservare dei binari per una metropolitana di superficie».
    La partita è ancora da giocare.

    Marta Traverso