Mese: Dicembre 2012

  • Mafia: appello per la scorta al presidente di Casa della Legalità

    Mafia: appello per la scorta al presidente di Casa della Legalità

    Un appello – promosso da “Liberi Cittadini di Certosa” e “Liberi Cittadini della Maddalena” per chiedere alle autorità competenti di proteggere le persone che in prima linea combattono contro le organizzazioni mafiose.

    Christian Abbondanza, presidente della “Casa della Legalità Onlus” (www.casadellalegalita.info/.org), è uno dei bersagli della ‘Ndrangheta. Ed è sempre di più in pericolo.

    «La ‘Ndrangheta non perdona, non tollera chi la indica nei suoi affari e legami con politica, economia e pezzi dello Stato, non accetta che si rompa l’omertà ed il silenzio che le garantisce di poter agire indisturbata – spiegano i promotori dell’iniziativa – Chi la combatte seriamente ed in modo efficace è al centro del mirino. Non solo i magistrati, ma anche i giornalisti ed i cittadini liberi che hanno scelto di puntare l’indice sugli ‘ndranghetisti, sui loro affari e sulla loro rete di relazioni, connivenze, contiguità e complicità».

    «Con il lavoro che ha promosso in questi anni, fatto a viso aperto, in modo assolutamente indipendente, Christian Abbondanza è diventato “il problema” per molteplici esponenti ed affari di alcune delle più potenti cosche della ‘ndrangheta in Liguria e nel Nord-Ovest, a partire dai GULLACE-RASO-ALBANESE, PIROMALLI, MAMMOLITI, GIOFFRE’-SANTAITI, e MORABITO-PALAMARA-BRUZZANITI – continuano Liberi Cittadini di Certosa e Liberi Cittadini della Maddalena – Dopo le efficaci inchieste sul controllo nella Sanità calabrese da parte della ‘Ndrangheta, e quelle, ad esempio, sulla corruzione, voto di scambio ed infiltrazioni negli appalti pubblici nel capoluogo ligure, l’azione di denuncia pubblica ed alle Autorità hanno contribuito in modo efficace nell’azione di prevenzione e contrasto».

    I risultati sono concreti, ecco alcuni esempi «Sequestri, confische e già alcune condanne per alcuni dei boss storici del centro storico genovese (Caci, Canfarotta, Zappone); arresto ed incriminazione, con sequestro dei beni, al boss Antonio Fameli; interdizione “atipica”, sequestri e incriminazioni per Andrea Nucera; condanna per corruzione, interdizione “atipica” ed ulteriori indagini per i Mamone».

    «L’ex Prefetto di Genova, Musolino, fece scattare la Vigilanza Generica Radiocollegata a tutela di Abbondanza – ricordano i divulgatori dell’appello – Una misura ormai insufficiente, soprattutto alla luce delle indagini sempre più pesanti che scaturivano dalle inchieste che Abbondanza portava avanti e che davano quindi impulso a provvedimenti dell’Antimafia e di diverse Procure. Per questo fu proposto di aumentare il livello di protezione, con la scorta. Misura, però, bloccata da resistenze forti nei Palazzi».

    «Forse perché Abbondanza e la Casa della Legalità non si sono limitati ad indicare i mafiosi, ma anche chi li ha protetti, tra le Forze dell’Ordine e la stessa Magistratura, con inerzie e sottovalutazioni, quando non con più pesanti responsabilità. Abbondanza, con la Casa della Legalità, aveva indicato da tempo, ad esempio, problemi e criticità all’interno della DDA di Genova, e queste critiche hanno poi trovato, purtroppo, conferma nel naufragare di alcune importanti indagini e, forse, anche nel provvedimento di rimozione di due magistrati dalla stessa DDA del capoluogo ligure».

    «Se i molteplici tentativi di fermare l’azione di informazione e denuncia di Abbondanza e della Casa della Legalità non hanno avuto effetto, pur con l’uso di minacce, intimidazioni e con una pioggia di querele e procedimenti per “diffamazione”, l’isolamento di Abbondanza e della Casa della Legalità permane, con le pesanti iniziative, spesso promosse direttamente dagli esponenti delle cosche ‘ndranghetiste, attraverso il continuo tentativo di delegittimazione, volto a minarne la possibilità di azione, spianando, così, la strada all’intenzione di colpirlo definitivamente da parte di alcuni dei più pericolosi ‘ndranghetisticoncludono i fautori della mobilitazione – Ora possono colpirlo quando vogliono, in ogni movimento e circostanza. Occorre che le Autorità, senza più tentennamenti, gli garantiscano un’adeguata protezione. Gli deve essere assegnata una scorta prima che sia troppo tardi… Abbondanza non è solo e sottoscrivendo questo appello chiediamo che venga disposta immediatamente la scorta per garantirne la necessaria sicurezza».

     

    Per inviare l’adesione all’Appello scrivere a: sostegnocasalegalita@gmail.com

    Info: www.facebook.com/scortaperabbondanza – http://sostegnoallacasadellalegalita.blogspot.it

  • La Circonvallazione a Monte: storia dell’espansione urbana dell’800

    La Circonvallazione a Monte: storia dell’espansione urbana dell’800

    La “Circonvallazione a Monte”, la strada panoramica che attraversa le alture di Genova, da un capo all’altro della città vecchia, rappresenta uno dei più significativi risultati dell’urbanistica italiana dell’Ottocento. Oggi ha conservato il nome, diventando un passaggio obbligato per chi vuole conoscere la Superba osservandola dall’alto nel suo insieme ed è uno dei luoghi più pregiati dove abitare.

    Il libro “La Circonvallazione a monte: Genova – Storia dell’espansione urbana dell’Ottocento”  di Rinaldo Luccardini, edito da Sagep – che viene presentatato oggi (lunedì 3 dicembre) alle ore 17:45 presso la Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale; interverranno tra gli altri, Luca Borzani (Presidente Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale), Stefano Bernini (Vice Sindaco di Genova) e l’assessore comunale a Culture e Turismo, Carla Sibilla – percorre i quaranta anni di questa leggendaria impresa iniziata quando c’era ancora il Regno di Sardegna e terminata ai primi del Novecento.

    Il volume descrive tutti i passaggi di uno sforzo collettivo «che mise alla prova l’ingegneria tecnica, quella finanziaria e quella del diritto patrimoniale – racconta l’autore del volume, Rinaldo Luccardini – e che tuttavia furono anche l’esercizio pratico delle prime tecniche urbanistiche, dal risanamento del centro storico alla nuova edilizia popolare, dai trasporti urbani meccanizzati all’intermodalità delle merci».

    Una ricerca senza alcun precedente nella storia della città che «si presta per innumerevoli altre esplorazioni poiché è basata sui documenti originali dell’epoca, tutti ancora disponibili – spiega Luccardini – Un’ enorme massa di informazioni che permette di analizzare i comportamenti delle persone: anche allora, come oggi, c’erano quelli che volevano le infrastrutture e quelli che le osteggiavano».

    Il libro è illustrato con le fotografie dell’epoca e con le planimetrie dei piani di ingrandimento urbano «In questi piani si vede anche la Genova che non è stato possibile realizzare – continua l’autore – perché la straordinaria bellezza della sua giacitura è anche il limite ai sogni dell’uomo».

    Nei cinquanta anni – tra il 1848 ed il 1898 – durante i quali il Comune di Genova ha costruito la Circonvallazione a Monte, gli uffici dell’epoca hanno conservato una rilevante quantità di documenti, ora custoditi dall’Archivio Storico del Comune, non solo progetti, contratti, dispute legali, ma anche appunti, volantini, manifesti. «I materiali si presentano commisti ad altri, senza un perentorio ordine cronologico o di genere, nello stesso ordine in cui vennero assemblati all’epoca dell’archiviazione, che spesso risale a più di centotrenta anni fa  – sottolinea Luccardini – Per riuscire a collegarli sequenzialmente è sufficiente metterli in ordine cronologico e questo è abbastanza facile perché in massima parte sono datati».

    Per riuscire a capire la strategia comunale, però «È necessario leggere simultaneamente i documenti dello stesso periodo, benché rivolti a gestire situazioni differenti sia sul piano locale che sul piano giuridico – conclude l’autore del libro – Confrontando queste “mosse” con ciò che accadeva in contemporanea in Italia e in Europa, si riesce a comprendere il valore di questa imponente impresa stradale, urbanistica ed edilizia».

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Diego Arbore]

  • Luigi Tenco, Pier Paolo Pasolini: quando la tragedia sveglia le coscienze

    Luigi Tenco, Pier Paolo Pasolini: quando la tragedia sveglia le coscienze

    Luigi TencoSi è parlato di “torpore coscienziale”, condizione politico-culturale che caratterizzava, negli anni ’60 e ’70, larghi strati della popolazione. “Maggioranza silenziosa“, così veniva definito questo “blocco sociale” trasversale che dalla piccola e media borghesia arrivava a toccare anche i ceti popolari.

    Ritengo importante soffermarmi su questo “muro sociale” conservatore perché la sua presenza impalpabile e, appunto, silenziosa, giocò un ruolo significativo. Più che di arretratezza politica penso si trattasse di una ben più grave arretratezza culturale che si esprimeva in una mentalità chiusa e refrattaria alle novità. Sarebbe quindi sbrigativo ed erroneo liquidare come “di destra”, compattamente, quest’area sociale. Infatti, anche una parte della sinistra popolare, allora legata al P.C.I, condivideva nei fatti le stesse posizioni conservatrici che non esitarono a condannare l’arte d’avanguardia, i capelloni dei primi anni ’60, gli omosessuali.

    Eppure, in quegli anni ci furono almeno due fatti che, sul piano del costume, scossero la società civile, arrivando forse a smuovere un po’ anche le “maggioranze silenziose”: 1967 suicidio di L. Tenco e 1975 omicidio di P. Pasolini. La sociologia ci insegna che quando nella società civile si verifica un “evento traumatico” si possono determinare cambiamenti nei comportamenti sociali più o meno diffusi, in relazione all’entità dell’evento stesso. L. Tenco si suicidò nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967, mentre era in corso il festival di Sanremo. Nel drammatico messaggio che lasciò scritto sulla carta intestata dell’albergo si leggeva un’attestazione d’amore per il pubblico italiano, ma al tempo stesso una profonda delusione per il passaggio in finale di una canzonetta insulsa come “Io tu e le rose” e una finta canzone di protesta come “La rivoluzione”. L’opinione pubblica fu scossa soprattutto perché non ci si aspettava che il Festival di Sanremo potesse essere sconvolto da una tragedia simile. La morte di L. Tenco fece irrompere nella spensieratezza del tempio della canzonetta disimpegnata e leggera, del bel canto popolare, un’altra realtà: il fatto che si potessero scrivere canzoni frutto di un’ispirazione più autentica, canzoni che parlassero della vita concreta, non idealizzata e mistificata.

    Che le cose stessero iniziando a cambiare – con grida di scandalo di ben pensanti e reazionari di ogni risma – lo si era in realtà già capito da qualche anno, visto che il Festival di Sanremo aveva ospitato alcuni complessi di “capelloni” e canzoni di protesta. Comunque quasi tutta la stampa batté la strada del “cantante solo, incompreso, forse depresso e inacidito per il mancato successo”. Certamente il mondo della canzone, dopo quel tragico fatto, non fu più lo stesso. Nel 1972 nacque a Sanremo il Club Tenco e nel 1974 vi si tenne la prima “Rassegna della canzone d’autore”. Il Club Tenco (presieduto e fondato da A. Rambaldi), per statuto, si impegna a promuovere e diffondere un nuovo tipo di canzone, fuori dalle strategie delle case discografiche e della musica di consumo. Una canzone rivolta alla parte più sensibile e impegnata della società civile, già frutto di una vitalità socio- culturale, segno attuale dei tempi.

    E veniamo alla drammatica vicenda di P. Pasolini, ucciso barbaramente nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Gli occulti mandanti e le circostanze dell’omicidio non furono mai del tutto chiarite. Anche in questo caso l’impatto fu notevole soprattutto sulle componenti della società civile più sensibili e culturalmente attive. Buona parte della stampa, dopo aver riconosciuto o semplicemente riportato con distacco il valore dell’impegno artistico e intellettuale di Pasolini, si soffermò soprattutto sugli aspetti da “cronaca nera”. La stampa più retriva e moralista trattò il caso come “maturato negli ambienti omosessuali”. Per il resto ci si limitò con poche eccezioni a descrivere le scelte di vita di Pasolini. Si perse così (volutamente, sia chiaro), l’occasione per una discussione non solo sulla statura artistica di Pasolini ma su ciò che, come giornalista, scriveva su quotidiani e riviste importanti come “Il corriere della sera”, “Il tempo”, “Panorama”, “Rinascita”, “Il mondo” ecc, oltre a dichiarazioni rilasciate in interviste, anche televisive.

    Gianni Martini

  • Inventaria 2013: bando di concorso teatrale

    Inventaria 2013: bando di concorso teatrale

    Teatro GarageLa compagnia teatrale DoveComeQuando presenta la terza edizione del bando di drammaturgia contemporanea Inventaria, che permette ai vincitori di accedere a un Festival che come ogni anno avrà luogo al Teatro dell’Orologio di Roma, dal 20 maggio al 2 giugno 2013.

    Le sezioni del concorso sono tre:
    Spettacoli, aperta a spettacoli di normale durata (da 45 a 120 minuti)
    Monologhi/Performance, aperta a monologhi e perfomance di durata non superiore ai 50 minuti
    Corti teatrali, aperta a corti teatrali che costituiscano in sé storie compiute (durata massima: 15 minuti)

    Ciascuna sezione si avvarrà di una distinta giuria e il bando si rivolge principalmente agli artisti emergenti.

    La preiscrizione deve avvenire via mail entro mercoledì 5 dicembre 2012 all’indirizzo rassegnadcq@dovecomequando.net, specificando la sezione e allegando i seguenti materiali:
    – scheda di partecipazione compilata
    – brevi note sul testo, brevi note di regia, sinossi, scheda tecnica, curriculum della compagnia e del regista e/o degli altri artisti coinvolti
    – copione (o piano dell’opera, se priva di un testo vero e proprio)

    L’iscrizione effettiva avviene mandando via posta gli stessi materiali entro sabato 15 dicembre 2012 all’indirizzo:
    Ass. cult. teatr. DoveComeQuando
    Viale Pola 29, int. 6
    00198 Roma.

  • Corso di cucito a Genova: laboratorio creativo con Riciclabò

    Corso di cucito a Genova: laboratorio creativo con Riciclabò

    taglio cucitoL’atelier Riciclabò, che si occupa di realizzare abiti e accessori secondo i principi del riciclo creativo, sta per avviare nel suo spazio in vico del Filo 19r un mini corso di cucito per principianti.

    Il laboratorio è rivolto a tutte quelle persone che vogliono imparare l’abc del cucito, per effettuare riparazioni e cucire per sé piccoli accessori. Il tutto secondo i valori e le tecniche di Riciclabò, che si basano dunque sul recupero di materiali e sul loro riutilizzo in chiave creativa.

    Questo il programma del corso.
    – Cuci Kit (strumenti di base per aspiranti sartine)
    – I punti a mano: come e quando si eseguono
    – Imparare ad attaccare un bottone e a fare un asola a mano con alcuni punti imparati
    – Realizzare a mano un punta spilli con materiali di riciclo
    – La macchina da cucire: come è fatta e come si utilizza
    – La macchina taglia e cuci: a cosa serve
    – I principali punti a macchina e il loro utilizzo
    – Realizzare un orlo da pantalone jeans, cambiare una cerniera o fare un orlo a una gonna
    – Realizzare con l’utilizzo della macchina un porta kit da cucito

    Il corso durerà 8 ore (2/4 lezioni, a seconda delle richieste dei partecipanti) e ha un costo di 80 €: è possibile iscriversi in qualunque momento dell’anno contattando Riciclabò ai numeri 349 8944271 o 348 6952966, o scrivendo a riciclabo@yahoo.it.

  • Val Bisagno: duemila firme al Fai per salvare Ponte Carrega

    Val Bisagno: duemila firme al Fai per salvare Ponte Carrega

    Ponte Carrega, ValbisagnoOltre 2000 firme, raccolte in soli due mesi, per salvare lo storico Ponte Carrega, destinato alla demolizione – al pari di altri 4 ponti (Bezzecca, Feritore, Guglielmetti, Veronelli) – secondo un progetto del Comune di Genova che prevede la risistemazione degli argini del Bisagno e l’allargamento della strada per 1,8 Km sulla sponda destra del torrente, tra Staglieno e Gavette, in vista del potenziamento del trasporto pubblico (busvia e, forse, un giorno, tramvia). Per realizzare l’operazione, l’amministrazione di Palazzo Tursi ha chiesto al Governo una quota dei finanziamenti del Piano delle Città.

    Cittadini e associazioniin prima fila il “Comitato Amici di Ponte Carrega” – venerdì scorso hanno consegnato le firme alla delegazione del Fai di Genova e così lo storico manufatto della Val Bisagno è entrato nell’albo dei “Luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano”. Inoltre, il Fai ha contattato la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria e sta conducendo un’azione di sensibilizzazione nei suoi confronti, in merito al destino del ponte.

    «Noi abbiamo un’altra idea di periferia e di città, dove contano anche la storia e l’identità dei luoghi – spiega il Comitato Amici di Ponte Carrega – Per questo diciamo NO ad un’altra via Madre di Dio».
    Un riferimento preciso allo scempio perpetrato tra la fine degli anni ’60 ed i primi anni ’70, quando venne volutamente cancellato un quartiere cittadino «Nella zona di Ponte Carrega, a Montesignano, in Piazzale Adriatico, furono “deportati”, alla fine degli anni ’60, gli abitanti di via Madre di Dio – spiega il Comitato – Adesso queste persone hanno a cuore il territorio in cui vivono e Ponte Carrega fa parte di questo territorio. Lo dimostra il fatto che in due mesi abbiamo raccolto più di duemila firme solo grazie al passaparola».

    «Piuttosto che di allargamento della strada noi preferiamo parlare di restringimento di 5 metri dell’alveo del Bisagno – spiega il Comitato – Un’operazione dal costo significativo: ben 24 milioni di euro. Ma l’aspetto più grave è che l’amministrazione comunale spaccia tutto questo come un progetto per la messa in sicurezza del Bisagno, mentre non è così e sappiamo tutti che la tramvia non si farà mai perché non ci sono i soldi necessari. Abbiamo contattato un legale e, insieme al WWF, stiamo lavorando ad una controperizia dello studio idraulico che era stato commissionato dal Comune di Genova all’ingegnere Renato Misurale». Lo studio, infatti, aveva considerato il progetto fattibile, dando il via libera all’intervento (ma per attuarlo concretamente si attende la decisione del Governo in merito alla distribuzione del finanziamento relativo al Piano delle Città).
    Nel frattempo, per stimolare il dialogo e chiedere alle istituzioni pubbliche un’ulteriore riflessione, il Comitato sta organizzando un dibattito pubblico al quale è stato invitato il geologo Mario Tozzi.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Collisions: Genova Quarto, mostra fotografica di Roberto Manzoli

    Collisions: Genova Quarto, mostra fotografica di Roberto Manzoli

    Mostra fotograficaDa lunedì 3 a giovedì 20 dicembre 2012 il Centro Civico di Quarto (via Delle Genziane, 15) ospita “Collisions”, mostra fotografica di Roberto Manzoli.

    Immagini fotografiche che si scontrano, come collisioni. Prima un’immagine esteticamente “bella” nel senso più comune del termine, poi una fotografia di risposta in contrasto con la precedente, per la sua “bruttezza” o forse meglio dire per la sua “sgradevolezza”, più nel contenuto che nella forma. Anche se forse non tutti saranno d’accordo.

    La tecnica usata è quella di stampe digitali Glicée su carta di cotone al 100% incorniciate senza vetro: un metodo di stampa che supera gli standard di conservazione in archivio da museo. I soggetti provengono da luoghi e tempi i più disparati e sono accoppiati per formare un contrasto visivo, appunto una “Collision”. Ci sono foto scattate su pellicola così come foto digitali, anche se il processo di stampa finale è digitale.

    Sul luogo della mostra viene distribuito gratuitamente il catalogo, con tutte le immagini e un breve testo introduttivo.

    Secondo l’autore, il senso della mostra è che “quello che appare non sempre dai nostri occhi viene giudicato correttamente e le cose sgradevoli, con grande sorpresa, all’improvviso diventano belle, se c’è un’armonia che lega il tutto“.

    La mostra sarà aperta solo nei giorni feriali, da lunedì a giovedì ore 9-12 e 15-17.30 e il venerdì ore 9-12.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Ripuliamo Santa Brigida: una domenica contro la Rumenta

    Domenica 2 dicembre 2012 il Consorzio Vivere Santa Brigida dà appuntamento a tutti coloro che vogliono trascorrere una giornata all’insegna della riscoperta del centro storico e di un maggiore rispetto dell’ambiente.

    I vicoli di Santa Brigida e Prè saranno infatti spazio per i volontari che vorranno contribuire a rimuovere l’immondizia dalle strade e, in particolare, raccogliere quegli oggetti che attraverso opere di riciclo creativo possono essere utilizzati come regali di Natale.

    Tra i partecipanti sarà inoltre organizzata una piccola gara: chi raggiungerà il peso maggiore di spazzatura vincerà un buono per un acquisto presso la Fabbrica del Riciclo.

    Appuntamento a partire dalle 9 in piazza dei Truogoli di Santa Brigida, la raccolta proseguirà per tutta la giornata.

    L’iniziativa è organizzata da Làbora e Boni Sport, in collaborazione con Vivere Santa Brigida. Sponsorizzato da Amiu.

  • Telelavoro: vantaggi per i lavoratori e per i datori di lavoro

    Telelavoro: vantaggi per i lavoratori e per i datori di lavoro

    Se siete tra quelli che ogni giorno rimangono imbottigliati nel traffico per recarvi al lavoro, o se viaggiate su treni che assomigliano a carri bestiame, sappiate che esiste una soluzione ai vostri problemi: il telelavoro. Conosciuto nei paesi anglosassoni come “Telework” o, nella versione americana, come “Telecommute” (ossia telependolarismo), il telelavoro è una modalità di organizzazione del lavoro che permette di svolgere le proprie attività lavorative indipendentemente dal luogo in cui ci si trova. Lo so, vi già state immaginando su una spiaggia caraibica mentre con una mano digitate sulla tastiera e con l’altra stringete un mojito. Diciamo che nella maggior parte dei casi non funziona proprio così, ma per molte persone rappresenterebbe comunque un netto miglioramento della qualità della vita.

    I luoghi da cui si può svolgere il telelavoro sono molteplici: da casa, da centri satellite appositamente creati dall’azienda o, in generale, da ovunque sia disponibile una connessione a internet veloce e un telefono. I vantaggi sono anch’essi molteplici e sono sia per i lavoratori che per i datori di lavoro. I lavoratori, grazie al tempo risparmiato per gli spostamenti, hanno la possibilità di ottenere un miglior equilibrio tra vita privata e lavoro e hanno più tempo per sé stessi e per la propria famiglia. I datori di lavoro hanno la possibilità di utilizzare la forza lavoro in modo più flessibile e, avendo bisogno di minori spazi per i propri dipendenti, ottengono un risparmio sulle spese per l’affitto, la manutenzione e la gestione degli immobili. A beneficiarne è inoltre l’intera collettività in termini di minore traffico e, di conseguenza, di minori emissioni inquinanti.

    Il telelavoro è un fenomeno crescente negli Stati membri dell’UE. La percentuale media di dipendenti impegnati nel telelavoro nei 27 Stati membri dell’UE è aumentata dal 5% circa nel 2000 al 7% nel 2005. Repubblica Ceca e in Danimarca detengono il primato di diffusione del telelavoro con circa il 15% dei lavoratori dipendenti coinvolti. Percentuali superiori alla media si osservano inoltre nei paesi scandinavi, in Belgio e in Olanda. La forma di telelavoro più utilizzato è quella a tempo parziale cioè alternandolo a modalità di lavoro tradizionali. Anche in questo caso, così come per altre forme di flessibilità, il nostro paese occupa le ultime posizioni all’interno dell’Unione europea: solo il 2,3% dei lavoratori è coinvolto in attività di telelavoro. Le ragioni di questa diffusione limitata sono molteplici e risiedono nella struttura produttiva del nostro paese, nell’arretratezza tecnologica  e in una mentalità retrograda.

    La nostra struttura produttiva italiana è costituita prevalentemente da piccole e medie imprese di tipo puramente manifatturiero e, in questo tipo di realtà, è difficile prescindere dalla presenza dei lavoratori sul posto di lavoro. Un altro grande ostacolo è dato dal fatto che l’Italia si posiziona agli ultimi posti in Europa per la diffusione della banda larga, rendendo quindi impossibile il telelavoro in molte aree del paese. Ma il motivo principale è che a molti datori di lavoro non piace il fatto che i propri dipendenti non siano presenti fisicamente perché non è possibile controllarli direttamente. Penso tuttavia che ad ognuno di voi sia capitato di avere colleghi che, sebbene presenti fisicamente, riescano a fare tutto meno che lavorare. Magari sarebbe più sensato valutare i risultati ottenuti dai propri dipendenti piuttosto che accontentarsi solamente della loro presenza in ufficio. Purtroppo questo sembra banale nel resto d’Europa, ma qui da noi per essere compreso richiederà probabilmente ancora molto tempo.

     

    Giorgio Avanzino

  • The Dark side of chocolate: il documentario a Macondo

    The Dark side of chocolate: il documentario a Macondo

    Cioccolato fondenteQuesta sera (sabato 1 dicembre 2012, ndr) alle 21 presso la fiera Macondo in piazza Matteotti avrà luogo la proiezione del documentario The Dark side of chocolate: un viaggio-inchiesta in Mali e Costa D’Avorio che ripercorre le rotte degli scambi attraverso cui i bambini vengono ridotti in schiavitù ed obbligati a lavorare nelle piantagioni di cacao, spesso senza nessuna retribuzione.

    I due Paesi, insieme al Ghana, producono circa il 60% del cioccolato a livello mondiale. L’International Labour Organization (ILO), agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella tutela dei lavoratori, ha stimato che i minori sfruttati nelle coltivazioni in Africa siano tra i 56 e i 72 milioni.

    Il documentario si pone l’obiettivo di sensibilizzare verso un acquisto consapevole di questi prodotti, rivolto direttamente ai raccoglitori oppure ad aziende che applicano i principi del commercio equo e solidale.

    Il film – in lingua inglese con sottotitoli in italiano, durata 45 minuti – è stato realizzato dal giornalista danese Miki Mistarti in collaborazione con il regista Roberto Romano.

    Questo il trailer del documentario.