Mese: Dicembre 2012

  • Cosmesi naturale e prodotti biologici: incontro al Solidoc

    Cosmesi naturale e prodotti biologici: incontro al Solidoc

    Piazza MatteottiSabato 8 dicembre, a partire dalle ore 17, presso il Solidoc di piazza Matteotti si svolgerà la Giornata del benessere.

    Questo il programma:
    – degustazione guidata di thè biologici
    – dimostrazione dei prodotti di cosmesi naturale Jala, a base di erbe, fiori, oli essenziali made in Italy
    – aperitivo con vino e cocktails preparati con frutta biologica
    – “buffet” di campioncini omaggio Jala “raccontati” da Francesca Gaffuri e Marzia Alberti

    Dalle 21 serata musicale con Chiara Figari (voce), Stefano Figari (basso) e Pino Rizzo (percussioni).

  • La favola dello spread: il valore scende e la crisi si aggrava

    La favola dello spread: il valore scende e la crisi si aggrava

    Questa settimana lo spread è sceso sotto la soglia psicologica dei 300 punti base. Subito dalla curva della tifoseria occupata dalla grande stampa si è scatenato un tripudio di striscioni e cori da stadio: un’ovazione per Mario Monti, che punta deciso – ha fatto sapere – a quota 287, la metà esatta di quando si insediò l’anno scorso (giusto per poter dire: “Quanto so’ figo? v’ho dimezzato il costo del debito!”).

    Ma il governo italiano, nella fattispecie, c’entra poco: il momentaneo balzo si deve all’annuncio del governo greco di voler investire 10 miliardi per ricomprarsi parte dei bond già emessi, pagandoli in media il 34,1% del loro valore nominale. L’importanza dell’annuncio si deve al fatto che il riacquisto di bond già emessi (in inglese buyback) sia una delle condizioni imposte dalla Troika per sbloccare 240 miliardi di euro di aiuti promessi. A questo si sono aggiunte le voci di un’apertura della Germania ad un’ipotesi di cancellazione di quote del debito greco. Nonostante l’immediata smentita del governo tedesco, ormai i mercati avevano cominciato a trarre le loro conclusioni.

    Se i Greci – questo sarebbe il ragionamento, a quanto ci viene detto – riescono a ottenere un taglio di parte del debito, allora questo nel suo complesso diminuisce (e quindi aumenta la possibilità di ripagarlo) e gli aiuti internazionali si sbloccano (e quindi nuova liquidità da ossigeno ad Atene). In questo modo la Grecia rientrerà in carreggiata, gli spread caleranno ancora, l’euro si salverà e ovviamente ci sarà pace e prosperità per tutti, più 40 vergini a disposizione di ogni uomo (e di ogni donna, così non mi accusate di maschilismo).

    In realtà le cose non stanno così, per motivi che chi segue questa rubrica ha ormai capito (e che hanno capito anche in giro per il mondo). Innanzitutto c’è il solito segreto di Pulcinella (di cui ho già scritto e riscritto): il debito muore pubblico, ma nasce privato. Pertanto, ammesso e non concesso che lo si possa ridurre, si otterrebbe comunque l’unico risultato di tamponare l’effetto senza toccare le cause strutturali. Inoltre vale sempre la pena di ricordare che tagliare 20 miliardi (questo il risparmio previsto) in modo così da potersi indebitare per altri 34 (tanto vale la prima tranche di aiuti) sembrerebbe un modo per aumentare il debito, più che per diminuirlo, come la storia della crisi greca ci ha insegnato finora (ma come avrebbe capito da principio anche il peggior studente di ragioneria delle superiori).

    Per cui i casi sono due: o la Troika è in mano a persone con l’intelligenza della mosca che continua a sbattere sul vetro per uscire dalla finestra, oppure è chiaro che nella storiella c’è qualcosa che non torna. E direi decisamente: “la seconda che hai detto”, per citare Quelo, il santone di Guzzanti.

    Come è noto, infatti, non è la prima volta che si impone ai creditori una ristrutturazione del debito greco. L’ultima fu a marzo di quest’anno, con una riduzione del 75% su un totale di 77 miliardi di euro, che il New York Times definisce giustamente “il più grande default della storia”: perché di questo si tratta. A ben vedere, infatti, se la ristrutturazione di per sé è sicuramente un beneficio per le casse elleniche, vista dall’altra parte, per i creditori, è al contrario una grossa perdita. Per quale motivo, allora, un’istituzione privata dovrebbe accettare perdite nell’ordine del 75% su un credito vantato legalmente? La risposta la sapete già: quand’è che, invece di riavere i 100 euro che avete prestato ad una persona, vi accontentate di 30? Quando valutate realisticamente di non poterne avere di più. Si tratta di una perdita, è chiaro: ma perdere 70 è sempre meglio di perdere 80, 90 o 100. Avete capito quindi cosa pensa tutta l’Europa del debito greco? Che non potrà mai essere ripagato interamente. Altro che ottimismo!

    E poi, scusate: ma se un’istituzione privata (diciamo una banca) va in sofferenza perché un credito (diciamo titoli di Stato greci) viene ripagato solo in parte, cosa succede? O per lo meno, cosa è successo finora in Europa? Le banche sono state abbandonate al loro destino oppure lo Stato è intervenuto per salvarle a costo zero? Immagino che abbiate capito l’antifona. Ma giunti a questo punto, vale la pena fare un ultimo sforzo.

    Ci sono pochi dubbi che a breve, anche se in un modo magari meno plateale, da Bruxelles se ne usciranno con una cosa del genere: “Cari amici Greci, abbiamo sbagliato. Si, è vero: vi abbiamo imposto tagli, sacrifici, austerità, disoccupazione, povertà e vari morti. Ma forse non è servito a nulla. Per cui, scusate tanto: passiamo al piano B. Ah! Sempre amici come prima, eh?”. Ma in realtà quattro anni di commissariamento non sono passati invano.

    Il debito pubblico non è diminuito, anzi: ma la sua composizione è cambiata. Ce lo spiega sempre il New York Times: «Solo nel 2008, tutto il debito governativo o sovrano greco era virtualmente nelle mani dei detentori di bond del settore privato, principalmente banche e fondi di investimento. Ma, in seguito all’intensificarsi della crisi del debito greco e all’intervento delle istituzioni pubbliche, i creditori privati ora ne possiedono solo il 27%». Chiaro il concetto? Non stanno salvando Grecia: si stanno preoccupando solo di chi lasciare col cerino in mano.

    Anche se sentite dire tutti i giorni che non ripagare il debito è immorale, resta pur sempre il fatto che innumerevoli volte succede: ed è per questo, tra l’altro, che un bond greco rende il 15% mentre un bund tedesco ha rendimento quasi negativo; perché il creditore (giustamente) vuole un guadagno maggiore per prestare soldi a chi è percepito come più a rischio di insolvenza. Ma questo significa che il rientro dal credito non è assicurato: se lo fosse, non avrebbe senso pagare interessi molto alti per avere denaro a prestito! Qualsiasi investitore vi dirà che l’investimento sicuro al 100% non esiste. Fa parte del mestiere di chi presta denaro fare la valutazione dei rischi: e se si sbaglia, semplicemente sono problemi suoi. E’ questo dettaglio, messo volutamente in secondo piano, che è decisivo per capire perché è importante l’identità del possessore del debito. Se il creditore è un istituto privato, per quanto potente, il governo può sempre dirgli: “Sai che c’è? I soldi che ti devo, non te li do: ormai sono in default e ne sopporterò le gravi conseguenze. Ma se devo scegliere tra te e le pensioni dei miei cittadini, preferisco le seconde”.

    Al Fondo Monetario Internazionale questo scherzo non lo puoi fare, perché quando ti ha prestato i soldi si è fatto mettere nero su bianco che il suo credito viene prima di quello di tutti gli altri. Alle banche e ai fondi greci, invece, lo scherzo si potrebbe fare: ma sarebbe darsi la zappa sui piedi. I soldi della BCE, poi, sono soldi dei cittadini tedeschi, olandesi, finlandesi, ma anche italiani e spagnoli: e quindi, in ultima analisi, soldi pubblici. All’appello manca solo qualche istituto privato europeo, soprattutto francese, ma in misura minore anche inglese e tedesco. Ecco perché l’agonia della Grecia è proseguita finora.

    Poi, certo: può darsi anche che a Berlino si siano davvero resi conto che il default di Atene segnerebbe la fine dell’euro. E può darsi anche che a Roma pensino davvero che il paese possa salvarsi con l’austerità. Ma resta il fatto che, dal Partenone al Colosseo, la prima esigenza a condizionare ogni strategia anti-crisi è sempre la stessa: evitare il tracollo del settore finanziario privato, scaricando i costi, se necessario, sul settore pubblico, sui contribuenti e sull’economia reale.

    Ecco spiegato il motivo, quindi, per cui lo spread scende proprio mentre si registra una disastrosa performance dell’economia italiana: l’aumento delle tasse e la soppressione degli incentivi, che comprimono i consumi e deprimono l’economia reale, sono necessari per garantire ai conti pubblici, nel breve periodo, di sopportare il costo del salvataggio del settore bancario. Nel medio periodo, però, la diminuzione di PIL richiede un nuovo intervento correttivo e la spirale recessiva prosegue aggravandosi: e in questo modo – lo capisce chiunque – il gioco è destinato a non durare a lungo.

    Insomma, non è il caso di illudersi, come fa Vito Lops del Sole 24 Ore, che addirittura si prende il lusso di canzonare il gota dell’economia mondiale (“le cassandre”) per aver sempre detto quello che puntualmente si sta avverando. Piuttosto dovremmo imparare a guardare lo spread per quello che è diventato: non un indicatore del rischio di default, ma del “rischio” che una democrazia si svegli e che decida di non essere più disposta a pagare per una crisi che non ha causato.

     

    Andrea Giannini

  • Trasporti ferroviari: Forum Ligure del tpl contesta le scelte della regione

    Trasporti ferroviari: Forum Ligure del tpl contesta le scelte della regione

    «Mentre la Guardia di Finanza mette al setaccio gli uffici regionali, la Regione Liguria mette in atto una rapina a mano armata ai danni dei cittadini che si alzano alle 5 del mattino e usano il treno per andare a lavorare», questo l’atto d’accusa delle associazioni dei pendolari, degli utenti, dei consumatori e degli ambientalisti, riunitesi nel Forum Ligure del tpl che si è duramente schierato contro qualsiasi riduzione del servizio e contro qualsiasi aumento tariffario, inviando un comunicato stampa ed una lettera all’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Vesco.

    «In merito alle proposte formulateci nell‘incontro del 3 dicembre per il servizio ferroviario 2013, facciamo presente che non condividiamo tagli e aumenti tariffari senza un piano di rilancio del trasporto pubblico su ferro e gommaspiega il Forum Ligure del tplRibadiamo la richiesta di un tavolo di confronto Regione Liguria – Comune di Genova – Trenitalia – Amt – Atp sull’integrazione oraria tariffaria e modale a partire dall’area metropolitana genovese».

    I pendolari liguri esprimono la loro più totale contrarietà «Alla disintegrazione tariffaria in atto e alla crescita della concorrenza tra aziende della gomma e del ferro che pure operano con sovvenzioni pubbliche in regime di esclusiva; la pericolosa deriva del tpl sta portando la Liguria ad allontanarsi dai modelli virtuosi per avvicinarla a regioni come la Campania dove il servizio del tpl è sceso del 50%; a una ripartizione del contributo – 75 milioni ferro; 119,5 gomma – a discapito del servizio ferroviario».

    E chiedono di «Approvare urgentemente la legge regionale sul tpl ed inserire nel provvedimento di Giunta per il finanziamento del tpl 2013 l’obbligo della integrazione oraria e tariffaria in tutta la regione, penalizzando nei contributi le aziende che non adempieranno. A sostegno di questa richiesta invitiamo le forze politiche della liguria a pressare il Consiglio regionale e la Giunta affinchè si riaffermi il ruolo di programmazione e coordinamento del trasporto pubblico».

    Infine il Forum Ligure del tpl invita i pendolari e gli utenti alla mobilitazione, partecipando alla settimana del tpl dal 17 al 21 dicembre «Per far sentire la propria voce con la lotta democratica e la disobbedienza tariffaria, qualora sia necessario a tutela del mobilità pubblica».

     

  • Trasta, Terzo Valico: spunta una trivella, i No Tav la bloccano

    Trasta, Terzo Valico: spunta una trivella, i No Tav la bloccano

    Ferrovia di NerviUna trivella che effettuerà i carotaggi funzionali ai lavori di viabilità del primo lotto di costruzione del Tav-Terzo Valico è arrivata a Trasta – nascosta dal buio e scortata da Polizia, Carabinieri e Digos – nella notte di martedì 4 dicembre. Il giorno seguente è stata più volte spostata, onde evitare le contestazioni dei cittadini schierati contro la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria.

    «La sera del suo arrivo si sono inizialmente radunati sul posto una quindicina di No Tav che hanno provato, con i propri corpi, a contrastarne il passaggio, ma sono stati quasi subito spostati a spintoni dalla polizia – scrive il Movimento No Tav-No Terzo Valico – Nelle ore successive, sono accorse altre decine di attivisti che hanno deciso di darsi appuntamento per Giovedì 6 dicembre».

    Ieri pomeriggio, verso le ore 15.00, parte la caccia alla trivella che viene intravista aldilà di un cunicolo che passa sotto la linea ferroviaria esistente, in piena attività, con due operai al lavoro e la Digos a sorvegliarla a distanza.

    I manifestanti aggirano la Polizia trovando un passaggio nella zona del bosco retrostante e raggiungono la trivella attraverso un sentiero «Alcuni ci salgono sopra arrampicandosi in cima al braccio di trivellazione e imponendo di fatto il blocco dei lavori – continua il Movimento No Tav-No Terzo Valico – L’immediato passaparola fa sopraggiungere altri attivisti ed il blocco si infoltisce. Dopo una buona dose di ragioni contro l’alta velocità gli operai abbandonano la trivella e, vista l’impossibilità di lavorare, se ne vanno protetti dalla polizia».

    «Durante il blocco le carote di terra estratte in mattinata, ed essenziali alle indagine geotecniche, sono tornate a far parte della terra e del bosco cui appartengono da sempre – annunciano gli attivisti No Tav-No Terzo Valico – Le prime macchine di devastazione ad alta velocità hanno ricevuto la giusta e legittima accoglienza da chi non vuole che la propria terra, e i suoi luoghi di vita, vengano ulteriormente inquinati e saccheggiati».

    Il blocco della trivella si somma alle recenti giornate di resistenza contro gli espropri di Fraconalto.

    «Un blocco efficace, incisivo, un’azione semplice, diretta, spontanea, ma soprattutto di cuore – concludono gli attivisti – Adesso sulla trivella bloccata a Trasta, sventola la bandiera No Tav».

     

    Stasera a Pontedecimo, alle ore 21:00, presso la sala del palazzo municipale in via Guido Poli 12, si svolgerà un’assemblea popolare sul Terzo Valico; partecipano: Massimo Dallagiovana (RSU Ericsson Genova), l’avvocato Laura Tartarini, esponenti del Comitato per l’Ospedale Gallino. «C’è chi dice che grazie ai lavori del Terzo Valico ci sarà una caduta positiva sull’occupazione locale – spiegano gli organizzatori – quando invece è dimostrato che la stragrande maggioranza degli operai verranno da fuori e alloggeranno nei campi base previsti dal progetto».

    Venerdì 15 dicembre è prevista una fiaccolata – da Pontedecimo a Campomorone – per denunciare l’inutilità della grande opera.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Librerie indipendenti Genova: una pagina Facebook per sostenerle

    Librerie indipendenti Genova: una pagina Facebook per sostenerle

    Libri ScaffaleChi bazzica abitualmente via XX Settembre e dintorni, o uno dei tanti centri commerciali della nostra città, è abituato a girare soprattutto nelle librerie che fanno capo a grandi catene (Feltrinelli, Mondadori, Giunti, Coop etc).

    Esistono però anche piccole, talvolta minuscole librerie di quartiere, che non appartengono a nessun gruppo editoriale e che sono gestite autonomamente da una o poche persone, con lo scopo di portare avanti due attività fondamentali: da un lato promuovere la lettura e più in generale la cultura; dall’altro mantenere vive le zone periferiche e “dimenticate” di Genova, soprattutto quelle in cui vi sono situazioni di degrado.

    Per sostenere questi poli culturali e le loro attività, è stata creata da circa un mese – precisamente l’8 novembre 2012 – la pagina Facebook “Librerie indipendenti Genova”, che al momento conta più di 300 fan e il supporto attivo di alcune librerie della città. Come si legge nella descrizione della pagina, “le librerie di quartiere sono presìdi di civiltà contro il degrado, punti d’incontro che migliorano la qualità della vita di chi abita intorno“.

    Questo l’elenco completo: Libreria Libro Più in via Poli a Pontedecimo (che ha anche promosso il concorso letterario Un libro fatto a mano), Porto Antico Libri, Il libraio in via Stuparich a Bolzaneto, Libreria Booksin in vico del Fieno, Libreria Falso Demetrio in via San Bernardo, Libreria Sogno alla Marina Genova Aeroporto, Libreria di Palmaro, Mastro Libraio in via Rossini a Rivarolo, La metà del cielo in via Marco Sala a Nervi.

    Lo spazio è aperto a tutte le librerie non ancora presenti e più in generale a chiunque voglia dare un contributo per sostenere le attività della pagina: al momento i post pubblicati spaziano da foto e citazioni fino alla segnalazione di eventi e presentazioni di libri a Genova, mentre è dichiaratamente vietata ogni forma di pubblicità.

    Marta Traverso

  • Concorso moda etica 2013: il bando di Artigianauti

    Concorso moda etica 2013: il bando di Artigianauti

    modaGli Artigianauti, sito web dedicato alla promozione dell’artigianato contemporaneo e del Made in Italy, ha indetto un bando di concorso di moda etica per designer, stilisti e creativi: concepire un capo di abbigliamento o un accessorio con attenzione alla filiera produttiva, scegliendo tessuti e tinture naturali o utilizzando scarti e rifiuti in modo creativo e innovativo.

    L’obiettivo è creare una rete di professionisti del settore che operino secondo questi valori.

    Tema del concorso è il bianco ed è suddiviso in quattro sezioni:
    – abbigliamento
    – accessori moda
    – bijoux e gioielli
    – tessile

    Ogni partecipante dovrà inviare entro il 31 marzo 2013 la domanda di partecipazione, i materiali del proprio progetto e la ricevuta della quota di partecipazione (60 €) via mail a info@gliartigianauti.com.

    Le opere selezionate parteciperanno alla settimana della Moda a Firenze, che avrà luogo a giugno 2013: in quei giorni si terrà un evento dedicato al concorso per proclamare i vincitori di ciascuna categoria.

    Ognuno dei quattro vincitori avrà in premio un  uno shooting fotografico, la creazione di un catalogo digitale, l’invio di una newsletter agli oltre 13.000 contatti di Artigianauti.

    Inoltre, questi i premi in palio per le singole sezioni:
    – Abbigliamento e Accessori Moda: spazio vendita presso Eco fashion store
    – Bijoux e Gioielli: esposizione presso Abilmente Fiera (Vincenza)
    – Tessile: workshop formativo

    Verrà inoltre assegnato un Premio Speciale che consisterà nel poter creare 3 pezzi inediti all’interno della collezione Misael, distribuita in tutto il mondo.

  • Coro Daneo e Don Gallo: concerto di beneficenza

    Coro Daneo e Don Gallo: concerto di beneficenza

    coro daneoVenerdì 7 dicembre 2012, presso l’Abbazia di San Bernardino (salita S. Bernardino, adiacente a piazza del Carmine), si terrà a partire dalle 20.30 una serata di beneficenza a sostegno dell’associazione Città Aperta.

    In programma un concerto del Coro Daneo diretto da Gianni Martini e un intervento di Don Andrea Gallo. Seguirà un piccolo rinfresco offerto dai coristi e dai soci di “Città Aperta”.

    L’Associazione Ambulatorio Internazionale “Città Aperta” è un’associazione di medici, infermieri e volontari che vuole rendere effettivo il diritto alla salute proprio di ogni essere umano, di qualunque provenienza geografica, religione e status sociale. In particolare, l’associazione fornisce assistenza medica di base agli immigrati “irregolari”, in collaborazione con gli ospedali cittadini, nell’ambito di una battaglia più ampia in difesa dei diritti della persona.

    La serata è a ingresso con offerta libera.

  • Sturla: residenze e box al posto dell’ex scuola Collodi

    Sturla: residenze e box al posto dell’ex scuola Collodi

    Una scuola abbandonata a se stessa per un quarto di secolo, giace sul fondo di una valletta nel quartiere di Sturla, in attesa di un intervento di riqualificazione in grado di recuperare un’area immersa nel verde, stretta tra diversi palazzi edificati a partire da metà degli anni ’50.
    Stiamo parlando dell’ex scuola elementare Collodi di via Marras civico n. 32, con accesso dall’omonima creuza, ma ben visibile da via Sibilla Mertens, oggi strada privata, un tempo antico ponte che collegava via Sturla (già denominata “Route Imperiale” Napoleonica nel 1820 circa) con quella che era una zona di aperta campagna caratterizzata dalla presenza di ville (tra le quali Villa Bernabò Brea che diede il nome al futuro quartiere), case signorili e terreni coltivati.

    LA STORIA

    Nel 1950-52, all’epoca del sindaco Gelasio Adamoli, il Comune di Genova decise di costruire, in questa porzione di territorio, un complesso di case popolari. Il nuovo quartiere INA-Casa Bernabò Brea sorse tra il 1950 e il ’53 – su progetto urbanistico di Luigi Carlo Daneri, citato quale scuola di architettura – in un contesto tranquillo, circondato da vialetti, creuze e spazi verdi che si mantenne tale fino a quando la successiva cementificazione, con il conseguente aumento di automobili circolanti, lo deturpò irrimediabilmente.
    Il 23/05/ 1956 l’amministrazione comunale allo scopo di dotare il nuovo quartiere di un edificio scolastico, come recita l’atto ufficiale, acquistò dal privato proprietario un terreno attiguo, quello dove attualmente si trova l’ex scuola Collodi.
    La scuola, luminosa e dotata di un bel giardino, ha svolto al meglio la sua funzione per circa una trentina d’anni, dai primi anni ’60 a metà anni ‘80, poi è stata dismessa e lasciata degradare senza una spiegazione plausibile.
    Purtroppo la nostra città è piena di ex aree industriali o produttive, rimaste buchi neri per decine e decine di anni, ma in questo caso si tratta di un edificio scolastico pubblico che ancora avrebbe potuto essere utilizzato a questo fine, vista anche la carenza di spazi in alcune scuole genovesi, oppure, al limite, adibito ad un’altra tipologia di servizi per il quartiere.
    In questo senso alcuni tentativi sono stati fatti ma senza successo. Il problema principale è rappresentato dalla critica mobilità della zona. La scuola, infatti, ha un accesso pedonale dalla creuza di via Marras mentre l’unico accesso carrabile è da viale Bernabò Brea.
    In seguito l’amministrazione, quale soluzione definitiva, decise di mettere in vendita il sito che fu acquisito prima da Spim, società per la promozione del patrimonio immobiliare partecipata al 100% dal Comune di Genova, poi da Tono Due (appartenente al 100% alla capogruppo Spim), con il compito di valorizzarlo.
    La proprietà viene messa all’asta il 29/06/2007: la base di partenza è 1 milione e 400 mila euro. Nel 2008 viene aggiudicata alla società Selfimm S.p.A. per 3 milioni e 650 mila euro.

    Plastico primo progetto; totale riempimento della valle

    IL PRIMO PROGETTO CONTESTATO DAI RESIDENTI

    La Selfimm nello stesso anno (2008) presenta un progetto che prevede la demolizione dell’ex scuola Collodi e la successiva ricostruzione di un edificio residenziale con 13 appartamenti collocati sopra a 76 box, cosiddetti interrati, distribuiti su tre piani.
    I proponenti partono dal presupposto che per costruire la scuola sia stata alterata la quota di livello. In altri termini, disconoscono la storica presenza di un avvallamento (confermato dalle fotografie d’epoca che mostriamo in queste pagine) delimitato da via Marras a nord e via Sibilla Mertens a sud.

    Nell’800 la zona era aperta campagna e nel fondovalle si coltivava la terra. Inoltre in carte napoleoniche è stata accertata la presenza di un rivo, il Rio Saietto (che diede il nome a tutti i vicoli di via alla Costa di Serretto), che scorreva attraverso i terreni e probabilmente, ancora oggi, si nasconde nelle viscere dell’avvallamento (anticamente chiamato “Fosse de Saietto”).
    Il progetto della Selfimm contempla il totale riempimento della valle, al fine di ripristinare la presunta quota di livello originaria. Una colata di cemento che sarebbe giunta all’altezza del ponte di via Sibilla Mertens, inglobando i box interrati, mentre al di sopra di essi avrebbero trovato spazio i nuovi appartamenti. Se l’intervento venisse portato a compimento, gli abitanti di via Marras e viale Bernabò Brea, si troverebbero di fronte un muraglione alto 25 metri.
    Per quanto riguarda il problema della viabilità, i proponenti ipotizzano un ingresso carrabile da via Mertens. Tra l’altro la licenza a costruire è subordinata al permesso di accesso che dovrebbe essere concesso dai privati. Parliamo di una via stretta e poco agevole che non potrebbe reggere l’urto del passaggio quotidiano di decine di automobili.
    E così la Selfimm per superare queste criticità acquista da Arte (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) una porzione di terreno all’angolo tra via Sturla e viale Bernabò Brea (confinante con i civici n. 25 e 27 di quest’ultima) e progetta una rampa asfaltata dall’impatto devastante, una sorta di tunnel che dovrebbe passare sotto la creuza di via Marras per sbucare in una curva di via Sturla.

    Il Progetto è il numero 3602/2008 con permesso di costruire n. 792/2009 rilasciato dal Comune di Genova il 9/11/2009.
    I proponenti dunque ottengono tutte le autorizzazioni e, come recita il cartello ancora appeso all’ingresso della scuola, la data di inizio lavori è il 28 giugno 2010. Giusto il tempo di entrare nell’area di cantiere perché l’operazione, dopo pochi mesi, viene bloccata.
    Alcuni residenti, infatti, considerano l’intervento troppo invasivo e presentano ricorso al Tar della Liguria. Il Tribunale Amministrativo Regionale dà loro ragione con la sentenza numero 11704 del 31/12/2010. La licenza a costruire decade per effetto della decisione del Tar, il quale ha evidenziato alcuni vizi di forma che hanno accelerato la concessione dei permessi. Inoltre la sentenza del Tar ha annullato la Norma speciale (53) del PUC (Piano Urbanistico Comunale) vigente che recita «Area posta in fregio a via Marras: sull’area indicata con apposito perimetro nella cartografia del PUC., foglio n. 45, sono confermate le superfici, le destinazioni d’uso, il dimensionamento e la configurazione planivolumetrica della nuova costruzione di cui al progetto n. 3602/2008, così come approvato con il permesso di costruire n. 792/2009, che assume pertanto valore di disciplina urbanistica di riferimento». La predetta sentenza è stata impugnata dai proponenti ed attualmente il procedimento è pendente al Consiglio di Stato.

    IL NUOVO PROGETTO MENO INVASIVO

    Nelle more del procedimento la società Selfimm ha presentato un nuovo progetto. Una sorta di “piano B”, nel caso il controricorso al Consiglio di Stato non dovesse andare a buon fine.
    L’attuale progetto prevede la demolizione dell’ex edificio scolastico realizzato in pannelli prefabbricati che potrebbero contenere fibre d’amianto, di conseguenza le operazioni di smantellamento dovrebbero prevedere le opportune cautele – e la ricostruzione di un edificio residenziale a 5 piani con 4 appartamenti ciascuno (per un totale di 20) che si sviluppa, in parte, al di sopra di un’autorimessa interrata monopiano (per 20 box) che insiste su un sedime di maggiori dimensioni. L’intervento è conforme al Piano Casa ed in questa area è ammessa la sostituzione edilizia prevedente un aumento volumetrico del 35%.
    Quindi nuove residenze ma un numero limitato di posti auto e soprattutto un progetto che nel complesso appare ridimensionato e decisamente meno impattante, senza l’inquietante “riempimento” della valle. Tuttavia, l’altezza dell’edificio dovrebbe superare di circa due piani la quota del ponte di via Sibilla Mertens e permarrebbe il nodo della viabilità, comunque di difficile risoluzione.

    L’area interessata dalla trasformazione si trova al confine tra i municipi Medio-Levante e Levante. Per questo entrambi gli enti sono stati chiamati a fornire un parere, per altro non vincolante, in merito al nuovo progetto e agli oneri di urbanizzazione.
    «Una riqualificazione è necessaria – spiega Paola Borghini consigliere (Federazione della Sinistra) del Municipio Levante – Oggi questo luogo è completamente abbandonato a se stesso e non può essere lasciato in tali condizioni. Il precedente progetto, però, era troppo invasivo ed il Tar ha accolto il ricorso presentato da alcuni cittadini. Il nuovo intervento, invece, appare accettabile e probabilmente incontrerà minori contestazioni da parte dei residenti».
    Detto ciò, aggiunge Borghini «Ai fini di una maggiore tutela, sarebbe utile condizionare il parere favorevole dei municipi alla certezza che il primo progetto sia stato definitivamente accantonato da parte della società proponente, perché, in caso di accoglimento dell’appello proposto, il soggetto attuatore potrebbe riconsiderare la prima ipotesi progettuale».
    Per quanto riguarda gli oneri di urbanizzazione che dovrebbero ricadere sul territorio, ancora non si conosce l’importo a disposizione e sono in campo due ipotesi: la realizzazione di alcuni orti urbani in una fascia verde oggi degradata e la sistemazione di un tratto stradale.
    Ma occorre non dimenticare, come sottolineano alcuni abitanti, che il primo progetto è ancora vivo, “congelato” in attesa della risoluzione del contenzioso legale. Dietro l’angolo, dunque, permane il rischio di una beffa, nel malaugurato caso il Consiglio di Stato dovesse ribaltare la sentenza del Tar e concedere il via libera all’intervento tanto contestato.

     

    Matteo Quadrone

  • Bar 8 Rosso

    Bar 8 Rosso

    Piazza Del Carmine Genova barIl Bar 8 Rosso si trova in una posizione privilegiata al centro della caratteristica piazza del Carmine; è il punto di riferimento principale per chi vuole trascorrere un po’ di tempo in tranquillità, ritagliandosi una pausa nel programma della giornata.

    I tavolini, posizionati al centro dell’isola pedonale, accolgono l’avventore con le numerosissime proposte del bar.

    In pochi mesi l’8 Rosso si è ritagliato un ruolo importante nelle serate della zona grazie agli ottimi aperitivi preparati ad arte da veri specialisti, alla birra proveniente dalla Germania che raccoglie sempre più estimatori, e alla gentilezza e premura nel servizio, aspetto sempre molto gradito dai clienti.

    Durante il giorno l’8 Rosso è in grado di soddisfare chi ha desiderio di un buon caffè, di uno spuntino: molto particolari e rinomati i toast e le insalate, nonché la cucina preparata da un’ottima ditta di gastronomia.

    Il bar 8 Rosso si è felicemente inserito nella rete che promuove il quartiere del Carmine e partecipa fattivamente all’organizzazione e realizzazione di serate in piazza che hanno avuto sempre grandi riscontri in termini di partecipazione.

    BAR 8 Rosso di Fabiola Sacone

    Indirizzo: piazza del Carmine 8 R 16125 Genova, centro storico

    Telefono:  349 5668226

    Email: fabiola8rosso@gmail.com

    Pagina FB : 8 Rosso

    Orario apertura invernale: dal lunedì al giovedì 6.30-22, venerdì e sabato 6.30-24

    Orario apertura estiva: dal lunedì al sabato: 6.30-24

    Chiusura: domenica

     

    (I.P.)

  • Circumnavigando 2012, dietro le quinte del festival di circo e teatro

    Circumnavigando 2012, dietro le quinte del festival di circo e teatro

    Arte di Strada teatro attoriDal 22 dicembre al 6 gennaio, torna a Genova Circumnavigando, Festival Internazionale di Teatro e Circo. Giunto alla XII edizione, il festival -organizzato dall’Associazione Culturale Sarabanda– è un evento ormai ben noto ai genovesi. In attesa che venga reso noto il programma di questa edizione, siamo andati a sbirciare dietro le quinte della manifestazione per vedere come nasce quest’evento.  Dal 2001 ad oggi: come è cresciuto “Circumnavigando” e cosa significa organizzare un festival di teatro di strada? A raccontarcelo, il direttore artistico di Circumnavigando, Boris Vecchio, e l’organizzatrice Barbara Vecchio.

    «Il nostro festival è stato una scommessa», racconta Boris. «Siamo stati i primi ad organizzare una manifestazione di teatro di strada in inverno. Scelta insolita, e apparentemente controproducente. In realtà, all’inizio avevamo pensato di realizzare Circumnavigando a settembre, ma poi (era il 2001) c’è stato l’attentato alle Torri Gemelle e… ci siamo visti costretti a rimandare il progetto, che è slittato di qualche mese. Un po’ il caso, un po’ la voglia di metterci alla prova ci hanno fatto optare per dicembre: ogni anno il festival si svolge a ridosso del Natale, momento già di per sé “festoso” e propizio per richiamare le persone nelle strade e offrire loro spettacoli di vario tipo. La gente è coinvolta attivamente: è il teatro che scende in strada! Di certo, organizzare questo festival non è semplice, non fosse altro che per le tante sedi in cui è articolato: in centro, al Porto Antico, nel centro storico, alla Foce. E poi anche a Rapallo –dall’anno scorso- e Sestri Ponente. Tutto parte molto prima: i contatti con compagnie di artisti locali, nazionali e internazionali, il programma, le scenografie, i registi, il cachet. E ogni particolare va calcolato alla perfezione perché non c’è un pubblico pagante che viene a vederti a teatro, ma c’è una performance che deve attirare l’attenzione di gente che non sa nulla di cosa vedrà. È una scommessa, appunto».

    A dimostrazione della portata dell’iniziativa, è da ricordare che lo scorso ottobre, Circumnavigando, assieme a Suq e al festival teatrale di Borgio Verezzi, è stato premiato al Festival of Festivals Awards 2012 di Matera. Tre iniziative grazie alle quali la Liguria si è aggiudicata questo importante riconoscimento nazionale e che fanno della nostra regione una delle eccellenze italiane in campo culturale. La Regione ha pubblicato solo poco tempo fa il bando annuale per lo stanziamento dei finanziamenti riservati alle attività dei festival del 2012. Oltre alle difficoltà nella messa a punto dei programmi, date dai tempi ristretti, un altro fattore non trascurabile è quello della portata dei fondi: quelli per il 2012 sono stati già ridimensionati, e per il 2013 si preparano scenari ancora meno rosei, visto che i tagli chiesti dalla spending review andranno a colpire anche il settore della cultura e delle arti. Nonostante queste previsioni infauste, dall’associazione Sarabanda arrivano parole speranzose:

    «Finché si potrà, noi andremo avanti! Abbiamo intenzione di lottare fino alla fine per mantenere questo festival, importante perché è aperto alla dimensione europea e colloca Genova in un contesto multiculturale, con i tanti artisti che ci raggiungono nei giorni della manifestazione. E poi è un’iniziativa in grado di dare una mano alla città», dice Boris. «Oltre all’evento in sé di Circumnavigando, che richiama persone e fa vivere bar, locali, esercizi commerciali, ecc., non dimentichiamo che dietro c’è anche un’associazione che impiega dipendenti e da posti di lavoro. Facciamo un servizio gratuito: la città intera si anima e si mette in moto anche grazie a noi».

    Racconta Barbara Vecchio: «Abbiamo stimato che negli anni scorsi Circumnavigando ha impiegato dalle 30 alle 50 persone. Non male, direi! Dietro quello che si vede nelle piazze, c’è una schiera di elettricisti, operai, manovalanza di vario tipo. Siamo un’azienda come le altre, ma forse con più difficoltà: facciamo cultura, ma abbiamo scelto di farla in inverno, all’aperto, al freddo, con luce artificiale!»

    La Liguria, a dispetto della fama di “città vecchia” e poco aperta alle esigenze dei giovani, ospita numerose manifestazioni circensi: dal Levante al Ponente, dall’Andersen di Sestri Levante al Grock di Imperia. Sarabanda, oltre a “fare rete” con gli altri festival della zona, da sola organizza ben tre iniziative: assieme a Circumnavigando, Circoscienza, a novembre nell’ambito del Festival della Scienza, e FESTeatrodistrada a giugno nei giardini di Villa Bombrini, a Cornigliano. Il teatro di strada sembra essere stato finalmente sdoganato: dopo la diffidenza suscitata per tanti anni, si riscontra oggi maggiore apertura, meno pregiudizi verso gli artisti, finalmente riconosciuti come tali. La risposta del pubblico è molto buona: non più una massa inconsapevole, ma un pubblico curioso e addirittura preparato. L’arte del circo in commistione con il teatro di strada, nata in Francia e che affonda le sue radici nella tradizione del Cirque du Soleil, oggi piace anche agli italiani, meno provinciali di un tempo. Clownerie, recite, narrazioni, burattini, spettacoli di sole immagini, cui da un decennio si è aggiunta anche la danza: si tratta di teatri in strada (gli esempi più rilevanti sono il festival di Santarcangelo di Romagna e il Mercantia di Certaldo), di certo meno istituzionali del teatro che abbiamo imparato a conoscere negli anni, ma non per questo meno legittimi. Anche qui, non possono mancare delle compagnie di attori, che recitano testi, interpretano personaggi, seguono un copione.

     Ma come si costruisce uno spettacolo di teatro di strada, qual è la filosofia alla base?  «Il teatro di strada non lo possono fare tutti. Se sei un attore, non per questo puoi fare questo tipo di spettacoli, per i quali è richiesta una formazione specifica a 360 gradi. Sono performance complicate da eseguire, per le quali sono richiesti anni e anni di studio. Molti pensano ancora che ci si possa improvvisare artisti di strada, che lo si possa fare per diletto, ma non è così», racconta Barbara. «Anche qui sta l’abilità dell’organizzatore, che deve fare da filtro e selezionare gli artisti per preservare innanzitutto la qualità degli spettacoli e la dignità di questo mestiere. È fondamentale offrire un qualcosa che non si può trovare altrove».

    Lo stesso Boris Vecchio, con decennale esperienza nel campo del teatro, del circo, insegnante di clownerie, artista acclamato a livello europeo, ci espone le sue riflessioni sul mondo del circo e del teatro: «La sua filosofia? Si può sintetizzare nel fatto che il teatro di strada va in direzione opposta a quella del teatro di prosa. Se l’ultimo sta su un palco, dentro quattro mura, il primo scende dal palco, va tra la gente, nelle strade, a cercare il pubblico, anzi a crearlo. L’artista di strada ha l’arduo compito di dover conquistare attimo dopo attimo l’attenzione degli spettatori, che altrimenti possono sempre andare via. Da qui, anche il nome che abbiamo scelto per la manifestazione: Circumnavigando, a richiamare l’idea di movimento, del circo che si sposta e viene a cercarti. La filosofia del circo è l’idea della famiglia: spesso legati al loro interno da un rapporto di sangue, cercano di instaurare anche all’esterno, con il pubblico, un rapporto festoso, “popolare”. È una ricerca poetica, capace di sintetizzare la profondità estrema dei contenuti e la superficialità della bellezza estetica. Il teatro di strada è poesia pura e semplice: ho visto persone ridere a crepapelle, o emozionarsi fino alle lacrime. L’artista comunica con il pubblico tramite il suo numero, per questo ricerca spasmodicamente di eseguirlo in modo impeccabile. Mi ha sempre affascinato questa ricerca di profondità emotiva attraverso la perfezione estetica».

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Constanza Rojas]

  • Liguria: regolamento per gli edifici a basso consumo energetico

    Liguria: regolamento per gli edifici a basso consumo energetico

    Il Regolamento 6 del 13 novembre 2012, pubblicato sul Bollettino Regionale della Liguria, definisce i criteri per il contenimento dei consumi di energia degli edifici, la metodologia di calcolo della prestazione energetica, i requisiti minimi e le le modalità per la redazione e il rilascio dell’attestato di prestazione energetica.

    Il Regolamento attua l’articolo 29 della Lr 22/2007 in materia di energia, come modificata dalla Lr 23/2012 per recepire la Direttiva 2010/31/Ue relativa alla prestazione energetica nell’edilizia.

    Con la legge 23/2012 la Liguria ha ribadito che la progettazione e la realizzazione degli edifici di nuova costruzione e delle opere di ristrutturazione e demolizione di edifici esistenti devono contenere i consumi di energia e ha rinviato ad un apposito regolamento la determinazione dei requisiti minimi di prestazione energetica.

    Il Regolamento è quello appena pubblicato (abroga il precedente regolamento regionale 1 del 22 gennaio 2009) e nel dettaglio definisce:

    – i criteri per il contenimento dei consumi di energia;
    – la metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici;
    – i requisiti minimi e le prescrizioni specifiche per gli edifici o le unità immobiliari, anche con riferimento all’uso di fonti rinnovabili;

    i criteri e le modalità per la redazione e il rilascio dell’attestato di prestazione energetica, ovvero il documento che contiene le informazioni tecniche relative al sistema edificio-impianto e fornisce all’utente le informazioni sulla qualità energetica dell’edificio nel suo complesso e nei singoli componenti .
    – le modalità per il versamento del relativo contributo;

    – le modalità di svolgimento delle verifiche a campione;
    – ulteriori casi di ristrutturazione parziale dell’edificio;
    – ulteriori casi di esonero dall’obbligo dell’attestato.

    Per il calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici, si dovrà fare riferimento principalmente alle norme UNI/TS 11300-1 e UNI/TS 11300-2 e ss.mm.ii, considerando l’eventuale presenza di sistemi di produzione di energia termica ed elettrica da fonti rinnovabili.

    Per la valutazione degli indicatori prestazionali è possibile utilizzare il software messo a disposizione dalla Regione Liguria o un altro software, sviluppato nel rispetto delle metodologie di calcolo definite nel Regolamento, che sia in grado di trasferire i dati in formato XML secondo le specifiche pubblicate sul sito della Regione Liguria.

    Sulla base dell’indice di prestazione energetica, gli edifici saranno classificati dalla lettera A alla lettera G (da A+ a G per l’involucro).

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Qurami: un’app per evitare le code negli uffici pubblici

    Qurami: un’app per evitare le code negli uffici pubblici

    sportello pubblicoQualche giorno fa il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha annunciato sul suo profilo Twitter che la sua amministrazione adotterà Qurami, un’applicazione che permette di monitorare e “saltare” le code agli sportelli e presso gli uffici pubblici.

    Un modello interessante, che potrebbe essere utilizzato anche dagli enti locali del nostro territorio e che ben si sposa con iniziative simili (abbiamo parlato di recente del sistema di monitoraggio in tempo reale dei pronto soccorso di Genova).

    Fondata nel 2010 da un team di ingegneri romani, l’applicazione si può utilizzare in uffici pubblici, poste, ambulatori e ogni luogo in cui è possibile incorrere in file e lunghi tempi di attesa. Il nome deriva dalla crasi tra queue (che in inglese significa “fila, coda”) e il verbo riflessivo curami. Attualmente è operativa presso le segreterie delle principali Università della capitale e ci sono accordi in corso con vari enti pubblici (i Comuni di Milano e Trieste, la Camera di Commercio di Milano, etc).

    Come funziona Qurami? Chi scarica l’applicazione sul proprio computer o dispositivo mobile (tablet, cellulare, etc) può segnalare la propria posizione e il luogo o sportello in cui si vuole andare, controllare in tempo reale quante persone sono in attesa e “prendere il numero” attraverso l’applicazione stessa, con un rispetto dei tempi di attesa che mette insieme chi è già “fisicamente”  in coda e chi la sta seguendo attraverso Qurami. In questo modo, è possibile sapere in quale momento recarsi dove si deve andare in concomitanza del proprio turno.

    Marta Traverso

  • Concorso di arte 2013: bando “Basamenti” a Palazzo Ducale

    Concorso di arte 2013: bando “Basamenti” a Palazzo Ducale

    Piazza MatteottiSono aperte le iscrizioni per la seconda edizione del Concorso nazionale di installazioni artistiche Basamenti, volto alla progettazione, realizzazione e installazione di opere di arte contemporanea site specific.

    Il bando è aperto a giovani artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che potranno inviare entro il 14 gennaio 2013 un progetto per “occupare” temporaneamente con proprie opere gli spazi rimasti vuoti sui due piedistalli marmorei a lato della scalinata di Piazza Matteotti, dove campeggiavano le statue di Andrea e Giovanni Andrea Doria.

    I progetti, comprensivi di curriculum dell’autore e modulo di partecipazione, dovranno essere recapitati a mano o inviati tramite raccomandata all’indirizzo
    Comune di Genova – Direzione Valorizzazione Istituzione Patrimonio Culturale Parchi e Ville,
    Rapporti Università e Ricerca – Ufficio Cultura e Città
    presso Archivio Generale – Piazza Dante 10, I° piano
    16123 Genova

    Saranno selezionate tre opere che verranno esposte tra marzo e dicembre 2013. A ciascuno dei tre autori (o gruppi di autori) sarà corrisposto un importo imponibile pari a € 1.250 € per le spese di realizzazione e allestimento dell’installazione.

  • Farmacie comunali in vendita: i sindacati contestano il piano del comune

    Farmacie comunali in vendita: i sindacati contestano il piano del comune

    L’amministrazione comunale sembra intenzionata a mettere in vendita 3 delle 11 farmacie gestite dalla “Farmacie genovesi spa” – società partecipata al 100% dal Comune di Genova – attualmente in perdita.

    La vendita dovrebbe servire a ripianare il buco economico – che si aggirerebbe intorno ai 120 mila euro – e potrebbe evitare la dismissione integrale della società. Le tre farmacie destinate alla cessione sarebbero quelle di via Modigliani a Marassi, via Coronata a Cornigliano e via Linneo a Begato. Parliamo di tre quartieri popolari in zone che già attualmente scontano l’assenza di adeguati servizi per i cittadini. Per quanto riguarda i posti di lavoro, essi sarebbero salvaguardati dirottando i lavoratori in altre farmacie che resterebbero sotto il controllo del comune, oppure in altri settori dell’amministrazione o in società partecipate.

    La proposta, definita dall’assessore al Bilancio, Franco Miceli ed illustrata ai sindacati, si tradurrà forse già questa settimana, in una delibera di Giunta anche se all’interno della maggioranza, Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà manifestano diverse perplessità. «Noi non abbiamo ancora visto niente – spiega Gian Piero Pastorino, capogruppo di Sel in consiglio comunale – E finora nessuno ci ha comunicato nulla. Potremo dare un giudizio quando vedremo la proposta. Comunque mi sembra che ci sia un problema di comunicazione tra Giunta e maggioranza».

    La dismissione delle farmacie comunali è un’idea che ciclicamente riaffiora, già nelle passate amministrazione se ne è discusso più volte, ma mai è stata realizzata concretamente. Questa volta, invece, sotto forma diversa, ovvero una dismissione parziale e non integrale, potrebbe andare in porto.

    Nel frattempo arriva una dura presa di posizione dell’Unione Sindacale di Base «Sono le tre farmacie più piccole ma situate nelle zone più disagiate e dove è maggiore la necessità di garantire un presidio pubblico. Quali introiti il comune pensi di ottenere da cotanta vendita, non si sa. E neppure si capisce in quale modo il comune intenda rilanciare la società».

    Inoltre, l’amministrazione comunale «Ha totalmente ignorato tutte le proposte avanzate in questi anni dai lavoratori per rilanciare l’azienda». L’USB, infine, denuncia «Dopo aver commissionato ad un advisor, ormai un anno fa, una perizia per accertare il valore dell’intera azienda, perizia per altro mai uscita dai cassetti dell’assessorato, ne verrà effettuata un’altra per accertare il valore delle tre farmacie da mettere in vendita».

    La scelta di Palazzo Tursi è contestata duramente in un comunicato unitario dei tre sindacati confederali FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL -UILTUCS UIL «Per quanto ci permette di valutare la genericità delle informazioni ricevute, il cosiddetto piano industriale di salvataggio non è, nel merito, giudicabile positivamente».

    Infatti, secondo le organizzazioni sindacali «La prospettiva di vendita a soggetti privati delle tre farmacie considerate oggi meno remunerative (Coronata, Modigliani, Rivarolo) appare poco realistica sul piano commerciale, causa la stagnazione di un settore fortemente investito dalla crisi economica generale, nonché da problemi più legati alla specificità del settore (abbassamento della spesa farmaceutica, dimezzamento dei rimborsi sulle prescrizioni, avvento dei medicinali generici). La stessa amministrazione, su specifica richiesta di soluzioni alternative qualora il bando di gara andasse a vuoto, non è stata in grado di esplicitare nessuna altra strategia, limitandosi ad uno degli ennesimi rimandi nel tempo, ai quali le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie comunali sono ormai da anni tristemente abituati».

    A tutto ciò si somma «La totale sottovalutazione di quel ruolo sociale che le farmacie comunali, specialmente in zone come quelle interessate dalle probabili cessioni delle licenze, rivestono sempre di più, anche a causa del progressivo invecchiamento ed impoverimento della popolazione», sottolineano FILCAMS CGIL – FISASCAT CISL – UILTUCS UIL.

    Per quanto riguarda l’aspetto dell’organizzazione del lavoro «L’assessorato avrebbe già individuato un numero considerevole di esuberidenunciano le organizzazioni sindacali – nonostante le assicurazioni sulla totale ricollocazione in posizioni alternative all’interno delle altre Società partecipate, un percorso di questa portata richiederebbe momenti di confronto e riflessione che vanno anche oltre la singola questione delle farmacie, inserito bensì in un ragionamento molto più ampio sulle società partecipate nel loro complesso. Al contrario, la richiesta di incontro avanzata dai sindacati a luglio e sollecitata fortemente ad ottobre, è stata assolutamente ignorata fino a lunedi (3 dicembre, ndr), a poche ore di distanza dalla discussione in Giunta di un argomento tanto delicato. Mai menzionata, in tutta l’esposizione, la dirigenza aziendale che, nonostante le gravi responsabilità sul progressivo affossamento della società, uscirà indenne da questa pesante ristrutturazione».

    Ma l’elemento forse più preoccupante «È la totale assenza, all’interno della proposta descritta, di un serio progetto di riqualificazione della società, senza il quale il rischio concreto è di ritrovarsi, magari a distanza di un anno o poco più, nuovamente a discutere di ripianamento del debito attraverso decisioni altrettanto o ancor più drastiche nonostante le ripetute denunce di immobilismo nei confronti della società, nonostante i ripetuti solleciti all’avvio di piani di rilancio mettendo a disposizione anche la loro esperienza ed il loro contributo, si sia lasciato in una sorta di stato di abbandono quella che per il Comune di Genova poteva e potrebbe ancora rappresentare nel futuro una importante risorsa di valenza sia economica, che sociale».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • La bicicletta verde: una serata per andare al cinema su due ruote

    La bicicletta verde: una serata per andare al cinema su due ruote

    La BiciclettaGiovedì 6 dicembre 2012 si tiene la prima nazionale del film La bicicletta verde, già presentato ai Festival di Venezia e Torino e diretto dalla prima donna regista in Arabia Saudita, Haifaa Al Mansour.

    Per l’occasione, la sezione genovese degli Amici della bicicletta propongono di andare al cinema in bici per prendere parte ad una pedalata di gruppo per manifestare la propria solidarietà alle campagne per la difesa dei diritti delle donne in Arabia Saudita e negli altri paesi del Medio Oriente e dell’Africa del Nord promosse da Amnesty International.

    La proiezione si terrà alle 20.30 al Cinema City (vico Carmagnola), mentre l’appuntamento per chi vuole andare in bici è alle 19.30 in piazza De Ferrari.

    Questa la trama del film.
    Arabia Saudita, Wadjda una bambina i 10 anni, simpatica, ironica e intraprendente decide di superare i limiti imposti dalla sua cultura. Wadjda mette gli occhi su una bellissima bicicletta verde, in vendita nel negozio vicino casa. Wadjda vuole disperatamente la bicicletta per poter battere l’amico Abdullah in una gara.
    Tuttavia la mamma di Wadjda, per paura delle possibili ripercussioni da parte di una società che considera le biciclette un pericolo per la virtù delle ragazzine, non permette che la figlia abbia una simile diavoleria. Wadjda decide quindi di provare a guadagnare i soldi da sola, consapevole che sua madre è troppo distratta per accorgersi di ciò che accade, occupata com’è a convincere il marito a non prendere una seconda moglie. Ben presto però i piani di Wadjda vengono ostacolati, quando viene scoperta a fare da “corriere” tra due innamorati.
    Giusto nel momento in cui sta per perdere la fede nei suoi progetti di guadagno, viene a sapere del premio in denaro per la gara di recitazione del Corano…