Anno: 2014

  • Liguria, prevenzione rischio idrogeologico: fra progetti europei e infrastrutture

    Liguria, prevenzione rischio idrogeologico: fra progetti europei e infrastrutture

    alluvione2-DIRiskNet, Proterina Due, e prima ancora Res-Mar, nomi che ai più non diranno granché, sono progetti europei con relativi fondi comunitari, dai quali negli ultimi anni, perseguendo un chiaro disegno strategico, la Regione Liguria ha coerentemente attinto risorse – non parliamo di cifre astronomiche, il finanziamento complessivo arrivato in Liguria si aggira su circa 1 milione e mezzo di euro – per sviluppare, in collaborazione con Arpal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure) e Liguria Ricerche, una serie di azioni volte a migliorare le modalità di gestione dei rischi naturali da parte delle istituzioni, gli strumenti di comunicazione dell’allerta alla popolazione, nel contempo incrementando nei cittadini la coscienza del pericolo e dei comportamenti da tenere a tutela della propria incolumità, insomma favorendo in tutte le componenti della società la nascita di una cultura di protezione civile partecipata, secondo il nuovo approccio alla prevenzione introdotto dalla direttiva UE relativa alle alluvioni.

    Nella nostra regione il fabbisogno formativo rispetto a tali tematiche è emerso con evidenza nel 2012, durante un percorso di confronto e scambio di buone pratiche con amministratori e tecnici di 26 Comuni (nonché funzionari di Regione, Protezione civile, Arpal, e ricercatori della Fondazione Cima) – reso possibile dalla disponibilità di fondi in seno al progetto europeo del programma “Maritime Res-Mar”, Rete di tutela ambientale nello spazio marittimo – in cui tali soggetti si sono interrogati su come rendere più efficiente il sistema, soprattutto dopo gli eventi alluvionali del 2010-2011. In quelle drammatiche giornate, infatti, alle segnalazioni di allerta meteo-idrogeologiche non seguirono interventi di prevenzione efficaci a livello locale.

    L’approvazione del progetto europeo RiskNet, cofinanziato nell’ambito del Programma di Cooperazione transfrontaliera Alcotra e capofilato dalla Regione Valle d’Aosta, ha permesso di dare parziale risposta alla necessità di formazione palesatesi in Liguria. Avviato a gennaio 2013 e prossimo a concludersi a fine 2014, il progetto RiskNet intende diffondere le conoscenze raggiunte nell’ambito di RiskNat – progetto strategico (terminato nel 2012) che ha sviluppato azioni per la prevenzione e la gestione dei rischi naturali, coinvolgendo Francia, Svizzera e Italia (interessando a livello ligure le provincie di Imperia e Savona) – e sensibilizzare il grande pubblico attraverso azioni partecipate e strumenti di comunicazione innovativi.

    Le tre attività principali sono: realizzazione di seminari formativi rivolti a tecnici ed amministratori dei Comuni e di altri enti competenti in materia di protezione civile; innovazione e miglioramento degli strumenti di comunicazione, tra i quali lo sviluppo del sistema di allerta meteo via web con l’avvio del nuovo sito “www.allertaliguria.gov.it”, a cui l’Arpal sta lavorando con la Protezione civile regionale, accompagnato dall’aggiornamento dell’Osservatorio meteo-idrologico della Regione Liguria (Omirl); sensibilizzazione dei cittadini ed avvio di un percorso di pianificazione partecipata presso alcuni Comuni dell’entroterra della provincia di Imperia.

    Formazione e aggiornamento sulla cultura del rischio

    alluvione6-DIIl progetto di cooperazione transfrontaliera ALCOTRA-RiskNet, dunque, si articola su più versanti. Serena Recagno, funzionario Arpal, ha seguito la parte relativa alle attività formative/educative, quindi corsi rivolti ad amministratori pubblici (soggetti chiave dal punto di vista normativo e di gestione del territorio), ed insegnanti (figure fondamentali per sviluppare percorsi educativi sulla cultura del rischio nei confronti delle nuove generazioni). Corsi finalizzati a supportare gli amministratori per la redazione dei piani di emergenza comunali e la comunicazione ai cittadini dei contenuti degli stessi. Rispetto agli insegnanti, invece, i corsi miravano a dare un inquadramento generale delle problematiche legate ai rischi naturali, fornendo elementi e materiali per la progettazione educativa da sviluppare con gli studenti.
    «Il programma formativo per referenti comunali di Protezione civile e volontari si è svolto nel 2013 in alcuni Comuni della Province di Imperia e Savona – racconta Recagno – L’attenzione è stata focalizzata sugli aspetti più operativi della fase di pre-allerta, allerta ed emergenza: previsioni metereologiche, lettura bollettini, comunicazione e coordinamento tra operatori, organizzazione dei presidi territoriali, dinamiche psicologiche in emergenza. Inoltre, i corsi hanno previsto un’esercitazione pratica in cui i partecipanti sono stati invitati a simulare il “chi fa cosa, e come” in situazioni specifiche di pre-allerta, allerta ed evento in atto».
    Sempre nel corso del 2013 «Sono stati organizzati i corsi di formazione per insegnanti – continua Recagno – che hanno coinvolto pure gli amministratori pubblici degli enti locali in cui risiedevano le scuole, ad esempio Riva Ligure, San Lorenzo al Mare, Alassio». Comunque, sottolinea Recagno «Lo stesso approccio formativo è stato da noi utilizzato anche al di fuori dell’ambito territoriale di RiskNet (che interessa solo le province liguri più vicine al confine con la Francia), ovvero per attività formative organizzate, ad esempio, a Genova. Senza dimenticare che la Regione Liguria ha sviluppato e sta sviluppando in modo integrato più progetti europei, quali Res-Mar, Proterina C e Proterina Due, che negli ultimi anni ci hanno consentito di approfondire le tematiche legate ai rischi naturali, non soltanto quello idrogeologico, ma anche quelli legati agli incendi ed ai terremoti».

    Adesso, per quanto riguarda la Liguria «Gli obiettivi prefissati con il progetto RiskNet sono stati raggiunti – conclude Recagno – ma si continuerà a capitalizzare le esperienze fatte in altri territori. Si proveranno inoltre a replicare alcune delle buone pratiche che abbiamo visto sviluppare dai partner stranieri, come il campus universitario internazionale realizzato a Bordighera dal Centre Méditerranéen de l’Environnement (di Isle sur la Sorgue, vicino ad Avignone) per la stesura e messa online di una topoguida nella Valle del Fiume Roja»

    La situazione generale dei progetti europei dedicati alla prevenzione ambientale

    regione-liguriaIl processo di rafforzamento del sistema di prevenzione dei rischi naturali, in Liguria, è partito in seguito ai tragici eventi alluvionali del 2010-2011. «In parte finanziato da RiskNet, in parte da altri progetti europei, mentre la Fondazione Cima ha fornito un prezioso contributo scientifico – spiega Daniela Minetti, responsabile comunicazione e marketing di Arpal – La Regione Liguria ha dimostrato di saper attuare un’intelligente integrazione dei fondi UE provenienti da fonti diverse, perseguendo un disegno strategico chiaro e condiviso. Come tante tessere che compongono un puzzle. Regione, enti locali, Arpal, Protezione civile, hanno fatto uno sforzo comune per affrontare le criticità del sistema a livello regionale e locale, sia per quanto riguarda la filiera delle procedure tecniche, sia per quel che concerne gli strumenti di comunicazione, compresa l’azione di sensibilizzazione rivolta a cittadini, amministratori pubblici, funzionari, tecnici, insegnanti, in merito ai comportamenti corretti da tenere prima e durante l’emergenza».

    Laura Muraglia, funzionaria della Regione Liguria, settore Ambiente, aggiunge «Risknet è un progetto tutto sommato piccolo, che finirà a breve. La Liguria ha ricevuto in totale circa 150 mila euro, dedicati in gran parte alle attività promosse da Arpal. Proterina Due (che coinvolge i territori di Liguria, Corsica, Sardegna e Toscana) è un progetto contemporaneo a RiskNet, aperto da maggio 2013, si chiuderà a maggio 2015. Parliamo di circa 436 mila euro per la nostra regione, di cui circa 350 mila euro destinati alle realizzazione delle opere». Per la Liguria si tratta del potenziamento della rete delle infrastrutture di misurazione dei parametri meteorologici e idrogeologici. «Arpal, infatti, ha aggiornato le centraline meteo, aumentando di fatto la sua capacita di previsione degli eventi – continua Muraglia – Inoltre, sempre nell’ambito di Proterina Due, si è lavorato a livello dei Comuni per la diffusione di pratiche di pianificazione partecipata, con il coinvolgimento dei cittadini, in materia di protezione civile».
    Il progetto RiskNet, invece «Ha permesso di svuluppare un importante lavoro soprattutto in termini di formazione, comunicazione e sensibilizzazione – sottolinea Muraglia – amministratori, tecnici, referenti di Protezione civile, e volontari, avevano manifestato l’esigenza di potenziare le conoscenze sulle tematiche connesse ai rischi naturali. In tal senso è proseguita anche la parte relativa alla pianificazione dei piani di emergenza comunale. Infine, Arpal sta agendo per rinnovare il sistema di allerta meteo online, un processo che deriva anche dalle indicazioni del dipartimento centrale di Protezione civile».
    Comunque, tutte queste iniziative «Nascono da una sorta di progetto “padre”, Res-Mar, Rete di tutela ambientale nello spazio marittimo, partito nel 2010 e chiuso nel 2013 – conclude Muraglia – Alla Regione complessivamente sono arrivati circa 944 mila euro, dei quali circa 237 mila euro per l’azione di sistema E “modello di prevenzione dinamiche da dissesto idrogeologico”. Così sono iniziati i tavoli di lavoro per comprendere le reali esigenze dei Comuni, alle quali provare a dare risposta con i successivi progetti, Proterina e RiskNet».

    «Noi riteniamo fondamentale il coinvolgimento, e soprattutto la responsabilizzazione dal basso, che chiami in causa molteplici soggetti – racconta la responsabile comunicazione di Arpal, Daniela Minetti – Pensiamo all’alluvione genovese del 2011, in particolare alla fallimentare gestione dell’emergenza nelle scuole. Per questo abbiamo cercato di individuare, per le diverse categorie interessate, un determinato livello di responsabilità all’interno del processo di allertamento e messa in atto delle misure di autoprotezione, individuali e collettive. In questi anni si è lavorato per sensibilizzare i cittadini, tramite numerosi strumenti di comunicazione e materiali informativi diffusi su vari supporti, rispetto ai comportamenti da tenere a tutela della propria incolumità. Incontri ed occasioni formative sono state organizzate in molti Comuni liguri, non soltanto all’interno di scuole e contesti istituzionali, ma anche presso altri luoghi di aggregazione, ad esempio i centri commerciali. Per quanto riguarda le scuole si è lavorato tanto anche a Genova, dove un ruolo di primo piano l’hanno giocato il Comune e la Protezione civile comunale. Da questo processo discendono delle precise scelte operative: mi riferisco al fatto che oggi con lo stato di allerta 2, il grado più alto di allerta, le scuole genovesi saranno sempre chiuse».

    L’associazione Legambiente Liguria, pur possedendo comprovate competenze in materia di prevenzione ambientale, non figura tra i partner dei progetti di cui stiamo parlando. Nonostante ciò, per voce del presidente regionale, Santo Grammatico, riconosce l’importanza di tali iniziative. «Legambiente ha partecipato ad alcuni momenti formativi nell’ambito di Proterina. Senza dubbio si tratta di progetti di valore, perchè effettivamente informazione, formazione, e sensibilizzazione, destinate non solo agli amministratori pubblici ma piuttosto all’intera cittadinanza, sono gli strumenti che riteniamo necessari per convivere con i rischi naturali. Fortunatamente la Comunità Europea mette a disposizione un bacino economico dedicato a questi temi, quindi ben vengano le iniziative promosse dalla Regione negli ultimi due anni. La partecipazione della Fondazione Cima è una garanzia in termini di esperienza. Noi auspichiamo che si prosegua su questa strada perchè c’è bisogno di continuo aggiornamento. Parliamo di progetti che finalmente si attuano con la vera consapevolezza del pericolo. Purtroppo quando le tragedie sono già avvenute, comunque, meglio tardi che mai. Per la prima volta l’anno scorso sono state realizzate delle esercitazioni pratiche di protezione civile sul rischio idrogeologico in alcune scuole, ad esempio nel Comune di Genova e nel Comune di Quiliano (Provincia di Savona)».

    Potenziamento strutture misurazione dati meteo e nuova codificazione allerta

    Il Bisagno in pienaLa parte tecnica dei progetti europei legati alla prevenzione ambientale in Liguria è stata seguita dal servizio di protezione civile della Regione Liguria, e dal Centro Funzionale meteoidrologico di ARPAL. «Proprio in questi giorni, abbiamo realizzato un aggiornamento della rete osservativa presente su tutto il territorio ligure – racconta Elisabetta Trovatore, dirigente del centro meteo-idrologico – Sto parlando della rete Omirl composta da quasi 200 centraline di misurazione dei parametri meteorologici e idrogeologici: pioggie, livello di fiumi e torrenti, misurazione vento, umidità, ecc. Fino ad ora le centraline trasmettevano i dati via ponte radio. Adesso, invece, gli strumenti sono stati aggiornati per trasmettere in Gpsr (in sostanza tramite onde radio). Ciò significa la possibilità di inviare dati in continuazione. Sul sito della Regione “www.allertaliguria.gov.it” sono consultabili i dati in tempo reale. Prossimamente, una volta sistemato il sito, saranno disponibili i dati aggiornati con maggiore frequenza, ogni 10 minuti, rispetto ai circa 30-40 minuti di prima. È un passo avanti notevole, reso possibile dal progetto Proterina Due. Teniamo conto che durante le emergenze i centri operativi presenti nei Comuni e nelle Prefetture prendono decisioni anche basandosi sulla lettura di questi strumenti».

    Grazie a RiskNet, invece, Arpal oggi sta lavorando per rinnovare sistema di allerta meteo, in particolare gli aspetti relativi alla messaggistica e alla codificazione dell’allerta. «Con la futura adozione del nuovo codice colore naturalmente cambieranno anche i messaggi, e di conseguenza il sito web – spiega Trovatore – Arpal gestisce il centro funzionale che quotidianamente elabora il bollettino di vigilanza meteo. Nel caso sussistano dei rischi naturali il bollettino diventa un avviso meteo, che descrive i fenomeni metereologici, al quale si associa un avviso di criticità idrogeologica, stilato dai nostri tecnici sulla base di una modellistica che permette di prevedere gli effetti dovuti a pioggie intense sul livello dei corsi d’acqua. A questo punto subentra un messaggio di allerta di protezione civile. A breve tali messaggi di allerta verranno rimodulati con la nuova codifica a tre colori: giallo, arancione e rosso».
    A livello nazionale, infatti, si sta discutendo la revisione dei meccanismi di definizione dell’allerta meteo secondo un codice colore uniforme su tutto il territorio italiano. «Allo stato attuale da Roma non è ancora stata ufficializzata la descrizione concordata dei tre scenari di rischio, giallo, arancione e rosso – continua Trovatore – tuttavia pensiamo sia questione di pochi mesi. In Liguria stiamo chiudendo la definizione delle procedure, mentre i messaggi sono quasi pronti».
    Sembra, però, che la Regione ritenga opportuno effettuare il passaggio dopo la stagione autunnale, notoriamente la più critica. «Occorre che tutti i soggetti e gli operatori coinvolti facciano propria la nuova codificazione – continua Trovatore – Nel frattempo bisogna cominciare a rapportare gli attuali livelli di allerta con i nuovi codici. La Protezione civile sta già effettuando degli incontri con Prefetti e referenti comunali, in modo da presentare il nuovo sistema, e raccordare tutte le componenti prima di renderlo operativo. È un percorso complicato ma virtuoso».
    Complicato perchè, rispetto ad altre regioni che ci circondano – ad esempio Toscana e Piemonte – le quali hanno già tre livelli di criticità tutti associati alla parola “allerta”, e dunque hanno codificato facilmente il codice colore giallo, arancione, e rosso, la Liguria ha anch’essa tre livelli di criticità, ma non tutti sono attualmente collegati alla parola “allerta”. «Nella nostra regione esiste l’allerta 2, la più grave, che sarà associata al colore rosso, l’allerta 1, che sarà accomunata al colore arancione, e l’avviso per temporali forti, che si trasformerà nella futura allerta gialla – conclude il dirigente del centro meteo-idrologico regionale, Elisabetta Trovatore – In Ligura c’è da superare questo problema, un passaggio in apparenza banale, ma che in realtà modifica il sistema di allertamento regionale, quindi è piuttosto delicato. Comunque, già dalla prossima eventuale allerta, si inizierà gradualmente a comunicare l’associazione con il relativo codice colore. L’idea è quella di passare al nuovo sistema nei primi mesi del 2015».

    Matteo Quadrone

  • L’Anemone Giapponese: fiori autunnali increspati rosa tenue o bianco puro

    L’Anemone Giapponese: fiori autunnali increspati rosa tenue o bianco puro

    anemone-giapponese (1)

    Nell’articolo di questa settimana parleremo di una pianta estremamente particolare ma facilmente coltivabile: l’Anemone Giapponese. Con questo termine generico si individuano più correttamente una serie di specie di anemoni a fioritura autunnale, originari della Cina e dell’Oriente in generale, tra cui l’Anemone Hupehensis, l’Anemone Vitifolium e l’Anemone Tomentosa. Tutte queste tipologie appartengono alla grande famiglia delle Ranuncolaceae.

    anemone-giapponese (2)La pianta è elegante e poco diffusa, specie in Italia. Cresce spontanea in zone a clima temperato, in terreni preferibilmente leggeri e, in natura, soprattutto in aree montuose o collinari.
    Non soffre le malattie, non richiede cure particolari e predilige zone semi ombrose o comunque non troppo esposte al sole. In generale dovrebbe mantenere per alcuni mesi la parte vegetativa, composta di alte foglie ombrelliformi di un particolare verde spento, un po’ grigiastre e leggermente corrugate. In realtà nelle stagioni avverse o troppo secche (specie nell’area mediterranea, nella piena estate) questo Anemone tende a scomparire, in particolare le foglie periscono o diventano brunastre.

    anemone-giapponese (3)In autunno, alle prime piogge, l’Anemone riprende però a vegetare, di improvviso ed in modo assai vigoroso. Incredibilmente, dal terreno spuntano nel giro di pochissimi giorni, vigorosi getti di foglie e, poco dopo, eleganti e sofisticati fiori crespati, di un pallido rosa o bianco puri.

    Come avrete capito, la pianta è molto particolare: generalmente fiorisce dopo alcuni anni dalla sua piantagione e mal sopporta trapianti o spostamenti. Nel caso venga spostata dal luogo in cui è cresciuta, spesso non fiorisce per una o più stagioni successive all’espianto.
    L’Anemone Giapponese dà poi i migliori risultati se collocato in terra piena, in vaso stenta ad accrescersi e non si sviluppa né fiorisce in modo rigoglioso.

    anemone-giapponese (4)

    L’ideale è creare macchie di numerose piante dello stesso colore e di grandi dimensioni, da lasciare indisturbate a diffondersi ed “inselvatichirsi” nei prati e nei giardini. Le fioriture saranno davvero spettacolari, di colori assolutamente inusuali e cadranno nel periodo tardo estivo, inizio autunnale in cui vi sono poche altre varietà dalle intense fioriture.

    Sia la colorazione dei numerosi fiori, raggruppati su steli alti anche ottanta centimetri che la loro particolare conformazione, dai petali semplici o doppi, increspati, attorno ai pistilli giallo oro intenso, colpiscono l’osservatore.

    anemone-giapponese (5)Grandi onde rosa spento o bianco puro, su foglie grigio verdastre spiccano, nella particolare luce di inizio autunno, sul suolo brullo ed un po’ “stanco” dopo la calura estiva.
    Consiglio senza dubbio l’impiego di questo particolare Anemone, ancora meno noto e diffuso di quelli primaverili (peraltro già poco presenti nei nostri giardini) con una unica accortezza. Si utilizzi la pianta frammista ad altre essenze, erbacee perenni od altro che colmino gli spazi lasciati liberi dagli Anemoni Giapponesi durante l’apice torrido dell’estate ed il pieno inverno.
    Non cercate infine di addomesticare o controllare questa pianta, otterreste il risultato opposto. È un po’ bizzarra, spunta, compare e scompare come e quando vuole. La sua leggiadra, improvvisa e sofisticata fioritura ripaga però ampiamente il suo coltivatore, necessariamente dimentico per molti mesi di questa stravagante varietà di Anemone.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Renzi – Padoan: dilettanti al potere. “Credibili” in Europa, inattendibili in Italia

    Renzi – Padoan: dilettanti al potere. “Credibili” in Europa, inattendibili in Italia

    renzi-risataDire “se questo fosse un paese serio” è francamente troppo generico. Certo, aiuta se l’obiettivo è quello di far sentire in colpa gli italiani, di convincerli del fatto che sono “inadeguati” ai tempi moderni sia come popolo che come Stato. Se però quello che interessa è comprendere certe dinamiche politiche, allora parlare di “paese” significa prendere in esame un insieme disomogeneo e condannarsi ad un’analisi qualunquista. In questo caso per essere specifici bisognerebbe dire “se avessimo un’opinione pubblica seria”. Ecco: se avessimo un’opinione pubblica seria, e non un sistema mediatico controllato dall’attuale blocco di potere, qualcuno avrebbe già chiesto le dimissioni di Renzi e di Padoan.

    Il problema non è il fatto di voler modificare l’articolo 1 della Costituzione in: L’Italia è una Repubblica fondata sulle tutele crescenti. Non è neppure quello di aver trasformato definitivamente il fu “partito dei lavoratori” nell’ennesimo “partito degli imprenditori”. Il problema è che non dovremmo tollerare i dilettanti. Se fare il premier o il ministro dell’economia significa poter dire la qualunque e non subirne le conseguenze politiche, allora eleggete me: vi assicuro che – benché ciò comporti doversi impegnare molto – anche io posso dirigere questo paese in modo altrettanto pressapochista ed estemporaneo.

    Il fatto è che, mentre la Francia confessa platealmente «Nous refusons l’austerité», l’Italia, che pure vorrebbe ottenere un’analoga flessibilità, ufficialmente continua a dire che sia indispensabile preservare la credibilità. Non si capisce se si debba seguire questa strada perché vogliamo essere “poveri ma buoni” (cioè affermare filosoficamente la superiorità della morale sull’economia), oppure se il rispetto degli impegni possa portare anche qualche vantaggio concreto (perché finora non se ne sono visti). Comunque sia, è curioso che si debba necessariamente essere “credibili” con i partner europei, ma si possa essere del tutto inattendibili nei confronti degli elettori. Anzi, l’una giustifica l’altra: Cari cittadini, avevamo in effetti preso degli impegni con voi: ma ora dobbiamo ammettere che erano parole al vento. Altrimenti dovremmo rimangiarci gli impegni presi con Bruxelles“.

    Questa logica paradossale risponde esattamente a quello che ci ha spiegato l’altro giorno, come se fosse la cosa più banale del mondo, il titolare dell’economia. Nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2014, infatti, il buon Padoan ha ammesso che il PIL a fine anno non registrerà il +0,8% che era stato stimato ad aprile (neppure 6 mesi fa), ma un saldo negativo pari al -0,3%: un avvitamento dell’economia che s’intravvedeva chiaro come il sole, ma che pure il governo negava, in perfetta continuità con la linea dei predecessori, sovrastimando l’impatto di alcune misure prese e sottovalutando la gravità di altri problemi ignorati. Ma questo ministro è andato anche oltre: ha voluto ammettere la verità.

    Nelle stesse parole di Padoan, infatti: «alcune cause profonde della mancanza di crescita non sono state ancora ben comprese da tutti noi e siamo di fronte a problemi assai più profondi del semplice andamento ciclico». Insomma, chi guida la nostra economia fa tranquillamente professione di ignoranza: le cose vanno male, anzi malissimo, eppure il governo non ha la più pallida idea del perché. Ce ne sarebbe abbastanza per concludere che la ricetta economica è sbagliata: e bisognerebbe rivolgersi, pertanto, a quegli economisti (e sono tantissimi) che si ostinavano a negare la fantomatica “luce in fondo al tunnel” e chiedevano con forza un cambio di strategia.

    Questo fallimento conclamato, inoltre, dovrebbe ripercuotersi sulle sorti dell’intero governo non solo perché Renzi ha chiaramente sposato l’isiprazione liberista; non solo perché questo stesso impianto è alla base di battaglie politicamente cruciali come quella per l’articolo 18; ma anche perché, quando a luglio il premier venne interrogato sui numeri dell’economia, si permise il lusso di deridere chi faceva il conto dei decimi di PIL: e questo è inaccettabile proprio mentre attraversiamo la peggiore crisi economica dalla seconda guerra mondiale.

    Inoltre il conto di questi errori viene presentato direttamente ai cittadini, mentre non deve incrinare il rapporto con l’Europa. Infatti, nonostante i conti siano sbagliati, a differenza di quello che avviene in Francia, il vincolo del 3% rimane. Renzi a parole difende i cugini d’oltralpe contro l’atteggiamento censorio della Germania: ma fedele al motto “can che abbaia non morde” si guarda bene dal rimettere in discussione il rispetto degli impegni di bilancio. Padoan, dal canto suo, poggia le mani avanti e spiega subito che, se gli aggiustamenti non saranno sufficienti, si ricorrerà (indovinate un po’) ai soliti aumenti IVA. Dunque il governo non mostra alcuna remora a chiarire quale sia il suo principio ispiratore, anche se si tratta solo delle previsioni per gli anni a venire: se sarà necessario, si smentiranno le promesse e si aumenteranno le tasse; ma mai si derogherà a quanto chiede l’Europa.

    La “libera stampa”, se fosse davvero tale, dovrebbe chiamare questa cosa col suo nome: ossia tradimento nei confronti degli elettori, tanto di quelli che si erano espressi contro l’austerità nelle politiche 2013, quanto di quelli che avevano dato fiducia allo slancio rinnovatore di Renzi alle europee 2014 e a cui ora il governo sbatte in faccia la propria incompetenza, dimostrando di averli presi in giro; e dimostrando anche, purtroppo, che avevo ragione io quando un anno fa, dopo le primarie del PD, scrivevo: Renzi non ha alcuna visione alternativa rispetto a Letta o a Monti. La diagnosi è sempre la stessa, e purtroppo è drammaticamente sbagliata: ragion per cui la terapia non guarirà nessuno, anche se cambierà chi ce la somministra“.

     

    Andrea Giannini

  • Chiusura di Scarpino e rifiuti genovesi in Piemonte: facciamo chiarezza

    Chiusura di Scarpino e rifiuti genovesi in Piemonte: facciamo chiarezza

    Rifiuti raccolta differenziataPassano i mesi, cambiano le cause ma la sostanza, purtroppo, è sempre la stessa. La discarica di Scarpino chiuderà, questa volta veramente. E lo farà tra pochissimo, nel giro probabilmente di una quindicina di giorni. Giusto il tempo per la Regione di revocare ufficialmente la “leggina” che prorogava la possibilità del genovesato di portare nella sua discarica il materiale raccolto dai cassonetti della spazzatura indifferenziata (circa 700/800 tonnellate di rumenta ogni giorno). Già perché questa volta non è più colpa della stabilità dei terreni alle spalle di Sestri né degli ultimatum lanciati dalla Provincia la scorsa primavera per la messa in sicurezza dal rischio frane. Questa volta ad andare sotto processo è il cosiddetto pretrattamento dei rifiuti, ovvero ciò che succede alla spazzatura dopo essere stata raccolta e prima del suo smaltimento definitivo.

    Lo scorso anno, l’allora ministro dell’Ambiente Orlando, aveva emanato una circolare che introduceva ufficialmente la necessità di separare la parte umida da quella secca della raccolta indifferenziata prima di poter smaltire i residui in discarica. Come altre discariche liguri che fino ad allora rientravano nella normativa prevista dalla precedente circolare Prestigiacomo, Scarpino non aveva e non ha tuttora gli impianti necessari per rispondere alle mutate esigenze. Così Regione Liguria, per ovviare al periodo transitorio in cui le discariche liguri, Scarpino compresa, avrebbero sanato la propria situazione impiantistica, aveva predisposto una deroga per tutti i Comuni che avessero presentato un cronoprogramma per l’adeguamento impiantistico e un piano per l’estensione della raccolta dei rifiuti organici. Una strada seguita dal Comune di Genova e dalla sua partecipata Amiu, che hanno già ampiamente anticipato i contenuti di un piano industriale che prevede proprio la realizzazione di due impianti di separazione secco-umido (uno alla Volpara, l’altro a Campi).

    Facciamo il punto con il presidente di Amiu Marco Castagna

    «La circolare Orlando – ricorda il presidente di Amiu, Marco Castagna – è uscita ad agosto 2013 quando Regione Liguria stava redigendo il piano regionale dei rifiuti che ha presentato a dicembre: contavamo che nel piano fosse contenuta la modalità per gestire il regime transitorio ma quando abbiamo visto che non era così, a gennaio abbiamo iniziato ad attivarci per la realizzazione degli impianti di separazione. È chiaro che un privato avrebbe avuto tempi molto più rapidi ma noi dobbiamo sottostare a procedure ad evidenza pubblica».

    La circolare Orlando, che di fatto sanciva la chiusura delle discariche liguri, faceva parte di un disegno organico che avrebbe visto parallelamente la nascita di una rete di impianti di termovalorizzazione che in Italia sono scarichi perché ricevono pochi rifiuti. «Peccato – prosegue Castagna – che la rete degli impianti di termovalorizzazione non l’abbiano fatta: come sempre la politica fa i provvedimenti giorno per giorno perdendo di vista l’interesse generale. I risultati sono che dopo mesi che Amiu lavora per mettere una toppa a una mancanza regionale ci ritroviamo in questa situazione grottesca».

    La stessa Regione aveva già messo le mani avanti al momento di licenziare il provvedimento di deroga, temendone l’incostituzionalità. Tanto tuonò che piovve, dicevano gli antichi. Puntualmente, infatti, da Roma sono giunti malumori e voci di una possibile impugnatura da parte del Ministero tanto che Burlando e Paita hanno annunciato il ritiro della legge. Quando questa decadrà ufficialmente (per il momento la proposta è stata approvata solo dalla giunta regionale ma deve passare ancora in Commissione e poi in Consiglio, oltre naturalmente ad attendere i tempi tecnici per la conversione), i rifiuti di Genova non potranno più raggiungere le alture di Sestri finché non saranno ultimati gli impianti di separazione secco – umido.

    I rifiuti genovesi andranno in Piemonte per un costo di oltre 10 milioni di euro

    Rifiuti«È chiaro – commenta Castagna – che oggi scontiamo ritardi accumulati negli anni ma sul tema specifico questa non è certo colpa di Amiu o del Comune. A livello pratico, comunque, dato che tra qualche giorno non ci sarà più la legge deroga regionale che aveva cercato di ovviare alla mancanza del piano regionale dei rifiuti, significa dover portare i rifiuti genovesi e non solo fuori Liguria».

    Così torna, come a maggio, la necessità di stringere accordi con altre Regioni per il conferimento fuori Liguria della nostra spazzatura. Dopo il no di Lomabrdia ed Emilia, l’unico a non essersi tirato indietro sembra essere il Piemonte. I rifiuti genovesi e non solo, con buona probabilità, troveranno ospitalità nell’inceneritore del Gerbido, a Torino, gestito da Trm, controllata di Iren. Ecco spuntare nuovamente il nome dell’azienda che già tante polemiche aveva fatto scoppiare prima dell’estate quando era apparsa la notizia di un suo possibile coinvolgimento per la soluzione della disastrosa situazione della spezzina Acam, a patto di poter mettere più di un piede nella più interessante genovese Amiu.

    Per il momento si tratta di illazioni. Ciò che resta, però, è che il conferimento oltre confine del nostro indifferenziato, costerà ad Amiu parecchi milioni: le cifre che stanno girando in questi giorni, ma che troveranno conferma solo dopo la formalizzazione degli accordi, parlano di circa 2 milioni di euro al mese più i costi del trasporto, per un totale sicuramente non inferiore a 10 milioni di euro per tutto il periodo di chiusura di Scarpino.

    «I costi dovrebbero aggirarsi attorno ai 100 euro a tonnellata – ammette l’assessore all’Ambiente Valeria Garotta (data  sempre più in bilico da Radio Tursi, ndr) – ma sbaglieremmo a confrontarli con un costo attuale nullo. Il conferimento dei rifiuti tal quali a Scarpino ha già adesso un suo costo naturale, ovviamente più basso rispetto al trasporto fuori Regione. Ma se avessimo già realizzato gli impianti di separazione secco-umido dovremmo comunque sostenere le spese per mandare l’umido fuori Liguria finché non sarà realizzato il biodigestore. Inoltre, lo stesso biodigestore, una volta attivo, avrà un costo per il trattamento dei rifiuti organici che potrebbe orientarsi attorno agli 80 euro a tonnellata. Sempre a livello di cifre – conclude l’assessore – è interessante notare anche che la tariffa di smaltimento prevista dal business plan del gassificatore (il cui progetto è stato definitivamente stralciato per fare posto al biodigestore, ndr) era superiore ai 150 euro a tonnellata».

    Un turbinio di numeri che, ad ogni modo, non deve far perdere di vista la sostanza del discorso: non appena chiuderà Scarpino, Amiu dovrà sostenere costi pari a 2 milioni di euro al mese più trasporto per il conferimento di rifiuti a Torino finché non saranno pronti i due impianti di separazione secco-umido, il cui avvio non è previsto prima di giugno 2015.

    lattine-rifiuti-bibite«In realtà – precisa il presidente di Amiu – la Regione ha affidato le trattative direttamente a noi: ci hanno semplicemente segnalato il Piemonte indicando soprattutto la discarica Torino. Mi sarei aspettato un elenco ufficiale invece c’è stata solo una comunicazione verbale. Abbiamo appena iniziato le trattative che, in una situazione normale, soltanto per gestire la logistica di un trasporto di tale portata, richiederebbero due mesi di tempo. Ma ci stiamo attrezzando per chiudere in 15 giorni, probabilmente ancora prima che la deroga decada formalmente».

    Chi si farà carico di questi esborsi? Il rischio è che tutto ricada sui cittadini sotto forma di rincari sulla Tari 2015. Giusto per fare i conti della serva, se si ipotizzasse un ammontare di 10 milioni di euro, i genovesi si troverebbero a dover pagare attorno ai 16 euro in più a cranio nella bolletta del prossimo anno (si tratta comunque di un calcolo assolutamente approssimativo che non tiene conto, ad esempio, delle utenze commerciali).

    «Tuttavia – assicura l’assessore Garotta – l’intero ammontare di queste operazioni non potrà essere totalmente coperto dalle bollette dei genovesi così come il finanziamento dei nuovi impianti da realizzare inseriti nel piano industriale. Lo abbiamo già detto alla Regione e glielo scriveremo anche». Di diverso avviso il presidente Amiu, Marco Castagna: «I costi per andare fuori ricadranno inevitabilmente sulla Tari. Quelli che invece potrebbero essere affrontanti in maniera diversa, ad esempio attraverso finanziamenti europei, sono gli investimenti strutturali e impiantistici».

     I nuovi impianti di separazione secco – umido. Amiu ha consegnato il piano industriale

    Scarpino, discarica di GenovaGià perché quelli del conferimento dei rifiuti fuori Regione non sono gli unici sostanziosi esborsi che i cittadini rischiano di vedersi accollati. La partecipata di Tursi ha, infatti, consegnato ieri ufficialmente al Comune il piano industriale (compreso l’allegato, già anticipato sulle pagine di Era Superba, intitolato “finanziamenti e uso strumenti finanziari europei per l’uso specifico delle risorse dell’economia circolare nel contesto dello sviluppo urbano sostenibile” che riguarda uno studio su come coprire i costi del rinnovo impiantistico attraverso fondi comunitari) annunciato in piena estate e in cui sono elencati interventi e costi per mettere in piena sicurezza ed efficienza la discarica di Scarpino e il ciclo dei rifiuti genovese. All’interno di questo documento, che verrà reso pubblico la prossima settimana, è contenuto, ad esempio, il progetto per il biodigestore ma anche i costi da sostenere per la realizzazione dei due impianti di separazione secco – umido. Secondo il cronoprogramma, questi dovrebbero essere effettivamente disponibili tra la fine di maggio e l’inizio di giugno: la gara è gestita dalla stazione unica appaltante del Comune di Genova ed è arrivata al momento dell’apertura delle buste. Come illustrato anche dal presidente di Regione Liguria, Claudio Burlando, si tratta di impianti dalla realizzazione piuttosto semplice. «Il separatore – ci spiega Marco Castagna – è sostanzialmente un tavolo che vibra, con cilindri che girano e buchi che consentano la separazione della parte più pesante, quella umida che scende sul fondo, da quella secca, che rimane in superficie. Le due tipologie di rifiuto vengono poi convogliate su appositi nastri trasportatori».

    «Ma vista la situazione di estrema emergenza – si chiede il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone – non sarebbe possibile pensare a qualche procedura più snella per accorciare i tempi di realizzazione degli impianti secco-umido? Anche perché, se è vero che per la costruzione bastano 5-6 mesi dall’apertura delle buste è altrettanto vero che non si possono escludere a priori ricorsi dalle società perdenti, arrivando così all’ormai consueto impantanamento burocratico nei corridoi dei tribunali».

    La risposta arriva direttamente da Castagna: «C’è una gara in corso, non possono chiuderla per motivi di urgenza perché mi esporrei comunque a ricorsi. Non ci sono soluzioni alternative perché anche una procedura di emergenza che potrebbe consentire l’arrivo di un ulteriore separatore in tempi più rapidi avrebbe bisogno dell’individuazione e dell’autorizzazione di un’area coperta ad hoc».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Giuliano Montaldo: da Genova a Roma, una vita per il cinema. Intervista al regista genovese

    Giuliano Montaldo: da Genova a Roma, una vita per il cinema. Intervista al regista genovese

    giuliano montaldo 2Dalla sua Genova, Giuliano Montaldo, partì nel lontano 1950 destinazione Roma, cercava lavoro nel mondo del cinema. Aveva vent’anni e una valigia colma di sogni e speranze. «Da allora è sempre rimasta nel mio cuore… Dopo il documentario “Genova ritratto di una città” non ho mai più girato un fotogramma a Genova, perché la amo troppo e non sarei obiettivo». Quel documentario è del 1964, Montaldo immaginava la crisi della Genova industriale e raccontava delle difficoltà di un giovane operaio, padre di famiglia, rimasto senza lavoro… «ma non avrei mai pensato che le cose sarebbero potute arrivare ai livelli di oggi. In quegli anni del dopoguerra, in cui era ambientato il film, Genova era una città con le maniche rimboccate, concetti come ricostruzione, voglia di ripartire, amore per la propria terra erano alla base di ogni ragionamento».

    Regista e sceneggiatore, oggi Montaldo è uno dei grandi del cinema italiano, mentre registriamo la nostra intervista la gente che passa lo saluta e lo chiama “maestro”.
    «Monicelli si arrabbiava tantissimo quando lo chiamavano così!». E Giuliano Montaldo? «Io sorrido e penso a mia madre, quando andavo a scuola ed ero un disastro. Nonostante ciò mi permise di andare a Roma a cercare fortuna nel cinema. Furono due grandi genitori, molto aperti di mentalità per quegli anni. Penso a loro quando mi sento chiamare “maestro”…»

    Questa è una preview, l’intervista integrale a Giuliano Montaldo è pubblicata nel numero 56 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni)

     

    giuliano-montaldoChe ricordi ha della sua città natale?

    «Tanti e forti. Da ragazzo abitavo in centro vicino a via XX Settembre, frequentavo San Vincenzo e piazza Colombo, la parrocchia della Consolazione e il cinema-teatro Sant’Agostino o della Consolazione. Con la guerra la compagnia teatrale si era sciolta e il palcoscenico del teatro era sempre vuoto. Io mi sono inventato regista a sedici anni, facevo spettacoli lì, erano piece per soli uomini che travestivo da donna per i ruoli femminili… Poi ci fu l’esplosione del Piccolo Teatro dove feci qualche comparsata da dilettantissimo e poi sul palcoscenico appena ricostruito del Carlo Felice. Lì ebbi la possibilità a diciannove anni di fare una cosa un po’ folle, il “teatro di massa”… C’era poca gente a seguirci, ma per fortuna fra quelle poche persone sedeva Carlo Lizzani che mi scelse per recitare in “Achtung! Banditi!” e mi fece entrare nel mondo del cinema, oggi sono 64 anni.
    Achtung! venne girato a Pontedecimo, un film sulla resistenza in Liguria fatto dalla “Cooperativa spettatori e produttori cinematografici”, un film che non si doveva fare e che la gente di Genova ha voluto fare alla faccia del Ministero e dei divieti censori, perché la Resistenza doveva già essere dimenticata nel 1950…»

    Cosa crede di aver portato con sé di Genova nel suo percorso umano e professionale? Lei che tra l’altro è stato definito “Un marziano genovese a Roma”…

    «Quel libro che citi racconta proprio il mio impatto con la città di Roma, che fu un po’ traumatico. Il rigore ligure contro l’approssimazione dei romani… “ci vediamo circa alle nove”, ma come… alle nove a Genova partono le navi e se arrivi “circa” rimani in banchina! Penso di aver portato con me le influenze di culture diverse dall’Africa e dall’Oriente che si riflettevano e si riflettono ancora oggi nel modo di vivere e di parlare dei genovesi; ci sentiamo “cittadini del mondo”, con quella pianura d’acqua davanti che può portarti da qualsiasi parte, anche solo con l’immaginazione. A Roma non ritrovai nulla di tutto questo».

     

    Morena Firpo

    L’intervista integrale su Era Superba #56

  • Viaggio “fuori porta” alla scoperta di una ligure doc, la mucca cabannina

    Viaggio “fuori porta” alla scoperta di una ligure doc, la mucca cabannina

    mucca-cabannina (1)Per la prima avventura “fuori porta” di #EraOnTheRoad abbiamo scelto di parlare di allevamento. Non quello intensivo, dei grandi numeri, ma quello a misura del nostro Appennino, fatto di pochi capi e di razze autoctone. Siamo andati a in Valle Scrivia, nel comune di Savignone nel Parco dell’Antola, alla scoperta della mucca cabannina.
    In un sabato di settembre, sotto un cielo un po’ incerto, ci siamo lasciati Genova alle spalle, abbiamo superato Montoggio e Avosso e, dopo il bivio per Valbrevenna, abbiamo svoltato in una strada stretta che attraverso i boschi ci ha portati a destinazione. L’Autra è conosciuta come agriturismo e fattoria didattica ma prima di tutto è un’azienda agricola che nasce nel 1983 dal desiderio di Alfredo Bagnasco di avere una vita diversa fatta di animali, di campagna e di vita lontano dalla città.

    All’Autra ci sono venti vacche di razza cabannina, l’unica razza bovina interamente ligure che deve il suo nome alla frazione di Cabanne, nel comune di Rezzoaglio, nel cuore del Parco dell’Aveto. Alfredo alleva le mucche di razza cabannina principalmente per il latte e per il formaggio: il piccolo caseificio annesso all’azienda agricola produce due o tre volte la settimana delle formaggette e della ricotta che vengono distribuite in un circuito di commercianti locali. Con Alfredo andiamo a cercare le mucche al pascolo e, prima di vederle, ne intuiamo la presenza dai prati puliti e rasati. «Un tempo questi pascoli erano incolti e abbandonati – racconta Alfredo – le cabannine ora pascolano libere in un’area di circa 8 ettari e contribuiscono così alla pulizia di prati e boschi».

    Nel XIX secolo i capi di razza cabannina erano circa 40.000, oggi siamo nell’ordine di poche centinaia. Ma l’estinzione, che agli inizi negli anni ’70 era un rischio concreto, per ora è scongiurata grazie al congelamento del seme e all’intervento, tra gli altri, dell’Associazione Provinciale Allevatori di Genova e di Slow Food che tutela la razza come Presidio.
    Le ragioni di questa caduta libera verso l’estinzione? Alfredo cita le mucche di razza bruna, animali più massicci e molto più produttivi spesso prediletti dagli allevatori a discapito delle razze autoctone. Ma le caratteristiche di un animale da allevamento vanno inevitabilmente incrociate con le caratteristiche di un territorio. E quando ci troviamo davanti il primo esemplare di cabannina possiamo constatare che si tratta di una mucca piccola, robusta e compatta, evidentemente perfetta per sfruttare i pascoli ripidi del nostro entroterra. La bruna, una mucca di dimensioni decisamente più grandi, non sarebbe adatta a questi terreni poveri e impervi. È evidente, dunque, che parliamo di una razza meno produttiva rispetto ad altre oggi tanto diffuse, ma si tratta di un animale da allevamento con l’Appennino genovese nel dna e le cui caratteristiche sono perfette per dare il meglio proprio in questo habitat.

    Dopo l’incontro ravvicinato con le cabannine, che si sono dimostrate anche estremamente fotogeniche, siamo ritornati verso il caseificio e con Alfredo abbiamo parlato di futuro. Innanzitutto ci siamo chiesti se l’allevamento può essere una chance per il domani di tanti giovani in cerca di opportunità. «Sicuramente i margini per lavorare ci sono anche se la vita a cui si va incontro è fatta di sacrifici e di tanto lavoro», racconta Alfredo.

    Ragionando sul presente e sui fatti, oggi c’è sicuramente un interesse diffuso verso l’allevamento; all’Autra un primo dato in questa direzione ce lo danno i numeri della fattoria didattica: circa 50 classi in visita in due mesi. Inoltre, nuovi mestieri potrebbero nascere nel solco della tradizione: Alfredo ha anche una quindicina di asini con cui vorrebbe sviluppare attività legate alla pet teraphy o al trekking, cosa peraltro già sperimentata in altre regioni d’Italia.

    E parlando di futuro, tra i tanti scenari possibili, emerge il sorriso di Sucia, indiano, 27 anni, braccio destro di Alfredo. Lui segue gli animali nella quotidianità ma anche nelle attività legate alla fattoria didattica: è lui infatti a insegnare ai bambini i segreti della mungitura. Sucia è all’Autra da 5 anni e ama il suo lavoro, si vede da come ci guida nelle stalle e da come ci racconta i caratteri e le idiosincrasie dei diversi animali.

    Ci piace pensare, salutando Alfredo e lasciando l’Autra, che oggi l’allevamento nel nostro entroterra abbia anche i colori e l’allegria del sorriso di Sucia. E che uno dei tanti futuri possibili possa partire proprio da qui.

     

    Chiara Barbieri

  • Metropolitana di Genova, al via l’iter per la nuova fermata San Fruttuoso – piazza Martinez

    Metropolitana di Genova, al via l’iter per la nuova fermata San Fruttuoso – piazza Martinez

    binari-san-fruttuoso-piazza-martinezLa Metropolitana di Genova arriverà fino a San Fruttuoso. Grazie a un emendamento alla legge di conversione del decreto “Sblocca Italia”, che il ministro alle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi si è già detto disponibile ad accogliere, i 28 milioni necessari per realizzare l’opera arriveranno dal governo. La notizia è stata data questa mattina a Palazzo Tursi dal sindaco Marco Doria, in una conferenza stampa congiunta con l’assessore Dagnino, il presidente della Regione Burlando e alcuni parlamentari del Pd.

    «C’è una convergenza di intenti tra le amministrazioni locali e il governo – ha spiegato il sindaco, riprendendo i concetti chiave dell’ultimo incontro romano con Lupi – che ha individuato nel finanziamento delle infrastrutture per il trasporto pubblico locale uno dei suoi assi strategici. In questo capitolo, rientra anche il prolungamento della metropolitana in quanto elemento essenziale delle politiche locali di mobilità urbana».

    Lo scopo dello Sblocca Italia dovrebbe essere quello di razionalizzare le risorse disponibili sul territorio italiano per dirottarle su quelle opere già cantierizzate o, comunque, con un progetto definitivo già approvato, sottraendo sprechi laddove i lavori sono al momento soltanto un’idea.
    «Entro giovedì – ha spiegato il deputato Mario Tullo (PD) – presenteremo gli emendamenti che arriveranno in aula entro la metà di ottobre. Tra questi ci sarà anche la richiesta di inserire la tratta di Metropolitana Brignole – piazza Martinez nelle opere finanziabili. La legge dovrà poi passare al Senato, per cui l’approvazione definitiva arriverà non prima di novembre».

    Si tratta di opere prevalentemente in superficie, il cui ammontare complessivo è stato stimato in 28 milioni: di questi, in realtà, circa 18 milioni saranno spesi per due nuovi treni necessari a potenziare il servizio, mentre solo 10 milioni verranno impiegati per la cantierizzazione della tratta Brignole – piazza Martinez. I lavori, infatti, sono piuttosto banali: non saranno necessari nuovi scavi ma si procederà sfruttando il sedime non più necessario alle attività della ferrovia per giungere alla nuova fermata che dovrebbe sorgere alle spalle della scuola elementare di piazza Martinez.

    Il progetto della fermata San Fruttuoso - Piazza Martinez
    Il progetto della fermata San Fruttuoso – Piazza Martinez

    «Una prima idea progettuale – spiega l’assessore alla Mobilità Anna Maria Dagnino – prevedeva la realizzazione di una vera e propria stazione con costi che erano circa il doppio di quelli che invece abbiamo preventivato con il nuovo progetto. Si tratterà infatti di realizzare solo una fermata, una scelta minimalista che sfruttando la possibilità di restare in superficie ci consentirà di vedere l’opera completata in tempi e con costi ragionevoli».

    Attualmente si stima che la Metro di Genova trasporti circa 14,8 milioni di passeggeri l’anno: numeri comunque approssimativi vista la mancanza di tornelli. Con l’arrivo dei nuovi 7 treni – il primo dei quali previsto entro la fine di ottobre – che andranno a risiedere nel deposito sotto via Buozzi in corso d’opera, il traffico dovrebbe raggiungere i 20 milioni di passeggeri/anno che potrebbero salire a 30 milioni con il prolungamento della tratta fino a piazza Martinez e l’arrivo di 2 ulteriori treni. Naturalmente, queste cifre sono comprensive del trasferimento di una buona percentuale di utenze in arrivo e partenza da San Fruttuoso che attualmente utilizza l’autobus.

    A chi sostiene che il prolungamento della Metropolitana verso San Fruttuoso rappresenterebbe solamente un doppione in vista dei nuovi sviluppi del nodo ferroviario genovese, l’amministrazione risponde senza troppi fronzoli che si tratta di due utenze completamente diverse.
    «Si tratta di un miglioramento significativo perché consentirebbe il raggiungimento di quartiere popoloso come quello di San Fruttuoso e faciliterebbe il percorso verso l’ospedale San Martino» ha dichiarato il primo cittadino.

    Certo, quello verso l’ospedale San Martino è soltanto un avvicinamento: il collegamento diretto continuerà a mancare. Tante le ipotesi sul piatto, da una funicolare a una seconda fermata della Metro in piazza Terralba, come annunciato in passato dalla Regione. Qui, però, entrerebbero in gioco le preoccupazioni della CGIL che ha sollevato qualche perplessità soprattutto sull’eventuale ulteriore prolungamento: il sindacato, da un lato, è preoccupato per il futuro delle officine FS comunque non compromesso da questo primo intervento che si limiterà a piazza Martinez, dall’altro preferirebbe che gli investimenti di mobilità si concentrassero sulla ricerca definitiva di una soluzione per il trasporto pubblico in Val Bisagno e, in particolare, sulla sponda sinistra del torrente. Questione delicata, quest’ultima, che richiederebbe fondi almeno dieci volte maggiori e che, comunque, non sarebbe potuta rientrare nello Sblocca Italia per cui è necessario che le opere siano già progettate.

    Il progetto per la metro fino a piazza Martinez, infatti, esiste già da qualche anno quantomeno meno a livello di studio preliminare ed è stato predisposto da Metropolitana milanese. Una volta confermato il finanziamento, prima di giungere all’apertura dei cantieri si dovrà passare naturalmente da un bando pubblico per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo, nonché per l’affidamento dei lavori.

    Resterà, invece, in capo ad Ansaldo sts la realizzazione di un ammodernamento tecnologico per il tronchino di Brin, che consentirà una manovra più semplice ai treni giunti a fine corsa, e i lavori per il secondo lotto del deposito di Di Negro (l’affidamento ad Ansaldo è previsto entro la fine dell’anno, i lavori procederanno in parallelo con quelli del primo lotto e proseguiranno almeno per tutto il 2015) a cui è legata anche la realizzazione del parcheggio di interscambio come punto di arrivo del nuovo nodo stradale di San Benigno. Per questo capitolo si parla di una cifra che si aggira globalmente attorno ai 9 milioni di euro, già finanziati. Intanto, come già anticipato sulle pagine di Era Superba, l’assessore Dagnino («è stato sbagliato non pensare a una fermata provvisoria alternativa per un cantiere di questa portata») ha confermato che entro la fine di ottobre verrà ripristina la fermata Amt di via Buozzi, in direzione centro, soppressa proprio per lasciare spazio al cantiere.

    Simone D’Ambrosio

  • Crisi? Combatterla grazie al web

    Crisi? Combatterla grazie al web

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DINonostante la crisi imperversi, i prezzi continuano ad aumentare, rendendo così ancor più difficile la vita delle famiglie che, trovando spesso come unica soluzione l’inevitabile calo della qualità dei prodotti acquistati, devono invece sempre più di frequente rassegnarsi ad una triste rinuncia alle proprie spese.

    Fortunatamente, la rete riesce ancora una volta a fornirci una efficace soluzione: vi ricordate quando i vostri genitori collezionavano i coupon presenti sui giornali? Ora, nell’era digitale, esistono piattaforme appositamente create per collezionare questi tipi di sconti! Come potete intuire, il concetto alla base del coupon cartaceo e di quello digitale è pressoché identico ma, in quest’ultimo caso, l’utente può effettuare la scelta tra una vastissima gamma di offerte, categorizzate e ordinate al fine di rendere la ricerca dell’utente il più intuitiva possibile. In definitiva, una idea “vecchia” rispolverata e migliorata grazie all’utilizzo di strumenti nuovi.

    Questo nuovo modo di intendere lo shopping, vi assicurerá un considerevole risparmio senza rinunciare a quei prodotti che altrimenti sarebbero considerati come fuori dalla propria portata e, soprattutto, senza minimamente trascurarne la qualitá.

    Per esempio, è desiderio di ogni coppia regalarsi un pezzo di arredamento della qualità e dello stile Dalani. Ebbene, da oggi, con i codici sconto, i prezzi Dalani sono ancora più scontati! Prendiamo per esempio la pagina di un portale di couponing on-line particolarmente interessante che presenta le offerte di Dalani, sconti.com.

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  • Corsi di recitazione del teatro Garage: ultimi giorni per iscriversi

    Corsi di recitazione del teatro Garage: ultimi giorni per iscriversi

    teatro palcoscenicoIl teatro Garage organizza anche per la stagione 2014/2015 dei corsi di recitazione  rivolti a tutti da chi ha già calcato il palcoscenico seppure in modo amatoriale a chi non ci è mai salito e ne è stato sempre attratto per scoprire un talento artistico ma anche semplicemente per il desiderio di mettersi in gioco e relazionarsi con gli altri.

    I corsi  sono strutturati in tre livelli il primo propedeutico, il secondo approfondimento e il terzo e ultimo corso perfezionamento e si terranno alla Sala Diana da ottobre a maggio.

    I docenti sono Lorenzo Costa Maria Grazia Tirasso Luigi Marangoni Andrea Carretti e Fabrizio Giacomazzi.

    Inoltre la didattica comprende anche laboratori a tema dalla scrittura teatrale al lavoro sulla costruzionedel personaggio passando per approfondimenti sul monologo fino val teatro dei desideri per i bambini

    responsabile Maria Grazia Tirasso mgtirasso@teatrogarage.it – 010.511447

    Corso recitazione

    da ottobre a maggio, tre livelli

    Le basi del lavoro attorale per esprimersi, creare, giocare, stare insieme

    docenti: Andrea Carretti, Lorenzo Costa, Fabrizio Giacomazzi, Luigi Marangoni, Maria Grazia Tirasso

    Laboratori

    TEATRO DEI DESIDERI – Progetto TI RACCONTO UNA FIABA
    Laboratorio teatrale per bimbi e adolescenti, diviso in fasce di età
    condotto da Stefania Galuppi, Valeria Banchero, Nicoletta Vaccamorta, Fiorella Colombo

    LABORATORIO SUL MONOLOGO TEATRALE
    Approfondimento della tecnica recitativa per ”attore solo”
    condotto da Lorenzo Costa

    DAL SÉ AL PERSONAGGIO, ANDATA E RITORNO
    Laboratorio intensivo sullo studio e costruzione del personaggio
    condotto da Maria Grazia Tirasso

    VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA MUSICA
    per comprendere il mondo dei suoni e liberare la nostra naturale capacità di “essere musica”
    In collaborazione con Il violino di Einstein – creatività, arti, percorsi di crescita
    condotto da Francesco Nardi

    SCRIVERE PER IL TEATRO
    per apprendere modi e stili della scrittura creativa più efficace per la scena
    condotto da Valeria Banchero

    GESTO E PAROLA
    studio delle possibilità creative e comunicative tramite l’espressione corporea
    In collaborazione con Studio Associato Attori
    intensivo condotto da Fabrizio Giacomazzi

    LEGGERE LA POESIA
    Modalità tecniche per una più consapevole fruizione della poesia
    condotto da Luigi Marangoni

    Progetto Ti racconto una fiaba

    rassegna spettacoli per scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria giorni feriali
    e per famiglie domenica e festivi – ingresso € 5

    Teatro Garage “Cappuccetto Rosso” e”Il Pifferaio Magico”
    giovedì 9 ottobre ore 9 e 11 (Narrazione + Laboratorio) per scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 12 ottobre ore 16.30 per le famiglie, genitori, nonni e nipotini

    Teatro Il Sipario Strappato “La Fiaba di Lucilla”
    giovedì 4 dicembre ore 9 e 11 primo ciclo scuola primaria
    lunedì 8 dicembre ore 16.30 per le famiglie, genitori, nonni e nipotini

    Teatro Il Sipario Strappato “Lo Schiaccianoci”
    giovedì 18 dicembre ore 9 e 11 per scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 21 dicembre ore 16.30 per le famiglie, genitori, nonni, nipotini

    Teatro Garage “Le Fiabe della tradizione”
    giovedì 19 febbraio ore 9 e 11 Narrazione + Laboratorio per la scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 22 febbraio ore 16.30 Narrazione + Laboratorio per le famiglie, genitori, nonni e nipotini
    giovedì 26 febbraio ore 9,00 e 11,00 Narrazione + Laboratorio per la scuola dell’infanzia e primo ciclo scuola primaria
    domenica 1 marzo ore 16,30 per le famiglie, genitori, nonni e nipotini

    Per ulteriori info consultate il sito www.teatrogarage.it oppure tel 010 511447

  • Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Begato, la diga di via MaritanoL’ascensore inclinato di via Novella, nella zona del Cep di Prà, è una struttura moderna di proprietà comunale, inaugurata nel giugno 2003, e sostanzialmente ancora giovane rispetto alla stragrande maggioranza degli impianti elevatori presenti nelle case popolari (Erp, edilizia residenziale pubblica) sparse sul territorio genovese, dal Ponente alla Val Polcevera, risalenti perlomeno a trenta, quarant’anni orsono. Tuttavia, richiede una manutenzione particolare, data la complessità di un sistema che permette il collegamento tra via Novella e la sottostante via Montanella, dove è presente il supermercato Lidl e la fermata dei mezzi pubblici per le delegazioni di Voltri e Prà. Da oltre un mese, però, l’impianto del Ceputilizzato dagli inquilini dei civici Erp dal n. 24 al n. 32 di via Novella (per i quali rappresenta un varco di accesso facilitato ai portoni dei palazzi, sennò raggiungibili esclusivamente tramite una lunga e ripida scala), ma pure dagli altri residenti nella medesima via e nel resto del quartiereè fermo perchè devono essere sostituite alcune sue componenti interne.
    Diverse centinaia di cittadini, tra cui numerosi anziani e persone con difficoltà di deambulazione, ogni giorno prendono l’ascensore inclinato per scendere a valle. Senza dimenticare che l’ampia cabina consente di caricare anche una barella, velocizzando così le eventuali operazioni di soccorso in caso di emergenza.

    La manutenzione ordinaria degli impianti elevatori che servono gli edifici Erp (sia del Comune di Genova che di Arte, azienda regionale territoriale per l’edilizia), fino al luglio scorso era affidata dalla stessa Arte (ente responsabile di tale attività) alla ditta Schindler Group. Oggi, a seguito di una nuova gara di appalto per l’affidamento di tutte le operazioni di manutenzione nelle case popolari, l’incarico è stato appaltato ad un’altra grande multinazionale del settore, la Kone. Quest’ultima, però, avrebbe effettivamente iniziato ad occuparsi dell’impianto di via Novella soltanto dopo Ferragosto. In altre parole, l’ascensore inclinato sarebbe rimasto orfano di manutenzione per circa un mese, a cavallo del cambio di gestione da una ditta all’altra, e ciò spiegherebbe lo stop prolungato e tuttora perdurante, con i conseguenti disagi per una popolazione che al Cep supera le 2000 unità.

    La situazione degli ascensori del patrimonio Erp nei quartieri collinari

    In generale, su tutto il territorio, gli ascensori delle case popolari presentano criticità endemiche «Si tratta di impianti obsoleti, dunque le ditte incaricate hanno difficoltà a trovare in breve tempo i pezzi di ricambio – spiega Peppino Miletta, presidente coordinamento comitati quartieri collinari – Le problematiche maggiori riguardano Begato, soprattutto il quartiere Diamante, in particolare la “Diga” di via Maritano, e poi il Cep di Prà, soprattutto il quartiere San Pietro, in particolare gli edifici chiamati “Lavatrici”. Noi da tempo chiediamo una graduale sostituzione degli ascensori, ma la risposta di Arte è che non ci sono soldi. Secondo noi è necessario perlomeno un lavoro di prevenzione. Chi gestisce la manutenzione, insomma, dovrebbe valutare attentamente quali sono le componenti sottoposte ad usura maggiore, e segnalarle ad Arte, in modo tale che l’azienda regionale si adoperi per immagazzinare i pezzi adeguati, evitando fermate troppo prolungate degli impianti».
    La questione degli ascensori è da sempre una delle principali preoccupazioni dei residenti nelle costruzioni Erp, conferma Giorgio Colla, presidente del comitato quartiere Voltri Due «Si tratta di quartieri in cui vivono prevalentemente persone anziane e malate, quindi, visti gli innumerevoli guasti agli ascensori, è capitato spesso di vedere gli inquilini, affiancati da volontari, costretti a trasportare giù a braccia lungo le scale dei palazzi, chi da solo non riesce a muoversi sulle proprie gambe. La ditta Kone si è aggiudicata il nuovo appalto della manutenzione. In questa prima fase il dato positivo è che essa si sta rivelando più tempestiva negli interventi rispetto all’azienda precedente. Recentemente abbiamo avuto un incontro con Arte per concordare un programma di 5-6 interventi di sostituzione della cabine più vetuste, che presumibilmente partiranno ad ottobre-novembre, resi possibili grazie ad un residuo di finanziamento destinato a Voltri Due».
    Per quanto riguarda la Valpolcevera, e nello specifico il quartiere Diamante (Begato) «I problemi più grossi si riscontrano alla “Diga” di via Maritano, e negli impianti delle abitazioni di via Cechov, sovente fermi – racconta Gianni Greco, presidente del comitato quartiere Diamante – Bisogna dire che ultimamente il Comune ha stanziato 250 mila euro per agire sulle priorità e la messa in sicurezza degli ascensori della “Diga”. Ma in numerosi impianti sarebbe necessario sostituire le componenti principali. Di recente ci siamo recati in sopralluogo con gli ingegneri di Arte proprio per visionare la situazione».
    Francesco Corso, presidente coordinamento comitati Diamante, aggiunge «Il cambio ditta, da Schindler a Kone, non risolve alcunchè. Il nuovo gestore della manutenzione, infatti, dovrà fronteggiare le medesime difficoltà, soprattutto nel reperire i pezzi di ricambio, del suo predecessore. Per migliorare le cose l’unica possibilità è mettere mano al portafoglio. Per sostituire completamente un impianto servono 30-40 mila euro. Qualche anno fa si parlava di circa 2-3 milioni di euro quale cifra necessaria per ripristinare tutti gli ascensori del patrimonio Erp genovese. Dunque una cifra notevole per le casse pubbliche. Tuttavia, continuando ad agire in questa maniera, soltanto per tamponare le urgenze, le istituzioni stanno buttando via il denaro. Secondo una mappatura aggiornata su 400 ascensori complessivi, circa 200 possono ancora funzionare con investimenti non troppo ingenti. Gli altri 200, in particolare del patrimonio comunale, sono da sostituire quasi integralmente (porte, funi, cabine, rulli, ecc.). I problemi, comunque, interessano anche il patrimonio Arte. La Regione, però, grazie ad alcune operazioni immobiliari del patrimonio Arte, qualche denaro in più lo mette sul tavolo, mentre il Comune ha sicuramente più difficoltà a livello finanziario».

    begato-diga-d1L’azienda regionale territoriale per l’edilizia, dal canto suo, afferma di essere perfettamente a conoscenza dell’importanza del servizio fornito dagli ascensori nei palazzi dei quartieri popolari «Il parco ascensori nelle case Erp raggiunge le 400 unità – spiega l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Un parco ascensori nel complesso vetusto, spesso afflitto da problematiche di tipo strutturale complessivo: mi riferisco agli edifici in cui la presenza di infiltrazioni d’acqua, umidità, ecc., peggiora la condizione degli impianti, e periodicamente ne inficia la funzionalità. Costruzioni sorte già tendendo a limitare i costi, penso ai casi di Begato e del Cep. Tutta l’impiantistica paga le conseguenze di una simile concezione di costruire. Inoltre, le componenti tecniche degli ascensori risentono della loro vetustà. I pezzi di ricambio, infatti, sono difficilmente reperibili sul mercato in breve tempo. E poi si continua ad investire solo per tamponare i guasti e non con la necessaria visione prospettica».
    La gestione del parco ascensori, secondo Spanu, è resa più faticosa dai comportamenti incivili di alcuni inquilini «Le ditte ci dicono che, rispetto ad un impianto medio, il quale riceve due chiamate di intervento all’anno, i nostri ne ricevono ben sette».
    L’insufficienza delle risorse economiche, tuttavia, è palese «Il 10% degli impianti sono in condizioni particolarmente critiche, per cui gli interventi che eseguiamo non bastano a risolvere le criticità – continua Spanu – Parliamo del Diamante ma anche di tante diverse situazioni sparse sul territorio. Il 30-40% è funzionante. Il 50-60% è afflitto da problematiche varie. Comunque sia, Arte sta investendo, soprattutto su interventi di sostituzione delle componenti: quadri, operatori di porte, ecc. Negli ultimi tre mesi abbiamo speso circa 70 mila euro. Il recupero complessivo di un singolo ascensore oscilla tra i 30 e i 50 mila euro. Adesso, con il nuovo contratto di appalto, faremo uno screening generale, e per la fine dell’anno contiamo di avere un quadro più preciso sullo stato dell’arte».
    Il passaggio di consegne, avvenuto nel luglio scorso, tra precedente (Schindler) e nuovo soggetto manutentore (Kone), è stata un’operazione delicata «Nella prima fase non tutto è funzionato appieno – ammette l’ing. Spanu – Bisogna ricordare che tale trasferimento genera una serie di criticità connesse alla gestione informatica, al passaggio di codici, così come al caricamento dei dati sul sistema, ecc. Sapevamo che ciò avrebbe comportato un impatto sul servizio. Abbiamo scelto di eseguire il cambio di ditta durante l’estate proprio perchè speravamo di mitigare i disagi».

    Il caso dell’ascensore inclinato di via Novella al Cep (Prà)

    Lo stop prolungato dell’impianto inclinato del Cep in parte sarebbe dovuto al cambio di gestione dell’attività di manutenzione «La Schindler, che fino a luglio se ne è occupata, nel particolare caso di via Novella si era affidata ad una ditta in subappalto, la Maspero (Maspero Elevatori S.p.A, nda) – racconta il presidente coordinamento comitati quartieri collinari, Peppino Miletta – Il nuovo soggetto gestore non era a conoscenza di ciò, e neppure della complessità di questo impianto, per cui ha trovato difficoltà nell’intervenire. Nel contempo, i tecnici di Arte non si sono preoccupati del fatto che le componenti dell’ascensore sono sottoposte ad intensa usura, e quindi non hanno acquistato per tempo i pezzi da sostituire. Diciamo che si è verificato un periodo di vacatio, nel quale nessuno ha controllato a dovere la situazione. Noi abbiamo segnalato ad Arte il grave disagio chiedendo di fare qualcosa. Devo dire che fortunatamente l’azienda regionale ha risposto: da lunedì 22 settembre negli orari di punta è stato predisposto un servizio di bus navetta che trasporta i residenti su e giù da via Novella. Ci hanno assicurato che le componenti di ricambio arriveranno entro il 12 ottobre, mentre l’ascensore dovrebbe entrare in funzione entro il 17 ottobre».

    Anche il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è interessato al caso di via Novella «Scriverò una lettera ad Arte per sollecitare l’intervento di ripristino. Ma intendo fare un approfondimento sulla gestione degli ascensori in tutti gli immobili a gestione Arte. È un tema delicato che coinvolge numerosi residenti nelle case popolari dal Ponente alla Val Polcevera».

    Per quanto riguarda l’ascensore di via Novella «Parliamo di un impianto estremamente complesso – risponde l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Fino a pochissimo tempo fa era l’unico a Genova con quella lunghezza di corsa, ma di recente ne è stato realizzato uno simile a Quezzi. È un impianto moderno che richiede una gestione puntuale, e tutte le sue componenti devono essere sottoposte a manutenzione programmata. L’ascensore ha subito spesso rotture causate dall’uso intenso. Qualche tempo fa, con un finanziamento del Comune, avevamo eseguito un’importante riqualificazione. In questi ultimi 3 anni, però, l’apertura del supermercato Lidl ha determinato un’esplosione inaspettata in termini di utilizzo dell’impianto inclinato. L’imprevisto ha voluto che i problemi si sommassero al passaggio da precedente a nuova ditta. Comunque, noi proporremo al Comune di effettuare un investimento per cercare di risolvere definitivamente le criticita. L’ascensore di via Novella ritornerà in funzione a metà ottobre, poi probabilmente avrà ancora bisogno di una fermata successiva».

     

    Matteo Quadrone

  • Fine dell’euro, ha inizio il count down? Crisi di domanda e malafede del governo

    Fine dell’euro, ha inizio il count down? Crisi di domanda e malafede del governo

    padoanC’è un sottile filo rosso che si snoda lungo le vicende della politica e che parte con Renzi e la  sua battaglia per l’abolizione dell’articolo 18. Il premier da un parte ha incassato il netto sostegno di Squinzi, l’incondizionato appoggio di Padoan (in barba a quelli che volevano il ministro dell’economia in contrasto con il premier) e l’irrituale assist di Napolitano; dall’altra, però, è stato smentito da due imprenditori “amici” come Farinetti e De Benedetti, viene pungolato con sempre più impazienza dalla stessa Confindustria e ha mandato in fibrillazione il suo partito, dove la minoranza dei “rottamati” comincia addirittura a evocare scenari da scissione.

    Non basta. A riprova del fatto che all’interno dell’establishment l’ostilità contro Renzi è in crescita occorre citare l’editoriale di fuoco di Ferruccio De Bortoli. Il direttore del Corriere della Sera esordisce deciso: “Renzi non mi convince”, che tradotto significa “i miei editori si stanno stancando”. Come se non bastasse la “brillante comunicazione” del premier viene definita da De Bortoli “fine a se stessa”,  il che è come dire: “parli tanto ma non fai nulla”. Infine, proprio all’ultimo, una coltellata: per il direttore del Corriere nella squadra di governo (a parte Padoan e pochi altri) “la competenza appare un criterio secondario” e a fare merito è la “conoscenza dei dossier” e la toscanità“.

    A cosa allude il nostro? Alla massoneria, è ovvio. E lo dice esplicitamente: “Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria. Non solo, dunque, la solita accusa di fornicare con Berlusconi e Verdini, ma addirittura l’evocazione, dietro alla figura rispettabile del premier, dell’ombra lunga di interessi indicibili che paiono quasi in grado di ricattare lo stesso Renzi. Difficile immaginare un attacco più violento al governo da parte di un giornale così abituato a misurare le parole.

    Ma non è solo una questione di giochi di potere. Ci sono anche i dati allarmanti dell’economia. Il PIL sarà in negativo per il terzo anno di seguito: e forse sarà anche peggio delle attese, visto come stanno andando l’industria e gli ordinativi. La crisi attanaglia anche la virtuosa Germania: ma l’austerità non molla la sua presa sull’Europa; cosa che ispira i maggiori protagonisti del dibattito economico a lanciare appelli per gesti estremi. Wolfagang Munchau consiglia a Draghi di gettare i soldi sulla gente da un elicottero, il premio Wolfson Roger Bootle suggerisce all’Italia di uscire dall’euro e il premio Nobel Joseph Stiglitz, nella sua lectio magistralis alla Camera dei Deputati di martedì, si scaglia contro la moneta unica, sforzandosi però di indicare delle soluzioni.

    Come si uniscono i puntini di tutti questi avvenimenti? In realtà non occorre sbilanciarsi granché: anzi, è piuttosto ovvio che è iniziata la resa dei conti. Avevo scritto 20 mesi fa che stavamo solo rimandando l’inevitabile epilogo: ora è probabile che quell’epilogo sia cominciato. E il fatto è che chi occupa certe posizioni non è così ingenuo da non averlo capito. Renzi e Napolitano potranno anche essere gli inconsapevoli “utili idioti” di turno: ma gli altri sanno, oppure stanno cominciando a capire. Se assumiamo, infatti, che queste fibrillazioni dipendano dalla consapevolezza dell’establishment che il sistema non è più gestibile da un punto di vista politico-economico, tutto torna.

    Ad esempio è ormai riconosciuto che siamo in una crisi di domanda: per cui rendere i lavoratori più poveri è del tutto controproducente (se hanno meno soldi, spenderanno di meno e aggraveranno il problema). Come è possibile, dunque, che un economista preparato come Pier Carlo Padoan non sappia che senza l’articolo 18 i lavoratori avranno minore potere contrattuale e dunque, alla fine, salari più bassi? Come può la stessa persona promettere con questi provvedimenti repressivi addirittura «retribuzioni più elevate» con grave sprezzo del ridicolo? L’ignoranza, in questo caso, non è una spiegazione: ma allora non rimane che la malafede.

    La realtà è che il grande capitale (e chiedo scusa a quelli “diversamente di sinistra”, se uso categorie di derivazione marxista) ha capito che corre il rischio di perdere una rappresentanza politica compiacente: così con una mano manda i suoi adepti a pressare Renzi per portare a casa il massimo risultato utile prima che suoni la campanella, e con l’altra gli scava la fossa, preparandosi a sostituirlo, riposizionandosi in ordine sparso e, quando occorre, provando a regolare qualche vecchio conto in sospeso. Naturalmente i grandi giornali, questo premier e lo stesso Presidente della Repubblica non hanno mai saputo distinguersi per autonomia di pensiero rispetto agli interessi del blocco di potere costituito: e ora è un po’ tardi per farsi venire dei ripensamenti.

    Lo stesso dicasi del Partito Democratico, che dopo aver combattuto per anni le comode battaglie della destra, oggi cade dal pero e scopre che il leader carismatico, oltre a portare alla rovina il paese, fa contenti solo gli elettori del partito di Berlusconi. Dovrebbe tornare indietro, fare retromarcia. Ma chi ha approvato il pacchetto Treu ora ha un bel da fare a dire che è sbagliato precarizzare il lavoro. Chi ha abbandonato ogni ideologia e fatto di tutto per portarci e farci rimanere in Europa difficilmente ora ci può venire a raccontare che certi diritti non si sacrificano neanche su quell’altare. Chi da tre anni è alleato con Berlusconi, come può ora prendersela con Renzi perché segue le sue orme? Persino il linguaggio va reinventato: dopo decenni di propaganda liberista, le parole con cui esprimere idee diverse non vengono nemmeno più alla bocca.

    É così che assistiamo a patetiche contorsioni degne della più brutale legge del contrappasso, come Stefano Fassina che spiega a Stiglitz: «Voi accademici dovete cominciare a pensare a piani alternativi per minimizzare i danni, data l’impraticabilità di quell’agenda economica che Lei proponeva. Tipo piani di ristrutturazione dell’assetto monetario dell’eurozona». E se seguite questa rubrica ormai non devo più spiegarvi cosa siano questi “piani di ristrutturazione” di cui da questa settimana si è cominciato ufficialmente a parlare.

     

    Andrea Giannini

  • Genova anticipa lo ius soli: i minori nati da genitori stranieri riceveranno la cittadinanza genovese

    Genova anticipa lo ius soli: i minori nati da genitori stranieri riceveranno la cittadinanza genovese

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    Lo ius soli è un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

    Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia risiedono stabilmente oltre 4 milioni di persone di origine straniera di cui circa un quinto minori, spesso nati o cresciuti nel nostro Paese di cui hanno acquisito cultura, lingua e costumi. Ben 650 mila persone, inoltre, pur essendo nate e cresciute in Italia, risultano ancora giuridicamente straniere.
    A Genova, secondo i dati forniti dai registi anagrafici del Comune, risiedono più di 56 mila abitanti privi di cittadinanza italiana: poco più di 10 mila hanno meno di 14 anni e, di questi, 8210 sono nati nella nostra città e cresciuti esattamente alla stessa maniera di qualsiasi altro coetaneo ritenuto a tutti gli effetti genovese. Da oggi, o meglio in un futuro piuttosto prossimo, anche questi giovani diventeranno a tutti gli effetti cittadini genovesi. Il Consiglio comunale ha, infatti, approvato a larga maggioranza (contrari solo Lauro e Balleari di Forza Italia e Rixi di Lega Nord) una mozione, promossa principalmente da Lista Doria, che impegna sindaco e giunta a conferire il riconoscimento di cittadinanza genovese ai minorenni residenti a Genova e nati in Italia da genitori stranieri o, comunque, residenti in città da almeno 5 anni. Questo almeno fino a quando lo Stato non riconoscerà la cittadinanza italiana secondo lo ius soli.

    «È il massimo atto di civiltà che come città possiamo fare – ha commentato a caldo l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini – ed è uno sprone per il legislatore nazionale a prendere in mano le numerose proposte di legge per la riforma del diritto di cittadinanza allo scopo di portare l’Italia sullo stesso livello di molti altri grandi Paesi europei».

    Il provvedimento per il momento non sancisce particolari effetti dal punto di vista legale ma, come si legge in una nota stampa di Lista Doria, vuole “contribuire alla costituzione di una comunità genovese unica e plurale in cui le diversità culturali siano una ricchezza”. Insomma, un tassello politico importante per la difesa e il riconoscimento di imprescindibili diritti civici, sulla falsariga di quanto già successo con la creazione del registro delle unioni civili (qui l’approfondimento). «La mozione di oggi – dichiara la consigliera Maddalena Bartolini, presidente della commissione Pari opportunità – non è solo un atto simbolico ma può diventare volano per altri Comuni e stimolo per le politiche nazionali volte alla tutela dei diritti civili».

    Ora la palla passerà agli uffici che dovranno studiare le modalità tecniche per trasferire questo impegno dalla carta alla realtà. C’è da capire, ad esempio, se la cittadinanza genovese diventerà automatica per chi ne possiede i requisiti o se sarà necessario inoltrare un’apposita richiesta. Per il momento, comunque, sembrerebbe esclusa la creazione di un registro dedicato, inizialmente previsto dal testo della mozione ma successivamente stralciato su proposta del consigliere Enrico Musso (a cui si deve anche il cambiamento di denominazione da cittadinanza civica, eccessivamente ridondante, a cittadinanza genovese). Di sicuro, invece, si sa già che le prime cittadinanze verranno conferite in maniera simbolica nel corso di una cerimonia pubblica, come richiesto dalla stessa impegnativa della mozione.

    Il documento approvato ieri è frutto di un percorso iniziato in Commissione con l’audizione di diverse realtà della società civile che, oltre naturalmente a portare la propria testimonianza, hanno illustrato numerose campagne nazionali e locali di sensibilizzazione sul tema e a cui i consiglieri hanno chiesto adesione da parte del Comune di Genova. Tra queste, vengono esplicitamente richiamate le iniziative di Anci, “L’Italia sono anch’io”, per il diritto di cittadinanza e di voto alle persone di origine straniera, di Unicef per la riforma della legge sulla cittadinanza, di Nuovi Profili e altre realtà locali sul tema “Genovesi oggi. Italiani domani”.

    «Vorremmo anche – ha detto Bartolini – che l’amministrazione si impegnasse a modificare il linguaggio delle comunicazioni istituzionali non facendo distinzioni tra bambini di origine straniera e italiana nelle scuole e nei servizi comunali con l’obiettivo di costruire una comunità genovese plurima e inclusiva». Per estendere la questione anche alle fasce più adulte della popolazione, nella mozione si invitano sindaco e giunta a inviare lettere formali ad Asl, Regione, Università e Ufficio scolastico regionale, invitando a non includere la richiesta di cittadinanza italiana come requisito per accedere ai concorsi pubblici. Un tema, quest’ultimo, sicuramente delicato e che ha riscontrato qualche perplessità in Sala Rossa ma che, alla fine, è rimasto nel provvedimento votato non solo dalla maggioranza ma anche da buona parte dell’opposizione.

    Tra i contrari, e difficilmente poteva essere altrimenti, l’unico rappresentate in Consiglio comunale della Lega Nord, Edoardo Rixi, che ha comunque mostrato una parziale apertura sul tema: «Nessuno è in disaccordo sul fatto che i diritti debbano essere garantiti ai minori ma è fondamentale creare un discrimine tra chi agisce nella legalità e i deliquenti. Non è una questione di stranieri o non stranieri: se potessi toglierei la cittadinanza italiana anche agli italiani che delinquono».

    «Oggi – commenta la consigliera di Lista Doria Marianna Pederzolli – mandiamo un messaggio importante alla città mettendo al centro del dibattito politico l’estensione dei diritti. Si tratta di un atto di sostegno e valorizzazione della dignità delle persone per sottolineare come sentirsi cittadini significhi essere parte di una collettività attivamente partecipe e coinvolta, con stessi diritti e stessi doveri».

    Simone D’Ambrosio

  • Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    Ex mercato Corso Sardegna, a che punto siamo? Apertura dei cancelli entro dicembre 2015

    ex-mercato-corso-sardegna-rimozione-tettoLa riqualificazione dell’area che ha ospitato fino al 2009 il mercato di Corso Sardegna è un tema a cui Era Superba ha già dedicato diversi approfondimenti. Siamo tornati sul posto con la diretta di #EraOnTheRoad per verificare lo stato d’avanzamento dei lavori, e per capire se il 2015, data indicata fino ad oggi per il termine dei lavori, sia ancora una previsione realistica.
    Il nostro sopralluogo è arrivato a due giorni di distanza dall’iniziativa “Mercato in Festa”. La manifestazione, organizzata dal Civ con il patrocinio del Municipio, oltre a regalare una giornata di festa al quartiere, era finalizzata a rinvigorire il dibattito fra istituzioni, associazioni e semplici cittadini sull’ancora incerto futuro di questa pregiata area della città. Ma ecco cosa abbiamo trovato una volta sul posto.

    Note positive: la rimozione del tetto

    Nonostante non sia facile rendersene conto osservando la struttura dall’esterno, segnaliamo subito che uno dei lavori più urgenti, la rimozione dei pannelli in amianto che costituivano la copertura dell’ex mercato, è progredito notevolmente, con sicuro vantaggio per la serenità e la salute di chi vive e lavora nei paraggi. «I lavori di bonifica del tetto contenete amianto affidati ad Amiu Bonifiche – commenta Umberto Solferino, presidente del Civ di Corso Sardegna – sono sostanzialmente terminati. Chiuderemo questa fase della messa in sicurezza entro la fine di ottobre». Si tratta dunque di un piccolo, e tutto sommato accettabile, ritardo sulla precedente stima che prevedeva il completamento della bonifica per fine settembre. Purtroppo però non si può parlare di analoghi progressi nella soluzione delle restanti criticità che impediscono la fruizione dell’area al pubblico.

    Note dolenti: all’interno regna il degrado

    La prima cosa che si nota giunti in Corso Sardegna, come sottolineano comprensibilmente seccati diversi residenti, è che le impalcature esterne a protezione dei cornicioni pericolanti arrugginiscono immobili, sono lì ormai da circa una ventina d’anni. All’interno dell’ex mercato poi basta un rapido giro per rendersi conto di come il lavoro vero e proprio di ristrutturazione e messa in sicurezza dei vari lotti sia di fatto ancora da iniziare, a dominare è un senso di abbandono e degrado, non privo di un certo macabro fascino.

    È facile imbattersi in materiali di vario genere, come travi, frammenti di cartongesso, pezzi di metallo e altro, pericolosamente penzolanti dai soffitti. Le strutture sono interamente accessibili con relativa facilità a chiunque, diventando spesso rifugio notturno per senza fissa dimora, spesso purtroppo disposti e costretti a mettere a rischio la propria incolumità pur di guadagnare un riparo. Inutile sottolineare la gran quantità di rifiuti sparsi per la zona, ma soprattutto all’interno dei lotti, per la maggior parte privi di porte e vetri alle finestre.

    Lo stato dell’arte

    ex-mercato-corso-sardegna-degradoDopo la questione giudiziaria che ha visto contrapposti il Comune e la ditta De Eccher (qui l’approfondimento) è stato predisposto un nuovo bando per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione dei vari edifici; rimane dunque l’incertezza sul soggetto che si aggiudicherà l’appalto.
    «Quello che è certo – spiega Solferino – è che il Comune ha stanziato per restauro e messa in sicurezza degli edifici 500.000 euro accendendo un apposito mutuo, mentre altri 200.000 euro verranno a breve destinati dal Municipio all’acquisto di arredi e luminarie, oltre che alla rimozione delle impalcature in Corso Sardegna».
    Tenendo presenti i vincoli imposti dal Piano di Bacino da una parte, e quelli imposti dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici dall’altra, i fondi attualmente disponibili non saranno sufficienti a restituire alla cittadinanza la possibilità di fruire dell’area nella sua interezza. La soluzione proposta dal Civ è quella di aprire il maggior numero di lotti possibili in breve tempo e mettere in sicurezza i restanti isolandoli ed impedendo l’accesso al pubblico. «L’intento – chiarisce Solferino – è quello di restituire in fretta alla città più spazi possibile, con particolare attenzione al collegamento fra Corso Sardegna e Via Carlo Varese. Riaprire questo tratto di strada, magari rendendolo ciclabile, restituirebbe linearità ed immediatezza ai collegamenti fra San Fruttuoso e Marassi. Per l’apertura dei cancelli stimiamo fra i dodici e i diciotto mesi”. L’intera area, con attività commerciali, culturali e ricreative potrebbe diventare il polmone sociale del quartiere, ma a conti fatti bisognerà aspettare il 2016.

    Recupero dell’ex Mercato, la proposta non ufficiale

    Il progetto di recupero dell’ex mercato di Corso Sardegna, come abbiamo già avuto modo di raccontare in passato (qui l’approfondimento), ha previsto vari approcci al problema sicurezza e ristrutturazione, e tuttora permangono, almeno fino all’assegnazione del bando, numerosi interrogativi sulle modalità di intervento; quel che rimane costante è l’obiettivo della riconversione dell’area in polo commerciale, sociale e culturale.
    Esattamente in quest’ottica si pone anche il progetto che Paola Roviaro ha concepito per la sua tesi di laurea in architettura. Roviaro, che ha presentato al pubblico il suo lavoro in occasione della manifestazione “Mercato in Festa”, ha immaginato un intervento con strutture in legno per la messa in sicurezza, che avrebbero vantaggio di consentire la conservazione delle strutture originarie. «Con questa tipologia di intervento, che non necessita di grossi investimenti, si potrebbe restituire in tre fasi l’ex mercato alla cittadinanza – racconta l’architetto – Il primo passo sarebbe quello di riaprire l’ingresso principale in Corso Sardegna e quello di Via Varese, successivamente si procederebbe al ripristino della funzionalità dei sei lotti interni destinandoli ad attività di tipo culturale e a piccoli mercati. Infine ho ipotizzato di recuperare anche gli stabili perimetrali realizzando degli spazi di co-working dedicati ai liberi professionisti, ed una zona di residenza di breve termine”.
    Il progetto del neo-architetto ci fa comprendere ancora una volta di più le grandi potenzialità di questa area urbana abbandonata al degrado.
    Per ora concentriamoci sui lavori orchestrati da Civ e Municipio, la riapertura dei cancelli a dicembre 2015 sarebbe già un importante passo in avanti.

    Carlo Ramoino

  • Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    Multedo, piscina Nico Sapio: prosegue il calvario dell’impianto ponentino, quale futuro?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2Piscina o palestra, basta che si faccia e anche presto. È la richiesta giunta a Palazzo Tursi dagli abitanti di Multedo che ormai da tre anni si vedono «privati di qualsiasi spazio di aggregazione e che avrebbero bisogno come il pane di poter tornare a usufruire delle strutture della Nico Sapio» come ha ricorda in Consiglio comunale Paolo Gozzi. Sulle pagine di Era Superba abbiamo seguito passo dopo passo il progressivo decadimento dell’ormai ex piscina della delegazione di Ponente. L’Associazione sportiva dilettantistica “Nuotatori genovesi”, che aveva vinto il bando pubblico di concessione dell’impianto, si era rilevata non in grado di far fronte agli ingenti investimenti per la riqualificazione della struttura: da qui nacque un lungo contenzioso con il Comune, conclusosi con la riconsegna delle chiavi da parte dei concessionari.

    «L’impianto – ricorda però il consigliere Gozzi – è nella piena disponibilità dell’amministrazione da oltre un anno: nessuno si aspetta che il Comune si accolli la ristrutturazione ma che predisponga un piano per coinvolgere i privati questo sì». Perché si è aspettato così tanto dopo la risoluzione della controversia? «Il bando – ammette Boero – di per sé non è difficile da far uscire nuovamente, volendo lo si potrebbe fare già adesso e lo si sarebbe potuto fare anche qualche mese fa. Ma il punto è riuscire a strutturare una gara che susciti l’interesse dei privati e faccia partecipare qualcuno. Altrimenti potremmo riproporre esattamente il bando che abbiamo fatto l’ultima volta con il rischio molto reale, però, che vada deserto visti gli esiti che ha avuto l’ultima assegnazione».

    Le cose potrebbero cambiare nelle prossime settimane. Sembra, infatti, che una prima proposta di riqualificazione della struttura sia arrivata proprio in questi giorni dall’Associazione sportiva “Multedo 1930” che ha presentato al sindaco un progetto di risistemazione dell’impianto natatorio, utilizzando anche una piccola spiaggia demaniale che la società ha già in concessione, seguendo un po’ la falsa riga dei criteri che si stanno delineando per la vicina piscina Mameli di Voltri.

    La società interessata alla struttura di Multedo era già stata la storica gestrice dell’impianto natatorio ma l’aveva lentamente abbandonato a se stesso. Ora, tuttavia, la dirigenza è cambiata e potrebbe esserci qualche nuova prospettiva. «Ma il Comune – dice l’assessore allo Sport, Pino Boero – non può far altro che registrare una manifestazione di interesse che, tuttavia, dovrà essere concretizzata con l’eventuale partecipazione a una gara pubblica secondo le indicazioni che arriveranno dal Municipio».

    Il futuro della Nico Sapio sarà dunque ancora acquatico? O, come prova a buttare sul tavolo Boero, non sarebbe forse più opportuno trasformare l’edificio in una palestra che richiederebbe sì un’ingente ristrutturazione ma sarebbe molto più facile da manutenere? «Bisogna tenere presente – sostiene l’assessore, confermando quanto già ci aveva accennato prima dell’estate – che la capienza reale degli impianti natatori nel Ponente cittadino è ampiamente soddisfacente per rispondere alla domanda. Nulla vieta, quindi, di strutturare il bando pensando a un’altra destinazione degli spazi, sempre restando in ambito sportivo. Una gestione del genere sarebbe probabilmente più appetibile per un privato». Se ne parlerà tra una decina di giorni in Municipio, più precisamente la mattina di mercoledì 1 ottobre quando è previsto un rendez-vous tra palazzo Tursi e il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente, proprio sul tema delle strutture sportive della zona.

    Non sarà facile però convincere gli abitanti di Multedo alla riconversione degli spazi. «Credo che le aspettative e le speranze dei cittadini – ci racconta il presidente municipale – siano quelle di mantenere un’attività che ha caratterizzato oltre 50 anni di storia del territorio: lì sono nati campioni che sono stati anche alle Olimpiadi come Paola Cavallino. A cuor leggero alla piscina non ci rinunciamo anche perché ci sono attività sociali importanti legate alle scuole, ai bambini differentemente abili. Se non ci saranno alternative, cercheremo di capire cosa fare».

    L’importante, comunque, è che qualsiasi sia la strada da intraprendere passi prima da una condivisione con gli abitanti, attraverso un’assemblea pubblica. «Abbiamo sentito parlare del nuovo progetto – spiega Avvenente – ma non l’abbiamo ancora visto. È ovvio che puntiamo a trovare una soluzione perché la cosa più brutta che si possa fare è abbandonare la struttura agli atti vandalici notturni che, purtroppo, continuano a esserci nonostante i tentativi di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Ma bisogna trovare un soggetto con caratteristiche gestionali ben diverse da quelle che si sono verificate finora: con il vecchio bando, la riqualificazione è morta ancora prima di nascere».

    Intanto, la struttura resta fatiscente, abbandonata e neanche troppo sicura. «Grazie all’impegno del comitato di quartiere – prosegue il presidente del Municipio – siamo riusciti a rimettere a posto i campetti esterni e a sistemare gli spogliatoi per permettere ai bambini di tornare a giocare. Ma l’obiettivo resta naturalmente quello di trovare una soluzione definitiva con un soggetto interessato a farsi carico di tutto il compendio sportivo».

    Il tempo stringe, soprattutto se si vuol provare ad accedere ai fondi Fas regionali, dedicati alle aree sottoutilizzate e messi a disposizione proprio per la riqualificazione delle strutture sportive. Su questo piccolo tesoretto fa affidamento, ad esempio, la riqualificazione della piscina Mameli di Voltri, il cui progetto definitivo è stato visto e approvato dal Municipio Ponente. «La Regione ha dichiarato più volte che c’è questa disponibilità – sottolinea l’assessore Boero – per cui stiamo ragionando anche su come far rientrare parte della ristrutturazione di Valletta Cambiaso, con i campi da tennis gestiti da MyTennis. E poi si potrebbe pensare nuovamente alle piscine, con la Massa di Nervi e proprio la Sapio di Multedo».

    Ma per la struttura di Multedo (come probabilmente anche per quella di Nervi, dove il Municipio sta pensando a una riorganizzazione più complessiva degli spazi coinvolgendo anche la piscina Gropallo e una parte di spiaggia) servirebbe un vero e proprio miracolo dal momento che i progetti definitivi di riqualificazione andrebbero presentati entro la fine di ottobre. Nel frattempo, infatti, dovrebbe essere indetta e conclusa una nuova gara pubblica per cui, però, non ci sono i tempi necessari. L’unica soluzione potrebbe essere quella di un’assegnazione diretta, sempre che l’avvocatura del Comune dia il via libera a un’operazione simile. Dopo il primo ottobre, forse, se ne potrà sapere di più.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Unlearning FAQ: le risposte di Anna, Lucio e Gaia alle domande dei curiosi

    Unlearning FAQ: le risposte di Anna, Lucio e Gaia alle domande dei curiosi

    unlearning-faqOtto ore di lavoro al giorno a testa, bambina a scuola fino alle quattro del pomeriggio, babysitter… Per poi  ritrovarsi a casa sfiniti a parlare di mutuo e bollette, organizzando un’altra giornata di sopravvivenza. Un modello pronto per affondarci, uno stile di vita che a nostra volta stiamo trasmettendo a nostra figlia come verità. Ma se lasciassimo la zona comfort del nostro appartamento del  centro città per condividere i tempi e gli spazi con chi ha un concetto diverso di famiglia? Come vedremo la nostra vecchia vita al nostro ritorno? Saremo capaci di ritornare alla nostra routine?

    Questo è il pensiero che ha fatto partire il progetto Unlearning (“Che cos’è Unlearning“, “Diario di viaggio parte 1“, “Diario di viaggio parte 2“) una famiglia genovese che ha messo in stand-by la propria vita per viaggiare e mettersi in gioco a costo quasi zero, viaggiando con il baratto.

    Oltre 5.000 Km percorsi con i i passaggi di BlaBlaCar (evitando di emettere 1100 m2 di  CO2), lavoro in cambio di vitto e alloggio con Wwofing e workaway, banca del tempo di Timerepublik, appartamento scambiato o affittato… Usando tutti i servizi della sharing Economy Anna, Lucio e Gaia sono al 147° giorno di viaggio ed hanno speso poco più di 500 Euro.

    Il loro background cittadino si è scontrato con ecovillaggi vegani, raduni rainbow, ospitalità in grotte o in roulotte, scuole e comuni libertarie. Hanno pulito stalle, smontato tendoni circensi, recuperato cibo scaduto dai container con la comunità Freegan… In ogni tappa hanno incontrato bambini, nuovi modelli di famiglia, di educazione e di alimentazione. Tutti cercatori, verso una vita più a misura d’uomo ed a contatto con la natura.

    unlearning-faq-1Sulla loro pagina facebook molti followers hanno posto le domande più disparate. Anziché rispondere qua e là, Anna e Lucio hanno raccolto i quesiti e hanno postato qui su Era Superba le loro risposte. Se anche voi avete dubbi, curiosità o cattiverie visitate la pagina e scrivete, vi risponderanno.

    Natalia chiede: come si inizia? lo si può fare anche da soli?

    «Certo che si può fare da soli. Si inizia… partendo. Noi inizialmente abbiamo pianificato ogni tappa, i giorni esatti… Ecco questo non è un buon consiglio. Bisogna seguire gli eventi, fidarsi degli altri e adattarsi. Per spostarsi con i passaggi di blablacar bisogna un po’ “seguire” i driver disponibili al momento. Può darsi che chi ci può portare è il giorno successivo a quello pianificato, quindi è sempre meglio accordarsi per un po’ di flessibilità con chi ci ospita. Per quanto riguarda il “couchsurfing” meglio non cercare all’ultimo minuto, ci vogliono in media 2-4 giorni per avere una risposta. Scambio lavoro:  per wwofing e workaway meglio comunque accordarsi una ventina di giorni prima e tenersi sempre un piano B, perché ci si potrebbe anche trovare male».

    Dan chiede: quali contatti? dove trovarli? quanti soldi servono?

    «Prendi il calendario e decidi una data. Desidera di partire. Non darti alternative e non ascoltare nessuno. Internet è un ottimo alleato per trovare i contatti che ti servono. Noi usiamo workaway.info e helpx.com. per trovare lavori nel sociale, lavori in ambito artistico etc. Puoi cercare su wwoofing se vuoi lavorare in fattoria, in Italia e all’estero. Noi, in tre, abbiamo speso 500 euro in 5 mesi. Se hai una casa, trova un amico che te la gestisce, usando airbnb.it puoi recuperarci un po’ di soldi (noi ci stiamo pagando il mutuo) oppure, se preferisci, con homelink puoi organizzare degli scambi casa».

    Anna chiede: cosa volete dimostrare veramente con questa esperienza?

    «Ci piace proporre un modello positivo, non il solito lamento. Perchè alla fine tutti abbiamo i nostri alibi. I nostri alibi per non viaggiare erano: abbiamo una bimba, non abbiamo soldi, non abbiamo tempo. Volevamo dimostrare il contrario».

    Rosi chiede: spero che la vostra esperienza tracci rotte diverse a chi crede che, condividendo, si cresce e ci si evolva. Che dite è una scelta d’elitè o è fattibile pensarla anche per chi deve necessariamente vivere con poco?

    «Nella nostra esperienza abbiamo visto di tutto, da chi ha deliberatamente scelto di vivere in maniera diversa a chi è stato costretto. Penso che noi siamo una generazione molto fortunata, che ha a disposizione molte risorse che ci vengono lasciate dai nostri genitori. Loro le hanno conquistate con un modello economico che non può più continuare. Sta a noi trovare una nuova strada e se siamo “èlite” tanto meglio, avremo più risorse da condividere».

    unlearning-faq-2Elle chiede: al rientro da questa esperienza quali abitudini assolutamente cambierete e cosa sicuramente terrete della vostra”vecchia” vita?

    «Al momento non ci vogliamo pensare, non sappiamo quanto “hardcore” sarà il ritorno alla “zona comfort”. Al momento quello che terrei sono gli amici e i dischi in vinile. (Lucio) Vorrei eliminare la parola “rimandare”. Per il resto non so. (Anna)»

    Luca chiede: spesso chi sceglie, per ideologia, di vivere in modo “alternativo” o da nomade, ha le spalle ben coperte e non lo fa certo per reale necessità, potendo, in caso di necessità, tornare da un momento all’altro alla vita ‘normale’. Quindi mi chiedevo, …avete avuto a che fare con famiglie realmente povere economicamente?

    «Abbiamo incontrato persone senza lavoro… Per loro lo “scambio lavoro” era l’unica opzione possibile al momento. Ma abbiamo conosciuto anche persone con le “spalle coperte”. Mi sembra però un grosso pregiudizio l’idea che “se hai i soldi allora non lo fai per reale necessità”. Ovvero: “se hai i soldi farti l’orto è un capriccio, se hai le spalle coperte fare baratto è radical chic“. Certo ce ne sono persone così ma perché bisogna pensare per forza che chi “sta bene” non può essere alternativo per reale necessità?»

    anna-lucio-gaia-unlearning-4Francesco Lacchia chiede: nelle vostre incursioni in questi mondi paralleli, vi siete fatti un’idea di come si fa a vivere praticando queste attività legate al baratto ed allo scambio di mano d’opera in relazione a tutta la burocrazia che strozza ogni iniziativa? Normative sulla sicurezza dei lavoratori, INAIL, contributi, agenzia delle entrate, studi di settore ecc.?

    «Per ciò che riguarda lo scambio lavoro/ospitalità wwoofing è legale, perché quando ti iscrivi hai una tessera che attesta che tu sei “volontario” in quell’azienda ed un’assicurazione (che paghi, ovviamente). Attenti invece a workaway, in Italia (questo discorso non vale nelle altre nazioni) non c’è nulla che attesta la vostra posizione e, se siete in un’azienda, potreste avere problemi e passare per lavoro nero. A questo link tutto è spiegato molto bene. Quanto a scambiarsi tempo, senza il denaro, con www.timerepublik.com ho chiesto direttamente a Karkim, che ha fondato la piattaforma di cui stiamo parlando. Ecco la sua risposta:

    “Per la verità non si tratta né di baratto né di scambio di prestazione in natura (entrambe tipologie di attività regolamentate e soggette a tassazione, iva, etc…). Si tratta semplicemente di scambiarsi favore e cortesia, esattamente quello che chiederesti o riceveresti da un amico in cambio di tempo. Tempo che può essere impiegato per ottenere favori da altri utenti (per questo non è un baratto: io do’ qualcosa a te e tu dai qualcosa a me): quello che avviene all’interno delle Banche del Tempo non è un rapporto di lavoro/vendita”.

    Lo scopo finale non è ovviamente né quello di accumulare tempo, né quello di creare valore aggiunto e arricchirsi… (e come sarebbe possibile?). Lo scopo finale è andare a ricreare un tessuto sociale, andatosi a disgregare lentamente ma inesorabilmente a partire dal secondo dopo guerra. Lo scopo è tornare ad offrire e, soprattutto, chiedere aiuto in totale libertà. Senza l’imbarazzo dell’incontro economico».

    Yumee chiede: qual è la prima cosa che vi viene in mente ad oggi, pensando alla vostra casa, al ritorno?

    «Se troveremo le cose come le abbiamo lasciate, dopo che più di 20 famiglie da tutto il mondo ci hanno vissuto 🙂 Questo perché durante la nostra assenza abbiamo fatto molti scambi casa con il sito Homelink e abbiamo usato anche Airbnb per far sì che la casa si “auto-pagasse” il mutuo durante il nostro periodo di assenza. Ci fidiamo del prossimo, ma siamo curiosi di sapere se questa fiducia è stata ripagata».

    Gin Ger chiede: per partire Anna ha chiesto aspettativa per motivi personali.. Ma è solo un anno…

    «Infatti il progetto di Unlearning al momento è legato a sei mesi di viaggio, poi ritorniamo a casa e torniamo alla nostra vecchia vita. Anna riprende il lavoro a scuola, io torno alla ricerca di clienti, Gaia entra alla prima elementare. Il nostro “esperimento” prevede questo ovvero: “…E una volta tornati? Cosa succederà varcata la porta di casa?” Al momento non sappiamo risponderti a questa domanda. Torneremo in viaggio? Lasceremo il lavoro? Non lo sappiamo, ma sicuramente vi aggiorneremo…»

    Silvia chiede: esiste un sito che riunisce tutte le fattorie disposte ad ospitare in cambio di mano d’opera ?

    «Se il vostro obiettivo è lavorare in fattoria, cercate wwoofing e lo Stato dove volete andare.Se invece cercate altri tipi di lavoro (babysitter, lavori nel sociale, scambi linguistici, lavori artistici etc.) trovate tutto su workaway.info e helpx.com. A questo link comunque trovate un sacco di altri siti».

    Barbara chiede: ci sono momenti in cui vorreste solo essere a casa vostra, spaparanzati sul divano?

    «Sì specialmente quando ci muoviamo troppo velocemente e dobbiamo “formattarci” per  inserirci in un nuovo contesto. Viaggiare come noi dà molte soddisfazioni ma è molto faticoso. Un viaggio così, con oltre 30 destinazioni, sarebbe da fare in 2 anni, non in sei mesi!»

    Kate chiede: la vostra bambina non va ancora a scuola, ma per una famiglia che ha dei figli in età scolare, le cose si complicano. O no?

    «Si complicano, forse, ma sono comunque fattibili. In Italia siamo fortunati ad avere la possibilità di fare homeschooling. Ci si può accordare con la scuola e decidere che saremo noi ad occuparci in prima persona dell’ istruzione dei nostri figli. Ottima idea per chi vuole staccare e viaggiare. Gaia ad esempio ci ha detto “A settembre voglio andare a scuola, per rivedere i miei amici, poi l’anno prossimo voglio fare homeschooling“. Vedremo. Credo che per un bimbo che fa scuola “staccare” per un periodo e stare con la famiglia può essere un’esperienza illuminante. Per quanto riguarda la parte legale di tutto questo vi rimando a questo sito.

    Dilva chiede: io la domanda vorrei farla dopo il rientro a Genova. E cioè: come state? Ripartite?

    «La cosa ci terrorizza. Non vogliamo pensarci ora».

    Davide chiede: come avete fatto a trasformare il pollo a 4 zampe nel coraggio di intraprendere un’esperienza simile?

    «Avevamo la forte esigenza di staccare e guardare la nostra vita da un altro punto di vista. Il coraggio lo abbiamo trovato perché non ci siamo dati alternative. Quotidianamente troviamo tempo ed energie per il lavoro e per i mille problemi della vita amministrativa. Finalmente abbiamo deciso di seguire una corrente diversa. E, per rispondere alle domande pratiche: non abbiamo soldi per viaggiare? Scambio lavoro. Come facciamo per la casa? Airbnb e homelink. Ci abbiamo messo molti mesi per mettere tutto a registro e partire leggeri. Un piccolo miracolo di condivisione».

    Arianna chiede: posso unirmi a voi?

    «Perché no? Quello che noi vorremo fare con “Unlearning” è una guida per famiglie curiose, quindi anche una sorta di manuale divertente per riuscire a fare esperienze simile alla nostra: viaggiare con poco, fare esperienze famigliari di scambio lavoro…»

    Zara chiede: se pensate al momento prima di partire, cosa vi viene in mente?

    «Ricorderò tutta la vita la faccia dei miei genitori nel momento “Partiremo per sei mesi utilizzando il baratto”».