Autore: erasuperba

  • Flessibilità del mercato del lavoro: il confronto fra Europa e Italia

    Flessibilità del mercato del lavoro: il confronto fra Europa e Italia

    Offerta di lavoroVi ricordate quando, alcuni mesi fa, il presidente del consiglio Monti ha pronunciato la frase “Che monotonia un posto fisso per tutta la vita!”? A seguito di questa affermazione vi sono state aspre polemiche e purtroppo non si è colta l’occasione di approfondire un tema cruciale per il futuro di questo paese: la flessibilità del mercato del lavoro. Non c’è da stupirsi se molti, soprattutto tra i più giovani, si mettano sulla difensiva quando si parla di questo argomento. E ne hanno ben donde: quella che in Italia è stata spacciata per flessibilità altro non è che precarietà e la riforma del lavoro del ministro Fornero, che prometteva di mettere fine alle storture di questo sistema, si è rivelata essere il classico compromesso all’italiana. Ma è davvero possibile riformare il mercato del lavoro rendendolo più flessibile senza renderci tutti precari? È possibile colmare il gap che ci separa dai paesi più avanzati d’Europa?

    Innanzitutto vediamo che differenze ci sono tra noi e il resto d’Europa. L’ordinamento italiano, soprattutto prima della riforma Fornero, è basato sulla cosiddetta property rule, cioè si tende a salvaguardare l’inamovibilità del lavoratore dal proprio posto di lavoro. Negli altri paesi europei, soprattutto in quelli più avanzati come quelli scandinavi, l’ordinamento prevalente è quello basato sulla cosiddetta liability rule: si tende a proteggere la sicurezza economica e professionale di chi deve cercare una nuova occupazione, ma non la sua inamovibilità. In poche parole in Italia è molto difficile licenziare ma, una volta perso il lavoro, si è poco tutelati, mentre in altri paesi è più facile licenziare ma, una volta senza occupazione, si può contare su una vasta serie di tutele da parte dello Stato. Questo modello che coniuga flessibilità e tutele per il lavoratore è chiamato flexicurity ed il paese che meglio ha interpretato questo modello è la Danimarca.

    In Danimarca, a chi perde il lavoro, lo Stato eroga un sussidio di disoccupazione che può arrivare fino al 90% dell’ultimo salario ma fino a un tetto massimo di circa duemila euro. La durata di questo sussidio fino ad oggi è stata di quattro anni, ma dal 2013 sarà di non più di 24 mesi. Le politiche attive del lavoro, cioè quelle che nel nostro paese dovrebbero essere svolte dai centri per l’impiego, giocano in Danimarca un ruolo fondamentale. I “centri per l’impiego” danesi svolgono veramente il ruolo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questo obiettivo viene perseguito aiutando chi cerca di entrare (o rientrare) nel mondo del lavoro tramite politiche di orientamento e corsi di formazione continua che hanno lo scopo di rendere la propria figura più appetibile sul mercato del lavoro. Un cittadino danese, nel corso della propria vita lavorativa, può cambiare azienda o settore anche sette o otto volte e la cosa più importante è che non esistono lavoratori di serie A e di serie B. Tutti sono garantiti allo stesso modo. In Danimarca il posto fisso è veramente monotono ma solo perché si è sicuri che perso un lavoro se ne troverà un altro in breve tempo.

    Un sistema del genere può funzionare solo sulla base di un’ enorme fiducia reciproca tra le parti sociali, cosa che sicuramente manca nel nostro paese. Dare la possibilità di licenziare più facilmente, se non gestita correttamente, potrebbe portare a situazioni ricattatorie ancora peggiori di quelle vissute oggigiorno dai lavoratori precari. Questa fiducia si costruisce con il tempo, infatti il modello danese affonda le sue radici nel cosiddetto “accordo di Settembre” siglato dalle parti sociali addirittura nel 1899.

    Recuperare più cento anni di ritardo non è certo un’impresa facile ma c’è chi, nonostante questo, sta cercando di portare avanti queste idee: sia il “contratto unico” proposto dagli economisti Boeri e Garibaldi sia il disegno di legge presentato dal senatore Ichino sono valide proposte che però sono state ignorate dall’attuale governo.

    Il “contratto unico” prevede che tutti i contratti di nuova stipulazione siano a tempo indeterminato caratterizzati da una fase di inserimento e una di stabilità. Durante la fase di inserimento che dura fino a tre anni il licenziamento può avvenire solo dietro compensazione monetaria e alla fine di essa le tutele relative al licenziamento sono quelle dell’articolo 18 (pre-riforma Fornero). Il disegno di legge del senatore Ichino, ispirato alla flexicurity danese, prevede anch’esso che tutti i nuovi contratti siano a tempo indeterminato ma con la possibilità di licenziare il lavoratore per motivazioni economiche risarcendolo con un indennizzo. Il trattamento di disoccupazione ammonterebbe a al 90% dell’ultima retribuzione (con il tetto di 3000 euro al mese); l’80% il secondo anno e il 70% il terzo. Parte di quest’indennizzo sarebbe pagato dall’azienda che sarebbe perciò incentivata ad attivare delle politiche efficaci di ricollocamento per consentire al lavoratore di trovare una nuova occupazione il più presto possibile.

    Troppo poco è stato fatto da questo governo riguardo a questi temi e questo non fa altro che alimentare il pregiudizio di chi non vuole neanche sentire la parola “flessibilità”. Fino a che esisterà l’apartheid nel mondo del lavoro tra precari e lavoratori a tempo indeterminato sarebbe meglio fare più attenzione prima di definire “monotono” qualcosa che per molti è purtroppo solo un miraggio.

     

    Giorgio Avanzino
    [foto di Diego Arbore]

  • Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Più di 1.500 partecipanti, circa 40 relatori, due ministri. Gli Stati Generali della Green Economyla due giorni dedicata all’economia verde – si sono conclusi ieri a Rimini Fiera e hanno indicato una “road map verso la sostenibilità” scandita dalle 70 proposte emerse dal lungo processo di partecipativo che ha visto coinvolti più di 1.000 esperti che hanno lavorato su 8 temi strategici.

    Promossi dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy hanno confermato che in Italia la nuova economia verde costituisce il settore più innovativo che crea occupazione, contrasta la recessione ed è proiettato sui mercati internazionali.

    «Il successo degli Stati Generali della Green Economy – ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per l’ampio coinvolgimento di diversi settori, organizzazioni e imprese, per l’efficacia della piattaforma unitaria di 70 proposte, per il consenso ampio raccolto negli interventi di esponenti politici, sindacali, imprenditoriali, apre in Italia una nuova fase. Mille rivoli si sono incontrati e hanno dato vita ad un fiume, il fiume della green economy che comincia a scorrere anche in Italia. Questo fiume non scomparirà, ma si farà vedere e sentire come forza reale per affrontare la crisi italiana e aprire nuove possibilità di sviluppo».

    Una delle 70 proposte, la tesi 46 che prevede di “promuovere un’azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche“, è diventata già oggi operativa con il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili termiche destinati alle famiglie e alla pubblica amministrazione come annunciato, nel corso della sessione finale degli Stati Generali della Green Economy, dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.

    «Il decreto ministeriale sul conto termico che porterà grandi benefici alle famiglie e alle aziende italiane, è un ottimo risultato – commenta il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – è significativo che l’annuncio dell’approvazione sia stato dato nel corso degli Stati Generali della Green Economy, che rappresentano un passo avanti verso la maturazione del Paese. Il decreto sulle rinnovabili termiche, nei prossimi anni, consentirà alle famiglie di risparmiare sulle bollette per il riscaldamento, generalmente le più esose, mentre le imprese potranno competere in modo più efficace. Senza dimenticare che questo provvedimento rappresenta anche una grandissima occasione per realizzare, finalmente, la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico. Grazie agli incentivi, infatti, sarà possibile intervenire sulle strutture e gli impianti spesso vetusti delle scuole italiane».

    Secondo il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, i 70 punti indicati dal Programma di sviluppo di una green economy «Possono costituire una road map verso lo sviluppo sostenibile e la green economy in Italia può essere una chiave per uscire dalla crisi».

    L’economia verde in Italia sta mostrando già segnali positivi, nonostante permangano alcune debolezze. Secondo il Rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi” tra i risultati più green troviamo: i 193 corsi universitari in economia verde, i lavoratori nelle eco-industrie in crescita, il settore delle rinnovabili che impiega già oltre 108 mila lavoratori, le più di 4.500 aziende di agricoltura biologica il più alto numero in Europa – i costi di smaltimento dei rifiuti molto bassi nelle Regioni che hanno scelto la raccolta differenziata spinta.

    Gli 8 settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde sono: strumenti economici; ecoinnovazione, ecoefficienza, riciclo e rinnovabilità dei materiali; efficienza e risparmio energetico; fonti energetiche rinnovabili; tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi; filiere agricole di qualità ecologica; mobilità sostenibile.

  • Critical wine 2012: degustazioni e musica al Buridda

    Critical wine 2012: degustazioni e musica al Buridda

    Da venerdì 9 a domenica 11 novembre 2012 torna al Laboratorio Sociale Buridda una nuova edizione di Critical Wine, evento dedicato al consumo etico e sostenibile con la presenza di numerosi produttori di vino, che avranno la possibilità di incontrare potenziali clienti e consumatori e illustrare loro le attività.

    Questo il programma.

    Venerdì 9 novembre (ore 18 – 22)
    -Ore 21.00: Racconti di Terre Resistenti: testimonianze dalla Valpolicella e dagli aquilani di Eva, Eco Villaggio Autocostruito.
    -Ore 22.00: concerto dei To Hide Away
    -Ore 23.00 concerto dei Free Shots

    Sabato 10 novembre (ore 15- 23)
    -Ore 21.00 Racconti di Terre Resistenti: testimonianze dei comitati No Terzo Valico della Valpolcevera e No TAV della Val Susa.
    -Ore 22.30: concerto dei Three Fingers Guitar (Varazze) cantatautorato folk con attitudine punk
    -Ore 23.15: concerto dei Merce Vivo (Torino) poesia e suggestioni synt
    -Ore 24.00: Nicola Nastos & Luca Falomi Quartet -funky jazz di alta qualità

    Domenica 11 novembre (11-19)
    -Degustazioni

  • Talenti quotidiani: concorso letterario per racconti inediti

    Talenti quotidiani: concorso letterario per racconti inediti

    barattoSono aperte fino al 30 gennaio 2013 le iscrizioni per partecipare al concorso per racconti inediti Talenti Quotidiani. Tema del bando è valorizzare la figura della donna, ‘eroina‘ nascosta nel suo quotidiano.

    Il concorso è aperto a testi inediti in lingua italiana (lunghezza massima 100 parole) e in qualsiasi forma (racconto, aforisma, poesia, filastrocca, ecc) scritti da uomini e donne.

    La partecipazione è gratuita.

    Ogni testo deve essere inviato in due copie, unitamente alla scheda di iscrizione, all’indirizzo:
    Premio di Narrativa “Talenti Quotidiani”
    c/o ARCI Provinciale di Siena,
    Piazza Maestri del lavoro 27–53100 Siena

    Una giuria selezionerà alcuni racconti che saranno pubblicati sul sito Internet dell’ARCI Provinciale di Siena e a stampa in una pubblicazione distribuita gratuitamente a cura dell’Arci Provinciale di Siena.

    La giuria si riserva di premiare in modo particolare eventuali racconti ritenuti particolarmente meritevoli. Non verranno distribuiti premi in denaro.

  • Arpal: allerta2 a Genova, perturbazione cugina dell’uragano Sandy

    Arpal: allerta2 a Genova, perturbazione cugina dell’uragano Sandy

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa diramato da Arpal:

    «Piogge intense e persistenti per tutta la durata dell’evento interesseranno il ponente fin dalle prime ore di sabato 10 settembre. La probabilità che si verifichino temporali organizzati e persistenti è maggiore nella fascia oraria racchiusa fra la tarda mattinata e la serata di sabato.
    Lo scenario meteorologico è quello tipico delle alluvioni liguri, con grandi quantità di aria umida ricca di pioggia incanalate verso il mar ligure e rese stazionarie dal gioco dei venti, della pressione atmosferica e dalla presenza dei monti.

    La perturbazione si estenderà al levante a partire dal primo pomeriggio, e sebbene nella prima mattinata di domenica le precipitazioni dovrebbero attenuarsi, gli effetti al suolo prodotti dal rigonfiamento dei corsi d’acqua potranno manifestarsi ancora per alcune ore.

    A seguito di questo scenario la Protezione Civile regionale ha emanato lo stato di Allerta2 su tutta la regione dalle ore 09.00 di sabato 10 novembre alle ore 12.00 di domenica 11 novembre. A questo proposito è bene ricordare a tutti come l’Allerta tenga conto sia degli effetti meteorologici, relativi alla quantità e all’intensità dell’acqua, sia degli effetti idrologici, ossia la risposta dei bacini e dei corsi d’acqua. La perturbazione dello scorso weekend, pur avendo fatto piovere sul bacino del Magra meno acqua della tragica alluvione 2011 (40mm/6h contro 103mm/6h)  ha visto innalzamenti dei torrenti paragonabili o, in alcune situazioni, addirittura peggiori (a Carasco per l’Entella, a Bagnone per il Magra, e a Nasceto,in alto Vara, dove si è registrato uno dei massimi innalzamenti del livello delle acque), a causa delle condizioni di partenza del terreno già saturo.

    Per tutta la durata dell’evento verranno pubblicati sul sito www.arpal.gov.it aggiornamenti previsionali ed idrologici.»

  • Carceri liguri: aumentano atti di autolesionismo e suicidi

    Carceri liguri: aumentano atti di autolesionismo e suicidi

    Le carceri liguri scoppiano a causa del sovraffollamento e la situazione è sempre più insostenibile per i detenuti ma anche per gli agenti costretti a lavorare in un contesto così degradato e rischioso. L’ennesimo grido d’allarme arriva dal Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, questa volta, mette in evidenza l’aumento degli atti di autolesionismo all’interno dei penitenziari della nostra regione.

    «Solo nei primi 6 mesi dell’anno sono stati 21 i tentativi di suicidio e ben 218 gli atti di autolesionismo – spiega Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe Liguria – L’ultimo episodio è avvenuto a Chiavari dove un detenuto che voleva impiccarsi è stato salvato in extremis grazie all’intervento di un agente. Mentre nel carcere di Pontedecimo un detenuto originario del Marocco e arrestato per spaccio di droga, è rimasto ustionato nel rogo della sua cella, data alle fiamme per protesta contro le condizioni invivibili del carcere».

    Anche il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo, lancia l’allarme suicidi «Nei primi mesi del 2012 ci sono stati 50 casi di autolesionismo di cui 39 commessi da imputati. Sette di loro, detenuti in attesa di giudizio, hanno tentato il suicidio e uno si è tolto la vita».

    Il sindacato sottolinea, da sempre, le gravi carenze d’organico negli istituti di pena liguri. «La popolazione detenuta è il doppio rispetto alla capienza regolamentare – commenta Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe Liguria –  Le istituzioni e il mondo della politica non possono più restare inermi e devono agire concretamente».

    Nel penitenziario di Chiavari sono reclusi 100 detenuti a fronte dei 78 posti a disposizione. E mancano 25 poliziotti rispetto alla pianta organica. 

    A Pontedecimo sono detenuti 97 uomini e 92 donne, 189 persone rispetto alla capienza regolamentare di 96 posti letto. La forza prevista del reparto di Polizia penitenziaria è di 161 unità mentre quella effettiva è di circa 100 unità. Dal 1 gennaio al 30 giugno scorso, a Pontedecimo si sono verificati 10 atti di autolesionismo (ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile; tagli sul corpo provati da lamette), un tentato suicidio sventato dagli agenti e sette colluttazioni.

     

    BAMBINI DIETRO LE SBARRE

    La situazione diventa ancor più delicata quando a varcare la soglia del carcere – insieme alle madri detenute – sono i bambini di età inferiore ai tre anni. Secondo i dati del Sappe oggi nel carcere di Pontedecimo è presente una detenuta con un figlio di due anni e mezzo ma nel luglio scorso erano addirittura due.

    Mercoledì 7 novembre, il consigliere regionale dell’Italia dei Valori e presidente dell’VIII commissione Pari opportunità, Maruska Piredda ha presentato un’interrogazione urgente al presidente e all’assessore competente in merito all’individuazione, nel Comune di Genova, di uno stabile che possa essere adibito a Istituto di custodia attenuata per madri detenute con figli (Icam).

    La legge n.62/2011, infatti, prevede l’istituzione delle case famiglia protette proprio per madri e padri con figli di età inferiore ai 10 anni. Una legge che ha avuto un seguito nell’intesa stipulata nella Conferenza Stato-città e Autonomie locali, con cui si prevede l’obbligo per gli enti locali di individuare edifici con caratteristiche atte a ospitare gli Istituti di custodia attenuata. Regioni come la Lombardia hanno già un Icam, altre, come Veneto e Toscana, se ne stanno dotando. In Liguria, invece, finora non si muove una foglia.

    «Ho avuto modo di constatare, durante un sopralluogo di qualche mese fa, quale sia la situazione in cui sono costrette a vivere queste mamme con i propri figli piccoli, per i quali solo l’impegno e la cura prestati dagli agenti di custodia rendono meno amara l’esperienza carceraria – spiega Piredda –  Nell’interrogazione chiedo quali percorsi la Regione ha intrapreso per individuare, di concerto con gli enti locali, una sede per l’Icam nel territorio ligure, auspicando un concreto impegno affinché al più presto anche la Liguria attui le disposizioni previste dalla legge, indispensabili per garantire adeguati rapporti familiari tra i genitori detenuti e i figli e, contestualmente, un equilibrato sviluppo del minore».

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

  • Manena Hostel: a Genova inaugura l’ostello della Maddalena

    Manena Hostel: a Genova inaugura l’ostello della Maddalena

    Sabato 17 novembre 2012 nuovo evento per animare il quartiere Maddalena: il Civ organizza infatti un pomeriggio chiamato “Civ…ivo, civ…engo, civ…iaggio“, che prevede tanti appuntamenti di giochi per bambini, musica e gastronomia.

    Evento clou della giornata sarà l’inaugurazione di Manena Hostel, aperto poche settimane fa da un gruppo di amici in vico alla Chiesa della Maddalena, a due passi da via Garibaldi. Venticinque posti letto in camerate arredate con colori pastello, dove la colazione è rigorosamente a km zero e il wifi è gratuito per i clienti.

    L’evento è realizzato in collaborazione con numerose realtà del quartiere: Parrocchia S. Maria Maddalena, Le Gramole Olioteca, Guitarland, La Pulsatilla, Mielaus, Associazione A.Ma., Andrea B. Melampo, Taggiôu, La Bottega del Gusto, Mimì e Cocò, Taxi Driver, Bio Soziglia, Il Formicaio, Gastronomia De Micheli, Bruchi Design, Gastronomia Eritrea, La Maison d’Amelie, Torrefazione Boasi, La Verità del Vino, GloGlo Bistrot, Associazione Giocattolo, Tore Pescheria, Macelleria Riccardo Fioravanti, Rachele Restauro, Dateci un Martello, Ambienti d’arte, L’arca di Juliette, Manena Hostel, Le Tele della Casana, Laboratorio Maura Savini.

    Si comincia alle 14 in piazza del Ferro, con un laboratorio per bambini e un momento musicale realizzato grazie agli insegnanti e ai musicisti di Guitarland. Un altro momento dedicato ai più piccoli è la caccia al tesoro che partirà in prossimità di Mielaus ed è organizzata dall’associazione A.Ma. Inoltre degustazioni a cura dei commercianti di Piazza dei Macelli di Soziglia (dalle 15) e aperitivo con musica dal vivo in piazza Lavagna (dalle 19).

    [N.B. L’evento si sarebbe dovuto svolgere sabato 10 novembre, ma è stato rimandato causa allerta meteo]

  • Come si fa il cioccolato? Corsi e degustazioni a De Ferrari

    Come si fa il cioccolato? Corsi e degustazioni a De Ferrari

    CioccolatoI Maya lo chiamavano “cibo degli dei“: è stata questa popolazione la prima a scoprire il gusto e le proprietà della pianta di cacao, che consumavano soprattutto sotto forma di bevanda. Sono numerose le leggende attribuite a questo alimento e alle sue origini, cui veniva dato un significato mistico. Importato in Europa dopo la conquista spagnola nel Cinquecento, si diffonde rapidamente in numerose varianti, tra cui la più vicina a noi è la “pasta gianduia“, prodotta a Torino a metà dell’Ottocento.

    Curiosi di saperne di più sul cioccolato?

    A partire da oggi (venerdì 9 novembre, ndr) fino a domenica 11 novembre piazza De Ferrari si trasformerà in una piccola fiera del cioccolato, dove sedici maestri nella realizzazione di uno dei più golosi e versatili alimenti incontreranno il pubblico per una serie di corsi, workshop e degustazioni.

    Ad Artigiani del cioccolato si potranno conoscere segreti della lavorazione del cioccolato, i suoi abbinamenti, la filiera produttiva, i modi per realizzarlo senza grassi aggiuntivi. Attraverso dei mini laboratori (rivolti sia alle scuole sia al pubblico adulto) si potrà diventare “cioccolatiere per un giorno” e imparare a produrre dolci come le praline e la torta Sacher.

    Gli stand e gli eventi collaterali saranno aperti al pubblico nelle giornate di venerdì (ore 12-20), sabato (ore 10-24) e domenica (ore 10-20).

    L’evento è stato organizzato dalle sezioni genovesi di Acai (Associazione Nazionale Cioccolatieri Artigianali) e Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato).

  • Camogli paese del sesso: intervista alla redazione del blog

    Camogli paese del sesso: intervista alla redazione del blog

    Donne che fanno lap dance sulla passeggiata a mare, negozi trasformati in rinnovati bordelli, fotomontaggi che associano luoghi reali a contesti a luci rosse. No, non è l’ennesimo sito vietato ai minori che contribuisce al traino di sorte e bilancio di Internet.

    Camogli paese del sesso è un’iniziativa, volutamente provocatoria, nata da alcuni cittadini che hanno osservato con dispiacere lo “stagionale spopolamento turistico” del borgo di Levante e hanno voluto realizzare un prodotto che attirasse l’attenzione di cittadini, esercenti e istituzioni per trovare nuove idee e proposte volte a valorizzarlo maggiormente.

    Hai mai visto Camogli d’inverno? Come non far morire Camogli?” sono le due domande che si è posta la redazione del blog e dalla quale tutto è partito.

    Abbiamo posto loro alcune domande, per capire lo sviluppo del progetto e la reazione dei cittadini. “Abbiamo creato la storia della legalizzazione della prostituzione per attrarre turismo anche in bassa stagione. E’ un paradosso, un’idea estrema ed impraticabile, folle, ma grazie a essa nelle ultime settimane il paese ha ottenuto un risalto mediatico come mai negli ultimi anni. Volevamo partire da qui per creare un contenitore di proposte, suggerimenti, idee per riqualificare e valorizzare Camogli“.

    L’iniziativa tuttavia ha avuto vita breve: al momento i contenuti del blog sono stati rimossi, perché il Comune non ha accolto bene l’iniziativa e ha intrapreso azioni legali.  “L’amministrazione comunale non ha colto la provocazione, hanno guardato il sito “Camogli Paese del Sesso” solo a un livello superficiale, vedendo solo l’immoralità di donne poco vestite in abiti succinti in giro per Camogli e la dissacrazione dei suoi simboli, anche se in realtà il messaggio che si voleva lanciare era un altro“.

    Al di là di questa situazione, cosa ne pensano i camogliesi?Molti cittadini ci hanno contattato, ci sono commercianti che chiedono un restyling ironico della loro bottega e cittadini che ci sostengono contro la reazione particolarmente avventata di sindaco e vicesindaco“.

    In attesa di conoscere gli sviluppi dell’azione legale, il blog si è fermato e i suoi fondatori chiedono un dialogo con pubblica amministrazione, cittadini e chiunque voglia contribuire per adempiere a quello che era lo scopo iniziale del progetto: trovare idee e proposte per riqualificare Camogli. Sul web sono nate iniziative spontanee, come l’hashtag #siamotuttikatia creato su Twitter dai lettori e una pagina Facebook molto attiva. Chi vuole contattare direttamente la redazione del blog può inviare una mail a intimamentekatia@gmail.com.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Fantasy e Hobby: artigiani e creativi in mostra al Porto Antico

    Fantasy e Hobby: artigiani e creativi in mostra al Porto Antico

    fantasy e hobby logoDa venerdì 9 a domenica 11 novembre 2012 presso il Porto Antico si terrà una nuova edizione di Fantasy&Hobby, l’evento autunnale dedicato alle persone appassionate di ogni forma di bricolage, hobbistica e arti manuali (decoupage, scrapbooking, bijoux, punto croce, patchwork e quilting, ceramica, cucito creativo,shabby, soft painting, stencil, spolvero, lavorazione artistica).

    Oltre sessanta espositori e più di cento corsi, laboratori e dimostrazioni, che quest’anno verteranno in particolare sul cake design.

    La fiera è aperta dalle 9.30 alle 19.30: il biglietto di ingresso costa 7 € (intero) e 5 € (ridotto), mentre con 9 € si potrà entrare in tutti e tre i giorni di fiera.

  • Sanità, spending review: il ruolo del Comune di Genova

    Sanità, spending review: il ruolo del Comune di Genova

    I comuni sono attori chiave, inseriti a pieno titolo nel sistema sociosanitario, al pari delle aziende sanitarie locali. Peccato, però, che sempre più spesso quando si parla di sanità in territorio ligure, il ruolo delle amministrazioni comunali venga messo in secondo piano rispetto alla competenze della Regione Liguria.
    Al contrario, i comuni dovrebbero essere maggiormente coinvolti nelle scelte che comportano tagli e riorganizzazioni dei servizi sanitari, visto che conoscono da vicino le esigenze dei loro cittadini.

    Da tempo appare evidente la necessità di una profonda riforma del nostro sistema sociosanitario che consenta di mantenere l’impronta universalistica, migliorando la qualità dei servizi e la salute della popolazione. Ma per raggiungere tali obiettivi – alle prese con la ristrettezza di risorse economiche che caratterizza i nostri tempi – occorre una puntuale analisi dei punti forti e dei punti critici del sistema, al fine di formulare opportuni progetti di rimodellamento.
    Cosa c’entra il comune in tutto questo?
    «Innanzitutto bisogna affermare che, nonostante le dichiarazioni di principio, non sembra esserci a livello regionale e della Asl 3 genovese in particolare, una visione rispetto all’evoluzione del sistema – spiega il gruppo consiliare Lista Doria – quello che appare è un approccio ragionieristico volto a far quadrare i conti a prescindere dagli effetti dei tagli sull’efficienza del sistema e sulla salute della popolazione; ciò è ancora più marcato a causa dell’urgenza con cui debbono essere effettuati i tagli, pena il commissariamento della regione e l’aumento delle tasse regionali a carico di una parte della popolazione. In questo contesto il ruolo del comune diventa quello di formulare proposte di cambiamento compatibili con il mantenimento di un sistema universalistico, efficiente ed efficace per i cittadini genovesi».

    Di questi temi si parlerà Venerdì 9 novembre alle ore 17, presso il salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, nell’ambito dell’incontro pubblico “SPENDING REVIEW: VERSO QUALE SISTEMA SOCIALE E SANITARIO STIAMO ANDANDO? Ruolo del Comune nella gestione della Sanità Genovese”, organizzato dal gruppo consiliare Lista Doria per fornire spunti di riflessione, informare e rendere consapevole la cittadinanza.
    Interverranno il professore Gavino Maciocco, docente di Politica sanitaria presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Firenze, promotore e coordinatore del sito web Saluteinternazionale.info, il professore Gianni Tognoni, direttore del centro ricerche “Mario Negri Sud” di Santa Maria Imbaro (Chieti) ed il Sindaco di Genova Marco Doria. Introduce l’evento il medico e vicepresidente del consiglio comunale, Pier Claudio Brasesco (Lista Doria).

    «Il ruolo del comune può essere molteplice – spiega Brasesco – bisogna introdurre con maggiore forza il concetto di integrazione tra servizi socio-sanitari. Ovvero il ruolo del sociale e quello del sanitario devono supportarsi vicendevolmente».
    In altre regioni questo concetto è passato «Non in Liguria dove, al contrario, c’è sempre una netta separazione tra competenze comunali in ambito sociale e competenze regionali in ambito sanitario», sottolinea Brasesco.
    «Il sindaco, ai sensi delle norme nazionali, ha precise competenze da esercitare – ribadisce Brasesco – l’azione del comune discende dalla responsabilità diretta del sindaco nel rendere operativo il diritto alla salute dei cittadini e l’accesso ai servizi sociosanitari».

    Senza dimenticare la conferenza dei sindaci che, ad oggi, pare aver svolto un compito semplicemente notarile nei confronti della regione e della asl, mentre è necessario che assuma un ruolo primario in quanto deve: formulare osservazioni sulla proposta di piano sociosanitario regionale; definire linee di indirizzo per la programmazione della asl; elaborare i piani di zona; esaminare il bilancio della asl; verificare l’attività generale della asl e soprattutto deve esprimere un parere obbligatorio sul piano attuativo locale dei direttori generali.

    «In Liguria con un atto eccezionale, al di fuori dalla norma, le competenze dei sindaci, in pratica, sono state sospese – continua il consigliere Brasesco – La Regione Liguria aveva fretta di assumere le proprie decisioni e non si è premurata di ascoltare gli altri pareri. Si tratta di un vulnus che, al più presto, occorre sanare».
    Ma addirittura arriviamo al paradosso quando la politica, in questo caso regionale, fa un passo indietro, lasciando ai dirigenti delle aziende sanitarie locali, l’onere di scelte con pesanti ricadute sul territorio.

    «La sanità è vista più che altro come una questione economica ed urbanistica – spiega il consigliere Enrico Pignone (Lista Doria) – Oggi non si parla più di salute dei cittadini. Noi, invece, dobbiamo ragionare sul tema: come coniugare i tagli con un’operazione di ottimizzazione dei servizi? In pratica cosa può fare l’amministrazione comunale per i prossimi 5 anni?».
    Alcune zone di Genova, quali il Ponente e la Val Polcevera, sono state colpite duramente dai tagli e, almeno finora, non hanno ottenuto nessun risarcimento «Dobbiamo porci la domanda cosa serve per la salute pubblica in un determinato territorio – continua Pignone – Quindi dovremo ragionare su come rendere davvero efficaci le previste piastre sanitarie».

    Ma non solo, il compito del comune è anche quello di «Gestire le esigenze della popolazione rispetto all’opportunità di accesso ai servizi sanitari – afferma Brasesco – Se esiste uno squilibrio di servizi tra un territorio e l’altro il comune deve rilevarlo ed attuare un piano di riequilibrio».
    Inoltre c’è un concetto di salute che va oltre alla sanità ed investe il campo della prevenzione «L’intervento del comune passa anche da strumenti che non sono sanitari in senso stretto –  precisa il consigliere Brasesco – Ad esempio, sarebbe auspicabile il coinvolgimento del comune nell’organizzazione di campagne di prevenzione ed educazione sanitaria».
    Appare dunque essenziale «istituire un servizio di programmazione sociosanitaria facente capo al sindaco – conclude il gruppo consiliare Lista Doria – con l’obiettivo di svolgere approfondimenti e progettazioni per rendere operativo il diritto alla salute dei cittadini e l’accesso ai servizi sociosanitari, per esempio attraverso la messa a disposizione di locali per i servizi finalizzati ad una equa distribuzione».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Una particolare metodologia di potatura delle piante: l’ars topiaria

    Una particolare metodologia di potatura delle piante: l’ars topiaria

    LaberintL’“ars topiaria” rappresenta una tecnica di potatura e modellazione delle piante tramite la quale queste ultime vengono trasformate in vere e proprie “sculture” vegetali e, nel caso di “muri” verdi e divisori, importanti elementi costruttivi che contribuiscono a delineare l’ossatura di un giardino.
    Tramite questa modalità di potatura è infatti possibile realizzare tanto coni, sfere, spirali, piramidi ed altri volumi quanto siepi verdi di separazione tra i viottoli, infinite forme complesse e persino intricati e suggestivi labirinti (spesso realizzati, specie in epoca barocca, in Belgio, Francia, Italia e Regno Unito, dove sono noti con il termine di “maze”).

    forme pianteIl tipo di vegetale utilizzato varierà in base alle intenzioni ed alle specifiche finalità del progettista. In generale, si impiegano frequentemente: bosso, tasso, ligustro, carpino… ma anche, come vedremo, agrifoglio e, specie nelle aree a clima mediterraneo, tutti quei vegetali che ben “sopportano” le potature periodiche.

    giardino forme

    Entrando nello specifico delle singole piante, il bosso è un sempreverde dalle lucide foglie coriacee, ne esistono differenti varietà, caratterizzate da foglie più o meno appuntite e da uno sviluppo vegetativo variabile.
    Anche il tasso presenta una vegetazione di colore verde profondo e sottili foglie disposte a spina di pesce sugli esili rametti. La pianta produce anche delle particolari bacche rossastre, dalla consistenza gelatinosa.
    Il ligustro è, invece, caratterizzato da uno sviluppo meno regolare, presenta poi foglie molli, verdi chiaro. Le opere realizzate con tale vegetale risultano, a mio avviso, di minore impatto estetico e meno “disciplinate”, a causa della tipologia di crescita, rispetto, ad esempio, a quelle scolpite nel bosso.

    bosso alberoCome il ligustro ed a differenza del bosso e del tasso, anche il carpino è una caducifoglia, dalle foglie dal profilo dentellato, di colore verde medio e dai rami piuttosto sottili.
    Come vedremo, l’impiego di una essenza vegetale rispetto ad un’altra, non è affatto secondario ed incide, invece, profondamente sull’impatto estetico finale. Il risultato concreto che si intende raggiungere varierà infatti completamente. Il differente tono di verde, l’incidenza della luce sulle foglie della pianta e la stessa maggiore o minore “compattezza” dell’opera, producono, nello spettatore e nel giardino, un effetto molto differente, alleggerendo, appesantendo, scurendo o schiarendo l’insieme.

    Va inoltre aggiunto che l’optare per l’impiego, nella tecnica di potatura in esame, di una caducifoglia risulterà spesso decisivo. Infatti, al variare delle stagioni, la pianta si spoglierà o meno della chioma verde. L’opera di “ars topiaria” diverrà quindi, nel primo caso, quasi “trasparente” per lo spettatore, così permettendo di cogliere, attraverso un intricato e suggestivo diaframma di rami, il paesaggio retrostante. Nella seconda ipotesi, il volume resterà, invece, sostanzialmente invariato, assumendo la pianta un colore verde scuro o marrone brunito.

    piante decoro

    Una particolare menzione merita poi l’utilizzo, nell’“ars topiaria”, del carpino. A differenza della stragrande maggioranza delle altre essenze vegetali, quest’ultima non perde totalmente, a partire dall’autunno, le foglie. Esse non si separano dalla pianta, cadendo a terra, ma rimangono sull’albero fino alla primavera, quando i nuovi getti scalzano le foglie secche e marrone scuro, ancora presenti sui rami.
    L’effetto di un muro divisorio o di un volume verticale, realizzato con questa pianta, risulterà, nella stagione invernale, davvero stupefacente, garantendo un risultato, a priori, difficilmente immaginabile.
    In caso di neve o di brine mattutine, queste ultime ricoprono infatti gli esili rami e le foglie secche, creando una sottile crosta ghiacciata che garantisce un effetto particolare e di grande suggestione estetica nell’insieme del giardino.

    decoro particolare

    L’impatto risulta poi massimamente accentuato quando la luce invernale diventa fredda, incerta e tremula e la bruma ricopre, sospesa a mezz’aria, le superfici d’acqua, di pietra consumata dal tempo ed i prati di parchi e giardini storici, spesso caratterizzati da articolate siepi in carpino. I progettisti utilizzano quindi, in particolari contesti e scientemente, questa varietà di pianta al fine specifico di ottenere, nel corso della stagione autunnale o invernale, risultati molto suggestivi e vere e proprie quinte “teatrali”.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Sampierdarena, box in via Armirotti: storia di un progetto contestato

    Sampierdarena, box in via Armirotti: storia di un progetto contestato

    Un cantiere fermo da circa 6 mesi, un’area di 1200 metri quadrati che con l’arrivo delle prime piogge si è già trasformata in un acquitrino, il tutto circondato da palazzi, alcuni dei quali ultra centenari. Siamo nel cuore di Sampierdarena, in via Armirotti, una traversa di via Carlo Rolando, dove la costruzione di un’autorimessa su due piani interrati per complessivi 68 posti auto e di alcuni spazi in superficie destinati a verde attrezzato e parcheggio di uso pubblico, ha suscitato e continua a suscitare la preoccupazione degli abitanti visto che gli scavi insistono proprio sopra alla falda acquifera.
    I lavori e la conseguente alterazione della falda rischiano di compromettere la stabilità degli edifici di via Armirotti ma non solo, ad essere coinvolte sono anche le abitazioni che sorgono in via Currò, parte di via Rolando, via Agnese e via Storace. Un dedalo di strade che si snodano in una zona già ampiamente cementificata.
    Un cantiere sbucato dal nulla nell’ottobre 2011, come ricorda Angelo Olani, residente in un palazzo di via Armirotti che si affaccia sull’area «Di punto in bianco ci siamo trovati di fronte gli operai. Non sapevamo nulla del progetto approvato, nessuno si era premurato di informarci. Ne siamo venuti a conoscenza grazie ai cartelli di divieto di sosta affissi lungo la via una mattina di ottobre dell’anno scorso. E per i volantini che pubblicizzavano la vendita dei futuri box».

    Parliamo di un’area dismessa da almeno 20 anni. Un tempo qui sorgeva una carpenteria. In seguito, la parte che ospitava l’officina, è stata trasformata in box. La parte esterna, invece, dove si trovava un capannone, è rimasta abbandonata fino a quando non è stata acquistata dalla società Garaventa Spa, la quale alcuni anni fa ha presentato il progetto originario per la costruzione dell’autorimessa.
    Ma nel 2011 Garaventa Spa decide di abbandonare l’operazione. La proprietà ed il progetto vengono rilevati dalla Armirotti Park Srl, società con sede in via Ippolito D’Aste, costituitasi appositamente per realizzare l’intervento. I lavori partono il 17 ottobre 2011 con permesso di costruire n. 39 del 18 gennaio 2011 e dovrebbero concludersi il 17 ottobre 2014. La ditta esecutrice è la Gl Costruzioni Sas con sede a Montoggio. Da maggio 2012, però, gli operai non si sono più visti.

    «Siamo preoccupati perché sappiamo che nel sottosuolo passa acqua dappertutto – racconta Olani – Le memorie storiche del quartiere parlano chiaro: in questa zona, che ospitava orti e serre, a fine ‘800 scorreva un rivo incanalato che da via Currò scendeva fino alla piana di via Armirotti. Ed erano presenti anche due vasche per l’allevamento dei pesci».
    La vicina via Rolando si trova a 5 metri e poco più sul livello del mare. L’acqua, dunque, è una presenza costante nel quartiere e la falda acquifera è molto vicina al terreno.
    Negli anni ’60 c’è stato un inquietante precedente, come ricordano nitidamente alcuni anziani: per la forza dell’acqua è saltato addirittura il tetto di falda con il conseguente allagamento di via Armirotti. Occorre sottolineare che gli scavi prevedono di andare in profondità per almeno 7-8 metri.
    Le stesse relazioni idrogeologiche che accompagnano il progetto lasciano adito a qualche dubbio rispetto ai rischi che si possono riscontrare scavando nel sottosuolo di via Armirotti. Anche il progetto è tecnicamente complesso, proprio perché esiste la consapevolezza di dover fronteggiare una forte pressione dell’acqua.
    «Si parla di uno sbancamento di circa 15 mila metri cubi di terra da asportare, ovvero 700-800 camion che dovranno transitare per via Armirotti – spiega Olani – Una strada stretta a doppio senso e senza uscita. Inoltre bisogna considerare l’impatto ambientale sulle vie Armirotti, Currò, Rolando, Agnese, Storace, a causa di rumore, vibrazioni e polveri dei camion e betoniere». La paura è dovuta soprattutto allo sbancamento che sconvolgerebbe la naturale falda acquifera, oltre a creare una depressione nel sotto strada e alle fondamenta dei palazzi confinanti.

    Gli abitanti nell’ottobre 2011, appena avviati i lavori, si riuniscono in un comitato, raccolgono centinaia di firme e presentano un esposto al Municipio Centro-Ovest affinché verifichi il concreto impatto della prevista costruzione.
    A metà novembre si svolge un incontro al Matitone alla presenza dell’allora assessore all’Edilizia Privata, Giovanni Vassallo, del dottor Paolo Berio, dirigente della Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti del Comune, del Presidente di Municipio, Franco Marenco e di alcuni esponenti del comitato. Nell’occasione viene decisa l’attivazione di una commissione geologica di verifica del progetto.
    A dicembre il cantiere comincia le palificazioni ma la commissione dei geologi ancora non si è fatta sentire. Grazie alle pressioni del comitato, il 22 dicembre, il consiglio municipale approva all’unanimità un documento che chiede al Sindaco e agli assessori Vassallo e Farello, di rispondere alle istanze dei cittadini.

    «Il 19 ottobre abbiamo presentato formale richiesta all’ufficio Edilizia Privata del Comune per poter visionare tutta la documentazione relativa al progetto dell’autorimessa – ricorda Olani – La prima parte della documentazione ci è stata consegnata dopo oltre 2 mesi dalla richiesta, il 3 gennaio 2012. Ci siamo accorti, però, che mancavano le relazioni ed i monitoraggi più recenti».
    Eppure, da informazioni ricevute, prima dell’avvio dei lavori dovevano essere eseguiti ulteriori approfondimenti. «La seconda parte, quella più importante che comprende le ultime verifiche (relazione idrogeologica-geologica, relazione monitoraggio e percussioni, relazione salvaguardia strutture contenimento) è giunta nelle nostre mani solo il 10 gennaio 2012, un giorno prima dell’ultima riunione – continua Olani – Ma le carte erano intonse, come se nessuno si fosse preso la briga di leggerle. Per gli uffici comunali ormai la pratica era archiviata e l’intervento approvato. Il Comune fa sempre meno accertamenti, non dispone di un numero adeguato di tecnici in grado di seguire simili interventi, il suo ruolo è diventato quello di archivista, punto e basta».

    L’11 gennaio gli abitanti del quartiere partecipano all’ultimo incontro pubblico con Vassallo, il dirigente Berio, i geologi del Comune, il presidente del Municipio e alcuni consiglieri. «I geologi hanno minimizzato i nostri dubbi – ricorda Olani – rovesciando la lettura piezometriche del monitoraggio esistente sulla falda, cercando di dimostrare la scarsa pressione del terreno e dell’acqua, non tenendo conto in minima considerazione le memorie storiche. L’assessore Vassallo ci ha invitato a dimostrare il contrario con una nostra perizia tecnica. Abbiamo interpellato un ingegnere ed un geologo ma poi, per ragioni economiche, non siamo riusciti a realizzare una contro perizia».

    E così nel dicembre 2011 partono le palificazioni «In pratica è come se le avessero messe nel burro – ribadisce Olani – Infatti nel sottosuolo, per almeno 17-20 metri ci sono solo sabbia e ghiaia. Il terreno compatto si trova dopo i 20 metri di profondità. Per realizzare i box andranno sotto di circa 7-8 metri. Qui dovrebbero creare una base di drenaggio per contenere la nuova struttura. Noi come comitato abbiamo proposto una soluzione ragionevole con un intervento più contenuto: 1 piano interrato e 1 piano in superficie, in maniera tale da creare meno problemi. Ma la nostra proposta è caduta nel vuoto».
    «Hanno infilato i pali per le letture piezometriche nel terreno, scendendo ripettivamente fino a circa 20 metri e 24 metri di profondità – racconta Olani – Quando si sono stabilizzati a 5 metri, a livello della falda, hanno azionato una pompa che aspira circa 0.8 litri d’acqua al secondo per vedere in quanto tempo riuscivano a svuotare un tot di metri. Quando hanno fermato la pompa l’acqua si è alzata di 2 metri e mezzo in un solo minuto: questo fa comprendere quanta pressione ci sia nel terreno».

    La relazione geologica a corredo del progetto, datata da timbro comunale agosto 2011, in merito all’inquadramento geomorfologico ed idrogeologico, afferma «Il settore, pienamente inserito nel tessuto cittadino, risulta fortemente antropizzato tanto che l’intensa urbanizzazione ha di fatto completamente alterato quelli che erano i lineamenti morfologici originari».
    Per quanto riguarda la circolazione idrica sottosuperficiale «la presenza di depositi alluvionali (argille e limi, con presenza di lenti sabbioso-ghiaiose) interdigitali a depositi eluvio-colluviali provenienti dai versanti sovrastanti (anch’essi a matrice fine ma con variabili quantità di scheletro), poggianti entrambi su di un substrato dotato di una scarsa permeabilità secondaria per fatturazione, condiziona significativamente l’andamento della circolazione idrica sottosuperficiale».
    Poi la relazione aggiunge «Si può pertanto ipotizzare la presenza di una modesta circolazione idrica dovuta a contrasto di permeabilità sia all’interno dei depositi alluvionali e delle coltri di copertura, sia che a maggior profondità, tra quest’ultimi ed il substrato roccioso».
    Tesi confermata dalle letture del livello freatico nei piezometri installati nei fori di sondaggio «Le prove di pompaggio hanno evidenziato tempi di risposta nella variazione del livello piezometrico all’abbattimento mediante pompaggio e alla ricarica piuttosto brevi: 2-3 minuti per un primo abbassamento significativo di circa 5 metri – sottolinea la relazione – Mentre per abbattere il livello piezometrico di ulteriori 5 metri i tempi si dilatano fino a circa due ore a pompaggio costante (0.83 l/s). Tali informazioni connesse con i valori di permeabilità di detti terreni medio bassi consentono di ipotizzare una circolazione idrica sottosuperficiale profonda».
    Quindi i risultati evidenziano un repentino abbattimento del livello piezometrico di 5 metri in pochi minuti «Anche la fase di risalita del livello, interrotto il pompaggio, ricalca lo stesso modello – continua la relazione – una risalita repentina nei primi 3 minuti di circa 4,5 metri e di circa 6,5 metri».

    Quali sono le tappe che hanno portato all’approvazione del contestato progetto di via Armirotti?
    Il 4 maggio 2005 la parte privata (all’epoca Garaventa Spa) ha presentato istanza presso il Settore Edilizia Privata del Comune di Genova volta ad ottenere il permesso di costruire un autorimessa interrata per 67 posti auto.
    Il Settore Urbanistica e Parcheggi in data 20 settembre 2005, 2 ottobre 2007 e 13 ottobre 2008, ha espresso pareri favorevoli al progetto presentato in quanto coerente con la disciplina urbanistica di riferimento, evidenziando che la realizzazione dell’intervento sarà subordinata alla stipula di un’idonea convenzione con la Civica Amministrazione volta a disciplinare le modalità di realizzazione, gestione e fruizione dell’area destinata a verde pubblico attrezzato e parcheggio uso pubblico, nonché sull’istanza di recupero della superficie agibile.
    Il Settore Edilizia Privata-Ufficio Geologico il 10 novembre 2006 si è espresso con parere favorevole con prescrizioni attinenti sia all’inizio lavori sia alla fase esecutiva.
    Il 5 novembre 2009 con provvedimento di Giunta comunale n. 402, il Comune ha accettato l’atto di impegno sottoscritto il 5 maggio 2009 ed ha approvato la bozza di convenzione da stipularsi fra le parti.
    La Convenzione tra Comune di Genova e Garaventa Spa, volta alla realizzazione di un parcheggio e di verde attrezzato in servitù di uso pubblico, viene sottoscritta il 2 febbraio 2010.
    Gli interventi necessari alla realizzazione di verde e parcheggio sulla superficie di copertura della nuova costruzione dovranno essere realizzati dalla parte privata contestualmente all’autorimessa.
    «La parte privata si impegna a garantire la costante e gratuita fruizione pubblica indifferenziata delle menzionate aree destinate a verde pubblico attrezzato e a parcheggio di uso pubblico – sottolinea la convenzione del 2010 – e ad assumere tutti gli oneri di gestione nonché di manutenzione ordinaria e straordinaria».
    Ma in seguito aggiunge «Previa autorizzazione del Comune potrà essere consentito alla parte privata gestire il parcheggio pubblico mediante forme di fruizione pubblica indifferenziata a titolo oneroso qualora la Civica Amministrazione ritenesse tale forma di gestione più consona al soddisfacimento del pubblico interesse perseguito. Le tariffe massime per tale forma di gestione del parcheggio non potranno comunque eccedere i limiti massimi delle corrispondenti tariffe per l’utilizzo degli impianti di proprietà o gestiti dal Comune di Genova, ovvero per conto di esso».

    «In zona indubbiamente c’è necessità di parcheggi – conferma Lucia Gaglianese, abitante del quartiere e consigliere Pdl del Municipio Centro-Ovest – Ma questa non è una risposta adeguata. In sede di Municipio, l’amministrazione comunale ha ventilato l’ipotesi di destinare ai residenti, a titolo gratuito, i circa 12-14 posti auto previsti sulla superficie di copertura dell’autorimessa, però non esiste ancora un impegno ufficiale. Una nuova costruzione così impattante, comunque, non era necessaria. Sarebbe stato più ragionevole accogliere la proposta di riduzione del comitato. Inoltre, l’intervento che ha portato alla pedonalizzazione di via Rolando, doveva essere intrinsecamente legato alla demolizione della rimessa Amt di via Reti che avrebbe lasciato spazio a numerosi posti auto. Un’operazione di cui si parla spesso ma finora mai avviata».
    A destare preoccupazione è anche la futura apertura dell’area verde attrezzata «È solo un “contentino” per far tacere le contestazioni – sottolinea Olani – Chi si preoccuperà della cura e del controllo di questi spazi? Già oggi il quartiere, soprattutto di notte, vive i suoi problemi a causa della presenza di un circolo che crea disagio per gli schiamazzi e l’ubriachezza molesta dei frequentatori. Chi garantirà la sicurezza dei nuovi giardini?».

    Senza contare che allo stato attuale nel cantiere non si muove una foglia ed il rischio concreto è quello di ritrovarsi con un vero e proprio buco nero al centro della delegazione, chissà per quanto tempo.
    «Il gruppo di minoranza in Municipio Centro-Ovest (Pdl, Lega Nord, Lista Musso) a breve presenterà un documento per chiedere lumi sulla vicenda – conclude Gaglianese – Vogliamo capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione».

    «Siamo fermi da aprile-maggio – conferma il direttore tecnico di cantiere, il geometra Mario Pullara – il problema è il ritardo nei pagamenti da parte del committente (Armirotti Park, ndr). Siamo in arretrato di almeno 2-3 mesi di stipendi. Il cantiere sicuramente non è ben visto dai residenti. In effetti, si tratta di una struttura impegnativa dal punto di vista tecnico. Andiamo a toccare una falda acquifera. Comunque c’è stato un attento monitoraggio sia precedente, sia in fase di esecuzione dei lavori. Capisco la preoccupazione delle persone ma in casi come questi è necessario provare a convivere e trovare la soluzione migliore per la ditta impegnata nei lavori e per gli abitanti. Non sono più in contatto con il committente ma da notizie ufficiose l’intenzione è quella di rescindere il contratto con la Gl Costruzioni Sas ed affidarsi ad altre ditte».

     

    Matteo Quadrone

  • Il grande fresco: Federico Sirianni in scena al Count Basie Jazz

    Il grande fresco: Federico Sirianni in scena al Count Basie Jazz

    Federico SirianniSabato 10 novembre 2012 (ore 21.30) va in scena al Count Basie Jazz Club di vico Tana il concerto – reading Il grande fresco, con Federico Sirianni (voce, chitarra ossidata, pianoforte), Guido Catalano (voce recitante) e Matteo Negrin (voce, chitarra classica, elettrica).

    Lo spettacolo cult nato a Torino che ha raccolto migliaia di fedeli appassionati è un riuscito incrocio tra poesia comica e canzone d’autore, un concerto reading in cui Federico Sirianni e Guido Catalano, supportati dal poliedrico chitarrista Matteo Negrin e da uno o più ospiti che animano a sorpresa ogni serata, affrontano, attraverso le parole, la musica, l’ironia e una vena sentimentale decisamente spinta, i temi più disparati della quotidianità.

    Ingresso 10 € + tessera Arci.

  • Music Line Talent Show: un corso per prepararsi a X-Factor e Amici

    Music Line Talent Show: un corso per prepararsi a X-Factor e Amici

    Negli ultimi anni i talent show televisivi sono diventati una vetrina per chi aspira a diventare famoso. Il partecipare come concorrenti a X-Factor, Amici o programmi analoghi è tuttavia subordinato al superamento di una serie di provini, casting e selezioni che valutano non solo le qualità artistiche del cantante, ma anche la sua “immagine” in rapporto al contesto televisivo.

    La scuola Music Line di Gianni Martini ha organizzato il corso Music Line Talent Show, rivolto proprio a coloro che hanno questa ambizione: il corso inizierà mercoledì 21 novembre e prevede un programma molto qualificato. Le normali lezioni di canto (che per questo corso si svolgeranno in forma individuale) saranno affiancate da lezioni di strumento (chitarra o pianoforte), teoria musicale, momenti di confronto ed esibizione collettiva e partecipazione a stage con insegnanti esperti in particolari settori: G. Martini (la professione del musicista), R. Tiranti (presenza scenica), S. Strano (immagine), V. Di Bella (l’esperienza di X Factor).

    Le iscrizioni sono aperte, per informazioni scrivere a info@musiclineweb.it o telefonare allo 010 8392500.