Categoria: Notizie

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  • Quarto, per l’ex Till Fischer di via romana della Castagna i lavori partiranno entro l’anno

    Quarto, per l’ex Till Fischer di via romana della Castagna i lavori partiranno entro l’anno

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Non è ancora certa la data, ma sicuramente il cantiere partirà entro la fine del 2016. Dopo una prima fase di adeguamento strutturale dell’attuale edificio di via romana della Castagna, con relative parziali demolizioni, partiranno i lavori di edificazione che produrranno 26 nuovi appartamenti e un silos interrato da 30 box. Il progetto negli anni scorsi è stato fortemente contestato dai comitati di quartiere, e non solo, tanto da essere oggetto di modifiche per attenuarne l’impatto con il contesto storico e urbano in cui si inserirà. «Non c’è ancora la data precisa di inizio lavori– conferma il vice sindaco di Genova, Stefano Bernini ma in questi giorni sono stati ultimati tutti i passaggi per il subentro della nuova cooperativa di costruzione, ed entro l’anno verranno attivati i cantieri secondo gli ultimi ritocchi apportati dal consiglio comunale sul progetto approvato durante il ciclo amministrativo precedente».

    Un progetto “difficile”

    La discussione sul destino dell’area Ex Till Fischer da anni infiamma il quartiere: nel 2007 si parlava di un albergo a nove piani, poi il progetto fu “virato” in 60 unità immobiliari; la mobilitazione dei cittadini e dei comitati, e la crisi del mercato immobiliare, hanno ridimensionato ulteriormente il disegno: dopo un ulteriore passaggio in Consiglio Comunale, le unità immobiliari furono ridotte a 26, distribuite su 4 piani, con il vincolo di costruire parcheggi solo interrati e di predisporre un accesso anche da corso Europa (tramite ascensore). L’estetica dell’edificio, inoltre, dovrà essere esteticamente in armonia con l’abitato già esistente (quindi colori coerenti e tetto a spioventi). Per quanto riguarda la viabilità, un altro aspetto molto delicato visto la conformazione antica delle strade storiche, sarà predisposto a breve un piano ad hoc. Gli oneri di urbanizzazione (circa 400 mila euro) saranno “liquidati” al Municipio Levante, e verrà predisposto un intervento di manutenzione dell’alveo limitrofo, senza però toccare l’assetto attuale del torrente, ponte di pietra compreso, che ad oggi ha dimostrato di “reggere”.

    La valletta del Rio Castagna

    Come Era Superba ha già documentato in passato, l’edificio attuale da anni è in stato di abbandono, divenuto una sorta di buco nero in mezzo ad uno spicchio di quartiere non del tutto rovinato dall’urbanizzazione dei decenni scorsi. La valletta del rio Castagna, infatti, nasce ripida dal fianco del Monte Fasce e scende rapidamente verso il mare: su quest’area fu edificata Villa Quartara, nel tratto più verso mare, e fino a metà del novecento erano poche le case contadine a fare cornice al piccolo e millenario santuario di Santa Maria della Castagna. Da tempi immemori la zona è attraversata dalla antica via Romana, unica strada che collegava Genova con gli abitati di levante. Nel dopoguerra arrivò l’autostrada, con la costruzione di un viadotto di quella che oggi è la A12 (Genova-Livorno) e poi Corso Europa, con un ulteriore viadotto più a valle; da lì seguirono palazzine e immobili di vario genere e fattura, che stravolsero la radice contadina della zona, ma non del tutto. Oggi quello che rimane di questa lunga storia è ancora ben visibile nei muri, nelle strade e nei giardini di questa piccola porzione di città: scorci unici di un tempo che fu.

    Non mancarono le speculazioni: tra le due infrastrutture viarie furono costruite negli anni 70-80 le palazzine a diga di via della Campanule, e il relativo campo sportivo con ben sei campi da tennis, oggi in ovviamente chiusi e in abbandono, il cui spazio è stato ricavato da una copertura del torrente lunga qualche centinaio di metri. La palazzina un tempo destinata alla produzione di forniture industriali, oggi al centro del progetto immobiliare, è stata costruita negli anni sessanta.

    Oggi, quindi, sta per partire un progetto nato da un’idea di oltre dieci anni fa, per il quale sin intervenì anche direttamente sul Puc, con cambi di caratterizzazione zonale, per poter procedere; anche se in parte è stato rinnovato e mitigato, l’edificazione di nuove unità immobiliari è il retaggio di una mentalità urbanistica vecchia, il cui fardello ricade ancora sull’oggi, visto che non esiste la capacità politica di definire una vera cesura con il passato. Nel frattempo, sotto i ponti di Genova, di acqua ne è passata parecchia, anzi, troppa.

    Nicola Giordanella

  • San Lorenzo, il piombo tornerà a coprire la cupola, come l’originale progetto dell’Alessi

    San Lorenzo, il piombo tornerà a coprire la cupola, come l’originale progetto dell’Alessi

    san-lorenzo-cupolaIl restauro della cupola della cattedrale di San Lorenzo procede, e presto inizierà l’ultima fase, cioè il rinnovo della copertura. Il piombo sostituirà il rame, per ripristinare il progetto originario di Galeazzo Alessi, e per conferire maggiore solidità alla struttura. Il lavoro durerà ancora circa un anno, o forse poco meno se non ci saranno intoppi; il costo totale dell’intervento si assesta su un milione e 100 mila euro, per gran parte messi a disposizione dalla Compagnia di San Paolo; alla conta, però, mancano ancora circa 300 mila euro: per questo motivo la Curia di Genova promuoverà l’intervento di privati per portare a termine questo lavoro «portato avanti con maestria e precisione – come ha dichiarato l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco a margine della presentazione dei lavori – e che restituirà a tutta la comunità genovese un gioiello e un simbolo».

    La cupola di San Lorenzo

    La cupola di San Lorenzo è uno dei più fulgidi esempi dell’architettura di Galeazzo Alessi, che in città lasciò molte tracce del suo genio: costruita a metà del XVI secolo, in origine aveva la copertura composta da lamine di piombo, seguendo una consuetudine ingegneristica iniziata dai romani. Il piombo, infatti, garantisce maggiore stabilità alle costruzioni e ha maggiore resistenza agli agenti atmosferici, oltre ad essere «un ottimo materiale antisismico, per via delle sue proprietà di resistenza a frizioni e trazioni – spiega l’architetto Claudio Montagni, responsabile dell’intervento – ed oggi, infatti, è stato “riscoperto” dalla letteratura di settore».

    Dal rame al piombo

    san-lorenzo-restauroL’attuale copertura in rame è arrivata durante l’ultimo restauro, condotto nel 1843 da Giovanni Battista Resasco; l’allora architetto della Città di Genova decise il cambio del rivestimento della struttura, introducendo il nuovo metallo: «La scelta fu probabilmente dettata da una sorta di moda architettonica diffusa in quegli anni – spiega Montagni – e fu il primo caso a Genova, poi preso ad esempio per altre strutture». La salsedine del vicino mare, però, negli anni ha “sciolto” parte della copertura, che oggi versa in pessime condizioni: «Oltre ad aver “macchiato” con l’ossido molti marmi – sottolinea l’architetto – in alcuni punti è talmente danneggiata da far piovere in chiesa, con tutti i potenziali danni facilmente intuibili».

    La scelta del piombo è arrivata dopo un attento studio dei progetti originali, ed è stata confermata da ritrovamenti in loco di alcune piastre di questo materiale, probabilmente dimenticate durante l’ultimo restauro. Oltre alla cupola, anche la struttura sarà rinforzata, grazie alla manutenzione delle catene predisposte dallo stesso Alessi: «Tutta la costruizione è in buone condizioni – precisa Claudio Montagni – e l’intervento sarà per lo più conservativo», non come le coperture della basilica di Carignano, che nei prossimi mesi saranno oggetto di un intervento di consolidamento più importante.

    Manca poco, quindi, affinché lo skyline della Superba ritrovi uno dei suoi più amati e caratteristici gioielli: la cupola di San Lorenzo potrà affrontare i prossimi secoli con una nuova armatura, nella speranza che sia di buon auspicio per tutta la città.

    Nicola Giordanella

  • Salta l’accordo con il Comune, Genova non avrà la sua Fai Marathon

    Salta l’accordo con il Comune, Genova non avrà la sua Fai Marathon

    pano-copia-e1427118218859Domenica 16 ottobre in tutta Italia, i giovani del Fai apriranno al pubblico oltre 600 luoghi di elevato interesse artistico, culturale e storico sparsi per tutto il paese. Ovunque, tranne che a Genova. L’amministrazione comunale e il Fai non sono riusciti in tempo utile a trovare l’accordo necessario. Il Comune di Genova sarà l’unico in tutto il paese senza questo prezioso appuntamento in agenda.

    Il Fai (Fondo Ambiente Italiano) da anni organizza campagne nazionali per “aprire” al pubblico siti importanti per storia, cultura e pregio architettonico, per permettere di scoprire il grande patrimonio, spesso nascosto, che ci circonda. Conoscere per preservare: l’Italia è talmente disseminata di opere d’arte e preziosità monumentali conosciute in tutto il mondo, che spesso i “piccoli” tesori nascosti nei tessuti urbani o nelle campagne sono dimenticati e abbandonati. Da qui l’idea della Fai Marathon: 600 siti, sparsi in più di 150 città, con oltre 3500 volontari sul campo; un’occasione pensata nell’ambito della raccolta fondi per la campagna “Ricordiamoci di Salvare l’Italia, promossa per tutto il mese di ottobre.

    Occasione persa

    Insomma, una grande occasione per fare cultura, promuovendo un’idea diversa di turismo, fatto di consapevolezza del territorio e della sua storia. Per Genova, il Fai aveva pensato all’apertura straordinaria delle “Tre Marie” della collina di Castello, la parte più antica della città: Santa Maria di Castello, Santa Maria delle Grazie Nuova e Santa Maria in Passione. Tre esempi unici di architettura medievale, addossati in quello che fu il primo nucleo della “Ianua” sul finire della dominazione romana. Un’apertura inedita che avrebbe permesso di visitare tre luoghi troppo spesso dimenticati dal circuito turistico della città.

    Nella stessa giornata, inoltre, cade il terzo appuntamento annuale con i Rolli Days, che aveva il fulcro proprio in zona San Bernardo, ai piedi della collina. Un potenziale incredibile per una città che, nel cambiare pelle, sta puntando molto sul turismo e sulla cultura. Solo sulla carta, però, a quanto pare. Una nostra fonte vicina al Fai ha raccontato che la proposta del Fondo, presentata a inizio estate, non ha ricevuto risposta fino a settembre inoltrato: dopo aver nicchiato il Comune di Genova ha fatto sapere che era impossibile aderire all’iniziativa poiché Santa Maria in Passione non è accessibile in sicurezza. Senza questo luogo, però, il progetto delle “Tre Marie” sfumava, e la ristrettezza della tempistica non ha permesso di trovare un accordo sulla questione, facendo di fatto saltare la tappa genovese della Marathon.

    Dagli uffici del Comune arriva, invece, un’altra versione. Secondo i responsabili dell’assessorato alla Cultura, dopo una fase iniziale di contatto con il Fai, durante la quale sono state sottoposte diverse ipotesi, i contatti si sono interrotti, senza arrivare ad una conclusione. Da parte sua, il Fai Genova, non commenta la vicenda. E’ probabile che nei prossimi giorni venga chiesta una risposta da parte delle istituzioni cittadine.

    Santa Maria in Passione

    giardini-babilonia

    Dietro questo rifiuto si può ipotizzare ci sia la querelle che va avanti da anni tra amministrazione e il Comitato della Libera Collina di Castello: un gruppo di studenti universitari, cittadini e residenti che nel 2011 hanno occupato gli spazi dei giardini e dei ruderi di Santa Maria in Passione, chiusi da decenni. L’occupazione da subito è stata organizzata in maniera aperta a tutti e condivisa con il quartiere, con il fine di far rinascere una zona della città abbandonata, salvandola dal degrado. Durante gli anni, molti professionisti hanno aderito al progetto, lavorando attivamente nel sito, permettendo la fruizione in sicurezza e assicurandone la manutenzione. Il Comitato è da sempre a disposizione per far conoscere gli spazi, ma non è mai stato riconosciuto come interlocutore dal Comune di Genova. Non è chiaro il perché, visto che questa pratica va nella direzione che spesso viene abbracciata e sponsorizzata dalle istituzioni stesse: cittadinanza attiva, ricorso al volontariato, alleggerimento dei costi per il pubblico, musei diffusa, lotta al degrado, tutela del centro storico, spazio ai giovani, fare rete.

    Nei prossimi giorni, forse, sulla questione sarà fatta maggiore chiarezza. Il risultato però non cambierà: nei fatti, Genova avrà perso una grande occasione per fare bella mostra di alcuni suoi tesori più nascosti, approfittando di una ribalta nazionale che non capita tutti i giorni. Il dato più politico, invece, è la persistente difficoltà “burocratica” di investire in maniera sistematica e allargata sulla cultura condivisa e partecipata, non per forza istituzionale. Per una città come Genova, che sul turismo sta puntando per un futuro altro, non è una dato confortante. Forse la domanda da porsi dovrebbe essere su che tipo di cultura sappiamo avere.


    Nicola Giordanella

  • Declassato lo stato di allerta idrogeologica, partita la prima conta dei danni

    Declassato lo stato di allerta idrogeologica, partita la prima conta dei danni

    alberi-treni-nerviDopo la perturbazione del pomeriggio, declassato lo stato di allerta idrogeologica in Liguria a partire dalle 18. Allerta gialla su tutte le aree eccetto lo spezzino che rimane in arancione. Le allerte sono valide fino alle 21 nel levante, mentre fino alle 24 da Capo Noli (Savona) alla Spezia.

    Da una prima stima, il danno maggiore è stato determinato dai forti venti che hanno seguito i temporali nelle prime ore del pomeriggio e che si sono accaniti soprattutto nella zona del Tigullio: colpiti in particolare i comuni di Recco, Sori, Avegno, Uscio e Bargagli tutti nella città metropolitana di Genova. Interessante anche un centinaio di abitazioni con danni alle coperture che sono state divelte per il forte forte vento che ha raggiunto picchi di 166 chilometri all’ora che hanno provocato anche molte cadute sulle infrastrutture viarie. Inoltre, si sono verificate importante interruzioni della corrente elettrica: in particolare sono stati interessati tre convogli lungo la linea Genova – Sestri levante. Uno di questi, un intercity Milano – Livorno con sopra 350 passeggeri che sono rimasti bloccati a bordo alcune ore, fino all’intervento dei vigili del fuoco. Entro le 12 di domani la linea dovrebbe essere ripristinata.Tutti i viaggiatori dei treni fermi in linea sono stati fatti scendere e sono stati assistiti dal personale di Trenitalia e di RFI, con il supporto delle squadre di soccorso della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco. Trenitalia ha attivato, fra le stazioni di Genova Brignole e Sestri Levante, servizi sostitutivi con autobus. I treni a media e lunga percorrenza (InterCity e Frecciabianca) percorrono l’itinerario alternativo via Pisa – Firenze – Bologna – Piacenza-Voghera, con allungamento del tempo di viaggio fino a 2 ore e 30 minuti. Un collegamento InterCity è stato istradato dalla Spezia sulla linea Pontremolese, con un maggiore tempo di viaggio di 90 minuti. Le modifiche proseguiranno fino al ripristino della linea.

    In tutta la Liguria si sono verificati 3500 disalimentazioni di utenze elettriche, di cui 3000 sulla provincia di Genova e 500 in quella della Spezia. Inoltre, una decina di feriti per cause dovute al maltempo si sono recati al pronto soccorso e sono in codice giallo. In queste ore circa 300 volontari della Protezione regionale sono al lavoro per supportare i Comuni nelle attività di sgombero delle strade.

    tromba-aria-ferrovia-14-ottobreLe valutazioni della Regione Liguria

    «Al netto dei danni che ci sono stati – e non vanno sottovalutati perché ci sono famiglie che passeranno momenti complicati stasera, così come la brutta avventura dei passeggeri dei treni – possiamo tirare un sospiro di sollievo. L’intera macchina ha funzionato in ogni suo pezzo. Sono molto soddisfatto delle riforme che sono state fatte nell’esercizio di questo difficile mestiere. Tutto è andato secondo le previsioni che ci eravamo dati». Lo dice il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia DIRE, nel corso della conferenza stampa di bilancio della prima giornata di allerta meteo rossa da quando è in vigore il nuovo sistema. Difficile che vi siano i margini per chiedere lo stato di calamità nazionale: «I danni sono in aree molto vaste – spiega il governatore – e di entità contenute soprattutto per quanto riguarda i privati. Tutt’al più potremmo valutare uno stato di calamità regionale. Se qualcuno non può dormire nelle case stanotte, paghiamo l’albergo poi passeremo a un esatto censimento dei danni e capire come aiutare nel medio periodo chi ha avuto danni importanti».

    Per il governatore questo è «un lavoro che rientra in quella cultura di protezione civile che la Liguria ha elaborato dopo due grandi disastri evidentemente sottovaluti come ha riconosciuto anche il premier Renzi. Se ci mettiamo anche la celerità con cui si sta procedendo sui grandi cantieri di messa in sicurezza idrogeologica, possiamo dire che, da un anno a questa parte, il terrore della pioggia e il dissesto idrogeologico sono stati aggrediti come mai fatto nel recente passato e anche nel passato più lontano».

    I sopralluoghi del Comune di Genova

    Durante la giornata l’assessore alla protezione Giovanni Crivello ha effettuato diversi sopralluoghi nei luoghi maggiormente colpiti dalla perturbazione come Sant’Ilario, dove la furia del vento ha abbattuto diversi alberi, alcuni letteralmente sradicati, altri pesantemente danneggiati. Moltissimi i rami caduti sulle strade, alcuni anche di portata significativa, che fortunatamente non hanno prodotto conseguenze per le persone. Danni anche alle abitazioni con tetti pesantemente danneggiati e tegole divelte. Situazione simile anche in piazza Duca degli Abruzzi e in Passeggiata Anita Garibaldi con diversi crolli sia di rami che di tegole e il tetto del Castelluccio scoperchiato. Lungo la strada statale Aurelia, in via Donato Somma, è crollata la gru di un cantiere privato rovinando sulle strutture di una serra.

    «I segni del passaggio della perturbazione sono molto pesanti, ma non abbiamo registrato feriti o danni alle persone – dichiara Crivello – Stiamo lavorando, insieme a tutti i soggetti coinvolti, perché la situazione torni alla normalità nel minor tempo possibile. Vorrei sottolineare la perfetta sinergia tra Protezione Civile del Comune, gruppi di volontari della protezione civile, Polizia Municipale, Municipi, Vigili del Fuoco e Prefettura».

    Il Comune di Genova ricorda che i Parchi Serra-Gropallo e Grimaldi, Villa Stalder, Giardini di via Bottini, Giardini di via Nullo sono chiusi fino ad avvenuta verifica delle condizioni dell’alberatura. Per motivi di sicurezza rimangono chiuse con transenne piazza Duca degli Abruzzi a Nervi e Giardini di piazza Rusca a Quinto.

    LA CRONACA DELLA GIORNATA

     

  • Weekend a Genova con i Rolli Days, ma non solo: teatri, musica e Acquario

    Weekend a Genova con i Rolli Days, ma non solo: teatri, musica e Acquario

    rolliTempo permettendo, il fine settimana alle porte è quello del terzo appuntamento annuale con i Rolli Days, le aperture straordinarie delle storiche dimore genovesi che proprio quest’anno festeggiano i dieci anni del riconoscimento Unesco quale Patrimonio dell’Umanità. Tra le novità di questa edizione, le aperture dei palazzi di via San Bernardo e i FuoriRolli, i menu dedicati preparati dai bar e ristoranti del centro. Appuntamento sabato e domenica dalle 10 alle 19.

    Altro evento all’aperto, ma di tutt’altro tenore, è il Coming out day in programma sabato dalle 14 alle 18 a Sampierdarena, all’angolo tra via Cantore e piazza Montano: una giornata di sensibilizzazione contro le discriminazioni di genere nella quale, a chi lo vorrà, sarà data la possibilità di fare il proprio “coming out”, di qualsiasi tipo, in un video. A ogni partecipante verrà donato un finocchio, in richiamo al titolo della campagna, simpaticamente provocatoria, “Adotta un finocchio”. I video saranno poi pubblicati sul canale Youtube di Arcigay Genova, previo consenso firmato.

    Per i più piccoli, ma anche per mamma e papà, iniziano all’Acquario gli appuntamenti dedicati ad Halloween: tutti i weekend e i festivi, alle 15.30, appuntamento davanti alla nuova postazione Fish making con “Mostro sarai tu”, un’animazione a tema nella quale i partecipanti scopriranno che squali e piranha non sono così terribili e che svolgono un ruolo prezioso negli ecosistemi in cui vivono. Si incontreranno inoltre scorfani, murene, grossi granchi di acque profonde, e le straordinarie meduse, che con i loro movimenti fluttuanti e la loro consistenza, ricordano i fantasmi che popolano la notte di Halloween.

    tropicana-teatro-tosseInizia poi ad entrare nel vivo la stagione dei teatri cittadini: quella della Tosse è partita mercoledì scorso con la prima nazionale di “Tropicana”, spettacolo di Irene Lamponi con la regia di Andrea Collavino: una commedia che nasce all’interno di “Crisi”, il laboratorio di drammaturgia permanente condotto da Fausto Paravidino nell’ambito di un progetto di formazione fortemente voluto dal Teatro Valle Occupato di Roma. Lo spettacolo resterà in scena fino al 23 ottobre tutte le sere alle 20.30 e domenica alle 18.30, riposo al lunedì.

    Sabato sera, poi, per chi ha voglia di qualcosa di diverso dal solito ecco il match di improvvisazione teatrale di Rubik Teatro, al Teatro Instabile di via Cecchi, alla foce: due squadre di attori che si sfidano a colpi d’improvvisazione sotto la supervisione di un arbitro, il tutto ambientato in un incontro di hockey su ghiaccio, nel quale è il pubblico a decretare il vincitore di ogni improvvisazione.

    A rimettersi in moto all’inizio della settimana prossima sarà anche il Teatro della Corte dove, da martedì 18 ottobre e fino al 6 novembre, andrà in scena in prima nazionale “La cucina” di Arnold Wesker. Alla fine della prima, martedì, nell’ambito dei festeggiamenti per i 65 anni del Teatro Stabile è previsto uno spettacolo di videomapping con immagini proiettate in 3D sull’edificio del Teatro della Corte. Spettacoli alle 20.30 il martedì, mercoledì, venerdì e sabato, alle 19.30 il giovedì e alle 16 la domenica.

    borghese-gentiluomo-teatro-duseAl Duse, invece, da mercoledì 19 ottobre e sempre fino al 9 novembre, debutta “Il borghese gentiluomo” per la regia di Filippo Dini, che ne è anche attore protagonista e sarà preceduto, la sera della prima, da un breve concerto barocco con musiche di Bach nel foyer del teatro, organizzato dal Conservatorio Paganini. Gli orari degli spettacoli sono gli stessi della Corte, e quindi alle 20.30 il martedì, mercoledì, venerdì e sabato, alle 19.30 il giovedì e alle 16 la domenica.

    Largo spazio, come di consueto, alle mostre: dalle Collezioni Tessili del Settecento esposte a Palazzo Bianco agli scatti di Helmut Newton a Palazzo Ducale, dall’“Antologia della pittura giapponese” al Museo di Arte orientale di Villetta Di Negro alle “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, per finire con
    gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e  “Genova tesori d’archivio” al complesso monumentale di Sant’Ignazio.

    Marco Gaviglio

  • Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    Un treno in via Buranello, il progetto di street art per riqualificare Sampierdarena

    via-buranello-streetartDipingere le saracinesche di via Buranello per portare colore e allegria nel quartiere di Sampierdarena. E’ il progetto di riqualificazione del quartiere genovese da cui parte il concorso “Un treno in via Buranello – Sguardo dal finestrino”, promosso da Teatro dell’Archivolto e Accademia Ligustica in collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana, Associazione Sampierdarena e le donne, Municipio II Centro Ovest e il CIV Sampierdarena Buranello. «L’arte urbana parla a tutti con immediatezza – dice Pina Rando, direttrice Teatro dell’Archivolto – Pensiamo che in un contesto come il quartiere di Sampierdarena, dove è stato già fatto qualche esperimento, possa essere particolarmente efficace».

    Un modo per dare libero sfogo all’arte riproducendo le immagini che di solito si possono osservare dal treno durante la sua corsa. «Abbiamo voluto dare risalto al treno perchè è ciò che caratterizza e rende particolare questa via – spiega Luana Rossini, vicepresidente dell’Associazione Sampierdarena e le donne – con questo progetto vogliamo attrarre persone nel quartiere e rendere migliore la vita delle persone di Sampierdarena».

    Un’iniziativa che si rivolge a giovani artisti dai 18 anni in su che potranno lasciar andare la propria fantasia e colorare come meglio credono le saracinesche e che costellano via Buranello sul lato della ferrovia. In pratica, una volta completata l’opera, al treno che viaggia sui binari sopra il muraglione di via Buranello, corrisponderanno tanti piccoli vagoni o scompartimenti disegnati sulle serrande dei locali sottostanti. Da ogni finestrino si potrà godere di una visuale diversa, che avrà come riferimenti il mondo della fantasia, del teatro e della rappresentazione urbana, lasciando quindi ampia libertà creativa. «Abbiamo apprezzato e appoggiato l’idea con piacere – dice Guido Fiorato, vice preside Accademia Ligustica – è un’iniziativa che riqualifica il quartiere e offre ai partecipanti l’opportunità di esprimere l’arte liberamente».

    Un progetto che va di pari passo con il workshop “Poesia di strada e arte pubblica”, tenuto da Eleonora Chiesa e Opiemme dal 12 al 14 ottobre, rivolto a giovani creativi che vogliono contribuire a riprogettare e ripensare il Centro Civico Buranello. «Attraverso queste iniziative vogliamo far rifiorire il nostro quartiere. Vogliamo vederlo colorato, vivace e pulito – dice Rodolfo Bracco, Presidente CIV Sampierdarena Buranello – Per questo ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno appoggiato e promosso questa bellissima iniziativa».

     Come partecipare al concorso

    opiemme-buriddaPer la realizzazione dell’opera d’arte collettiva è stato istituito un bando che sarà diffuso in tutta Italia attraverso le Accademie di Belle Arti. Il concorso è gratuito e potranno partecipare singoli artisti o gruppi. Ai giovani artisti di strada, che dovranno avere compiuto i 18 anni e avere maturato un minimo di esperienza nella realizzazione di graffiti, stencil e wall painting, si richiede di mandare un bozzetto con un proprio progetto. Sono previsti sino a un massimo di 60 vincitori, a cui potranno essere assegnate da un minimo di una a un massimo di quattro saracinesche. Tutta la documentazione dovrà arrivare all’Accademia Ligustica entro il 30 novembre 2016, termine ultimo per candidarsi. Nelle due settimane successive saranno selezionati e contattati i vincitori, che per realizzare la propria opera avranno a disposizione un lasso di tempo che va da metà dicembre 2016 a fine aprile 2017. I colori saranno forniti dal gruppo Boero, mentre per altro tipo di materiale gli street artist dovranno provvedere autonomamente.


    Elisabetta Cantalini

  • Genova, allerta meteo ROSSA venerdì 14 ottobre dalle 3 alle 24. SCUOLE CHIUSE

    Genova, allerta meteo ROSSA venerdì 14 ottobre dalle 3 alle 24. SCUOLE CHIUSE

    allerta-rossa-14-ottobreLa Protezione civile della Regione Liguria ha emanato lo stato di allerta meteo rossa (il più elevato) per piogge diffuse da Noli alla Spezia dalle 3 alle 24 di domani, venerdì 14 ottobre, con il rischio di gravi effetti al suolo. A Genova, chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado. Scuole e impianti sportivi chiusi anche a Savona, alla Spezia e nel Tigullio.
    Allerta arancione, invece, da Ventimiglia a Noli, dalle 3 alle 21 di domani.  Si tratta della prima allerta massima da quando è in vigore il nuovo sistema.


     Aggiornamenti di venerdì 14 ottobre

    17.45 – Dopo il passaggio della tromba d’aria Nervi e Sant’Ilario contano i danni: una gru in via Donato Somma si e’ abbattuta su una serra e sui fili elettrici, nella centrale piazza Duca degli Abruzzi, dove ha sede il commissariato di polizia, sono caduti molti alberi. Un albero di grosse dimensioni e numerosi rami sono crollati lungo i binari bloccando il traffico ferroviario a poca distanza della stazione di Nervi. A Sant’Ilario molte abitazioni hanno subito danni ai tetti, con conseguente cadute di tegole su strada e auto. Moltissimi gli alberi, fra cui piante secolari e pregiate, cadute nelle ville private e lungo i sentieri e le creuze di Sant’Ilario. A Quinto, sempre nel levante, dopo l’albero crollato su delle auto in via Roncallo, un palma di grandi dimensioni si e’ abbattuta su una cabina del telefono in via Murcarolo.

    17.15 – Mentre su Genova non piove più ormai da qualche ora, sono soprattutto i comuni dell’entroterra del Golfo Paradiso, del Golfo del Tigullio e dello spezzino a fare i conti con i pesanti danni provocati dalla tromba d’aria. Molti i tetti scoperchiati così come le frazioni rimaste senza elettricità a causa della cadute di pali e alberi. La via Aurelia fra Recco e Genova e’ percorribile solo ai residenti mentre rimasto chiuso a lungo il casello autostrade di Recco. Caduto anche lo storico pino secolare di Portofino cresciuto sul tetto di Castello Brown. C’è anche un lieve ferito: si tratta di un pensionato di Avegno colpito dal crollo del tetto della sua casa di Megli.

    16.50 – Il trenino di Casella resterà chiuso anche dopo la fine dell’allerta rossa. Questa mattina si è verificato un problema di mancanza di tensione alla linea ferroviaria nella tratta Genova – Vicomorasso, per la caduta di un albero sulla linea aerea in zona San Pantaleo. Per non pregiudicare la sicurezza degli addetti al ripristino, l’intervento avrà inizio terminata l’allerta. Per tutto il periodo di fermo della ferrovia, verrà garantito il servizio bus sostituivo da Genova a Casella.

    alberi-treni-nervi15.00 – Una tromba d’aria ha attraversato Genova da Voltri a Nervi lungo la costa per concentrarsi poi su Recco. Circolazione dei treni sospesa tra Genova Brignole e Sestri Levante, sulla tratta Genova – La Spezia, per la disconnessione della linea elettrica di alimentazione dei treni e la caduta di un albero che ingombra la sede ferroviaria coinvolgendo l’Intercity 35370 (Livorno-Milano) fermo in linea. Per mancanza di alimentazione elettrica sono fermi in linea anche i regionali 11245 e 11252. “I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono sul posto – informa Rfi in una nota – per risolvere il guasto e ripristinare, appena le condizioni meteo lo consentiranno, la piena funzionalità degli impianti tecnici e per rimuovere l’albero”.

    14.30 – Bargagli e Davagna gli abitati più danneggiati, soprattutto dal forte vento: il sindaco di Bargagli, Sergio Aveto, ha ricevuto segnalazioni di diverse abitazioni con ingenti danni ai tetti, forse causati da una tromba d’aria. Problemi anche con le utenze elettriche. L’intensità delle precipitazioni a Genova attualmente in calo: a Nervi, un albero di grosse dimensioni è caduto in via Somma, all’altezza del bivio con Sant’Ilario, bloccando il traffico, attualmente in tilt.

    13.30 – Via libera all’accensione dei riscaldamenti a Genova. In considerazione delle condizioni climatiche che rendono critiche le temperature all’interno degli edifici a qualsiasi destinazione d’uso, è stata emessa ordinanza del sindaco che autorizza l’accensione degli impianti di riscaldamento da oggi a lunedì 31 ottobre compreso, per 10 ore giornaliere, a regime normale (temperature negli ambienti: 20° con 2° di tolleranza). Nell’accesso ai locali caldaia e nelle operazioni di accensione degli impianti, il Comune di Genova rammenta i comportamenti di autoprotezione che i cittadini sono tenuti ad adottare in caso di allerta meteo.

    allerta-rossa-14-ottobre-h1313.00 – «Siamo nella fase centrale dell’allerta, il bollettino appena emesso conferma il quadro previsto ieri sera con allerta rossa da Capo Noli (Savona) a La Spezia fino alle 23.59, e arancione da Ventimiglia a Capo Noli, fino alle 21». Lo dice l’assessore alla Protezione civile della Regione Liguria, Giacomo Giampedrone, facendo il punto della situazione sullo stato di allerta meteo che vige su tutto il territorio regionale, come riporta l’agenzia Dire. «L’attenzione è altissima su tutto il territorio in attesa di un possibile peggioramento – prosegue Giampedrone – da adesso al tardo pomeriggio ci attendono le ore centrali della perturbazione. Al momento si stanno verificando forti precipitazioni nel ponente ligure, mentre questa mattina a essere interessata è stata soprattutto la zona del Tigullio». A scongiurare forti piogge fino al momento «ci hanno pensato un po’ i venti di tramontata – spiega l’assessore – che hanno tenuto la perturbazione più sul mare che sulla terra: è un vento molto forte che ci ha fatto comodo ma ha causato qualche problema». Al momento, comunque, non ci sono particolari segnalazioni di disagi dal territorio regionale, fatta salva la momentanea chiusura di due strade nel Comune di Tribogna, in provincia di Genova. La criticità maggiore è rappresentata dal forte vento con picchi di 117 chilometri all’ora registrati nel comune di Framura (provincia della Spezia), ma anche 102 chilometri all’ora a Genova nell’area del Porto Antico. Per quanto riguarda la pioggia, invece, la zona più colpita in mattinata è stata il Tigullio con 40-50 millimetri di pioggia. «L’aspetto più temuto – dicono i previsori dell’Arpal – è quello dei temporali forti, stazionari e organizzati nelle zone di convergenza tra venti caldi e freddi, in particolare sulla parte centrale e sul levante della regione». Prossimo aggiornamento con la stampa previsto tra le 18 e le 18.30 alla presenza anche del governatore Giovanni Toti, nel quale sarà comunicata l’eventuale prosecuzione dell’allerta anche nella giornata di domani.

    10.30 – La situazione sul territorio regionale non presenta criticità di rilievo. Le maggiori difficoltà sono date dalle forte raffiche di vento che hanno provocato la caduta di alcuni alberi. Per quanto riguarda il Comune di Genova, la Protezione civile informa che si alternano momentanee precipitazioni sparse, al più moderate, e pause asciutte. Gli accumuli complessivi (dalle 00 odierne) restano su valori poco significativi, mediamente sotto i 10 mm. Su tutto il genovesato insiste una moderata ventilazione settentrionale, con raffiche sino a 30/40 km/h, che contribuisce a mantenere un substrato decisamente freddo e umido. Al momento la perturbazione distende il proprio fronte principale dalla costa Azzurra sino ai mari di Corsica e Sardegna dove è presente diffusa attività elettrica, situazione che potrebbe interessare il territorio nel corso del pomeriggio/sera.

    Sono 300 i volontari di protezione civile attivi in tutta la Regione.


     La situazione di giovedì 13 ottobre

    Permane lo stato di allerta gialla per temporali e piogge diffuse su tutta la Regione fino alle 2.59 di domani, venerdì 14 ottobre.

    L’allerta arancione per temporali forti, organizzati e persistenti è il massimo grado di allertamento per questo tipo di fenomeni, che possono essere molto intensi e produrre gravi effetti al suolo. L’allerta rossa per piogge diffuse segnala gravi effetti al suolo numerosi ed estesi sulle zone di allertamento.

    I previsori di Arpal parlano di un prossimo scontro tra venti di tramontana e scirocco che porteranno temporali forti, organizzati e persistenti, con raffiche di vento intorno ai 90 km/h, dapprima sul mare e successivamente verso la costa da Levante verso il Centro-Ponente.

    La Sala Operativa Regionale è già aperta e lo resterà per tutta la durata dell’allerta per monitorare in tempo reale l’evoluzione dei fenomeni più intensi e dare supporto ai comuni impegnati nella gestione delle rispettive fasi operative.

    I provvedimenti del Comune di Genova

    Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, chiusura dei centri socio-educativi, di aggregazione e attività educative territoriali per i minori (appartenenti al Centro Servizi Famiglie), chiusura dei centri socio riabilitativi diurni per anziani e disabili, chiusura degli impianti sportivi pubblici e privati, chiusura dei musei civici, chiusura delle biblioteche, sospensione dei mercati rionali all’aperto, chiusura dei parchi e dei giardini pubblici, chiusura dei cimiteri (assicurata la ricezione dei servizi funebri), sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento all’aperto, chiusura dei sottopassi pedonali di piazza Montano, via Borgo Incrociati, piazza Rizzolio/via Gattorno, piazza Porticciolo, piazzale Kennedy/viale Brigate Partigiane, piazza Massena. Sono le misure assunte dal centro operativo comunale, riunitosi oggi alle 15 in seguito all’emanazione dello stato di allerta rossa dalle ore 3 alle ore 23.59 di venerdì 14 ottobre, in applicazione del Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico.

    È stata disposta la chiusura e la messa in sicurezza di tutti i cantieri, con particolare attenzione a quelli dello scolmatore del Fereggiano e del rifacimento della copertura del Bisagno.

    Sono state inoltre adottate misure che riguardano la mobilità: limitazione del servizio della Metropolitana alla tratta Brin-De Ferrari; chiusura degli ascensori del sottopasso ferroviario di Sestri Ponente (via Puccini); chiusura dell’esercizio ferroviario Genova-Casella e attivazione di un servizio sostitutivo compatibilmente con le condizioni viarie; chiusura fino a cessata allerta della Galleria Pizzo sulla strada statale Aurelia; divieto di sosta in via Pontetti. Tutti i possessori di tagliandi Blu Area A, B, C, R e T, esclusivamente nei casi in cui tali zone siano state opzionate come prima scelta (es. AL – CF – CG ecc.), hanno diritto a parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta. Stesso provvedimento anche per i residenti nella zona via Fereggiano – corso De Stefanis non in possesso di contrassegno Blu Area esponendo copia della carta di circolazione. Interdetta la circolazione sulla sopraelevata Aldo Moro per motocicli e veicoli telonati dalle 00.00 alle 23.59 di venerdì 14 ottobre. Chiuso il guado di via Veilino, presidiate e monitorate via Shelley, via Pontetti, via Superiore Budulli, via Rio Fulle e via San Quirico.

    Inoltre, è stato deciso il potenziamento del presidio territoriale della Polizia municipale con 4 pattuglie dedicate al monitoraggio dei rivi per ogni turno, che vanno ad aggiungersi al servizio ordinario. Attivate anche 9 pattuglie di pronto impiego dalle ore 4.30 di venerdì 14 ottobre e, a partire dalle ore 6.30, ulteriori 16 pattuglie per presidio della viabilità e pronto impiego in caso di necessità. Attivate inoltre 16 squadre di volontariato di protezione civile.

    Le direzioni del Comune di Genova, i Municipi e le Aziende (Aster, Amiu e Amt) hanno attivato i piani di emergenza previsti per lo stato di allerta rossa. Il trasporto individualizzato ai centri di riabilitazione di persone disabili è sospeso a seguito della chiusura del centri stessi, disposta dalla Asl 3. Rimane attivo il trasporto verso i luoghi di lavoro.

    Il Comune di Genova ricorda, inoltre, di adottare i comportamenti di autoprotezione. In particolare, all’entrata in vigore dell’allerta: predisporre paratie a protezione dei locali al piano strada, chiudere le porte di cantine e seminterrati e salvaguardare i beni mobili che si trovano in locali allagabili; porre al sicuro i propri veicoli in zone non raggiungibili dall’allagamento; limitare gli spostamenti a esigenze di effettiva necessità; tenersi aggiornati sull’evolversi della situazione e prestare attenzione alle indicazioni fornite dalle Autorità, da radio, tv e tutte le altre fonti di informazione.

    Per tutta la durata dell’allerta sarà attiva la sala di emergenza della Protezione Civile del Comune di Genova e sarà attivo il numero verde della Protezione Civile del Comune di Genova 800177797.

  • Ospedale Padre Antero Micone, il reparto di Otorinolaringoiatria rimarrà a Sestri Ponente

    Ospedale Padre Antero Micone, il reparto di Otorinolaringoiatria rimarrà a Sestri Ponente

    SanitàIl reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Padre Antero Micone è salvo. L’ospedale di Sestri Ponente, però, come già annunciato perderà Neurologia, che sarà assorbita da Villa Scassi, sempre più il riferimento medico di tutta la Val Polcevera. Ad assicurarlo è l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Sonia Viale, in risposta ad una interpellanza portata in aula da Alice Salvatore, del M5S: «Il polo ospedaliero di Sampierdarena è dotato di un reparto di rianimazione – ha sottolineato l’assessore – ed è quindi più idoneo per interventi come quelli a seguito di ictus, ma reparto di otorinolaringoiatria resterà nel polo di Sestri Ponente e solo alcuni interventi più complessi per pazienti oncologici  potranno essere effettuati a Villa Scassi».

    Il riassetto del sistema ospedaliero, voluto dalla giunta Burlando nel 2012, continua, quindi a far discutere: la riduzione dei costi di gestione è diventata un’esigenza sempre più pressante, che ha portato a definire tutta una serie di accorpamenti tra le strutture esistenti, svuotando gli ospedali considerati più periferici. Il Micone è uno di questi, e negli ultimi anni ha visto notevolmente ridimensionata la sua “offerta” sanitaria. Sorte simile è toccata all’ospedale Gallino di Pontedecimo: Villa Scassi è sempre più il fulcro sanitario di questa metà città che è la Val Polcevera.

    L’incognita dell’ Ospedale di Ponente

    Da qualche anno, però, si parla di un nuovo ospedale di Ponente, voluto dalla stessa Regione Liguria: la “pratica”, però, è ferma perché non si riesce a trovare l’accordo politico sulla localizzazione del futuro plesso sanitario, e soprattutto perché, con l’operazione “Nuovo Galliera” i soldi a disposizione, oggi, non sono molti. All’attacco il Movimento 5 Stelle che chiede chiarezza sulle intenzioni della giunta Toti, soprattutto per quanto riguarda le strutture del ponente genovese «visto il loro progressivo ridimensionamento, a fronte di una maggiore emergenza sanitaria registrata nella zona più popolosa di Genova», come ha detto la consigliera regionale Alice Salvatore, durante l’interpellanza con la quale chiedeva anche il motivo per cui la Regione «non realizzi il tanto atteso ospedale di Ponente».

    Critica anche Rete a Sinistra: «È assolutamente necessario che l’ospedale di Sestri Ponente resti operativo, perché si tratta di un presidio sanitario indispensabile per salvaguardare la salute dei cittadini del medio ponente genovese – ha dichiarato Gianni Pastorino – purtroppo le persone hanno già pagato un sistema che chiude ospedali senza trovare soluzioni alternative ai bisogni del territorio. Le strutture si possono trasformare e razionalizzare, ma devono essere in grado di rispondere alla misurazione delle necessità di chi abita in una determinata zona». Rete a Sinistra che propone una nuova tipologia di coordinamento tra le strutture, prevedendo sì l’accorpamento dei reparti per le terapie intensive per le quali sono necessarie strumentazioni specifiche, ma garantendo assistenza di primo soccorso sanitario 24h, e una buona quota ambulatoriale anche per le visite ordinarie e per reparti specifici come ortopedia, per poter avvicinare l’assistenza alle persone. Secondo i dati di accesso alla struttura di ospedaliera di Sestri Ponente, infatti, il numero di prestazioni di Primo Intervento erogate è in crescita costante negli ultimi anni: dai 17 mila del 2014 ai 20 mila previsti per il 2016.

    Un problema, quello dell’assistenza sanitaria e ospedaliera, che non deve essere sottovalutato: la razionalizzazione del sistema non può solo passare attraverso un calcolo ragionieristico dei costi e dei risparmi, ma deve comprendere anche le reali esigenze della cittadinanza. Dover attraversare la città, peraltro con un servizio di trasporto pubblico sempre più in affanno, anche solo per una visita, non è salutare.

    Nicola Giordanella

  • Cristoforo Colombo, da corsaro a evangelizzatore. Le contraddizioni di uomo figlio del suo tempo

    Cristoforo Colombo, da corsaro a evangelizzatore. Le contraddizioni di uomo figlio del suo tempo

    cristoforo-colombo Su Colombo s’è scritto molto, forse troppo: uomo del medioevo, uomo del rinascimento, uomo di scienza, uomo delle stelle, ultimo crociato e via dicendo. Può darsi che qualcuna di queste definizioni gli sia pur confacente, anche se il nostro non è certo uno che si lascia incasellare. Cosa dire, dunque, di Colombo che non sia già stato detto? Ebbene: ciò che mi preme sottolineare, in occasione di quest’ennesima commemorazione della Grande Scoperta, è quanto egli dovesse alla cultura marinara del suo tempo, e in particolare alla lunga esperienza marinara genovese, maturata nel Mediterraneo e perfezionatasi precocemente nell’Atlantico. Un balzo, questo, assai precoce, che ha i suoi prodromi ben prima di quel fatidico 1113, quando troviamo alcuni genovesi impegnati a costruir navi in quel di Compostela; perfezionatosi, a ogni modo, nel corso del Duecento, e, in particolare, verso il 1277, quando le galee del grande ammiraglio e mercante Benedetto Zaccaria inaugurarono una rotta regolare oltre le Colonne d’Ercole per portar l’allume nelle Fiandre, o, ancora, nel 1291, in occasione del celebre viaggio dei fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi ad partes Indie, e, soprattutto, verso il 1312, quando Lanzarotto Malocello approderà finalmente alle isole Canarie.

    Genova in crisi

    Da quelle prime esperienze, molta strada era passata. Nel corso del Quattrocento, i circuiti tradizionali del commercio marittimo genovese avrebbero conosciuto importanti mutamenti. L’epilogo della lotta contro Venezia e l’Aragona, la perdita dei possedimenti orientali a causa della costante avanzata turca, giunta, nel 1453, a fagocitare Costantinopoli e la dirimpettaia Pera – colonia genovese dagli anni Sessanta del Duecento –, avrebbero favorito una sorta di riconversione dei circuiti economici, commerciali e finanziari genovesi verso Occidente, lungo una direttrice che dall’area iberica – prevalentemente castigliana, andalusa e portoghese – conduceva alle Fiandre e all’Inghilterra. Barcellona, Siviglia, Cadice, Lisbona, Southampton, Londra, Bruges e Anversa sarebbero ben presto diventati i nuovi punti di riferimento. Non a caso molti genovesi si sarebbero posti al soldo delle potenze occidentali, in particolare di quelle interessate a ricercare nuove vie per il commercio. Colombo non fu da meno, come mostra il suo tentativo di «buscar el Levante por el Poniente».

    La forza dell’esperienza

    In giovanissima età cominciai a navigare e continuo ancor oggi. La stessa arte induce chi la segue a desiderare di conoscere i segreti del mondo. Sono già più di quarant’anni che la pratico. Ho percorso tutte le rotte conosciute. Ho avuto rapporti e conversazioni con gente dotta, ecclesiastici e laici, latini e greci, ebrei e saraceni e molti altri di altre razze. In questo mio desiderio trovai Nostro Signore assai propizio e per ciò ebbi da lui spirito d’intelligenza. Nella marineria mi fece provetto, in astrologia mi dotò quanto bastava e così nella geometria e nell’aritmetica; e mi diede ingegno nell’anima e mani per disegnare la sfera con le città, fiumi e monti, isole e porti, tutto al suo posto. In questo periodo ho visto e mi sono sforzato di vedere tutti i documenti di cosmografia, storia, cronache, filosofia e altre arti, alle quali Nostro Signore mi aprì l’intelletto per manifestarmi che era possibile navigare alle Indie e mi diede la volontà l’esecuzione del progetto.

    E’ il 1501, e Colombo ripensa agli anni trascorsi, quasi a voler giustificare a se stesso la fama che ormai lo circonda. Di lui sappiamo abbastanza per poter dire con chiarezza che ne sappiamo, in fin dei conti, poco. Non voglio elencare, qui, i molti dubbi che si hanno attorno alla sua reale data di nascita, alla sua morte, alla sua sepoltura e via dicendo. Mi atterrò alla versione ufficiale. Nato a Genova nel 1451 da Domenico, tessitore e cardatore di lane, legato ai Campofregoso, neanche ventenne si trasferì a Savona, iniziando a operare nel commercio e partecipando ad attività corsare. Nel corso degli anni Settanta lo vediamo operare per alcune case commerciali genovesi: i Centurione, gli Spinola e i Di Negro, per conto delle quali si reca a Chio, tra il 1474 e il 1475; a Bristol e in Irlanda (toccando forse anche l’Islanda) tra il 1476 e il 1477; a Madera, nel 1478, e, cioè, verso rotte battute da tempo da imbarcazioni genovesi. Non stupisce, pertanto, la decisione di Colombo di stabilirsi a Lisbona, nel 1479, al pari di altri Genovesi e dove, peraltro, già operava come cartografo il fratello Bartolomeo.

    colombo-spagnaDa tempo, la corona seguiva un preciso programma d’espansione che coinvolgeva Madera, le Azzorre e l’esplorazione delle coste africane e delle prospicienti isole atlantiche, la quale aveva visto attivi diversi genovesi. Colombo non fece altro che raccoglierne l’eredità, rimeditandola secondo la propria visione del mondo; soprattutto, raggiungendo egli stesso, nel 1482, le coste delle Guinea. A seguito di questo viaggio, espose a Giovanni II di Portogallo il progetto di raggiungere le Indie e il Giappone navigando verso Occidente. Ottenuto un diniego – dovuto probabilmente alla preferenza per una rotta più meridionale, che completasse le esplorazioni lungo la costa africana –, decise di trasferirsi nel nuovo regno di Spagna, con l’idea di presentare il proprio piano a Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Dopo diversi tentativi, nel clima di fervore conseguente alla presa di Granada, ricevette finalmente l’assenso per compiere l’impresa.

    Il tempo della scoperta

    Il 17 aprile 1492, Colombo stipulò un accordo coi sovrani di Spagna noto come Capitolazioni di Santa Fé, ottenendo il titolo di governatore e viceré delle terre eventualmente scoperte nel corso del viaggio, oltre a una parte dei proventi derivanti dall’oro e dalle spezie. Certamente le motivazioni di tipo economico ebbero una parte importante nell’accoglienza del progetto, e non è da escludere che tali motivazioni fossero presenti anche nel navigatore. Non sono da sottovalutare, tuttavia, le sue convinzioni religiose: alcuni passi del Diario di bordo mostrano chiaramente com’egli si sentisse investito d’una missione divina, giungendo a firmarsi con l’espressione «Christo ferens», preceduta da un criptogramma (molto discusso), letto come un’invocazione alla Trinità: convinzioni che trovarono il proprio culmine nel desiderio di finalizzare gli eventuali proventi dell’impresa alla riconquista di Gerusalemme. Forte della lunga esperienza maturata, il 3 agosto del 1492 salpava, dunque, da Palos con due caravelle e una nave, finanziate in parte da alcuni banchieri genovesi e fiorentini di Siviglia, segnando l’inizio di una nuova storia.

    Antonio Musarra

  • Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    Amiu, l’offerta di Iren è ammissibile. Ora si passa all’esame della proposta nel merito

    amiu-iren-busteL’offerta di Iren per entrare in Amiu come partner privato è formalmente ammissibile. «Completato l’esame della documentazione pervenuta, la manifestazione di interesse di Iren Ambiente spa, società del gruppo Iren, è conforme ai requisiti contenuti nell’avviso esplorativo del Comune di Genova». Lo dice il direttore generale di Palazzo Tursi, Franco Giampaoletti, al termine della seduta pubblica nel corso della quale è stata aperta la busta dell’unica offerta arrivata per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu, come riportato dall’agenzia Dire.

    Presente anche una trentina di lavoratori. «Siamo preoccupati di come il Comune ha gestito tutta la vicenda- dicono- e di quello che accadrà con l’aggregazione. Chiediamo che riparta immediatamente il confronto con l’amministrazione visto che non sappiano che valore abbia l’accordo firmato lo scorso luglio».

    L’amministrazione ora entrerà nel merito dell’ammissibilità della proposta di Iren, con particolare attenzione alle 43 pagine di relazione tecnica economica contenuta nell’offerta. La speranza dell’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, è di chiudere questa fase già entro la settimana o, al massimo, nei primi giorni della prossima. Si potrà così procedere alla trattativa privata tra l’amministrazione comunale, i vertici della partecipata che si occupa del ciclo dei rifiuti e quelli della multiutility.

    Così, entro la fine dell’anno, dovrebbe concludersi il percorso per la definizione del nuovo assetto societario della realtà che gestirà i rifiuti a Genova.

  • Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Movida, l’ordinanza non si cambia. Il sindaco Doria ferma la trattativa dell’assessore Piazza

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante l’inizio dei lavori dell’osservatorio dedicato, il Comune di Genova tira dritto: l’ordinanza che regola gli orari della movida genovese non è in discussione, ma, anzi, la sua applicazione potrebbe essere rafforzata da maggiori controlli. Questo l’esito dell’incontro di oggi tra il sindaco Marco Doria e una delegazione di cittadini del centro storico, a margine della seduta del Consiglio Comunale di oggi. Sembra, quindi, svanire, l’ipotesi di un “aggiustamento” del provvedimento, come richiesto dai commercianti, spaventati dalla continua diminuzione del volume d’affari notturno

    Giunta divisa

    «Questo provvedimento è un’ordinanza sindacale, la voce che conta è quella del sindaco – ha detto Marco Doria – oggi non è allo studio alcuna modifica ma piuttosto l’applicazione seria del provvedimento. Stiamo lavorando inoltre per nuove azioni da portare avanti per migliorare la vivibilità del centro storico, dialogando con tutti gli operatori commerciali». Con queste parole, quindi, sembra quindi chiusa l’ipotesi delle modifiche più volte annunciate dall’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza.

    Cittadini “contro” esercenti

    A margine della seduta odierna del Consiglio comunale, il sindaco ha ricevuto una rappresentanza di cittadini che ha presentato una petizione con 1341 firme (di cui 1166 di residenti nelle zone del centro storico interessate dal provvedimento) contro il degrado del centro storico genovese e a favore dell’ordinanza sindacale. «I cittadini mi hanno riferito che i primi risultati concreti del provvedimento si iniziano vedere – afferma Doria – il calo del rumore nelle ore post chiusura dei locali è percepibile». Poco prima del Consiglio comunale il primo cittadino ha effettuato un sopralluogo nei vicoli della “Città vecchia” accompagnato dal questore, Sergio Bracco: «L’obiettivo dell’ordinanza – ricorda il Sindaco – è conciliare i principi del riposo e del tempo libero. Questo mix che sta dando buoni frutti ha consentito anche al Tar di negare la sospensiva con motivazioni che riconoscono quanto stiamo facendo. Sul rispetto dell’ordinanza continueremo a lavorare: abbiamo riscontri positivi ma non ci basta. Sappiamo che ci sono tante altre cose da fare per riqualificare il centro storico».

    Tra le richieste dei cittadini che il sindaco ha presentato al questore, anche un presidio notturno della zona dell’Acquario e un maggior controllo del fenomeno dei parcheggiatori abusivi. «Sono portavoce di una presenza più visibile ed efficace delle forze dell’ordine – prosegue Doria – ma va anche detto che ci sono aspetti positivi che vanno sottolineati come l’apertura di nuove attività commerciali gastronomiche nella zona di San Bernardo e della Maddalena, il che significa che non c’è solo un centro storico che chiude».

    Si aggiunge, quindi, un altro capitolo della “Saga Movida“, è un capitolo fatto di spaccature: se da un lato i residenti si mobilitano per difendere cioè che gli esercenti osteggiano, dall’altro lato anche la giunta si spacca, con sindaco e assessore di riferimento mai così distanti.

  • Rolli Days, ritrovare Genova passeggiando per San Bernardo e i suoi mille anni di storia

    Rolli Days, ritrovare Genova passeggiando per San Bernardo e i suoi mille anni di storia

    Ci siamo. L’attesa è palpabile. La città si sta preparando a una nuova edizione – la terza, quest’anno – dei Rolli Days, il 15 e il 16 ottobre. Un’annata davvero speciale, in occasione del decennale dell’iscrizione del sito “Genova. Le strade Nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli” nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità. Non devo certo ricordare qui di cosa si tratti. Buona parte della città – quantomeno quella più attenta, colta, preparata se non semplicemente curiosa – ha già usufruito della possibilità, del tutto straordinaria, di penetrare all’interno delle antiche dimore aristocratiche genovesi. Ma questa volta vi sono delle novità, per illustrare le quali ho pensato di chiamare in causa chi da anni s’impegna per la riuscita dell’evento: Giacomo Montanari, fine storico dell’arte genovese cinque-seicentesca, al quale lascio volentieri la parola. (Antonio Musarra)

     

    rolli-turco-zaccaria-de-castroCi sono luoghi dove è ancora possibile pensare di potersi ritrovare, semplicemente chiudendo e riaprendo gli occhi, catapultati quasi mille anni indietro nel tempo. Cancellare i rumori della nostra frenetica evoluzione “tecnologica” e sentire sotto i piedi solo il selciato che alterna pietre perfettamente levigate ad altre dalla posatura più incerta. Genova, via San Bernardo in particolare, è uno di quei luoghi. Il palazzo di Zaccaria De Castro è lì, sulla destra, salendo dalla piazza del mercato di San Giorgio, a ricordare i genovesi commercianti e navigatori, unici a trattare con i Turchi – assieme ai rivali di sempre di stanza in Laguna – sotto l’egida del Trattato del Ninfeo. Alle spalle, ormai inghiottita dalle murature cinquecentesche del palazzo Cattaneo della Volta, si trovava la Loggia dei Pisani quando, prima del 1284 e della (per loro) funesta battaglia della Meloria, i rapporti tra le due Repubbliche marinare erano ben più idilliaci. Davanti a noi si apre Piazza San Bernardo, lo diremmo uno slargo tutt’al più, se non fossimo nella città dei vicoli stretti e dei palazzi che quasi si toccano, tanto sono eretti vicini. Dal portale di palazzo Salvago occhieggia l’inconsueta arma araldica della famiglia: gli uomini selvatici scolpiti dagli scultori lombardi Nicolò Da Corte e Giacomo Della Porta nella prima metà del Cinquecento. E poi la Via va avanti, nuovamente angusta, fino a voltare repentinamente a destra quando si scorge, di sguincio e cominciando a salire per la ripida collina di Castello, il portale vetusto della Chiesa di San Donato.

    Tra San Donato e Sant’Agostino

    San Donato è un tuffo da dodici metri nella Genova del Tre e del Quattrocento: pietre di settecento anni fa rendono ancora più sfavillante il contrasto con i colori accesi e netti dell’Adorazione dei Magi dipinta dal fiammingo Joos Van Cleeve. Sì perché Genova non si fermava al Mediterraneo: Fiandre, Paesi del Nord Europa, Nuovo Mondo. Anche sulla fedele alleata di Carlo V, nel Cinquecento, non tramontava mai il sole. Il fiato si fa corto nel risalire l’anomala ampiezza di Stradone Sant’Agostino e quasi si mozza al contrasto bruciante tra la facciata medievale dell’omonima chiesa e il redivivo Monastero di San Silvestro, risorto come una fenice dalle ceneri della guerra sotto forma di gotica cattedrale contemporanea plasmata dalla mente di Ignazio Gardella. È qui che la realtà del presente comincia a riprendere il sopravvento, nel concreto brulicare degli studenti di Architettura, incardinata nel cuore più antico e pulsante di una città straordinariamente “reale”. Non bomboniera turistica. Non “salotto buono”. Non “ricordo nostalgico”. Parafrasando Xavier Salomon, direttore della Frick Collection di New York e innamorato di Genova, questa città è ancora viva e presente, è ancora se stessa.

    grillocattaneo-rolliSistema delle Strade Nuove e dei Palazzi del Rolli

    Viaggiare attraverso questi luoghi è possibile, sempre, ma ci sono giorni in cu farlo diventa speciale, in cui diventa esperienza condivisa il riappropriarsi di una eredità latente del nostro territorio. Alcuni di questi giorni hanno preso il nome, negli anni, di Rolli Days. Non sono altro che un “evento”. Vero. Sono una “attrazione turistica”. Verissimo. Altrettanto vero è che sono l’occasione migliore per rimettere in circolo quell’energia millenaria che permea la nostra città, che la rende unica, che la rende Patrimonio dell’Umanità. Sì, perché non fu tanto la bellezza (straordinaria) dei suoi palazzi a far sì che nel 2006 l’impresa capitanata da Ennio Poleggi andasse a buon fine e venisse riconosciuto dall’UNESCO il Sistema delle Strade Nuove e dei Palazzi dei Rolli, quanto la possibilità di poter leggere in trasparenza, attraverso di essi, il sistema sociale di una città lungo un arco cronologico lungo due secoli. È il valore sociale che l’UNESCO ha giudicato irrinunciabile, ed è lo stesso valore sociale di questo patrimonio, di questo heritage (eredità, letteralmente) che i Rolli Days vogliono ribadire: riappropriarsi della propria città aprendola contemporaneamente all’esterno, grazie al coinvolgimento di tanti giovani studenti (universitari e degli istituti superiori) che mettono in relazione con cuore e mente la loro terra con chi la visita, per la prima o per l’ennesima volta.

    San Bernardo, macchina del tempo

    Il 15 e il 16 di ottobre, per la prima volta, si è scelto di puntare lo sguardo su questa irripetibile e unica “macchina del tempo”, su quella via San Bernardo o antica area di Platea Longa che sente i genovesi camminare sulle pietre del suo selciato da più di mille anni. L’unica cosa che rimane da fare è invitarvi a esserci, per essere accompagnati dai ragazzi dell’Università a vivere una esperienza immersiva e unica che non ha eguali in Europa e, forse, nel Mondo. Attorno ci sono tante cose, c’è la mostra sui Palazzi dell’Ateneo nell’Aula del Cisternone in Stradone Sant’Agostino; c’è la possibilità di sfruttare queste nostre invasive tecnologie per farsi “parlare” dal grande complesso di Architettura attraverso gli innovativi Beacon bluetooth; c’è l’apertura dopo vent’anni di palazzo Grillo e palazzo Serra Gerace. C’è Genova, con le sue ricchezze e i suoi tesori d’arte, ma anche con le sue piazze di pochi metri quadrati piene di ristoranti, bar e trattorie. E poi il mare, che domina da millenni, con sorniona indifferenza, i destini della Superba.

    Giacomo Montanari

  • Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    img_8566Partirà il prossimo 19 novembre l’undicesima edizione del Festival dell’eccellenza al femminile. Quest’anno la manifestazione intitola la rassegna “Dio ama le donne? I Dialoghi” e fa riflettere sul ruolo della donna nelle religioni del Mediterraneo e non solo.

    Oltre 50 eventi che si terranno a Genova, Imperia, Savona e La Spezia dal 19 al 26 novembre, più di 100 ospiti nazionali e internazionali che daranno via al dibattito con l’obiettivo di suscitare nel pubblico la consapevolezza dell’importanza del ruolo della donna nella società, a partire da una riflessione sulla sua posizione nelle religioni dalla storia alla contemporaneità. Il volto di Sharbat Gula è il simbolo di questa edizione del Festival. «Uno spazio nero separa lo sguardo spaurito e magnetico della bambina afghana ritratta nel campo profughi nel 1984 da McCurry da quello sofferente e piegato dell’ormai donna del 2015 – dice Consuelo Barilari Uno spazio che è una domanda che va formulata, un nero che cercheremo di schiarire con i nostri dialoghi». Le Sante, le Donne delle Cattedrali, Matilde di Canossa, Ipazia, le Streghe dell’Inquisizione, le Donne del Profeta saranno tra le protagoniste dei dialoghi con personaggi come Giuliana Sgrena, Pamela Villoresi, Claudia Koll, Ilaria Caprioglio e Barbara Alberti per citarne alcuni. Giuliana Sgrena alla presentazione del Festival ha affermato «sono onorata che si sia tratto spunto dal mio ultimo libro per il tema del Festival».

    Durante il Festival sarà inoltre conferito il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia, il cui bando riprende il titolo del Festival “Dio Ama le donne?”; il Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile che verrà conferitp a Emma Bonino il 22 novembre alle 16 nel Salone di Rappresentanza della Città Metropolitana e il premio Lady Truck a Pina Amarelli per aver dato vita al primo vero Museo d’Impresa. «Nonostante la particolarità del tema – dice Silvana Zanovello, Presidente della Giuria del Premio – la gente ha risposto numerosissima allo stimolo, il che significa che c’è un grande bisogno di farsi domande e indagare questo aspetto, evidentemente non secondario, dell’esistenza singola e della vita collettiva».

    Il Festival in DIALOGHI

    img_8561“La voce della donna è la sua nudità” è una battuta di un’insegnante nel film “La bicicletta verde” di Haifaa al-Mansour che Giuliana Sgrena cita nel suo ultimo libro “Dio odia le donne”. La frase spiega come in Arabia Saudita alle ragazze sia proibito anche ridere.

    Da questa citazione è nata l’idea di dedicare il Festival “alle voci di donne che dialogano” e da questo presupposto tutte le attività della manifestazione sono poste in forma di dialoghi – tavole rotonde, spettacoli, incontri, workshop, laboratori con le scuole. «Attraverso la voce e i dialoghi – dice Consuelo Barilarivogliamo raccontare le voci di tutte le donne del mondo».

    E’ dialogando che in questa edizione si tratteranno moltissimi temi che avranno al centro sempre la figura femminile. Non mancheranno Dialoghi sui misteri che circondano la figura della donna a partire dall’antichità, in special modo delle Sante come prova del rapporto con Dio. Il Festival in questa edizione approfondisce questo tema, anche attraverso il Teatro con spettacoli in scena in luoghi sacri e cristiani della città di Genova. Ci saranno dialoghi sulle passioni che in nome di Dio hanno guidato in imprese e battaglie le “guerriere” e le Regine della Fede; dialoghi sui tabù e i conseguenti divieti che nelle religioni del Mediterraneo hanno condizionato l’esistenza delle donne; dialoghi sulla violenza che le donne subiscono dall’antichità ai giorni nostri, dallo stupro etnico al femminicidio al cyber bullismo. Dialoghi sulla libertà, riflettendo sull’oppressione delle donne che tuttora si trovano in condizione di asservimento se non addirittura di schiavitù, vittime di tratta o di guerra.

    Il Festival va tra la gente

    «Quest’anno ci siamo rinnovati e abbiamo cambiato formula – dice Barilariabbiamo coinvolto nel progetto moltissime associazioni territoriali e abbiamo avviato la collaborazione in loco». La kermesse multidisciplinare al femminile quest’anno presenta una formula “diffusa” pensata per andare incontro alla gente, ragion per cui i dialoghi saranno portati nel territorio regionale nelle sedi e nei luoghi in cui operano associazioni, persone Università, scuole, teatri, luoghi sacri e di culto, centri civici, musei, interessate agli argomenti trattati. Una formula che andrà a tessere una rete e che rinsaldi il territorio e i suoi abitanti. «La scelta delle location – conclude Barilariè fortemente legata ai territori e alle associazioni che vi operano con cui il Festival ha strettamente collaborato per costruire il programma».

    Parte del Festival si svolgerà anche nelle scuole con il Progetto “Disconnect la scuola e la rete contro la violenza di genere”, che da un anno va negli istituti per prevenire i fenomeni di violenza. Sarà il progetto Disconnect che aprirà il Festival il 17 novembre alle ore 16 al Teatro Modena Sala Mercato con il dibattito “Essere Social Ma… Piu’ Sicuri In Rete”.

    Elisabetta Cantalini

  • Hanjin, tra la bolla speculativa e la crisi del settore marittimo. Come cambia il futuro del porto di Genova

    Hanjin, tra la bolla speculativa e la crisi del settore marittimo. Come cambia il futuro del porto di Genova

    vteLa settimana scorsa, due navi della compagnia sudcoreana Hanjin Shipping, dirette a Genova, sono state costrette a cambiare rotta, direzione porto di Valencia, Spagna. Attraccare nel porto ligure, infatti, ad oggi metterebbe la merce a rischio sequestro, per conto dei creditori di Hanjin, nell’attesa che la Corte d’Appello di Genova si pronunci sulla richiesta di protezione dei container presentata da Hanjin Italy, la controllata nostrana della multinazionale coreana. La sentenza è attesa per il 18 ottobre.

    All’origine di questa impasse, la bancarotta di Hanjin, che a fine agosto ha dichiarato fallimento, lasciando in mare una novantina di navi cariche di container; un tonfo fragoroso e impattante, ma non imprevedibile: da anni, infatti, i bilanci del colosso coreano sono in rosso, come molte altre aziende globali del settore. «Da circa un anno molte compagnie imbarcano container in perdita – spiega Nicola Capuzzo, giornalista genovese collaboratore di “MilanoFinanza”, esperto di economia marittima – e studi di settore parlano per quest’anno di diversi miliardi di dollari di perdite nei bilanci aggregati dei carries globali». Il caso Hanjin quindi non era del tutto inaspettto, anche se si pensava che il vettore fosse in qualche modo tra i too big to fail «cioè quelle aziende che non vengono fatte fallire per le potenziali conseguenze su mercato e occupazione. In questo caso, però il governo coreano che controlla la Korea Development Bank, il maggior creditore di Hanjin, ha deciso di fatto di far fallire la multinazionale, creando un precedente preoccupante per il settore».

    La crisi del settore marittimo

    Un settore, quello dello shipping, che sta facendo i conti con il cosiddetto “eccesso di stiva“, cioè troppo posto sulle navi in confronto alla domanda di trasporto. Un contesto che si è venuto a creare negli ultimi anni con la corsa al “gigantismo navale“, cioè alla costruzione di mega navi, con una capacità di carico tale da abbattere i costi, moltiplicando i ricavi per gli armatori. Secondo le stime dell’International Transport Forum, negli ultimi cinque anni la flotta mondiale per il trasporto merci è cresciuta del 37%, contro una crescita del Pil mondiale annua del 2%. Secondo alcuni studiosi del settore, come Sergio Bologna, si tratta di una bolla speculativa: a livello mondiale molti istituti creditizi sono stati assorbiti da banche pubbliche, soprattutto cinesi, che, con il vantaggio di finanziare la propria cantieristica, hanno investito in navi, che sempre più sono considerate veri e propri asset finanziari, facendo in questo modo indebitare le compagnie: «Questa bolla probabilmente sta incominciando a scoppiare – sottolinea Capuzzo – è farà molte “vittime”».

    Il destino del Porto di Genova

    Le vittime di questa bolla, al momento, sono i 90 dipendenti genovesi di Hanjin Italia, attualmente in liquidazione, che dal giorno alla notte hanno perso il lavoro; i sindacati di settore si sono subito mossi per spingere le istituzioni locali a fare qualcosa, ma tutto il comparto marittimo è in sofferenza: «Quasi tutti i settori di business dello shipping al momento stanno andando male – spiega Nicola Capuzzo – armatori, agenzie marittime e spedizionieri sono tutti in sofferenza; il rischio è quello di accorpamenti e realtivi esuberi: se si parla di posti di lavoro, infatti, due più due non fa mai quattro, ma più spesso tre. Per esempio, nei prossimi mesi ci sarà la fusione tra le compagnie marittime Uasc e Hapag-Llyod, che sicuramente porterà tagli al personale

    Un’altra questione è quella legata alle infrastrutture necessarie per ricevere le “mega navi”: «Genova, che è il primo porto d’Italia, ad oggi può già ricevere queste navi, così come La Spezia e come nel 2018 lo potrà fare Savona – continua Capuzzo – e in questo modo l’area portuale nord tirrenica è ampiamente coperta. Nei prossimi mesi, però, anche Livorno aprirà banchine pensate per le navi di ultima generazione, ma quattro porti “concorrenti” iniziano ad essere un po’ troppi». Quello che è mancato è un coordinamento nazionale sulla gestione della portualità «ed è quello che sta mancando anche adesso a Genova, con un commissario come Presidente dell’Autorità Portuale che non può far altro che l’ordinaria amministrazione, mentre sarebbe necessaria una gestione anche manageriale che sappia interpretare il contesto mondiale, nazionale e cittadino del settore». Una figura chiave che manca proprio in un momento così delicato per il porto di Genova: sul tavolo, infatti, come è noto ci sono molti progetti, tra l’allargamento a ponente, il Blueprint con l’ampliamento dei cantieri navali e i riempimenti con le terre di scavo di Terzo Valico e Gronda; tutto ciò mentre sta scoppiando una crisi globale di settore le cui conseguenze, ancora incerte, si faranno sentire sicuramente anche a Genova.

    Ripensare il futuro

    Nel frattempo i container destinati al mercato italiano sono ancora bloccati sulle navi coreane: si calcola che il valore della merce ancora “alla deriva” in mare sia di circa trecento milioni di euro, tra prodotti finiti e semi lavorati. I contenziosi per i risarcimenti saranno numerosi e con esiti imprevedibili. Quello a cui stiamo assistendo oggi, forse è solo l’inizio di un ulteriore “corollario” della crisi sistemica che sta falcidiando imprese e posti di lavoro oramai da anni. Genova, con lentezza e molti passi falsi,  da decenni sta cercando un nuovo assetto economico: nel frattempo, però, il mondo è andato avanti, e molti “nostri” progetti sono già vecchi. Forse sarebbe il caso di fermarsi, respirare, e provare a pensare a come valorizzare quanto già in essere, abbandonando i rami destinati a seccare e cercando di avere la lungimiranza di non inseguire le bizze di un mercato instabile, che non fa sconti a nessuno. Nemmeno alla Superba.

    Nicola Giordanella

  • Librerie indipendenti a rischio, ecco la ricetta di Pastorino per salvarle

    Librerie indipendenti a rischio, ecco la ricetta di Pastorino per salvarle

    libreria indipendenteDopo più di vent’anni di attività, si appresta a chiudere la libreria “Mastro Libraio” di Certosa, la prima in tutta Genova ad avere aperto in un mercato coperto. Un quartiere che rimane orfano di librerie indipendenti, all’interno di un contesto cittadino (e nazionale) altrettanto scoraggiante: con questa, infatti, sono tre i piccoli librai ad avere abbassato la saracinesca nella nostra città soltanto nell’ultimo anno, schiacciati da una crisi dell’editoria che non conosce fine e che colpisce, prima di tutti, proprio chi prova a sfuggire alla logica delle grandi catene.

    «Tocca alle istituzioni dimostrare, con i fatti, di avere a cuore la salvaguardia di questi irrinunciabili presidi culturali», commenta a questo proposito Gianni Pastorino, consigliere regionale della lista Rete a Sinistra, che chiede al Comune di Genova di «dare seguito alla delibera approvata il 27 novembre 2014». «Qualcosa in più – prosegue Pastorino – si potrebbe ottenere facendo collaborare le librerie a “L’altra metà del libro”, l’evento sull’editoria promosso ogni anno dalla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale. Le istanze sono molte, e molte sono note da tempo: i bandi devono essere semplificati, e così anche gli altri sistemi per l’assegnazione di locali pubblici ad attività commerciali private, soprattutto laddove sussistano garanzie e referenze accertate, oppure quando gli esercenti, anziché un sostegno economico, chiedono soltanto regolamenti più semplici. I rapporti con i Centri integrati di via devono maturare e migliorare e, al tempo stesso, vanno mitigate le criticità in quelle zone in cui i Civ non ci sono».

    Pastorino passa poi a proporre quattro possibili soluzioni: «La prima è uno sconto d’imposta sui beni immobili a librerie, come è stato fatto a Barcellona: una detrazione sulla Tasi fino al 95% se il locale è di proprietà o affittato a un libreria indipendente. Un altro esempio ci viene da Torino, dove una delibera comunale ha promosso il coworking commerciale per le librerie e le microimprese: il principio è quello di avere un negozio in condivisione che permetta di ripartire costi e servizi ma, anche, la clientela».

    Per il terzo punto del suo manifesto, il consigliere di Rete a Sinistra si ispira a Milano, dove «il Comune ha concesso in comodato d’uso gratuito, o a canone calmierato, gli edifici pubblici vacanti per l’insediamento di librerie indipendenti e altre attività culturali». Infine, Pastorino propone la «defiscalizzazione dei libri di testo per le fasce più deboli, sulla scorta di un provvedimento già adottato da diverse regioni. Anche in Liguria, nella scorsa legislatura, il consiglio aveva approvato un ordine del giorno di Sinistra Ecologia e Libertà che andava in questa direzione ed il dibattito politico, in via Fieschi, deve ripartire da qui».

    Marco Gaviglio