Categoria: Primo Piano

  • Amiu, Pd-Crivello attaccano su soluzione Amiu: «Bucci vuole privatizzare trattamento rifiuti?»

    Amiu, Pd-Crivello attaccano su soluzione Amiu: «Bucci vuole privatizzare trattamento rifiuti?»

    delibera-amiu-lavoratoriUn tapullo per qualche mese. Ovvero, un piccola toppa. Così i consiglieri comunali genovesi del Pd e della Lista Crivello definiscono la soluzione presentata ieri dalla giunta Bucci per risolvere i problemi di Amiu e il debito di Palazzo Tursi nei confronti della partecipata per la gestione del ciclo dei rifiuti. “Su Amiu la giunta ha scelto di rinviare le scelte e di garantire la sopravvivenza dell’azienda forse per qualche mese- attacca l’opposizione di centrosinistra come riportato dalla agenzia Dire – la nostra scelta- ovvero l’aggregazione con Iren- era quella di assicurare un futuro ad Amiu per i prossimi decenni. Non vorremmo che questa scelta nascondesse l’idea di spacchettare Amiu in un’azienda pubblica di spazzamento e raccolta, per privatizzare la più ricca attività di trattamento dei rifiuti”.
    I consiglieri smontano punto per punto le linee guida che condurranno alla presentazione della variazione di bilancio. In primis, viene sottolineato che la maggior parte delle risorse previste dalla giunta “sono frutto della politica di bilancio della precedente amministrazione che, contrariamente a quanto dichiarato in campagna elettorale dal sindaco Bucci, ha lasciato conti trasparenti e in ordine che permetteranno di avere una spesa per i servizi alla persona superiore a quella dell’anno scorso e di attingere a riserve ed avanzi che il centrosinistra ha preferito preservare per le esigenze della città e non spendere durante la campagna elettorale”.
    Nel dettaglio, gruppo Pd e lista Crivello sostengono che la rinegoziazione dei mutui con Cassa depositi e prestiti per 2 milioni fosse già stata ottenuta dall’assessore Miceli, la riduzione delle tariffe dell’acqua per circa 1,5 milioni fosse stata stabilita grazie al lavoro di Città Metropolitana nello scorso ciclo amministrativo, così come frutto dell’impegno della precedente amministrazione in Fsu sia anche la possibilità di utilizzare una maggiore quota di dividendi pari 2 milioni di euro.
    Sotto attacco la scelta di accendere un nuovo mutuo da 7 milioni: “Siamo molto interessati a capire se si aggiungerà all’indebitamento già previsto oppure se deriverà da una diversa destinazione degli investimenti previsti dal Piano triennale già approvato”, si chiedono i consiglieri. Inoltre, il centrosinistra sottolinea che “le risorse devolute ad Amiu dalla giunta vanno a detrimento delle spese che in sede di presentazione del bilancio preventivo erano state destinate a servizi sociali (coperti dalla manovra Bucci solo fino ad ottobre), manutenzioni (solo 400.000 euro contro gli oltre 3 milioni previsti), e servizi educativi (garantiti solo i libri scolastici del ciclo primario)”.
    Preoccupazione, infine, per il futuro di Amiu. “Senza il prolungamento del contratto di servizio per l’intero ciclo dei rifiuti e non per il solo spazzamento, senza un partner industriale o le risorse per realizzare gli investimenti (circa 180 milioni di Euro) Amiu non ha futuro- accusano Pd e lista Crivello- si è deciso invece di caricare sul bilancio del Comune e quindi su tutti i cittadini genovesi il debito pregresso per la gestione dei rifiuti dopo l’emergenza Scarpino, che invece sarebbe stato assorbito dall’operazione di aggregazione con Iren. E tutto senza una chiara decisione su come Amiu sosterrà da qui in avanti i costi del trasferimento dei rifiuti fuori regione (circa 2 milioni di euro al mese)”
  • Amiu resta pubblica e il bilancio del Comune è al sicuro. La giunta Bucci salva capra e cavoli

    Amiu resta pubblica e il bilancio del Comune è al sicuro. La giunta Bucci salva capra e cavoli

    RifiutiAmiu non fallisce, non fa causa al Comune, resta pubblica, non dovrà aggregarsi con Iren e la tassa sulla spazzatura che pagano i genovesi, dopo quest’anno, non aumenterà ulteriormente. In più, il contratto di servizio della partecipata per la gestione del ciclo dei rifiuti verrà prolungato oltre l’attuale scadenza al 2020 probabilmente per altri 10 anni. La madre di tutte le lacerazioni e le sconfitte della giunta Doria sembra essere stata risolta dal centrodestra in men che non si dica. Una decina di giorni, quasi un colpo di bacchetta magica e il sindaco Marco Bucci ma soprattutto l’assessore al Bilancio, Pietro Piciocchi, hanno trovato la soluzione per l’immediato (12 milioni di euro) e hanno tracciato le linee guida per il futuro quantomeno di breve periodo. Verrebbe da chiedersi: “Ci voleva tanto?”. Ecco qual è strada tracciata per uscire dall’impasse.

    I conti per il 2017

    La situazione era ormai stranota. L’ultimo atto del Consiglio comunale targato Doria dopo aver fallito il tentativo di condurre in porto l’aggregazione tra Amiu e Iren, ha approvato un aumento della Tari per il 2017 pari al 6,89%, non sufficiente a coprire i costi del servizio cresciuti a causa della perenne chiusura della discarica di Scarpino e della necessità di portare i rifiuti fuori Regione, per cui invece sarebbe stato necessario un aumento medio in bolletta del 18%. Mancavano circa 13 milioni di euro che, per legge, l’amministrazione avrebbe dovuto trovare entro il 31 luglio.

    Così la nuova giunta non può far altro che mettersi subito al lavoro, per non passare alla storia come l’amministrazione più breve di Genova sciolta da un commissariamento dopo nemmeno 100 giorni per non essere stata in grado di sistemare un bilancio lasciato zoppo da chi ha preceduto. E la soluzione, almeno in teoria e nelle intenzioni illustrate alla stampa, per il momento sembra anche rispecchiare le promesse di campagna elettorale con la giunta che tira fuori dal cappello 12 milioni di euro all’interno dell’assestamento di bilancio, senza intaccare altri capitoli di spesa.

    Da dove arrivano i soldi

    Per capire come l’amministrazione abbia trovato i soldi, bisogna allargare il discorso a tutto l’assestamento di bilancio che cuba complessivamente oltre 20 milioni di euro. Oltre ai 12 per Amiu, ci sono infatti quasi 8,4 milioni di euro per altre voci di bilancio obbligatorie ma lasciate scoperte dalla passato ciclo amministrativo: 4,4 milioni per i servizi sociali; oltre 591.000 euro sul capitolo lavoro; 770.000 euro per la copertura della cedole librarie; un milione di euro per la gestione del patrimonio comunale; 275.000 euro per il Job centre che gestisce il reperimento dei fondi europei; 424.000 euro per le manutenzioni; 900.000 euro per altre vari voci di spesa.

    Diverse le fonti di copertura: 2 milioni di euro da disavanzo del bilancio precedente; altrettanti dallo svincolo di fondi precedentemente accantonati per spese giudiziarie; 7 milioni dalla contrazione di un nuovo mutuo (ma la giunta Doria non aveva detto che non se ne sarebbero più potuti accendere?; 1,4 milioni dallo sblocco di entrate erariali, 4,8 milioni di risparmi dalla rinegoziazione di mutui con Cassa depositi e prestiti e delle spese per le utenze di Mediterranea delle Acque; 3,2 milioni di euro di prelevamenti dal fondo di riserva.

    Le linee per il futuro

    amiu-lottaMa i problemi di Amiu non finiscono con il 2017. L’azienda, infatti, vanta nel complesso un credito nei confronti del Comune di circa 185 milioni di euro: 106 legati alla chiusura della discarica di Scarpino e alla sua gestione post mortem, già spalmati su un piano di rientro di 30 anni, gli altri per gli extracosti dovuti al conferimento dei rifiuti fuori regione. Ed è proprio qui che incideranno i 12 milioni che arriveranno dall’assestamento di bilancio di quest’anno e da un piano di rientro fino al 2020, data attuale di scadenza del contratto di servizio, che consentirà all’azienda di accedere nuovamente al credito bancario che garantirà la continuità aziendale e il recupero di altri 23 milioni di euro per raggiungere i 35 milioni di euro chiesti da Amiu (frutto di un ricalcolo degli iniziali 38 contabilizzati qualche mese fa).

    Tre i fronti su cui si sta lavorando per una soluzione strutturale. Riduzione delle spese già entro l’anno; estensione del contratto di servizio per 10 anni attraverso la strategia dell’in house provider, rivedendo l’assetto societario di Amiu con l’ingresso nel capitale di altri Comuni della Città metropolitana; revisione entro 40 giorni con la Regione del piano dei rifiuti per ricalibrare la capacità di trattamento degli impianti liguri e studiare nuove sinergie.

    Amiu – Iren. Rivivi tutto il percorso della mancata aggregazione

    Insomma, il centrodestra mette in campo una politica di centrosinistra, che lo stesso centrosinistra, non solo negli ultimi mesi ma per buona parte della seconda metà del mandato Doria, ha sempre detto inapplicabile. Gli amanti della dietrologia che vedevano quella posizione come un enorme favore “all’amica Iren” adesso hanno gioco facile (oltre che ragione, almeno in apparenza) a dire “ve l’avevamo detto”. Ora attendiamo quello che diranno sul nuovo percorso.

  • Incendi, il Liguria i pompieri sotto organico di 130 unità. Cgil: «L’Italia brucia ma nessuno dichiara lo stato di emergenza»

    Incendi, il Liguria i pompieri sotto organico di 130 unità. Cgil: «L’Italia brucia ma nessuno dichiara lo stato di emergenza»

    Elisoccorso Vigili de FuocoSotto organico di 130 unità, pari al 12% a fronte di una media nazionale del 7%, su tutte le figure professionali ed in particolare del personale specialista nautico che costringe alla chiusura dei distaccamenti di Savona e Genova Multedo. E’ anche per questi motivi che mercoledì prossimo una delegazione dei Vigili del fuoco della Liguria parteciperà alla mobilitazione nazionale organizzata davanti a Montecitorio. «Anche se fossimo a pieno organico– spiega alla agenzia Dire Luca Infantino, coordinatore regionale dei Vigili del Fuoco FP Cgil e membro dell’esecutivo nazionale- i numeri non sarebbero comunque sufficienti a garantire un servizio tranquillo».
    Colpa soprattutto delle promesse non mantenute da parte del governo che nel “decreto terremoto” aveva previsto 23 milioni di euro per mille nuove assunzioni a livello nazionale ma che a settembre arriveranno solo a 352. Le rivendicazioni dei pompieri sono molteplici. «Siamo veramente in ginocchio– afferma Infantino- l’età media del personale in servizio è di 46-47 anni e non sempre l’esperienza può sopperire alle carenze del fisico, tanto che stiamo assistendo a un continuo aumento delle esposizioni agli infortuni. Siamo stanchi».
    Poi ci sono le nuove mansioni ereditate dallo smistamento della Forestale. «In Liguria una nuova convezione ci ha dato 400.000 euro in più. Ma non bastano e sono comunque destinati a pagare straordinari che non fanno altro che aumentare la stanchezza, facendo turni di lavoro interminabili, senza sosta e aumentando il rischio infortuni». Secondo il sindacalista, «l’Italia è un Paese poco democratico perché non investe in safety e security. La sicurezza non è solo risolvere qualche problematica di illegalità nel centro storico. Sicurezza sarebbe anche avere almeno 40.000 pompieri sul suolo nazionale e, invece, siamo molto meno di 30.000». La sottovalutazione del problema, secondo Infantino, è dimostrata anche dal fatto che «mentre praticamente sta bruciando tutta l’Italia, nessuno dichiara lo stato di emergenza, né le singole Regioni né il ministero dell’Interno, anche se questo consentirebbe di attingere a risorse economiche straordinarie».
  • Genova, la città meno “in forma” d’Italia: non si corre, non si pedala ma si cammina

    Genova, la città meno “in forma” d’Italia: non si corre, non si pedala ma si cammina

    biciclette-campagna-sport-DIPoco propensi ad andare in palestra, correre, andare in bicicletta e fare le scale: i genovesi provano a tenersi in forma camminando, ma i risultati non bastano perché a sentirsi in forma sono veramente in pochi.

    Questi i dati emersi da una indagine statistica portata avanti da una agenzia di marketing territoriale,  Kantar TNS Italia,  attraverso interviste a campione su dieci città italiane: a condividere gli ultimi posti con la Superba, Torino e Napoli.

    Ma vediamo il dettaglio: secondo la ricerca, i genovesi sono sotto la media nazionale quando si tratta di andare in palestra (25 persone su 100, contro una media nazionale di 31), non usare l’auto e andare a piedi (66 su 100, la media è di 70), e, soprattutto, andare in bicicletta (19 su 100, contro una media di 33).

    Ma quali sono le strategie per mantenere un minimo di prestanza fisica dalle nostre parti? Camminare, in generale, è al primo posto fra le attività praticate (88 su 100) e, nello specifico, 83 genovesi su 100 scelgono di fare due passi a piedi piuttosto che prendere i mezzi pubblici. Nessuna passione per la corsa invece, che resta la meno praticata dopo la bicicletta: solo 23 genovesi su 100, sotto la media delle città analizzate, che è di 27.

    Quali possono essere le cause di cotanto disastro? La cosa più probabile, per quanto riguarda soprattutto bicicletta e corsa, è la morfologia urbana, avara di spazi praticabili per queste attività, ma ricca di ostacoli e fattori penalizzanti. La scarsità di piste ciclabili è cosa nota. Per le altre categorie della ricerca, forse un fattore potrebbe essere che Genova rimane la città più anziana del Bel Paese.

    La virtù nostrana, quindi, sembra essere quella di camminare: si può fare dovunque e in ogni frangente della giornata, senza attrezzature particolari e senza costi di sorta. Finché il nostro servizio di trasporto pubblico rimarrà quello che è, camminare resterà l’unica strategia per sopravvivere.

  • Il giuramento da Sindaco di Marco Bucci e la prima del nuovo Consiglio comunale. La nuova “geografia” della Sala Rossa

    Il giuramento da Sindaco di Marco Bucci e la prima del nuovo Consiglio comunale. La nuova “geografia” della Sala Rossa

    marco-bucci-sala-rossaIl nuovo consiglio comunale fa il suo esordio in Sala Rossa. Una seduta riservata al protocollo, con la elezione dei Presidente del Consiglio e relativi vice presidente, il giuramento del nuovo sindaco e la presentazione della giunta all’assemblea. In chiusura l’elezione della commissione elettorale, come prescritto dalla legge statale sugli enti locali.

    Sala Rossa particolarmente gremita, con la spazio dedicato al pubblico stipato all’invero simile e le tribune stampa trasformate in tribune Vip, con decine di amici, parenti e congiunti dei nuovi protagonisti della vita politico-istituzionale del Comune di Genova. Unico assente Stefano Bernini, ufficialmente in vacanza, che così buca la passerella della “prima”.

    Il nuovo presidente del Consiglio Comunale

    Come preannunciato nei giorni scorsi Alessio Piana, Lega Nord è il nuovo presidente dell’assemblea. Veterano della Sala Rossa, è stato eletto con 32 preferenze su 40, direttamente al primo turno, superando la maggioranza qualificata dei due terzi prevista per le prime due votazioni. Secondo alcune indiscrezioni a votarlo anche consiglieri Pd: «Un ruolo importante, la seconda carica del Comune di Genova e questa votazione mi responsabilizza ancora di più – spiega il neo eletto presidente – Spero che sia un buon segno della volontà di portare avanti una dialettica costruttiva da parte delle opposizioni». Tra le priorità dell’amministrazione che saranno riverberate nei lavori del Consiglio, ovviamente «c’è la questione bilancio e Amiu – sottolinea Piana – poi i lavori saranno modulati con l’agenda di programma della giunta».

    Il primo giorno di scuola del sindaco Bucci

    sala rossa bucci«Sono molto emozionato e onorato – ha dichiarato il nuovo sindaco di Genova Marco Bucci al microfono del suo scranno in Sala Rossa dopo il giuramento ufficiale – So di avere tutti i riflettori puntati addosso e so che su di me è concentrata l’attenzione di tutti i genovesi». Ancora una volta dal giorno successivo all’elezione, Bucci afferma di sentirsi e voler essere «sindaco di tutti i genovesi: parlo a tutti i 585.000 genovesi e spero che nel futuro possano essere di più. Il mio impegno e il mio lavoro sono dedicati a tutti quelli che vivono nella nostra comunità, senza alcuna eccezione. Voglio esser sindaco di chi sta cercando lavoro e non lo trova, con il proposito che nei prossimi anni si creino nuove opportunità – e continua – da oggi per i prossimi cinque anni abbiamo il dovere di far riavvicinare i genovesi all’istituzione del Comune». Un compito senza dubbio non facile, visto il trend astensionisti che ha caratterizzato questa tornata elettorale: «noi ci metteremo competenza, spirito di servizio e voglia di sporcarci le mani».

    La nuova geografia della Sala Rossa.

    Cambiate le persone, cambiati gli schieramenti e i rapporti di forza, cambia anche la disposizione “geografica” della sala consigliare. Un dettaglio che potrebbe essere importante, visto che per i prossimi cinque anni, la “convivenza forzata” mescolerà l’aplomb politico con il lato umano dei protagonisti; è sempre successo, e succederà anche questa volta.

    La disposizione odierna, anche se potrebbe variare nelle prossime sedute, ha già dato dei segnali interessanti. Nella parte più a destra dell’emiciclo i tre consiglieri di Fratelli d’Italia, che connotano la loro crescita politica con una collocazione fisica evidente e identitaria, al contrario della scorsa amministrazione che vedeva i consiglieri in quota mescolati con i forzisti. Qualche sedia più in là, De Benedictis della lista Direzione Italia. Nella platea centrale, ma nella parte più a destra, nelle prime due file gli otto consiglieri di Lega Nord (il nono è il presidente): una disposizione che si è allargata intorno alla vecchia postazione dell’unico consigliere dello scorso ciclo amministrativo, rendendo ancora più evidente l’allargamento “a macchi d’olio” del carroccio genovese.

    Dietro di loro (a rimorchio?) i cinque di Forza Italia, capitanati da Mascia. Guido Grillo, eletto vice-presidente insieme a Salemi, però, reclama la sua “solita” postazione, da cui ha presentato le centinaia di emendamenti e ordini del giorno che hanno arricchito i lavori degli scorsi cinque anni. In ultima fila i sei della lista Vince Genova: i forzisti, quindi, che sono anche i veterani della coalizione, potranno essere, a seconda della prospettiva “schiacciati” dai freschi nuovi consiglieri di Lega Nord e della lista civica o il cuore del “gruppone”.

    sala rossa tursi bucci puttiLe opposizioni si sono tutte schierate nella parte più a sinistra della sala, a debita distanza dai colleghi della maggioranza. I consiglieri del Pd nelle prime due file, divisi in due gruppi da tre: davanti Terrile, Pandolfo e Lodi e dietro Avvenente, Villa e Bernini. I quattro consiglieri della lista in appoggio a Crivello, si schierano nei posti più a sinistra della Sala Rossa, e lo stesso ex candidato sindaco ed ex assessore occupa il posto che storicamente è sempre appartenuto al capogruppo prima del Pci, poi dei Ds e infine del Pd. Per Pietro Salemi, premio “pendolino”: rispetto alla scorsa assemblea, infatti, è quello che ha fatto “più strada”, andando a posizionarsi esattamente agli “antipodi” della vecchia postazione.

    Paolo Putti si è schierato dove ha incominciato la sua avventura come consigliere lo scorso ciclo amministrativo: penultima fila a sinistra della platea centrale. Alle sue spalle lo schieramento dei Cinque Stelle, rimasti fuori oggi da ogni incarico, anche per le eventuali supplenze, in attesa, ovviamente, della composizione delle commissioni. Se questa vicinanza forzata sarà mantenuta, potrebbe essere interessante capire chi, eventualmente, influenzerà chi. E saranno sicuramente scintille.

    Prossimo passo

    I lavori del Consiglio comunale riprenderanno giovedì prossimo: tra i primi compiti dell’assemblea, definire le commissioni e i vari ruoli di presidenza delle stesse. Nel merito politico si entrerà solo successivamente, con bilancio e Amiu: una partenza che sicuramente metterà alla prova i nervi saldi di una assemblea ancora “giovane” e in fase di rodaggio.

    Nicola Giordanella

  • Marco Bucci presenta la sua giunta. Protezione Civile e Porto non hanno assessorato. Urbanistica ancora in sospeso

    Marco Bucci presenta la sua giunta. Protezione Civile e Porto non hanno assessorato. Urbanistica ancora in sospeso

    palazzo-tursi-D7Il nuovo sindaco di Genova, Marco Bucci, ha presentato la sua “squadra di governo”, che per i prossimi cinque anni si occuperanno di Genova. Molti i volti noti, poche le sorprese. La divisione delle deleghe rispecchia in parte la composizione della coalizione elettorale, con un ventaglio di ruoli distribuiti in base alle “attitudini” dei partiti che hanno sostenuto la candidatura.

    Spicca la mancanza di un assessorato con delega diretta alla Protezione Civile, che sarà di competenza di un consigliere delegato, come anche il Porto. Due ambiti importanti per la città: il territorio fragile di Genova, che periodicamente è sotto stress per pioggia, incendi, caldo e frane sarà sicuramente protagonista nei prossimi anni, come lo è stato nella storia recente, anche se, ovviamente, la speranza è di quella di essere smentiti. Il Porto, invece, necessità di un rafforzato ruolo delle istituzioni, soprattutto in virtù del nuovo assetto dell’Autorità Portuale; forse per questo “meritava” di più, anche perché volenti o nolenti dalla portualità, nelle diverse forme che potrà assumere, passa il disegno e la visione della Genova di domani. Secondo il primo cittadino, però, i consiglieri delegati sono da considerarsi «a tutti gli effetti degli assessori».

    Scompare dal “vocabolario” civico la “Legalità”, sostituita dal termine “Sicurezza”, accompagnato dalle deleghe alla Polizia Locale, all’immigrazione e al Centro Storico; un cambio di passo che risponde ai temi della campagna elettorale, e che infatti vede nel ruolo di assessore con queste deleghe Stefano Garassino, Lega Nord

    La scelta

    «Sono molto felice di questa squadra con tanti giovani. Tutte le persone sono state valutate in funzione della loro competenza. C’è sicuramente spirito di servizio perché abbiamo più persone ma a stessi costi». Così il sindaco Marco Bucci, ha risposto alle prime prevedibili critiche sulla composizione della giunta che secondo i detrattori sarebbe stata composta con il bilancino, tenendo conto delle varie pressioni politiche, contrariamente a quanto lo stesso primo cittadino aveva annunciato in campagna elettorale dicendo di volersi affidare soprattutto a personalità provenienti dalla società civile. Nessuno, comunque, è sicuro del posto per i prossimi cinque anni, come lo stesso sindaco ha affermato durante la presentazione.

    Sicuramente in lista manca ancora un assessore e sarà una donna con delega a Urbanistica e demanio, che Bucci al momento ha tenuto per sé assieme alle Società partecipate: «Stiamo cercando una donna di altissimo profilo in tutta Italia– spiega il primo cittadino, come riportato dall’agenzia Dire – possibilmente al nord per ragioni logistiche, lo stipendio da assessore non è molto alto per spostarsi a Genova da troppi chilometri di distanza». Definitivamente al sindaco, invece, dovrebbe restare la delega alle Società partecipate: «E gli uffici stanno già lavorando sulla questione Amiu – specifica Bucci – stamattina ho parlato anche con il prefetto per vedere come dobbiamo comportarci per evitare il commissariamento. Siamo tutti assolutamente allineati perché Genova ha bisogno di un assestamento che dia un bilancio robusto e che non tagli non bisogna tagliare. E alla fine vedrete che non taglieremo nulla». Delle partecipate si occuperanno anche i singoli assessori con deleghe alle materie di competenza: «Cercheremo di introdurre il concetto di organizzazione ‘a matrice’, ovvero sia con funzioni e con progetti, anche se non so quanto sia compatibile con le strutture amministrative».

    Prima riunione informale tra i 10 assessori, i 6 consiglieri delegati e il sindaco sarà mercoledì prossimo, mentre per la prima seduta di giunta formale si andrà a uno o due giorni dopo il primo Consiglio comunale, che mercoledì 12 luglio dovrebbe eleggere a presidente Alessandro Piana (Lega Nord).

    La squadra

    Ecco la lista degli assessori con le relative deleghe:

    Marco BucciSindaco, Urbanistica e Demanio, Politiche e strategie di sviluppo delle Società Partecipate, Ricerca e sviluppo dei finanziamenti europei, Organi istituzionali, Comunicazione, Politiche europee e internazionali e Cooperazione internazionale, Partecipazione dei cittadini alle scelte dell’amministrazione.

    Stefano BalleariVice sindaco, Mobilità e Trasporto Pubblico Locale

    Paola Bordilli – Turismo, Commercio e Artigianato

    Matteo Campora – Ambiente e Rifiuti, Servizi civici, Informatica

    Paolo Fanghella – Lavori pubblici, Manutenzioni e Politiche per lo sviluppo delle vallate

    Francesca Fassio – Politiche educative e dell’istruzione, Politiche socio-sanitarie e alla casa

    Stefano Garassino – Sicurezza, Polizia locale, Immigrazione, Centro Storico

    Pietro Piciocchi – Bilancio e Patrimonio

    Elisa Serafini – Marketing territoriale, Cultura e Politiche per i giovani

    Giancarlo Vinacci – Sviluppo e Promozione economica della città

    Arianna Viscogliosi – Personale, Pari Opportunità

     

    Di seguito, invece, i Consiglieri delegati

    Stefano Anzalone – Promozione e educazione allo sport

    Mario Baroni – Valorizzazione del patrimonio comunale

    Federico Bertorello – Avvocatura e Affari Legali

    Sergio Gambino – Protezione civile e Valorizzazione del volontariato

    Lilli Lauro – Rapporti con consiglio comunale, Città metropolitana, Municipi

    Francesco Maresca – Porto e Mare

     

    Le biografie

    Stefano Balleari
    58 anni, laureato in Economia e Commercio, è stato amministratore delegato e presidente di Consigli di amministrazione di alcune società di famiglia nell’ambito del commercio all’ingrosso e dettaglio di generi alimentari. E’ direttore amministrativo di un gruppo societario nel settore macchine movimento a terra. Dal 2007 al 2017 è stato consigliere comunale a Genova, dal 2009 al 2017 vicepresidente del Consiglio Comunale di Genova. 

    Paola Bordilli
    36 anni, nasce e vive a Genova Pegli. Laureata in Economia Aziendale. Dopo alcuni anni a supporto di Regione Liguria nell’ambito delle crisi aziendali e degli ammortizzatori sociali, dal 2012, dapprima in Confindustria Genova e poi in Confartigianato Liguria, la sua attività si svolge al fianco e al servizio delle piccole e medie imprese. Esperta in attività sindacale, di rappresentanza e di assistenza tecnica alle micro/piccole/medie imprese dell’artigianato, commercio, turismo e servizi. Attiva nella promozione delle imprese tramite eventi, manifestazioni e fiere.

    Matteo Campora
    46 anni, avvocato. E’ consulente legale presso aziende nazionali ed internazionali nel settore dell’energia, dell’immobiliare e commerciale. Dal 2007 al 2017 consigliere comunale a Genova.

    Paolo Fanghella
    57 anni, dottore di ricerca e architetto libero professionista, è consulente presso la Procura della Repubblica. Esperto in progettazioni, cantieristica, recupero e manutenzioni. E’ stato consigliere del municipio Ponente dal 1997 al 2002 e dal 2002 al 2007.

    Francesca Fassio
    52 anni, laureata in Giurisprudenza. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Tender to Nave Italia. Dall’aprile 2016 segretario della Consulta comunale e Città metropolitana di Genova per l’handicap che collabora attivamente con la Consulta regionale dell’handicap.

    Stefano Garassino
    49 anni, laureato in lettere, è stato presidente della Commissione Cultura del municipio Centro Est dal 1997 al 2001 e membro della Commissione cultura della Regione Liguria. Dal 2012 è direttore del Civ Piazza della Vittoria, lavora come consulente sicurezza e marketing management presso Società Piccioni Fichet.

    Pietro Piciocchi
    40 anni, avvocato specializzato nella difesa in giudizio e nella consulenza in favore delle pubbliche amministrazioni nel settore del diritto tributario ed amministrativo. E’ professore a contratto di diritto pubblico presso l’Università Bocconi. Tra il 2008 e il 2011 è stato consulente giuridico presso l’Ufficio di Segreteria Tecnica del Ministro dell’Interno.  Dal 2015 componente della segreteria tecnica del Vice Presidente della Regione Liguria e Assessore alla Sanità e Commissario Straordinario dell’Istituto Brignole. 

    Elisa Serafini
    29 anni, laureata in Economia, con studi in Italia e negli Stati Uniti, ha lavorato come responsabile Marketing per imprese italiane ed internazionali. E’ stata commentatrice ed opinionista su reti nazionali e blogger per magazine web nazionali. Svolge attività politica e culturale fin dalla giovane età: a 16 anni ha partecipato alle attività dei volontari di “Genova 2004 Capitale della Cultura Europea”, quattro anni dopo ha co-fondato l’Associazione Culturale Merito. E’ stata rappresentante degli studenti universitari e fa parte del Gruppo Giovani del Forum Economico Mondiale “Global Shapers”.

    Giancarlo Vinacci
    59 anni, manager, ha lavorato nel Gruppo Mediobanca e alla Barclays. Dal 1993 è direttore di Private Banking di Mediolanum e promotore del lancio di Pirelli Real Estate oggi Prelios e di Rolo Banca 1473 oggi Unicredit. Dal 2006 alo scorso anno è stato Amministratore delegato Direttore generale di Mediofirma, società di intermediazione creditizia partecipata da Unicredit e Allianz. Nel 2014 ha ricevuto il premio alla carriera del Leadership Forum e nel 2016 il Premio Internazionale Imprenditoria e Managerialità, conferitogli dall’Accademia Europea per le relazioni economiche e culturali.

    Arianna Viscogliosi
    45 anni, laureata in Giurisprudenza, con Master al Collegio Europeo di Parma in studi europei. Ha lavorato presso la Commissione europea a Bruxelles e per alcune società di consulenza in materia di formazione a funzionari pubblici e privati sulle politiche europee. Dal 2008, in qualità di avvocato, svolge la propria attività presso l’Ufficio legale dell’E.O. Ospedali Galliera nell’ambito del Dipartimento Gestione Risorse Umane dell’Ente, entrando poi a far parte del Comitato Unico di Garanzia (CUG).

    Stefano Anzalone
    54 anni, Cavaliere della Repubblica italiana, è sovrintendente Capo della Polizia di Stato ha svolto attività sindacale presso il Sap (sindacato autonomo di Polizia). Dal 2009 al 2012 è stato assessore allo sport del Comune di Genova, è presidente del Comitato provinciale Csen, Centro sportivo educativo nazionale, componente del comitato Paraolimpico della Liguria.

    Mario Baroni
    68 anni, consulente amministrativo finanziario, è direttore finanziario di una spa di Genova. Presidente della Associazione Cilla Onlus che si occupa di accoglienza per bambini e famiglie dell’Ospedale Gaslini. Consigliere comunale di Genova dal 2012.

    Federico Bertorello
    37 anni, avvocato. Titolare di studio legale. Ha competenza in materia di diritto del lavoro, previdenziale e sindacale, diritto civile e diritto amministrativo. E’ consulente giuridico di Enti locali e associazioni di categoria per quanto riguarda la gestione e amministrazione del personale e dei rapporti di lavoro.

    Sergio Gambino
    38 anni, manager rete vendita di Generali assicurazioni. Da maggio ‘99 ad agosto ’99 ha partecipato alla scuola ufficiali dell’Esercito italiano. Da agosto ‘99 fino a aprile 2002 è stato ufficiale di logistica con incarico di Comandante del plotone trasporti nell’Esercito italiano. Dal 2004 socio Lions club Italia, dal 2010 è volontario autista/soccorritore presso la Croce bianca genovese.

    Lilli Lauro
    Genovese, madre di quattro figli. Studi da broker navale in Inghilterra e a Genova. Dal 2007 è consigliere comunale a Genova, dal 2015 consigliere regionale. Tra i fondatori del circolo culturale “Il Volano” attraverso cui vengono promossi eventi culturali e dibattiti.

    Francesco Maresca
    34 anni, avvocato specializzato in diritto dei trasporti marittimi, ha redatto studi di piani giuridici per lo sviluppo del lavoro portuale e terminalistico. Ha sviluppato pareri e prodotto memorie su agevolazioni fiscali europee e su riassetto e riordino delle concessioni del Porto di Genova in funzione dell’interconnessione con il Terzo Valico e con i corridoi europei.

  • La Genova antifascista risponde alla chiamata: duemila persone sfilano in città per il 30 giugno. Le voci del corteo

    La Genova antifascista risponde alla chiamata: duemila persone sfilano in città per il 30 giugno. Le voci del corteo

    genova antifascistaDa piazza Alimonda a piazza De Ferrari, compatto e in sicurezza, il corteo del 30 giugno, organizzato dall’Assemblea Permanente Antifascista, ha segnato un punto: Genova è ancora una “piazza organizzata” capace di fare argine ad eventuali derive a destra.

    Una manifestazione curata nei minimi dettagli, che ha «saputo evitare strumentalizzazioni» ed «disinnescare le provocazioni degli ultimi giorni», come più volte ricordato durante la giornata: nessun incidente, nessun momento di tensione, nessuna scritta lasciata sul percorso, solo un mazzo di fiori, sistemato sotto l’elenco dei caduti della guerra partigiana di Ponte Monumentale. Un gesto che ha sintetizzato il messaggio del corteo, che ha sfilato dietro l’unico striscione “Ci chiamavano briganti, ci chiamano teppisti, ieri Partigiani, oggi Antifascisti”.

    Contenuti

    Un corteo che non è stato solo una sorta di «rievocazione storica» dei moti del 30 giugno 1960, ma che è diventato il «precipitato di riflessioni che stanno attraversando la città, in alcuni casi anche da tempo»: queste le riflessioni di alcuni partecipanti che raccogliamo a margine della manifestazione. Messaggi chiari e ripetuti durante il percorso: il “decreto Minniti” che introduce il Daspo Urbano potrebbe cambiare drasticamente la gestione della dissenso sociale, e della piazza, mentre le nuove politiche sulla gestione dei migranti ha già creato una sorta di «discriminazione giudiziaria in base alla provenienza etnica-geografica». Ma non solo: «grandi opere, capitalismo, consumismo sono le nuove espressioni di un fascismo che non è mai scomparso veramente». E poi “l’attualità”, con le paventate aperture di sedi legate a movimenti neo-fascisti, e il recente risultato elettorale, che ha portato la Lega Nord ad essere il primo partito rappresentato in Consiglio comunale, dopo una campagna elettorale che «non ha risparmiato attacchi diretti verso le realtà dei centri sociali e di tutta quella “città di sotto” che il partito di Salvini ha più volte minacciato per i suoi scopi elettorali».

    Le appena trascorse elezioni, però sono solo una delle “cause” della ampia partecipazione alla manifestazione: l’Assemblea Permanente Antifascista, infatti, «si riunisce da mesi per elaborare una linea politica che sappia unire e organizzare tutte quelle realtà e quei singoli “che dicono no” a determinate derive sicuritarie, alle politiche discriminatorie legate al decoro urbano e ai flussi migratori, che sono in qualche modo in allarme per la risorgenza delle destre».

    Partecipazione

    La partecipazione al corteo è stata trasversale. Nessuna bandiera di partito ma tante persone provenienti da diverse organizzazioni politiche, lavorative e sociali: l’intento degli organizzatori era quello di «evitare passerelle», e così è stato. Il servizio d’ordine organizzato per l’evento ha tenuto il corteo compatto e “protetto” da eventuali provocazioni interne ed esterne, “accompagnandolo” durante il percorso. L’invito rivolto ai giornalisti di non fotografare o filmare “dentro il corteo”, più volte ripetuto durante la giornata, è stato inteso «come sistema di “auto-tutela” per evitare strumentalizzazioni pericolose e narrazioni tendenziose, soprattutto in un momento storico in cui anche la partecipazione nelle piazze è messa sotto attacco dalle recenti normative repressive del dissenso». Nei fatti la partecipazione era aperta a tutti, cronisti compresi, e la documentazione “esterna” del corteo è stata garantita.

    La recente tornata elettorale è stata caratterizzata da una inedita astensione, che ha innescato diverse riflessioni sulla partecipazione e sulla resilienza della cosiddetta “sinistra”, in una città da sempre considerata “rossa”. Quella di ieri è stata una prima risposta: l’anima antifascista di Genova è viva, organizzata e determinata. Ancora una volta, quindi, la storia politica della città ricomincia dalle piazze.

    Nicola Giordanella

  • Comunali, Bucci vince ma lo sceglie solo un genovese su cinque. Crivello sotto di 21mila voti. Ma Marco Doria prese di più

    Comunali, Bucci vince ma lo sceglie solo un genovese su cinque. Crivello sotto di 21mila voti. Ma Marco Doria prese di più

    palazzo-tursi-D4Marco Bucci, nuovo sindaco di Genova, è stato eletto da meno di un genovese su cinque. I suoi quasi 112.400 voti ottenuti nel ballottaggio di ieri, oltre 23.700 in più rispetto a quelli incamerati nel primo turno, gli sono valsi il 55,24% delle preferenze dei votanti ma, la scarsa affluenza, fa sì che nel complesso si tratti solo del 22,9% di tutti i potenziali aventi diritto al voto. Una percentuale che scende al 19% se, invece, vengono considerati tutti gli oltre 583.600 che compongono tutta la popolazione genovese secondo quanto riportato dai dati ufficiali del sito del Comune.
    Anche Gianni Crivello, il candidato del centrosinistra sconfitto, ha aumentato i propri voti passando dai 76.300 del primo turno ai 91.057: un incremento di quasi 15.000 voti che non è stato sufficiente a ridurre il gap dal suo avversario. Anzi, se la distanza tra i due contendenti, quindici giorni fa, era di circa 12.300 voti, quella definitiva di ieri è salita a oltre 21.300. A contribuire, senza dubbio, anche una parte dell’elettorato cinque stelle che non sembra aver seguito le indicazioni del proprio candidato sindaco sconfitto al primo turno: Luca Pirondini aveva infatti invitato a votare scheda bianca, ma le schede bianche scrutinate ieri sono state solo 1.500 a cui si aggiungono oltre 4.600 voti variamente annullati.
    Tirate le somme, dunque, non è vera l’affermazione del segretario regionale della Lega Nord, Edoardo Rixi, secondo cui Marco Bucci sarebbe più legittimato di Marco Doria a governare la città: cinque anni fa, il sindaco era stato eletto al ballottaggio con oltre 114.245 voti -pari al 59,71% dei votanti- quasi 2.000 più di Bucci, senza considerare che al primo turno le preferenze erano state quasi 127.500.
  • Che fine ha fatto il Terzo Valico? Tra lavori da riaffidare, strategie nazionali e la “Via (adriatica) della Seta” cinese

    Che fine ha fatto il Terzo Valico? Tra lavori da riaffidare, strategie nazionali e la “Via (adriatica) della Seta” cinese

    Fonte: Agi.it
    Fonte: Agi.it

    Uno dei più grandi progetti infrastrutturali del paese sta facendo fatica a trovare spazi di “luce mediatica” sia a livello locale che a livello nazionale. I lavori nei cantieri sono praticamente al palo e la grande economia globale, che invece non si ferma, da qualche settimana ha inserito prepotentemente in agenda la nuova via del commercio cinese, che, tra le altre cose pare non essere interessato al porto genovese, depotenziando indirettamente il senso e l’opportunità del Terzo Valico.

    Terzo Valico, chi l’ha visto?

    Come era ovvio, in tempi di campagna elettorale i temi considerati “grandi classici” per il palcoscenico genovese hanno avuto tutti il loro momento. Il Terzo Valico, argomento in agenda elettorale da almeno vent’anni, è stato un tema dibattuto e discusso, ma sempre sulle barricate delle posizioni contrapposte tra i favorevoli e contrari all’opera. E nemmeno troppo. Durante la corsa alle urne non si è mai presa in considerazione la “prospettiva Paese” né tanto meno quella mondiale. Tanto da chiedersi se esistono veramente queste prospettive. Il primo dubbio a riguardo lo ha sollevato indirettamente lo stesso ministro Graziano Delrio, che il 26 aprile scorso, intervistato da un giornale nazionale, sul tema ha dichiarato che per rilanciare il porto di Genova le priorità sono «tre: Nodo ferroviario, Gronda e nuova diga portuale». E il Terzo Valico? Si potrebbe pensare che sia dato per scontato, ma altre notizie non sembrano confermare questa ipotesi. Come è noto, infatti, il 31 maggio scorso, in audizione informale al Senato, il commissario Cociv Marco Rettighieri, subentrato alla guida del consorzio dopo la “decapitazione” delle dirigenza a seguito delle inchieste per infiltrazioni mafiose, ha detto che la maggior parte dei lavori vanno riaffidati e che si deve lavorare nuovamente sui bandi. In altre parole i lavori oggi sono praticamente fermi, a data da destinarsi. Ma le notizie più esplosive arrivano da lontano.

    La Via della Seta cinese

    cosco nave containerNel 2013 il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping presentava al mondo la visione della “Nuova via della Seta”: un sistema di grandi corridoi merci in grado di unire Pechino con l’Europa, attraverso la sfruttamento di nuovi collegamenti e infrastrutture dedicate. Negli anni, l’idea ha preso forma arrivando ad essere progetto: via terra la costruzione di un “passaggio” attraverso Kazakistan, Uzbekistan, Iran e Turchia (per poi arrivare in Europa attraverso i Balcani) e via mare attraverso nuove rotte in grado di sfruttare l’allargamento di Suez e approdare direttamente in porti europei. Qui sta il punto: la strategia cinese prevede l’attracco delle navi nel porto del Pireo, in Grecia, che in futuro potrebbe essere collegato al cuore del continente grazie a nuove infrastrutture viarie balcaniche. In questa ipotesi, l’Italia sarebbe esclusa da questa progettualità. «L’ho anche detto nel mio recente viaggio in Cina agli operatori asiatici: la soluzione non è il Pireo e l’asse Belgrado-Budapest, ma quella dell’Alto Adriatico – diceva Delrio a fine aprile – Trieste ha sviluppato benissimo la sua vocazione ferroviaria». Genova non pervenuta. La doccia fredda però è arrivata qualche giorno fa: dopo l’acquisto nel 2016 del porto greco da parte di Cosco (China Ocean Shipping Company, la compagnia di bandiera cinese), il 12 giugno scorso è stato siglato un accordo di programma tra l’autorità portuale del Pireo (Ppa), Cosco Shipping (azionista di maggioranza di Ppa) e Sipg (Shanghai International Port Group, che gestisce il 25% del commercio marittimo cinese) per aumentare il flusso commerciale e portare avanti il progetto della via della Seta attraverso Grecia e Balcani.

    L’unica incognita a questo progetto è la tempistica legata al potenziamento delle infrastrutture ferroviarie per collegare il porto greco con l’Ungheria: per questo motivo la carta italiana potrebbe avere ancora speranza. La Cina, infatti, da un paio di anni sta investendo concretamente nell’alto adriatico: il cosiddetto progetto dei “cinque porti” (Venezia, Ravenna, Trieste insieme a Fiume, Croazia e Capo d’Istria, Slovenia), inaugurato e sponsorizzato dal governo italiano nel 2015, sta ricevendo finanziamenti da Roma e dal Silk Road Found, un enorme fondo di investimento che fa capo a Pechino. Si parla di 2,2 miliardi di euro totali per adeguamenti e potenziamenti infrastrutturali, di cui 350 milioni già messi in campo dall’esecutivo italiano. L’Alto Adriatico sarebbe, infatti, particolarmente strategico per via della vicinanza con il Brennero e l’accesso diretto alla Pianura Padana.

    Il 13 giugno scorso, inoltre, il porto di Trieste e la Duisburger Hafen (duisport), la società pubblica che gestisce il porto della città di Duisburg, hanno siglato un accordo di collaborazione strategica per rafforzare i trasporti via ferro che legano le due città. Duisburg è tra i principali hub commerciali europei, essendo sulla congiunzione delle vie fluviali del Reno e della Rurh.

    Genova superata

    In tutti questi disegni strategici, Genova e il suo porto ad oggi non trovano spazio. Non che non ci siano investimenti nella zona tirrenica: lo scorso marzo Cosco ha acqusito il 40% del nuovo terminal container in costruzione a Vado Ligure ed entro il 2018 Maesrk abbandonerà il capoluogo ligure definitivamente, nuovamente per il porto savonese, vicinissimo alla A26 e quindi al nodo ferroviario di Torino. Genova è strategicamente superata.

    In altre parole, a livello nazionale e internazionale, i grandi attori economici stanno evitando il capoluogo ligure, mentre lo stesso governo italiano, per stare nella “partita cinese” sembra voler accomodare la scelta adriatica. Alla luce di tutto ciò, il Terzo Valico diventa un enigma: verrà terminato? Quali e quante merci porterà (forse non è un caso che da qualche mese a questa parte si parli nuovamente di attrezzarlo anche per il trasporto persone)? È ancora l’opera strategica per Genova e il suo porto? Ma soprattutto, Genova è ancora strategica? Forse sarebbe il caso di discuterne.

    Nicola Giordanella

  • Università, Scienze Politiche presenta corso interamente in spagnolo e inglese. Genova capofila nazionale

    Università, Scienze Politiche presenta corso interamente in spagnolo e inglese. Genova capofila nazionale

    albergo-dei-poveri-universita-scienze-politiche-2Cooperación y política del desarrollo (cooperazione e politica dello sviluppo), questo il nome del nuovo curriculum che, a partire dal prossimo anno accademico, sarà messo a disposizione dalla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Genova, nell’ambito della laurea magistrale in Sciea nze internazionali e della cooperazione. Un percorso di studi inedito in Italia, con la maggior parte delle materie insegnate in lingua spagnola e, in parte, inglese. Una scelta maturata per venire incontro alle necessità della nutrita comunità ispanica genovese, ma anche per provare a migliorare il rapporto storicamente complicato tra i giovani (e meno giovani) italiani e lo studio delle lingue straniere. Secondo una ricerca Eurostat del 2013, il nostro Paese sarebbe fanalino di coda per conoscenza dell’inglese, con solo il 10% di persone intervistate tra i 25 e i 64 anni pronto a dichiarare una “ottima” conoscenza della lingua, mentre il 26% sostiene di avere una “buona conoscenza” e il 64% appena “sufficiente”. E i numeri non sono più generosi se si parla di seconde lingue. Secondo l’istituto Makno, il 43% dei giovani italiani conoscerebbe una lingua straniera diversa dall’inglese, contro il 48% dei tedeschi e il 64% dei francesi. La scelta dell’85% di chi studia una sola lingua ricade, fatalmente, sull’inglese, così in pochissimi conoscono una lingua come lo spagnolo. Ne abbiamo parlato con la professoressa Daniela Carpani, che insegna Lingua, cultura e istituzioni dei Paesi ispanofoni alla facoltà di Scienze politiche e fornisce un quadro parzialmente diverso rispetto a quello che dicono le statistiche: «E’ vero, siamo ancora un Paese che deve uscire dal suo monolinguismo – ammette – ma in questi ultimi anni tanti studenti si avvicinano alla lingua spagnola. Magari lo fanno perché la ritengono più semplice da imparare, ma poi ai miei corsi constato che in tanti rimangono entusiasti di questa cultura. Oltre alla lingua, infatti, io e i miei colleghi di inglese e francese cerchiamo di dare un quadro politico e culturale dei Paesi in questione, come suggeriscono i nomi dei nostri corsi».

    A cosa attribuisce questo aumento di interesse per la ligua spagnola?
    «Sicuramente progetti come l’Erasmus aiutano e questo non vale solo per lo spagnolo. A Scienze politiche abbiamo un ufficio che lavora bene e a Genova siamo il secondo dipartimento dopo Lingue per numero di studenti che vincono una borsa per un’esperienza di studio all’estero. Negli ultimi anni, inoltre, sono stati inseriti dei requisiti di competenza linguistici minimi per poter partecipare a un Erasmus e questo senz’altro stimola maggiormente gli studenti a imparare una lingua già qui. Poi, certo, un’esperienza all’estero aiuta a migliorare le competenze linguistiche».

    Tornando al corso, da dove è nata la necessità di istituire un’offerta del genere?
    «La suggestione è partita dal rettorato, soprattutto nella figura del delegato alle relazioni internazionali dell’Ateneo, Andrea Trucco, per una particolare sensibilità verso l’America Latina e in particolare l’Equador, dal momento che a Genova abbiamo la più grande comunità equadoriana d’Italia. Da lì, abbiamo elaborato in tempi piuttosto rapidi la nostra proposta, con un gran lavoro di squadra guidato dal professor Mauro Spotorno, coordinatore della laurea magistrale in Scienze internazionali e della cooperazione».

    Quindi è un’iniziativa rivolta soprattutto agli studenti stranieri?
    «Assolutamente no, anche gli studenti genovesi (e ci auguriamo anche provenienti da fuori) sono più che benvenuti. Non è richiesto un livello linguistico minimo d’accesso, mentre in compenso abbiamo organizzato dei corsi per l’apprendimento della lingua italiana, sia a un livello base che a un livello più avanzato, con un linguaggio più specialistico, rivolto al mondo del lavoro e della ricerca. Un’iniziativa, questa, che può essere utile anche agli studenti italiani, che spesso si ritrovano nel mondo del lavoro senza le competenze linguistiche specifiche necessarie».

    Che tipo di materie sono presenti e quali prospettive lavorative apre questo nuovo curriculum?
    «Il curriculum è abbastanza simile a quello già esistente negli anni passati in Scienze internazionali e della cooperazione, con qualche materia nuova e più specifica come Politica comparata e Democratizzazione in America Latina o Geografia economica e politica, insegnate in spagnolo. Le materie di carattere economico sono insegnate invece per lo più in inglese. Abbastanza immutati anche gli sbocchi lavorativi (la cooperazione internazionale) già offerti con i curricula in italiano, con in più, chiaramente, una maggior competenza linguistica. Un corso così organizzato, inoltre, si presta bene ai contributi esterni».

    Come sono i rapporti tra l’Italia e il mondo ispanico?
    «Sono un po’ da costruire e da parte nostra devono senz’altro essere superati alcuni pregiudizi. Gli studenti ispanoparlanti per noi sono assolutamente una ricchezza, ne abbiamo tanti nelle triennali e un buon numero nelle magistrali, e mediamente ottengono risultati lusinghieri. Nella preparazione di questo corso, sono andata in Equador per rafforzare gli accordi già esistenti con alcune Università del posto. Quella che ho incontrato è una società molto giovane e con grande entusiasmo. I docenti universitari hanno un’età media molto bassa, a differenza dei nostri. L’ex presidente Correa e l’attuale presidente Moreno hanno puntato moltissimo sull’istruzione superiore e sono già in piedi diversi progetti di collaborazione nel campo dell’imprenditoria».

     

    Luca Lottero

  • Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    Genova al voto, modalità e istruzioni per l’elezione del nuovo Sindaco. La novità della doppia preferenza

    scheda-elettorale-comune-2017Domenica 11 giugno gli elettori genovesi sono chiamati a votare per l’elezione del Sindaco, del Consiglio comunale e dei nove Consigli municipali. Le elezioni si svolgeranno nella sola giornata di domenica, dalle ore 7 alle ore 23. Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali, che abbiano compiuto il 18° anno di età alla data dell’11 giugno 2017, fra cui gli elettori residenti all’estero, che sono stati avvisati tramite cartolina-avviso.

    Inoltre i cittadini dell’Unione Europea residenti a Genova che hanno fatto richiesta entro il 2 maggio 2017, che devono essere in possesso di specifica tessera elettorale con dicitura «Comunali – Circoscrizionali» ed i cittadini emigrati in un Comune della Provincia di BOLZANO da non più di quattro anni, che devono presentare apposito attestato, inviato al nuovo comune diresidenza.

    L’elettore dovrà presentarsi al proprio seggio munito della tessera elettorale e di un documento di riconoscimento. Qualora nella tessera elettorale fossero esauriti gli spazi, o in caso di smarrimento o furto, l’elettore potrà – fin da oggi – procurarsi una nuova tessera recandosi presso l’Ufficio Elettorale di Corso Torino, 11, che, per l’occasione, osserverà orario prolungato nei giorni di venerdì 9 e sabato 10 giugno con orario dalle 8.10 alle 18.00 e domenica 11 giugno con orario dalle 7 alle 23 oppure presso gli Uffici municipali con i seguenti orari: sabato 10 giugno dalle 8.10 alle 12.30, domenica 11 giugno dalle 7.00 alle 23.00

    Per agevolare i cittadini nell’espletamento del diritto di voto, il Comune di Genova ha attivato da tempo alcuni servizi rivolti, in particolare, alle fasce deboli (anziani, portatori di handicap, ecc…):

     

    • da giovedì 8 giugno a domenica 11 giugno consegna a domicilio della tessera elettorale agli elettori anziani e/o disabili che siano assolutamente impossibilitati a recarsi presso gli uffici anagrafici e senza persona di fiducia a cui delegare l’incarico. Per informazioni rivolgersi ai numeri tel. 010 5576829 / 010 5576841;
    • gli elettori con problemi di deambulazione possono esprimere il voto in una qualsiasi sezione delle 150 prive di barriere architettoniche appositamente allestite sul territorio. E’ inoltre attivo un servizio di prenotazione telefonica per il trasporto gratuito da casa al seggio. (telefonare al numero 010.5741433, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 14 alle ore 16, nel periodo lunedì 5 giugno – sabato 10 giugno);
    • i degenti in luogo di cura (ospedali, RSA, ecc.) e gli elettori in luogo di detenzione possono esercitare il diritto di voto nella struttura di ricovero o di detenzione, previa autorizzazione da richiedere all’Ufficio Elettorale per il tramite della direzione della struttura che usufruisce del seggio, entro sabato 10 giugno ore 18.00 (tel. 010 5576846 – 010 5741434). Gli elettori devono essere in possesso della tessera elettorale e di documento di riconoscimento valido;
    • gli elettori affetti da infermità fisica che comporti la dipendenza continuativa e vitale da apparecchiature elettromedicali/ intrasportabili affetti da gravissime infermità, possono inoltrare domanda, corredata da certificazione della ASL, all’Ufficio Elettorale per esprimere il voto a domicilio.
    • gli elettori affetti da infermità tali da non consentire l’autonoma espressione di voto possono avvalersi dell’assistenza in cabina di un componente della propria famiglia o di un altro accompagnatore di fiducia purchè iscritti nelle liste elettorali di un Comune della Repubblica. In base alla legge 17 del 15 febbraio 2003, l’elettore che intende avvalersi della facoltà del voto assistito deve procurarsi la necessaria documentazione medica rilasciata dalla Asl attestante l’impossibilità presentando apposita richiesta all’Ufficio Elettorale.

     

    È previsto, come nelle precedenti consultazioni, un servizio di trasporto gratuito con navetta per agevolare il raggiungimento dei seggi costituiti nei seguenti istituti scolastici:
    Municipio Centro Ovest – Scuola elementare Taviani (Corso Martinetti 77G): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19 con partenza dal cancello in corso Martinetti, 77 fino all’ingresso della scuola.
    Municipio Bassa Val Bisagno – Scuola elementare Fontanarossa (Via Ginestrato 11): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza dal parcheggio di Via Pinetti (di fronte al civico n. 66) al cortile superiore della scuola.
    Municipio Ponente – Scuola elementare Fabbriche (Via Fabbriche 189b): il servizio sarà garantito dalle ore 8 alle ore 20 con partenza da Via Fiorino, 9 all’ ingresso della scuola.

    I risultati comunicati da ciascuna sezione elettorale saranno visibili in tempo reale in Internet sul sito del Comune di Genova dove è possibile reperire tutte le informazioni relative alle modalità di voto ed i recapiti degli uffici comunali cui rivolgersi per chiarimenti.

    Come si vota

    Al seggio si riceveranno 2 schede, azzurra per il Comune e rosa per il Municipio

    Scheda AZZURRA per il COMUNE

    Occorre far rilevare che con una sola scheda (la scheda azzurra) si esprimono due voti distinti. Si vota per eleggere il Sindaco di Genova e si vota per eleggere i componenti del Consiglio comunale di Genova. Ciascun candidato alla carica di sindaco è collegato ad una o più liste di candidati consiglieri comunali. L’elettore può mettere un segno di voto sul contrassegno di una lista: in tal caso il voto va sia alla lista che al candidato sindaco. L’elettore può mettere un segno di voto solo sul candidato alla carica di sindaco: in tal caso, il voto NON si trasferisce a nessuna lista collegata. Si può esprimere validamente il proprio voto in 5 modi:

    1 – Tracciando un segno sia sul nome del candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che lo sostiene (o nei riquadri di rispettivo riferimento) e scrivendo eventualmente una o al massimo due preferenze per candidati al Consiglio Comunale. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna, per non vedere annullata la seconda preferenza. In tal caso il voto va al Sindaco, alla lista votata ed al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    2 – Tracciando un segno solo sul simbolo della lista (o nel riquadro in cui compare tale simbolo) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto va automaticamente al Sindaco collegato con la lista votata, alla lista votata e al candidato o ai 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    3 – Tracciando un segno sia sul candidato Sindaco che sul simbolo di una lista che non sostiene il Sindaco (o nei riquadri di rispettivo riferimento) ed eventualmente esprimendo le preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna). In tal caso il voto DISGIUNTO è valido sia per il Sindaco scelto, sia per la lista che non lo sostiene votata, sia per il candidato o i 2 candidati di sesso diverso eventualmente scelti.

    4 – Esprimendo solo 1 o 2 preferenze per candidati al Consiglio Comunale (se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna) nel corretto riquadro della loro lista. In tal caso il voto va al Sindaco collegato alla lista, alla lista cui appartengono i candidati scelti e naturalmente ai candidati.

    5 – Tracciando un segno solo sul nome di un candidato Sindaco (o nel riquadro in cui compare tale nome).In tal caso il voto va al solo candidato Sindaco e non si estende automaticamente a nessuna lista.

     

    Scheda ROSA per i MUNICIPI

    Si vota a turno unico (non è previsto il ballottaggio) per l’elezione dei Consiglieri dei 9 Municipi genovesi. A differenza del Sindaco, il Presidente di Municipio non è eletto direttamente dai cittadini, ma nominato da ciascun Consiglio municipale, con proprio successivo provvedimento. Il voto di lista viene espresso tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta (lista singola o lista inserita in una coalizione), o nel riquadro in cui compare tale simboloOltre al voto di lista, l’elettore può esprimere, nelle apposite righe stampate sulla scheda elettorale, uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome (o cognome e nome, in caso di omonimie) di non più di due candidati, di sesso diverso, compresi nella lista votata. Se si esprimono due preferenze occorre che siano scelti un uomo e una donna/una donna e un uomo, per non vedere annullata la seconda preferenza. Nel caso di espressione di una sola preferenza, la stessa potrà riguardare indifferentemente un candidato uomo oppure una candidata donna.

    I candidati alla carica di Presidente vengono indicati, a scopo informativo, in calce alla scheda elettorale, ma ad essi NON possono essere assegnate preferenze. Sulla relativa indicazione in calce alla scheda elettorale NON va pertanto apposto alcun segno.

     

  • Carcere, a Marassi 228 detenuti in più rispetto a capienza. In tutta la regione mancano 250 agenti di Polizia Penitenziaria

    Carcere, a Marassi 228 detenuti in più rispetto a capienza. In tutta la regione mancano 250 agenti di Polizia Penitenziaria

    LucchettoSovraffollato e sotto organico. Non è una novità il quadro critico del carcere di Marassi, la principale casa circondariale di Genova, che emerge dai dati forniti dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in una risposta scritta alla Camera a un’interrogazione presentata da Ignazio La Russa, che evidenziava la strutturare genovese come la terza più critica in Italia dopo Poggioreale e Bologna. Secondo i numeri forniti dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, aggiornati al 12 febbraio e riportati dal Guardasigilli, a Marassi risultavano presenti 678 detenuti, ben 228 in più rispetto alla capienza regolare prevista dal sito ufficiale del ministero.
    Numeri che ricorrono anche se si estende l’esame a tutte le carceri liguri in cui risultano detenute 1.388 persone a fronte di una capienza regolamentare di 1.104. «Nonostante l’esubero dei presenti rispetto alla capienza regolamentare – assicura Orlando- il dipartimento ha evidenziato come risultino comunque rispettati i parametri previsti dalla Convenzione europea per i diritti dell’uomo”. Altrettanto critica è la carenza del personale di polizia penitenziaria in tutti gli istituti liguri di detenzione. A fronte di una previsione organica di 1.236 unità in tutta la regione, sempre al 12 febbraio 2017, risultavano coperti 1.110 posti ed effettivamente in servizio 984 unità, tenuto conto anche dei distacchi.
    La carenza maggiore riguarda i ruoli intermedi degli ispettori e sovrintendenti e si attesta al 58%, mentre per gli agenti e assistenti la sofferenza organica è di 107 unità, pari all’11% dell’organico previsto. «La situazione degli organici assegnati agli istituti penitenziari della Liguria sarà tenuta in debita considerazione in occasione delle nuove assegnazioni», assicura il ministro, facendo rifermento ai nuovi 887 ingressi sul suolo nazionale che a breve andranno a colmare parzialmente il vuoto in organico del corpo di polizia penitenziaria.
    Nell’interrogazione di La Russa si faceva, inoltre, particolare riferimento alla situazione critica per i detenuti malati. Anche in questo caso, ammette il ministro, la situazione peggiore in Liguria si vive nel carcere di Marassi. «Nel centro clinico sono ospitati 60 detenuti- dettaglia Orlando- 20 dei quali affetti da gravi patologie infettive, un detenuto in osservazione psichiatrica su 5 posti disponibili e 20 con gravi patologie cliniche e disabilità motorie, che richiedono frequenti accessi in ambito ospedaliero».
  • L’eredità collettiva e il dialogo con la “Città di Sotto”. Il ricordo di Don Andrea Gallo a quattro anni dalla scomparsa

    L’eredità collettiva e il dialogo con la “Città di Sotto”. Il ricordo di Don Andrea Gallo a quattro anni dalla scomparsa

    don-gallo-sulla-cattiva-stradaIl 22 maggio 2013 si spegneva uno dei più discussi personaggi della nostra città, il prete di strada Don Andrea Gallo. A quattro anni da quella data il mondo è molto cambiato, e Genova di conseguenza. Abbiamo chiesto a Domenico “Megu” Chionetti, storico portavoce del don, e oggi figura di riferimento della Comunità di San Benedetto al Porto

    Come è cambiata in questi anni la città senza il Gallo?
    «Credo che la città, le città, oggi sono un po’ lo specchio del paese alle prese con una dimensione più globale: la città cambia nel suo essere attraversata da molti flussi che la rendono sempre più meticcia. Sicuramente Genova è una città che deve saper dare nuove nazionalità e nuove cittadinanze: questo elemento, quello demografico, è sicuramente l’elemento più grande. Oggi mancano molti punti di riferimento come Don gallo ha saputo essere. Sempre più vedo una sorta di frammentazione e di disgregazione sociale: quando si ha la pancia vuota, si rischia di essere meno ragionevoli e solidali, e il rischio è quello di intraprendere “guerre tra poveri”, quando invece l’integrazione è la migliore risposta alla paura, ai terrorismi. Il Don ha fatto sempre appelli a essere uomini di pace, sempre.

    La risposta delle istituzioni, però, sembra andare in un’altra direzione, basti pensare ai nuovi potere di controllo previsti dal decreto Minniti…
    «Il problema è ancora quello di superare la Bossi-Fini, non dimentichiamolo: questa legge, che produce a tavolino illegalità, è una legge che non ha risolto il problema, anzi. Il decreto Minniti mi ricorda la Fini-Giovanardi sulla droga: tentativi di creare consenso, attraverso una percezione di sicurezza, che poi non sussiste. Ma non è solo colpa dell’Italia: il nostro paese rappresenta le frontiere meridionali dell’Europa e l’accoglienza deve essere un problema europeo. Le accuse alle Ong di questi giorni sono discussioni distorte che creano imbestialimento civile. Una persona come Don Gallo certo oggi manca, perché riusciva a scuotere le coscenze e a muovere riflessioni, su temi concreti e pratici».

    Tornando a Genova, Don Gallo è stato per anni il garante di un accordo tra Comune e Centri sociali, e da quando è mancato ci sono stati diversi sgomberi. Al di là del suo ruolo, come si può riaprire questo dialogo con la “città di sotto”, particolarmente minacciata in questi giorni di campagna elettorale?
    «Spetterà all’intelligenza della Politica di capire la forza delle generazioni che si avvicendano e che vengono dal basso; se lo capiranno e lo metteranno a valore, sapendo riportare un dialogo, allora bene, altrimenti, con il mancato riconoscimento del lavoro che viene fatto dagli spazi sociali e dei movimenti nei luoghi e negli spazi della nostra città, e non solo, ne subiranno i conflitti e il dissenso».

    Nel 2014 è stata dedicata una piazza Don Gallo, può bastare?
    «Lui diceva sempre “non mi interessano i monumenti”.Credo che l’eredità di Don Gallo non sia solo nostra, la piazza ha avuto un valore simbolico, perché era una piazza senza nome al centro di un quartiere difficile; un po’ come il Don che ha dato nome a persone senza voce. Un gesto sicuramente simbolico, ma non è solo una questione di luoghi: l’eredità deve essere collettiva, non può essere solo della Comunità di San Benedetto, ma di tutta la società. Oggi ci sono molti testimoni, ognuno nel suo campo, da Gino Strada a Maurizio Landini, da Moni Ovadia a Vladimir Luxuria, da Don Vito Alvarez, che porta la testimonianza dell’accoglienza a Ventimiglia, ma anche a Carlin Petrini, che è stato capace di creare una rete di culture e saperi che si intrecciano».

    Come sta la Comunità di San Benedetto a quattro anni senza il Don?
    «La Comunità è in piedi, cammina, non senza fatica, senza dubbio, ma è viva. Ovvio che lo sforzo è grande, ma dobbiamo ringraziare tutte le persone che ci sostengono, dai media alle istituzioni, e le persone comuni. San Benedetto in questi anni ha saputo aprire l’accoglienza a 360 gradi, non solo per le dipendenze, e ha bisogno del 5 per mille per sopravvivere, ma della precarietà ne facciamo un valore. Cerchiamo di andare avanti, giorno per giorno».

     

    Nicola Giordanella

     

     

  • Storia, Genova potrebbe ospitare il più grande museo italiano sull’arte ottomana. La collezione forse destinata al Sant’Agostino

    Storia, Genova potrebbe ospitare il più grande museo italiano sull’arte ottomana. La collezione forse destinata al Sant’Agostino

    sant-agostinoLa notizia è recente. Ed è di quelle in grado di suscitare clamore. Tanto che se n’è parlato, l’11 maggio, al Workshop “Circulation of people, objects and knowledge across South Eastern Europe and the Mediterranean (16th-19th centuries)”, tenutosi presso l’European University Institut, a Firenze, alla presenza d’illustri islamisti e ottomanisti (oltre che a quella, ben più modesta, del sottoscritto). Genova potrebbe ospitare il più grande museo d’arte islamica e ottomana d’Italia.

    È proprio così! Tutti ricordiamo il doppio appuntamento di qualche anno fa promosso dalla Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica (“Arte Ottomana, 1450-1600. Natura e Astrazione: uno sguardo sulla Sublime Porta”) e dal comune di Genova (“Turcherie. Suggestioni dell’Arte Ottomana a Genova”). Ho ancora impressa nella mente la visione del corano appartenuto a Maometto II, il conquistatore di Costantinopoli (il catalogo della cui biblioteca, peraltro, è stato recentemente rinvenuto in Ungheria: pare contenesse oltre 6000 volumi!). Ebbene: secondo certi “rumors”, l’improbabile stia per diventare possibile. A quanto pare, la Fondazione sta per donare l’intera collezione al comune di Genova affinché sia collocata in maniera permanente in un museo pubblico; verosimilmente Sant’Agostino, che diventerebbe, pertanto, il maggiore polo italiano dedicato all’argomento. Permettendo, dunque, percorsi inusitati di ricerca all’insegna del connubio tra Oriente e Occidente, tra rapporti commerciali e interazioni storiche e artistiche, tra arte islamica e arte cristiana.

    La notizia, dunque, è di quelle capaci di rivoluzionare l’apporto culturale a una città, tanto più che la collezione Bruschettini è davvero strabiliante (garantisco: i colleghi islamisti e ottomanisti ne sono perfettamente a conoscenza). Tanto più che un’iniziativa del genere andrebbe nella direzione di quanto, da tempo, vado proponendo: la creazione d’un Museo della Storia della Città, i cui rapporti con l’Oriente (senza per questo trascurare l’Occidente: Colombo insegna) risalgono a tempi antichissimi. Intendiamoci: un’iniziativa di questo genere gioverebbe, senza dubbio, al turismo culturale, che sta vivendo oggi la sua stagione più felice grazie alla valorizzazione del patrimonio UNESCO; ma immaginiamo le possibilità derivanti dall’attirare a Genova i migliori esperti di tutto il mondo sull’argomento, e, dunque, dall’organizzazione di convegni e dibattiti su un tema che, dopotutto, ci riguarda da vicino e che Genova ha sempre affrontato egregiamente anche in termini d’integrazione: il rapporto tra mondi diversi eppure profondamente interconnessi. D’altra parte, gli abitanti di questa città non sono forse “Arabi convertiti al Cristianesimo, discendenti di Jabala b. al-Ayham al-Ghassānī, che divenne cristiano in Siria”? O, almeno, è così che la pensava il geografo arabo Abū ‘Abdallāh Muḥammad b. Abī Bakr al-Zuhrī, vissuto in pieno XII secolo, secondo il quale

     

    [quote]questa gente non assomiglia ai Rūm [i Romani: i bizantini e, per estensione, i Latini] in fisionomia. Mentre i Rūm sono in genere biondi, questi sono bruni, con occhi neri e nasi aquilini. È per questo che si dice che siano di origine araba. Sono mercanti [che viaggiano] per mare dalla Siria alla Spagna e sono potenti sul mare[/quote]

     

    Insomma, i rapporti tra Genova il mondo arabo-islamico e ottomano hanno informato di sé gran parte della nostra storia. Ecco, dunque, la proposta. Perché non inserire un percorso di questo genere – giustamente da valorizzare in maniera autonoma – all’interno d’un complesso più vasto dedicato alla Storia della Città? Quel che mi piacerebbe che si realizzasse, in sostanza, è un grande cantiere della storia genovese che non è altro, poi, che storia mediterranea nuda e cruda: un Museo capace di rivolgersi a un pubblico vasto e variegato, in maniera scientificamente accurata ma anche squisitamente divertente (‘ché le due cose non vanno affatto in direzioni ostinate e contrarie); un Museo che sappia parlare ai Genovesi (“vel qui pro Ianuensibus distringuntur seu appellantur”, come nel mio caso) delle innumerevoli interazioni di cui Genova fu protagonista nel corso della propria storia, valorizzando i contatti profondi con le opposte sponde del Mediterraneo; un Museo che abbia come obiettivo quello di condurre una città che s’affaccia timidamente sul palcoscenico globale verso il posto che merita.

    Insomma, caro sindaco entrante, “cogli la rosa quando è il momento…”

    Antonio Musarra

  • Chiostro di Sant’Andrea, gestione dello spazio pubblico ancora in alto mare. Tra turisti increduli e imbarazzo istituzionale

    Chiostro di Sant’Andrea, gestione dello spazio pubblico ancora in alto mare. Tra turisti increduli e imbarazzo istituzionale

    chiostro-sant-andreaUn mese e mezzo fa, su queste pagine, avevamo denunciato l’assurdo caso della chiusura di uno degli angoli più caratteristici del nostro centro, storico, verde e, soprattutto, pubblico: il chiostro di Sant’Andrea, unico spazio dell’area capace di garantire un po’ di frescura per gli abitanti, i lavoratori e i turisti. La vertenza sul sito è ancora in alto mare, più confusa che mai. L’amministrazione pubblica non è stata in grado di darci una risposta definitiva.  

    Oggi lo spazio è praticamente chiuso, tranne qualche inspiegata apertura, segnalataci da qualche rassegnato lettore. L’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla, sulla questione ha espresso preoccupazione, riferendoci che al lavoro c’è la Direzione Musei e Biblioteche del Comune. Dopo la nostra denuncia a seguito della chiusura durante i Rolli Days, è stata portata avanti una fase sperimentale di una quindicina di giorni, che ha permesso l’apertura dello spazio durante i tanti ponti legati alle festività del 25 aprile e del 1 maggio, forse per evitare una nuova “figuraccia”. Nei fatti, però, dal 2 maggio il chiostro è figlio di nessuno.

    Abbiamo provato a contattare direttamente i dirigenti d’area, dai quali non abbiamo ottenuto alcuna risposta, nonostante diversi tentativi. Ci siamo rivolti quindi agli uffici del Municipio Centro Est («Chiostro di Sant’Andrea? Dove rimane?», ndr) e al Museo di Sant’Agostino che ha competenza sul bene, insieme a Casa di Colombo e Porta Soprana. Nessuna risposta.

    L’unico a risponderci è stato Emiliano Bottacco, responsabile di Coop Culture, la cooperativa che ha in concessione la gestione di Casa di Colombo e Porta Soprana: «Dopo il periodo di sperimentazione – ci ha confermato – non abbiamo avuto più nessuna indicazione da parte dell’amministrazione. Oggi siamo in proroga tecnica sui servizi attivati, ma non sappiamo nulla per l’area adiacente alla Casa di Colombo, su cui abbiamo “diritto di passaggio” per accedere alla struttura».

    Nei fatti, quindi, l’area è chiusa, e nessuno sa per quanto. Uno spazio pubblico, fruito quotidianamente da genovesi e turisti, oggi non appartiene più a nessuno. Dove sta il degrado? Oltre il danno, la beffa: con l’arrivo della cancellata, è diventato inaccessibile anche il muretto, sui cui oggi è impossibile sedersi, per godere dell’ombra degli ulivi e rilassarsi al cospetto di uno degli scorci urbani più pregiati che Genova può offrire. Offrire a chi? Ai turisti? Ma chi li vuole…

     

    Nicola Giordanella