«Andare a ritirare una raccomandata con l’impiegata delle poste che vuole la delega perché non le basta il documento o andare a chiedere lo spostamento di un contatore con un codice fiscale che non corrisponde alla persona che sei non è per niente piacevole e non è assolutamente giusto». E’ la storia di Clara, una delle trans che oggi a Genova avvieranno la pratica per il cambio anagrafico senza necessità dell’operazione chirurgica di mutamento del sesso, sfruttando la possibilità fornita da una sentenza della Corte di Cassazione del 2015. L’associazione Consultorio TransGenere di Lucca, il Movimento di indentità transessuale di Bologna, l’associazione Princesa e la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, fondata da don Andrea Gallo, promuovo infatti una giornata informativa di un diritto ancora troppo poco conosciuto.Categoria: Primo Piano
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Diritti, nuovi documenti per trans che cambiano sesso. Parte la campagna di sensibilizzazione sulla sentenza della Cassazione
«Andare a ritirare una raccomandata con l’impiegata delle poste che vuole la delega perché non le basta il documento o andare a chiedere lo spostamento di un contatore con un codice fiscale che non corrisponde alla persona che sei non è per niente piacevole e non è assolutamente giusto». E’ la storia di Clara, una delle trans che oggi a Genova avvieranno la pratica per il cambio anagrafico senza necessità dell’operazione chirurgica di mutamento del sesso, sfruttando la possibilità fornita da una sentenza della Corte di Cassazione del 2015. L’associazione Consultorio TransGenere di Lucca, il Movimento di indentità transessuale di Bologna, l’associazione Princesa e la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, fondata da don Andrea Gallo, promuovo infatti una giornata informativa di un diritto ancora troppo poco conosciuto.«Un passo molto importante – spiega il portavoce della Comunità di San Benedetto, Domenico “Megu” Chionetti all’agenzia Dire – perché dal nome di ognuno di noi parte la dignità della persona, parte l’uscita da una categoria che -sia essa trans, clandestino o migrante- si infrange di fronte all’affermazione della propria identità non solo in maniera informale ma anche in maniera formale in tutti gli uffici pubblici». Grazie al coordinamento della Comunità fondata da don Gallo e dal Consultorio TransGenere, un piccolo pool di avvocati e psicologi accompagnerà i trans che vorranno affrontare questo percorso. «Abbattere le discriminazioni significa anche togliere quella discrepanza tra documento anagrafico e aspetto fisico che genera molto spesso risolini piuttosto che piccole e quotidiane discriminazioni – racconta l’avvocata di Gay Lex, Cathy La Torre – parliamo di persone che vivono nella condizione femminile anche da 40, 50 anni e sul punto della irreversibilità della scelta, ad di là dell’operazione, il giudice non può che prenderne atto. Un atto dovuto, il riconoscimento di un documento conferma alla vita e alla dignità delle persone che ne fanno richiesta». E il Tribunale di Genova è uno dei più aperti a questo percorso.Formalmente, il processo che si conclude generalmente nell’arco di un anno, consiste nel cambiamento dell’atto di nascita in Tribunale: una nuova carta d’identità, un nuovo codice fiscale e un nuovo genere con la “M” che diventa “F”. E’ l’applicazione di «un diritto sacrosanto – conclude il suo racconto Clara – perché non è che mi chiamo Clara solo per due ore, mi chiamo sempre Clara, i miei affetti più vicini mi chiamano tutti Clara. Perché sul documento dovrebbero chiamarci Mario o Roberto? E’ ingiusto perché abbiamo dei documenti che non corrispondono a quello che voi vedete. E’ penalizzante, imbarazzante e può creare anche problemi per quanto riguarda l’impiego lavorativo» -

Regione, Trans fanno ricorso contro sportello anti-gender: «Spreco di denaro pubblico per qualcosa che non esiste»
Un esposto alla Corte dei Conti contro lo sportello antigender della Regione Liguria e della Regione Lombardia, lanciato dal Consultorio TransGenere assieme al Movimento identità trans di Bologna. Ad annunciarlo l’avvocata di Gay Lex, Cathy La Torre, questa mattina a Genova a margine della conferenza stampa di presentazione della giornata “Cambio anagrafico: piu’ diritti meno traumi per le persone transgender‘, con il sostegno della Comunità di San Benedetto.«Dopo un anno lo sportello transgenere della Lombardia ha sancito il totale flop di chiamate e di servizi potenziali alla famiglia, così come quello della Liguria che ha giustamente scatenato le proteste nelle settimane scorse – spiega La Torre alla agenzia Dire – è un grande spreco di denaro pubblico offrire un servizio sulla base di un qualcosa che non esiste». L’avvocato, dunque, chiede alla magistratura contabile di «valutare se c’è un danno erariale da parte della Regione Liguria, del presidente Toti che ha lanciato quest’inutile servizio. Se si voleva fare un servizio alle famiglie bisognava potenziare i servizi professionali per la disforia di genere, per l’accompagnamento delle famiglie, anche con minori. Certamente non queste improvvisate terapie riparative». In sostanza, conclude La Torre, «credo che Toti si vedrà chiamato dalla Corte dei Conti a giustificare perché sta spendendo i soldi dei contribuenti liguri per questa sua marchetta politica».
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Prè, accordo tra Comune e Palazzo Reale per 50 alloggi a canone calmierato per rilanciare i vicoli
Una cinquantina di alloggi da affittare a canone concordato per i cittadini che si impegneranno a vivere e far rivivere via Prè. E’ il contenuto di un accordo siglato questa mattina tra il Comune di Genova e il Museo autonomo di Palazzo Reale. Affitti da 200 euro al mese per quella che l’assessore comunale, Emanuela Fracassi, definisce la fascia grigia della popolazione «che, seppure accede alle graduatorie per le case popolari, ha un reddito più elevato rispetto alle situazioni di iper criticità e quindi non riuscirà mai a vedersi assegnato un alloggio, ma non riesce neppure a far fronte ai prezzi di mercato», come riportato dall’agenzia Dire.In questo caso, invece, chi vorrà affittare l’alloggio dovrà dimostrare di avere un reddito familiare comunque tre volte superiore ai costi della locazione calmierata. «La possibilità di avere alloggi a cifra molto contenuta è utilissima – ribadisce Fracassi – e il tocco di fantasia di Palazzo Reale è richiedere anche un impegno per il quartiere oltre a un certo reddito Isee, un interesse a vivere in via Prè, per esempio iscrivendo i bambini alle scuole di quartiere, instaurando attività lavorative nella zona o impegnandosi in una della molteplici attività di volontariato. Vogliamo che in via Prè vivano persone non necessariamente benestanti ma che abbiano interesse a vivere normalmente il quartiere».
Al momento gli appartamenti sono quasi tutti occupati e verranno dismessi, risistemati e restituiti alla città in maniera graduale. «Palazzo reale dispone di un buon nucleo di appartamenti affacciati su via Prè e vico Sant’Antonio – spiega la direttrice del Museo autonomo di Palazzo Reale, Serena Bertolucci – appartamenti attualmente affittati ma che progressivamente stiamo riorganizzando e rimettendo a disposizione della cittadinanza. Il senso è di dare la possibilità alla persone che vogliono abitare nei vicoli di tornare a farlo in condizioni favorevoli. L’intesa con il Comune è per dare nuova vita a Prè».
Spetterà all’Agenzia sociale per la casa del Comune di Genova, che ha come obiettivi l’intermediazione sociale per agevolare l’accesso alla locazione e l’aumento delle risposte al problema dell’emergenza abitativa, la valutazione dei nuclei familiari da collocare negli alloggi di Palazzo Reale, in collaborazione con i servizi sociali.
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Confindustria, «Fermi e preoccupati». A Genova segnali positivi da porto e turismo, ma fatturato complessivo in calo
Fermi e preoccupati. E’ l’evocativo titolo che il Centro studi di Confindustria Genova dà agli indicatori economici del secondo semestre del 2016. «E’ una situazione che lascia ancora parecchie perplessità, perché ci sono segni positivi e negativi, anche se i primissimi dati del 2017 sono un po’ più positivi. Ma il secondo semestre del 2016 lascia dati difformi in senso negativo rispetto al resto del Paese, a causa soprattutto della flessione del sistema industriale nel suo complesso», commenta il presidente uscente di Confindustria Genova, Giuseppe Zampini. «I numeri – spiega Zampini – non sono più da crisi, da deflazione ma siamo ancora nelle marginalità che possono portare molto facilmente a variazioni negative».Inchiesta: La fine dell’età industriale di Genova?
Il fatturato complessivamente diminuisce dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2015, con la stessa contrazione già registrata nei primi sei mesi dello scorso anno. A incidere in maniera sensibile è il calo delle esportazioni (gli ordini calano dell’1,8% dopo un aumento del 4% del primo semestre 2016): cresce, infatti, dello 0,6% il fatturato interno mentre diminuisce del 3,5% quello estero, prima flessione dal 2009. Un segnale che preoccupata secondo Confindustria perché il futuro dell’economia genovese «ha come unica prospettiva reale lo sviluppo dei mercati internazionali». All’interno dei vari settori, segno positivo per il fatturato del comparto dei servizi mentre le contrazioni riguardano sopratutto il manifatturiero, esattamente l’opposto invece di quanto avviene per gli ordini.
Le buone notizie per Genova arrivano dal porto, dal turismo e da un lieve aumento dell’occupazione. Su base semestrale cresce dell’1% il tonnellaggio totale mentre rispetto allo stesso periodo del 2015, l’aumento è del 4,1%. Molto positivo il giro d’affari sul turismo: aumentano del 3,3% i prezzi rispetto agli ultimi sei mesi del 2015; cresce del 3,5% il numero dei turisti (+2,3% su base annua) e le presenze del 2,5% (+4,6% su base annua). L’occupazione, infine, fa segnare un balzo in avanti dello 0,4% tra le aziende associate a Confindustria Genova, secondo semestre positivo consecutivo, cosa che non accadeva dal 2007.
Nell’area metropolitana aumenta del 46,8% l’utilizzo complessivo della cassa integrazione, a causa soprattutto del +55% di quella straordinaria, mentre cala di 7 punti quella ordinaria e di 20,4 quella in deroga. Migliorano, infine, i tempi di pagamento della pubblica amministrazione: si passa da 172 giorni a 146. Tutti questi dati, secondo Confindustria, non dovrebbero subire grossi scossoni nel primo semestre del 2017: si attendono comunque una ripresa del fatturato e delle esportazioni ma nell’ordine dei decimi di punto. «All’inizio del 2017 – spiega Zampini – si nota un incremento della fiducia degli imprenditori e un decremento della fiducia delle famiglie, con una tendenza al maggior risparmio che potrebbe essere superata a fronte di una maggiore stabilità del sistema politico»
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Amt, tra sciopero e spettro privatizzazione. Dagnino: «Da Comune fondi per assesto bilancio in vista del contratto di servizio»
Niente autobus domani a Genova dalle 11.45 alle 15.45. Il personale viaggiante incrocerà le braccia per 4 ore, senza però dare vita a cortei o presidi, per manifestare il proprio dissenso contro “il totale disinteresse del Comune nei confronti dell’attuale situazione in cui versa Amt”. Tra le motivazioni dello sciopero, illustrate questa mattina in conferenza stampa dai sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl trasporti), spicca in particolare la totale assenza di informazioni e di confronto verso la gara a bacino unico che la Città metropolitana dovrebbe indire entro giugno per rinnovare il contratto di servizio, la cui ennesima proroga è in scadenza a fine anno. Affermazioni a cui risponde l’assessore Dagnino: «Interesse altissimo dell’amministrazione, e lo testimoniano i soldi messi per pareggiare i conti». Considerato che Amt da sola o assieme ad Atp, che gestisce il trasporto pubblico nell’area extraurbana genovese, ad oggi non potrebbe partecipare ad alcuna gara a respiro europeo a causa del limitato capitale sociale e dall’avanzata età media dei mezzi (14 anni contro i 7 normalmente richiesti in questo genere di bandI), i sindacati chiedono un confronto per capire nel dettaglio quali siano le prospettive che, come più volte ammesso dallo stesso Comune di Genova, dovrebbero prevedere per forza di cosa l’affiancamento di un soggetto privato. Magari la stessa Autoguidovie-Busitalia, il cui recente ingresso in Atp ha detestato l’interesse dell’Anac. Dopo Amiu, dunque, un’altra privatizzazione, anche perché «azienda e Comune stanno continuando a dismettere capitale sociale, cercando di vendere il palazzo della direzione dopo aver venduto le aree di Campi, andando dunque in assoluta controtendenza rispetto a ciò che servirebbe per consolidare Amt» denuncia Edgardo Fano di Faisa-Cisal, come riportato dall’agenzia Dire.
«L’attenzione dell’amministrazione è invece fortissima – risponde l’assessore alla Mobilità e Trasporto Pubblico Anna Maria Dagnino – e lo dimostra il fatto che nel 2014 siamo arrivati a “mettere sul piatto” più di 30 milioni di fondi per i servizi, al fine di raggiungere l’equilibrio di bilancio, che è la condizione sine qua non per partecipare alla gara, una cifra notevolmente sopra la media degli altri enti locali. Gli ultimi quattro bilanci sono stati chiusi in pareggio grazie all’intervento del Comune». Per quanto riguarda la gara per l’assegnazione del contratto di servizio, l’assessore riporta quanto dichiarato recentemente dal sindaco Marco Doria: «L’idea dell’amministrazione è quella di far partecipare Amt alla gara con partner forte che consenta gli investimenti necessari».
«Servono gli atti amministrativi che mettano nero su bianco i soldi, i chilometri e le condizioni del servizio da mettere a gara e che garantiscano la clausola sociale – tuona Camillo Costanzo, segretario generale Filt Cgil – ma i tempi per arrivare all’assegnazione del nuovo contratto entro fine anno non ci sono più». Concluso l’accordo di programma, infatti, si dovrà costruire il capitolato di gara, poi ci saranno dai 60 ai 90 giorni per presentare le manifestazioni di interesse e altrettanti per formalizzare le offerte vincolanti. Dopodiché, la commissione dovrà esaminare gli atti e proclamare il vincitore provvisorio, sperando che non ci siano ricorsi.
I disagi del personale
Tra le altre rivendicazioni in vista dello sciopero di domani, Antonio Cannavacciuolo di Uiltrasporti elenca: il sotto-organico di circa 170 unità su 1.400 di personale viaggiante che portano di fatto all’annullamento delle ferie con il 30% del servizio erogato in regime di straordinario, le continue esternalizzazioni con accordi che vanno ben oltre la scadenza naturale del contratto di servizio di fine 2017, la mancanza di mezzi con solo una settantina di nuovi arrivi rispetto ai 220 promessi dopo le famose cinque giornate di sciopero del 2013, le problematiche di sicurezza per viaggiatori e autisti, l’incertezza dei contributi pubblici per il 2016 e il 2017.
Una situazione, quella del personale, che sta generando “mostri”: stando a quanto dichiarato dai sindacati, gli autisti sono costretti a dormire in rimessa per chiedere, con un mese di anticipo, un giorno di ferie che non è neppure detto che venga concesso. «La notte in rimessa – spiegano i sindacati, come riportato dalla Dire – serve per essere i primi a chiedere congedo o ferie al mattino con 30 giorni di anticipo rispetto alla necessità. Per i periodi natalizi, arriviamo anche a una ventina di persone che dormono in rimessa: una cosa che va avanti da due anni». «Da poco è stato chiusa una selezione per nuovi autisti – sottolinea Dagnino – e recentemente sono andata personalmente al ministero per provare trovare un sistema per superare i vincoli di legge per le assunzioni».
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Ireti, la protesta dei lavoratori arriva a Palazzo Tursi. Assessore Porcile promette mediazione con Iren
Dopo essere scesi in strada per proclamare la loro contrarietà allo spostamento del presidio tecnico da Pra’ a Campi, i lavoratori Ireti portano la loro protesta a Palazzo Tursi, incontrando l’assessore all’Ambiente Italo Porcile. A margine della seduta del Consiglio comunale, inoltre, sono stati ricevuti informalmente dalla Conferenza capigruppo, per spiegare le ragioni della loro agitazioneApprofondimento: Un supermercato al posto del Gasometro
Durante l’incontro i lavoratori hanno sottolineato l’importanza del presidio territoriale a ponente, riscontrando le possibili criticità di uno spostamento altamente “delocalizzante”: se la cosa fosse confermata, infatti, qualsiasi uscita di servizio dovrebbe fare i conti con il traffico di metà città, cosa che inficerebbe la tempestività dell’intervento, e, quindi, la relativa sicurezza di tutto il ponente genovese. L’assessore Porcile ha assicurato che si farà mediatore con Iren per provare a trovare una soluzione, anche perchè in quell’area sono ospitate anche Amiu e Aster: «Sarebbe un problema per tutto ponente – ha sottolineato Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – che in questo modo sarebbe lasciato sguarnito di un presidio tecnico molto importante».
Nei prossimi giorni è atteso un incontro tra lavoratori e assessore, per fare il punto sulla situazione e sulla disponibilità dell’azienda. I lavoratori si sono detti pronti a nuove azioni di protesta nel caso non ci fossero progressi di rilievo.
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Vigili del Fuoco, scatta la protesta sotto la sede Rai: «Le carenze strutturali portano ad emergenza continua»
Sensibilizzare la popolazione sulla precaria condizione del soccorso, appesantita dalla carenza di personale e dalle nuove competenze. Per questo motivo stamattina decine di vigili del Fuoco, mobilitati da Usb, hanno manifestato sotto la sede Rai di Corso Europa, nella speranza di far arrivare al grande pubblico la «situazione reale» in cui si trova il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.Approfondimento: Le nuove competenze del Vigili del Fuoco
La protesta arriva a due giorni dall’incontro avvenuto in regione tra una delegazione dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del fuoco ela IV commissione ambiente e territorio di Regione Liguria, avvenuto dopo una richiesta fatta all’indomani della chiusura del Corpo Forestale ed il passaggio di alcune competenze ai Vigili del fuoco. Da piazza De Ferrari, come avevamo anticipato, nei prossimi mesi dovrebbe arrivare il finanziamento della convenzione per gli incendi boschivi pari a 500 mila euro, ma per i pompieri questo potrebbe non bastare «Noi come USB ribadiamo l’importanza di avere un sistema strutturato e nazionale che vada aldilà dell’accordo economico ed organizzativo con la regione – sottolinea il sindacato – attraverso il potenziamento dei nostri organici su tutto il territorio nazionale. La promessa del governo sull’assunzione di 1700 uomini non corrisponde a verità perché non risulta una coperture finanziaria sufficiente ed inoltre l’aumento di questo personale sarebbe lontano dalle medie europee (1 pompiere ogni 1000 abitanti)».
Il rischio è che si arrivi al collasso: l’emergenza incendi del mese scorso ha reso palese tutti i limiti di questa nuova impostazione, e in previsione della stagione estiva, è urgente evitare che un contesto del genere si ripeta «Oggi con questi organici l’ordinario si trasforma in una emergenza permanente, mettendo in seria difficoltà il sistema e sguarnendo le sedi cittadine a favore degli interventi per incendi boschivi»
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Sanità, via al 112 numero unico europeo per l’emergenza. Chiamate localizzate, entro l’estate valido anche per Guardia Costiera
«La Liguria, che troppo spesso è stata fanalino di coda, ora si candida a essere grande fanale abbagliante di testa dell’automobile Italia». Così il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, annuncia l’avvio ufficiale del Numero unico europeo per le chiamate di emergenza 112, attivo da oggi in tutto il territorio metropolitano genovese. Dopo Lombardia e Roma capitale, tocca dunque alla Liguria: i numeri tradizionali di Carabinieri (112), Polizia di Stato (113), Vigili del fuoco (115) e Soccorsi sanitari (118) al momento resteranno comunque in vigore ma verranno reindirizzati al numero unico di emergenza.Il servizio sarà esteso alle altre province liguri nel mese di aprile mentre, prima dell’estate, entrerà nel numero unico anche il 1530 della Guardia Costiera. Gli operatori, dopo aver localizzato la chiamata attraverso il ministero dell’Interno, smisteranno la comunicazione ai soggetti competenti con un processo mediamente completato in 40 secondi e il dimezzamento delle chiamate inappropriate. In concomitanza con l’avvio del numero unico, la cui sede centrale unica di risposta è collocata all’Irccs San Martino-Ist, sono stati assunti e formati 38 operatori. Disponibile anche l’app gratuita “where are u” collegata alle centrali uniche di risposta del 112 che consente di effettuare una chiamata di emergenza con il contestuale invio della posizione esatta del chiamante. «Sarà sempre garantita una risposta – assicura Alberto Zoli, direttore generale dell’Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) della Lombardia e formatore degli operatori liguri, come riportato dall’agenzia Dire – perché il cittadino, se non riceve subito la risposta o cade la linea, viene richiamato». Tra gli altri servizi, la traduzione simultanea in teleconferenza per chi non parla italiano, un accesso per i sordomuti, la localizzazione della chiamata per intervenire tempestivamente. Nel 2016 in provincia di Genova sono giunte ai quattro Enti coinvolti 837.401 chiamate (151.467 ai Carabinieri, 371.622 alla Polizia di Stato, 150.000 ai Vigili del fuoco e 164.312 al centralino per l’Emergenza sanitaria). Nel 2017 il servizio sarà operativo anche in tutto il Lazio, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Piemonte, Valle d’Aosta per un totale di 27 milioni di italiani. -

Centro Storico: la storia di un rilancio ancora sospeso tra riqualificazioni, movida e mercato immobiliare
Il Centro Storico, croce e delizia della Genova post industriale, è spesso al centro dell’attenzione mediatica. Movida, movida fracassona e ordinanze, turismo, patrimonio artistico da proteggere e valorizzare, micro criminalità, degrado e rilancio. Questi sono alcuni dei temi che ruotano intorno a quello che viene definito (non proprio a ragione) il Centro Storico più grande d’Europa.Nel corso dei decenni il centro storico genovese ha attraversato fasi alterne, dalla sua centralità negli anni antecedenti alla prima Guerra Mondiale, alla sua progressiva periferizzazione cominciata negli anni 30 con il Piano Regolatore delle Zone Centrali della Città (1932) che ha visto la demolizione dell’antico quartiere di Ponticello in favore della costruzione dell’odierna Piazza Dante. E successivamente – tra la seconda metà degli anni sessanta e i primi anni 70 – la demolizione di un altri quartieri storici del centro genovese, come quello che prendeva il nome dalla sua strada principale: via Madre di Dio, oggi occupato dai Giardini Baltimora, e la zona di Piccapietra.
Già nella seconda fase di rimodernamento la zona scivola in una spirale di degrado destinata a durare a lungo. L’assenza prolungata di opere di manutenzione edilizia e riqualificazione urbana contribuirono a rendere il Centro Storico un quartiere caratterizzato da una forte marginalità sociale. Con il passare degli anni questa condizione si andò cristallizzando dando vita a un’immagine negativa dell’area storica di Genova, che ha raggiunto il suo picco tra gli anni settanta e ottanta, quando al degrado sociale e igienico sanitario si sono aggiunsero ulteriori problematiche legate all’immigrazione extraeuropea, allo spaccio/consumo di droghe pesanti, e allo sfruttamento della prostituzione.
Proprio In questa fase oscura della storia genovese i prezzi del mercato immobiliare subirono un crollo, e complice le cattive condizioni igienico-sanitarie del patrimonio edilizio, il centro storico perse definitivamente il suo ruolo di quartiere residenziale misto entrando effettivamente nel tunnel di un degrado che appariva irreversibile.
Il rilancio e la stratificazione sociale degli edifici
I primi segnali di ripresa si registrano a inizio anni 90, grazie ad alcune scelte politiche mirate: l’ubicazione nel centro storico della Facoltà di Architettura, e l’idea di organizzare le Colombiaidi nell’area oggi conosciuta come Porto Antico, all’epoca una zona dismessa del Porto di Genova. A queste due grandi operazioni, le amministrazioni comunali degli anni 90 affiancarono altre iniziative di prestigio recuperando e trasformando in contenitori culturali di rilievo il Teatro Carlo Felice, Palazzo Ducale, il complesso museale di Sant’Agostino e la Commenda di Pre.
È in questo clima di rilancio e novità, che le aree limitrofe al nuovo Porto Antico attirano l’attenzione e soprattutto gli investimenti del settore immobiliare che da il via a vere e proprie opere di riqualificazione urbana. Comincia così un processo di ripopolamento da parte di giovani coppie, di intellettuali e in modo molto timido di studenti. Questi nuovi soggetti si vanno ad affiancare e a integrare alle frange sociali emarginate e ghettizzate del centro storico, riportando vitalità e dinamicità nel quartiere.
Questo fenomeno di ripopolamento, complice un costo ancora basso degli appartamenti del centro storico, ha determinato un fenomeno particolare che in diverse zone del quartiere sussiste ancora oggi: la stratificazione sociale in verticale degli edifici.
Gli edifici dell’area storica di Genova si sviluppano per ovvie ragioni in altezza e arrivano ad essere alti anche fino a dieci piani. Le condizioni igienico-edilizie cambiano notevolmente dai piani bassi, che si presentano bui e poco areati, ai piani alti, spesso dotati di vista sul mare e sul centro storico e di terrazzi caratteristici. Questo ha determinato negli anni una sensibile differenziazione sociale per strati che vede ai piani bassi degli edifici una popolazione economicamente più debole e in certi casi marginalizzata (prostitute, extracomunitari); ai piani intermedi i residenti storici che hanno resistito ai cambiamenti demografici nel corso dei decenni, gli studenti, le giovani coppie, mentre gli ultimi piani ospitano professionisti, o intellettuali che spesso hanno restaurano gli appartamenti con notevoli investimenti economici.
Movida e crescita dei valori immobiliari
Grazie a questo processo di ripopolamento, il centro storico comincia a mutare sia a livello demografico che economico, e a metà anni 90 si sviluppano le attività economiche e commerciali che conosciamo oggi, compresi i locali di intrattenimento che diventano in un breve periodo la meta prediletta delle giovani generazioni, che in maniera inconsapevole danno vita a quella che oggi è conosciuta come la Movida. Il grande afflusso di giovani all’interno del centro storico, soprattutto nelle aree di Piazza delle Erbe, piazza Banchi, piazza Lavagna va a risanare ulteriormente molte aree ancora in mano al degrado e alla microcriminalità, dando vita a un circolo virtuoso che ha cambiato i connotati di un quartiere allora sospeso tra stagnazione e rilancio, compreso il prezzo delle abitazioni che oggi ha una quotazione media di 2.390 euro a metro quadro.
Movida oggi, è giusto demonizzarla?
Ad oggi la riqualificazione del centro storico cittadino non risulta completa, proprio per via della sua storia e della sua normale connotazione multiculturale e multi sociale, che rende questo quartiere una città nella città con zone centrali e zone periferiche. L’iter intrapreso negli ultimi decenni sembra quello da seguire per evitare che il circolo virtuoso capace di risollevare le sorti del centro storico negli ultimi vent’anni si fermi. Le opere portate aventi dalle istituzioni genovesi, che hanno portato negli anni 90 alla riqualificazione di spazi oggi ben consolidati nel panorama socio culturale genovese sono andate di pari passo con un ripopolamento del centro storico da parte delle giovani generazioni, che hanno reso il quartiere più vivo, e meno incline ad essere ostaggio della microcriminalità. La cosiddetta “movida fracassona” è stata quindi negli anni un tassello nel piccolo grande mosaico di azioni che hanno portato il centro storico fuori da una stagnazione dalla quale sembrava non uscirne più. Siamo sicuri che un suo ridimensionamento porti sul lungo periodo dei benefici al tessuto economico sociale della città vecchia?
Andrea Carozzi
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Sviluppo economico, Comune al lavoro su due nuovi bandi per sostengo imprese commerciali esistenti in centro storico e a Pra’
In arrivo due nuovi bandi per il sostegno alle imprese. Questa la notizia arrivata oggi dalla riunione di Giunta, durante la quale sono state approvate le linee di indirizzo per favorire azioni in aiuto a tutte quelle attività che vogliono investire per tenere vivo il territorio in cui sono ubicate. «Una scelta che rappresenta di per sé un elemento di presidio territoriale – spiega l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova Emanuele Piazza, promotore dell’iniziativa – favorendo quell’animazione e vivacità che contribuiscono a rendere i quartieri più sicuri e vissuti».Approfondimento: i “Patti d’Area”
A queste linee seguirà la pubblicazione di due bandi pubblici, ognuno di 350 mila euro, per l’erogazione di agevolazioni finanziarie. I bandi saranno attivi per un anno dalla data di pubblicazione e le domande verranno valutate a cadenza mensile seguendo l’ordine di presentazione, fino all’esaurimento delle risorse: le aree della città coinvolte sono Giustiniani/San Bernardo, in centro storico, e nella zona di Pra’. Questa iniziativa si aggiunge a bandi analoghi già attivati nel quartiere della Maddalena e nell’area Centro Storico centrale, agevolazioni nell’ambito del Patto d’Area di Prè e a Sampierdarena.
«Un’azione – sottolinea Emanuele Piazza – per aiutare le piccole imprese nel consolidamento e nello sviluppo di progetti imprenditoriali. Il rafforzamento e il supporto al dinamismo commerciale rappresenta di per sé un elemento di presidio territoriale, favorendo quell’animazione e vivacità che contribuiscono a rendere i quartieri più sicuri e vissuti. I bandi già attivi hanno permesso di avviare circa 30 interventi. In alcuni casi si tratta di proposte che rispondono in modo creativo ad esigenze sentite dal territorio. È in corso di valutazione, per esempio, l’acquisizione all’interno del Patto d’Area di Prè di un locale di via Gramsci in cui verrà aperto un Family Hostel, un ostello cioè prevalentemente dedicato a gruppi familiari. Si tratta di un segmento di mercato, molto sviluppato soprattutto nel nord Europa e inserito all’interno di circuiti ad hoc, che ci auguriamo possa avere una buona risposta in una città che sta crescendo dal punto di vista turistico. E poi – conclude Piazza – mi piace ricordare anche uno dei primi progetti approvati: l’apertura in piazza Trogoli di Santa Brigida di un punto di ristorazione tradizionale con la vendita di prodotti tipici genovesi, dal baccalà fritto, alla focaccia, dalla farinata alle torte di verdure».
Sono ammesse alle agevolazioni le spese relative all’acquisto di beni, materiali e immateriali, direttamente collegati al ciclo produttivo aziendale come opere murarie o lavori simili, studi di fattibilità economico-finanziari, realizzazione di sistemi di qualità, acquisto di software e relative licenze d’uso, acquisto ed installazione di macchinari e attrezzature compresi gli arredi, interventi migliorativi dell’estetica esterna. Tra i criteri di valutazione ci sarà anche la coerenza del progetto con la vocazione delle aree. Questi bandi, però, escludono alcune tipologie di attività come sexy shop, distributori automatici, internet point, lavanderie a gettone, money transfert e money change e compro oro.
I Bandi già in corso di validità
– Bando pubblico per l’erogazione delle agevolazioni finanziarie a favore di imprese che sono già insediate nell’ambito della Maddalena e area Centro Storico centrale (euro 350 mila – scadenza 11 agosto 2017).
– Bando pubblico per l’erogazione delle agevolazioni finanziarie a favore di nuove attività economiche nell’ambito della Maddalena e area Centro Storico centrale (euro 400 mila – scadenza 25 gennaio 2018)
– Bando pubblico per agevolazioni finanziarie a piccole imprese nell’ambito del Patto d’Area di Prè, denominato Pré – Esistenti (euro 140 mila – scadenza 31 gennaio 2017, prorogata al 7 luglio 2017.
– Bando pubblico per agevolazioni finanziarie a piccole imprese nell’ambito del Patto d’Area di Prè, denominato Pré Nuove Attività Economiche (euro 550 mila, scadenza 31 gennaio 2017, prorogata al 7 luglio 2017.
– Bando pubblico per l’erogazione delle agevolazioni finanziarie a favore di imprese esistenti consorziate ai CIV di Sampierdarena (euro 225 mila, scadenza 7 febbraio 2017, prorogata al 7 luglio 2017.
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Pra’, un supermercato al posto del Gasometro. Il servizio potrebbe spostarsi a Campi, ma i lavoratori sono sul piede di guerra
Aggiornamento: Lavoratori Ireti in agitazione giovedì 9 febbraio
Tra la foce del fiume Branega e un distributore di benzina Eni, c’è un cancello verde con una scritta in caratteri gialli: si tratta dell’acronimo della vecchia municipalizzata genovese, Amga, l’azienda municipale gas e acqua, appunto. Il cancello è ben visibile passando in macchina per via Prà, nel Ponente genovese. Alle sue spalle, si stende un’area di circa 10 mila metri quadrati, in cui il metano viene regolato e pompato con valvole e tubazioni sotterranee, sia in entrata che in uscita. Oggi la proprietaria del “Gasometro di Prà” è Ireti, la controllata del gruppo Iren che gestisce la distribuzione di elettricità, gas e acqua. A fine 2016, l’azienda ha comunicato l’intenzione di vendere l’area (che ospita in affitto anche gli uffici di Amiu e Aster) a Coop.Delocalizzazione
Oggi, il passaggio di proprietà dell’area alla catena di supermercati è già diventato realtà per una cifra di poco superiore al milione di euro, con l’area del gasometro che sarebbe la locazione scelta dal colosso della grande distribuzione per spostarsi dall’attuale posizione di via Prà 25. La delocalizzazione dei 20 dipendenti è attesa per marzo o aprile. «Posto che si tratta di una scelta sbagliata, perché questa zona avrebbe dovuto essere potenziata –spiega il rappresentante Cisl Marino Canepa – quello che chiediamo oggi è di non perdere il presidio a ponente».
Per i circa 20 dipendenti Ireti la soluzione prospettata è quella di un trasferimento a Campi. «In questo modo – sottolinea Canepa – si perderebbe un servizio fondamentale per tutto il Ponente». I tecnici che lavorano nello stabilimento di Prà, infatti, sono abituati a intervenire nelle situazioni di pericolo, offrendo un contributo spesso fondamentale ai Vigili del Fuoco. Recentemente, sono intervenuti in occasione dell’incendio che ha flagellato le alture di Pegli. La postazione attuale consente loro di intervenire piuttosto rapidamente su tutto il Ponente, e per questo hanno in passato ricevuto elogi pubblici da parte delle autorità. Nel corso della nostra chiacchierata, Canepa, insieme ad altri lavoratori, mi invita a immaginare cosa succederebbe se, anziché da Prà, per risolvere un’emergenza a Voltri dovessero partire da Campi. Magari con l’Aurelia e l’autostrada bloccate, evento tutt’altro che inconsueto. «In altre città – aggiunge Canepa – dove si è scelto di mantenere una sede unica, gli effetti sono disastrosi. Genova mantiene ancora due sedi (l’atra si trova in via Piacenza a Staglieno, ndr) ma lo spostamento a Campi di quella di Prà priverebbe del servizio una parte di città».
La controproposta
Dai lavoratori arrivano anche delle controproposte sul trasferimento “in zona”, visto che le possibilità non mancherebbero. Nel ponente genovese, Ireti possiede aree a Fabbriche, a Piandilucco (quartiere di Pegli) oltre al depuratore di Voltri. Quest’ultima, in particolare, sarebbe secondo i lavoratori la scelta ideale, in quanto la zona si trova vicino all’autostrada e perché già vi lavorano degli operatori. «Non capiamo la scelta dell’azienda – affermano i lavoratori – noi come sindacati abbiamo chiesto un incontro urgente alla dirigenza, ma non ci è mai stato concesso». «Lo fanno per fare cassa – aggiunge Canepa – ma non è certo così che si può abbassare l’enorme debito del gruppo Iren, che ammonta a 3 miliardi di euro ed è frutto di scelte sbagliate fatte nel passato. Un debito che comunque non ha impedito l’anno scorso di dare un milione di euro al vecchio presidente e due anni fa una buona uscita all’ex presidente di 900 mila euro».Al disagio causato dall’eventuale dislocamento del servizio offerto, si aggiungono le perplessità sull’uso che si potrà effettivamente fare dell’area. La presenza del metano pone degli interrogativi sulla sicurezza dell’operazione, mentre quella, sulla sponda opposta del Branega, di un cimitero impedirebbe la realizzazione di strutture commerciali a una distanza inferiore ai 200 metri. C’è il rischio, insomma, che con lo spostamento del “gasometro”, l’area rimanga inutilizzata e si aggiunga alla collezione di strutture abbandonate che costellano il Ponente genovese. In un primo momento era inclusa nella vendita anche l’area del campo di calcetto dell’Olimpic Palmaro, data in concessione dall’Iren. Ora, però, quell’area è stata esclusa dalla vendita. «È positivo che si sia mantenuta l’attività sportiva – chiosano i lavoratori – però, in compenso, lo stesso non è stato fatto con il gasometro».
Le risposte del Comune di Genova
Secondo il vecchio Piano Urbanistico l’area sarebbe dovuta diventare un parco: «Dopo aver ottenuto una valorizzazione dell’area – spiega l’assessore all’urbanistica del Comune di Genova Stefano Bernini – Ireti ha avviato un piano di vendita di una serie di aree in cui hanno inserito anche questa. Appena ho saputo che c’era un potenziale acquirente ho convocato un incontro con i dirigenti di Iren, Amiu, Aster e gli assessori competenti per dire loro che a questo punto si poneva un problema di servizi e ho sollecitato una soluzione. Ad oggi mi pare che la soluzione di Iren non sia gradita ai lavoratori, mentre quelle di Amiu e Aster non ci sarebbero ancora. Il compito dell’urbanistica, tuttavia, finisce qui. La mia competenza sta nel mettere alcuni limiti: in quell’area non potranno andarci più di mille metri quadrati di commerciale in quanto vicino al centro storico, e non si potrà costruire a meno di 200 metri dal cimitero. Si tratta di una norma generale che riguarda tutta la città».Lavoratori sul piede di guerra
Proprio il vicesindaco Bernini, in occasione della recente presentazione del progetto della piscina Mameli di Voltri, era stato oggetto di una contestazione da parte dei lavoratori Ireti. La causa scatenante era stata il rinvio di un incontro tra le parti fissato per il 25 gennaio e poi rinviato con poco preavviso. Una nuova assemblea è prevista per oggi alle 17,00, nei locali del Municipio di Prà, in piazza Bignami. «A seconda delle risposte che ci verranno date – avvertono i lavoratori – valuteremo se organizzare una manifestazione, con l’obiettivo di preservare un fondamentale servizio pubblico. Ormai il tempo stringe».
Luca Lottero
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Mercato del pesce, Comune cambia la mobilità per Ca’de Pitta. Giovedì nuovo incontro con gli operatori
Diversificazione degli accessi tra dettaglianti e grossisti e nuovi stalli per la sosta in via Adamoli. Queste le principali novità “pensate” da Comune di Genova per ovviare alle criticità messe in luce dai commercianti per la nuova struttura di Ca’ de Pitta. I lavoratori di settore hanno presentato ulteriori proposte di modifica per la gestione degli spazi interni: dopo le verifiche degli uffici tecnici, giovedì il nuovo tavolo di confronto che potrebbe concludere positivamente la vertenza.Approfondimento: lo “scontro” sul nuovo Mercato Ittico all’ingrosso
Le modifiche sono state presentate questa mattina durante un incontro tra l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, e i rappresentanti degli operatori del Mercato del Pesce: «Le nuove misure tengono in considerazione le analisi per la mobilità esterna ed interna – ha spiegato l’assessore durante il question time della seduta odierna del Consiglio comunale – cercando di venire incontro a quanto emerso in questi giorni». Le nuove disposizioni prevedono la suddivisione del traffico tra i mezzi dei dettaglianti, che entreranno e usciranno dal varco di via Adamoli, e i grossisti, che con bilici, e tir entreranno e usciranno da piazzale Bligny. Anche lo spazio della sosta è stato aumentato con nuovi posti tracciati, arrivando ad 80 posti all’interno del piazzale, a cui si sommeranno 20 ulteriori stalli “recuperati” dagli spazi di sosta della stessa via Adamoli.
Nel corso dell’incontro gli operatori hanno presentato ulteriori richieste di modifica anche per la gestione degli spazi interni, ipotesi che saranno valutate nelle prossime ore dagli uffici tecnici dell’amministrazione. È stato fissato un nuovo appuntamento giovedì per arrivare ad un verbale di intesa, di cui sarà successivamente informato anche il Consiglio comunale.
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Caos Mercato del pesce, il Comune prende tempo. Commercianti boicottano Ca’ de Pitta, domani manifestazione davanti ex sede
Sembrava potesse essere una buona soluzione, e invece ha portato caos e malcontento. Parliamo della nuova sede del Mercato del pesce di Ca’ de Pitta, che doveva entrare in funzione questa mattina, ma che invece ha visto i suoi utilizzatori solo per qualche decina di minuti, prima che scoppiasse la protesta. A scatenare la rabbia dei commercianti, i pochi spazi di vendita e di sosta dei mezzi di lavoro, unitamente alle difficoltà logistiche di accesso ed uscita dal sito.Approfondimento: il nuovo Mercato Ittico all’ingrosso di Genova
Una giornata che doveva essere festosa, soprattutto per l’amministrazione comunale, per l’importante spazio mercatale ritrovato, ma che si è trasformata in una battaglia campale. I commercianti hanno organizzato la protesta, convocando un’assemblea in camera di commercio, in cui hanno presentato le loro rimostranze all’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova Emanuele Piazza. La risposta dell’amministrazione è arrivata dallo stesso sindaco Marco Doria, che durante la seduta del Consiglio comunale ha fatto sapere che è possibile aggiungere altri stalli di sosta dedicati in via Adamoli, ricordando che le unità di parcheggio tracciate all’interno del nuovo piazzale sono anche di più di quelle della vecchia sede, e che lo stesso Comune sta lavorando per predisporre le vecchie stalle dei macelli ad area di sosta. Per le associazioni di categoria, però, questo non basta a permettere lo svolgimento del lavoro in sicurezza e senza disagi: in piazza Cavour, a detta dei commercianti, c’era comunque più spazio e meglio gestito.
L’attacco di Regione Liguria
Un duro attacco arriva anche dalla giunta regionale: «Nonostante le ripetute sollecitazioni che già dalla scorsa estate avevamo fatto rendendoci portavoce delle istanze degli operatori, all’ingrosso e al dettaglio – ha affermato l’assessore regionale alle Pesca, Stefano Mai, come riportato dall’agenzia Dire – il Comune di Genova ha pensato bene di procedere per la propria strada e di portare a termine un trasferimento che non tiene conto delle reali esigenze logistiche delle imprese del comparto». Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi: «Alla prova del nove dell’apertura dei cancelli – attacca Rixi – i nodi sono ovviamente arrivati al pettine. Per la mancanza d’ascolto dimostrata in questi mesi dal Comune, totalmente scollegato dalla realtà, viene messa a rischio la tenuta dell’intera filiera ittica, genovese e ligure». Quella di Ca’ de Pitta per gli assessori regionali è una scelta sbagliata perché né idonea né funzionale.
Conferenza capigruppo
Nel pomeriggio i commercianti arrivano a Tursi, ricevuti dal presidente del Consiglio comunale Giorgio Guerello con una conferenza capigruppo straordinaria. «Sono mesi che facciamo presente agli uffici tecnici del Comune queste problematiche – spiegano i dettaglianti – e oggi abbiamo avuto la prova empirica: all’interno non c’è spazio per tutti, ma solo per chi arriva prima». Le richieste presentate ai consiglieri sono sostanzialmente di aprire un varco di uscita in piazzale Bligny, aumentare gli spazi si sosta, e attivare urgentemente tutti gli spazi all’interno della struttura, oggi non totalmente predisposta. Qualcheduno chiede anche di tornare in piazza Cavour. I consiglieri di opposizione si scagliano contro la giunta per il «pasticcio fatto – dice Lilli Lauro, Pdl – e per i soldi sprecati. Sarebbe da capire come mai in questo tempo i tecnici del Comune non hanno elaborato le richieste di chi questo lavoro lo fa da anni».
Comune prende tempo
Arriva in serata l’incontro con il sindaco Marco Doria, che prende tempo per provare a trovare una soluzione per Ca’ de Pitta. Da parte loro, i dettaglianti hanno deciso che anche per la giornata di domani non andranno in Val Bisagno, ma si riforniranno direttamente dai grossisti, per poi tornare a manifestare nel pomeriggio introno alle 15. Luogo del ritrovo, il vecchio Mercato del Pesce in piazza Cavour. Più chiari di così.
Rischia così di risultare un po’ posticcio il comunicato stampa del Comune di Genova che qualche minuto prima delle 21 conferma la disponibilità della struttura di Ca’ de Pitta per la giornata di domani, con aumento dei parcheggi a disposizione da 59 a 85 e l’anticipo dell’orario di apertura dalle 4.30 alle 3.30. “L’amministrazione comunale – si legge nella nota – è impegnato impegnata nel reperire tutte le soluzioni tecniche necessarie per assicurare la piena operatività della struttura. Si ricorda che nell’impianto di Cà de Pitta sono stati realizzati, tenendo conto anche delle esigenze manifestate dai commercianti, importanti interventi di adeguamento funzionale per un importo complessivo di circa 1 milione e 200 mila euro”.
Nicola Giordanella
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Aster, ecco l’app per la segnalazione dei guasti alle luci pubbliche. Georeferenziati 58 mila impianti, presto mappa cantieri
Partecipazione e trasparenza, in risposta a una precisa richiesta del Consiglio comunale. Sono questi gli obiettivi della nuova app gratuita per smartphone e tablet sviluppata da Aster, azienda partecipata dal Comune di Genova che si occupa di manutenzioni e cura del verde pubblico, per la segnalazione dei guasti dell’illuminazione pubblica. Dopo una prima fase di sperimentazione interna, l’applicazione potrà essere scaricata da tutti gli utenti iOS, Android e Windows phone a partire da metà febbraio. «E’ un servizio che non consideriamo solo di carattere tecnico- spiega l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, come riportato dalla agenzia Dire – ma è mirato a migliorare i processi di comunicazione della nostra azienda in house. Una sorta di cruscotto in grado di dare validi suggerimenti alla macchina in tempo reale».Sono 58.000 gli impianti sul territorio comunale che verranno tutti georeferenziati e per cui i cittadini potranno segnalare i guasti direttamente ad Aster, dopo una semplice ricerca e un paio di click. Nel caso di scarso o mancato funzionamento del sistema gps per i dispositivi mobili, la segnalazione del guasto potrà avvenire anche attraverso una generica modalità di ricerca interna all’app. Il software gestirà anche i feedback con l’invio di un sms ad avvenuta riparazione a chi ha effettuato la segnalazione del guasto. Nel caso in cui la segnalazione fosse già presente nel database di Aster, l’azienda informerà sulla tempistica dell’intervento.
Sono mediamente tra 9.000 e 10.000 all’anno gli interventi di sostituzione di lampade esaurite, mentre da metà 2012 (inizio mandato Doria) sono 1.777 gli impianti integralmente sostituiti. Nello stesso periodo, Aster ha nel complesso speso 85 milioni di euro per le manutenzioni ordinarie e 100 milioni per progetti in conto capitale. Tra gli interventi: 8,7 milioni per la pulizia dei rivi con 40.000 metri quadrati di materiale asportato; 1,1 milioni di metri quadri di strade asfaltate e 51.000 metri quadrati di marciapiedi; 600 interventi sulle reti bianche e 13.000 potature. Il Consiglio comunale, con un emendamento approvato al Documento unico di programmazione, aveva chiesto lo stesso servizio anche per gli impianti semaforici ma, almeno in una prima fase, l’app gestirà solo gli impianti semaforici. «E’ un primo passo per andare più vicini all’informazione della nostra attività nel territorio – spiega il presidente e amministratore delegato di Aster, Agostino Barisione all’agenzia Dire – che prossimamente migliorerà con l’ottimizzazione della comunicazione sul sito, sui social network e con la predisposizione di una mappa dei cantieri attivi». Un servizio, quest’ultimo, già lanciato dalla precedente giunta Vincenzi ma mai definitivamente decollato.


