Tag: ambiente

  • Centrali mini-idroelettriche, l’alternativa degli italiani alle bollette Enel?

    Centrali mini-idroelettriche, l’alternativa degli italiani alle bollette Enel?

    Energia del SoleDalla provincia di Novara arriva un’importante innovazione in tema di energia. La Frendy Energy ha inaugurato in questi giorni la prima centrale al mondo in grado di sfruttare un salto di acqua di soli due metri. Un impianto idroelettrico che permette di ottenere una potenza costante di 160kW per una produzione annuale di oltre 1 GWh. Inutile sottolineare che in Italia corsi d’acqua con piccoli salti d’acqua ce ne sono in quantità industriale… Tante mini-centrali di questo tipo sparse per il Bel Paese riuscirebbero a coprire il fabbisogno della popolazione?

    L’ultimo rapporto di Legambiente “Comuni rinnovabili” indica che sono 1.021 i municipi che presentano sul proprio territorio almeno un impianto idroelettrico con potenza fino a 3 MW, per una potenza complessiva di 1.123 MW. E pensare che sino a sei anni fa la potenza complessiva generata da queste centrali raggiungeva a malapena i 17,5 MW… Qualcosa sta cambiando?

    E’ crescente il numero di amministrazioni comunali e privati cittadini italiani che si sta accorgendo delle potenzialità del mini-idroelettrico per coprire il proprio fabbisogno senza dover siglare un contratto con Enel… E ad accorgersene non sono soli i privati cittadini: «Lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio», ha dichiarato, creando un vespaio di polemiche, il presidente di Enel Andrea Colombo.

    Se in Asia e America Latina si continua a puntare sul grande idrolettrico costruendo dighe al cui confronto le nostre “grandi opere” sono manutenzione dei marciapiedi, dalle nostre parti si ci guarda alle spalle. Ricordiamo che sino agli anni ’70, con il progressivo subentro dell’Enel, le piccole centrali idroelettriche garantivano energia a tanti italiani… In quegli anni venne poi realizzato il metodico e capillare smantellamento di queste centrali, molte ancora oggi in piedi, abbandonate al loro destino.

    Il recupero di queste piccole centrali potrebbe essere la chiave di volta. Una tendenza sicuramente alimentata delle nuove tecnologie, ma anche dalle esigenze e dall’ingegno degli italiani. Se prima solo fiumi e grandi torrenti potevano garantire energia, oggi, come insegna l’esempio di Novara, è possibile investire anche su canali, acquedeotti e vecchi mulini. Un esempio? Nel piccolo comune di Chiomonte, in provincia di Torino, il 95% del fabbisogno energetico delle utenze viene soddisfatto dall’energia prodotta da una piccola centrale idroelettrica da 40 kW che sfrutta un salto naturale nelle condotte utilizzate per la distribuzione di acqua potabile…

    [foto di Daniele Orlandi]

  • EcoBike Courier: alla scoperta dei corrieri espressi in bicicletta

    EcoBike Courier: alla scoperta dei corrieri espressi in bicicletta

    Bicicletta in cittàIvan e Francesco sono due ragazzi genovesi che, alla faccia della crisi economica e dei problemi legati al precariato, si sono inventati un lavoro che – oltre alla sua originalità – è un modo per sensibilizzare alla tutela dell’ambiente: nasce così a Genova EcoBike Courier.

    Com’è nata l’idea di diventare “corrieri in bicicletta”? Avete pensato subito di renderlo il vostro lavoro o c’è stato prima un passaggio “no profit”?

    EcoBike Courier nasce come idea nel 2010 e viene partorito nel dicembre 2011 con le prime consegne nel periodo natalizio. In questo periodo attraversiamo diverse fasi: il circuito Crea Impresa della Provincia, piano d’impresa, studio e molta documentazione sul settore e realtà simili.

    In cosa consiste la vostra attività? Quali requisiti bisogna avere per collaborare con voi?

    Il nostro core business sono le consegne. Gli elettrocorrieri sono al servizio di professionisti e aziende: recapitiamo plichi, documenti, materiale pubblicitario e piccoli colli, in modo veloce, sicuro e pulito. Inoltre abbiamo appena lanciato il servizio di ‘biciclette pubblicitarie’. Pubblicità errante, innovativa e molto apprezzata per la novità che propone.

    Per le prossime elezioni due liste di candidati consiglieri comunali hanno scelto Ebc come loro veicolo promozionale, così come alcuni commercianti hanno già prenotato le bici per promuovere le loro attività e i loro prodotti.

    Diteci almeno tre ragioni per cui la bicicletta è un mezzo di trasporto preferibile a quelli a motore.

    Crea reale benessere: i benefici sull’umore, sul fisico e sulla salute sono assoluti. Per spostamenti urbani è il mezzo più rapido: (trofeo tartaruga Legambiente). Economico (no benzina, bollo, parcheggio a pagamento, assicurazione).

    Genova è una città molto attiva sul fronte del movimento su due ruote, con progetti come Bike Sharing, il Club Amici della Bicicletta e realtà legate alle bici a pedalata assistita. Questo nonostante sia una città in apparenza “ostile” ai ciclisti a causa della sua conformazione geografica, spesso fatta di saliscendi. Come si spiega questo contrasto?

    Bike Sharing capitolo a parte. Il fatto che Genova non sia ciclabile è un luogo comune e un retaggio assurdo. Oggi mezzi come la bicicletta a pedalata assistita annullano il problema salite, mi piace sempre definirla ‘motorino da passeggio’. Piuttosto il problema è politico. Nulla o quasi viene fatto dall’amministrazione per favorire la ciclabilità. Esisterebbero interventi semplici e mirati che a costo praticamente nullo farebbero esplodere il movimento.

    Oggi più che mai si avverte l’esigenza di crearsi da soli il proprio lavoro, a fronte della difficile situazione in cui ci troviamo. Cosa vi sentite di consigliare a chi ha un’idea ma non sa da dove iniziare per svilupparla?

    Ricette non esistono. Avere il coraggio di assecondare la propria idea è però indispensabile. Se un giorno alzandoti dal letto senti che la lampadina si è accesa buttati, informati, studia, attaccati al telefono e condividi quello che fai. Fai rete e cerca, ci sono molte più persone di quelle che pensi pronte ad ascoltarti e ad aiutarti. Fai rete!

    Marta Traverso

     

  • “Corrente in Movimento”, riparte da Genova il Giro d’Italia a zero emissioni

    “Corrente in Movimento”, riparte da Genova il Giro d’Italia a zero emissioni

    Questa mattina alle ore 10 presso l’auditorium del Galata Museo del Mare si è tenuto il primo seminario sulle Smart city (“Laboratorio Smart City”) e in contemporanea, presso la scuola primaria Thouar di Genova Prà, il laboratorio in collaborazione con il Festival della Scienza.

    Con questo appuntamento prende ufficialmente il via l’edizione 2012 di Corrente in Movimento, un insieme di iniziative promosse dell’omonima associazione di Perugia che l’anno scorso ha girato l’Italia in auto elettrica dimostrando che è già possibile viaggiare nel nostro Paese senza emettere un grammo di CO2 (il 22 maggio 2011 la carovana elettrica fece tappa anche a Genova). Quest’anno l’associazione Corrente in Movimento proporrà un progetto articolato in due fasi, quella più teorica che prevede principalmente convegni e una più “pratica” con una serie di laboratori nelle scuole, in collaborazione con il Festival della Scienza di Genova.

    La decisione della rinomata associazione di partire con la nuova edizione proprio da Genova, testimonia quanto la nostra città si stia dimostrando all’avanguardia per quanto riguarda la sostenibilità: «Genova città “smart”, efficiente e sostenibile – scrive l’associazione in una nota –  un punto di arrivo e, allo stesso tempo, un percorso di sperimentazione e progettazione. Un “laboratorio” che, fin dall’approvazione due anni fa del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (prima città in Europa), ha visto il capoluogo ligure all’opera per il raggiungimento del cosiddetto obiettivo “20-20-20”: entro il 2020 ridurre le emissioni a effetto serra del 20% e al tempo stesso di aumentare la quota di energie rinnovabili e l’efficienza energetica del 20%.»

    Le prossime iniziative di Corrente in Movimento:
    Dopo l’appuntamento genovese, Corrente in Movimento proseguirà a Napoli (11 maggio), Venezia (18 maggio) e Roma (25 maggio). Poi, a settembre, prenderà il via la seconda parte del progetto 2012, per portare nelle piazze italiane (sempre in collaborazione con il Festival della Scienza e con carpooling.it) il “villaggio dell’innovazione”, uno spazio in cui far confluire idee, progetti, prototipi e pratiche di sostenibilità ed efficienza energetica. Anche in questo caso si ripartirà da Genova, il 14 e 15 settembre, per poi proseguire a Milano (21-22 settembre), Roma (28-29 settembre), Napoli (5-6 ottobre) e concluderà a Siracusa, con un convegno il 12 ottobre. Il “villaggio dell’innovazione” sarà anche la vetrina ideale per i vincitori dei due concorsi lanciati da Corrente in Movimento in queste settimane (e che si chiuderanno il 15 luglio): “Rinnoviamo le città”, concorso di idee per trasformare i centri del Bel Paese e per renderli sempre più sostenibili, attraverso l’efficientamento energetico dei loro spazi ed edifici; e “Obiettivo zero”, per raccontare attraverso gli scatti di una macchinetta fotografica esempi di mobilità sostenibile, di utilizzo di fonti rinnovabili e di buone pratiche attive nelle nostre città (Per maggiori informazioni sul programma e sui concorsi www.correnteinmovimento.it).

    Foto di Diego Arbore

  • Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    Strade sempre pulite: il progetto di un cittadino presentato ai candidati sindaco

    “Strade sempre pulite” è un progetto ideato da un privato cittadino, un pensionato genovese che con passione e dedizione dal 1993 si dedica alla realizzazione di un sogno che, volenti o nolenti, riguarda ognuno di noi: l‘impegno della cittadinanza tutta per la tutela dell’ambiente.

    In questi 19 anni di attività, Piero Carini, questo il suo nome, si è battuto per diffondere l’educazione ambientale fondata innanzitutto sulla partecipazione attiva dei cittadini. Ha promosso lezioni nelle scuole coinvolgendo rappresentanti di diverse religioni (buddista, ebraica, cristiana e musulmana) con lo scopo di illustrare gli insegnamenti delle religioni sulla tutela dell’ambiente e ha dato vita ad un corposo “vademecum” contenente non solo regole comportamentali da rispettare, ma anche idee e proposte, interventi di esperti interpellati dallo stesso Carini e persino citazioni da testi sacri.

    Il suo progetto prevede innanzitutto l’ufficializzazione di un principio-norma: “Ognuno ha il dovere di salvaguardare l’ambiente e il diritto – dovere di chiedere cortesemente ai trasgressori l’azione correttiva”.

    In particolare al Comune di Genova, nella persona del futuro sindaco, il vulcanico 74enne genovese chiede la collaborazione nella redazione, in accordo con Amiu, del definitivo vademecum suddiviso per tipo di utenza (età, capacità, tempo a disposizione ecc…) da consegnare alla cittadinanza e il sostegno nella ricerca di pensionati volontari  per il ruolo di “Educatori Ambientali”, ovvero cittadini che operano sul territorio con compiti precisi quali  l’insegnamento nelle scuole e, soprattutto, il monitoraggio del proprio quartiere con attività di supporto quotidiano ai cittadini volta a controllare e, quando è il caso, correggere educatamente il comportamento per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, dalla rimozione delle deiezioni canine sino alla raccolta differenziata.

    In cambio, i volontari dovranno ricevere dal Comune un “pacchetto sconti/agevolazioni” per alcuni servizi da concordare, come ad esempio la tassa stessa sui rifiuti.

    In occasione delle imminenti elezioni amministrative, Carini sta proponendo all’attenzione dei candidati sindaco il progetto chiedendo ad ognuno di firmare un impegno scritto per la realizzazione di “Strade sempre pulite” in caso di insediamento a Tursi. Ad oggi è arrivata la firma di Enrico MussoGiuseppe Viscardi, Roberto Delogu, Armando SiriSimohamed Kaabour, Giuliana Sanguineti, Susy De Martini ed Edoardo Rixi.

     

    Foto di Diego Arbore

  • Treno verde: arriva a Genova per promuovere le buone pratiche ambientali

    Treno verde: arriva a Genova per promuovere le buone pratiche ambientali

    È Genova la quinta fermata nella tabella di marcia del Treno Verde, la storica campagna di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane, che ha lo scopo di rilevare lo stato d’inquinamento atmosferico e acustico nelle città del nostro Paese. La campagna, giunta alla ventitreesima edizione, è realizzata con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e con il contributo di Enel Green Power.

    Per monitorare, informare, sensibilizzare, educare e promuovere le buone pratiche di tantissime città verso la sostenibilità ambientale e la qualità della vita, dal 23 al 27 marzo il Treno Verde sosterà nella stazione ferroviaria di Piazza Principe presso il binario 19 .

    Il convoglio ambientalista quest’anno offre a studenti, cittadini, istituzioni ed associazioni l’opportunità di incontrarsi e confrontarsi per scoprire la città del futuro, grazie ad un percorso mostra interattivo e multimediale articolato in tre carrozze e ad un’interessante programma di incontri e dibattiti organizzati ad hoc. Aperto gratuitamente a tutti i visitatori, il Treno Verde riserverà ai più piccoli, ed in particolare alle scolaresche, lo spazio mattutino, mentre nel pomeriggio, la mostra itinerante del Treno sarà a disposizione del pubblico.

    A bordo della prima carrozza i visitatori avranno la possibilità di intraprendere un percorso simulato per raggiungere il proprio quartiere e la propria abitazione sperimentando diverse soluzioni, le vincenti saranno le più sostenibili ovvero quelle che permettono di risparmiare stress ed emissioni di CO2, nonché di recuperare tempo e denaro. Entrando nella seconda carrozza, con l’ausilio di ben 10 aree tematiche, si continua il viaggio nell’evoluzione architettonica e urbanistica di una città contemporanea, seguendo i canoni adottati in moltissimi centri urbani in tutto il mondo, basati su pratiche a basso impatto ambientale e ad alta efficienza energetica. Nella terza carrozza il focus passa dalla città all’ambiente domestico trasformando le abitudini ad esso collegate in un micro mondo sostenibile caratterizzato da bassi consumi energetici e da prodotti eco – friendly.

    Per tenere alta l’attenzione sull’inquinamento atmosferico e acustico il Treno Verde porrà sotto osservazione la città di Roma, avvalendosi del Laboratorio Mobile di Rete Ferroviaria Italiana, (Struttura Operativa Laboratori di Prove e Misure), la società dell’infrastruttura del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che analizzerà i livelli di rumore e smog sostando per 72 ore consecutive in via Lazzaro Papi in prossimità del civico n. 17.

    Il programma della tappa ligure:

    Venerdì 23 marzo:

    Ore 9.00: Partenza del Trofeo Tartaruga in Via Fiumara all’ingresso di Levante del Centro Commerciale. L’arrivo è previsto alle ore 9.15 presso il Treno Verde in sosta al binario 19 della stazione di Piazza Principe. Una speciale gara di mobilità che vedrà sfidarsi nel traffico diversi mezzi di trasporto per capire quale, tra quelli che concorrono, sia il mezzo più conveniente in termini di velocità, minori emissioni di CO2 nonché di risparmio economico. A partecipare per le strade di Genova in auto modalità car sharing, Marco Silvestri, Genova Car -sharing, con un auto vettura privata Debora Baldisser, Legambiente Liguria, in scooter Elena Dini, Direttrice Legambiente Liguria, a bordo dell’autobus urbano Elisa Mina e Gabriele Dagata, Legambiente Liguria. Le due ruote saranno rappresentate nel Trofeo in tre modalità, sulla bicicletta tradizionale Giacomo Ceccarelli e Andrea Podestà, Legambiente Liguria, sulla bicicletta pieghevole, Andrea Casalino, esponente FIAB, e in bici elettrica Ivan Azzaro e Francesco Armellino di Eco bikes.

    Sabato 24 marzo:

    Ore 16.00: Convegno: “Quanti colori può avere l’economia? Blu, brown, green…” . A bordo della carrozza conferenze del Treno Verde, in sosta al binario 19 della stazione ferroviaria di Piazza Principe.

    Lunedì 26 marzo:

    Ore 11.30: Conferenza stampa Patto dei Sindaci e presentazione dei Gruppi Acquisto Solare a bordo della carrozza conferenze del Treno Verde, in sosta al binario 19 della stazione ferroviaria di Piazza Principe.

    Alle ore 18.00: Convegno: “Il Treno e la bici per un turismo ecosostenibile in Liguria” a bordo della carrozza conferenze del Treno Verde, in sosta al binario 19 della stazione ferroviaria di Piazza Principe.

    Martedì 27 marzo:

    Alle ore 11:00 presso la carrozza conferenze del Treno Verde in sosta al binario 19 della stazione Piazza Principe di Genova si terrà la conferenza stampa finale di tappa in cui saranno presentati i risultati del monitoraggio sull’inquinamento atmosferico e acustico di Genova, rilevati dal Laboratorio Mobile di Rete Ferroviaria Italiana, (Struttura Operativa Laboratori di Prove e Misure) e dall’equipaggio del Treno Verde.

    La mostra a bordo del Treno Verde, che sosterà al binario 19 della stazione di Piazza Principe è aperta dal 23 al 27 marzo, dalle 8:30 alle 14:00 per le classi prenotate e dalle 16 alle 19, domenica esclusa, per tutti i cittadini. L’ingresso è gratuito.

    A bordo del Treno Verde per i cittadini sarà possibile firmare la petizione per salvare il trasporto pubblico locale in Liguria.

     

     

  • La Formica: uno spazio per fare acquisti aiutando l’ambiente

    La Formica: uno spazio per fare acquisti aiutando l’ambiente

    eco formica genovaForse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano“.

    Il brano da Le città invisibili di Italo Calvino che parla di Leonia, la città che vive dei propri rifiuti, è uno dei cavalli di battaglia intorno a cui ruota il negozio La Formica di via Trebisonda.

    Inaugurato il 17 settembre 2009, è uno spazio dedicato a prodotti di qualità e rispettosi dell’ambiente. Ce lo racconta Filippo Repetto.

    Di cosa vi occupate a La Formica? Quali prodotti trattate?

    L’articolo più venduto è senza dubbio il detersivo alla spina: abbiamo due linee, una “tradizionale” e una biologica, che coprono una serie di prodotti che va al detersivo per i piatti, sgrassatore per superfici, ammorbidente e così via.

    Da quando abbiamo aperto abbiamo riempito 24.178 barattoli: le persone comprano un barattolo di plastica la prima volta, poi le  successive vengono qui da noi con il barattolo vuoto e noi lo riempiamo. Ci ha colpiti molto il fatto che così tante persone si impegnano a uscire di casa con i barattoli vuoti, senza gettarli via e ricomprarli ogni volta: magari li lasciano in macchina o nel bauletto del motorino, passano da qui prima o dopo il lavoro e li riempiono. Lo stesso vale per i pensionati, che magari non sono più in grado di reggere pesi e dunque vengono qui più volte, portando un barattolo per volta.

    Cosa vi ha spinto a creare un luogo come questo?

    Noi ci carichiamo di domande e tramutiamo queste domande in una ricerca di prodotti. Il negozio è un modo “leggero” di comunicare domande e risposte: i nostri clienti sono molto diversi tra loro, alcuni sono più interessati e informati riguardo i temi dell’ecologia, altri vogliono solo (per esempio) comprare detersivi che costano meno rispetto al supermercato.

    Chi è interessato a seguire attivamente questi temi ha tante fonti a disposizione: le fiere dedicate alla sostenibilità come Fa la cosa giusta, il web, il passaparola e così via. Quello che noi abbiamo scelto di fare è proporre questi temi attraverso la normalità del negozio, e attraverso questa formula possiamo parlare a più persone possibile.

    Esistono degli standard che regolano la qualità dei vostri prodotti?

    Ci sono varie certificazioni nazionali e comunitarie che determinano l’impronta ecologica di un prodotto, basate su vari criteri: l’utilizzo di componenti non inquinanti o nocive, un processo di produzione a basso impatto sull’ambiente, l’assenza di trattamenti su animali. Parole come “ecologico”, “bio” o “sostenibile” di per sé possono voler dire tutto e non voler dire niente.

    Per esempio l’Italia è il Paese europeo che ha il maggior numero di prodotti a marchio Ecolabel, ma solo perché è arrivata “tardi” e altri Paesi come Germania e Svezia hanno superato Ecolabel creando propri marchi che hanno ottenuto un riconoscimento dall’Unione Europea.

    Al di là degli standard, che sono molto importanti dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ogni prodotto ha una sua peculiarità e sono diverse le motivazioni che spingono le persone a comprarli. Nel caso ad esempio dei detersivi alla spina le variabili possono essere il prezzo più basso, l’utilizzo da parte di persone con allergie o problemi dermatologici, la necessità di un prodotto che funziona bene e che sia più durevole nel tempo, e così via. Non tutti coloro che comprano i nostri prodotti lo fanno perché la loro priorità è voler difendere l’ambiente.

    A vostro parere la cultura dell’ecologia è radicata nelle persone? Cosa si potrebbe fare?

    Qui vendiamo un libro di Roberto Cavallo che si chiama Meno 100 chili, in cui l’autore mette a confronto la generazione di suo nonno e quella di suo figlio: il libro spiega come nelle generazioni passate fosse assolutamente normale usare un prodotto fino al logoramento, mentre la cultura di adesso è più orientata verso l’usa e getta. La cultura del riciclo è anzitutto cultura del buon senso: se uno Stato si trova costretto a imporla per legge, vuol dire che a monte manca qualcosa.

    Ti faccio l’esempio della plastica: tantissime persone demonizzano i sacchetti di plastica e scelgono altri materiali come il Mater-bi. Questo va benissimo, ma in realtà non è da escludere la possibilità di usare sacchetti di plastica, sarebbe sufficiente usarli e riutilizzarli fino a che sia possibile. Per questa ragione in negozio ritiriamo i sacchetti di plastica usati e li riusiamo per i clienti che ne hanno bisogno. Nessun materiale e nessun prodotto va demonizzato, tutto è lecito purché sia usato con intelligenza: il cambiamento è prima di tutto nella nostra testa.

    Siete molto attivi sul web, con un sito e una pagina Facebook. Trovate che Internet sia uno strumento utile per diffondere il vostro messaggio?

    Ormai in nessun caso si può prescindere da Internet, ma il nostro obiettivo che online e offline si completino a vicenda: su Facebook abbiamo oltre 900 fan e la maggior parte di loro è diGenova, ma cerchiamo comunque di trattare temi che non si limitino alla pubblicità di quello che vendiamo. Un esempio molto diffuso recentemente è l’how to, ossia siti e blog che nascono per spiegare “come fare le cose”.

    Frequentare il nostro negozio segue la stessa logica del frequentare un blog: ci può essere una transazione economica, ma c’è anzitutto uno scambio umano. Con la differenza che un negozio accoglie chi non ha mai letto un blog o non li consulta abitualmente.

    Marta Traverso

  • Tutti al buio per l’ambiente: il Fai aderisce al progetto del WWF Earth Hour 2012

    Tutti al buio per l’ambiente: il Fai aderisce al progetto del WWF Earth Hour 2012

    Luoghi simbolici sparsi in ogni angolo del mondo uniti in un gesto di svolta sostenibile. Il FAI aderisce al grande evento globale del WWF Earth Hour 2012 che coinvolge concretamente cittadini, istituzioni e imprese invitando tutti a spegnere le luci per dare un segno concreto di sfida al cambiamento climatico.

    Tanti i Beni che saranno al buio dalle 20.30 alle 21.30 di mercoledì 31 marzo 2012: dal Monastero di Torba a Villa dei Vescovi, da Villa del Balbianello a Villa Panza, e tanti altri.

    Il Castello di Avio, il Castello della Manta, il Monastero di Torba, Parco Villa Gregoriana, Villa del Balbianello, Villa Panza e Villa dei Vescovi, saranno uniti da un comune senso ecosostenibile al Palazzo Ducale di Venezia, Palazzo Vecchio a Firenze, il Pirellone a Milano, e il Duomo di Santa Maria Assunta a Napoli, oltre al resto del mondo. Tanti angoli del Pianeta collegati in un unico abbraccio globale grazie a questa iniziativa che, nel tempo, ha raggiunto sempre più consensi, raccogliendo grande entusiasmo intorno a sé: nel 2011, infatti, sono stati coinvolti attivamente quasi 2 miliardi di persone, 5.200 città e centinaia di imprese e organizzazioni in 135 Nazioni.

    Nuova sfida per il futuro dell’umanità è rendere sostenibili le città e ridurre il nostro impatto sull’ambiente. Dal 2007, infatti, la maggioranza degli abitanti del Pianeta vive nelle città, fra questi l’80% è in Europa: i sistemi urbani consumano la gran parte delle risorse naturali ed emettono la maggior quantità delle emissioni che provocano il cambiamento climatico.

    Il WWF invita a reinventarsi candidandosi, entro il 29 febbraio 2012, a capitale sostenibile di Earth Hour 2012, permettendo così ai nostri Comuni di confrontarsi con città straniere, tutti impegnati nella medesima sfida.

  • R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    <<C’era una volta un mondo felice che oggi è tristeI fiumi, i ruscelli, il mare sono pieni di bottiglie di plastica. Molte strade della città sono invase dai rifiuti… Non si può proprio continuare così! Rifletto-libretto, che è sempre pieno di idee decide allora di chiamare i suoi fidati amici Ricerco-lente, Bruco-riduco, Cucchi-riciclo per capire insieme il da farsi>>, questo l’incipit della favola-gioco che il Fai, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, offre gratuitamente alle classi della scuola dell’Infanzia. In pratica un kit didattico a disposizione degli istuti scolastici – comprendente la favola-gioco e schede di laboratorioper sensibilizzare i più piccoli al rispetto dell’ambiente.

    L’obiettivo è introdurre i più piccoli ai temi dell’ambiente, del paesaggio e dei rifiuti, con tanti personaggi spiritosi realizzati con materiali di riciclo. A corollario della favola i piccoli lettori scopriranno una serie di schede-attività e mini laboratori per esprimere sensazioni e emozioni, e riflettere in modo divertente, a scuola e a casa, sul riuso e il riciclo dei rifiuti. Il progetto mira a stimolare nei più piccoli l’interesse verso stili di vita sostenibili, sviluppando un atteggiamento di “cura” nei confronti delle cose e dei luoghi.

    Il kit può essere richiesto tramite il sito www.fascuola.it o scrivendo a scuola@fondoambiente.it (fax 02 48193631 – numero verde 800 501 303). Viene inoltre distribuito – fino ad esaurimento scorte – nei Beni del FAI alle classi di scuola dell’Infanzia che partecipano a una “visita animata”.

    Il Fai infatti propone alle classi della scuola dell’infanzia speciali visite “animate” condotte all’interno dei Beni: antiche dimore, castelli, ville, abbazie, giardini e parchi. I bambini, indossati costumi “a tema” (abiti medievali all’interno dei castelli, pirati all’Abbazia di San Fruttuoso, pastori e contadine a Villa dei Vescovi…), vengono coinvolti attraverso magiche storie ambientate nel bene Fai e sono messi alla prova con giochi, indovinelli, attività di manipolazione. I percorsi fanno leva sulle emozioni e l’immaginazione e consentono di far vivere ai bambini l’atmosfera e la vita di luoghi suggestivi e di tempi antichi. Le visite si suddividono in due momenti: in mattinata la classe va alla scoperta del bene, mentre nel pomeriggio vengono realizzati laboratori che riprendono la storia raccontata precedentemente. È inoltre possibile organizzare delle feste di fine anno scolastico con la classe insieme ai genitori.

    Per prenotazioni e informazioni consultare il sito www.faiscuola.it o scrivere a visitescolastiche@fondoambiente.it (tel. 02 467615285, fax 02 48193631).

  • Sacchetti di plastica: vietati quelli realizzati con additivi

    Sacchetti di plastica: vietati quelli realizzati con additivi

    <<Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale i criteri di vera biodegradabilità dei sacchetti di plastica – questo il commento del vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, in merito all’entrata in vigore del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, che all’art. 2 aggiorna il divieto entrato in vigore dal 1 gennaio 2011 – D’ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli additivi, ampiamente diffusi nel commercio al dettaglio nel nostro Paese>>.

    Le disposizioni prevedono che <<a  decorrere  dal  31  luglio 2012, la commercializzazione dei  sacchi  non  conformi  è  punita  con  la  sanzione  amministrativa  pecuniaria  del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi  per  l’asporto  oppure  un  valore  della  merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore>>.

    <<Il decreto prevede che si possano continuare a produrre sacchetti di plastica tradizionali che siano effettivamente riutilizzabili, con uno spessore minimo di 200 micron per le buste a uso alimentare e di 100 micron per quelle destinate ad altri usi – spiega Legambiente – Al di sotto di questi spessori il sacchetto deve essere realizzato con materiali compostabili che non inquinano il processo di produzione del compost di qualità ottenuto dal trattamento dei rifiuti organici domestici>>.

    <<Grazie all’impegno rispettato dal Ministro Clini l’Italia completa nel migliore dei modi la rivoluzione iniziata con il bando dei sacchetti di plastica inserito nella finanziaria 2007, che ha già permesso una forte riduzione degli shopper usa e getta in tutto il Paese e la riscoperta della sana abitudine delle sporte riutilizzabili – conclude Ciafani – Con questa legge l’Italia si conferma paese leader al mondo nella lotta all’inquinamento da plastica e nella promozione di produzioni industriali innovative e rispettose dell’ambiente>>.

  • Ferrovie dimenticate: appello per il recupero delle linee dismesse

    Ferrovie dimenticate: appello per il recupero delle linee dismesse

    Sospeso il servizio di circa 600 chilometri di piccole ferrovie, molte altre le linee a rischio chiusura.

    Le Associazioni ambientaliste, di utenti e della mobilità sostenibile, riunite sotto l’egida di Co.MoDo. (Confederazione della Mobilità Dolce) lanciano un appello per evitare la scomparsa di tratte ferroviarie dal grande valore storico, sociale, ambientale.

    “L’emergenza finanziaria rischia di produrre un grande e ingiusto impoverimento del patrimonio nazionale di infrastrutture su rotaia – scrivono in una nota – L’orario entrato in vigore nel mese di dicembre 2011 vede il traffico passeggeri cancellato (in alcuni casi tecnicamente solo “sospeso” per sopravvenute interruzioni, che, tuttavia, possono divenire definitive) su oltre 600 chilometri della rete in gestione a Trenitalia”.

    “Tra le linee colpite c’è la bellissima Sulmona-Castel di Sangro, la più alta ferrovia italiana che costituiva una possibilità di accesso al Parco Nazionale d’Abruzzo nel pieno rispetto del paesaggio e delle compatibilità ambientali. Ma anche la Mortara-Casale-Asti, interrotta a causa di una frana presso Moncalvo – nella totale indifferenza della Regione Piemonte – itinerario che costituiva un prezioso collegamento diretto tra Milano il Monferrato e le Langhe (da notare che i binari tra Mortara e Casale sono in perfetto stato e la circolazione dei treni potrebbe essere da subito ripristinata). Oppure la breve tratta tra Castellamare e Gragnano, nella congestionatissima area metropolitana di Napoli, chiusa solo perché alcuni passaggi a livello risultavano sgraditi a certi amministratori locali. O ancora la Caltagirone-Gela, linea relativamente recente, in quanto inaugurata nel non lontano 1979 per rimediare all’isolamento della Sicilia meridionale, ed ora interrotta per il crollo di un ponte che pare nessuno si curi di ripristinare”.

    Le associazioni ritengono prioritario che “non siano abbandonate queste preziose risorse infrastrutturali, ereditate in virtù dei sacrifici delle generazioni che ci hanno preceduto e, nell’attesa di valutare caso per caso le prospettive delle singole linee (la cui gestione potrebbe anche essere messa a gara, invitando vettori nazionali ed esteri diversi da Trenitalia, come avvenuto con successo in Alto Adige per la tratta Merano-Malles) chiedono alla Presidenza del Consiglio ed al Ministro delle Infrastrutture di imporre a RFI l’onere di garantire la manutenzione ordinaria delle linee chiuse al traffico, onde non pregiudicare definitivamente le possibilità di ripristino dell’esercizio ferroviario, sia a servizio delle comunità locali, sia quale strumento di valorizzazione dell’escursionismo compatibile con la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano“.

    FIRMA L’APPELLO su www.firmiamo.it

  • Unione europea, dal 2013 stop ai detersivi tossici

    Unione europea, dal 2013 stop ai detersivi tossici

    Una decisione dell’Europarlamento sancisce il divieto dell’uso di fosfati e impone la limitazione dei composti a base di fosforo nei detersivi destinati ai consumatori.

    Gli eurodeputati a metà dicembre hanno approvato a larga maggioranza (631 voti a favore, 18 contrari e 4 astensioni) una proposta avanzata dalla Commissione europea.

    Dopo il via libera ufficiale dei Ventisette, a partire dal 30 giugno 2013una dose standard di detersivo per il bucato non dovrà contenere piu’ di 0,5 grammi di fosforo”. Su insistenza di Strasburgo, dal primo gennaio 2017 sara’ fissato anche un limite ”di 0,3 grammi per i detersivi per le lavastoviglie”.

    L’obiettivo di queste misure e’ proteggere i mari, i fiumi e i laghi europei. Se scaricati nell’acqua in dosi eccessive infatti, i fosfati – che servono per un lavaggio piu’ efficace – causano la crescita di alghe a spese di altre forme di vita acquatica.

    Occorre però sottolineare come il regolamento ”non disciplina i detergenti usati da professionisti, dal momento che non sono ancora disponibili alternative tecnicamente ed economicamente realizzabili”.

    Il commissario per l’Industria e l’imprenditorialita’, Antonio Tajani, ha espresso la propria soddisfazione per il voto di Strasburgo.

    “Le nuove norme contribuiranno a garantire la liberta’ del mercato interno dato che oggi le regolamentazioni nazionali ostacolano il commercio di questi prodotti e permetteranno un aumento della qualita’ dell’acqua e della tutela dell’ambiente in tutta l’Ue”.

  • Pannelli solari: quando l’energia pulita sporca l’ambiente

    Pannelli solari: quando l’energia pulita sporca l’ambiente

    Mille tonnellate, ovvero circa 50 mila moduli fotovoltaici rotti o comunque non più funzionanti sono in attesa di essere smaltiti.

    È quanto emerge all’indomani di Ecomondo, Fiera internazionale dello Sviluppo sostenibile, svoltasi a Rimini alcuni giorni fa, dove Ecolight, consorzio che si occupa della gestione di Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), pile e accumulatori, ha presentato il sistema integrato per la raccolta e il recupero dei pannelli solari.

    “Dai contatti che abbiamo avuto – spiega il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio – sono emersi numeri elevati. E probabilmente sono numeri in difetto rispetto alla realtà. Ci troviamo davanti a una montagna di rifiuti per i quali non esiste ancora una normativa precisa”.

    Il decreto del 5 maggio 2011, riferito al quarto conto energia, ha sancito l’obbligo per i soggetti responsabili di dotarsi di un canale corretto di smaltimento per tutti gli impianti che entreranno in funzione dal 30 giugno 2012, pena la non concessione dei contributi di incentivo. I soggetti responsabili, ovvero i produttori e gli importatori, sono chiamati ad aderire ad un consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici al termine della loro vita. Viene introdotto il principio secondo il quale chi inquina paga. Per ottemperare questo principio, il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento sono posti in capo ai produttori.

    Il fotovoltaico in Italia ha registrato una grande diffusione fin dalle prime installazioni avvenute negli anni Novanta. Ad oggi, sono oltre 54 milioni i pannelli solari in esercizio in Italia, ma non esiste nessun impianto di riciclaggio.

    Anche se la durata di un pannello fotovoltaico viene stimata intorno ai 20-25 anni, esistono già oggi molti moduli che rotti o non più funzionanti devono essere smaltiti in modo corretto.

    Ecolight ha studiato un apposito servizio tutto made in Italy per rispondere alle esigenze di recupero e smaltimento. In collaborazione con aziende partner che operano già nel settore della raccolta e del trattamento di rifiuti elettronici, è stato definito un sistema integrato di gestione di questi rifiuti garantendo il ritiro dei pannelli rotti o non più funzionanti su tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento con il recupero delle materie prime seconde e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili.

    Infatti, una volta giunto a fine vita, un normale pannello solare può ancora dare molto all’ambiente. La maggior parte dei moduli fotovoltaici è quasi interamente recuperabile. Se opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere immesse nuovamente nei cicli produttivi, facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Alcuni pannelli, inoltre, contengono tellururo di cadmio (CdTe), una sostanza particolarmente inquinante che deve essere smaltita in modo corretto.