Tag: ambiente

  • Depuratori, Liguria maglia nera: Italia condannata dall’Unione Europea

    Depuratori, Liguria maglia nera: Italia condannata dall’Unione Europea

    Gli impianti di raccolta e depurazione delle acque reflue urbane sono inadeguati in molti centri urbani del nostro Paese. L’Italia ha violato le norme europee sulla raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, non rispettando i tempi stabiliti per la loro applicazione. Lo ha sancito la Corte di giustizia europea emettendo una sentenza di condanna che obbliga la Repubblica italiana ad avviare al più presto le opere necessarie per mettersi in regola.

    Sono cinquanta i centri urbani con più di 10 mila abitanti che – a distanza di 14 anni dalla scadenza del termine previsto (il 1998) – non rispettano gli standard di legge sul trattamento delle acque reflue.
    Nella lunga lista di Comuni italiani inadempienti in materia di depurazione fognaria, la Liguria guadagna la maglia nera. I giudici europei, per quanto riguarda la nostra regione, indicano Albenga, Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Recco, Rapallo, Riva Ligure, Quinto.

    La Commissione europea è ricorsa contro l’Italia alla Corte di giustizia europea perché il nostro Paese finora non ha garantito “che le acque reflue provenienti da agglomerati con più di 10 mila abitanti siano adeguatamente trattate prima di essere scaricate in aree sensibili”. I giudici comunitari hanno dato ragione alla Commissione europea che nel 2009 avviò una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto delle norme in decine di Comuni italiani.

    La sentenza ribadisce l’obbligo per circa un centinaio di località (da Reggio Calabria e Trieste, da Rapallo a Capri, da Frascati a Porto Cesareo, da Cefalù a Ragusa) di avviare al più presto le opere necessarie per mettersi in regola con la direttiva Ue. Se così non sarà, la Commissione potrà avviare una nuova procedura d’infrazione, chiedendo questa volta allo Stato italiano di pagare delle multe.

     

    Matteo Quadrone

  • Veryschool, il progetto europeo per la gestione dell’energia nelle scuole

    Veryschool, il progetto europeo per la gestione dell’energia nelle scuole

    Energia del SoleVeryschool è una delle vie percorribili per il miglioramento della scuola. Che è, prima di tutto, un edificio. Veryschool è il progetto europeo che ha lo scopo ambizioso e nobile di realizzare un sistema di gestione efficiente dell’energia all’interno degli edifici scolastici. Tale progetto rientra nell’ambito del Programma per la Competitività e l’Innovazione che s’inscrive a sua volta nel processo più ampio di Smart City. E’ coordinato dall’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile di Modena e prevede il coinvolgimento di dodici partner in rappresentanza di otto paesi dell’Unione Europea.

    Genova è riuscita ad aggiudicarsi il finanziamento per il Veryschool e ospiterà uno dei quattro esperimenti pilota nei locali dell’Asilo Nido Nuvola, appartenente al Complesso Scolastico di Via Calamandrei a Voltri. L’intervento vedrà la luce il prossimo autunno.

    Le altre sperimentazioni saranno attuate nella città italiana di Lesa (NO), nella città di Plovdiv in Bulgaria, e a Lisbona. Questa fase pilota servirà a verificare l’efficacia del c.d. Energy Action Navigator, la piattaforma articolata che integra luci LED, simulazioni di energia e software di gestione dell’energia. Parafrasando, si tratta di uno strumento informatico che gestisce e controlla gli impianti di climatizzazione e illuminazione e la gestione energetica secondo lo standard internazionale ISO 50001. L’aspetto innovativo consiste nella capacità di suggerire azioni mirate per migliorare l’efficienza energetica di breve, medio e lungo periodo e di guidare gli utenti nella selezione dei prodotti ICT disponibili sul mercato e sui relativi costi.

    Il vantaggio è duplice: in primo luogo il risparmio energetico per gli edifici scolastici, che è previsto nell’ordine del 33% per quanto riguarda la termica e il 20% per quanto riguarda l’elettrica. In secondo luogo, come un effetto a cascata, il beneficio per la collettività e la possibilità, per esempio, di destinare le risorse risparmiate al miglioramento delle iniziative educative e delle infrastrutture a esse dedicate.

    Da notare che, nel caso dei progetti pilota, gli utilizzatori finali saranno gli unici proprietari della piattaforma: questo vuol dire che il mantenimento durante la vita del progetto viene affidato ai partner tecnologici (veri e propri fornitori in questa fase) mentre a esperimento concluso ogni responsabilità ricadrà sull’utilizzatore che nel nostro caso, trattandosi di scuola pubblica, sarà probabilmente il Comune.

    E allora bisogna porsi due propositi per il futuro prossimo: andare a toccare con mano la validità e l’efficacia di questo progetto, prima, e dopo “vegliare” sul buon utilizzo dell’innovazione introdotta. Il tutto, si spera, senza dover “scomodare” Striscia la Notizia.

     

    ​​​​​​​​​​Michele Archinà
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Liguria, comuni ricicloni: la raccolta differenziata nel 2011 ha raggiunto il 30%

    Liguria, comuni ricicloni: la raccolta differenziata nel 2011 ha raggiunto il 30%

    Rifiuti raccolta differenziataSi è conclusa la settima edizione di Comuni Ricicloni, la campagna nata nel 1994 a cui aderiscono un numero sempre maggiore di Comuni, che vedono nell’iniziativa di Legambiente un importante momento di verifica e di comunicazione degli sforzi compiuti per avviare e consolidare la raccolta differenziata, e più in generale un sistema integrato di gestione dei propri rifiuti.

    L’iniziativa di Legambiente, patrocinata dal Ministero per l’Ambiente, in collaborazione con Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi, premia le comunità locali, amministratori e cittadini, che hanno ottenuto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti: raccolte differenziate avviate a riciclaggio, ma anche acquisti di beni, opere e servizi, che abbiano valorizzato i materiali recuperati da raccolta differenziata.

    I dati relativi alla Liguria dimostrano che il valore medio della raccolta differenziata si attesta al 30%, un buon risultato considerando il dato di partenza, ossia il 17% nel 2005: si registra così un incremento medio annuo di 3 punti percentuali. Sono 9 i Comuni che raggiungono e superano gli obiettivi di legge previsti per il 2011 (45%), quasi tutti localizzati nelle province di Savona, Imperia e Genova.
    Nella classifica dei Comuni Ricicloni compie un notevole balzo in avanti il Comune di Garlenda, con il 75,44% di raccolta differenziata, registrando un incremento di oltre il 51%, che consente di passare direttamente al primo posto dall’88° di solo un anno fa.
    Garlenda, e il Comune di Noli con l’72,81% di differenziata, sono dei veri e propri fuoriclasse, in grado di anticipare persino l’obiettivo del 65% che la legge pone per fine anno.

    I risultati dei quattro Capoluoghi di Provincia non sono ancora sufficienti ma tuttavia incoraggianti: al primo posto si colloca La Spezia con il 35,27%, al secondo Genova con il 30,99%, terzo posto per Imperia con il 24,53%, e in ultimo Savona con il 21,85%.

    Solo 9 comuni rientrano nell’obiettivo di raccolta differenziata –  il 45% sul totale dei rifiuti prodotti – del Testo Unico Ambientale (d.lg. 152/2006) e solo 2 di essi superano il 65%, valore da raggiungere entro il 31/12/2012

    «I dati dimostrano che bisogna ancora lavorare con le amministrazioni pubbliche per orientarle verso una “rivoluzione culturale”, qual e’ la raccolta differenziata», dichiara Stefano Sarti, Vicepresidente di Legambiente Liguria.

    «Il cammino è ancora lungo ma un dato è certo – dichiara Renata Briano, Assessore all’Ambiente della Regione Liguria – la percentuale di raccolta differenziata in Liguria è in costante aumento. Le iniziative messe in campo dalla Regione e la crescente sensibilità degli enti locali e dei cittadini costituiscono le principali spinte verso una gestione dei rifiuti più attenta e più consapevole. Migliorare si può e i buoni esempi sono lì a dimostrarlo: diversi, infatti, sono i Comuni liguri che hanno raggiunto risultati in linea con le realtà più virtuose a livello nazionale».

    «Questa manifestazione, che noi supportiamo da anni, ha come obiettivo quello di incoraggiare tutte le realtà comunali che si impegnano nella corretta gestione dei rifiuti di imballaggio – afferma Pier Luigi Gorani, dell’Area Rapporti col Territorio CONAI – La Liguria sta andando nella direzione giusta e in questo processo virtuoso, in cui il cittadino ha un ruolo centrale, CONAI si fa garante dell’avvio a recupero e riciclo dei materiali di imballaggio (acciaio, alluminio, carta, plastica, legno e vetro) provenienti dalla raccolta differenziata e conferiti al Sistema Consortile».

    La conferenza è stata anche l’occasione per ribadire il supporto a favore del Comune di Monterosso, da parte di CONAI, per l’acquisto delle attrezzature per la raccolta differenziata nei luoghi pubblici del comune ed è un piccolo passo per il ritorno alla normalità, anche nel campo della raccolta e separazione dei rifiuti domestici, dopo la disastrosa alluvione del 25 ottobre 2011. Il riconoscimento a Monterosso fa parte di un’operazione di intervento straordinario promosso da Conai che ha consentito di erogare attraverso un protocollo di intesa firmato a novembre del 2011 con la Provincia della Spezia ed il gestore del servizio rifiuti Acam Spa, oltre 200 mila euro a favore del ripristino delle attrezzatture necessarie alla raccolta differenziata dei rifiuti.

  • Porto: terminati i lavori per l’impianto fotovoltaico nel cantiere San Giorgio

    Porto: terminati i lavori per l’impianto fotovoltaico nel cantiere San Giorgio

    In questi giorni sono terminati i lavori per l’installazione di un nuovo impianto fotovoltaico presso il cantiere navale di San Giorgio del Porto.

    Un impianto fotovoltaico da 100 kW assicurerà una percentuale importante del fabbisogno elettrico di questa storica area portuale  – che si estende su una superfice di oltre 33 mila metri quadrati, di cui 5.800 coperti, con 1.150 metri lineari di ancoraggio debitamente equipaggiati – dedicata alle riparazioni navali.

    L’installazione – la prima nell’area delle riparazioni navali del porto di Genovagarantirà al cantiere, annualmente, un risparmio energetico pari a circa il 30% degli attuali consumi strutturali (officina, illuminazione banchine, uffici) ed un beneficio ambientale stimabile in circa 73,5 tonnellate in meno di anidride carbonica.

    I moduli fotovoltaici – 320 pannelli in silicio policristallino e 136 nastri in silicio amorfo, per una superficie complessiva di circa 1.500 m2 – sono stati posizionati in totale integrazione con la copertura del cantiere e assicurano una produzione annuale di energia di circa 110.000 kWh.

    La realizzazione del nuovo impianto, del valore complessivo di circa 500 mila euro, si inserisce nelle politiche ambientali di San Giorgio del Porto (il cantiere è certificato ISO 14001) e segue le linee guida promosse dall’Autorità portuale nell’ambito del Piano energetico ambientale del Porto di Genova.

  • Italia Nostra, Puc: dibattiti pubblici per evitare il rischio di nuove Acquasola

    Italia Nostra, Puc: dibattiti pubblici per evitare il rischio di nuove Acquasola

    Per far conoscere il suo punto di vista sul Puc (Piano Urbanistico Comunale), adottato sul finire dell’anno scorso dall’ex Giunta di Marta Vincenzi, l’associazione ambientalista Italia Nostra organizza per oggi pomeriggio alle ore 18, presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, un incontro pubblico volto a stimolare un confronto costruttivo che favorisca il coinvolgimento dei cittadini in merito al futuro assetto urbanistico della città.

    In questa occasione saranno illustrate le osservazioni al Puc presentate da Italia Nostra e sulle quali – prima la giunta e successivamente il consiglio comunale – saranno chiamati a pronunciarsi nei prossimi mesi, decidendo se accoglierle o meno.
    «Si tratta di una sorta di servizio che forniamo ai consiglieri, molti dei quali sono alla loro prima esperienza come amministratori pubblici – spiega Andrea Bignone, Italia Nostra – Nel Puc ci sono diversi aspetti migliorabili e, considerando che il piano accompagnerà la crescita della città per i prossimi 10 anni, secondo noi è necessario stimolare la partecipazione attiva della cittadinanza nei processi decisionali».

    Innanzitutto si parlerà dei Distretti di Trasformazioneben 38 quelli previsti nel Puc – ambiti particolari in cui non esistono prescrizioni precise e soprattutto si sconta l’assenza della necessaria trasparenza. «All’interno dei Distretti di Trasformazione, in realtà, esistono già alcuni progetti – sottolinea Bignone – il problema è che non vengono palesati. Il rischio è di ritrovarsi, nel prossimo futuro, con esempi di gestione sul modello degli Erzelli, ovvero senza nessun coinvolgimento dei cittadini. Noi, invece, vorremmo che tutto fosse fatto alla luce del sole, organizzando dei veri e propri momenti di dibattito pubblico».

    Inoltre esiste anche un altro pericolo, come spiega ancora Bignone «Nel Ponente troviamo 6 Distretti di Trasformazione nel raggio di pochi Kilometri. In questo caso manca una visione organica. Considerati gli interessi dei privati rischiamo di veder replicati, in un’area dall’estensione limitata, i medesimi insediamenti, siano essi centri commerciali oppure parcheggi. Questo perché il Puc fornisce solo prescrizioni di massima che lasciano spazio a diverse interpretazioni. Secondo noi bisogna prevedere dei cosiddetti “progetti norma” che regolino i rapporti tra i vari Distretti».

    Un altro aspetto su cui punta il dito Italia Nostra, è quello dei centri storici. Al plurale perche Genova è una città policentrica mentre il Puc sembra dimenticarsene «L’attenzione, infatti, è rivolta esclusivamente sul centro storico “principale” – spiega Bignone – La consapevolezza di avere a che fare con una città con tanti centri storici è un elemento fondamentale. Vuol dire in concreto difendere il nostro patrimonio, ad esempio istituendo zone dove sviluppare la “mobilità dolce”, modificando gli stessi stili di vita dei cittadini che vivono in queste aree».

    Infine due questioni rilevanti – due “potenziali nuove Acquasola le definisce Italia Nostra – due interventi urbanistici decisamente invasivi che insistono su aree di pregio storico, ovvero quella di Valletta Carbonara a Castelletto, la zona sotto circonvallazione a monte di proprietà dell’Istituto Brignole, un Distretto di Trasformazione in cui il Puc prevede la possibilità di realizzare parcheggi e l’area di Salita della Misericordia, in centro città vicino a via San Vincenzo, un ambito speciale dove l’ex amministrazione ha previsto la costruzione di box interrati sviluppati su 7 piani.

    Per quanto riguarda Valletta Carbonara «Chiediamo alla nuova amministrazione di cancellare qualunque previsione di nuove costruzioni – spiega Bignone – e di lasciare al loro posto le serre comunali (ospitate in una parte del terreno di proprietà dell’Istituto Brignole, ndr) oppure favorire una riqualificazione dell’area destinandola alle esigenze del quartiere, sviluppando iniziative in collaborazione con cittadini e comitati».

    Per Salita della Misericordia, invece, Italia Nostra chiede al Comune di bloccare l’iter dei lavori per i box «Questo è uno degli ultimi polmoni verdi rimasti nel centro città ed è anche un’area di interesse dal punto di vista archeologico, grazie alla presenza di elementi storici della vicina Villa Sauli – conclude Bignone – Noi speriamo che l’attuale amministrazione faccia un passo indietro rispetto alla scelta fatta da quella precedente. In caso contrario, per evitare uno scempio come quello dell’Acquasola, siamo pronti a fare ricorso al Presidente della Repubblica, seguendo la procedura prevista dalle norme per la tutela del patrimonio storico».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Regione Liguria: nuovi strumenti tecnologici per prevenire il rischio idrogeologico

    Regione Liguria: nuovi strumenti tecnologici per prevenire il rischio idrogeologico

    Un progetto, messo a punto dall’agenzia regionale di protezione ambientale in collaborazione con il Comune di Genova, che si basa sul potenziamento del sistema d’allerta del rischio idrogeologico, per la prima volta renderà possibile trasmettere in rete, in tempo reale, i dati sul livello dell’acqua: i sensori, infatti, saranno collegati con un sistema di allarme, attraverso sirene e pannelli collocati sul torrente Fereggiano ed in altre parti della città, che forniranno immediatamente il quadro della situazione.

    «Abbiamo aderito alla filosofia con cui è stata lanciata la raccolta fondi, attraverso il concerto “Una mano per Genova” del 20 dicembre scorso al 105 Stadium, organizzato da Gino Paoli, elaborando un progetto di protezione civile che ci consente di sperimentare sulla Val Bisagno e sul rio Fereggiano nuovi strumenti tecnologici molto avanzati», così ha affermato l’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, Renata Briano, intervenendo questa mattina alla presentazione del progetto regionale, messo a punto grazie ai finanziamenti di 101.812,50 euro raccolti dal Live Aid organizzato da Gino Paoli, in collaborazione con Duemilagrandieventi, che ha visto la partecipazione di grandi protagonisti della spettacolo e della musica italiana.

    Il piano è stato redatto sulla base dello studio di fattibilità sulla mitigazione del rischio esondazione nei torrenti Bisagno e Fereggiano, realizzato dall’ingegner Emanuele Codacci Pisanelli. Attraverso il finanziamento saranno realizzate 4 nuove stazioni di rilevamento del livello dell’acqua che si andranno ad aggiungere alle 10 già presenti sul Bisagno e sul Fereggiano.

    Oltre a sirene e pannelli collocati sul torrente Fereggiano, altri pannelli a messaggio variabile connessi al sistema informativo dell’agenzia regionale di protezione ambientale, saranno collocati in città, per comunicare tempestivamente alla popolazione quanto sta avvenendo. 

    «Nuovi trumenti tecnologici molto avanzati che ci consentiranno di avvisare immediatamente i cittadini – ha spiegato l’assessore Briano – Inoltre la Regione ha stanziato ulteriori 100.000 euro per estendere la sperimentazione in altre parti del territorio, secondo le priorità di rischio».

    Contestualmente alle iniziative sulla prevenzione – che saranno operative entro l’autunno – Regione Liguria e direzione scolastica regionale, daranno il via al “progetto scuole”, con il coinvolgimento di tutti i presidi, per diffondere il più possibile la cultura della prevenzione del rischio e i comportamenti conseguenti. «Insieme all’assessorato alla formazione – ha concluso Briano – da settembre avvieremo un percorso con le scuole liguri, tramite incontri e giornate formative, sulle tematiche del rischio e dell’allerta idrogeologico».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Genova Smart City: gli obiettivi concreti e le prospettive future

    Genova Smart City: gli obiettivi concreti e le prospettive future

    GenovaA due anni dalla candidatura di Genova al progetto Smart City–Città intelligente, fortemente voluto dall’ex sindaco Marta Vincenzi, abbiamo provato a tracciare un bilancio di quello che è ancora un percorso lungo, un work in progress, il cui scopo primario è la diffusione di buone pratiche e la disseminazione sul territorio di tecnologie innovative che dovranno essere replicate autonomamente dalle singole città “intelligenti” coinvolte.

    Smart city è una sfida che l’Unione Europea ha lanciato alle città proponendo loro di attuare tutte quelle azioni in grado di combinare simultaneamente competitività e sviluppo urbano sostenibile. L’obiettivo è quello di ottenere una città che attiri gli investitori stranieri e contribuisca allo sviluppo dell’imprenditoria locale, grazie all’incremento di tecnologie pulite ed efficienti e soprattutto a bassa emissione di CO2.
    «Smart city è una città che vuole migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti attraverso lo sviluppo sostenibile, l’alta tecnologia e la ricerca legata all’innovazione – spiega Gloria Piaggio, coordinatrice di Genova Smart City – Fondamentale è avere una visione chiara della Genova del futuro, una realtà mediterranea rispettosa delle categorie più fragili, che punta sulla semplificazione e la trasparenza».
    «Non parlerei di “progetto”, bensì di un processo che si pone l’obiettivo di trasformare la città – continua Piaggio – Per raggiungerlo esistono i progetti europei ma non solo. Occorre anche stimolare i cittadini a modificare i propri comportamenti attraverso attività di formazione, sensibilizzazione e comunicazione».

    Ma per avviare il processo è necessaria una pianificazione strategica integrata, garantita da un soggetto che coordini tutte le attività, con la cabina di regia saldamente affidata al Comune di Genova.
    Nel novembre 2010, proprio a questo scopo, è stata creata l’associazione Genova Smart City, alla quale hanno aderito istituzioni, associazioni, centri di ricerca, università, imprese ed altre organizzazioni pubbliche o private che, condividendo lo spirito del progetto, intendono contribuire con azioni e proposte mirate ad uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente.
    Le aziende che partecipano sono una sessantina – tra le altre Enel, Ansaldo Energia, ABB, Ericsson, Siemens, Telecom, Toschiba – compresi alcuni enti pubblici come Provincia di Genova, Università di Genova, Confindustria, Assedil-Ance, S.I.I.T Distretto Tecnologico, ARE-Agenzia Regionale per l’Energia. E non mancano le banche: Unicredit, Intesa San Paolo, Banca di San Giorgio, Banca Carige.
    «Tutte le imprese hanno confermato l’adesione per il secondo anno», spiega Piaggio.
    A onor del vero però, c’è anche una grande esclusa, parliamo di una realtà importante, ovvero IBM «Con la quale stiamo parlando per cercare di reintegrarla – sottolinea la coordinatrice di Genova Smart City – Noi alle aziende chiediamo una compartecipazione. Se condividono i nostri obiettivi è possibile creare una preziosa sinergia con un ritorno economico anche per loro».
    Il primo risultato – che consente a Genova di entrare “ufficialmente” nel circuito Smart City – è stato raggiunto nel febbraio di quest’anno, quando le tre proposte presentate dalla città di Genova sono risultate vincitrici in tutti e tre gli ambiti – “pianificazione strategica sostenibile delle città”, “riscaldamento e raffreddamento”, “efficientamento energetico degli edifici” – del bando “Smart cities and Communities 2011”, lanciato dalla Commissione Europea. La nostra città riceverà 6 milioni di euro per la realizzazione dell’intero programma, un’importante scommessa ed un’opportunità da sfruttare nel migliore dei modi.

    Scendendo nel dettaglio, per l’ambito “pianificazione strategica sostenibile delle città”, Genova ha partecipato con il progetto “Transform”, coordinato dal Comune di Amsterdam e che vede, per la parte genovese, la collaborazione di Comune, Enel Distribuzione S.p.A., A.R.E. ed Università. L’obiettivo è quello di creare una linea guida comune contenente indicazioni strategiche sufficientemente flessibili per essere applicate nelle diverse realtà urbane. Genova riceverà 674.000 euro.
    «Questo è il progetto più importante, da portare a termine nel giro di tre anni, dal 2013 al 2015», spiega Gloria Piaggio. Sono 6 le realtà coinvolte: Amsterdam, Copenhagen, Amburgo, Vienna, Lione e Genova, che si impegnano a studiare «Lo stato dell’arte della pianificazione delle città smart – aggiunge Piaggio – approfondendo anche casi specifici, nel caso genovese parliamo del progetto pilota “Mela Verde” che si svilupperà a Voltri, in un’area liberata dalle Ferrovie dello Stato, dove si studierà la realizzazione di un quartiere sostenibile. Partendo dall’elaborazione dei dati qualitativi e quantitativi, cercheremo di stilare un’agenda della trasformazione, un manuale della città smart, utile per le altre realtà europee che vorranno seguire la nostra strada».

    Per quanto riguarda l’ambito “riscaldamento e raffreddamento” Genova ha partecipato e vinto con il progetto “Celsius” coordinato dal Comune di Goteborg. Il capoluogo ligure progetterà e realizzerà una rete energetica locale alle Gavette, a Staglieno, con un impianto di turbo-espansione e una centrale di cogenerazione nel sito dell’Officina delle Gavette. Inoltre è prevista la realizzazione di una nuova rete di tele-riscaldamento e tele-raffreddamento che dovrebbe servire le utenze industriali, commerciali e residenziali della zona. Con il Comune sono impegnati la Genova Reti Gas srl, l’Università e D’Appollonia S.p.A. Il progetto porterà a Genova 2.425.000 euro.
    Il progetto si svolgerà nell’arco di 4 anni, dal 2013 al 2016. «Ci siamo ispirati alle tecnologie all’avanguardia utilizzate in diverse città del Nord Europa – racconta Piaggio – Il tele-riscaldamento e tele-raffreddamento è un sistema di riscaldamento degli edifici che consiste essenzialmente nella distribuzione, attraverso una rete di tubazioni, di energia termica sotto forma, a seconda dei casi, di acqua calda, acqua surriscaldata o vapore, prodotta da un’unica centrale termica. Vista la configurazione morfologica di Genova, è impensabile realizzare una rete particolarmente estesa. Però, sfruttando questa tecnologia innovativa, è possibile immaginare di convogliare l’energia in una zona di circa un kilometro (Gavette ma anche piazzale Adriatico)». Il progetto è ancora in fase di elaborazione. A grandi linee, queste le fasi previste: a gennaio 2013 è previsto il lavoro di analisi dei dati in merito al consumo e alla domanda di energia. Nel primo anno uno studio informatico permetterà di comprendere quali azioni mettere in campo per gestire al meglio la rete. I progetti dimostrativi si svolgeranno già a partire dal 2013 per concludersi entro la prima metà dell’ultimo anno. Entro il 2015 dovrà essere individuata la tecnologia da utilizzare. Il 2016 sarà dedicato alle attività di monitoraggio. E sempre nell’ultimo anno, le città si impegneranno nel lavoro di disseminazione, ovvero di diffusione sul mercato delle nuove proposte tecnologiche e di replicazione delle medesime sul territorio.

    Il terzo e ultimo progetto, nell’ambito “efficientamento energetico degli edifici”, si chiama “R2Cities” e si pone l’obiettivo di sviluppare una serie di strategie e soluzioni innovative per l’edilizia residenziale. Genova ha messo in campo un progetto ambizioso che prevede la riqualificazione energetica di una porzione della famosa “Diga”, l’enorme palazzone di via Maritano nel quartiere Diamante, grazie al rifacimento dell’impianto energetico dell’edificio, la riqualificazione dei percorsi e cambiando i sistemi di consumo. I principali partner sono ABB, UniCredit, Università e D’Appollonia. Il finanziamento complessivo sarà di 2.486.000 euro.
    Anche questo progetto vedrà la luce tra 2013 e 2016. «Riguarderà solo una porzione della “Diga” – spiega Piaggio – circa 20 mila metri quadrati. La prima parte comprende un’attività di diagnosi della situazione attuale, individuazione delle tecnologie adeguate per conservare l’energia, pianificazione dell’uso energia. A metà 2014 partiranno i progetti dimostrativi. Disseminazione e replicazione dovranno essere elaborate lungo tutti i 4 anni».

    «Gli stanziamenti sono stati confermati, ora siamo nella fase di negoziazione – racconta Piaggio – Dopo l’estate firmeremo l’accordo definitivo per dare il via ai progetti».
    Questi ultimi, definiti nelle linee di massima, saranno approfonditi nel dettaglio. «A livello locale abbiamo registrato un fisiologico rallentamento dovuto alla recente tornata elettorale», sottolinea la coordinatrice di Genova Smart City.
    «I progetti europei solitamente hanno una durata temporale di 3-4 anni – spiega Piaggio – Il loro scopo principale non è quello di recuperare denaro. Al contrario, si tratta di sfruttare l’occasione della disponibilità di un budget finanziario per sperimentare soluzioni alternative ed innovative che poi dovranno essere replicate nelle singole realtà, con le proprie forze».
    Sono progetti comunque flessibili, aperti a giustificate modifiche «La Commissione Europea, in questo senso, è parecchio sensibile – precisa Piaggio – Ma allo stesso tempo l’Unione Europea controlla anche l’andamento delle iniziative finanziate, insomma marca stretto le realtà locali affinché il progetto vada in porto. La documentazione richiesta dall’Europa è particolarmente dettagliata: descrizione del progetto, i cosiddetti “pacchetti di lavoro”, ovvero le varie fasi previste, l’analisi dei dati, il coordinamento complessivo, la disseminazione, la replicazione, ecc.».

    E Genova è in prima fila anche con altri progetti europei, già approvati, quali ad esempio «“Illuminate”, un progetto di sperimentazione dell’illuminazione al led, ad alta efficienza energetica e basso impatto ambientale, nella zona del Porto antico e dell’Acquario – racconta Piaggio – “Very school”, applicazione di strumenti di rilevazione del consumo energetico in un complesso scolastico di via Calamandrei a Voltri; “I-city”, piattaforma aperta di dati per consentire agli utenti di creare autonomamente le applicazioni che ritengono utili, favorendo la condivisione di contenuti tra amministrazione pubblica e cittadini»

    Mentre per il prossimo futuro «L’associazione Genova Smart city cercherà di promuovere, a supporto della ricerca, la partecipazione delle aziende genovese ai bandi nazionali – conclude Gloria Piaggio – Così come stiamo lavorando con le banche per trovare altre metodologie di finanziamento dei progetti, coniugando le iniziative delle imprese con il mercato. A luglio uscirà il secondo bando “Smart Communities” che si chiuderà a dicembre. Stiamo lavorando perché vogliamo partecipare trovando i consorzi di imprese adeguati allo scopo. L’Unione Europea sceglie in base alla qualità dei progetti, ovviamente sappiamo che non sarà facile ripetersi».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Energia, si torna a parlare di turbine sottomarine nello stretto di Messina

    Energia, si torna a parlare di turbine sottomarine nello stretto di Messina

    Turbine sottomarine che utilizzano le correnti del mare per produrre energia. Non è una notizia dell’ultima ora, si tratta di un progetto di cui si iniziò a parlare già sul finire del 2007. Una soluzione, si disse ai tempi, che avrebbe richiesto l’individuazione di siti idonei a debita distanza dalle coste e a profondità tali da rendere sicura, e al tempo stesso economica, l’installazione dell’ impianto.

    E così il progetto Priamo (Pianificazione, ricerca e innovazione in un ambiente marino orientato), finanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina dell’Università di Messina, aveva identificato in Italia, in particolare nello Stretto di Messina, una delle aree ideali per tali opere.

    La potenzialità energetica delle correnti dello Stretto di Messina secondo gli studi raggiunge i 15.000 MW ed è per questo che il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), tramite un progetto POR Sicilia, starebbe studiando in questo momento il punto più favorevole dove installare la prima turbina. L’ipotesi progettuale, sulla base dei dati e degli esperimenti condotti in questi anni nell’area dello Stretto, prevede l’installazione di una turbina ad una profondità compresa fra i 50 ed i 90 metri, con pale del diametro di 22 metri per un peso totale dell’intera struttura di 130 tonnellate. Un sistema che sarebbe in grado di fornire 1 MW di elettricità 24 ore su 24, potendo così coprire il fabbisogno di 300 famiglie.

    Al CNR si parla di “problemi burocratici” ancora da risolvere… Che questa sia davvero la volta buona per l’avvio del progetto?

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sporchi da morire: gli inceneritori ed i rischi per la salute dei cittadini

    Sporchi da morire: gli inceneritori ed i rischi per la salute dei cittadini

    Un film-progetto affronta uno dei temi più caldi con il quale la società civile deve oggi confrontarsi: la gestione dei rifiuti. Focalizzando l’attenzione sul fenomeno degli inceneritori, impianti che producono micro e nano-particelle altamente dannose – soprattutto a discapito delle generazioni future – come dimostrano le tante analisi internazionali, sottoscritte da numerosi scienziati, medici e ricercatori. Nonostante ciò, nel nostro Paese, tutti gli schieramenti politici si sono rivelati stranamente d’accordo nell’avallare la costruzione di queste strutture.

    Ma anche in Europa la situazione non è idilliaca: basti pensare all’inceneritore di Vienna, dall’aspetto colorato e quasi fiabesco, costruito proprio dentro la città. Comunque, nel vecchio continente, la tendenza principale è quella di non costruire più inceneritori, di produrre sempre meno rifiuti e di avviare una raccolta differenziata davvero capillare.

    Marco Carlucci, filmmaker indipendente, racconta il viaggio nel mondo delle nano-particelle e delle polveri sottili di Carlo Martigli, scrittore e giornalista, impegnato da sempre in inchieste scottanti. Il film, intitolato “Sporchi da morire”, nasce da alcune domande: è vero che gli inceneritori fanno male? Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando? Quali sono i rischi concreti per la salute? Quali sono i danni provocati dalle nano-particelle emesse dagli inceneritori? Quali sono le possibili alternative?
    Con questi interrogativi  in testa comincia la ricerca di Carlo A. Martigli, documentata dal film: interviste, filmati, esclusivi reportage in giro per il mondo, tra l’Italia, gli Stati Uniti, la Francia, l’Inghilterra e l’Austria che faranno riflettere su un problema indicato da molti esperti come “invisibile inquinamento del nuovo millennio” e che riguarderà i nostri figli e le future generazioni.

    In Italia sono numerosi i politici – sindaci, assessori, consiglieri – che propongono all’amministrazione pubblica la soluzione miracolosa, rappresentata dalla costruzione di un inceneritore. Trovando sponda in altrettanti politici, ma anche illustri scienziati, i quali si prodigano nel tranquillizzare la popolazione che questi impianti non sono pericolosi per la salute. Oggi vengono addirittura nobilitati utilizzando il nome “termovalorizzatori”, termine bandito dalla Comunità Europea, perché ritenuto ingannevole.

    Gli inceneritori sono impianti che vengono utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti attraverso un processo di combustione che avviene ad alte temperature. Gli impianti di ultima generazione bruciano a temperature sempre più elevate. Proprio per quest’ultimo motivo i nuovi inceneritori sono ancor più pericolosi dei precedenti. Infatti più elevata è la temperatura di combustione, più sono piccole le dimensioni delle particelle emesse. Tutti i giorni le respiriamo e le ingeriamo: sono le polveri sottili (di dimensione micrometriche, ovvero del diametro medio compreso tra 10 e 1 micrometro) e le nano-particelle (ancora più piccole, con un diametro medio compreso tra 0,2 e 100 nanometri).

    In generale le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagli incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. Di solito le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e soprattutto degli inceneritori.

    Quindi l’attività di un inceneritore produce delle sostanze – polveri sottili e nano-particelle – di microscopiche dimensioni che s’insinuano nell’organismo umano attraverso l’apparato respiratorio ed anche attraverso l’apparato digerente, dato che le particelle si depositano anche sulle coltivazioni prossime agli impianti.

    Ma possibili alternative agli inceneritori – e quindi alla produzione di nano-paricelle e di polveri sottili – esistono per davvero. In altri Paesi ci sono dei modelli davvero significativi di gestione dei rifiuti come San Francisco, una delle città con la miglior raccolta differenziata al mondo o l’area della della Silicon Valey, simbolo dell’innovazione tecnologica e sempre più della green revolution. Anche in Italia esistono delle piccole “San Francisco” concreti esempi virtuosi di riciclaggio dei rifiuti basti pensare al paesino di Vedelago, in provincia di Treviso e il nuovo centro di riciclo di Colleferro, ironia del destino, sorto a pochi passi da un inceneritore. Queste strutture dimostrano che riciclare, non solo evita di inquinare l’ambiente con costi di gestione notevolmente più bassi, ma potrebbe creare migliaia di nuovi posti di lavoro.

    Sporchi da morire è un progetto italiano molto ambizioso e di ampio respiro internazionale grazie al coinvolgimento di esperti mondiali: il Professor Paul Connett, teorico della strategia “Zero Rifiuti”, il dott. Stefano Montanari e la dott.ssa Antonietta Gatti, esperti e scopritori delle patologie causate da nano-particelle; la Dott.ssa Patrizia Gentilini, oncologa e membro dell’Associazione Medici per l’Ambiente, il biologo Prof.Gianni Tamino, Dott. Valerio Gennaro medico oncologo epidemiologo ISDE Italia, il dott. Federico Valerio Responsabile Chimica Ambientale IST di Genova, i sindaci delle città virtuose della Silicon Valley, Palo Alto e Barkeley, il sindaco di San Francisco Gavin Newson, il responsabile del Dipartimento Ambiente di San Francisco Jared Blumenfeld, i rappresentanti dell’IVS Francese – Dr. Calut e Dr. Laffont che sono i firmatari della più importante ricerca mondiale sul tema della pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti, il prof. Dick Van Steenis che ha mappato la ricaduta dell’inquinamento sui bambini inglesi e bloccato 16 progetti in costruzione, il Dr.Luft, l’Associazione Rescue Workers Detoxification e la 911 Police Aid Foundation che si occupano delle persone ammalatesi per le inalazioni di nano-polveri dopo il crollo delle torri gemelle (circa 170.000 casi già accertati), i rappresentanti dei comitati nazionali ed internazionali, Padre Alex Zanotelli, Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, Greenpeace Italia, e tanti altri.

    Un film-progetto al quale hanno già aderito migliaia di persone in tutto il mondo, tanto da essere certificato come il film con i titoli di coda più lunghi del mondo, i quali saranno presenti, grazie ad un piccolo contatore grafico, fin dai primi minuti del film.

    FILM : Sporchi da Morire – FIlthy to the core

    DURATA: 93 min

    REGIA: Marco Carlucci

    con: Paul Connett – Stefano Montanari – Carlo A. Martigli

    musiche: Hinkel, David Sabiu, Daniele Mazzoli

    Produzione e Distribuzione: CDPrimafilm

    sito ufficiale: www.sporchidamorire.com

    facebook: http://www.facebook.com/SporchiDaMorire

    twitter: http://twitter.com/#!/SporchidaMorire

    SPORCHI DA MORIRE: PRIMO MESE DI PROGRAMMAZIONE, DIECIMILA GRAZIE!
    Si conclude il primo mese di proiezioni con risultati entusiasmanti. Sono infatti oltre 10.000 gli spettatori che hanno visto “Sporchi da morire” di Marco Carlucci, grazie ad una distribuzione indipendente affiancata da una fitta rete di proiezioni organizzate da Cittadini, Associazioni e Comuni in tutta Italia. E questo è solo l’inizio a dimostrazione che è possibile un “nuovo modo” di produrre e distribuire progetti indipendenti attraverso circuiti paralleli e partecipativi.

    A Genova non è ancora stata organizzata la proiezione di “Sporchi da morire”, eppure anche nella nostra città, da alcuni anni, si parla del progetto Inceneritore: la visione del film potrebbe indurre interessanti riflessioni anche in coloro i quali, finora, difendono a spada tratta questi impianti.

    Per informazioni: tel. 3396477847 – proiezioni@primafilm.it
    SITO FILM: WWW.SPORCHIDAMORIRE.COM
    Sul sito web www.sporchidamorire.com è possibile compilare il modulo di richiesta proiezione.

     

    Matteo Quadrone

  • Menu a Km zero: è arrivata a Nervi la “cena intelligente” di Coldiretti

    Menu a Km zero: è arrivata a Nervi la “cena intelligente” di Coldiretti

    Menu a Km Zero” è un nuovo stile gastronomico. È una ricetta che permette di apprezzare, comodamente seduti a tavola, al ristorante ma anche nell’intimità della propria cucina, tutte le stagionalità, la freschezza e le ricchezze che crescono a meno di 50 Km da quel tavolo. Cercando un sinonimo, si potrebbe dire che mangiare a km zero vuol dire accorciare le distanze.

    Impossibile, quindi, trovare due Menu a km Zero identici. Ogni singolo piatto è composto da prodotti tipici locali e di stagione, provenienti dalle campagne vicine, nel rispetto dell’ambiente, in un tripudio di tipicità, qualità e freschezza. Anche se diverso, ogni Menu a Km Zero si basa, però, sulla stessa ricetta: mettere nei piatti le specialità delle campagne circostanti, contribuendo cosi alla riduzione dell’inquinamento causato dal traffico veicolare.

    L’unico modo per avvicinarsi al “Menu a Km Zero” è sedersi a tavola. Ed è quello che ha fatto il Rotary Genova San Giorgio, presso il ristorante “La Bigoncia”, a Quarto. L’Avv. Enrico Sala, con la complicità di un “menu made in Nervi”, ha tenuto una relazione sul tema. Una cena a base di portate che identificavano il territorio, quello di Nervi appunto, ha offerto lo spunto per alcune considerazioni.

    “Menu a Km Zero” non deve essere inteso solo come la cena al ristorante, ma deve essere sinonimo di sensibilità ambientale anche nel momento di fare la spesa; deve poter dire privilegiare prodotti locali e di stagione a chilometro zero che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti prima di arrivare sulle nostre tavole. Invito ad accorciare le distanze che l’Avv. Sala ha voluto racchiudere in un aneddoto: «E’ stato dimostrato come negli hamburger americani ci fosse insalata messicana e come nelle tortillas messicane ci fosse insalata americana».

    Una metodologia culinaria, quella coniata dalla Coldiretti del Veneto, che i partecipanti all’incontro hanno potuto apprezzare attraverso una cucina basata sulla tradizione, con una ricerca minuziosa per quanto riguarda le materie prime e seguendo la stagionalità dei prodotti usati. «Un grazie particolare a Chef Corrado Carpi che ha dato sapore e gusto ad ingredienti anche poco noti e non troppo espressivi (ad esempio i funghi cardoncelli di S.Ilario) oppure conosciuti e di tutti i giorni (le acciughe del nostro mare), ma trattati con personalità e fantasia, a conferma che l’opera dello chef o di una brava cuoca casalinga è fondamentale per “nobilitare” ingredienti vicini a noi, spesso ignorati o poco considerati», è il commento conclusivo dell’Avv. Sala.

     

    Valeria Abate

    [foto di Diego Arbore]

  • Open Arpal 2012, porte aperte alla cittadinanza e visita ai laboratori

    Open Arpal 2012, porte aperte alla cittadinanza e visita ai laboratori

    Martedì 5 giugno l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (Arpal) apre le porte della sede genovese di via Bombrini 8 alla cittadinanza. La visita alle strutture è gratuita e rivolta a tutti, permetterà di scoprire i laboratori e gli strumenti in dotazione ad Arpal, capaci di analizzare acque, alimenti, aria, terre e scovare le più minute tracce di inquinanti.

    Sarà possibile sperimentare in prima persona alcune delle attività di monitoraggio ambientale, simulare le operazioni necessarie ai controlli sul territorio, approfondire le tematiche di maggiore interesse.

    Il racconto dalla viva voce dei tecnici del lavoro quotidiano e delle questioni ambientali, focus e analisi dei dati… L’ambiente non è così facile come talvolta viene fatto credere, e bisogna conoscere approfonditamente i delicati equilibri che lo regolano.

    Gli esperti saranno a disposizione per rispondere a domande e curiosità, in particolare su:

    Balneazione: primo bilancio dall’inizio della stagione balneare 2012.
    Qualità dell’aria: il viaggio del dato dal sistema di misura alla validazione del numero.
    Biodiversità e bioindicatori alle 10,30, alle 11,30 e alle 15,30: dalla rete di monitoraggio strumentale (realizzata anche grazie a progetti europei) e naturale al riconoscimento degli indicatori sul territorio e in laboratorio.
    Campi elettromagnetici, alle 10, alle 11 e alle 15: prova pratica di come gli ispettori Arpal tengono d’occhio un inquinamento invisibile.
    Alluvioni: le immagini del disastro, l’intervento dei tecnici Arpal, la ricostruzione
    Visite ai laboratori, alle 11, alle 12 e alle 16; uno dei fiori all’occhiello dell’agenzia, per vedere da vicino gli strumenti utilizzati nelle analisi di tutti i giorni.

    Per i gruppi è gradita la prenotazione al numero 01064371 o inviando una email a info@arpal.gov.it

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Marco DoriaMarco Doria ha appena trascorso il suo primo giorno da sindaco con la sua nuova giunta comunale. In questi giorni post elettorali immaginiamo che il suo tempo libero sia stato davvero poco, tra nomine, primi documenti da studiare, dichiarazioni da rilasciare, tuttavia il neo sindaco ha trovato il tempo per partecipare ad una delle manifestazioni più interessanti del mese di maggio, “IF – Istruzioni per il futuro”, organizzata a Villa Bombrini dalla Rete Ligure per l’altra economia, promotrice dal 2008 della Fiera “Fa la Cosa Giusta”!.

    Produttori agricoli, imprese artigiane, cooperative sociali, associazioni della mobilità sostenibile, gruppi di acquisto solidale per due giorni si sono interrogati e confrontati su “La città che vogliamo”, la Genova che la nuova amministrazione sarà chiamata ad immaginare e realizzare, la Genova che dovrebbe diventare un esperimento Superbo dal punto di vista sostenibile e sociale.

    Doria non si è tirato indietro al confronto, si è presentato al convegno finale intitolato proprio “La città che vogliamo”, incontro che ha visto anche la partecipazione del Prof.re Stefano Bartolini (docente di Economia politica all’Università di Genova e studioso del concetto di felicità rapportato al mondo economico), di Santo Grammatico (presidente di Legambiente Liguria), di Deborah Lucchetti (presidente della cooperativa Fair Coop) e di Mario Zambrini (esperto valutatore alla Commissione per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e amministratore presso Ambiente srl).

    Il sindaco ha avuto modo di esporre diversi punti interessanti del programma che intenderebbe realizzare in città, tra cui il tema che in questi giorni ha maggiormente trovato spazio nelle pagine dei giornali locali: la Gronda e il presunto ricatto di Società Autostrade sul nodo di San Benigno. Doria ne ha parlato, citando anticipazioni del Secolo XIX e gli strascichi della questione si sono sentiti anche il giorno dopo, e quello successivo ancora. Un botta e risposta a suon di smentite e lettere.

    Nella città prospettata il week-end scorso in effetti la Gronda non ci sarebbe e questo dato è stato fortemente ribadito dagli organizzatori dell’evento. Anche i 18 liberi professionisti chiamati dal professore a redigere delle osservazioni al Piano Urbanistico Comunale hanno espresso scetticismo sulla fattibilità dell’opera di Società Autostrade. Ma il PUC doriano non parla solo di Gronda e grandi opere pubbliche, ma anche di recupero di spazi condivisi e socialità e sviluppo delle aree verdi cittadine, destinate allo svago e all’agricoltura: il Progetto Piazze e il Progetto Verde. Due progetti da attuare nell’arco dell’intero ciclo amministrativo e che hanno come denominatore comune gli spazi da condividere… «Dobbiamo recuperare non solo idealmente la dimensione pubblica degli spazi, dobbiamo tornare a vivere nella nostra città», ha detto il sindaco.

    PIANO VERDE. Prioritaria per Doria è la preservazione degli spazi verdi e agricoli presenti sul territorio comunale. Questo si traduce in primo luogo nel sostegno alle attività agricole all’interno del perimetro cittadino e un incentivo continuo a pratiche che privilegiano la filiera corta e una produzione agricola biologica. L’agricoltura in città, e in particolare il costante sviluppo degli orti urbani, ha una funzione di presidio del territorio e inoltre riveste un’importanza strategica anche dal punto di vista economico perché rappresenta uno sbocco occupazionale da tutelare, come gli altri. Il piano prevede poi un’attenzione particolare alla conservazione dei parchi urbani – il parco di Nervi, la villa Duchessa di Galliera a Voltri solo per citarne qualcuno –, dei giardini pubblici e delle aiuole. Importante sarà risvegliare in tutti i cittadini genovesi la consapevolezza del patrimonio naturale del Comune e incentivarne l’utilizzo rispettoso.

    PIANO PIAZZE. Il neo sindaco ha inoltre posto l’accento sul recupero dei tradizionali spazi di socialità cittadina che caratterizzavano le nostre città fino a 30, 40 anni fa: le piazze come luogo ludico privilegiato per il divertimento dei bambini e la convivialità degli abitanti. Coinvolgendo il mondo accademico, Doria vorrebbe in prima istanza effettuare una ricognizione delle piazze cittadine e del loro effettivo utilizzo; farne insomma una fotografia della maggiore o minore fruibilità attuale. L’obiettivo della ricerca è di individuare un paio di piazze genovesi che possano essere oggetto di specifici atti d’intervento con lo scopo di farle ritornare luogo di aggregazione sociale.

    MOBILITA’ SOSTENIBILE. Come ci ha confermato Santo Grammatico di Legambiente, tra le innovazioni sostenibili del sindaco ci sarebbero anche la realizzazione di zone a traffico moderato ad una velocità massima di 30 km/h e la possibilità di realizzare o migliorare le piste ciclabili laddove la larghezza della carreggiata lo consente (perché Genova, a dispetto degli stereotipi fortemente sedimentati, è una città che si può percorrere in bici!). Moderare la velocità dei veicoli privati permetterebbe una convivenza più sicura e civile tra i diversi sistemi di trasporto, le bici e i pedoni. Si incentiverebbe l’utilizzo dei mezzi pubblici, si ridurrebbero gli incidenti e gli inquinamenti, e soprattutto si recupererebbero spazi privilegiati da destinare alla socialità cittadina, grazie alla diminuzione delle vetture private in circolazione. Un passo in più per migliorare la vivibilità di Genova e permettere ai suoi abitanti di goderne “a misura d’uomo”.

    Antonino Ferrara

    [foto di Daniele Orlandi]

  • We4land: nasce un sito web sull’uso e consumo del suolo

    We4land: nasce un sito web sull’uso e consumo del suolo

    Un portale web che si propone come uno spazio aperto, dove si possano trovare dati, ricerche e indicatori riguardanti una risorsa naturale strategica per la vita sulla terra e che necessita di essere tutelata, preservata e gestita in maniera consapevole. Parliamo del suolo, la piattaforma su cui le attività umane si fondano, si sviluppano e hanno fine. Con un focus particolare sulla pianificazione e il governo del territorio, cercando di diffondere una visione innovativa ed ecologica del suolo quale risorsa ambientale.

    Il progetto, denominato “We4land” (www.we4land.it) parte da un’idea di Diana Giudici (pianificatrice territoriale) e Luca Tomasini (ingegnere ambientale), esperti di uso e consumo di suolo, di effetti ambientali delle transizioni di copertura del suolo e di gestione del territorio. In concreto We4land, forte della ricerca svolta in ambiente universitario (Dipartimento di Architettura e Pianificazione – Politecnico di Milano), intende perseguire tre obiettivi: conoscere, informare e agire.

    Attualmente in numerosi contesti, il suolo è una risorsa scarsa, contesa e ambita. È necessaria un’inversione di rotta, come sottolineano i promotori della campagna “Stop al consumo di territorio” «Occorrono nuove conoscenze su cui fondare forme di governo del territorio che smettano di privilegiare interessi economici di pochi (generalmente soggetti privati), in favore di visioni strategiche di lungo periodo fondate su principi di sostenibilità ambientale e in grado di generare benefici per l’intera collettività».

    In prima battuta il portale suoli concentra l’attenzione sulle tematiche connesse agli usi del suolo e sugli effetti ambientali delle trasformazioni che coinvolgono le coperture del suolo; fornisce informazioni riguardanti le basi dati disponibili e le più moderne tecniche di analisi dell’uso del suolo; propone una selezione di indicatori utili per la valutazione ambientale e il cui studio è necessario per un governo del territorio che si basa sulla conoscenza dell’uso del suolo e degli effetti – ambientali ma non solo – legati alla trasformazione delle coperture.

    Il portale suoli è un luogo in continuo aggiornamento, finalizzato alla raccolta e alla condivisione di esperienze, idee, proposte legate al suolo. L’obiettivo è quello di affrontare la tematica suolo nella sua completezza e in tutta la sua complessità: dall’agricoltura all’ecologia del paesaggio, dalle scienze biologiche e naturalistiche alla mobilità lenta.

     

    Matteo Quadrone
    foto di Diego Arbore

  • Clamoroso in Norvegia: stop alle auto a benzina dal 2015

    Clamoroso in Norvegia: stop alle auto a benzina dal 2015

    La notizia sta facendo il giro del mondo e ha spiazzato un po’ tutti. Il governo di Oslo ha ufficialmente detto stop alle auto a benzina, a partire dal 2015 la produzione e l’acquisto in Norvegia saranno vietati.

    L’industria automobilistica norvegese dovrà convertire la sua produzione in mezzi ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno, dando un segnale di progresso e lungimiranza a tutti i governi del pianeta. Ricordiamo che si tratta di una delle nazioni al mondo maggiormente sensibili al problema dell’inquinamento globale, basti ricordare la posizione di Oslo quando si inziò a parlare di protocollo di Kyoto: la proposta fu quella di portare al 30% la riduzione di anidride carbonica entro il 2015.

    Dalle dichiarazioni dei governanti norvegesi si deduce che uno dei motivi principali che li avrebbe spinti verso una così rigida restrizione, oltre la salvaguardia dell’ambiente, è quello di superare la crisi economica. E’ necessario oggi più che mai pensare al futuro e armarsi già ora per combattere la seconda fase della grande crisi economica globale, quella climatica… Questo il sunto di quanto dichiarato dagli organi ufficiali norvegesi.

    Ad oggi le strade della Norvegia contano oltre 4.000 auto elettriche. Mini car, city car ma anche modelli sportivi, la scelta per chi vuole un’auto a basso impatto ambientale è già oggi molto ampia e i costruttori offrono ai clienti nuove opportunità e vantaggiosi incentivi. Questo, però, non significa che la ricerca debba fermarsi. Anzi… Il progetto prevede infatti un primo lancio delle auto a metano e gpl, per poi puntare su nuovi modelli di auto elettriche e a combustibili “bio”… Una vera e propria sfida che in Norvegia sembrano essere certi di poter vincere.

  • Mater-bi, la plastica biodegradabile made in Italy

    Mater-bi, la plastica biodegradabile made in Italy

    Mater-biMade in Italy alle Olimpiadi 2012 di Londra. Alta moda, vini e cibo di qualità? Non esattamente… I bicchieri e le posate che verranno utilizzate durante il periodo olimpico nella capitale britannica saranno in Mater-Bi, un materiale di origine vegetale interamente compostabile prodotto dall’azienda italiana Novamont.

    Si tratta dello stesso materiale che si usa per i sacchetti di plastica biodegradabili venduti nei supermercati, stoviglie monouso composte da materie prime vegetali (ad esempio amidi e oli) e polimeri biodegradabili ottenuti sia da materie prime di origine rinnovabile che da materie prime di origine fossile, con elevate caratteristiche di ecocompatibilità.

    I Mater-Bi sono prodotti nello stabilimento Novamont di Terni, si presentano in forma di granuli e possono essere lavorati secondo le più comuni tecnologie di trasformazione delle materie plastiche. Si ottengono prodotti dalle caratteristiche analoghe o migliori rispetto alle plastiche tradizionali ma, particolare non da poco, perfettamente biodegradabili.

    Le applicazioni e i settori di impiego di questo innovativo materiale sono svariate: dal settore agricolo (pacciamatura, legacci) alla ristorazione (piatti, posate, bicchieri, vassoi), dall’imballaggio (frutta e verdura freschi, muesli, prodotti da forno) sino agli accessori in genere come giocattoli e biofiller per il settore auto.