Tag: ambiente

  • Viva la Terra: progetto ambientale del Fai per i giovani studenti

    Viva la Terra: progetto ambientale del Fai per i giovani studenti

    Il FAI – Fondo Ambiente Italiano, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, presenta il kit multimediale “Viva la Terra! Fai anche tu: fai la differenza” per la sensibilizzazione ambientale degli studenti delle scuole primarie e secondarie di I grado.

    L’utilizzo del kit, completamente gratuito, è un valido aiuto per stimolare il senso di responsabilità dei giovani studenti verso l’ambiente e far loro capire che i piccoli gesti individuali, così come le grandi scelte collettive, si riflettono sulla vita della Terra nel suo complesso: sull’ambiente, sul clima, sul paesaggio, sugli altri popoli e anche su noi stessi.

    Le classi delle regioni ABRUZZO, CALABRIA, CAMPANIA, FRIULI VENEZIA GIULIA, LIGURIA, MARCHE, SICILIA, TOSCANA, TRENTINO ALTO ADIGE, UMBRIA, VALLE D’AOSTA, VENETO, al momento dell’iscrizione, riceveranno una password per scaricare dal sito il kit didattico multimediale.

    Questo strumento ricco di informazioni e stimoli – formato da una piattaforma multimediale con percorsi didattici interattivi e schede di attività – potrà essere utilizzato dalle classi per riflettere e attuare una “impresa” (eco-plan) di rispetto ambientale.

    Tutte le informazioni sono disponibili sul sito web del Fai, all’indirizzo: http://faiscuola.fondoambiente.it/

     

     

    Foto di Diego Arbore

  • Municipio Centro Ovest: cercasi volontari del verde

    Municipio Centro Ovest: cercasi volontari del verde

    Volontari del verde chiamati a raccolta dal Municipio Centro Ovest per difendere gli spazi pubblici del territorio.

    L’amministrazione pubblica, alle prese con la costante carenza di risorse economiche, da sola non riesce a garantire un’adeguata manutenzione.

    Per questo motivo si rivolge direttamente ai cittadini che abbiano tempo e soprattutto voglia di dedicarsi alla cura delle aree verdi sparse sul territorio municipale, alcune delle quali versano in condizioni di pesante degrado.

    Per informazioni:
    Carmelo Citraro –Vice Presidente e Assessore al Verde del Municipio II Centro Ovest

    ccitraro@comune.genova.it–cell. 3316991602

    Ufficio tecnico del Verde del Municipio Centro Ovest –Via Sampierdarena, 34 –3°piano

    Tel. 01055 78752 –01055 78749

     

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Diamante, Casa Ambientale: educazione alla sostenibilità

    Diamante, Casa Ambientale: educazione alla sostenibilità

    Nel febbraio scorso in via Maritano, nel quartiere Diamante a due passi dalla “Diga”, è stata inaugurata la Casa Ambientale (vedi l’approfondimento di Era Superba), uno spazio che il Municipio Valpolcevera intende destinare ad un progetto ampio e strutturato di educazione allo sviluppo sostenibile, fruibile dall’intera città di Genova.

    Dopo alcuni mesi di silenzio, finalmente, nei prossimi giorni partiranno le nuove attività. Venerdì 23 novembre, infatti, sarà presentata la mostra fotografica sugli orti urbani in Val Polcevera (visitabile fino al 20 dicembre con orari di apertura settimanali concordati con l’Associazione Diamante) e si svolgeranno alcuni laboratori didattici gratuiti sulla semina in serra, rivolti alle scuole.

    «La creazione di un laboratorio permanente di idee (seminari, convegni, tavole rotonde), esperienze dirette e di studio assume particolare significato in Val Polcevera e soprattutto nel quartiere Diamante – sottolinea Patrizia Palermo, assessore del Municipio Valpolcevera – Lo sviluppo industriale, urbano (quest’ultimo particolarmente incisivo) e sociale in tale porzione della città permette di avviare percorsi di riflessione importanti per un ripensamento di politiche non sempre rispettose del contesto ambientale e sociale locale. Il laboratorio è lo spazio della sperimentazione e il quartiere Diamante è l’emblema della necessità di sperimentare nuovi spazi fisici, architettonici e sociali».

    Il centro di educazione ambientale sorge dalle ceneri di un’antica casa rurale a due piani completamente ristrutturata. La nuova costruzione è dotata di pannelli fotovoltaici e solare termico, una serra riscaldata ed un sistema di recupero dell’acqua, il tutto in uno spazio completamente coibentato. Gli altri locali, a breve, diventeranno sale per esposizioni e conferenze, aula didattica, biblioteca e zona lettura.
    Gli orti urbani collocati nei pressi della Casa, lungo le “fasce” che scendono verso valle, sono stati assegnati alla cittadinanza e la loro presenza permetterà di intraprendere un percorso educativo sulle tecniche di compostaggio e le tecniche di irrigazione tramite la raccolta dell’acqua piovana.

    L’evento organizzato dal Municipio Valpolcevera Venerdì 23 Novembre – con il patrocinio ed il contributo finanziario del Comune di Genova (Assessorato all’Ambiente) ed il patrocinio della Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO – si colloca nell’ambito della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile (19-25 Novembre 2012) dedicata quest’anno al tema Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema. Un’occasione per condividere competenze, sensibilità e conoscenze per salvaguardare il nostro patrimonio naturalistico, culturale e sociale, nonché la nostra salute, grazie ad un’alimentazione basata su prodotti sani e coltivati direttamente in loco.
    Sono in programma anche azioni di riduzione dei rifiuti, con particolare riferimento all’utilizzo della compostiera, visto che la giornata è inserita nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre 2012).

    «L’iniziativa di venerdì ha una triplice finalità – spiega l’assessore Palermo – presentare la realtà positiva degli orti urbani in Val Polcevera; coinvolgere i bambini tramite il laboratorio sulla coltivazione e alimentazione; illustrare il progetto, di ampio respiro, inerente la creazione del laboratorio permanente di educazione allo sviluppo sostenibile».

    La realtà della Val Polcevera, collinare e con spazi rurali dedicati agli orti urbani «È idonea per intraprendere un percorso sulle future prospettive di approfondimento delle problematiche connesse all’educazione allo sviluppo sostenibile», sottolinea Palermo. I sistemi di produzione energetici presenti nella Casa ambientale e negli orti «Permettono un percorso visivo “dalla tradizione all’innovazione” nella coltivazione», spiega l’assessore.

    I prodotti della terra, quale risorsa per l’alimentazione sana, formeranno l’oggetto principale del laboratorio “Semino, raccolgo, mi alimento: dal basilico al pesto”, che si svolgerà con gli alunni durante la mattina del 23 novembre. «L’obiettivo è far vivere ai bambini l’esperienza della semina del basilico (in appositi vasetti), la raccolta di quello già coltivato e cresciuto, la preparazione del pesto al mortaio – racconta Patrizia Palermo – I vasi in cui verrà seminato il basilico verranno donati ai bambini in modo che questi ultimi possano assistere, a scuola oppure a casa, alla crescita delle piantine».

    Grazie al supporto del Comune di Genova (Assessorato all’ambiente) dal 26 novembre al 20 dicembre sono stati organizzati altri 4 laboratori didattici sulla semina in serra, indirizzati alla scuola dell’infanzia ed elementare. Esperienze teoriche e pratiche che metteranno al centro la terra ed i suoi organismi, il compost e le affinità con il bosco, i diversi tipi di semi e la realizzazione di vasetti per la semina con materiali di recupero.
    «L’osservzione diretta consente ai bambini di comprendere i fondamenti dell’educazione allo sviluppo sostenibile, volti ad incentivare un utilizzo più attento e rispettoso delle risorse naturali – conclude l’assessore Palermo – Ma non solo. Alimentarsi con ciò che è stato prodotto permetterà loro di comprendere l’importanza di mangiare prodotti sani e locali di cui si conoscono ingredienti e modalità di produzione».

     

    Matteo Quadrone

  • Meno rifiuti più benessere: 10 mosse verso una società del riciclo

    Meno rifiuti più benessere: 10 mosse verso una società del riciclo

    Rifiuti raccolta differenziata“Meno Rifiuti- Piu’ Benessere in 10 mosse”, questo lo slogan di un documento condiviso con cui l’Associazione Comuni Virtuosi, Italia Nostra e Adiconsum si rivolgono direttamente al mondo della produzione e della distribuzione per sollecitare 10 azioni attuabili nel breve e medio termine per alleggerire l’impatto ambientale di imballaggi e articoli usa e getta.
    Insieme ai promotori c’è un folto gruppo di enti locali (tra cui i comuni di Lucca, Lecco, Perugia, Trento, Pesaro, le provincie di Lecco e Avellino, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania), associazioni nazionali e locali (Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia , Cittadinanzattiva, Altroconsumo e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia) e singoli cittadini, che hanno sottoscritto il documento condiviso o firmato la petizione, condividendo la necessità che le evidenze nazionali e globali sulla produzione di rifiuti, richiedano delle soluzioni tempestive.

    L’iniziativa partecipa alla Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre), un evento che mette al centro della pubblica attenzione l’esigenza di ridurre drasticamente la quantità dei rifiuti, aumentare la produzione eco-compatibile, allungare la vita dei prodotti e promuovere consumi attenti e responsabili.

    Secondo le stime della Banca Mondiale la crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo economico dei paesi emergenti porterà nei prossimi 10-15 anni ad un raddoppio dei rifiuti solidi urbani attualmente prodotti che ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate circa e dei relativi costi di gestione.

    «Nonostante il fatto che il Rapporto Banca dati sulla raccolta differenziata 2011, registri come dato positivo un calo del 1,88% dei rifiuti prodotti rispetto al 2010 la gestione dei rifiuti in Italia presenta ancora grossi elementi di criticitàscrivono i sottoscrittori del documento – Ben difficilmente riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65 % di Raccolta differenziata (già conseguito e superato da altri paesi europei) se l’aumento annuo del livello di RD continuerà ad attestarsi su percentuali modeste come l’incremento del 2,27 % avvenuto nel 2011 rispetto all’anno precedente. La percentuale di raccolta differenziata, secondo i dati del rapporto, passa infatti dal 33,26% del 2010 al 35,5 % del 2011».

    In Europa occupiamo il 20° posto su 27 Stati membri e rientriamo tra i 12 paesi della classifica che hanno basse performance di gestione dei rifiuti a causa di:

    – politiche deboli o inesistenti di prevenzione dei rifiuti,
    – assenza di incentivi destinati ad evitare la messa in discarica e, di conseguenza,
    – uno scarso sfruttamento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti e
    – l’inadeguatezza delle infrastrutture.

    L’Italia conferisce in discarica ancora quasi il 50% della sua produzione totale di rifiuti che ammonta a 15 milioni di tonnellate. Proprio per non aver provveduto a bonificare grande parte delle nostre 255 discariche di rifiuti illegali e incontrollate, nel rispetto di una sentenza del 2007 della Corte di giustizia Europea, rischiamo ora di dover pagare una multa da 56 milioni.

    «Questo contesto nazionale richiede un forte bilanciamento “a monte” nello sviluppo dei processi di produzione industriali che sono responsabili della quantità e qualità dei prodotti che vengono immessi in commercio nel rispetto del principio della responsabilità estesa del produttore – sottolineano i promotori dell’appello –  Dobbiamo diventare i primi della classe in Europa lavorando intensamente sulla prevenzione e sulla produzione eco compatibile per creare velocemente le condizioni affinché l’Italia diventi una “Società del riciclo” . L’industria del riciclo viene riconosciuta come uno degli assi portanti della green economy capace di creare un’occupazione 10 volte maggiore rispetto allo smaltimento in discarica e all’incenerimento».

    «Le 10 mosse, che non si ritengono esaustive, sono state ispirate a esempi e soluzioni che hanno permesso ad altri paesi europei di raggiungere migliori tassi di riciclo e una minore produzione di imballaggi – continua la nota – In quanto a produzione di imballaggi a livello pro capite, anche se il dato è riferito a qualche anno fa, siamo classificati al terzo posto in Europa. Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica le proposte sono in linea con le considerazioni espresse recentemente dal commissario europeo per l’Ambiente Janez Potočnik che indica due principali obiettivi che l’Europa deve raggiungere nella gestione della plastica: la riduzione del suo conferimento in discarica e la sostituzione del recupero energetico con quello meccanico, oggi fermo, in media, al 24%».

    Ecco le 10 mosse:

    1) Sostituire tutti gli imballaggi non riciclabili;
    2) Ridurre il peso degli imballaggi con l’eliminazione dei doppi imballaggi e componenti accessori all’imballaggio superflui e mettere in commercio di prodotti iperconcentrati o allo stato solido;
    3) Sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette sleeves e l’uso di additivi, coloranti e composti esterni.
    4) Ottimizzare l’impiego dei materiali e del design dei contenitori ai fini di un riciclo efficiente.
    5)Promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile)
    6)Utilizzare ove possibile materiale riciclato per realizzare il packaging al posto di materia vergine.
    7) Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso.
    8 ) Nei punti vendita della GDO: favorire la nascita di circuiti specifici a “filiera breve” raccolta-ricicloriprodotto, anche con sistemi a cauzione come avviene ad esempio in molte catene GDO centro europee.
    9) Nei punti vendita della GDO: eliminare l’imballaggio eccessivo e ridurre il consumo di sacchetti monouso per l’ortofrutta introducendo soluzioni riutilizzabili.
    10) Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa e all’adozione di prodotti con parti intercambiabili adatti all’uso multiplo in quanto unica strategia possibile ed efficace per ridurre il consumo usa e getta.

    «Una produzione eco-compatibile non potrà che portare benefici a cascata anche ai comuni che non raggiungeranno entro il 31 dicembre 2012 il 65% di percentuale di raccolta differenziata (Art. 205 D D.Lgs. 152/2006) – conclude la nota – e alle regioni italiane che non sono vicine all’obiettivo del 50% di avvio a riciclo dei rifiuti di carta, legno, plastica e vetro in termini di peso (Imposto dalla Direttiva 2009/08/CE recepita dal D.Lgs 152/2006 all’Art. 181 entro il 2020)».

    Maggiori approfondimenti e l’elenco completo delle Associazioni, Enti Locali e Comitati Civici che hanno sottoscritto il documento sono disponibili sul sito dell’Associazione Comuni Virtuosi.

    http://www.comunivirtuosi.org/index.php/component/content/article/50/1848-meno-rifiutipiu- benessere

    La pagina dedicata all’iniziativa con il testo completo del documento condiviso e delle 10 mosse, link alla petizione e alle adesioni http://www.comunivirtuosi.org/index.php/component/content/article/50/1848-meno-rifiutipiu- benessere

    Il link alla petizione http://www.comunivirtuosi.org/index.php/meno-rifiuti?view=petition&id=49

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Rischio idrogeologico: stop opere inutili per salvare l’Italia

    Rischio idrogeologico: stop opere inutili per salvare l’Italia

    Rinunciando ad alcune inutili grandi opere pubbliche dai costi elevatissimi e dagli impatti ambientali enormi – per esempio il progetto del ponte sullo stretto di Messina – possiamo recuperare risorse necessarie e urgenti per la tutela e la sicurezza del territorio. «Chiediamo al Governo il coraggio di scegliere», Questo l’appello lanciato da Legambiente.

    «La prima grande opera pubblica necessaria al Paese è la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico in Italiascrive Legambiente –  La mancata prevenzione ci è costata, solo dall’ottobre 2009, oltre 1 milione di euro al giorno, senza contare la drammatica perdita di vite umane, di affetti e di beni personali».

    Il Governo, evitando di continuare a investire in alcuni grandi interventi infrastrutturali in via di realizzazione, potrebbe disporre da subito di circa 10 miliardi di euro, (derivanti da previsioni di spesa e non da impegni, che quindi si possono rinviare), da destinare alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idrogeologico.

    «Via la TAV Torino-Lione ed ecco 5.623 milioni di euro; via l’autostrada Tirreno-Brennero ed eccone altri 1.430. Cancellando anche la Orte-Mestre recuperiamo ben 1.428 milioni di euro mentre rinunciando definitivamente al Ponte sullo Stretto possiamo ottenerne altri 250. Aggiungiamo pure i 711 milioni previsti per la realizzazione dell’autostrada Cisterna Valmontone e del corridoio autostradale Roma-Latina, ed otteniamo ben 9.442 miliardi di euro», spiega il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

    «Chiediamo che queste risorse sostengano l’attuazione del Programma nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, proposto dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare – continua l’associazione – Vista l’entità degli investimenti necessari e l’urgenza delle azioni da mettere in campo, condividiamo e sosteniamo la proposta del Ministro Corrado Clini alla Commissione Europea, di derogare al patto di stabilità la spesa prevista per gli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico».

    «Il territorio e i fiumi italiani hanno oggi più che mai bisogno di una concreta ed efficace politica di tutela ambientale, di prevenzione e mitigazione del rischio e di un’alleanza di tutti i soggetti portatori d’interesse: le imprese, gli enti competenti, gli esperti, le università, gli enti di ricerca, i soggetti professionali e le amministrazioni locali, con l’obiettivo comune di avanzare proposte d’intervento anche al fine di ottenere e indirizzare le risorse necessarie – conclude Legambiente – Un’intesa su cui costruire un processo di partecipazione e condivisione che individui gli interventi prioritari e quelli di medio periodo e ne garantisca una corretta attuazione, con l’obiettivo di coniugare la mitigazione del rischio idrogeologico con la tutela ambientale».

    Hanno aderito:

    Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente

    Graziano Delrio, presidente Anci e sindaco di Reggio Emilia

    Enrico Rossi, presidente Regione Toscana

    Luca Mercalli, climatologo, metereologo

    Ilaria Borletti Buitoni, presidente FAI

    Franco Iseppi, presidente TCI

    Mario Tozzi, geologo CNR

    Gianvito Graziano, presidente Ordine dei Geologi

    Leopoldo Freyrie, presidente Consiglio nazionale degli architetti

    Andrea Sisti, presidente Ordine nazionale dottori agronomi e forestali

    Firma anche tu!

     

     

     

    Foto di Diego Arbore

  • Efficienza energetica: gli sprechi di Genova Smart Cities

    Efficienza energetica: gli sprechi di Genova Smart Cities

    Energia del SoleGenova città smart? Non si direbbe, almeno osservando gli sprechi energetici che l’amministrazione pubblica perpetra in “casa propria” ovvero Palazzo Tursi, in Sala Rossa, negli uffici comunali, nei corridoi, nella bouvette e persino nei bagni.

    «Genova è smart cities, però, alzando gli occhi vedo 120 lampade a fluorescenza che consumano complessivamente quasi 3000 Wh, sempre accese a far concorrenza alla luce del sole – ha esordito così il consigliere Stefano De Pietro (Movimento 5 Stelle) presentando un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) per sapere dalla Giunta quali soluzioni intende adottare sul fronte del risparmio energetico – e non solo in Sala Rossa, l’illuminazione è continua, giorno e notte, praticamente ovunque».

    «Si potrebbero sostituire con lampade al led – commenta il consigliere del M5S – Lo abbiamo sollecitato, ma manca la sensibilità necessaria, a tutti i livelli. Noi facciamo notare gli sprechi e la risposta è nulla».

    «Il Comune invita i cittadini al buon comportamento di installare a casa propria le valvole termostatiche ai caloriferi (ossia quelle valvole che sentono la temperatura ambiente regolando in modo automatico il flusso d’acqua calda, interrompendolo se necessario), promettendo grandi risparmi di riscaldamento – continua De Pietro – ma negli uffici comunali del gruppo consiliare dove opero non sono state installate, anzi, le valvole manuali esistenti sono opportunamente bloccate. Abbiamo chiesto se era possibile installare delle valvole termostatiche ma ci è stato risposto che si deve attendere la gara di fine anno, per la gestione della climatizzazione, adesso non si può. E così trascorreremo un inverno con i caloriferi a palla e le finestre aperte».

    «L’efficienza energetica non è solo una questione di soldi – aggiunge il consigliere M5S – Potremmo anche trovare un fornitore di energia più economico. Magari spenderemo meno denaro ma ciò non vuol dire che consumeremo minore energia. L’Unione europea vuole più attenzione sul fronte del consumo energetico, dobbiamo ricordarcelo».

    Per la Giunta ha risposto l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli «Il consigliere De Pietro solleva argomenti importanti. Io penso sia opportuno convocare un’apposita commissione per illustrare quanto si sta facendo in direzione del risparmio energetico».

    «L’impianto di riscaldamento è vecchio e andrebbe modificato – aggiunge l’assessore – Considerata l’entità dell’intervento, allo stato attuale non è possibile sostituire le valvole. Possiamo intervenire dopo la stagione invernale, visto che sarà necessario svuotare l’impianto. In merito all’illuminazione bisogna sottolineare che esiste un’apposita normativa con precisi standard. Per ogni locale deve essere garantito un determinato livello di illuminazione. E ci sono luoghi che, secondo la normativa, devono essere illuminati 24 ore su 24. Al momento stiamo cercando di responsabilizzare i dipendenti dell’amministrazione affinché l’uso delle buone pratiche diventi consuetudine».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Palazzo Verde Genova: dai dinosauri alla tutela dell’ambiente

    Palazzo Verde Genova: dai dinosauri alla tutela dell’ambiente

    IL PRECEDENTE

    Novembre 2011: ha da poco inaugurato ai Magazzini dell’Abbondanza di via del Molo Palazzo Verde (noto anche come “Museo della Rumenta”), uno spazio che – come da comunicato ufficiale del Comune di Genova – si pone l’obiettivo di “sensibilizzare i cittadini genovesi sui temi ambientali e che permetterà di rivisitare il concetto di “rifiuto” mettendo in evidenza come lo stesso sia cambiato attraverso le epoche (…) un centro studi con sezioni di laboratorio e di didattica sarà di stimolo a produzioni artistiche ma soprattutto alla divulgazione di buone pratiche sul concetto di rifiuto e sul suo superamento (prevenzione, riduzione, rifiuti zero)“.

    A pochi metri dal museo, in piazza Cavour, viene inaugurata la scultura Rumentosauro, realizzata dall’artista belga Serge Van De Put utilizzando gomma di vecchi pneumatici dismessi e un cumulo di metalli “accartocciati” nella pancia del dinosauro, il cui peso corrisponde al peso medio dei rifiuti che ogni cittadino produce in un anno.

    IL PRESENTE

    Novembre 2012: a poco più di un anno dall’inaugurazione, Palazzo Verde non ha ancora trovato un vero e proprio spazio nel patrimonio museale cittadino. A differenza di quanto riportato sul sito web dei musei di Genova e sul relativo materiale informativo, il museo non ha un vero e proprio orario di apertura ma è accessibile solo in occasione di mostre ed eventi in esso organizzati (ultimo in ordine di tempo, Palazzo Verde è stata una delle sedi del Festival della Scienza).

    Lo spazio ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento sulla sostenibilità ambientale, un tema che sta prendendo sempre più campo non solo nei piccoli comportamenti quotidiani ma anche nell’economia locale nel suo insieme: progetti virtuosi come quello della raccolta differenziata a Bogliasco, Sori e Pieve Ligure mostrano come sia possibile per le amministrazioni locali orientarsi in un’ottica di sostenibilità e al contempo di risparmio (anche se per Amiu c’è ancora molta strada da fare), mentre la green economy anche in Liguria sta influenzando lo sviluppo dell’economia locale.

    Marta Traverso

  • Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Green economy e sviluppo sostenibile: la vera risposta alla crisi

    Più di 1.500 partecipanti, circa 40 relatori, due ministri. Gli Stati Generali della Green Economyla due giorni dedicata all’economia verde – si sono conclusi ieri a Rimini Fiera e hanno indicato una “road map verso la sostenibilità” scandita dalle 70 proposte emerse dal lungo processo di partecipativo che ha visto coinvolti più di 1.000 esperti che hanno lavorato su 8 temi strategici.

    Promossi dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy hanno confermato che in Italia la nuova economia verde costituisce il settore più innovativo che crea occupazione, contrasta la recessione ed è proiettato sui mercati internazionali.

    «Il successo degli Stati Generali della Green Economy – ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per l’ampio coinvolgimento di diversi settori, organizzazioni e imprese, per l’efficacia della piattaforma unitaria di 70 proposte, per il consenso ampio raccolto negli interventi di esponenti politici, sindacali, imprenditoriali, apre in Italia una nuova fase. Mille rivoli si sono incontrati e hanno dato vita ad un fiume, il fiume della green economy che comincia a scorrere anche in Italia. Questo fiume non scomparirà, ma si farà vedere e sentire come forza reale per affrontare la crisi italiana e aprire nuove possibilità di sviluppo».

    Una delle 70 proposte, la tesi 46 che prevede di “promuovere un’azione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche“, è diventata già oggi operativa con il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili termiche destinati alle famiglie e alla pubblica amministrazione come annunciato, nel corso della sessione finale degli Stati Generali della Green Economy, dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.

    «Il decreto ministeriale sul conto termico che porterà grandi benefici alle famiglie e alle aziende italiane, è un ottimo risultato – commenta il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – è significativo che l’annuncio dell’approvazione sia stato dato nel corso degli Stati Generali della Green Economy, che rappresentano un passo avanti verso la maturazione del Paese. Il decreto sulle rinnovabili termiche, nei prossimi anni, consentirà alle famiglie di risparmiare sulle bollette per il riscaldamento, generalmente le più esose, mentre le imprese potranno competere in modo più efficace. Senza dimenticare che questo provvedimento rappresenta anche una grandissima occasione per realizzare, finalmente, la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico. Grazie agli incentivi, infatti, sarà possibile intervenire sulle strutture e gli impianti spesso vetusti delle scuole italiane».

    Secondo il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, i 70 punti indicati dal Programma di sviluppo di una green economy «Possono costituire una road map verso lo sviluppo sostenibile e la green economy in Italia può essere una chiave per uscire dalla crisi».

    L’economia verde in Italia sta mostrando già segnali positivi, nonostante permangano alcune debolezze. Secondo il Rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi” tra i risultati più green troviamo: i 193 corsi universitari in economia verde, i lavoratori nelle eco-industrie in crescita, il settore delle rinnovabili che impiega già oltre 108 mila lavoratori, le più di 4.500 aziende di agricoltura biologica il più alto numero in Europa – i costi di smaltimento dei rifiuti molto bassi nelle Regioni che hanno scelto la raccolta differenziata spinta.

    Gli 8 settori individuati come strategici per lo sviluppo di un’economia verde sono: strumenti economici; ecoinnovazione, ecoefficienza, riciclo e rinnovabilità dei materiali; efficienza e risparmio energetico; fonti energetiche rinnovabili; tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi; filiere agricole di qualità ecologica; mobilità sostenibile.

  • Consumo di territorio: nascono gli obiettori per la salvaguardia dei suoli

    Consumo di territorio: nascono gli obiettori per la salvaguardia dei suoli

    GenovaUna rivoluzione prima di tutto culturale che chiama in causa i professionisti dei settori collegati al comparto edile perché le alternative all’esasperato consumo di suolo esistono, funzionano e possono essere messe in pratica su larga scala, evitando la cementificazione selvaggia figlia di una visione del costruire che non rispetta il territorio, incapace di guardare al futuro, al contrario, strettamente legata al raggiungimento di risultati immediati.

    È questo il senso dell’appello a diventare “obiettori di coscienza per la salvaguardia dei suoli non cementificati, scaturito dalle riflessioni individuali di Tommaso Gamaleri, savonese, giovane ingegnere dell’ambiente che dal 2006 opera nel settore dell’efficienza energetica, socio della cooperativa Retenergie, collabora con l’associazione PAEA nelle attività di didattica e progettazione (Gruppo Tecnici del Risparmio Energetico). In sostanza un tecnico – termine che va tanto di moda in questo periodo – abituato a confrontarsi con la ristrutturazione dell’esistente e con le nuove costruzioni, il cui compito è fornire indicazioni progettuali al fine di ottenere prestazioni energetiche sostenibili, sia dal punto di vista ambientale sia in termini economici.
    “Stop al consumo di territorio” – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato che raggruppa comitati, associazioni, gruppi e singoli cittadini – ha fatto proprio l’appello «Per invertire concretamente la rotta seguiamo l’esempio di questo giovane collega e creiamo un folto gruppo di “obiettori per la salvaguardia dei suoli non cementificati” – si legge sulle pagine web del movimento – Per adesioni: info@stopalconsumoditerritorio.it (indicare: cognome e nome, professione, età, comune e provincia di residenza)».

    «Di fronte al consumo di territorio cosa possono fare i progettisti edili “critici”? In che modo un tecnico come me, convinto della necessità di uno stop immediato alle nuove edificazioni che distruggono suolo, vi si può opporre? Da tempo mi pongo queste domande e, di fronte ad un incarico riguardante una nuova edificazione su terreni ancora liberi, mi sono chiesto se accettarlo volesse dire essere complice oppure no – racconta Tommaso – Essendo un progettista dell’efficienza energetica, ho ritenuto di non dovermi tirare indietro (il committente avrebbe facilmente trovato un altro tecnico disposto a svolgere il lavoro) ma di far forza sul ruolo conferitomi per mitigare il danno. Fare cioè pressione affinché l’intervento in progetto potesse raggiungere un livello prestazionale più elevato rispetto agli standard vigenti dettati dalla normativa energetica».
    In altri termini, non accontentandosi del soddisfacimento dei requisiti minimi previsti per legge, bensì proponendo soluzioni tecnologicamente avanzate che guardano al futuro «Utilizzando l’isolamento quale elemento fondante e non accessorio, per avere una casa in cui le bollette si riducono del 90% – continua Tommaso – Mi sono sforzato per massimizzare gli spessori degli isolamenti e l’efficienza degli impianti. Prestando attenzione che dalla teoria del progetto si passasse realmente alla pratica in cantiere, affidandosi a materiali naturali e tecniche esecutive che tengano in particolare considerazione questi aspetti».
    D’altra parte «Costruire per il risparmio energetico vuol dire costruire con maggiore qualità – sottolinea il giovane ingegnere – Di conseguenza la manutenzione sarà più facile, meno costosa e la casa avrà una vita più lunga. Ho cercato di esasperare questi aspetti promuovendo un’azione culturale anche nei confronti dei mie colleghi. Ritengo di aver ottenuto dei risultati e che, quindi, qualche nuova costruzione abbia consumato del suolo con un’impronta ecologica complessiva leggermente minore».

    Ma tutto ciò per Tommaso Gamaleri non è sufficiente «Questa consapevolezza mi aiutava a mascherare il timore di avere assunto un atteggiamento complice. E dentro di me continuavo ad attribuire la responsabilità del danno a chi aveva politicamente deciso la pianificazione territoriale, a chi aveva messo a disposizione il lotto di terreno e a chi aveva investito (speculato) nella costruzione».
    Le sue indicazioni progettuali, valide per azzerare i consumi energetici, comunque sia, continuano ad avere un impatto sul territorio. E allora «Con fatica sono arrivato a maturare una convinzione – racconta Tommaso – Occorre tirarsi fuori dalla logica del costruire ad ogni costo, anche sfruttando una targa energetica per autogiustificarsi. Il fenomeno del consumo di suolo va contrastato alla base. I tecnici giocano un ruolo importante stimolando riflessioni che possono diventare patrimonio di tutti. Il cambiamento passa attraverso la constatazione che “c’è chi dice no”. Per questo ho scelto di fare obiezione di coscienza al consumo di territorio, non accettando più alcun incarico progettuale per edifici da realizzarsi su terreni non ancora edificati».

    Risultati significativi sono raggiungibili tramite un approccio alla riqualificazione energetica che punti soprattutto sulla demolizione/ricostruzione dell’esistente. Dando forza ad una corrente di pensiero alternativa «Facendo pesare culturalmente e politicamente la nostra scelta –  conclude Tommaso – Il contributo di chi lavora nel settore è fondamentale. Ma da soli si può fare poco o niente. Affinché la mia non si riveli una presa di posizione fine a se stessa, utile a giustificarmi con la coscienza ma non a costruire un’alternativa praticabile, lancio un appello a tutti coloro i quali vorranno condividere questo percorso. Servirà darsi degli obiettivi, definire dei criteri di azione, essere capaci di comunicare. Visto che credo nella contaminazione tra le differenze, sono certo che nel Movimento “Stop al Consumo di Territorio” e nel Forum “Salviamo il Paesaggio”, ci siano le persone giuste per poterlo fare».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Pesticidi nel piatto 2012: verdura, frutta e vino contaminati

    Pesticidi nel piatto 2012: verdura, frutta e vino contaminati

    Ortofrutta e vino venduti nel nostro Paese sono regolarmente contaminati. Questo il risultato allarmante che emerge da “Pesticidi nel piatto 2012”, il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, elaborato sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici pubblici regionali competenti.
    I campioni fuorilegge sono fermi allo 0,6%, stabili i contaminati da un solo residuo (18,3%), mentre calano di circa un punto percentuale i campioni contaminati da più residui contemporaneamente, portandosi al 17,1% (18,5% nel 2011).

    Il risultato complessivo, almeno ad una prima lettura, offre un quadro abbastanza rassicurante ed in linea con il trend degli ultimi anni che vede diminuire, seppur lentamente, l’uso delle molecole chimiche per la produzione agroalimentare. Purtroppo, però «insieme all’aumento in percentuale dei campioni in regola – sottolinea Legambiente – aumenta pure, in molti casi, il numero delle diverse sostanze chimiche presenti contemporaneamente su uno stesso campione, per il quale le analisi di ogni molecola presa singolarmente hanno stabilito la regolarità».

    «Se la normativa vigente ha portato ad un maggiore controllo delle sostanze attive impiegate nella produzione dei formulati e l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residuo consentito (LMR) negli alimenti, intervenuta nel 2008, ha rappresentato un importante passo in avanti – spiega Legambiente – manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al simultaneo impiego di più principi attivi, come pure sulla rintracciabilità di più residui in un singolo prodotto alimentare».

    «Una lettura più attenta dei risultati delle analisi condotte dai laboratori regionali ed elaborati da Legambiente in questo studio – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – mostra una situazione tutt’altro che rassicurante, con numerosi casi di prodotti ortofrutticoli e derivati contaminati da 7, 8 e addirittura 9 principi attivi differenti, in un composto che nessuno ha mai studiato e analizzato e che potenzialmente potrebbe essere molto dannoso per la salute dei consumatori e per l’ambiente».

    Tra le sostanze maggiormente rinvenute «troviamo il clorpirifos, un insetticida riconosciuto da numerosi studi scientifici come interferente endocrino con spiccata attività neurotossica – conclude Legambiente – il captano, fungicida riconosciuto dall’Epa come possibile cancerogeno e il Fosmet, un insetticida fosforganico dal notevole impatto ambientale e particolare tossicità riscontrata a danno delle api».

    Non si fa attendere la risposta di Agrofarma, l’Associazione nazionale imprese agro farmaci, che afferma «l’Italia è leader in tema di sicurezza alimentare, così come confermato dai dati in proposito raccolti da parte del Ministero della Salute e dell’Efsa. I controlli regolarmente effettuati da parte delle autorità competenti sulla produzione agroalimentare nostrana, permettono di registrare una situazione completamente sicura per quanto riguarda l’ortofrutta italiana».

     

    Matteo Quadrone

  • Ambiente: il controllo gomme riduce le emissioni di co2

    Ambiente: il controllo gomme riduce le emissioni di co2

    Una possibile riduzione delle emissioni di c02 pari a 2.750.743 tonnellate all’anno in tutta Italia. Un risultato raggiungibile grazie all’uso di dispositivi di controllo della pressione dei pneumatici che saranno obbligatori – su tutte le nuove vetture omologate nell’UE – a partire dal 1 novembre 2012.

    Quando l’obbligo sarà pienamente a regime – ipotizzando a titolo di esempio gli stessi consumi di carburante del 2011 – solo in Liguria si potrà evitare di immettere nell’atmosfera, ogni anno, circa 64.705 tonnellate di co2. La provincia ligure che ha il maggior potenziale di riduzione è Genova (31.384 tonnellate), seguita da Savona (12.688 tonnellate) e La Spezia (12.048 tonnellate).

    I dati provengono da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro – il Gruppo Continental è uno dei primi fornitori dell’industria automobilistica nel mondo – basata su due aspetti: il risparmio ottenibile con i dispositivi di monitoraggio della pressione dei pneumatici e le emissioni di CO2 per litro di carburante consumato.

    Per il primo aspetto il Centro Ricerche Continental Autocarro ha considerato un documento della Commissione Europea che quantifica nel 2,5% il risparmio di carburante e quindi di emissioni di CO2 ottenibile grazie ai dispositivi per controllare la pressione dei pneumatici. Per il secondo aspetto, invece, il Centro Ricerche ha considerato che ogni litro di benzina consumato produce emissioni di 2,4 kg di CO2 e che ogni litro di gasolio consumato produce emissioni di 2,65 kg di CO2.

    Grazie a questi dati è stato possibile calcolare che il risparmio nelle emissioni di CO2 ottenibile se tutti i veicoli a benzina e diesel in circolazione montassero dispositivi di monitoraggio della pressione dei pneumatici, prendendo come riferimento le vendite di benzina e gasolio per autotrazione del 2011, sarebbe di 29.865.336 tonnellate per i veicoli a benzina e di 80.164.379 tonnellate per i veicoli a gasolio. In totale solo nel nostro Paese si potrebbero quindi evitare di immettere nell’atmosfera ogni anno 2.750.743 tonnellate di CO2.

  • Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    IL PRECEDENTE

    4 novembre 2011: dieci giorni dopo l’alluvione che ha provocato numerosi danni alle Cinqueterre e poco più di un anno dopo dall’alluvione di Sestri Ponente, la pioggia si abbatte anche su Genova provocando l’esondazione del rio Fereggiano intorno alle 13. Il bilancio è quello che tutti conosciamo: sei vittime, molti danni e le polemiche contro la Sindaco Marta Vincenzi, colpevole di non aver ordinato la chiusura delle scuole nonostante l’allerta 2.

    IL PRESENTE

    Si dice che ognuno di noi ricordi perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo, in concomitanza di un evento drammatico di grossa portata. Il primo esempio che salta alla mente è l’11 settembre 2001: quasi tutti abbiamo a memoria in quali attività eravamo impegnati quando qualcuno ci ha detto cosa stava succedendo.

    L’alluvione è un altro di quegli eventi. Complice il fatto che si tratta di storia recentissima, ognuno di noi ha la sua personale storia da raccontare. Quella di chi scrive, per esempio, riguarda il ponte che collega piazza Romagnosi e piazza Carloforte, e poi il tragitto da via Monticelli a via Robino, passando per corso De Stefanis, negli stessi momenti in cui, qualche decina di metri più in là, sei persone perdevano la vita.

    Domenica sarà un anno da quando tutto è accaduto. Complice l’imminente anniversario, la giustizia si è risvegliata iniziando ad attribuire colpe e responsabilità: ci sono indagini che coinvolgono funzionari e dirigenti, fino all’allora Assessore competente Francesco Scidone, ci sono polemiche sulla (non) messa in sicurezza di fiumi e torrenti, ci sono persone che non sono ancora tornate a casa e negozi che non hanno ancora riaperto.

    Chi scrive ha deciso di soprassedere su questi temi e di lasciare che la giustizia e la pubblica amministrazione facciano il loro corso (si spera rapido e risolutivo), e ha deciso di fare un giro in quei luoghi e fotografarli per come sono oggi, tornati alla loro normalità di sempre, dopo averli fotografati un anno fa, poche ore dopo il disastro.

    Queste le immagini di Genova, com’era e com’è.

    Marta Traverso

  • Stop al consumo di territorio: lettera al Ministro dell’Agricoltura

    Stop al consumo di territorio: lettera al Ministro dell’Agricoltura

    Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio scrive al Ministro dell’Agricoltura Mario Catania «Bene il disegno di legge salvasuoli, ma occorre un forte ripensamento di scelte già fatte che incombono sui suoli agricoli. Dal Parlamento ci aspettiamo un segnale di buona volontà: mai più gli oneri di urbanizzazione come cassa corrente dei comuni».

    In una regione come la Liguria – da anni vittima di una soffocante cementificazione che ha spazzato via buona parte del nostro vasto patrimonio ambientale – il Ddl rappresenta un’occasione importante per provare ad invertire la tendenza.

    «Il “consumo di suolo” non può restare un principio, né un enunciato: servono misure concrete, afferma Alessandro Mortarino, coordinatore nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio e della campagna “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”, annunciando l’invio di una lettera di osservazioni e di proposte al Ministro delle Politiche agricole Mario Catania, primo firmatario del disegno di legge per la valorizzazione dei terreni agricoli e contro la loro cementificazione approvato il 14 settembre 2012 dal Consiglio dei ministri.

    Secondo il Forum «Il disegno di legge coglie nel segno: il consumo di suolo, agricolo e forestale, rappresenta la sottrazione di una risorsa fondamentale per il benessere della comunità nazionale. La prassi amministrativa e di pianificazione territoriale deve oggi iniziare a confrontarsi con la finitezza delle risorse e dei beni comuni».

    Tuttavia « È fondamentale che la norma acquisisca al suolo il senso e il riconoscimento di bene comune – commenta Damiano Di Simine, coordinatore del Gruppo tecnico che ha redatto le osservazioni al ddl – I tempi sono maturi perché valori quali la sicurezza e l’autonomia alimentare, il paesaggio, i servizi ambientali e le funzioni ecosistemiche vengano resi prevalenti rispetto al diritto di proprietà, che non porta con sé il diritto di consumare e cementificare un bene comune qual è il suolo».

    Anche nell’attuale legislatura, infatti «Continuiamo ad assistere alla proposizione di programmi infrastrutturali ridondanti, ad esempio in materia di grande viabilità e non mirati al superamento di reali e prioritarie carenze del Paese – sottolinea il Forum – la legge in discussione in questi giorni che dispone regimi urbanistici derogatori straordinari motivati dalla realizzazione di stadi appartiene alla peggior tradizione di deregulation urbanistica e, se approvata, determinerà ferite profonde nel paesaggio rurale del nostro Paese».

    Il documento, elaborato dal Gruppo tecnico del Forum ed inviato al ministro Catania, contiene “osservazioni” alla bozza di ddl e proposte integrative tese al perfetto raggiungimento degli obiettivi dichiarati dagli intenti del provvedimento, ovvero la salvaguardia concreta dei suoli agricoli.

    Tra i punti evidenziati nel documento, si segnalano in particolare:

    – la necessità di far sì che la norma definisca il “suolo” come un “bene comune”;

    – una più stretta definizione di “aree agricole” in funzione del loro stato di fatto (ovvero che si considerino come “terreni agricoli” tutte le superfici interessate dalla presenza di suoli produttivi vegetati, coltivati, incolti o forestali, attualmente non interessate da edificazioni e infrastrutture e non i soli terreni così indicati dagli strumenti urbanistici comunali);

    – la soppressione della soglia massima di superficie agricola “edificabile” prevista dal ddl, anteponendo -per ognuno dei Comuni italiani- un prioritario censimento del patrimonio edilizio esistente e le sue potenzialità residue;

    – il prolungamento ad almeno 20 anni del divieto di mutamento di destinazione per i terreni che hanno beneficiato di aiuti di Stato e Comunitari (molti dei quali prevedono interventi, ad esempio agropaesistici e forestali, la cui maturità interviene oltre i 10 anni dall’impianto).

    «Il DdL coglie nel segno quando propone di bloccare la distrazione di risorse provenienti da oneri di urbanizzazione per coprire le spese correnti dei comuni: è inaccettabile che i comuni svendano il territorio per esigenze di cassa – conclude il Forum – Ma su questo ci aspettiamo un segnale chiaro da parte del Parlamento, che invece negli ultimi anni ha sistematicamente riproposto questa possibilità attraverso le Leggi finanziarie».

  • Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Gestione Rifiuti, Amiu ha deciso: a Genova niente porta a porta

    Rifiuti«Amiu è un’azienda del Comune e noi facciamo quello che dice l’amministrazione. Se si vuole portare la raccolta differenziata al 65% in un anno, si può fare, ma servono più risorse e più persone». Questa la risposta di Pietro D’Alema, amministratore delegato di Amiu, alle critiche dei consiglieri comunali in merito ai risultati ottenuti dalla raccolta differenziata nella nostra città. Mercoledì 3 ottobre, presso la commissione Sviluppo economico a Palazzo Tursi, D’Alema ha fatto il punto della situazione e ha illustrato il piano con gli impegni futuri per migliorare il servizio.
    L’assessore all’Ambiente, Valeria Garrotta ha ricordato «A Genova la raccolta differenziata ha raggiunto il 32%. L’obiettivo di legge per il 2012 è il 65%, mentre l’Unione Europea parla di avvio al riciclo del 50% dei rifiuti entro il 2010».
    Sono sufficienti questi semplici dati per confermare Genova quale città fuorilegge. Ma sarebbe pretestuoso chiedere un balzo in avanti del genere – vale a dire il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata (RD) nel giro di un anno – ma almeno gli obiettivi dovrebbero essere più ambiziosi del 50% entro il 2016, prospettato da Pietro D’Alema.
    «Genova è la città che negli ultimi anni ha fatto i passi avanti più lunghi – ha affermato l’a.d. di Amiu – nel 2006 eravamo all’11,9%, nel 2011 siamo arrivati al 31%, il 130% in più. Le altre grandi città non sono tanto più avanti: Torino è al 42% e Milano al 33,8%».
    Poi ha sottolineato «Tutta la nostra RD finisce al riciclo: ricaviamo 3,5 milioni all’anno ma ne spendiamo 14».

    Per quanto riguarda il piano di sviluppo, questo si dipana in tre fasi e non contempla la raccolta porta a porta, giudicata troppo difficoltosa nel contesto genovese.
    «La nostra linea è quella di individuare sistemi di multi raccolta mettendo vicino i cassonetti dell’indifferenziata e della differenziata – ha spiegato D’Alema – Adesso, solo nel 36% delle postazioni ci sono cassonetti per tutti i materiali».
    La prima fase prevede il completamento delle postazioni nelle strade principali, la seconda l’inclusione di vie secondarie e vicoli, la terza l’estensione della raccolta dell’organico. Mentre il numero delle isole ecologiche, attualmente 4, dovrà aumentare.
    «Il recupero dell’organico è il più costoso, per questo lo lasciamo all’ultimo – ha concluso l’a.d. di Amiu – non ha senso puntare su tutto subito».

    Peccato però che, come spiega Enrico Pignone, consigliere della Lista Doria ed esponente degli Amici del Chiaravagna, associazione che ha sviluppato il progetto pilota di RD a Sestri Ponente «Sulla raccolta dell’umido bisogna puntare immediatamente per mettere in sicurezza la discarica di Scarpino, riducendo la quantità di rifiuti putrescibili. Il piano di Amiu si pone degli obiettivi che sono fuorilegge».
    In merito ai costi, Pignone sottolinea «Bisogna aggiungere un altro fattore: a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi, il Comune paga sanzioni alla Regione Liguria per circa 2 milioni all’anno».

    Ma come si spiega una tale ritrosia nei confronti della raccolta dell’umido? Parliamo di un elemento essenziale affinché la RD diventi veramente efficace. Solo questa frazione, infatti, rappresenta almeno il 30% in peso degli scarti prodotti in ambito urbano. Trattandola in maniera differenziata si abbatterebbe l’impatto ambientale della discarica di Scarpino, eliminando le dannose emissioni o eluati derivanti dalla frazione umida.
    La risposta è semplice: da ormai 2 anni, l’organico viene trattato in un impianto di compostaggio dell’alessandrino perche Genova e tutta la sua provincia sono prive di un sito dedicato. Gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 hanno reso impossibile l’utilizzazione dell’impianto Amiu ricavato da una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna. Da allora e tutt’oggi, Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, presso una struttura privata in Provincia di Alessandria, con un costo significativo – circa 1 milione di euro all’anno – per le casse dell’azienda controllata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini (leggi l’inchiesta di Era Superba).

    «Siamo all’anno zero per la differenziata perché manca la politica – ha commentato dalle file dell’opposizione, Lilli Lauro, consigliere Pdl – quello che fa Amiu non è quello che sta scritto nel programma del Sindaco».
    Mentre per la maggioranza, Stefano Anzalone, consigliere Idv, ha chiesto chiarimenti sugli indirizzi politici e sul futuro impianto di compostaggio.
    Purtroppo non c’è ancora nessuna risposta sulla localizzazione del futuro sito dedicato al trattamento della frazione umida e così Amiu continuerà a spendere soldi pubblici per il suo conferimento fuori dai confini regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Veicoli elettrici: a Sestri Ponente inaugura un nuovo stabilimento

    Veicoli elettrici: a Sestri Ponente inaugura un nuovo stabilimento

    moto elettricaLa green economy – nell’attuale situazione economica segnata da una crisi senza fine – può essere un volano in grado di contribuire in maniera significativa al rilancio del sistema produttivo ed occupazionale del nostro Paese. La conferma arriva dai buoni risultati ottenuti dalla Ecomission, azienda genovese leader assoluta, in Italia, per quanto riguarda il mercato della mobilità elettrica su due ruote.

    Oggi alle ore 18:00, a Sestri Ponente, in via Buccari n.21 sarà inaugurata, alla presenza del presidente della Regione, Claudio Burlando, la nuova linea di assemblaggio dello scooter elettrico made in Italy “Ecojumbo”, realizzato da Ecomission.
    In uno scenario generale in cui, ogni giorno, si ha notizia di aziende che fuggono dall’Italia per approdare in nuovi lidi dove “delocalizzare” la produzione, a discapito di migliaia di lavoratori italiani e genovesi, la scelta di puntare forte su Sestri, rappresenta una netta, quanto lodevole, inversione di tendenza.

    «Siamo molto fieri di essere, al momento, i primi in questa nicchia di mercato secondo i dati Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) – spiega Walter Pilloni, amministratore delegato di Ecomission, ramo aziendale di Teknit – ma, soprattutto, siamo fieri di essere uno dei primi esempi di delocalizzazione “al contrario”, visto che abbiamo deciso di implementare le linee di montaggio a Genova». E sempre nella nostra città, l’azienda sta portando avanti un progetto per la realizzazione di una ventina di colonnine di ricarica per scooter elettrici in altrettante scuole.

    La nuova linea, lunga 25 metri, ha una capacità produttiva di 12 scooter per la costruzione di 2 modelli al giorno. L’obiettivo di Ecomission è realizzare 50 mezzi elettrici al mese.
    «Lo stabilimento di Sestri Ponente consente, per dimensioni e tecnologia, di accogliere la crescente domanda che suscita questo prodotto – continua Pilloni – Una richiesta che è in aumento viste le eccezionali prestazioni di questo mezzo, del tutto identiche a quelle dei modelli a benzina e visti i prezzi dei carburanti tradizionali. Un confronto in cui non possiamo che uscirne vincenti in termini economici ed ecologici».

    Venerdì 5 ottobre 2012, sempre alle ore 18, sarà possibile per tutti i cittadini accedere liberamente agli impianti e toccare con mano la nuova idea di mobilità ideata da Ecomission. L’amministratore delegato, Walter Pilloni, sarà a disposizione del pubblico per presentare e far provare agli ospiti il suo Ecojumbo.

     

    Matteo Quadrone