Tag: animali

  • Animali domestici, il sogno della clinica veterinaria pubblica. Comune al lavoro per un servizio legato all’Isee

    Animali domestici, il sogno della clinica veterinaria pubblica. Comune al lavoro per un servizio legato all’Isee

    animali-domestici-caniUna clinica veterinaria comunale, che permetta l’accesso al servizio a tutti, con pagamenti in base al reddito. Questo il progetto “sogno” in fase di progettazione da parte dell’amministrazione civica, che risponderebbe ad una necessità sempre più diffusa, visto che Genova, come è noto, è tra le prima città italiane per numero di animali domestici per abitante.

    Se ne torna a parlare in Sala Rossa grazie all’interrogazione del Consigliere Pietro Paolo Repetto (Udc), che rilancia l’idea di un servizio pubblico che sappia garantire l’assistenza veterinaria a tutti, riconoscendo in questo modo il valore sociale e “sanitario” della compagnia di un animale domestico, a quattro zampe ma non solo. La risposta arriva direttamente dall’assessore per le Politiche Ambientali e per il benessere degli Animali del Comune di Genova, Italo Porcile: «Questa idea è condivisa dall’amministrazione civica, che da tempo sta valutando i vari aspetti legati a questa materia. La competenza è anche, e soprattutto, regionale, ma abbiamo attivato contatti anche con Asl e associazioni dei veterinari, oltre che con altre realtà territoriali legate alla gestione degli animali domestici. Sicuramente il “costo zero” potrebbe essere di difficile attuazione, ma lavorare sulle soglie Isee può essere una metodologia da seguire». Un altro aspetto fondamentale è la questione “location”: dove potrebbe sorgere questa struttura? «Un’ipotesi potrebbe essere gli spazi dell’ex canile di via Adamoli – ha sottolineato Porcile – ma al momento non possiamo sbilanciarci».

    L’idea, però, si sviluppa a pochi giorni dalla fine del mandato: «Sarà mia cura – ha assicurato l’assessore – di predisporre le linee guida per portare avanti il progetto, lasciandolo in eredità alla prossima amministrazione». Se la cosa andasse in porto, Genova potrebbe essere una eccellenza nazionale in materia.

     

     

  • Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure

    Whale whatching, l’avvistamento dei cetacei nel Santuario del Mar Ligure

    delfiniCinque ore in navigazione in mare aperto a ammirare delfini e balena. E’ l’escursione, organizzata da Consorzio Liguria Viamare che prende il nome di Whale Whatching, pianificata per dare la possibilità al pubblico di avvistare moltissime specie di cetacei. L’appuntamento, per chi parte da Genova, è all’una al porto antico, ogni martedì o ogni sabato da aprile a ottobre. E’ dalla banchina dell’expo che il battello lascia gli ormeggi per dirigersi verso il Santuario cetacei- Pelagos. «Questa zona che va da San Tropez, passa per il mar Ligure, quello della Toscana e scende fino alle coste nord della Sardegna – racconta la biologa di bordo, Alessandra Somà – è l’area marina protetta più grande al mondo, l’unica che comprende le acque di diversi stati».

    875 chilometri quadrati che vantano la più alta concentrazione di cetacei dell’intero Mediterraneo. Capodogli, balenottere comuni, delfini, grampi, globicefali sono le specie che costituiscono l’ecosistema pelagico «Quest’area ha un fondale non omogeneo – aggiunge la biologa – in alcuni punti arriva a 1500 metri di profondità. E’ proprio in questi profondissimi canyon che vivono le balene». Insomma un ecosistema prezioso da salvaguardare e proteggere dalle molteplici attività umane che si svolgono sul mare. La rigogliosa popolarità dei cetacei durante l’escursione, alla quale noi di Era Superba abbiamo partecipato, si è manifestata appena fuori dalla diga foranea con un branco di 20 esemplari di tursiopi, grandissimi delfini dal colore scuro. «Sono esemplari costieri – spiega Somàuna specie di delfino che ama stare vicino alla riva». Per non stressare troppo gli animali la guida ha spiegato che non si possono osservare più di mezz’ora. «Sono animali curiosi – conclude – ma spesso l’imbarcazione con a bordo le persone li spaventa». Quello dei tursiopi non è stato il nostro unico avvistamento, durante la lunga navigazione abbiamo visto tonni, pesci spada e abbiamo “conosciuto” un branco di delfini stenelle che si sono divertite a giocare con le onde prodotte dalla nostra barca. Nelle escursioni di whale whatching la fortuna ha un ruolo fondamentale, ma a fare la differenza è la professionalità dello staff «durante le nostre gite almeno quattro persone dell’equipaggio – dice Somà –si posiziona a prua con binocoli per scorgere qualche animale da avvicinare e osservare».

    Nel 2016, per un totale di 52 uscite in mare, sono stati avvistati 13 capodogli, 34 zifii, 2 delfini comuni, 103 branchi di stenelle striate, 12 branchi di tursiopi, 4 mobule, 26 tartarughe caretta caretta, diversi pesci luna, tonni e pesci spada. «Quest’anno non abbiamo mai visto balene – conclude la biologa – i ricercatori con i quali collaboriamo stanno cercando di capire il perché. Per evitare che la mano dell’uomo contribuisca ad allontanare dal Mediterraneo o far scomparire questi animali, io a bordo faccio sempre formazione su come bisogna comportarsi e come rispettare il mare e i suoi abitanti».

    Whale Whatch in Liguria

    balenottera-while-watchUn’escursione in mare della durata di cinque ore che ha come obiettivo la ricerca e l’osservazione di 8 specie di cetacei che popolano il Santuario Pelgaos. Un’attività organizzata dal 1996, quando ancora il santuario dei Cetacei non era stato ufficialmente formalizzato. Un’iniziativa molto apprezzata da turisti e dagli stessi genovesi. Solo nel 2016 sono state organizzate 54 escursioni, con circa 200 passeggeri a bordo, per un totale di oltre 11 mila visitatori. «E’ un’attività molto apprezzata – dice Carlo Baracchini, responsabile dell’organizzazione del Consorzio Liguria Viamare – arrivano da tutta Europa per partecipare al whale whatching. Ci sono anche tanti genovesi che si ripresentano tutti gli anni e ogni volta son soddisfatti». La gita ha cinque diversi punti di partenza, Genova, Varazze, Savona, Loano e Andora «La destinazione è sempre il Santuario dei cetacei – racconta Baracchini – partendo da Genova si naviga lungo il canyon del Polcevera o quello del Bisagno che registrano un fondale profondo nel quale vivono molte specie di animali». Le rotte saranno diverse se si parte dal ponente ligure. «Quando si parte da Savona solitamente si va verso Capo Noli – aggiunge Carlo – è una zona di passaggio per le balene e altre cetacei. Addirittura l’Università di Genova ha installato due mede che registrano il numero degli esemplari che passano di lì». Comune per ogni imbarcazione è un equipaggio molto preparato che accompagna i visitatori durante tutta l’escursione. A bordo è sempre presente un biologo che commenta gli avvistamenti, fornisce informazioni e curiosità, e raccogliere importanti dati scientifici per la ricerca e altri componenti della crew che muniti di binocolo e cannocchiale controllano se all’orizzonte si vede qualche animale da “salutare”.

    Santuario cetacei- Pelagos

    whale-watchUn’area marina, o meglio dire un triangolo di mare che va da Tolone in Francia, arriva fino a Capo Falcone in Sardegna occidentale passa per il mar Ligure a arriva a Fosso Chiarone in Toscana. Un totale di 875 chilometri quadrati di mare protetto. Una zona così importante sia dal punto di vista naturalistico sia per la ricerca, tanto che nel 1999, i ministri, italiano, francese e monegasco, hanno firmato la nascita ufficiale del Santuario internazionale dei cetacei del Mar Ligure. La volontà di proteggere questa parte di mare e la fauna ha radici più lontane. Nel 1990 era già stata costituita l’area protetta nella quale vigeva un regime di salvaguardia dei cetacei presenti nel bacino corso-ligure-provenzale con il nome di Progetto Pelagos.
    L’obiettivo era, ed è tutt’oggi, sempre quello di tutelare le specie protette che abitano quest’area, qui infatti è possibile navigare, ma senza disturbare, gli animali. Secondo un censimento del 1992 nella superficie di quello che oggi è il Santuario Pelagos, si contavano 32.800 esemplari di stenelle (piccolo delfino) e 830 balenottere comuni che migravano nella zona durante il periodo estivo. «Oggi – dice la biologa Alessandra Somà – non è possibile fare una stima degli animali presenti nel Santuario»

    Con l’istituzione del Santuario è stato imposto il divieto di catture e di turbative intenzionali per motivi di ricerca, divieto dell’uso di reti pelagiche derivanti, si è portata avanti la lotta contro l’inquinamento, le competizioni off-shore sono state circoscritte solo in alcune aree. Nello stesso tempo è stata regolamentata l’attività di whale-watching e sono stati incoraggiati i programmi di ricerca e di campagne di sensibilizzazione del grande pubblico. Tutto questo per garantire ai mammiferi marini uno stato di conservazione favorevole.

    Elisabetta Cantalini

     

  • Cani abbandonati, per il 30% dei casi è colpa delle vacanze. Ma attenzione a neonati e periodo di caccia

    Cani abbandonati, per il 30% dei casi è colpa delle vacanze. Ma attenzione a neonati e periodo di caccia

    bacco-caneL’estate è arrivata e il fedele amico dell’uomo per molti si trasforma in un problema o un intralcio in vista delle ferie. Ed ecco, puntuale come ogni anno, ripresentarsi il triste fenomeno degli abbandoni.
    Giugno, luglio e agosto per molti sono sinonimo di vacanze e relax lontano da casa, per tanti animali sono sinonimo di abbandono. In Italia, ogni anno vengono lasciati a un destino incerto, di stenti e privazioni, circa 150 mila cani, di cui ben 60 mila nei soli mesi estivi. Una media di quasi 600 cani al giorno lasciati sotto il solleone per strada, davanti ai canili o in prossimità di luoghi di villeggiatura. Il dato più allarmante è che l’80% di questi incolpevoli malcapitati non sopravvive.

    A Genova, dove sono 62 mila i cani registrati all’anagrafe canina, nel primo semestre del 2016 sono stati prelevati e portati al canile municipale 86 cani. «Tra questi animali non tutti sono stati abbandonati volontariamente – spiega Roberto Parodi, direttore della struttura complessa sanità animale della Asl 3 genovese – alcuni, per fortuna, sono stati poi riconosciuti e ripresi dai proprietari». Secondo l’Asl 3, il fenomeno dell’abbandono dei cani a Genova e dintorni, nell’ultimo anno sta leggermente diminuendo. «Nel 2015 sono stati trovati 227 cani abbandonati – continua Parodi – 110 nei primi sei mesi, 24 in più rispetto a quest’anno». Attenzione però all’estate. «Negli anni passati nel secondo semestre che comprende i mesi estivi si registrava un aumento di cani vaganti – conclude Parodi – e in questo caso gli abbandoni di proposito sono in netta prevalenza».

    L’abbandono è un reato penale

    enzo-cane«L’abbandono degli animali è un reato». A ricordarlo è l’avvocato penalista Sara Garaventa dello Studio legale Ispodamia. La norma è prevista dall’articolo 727 del Codice penale che punisce la condotta di chi abbandona un animale domestico con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda dai 1.000 ai 10 mila euro. «La Cassazione – continua Garaventa – stabilisce che l’abbandono non consiste solo nel lasciare l’animale domestico in autostrada o al canile: il reato si commette anche se il padrone lascia il proprio animale in giardino o in terrazzo per giorni». L’abbandono di animali, come spiega l’avvocato, è procedibile d’ufficio, ovvero l’autorità giudiziaria non appena viene a conoscenza del fatto iscrive nel registro degli indagati il proprietario, senza necessità di una denuncia preventiva.

    Esiste un’altra norma per la tutela per gli amici a quattro zampe: è l’articolo 544 ter che disciplina il “delitto contro il sentimento per gli animali”. «Anche in questo caso si tratta di reato penale – conclude l’avvocato – ed è quello che una volta veniva identificato come maltrattamento verso gli animali». La pena, in questo caso, è la reclusione dai 3 ai 18 mesi o una multa che va dai 5 mila ai 30 mila euro.

    Perché i cani vengono abbandonati

    enzo-caneSecondo gli esperti in campo della cinofilia, le punte massime di cani abbandonati si registrano sì nel periodo estivo, con una percentuale del 30% del totale in tre mesi, ma non solo. «Moltissimi cani – spiega Simona Boschi, educatrice cinofila e vicepresidente dell’associazione Una che ha in gestione il canile municipale di Genova – vengono portati direttamente in canile dai padroni per problemi comportamentali».

    Un fenomeno che si ripete ogni anno e in ogni mese. Senza alcuna stagionalità, esiste anche la “sostituzione” del cane con un bebè. Spesso accade che l’amico a quattro zampe venga abbandonato quando in famiglia arriva un bambino e la coppia di neo genitori non riesce a gestire entrambi. E poi arriva l’estate: «In questi giorni – dice Boschi – la Croce Gialla ci sta portando moltissimi cani cosiddetti vaganti. Si presume che siano stati lasciati perché d’intralcio per le ferie».

    Secondo la legge, ogni cane dovrebbe essere munito di microchip e, una volta identificato, venire restituito al proprietario. «Purtroppo non è sempre così – spiega l’educatrice cinofila – spesso ci portano cani senza microchip, questo significa che non ci sono stati controlli in origine». In questi casi il canile non può far altro che ospitare gli amici a quattro zampe e sperare in un’adozione repentina. «Quando possiedono il microchip – conclude Boschi – ricontattiamo il proprietario che è tenuto a riprendersi il cane con sé».

    Un altro problema è la caccia: subito dopo l’apertura della stagione venatoria, infatti, oltre al 30% dei cani viene abbandonato perché non bravo a cacciare.

    Che cosa fare se si trova un cane abbandonato

    bacco-caneSul sito dell’Enpa, ente nazionale protezione animali viene descritto come approcciare con un animale ritrovato: “Avvicinarsi all’animale con calma. Non camminare in maniera diretta verso di lui: il cane potrebbe interpretare questo gesto come una minaccia, spaventarsi e scappare o diventare aggressivo. Stai accucciato e presta attenzione ai suoi segnali: denti scoperti, ringhi, pelo irto devono metterti in guardia. Nei casi più difficili, se il cane è molto impaurito e diffidente, è meglio non avvicinarsi e far intervenire degli esperti. Se invece si lascia avvicinare puoi rifocillarlo con un poco di acqua e di cibo. Il cibo, spesso, è anche un ottimo modo per fare ‘amicizia’ e per far capire all’animale che non vogliamo fargli del male”.

    «Nel caso in cui si incontri un cane vagante per le strade della città o si veda un animale visibilmente maltrattato all’interno di giardini e terrazzi privati – racconta un responsabile dell’enea – quello che bisogna fare è chiamare le autorità competenti, polizia o carabinieri». Le autorità contatteranno la Croce Gialla, onlus che si occupa del recupero e del trasporto al canile.

    In questi giorni, periodo clou delle vacanze estive e momento di maggior abbandono, tra le bacheche dei social network compaiono anche i suggerimenti su come comportarsi se si trova un cane solo e vagante in autostrada. Tuttavia, il post condiviso su moltissime bacheche di Facebook che dice “non dovete fare altro che inviare un sms specificando località, ora di avvistamento, razza (se possibile) e direzione di marcia al 334.1051030….1000 volontari sono pronti ad intervenire in tutta Italia fino al 4 settembre” purtroppo è un fake, una falsa informazione tipica del web. La Croce Gialla, infatti, non è al corrente dell’iniziativa del recupero animali in autostrada.

    «Quello che chiediamo a chi ci contatta direttamente – ci spiega Stefano Menti, uno dei responsabili della croce gialla Onlus, illustrando quale comportamento sia meglio adottare nel caso si trovasse in città un cane abbandonato – è, se possibile, di non perdere di vista l’animale ritrovato, addirittura di tenerlo con sé fino al nostro arrivo». Il servizio di soccorso animali si occupa di prelevare l’animale, di leggere il microchip, obbligatorio su ogni cane, e di portarlo al canile municipale. «Nel caso si avvistasse un animale che cammina sul ciglio dell’autostrada chiamate la polizia, non fermatevi» afferma l’esperto.

    In media, la Croce Gialla fa 4 o 5 interventi al giorno, con picchi massimi di 15 interventi in 24 ore. Gli interventi aumentano in primavera e in estate «con la bella stagione – conclude Menti – la gente porta più volte fuori casa i propri animali, spesso lasciandoli liberi, quindi è più facile che si perdano. Non si tratta sempre di abbandono volontario».


    Elisabetta Cantalini

  • Fiocco azzurro all’Acquario di Genova. Ecco il nuovo cucciolo per la foca Tethy

    Fiocco azzurro all’Acquario di Genova. Ecco il nuovo cucciolo per la foca Tethy

    C’è ancora qualche centimetro di cordone ombelicale che sbuca dalla pancia del cucciolo della foca Tethy, nato martedì scorso alle 3.50 del mattino e presentato ufficialmente al mondo questa mattina nella vasca della foche all’Acquario di Genova, che proprio quest’anno celebra il suo 25° anniversario. Maschio, 12,7 kg e un metro di lunghezza, il nome del cucciolo verrà scelto attraverso un concorso presentato nelle prossime settimane. Per non disturbare il piccolo e la mamma, la passerella che consente di osservare la vasca dell’alto è temporaneamente chiusa al pubblico, mentre le evoluzioni del cucciolo potranno essere osservate dal primo piano del percorso. Per Tethy, esemplare di Phoca vitulina di 23 anni, è il sesto cucciolo: nel ’99 toccò al primogenito Giotto, primo esemplare di foca nato all’interno dell’acquario genovese, poi Hope nel 2003, Pallino 2004, Freccia 2007 e Luna 2010. Le foche ospiti dell’Acquario di Genova salgono, dunque, a sei: oltre a Tehty, alla figlia Luna e al piccolo appena nato, ci sono Selchie, femmina di 23 anni, e i maschi Igor e Hannes. La Phoca vitulina raggiunge la maturità sessuale a partire dai 3 anni e il ciclo riproduttivo è annuale e stagionale, all’inizio dell’estate, subito dopo la muta.

    Lo staff dell’Acquario sta seguendo giorno e notte – con videocamera a raggi infrarossi – il cucciolo e la mamma, per controllarne la crescita, l’allattamento, lo sviluppo della relazione madre-piccolo. L’allattamento, che è iniziato dopo circa 24 ore dalla nascita, prosegue quotidianamente ogni due ore circa e continuerà per una trentina di giorni, passati i quali il piccolo avrà raddoppiato il suo peso e potrà iniziare la fase di svezzamento con il primo approccio con il pesce che costituirà la sue dieta adulta. Mamma Tethy per sostenere l’allattamento è passata da una razione giornaliera di 2,5-3 Kg di pesce a 6 Kg.

    In questo primo periodo il rapporto mamma-piccolo è molto importante in quanto la madre trasferisce molte informazioni al neonato. Come lo staff dell’Acquario ha potuto osservare, ha da subito ha trasmesso il suo imprinting, porgendo il suo muso al piccolo, in modo che riconoscesse l’odore. Tethy, con il suo bagaglio di esperienza, è una mamma molto attenta, segue il piccolo e lo aiuta nel nuoto quando necessario.  Il piccolo si è dimostrato fin da subito vivace, curioso, esplora la vasca anche attraverso delle apnee lunghe, vista la sua tenerissima età: quando Tethy ritiene che sia fuori dal suo controllo, gli spruzza acqua addosso aiutandosi con la pinna anteriore e ottenendo l’immediato avvicinamento a lei. Gli sta insegnando a nuotare velocemente, a stare in apnea sempre di più e a dormire sul fondo della vasca, comportamenti che rappresentano strategie di difesa dai predatori.

  • Santuario dei cetacei: i tesori del Mar Ligure che uniscono Italia, Francia e Principato di Monaco

    Santuario dei cetacei: i tesori del Mar Ligure che uniscono Italia, Francia e Principato di Monaco

    Il Mare
    Il Santuario è popolato da otto specie di cetacei fra cui balenottera, capodoglio e delfino. La balenottera comune a seconda degli anni varia dai 150 ai 1600 esemplari. Il tursiope (delfino) si aggira attorno ai 1000, numeri più alti presenta la stenella striata (sempre appartenete ai delfinidi) che in estate arriva ai 39000. «È chiaro – sottolineano dal Segretariato del Santuario – che per i cetacei il Santuario è una zona importante. Gli esemplari tornano regolarmente, pur muovendosi lungo tutto il Mediterraneo nord-occidentale, in quel “triangolo” di mare nel quale trovano il loro habitat naturale».

    Sentiamo parlare spesso del Mar Ligure per quel che riguarda i traffici commerciali e le rotte di crociere e traghetti, eppure sappiamo che il triangolo di Mediterraneo compreso tra la nostra costa, quella francese, parte di quella toscana e il nord della Sardegna raccoglie un tesoro naturale molto importante, il Santuario dei cetacei (Sanctuaire Pelagos).

    Il Santuario è una zona marina di 87.500 km², una ASPIM – aree specialmente protette di importanza mediterranea – che è regolata e protetta da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia. È, a livello mediterraneo, l’unica Area Marina Protetta internazionale di mare aperto dedicata alla protezione dei mammiferi marini.
    Un mare nel quale si muovono molte specie di cetacei, una ricchezza che dal 1999 le tre nazioni coinvolte studiano e monitorano continuamente. Nel 2004 Italia, Francia e Principato hanno siglato un accordo per un piano di gestione congiunto, e da quel momento, il Santuario viene gestito, potremmo dire, “a tre mani”.
    Uno degli obiettivi del patto è gestire e minimizzare gli impatti delle attività umane, assai intense in un tratto di mare così piccolo, sui mammiferi (la cui popolazione è costantemente sotto controllo) e sui loro habitat. Ma anche sensibilizzare e coinvolgere i professionisti e chi semplicemente ama e si gode il mare, sulla salvaguardia dell’area.
    Un esempio positivo di collaborazione fra nazioni. Come funziona?

    La Conferenza delle Parti (COP, cioè i tre Stati) è l’organo decisionale dell’Accordo, chiamato ad approvare le raccomandazioni formulate dal Comitato Scientifico e Tecnico (CST). La Conferenza delle Parti, che si svolge ogni due anni, è costituita da un Presidente, dalle delegazioni nazionali delle tre Parti, dai componenti del Segretariato Permanente e dagli osservatori.
    È il Segretariato Permanente a coordinare tutte le parti; oltre ad assistere il Comitato Scientifico e Tecnico (l’ultima edizione si è svolta proprio a Genova a fine novembre), si occupa della gestione finanziaria e di rappresentare il Santuario Pelagos. Il Segretariato Permanente ha sede presso il Palazzo Ducale di Genova.

    La balena biancaÈ il Ministero per l’Ambiente insieme alle regioni Liguria, Toscana e Sardegna ad occuparsi degli aspetti italiani dell’Accordo ed ogni anno preventiva azioni e budget. «Ci sono i contributi ordinari, che servono al funzionamento tecnico dell’Accordo e che sono in gestione al Segretariato Permanente, e poi ci sono quelli dedicati alla parte scientifica o all’implementazione dell’Accordo che sono a discrezione di ogni paese e non sono gestiti direttamente dal Segretariato. I contributi ordinari sono utilizzati per il funzionamento tecnico, l’organizzazione delle riunioni, il comitato scientifico, la Conferenza delle Parti, gli stipendi dei dipendenti, hosting…», ci spiega Fannie Dubois del Segretariato Permanente.  «Quella del 2014 è una situazione particolare, perché dal 2010 al 2013 il Segretariato non è stato attivo. Tuttavia è comunque stato possibile tramite un bando e grazie ai finanziamenti versati dai singoli paesi portare avanti le iniziative relative al Santuario anche per quest’anno».

    Santuario dei cetacei: cosa è stato fatto nel 2014?
    «Sono stati finanziati due progetti – continua Dubois – il primo per lo studio dell’impatto del rumore, stimato attraverso i dati del traffico marittimo su capidoglio e zifio (due delle specie di cetacei che popolano il santuario) che ha avuto inizio fra settembre e ottobre 2014 e durerà per un anno. Il finanziamento ammonta a 70 mila euro. Nello stesso periodo è partito un altro progetto che individua la stima d’abbondanza del grampo, cioè a quanto ammonta la popolazione di quel particolare cetaceo. Qui il finanziamento è stato di 36.250 euro».

    Proprio nella nostra città qualche settimana fa si è svolto il 7° Comitato scientifico e tecnico dell’Accordo (27-28 novembre 2014). Fra i temi principali sul tavolo, la sinergia fra il progetto Life Whalesafe e il sistema Repcet per concentrare gli sforzi e ridurre più efficacemente i rischi di collisione tra le navi e i grande cetacei. Il sistema Repcet consiste in un software per la navigazione commerciale, il cui scopo principale è quello di ridurre i rischi di collisione tra grandi cetacei e navi commerciali. Il concetto di base è semplice: ogni avvistamento di grandi cetacei da parte del personale di guardia a bordo di una nave fornita di Repcet, viene trasmesso via satellite in tempo “quasi-reale” ad un server sulla terraferma. Il server centralizza i dati e invia un’allerta a tutte le navi provviste di Repcet che potrebbero essere interessate.

    Il progetto Life Whalesafe, invece, mira a mettere a punto un sistema per l’eliminazione delle interferenze finalizzato a individuare e localizzare i capodogli, tramite un sistema di boe e idrofoni per l’ascolto sott’acqua, a identificare le minacce per gli stessi e a prevenire le collisioni ed altri rischi grazie all’invio in tempo reale di messaggi di avvertimento alle navi presenti in zona.
    «Il Santuario non ha partecipato al progetto Life Whalesafe (il progetto è stato presentato solo in Italia) ne siamo stati informati successivamente e non abbiamo potuto essere coinvolti direttamente, – spiega Dubois – però risponde totalmente agli obbiettivi dell’Accordo, è ovvio che potrebbe sovrapporsi ad altro progetto nel quali le Parti (intese come tre parti dell’Accordo Italia, Monaco e Francia ndr) si sono già impegnate: il sistema Repcet. Proprio per questo il nostro Comitato si è raccomandato che i due progetti si armonizzino».

    Al momento il sistema Repcet è installato su una decina di imbarcazioni francesi e sarà gratuito per i porti, per essere operativi ne servono 30 installati. Il progetto Whalesafe, invece, dovrebbe partire a settembre 2015, sembrerebbe dunque esserci ampi margini per riuscire ad armonizzare i due progetti.

    Un altra questione fondamentale sollevata dal Comitato scientifico tecnico riguarda la cooperazione tra le reti nazionali di spiaggiamento in particolare al livello della comunicazione tra i tre paesi in caso di spiaggiamento in zona trasfrontaliera di cetacei vivi. E infine l’estensione del marchio di qualità “high quality whale watching” Pelagos-ACCOBAMS (già implementato in Francia) all’Italia e al Principato di Monaco.

     

    Claudia Dani

    [foto di Roberto Manzoli]

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  • Hero Paws, la sartoria per cani: una start up originale a Genova

    Hero Paws, la sartoria per cani: una start up originale a Genova

    cane-divertente-maschera-travestimento
    Fonte: tuttogratis.it

    Sofia lavora nel campo della sartoria per cosplay (ovvero la pratica di trasformarsi in personaggi famosi e riconoscibili, siano essi reali o personaggi frutto della fantasia) da anni, ha creato abiti che si sono esibiti sui palchi più importanti a livello nazionale come Lucca Comics, Romics e Cartoomics. Stefano, esperto web developer con la passione per il fumetto e la fotografia cosplay, ha portato il suo know-how nel mondo dei cani maturato con il progetto online Dogsitter Genova. Ma cosa c’entrano i cani con il cosplay?

    Hero Paws, questo il nome del sito, fornisce abiti e maschere per la festa, cerimonie, matrimoni, carnevale… abiti su misura per cani e gatti. Una vera e propria sartoria dedicata agli amici a quattro zampe quella di Stefano e Sofia, una delle tante start up della nostra città, spesso  lontane dai riflettori, in un periodo storico dove è sempre più diffusa la pratica di “inventarsi” il proprio lavoro senza andare a bussare alle porte di uffici e aziende, che non sono più in grado di assumere: «Creare un qualcosa di innovativo a Genova è quasi impossibile – commenta Stefano – la mentalità è quella di creare cose nuove con metodi vecchi e questo non porta innovazione. Il web è la speranza per noi genovesi, italiani, cittadini di un mondo virtuale che permette di concretizzare sogni ed idee. Hero Paws è un piccolo pixel nel vasto cielo di internet che racconta, e spero concretizzerà, l’idea di due persone come tante che vogliono esprimere le loro capacità con un piccolo progetto che a Genova, senza internet, non sarebbe mai nato. La nostra idea non è solo vestire cani ma far vedere che c’è una possibilità per tutti, anche a Genova, la città più anziana d’Italia, portando avanti idee innovative con la mentalità giusta.»

  • Paradase: passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova

    Paradase: passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova

    asini paradaseMercoledi 23 gennaio 2013 (ore 21) al Berio Cafè si svolge l’incontro con i referenti dell’associazione Paradase onlus, costituita nel 2008 e che si propone la riscoperta, la valorizzazione e la tutela dell’asino e più in generale la riscoperta della natura e della vita rurale.

    La serata è l’occasione per conoscere i progetti 2013 di Paradase, che in particolare organizza passeggiate a dorso d’asino nell’entroterra di Genova (l’allevamento di asini di Paradase è in località Chiappari, vicino a Ronco Scrivia).

    Paradase illustrerà in particolare il progetto Zoccoli per terra: storie di asini e territorio, che è stato presentato al Celivo (Centro Servizi al Volontariato) in concomitanza del bando annuale per il sostegno di progetti sociali e di volontariato.

    Interverranno il presidente di Paradase, alcuni dei relatori delle conferenze che precederanno ognuna delle uscite in programma e il direttore artistico del Teatro dell’Ortica, che realizzerà due spettacoli teatrali dal vivo nel corso dell’anno.

    L’ingresso alla serata è libero, non è necessaria la prenotazione.

    [foto tratta dal sito dell’associazione Paradase]

  • Nuovo redditometro: polemica per l’inserimento delle spese veterinarie

    Nuovo redditometro: polemica per l’inserimento delle spese veterinarie

    Le spese veterinarie per gli animali da compagnia potrebbero essere inserite nel nuovo redditometro, ovvero lo strumento che a partire da maggio dovrebbe misurare la ricchezza e quindi il livello contributivo degli italiani. Alle proteste degli animalisti si aggiunge l’intervento del consigliere regionale Pdl, Raffaella Della Bianca che chiede alla Regione Liguria di intervenire, con un emendamento, per stralciare questo provvedimento.

    «Gli animali, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona dell’Unione europea e dal codice deontologico dei medici veterinari, sono creature senzienti e non beni di lusso – spiega Della Bianca – Per questo motivo ritengo assurdo che le spese veterinarie per cani, gatti e tutti gli animali da compagnia vengano inserite tra gli indicatori di ricchezza che l’Agenzia delle Entrate ha individuato nel nuovo redditometro sperimentale».

    E così il consigliere regionale si unisce all’appello lanciato dalle associazioni animaliste «È ora di finirla con questi provvedimenti – denuncia Della Bianca – il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia riducendo le detrazioni sulle spese veterinarie, aumentando le tasse e portando l’Iva ai massimi livelli per quanto riguarda il cibo e le cure mediche degli animali da compagnia che sempre più numerosi popolano le case degli italiani. Tutto questo è allarmante perchè rischia di aumentare un’altra piaga gravissima, vale a dire il fenomeno dell’abbandono degli animali ed il consegente randagismo».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Lega per la Difesa del cane, appello al Comune: proibire i botti

    Lega per la Difesa del cane, appello al Comune: proibire i botti

    CaneLa Sezione genovese della Lega Nazionale per la Difesa del Cane ha appreso con entusiasmo la bella iniziativa messa in atto dai Sindaci dei Comuni di Torino e Venezia ed altri, grazie alla quale è stato vietato per queste celebrazioni di fine d’anno l’uso di botti e fuochi d’artificio, pena severe sanzioni amministrative.
    Sicuramente questa lodevole iniziativa è stata messa in atto per evitare i soliti inutili incidenti di Capodanno che da sempre costano feriti e vite umane, oltre a causare seri danni alle cose e all’ambiente; si sa infatti che il pulviscolo che ne scaturisce provoca l’innalzamento delle cosiddette polveri sottili, le stesse per le quali di tanto in tanto siamo costretti a lasciare ferme le auto per abbassare la soglia dell’inquinamento atmosferico.

    Ma quello che sta a cuore a noi, come ente di protezione animale, è di certo il drammatico coinvolgimento ben noto a tutti che i botti e gli scoppi hanno sugli animali in generale e i cani e i gatti in particolare, che spesso li segnano con shock traumatici irreversibili che li portano ad azioni folli come scappare e finire sotto un’auto, oppure iniziare un percorso di ansia che li porta lentamente ed inesorabilmente alla depressione o persino buttarsi dalla finestra. È noto infine che anche molti uccelli muoiono a causa diretta o indiretta dei fuochi d’artificio di Capodanno.

    Pertanto ci sarebbe piaciuto che una città come Genova, sempre all’avanguardia nella lotta per i diritti animali, in questa corsa d’intelligenza interspecie sia rimasta al palo.

    Non ci rimane che affidarci al buon senso dei cittadini genovesi, soprattutto di quelli che amano gli animali e ricordare loro, come scritto nel nostro ormai famoso slogan “a Capodanno spegni i botti, accendi il cervello”.

    Sezione di Genova
    Lega Nazionale per la Difesa del Cane
    Via alla Fornace del Garbo 11
    16159 Genova

    Spegni i botti accendi il cervello

  • Tassa sugli animali, una notizia bufala ha fatto infuriare Facebook

    Tassa sugli animali, una notizia bufala ha fatto infuriare Facebook

    Cane denaroCani assimilabili ad una fiammante Ferrari e tassati come generi di lusso? E’ questa la notizia che ha fatto impazzire la rete telematica in cui cinofili e amici dei nostri compagni a quattro zampe hanno riversato tutta la loro rabbia nonché gli improperi del caso davanti ad una notizia che, se fosse vera, si commenterebbe da sola.

    In realtà non esiste nessun accenno a un tale provvedimento che parrebbe più nato da qualche buontempone in vena di celie o qualche maligno, oppositore del neonato governo, per evocare bieche insinuazioni diffamatorie.

    Tranquilli, nessuno attenta alla serenità dei nostri piccoli o grandi amici che lungi dall’essere simbolo di ricchezza rappresentano una “tassa” per i poveri bilanci di certi anziani e, come tali, dovrebbero essere deducibili.

    Gli animali da compagnia e, in particolare i cani,  svolgono un ruolo sociale da non sottovalutare che si esplica nel accompagnare i non vedenti nei tortuosi percorsi viari, ricchi di insidie e barriere architettoniche, nel difenderci da aggressori mal intenzionati, nel vegliare sulla sicurezza delle nostre case, nel soccorrere persone in difficoltà, nell’improvvisarsi provetti Sherlock Holmes in caso di misteriose scomparse ma, soprattutto, offrono conforto alla solitudine e ai portatori di handicap, sono compagni di  giochi insostituibili per i nostri bambini e ci ripagano con un amore incondizionato, talvolta mal corrisposto dai loro padroni.

    Espletata questa doverosa premessa, è utile fare alcune considerazioni su come un’informazione, non adeguatamente controllata, possa creare serie problematiche se divulgata su un potente mezzo di comunicazione quale Facebook.

    Lungi dal voler sollevare un monito di censura su uno strumento di informazione libero da influenze esterne e quindi espressione della massima libertà come può essere Internet , resta il fatto che prima di divulgare certe notizie, i vari “scribacchini” dovrebbero informarsi adeguatamente e rimanere fedeli al testo da cui le hanno ricavate.

    Ad esemplificazione ripercorriamo il tragitto da cui è iniziato questo increscioso allarme: il Corriere riportava le considerazioni di Marco Meloni, presidente dell’ordine dei Veterinari,  il quale faceva il punto sui balzelli che, già, gravano sui possessori dei quadrupedi (Iva alle stelle per alimenti, spese veterinarie non detraibili ect).

    Analogo commento sul sito dell’ANMVI dove appare la parola ”redditometro” per indicare le vessazioni fiscali attualmente in atto. Sul sito di  Tecnologia-ambiente, usciva magicamente dal nulla, la segnalazione epocale: che abbiano qualche agente segreto tra i politici in grado di spulciare tra gli appunti di Monti? Da qui una vera cascata di articoli, non smentiti, che hanno fatto impazzire il Web.

    Qual è la morale? Chi scrive per professione, per diletto o per passione dovrebbe essere attento a non galoppare con la fantasia e gli amici di Facebook credere solo ad informazioni di siti seri o a testate di giornali attendibili.

    Adriana Morando