Tag: lavoro

  • Licenziamenti e articolo 18: cresce il business dell’outplacement

    Licenziamenti e articolo 18: cresce il business dell’outplacement

    Anche in Italia si sta diffondendo l’outplacement, la strategia della ricollocazione professionale, una pratica nata negli Stati Uniti nel dopoguerra e diffusasi anche in Europa soprattutto negli anni 80. Nel nostro paese l’outplacement è sempre rimasto un mercato di nicchia, ma oggi, tra emergenza occupazionale e riforma del mercato del lavoro, inizia a diffondersi a macchia d’olio fra le aziende italiane.

    Di che cosa si tratta? In parole povere, quando un’azienda licenzia un dipendente, si rivolge alla società di outplacement che prende in carico il lavoratore in uscita per costruire una nuova figura professionale capace di competere sul mercato del lavoro.

    Al lavoratore viene quindi affiancato, a spese dell’azienda, un consulente che inizialmente lo guida nella stesura di un curriculum aggiornato, accompagnato da una brochure o da una lettera di presentazione. Poi attraverso alcuni colloqui e seminari tematici si giunge al tentativo vero e proprio di ricollocazione che consiste nello sviluppo di contatti con le aziende fino al concretizzarsi di un’opportunità di lavoro.

    Oggi in Italia sono circa una decina gli operatori altamente specializzati nel settore e riconosciuti presso il ministero del Welfare, aziende che si dividono un business da 25 milioni di euro l’ anno, un giro di affari destinato a crescere sensibilmente viste le modifiche strutturali che stanno caratterizzando il mondo del lavoro italiano. 

    Nel 2010 sono state ricollocate 23.000 persone (di cui 2.500 manager), un numero ancora basso in rapporto al numero totale di licenziamenti (980.550), anche perchè la legge Biagi non obbliga l’ azienda che sospende un rapporto di lavoro a offrire il servizio di outplacement (il servizio è obbligatorio solo per alcune forme contrattuali).

  • Precari Amiu: per il momento sbloccate solo le assunzioni a tempo determinato

    Precari Amiu: per il momento sbloccate solo le assunzioni a tempo determinato

    Una boccata d’ossigeno per i lavoratori – la chiama Carmine Lechiara, Cgil Funzione pubblica – ma anche per la città”.

    Parliamo del protocollo d’intesa firmato Lunedì 23 gennaio da Comune, Amiu e rappresentanti sindacali, che ha consentito di sbloccare le assunzioni a tempo determinato dei lavorati precari dell’azienda di raccolta dei rifiuti urbani. Occorre sottolineare che si tratta soltanto del primo passo di un percorso di stabilizzazione che coinvolge 168 precari di Amiu. Per il momento sarà assunto a tempo determinato un primo blocco di 28 persone inserite in una graduatoria interna.

    L’accordo è frutto della delibera di Giunta del 29 dicembre scorso che consente all’amministrazione comunale, per quanto riguarda le società partecipate che svolgono servizi di pubblica utilità, di assumere personale a tempo determinato”, spiega Lechiara.
    Ma poi c’è un’altra lista, ben più vasta, comprendente tutti i lavoratori che hanno superato la selezione per l’assunzione a termine. L’accordo prevede che l’azienda, con modalità e tempi ancora da concordare con i Sindacati, attinga da questa graduatoria per ulteriori assunzioni.

    Nonostante le buone intenzioni di Comune ed Amiu, resta da superare l’ostacolo principale, vale a dire il Patto di Stabilità che con i suoi vincoli impedisce agli Enti locali di stabilizzare i lavoratori precari delle aziende partecipate.
    Sul Patto di Stabilità però le interpretazioni sono discordanti e a Genova si attende il pronunciamento della Corte dei Conti in merito alla possibilità per le amministrazioni locali di assumere personale a tempo indeterminato nelle società controllate.
    Il Comune si è riservato alcune settimane per ascoltare il parere della Corte dei Conti e dell’Avvocatura comunale”, conclude Lechiara.
    In caso di risposta positiva si compirà davvero un decisivo passo avanti nel percorso di stabilizzazione dei lavoratori precari Amiu e la graduatoria diventerà il punto di riferimento per l’assorbimento di forza lavoro, anche a tempo indeterminato.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Fnac: riduzione del personale, a rischio anche il punto vendita di Genova

    Fnac: riduzione del personale, a rischio anche il punto vendita di Genova

    Il colosso francese Fnac, la catena di negozi che vende libri, dischi ed elettronica ha annunciato l’intenzione di procedere ad un nuovo piano di austerità, il secondo in tre anni. Tradotto significa un drastico piano di tagli pari ad 80 milioni di euro ed una riduzione del personale con la soppressione di almeno 510 posti di lavoro, 310 in Francia e 200 negli altri Paesi, su un totale di 17 mila dipendenti.

    La razionalizzazione della presenza all’estero riguarda anche l’Italia. Qui Fnac possiede otto grandi magazzini (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli) con circa 1000 impiegati.
    In Italia le condizioni per lo sfruttamento in proprio non ci sono più – ha dichiarato il direttore generale di Fnac, Alexandre Bompard – delle economie sono necessarie per garantire l’avvenire di Fnac”.
    Anche perché il fatturato globale del gruppo nel 2011 ha registrato un calo del 3,2% rispetto all’anno precedente. Percentuale che sale al 5,4% considerando solo le vendite nei negozi, escluse quelle su Internet.

    Lunedì 23 gennaio si è svolto un incontro sindacale e sono partite le trattative con l’azienda – conferma la Fisascat Cisl (Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali Affini Turistici) – il negozio di Genova, 68 dipendenti in totale, rappresenta il fiore all’occhiello del gruppo Fnac in Italia e dopo aver superato la situazione di difficoltà dovuta ai danni causati dall’alluvione dello scorso novembre, ci auguriamo che nel prossimo futuro possa essere preservato dal piano di riduzione del personale.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Lavoro: Cgil contro l’abuso del contratto di associazione in partecipazione

    Lavoro: Cgil contro l’abuso del contratto di associazione in partecipazione

    Lavoratori di fatto dipendenti, ma assunti come soci, a scapito dei propri diritti e con una retribuzione inferiore. È quello che accade frequentemente a commessi/e dei negozi, ma non solo.
    Parliamo del contratto di associazione in partecipazione, disciplinato dal codice civile e dalla legge 276/03, si configura come un rapporto tra due soci di un’attività imprenditoriale. Il problema però è la sua applicazione impropria, soprattutto nel settore del commercio e dei servizi.

    “Si tratta di una sorta di escamotage che permette alle aziende di assumere personale risparmiando sui costi – spiega Aurelia Buzzo, segreteria Filcams Cgil – rapporti di lavoro che in realtà hanno tutte le caratteristiche del lavoro subordinato con orari fissi obbligatori, giorni festivi lavorativi e di conseguenza minori tutele e diritti. E soprattutto retribuzioni inferiori rispetto a quelle previste dal contratto nazionale dei pubblici esercizi”.

    Inoltre al termine del rapporto oltre al danno si può verificare pure la beffa: il contratto di partecipazione in associazione prevede infatti la partecipazione dei soci alla divisione di utili e perdite dell’attività imprenditoriale. Con la conseguente richiesta della restituzione di una parte di quote ricevute mensilmente. In altri termini la restituzione di una parte della propria retribuzione!

    Per quanto riguarda i pubblici esercizi però c’è anche una buona notizia. “Una recente sentenza ha infatti riconosciuto a due lavoratori assunti con questa tipologia contrattuale, il diritto alla trasformazione del contratto di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato”, racconta Aurelia Buzzo.

    Ovviamente – come conferma Aurelia Buzzo – è arduo fare una stima di quanti lavoratori siano coinvolti perché siamo di fronte ad un fenomeno sommerso.
    “Spesso purtroppo gli stessi lavoratori non conoscono a sufficienza i propri diritti – continua Buzzo – Inoltre il periodo di crisi che attraversiamo non fa che aumentare il numero di persone in difficoltà. È un mix che porta i lavoratori ad accettare qualsiasi condizione perché sono maggiormente ricattabili”.
    Proprio con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, cittadini e lavoratori, domani approda a Genova la campagna nazionale “Dissociati!” organizzata da Filcams (Federazione italiana del commercio, turismo e servizi) e Nidil (Nuove identità di lavoro) Cgil contro l’abuso del contratto di associazione in partecipazione nel commercio e nei servizi. Dalle 15 alle 18 davanti al Centro Commerciale della Fiumara, entrata di ponente, sarà allestito un gazebo per distribuire materiale informativo e saranno presenti i rappresentanti sindacali.
    Vogliamo mettere in evidenza l’entità del danno subito da questi lavoratori – spiega Aurelia Buzzo – e la Fiumara ci sembra la location ideale”.

     

    Matteo Quadrone

  • Ricerca lavoro: la raccomandazione è ancora decisiva

    Ricerca lavoro: la raccomandazione è ancora decisiva

    Oltre 6 aziende su dieci (61%) hanno fatto ricorso a relazioni dirette o a segnalazioni di conoscenti per reclutare personale. La percentuale nel Mezzogiorno si avvicina alla soglia del 70%.

    Sono i dati che emergono dall’indagine Excelsior 2011 realizzata da Unioncamere e Ministero del Lavoro.
    Le altre strade per accedere al mondo del lavoro sono decisamente indietro. Poco più di 2 imprese su 10 (24%) per assumere vanno a controllare i curriculum. Ma ancor più limitato è l’uso delle altre forme dagli annunci sulla stampa, ai centri per l’impiego.

    La conoscenza personale rimane dunque decisiva a dispetto delle numerose tecnologie offerte dal mondo odierno.

    Ma non si tratta di sole raccomandazioni. Il cosiddetto canale informale infatti si basa in primis sui precedenti rapporti professionali ed in secondo luogo su segnalazioni da parte di conoscenti.

    “Il clima economico ancora incerto spinge evidentemente le imprese alla massima cautela nella selezione di nuovi candidati – spiega il rapporto – la conoscenza diretta, magari avvenuta nell’ambito di un precedente periodo di lavoro o di stage e il rapporto di fiducia consolidato diventano premianti per l’assunzione”.

  • Alcatel Lucent: chiude la sede di Genova, a rischio 60 posti di lavoro

    Alcatel Lucent: chiude la sede di Genova, a rischio 60 posti di lavoro

    Il  gruppo Alcatel Lucent, multinazionale franco-americana attiva nel settore della Information and Communication Technology, annuncia la chiusura della sede di Genova, uno dei centri d’eccellenza della ricerca nel campo della telecomunicazione.

    Il centro ricerche e sviluppo di Genova, originariamente appartenente alla Marconi, è stato acquisito da Alcatel Lucent e inaugurato nel 2005. Attualmente dà lavoro a 60 persone ed è impegnato in particolare nello sviluppo di soluzioni per reti a banda larga in ambito metropolitano destinate al mercato internazionale.

    Un’altra importante realtà industriale rischia di scomparire dalla nostra città.  Ma non solo, altre riduzioni di attività sono previste in tutta Italia.

    “Siamo in presenza di una progressiva riduzione degli investimenti e degli insediamenti del gruppo in Italia. Ciò è inaccettabile e ingiusto”. Così spiega in una nota Fabrizio Potetti, coordinatore nazionale Fiom-Cgil di Alcatel-Lucent, che poi aggiunge:

    “Le lavoratrici e i lavoratori stanno pagando le scelte sbagliate del management che, invece di investire in nuovi prodotti e nuove opportunità, si concentra sui tagli e sulle delocalizzazioni. L’effetto di queste scelte sta producendo progressive riduzioni delle fette di mercato precedentemente occupate, oltre a esportazioni di tecnologie verso paesi che poi utilizzeranno tali conoscenze per farci concorrenza. Più si procede con questa impostazione e più l’Azienda si impoverisce, scaricando poi i suoi problemi sulle lavoratrici e sui lavoratori. E’ quindi necessario riaprire la discussione, già avviata al ministero dello Sviluppo Economico, per affrontare le questioni connesse alle logiche industriali e agli investimenti di Alcatel-Lucent in Italia, oltre che all’insufficiente capacità del nostro Paese di attrarre investimenti in settori strategici e ad alta tecnologia. La Fiom non starà a guardare mentre un altro pezzo della nostra storia industriale e del nostro patrimonio di conoscenze tecnologiche viene smantellato insieme a decine di posti di lavoro”.

    “Dopo la cessione del sito Alcatel di Bari, l’annuncio di chiudere il sito di Genova e’ un avviso molto allarmate e che getta molte ombre sul futuro della permanenza del Gruppo Alcatel-Lucent in Italia – dichiara Giuseppe Ricci, coordinatore nazionale Fim Cisl per Alcatel Lucent – A suffragare questa preoccupazione sono i dati negativi su vendite ed export comunicati nel corso dell’incontro del 14 novembre che segnano per Alcatel-Lucent Italia perdite del 15% sulle vendite rispetto al settembre dello scorso anno”.

    Alla luce di questa situazione la Fim Cisl chiede alla nuova squadra di Governo in via di formazione, un intervento urgente:

    “E’ necessario un rilancio del settore tlc in Italia attraverso misure strutturali e di sostegno. In particolare chiediamo per i lavoratori Alcatel-Lucent l’immediata convocazione al ministero dello Sviluppo economico per affrontare la vertenza e ridare prospettiva e futuro agli oltre 2.000 lavoratori del gruppo”.

    E ieri anche il Consiglio della Regione Liguria ha approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Gino Garibaldi, Pdl) contro la possibilità che il gruppo Alcatel Lucent chiuda lo stabilimento di Genova entro il 2012. Il documento impegna la Giunta perché “Siano poste in essere tutte le azioni possibili per tutelare e difendere l’industria tecnologica ligure, anche con la convocazione di un tavolo, interpellando e coinvolgendo tutte le parti interessate, per giungere a definire un programma ed una strategia chiara e condivisa per scongiurare la chiusura del centro di ricerche genovese da parte di Alcatel-Lucent”.

    Il documento impegna inoltre la Giunta ad attivarsi presso il Ministero dello Sviluppo economico affinché venga fatta chiarezza sulle prospettive del gruppo.

     

     

    Matteo Quadrone