Tag: lavoro

  • Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Centrale del Latte di Genova Fegino: il giorno della chiusura

    Oggi, 5 ottobre, termina l’ultima giornata di lavoro per gli oltre 60 dipendenti della storica Centrale del Latte di Genova. La chiusura del sito, che quest’anno compie 75 anni di attività produttiva, non determinerà la sparizione dagli scaffali dei supermercati dei prodotti marchio Oro, questi ultimi però non saranno più prodotti “in casa” nello stabilimento di Fegino.

    Martedì si terrà l’incontro con Comune e Regione per cercare di trovare al più presto soluzioni occupazionali per i dipendenti. Dopo l’incontro, le istituzioni incontreranno i vertici Parmalat .

  • Genova, Fnac: sciopero dei dipendenti in difesa del posto di lavoro

    Genova, Fnac: sciopero dei dipendenti in difesa del posto di lavoro

    Oggi i dipendenti italiani della catena mondiale Fnac scioperano per difendere il proprio posto di lavoro, messo a repentaglio dalle scelte del gruppo proprietario Ppr, che non intende più investire sull’Italia ed è alla ricerca di un compratore interessato ai suoi 8 punti vendita presenti nel nostro Paese (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli).

    Nel frattempo online si è attivata anche una raccolta firme all’indirizzo http://firmiamo.it/salviamo-fnac

    «NE ABBIAMO IL DIRITTO E IL DOVERE:
    SALVIAMO FNAC, FIRMA ANCHE TU LA PETIZIONE ONLINE SU firmiamo.it BASTA UN MINUTO PER CONTRIBUIRE ATTIVAMENTE ALLA CAUSA DI MOLTISSIMI DIPENDENTI: COSA ASPETTI?»

  • Polizia Municipale: no al taglio degli stipendi, la protesta degli agenti

    Polizia Municipale: no al taglio degli stipendi, la protesta degli agenti

    Questo pomeriggio, intorno alle 14, dopo appena cinque minuti dall’inizio del consiglio comunale che avrebbe dovuto discutere le linee programmatiche del sindaco, la seduta è stata interrotta per l’irruzione nella sala rossa dei lavoratori della polizia municipale.

    La causa principale che ha spinto i lavoratori comunali a far sentire la propria voce (negli ultimi anni il malcontento all’interno della categoria è cresciuto a dismisura) è la notizia di un taglio in busta paga di circa 100 euro sino alla fine del 2012.

    Il presidente Guerello ha quindi convocato una commissione capigruppo per fare il punto della situazione con i rappresentanti dei lavoratori (presenti Cisl, Uil, Diccap) e il sindaco Marco Doria. I rappresentanti delle sigle sindacali hanno espresso in modo unanime la loro indignazione per il taglio previsto dal comune, sottolineando che vi erano stati degli impegni, sia da parte della giunta precedente sia da parte della giunta attuale, a non rendere troppo pesante la riduzione delle retribuzione in considerazione della particolare delicatezza del lavoro svolto, soprattutto  se confrontato con le altre categorie di lavoratori alle dipendenze del Comune di Genova.

    Ma la scure della spending review non fa distinzione e colpisce tutti i dipendenti comunali… Nonostante gli orari notturni e il porto dell’arma fossero stati considerati elementi tali da consentire una particolare salvaguardia/tutela del lavoro della polizia municipale.

    Alcuni lavoratori sono intervenuti in modo del tutto personale esprimendo un forte disagio per la perdita di identità del loro corpo: «Non capiamo più quale sia il progetto di questa amministrazione per noi».

    I primi capigruppo ad intervenire esprimendo la loro solidarietà ai lavoratori sono Lauro (Pdl) e Rixi (Lega Nord). Poi interviene Anzalone (Idv) ritenendo grave che in consiglio non fosse mai giunta la notizia del taglio previsto e aggiunge che se l’avessero saputo avrebbero sicuramente cercato di modificare i capitoli di spesa per ripristinare il fondo destinato agli stipendi di questi lavoratori«Ci saremmo anche risparmiati un’invasione del consiglio».

    Infine, è intervenuto il sindaco che ha cercato di fare chiarezza sul processo in corso e sulle sue fasi di attuazione. Il tentato accordo con i sindacati, da cui era scaturita l’ipotesi di una decurtazione degli stipendi, era solo un primo tentativo di trovare una soluzione alla necessità di risparmiare anche sulle spese della Polizia Municipale. Gli stessi sindacati non si erano impegnati, avendo firmato un documento in cui si precisava che sarebbe stato necessario il parere positivo dei lavoratori per proseguire.

    Dopo la giorata di oggi nessuno avrà dubbi sul fatto che il parere positivo da parte dei lavoratori non arriverà, per cui si riprenderà a negoziare. Tuttavia, da parte dell’amministrazione, sottolinea Doria, «non c’è nessun comportamento scorretto o poco trasparente nei confronti dei lavoratori. Anzi c’è ampia disponibilità a discutere. Se aveste chiesto un incontro ve lo avremmo dato subito». Quello che invece il primo cittadino non ha accettato è che siano stati impediti i lavori del Consiglio Comunale e quindi il normale funzionamento degli organi democratici.

    Nonostante l’impegno del sindaco e degli assessori competenti (Lanzone e Fiorini) a continuare le trattative, i lavoratori non si sono dimostrati soddisfatti, anzi… «abbiamo ottenuto zero» dice qualcuno. E infatti dopo pochi minuti di dibattito in aula avviene una seconda interruzione a suon di fischietti e schiamazzi.

    Il Presidente Guerello decide una nuova sospensione della seduta e Doria, bersaglio privilegiato dei lavoratori, decide di recarsi sugli spalti dedicati agli ospiti per parlare con loro in prima persona. Il confronto è teso, qualcuno gli chiede di provare ad andare di pattuglia con loro una notte, per capire cosa succede e cosa si prova.

    Pur capendo il disagio della Polizia Municipale Doria sottolinea che si tratta di un momento di generale difficoltà, per tutti gli impiegati comunali «che di certo non sono dei privilegiati», tuttavia non può dare risposte certe ad eccezione del confermare che la trattativa riprenderà per esplorare nuove soluzioni.

    Federico Viotti

  • Serra Riccò, Lincoln Electric: presidio dei lavoratori contro la chiusura

    Serra Riccò, Lincoln Electric: presidio dei lavoratori contro la chiusura

    Oggi i lavoratori della Lincoln Electric, multinazionale americana leader mondiale nelle tecnologie di saldaturadaranno vita ad un presidio per protestare contro l’avviata procedura di licenziamento per 43 dipendenti della sede di Serra Riccò, in alta Val Polcevera. L’azienda, infatti, ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento genovese per trasferire la produzione in Polonia.

    «Questo provvedimento è stato preso all’indomani dell’incontro con le organizzazioni sindacali tenutosi il 19 settembre scorso – spiegano Fiom-Cgil e Fim-Cisl – l’azienda ha rifiutato tutte le proposte avanzate dai sindacati atte a trovare soluzioni diverse dalla cessazione della produzione presso lo stabilimento di Serra Riccò. Giovedì 27 settembre sono proclamate 4 ore di sciopero dalle ore 12:45 sino a fine turno con presidio intorno alle ore 14 presso la Confindustria di Genova dove si svolgerà un nuovo incontro per provare a scongiurare i licenziamenti».

    La scelta di chiudere un sito con un livello di produttività eccellente, come quello genovese, è stata contestata anche dagli assessori regionali Enrico Vesco (Lavoro) e Renzo Guccinelli (Attività produttive) che hanno convocato l’azienda per discutere degli scenari futuri e a breve, probabilmente all’inizio della prossima settimana, riceveranno i lavoratori.

    Secondo l’azienda «Il progetto si inserisce nell’ambito del programma di razionalizzazione dei siti produttivi in Europa avviato nel 2008 volto ad aumentare la competitività e fronteggiare le nuove complessità dei mercati. Per il gruppo Lincoln Electric la riorganizzazione dei siti europei mira attraverso la concentrazione degli stessi, alla creazione di poli specilizzati con l’obiettivo di aumentare la competitività del gruppo e incrementare la qualità dei prodotti, permettendo di ottimizzare gli investimenti, massimizzando sviluppo e innovazione».

  • Immigrazione: la Sanatoria 2012 rischia di essere un fallimento

    Immigrazione: la Sanatoria 2012 rischia di essere un fallimento

    A 10 giorni dalla partenza ufficiale già si profila un rischio flop e piovono critiche sul provvedimento di emersione previsto dal Decreto legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 – la cosiddetta sanatoria volta, ufficialmente, a far emergere e “legalizzare” i rapporti di lavoro irregolari relativi a cittadini extracomunitari: i datori di lavoro che, alla data di entrata in vigore del decreto, occupano irregolarmente da almeno tre mesi lavoratori stranieri presenti nel territorio nazionale (in modo ininterrotto e documentato almeno dal 31 dicembre 2011 o precedentemente) potranno dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione ed avviare una procedura di regolarizzazione. La dichiarazione potrà essere presentata dal 15 settembre al 15 ottobre 2012.

    «In realtà più che di sanatoria per immigrati dovrebbe parlarsi di condono, anche penale, per i datori di lavoro che hanno assunto “in nero” lavoratori stranieri irregolari – denuncia l’avvocato Alessandra Ballerini, membro dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e consulente della Cgil, dalle pagine del sito web www.corriereimmigrazione.it – Infatti il datore di lavoro, e solo lui, potrà autodenunciarsi per gli illeciti commessi e, a fronte del versamento di un contributo di 1.000 Euro per ciascun lavoratore con l’aggiunta del pagamento delle somme dovute a titolo contributivo e retributivo degli ultimi sei mesi, potrà ottenere l’estinzione dei reati commessi. Il “condono” del datore di lavoro potrebbe (il condizionale è d’obbligo visti tutti gli ostacoli ed i trabocchetti previsti dalla norma) avere come effetto collaterale il rilascio di un permesso di soggiorno per il lavoratore straniero».
    Il limite più grave di questa norma è che il lavoratore non ha la possibilità di attivare autonomamente la procedura di emersione «Il lavoratore straniero in queste procedure di emersione non è un soggetto giuridico parte di un contratto, ma un oggetto», sottolinea Ballerini. Una scelta legislativa che appare «Incomprensibilmente discriminatoria, anche perché lascia il migrante in una condizione di sudditanza e di ricattabilità, oltre a non attribuirgli alcuna dignità di persona – continua Ballerini – Con queste norme per l’ennesima volta i lavoratori sono in balia dei datori di lavoro. Il fine, neppure troppo mascherato, è quello di fare soldi sulle spalle delle migliaia di immigrati che sognano di uscire dalla clandestinità».
    In sostanza, se il datore di lavoro non intenderà dar corso alla procedura di emersione, al lavoratore non resteranno che due opzioni: rimanere in condizioni di irregolarità o rivolgersi al mercato illegale delle false assunzioni. «Così si spalancano le porte ai truffatori di professione, come è già accaduto nelle precedenti sanatorie – ribadisce l’avvocato ad Era Superba – individui capaci di chiedere la regolarizzazione del rapporto con 6-7 persone a cui estorcono almeno 6-7 mila euro di bottino».

    Finora le domande di emersione sono state solo 16 mila in tutta Italia, pochissime a Genova. Mentre le previsioni della vigilia parlavano di 300 mila domande. «Nel caso siano assenti alcuni requisiti e la procedura di emersione venga comunque presentata, a rischiare penalmente è il datore di lavoro che quindi ci pensa due volte prima di autodenunciarsi», precisa Ballerini.

    L’ostacolo più importante, però, rimane quello dell’esborso economico «E’ evidente che tutti i costi, così come nelle sanatorie precedenti, saranno sobbarcati dal migrante, disposto a tutto pur di ottenere quel pezzo di carta che lo rende finalmente legale», afferma l’avvocato. In molti casi, infatti, il datore di lavoro pretenderà che sia il lavoratore stesso a pagare il contributo forfettario di 1.000 euro, dovuto alla presentazione della domanda di emersione, nonché i contributi e le ritenute fiscali dovuti per almeno sei mesi.
    Inoltre, il Decreto legislativo impone allo straniero di provare – con atti provenienti “da organismi pubblici” – di essere presente sul suolo italiano almeno dal 31 dicembre 2011. «È assurdo chiedere ad una persona che è stata sempre costretta a nascondersi di documentare con atti pubblici (e dunque forse non si era nascosta poi così bene) di aver commesso un reato (la clandestinità) da non meno di 9 mesi», sottolinea Ballerini. Il “clandestino”, per definizione, cerca di vivere in una condizione di invisibilità, quindi chi non abbia avuto la sfortuna di incappare in un provvedimento di espulsione o in un ricovero ospedaliero, difficilmente potrà assolvere a tale condizione. Per numerosi lavoratori l’unica soluzione per accedere alla sanatoria sarà quella di procurarsi una documentazione contraffatta.
    «La procedura di emersione va resa equa e fruibile o rischia di essere un’occasione mancata – denuncia il Tavolo Immigrazione (Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cisl, Cgil, Comunità di S. Egidio, Fcei, Sei-Ugl, Uil) – La richiesta della prova di presenza in Italia al 31 dicembre 2011 è incongrua e ingiustificata e si configura come una vessazione sia nei confronti dei lavoratori che dei datori di lavoro. Le pubbliche amministrazioni non possono produrre documentazione, salvo in casi molto particolari, per stranieri irregolarmente presenti nel territorio. La nostra richiesta, che non ha ottenuto risposta, è di chiarire al più presto almeno cosa si intenda per organismi pubblici, ampliando il più possibile il novero dei soggetti che possono rientrare in questa categoria, non escludendo anche il ricorso a certificazioni emesse da enti privati».
    «Che affidabilità può dare uno Stato che fa le regole e poi le disfa, le sovverte?  – è la domanda retorica che si pone Alessandra Ballerini  – Che prima urla la tolleranza zero per i “clandestini” e poi con un gioco di prestigio proclama che lo stesso presupposto che fino al giorno prima comportava come conseguenza il decreto di espulsione, il trattenimento per 18 mesi in un Cie e la contestazione del reato di clandestinità, il giorno dopo comporti il premio del rilascio del permesso di soggiorno. Come si fa a credere in uno Stato così?».

    Occorre sottolineare che oggi l’unico modo di diventare “legale” per uno straniero che ha perso, oppure non ha mai avuto, il diritto al soggiorno, è quello di usufruire delle sanatorie, strumenti periodici quanto necessari per rilasciare permessi di soggiorno a lavoratori che in Italia in realtà già ci sono.
    «La legge impone una presenza ininterrotta ma sono numerosi i casi di persone presenti sul suolo italiano anche da molto più tempo, però in maniera discontinua – spiega Ballerini – Per loro è impossibile emergere». Ad esempio gli stranieri esenti dall’obbligo di visto d’ingresso che entrano nel nostro Paese per motivi turistici e possono soggiornarvi massimo tre mesi. Terminato quest’arco temporale «Tornano al paese natio e successivamente rientrano nuovamente in Italia – continua Ballerini – rispettando la legge sono penalizzati perché non possono fare la richiesta di emersione».
    E non vanno dimenticati coloro i quali «Sono costretti a fare un breve ritorno in patria per la morte di un parente – racconta l’avvocato – E solo per questo motivo vengono esclusi dalla sanatoria».
    Inoltre alcuni migranti che già possiedono un permesso di soggiorno temporaneo, ad esempio genitori di bambini con problemi di salute «Potrebbero essere stati assunti ugualmente “in nero – afferma Ballerini – Ovviamente in casi simili è ancora più arduo ipotizzare che il datore di lavoro, di sua spontanea volontà, decida di autodenunciarsi. Se invece il datore di lavoro è una persona onesta e ha regolarizzato il lavoratore, quest’ultimo alla scadenza del permesso temporaneo torna ad essere un irregolare». Ciò accade anche per i richiedenti asilo «Per i primi 6 mesi la legge non gli consente di lavorare ma se la pratica dura di più, come accade solitamente, viene data loro quest’opportunità – continua l’avvocato – Pensiamo a tutti i profughi giunti in Italia l’anno scorso. Se stanno lavorando in regola non possono essere sanati. Quindi, se la loro pratica per l’asilo non andrà a buon fine, ricadranno in clandestinità».

    «Una sanatoria degna di questo di nome dovrebbe essere permanente e dunque non limitata in un mese di tempo né stabilita con “norma transitoria” o decreti ministeriali, ma invocabile in qualsiasi momento e sancita per legge – conclude Ballerini – dovrebbe essere azionabile anche e soprattutto dal lavoratore straniero indipendentemente dal consenso del datore di lavoro, e dovrebbe essere immune da gabelle, trucchetti, ostacoli e dunque dovrebbe prevedere: nessuna dimostrazione con atti pubblici di datata permanenza in Italia, la previsione di un permesso per attesa occupazione nel caso in cui sia il datore di lavoro a non possedere i requisiti per l’emersione, nessun limite alla tipologia di lavoro, eliminazione dell’automatica ostatività delle segnalazioni di inammissibilità nello spazio Schenghen e di condanne penali».

     

    Matteo Quadrone

  • Ericsson, la protesta sul web: basta soldi pubblici per licenziare

    Ericsson, la protesta sul web: basta soldi pubblici per licenziare

    La vicenda del licenziamento collettivo alla Ericsson, multinazionale appena trasferitasi sulla collina degli Erzelli, si avvicina al momento decisivo: il 1 ottobre, infatti, è il termine ultimo entro il quale è possibile raggiungere un accordo sindacale per attenuare le drammatiche conseguenze del previsto taglio di 94 posti di lavoro.

    Parliamo di un’azienda in salute che ha goduto di un finanziamento pubblico di 41,9 milioni di euro allo scopo di realizzare progetti di ricerca e sviluppo agli Erzelli. Ebbene, appena un mese dopo l’insediamento nella nuova sede, la Ericsson ha dichiarato ben 40 licenziamenti (dei 94 complessivi) proprio nell’area di ricerca e sviluppo.
    Secondo i lavoratori siamo di fronte a «Una colossale presa in giro per tutti noi contribuenti italiani e liguri (i 41,9 milioni di euro pubblici sono dati in parte dai ministeri MISE e MIUR ed in parte, ben 11 milioni, dalla Regione Liguria) che con le nostre tasse finanziamo una multinazionale estera che prende i nostri soldi e un minuto dopo licenzia».

    La RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) Ericsson sta promuovendo una serie di iniziative per non far calare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei genovesi su questa vergognosa vicenda. Dopo l’assemblea pubblica e lo sciopero per le strade della città, adesso la protesta si muove sul web: i lavoratori della Ericsson invitano tutti coloro che possiedono un profilo sui social network (facebook, twitter, ecc.) ad inviare al Sindaco di Genova, Marco Doria e soprattutto al Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando il seguente messaggio: “Sono un amico/a (parente) di un/a lavoratore/trice di Ericsson e dico basta soldi pubblici a chi licenzia!”; oppure più semplicemente: “Sono un/a cittadino/a a conoscenza degli esuberi in Ericsson e dico basta soldi pubblici a chi licenzia!”
    Lo stesso messaggio si può inviare come mail ai seguenti indirizzi:
    gabsindaco@comune.genova.it
    presidente.giunta@regione.liguria.it

    Inoltre su facebook è nato un gruppo di discussione dal nome  “BASTA SOLDI PUBBLICI PER LICENZIARE” a cui si sono già iscritti diversi esponenti politici locali «Bisogna far sentire agli amministratori pubblici che il problema è grave e vogliamo che si cambi direzione – spiegano i lavoratori – Se avete un profilo Facebook chiedete l’amicizia a “rsu eric genova”, iscrivetevi al gruppo di discussione e portate dei contributi. Invitate amici e parenti perchè è importante allargare l’adesione».

    Oggi alle ore 13:30 la RSU Ericsson incontrerà i capigruppo in Consiglio regionale per chiedere di fare il possibile affinchè siano salvaguardati i posti di lavoro.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Cornigliano, Ilva: cattive notizie da Taranto, Genova rischia

    Cornigliano, Ilva: cattive notizie da Taranto, Genova rischia

    Ilva Cornigliano piantinaÈ possibile coniugare risanamento ambientale e tutela occupazionale? È una domanda a cui la politica è chiamata a rispondere, a maggior ragione in questi giorni, quando la situazione dell’Ilva di Taranto si fa sempre più difficile: i custodi giudiziari, infatti, hanno emesso una direttiva che, in ottemperanza alle parole del Procuratore della Repubblica, Franco Sebastio, prevede l’immediato spegnimento di alcune cokerie, altiforni e acciaierie. In pratica l’azienda non può più produrre ma deve solo limitarsi a rimettere in sesto gli impianti per ridurre l’inquinamento. Conseguenza diretta è l’inevitabile stop – in tempi differenziati – a tutta la filiera siderurgica nazionale Tranto-Novi-Genova.

    Un probabile quanto disastroso effetto domino è purtroppo pronto ad abbattersi sullo stabilimento di Cornigliano e la sua attività “a freddo”. «L’azienda non ci ha ancora comunicato nulla, ma è evidente che le notizie che giungono da Taranto sono preoccupanti – spiega Franco Grondona, segretario provinciale Fiom – È la fabbrica pugliese ad alimentare quella genovese per cui, l’eventuale chiusura della produzione tarantina, avrebbe inevitabili ripercussioni per il nostro stabilimento».

    «Venerdì prossimo abbiamo in programma un incontro con la proprietà – aggiunge Armando Cipolla, sindacalista Uilm – Sappiamo che ci verrà manifestata l’intenzione di aumentare il numero dei contratti di solidarietà nello stabilimento di Cornigliano, già questo è un primo segnale, un brutto segnale che evidenzia quanto stia diventando difficile la situazione».
    Secondo il sindacalista è in corso una sorta braccio di ferro tra magistratura e proprietà «A farne le spese però sono i lavoratori: parliamo di 50 mila persone tra lavoratori diretti ed indiretti – spiega Cipolla – Bisogna inoltre sottolineare come la situazione ambientale di Taranto sia il risultato di 40 anni di incuria».

    Nessuno nega l’esistenza del problema ambientale ma, come ricorda Grondona «È curioso che si ritenga di poterlo risolvere con la bacchetta magica. Io credo che, invece, sia possibile coniugare risanamento e tutela occupazionale. Ma non sono sufficienti gli investimenti, serve tempo».
    «La politica come sempre, anche in questa vicenda, deve avere un ruolo per governare le scelte di un Paese – conclude Grondona – pur essendo consapevole dell’indipendenza della magistratura, le cui scelte, proprio per questo motivo, non giudico».

    Eppure salvaguardare ambiente e lavoro è possibile: la nostra città, forse unico esempio in Italia, l’ha dimostrato. Erano gli anni ’80 quando nel quartiere di Cornigliano – grazie soprattutto alla mobilitazione del Comitato Donne di Corniglianonacque una coscienza ambientale in risposta ad una situazione che stava diventando insostenibile a causa di polveri, smog e rumori che rendevano impossibile la convivenza con le acciaierie. Dopo anni di lotta, nel 2005, a Genova si decise di chiudere la lavorazione “a caldo”, ovvero l’altoforno e si puntò sulla riconversione di un’ampia area dell’industria siderurgica.

     

    Matteo Quadrone

  • Genova, Ericsson: avviate le procedure di licenziamento collettivo

    Genova, Ericsson: avviate le procedure di licenziamento collettivo

    Dopo le proteste, la mobilitazione e l’assemblea di venerdì scorso a Sestri Ponente per informare la cittadinanza sulla critica situazione dei lavoratori della Ericsson94 esuberi di personale annunciati dall’azienda a metà luglio, proprio all’indomani dell’inaugurazione della nuova sede sulla collina degli Erzelli, operazione grazie alla quale la multinazionale svedese ha goduto di cospicui finanziamenti pubblici – adesso la vertenza si sposta a Roma. Martedì 18 settembre, infatti, presso il Ministero del Lavoro, è previsto un incontro fra i rappresentanti di Ericsson, del Ministero e dei sindacati per affrontare la questione dei 374 esuberi decisi a livello nazionale, 94 solo nella nostra città.

    Le organizzazioni sindacali, però, non manifestano ottimismo sulla possibilità di un’intesa, visto che Ericsson non sembra intenzionata a fare marcia indietro. «L’azienda continua a sostenere che si tratta di esuberi su base volontaria ma sono state avviate le procedure di licenziamento collettivo che noi chiederemo di bloccare», spiega dalle colonne del “Corriere Mercantile”, Daniele Gadaleta, coordinatore regionale di Slc Cgil.
    «Dal punto di vista politico il taglio è la fine di Erzelli – aggiunge Gianni Pastorino, segretario generale della Slc-Cgil di Genova – visto che ai 94 esodi si affiancherebbe uno spin-off di 50 persone (in pratica una riorganizzazione aziendale attraverso la quale si crea una nuova società partendo da un dipartimento interno di una realtà già consolidata, ndr) che equivale ad una cessione di ramo d’azienda del broadcast access e della Legacy».
    In pratica parliamo di 144 posti di lavoro che rischiano di venire meno su un totale di 772. «Vuol dire che ne rimarrebbero 628 – sottolinea Pastorino – uno svuotamento pesante da accettare considerando che nel 2005-2006, quando c’è stato il passaggio da Marconi ad Ericcson, i dipendenti erano 1186».
    Davvero un pessimo biglietto da visita per il nuovo Parco tecnologico degli Erzelli, la cui genesi continua ad essere un percorso irto di ostacoli.

    Lunedì 17 settembre le organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, hanno proclamato uno sciopero nazionale dei lavoratori delle telecomunicazioni. «A differenza di altri comparti, il settore, seppur in una situazione generale di contrazione degli utili, non presenta grosse difficoltà – scrivono i sindacati – ma nonostante ciò si moltiplicano i casi come quello di Ericsson che a livello nazionale ha dichiarato oltre 300 esuberi».
    Ericsson è solo la punta dell’iceberg «Situazioni pesantissime si verificano nei casi di cambio d’appalto e delle cessioni di ramo d’azienda in un continuo stillicidio di posti di lavoro – continua le organizzazioni sindacali – Per questo i lavoratori e le lavoratrici del settore si mobilitano con lo sciopero per l’intero turno di lavoro in tutta Italia». A Genova la manifestazione avrà inizio alle ore 10 in Largo Pertini da cui partirà un corteo che arriverà intorno alle 11.30 presso la sede di Confindustria.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Immigrazione, al via la Sanatoria 2012

    Immigrazione, al via la Sanatoria 2012

    A 10 anni dall’ultimo simile provvedimento (era il 2002, all’epoca dell’entrata in vigore della legge sull’immigrazione, la Bossi-Fini), dal 15 settembre al 15 ottobre 2012 un datore di lavoro potrà far emergere dal lavoro nero il proprio impiegato immigrato.

    Se con il provvedimento del 2009 – limitato a colf e badanti – sono emerse 300mila figure lavorative domestiche, oggi, secondo alcune stime, le domande potrebbero superare quota 500mila.
    Si parte sabato 15 settembre: un mese di tempo per le decine di migliaia di migranti ed i loro datori di lavoro, per regolarizzare il proprio rapporto lavorativo.

    Per cercare di andare incontro alla necessità di informazioni degli interessati – datori di lavoro e lavoratori – e per aiutarli nella procedura di presentazione della domanda, diverse associazioni stanno organizzando incontri pubblici sul territorio nazionale:

    Genova:

    Venerdì 14 settembre , h 17-19.30, Sala del Consiglio Provinciale, ingresso da Largo E. Lanfranco, 1 (Prefettura). Interverranno: Giulia Stella e Patrizia Bellotto CGIL Liguria e CGIL CdLM Genova; Walter Massa e Rachid Kay ARCI Regionale e ARCI Provinciale; Alessandra Ballerini Avvocato

    – Martedi 18 settembre, h. 17.30, vico Croce Bianca 7 traversa via del Campo, organizza la casa di quartiere Ghettup

     

    INFORMAZIONI PRINCIPALI

    La domanda va presentata esclusivamente in via telematica al sito governativo nullaostalavoro.interno.it dalle ore 8.00 di sabato 15 settembre alle ore 24.00 di lunedì 15 ottobre 2012. Il datore di lavoro potrà registrarsi fornendo un indirizzo di posta elettronica valido e una password per l’accesso.

    -La quota da versare è di mille euro, il doppio rispetto alle 500 che sono servite nel 2009 per regolarizzare colf e badanti.

     

    I REQUISITI DEL LAVORATORE

    Il cittadino straniero per cui si chiede il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro (quindi l’emersione del rapporto lavorativo) deve essere presente sul suolo italiano in modo ininterrotto dal 31 dicembre 2011 compreso.

    Il rapporto di lavoro dovrà essere in corso al momento della presentazione della domanda e da almeno il 9 maggio 2012.

     

    I REQUISITI DEL DATORE DI LAVORO

    Hanno la possibilità di attivare la procedura i datori di lavoro italiani, comunitari e non comunitari. I datori di lavoro non comunitari dovranno essere in possesso di carta di soggiorno o del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (o aver presentato la domanda per ottenerlo).

    Il reddito del datore di lavoro
    I datori di lavoro dovranno dimostrare un livello di reddito sufficiente. La congruità del reddito in relazione al numero delle domande presentate e alla retriuzione prevista per i lavoratori è valutata dalla DPL competente.
    I livelli di reddito richiesti sono i seguenti:

    -30.000 euro in caso di persone fisiche, enti o società, risultanti dal reddito imponibile dell’ultima dichiarazione dei redditi, dal fatturato, o bilancio di esercizio precedente
    La valutazione sulla capacità economica, nel caso in cui l’impresa fosse di nuova costituzione, e quindi non avesse ancora completato il primo esercizio d’imposta, e non vi fosse una dichiarazione dei redditi di riferimento, dovrà tener conto del fatturato presunto;
    -20 mila euro per l’emersione di un lavoratore domestico in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito;
    -27 mila euro quando il nucleo familiare che assume un lavoratore domestico sia composto da più persone.
    Il coniuge ed i parenti entro il 2° grado potranno concorrere alla determinazione del reddito anche se non conviventi;
    – Non dovranno dimostrare un reddito sufficiente i datori di lavoro che regolarizzeranno un lavoratore addetto all’assistenza di una persona affetta da patologie o handicap (badante). In tale situazione dovrà essere presentata una dichiarazione di non autosufficienza rilasciata da una struttra santiaria o da medico convenzionato con il SSN.
    Non sarà necessario produrre tale documentazione in caso di possesso di certificazione di invalidità.

    Lavoro domestico
    Il datore di lavoro potrà essere anche una persona congiunta, facente parte del nucleo familiare (anche se non convivente) dell’assistito affetto da patologie o handicap.
    In ogni caso, per il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare l’assunzione sarà possibile anche se l’attività lavorativa si svolge presso una abitazione diversa da quella del datore di lavoro (in ufficio, a casa di un parente, in una seconda casa)

     

    IL RAPPORTO DI LAVORO

    Il rapporto di lavoro dovrà essere in corso al momento della presentazione della domanda e da almeno il 9 maggio 2012. Potranno essere regolarizzati i rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato con orario di lavoro a tempo pieno. I rapporti di lavoro domestico a tempo determinato o indeterminato con orario di lavoro a tempo parziale non inferiore alle 20 ore settimanali La retribuzione dovrà essere corrispondente a quella prevista dal Contratto collettivo nazionale della categoria di riferimento e comunque non inferiore all’importo minimo previsto per l’assegno sociale (5.577 euro annui, 429 euro mensili),

    Il contributo forfettario
    Per presentare la domanda, dal 7 settembre, deve essere versato un contributo forfettario di euro mille per ciascun lavoratore regolarizzato.
    Il pagamento del contributo forfettario deve essere effettuato esclusivamente tramite il modulo F24.
    L’Agenzia delle entrate ha stabilito che in sede di compilazione devono essere indicati:
    -nella sezione contribuente, i dati anagrafici ed il codice fiscale del datore di lavoro che effettua il pagamento;
    -nella sezione erario e altro, nel campo “tipo” la lettera R; nel campo “elementi identificativi” il numero del passaporto o di altro documento equipollente del lavoratore (se è composto da più di 17 caratteri si riportano solo i primi 17); nel campo “codice” è inserito il codice tributo REDO per datori di lavo ro domestico,RESU per datori di lavoro subordinato; nel campo “anno di riferimento” l’anno 2012 Il contributo forfetario non è deducibile ai fini fiscali e non verrà restituito in caso di archiviazione, rigetto o irricevibilità della domanda.

    La retribuzione
    Il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver regolarizzato le somme dovute a titolo retributivo per un periodo di durata del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non inferiore a 6 mesi.
    La dimostrazione avverrà attraverso un’ attestazione redatta congiuntamente da datore di lavoro e lavoratore. Le somme dovranno corrispondere a quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale e alle retribuzioni minime giornaliere fissate annualmente dall’INPS.

    I contributi
    All’atto della stipula del contratto di soggiorno il datore di lavoro dovrà dimostrare di aver provveduto a tutti gli obblighi in materia contributiva maturati dal momento dell’assunzione del lavoratore fino alla stipula del contratto di soggiorno e comunque per un periodo non inferiore a 6 mesi.

    Le somme dovute ai fini fiscali
    Il datore di lavoro dovrà regolarizzare le somme dovute in base alla retribuzione per un periodo commisurato alla durata del rapporto di lavoro e comunque non inferiore a 6 mesi mediante il versamento entro il 16 novembre 2012 delle ritenute operate. In ogni caso la regolarizzazione deve essere attestata all’atto della stipula del contratto di soggiorno mediante apposita autocertificazione.

     

     

  • Genova, punto vendita Fnac: rischio chiusura nel 2013

    Genova, punto vendita Fnac: rischio chiusura nel 2013

    Continua a regnare l’incertezza sul futuro dei dipendenti italiani della catena mondiale di negozi Fnac. Il colosso francese – che già nel gennaio scorso aveva annunciato di voler attuare un drastico piano di tagli ed una riduzione del personale a causa del pesante calo del fatturato – non intende più investire sull’Italia ed è alla ricerca di un compratore interessato ai suoi 8 punti vendita presenti nel nostro Paese (due a Torino, poi a Milano, Verona, Genova, Firenze, Roma e Napoli).

    I lavoratori genovesi (oggi 64, diminuiti di 4 unità rispetto allo scorso anno perché i contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati) sono molto preoccupati e la scorsa settimana, insieme ai colleghi di tutta Italia, hanno partecipato al sit in di protesta in piazzetta San Carlo a Milano.
    «Siamo stupiti dall’intollerabile silenzio dei vertici di Fnac e del gruppo Ppr (proprietario della catena Fnac e di altri marchi internazionali come Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta) – spiegano i dipendenti – a distanza di 8 mesi dall’annuncio del ridimensionamento non sappiamo ancora nulla del nostro destino». L’unica cosa certa è che il gruppo Ppr, negli ultimi anni, ha manifestato l’intenzione di spostare i propri interessi sui marchi del lusso.

    Il negozio genovese – da sempre la punta di diamante della rete di negozi Fnac in Italia – allo stato attuale vive la situazione più difficile. L’alluvione del novembre 2011 infatti ha devastato il piano sotterraneo del negozio di via XX Settembre riducendo in maniera significativa le potenzialità del punto vendita. Per il personale è scattata la cassa integrazione a rotazione che durerà fino a dicembre 2012. Ma se al più presto non spunterà all’orizzonte un compratore per i negozi italiani, nel 2013, il punto vendita genovese rischia seriamente di chiudere i battenti.

     

    Matteo Quadrone

  • Notte dei Ricercatori: centri di ricerca e laboratori aperti al pubblico

    Notte dei Ricercatori: centri di ricerca e laboratori aperti al pubblico

    Cosa fa un ricercatore? Per rispondere a questa domanda e avvicinare le persone alla realtà di chi fa questo mestiere, il 28 settembre si tiene la Notte dei Ricercatori. Obiettivo: spiegare in cosa consiste il lavoro del ricercatore, figura di imprescindibile importanza nella nostra società ma sostanzialmente poco conosciuta.

    Giunta quest’anno all’ottava edizione, la Notte dei Ricercatori è un’iniziativa internazionale, promossa dalla Commissione Europea, che intende evidenziare quanto la ricerca incida sul nostro quotidiano senza che ce ne accorgiamo. Per un giorno il pubblico potrà visitare centri di ricerca, laboratori e università e toccare con mano la sostanza di questo mestiere: i ricercatori stessi saranno presenti per spiegare il proprio lavoro attraverso incontri, esperimenti e dimostrazioni scientifiche, il tutto in un contesto aperto e informale.

    Dal 2005, anno della prima edizione, ad oggi la Notte è stata un crescendo continuo fino ad arrivare allo scorso anno con la partecipazione di 320 città europee in 32 paesi; per il 2012 l’Italia partecipa con 7 progetti e 24 città, di cui tre liguri: Genova, Albenga e Sarzana che collaborano al progetto “C4R. Crazy for Rocking Researchers”. Capofila del progetto è il Museo di Archeologia Ligure di Villa Pallavicini, che lavora di concerto con gli altri partners: l’Università di Genova, l’Istituto Italiano della Tecnologia, il CNR -IMATI di Genova, il Festival della Scienza, il Giardino Letterario Delfino di Albenga e l’Associazione Itinerari Culturali del Comune di Sarzana.

    «La Notte approda per la seconda volta in Liguria – spiega Patrizia Garibaldi, responsabile del museo – e per il secondo anno la proposta elaborata dal Comune di Genova è stata approvata e finanziata dall’Europa. È stata dedicata particolare attenzione al coinvolgimento di ricercatori operanti nei campi più diversi». Tra le varie attività organizzate in città, incontri con i geomorfologi a bordo del NaveBus che parte dal Porto Antico e arriva a Pegli; workshop, laboratori e dimostrazioni presso il Museo di Archeologia e il Museo di Storia Naturale G.Doria con archeologi, naturalisti e nanotecnologi; dalle ore 20 Palazzo Ducale ospiterà gli eventi serali, tra cui percorsi espositivi, aperitivo, concerti e performance teatrali che vedranno protagonisti sul palco proprio i ricercatori.

    La presenza dell’Università come partner di progetto permette inoltre agli studenti universitari di partecipare all’intera iniziativa, sia nella fase di preparazione e allestimento sia durante l’evento, acquisendo crediti formativi in relazione all’attività svolta. Le modalità di collaborazione sono quanto mai ampie: si può partecipare all’ideazione e sviluppo di una campagna sui social network, alla realizzazione della documentazione fotografica e video della Notte, o al monitoraggio dell’impatto delle attività: «La collaborazione offerta dagli studenti ha già dato notevoli risultati» aggiunge Garibaldi. «La grafica della comunicazione e il sito web della Notte sono frutto del lavoro realizzato nell’ambito del Laboratorio di Design del Corso di Disegno Industriale della Facoltà di Architettura. Gli studenti possono, ancora per pochi giorni, proporre la propria candidatura e diventare collaboratori». Chi è interessato si affretti quindi a prendere contatti attraverso l’indirizzo lanottedeiricercatori@comune.genova.it. Sul sito dell’Università di Genova è possibile consultare la comunicazione destinata agli studenti e pubblicata nella sezione eventi.

    Per la descrizione dettagliata e in continuo aggiornamento del programma della Notte, gli indirizzi dei luoghi che ospiteranno l’evento, i numeri utili: nottedeiricercatori.it e nottedeiricercatori.comune.genova.it.

    Claudia Baghino
    [foto di Diego Arbore]

  • Offerte di lavoro a Genova: le proposte di Città dei Mestieri

    Offerte di lavoro a Genova: le proposte di Città dei Mestieri

    Questi gli appuntamenti di settembre rivolti a chi cerca lavoro e che si tengono alla Città dei Mestieri di Genova Cornigliano, tutti a partecipazione gratuita.

    Giovedì 13 settembre (ore 14.30): Prepararsi per un colloquio di selezione.
    Descrizione del funzionamento dei colloqui individuali e di gruppo. Suggerimenti e indicazioni utili per chi deve sostenere una selezione per un posto di lavoro o un corso di formazione.

    Mercoledì 19 settembre (ore 14.30): Preparare un curriculum vitae e una lettera di candidatura.
    Informazioni e riflessioni sui contenuti delle varie parti del curriculum. Illustrazione del formato europeo. Indicazioni per la preparazione di lettere di auto candidatura.

    Giovedì 20 settembre (ore 15): Orientarsi per dopo il Diploma.
    Illustrazione e utilizzo delle risorse di Città dei Mestieri, utili per le scelte professionali dei neo diplomati. Sarà possibile informarsi sulle professioni e fare dei test di orientamento. Per partecipare, prenotarsi telefonando al numero 010/6480540.

    Lunedì 24 settembre, ore 16: Il mestiere di scrittore oggi.
    Il mestiere di scrittore è possibile? Come si diventa scrittori. Come si può fare per pubblicare un libro? Relatore Claudio Bagnasco.

    Martedì 25 settembre, ore 10: Opportunità di lavoro nell’agricoltura.
    Durante l’incontro verranno illustrate le opportunità di lavoro stagionali e non, le proposte formative per qualificarsi nel settore e le agevolazioni per avviare un’azienda agricola. Interverranno un imprenditore agricolo, che racconterà la sua esperienza, e Fabio Rotta responsabile economico Coldiretti Liguria. Per partecipare, prenotarsi telefonando al numero 010/6480540.

    Giovedì 27 settembre (ore 14.30): Conoscere i contratti di lavoro.
    Illustrazione delle varie forme contrattuali che potrebbero venire proposte ai giovani, dall’apprendistato al lavoro a progetto, dall’occasionale al tempo determinato. Informazioni circa le ultime novità in materia e le regole principali.

    [foto di Diego Arbore]

  • Centrale del Latte, mozione: difendere il marchio Oro

    Centrale del Latte, mozione: difendere il marchio Oro

    La vertenza relativa alla Centrale del Latte di Fegino è uno dei nodi occupazionali per cui è necessario trovare una risposta nel più breve tempo possibile. In ballo, oltre ai 65 dipendenti dello storico sito di Fegino che già hanno ricevuto le lettere di licenziamento, c’è anche tutta la filiera produttiva della vallata, circa 200 lavoratori tra allevatori, trasportatori e cooperative.
    Lunedì, a Parma, si è svolto l’incontro tra sindacati e direzione di Lactalis-Parmalat, la società che controlla la Centrale del Latte di Genova. Purtroppo, come preventivamente immaginato dalle stesse sigle sindacali, il vertice si è concluso con un nulla di fatto e la proprietà ha confermato la volontà di chiudere lo stabilimento genovese.
    Adesso occorre individuare un soggetto in grado di subentrare nella gestione dell’azienda. Alcuni giorni fa il sindaco Marco Doria ha annunciato ai sindacati due possibili soluzioni imprenditoriali: la Centrale del Latte di Alessandria ed Asti e quella di Brescia.
    L’ultimo appuntamento utile è fissato per il 21 settembre a Roma dove il Governo ha convocato un tavolo di confronto tra Lactalis-Parmalat e sindacati.

    Nel frattempo il Municipio Val Polcevera, dopo aver approvato all’unanimità, il 18 luglio scorso, una mozione che ribadiva una ferma opposizione alla chiusura della Centrale del Latte di Fegino, prossimamente discuterà un nuovo documento presentato dai consiglieri del Movimento 5 Stelle.
    E se la mozione di luglio focalizzava l’attenzione sulla presunta volontà dell’azienda di mantenere un magazzino di smistamento nel Mercato Ortofrutticolo di Genova-Bolzaneto – senza però fornire le necessarie garanzie circa il numero degli occupati in questa nuova attività e sul tipo di contratto che sarà stipulato – oggi i consiglieri del M5S puntano sulla difesa dello storico marchio Latte Oro.

    «I cittadini genovesi, ignari della dismissione della Centrale del Latte di Genova, continueranno a comprare il marchio Latte Oro pensando che sia un prodotto locale e invece non sarà più così».
    Per questo la mozione impegna il presidente del Municipio e la giunta municipale ad «Attivarsi presso l’autorità garante della concorrenza e del mercato per verificare se Lactalis-Parmalat abbia ancora diritto ad utilizzare il marchio Latte Oro nonostante non abbia rispettato gli impegni sottoscritti in passato al momento dell’acquisto dello stesso marchio».

    Inoltre, i firmatari del documento, chiedono di «Sostenere e promuovere, con tutte le risorse economiche e politiche che il municipio può adottare, la formazione di una cordata di imprenditori in grado di rilevare la Centrale del Latte».

     

    Matteo Quadrone

  • Edilizia: finte partite Iva nascondono il calo dell’occupazione

    Edilizia: finte partite Iva nascondono il calo dell’occupazione

    Cresce il numero delle imprese artigiane in Liguria ma i numeri positivi rischiano di nascondere la crisi che sta attanagliando il settore edile. La crescita, infatti, è solo numerica e l’aumento delle aziende individuali è un emblematico segnale del tentativo di riconversione di lavoratori, in precedenza dipendenti, espulsi dal mercato del lavoro. Una tendenza che avevamo già riscontrato nei mesi precedenti e che purtroppo oggi trova conferma.

    Sono questi i dati che emergono dall’ultima indagine di Anaepa Confartigianato che ha fotografato lo stato di salute del settore edile nel primo semestre 2012. Ebbene, mentre a livello nazionale l’edilizia presenta una flessione della produzione dell’1,36%, la nostra regione presenta il record nazionale per tasso positivo di imprese di costruzione: +0,97% registrato nell’ultimo anno.
    «La Liguria è l’unica regione in Italia ad avere un tasso di crescita positivo nel numero delle imprese – spiega Paolo Figoli, presidente di Confartigianato Liguria Costruzioni – Non vuol dire che però qui da noi sia tutto rose e fiori. Anzi: se guardiamo ai tassi di occupazione emerge che la Liguria ha tra i tassi peggiori per numero di lavoratori sia dipendenti sia indipendenti».
    La flessione degli occupati nell’edilizia in Liguria tra il secondo trimestre 2011 e il primo trimestre 2012 è stata di -12,3% con un’emorragia di oltre 26mila posti di lavoro dipendente, di -10,7% degli indipendenti pari a oltre 21mila lavoratori autonomi. Peggio della Liguria, in chiave occupazionale, solo la Sardegna (-17,7% di dipendenti) e la Calabria (-15,3%).
    «Il fenomeno è sicuramente spiegato dal fatto che molti ex dipendenti decidono di aprire partita Iva ma in pochi riescono a rimanere sul mercato, reso asfittico dalla crisi economica che dal 2008 a oggi vive uno stato di recessione ai minimi storici e che nel 2011 è sceso sotto i livelli del 2000 – spiega Figoli – Mettersi in proprio spesso è una scelta obbligata, ma non sempre vincente».

    I lavoratori stranieri sono coinvolti in misura maggiore perché più facilmente ricattabili dai rispettivi datori di lavoro, come spiega il sindacato di categoria Fillea Cgil (federazione dei lavoratori del legno, dell’edilizia e delle industrie affini) dalle pagine de “La Repubblica” «Con i tagli ci sono sempre meno controlli, molte imprese cercano di ridurre i costi ed i lavoratori accettano di farsi carico della partita Iva per non perdere il posto».
    E così le partite iva crescono vertiginosamente: a Genova i lavoratori edili con partita iva sono 9 mila, cinque anni fa erano la metà. Un vero e proprio boom che sicuramente non riflette l’andamento di un settore in crisi profonda. I dati nazionali di Fillea Cgil sul lavoro nero e sul caporalato nell’edilizia parlano di 400 mila lavoratori in nero, grigio o sotto ricatto «A queste persone viene chiesto di aprire partite iva, accettare contratti part-time, ovvero tempi pieni mascherati con fuoribusta in nero, di dichiarare meno ore lavorate e di ricorrere ai permessi in caso di infortunio non grave».
    «La pesante tassazione sugli immobili ed il clima di sfiducia e timore nel futuro allontana i possibili investitori del settore – afferma Paolo Figoli, presidente di Confartigianato Liguria Costruzioni – In questa critica situazione cercano di trovare spazio nuove imprese che, non filtrate da nessuna legge di accesso alla professione del comparto, generano concorrenza sleale e, non avendo minimi requisiti tecnici-morali-professionali, fanno solo danni e non portano benefici nè occupazionali nè di produttività ».
    La conferma della crisi nera del mattone arriva da Davide Viziano, titolare di uno dei più attivi gruppi di costruzione che operano in città, che ha spiegato al “Secolo XIX” «Siamo riusciti a rimanere a galla solo grazie ai parcheggi, mentre il settore residenziale è praticamente fermo. Solo per i monolocali e i bilocali, che richiedono investimenti limitati, c’è ancora richiesta. Il 90% delle compravendite eseguite nel primo semestre 2012 riguarda proprio gli alloggi di piccole dimensioni».
    «A incidere sullo stato di sofferenza sono gli annosi ritardi nei pagamenti da parte di privati e pubbliche amministrazioni, il doppio rispetto alla media europea, la drastica riduzione di investimenti in opere pubbliche, il calo nell’erogazione dei mutui alle famiglie, la sempre maggiore difficoltà dell’accesso al credito da parte delle imprese e i tassi bancari in aumento», sottolinea l’analisi di Confartigianato.
    Inoltre «Dal 2008 al 2011 il numero dei nuovi mutui concessi è diminuito in media in Italia del 9% all’anno, colpendo in misura maggiore i mutuatari più giovani e quelli extracomunitari – conclude Figoli – La Liguria, insieme a Emilia Romagna e Valle d’Aosta, è tra le regioni dove si registra la variazione percentuale minore negli stock dei mutui concessi per l’acquisto di un’abitazione. Sappiamo bene che il mercato immobiliare, anche quello dell’usato per cui oggi i tempi nelle compravendite in media arrivano a 8 mesi, è legato a doppio filo con l’edilizia: meno famiglie acquistano casa e minore è la richiesta di ristrutturazioni con inevitabili conseguenze negative soprattutto per le imprese di piccole e piccolissime dimensioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Finmeccanica: domani a Genova assemblea delegati Fiom

    Finmeccanica: domani a Genova assemblea delegati Fiom

    Martedì 22 maggio, a Genova, si terrà l’Assemblea nazionale dei delegati Fiom-Cgil del gruppo Finmeccanica.
    Finmeccanica è il Gruppo industriale tecnologicamente più avanzato del nostro Paese. Nel corso dell’Assemblea, la Fiom intende discutere di una linea di politica industriale che tenga unite le produzioni civili con quelle militari e non solo si opponga a qualsiasi tentativo di smantellamento del Gruppo, ma punti anzi a un suo rilancio. Quel rilancio che è, allo stesso tempo, possibile e necessario.
    I lavori dell’Assemblea, che avranno luogo presso la sala “Governato” della Camera del Lavoro di Genova (via San Giovanni d’Acri, n. 6 – zona Cornigliano), inizieranno alle ore 10.00, per concludersi entro le ore 15.30.
    L’iniziativa sarà conclusa dall’intervento del Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini.