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  • L’Universo di Greenaway: dal cinema alla pittura, passando attraverso la poesia

    L’Universo di Greenaway: dal cinema alla pittura, passando attraverso la poesia

    greenway-peter-festival-poesiaL’edizione 2016 del Festival Internazionale della Poesia “Parole Spalancate”, organizzato dal Circolo dei Viaggiatori nel Tempo, incomincia con un affollato prologo, presagio di un’edizione scoppiettante quanto suggestiva. Alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi si è infatti svolta la presentazione della prima parte di “Greenaway’s Universe” mostra composta da 55 opere del regista e pittore gallese che sarà esposta dal 10 giugno al 2 ottobre. Conosciuto più per i suoi film, amati dalla critica e sempre molto discussi, il 74enne Peter Greenaway ebbe un primo amore proprio con la pittura, e solo in seguito si trovò a lavorare nel cinema, dove ha comunque mantenuto l’ approccio visivo che tuttora lo caratterizza.

    Greenway, giunto in città come ospite di punta della rassegna poetica, deve essersi comunque sentito a casa, poiché è stato accolto dal classico “british weather” che ha lucidato di pioggia i prati dei parchi ma non ha allontanato un pubblico numeroso e attento.

    Il 18 giugno, al termine del Festival, sarà aperta presso la sede delle Raccolte Frugone (Villa Grimaldi Fassio, Capolungo) la seconda parte della mostra, con 44 inchiostri su carta ispirati al regista russo Eisenstein, figura centrale dell’ultimo film di Greenaway, “Eisenstein in Messico”.

    Il Festival Internazionale di Poesia

    In totale le iniziative del festival Parole Spalancate sono oltre 100 e vedono coinvolte varie zone della città con installazioni artistiche, reading all’aperto, escursioni guidate e concerti. Non mancano i tradizionali appuntamenti fissi che si svolgono nel centro storico di Genova: i percorsi poetici e il Bloomsday il 16 giugno (una lettura integrale, itinerante e collettiva dell’Ulisse di Joyce). Ma quest’anno tutte le attività sono state precedute dalle proiezioni dei principali film del regista in varie sale di Genova e Savona, e si chiuderanno con “I misteri del giardino di Compton House” nell’Arena Estiva di Nervi.

    Contemporaneamente con la seconda parte della Mostra, verranno messi in visione i cortometraggi dell’autore, girati dal 1967 al 2015, cortometraggi di cui ieri, in occasione della presentazione alla Gam, è stato dato un assaggio con “The European showerbath” accompagnato dalla colonna sonora eseguita live dal quintetto Architorti, che è risultato singolarmente suggestivo.

    Il Festival Internazionale di Poesia si conferma essere rassegna di punta, anche se ogni anno sfida la carenza di mezzi finanziari: qualche anno fa un organizzatore disse ironicamente, ma non troppo, che l’aggettivo spalancate «voleva dire senza palanche»: nella realtà, invece, è un appuntamento che si sa aprire al mondo, con idee sempre fresche e dal sapore cosmopolita. Genova ricambia, partecipa e ringrazia: la poesia è un lusso che tutti si possono permettere.


    Bruna Taravello

  • Affido, una poesia per raccontare un mondo di sentimenti. Il Comune lancia un concorso

    Affido, una poesia per raccontare un mondo di sentimenti. Il Comune lancia un concorso

    Logo concorso poesia sull'affidoIn queste settimane, su Era Superba vi stiamo parlando di adozione e affido. E lo stiamo facendo cercando di soppesare ogni termine, di misurare ogni parola perché quando si parla di sentimenti, leggi e istituzioni è molto facile perdere il filo portando il discorso da tutt’altra parte rispetto all’intenzione iniziale. Per questo motivo, certi argomenti sono più difficili di altri, perché il rischio di essere fraintesi o di giungere a conclusioni affrettate è più concreto e realistico quando in ballo ci sono emozioni e paure che tutti ci portiamo dentro.

    E mentre noi fatichiamo un po’ raccontarvi tutto questo…coincidenze. Il Comune di Genova lancia l’iniziativa “Versi d’incontro – Poesia dell’Affido” per dare voce a chi vive la realtà dell’affido, in occasione del 22° Festival Internazionale di Poesia “Parole Spalancate”. L’iniziativa è organizzata dal Servizio Affido del Comune di Genova, in collaborazione con ASL3 Genovese, Affidamento.net e con le Associazioni Comunità Papa Giovanni XXIII, ALPIM, Batya, Famiglie per l’accoglienza e il Circolo dei Viaggiatori nel Tempo. Ed è un’iniziativa coraggiosa, oltre che bella, perché se è probabile che una poesia parli di sentimenti, non è scontato che tratti un argomento che è comunque delicato, se non spinoso.

    Potranno partecipare i ragazzi dai 10 ai 21 anni e gli adulti. E potranno presentare, entro il 1° maggio, una poesia, un’opera di prosa poetica o un disegno attorno al tema dell’affido familiare. Tutti i soggetti a qualche titolo coinvolti nell’affido, dai ragazzi affidati ai figli delle famiglie affidatarie, dagli operatori dei servizi ai volontari delle associazioni potranno partecipare, mettendo in versi un loro vissuto, un’esperienza, un ricordo. E assieme al concorso di poesia è stato anche lanciato il concorso internazionale di disegni sullo stesso tema per bambini e ragazzi dai 3 ai 16 anni.

    Un bel modo, originale e intelligente, di uscire dall’imbarazzo che è quasi sempre presente quando si trattano i sentimenti ed anche un’occasione per discutere, conoscere ed avvicinarsi ad un mondo che forse ancora non ha ottenuto i riconoscimenti e lo sviluppo che sarebbe giusto attendersi. A volte, rivolgendosi direttamente al cuore, si riesce a dire di più.

    Le modalità di partecipazione e selezione delle opere sono indicate nel bando-regolamento, che si trova sul sito ufficiale del concorso www.versidincontro.it. I partecipanti dovranno inviare l’opera via e-mail all’indirizzo concorso@versidincontro.it, indicando dati anagrafici e recapiti, entro e non oltre le ore 24 di domenica 1 maggio 2016.

    La premiazione si svolgerà domenica 12 giugno a Palazzo Ducale. Ai vincitori della categoria ragazzi e della categoria adulti sarà offerta da Costa Crociere una crociera nel Mediterraneo.

    Bruna Taravello

  • Tiziano Fratus, il “cercatore di alberi”. La nostra intervista allo scrittore: «Prima di tutto, il mio orto…»

    Tiziano Fratus, il “cercatore di alberi”. La nostra intervista allo scrittore: «Prima di tutto, il mio orto…»

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIChi ama andare per boschi e montagne ha una luce speciale negli occhi, ne sono convinta, e sicuramente quella luce l’ho vista brillare negli occhi di Tiziano Fratus, poeta e scrittore bergamasco classe ’75, “cercatore d’alberi” – dal titolo di un suo libro – che è stato più volte ospite (l’ultima volta pochi mesi fa) anche del Festival Internazionale di Poesia di Genova.
    L’ho incontrato alla presentazione del suo ultimo libro, davanti ad un pubblico che ad un occhio inesperto poteva sembrare eterogeneo, ed era invece composto per la quasi totalità da appassionati ed esperti di montagne e piante. Fratus ha presentato il volume uscito il 5 giugno scorso per Laterza, “L’Italia è un bosco“.

    Non è affatto semplice intervistare Fratus, è difficile fermare il flusso discorsivo di questo scrittore-poeta che ti cattura per la passione, ma anche la cura e quasi il puntiglio con cui spiega la scelta di alcuni alberi e di alcuni luoghi inseriti nel volume, e più in generale l’idea che ha dato vita al libro stesso.
    Non solo un manuale, non proprio una guida, “L’Italia è un bosco” potrebbe essere una sorta di breviario da consultare prima di visitare una regione o di organizzare un trekking per conoscere un punto di vista inconsueto e cercare angoli inaspettati. Oppure un libro da leggere semplicemente per trovare, nelle lunghe fasi in cui si è incollati alla sedia della città, un respiro diverso, un balsamo per ammorbidire le giornate più aspre, quelle fatte solo di impegni, orari, ritardi e scontri.

    barbagelata
    Barbagelata (1120 m.s.l.m.) è il centro abitato più alto della provincia di Genova. Antico borgo contadino, oggi frazione di Lorsica, si trova fra la Val Trebbia e la Val d’Aveto. Il paese è celebre per la triste pagina nella storia della Resistenza quando venne saccheggiato e dato alle fiamme dai nazifascisti nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1944 come rappresaglia per l’appoggio degli abitanti ai partigiani.
    Il vicino passo della Scoglina collega le due valli ed è percorso da un’affascinante arteria stradale, la provinciale 56, immersa nel verde intenso dei bosch liguri.

    La nostra Regione, che come sappiamo di boschi è ricca (qui il nostro approfondimento dei mesi scorsi, realizzato anche con il contributo dello stesso Fratus, ndr), è più volte citata in quest’opera, dal castagneto del Bosco di Grau (Im) ai faggi monumentali di Mallare (Sv), mentre Genova è raccontata sia dai lecci storici presso Barbagelata in Val Trebbia sia dall’orto botanico dell’Università che ospita imperdibili sequoie monumentali. Più a levante, presso il cimitero di Allegrezze a Santo Stefano d’Aveto, le stesse sequoie sono ancora in formazione, ma altrettanto meritevoli di una visita.
    Dopo l’incontro abbiamo avuto modo di chiacchierare con l’autore, “homo radix” secondo la sua definizione, che si è invece dimostrato inaspettatamente esperto anche di vicoli e di mare. Ed anche aperto e chiacchierone, a dispetto dell’immagine che noi liguri abbiamo di chi va per boschi…

    Sembri a tuo agio in questa città, non sempre Genova cattura troppe simpatie al primo incontro…

    «No, voi avete un’opinione troppo severa della vostra città, che invece è molto bella ed è molto più di quanto non ci si aspetti da una città di queste dimensioni. L’unica cosa veramente pesante è il traffico, e le strade strette e difficili da trovare, soprattutto per noi abitanti della pianura… per quanto estrema».

    Estrema?!

    «Sì, nel senso che dove abito io (Trana, in Piemonte, a ridosso della Val di Susa) la pianura praticamente termina ed iniziano le Alpi. Ma ovviamente i nostri spazi di manovra sono infinitamente più ampi!»

    tiziano-fratusCome vive un “cercatore d’alberi”? Voglio dire, se il tuo lavoro è andare per boschi ad esplorare gli alberi, cosa che per noi significa vacanza, tu che fai nel tempo libero?

    «Veramente l’attività che mi viene in mente prima di ogni altra è il mio orto, semino, strappo erbacce e concimo: sono abbastanza fiducioso nei metodi naturali, sia per i concimi che per gli antiparassitari, ma poi ogni tanto anche io spruzzo qualcosa di chimico. A volte è l’unica alternativa ad abbattere la pianta stessa. Comunque amo anche il mare, ricordo che ai tempi del liceo andavo ogni tanto a Varigotti, da un amico che passava lì l’estate; ma conosco anche l’entroterra, e ne conosco bene la solitudine: gli abitanti sono molto molto diversi da quelli della costa, silenziosi, quasi selvatici».

    Per il tuo libro, “L’Italia è un bosco” ho visto che hai cambiato casa editrice. Come ti sei trovato con Laterza?

    «Quando ho pubblicato “Diario di un cercatore d’alberi” per Kowalski ero entusiasta della veste che hanno deciso di dare al volume, molto “pop” e piccolo abbastanza da essere portato in tasca durante le escursioni; ma per quest’ultimo libro, Laterza mi ha veramente coinvolto in tutto il processo decisionale. Sia nella scelta della dimensione, l’impaginazione, la copertina in stile quasi artigianale e poi, soprattutto, hanno inserito le foto, che per me sono essenziali ma che difficilmente gli editori accettano, perchè molto costose. Insomma, mi hanno dato fiducia e dimostrato di credere molto nel mio progetto».

    Hai realizzato un documentario con Manuele Cecconello ambientato fra le grandi sequoie italiane, hai in programma qualcosa di simile per il futuro?

    «Il prossimo passo sarebbe trarre un film da uno dei miei libri: chissà, forse non è un’ipotesi così azzardata… Basta aggiungere pochi ingredienti, se ci pensi la storia potrebbe esserci già. Ma non voglio dire di più, per ora non c’è niente di definito».

    Così abbiamo lasciato il nostro “homo radix” a godersi la frescura serale dei vicoli, mentre avevamo ancora negli occhi il profilo contorto di un pino mugo; certo prendersi il tempo per osservare un albero può essere un gesto poetico forse estremo, per le nostre vite frettolose ad occhi bassi. Ma sicuramente non un gesto inutile.

    Bruna Taravello

  • Festival di Poesia di Genova, 2013: si parte con il Bloomsday

    Festival di Poesia di Genova, 2013: si parte con il Bloomsday

    claudio-pozzani-d1Genova, 16 giugno 2013? No: Dublino, 16 giugno 1904. Eccezionalmente anche quest’anno il 16 giugno il capoluogo ligure si trasforma nella capitale irlandese per festeggiare il Bloomsday, in attesa dell’anniversario dei centodieci anni che si festeggeranno nel 2014.
    Genova si veste a festa per celebrare a suo modo (e in parallelo con Dublino) la giornata di Leopold Bloom, il protagonista del romanzo Ulysses di James Joyce: una serie di eventi musicali e reading si svolgeranno in giro per tutta la città, in location particolari e scelte appositamente per l’occasione, ognuna delle quali si ricollega al testo dello scrittore irlandese. L’evento si svolge all’interno del Festival Internazionale di Poesia (leggi il programma completo), in programma dal 16 al 23 giugno. I fedeli apostoli di Joyce sparsi per tutta Genova (e non solo) si stanno preparando ad affrontare quella che più che una giornata dedicata al capolavoro letterario di Joyce sembra una maratona: si parte alle 9 e si finisce alle 24, girando la città, riproducendo il percorso che svolge Bloom nel romanzo e rileggendo l’opera intera. Sulle tracce di Leopold, della moglie Molly e del giovane Stephen Dedalus, 16 ore di letture non-stop in oltre 20 luoghi della città, in cui gli amanti dell’autore dublinese correranno all’impazzata da Palazzo Reale, al Museo Luzzati, fino a Staglieno, con una pausa ristorante alla Douce Patisserie di Piazza Matteotti.

    Il Bloomsday si inserisce ormai da consuetudine in apertura del Festival genovese di poesia, voluto e organizzato da Claudio Pozzani, poeta e artista di fama mondiale (sempre attivo e impegnato a intessere contatti internazionali: proprio nei giorni pre-Festival si trovava in Ecuador) e dai natali genovesi: «Il Bloomsday esiste nel Festival da sei anni –racconta Pozzani-, con un successo crescente sia di lettori che di pubblico. È stato voluto da me e dal Prof. Bacigalupo, in un ottimo esempio di collaborazione dal basso. La collaborazione dei gestori dei luoghi è fantastica, soprattutto quest’anno che l’evento cade di domenica e nessuno di loro ha voluto rinunciare ad essere presente».

    Altra occasione di approfondimento (questa volta però extra-Festival, ma sempre rivolta a tutti gli appassionati joyciani): lunedì 27 maggio, a partire dalle 11.30 alle 17.30 alla Biblioteca di Lingue (Piazza Santa Sabina, 2) si svolgerà un confronto-dibattito dal titolo Tradurre Ulysses di James Joyce, incentrato proprio sul confronto tra varie traduzioni (l’ultima, del 2013) del libro e organizzato dal Dipartimento di Lingue e culture moderne dell’Università degli Studi di Genova. Anche la partecipazione di studiosi illustri: Sara Sullam da Milano, Enrico Terrinoni da Perugia e Elisabetta d’Erme da Trieste.

    GENOVA, FESTIVAL INTERNAZIONALE DI POESIA, edizione 2013

    Il Festival Internazionale di Poesia di Genova è organizzato dall’associazione genovese Parole Spalancate, un’equipe di persone con diverse professionalità che portano avanti un progetto culturale, in un momento storico in cui questo tipo di attività richiede sforzi economici e capacità di reinventarsi. La manifestazione presenta anche quest’anno un calendario fitto di incontri, reading, spettacoli e concerti, con poeti, artisti, intellettuali da tutto il mondo: Kashmir, Tunisia, Marocco, Palestina, Irak, Libia, Siria, Libano, Bosnia, Grecia, Ecuador, Canada, Mali, Armenia, Haiti sono solo alcuni dei paesi coinvolti nell’evento.
    Ripercorriamo un po’ di storia, con l’aiuto del direttore Pozzani: «L’idea nasce nel 1994, anche perché allora non c’erano grandi festival di poesia (e neanche di letteratura) in Italia, dopo la fine di MilanoPoesia e Castelpoerziano. La prima edizione era itinerante e lunga 22 giorni: la poesia non è mai stata così popolare, ma tutti se ne abbeverano senza riconoscerne i meriti, dalla pubblicità alla politica, alle altri arti».

    E anche quest’anno le cose sono state fatte in grande: all’interno della diciannovesima edizione, due giornate (21 e 22 giugno) dedicate al Festival Voix Vives di Sète: un festival itinerante che coinvolge El Jadida (Marocco), Toledo (Spagna) e appunto Genova. Prima a Lodève, poi a Sète (entrambi nella Francia meridionale), da quest’anno Voix Vives arriva nella nostra città, grazie ai buoni rapporti di collaborazione che proseguono da oltre 15 anni tra l’equipe genovese e quella del Festival Voix Vives. Sono previsti una serie di spettacoli nel parco di Villetta Di Negro fresco di restyling e pronto ad accogliere i visitatori. Un nuovo approdo per il Festival, che cerca in questo modo di coinvolgere anche quei luoghi della città che restano solitamente un po’ più nell’ombra, ma che meritano di essere riscoperti: così, gli organizzatori vogliono contribuire alla crescita culturale della città, aprendo anche questo nuovo spazio di Villetta di Negro (uno dei parchi cittadini più grandi e sicuramente uno dei più centrali e strategici) all’arte e la cultura. Dopo l’inizio col Bloomsday, l’inaugurazione vera e propria del 17 giugno avrà come padrino per questa edizione Alessandro Haber, che proporrà al pubblico un percorso poetico composto da letture di brani di vari autori. Da non perdere anche il reading-concerto di Greg Lake, sì proprio lui: il Lake degli Emerson Lake & Palmer, nonché fondatore dello storico gruppo, leggenda del prog anni ’70, King Crimson. Greg Lake approderà a Genova il 21 giugno per il suo spettacolo nella suggestiva location di Palazzo Ducale, nel Cortile Maggiore, per parlare della sua esperienza ed esegue dal vivo alcuni suoi brani e testi entrati nella storia della musica moderna. Perché, come è ovvio, la musica è anche poesia, e viceversa, due straordinari mezzi di comunicazione: chi meglio di un musicista del calibro di Lake può svelarci il legame profondo che le accomuna?

    Oltre 100 eventi gratuiti: il programma è raddoppiato, in tempi in cui molti preferiscono dimezzare. Questa la sfida del Festival, che porta a Genova le eccellenze della cultura contemporanea internazionale, e che riesce a declinare così bene poesia, musica, teatro, e tutte le forme di espressione artistica.

    «Il festival è come una tela vuota che ogni anno riempiamo di colori fatti di idee e poeti – conclude Pozzani- quest’anno l’immagine guida è un apriscatole che apre una scatola piena di parole e lo slogan “parole spalancate, menti aperte”. Non vuole essere una vetrina di autori che vengono a presentare i propri libri oppure un evento in cui la poesia sia in secondo piano rispetto ad altre attività commerciali. Qui la poesia è mostrata nella sua veste più diretta, dalla voce degli stessi autori provenienti da tutto il mondo, senza filtri».

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Berio Cafè: concorso letterario per riscoprire le cartoline

    Berio Cafè: concorso letterario per riscoprire le cartoline

    berio-cafeChi non ricorda i tempi in cui – durante le vacanze – si sceglieva, affrancava e spediva un gran numero di cartoline? Chi non ricorda i minuti passati a trovare un pensiero per un parente o un amico, abbastanza efficace pur nello spazio così contenuto? Una forma di comunicazione ormai un po’ “dimenticata”, che un concorso letterario sui generis cerca di riportare alla luce.

    Il bando è stato presentato durante la festa delle librerie indipendenti tenutasi ieri al Berio Cafè, che si è fatto promotore dell’iniziativa insieme alla Libreria Libro Più di Genova Pontedecimo e all’artista Mabi Col.

    Come funziona Estate 2013, è tempo di cartoline? È sufficiente comporre la propria cartolina (formato 10×15 cm) con qualsiasi tecnica o materiale e scrivere all’interno un pensiero, per poi inviarla tramite posta al Berio Cafè entro il 15 settembre 2013. Ogni autore potrà inviare più di una cartolina, purché proveniente da luoghi diversi. Il locale esporrà tutte le opere pervenute e offrirà un caffè a ogni partecipante per “rimborsare” la spesa del francobollo.

    Al termine del concorso, una giuria selezionerà le tre opere migliori, i cui autori avranno in premio un buono da 50 € da spendere nel locale.

  • Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    Società dei Masnadieri, Genova: un manifesto di poesia e letteratura

    lettura-libri-d1“Noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci”: così si definiscono Alessandro Mantovani ed Emanuele Pon, due amici legati dalla stessa sconfinata passione per la letteratura. Entrambi scrivono poesie, e i testi dell’uno si rivelano così complementari a quelli dell’altro che decidono di fondare la Società dei Masnadieri, gruppo letterario che oggi pubblica il suo primo volume, “Dalla Parte della Notte”, che verrà presentato il 23 marzo presso la Libreria Falso Demetrio.

     

    Cos’è la Società dei Masnadieri, da chi è composta, perché si è formata, cosa fa e come lo fa?

    EMANUELE: «La Società è una sorta di sodalizio letterario sorto da una profonda amicizia precedente, che unisce me e Alessandro, sulla base di una visione del mondo, della vita e delle cose molto affine, a volte persino sovrapponibile. Ci siamo “formati” nel modo più naturale possibile: dopo un periodo di scoperta della reciproca scrittura, ci siamo resi conto che l’immaginario dell’uno si rifletteva in quello dell’altro. Forti di un bagaglio culturale comune (entrambi proveniamo dal Liceo Classico), ma differenziato (Alessandro segue, parafrasando Machiavelli, la “lezione delle cose antiche”, mentre io sono il “modernista” della coppia), abbiamo capito abbastanza in fretta che potevamo senza problemi diventare poeticamente complementari; perciò, abbiamo semplicemente continuato a scrivere le nostre poesie, che sono rientrate subito, quasi “geneticamente”, nei canoni del “Manifesto” che abbiamo steso come prima opera comune. E’ importante capire che siamo stati sin dall’inizio così affiatati che ciò che scriviamo si è integrato alla perfezione: sono le nostre poesie ad aver dato origine al “Manifesto”, non il contrario».

    ALESSANDRO: «Quando mi viene fatta questa domanda, alla risposta “siamo solo io ed Emanuele” le persone sorridono sempre, come a dire “ma che società è una che comprende solo due persone?” A questo pensiero superficiale oppongo due riflessioni personali: la prima è che senza dubbio è il momento storico ciò che ha condizionato l’”essere solo in due”; probabilmente in tempi più cari e attenti alla letteratura la società avrebbe visto una floridità maggiore, ma di ciò non mi rammarico, in quanto – e qui arriviamo alla seconda riflessione – quello che conta non è la pura aritmetica, ma la valenza delle idee, che, come si può vedere, ha portato alla creazione di un Manifesto e alla pubblicazione di un libro. Pertanto, forti di questo, non ci possiamo assolutamente lamentare del numero esiguo, e d’altronde un masnadiere non ha mai paura dell’inferiorità numerica».

     

    Una parentesi sull’origine del nome che avete scelto. Facendo un passo indietro, la masnada era nel medioevo una congerie di predoni, mercenari, figli cadetti e fuoriusciti con sete di vendetta, spesso guidati da un condottiero, al soldo del migliore offerente e fedeli a nessuno. Ma la figura del masnadiere è famosa in letteratura per l’opera omonima di Schiller, che racconta appassionatamente tormenti interiori, drammi familiari, sentimenti d’odio, amore e vendetta. Perché dunque un nome simile e qual è il vostro condottiero, se c’è?

    EMANUELE: «Il nostro nome è in tutto e per tutto schilleriano: di quei Masnadieri, guidati da Karl Moor, condividiamo l’afflato romantico, lo slancio vitale che tenta sempre di trovare il punto d’equilibrio tra l’istinto delle emozioni e la profondità dei sentimenti».

    ALESSANDRO: «Ma ricordiamoci che Schiller stesso si rifà a quella congrega di fuoriusciti chiamata Masnada, esistita non solo come creazione letteraria. Trasposti su un piano di rapporto tra idee e realtà noi senz’altro siamo quei predoni e fuorilegge: in questa modernità di cartapesta dove la realtà spesso è la superficie di uno schermo e la fredda verità della ragione, noi siamo predoni, predatori di un’essenza delle cose che sappiamo esserci, siamo figli cadetti di una nobiltà di pensiero letterariamente etico decaduta, fuoriusciti perché scarti di un bene dimenticato ai margini dell’importanza – ma voglio sottolineare che non siamo certo degli eremiti letterari che si sentono soltanto estranei al loro tempo. La sete di vendetta c’è, e anche tanta, ma, lungi dall’essere distruttiva, essa va intesa come reazione a questa condizione appena esternata. Se ci è impossibile esprimerci con pienezza e autenticità all’interno della società allora è quello il momento in cui ci assumiamo ogni responsabilità di, appunto, fuoriuscire da essa e di diventarne legittimamente predoni, al soldo di nessuno, fedeli solamente a noi stessi e al nostro sodalizio: la società è società in quanto comunione di idee e cooperazione sullo stesso piano. E’ proprio per questo che utilizziamo pseudonimi nello scrivere – altra cosa che fa sorridere le persone – affinché l’ego del singolo nutra questo organismo ma venga assorbito in esso eliminando le proprie spinte eversive».

     

    E’ suggestivamente coinvolgente e piacevolmente anacronistico il mondo che evocate col vostro nome, quasi a immergere chi lo legge in una realtà parallela e fantastica. E’ qualcosa di cercato e voluto?

    EMANUELE: «Ciò che noi cerchiamo è di riportare agli occhi di tutti l’umanità del mondo, come sua caratteristica principale: ci proponiamo di ritrovare una realtà in cui siano nuovamente presenti la purezza e l’onestà dei sentimenti, l’autenticità, trovata anche nelle nostre parti peggiori, nella nostra violenza, compresa e accettata. Vogliamo ricordare che ogni uomo può essere un titano, e che la forza per diventarlo risiede dentro di lui, non nella realtà esteriore, ma in quei valori, in quelle passioni nel nome delle quali noi stessi tentiamo di vivere. Valori e passioni che sono eterni, non hanno stagioni, sempre risiedono nel cuore degli uomini, e dunque non possono essere definiti anacronistici. Questa idea di mondo può evocare l’immagine di una realtà parallela, sganciata dalla verità dell’esistenza, proprio per il fatto oggi i termini che abbiamo esposto si stanno perdendo. Crediamo di sapere abbastanza bene chi siamo e dove siamo; ma sappiamo anche dove siamo arrivati, precipitando verso il basso, in tutti i sensi. Dovremmo, meriteremmo tutti di risalire, e noi, dall’interno della nostra realtà, tentiamo di cambiarla».

     

    Il vostro è un gruppo chiuso o aperto? E’ possibile partecipare alle vostre attività? Se sì come vi si può contattare?

    ALESSANDRO : «La Società nasce con il suo manifesto – per il quale rimando all’appendice del libro – e quindi con delle linee precise a cui vogliamo attenerci. Il progetto originario prevedeva un periodo di duetto chiuso tra me ed Emanuele, momento di rodaggio e di prova dalla lunghezza variabile a cui avrebbe fatto seguito un’apertura maggiore sempre secondo le linee del manifesto. Come sappiamo però la vita ci porta sempre dove vuole lei e precisamente ha portato la prevista espansione su un altro versante che è quello dei Fischi di Carta. Ciò non significa che la Società cessi di esistere, tutt’altro, siamo rimasti nel nostro duetto ma essa afferma la propria posizione identificandosi come ”autore” a tutti gli effetti: quel terzo organismo che sta a metà tra me ed Emanuele, legato ed indipendente nei nostri confronti in egual misura».

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    Il vostro primo progetto, un libro appena pubblicato, si intitola “Dalla parte della Notte”.

    ALESSANDRO: «”Dalla Parte della Notte” è nato a Madrid, precisamente al Parque del Retiro ma con la città non ha nulla a che vedere se non qualche segreto che non svelerò. Il libro è, anticipando qualcosa di quanto diremo il 23 Marzo alla presentazione dello stesso – ore 18.30 presso la Libreria Falso Demetrio, nei vicoli – l’esposizione del nostro personale viaggio nella Notte, notte con la N maiuscola proprio perché essa non è solamente una parte del giorno ma è qualcosa – molto – di più. La Notte è un concetto, uno stato della mente, è un modo di essere e di percepire le cose, è un luogo dove stazionare in cerca di risposte. Ma è anche il luogo delle contraddizioni e delle paure, di ciò che si perde, di ciò che si crede di vedere ma è illusorio, sede dell’irrazionale dove un uomo ha difficoltà a sopravvivere, soprattutto a se stesso. ”Dalla Parte della Notte” perché la notte è il rifugio di chi vive una condizione liminare, dove risiedono i Masnadieri fuorilegge, in cui i predoni dell’esistenza cercano il suo significato così frammentato tra i riflessi metallici delle cose di giorno, essa è un luogo, potremmo dire usando un termine forte, di tensione esistenziale, la quale tensione però, proprio grazie alla nostra giornaliera razzia di frantumi di essenze interrotte cerchiamo di sanare. La silloge è divisa in tre parti che rispondono al processo costitutivo dell’esistenza del masnadiere nella notte ed esemplificano il percorso in cui noi stessi ci siamo ritrovati e ci ritroviamo tutt’ora».

    Claudia Baghino

  • Fischi di Carta, Genova: poesia giovane a distribuzione gratuita

    Fischi di Carta, Genova: poesia giovane a distribuzione gratuita

    fischi-di-cartaPasseggiando tra i tavoli della Berio può capitare di imbattersi in un piccolo libriccino: quattro pagine pinzate insieme in maniera semplicissima, e, al loro interno, poesie su ciascuna facciata. “Fischi di Carta” è il titolo della neonata rivista (a breve il terzo numero) fondata da cinque giovani poeti genovesi: Federico Ghillino, Silvio Magnolo, Alessandro Mantovani, Andrea Pesce, Emanuele Pon. “Siamo cinque amici di sufficientemente vecchia data e caratterizzati da grande affinità comune – dicono – tutti studenti universitari, quattro ventenni e un ventunenne, dei quali quattro frequentano il corso di laurea in Lettere ed uno in Giurisprudenza”.

    Suonerà come un cliché, ma in fondo è la verità: non molte persone oggi si interessano di poesia, meno che mai se parliamo di giovani. Com’è cresciuto in voi questo interesse?

    ANDREA: «Siamo sempre stati interessati a esprimere tramite la scrittura la nostra sensibilità: inizialmente è nato come una sorta di istinto, che si è sviluppato attraverso l’acquisizione di sempre maggiori consapevolezza ed esperienza umana e culturale. È chiaro che ognuno di noi ha iniziato seguendo la propria indole personale, essendo influenzato da esperienze particolari, sempre diverse tra loro».
    FEDERICO: «Ho iniziato per un amore non corrisposto».
    SILVIO: «Anch’io ho iniziato per amore, e per il desiderio di contemplare la realtà circostante».
    ALESSANDRO: «Io per la ricerca di una consapevolezza personale».
    EMANUELE: «Da parte mia, credo di essere sempre stato guidato dal desiderio di dare un volto, e di scoprire, la rabbia e l’amore in me e fuori di me».
    ANDREA: «Personalmente scrivo per necessità nel quotidiano, indagando la realtà e gli avvenimenti che mi circondano».

    libri-lettura-letteratura-culturaQuando e come è nato il vostro progetto? Sulla vostra pagina si legge che scrivete “per rammentare l’importanza di una letteratura pura ed onesta”: cos’è per voi una letteratura pura e onesta, ma soprattutto cosa non lo è?

    FEDERICO: «Siamo nati in modo completamente casuale. Un giorno ci siamo incontrati in Via Balbi io, Emanuele e Alessandro e, andando a prendere un tè ci siamo ritrovati a fantasticare su un’ipotetica rivista letteraria, ma, essendoci resi conto che poteva diventare ben più di una fantasia, abbiamo deciso d’impeto di lanciarci in questa avventura. Il sabato seguente, 10 novembre, dopo aver informato anche Andrea e Silvio, che non avrebbero potuto restare fuori dal progetto per motivi di amicizia e di affinità artistica, sotto una pioggia torrenziale da allerta meteo 2, ancora odoranti del fritto di osteria, ci siamo incontrati al caffè Cambi, delineando il primo embrione della rivista che ora avete in mano. Da lì è stato un crescendo».
    ALESSANDRO: «Consideriamo la letteratura pura e onesta quella che esprime emozioni sentite profondamente, in commistione ad una finezza di mezzi e forme letterarie non virtuosistiche, ma affini e complementari alle sensazioni che le hanno suscitate. Poiché nel concetto di onestà è implicita anche l’idea di umiltà, noi, senza prenderci troppo sul serio, tentiamo di inserirci in un determinato discorso letterario, trasformandoci in uno dei tanti anelli di questa catena secolare, nella quale vogliamo dire la nostra senza mai considerarci poeti Vati».
    SILVIO: «Di conseguenza, il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare gli ascoltatori ed i lettori che leggono molto ma spesso leggono male, condizionati, in questo momento storico, da una dilagante superficialità, dove la forma è favorita a discapito del contenuto, e le persone si abbandonano alla generale passività culturale. Più che parlare di una letteratura non onesta, crediamo che si debba parlare di non-letteratura in quanto fine a sé stessa, e per lo più volta a fini lucrosi. Ogni libro pubblicato non rientra necessariamente nel contesto letterario di cui prima. Tant’è vero che noi siamo gratis».

    Quelle quattro paginette, che giacevano sul tavolo dove le ho trovate, mi hanno fatto pensare ai volantini lasciati in giro dai poeti futuristi; “Poesia di cinque giovani fischianti” è un sottotitolo che nel nome “fischianti” suggerisce una programmaticità del vostro lavoro…. quali obiettivi quindi, se ce ne sono?

    EMANUELE: «Parliamo del futurismo: non possiamo negare, in effetti, le molte e pesanti analogie con lo spirito del movimento, almeno nel momento della sua nascita. Con spirito intendiamo soprattutto le modalità di diffusione, quella sorta di “volantinaggio”, che appartiene anche a noi; ma non possiamo fare a meno di sottolineare, unitamente a questo, l’abisso che ci separa dalla poetica futurista. Se non altro perché i futuristi affermavano il progresso negando il passato, quando noi al passato ci appoggiamo, ci ricongiungiamo, per ripartire da lì. Come i futuristi, non abbiamo timore di essere assordanti con i nostri Fischi; ma, al contrario dell’avanguardia novecentesca, non intendiamo assordare a priori, la nostra aggressività (positiva, sia chiaro) non è programmatica: per noi è molto più importante considerare il Fischio come un rumore di fondo, ma sempre distinto dal ronzio, discreto ma costante, atto a stimolare di continuo la sensibilità intorpidita delle persone, alla quale abbiamo già accennato. Incessante, esso è sempre presente anche fisicamente, e da qui il desiderio di creare, prima di tutto, una rivista cartacea, da poter distribuire con mano, direttamente. Vogliamo essere attivi, perché siamo esseri umani e reali».

    Nell’editoriale del primo numero date una descrizione del poeta che potrebbe essere stata stesa tranquillamente in periodo bohemièn: “non più al centro della società ma costantemente spinto verso i suoi estremi, isolato in una condizione liminare di solitudine sul precipizio del nulla”. Pensate che questa condizione sia un qualcosa di ineluttabile che si ripete nelle epoche? O la vedete inevitabilmente e unicamente legata alla progressiva devastazione del nostro Paese dove la cultura viene strangolata in ogni modo possibile?

    ALESSANDRO: «L’emarginazione del poeta, e della sua figura, non è sicuramente una novità, ma è particolarmente accentuata in questo momento storico. Il dato di fatto che la figura del poeta sia posta ai margini della società, in bilico sul nulla, è chiaro; ciò che conta però è come rispondere, come reagire, in quanto spesso è proprio il poeta a porsi in quella condizione, per sua indole o per il disinteresse che la società mostra verso di lui e verso la sua attività, ritenendola accessoria. Il nostro desiderio è quello di tuffarci nel mondo, nonostante esso ci respinga, per farci ascoltare, evitando di sprofondare in questo abisso di afasia. La reazione attiva è quello che conta: il mettersi in gioco per dare un senso alla nostra condizione di “poeti” e al messaggio che possiamo dare».

    Oltre l’esigenza personale che porta a impugnare la penna, se si pubblica è perché si scrive – in fondo – anche per gli altri. Ma gli altri, oggi, pensiate possano capirvi? Credete che la poesia abbia ancora spazio, posto, comprensione da parte del lettore?

    SILVIO: «Se la poesia non la si propone e ripropone, essa smette di avere un’importanza, quindi occorre rintuzzare quella fiamma scrivendo, e mantenendo sempre vivo il fuoco della consapevolezza. La questione è questa: sensibilizzare non vuol dire ingombrare la mente del lettore, ma, maieuticamente, risvegliare la sensibilità del suo cuore. Il nostro spirito non è affatto pessimista, poiché siamo convinti che non ci sia persona che non sia in grado di capirci: questo perché, ancora una volta, siamo tutti esseri umani».

    Sempre nel primo editoriale fate accenno alla “fisicità” della scrittura, al foglio, all’inchiostro… ma naturalmente avete i vostri numeri pubblicati anche su web. Come cambia la prospettiva di uno scrittore sapendo di doversi confrontare anche con lo sterminato mondo di internet?

    FEDERICO: «Abbiamo cercato di utilizzare al meglio, volgendoli a nostro vantaggio, il web e i social network, riscoprendone le potenzialità, il valore, l’utilità, per fortuna senza cadere, come spesso accade, nell’errore dell’uomo di farsi travolgere e sconfiggere da ciò che esso stesso ha creato. Per noi, per la nostra attività, la rete vuole essere un mezzo, non certo il protagonista, ed è per questo che siamo “di Carta”».

    Mettete “in guardia le persone”, attraverso la poesia, “dal terribile destino di vivere colmi di tutto ma consapevoli di niente”…

    ANDREA: «Mettere in guardia le persone significa consapevolizzarle della realtà interiore che potenzialmente è in tutti, ma di cui pochi si rendono conto. Non per questo intendiamo colmarle col bieco nozionismo che tedia la nostra società».

     

    Claudia Baghino

  • Gruppo Matreska: collettivo artistico di poesia, teatro e fotografia

    Gruppo Matreska: collettivo artistico di poesia, teatro e fotografia

    Gruppo MatreskaNonostante ci siano ancora molte persone convinte del contrario, Genova è una città dal grande fermento artistico: ne sono la prova i numerosi progetti ideati da giovani creativi della città per sostenere la loro arte e quella di loro coetanei, esperti in varie discipline della cultura.

    Un esempio è Gruppo Matreska, fondato nel 2011 dalla fotografa Martina Massarente e dal poeta e autore teatrale Daniel Nevoso. Artisti molto attivi sul territorio genovese, hanno dato vita a questo gruppo con lo scopo di promuovere iniziative e culturali a Genova, delle quali curano in toto la direzione artistica e gli aspetti gestionali e organizzativi.

    Il nome deriva dalla celebre bambola russa, le cui caratteristiche (bambole una dentro l’altra, via via sempre più piccole) riprendono anche il “metodo” attraverso cui il gruppo seleziona progetti e collaboratori, che agiscono di fatto come tanti anelli di una catena: “dato un argomento e un riferimento artistico di base (fotografia, teatro, danza, etc), ciascun artista invitato alla collaborazione dovrà strettamente attenersi al lavoro del successivo, affinché il risultato finale possa essere omogeneo e connesso con l’obiettivo finale del progetto complessivo“.

    Al momento sono due le opere realizzate dal gruppo: lo spettacolo teatrale Martin di Daniel Nevoso, selezionato nel bando  del Teatro della Tosse per compagnie emergenti Pre-visioni, e Sussurri, mostra fotografica di Martina Massarente che si è svolta a Palazzo Rosso lo scorso maggio.

    Per conoscere i due artisti, le loro attività e i progetti futuri potete recarvi domani (venerdì 28 dicembre, ndr) alle 21 presso la Libreria Falso Demetrio di via San Bernardo, dove Martina e Daniel presentano il loro libro fotografico-poetico Sussurri, edito da Sagep. Il testo ripercorre – attraverso immagini fotografiche e testi poetici a cura dei due artisti – le opere oggetto dell’omonima mostra.

    Saranno presenti, oltre agli autori, l’editor di Sagep Fabrizio Fazzari e l’attrice Umberta Coglio.

    Marta Traverso

  • Ossi di seppia: concorso di poesia ad Arma di Taggia

    Ossi di seppia: concorso di poesia ad Arma di Taggia

    Sono aperte le iscrizioni per il 19° premio nazionale di poesia inedita Ossi di seppia, che viene indetto ogni anno dal comune di Taggia.

    Il concorso è rivolto ad autori di poesie inedite, che dovranno inviare da un minimo di tre a un massimo di sei testi (con piena libertà di tema, metrica e numero di versi).

    Non è prevista alcuna quota di partecipazione.

    I testi posso essere inviati entro il 2 gennaio 2013 secondo due modalità: in formato cartaceo a Segreteria del Premio Ossi di Seppia – Comune di Taggia, via San Francesco 441 – 18018 Arma di Taggia (Im) oppure via mail a ossidiseppia21secolo@yahoo.com.

    Una giuria valuterà le poesie e pubblicherà quelle dei quattro autori più meritevoli in un’antologia, che sarà edita a spese del Comune di Taggia.

  • Bando di concorso per poeti: Primavera della poesia

    Bando di concorso per poeti: Primavera della poesia

    poesiaL’Associazione milanese Waiting for Onlus ha indetto la prima edizione del concorso Primavera della poesia, per opere a tema libero.

    Il concorso è diviso in due sezioni:
    Primaveralda (omaggio ad Alda Merini), riservata a inediti in lingua italiana scritti da autori di età compresa tra i 14 e i 25 anni: è necessario inviare una silloge tra 40 e 50 poesie in tre copie cartacee e una digitale;
    Persempregiovane (omaggio ad Antonia Pozzi) e riservata a ‘opera prima’ di poesia pubblicata tra il 2011 e il 2012, in lingua italiana e da autori di qualunque età: è necessario inviare sei copie cartacee e una digitale.

    Le opere e i dati degli autori dovranno essere consegnate entro e non oltre il 10 dicembre 2012 agli indirizzi:
    Premio “Primaveradellapoesia”, c/o Manuel Serantes Cristal, Alzaia Naviglio Grande, 6 – 20144 Milano
    e waiting@waiting-for.it.

    Il primo classificato nella sezione Primaveralda vincerà la pubblicazione della sua opera con contratto di edizione. Il primo classificato nella sezione Persempregiovane riceverà un premio di € 1.000.

    La cerimonia di premiazione si svolgerà a Milano il 21 marzo 2013.

  • Halloween 2012: poetry slam, poeti in gara a La Claque

    Halloween 2012: poetry slam, poeti in gara a La Claque

    La ClaqueMercoledì 31 ottobre 2012, nella sera di Halloween, La Claque ospita la prima serata di un poetry slam, gara di poesia nata a Chicago nel 1998 su idea del poeta Marc Smith e diffusa in tutto il mondo.

    Questo il regolamento.

    Le poesie possono essere su qualsiasi soggetto e in qualsiasi stile. Ogni poeta deve presentare propri testi originali e ogni testo dovrà avere una durata non superiore ai 3 minuti (il tempo di lettura sarà cronometrato). Ogni poesia può essere usata una volta sola durante la fase preliminare o finale.

    Non è permesso utilizzare alcuno strumento musicale o traccia musicale preregistrata, né costumi od oggetti di scena. È invece permesso che un poeta usi campionature della propria voce e del proprio testo.

    Se la performance supererà i 3 minuti saranno conteggiate delle penalità calcolate nel modo seguente: fino a 3:10 – nessuna penalità; da 3:10.01 a 3:20 -,5; da 3:20.01 a 3:30 – 1.0; da 3:30.01 a 3:40 – 1.5; da 3:40.01 a 3:50 – 2.0 e così via ( -0.5 per ogni 10 secondi oltre i 3:10).

    Saranno estratti a sorte cinque giudici tra il pubblico presente all’evento. I giudici daranno a ciascuna poesia un punteggio da 0 a 10 e si potranno usare i decimali, così da precludere la possibilità di un pareggio. A ogni poesia saranno assegnati cinque voti: il più alto e il più basso verranno eliminati e i tre punteggi restanti saranno addizionati fra loro.

    Il vincitore assoluto (eletto nella serata finale) parteciperà al Festival della Poesia 2013.

    La serata inizia alle 22.30, il costo per entrare è 2 €. Gli altri appuntamenti si terranno il 7 novembre, 21 novembre, 28 novembre e 15 dicembre.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bordighera Art Festival 2013: bando di concorso artistico

    Bordighera Art Festival 2013: bando di concorso artistico

    Sono aperte le selezioni per la prima edizione del Bordighera Art Festival, un’estemporanea artistica dedicata alla valorizzazione dell’arte emergente che si terrà dal 19 al 23 giugno 2013.

    È possibile iscriversi in una o più delle seguenti sezioni: pittura, scultura, grafica e poesia.

    Le selezioni sono aperte dal 1 settembre 2012 al 4 marzo 2013 e sarà possibile inviare fino a tre opere.

    Per partecipare al concorso bisogna essere maggiorenni e presentare opere originali e libere da diritti. L’iscrizione avviene registrandosi al sito bordighera.art-festival.eu e caricando un’immagine per ciascuna opera, un’autobiografia lunga fino a 300 battute e una descrizione delle opere presentate in concorso ( massio 120 battute per ogni opera).

    Requisiti delle opere.

    Pittura: opere dipinte con tecnica ad olio, acrilico, tempera, tecniche miste e vari tipi di inserti; potranno misurare al massimo cm.70 x 100 e al minimo cm. 30x 40, escluse le cornici.

    Grafica: tutte le tecniche di grafica finalizzata alla stampa, quali calcografie tratte da matrici metalliche (bulini, puntesecche e acqueforti) e xilografie tratte da matrici lignee; potranno misurare al massimo cm.70 x 100 e al minimo cm. 30 x 40, escluse le cornici.

    Scultura: misura massima di cm. 50 su ciascuna delle tre dimensioni.

    Poesia: lunghezza massima di 36 righe, comprese le eventuali righe bianche tra una strofa e l’altra.

    Una giuria selezionerà gli artisti finalisti, che verranno contattati preventivamente: le opere finaliste saranno 100 dipinti, 50 sculture, 100 opere grafiche e 100 poesie, che saranno pubblicate in un catalogo in lingua italiana e inglese.

    Per ogni settore verranno scelte le tre opere vincitrici, che riceveranno premi in denaro.

    Premi Sezione Pittura
    Primo Premio: € 3.000 il Trofeo BordigherArtFestival e tre copie del catalogo
    Secondo Premio: € 2.000 e due copie del catalogo
    Terzo Premio: € 1.000 e una copia del catalogo

    Premi Sezione Scultura
    Primo Premio: € 3.000, il Trofeo BordigherArtFestival e tre copie del catalogo
    Secondo Premio: € 2.000 e due copie del catalogo
    Terzo Premio: € 1.000 e una copia del catalogo

    Premi Sezione Grafica
    Primo Premio: € 3.000, il Trofeo BordigherArtFestival e tre copie del catalogo
    Secondo Premio: € 2.000 e due copie del catalogo
    Terzo Premio: € 1.000 e una copia del catalogo

    Premi Sezione Poesia
    Primo Premio: € 1.500, il Trofeo BordigherArtFestival e tre copie del catalogo
    Secondo Premio: € 1.000 e due copie del catalogo
    Terzo Premio: € 500 e una copia del catalogo

    Premi Estemporanea “Un angolo di Bordighera”
    Primo premio: € 1.500, il Trofeo BordigherArtFestival e una copia del catalogo
    Secondo premio: € 1.000 e una copia del catalogo
    Terzo premio: € 500 e una copia del catalogo

    Tutte le opere selezionate per l’Estemporanea , che si svolgerà nel corso del Festival, rimarranno all’Organizzazione che le devolverà alla “Croce Rossa Italiana” Sezione di Imperia.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Premio Fabrizio De André: bando per cantautori, interpreti e poeti

    Premio Fabrizio De André: bando per cantautori, interpreti e poeti

    Fabrizio De AndrèMonna Lisa srl, con il patrocinio della Fondazione Fabrizio De André, ha indetto un Premio musicale aperto ad autori, compositori, interpreti ed esecutori di musica italiana esordienti o comunque non noti al grande pubblico.

    Il Premio consiste nelle seguenti tre sezioni:
    – Premio alla Canzone d’Autore.
    – Premio al Miglior Interprete.
    – Premio per la Poesia.

    Tutte le domande di partecipazione dovranno essere così indirizzate a MONNA LISA srl – Direzione Artistica Premio Fabrizio De Andrè – Via della Carronara, 16, 00063 Campagnano di Roma entro e non oltre il giorno 30 giugno 2012.

    Le fasi del Premio saranno guidate da una commissione formata da almeno tre esperti appartenenti ai settori artistico-musicale e letterario, mentre nella finale tale commissione sarà allargata con l’aggiunta di almeno tre giornalisti di quotidiani e periodici o radio televisivi, da almeno un rappresentante del XV Municipio e sarà presieduta da Dori Ghezzi.

    La fase finale del Premio si svolgerà a Roma a fine settembre 2012 in Piazza Fabrizio De Andrè: nelle prime due serate si esibiranno i finalisti delle sezioni “Canzone d’Autore” e “Miglior Interprete”, mentre personaggi del mondo della cultura leggeranno le poesie finaliste. La terza sera, la Commissione proclamerà i vincitori delle tre sezioni che verranno invitati ad esibirsi nuovamente sul palco.

    Per ognuna delle Selezioni la Commissione del Premio sceglierà da uno a cinque partecipanti, per un massimo complessivo di dodici, da ammettere alla fase finale del Premio: al vincitore della categoria “Canzone d’autore” verrà corrisposta la somma di 1.000 euro e gli organizzatori si impegneranno a promuoverlo in quanti più eventi promozionali possibili.

    Ai vincitori della categoria “Miglior Interprete” e “Poesia” verrà corrisposta rispettivamente la somma di 1.000 euro.

  • “Genova ch’è tutto dire, immagini per “Litania” di Giorgio Caproni

    “Genova ch’è tutto dire, immagini per “Litania” di Giorgio Caproni

    Giorgio CaproniNell’ambito della diciottesima edizione del Festival di Poesia, che si tiene a Genova dal 7 al 17 giugno, Palazzo Ducale ospita la mostra Genova ch’è tutto dire immagini per “Litania” di Giorgio Caproni. L’evento è organizzato in concomitanza  con la presentazione dell’omonimo libro di Patrizia Traverso e Luigi Surdich.

    Quest’anno ricorre il centenario della nascita del poeta Giorgio Caproni. La Genova della sua Litania è una Genova di quasi sessanta anni fa.
    Nella mostra le immagini che accompagnano le parole del poeta hanno il compito di un commento aggiuntivo, la funzione di un suggerimento interpretativo, la responsabilità di creare in chi segue i versi della poesia una suggestione inaspettata, tentano di potenziarne il significato, di aprire nuovi orizzonti e di generare nuove emozioni.

    Volutamente non sempre c’è una rispondenza diretta e immediatamente percepibile fra i versi del testo e la scelta iconografica al fine di sollecitare l’osservatore a costruire con la sua immaginativa associazioni, parallelismi, rispondenze, contrasti.

    Proprio sul contrasto tra la distanza cronologica del testo caproniano e l’attualità delle fotografie si gioca la scommessa di questo progetto che aiuta a guardare la Genova di Caproni con occhi che non sono gli occhi di Caproni, con uno sguardo che è lo sguardo nostro ma è anche lo sguardo filtrato da quello di un grande poeta.

    8 – 16 giugno 2012 – Palazzo Ducale, Cortile Maggiore – Spazio 36r

    Inaugurazione venerdì 8 giugno, ore 18

     

    Foto Mario Dondero

  • Succursale mare: rassegna poetica alla Libreria Falso Demetrio

    Succursale mare: rassegna poetica alla Libreria Falso Demetrio

    Venerdì 13 aprile 2012 prende il via la quinta edizione della rassegna poetica Succursale mare, che dopo le prime quattro edizioni tenute in una galleria d’arte di Genova, cambia sede e si sposta nella libreria Falso Demetrio di via San Bernardo.

    Diretta da Luciano Neri e della poetessa genovese Laura Accerboni, la rassegna vuole proporsi come appuntamento annuale alla scoperta di nuove forme di scritture, luoghi e temi della cultura.

    Il primo incontro si terrà venerdì 13 aprile ore 21 alla libreria Falso Demetrio e verterà sul tema Poesie d’amore: saranno ospiti i poeti Marco Berisso, Guido Caserza, Marcello Frixione, Francesca Genti e Paolo Gentiluomo, molto conosciuti nell’ambito italiano delle avanguardie letterarie, che si alterneranno sul palco per interpretare testi tratti dalle rispettive raccolte.

    Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

    Questo il programma completo della rassegna:

    Venerdì 13 aprile ore 21
    Presentazione rassegna
    Interventi poetici di Marco Berisso, Guido Caserza,
    Marcello Frixione, Francesca Genti e Paolo Gentiluomo

    Sabato 21 aprile ore 21
    I poeti inauditi con Alessandro Broggi, Giovanna Frene e Italo Testa
    Intervento critico di Paolo Zublena

    Venerdì 27 aprile ore 21
    Con le spalle al muro di e con Vanessa Cimiero
    Economia di e con Domenico Lombardini

    Venerdì 11 maggio ore 21
    E giorno si ostina di e con Elio Grasso
    Per la manutenzione del paesaggio di e con Mia Lecomte

    Venerdì 18 maggio ore 21
    Saudade: una vez, enfants du paradis di e con Compagnia Kairos
    Corti per voce sola, Tà di e con Ida Travi

    Sabato 26 maggio ore 21
    Danno neve (La quotidianità nella poesia di Wislawa Szimborska)
    di e con Marina Giardina e Fabio Poggi
    Trinità dell’esodo di Eugenio De Signoribus
    con Beatrice Campanella, Eleonora Carpi,
    Marta Cristofanini, Paola Fossa e Paolo Nunziante
    Dialogando con C.S. di e con Lina Salvi

    Venerdì 8 giugno ore 21
    La grazia di casa mia di e con Julio Monteiro Martins