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  • Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Bilancio, sarà riproposta la aggregazione Amiu-Iren. Doria: «Così i conti sono in ordine, non esiste un piano B»

    Palazzo TursiGiunta approva bilancio previsionale 2017, con i conti in ordine ma vincolati alla aggregazione di Amiu con Iren, che sarà riproposta per la terza volta al Consiglio comunale. «Lasciamo alla prossima amministrazione una situazione tranquilla, con qualche margine di manovra – afferma il sindaco Marco Doria ma se non passasse l’aggregazione non ci prenderemo la responsabilità politica di tagliare servizi e aumentare la tassazione». Non esiste, infatti, un piano B già pronto nel cassetto: «Nel caso non sarà il nostro compito – sottolinea il primo cittadino – ma di chi prenderà in mano l’amministrazione della città»

    Fatto salvo il discorso Amiu, per cui ancora una volta deciderà il Consiglio comunale, i numeri del bilancio del Comune di Genova sono buoni: nonostante ulteriori tagli dal Fondo di solidarietà e della quota Imu/Tasi (rispettivamenti di 3,4 e 4 milioni), aumenta il plafond a disposizione dei servizi resi dai settori, che passa da 89,2 milioni del 2016 a circa 102 milioni: la prossima amministrazione, quindi avrà qualche margine in più di iniziativa. Salvi anche i servizi, che non subisco tagli, anzi: previsti 39 milioni per i servizi sociali e 28,9 milioni per la scuola. Le risorse recuperate sono dovute ad un contenimento della spesa (soprattutto riguardo al personale, che continua a decrescere), alla anticipazione contabile dei vari oneri di urbanizzazione e dell’avanzo dello scorso esercizio.

    «Un bilancio che mantiene tutti i servizi del Comune – spiega Marco Doria – e che non va a pescare nelle tasche dei cittadini». Ma, come dicevamo, il tutto vincolato alla passaggio dell’aggregazione: «Nel caso non passasse nuovamente la delibera – spiega il primo cittadino – bisognerà incidere “sulla carne dei cittadini” e non saremo noi a farlo». La prossima settimana le commissioni inizieranno a lavorare sul bilancio, che con ogni probabilità sarà presentato in Sala Rossa il 27 aprile. «La delibera sull’aggregazione – spiega l’assessore al Bilancio Francesco Miceli – invece sarà riproposta uguale, probabilmente contestualmente al bilancio».

    Per chiudere su Amiu, quindi, la giunta Doria, come previsto, “mette il carico”, legando la aggregazione a doppia giro con la stabilità economica dell’ente stesso. Nel caso il piano A fallisse, però, la “patata bollente” finirà nelle mani del prossimo sindaco.

    Nicola Giordanella

  • Imu, 14 mila pagamenti non corretti gettano le famiglie genovesi nella crisi

    Imu, 14 mila pagamenti non corretti gettano le famiglie genovesi nella crisi

    genova-in-verticale-tetti-castellettoQuante tasse devono pagare i cittadini italiani? Davvero tante, forse troppe. E, oggigiorno, far fronte a tutti questi pagamenti diventa sempre più difficile. Sono tanti quelli che hanno perso il lavoro a causa della crisi, che non riescono quasi a mettere in tavola il necessario e che ora si troveranno in condizioni ancora più disagiate.

    Il problema riguarda, in questo caso, diversi cittadini genovesi che sono stati letteralmente travolti da una serie di lettere di contestazione per quanto riguarda il pagamento dell’Imu sulla prima casa introdotta nel 2012 dal governo Monti. A distanza di 5 anni, iniziano a ravvisarsi le prime irregolarità di molti contribuenti. Il problema si delinea quando viene concessa la rateizzazione dell’importo relativo a tale tassa. Molti cittadini, infatti, hanno saltato il pagamento anche di una sola rata e così ci si ritrova con un buco che va assolutamente colmato. Tursi non può fare altro che presentare il conto ai cittadini in debito.

    Sarebbero 14 mila i pagamenti irregolari, ma non solo a carico dei cittadini. Inclusi sarebbero anche crediti del Fisco. Insomma, un vero caos che per di più arriva dopo 5 anni a sbilanciare precari equilibri familiari. Come faranno a far fronte a tali pagamenti quelle famiglie che nel corso di 5 anni hanno visto peggiorare la loro condizione economica? Non sono pochi coloro che hanno dovuto fare ricorso a finanziamenti, molti di questi non hanno busta paga o si trovano in difficoltà, come chi ha fatto una ricerca sul web per trovare prestiti a protestati Zonaprestiti.com o su altri portali tematici.

    Una situazione grave, soprattutto in virtù del fatto che l’economia delle famiglie non è andata a migliorare in questi 5 anni ma per lo più ha segnato un cammino in discesa. Ma come se questo non bastasse, a complicare ulteriormente il tutto, anche il fatto che non vengono più inviati a casa i bollettini per il pagamento, cosa che invece avveniva quando questa tassa era ancora conosciuta come Ici. Purtroppo, non tutti sono in grado di effettuare pagamenti online, soprattutto le persone di una certa età che non sempre sono attente alla scadenza delle rate. Da qui a trovarsi in una posizione irregolare, il passo è davvero breve.

  • Comune di Genova, ecco la “pezza” per salvare bilancio e giunta. Venerdì pomeriggio si vota in Consiglio

    Comune di Genova, ecco la “pezza” per salvare bilancio e giunta. Venerdì pomeriggio si vota in Consiglio

    Marco DoriaDa un buco di 7,7 milioni di euro a uno di “soli” 2,2 milioni da coprire con varie limature di bilancio che non incidano sensibilmente sull’erogazione dei servizi, in particolare nel settore sociale, scolastico e del trasporto pubblico. E’ questo l”obiettivo della delibera approvata mercoledì sera dalla giunta del Comune di Genova per rimediare ai due emendamenti critici presentati dall’opposizione e approvati dal Consiglio comunale martedì scorso per modificare le aliquote della tariffa Imu-Tasi. Il testo del nuovo provvedimento, diffuso dalla agenzia di stampa “Dire” dovrà ora essere approvato dalla seduta straordinaria di Consiglio comunale che si terrà venerdì pomeriggio alle 14.30. La data limite, imposta dalla legge, per approvare le aliquote sulla tassazione delle abitazioni è infatti sabato 30 aprile. Difficile che si arrivi ai 21 voti favorevoli, necessari per una maggioranza assoluta che significherebbe anche un ricompattamento politico attorno al sindaco, ma è più probabile che la delibera venga approvata a maggioranza relativa con qualche astensione strategica. «Se la proposta non passa – conferma il sindaco Marco Doria – ce ne andiamo tutti a casa».

    La controproposta della giunta

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D2Per quanto riguarda l”emendamento che proponeva di abbassare dallo 0,58% allo 0,29% l”aliquota per gli immobili A1 (dimore signorili) adibiti ad abitazione principale, che nel testo originario avrebbe provocato mancati gettiti per 2,7 milioni di euro, la giunta propone di limitarne la validità ai proprietari con età pari o superiore a 70 anni e con reddito familiare non superiore ai 20 mila euro. In tutti gli altri casi, l”aliquota resta dello 0,58%.

    Sull”emendamento che abbassava l”aliquota dallo 0,85% allo 0,58% per i proprietari che concedono in locazione immobili a canone concordato, che comporterebbe ammanchi al bilancio di Tursi per 5 milioni di euro, Doria e assessori propongono una riduzione più contenuta, dallo 0,85% allo 0,78%, pari cioè al 25% già concesso dalla legge di stabilità 2016, considerato anche che “tale agevolazione va ad aggiungersi a quella derivante dall”applicazione della ‘cedolare secca’ con cui viene tassato, nella percentuale del 10%, il reddito proveniente da tali contratti, determinando, per gli stessi, un regime particolarmente favorevole”.

    Ora si tratta di trovare i voti necessari per far passare la delibera: se il franco tiratore del Pd, Paolo Veardo, che aveva votato favorevolmente all’emendamento sulle abitazioni signorili, dovrebbe essere riportato nei ranghi dal partito, più incerto è il comportamento dei tre consiglieri (Caratozzolo, Vassallo e Gozzi) transfughi dem che hanno dato vita al nuovo gruppo consiliare di Percorso comune, il cui voto potrebbe essere decisivo.

    Tagli insostenibili

    In una nota, la giunta ha comunicato che la modifica proposta tiene conto degli emendamenti voluti dall’opposizione ma introduce “meccanismi più selettivi e attenti agli effetti sociali e comunque tali da non incidere drammaticamente sul bilancio del Comune con tagli ai servizi per i cittadini che sarebbero ingiusti e insopportabili”. La riduzione imposta dai due emendamenti passati martedì, infatti, provocherebbe per le casse di Tursi già falcidiate dai tagli dello Stato (165 milioni in meno dal 2011), la necessità di scaricarne le conseguenze sulle tasche dei cittadini. L’amministrazione si dice anche “consapevole che, vista la particolare diffusione delle case A1 nella nostra città, ci possono essere persone anziane che, pur avendo basso reddito, per storia familiare o per altre circostanze, abitano in alloggi catalogati di lusso; però la questione non deve essere risolta attraverso una agevolazione estesa a tutti, indipendentemente dal reddito“. La diminuzione del gettito, inizialmente quantificata in circa 8 milioni, spiega palazzo Tursi, se non fossero accettate le modifiche della giunta “ricadrebbe in modo inaccettabile sui cittadini”. Sindaco e assessori ricordano che non ci sono ”sprechi” da tagliare, e sottolineano che “le spese per il personale sono scese di cinquanta milioni, sono costantemente diminuiti i dipendenti e l’indebitamento del Comune”. In queste condizioni, prosegue la giunta Doria, “l’abbassamento indiscriminato dell’aliquota sulle case classificate come A1 di lusso, così come previsto da uno degli emendamenti, si risolverebbe in una grave ingiustizia perché toglierebbe soldi ai servizi, in particolare per i meno abbienti, concedendo invece agevolazioni fiscali a famiglie di reddito più elevato” mentre “nel definire le aliquote di imposta e le tariffe l’amministrazione comunale si è sempre ispirata a criteri di equità sociale, pur nelle ristrettezze finanziarie e dovendo rispettare i vincoli di legge”.

    La mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle

    palazzo-tursi-putti-paolo-M5S-D2Intanto, su Doria e assessori, nelle prossime settimane, potrebbe gravare un’altra scure. Il Movimento 5 Stelle, infatti, con un lungo j’accuse, chiede al sindaco di «dimettersi perché non ne possiamo più. Della sua inconsistenza amministrativa. Della sua inerzia a tutela dei poteri forti. Del suo aristocratico distacco. Della sua debolezza politica (ed il Consiglio di martedì ne è l’ennesima cartina tornasole)». I grillini annunciano che se il sindaco «non si dimetterà, prepareremo una mozione di sfiducia. Servono 16 firme di consiglieri; noi siamo 5. Chi vuole starci sa dove trovarci. A tutti gli altri, evidentemente, va bene così».

    La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo M5S, è stata il comportamento del primo cittadino nella gestione dell”emergenza sversamento greggio nel Polcevera e a mare a seguito della rottura dell”oleodotto Iplom. «Non è colpa del sindaco se è scoppiato il tubo – dicono – ma è colpa del sindaco non aver fatto nulla in questi 4 anni per mitigare questo ed altri rischi per i genovesi. E’ colpa di Marco Doria aver spinto le grandi opere che aggiungono distruzione e dissesto proprio lungo la Val Polcevera. E’ colpa di Marco Doria non aver incontrato i cittadini lunedì sera (24 ore dopo l’accaduto)». E’ ancora «colpa del sindaco non aver gridato ai quattro venti cosa sta succedendo a Genova. E’ colpa del sindaco non aver preso il primo volo per Roma ed afferrato per il collo ministro (che solo martedì è arrivato in visita) e presidente del Consiglio affinché mettessero a disposizione tutti i mezzi disponibili. Mandano l’esercito per i no-global ma non per un disastro ambientale. Vengono in delegazione per tagliare i nastri ma non per affondare i piedi nel greggio. Il petrolio della Val Polcevera è la goccia (milioni di miliardi di gocce) che fa traboccare il vaso». L”accusa, dunque, si allarga a tutte le istituzioni che «adesso, mentre la melassa nera scorrazza allegra oppure e” affondata oppure e” aspirata oppure chissà dicono che l”emergenza e” finita. Sono stati tutti bravi, impeccabili, tempestivi, presenti. Hanno finito le parole. Invece ne vogliamo sentire ancora cinque: scusate, siamo inadeguati. Ci dimettiamo».

  • Il bilancio del Comune di Genova: terzo settore, cultura, mobilità, sport… facciamo i conti

    Il bilancio del Comune di Genova: terzo settore, cultura, mobilità, sport… facciamo i conti

    palazzo-tursi-D3Dopo gli zoppicamenti della prima giornata in cui il numero legale è stato assicurato dalla presenza in aula dei due consiglieri di Udc (Gioia e Repetto), la maggioranza allargata in Sala Rossa tiene sul bilancio e sui documenti collegati. La votazione definitiva è prevista, con tutta probabilità, nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio di domani ma non dovrebbero esserci particolari sorprese.

    Come già ampiamente raccontato nelle scorse settimane, si tratta di un bilancio previsionale ancora fortemente provvisorio. Manca, infatti, circa una ventina di milioni di trasferimenti da Roma che dovrebbero rappresentare il rimborso dei mancanti introiti per le nuove formulazioni dell’Imu e della Tasi. Per questo motivo, non possono essere considerati definitivi soprattutto gli importi a disposizione delle singole direzioni, ovvero quel famoso “plafond” che rappresenta una delle voci più interessanti delle uscite di parte corrente. Nel 2014, il bilancio preventivo per questa partita ammontava a 97,3 milioni mentre, in attesa della manovra correttiva che dovrebbe arrivare prima dell’estate, per il 2015 la cifra scende a poco più di 87 milioni.

    I numeri del bilancio del Comune di Genova, direzione per direzione

    Ma dove sono stati sottratti, almeno temporaneamente, questi 10 milioni e oltre? Come anticipato dall’assessore Miceli in sede di presentazione del bilancio, un po’ da tutte le direzioni. Ce ne sono alcune, però, per cui le cinghie si stringono particolarmente finché non verrà messa nero su bianco l’annunciata variazione. È il caso delle politiche sociali, la direzione con più risorse a disposizione di tutto il Comune, che si ferma a 29,5 milioni di euro: ben 6,5 milioni in meno rispetto alla “quota 36” che l’anno scorso era stata ritenuta come limite sotto il quale sarebbe stato impossibile mantenere l’offerta di servizi di welfare essenziali per la città. Molto più distanti, invece, sono i 40 milioni che rappresentano la cifra storica impiegata da Tursi e che con molta difficoltà potrà essere raggiunta anche con assestamenti di bilancio, ulteriori alla variazione già annunciata, o attingendo al fondo di riserva (7,5 milioni con una leggera contrazione di circa 300 mila euro rispetto alla scorso anno) come da tradizione.

    Anche quest’anno, si conferma seconda voce di investimento la direzione Scuola, sport e politiche giovanili per cui in parte corrente sono messi a disposizione poco meno di 27 milioni di euro. Presumibilmente la prossima variazione di bilancio interverrà anche su questo capitolo per superare l’asticella dei 30 milioni impiegati sia nel 2014 che nel 2013.

    Saranno poco più di 5 milioni i fondi a disposizione del Corpo di Polizia Municipale, mentre per Cultura e Turismo sono previsti solamente 2,6 milioni di euro, davvero pochi spiccioli per una città che undici anni fa si proponeva all’Europa come Capitale della Cultura e che ha provato, con scarso successo, a trasformarsi quest’anno nell’affaccio al mare dell’Expo milanese. Probabilmente i nuovi flussi governativi consentiranno di arrivare ai 3,7 milioni preventivati lo scorso anno ma ne servirebbero davvero molti di più. Attorno ai 2,5 milioni si attestano le cifre previste per le direzioni Sviluppo economico, Sistemi informativi, Politiche per la casa mentre meno di 1,7 milioni sono presenti alla voce Ambiente, Igiene ed Energia e qualche manciata di euro in più di un milione per la direzione Mobilità.

    Interessanti anche le cifre trasferite ai Municipi per una gestione legata alle dirette necessità del territorio. Già detto, in sede di presentazione del piano triennale dei lavori pubblici, del raddoppio delle risorse straordinarie a disposizione, sul capitolo plafond sono previsti più di 817 mila euro per i 9 parlamentini, con gli stanziamenti maggiori per Levante (104 mila) e Media Val Bisagno (102 mila).

    Gli investimenti in conto capitale

    A livello aggregato (quello che riguarda il bilancio complessivo del Comune di Genova che ammonta a circa 1,7 miliardi di euro e comprende, dunque, anche gli investimenti in conto capitale), invece, oltre al capitolo dedicato ai servizi generali, istituzionali e di gestione per il funzionamento della macchina amministrativa che da sempre rappresenta la spesa più corposa e quest’anno scende da 414 milioni a 337,5, a farla da padrone sono le competenze annuali previste per la missione dedicata a Trasporto e Diritto alla Mobilità per cui sono previsti circa 313 milioni di spesa a fronte dei 344 dell’anno scorso.

    Per Sviluppo sostenibile, Tutela del Territorio e dell’Ambiente si parla invece di 208 milioni, 15 in meno dello scorso anno, mentre Diritti sociali, Politiche sociali e Famiglia scende da 104,5 milioni a 97. Aumentano invece le competenze per Ordine pubblico e sicurezza (da 46 a 49 milioni), Politiche giovanili, Sport e Tempo Libero (da 7 a 9,5 milioni) e Sviluppo economico (da 7,5 a 8,8). Non cambia molto per quanto riguarda le previsioni di cassa delle stesse missioni: 322,5 milioni per il funzionamento generale di Tursi, 194 per la mobilità, 185 per ambiente e territorio, 101,5 per il welfare, 86 milioni per istruzione e Diritto allo studio, 63 per Ordine pubblico e sicurezza.

    Ma anche per quanto riguarda le cosiddette “missioni” si dovranno attendere le correzioni in meglio che arriveranno a seguito dei maggiori stanziamenti da Roma.

    In attesa della manovra correttiva, sono ancora molti gli scogli che il Consiglio comunale si dovrebbe trovare ad affrontare prima dell’estate: il regolamento sulla movida, la famosa mozione del Pd sul mercatino di Turati che sembra essere scomparsa nel nulla ma soprattutto l’ultima votazione in Sala Rossa sul nuovo Piano Urbanistico Comunale (prevista il 28 luglio) la cui recente accelerazione sta facendo mormorare parecchio tra i corridoi di Tursi. Secondo più di qualche voce, infatti, sindaco e giunta vorrebbero approfittare di questa almeno temporaneamente ritrovata compattezza (numerica) della maggioranza. Un po’ come dire: portiamo a casa il Puc entro l’estate e sul futuro politico di medio periodo si vedrà. Intanto, martedì prossimo il Consiglio potrebbe prendersi una pausa non tanto per celebrare il 14 luglio quanto per recuperare il tour de force di questa settimana, con tre sedute consecutive, e soprattutto per evitare calde concomitanze con lo sciopero dei dipendenti delle partecipate.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, presentato il bilancio preventivo 2015: «tagli da Roma? Un dramma»

    Comune di Genova, presentato il bilancio preventivo 2015: «tagli da Roma? Un dramma»

    economia-soldi-D1Manca ancora una ventina di milioni che dovrà arrivare da Roma attraverso il fondo di compensazione per i mancati introiti Imu-Tasi ma il Comune di Genova non poteva indugiare oltre. Questa mattina gli assessori Miceli e Crivello e il vicesindaco Bernini (sindaco assente più o meno giustificato per impegni a Roma con l’Anci) hanno presentato il bilancio preventivo 2015. O, quantomeno, la sua prima parte.  A rischio, infatti, c’era il corretto funzionamento della macchina comunale e l’impossibilità di proseguire ad amministrare la città con l’esercizio provvisorio che, oltre a impedire una spesa mensile per servizio superiore a un dodicesimo del totale investito lo scorso anno, blocca qualsiasi possibilità di sfruttare gli avanzi del 2014, il fondo di riserva e impedisce di contrarre mutui ad esempio per avviare il piano straordinario dei lavori pubblici. «I saldi per uscire dalle pastoie dell’esercizio provvisorio sono stati chiusi circa un mese fa, non potevamo attendere ancora le titubanze di Roma» ha detto l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli. «C’è un trend consolidato da parte dei governi nazionali che si sono succeduti – fa eco il vicesindaco – di arrivare all’approvazione del bilancio a estate inoltrata: così, però, si mette in difficoltà la macchina comunale, dal momento che l’incertezza finanziaria si traduce in disservizi per le comunità da amministrare. Questo non può diventare il metodo ordinario di azione, soprattutto per le grandi Città metropolitane: i bilancio previsionali vanno approvati a dicembre dell’anno precedente».

    Bilancio preventivo 2015 del Comune di Genova, i numeri

    In attesa di entrare maggiormente nel dettaglio, magari provando ad approfondire le voci direzione per direzione in occasione della imminente Commissione a Tursi, il “primo tempo” del bilancio previsionale si assesta su un equilibrio di 1 miliardo e 709 milioni di euro. La parte corrente, invece, si ferma a 827 milioni di euro, circa 29 milioni in meno rispetto a quanto speso lo scorso anno (ma cifra sostanzialmente identica a quanto iscritto nella prima stesura del bilancio previsionale del 2014). Sarà qui che inciderà la manovra correttiva che esamineremo nel paragrafo successivo e, in particolare, nel plafond a disposizione dei vari servizi che l’anno scorso ammontava a 97,3 milioni di euro in bilancio previsionale e, per il momento, si ferma 89,3 milioni. La voce di uscita più corposa, come sempre, è quella relativa al personale (quasi 239 milioni), seguita dal complesso dai servizi Amiu (128 milioni – erano 126 l’anno scorso) e Amt (100 milioni – erano 105 l’anno scorso). Stabili i 111 milioni da sborsare per il servizio prestiti per la quota interessi e la quota capitale.

    Sul fronte delle entrate, come sempre, a farla da padrone sono i tributi versati dai genovesi: per il 2015 sono previsti oltre 542 milioni di euro, provenienti principalmente da Imu-Tasi (239 milioni) e Tari (127 milioni). In attesa della variazione, i trasferimenti si fermano a 100 milioni, di cui oltre 78 di provenienza regionale.

    In attesa della “manovra correttiva”…

    palazzo-tursi-aula-rossa-d22Quella illustrata oggi è solo la prima tappa di un bilancio che dovrà per forza di cose prevedere una corposa variazione, una volta definiti con certezza i trasferimenti del governo centrale, la cui dead line è fissata per il 10 luglio. «Oggi – ha spiegato Bernini – presentiamo il bilancio che porteremo nelle prossime settimane in Commissione e in Consiglio comunale per giungere all’approvazione entro i primi giorni di luglio. Nel frattempo speriamo venga pubblicato il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri e con esso l’ammontare preciso degli ultimi trasferimenti da Roma che dovrebbero aggirarsi sull’ordine di grandezza dei 20 milioni di euro». La cifra, in realtà, è soltanto una stima, frutto di una proporzione rispetto al fondo stanziato lo scorso anno: su 625 milioni disponibili per tutta Italia, Genova aveva ricevuto 27,5 milioni; ma quest’anno il fondo nazionale per i mancanti introiti della tassa immobiliare è sceso a 530 milioni. Entro l’estate, dunque, arriverà anche la seconda tappa, nelle forme di una variante che interverrà soprattutto nel rifinanziamento del plafond di spesa dei singoli servizi alla persona (spesa sociale, trasporto pubblico, scuola, cultura, turismo…).

    Difficile, di conseguenza, confrontare il bilancio previsionale del 2015 con quello dello scorso anno (qui l’approfondimento). Al momento, ad esempio, per il delicato settore del sociale sono stati stanziati solo circa 30 milioni, 6 in meno dello scorso anno, che tuttavia la giunta assicura verranno rimpinguati a dovere con l’annunciata variazione. «L’obiettivo – assicurano gli assessori – è quello di mantenere i servizi sostanzialmente in linea con quanto garantito lo scorso anno e, di conseguenza, anche i finanziamenti sulle singole partite».

    Al di là di queste incertezze, comunque, anche il bilancio di quest’anno conferma le ataviche difficoltà degli enti locali a salvaguardare la tenuta del sistema dei servizi. «Questa politica dei tagli – dice Miceli senza usare mezzi termini – comincia ad assumere aspetti drammatici. Negli ultimi 8 anni i Comuni hanno contribuito alle manovre di riduzione dei costi per 17 miliardi di euro, di cui 9 solo di riduzione di trasferimenti diretti. Per Genova tutto questo si traduce in 178 milioni di euro in meno dal 2011 ad oggi (avevamo affrontato il tema nel dettaglio in questo approfondimento, ndr)». La tenuta del sistema, dunque, è garantita solo grazie a politiche di razionalizzazione della macchina amministrativa: negli ultimi 5 bilanci, Tursi ha prodotto 55 milioni di risparmi solo per le voci principali di spesa relative al personale (attualmente vi sono 550 unità in meno rispetto al 2011), fitti passivi e interessi sui mutui. Ma ci sono anche voci su cui non è più possibile risparmiare, come il capitolo rappresentanza che nel 2014 ha prodotto “addirittura” 89 euro di uscita.

    «Abbiamo invertito la natura delle risorse a disposizione – spiega il vicesindaco Bernini – passando dal 60% di trasferimenti statali al 70% di finanza locale. Questo significa che il Comune di Genova fa da solo oltre i 2/3 degli investimenti necessari per l’amministrazione della città. Il tutto continuando a ridurre lo stock di indebitamento pubblico».
    A proposito di riduzione di debito pubblico, dopo la frenata del 2014 dovuta ai 38 milioni di nuovi mutui per la gestione dell’emergenza alluvionale, nel 2015 si stima un nuova riduzione di circa 13 milioni di euro, portando l’ammontare complessivo a 1 miliardo e 227 milioni; negli ultimi 12 anni, lo stock complessivo si è abbassato di oltre 177 milioni. Nonostante questo, come già dettagliatamente annunciato, anche nel 2015 sono previsti indebitamenti straordinari come quelli per la manutenzione di strade, verde e illuminazione.

    Ma c’è un’altra grande incognita che grava sul bilancio 2015: si tratta di un aspetto piuttosto tecnico che, tuttavia, riguarda una partita di ben 21 milioni di euro. Come abbiamo già accennato nelle scorse settimane, ogni anno il Comune deve prevedere come voce di uscita un fondo di dubbia esigibilità, dovuto ad esempio all’ammontare delle sanzioni elevate e non riscosse o a evasione ed elusione di tasse locali, che va a comprimere di conseguenza la capacità di spesa corrente: quest’anno, la finanziaria consente di iscrivere a bilancio questo fondo non per il suo importo totale ma per un minimo pari almeno al 55%. E così hanno fatto gli uffici di Tursi, avendo sostanzialmente a disposizione dal lato delle entrate il restante 45% di questo fondo, pari appunto a 21 milioni di euro che, tuttavia, l’amministrazione dovrà recuperare entro fino anno ad esempio attraverso avanzi di gestione (benché l’ammontare sia piuttosto elevato, non si tratta comunque di un qualcosa di impossibile dato che l’avanzo del bilancio 2014 ammontava a circa 20 milioni di euro). Di fatto, dunque, al momento al bilancio di Tursi non mancano solo i 20 milioni di Roma ma altri 21 che, seppure iscritti nelle varie poste, dovranno rientrare nei prossimi 6 mesi. Ciò che esce dalla porta, deve rientrare dalla finestra.

    Infine, assieme ai documenti del bilancio, ieri sera la giunta ha ufficializzato anche le aliquote di Imu-Tasi e Tari: nessuna sorpresa rispetto a quanto già raccontato, se non che il Comune è riuscito a finanziare il famoso fondo di solidarietà per coprire le situazioni di insolvenza dovute a gravi disagi economici. Al momento si tratta solo di 500 mila euro che verranno ripartiti secondo criteri da discutere con i sindacati, ma la cifra potrebbe anche aumentare nel caso dovesse arrivare qualche (improbabile) sorpresa positiva dai conti romani.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tasse e rifiuti: quanto ci costa la chiusura di Scarpino e il trasporto fuori regione?

    Tasse e rifiuti: quanto ci costa la chiusura di Scarpino e il trasporto fuori regione?

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DTasi (tassa sui servizi indivisibili, sostanzialmente la discendente della vecchia Imu) invariata e Tari (tassa sui rifiuti) aumentata di una manciata di euro. L’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, ha confermato ieri in Consiglio comunale le indiscrezioni già circolate nei giorni scorsi sulla stampa locale. I genovesi potranno, dunque, versare tranquillamente entro il 16 giugno l’acconto Tasi; tempi più lunghi, invece, per la Tari, per cui arriveranno a casa i bollettini probabilmente con scadenze simili a quelle dello scorso anno (la prima rata per le utenze domestiche scadeva il 31 ottobre). L’annuncio dell’assessore al Bilancio è un’occasione per fare il punto sul delicato tema rifiuti, analizzandolo soprattutto dal punto di vista economico. Quanto costa oggi e quanto costerà domani ai genovesi la chiusura di Scarpino e il relativo trasporto dei rifiuti fuori regione? Nella prossima bolletta gli aumenti saranno quasi impercettibili… Proviamo a fare chiarezza.

    Tassa sui rifiuti: rimandata la stangata Scarpino, costi per ora coperti da Amiu

    Per legge il gettito complessivo della tassa deve essere sufficiente da solo a coprire tutti i costi del servizio di raccolta e smaltimento della spazzatura sul territorio cittadino. Per sapere quanto dovremo pagare quest’anno bisogna anche in questo caso aspettare l’approvazione delle delibere collegate al bilancio preventivo ma è ormai certo che gli aumenti rispetto al 2014 saranno contenuti nell’ordine di una decina di euro e non riguarderanno tutti i contribuenti. «Nel 2014 – precisa l’assessore Miceli – il gettito complessivo della Tari è ammontato a 126,552 milioni di euro mentre quello del 2015 sarà di 126,555 milioni: una differenza quasi impercettibile». Gli aumenti della bolletta, infatti, dipenderanno solo da una riduzione delle superfici tassabili: in altre parole, meno genovesi soggetti alla tassa e, quindi, importi un po’ più alti per chi deve pagare. «Semplificando con un esempio – spiega Miceli –vuol dire che se prima la tariffa la pagavano in 1000, ora gli stessi costi vanno ripartiti tra 950 persone a causa di maggiori abitazioni o esercizi commerciali sfitti».

    E Scarpino? L’assessore al Bilancio annuncia che per quest’anno i maggiori costi sono stati sostanzialmente coperti da non meglio precisate operazioni di «efficientamento complessivo di Amiu che hanno permesso di ottenere risparmi che sostanzialmente hanno azzerato i costi extra». Certo, sulla Tari 2015 incidono solo i trasferimenti fuori Regione del 2014: meno di tre mesi per un ammontare complessivo stimabile attorno ai 6 milioni di euro. «Si tratta all’incirca del 5% dei costi complessivi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti – dice il presidente di Amiu, Marco Castagna – un risparmio assolutamente in linea per un’azienda che si vuole innovare e rinnovare come Amiu, dato da maggiori ricavi e vari interventi di ottimizzazione del servizio».

    In realtà i risparmi annunciati sono al momento solo una previsione e saranno frutto di un mix di aumento di ricavi e maggiore attenzione ai costi che Amiu si è impegnata a produrre in atti concreti nel nuovo corso, parallelo alla realizzazione dell’ormai famoso nuovo piano industriale (qui l’ultimo approfondimento). In sostanza, i maggiori costi sostenuti nel 2014 per il trasporto dei rifiuti fuori Regione non verranno coperti da maggiori versamenti del Comune, e quindi dei cittadini, nelle casse della partecipata ma saranno ammortizzati direttamente dall’azienda attraverso un potenziamento del business proveniente dalla raccolta differenziata, il reintegro di alcune attività prima date in outsourcing e altri accorgimenti di razionalizzazione di costi interni.

    Un risparmio che potrebbe anche diventare strutturale e ripetersi negli anni a venire, soprattutto se si riuscirà a dare un’importante accelerata alla realizzazione del nuovo piano industriale che consentirà un approccio diverso al mondo dei rifiuti, non più visti come spazzatura ma come risorsa da riutilizzare.

    Ma che cosa succederà nel 2015 quando i mesi di conferimento dei rifiuti fuori Liguria da coprire saranno molti di più? La stangata sulla bolletta è solamente rinviata di un anno? «Sicuramente i costi del servizio del 2015 saranno maggiori perché sono di più i mesi di esercizio fuori Regione – ammette Castagna – ma è impossibile parlare di quanto questi si rifletteranno sulla Tasi del 2015: intanto non sappiamo ancora quando potremo riaprire Scarpino e poi bisognerà vedere in quanti anni decideremo di spalmare questi maggiori costi perché non è certo pensabile che vengano coperti tutti l’anno prossimo». Volendo azzardare delle cifre si potrebbe dire che, a parità di risparmi di Amiu e se malauguratamente  Scarpino dovesse rimanere chiusa per tutto il 2015, i maggiori costi da coprire si aggirerebbero attorno ai 23 milioni di euro (2,5 milioni al mese a cui vanno sottratti circa 7 milioni di presunti risparmi). Ma si tratta di un puro esercizio di stile perché, come tiene a sottolineare l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, «stiamo parlando di poste troppo variabili, su cui incidono i valori di mercato e intrecci molto più articolati di vari bilanci».

    Quello che è certo è che il famoso “costo di chiusura di Scarpino” potrebbe essere trasformato in una pillola più piccola da ingoiare perché dilazionata su diversi anni, una pillola su cui incide anche la scure degli improcrastinabili interventi previsti dal nuovo piano industriale (nella Tari di quest’anno rientra solo una piccola quota di lavori di messa in sicurezza della discarica di Scarpino) e che non si sa ancora come verranno finanziati.

    Proprietà immobiliari: tasse invariate

    Per quanto riguarda la Tasi, invece, sembra non cambiare nulla. E non poteva essere diversamente. Nel 2014, infatti, il Comune di Genova aveva applicato l’aliquota massima sulla prima casa, pari al 3,3 per mille (qui l’approfondimento). Invariato anche il sistema delle detrazioni in funzione della rendita catastale dell’immobile di proprietà e dei figli a carico. «La normativa nazionale – ha detto Miceli – prevede che nel caso non sia stata ancora approvata la delibera di definizione delle aliquote della Tasi per l’anno in corso (situazione in cui ricade il Comune di Genova, ndr), l’acconto sia uguale a quello dell’anno precedente, se non sono intervenute variazioni di possesso immobiliare. Qualora i Comuni approvassero successivamente aliquote diverse, le modifiche interverrebbero sull’importo del conguaglio». Una situazione, tuttavia, che non si dovrebbe verificare per i genovesi dato che l’assessore ha sottolineato l’intenzione dell’amministrazione di confermare in tutto e per tutto gli importi del 2014 nella delibera di quest’anno che anticiperà l’approvazione del bilancio.

    Via libera, dunque, ai pagamenti degli acconti. Per i cittadini che volessero un’ulteriore conferma, il Comune mette a disposizione un calcolatore automatico degli importi dovuti (qui), numero verde (800184913) e indirizzo e-mail (tasionline@comune.genova.it) per chi volesse chiarimenti specifici e, infine, un servizio di calcolo e stampa dell’F24 per il versamento previo appuntamento all’Ufficio IMU/TASI di via di Francia 3 – 2° piano (Matitone) da fissare chiamando il numero verde.

    Brutte notizie, invece, per chi sperava nel fondo di solidarietà per le famiglie in maggiore difficoltà economica. Il sostegno approvato lo scorso anno dal Consiglio comunale per rispondere alle pressanti istanze dei sindacati non è mai stato finanziato. La situazione critica delle casse comunali sembra non consentire l’introduzione di fatto di questo strumento perequativo neppure per quest’anno. La conferma, comunque, arriverà solo dal bilancio preventivo 2015 che, con tutta probabilità, si voterà a fine luglio. «Se nel Consiglio dei Ministri convocato giovedì – spiega l’assessore Miceli – il governo dovesse dare il via libera alle compensazioni ai Comuni per i mancanti introiti dovuti al cambiamento Imu – Tasi (che per Tursi al momento significano 27,5 milioni in meno a disposizione nel bilancio annuale, ndr) il discorso potrebbe essere riaperto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DSe lo Stato tace negando il doveroso differimento per il pagamento delle tasse agli italiani colpiti dagli ultimi eventi alluvionali, il Comune di Genova invece prova a battere un colpo. Come ampiamente anticipato, è stata votata formalmente ieri pomeriggio la delibera che proroga i termini per il pagamento di Imu e Tasi a fine febbraio 2014 per tutti i cittadini che presentino l’autocertificazione di danni subiti a causa dei fenomeni atmosferici.

    Benché la delibera sia passata all’unanimità con la sola astensione del leghista Rixi (33 i voti favorevoli), la discussione è stata piuttosto accesa ed è culminata con l’annuncio da parte delle opposizioni della presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Marco Doria accusato di aver fatto troppo poco per aiutare i genovesi a rialzarsi.
    «La Vincenzi– ricorda Lilli Lauro – ha perso le primarie su questo tema. Visto che non siamo nell’imminenza di elezioni comunali non possiamo far altro che presentare la mozione di sfiducia per Doria e la sua giunta». La speranza, alquanto chimerica, delle opposizioni è quella che nella maggioranza ci sia qualcuno pronto a fare il salto della quaglia: «Non si può continuare a criticare il sindaco in privato e poi non prendere provvedimenti» sostengono all’unisono Pdl, Lega, Lista Musso e M5S.

    Di per sé, la mozione era già stata anticipata da Pdl e Lega nel primo Consiglio comunale immediatamente conseguente agli eventi alluvionali. Più tempo era stato concesso da Movimento 5 Stelle e Lista Musso che, con un ordine del giorno, avevano comunque impegnato sindaco e giunta al raggiungimento di una lunga serie di obiettivi per “riportare alla normalità la vita dei cittadini, far ripartire le PMI e trovare finalmente una risposta preventiva ai fattori di rischio idrogeologico”. Ma il credito per il primo cittadino sembra essere giunto al termine: «Non è stato fatto praticamente nulla – accusa Enrico Musso – neppure quelle pratiche che a costo quasi zero ci avrebbero potuto consentire di accedere al fondo europeo di solidarietà (in realtà, ci sarebbe tempo fino a Capodanno per inviare a Bruxelles le documentazioni che attestino di aver subito danni superiori alla quota minima di 600 mila euro, ndr)».

    «Sorprende che la superpotenza Pd non sia riuscita a far valere il proprio peso in sede nazionale – afferma Paolo Putti, capogruppo M5S – ma l’apertura di credito data al sindaco subito dopo l’alluvione è finita».

    «La prima volta che è andato a Roma non l’hanno fatto parlare – riprende con sarcasmo Lilli Lauro – la seconda volta non l’hanno fatto volare, la terza non lo hanno ascoltato: insomma, è incapace».

    Il sindaco però rispedisce le critiche al mittente: «In un momento molto delicato dal punto di vista economico, il Comune è riuscito a tirare fuori dalle proprie tasche 40 milioni di euro per impreviste somme urgenze e 4 milioni per un fondo di solidarietà. Anche il governo avrebbe dovuto e dovrebbe fare qualcosa: l’ho detto a Delrio, l’ho detto in Senato, l’ho detto in Consiglio comunale e continuo a dirlo agli organi di stampa».

    Il primo cittadino ha avuto il suo bel da fare per portare a casa la delibera di ieri. Tutto è nato in seguito alla presentazione di due emendamenti da parte del Movimento 5 Stelle e su cui la maggioranza ha rischiato a lungo di vacillare.

    Uno riguardava l’allungamento della proroga per la scadenza di Imu e Tasi fino a fine giugno. Una richiesta che, secondo l’assessore al Bilancio, Franco Miceli, avrebbe costretto il Comune a chiudere il bilancio 2014 con un impensabile disavanzo di cassa fino a circa 20 milioni: «Il 28 febbraio dobbiamo, per legge, chiudere tutti i conti: se non abbiamo la certezza del gettito stimato nel bilancio previsionale sul capitolo imposte, si chiude in rosso».

    Più delicata la situazione riguardante il secondo emendamento con cui i grillini chiedevano la predisposizione di un piano di pagamento rateale, a cadenza mensile, che consentisse il pagamento dell’intera somma dovuta per Imu o Tasi fino a fine agosto. Più possibilista in questo caso l’assessore Miceli che, tuttavia, aveva subordinato l’assenso della giunta alla necessità da parte dei cittadini che avessero voluto accedere a questo percorso di presentare un’apposita autocertificazione. La modifica, però, non è stata accolta dai proponenti e ha acceso le discussioni fuori e dentro l’aula consiliare, con alcuni esponenti del Pd che minacciavano di votare a favore dell’emendamento e contro la giunta.

    La situazione è stata risolta con una prova di forza della maggioranza e con l’intervento del sindaco. I due emendamenti sono stati respinti con 19 voti contrari e solo 12 a favore. Doria, tuttavia, confermando la bontà della proposta grillina, ha annunciato che tra gennaio e febbraio la giunta predisporrà una nuova delibera che consentirà, ai cittadini che ne faranno richiesta e documenteranno la necessità, di rateizzare l’importo dovuto. «Sarà necessario analizzare caso per caso – ha spiegato il primo cittadino – e resterà l’obbligo di presentare l’autocertificazione perché è l’unico modo con cui possiamo legalmente proseguire il dilazionamento anche oltre fine febbraio, andando incontro a un’ineccepibile esigenza dei cittadini ma senza incappare in problemi di bilancio».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Imu, Tasi e Tari: l’Imposta Unica Comunale: che cosa paghiamo? Ecco una breve guida

    Imu, Tasi e Tari: l’Imposta Unica Comunale: che cosa paghiamo? Ecco una breve guida

    tassazioneLo sprint della giunta per arrivare in tempo utile all’approvazione delle aliquote per il pagamento di Tasi e Imu è giunto a buon fine. La delibera che porterà i cittadini a versare l’acconto entro il prossimo 16 giugno è stata approvata ieri pomeriggio a stretta maggioranza (21 voti favorevoli). Niente da fare, dunque, per chi sperava di poter sfruttare la proroga fino a settembre concessa dal governo ai Comuni che non avessero fissato le tariffe entro il 23 maggio.

    Un passaggio fondamentale per l’avvicinamento alla discussione sul bilancio preventivo 2014, anche se manca all’appello ancora la definizione dalla tassa sulla spazzatura. Ecco il perché di tutta questa fretta che i consiglieri di opposizione hanno provato a contrastare senza grande successo. L’unico emendamento approvato, infatti, è stato proposto dal Partito democratico che si è fatto portavoce delle istanze sindacali che hanno richiesto a gran voce l’istituzione di un fondo di solidarietà per aiutare le famiglie più gravemente colpite dalla crisi: il fondo ci sarà a fine anno, al momento del saldo della Tasi, ma si tratta di capire come verrà approntato.

    Senza entrare nel dettaglio di cifre che seppure note da qualche giorno non saranno mai definitivamente chiare ai contribuenti – che non riceveranno un bollettino a casa ma dovranno affidarsi alle proprie conoscenze, ai calcoli che saranno fatti automaticamente dal sistema già messo a punto sul sito del Comune in occasione della mini-Imu dello scorso anno, o più probabilmente a Caf e commercialisti – abbiamo deciso di far luce sull’universo di queste sigle onerose per capire meglio che cosa e perché andremo a pagare entro la metà del prossimo mese.

    Che cos’è l’Imposta Unica Comunale (Iuc)

    La Iuc, acronimo di Imposta unica comunale, istituita dal governo Letta, punta alla tassazione sul possesso degli immobili e sull’erogazione e fruizione di servizi comunali.

    L’imposta si articola in 3 diverse componenti. La tanto “cara” IMU, introdotta dal governo Monti, di natura patrimoniale e al cui pagamento quest’anno dovranno sottostare tutti i possessori di abitazioni principali di lusso (categorie catastali A1, A8 e A9) e tutti i possessori di immobili non considerati abitazione principale. Il secondo tassello è la TASI, tributo per i servizi cosiddetti indivisibili al cui pagamento sono tenuti sia i possessori che gli utilizzatori degli immobili. Infine, la TARI che sostituisce la vecchia TARES e va a coprire interamente i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul territorio cittadino, il cui importo è ancora in via di definizione.

    Se per chi è soggetto al pagamento dell’IMU il quadro è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2013 (aliquota base per la prima casa al 5,8 per mille, per le altre abitazioni 10,6), con una detrazione di 200 euro per le abitazioni principali ma nessuna detrazione per i figli a carico, la situazione si fa più complicata per chi, invece, dovrà pagare la TASI.  Si tratta di un tributo patrimoniale riferito a servizi indivisibili, offerti dall’Amministrazione e fruiti dai cittadini, che viene calcolato sulla base del possesso o della detenzione di immobili, compresa la prima casa. Il Comune di Genova per il 2014 ha deciso di applicare l’aliquota massima a cui si va ad aggiungere una maggiorazione prevista dal governo per i Comuni che introdurranno detrazioni di imposta relativamente alle abitazioni principali. Ecco, dunque, arrivare quel magico numerino di 3,3 per mille su una base imponibile identica a quella della vecchia Imu.

    A proposito di vecchia Imu, nel determinare le nuove aliquote Tasi il Comune ha dovuto rispettare il vincolo per cui l’attuale imposizione per ogni immobile non deve essere superiore all’aliquota massima consentita dalla legge per l’Imu alla fine della scorso anno (cioè 6 per mille per l’abitazione principale e 10,6 per mille per gli altri immobili). Inoltre, è stato previsto un sistema di detrazioni per azzerare l’imposta a chi non avrebbe pagato l’Imu con l’aliquota vigente del 5,8 per mille, per abbattere l’importo di chi con la Tasi si sarebbe trovato a pagare una cifra più alta rispetto al pagamento dell’Imu (immobili con rendita fino a 600 euro) e per ridurre la pressione fiscale alle famiglie numerose che abitano in case con elevata rendita catastale e che pagheranno meno di Tasi rispetto a quanto avrebbero pagato di Imu. Tenuto conto che a rendita crescente dell’immobile corrisponde un reddito maggiore per il proprietario e che il maggior numero delle famiglie genovesi con figli a carico possiede case con rendite catastali inferiore ai 900, Tursi ha introdotto due tipologie di detrazione: una decrescente all’aumentare della rendita catastale (114 euro per rendite catastali fino a 500 euro, 80 euro per rendite da 500 a 700 euro, 50 euro per rendite da 700 a 900 euro e per quelle oltre i 900 euro solo per famiglie con Isee inferiore ai 15 mila euro), l’altra per i figli fiscalmente a carico sotto i 26 anni (25 euro fino a 500 euro di rendita catastale, 20 euro per le rendite da 500 a 700 euro, 15 euro per le rendite da 700 a 900 euro o superiori solo per le famiglie con Isee non superiore ai 15 mila euro).

    A dire il vero, c’è una novità anche per l’IMU. La legge di stabilità, infatti, ha introdotto la possibilità di assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare concessa in comodato d’uso gratuito a parenti di primo grado che la utilizzino come abitazione principale. Il Comune di Genova si è avvalso di questa facoltà per tutti i comodatari con reddito isee superiore ai 15 mila euro: se chi concede l’immobile non possiede altre abitazioni, è prevista un aliquota IMU del 9,6 per mille; se chi concede l’immobile ne possiede altri, l’aliquota sale al 10,6 mille. In entrambi i casi non è dovuto il pagamento della TASI che, invece, è previsto per i comodatari con reddito inferiore ai 15 mila euro che, al contrario, non pagheranno IMU.

    Insomma, secondo le proiezioni del Comune, i genovesi si troveranno generalmente a dover versare un’imposta inferiore rispetto a quella pagata nel 2012: l’anno scorso, invece, con il balletto no-Imu, mini-Imu non può essere preso in considerazione come valido termine di paragone. Anche le casse di Tursi, però, avranno meno linfa: che cosa comporterà tutto ciò per il bilancio lo scopriremo nelle prossime settimane.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    televisioneGentili lettori, con il 2014 ritorna “Consulenza Online” la rubrica dedicata ai lettori e alle piccole grandi problematiche quotidiane che invadono la nostra vita. Se pensate che inizi con un “buon anno!”, beh, vi sbagliate…

    In questo periodo, tra i tanti balzelli statali, vi è quello del Canone Rai; esso si rifa ad un Regio Decreto del 21 febbraio 1938… In quanto regio decreto e non legge propriamente fascista (!!!) non è stato abolito dalla Costituzione e dal nuovo regime democratico. Qualcuno mi potrà obiettare: “regime democratico?” Avete letto bene: l’Italia della democrazia apparente in realtà è figlia di una dittatura mediatica senza confini; l’italia “dipende” dalla TV, sia essa network a pagamento, sia essa quella di stato.

    C’è però una situazione agevolante di cui nessuno (o quasi) parla: le esenzioni dal pagamento dell’incostituzionale canone Rai, che resta tale anche se la Suprema Corte lo ha dichiarato legittimo, in quanto viola palesemente il diritto all’informazione, checché se ne dica.

    Tornando a noi, chi può non pagare il canone Rai? Sono esonerati dal pagamento solo alcuni soggetti, ovvero gli anziani di età pari o superiore a 75 anni. A stabilirlo è l’art. 1, comma 132 della L. n. 248/2007. I requisiti specifici indicati dalla norma sono i seguenti:

    – avere compiuto 75 anni entro la scadenza del pagamento del canone (cioè al 31 gennaio dell’anno corrispondente);
    – conviventi solo con il coniuge e non con altri soggetti diversi da quest’ultimo;
    – essere titolari di un reddito complessivo (quindi sommato a quello del coniuge) non superiore ad € 6.713 annui (quindi essere percettori di assegno e/o pensione mensile non superiore ad € 516,00).

    Sono esclusi dalla somma complessiva del reddito familiare, i redditi esenti dal calcolo Irpef (ovvero indennità Inail, pensione di guerra, o assegni per invalidi civili); la rendita relativa alla prima abitazione; le somme percepite per il trattamento di fine rapporto (Tfr).

    L’esenzione può essere richiesta anche per gli anni precedenti (5 anni) purché già allora si possedessero i requisiti anagrafici e di reddito sopraelencati: quindi chi avesse corrisposto il pagamento negli anni precedenti può richiedere il rimborso rivolgendosi ad un ufficio dell’Agenzia delle Entrate o chiamando il seguente numero 848.800.444. La domanda può essere presentata inviando una raccomandata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate sede di Torino, sportello S.A.T., oppure consegnata direttamente presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo una dichiarazione sostitutiva, che può essere scaricata dal sito dell’Agenzia delle Entrate o, sempre, richiesta presso uno sportello dell’Agenzia.

    Due osservazioni mi si consentano:

    1. Quanti di voi lettori erano informati di questa cosa?

    2. Un pensionato che abbia un reddito di € 520.00 deve pagare il canone, ossia a gennaio deve riuscire a vivere con € 415,00.

    Alla faccia dell’esistenza dignitosa di cui parla la Costituzione. Intanto nel 2016 scade la convenzione tra Stato e Rai: speriamo bene.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Equitalia addio, il Comune di Genova riorganizza la riscossione tributi

    Equitalia addio, il Comune di Genova riorganizza la riscossione tributi

    equitaliaEbbene sì, pare che Equitalia sparisca… Anzi no, resta tutto uguale a prima. Prendiamo spunto dalla notizia circolata in questi giorni sull’addio di Equitalia, per fare luce su alcuni aspetti.

    Per quanto riguarda Genova, il Consiglio Comunale si è espresso ieri in Sala Rossa sull’argomento. Così l’assessore Miceli: «Gli uffici amministrativi comunali non hanno le competenze e le risorse per gestire autonomamente la riscossione coattiva. L’attività di Equitalia per conto del Comune di Genova terminerà il 30 giugno, non è ancora chiaro se questa cessazione riguarderà anche le pendenze pregresse». E ancora: «Lo scenario che si apre per i Comuni è la riscossione in proprio delle entrate tributarie e patrimoniali, attraverso l’ingiunzione fiscale disciplinata da un Regio decreto del 1910, o l’affidamento a terzi. Per quanto riguarda il Comune di Genova sono stati già approntati i documenti per aprire una gara per il supporto della riscossione coattiva che si affiancherebbe alla riscossione spontanea di Imu e Tares che avviene già. La gara, con asta al ribasso, sarebbe per un appalto e non per una concessione: il titolare resterebbe il Comune che avrebbe quindi sempre l’ultima voce in capitolo, soprattutto per la gestione dei casi particolari. Qualora dovesse essere prevista una proroga per il servizio di riscossione di Equitalia per ulteriori 6 mesi, molto probabilmente il Comune di Genova ne beneficerebbe. Resta il fatto che è necessaria una riforma del sistema di riscossione e delle sue modalità».

    Nel tentativo di analizzare la questione in un quadro più ampio che vada oltre il singolo caso genovese, cerchiamo di fissare alcuni punti fondamentali.

    Innanzitutto:
    1. Non tutti i comuni hanno Equitalia come agente di riscossione; anzi, molti piccoli comuni hanno dato il mandato a riscuotere a piccole società, rimaste semisconosciute solo perchè hanno compiuto meno scelleratezze rispetto alla più nota “sorella maggiore”;
    2. Le concessioni con Equitalia possono avere scadenze differenti da Comune a Comune, quindi va verificata la data esatta in cui ciò accadrà.
    3. Rimangono in piedi tutti i tributi dovuti in materia di previdenza (INPS) e fiscale (Agenzia delle Entrate); ciò vale a dire che i tributi non di natura comunale restano tali e quali.

     

    LE CONSEGUENZE PRATICHE

    1. Bisognerà fare molta attenzione alle date di notifica, alle prescrizioni e quant’altro possa influire sulla sussistenza di un tributo in capo a ciascun contribuente.
    2. Giocoforza si creerà un buco nero tra la data di scadenza della concessione con Equitalia e la data in cui il Comune, in proprio o attraverso altro agente di riscossione, riprenderà in mano la gestione dei tributi; in altre parole: molti dati potrebbero pedersi per strada, molte sanzioni amministrative potrebbero prescriversi tout court, con ovvio beneficio per il cittadino, ma con grave danno per i Comuni coinvolti.
    3. Proprio per questo motivo, non si può escludere che proprio quei Comuni, per ovviare agli introiti mancati, non emettano nuovi tributi o aumentino quelli già esistenti…

    Vi consigliamo, pertanto, di tenere d’occhio qualunque pendenza possiate avere con gli enti pubblici, in particolare con i comuni.
    Dire a tutti di non pagare e sperare di farla franca è un’opportunità indubbia, ma non è un consiglio che, visto il mio ruolo, mi sento di appoggiare….

    Ultima considerazione: che cosa succede per chi ha delle rateizzazioni in vigore? Per quelle temo che, essendovi traccia tangibile, non ci sia altro da fare che portarle a termine.

    In conclusione: Equitalia, essendo sì una S.p.A. di natura parlamentare (situazione che solo a dirla fa rabbrividire…), solo dal parlamento può essere chiusa; e non basta neppure un referendum abrogativo, stante la natura giuridicamente societaria di Equitalia.

    Mi fanno ridere alcune campagne elettorali contro Equitalia o a favore dell’eliminazione della stessa: molti dei candidati la votarono oppure, se non l’hanno votata, militano in un partito che l’ha votata.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Equitalia s.p.a: la società, l’organizzazione, l’attività di riscossione

    Equitalia s.p.a: la società, l’organizzazione, l’attività di riscossione

    EquitaliaNelle scorse settimane abbiamo avuto modo di tornare sull’annoso (dannoso…) argomento Equitalia. Questa settimana volevo spiegare ai nostri lettori come nasce, come si sviluppa e come funziona questa Società per Azioni molto, ma molto particolare…
    Equitalia è la società pubblica (51 % Agenzia delle Entrate e 49% INPS ) incaricata della riscossione dei tributi a livello nazionale. Per tributi intendiamo tasse, imposte e quant’altro di spettanza degli enti pubblici, mai di bollette delle utenze domestiche o cose simili!

    Con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha cambiato nome in Equitalia S.p.A., il servizio nazionale della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica. La riforma della riscossione è avvenuta con l’entrata in vigore dell’art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005 deliberato dal Governo Berlusconi convertito con modificazioni nella legge n. 248 del 2 dicembre 2005.
    Fino al 30 settembe 2006 la riscossione era affidata in concessione a privati (prevalentemente banche), una quarantina circa. Con il dl n. 223 del 4 luglio 2006 il governo Prodi autorizza Riscossione S.p.A. ad utilizzare i dati in possesso dell’Agenzia delle entrate.
    Equitalia dalla sua costituzione ha raggruppato i vecchi concessionari attraverso una campagna di acquisizioni e fusioni, al fine di ridurre il numero totale degli Agenti della riscossione, che nel 2011 sono confluiti in 3 sole società. Infatti, nell’aprile 2009 l’ambito di Genova passa da Equitalia Polis S.p.a ad Equitalia Sestri S.p.a., mentre l’ambito di Salerno passa da Equitalia Etr S.p.a. ad Equitalia Polis S.p.a. Nel maggio 2009 Equitalia Gerit S.p.a. acquista Equitalia Frosinone S.p.a. Nel giugno 2009, Equitalia Etr S.p.a. incorpora Equitalia Foggia S.p.a., mentre l’ambito di Lucca passa da Equitalia SRT S.p.a. ad Equitalia Cerit S.p.a. Dal gennaio 2010 Equitalia Perugia S.p.a. ed Equitalia Terni S.p.a. si fondono, dando luogo a Equitalia Umbria S.p.a. Dal gennaio 2011 Equitalia Etr S.p.a. incorpora Equitalia Lecce S.p.a. Con le operazioni societarie del 1º luglio, del 1º ottobre 2011 e la messa in liquidazione di Equitalia Basilicata S.p.a partecipata da privati, dal 31 dicembre 2011 restano operative:

    Equitalia Nord S.p.a.
    Equitalia Centro S.p.a.
    Equitalia Sud S.p.a.
    Equitalia Servizi S.p.a.
    Equitalia Giustizia S.p.a.

    Equitalia esercita la riscossione dei tributi sull’intero territorio nazionale, esclusa la Sicilia. In particolare, Equitalia esercita sia la riscossione non da ruolo, che riguarda i versamenti diretti, per esempio, la riscossione dei versamenti unitari con compensazione mediante Mod. F24, la riscossione dei tributi e delle altre entrate versate con mod. F23, la riscossione dell’Ici, sia la riscossione a mezzo ruolo, che è effettuata sulla base della notifica di una cartella di pagamento o altro avviso (accertamento esecutivo per i tributi erariali c.d. AVE o avviso di addebito per la riscossione dei contributi previdenziali INPS c.d. AVA).
    Il Gruppo Equitalia si compone delle società Equitalia S.p.a. (capogruppo), delle società da essa controllare e di altri tre agenti della riscossione presenti su tutto il territorio nazionale con esclusione della sicilia, la cui società si chiama Riscossioni Sicilia S.p.A. (fino al 1° settembre 2012 denominata SERIT Sicilia Spa).

    Equitalia spa esercita funzioni prevalentemente strategiche, di indirizzo e controllo dell’attività degli agenti della riscossione, mentre gli agenti si occupano degli aspetti operativi della riscossione, gestendo gli sportelli e i rapporti con i contribuenti e con gli enti.
    Equitalia Servizi supporta gli agenti della riscossione sia come fornitore di soluzioni tecnologiche sia come interfaccia con gli enti.
    Equitalia Giustizia si occupa della riscossione delle spese di giustizia e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti giudiziari passati in giudicato o diventati definitivi dal 1º gennaio 2008.

    Dal 1 gennaio 2012 la struttura degli agenti di riscossione, ossia delle filiali locali di Equitalia S.p.a., su pressoché tutto il territorio nazionale, organizzati su base regionale, con competenza provinciale è la seguente:

    Equitalia Nord S.p.a.: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia
    Equitalia Centro S.p.a.: Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Sardegna
    Equitalia Sud S.p.a: Lazio, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
    Sicilia: Riscossione Sicilia S.p.A., non facente parte del gruppo Equitalia S.p.a. ma 60% Regione Siciliana e 40% Agenzia delle Entrate, competente per tutto il territorio regionale.

    Per completezza di informazione, ecco le sedi:
    Equitalia Nord S.p.a. – Viale dell’Innovazione 1/b – 20126 Milano
    Equitalia Centro S.p.a. – Via Cardinale Domenico Svampa, 11 – 40129 Bologna
    Equitalia Sud S.p.a. – Lungotevere Flaminio 18 – ROMA

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Equitalia, interessi di mora: da maggio pagare in ritardo costerà di più

    Equitalia, interessi di mora: da maggio pagare in ritardo costerà di più

    equitaliaDi Equitalia abbiamo sentito parlare tanto, in questi ultimi anni… E purtroppo ne dobbiamo ancora parlare. Vogliamo spiegare ai lettori che cos’è Equitalia, o meglio che cosa rappresenta, non senza prima partire dall’attualità, perché dal 1 maggio pagare in ritardo una cartella esattoriale costerà di più.

    Si tratta del nuovo tasso degli interessi fissato da un provvedimento del 4 marzo 2013 da Attilio Befera, direttore delle Agenzie delle Entrate. Il provvedimento consiste in una modifica della cartella di pagamento: la misura su base annua aumenterà così dal 4,55% al 5,22%, dopo che dal 2009 al 2012 il taglio agli interessi di mora era stato del 2,28%.

    In generale, la cartella esattoriale – o cartella di pagamento – è uno strumento attraverso il quale la Pubblica Amministrazione attiva nei confronti di un soggetto, il contribuente debitore, una riscossione coatta di credito.
    La cartella viene inviata da Equitalia, la società di riscossione dei tributi, per conto di altri Enti (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni…), con la quale la società comunica ai contribuenti che sono stati iscritti da ruolo, ovvero in un elenco compilato dall’Ente preposto dove sono indicati i nominativi dei contribuenti e le somme che l’Ente ritiene le siano dovute.

    La cartella esattoriale che Equitalia invia – all’interno della quale si trovano tutte le informazioni e gli importi da pagare, con relativa morosità – può arrivare attraverso un ufficiale di riscossione, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o con affissione all’albo comunale nel caso di irreperibilità del contribuente.

    Una volta notificata la cartella, il contribuente ha 60 giorni di tempo per pagarla o per contestarla. Scaduto il termine, al totale originario si vanno ad aggiungere gli interessi di mora, che maturano su ogni giorno di ritardo dal pagamento. Ci sono poi altre somme aggiuntive che gravano sul totale scaduto da pagare, come l’aggio di riscossione, pari al 9% del totale (fino a 60 giorni è del 4,65%) per i ruoli emessi fino al 31 dicembre 2012 – dal 1 gennaio 2013 è del 8% – più eventuali spese per le procedure esecutive e le spese di notifica di 5,88 euro, che costituiscono i costi per le attività di Equitalia.

    Per l’ennesima volta dobbiamo rimarcare come per Equitalia non valga la regola dell’anatocismo, ossia la sussistenza di interessi sugli interessi già esistenti e maturati; questo nel caso in cui il contribuente chieda la rateizzazione di una cartella, diritto che gli spetta di legge.

    Trovata la legge, trovato l’inganno. Non si possono applicare interessi sugli interessi? Bene, allora chiamiamoli in modo diverso tra di loro, così aggiriamo l’ostacolo: interessi di mora, interessi di dilazione ed interessi di rateazione.

    La solita vergogna chiamata Italia.
    Anzi, Equitalia.

     

    Alberto Burrometo

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  • Tassa di concessione governativa e abbonamenti telefonici a contratto

    Tassa di concessione governativa e abbonamenti telefonici a contratto

    smsQuesta settimana parliamo della odiosa tassa di concessione governativa, estesa dalla normativa vigente anche alla telefonia, la quale viene identificata come un ponte radio. Basta prenedere soldi… lo Stato interpreta le leggi secondo la propria convenienza. Ricordiamo che la TCG viene applicata solo agli abbonamenti telefonici con un contratto, ovverosia con l’esclusione della cosiddette ricaricabili.

    Come dicevamo, secondo la Cassazione, sez. tributaria, con la sentenza 14 dicembre 2012, n. 23052 il contratto di abbonamento va a sostituirsi alla licenza di stazione radio; il regime autorizzato giustifica il mantenimento della tassa di concessione governativa che deve essere pagata.
    Sulla questione vi erano, da parecchio tempo, “pareri contrastanti”; e quando vi sono troppi pareri contrastanti passare il Piave non è facile.

    Infatti l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione del 18 gennaio 2012 n. 9/E aveva ribadito l’obbligatorietà del pagamento della tassa per tutti (privati ed enti pubblici non statali) ex art. 21 tariffa allegata al DPR n. 641/1972, mentre la giurisprudenza (cfr. sentenze: Comm. Trib. reg. Veneto 2 aprile 2012, n. 2; Comm. Trib. reg. Veneto 10 gennaio 2011, n. 5; Comm. Trib. Perugina 15 febbraio 2011, n. 37) ha riconosciuto che con l’entrata in vigore del codice delle telecomunicazioni la tassa di concessione governativa non era più prevista, definendo la stessa come illegittima ed anacronistica in un mercato oggetto di privatizzazione e liberalizzazione.
    Con la sentenza in commento i giudici della Corte hanno definitivamente risolto la querelle sancendo la legittimità della TCG.

    Nella decisione di cui si sta parlando, si legge testualmente che “Non rileva l’argomentazione dei controricorrenti, secondo cui il citato art. 160 del Codice delle comunicazioni elettroniche riguarderebbe soltanto gli impianti radioelettrici e non gli apparecchi di telefonia mobile, che non costituiscono un impianto radioelettrico. Invero tale articolo ha riprodotto esattamente il contenuto normativo dell’abrogato D.P.R. n. 156 del 1973, art. 318, che costituiva in precedenza il presupposto oggettivo della tassa di concessione governativa sulla telefonia mobile….La delineata interpretazione del quadro normativo di riferimento trova conferma nel disposto della L. finanziaria n. 244 del 2007, art. 1, comma 203, che. intervenuta successivamente alla ritenuta abrogazione dell’art. 21 della tariffa per effetto del disposto del D.Lgs. n. 159 del 2003, art. 268, ha esteso ai non udenti l’esenzione dalla tassa di concessione governativa già prevista dallo stesso art. 21 per invalidi e non vedenti, restando così dimostrata la persistente vigenza di tale disposizione tariffaria anche dopo l’abrogazione del D.P.R. n. 196 del 1973, art. 318”.

    E gli enti pubblici non la pagano, per legge. Un’altra battaglia persa, l’ennesima, da parte degli utenti tartassati da balzelli deliranti.

     

    Alberto Burrometo

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  • Prescrizione tributi e cartelle esattoriali: attenzione alla scadenza

    Prescrizione tributi e cartelle esattoriali: attenzione alla scadenza

    Ai tempi del governo Berlusconi tanto si è parlato di prescrizione, prescrizione breve, prescrizione del reato, ecc. ecc. In quel caso, però, si trattavo di diritto penale:  la prescrizione di un reato è il tempo entro il quale il colpevole deve essere condannato; se passa quel tempo previsto (prescritto, per meglio dire) dalla legge, l’imputato può passarla liscia anche se palesemente colpevole.

    Da non confondere con un altro tipo di prescrizione e non sto certo parlando di quella del medico di famiglia… Mi riferisco alla prescrizione dei tributi e delle cartelle esattoriali (Equitalia, tanto per capirci).

    Innanzitutto, precisiamo che la prescrizione è il termine entro il quale un ente pubblico può richiedere il pagamento di un tributo ad un cittadino; scaduto quel termine, il diritto a riscuotere muore senza se e senza ma.

    Voglio qui di seguito fare alcuni esempi utili ai nostri lettori.

    Innanzitutto, la cartella esattoriale è il mezzo con il quale i concessionari (uno è Equitalia…) riscuotono, quali intermediari, cifre relative a tasse, tributi, sanzioni etc. dovute allo Stato e ad enti pubblici, previdenziali e/o assicurativi.
    Per tale motivo non si può dire che esista un termine di prescrizione proprio della cartella. Il termine di prescrizione esiste, ma è diverso a seconda del tipo di tributo oggetto dell’iscrizione a ruolo.

    In linea generale si può affermare che il termine di prescrizione della cartella (ovvero il termine entro il quale la cartella deve essere notificata) segue quello del tributo riscosso.

    Volendo aiutare il consumatore – lettore, a titolo di esempio:

    Multe relative al codice della strada e sanzioni amministrative in genere: il termine di prescrizione e’ di cinque anni dalla data dell’infrazione. La corretta notifica del verbale (atto precedente la cartella) interrompe il termine facendolo ripartire, pertanto la prescrizione della cartella e’ di cinque anni dalla notifica del verbale (codice della strada art.209 e legge 689/81 art.28);

    Tributi locali (Ici, Tarsu, Tia, Tosap, Imposta comunale sulla pubblicità e diritto pubbliche affissioni): cinque anni è l’attuale termine che riguarda la prima notifica degli avvisi di accertamento, con emissione delle cartelle esattoriali nei successivi tre anni. Esso parte dalla fine dell’anno di riferimento;

    Bollo auto: il termine di prescrizione è in pratica di quattro anni, perchè cade alla fine del terzo anno successivo a quello in cui doveva avvenire il versamento.

    Canone RAI: la prescrizione è quella ordinaria, 10 anni dalla scadenza.

    Dopo di ciò potete andare dal medico e chiedere la prescrizione per un ansiolitico e da un mobiliere perchè vi occorrerà un armadio enorme per contenere tutte le ricevute dei pagamenti effettuati, ovvero l’unico vero modo per dimostrare di avere pagato un tributo che vi viene richiesto indebitamente.

     

    Alberto Burrometo

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  • Liguria: verso la nascita di un ente di riscossione regionale

    Liguria: verso la nascita di un ente di riscossione regionale

    Ieri in consiglio regionale si è parlato dell’opportunità di costituire una società alternativa ad Equitalia per la riscossione dei tributi della Regione Liguria e degli enti locali liguri. Come avevamo anticipato anche il Comune di Genova, secondo la legge, dovrà decidere a chi affidare questa funzione strategica. E già si profila all’orizzonte una futura collaborazione con Anci (Associazione dei Comuni Italiani).

    All’unanimità è stata approvata una mozione, firmata da Edoardo Rixi, Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) che impegna la giunta «a valutare la possibilità, insieme ad Anci Liguria, di costituire un ente di riscossione regionale, oppure una direzione regionale dedicata, per dare un adeguato servizio ai comuni ed allo stesso tempo per ridurre disagi e costi per i cittadini in difficoltà; e a richiedere al Governo di delegare all’eventuale nuovo ente di riscossione regionale anche la riscossione dei tributi statali». La collaborazione con Anci, non prevista nel testo originario, è stata chiesta ed ottenuta dall’assessore al bilancio, Sergio Rossetti.

    «La Regione non può essere l’unico ente che per la riscossione continui a ricorrere ad Equitalia che, talvolta, ha usato sistemi quasi coercitivi – ha spiegato Rixi illustrando la mozione – In questi tempi di crisi da un lato le persone rischiano di perdere il lavoro, dall’altro, per un sistema coercitivo, rischiano il pignoramento dell’alloggio perché, in un momento di difficoltà, non riescono a pagare le imposte. L’Ente locale deve, quindi, saper distinguere tra chi fa il furbo e non vuole pagare e chi, invece, in determinati tempi non può farlo perché si trova in una situazione critica. In caso contrario si crea una ulteriore tensione sociale. Chiedo pertanto alla Regione di analizzare questo problema per capire che cosa intendiamo fare nel 2013: se vogliamo rinnovare il contratto ad Equitalia, e con quali condizioni, oppure se vogliamo trovare una formula nuova, come quella da noi proposta o altre alternative».

    L’assessore al bilancio, Sergio Rossetti ha ribadito «Si tratta indiscutibilmente di un tema delicato ed importante per la quotidianità di molte famiglie».

    Rossetti è quindi sceso nel dettaglio della mozione, chiedendo, come detto, il coinvolgimento diretto di Anci e, quindi, di comuni e province, gettando così le basi per la nascita di un ente di riscossione con valenza sul territorio degli enti locali liguri coinvolti, e non solo al servizio della Regione. «In epoca di spending rewiew non è certo ipotizzabile costituire un’azienda di proprietà pubblica e solo della Regione Liguria perché non ci sono le condizioni economiche e giuridiche. Diversa è la collaborazione con Anci e possiamo valutare insieme la possibilità di istituire un ente di riscossione. Senza questo partner ritengo che la via non sia percorribile. E’ necessario, quindi, operare insieme a comuni e province».

     

    Matteo Quadrone