Era il “Sextum lapis ab Urbe Janue”, ovvero la “sesta pietra miliare dalla città di Genova” sulla strada romana che univa l’antica Gallia con la Capitale. Il villaggio “Sextum” sorse sulla collina nel II Secolo, quando ancora il mare occupava tutta la parte pianeggiante, e il nome Sestri deriva proprio dalla volgarizzazione di questo toponimo latino.
Rimase villaggio marinaro e agricolo per tutta la sua storia, ma già al tempo dell’Impero Romano l’attuale Sestri Ponente era uno dei centri maggiormente abitati del “genovesato”. Intorno all’anno mille il ritiro delle acque aveva già regalato una buona parte di terra pianeggiante, dove sorse il primo nucleo dell’attuale quartiere. Sextum si sviluppò rapidamente e nel XVII Secolo la Repubblica di Genova fondò il Capitanato di Sestri, fino a quel momento il paese era parte del Capitanato di Voltri.
In quegli anni il mare era ormai indietreggiato sino a lambire l’attuale piazza Baracca. La Basilica di Nostra Signora dell’Assunta, infatti, ancora oggi dominante sulla piazza, fu eretta nel 1610 praticamente sulla spiaggia e per questo motivo orientata in direzione nord-sud, per impedire che l’acqua di mare entrasse in chiesa durante le mareggiate. A quei tempi la regola voleva che i fedeli fossero sempre rivolti in direzione est-ovest durante la Messa, e ci volle un permesso papale per consacrarla nel 1620.
Proprio in quegli anni di sviluppo, Sestri fu praticamente distrutta dalla spaventosa epidemia di peste che tanti morti fece in tutta la Repubblica di Genova; scritti dell’epoca raccontano di una Sestri completamente deserta, senza più un’anima viva. Ma fu proprio dalle ceneri di quella tragedia che si sviluppò una città forte e sempre più ricca. Prima con la costruzione di numerose ville, residenze estive dei nobili genovesi e non solo (Villa Rossi rimane come testimonianza di quel periodo), poi con la crescita del traffico via mare e la costruzione della fabbrica del tabacco di Sestri e infine, nel 1810, con l’inaugurazione del primo cantiere navale.
La popolazione aumentò piano piano, sino a superare quota 20000 dopo la realizzazione della Nuova Manifattura Tabacchi (1886) sulle macerie della precedente fabbrica. Fu così che da borgo marinaro Sestri divenne città di lavoro e opportunità. Oggi gli storici edifici della Manifattura (ancora nel 1981 ospitavano i processi produttivi di prodotti legati al tabacco) sono diventati sede, tra le altre cose, della biblioteca “Bruschi-Sartori” quinta biblioteca cittadina per importanza e numero di volumi.
Nel XIX Secolo, in quegli anni di forte e crescente sviluppo industriale, Sestri Ponente si ingrandì per accogliere le tante persone che vi giungevano in cerca di lavoro. La zona pianeggiante ricavata dal ritirarsi delle acque era ormai quasi tutta edificata, via Caterina Rossi (1910) fu addirittura uno dei primissimi esempi in Italia di edilizia popolare giunto a noi intatto. Si tratta di ben venti edifici tutti uguali (un tempo decorati, oggi ridotti al solo grigio a causa dell’inquinamento) che misurano venti metri sia in altezza che in larghezza. Una costruzione davvero imponente per l’epoca che suscitò non poco scalpore.
Erano i tempi in cui Sestri era ancora divisa in due grandi quartieri, Castiglione e Lardara, rispettivamente a est e a ovest di piazza Baracca, da sempre centro nevralgico della piccola città, i tempi del primo sindaco socialista della storia italiana, l’ingegnere Carlo Canepa, costretto a fuggire dopo le ripetute minacce dei fascisti. Oggi Sestri gli ha dedicato il viale principale, che da piazza Baracca giunge in collina. Stava nascendo una nuova Italia, sarebbe arrivata la Grande Genova e Sestri avrebbe perso la sua indipendenza. Sarebbe arrivata la guerra, e poi la massiccia industrializzazione del ponente… ma questa è storia contemporanea.








