Tag: strade antiche

  • La “Strada a Monte” di Cornigliano, un percorso fra le antiche ville della delegazione ponentina

    La “Strada a Monte” di Cornigliano, un percorso fra le antiche ville della delegazione ponentina

    Ville Cornigliano 03Nella delegazione di Cornigliano, dopo l’apertura della Strada a Mare avvenuta lo scorso 7 febbraio, si è assistito quasi contemporaneamente, per iniziativa della sezione genovese di Italia Nostra, anche all’”apertura” della strada a Monte. Non si tratta di una nuova opera di asfalto e cemento ma un percorso inedito, dai Giardini Melis su per Via Cervetto e Via Tonale, attraverso una sorta di arteria lungo la quale visitare le ville che le famiglie nobili genovesi costruirono soprattutto dal 1500 in poi, quasi obbligati in ragione del prestigio che la città aveva assunto nel mondo allora conosciuto.

    Erano i tempi in cui gli esponenti della Genova blasonata si risolsero a lasciare le budella della Città Vecchia per far costruire i propri palazzi nelle zone limitrofe, su tutte Via Garibaldi e via Balbi (comunque entro le mura, per entrare nelle “liste” delle dimore di interesse, Rolli appunto, e poter ospitare personalità illustri in transito). Quando dovettero scegliere dove costruire le proprie residenze estive, invece, videro nella zona alle spalle del lido fra Cornigliano e Sestri un buon compromesso fra la vicinanza ai propri affari e la posizione privilegiata al fresco della campagna ma sempre con il mare a portata di sguardo.

    Si dice che già il Petrarca cantasse la bellezza della zona come  località di villeggiatura, e infatti già dal 1300 erano sorte casine di campagna e di vacanza, senz’altro più modeste di quelle che oggi ammiriamo; sicuramente ne fu colpito Ugo Foscolo, che dedicò l’”Ode a Luigia Pallavicini caduta da cavallo”, alla bella nobildonna genovese che ebbe la famosa disavventura proprio cavalcando fra Cornigliano e Sestri, e che il poeta, allora comandante dell’esercito napoleonico, aveva conosciuto ad una festa a Villa Imperiale, in  Corso Perrone.  Possiamo quindi immaginare le vie che portavano alle colline che ancora oggi sono alle spalle di Cornigliano, Coronata e gli Erzelli, allora probabilmente disseminate solo di poche costruzioni, e capire il perché i genovesi più abbienti   iniziarono a trasferire qui le proprie dimore estive, conservando ove presente la caratteristica torretta oppure inserendola ex novo nelle ville in costruzione, poiché era considerata un elemento indispensabile per avvistare malintenzionati e briganti, che molto spesso arrivavano dal mare.

    Nacque in questo modo una vera e propria “Strada a Monte”, appunto, disseminata di ville cinque-seicentesche dai nomi blasonati come quelli dei palazzi del centro: Cattaneo, Durazzo, Serra, Dufour, Raggio, Spinola fra gli altri, costruite spesso dagli stessi architetti artefici dei più noti palazzi cittadini.  In occasione dell’Esposizione Universale del 1892, anche Margherita di Savoia ed il Re Umberto scesero alla stazione di Cornigliano per soggiornare presso Castello Raggio, distrutto poi nel 1951 per costruire le acciaierie. Tante altre  residenze oggi non esistono più, o si sono trasformate o sono a stento riconoscibili per le modifiche apportate negli anni, una di queste fu, tra l’altro, sede di un pastificio industrale (Villa Spinola Narisano) altre sono state trasformate in piccoli condomini. Strade e nuovi tracciati ferroviari hanno tagliato giardini e parchi, mentre si è riempito il lido di Cornigliano  per far posto agli insediamenti produttivi, così che dell’antica vocazione turistica si è perso anche il ricordo.

    Italia Nostra, in collaborazione con la Pro Loco Cornigliano e con Associazione Dimore Storiche (all’interno della quale è sorto il  Consorzio proprietari delle ville) ha però da almeno un decennio puntato l’attenzione su questa zona, grazie anche alla caparbia passione di alcuni addetti ai lavori ai quali non è sfuggita occasione per segnalare come si stesse gettando via una porzione di  territorio dalle caratteristiche architettoniche forse uniche.

    Con un lavoro accurato e puntuale sono state catalogate tutte le residenze, in alcuni casi si sono avviati i primi lavori di restauro, provvedendo alla realizzazione di un percorso che sarà guidato tramite l’installazione di pannelli descrittivi e la pubblicazione di una mappa delle ville. Nel mese di maggio ci saranno poi due eventi distinti, entrambi con i palazzi di villa protagonisti: durante la “Settimana di Italia Nostra 2015” a maggio ci saranno tre passeggiate con guida, mentre come evento collaterale dei Rolli Days per due giorni, il 30 ed il 31 maggio,  le ville sia di proprietà pubblica che private saranno aperte al pubblico, così come i parchi ed i giardini annessi, ed ospiteranno concerti, conferenze, degustazioni e mostre.

    Abbiamo percorso questo itinerario inconsueto, camminando intorno alle mura delle ville, ci si riesce ad immergere in un’atmosfera che niente ha a che fare con il caos commerciale della Fiumara o i capannoni riverniciati di azzurro dell’ex Italsider. Tuttavia,  pur armati di cartina e con tanto di elenco di ville da vedere, non è per nulla facile, se non si è addetti ai lavori, riconoscere il cortile, la sopraelevazione, lo steccato che in realtà nascondono una ricchezza architettonica. Non va molto meglio interrogando chi abita in zona, la risposta è sempre vaga, spaesata, e alla fine si cerca di mandare il visitatore a Villa Bombrini. In realtà, ad un secondo giro le cose vanno meglio, si impara a stare un po’ con il naso in su, ed ecco Villa Spinola Muratori, il suo bel parco con le statue; le rovine di villa Doria e, con il cancello ben chiuso, il profilo di Villa Marchese. Ad averle continuamente sotto gli occhi, le cose non si notano più, e tanto meno qui, dove soffocano fra transenne, ingressi carrabili e divieti di accesso.

    La sfida quindi è impegnativa, per Italia Nostra, Pro Loco e tutti i soggetti attivi su questo fronte. E se per il vicesindaco Bernini grazie alla Strada a Mare Via Cornigliano “diventerà presto una sorta di Boulevard parigino con alberi e panchine”, noi nell’attesa guardiamo con speranza alla collina e alle sue ville come punto di partenza per restituire respiro al polmone industriale della Grande Genova.

     

    Bruna Taravello

     

     

  • Val Bisagno, il “lato b” dell’Acquedotto Storico: viaggio fra rifiuti e discariche abusive, frane e abbandono

    Val Bisagno, il “lato b” dell’Acquedotto Storico: viaggio fra rifiuti e discariche abusive, frane e abbandono

    acquedotto-storicoL’ultimo sopralluogo di #EraOnTheRoad ci ha portato a visitare un tratto dell’acquedotto storico di Genova: abbiamo scelto di partire da via di Pino, dando seguito alla segnalazione di una nostra lettrice, Antonietta, che ci ha accompagnato sul posto. Arrivati a Molassana abbiamo preso l’autobus 481 fino alla fermata successiva al campo sportivo; una volta scesi abbiamo incontrato Antonietta e Fausto, membro della sezione del CAI locale, ed abbiamo lasciato la strada asfaltata per giungere in pochi minuti, grazie ad un sentiero, sul tracciato dell’acquedotto.

    La segnalazione che ci è pervenuta informava la redazione del grave stato di abbandono in cui versa questo tratto dell’acquedotto storico, sia da un punto di vista di degrado materiale della condotta, sia dal punto di vista dell’inquinamento ambientale di una zona molto bella, tradizionalmente sfruttata dagli abitanti dei quartieri limitrofi per passeggiate ed escursioni.

    Incontriamo quasi subito una prima sezione dell’acquedotto la cui copertura in lastre di pietra è mancante: «In questo caso – sottolinea Antonietta – chi di dovere ha pensato bene di installare un paio di ringhiere e fare di fianco una gettata di ghiaia, non sarebbe stato più opportuno ripristinare le pietre a chiusura della condotta?» Mentre seguiamo il percorso dell’acquedotto Antonietta racconta che  «Da sempre è noto che questa zona è soggetta a frane e smottamenti, infatti in diversi punti è ancora oggi possibile apprezzare sdoppiamenti del condotto, frutto della sovrapposizione di diversi lavori di ripristino effettuati negli anni, almeno fino a quando l’acquedotto aveva un’importanza centrale perché veniva usato. Poi mano a mano è stata interrotta la manutenzione e ad ogni alluvione ci sono nuovi cedimenti e crolli».

    In pochi minuti raggiungiamo una frana che ha letteralmente tagliato la struttura della condotta: una gran massa di detriti si è staccata dal versante in occasione delle ultime violenti piogge, ed ha travolto la struttura, tranciandola di netto e rendendo difficoltoso il passaggio. «Tradizionalmente – spiega Antonietta – questa zona è meta di passeggiate per residenti, spesso anziani o bambini, per i quali ora è certamente più difficile fruire della bellezza e della tranquillità di questi luoghi. Fino a non molto tempo fa era possibile seguire agevolmente il tracciato della condotta anche in bicicletta, ma oggi per farlo è necessario in diversi punti portare la bicicletta in spalla. Ovviamente il problema è più grave per coloro i quali hanno minor facilità nei movimenti ed una peggiore condizione fisica».

    Superando la frana si possono notare alcuni interventi, realizzati con materiali di fortuna da residenti e volontari, volti a recuperare la fruibilità del passaggio almeno a piedi: «Sono diversi i lavori che gli abitanti della zona volenterosi portano avanti – racconta Fausto – a partire da piccoli lavoretti di ripristino, fino alla pulizia da rovi e vegetazione, che altrimenti in poco tempo invaderebbero i sentieri». Infatti l’importanza di questo tratto dell’acquedotto, oltre che dal valore d’uso per gli abitanti e dal valore storico della struttura, è costituita anche dalla fitta rete di sentieri e piccole strade mattonate che collegano il percorso della condotta al territorio circostante, formando una sorta di reticolo in grado di permettere lo spostamento da una zona ad un’altra a piedi, immersi nel verde. «Uno dei problemi – aggiunge Antonietta – è che non possiamo nemmeno ipotizzare in autonomia interventi più consistenti: opere di carattere permanente potrebbero essere considerate abusive, e chi le ha messe in pratica potrebbe anche rischiare dei problemi legali. Ci piacerebbe in questo senso che le istituzioni si preoccupassero di più di mettere in condizione cittadini e volontari di dare il loro contributo alla manutenzione dell’acquedotto. Avremmo bisogno per questo di una autorizzazione ad effettuare interventi, e magari, anche se sappiamo che in questo periodo le risorse in mano alle amministrazioni scarseggino, un piccolo sostegno, almeno in materiali, sarebbe opportuno: noi potremmo metterci gratuitamente la mano d’opera, in fondo non si tratterebbe di un impegno così oneroso».

    Nel frattempo la nostra visita continua gradevolmente offrendo scorci fantastici, anche se purtroppo continuiamo ad incontrare buchi nella copertura della condotta, a causa di lastre rotte o del tutto mancanti. In alcuni punti è anche possibile notare rattoppi realizzati in cemento, sicuramente destinati, vista la matura del materiale, ad un veloce deterioramento.

    Fausto spiega inoltre come il tracciato dell’acquedotto sia stato inserito dal CAI locale, del quale lui è un iscritto, in diversi itinerari escursionistici. In particolare il tratto di acquedotto che abbiamo visitato è compreso in un anello che conduce da via Piacenza, di fronte alla chiesa del quartiere San Gottardo, a visitare il forte Diamante, in vetta all’omonimo monte, le trincee napoleoniche a dente di sega, e le neviere di recente individuate e ripristinate grazie al CAI, per poi seguire il tracciato dell’acquedotto sulla via del ritorno. Questi itinerari escursionistici sono tra l’altro segnalati da apposite tabelle con le indicazioni realizzate ed installate da volontari appassionati come Fausto: «La cosa assurda – spiega lui – è che periodicamente qualcuno si prende la briga di distruggere questa nostra segnaletica, non riesco a capire chi possa fare una cosa simile, e a chi i cartelli che abbiamo posizionato, e che continueremo a rimettere, possano dare fastidio. Oltre alle bellezze della natura, gite simili sono anche in grado di far apprezzare e conoscere la storia locale, grazie a grandi opere architettoniche come l’acquedotto, o le fortificazioni, ma anche grazie ad opere certo meno imponenti ma altrettanto significative; basti pensare alle neviere, che sono la testimonianza degli usi e costumi che ci erano propri, in fondo non poi così tanto tempo fa».

    acquedotto-storico-trekking-4«Un altro peccato – continua Fausto – è quello di lasciare all’abbandono ed alla ruggine dei manufatti in ferro che hanno un certo pregio». Ed infatti in pochissimo incontriamo prima una ringhiera e poi un bel cancello in ferro: «Vedi – dice Fausto indicando le giunture degli oggetti – non si tratta di saldature, che al tempo non c’erano, ma di imbullonature realizzate a mano. Per me lasciare così degli oggetti simili dovrebbe essere un reato».

    È bene sottolineare che, fortunatamente, questo stato di abbandono non riguarda in generale l’intero tracciato dell’acquedotto; la porzione di opera che val ponte sifone fino a Staglieno è quella che presenta maggiori criticità, mentre dal ponte sifone in su, cioè verso monte le cose vanno meglio: «Il Circolo Culturale Via Sertoli fa un gran lavoro con la manutenzione di quella parte di acquedotto, però purtroppo non sono attivi su questa zona, che è dolorosamente lasciata a se stessa».

    Arriviamo in prossimità di un tratto del percorso che, mi viene spiegato, è gravemente inquinato da due tipi di rifiuti: materiale edile abbandonato, e una piccola baraccopoli, ora deserta, in cui i rifiuti la fanno da padrone. Residui di recinzioni, materiale plastico e le classiche reti rosse da cantiere non si fanno attendere, e fanno capolino dalla vegetazione, che inarrestabile le sta man mano inglobando. Ma ben più grave è lo spettacolo che troviamo al nucleo di baracche, la cui condizione, ci avevano anticipato Antonietta e Fausto costituisce un problema, anche igienico. Va sottolineato come la passata convivenza fra i residenti del quartiere e gli abitanti di questo piccolo villaggio abusivo non sia stata per nulla facile, ma ora che se ne sono andati, almeno a quanto sembra e a quanto i nostri accompagnatori ci riferiscono, i problemi non sono finiti: esiste infatti un seria necessità di bonificare il posto. “L’eco-villaggio”, come lo chiama Antonietta in maniera simpaticamente ossimorica, sorge lungo il tracciato dell’acquedotto, in prossimità di un rudere con le porte murate e senza tetto, adibito ad enorme cassonetto della spazzatura: l’edificio è infatti stato riempito di rifiuti di ogni genere, che per altro giacciono anche sparpagliati a terra tutto intorno. Le baracche sono una quindicina, tutte almeno apparentemente prive di inquilini abituali. La varietà ed il numero di oggetti, rotti e non, sparsi al suolo è piuttosto impressionante: si va dalla lavatrice, al passeggino fino al tostapane, si tratta ormai di una discarica abusiva. Dovrebbe essere inutile sottolineare la necessità di bonificare una simile situazione in posto così bello e prezioso intrinsecamente e grazie alla presenza di un bene di alto valore storico. Guardando con attenzione si può anche notare amche che alcune lastre di copertura dell’acquedotto sono state utilizzate come elemento costitutivo di queste improvvisate abitazioni.

    acquedotto-storico-trekking-5Abbandonato il deserto villaggio ci dirigiamo verso la meta finale del sopralluogo, deviando leggermente dal tracciato dell’acquedotto: si tratta di una splendida cascatella, che ristora gli occhi dopo il sopralluogo alla baraccopoli. «Qua –racconta Antonietta- era solito venire mio figlio in bicicletta a giocare quando era piccolo. Ora lui ha quarant’anni, ma è una sofferenza pensare che altri bimbi vengano privati di questo piacere e questa libertà, ai tempi lui ci veniva da solo e io non avevo alcun timore, non era pericoloso. Ora non credo sarebbe più possibile, senza dire che se continua questo abbandono totale dell’acquedotto si rischia letteralmente, fra crolli e vegetazione, la sua scomparsa».

    Durante la preparazione dell’articolo e del sopralluogo sull’acquedotto storico abbiamo fatto avere la documentazione fotografica realizzata agli assessori comunali Crivello e Garotta, oltre che a Gianelli, presidente del Municipio della Media Val Bisagno: rimaniamo in attesa di un commento o di una presa di posizione delle istituzioni sulle condizioni di questo prezioso patrimonio comune.

     

    Carlo Ramoino

  • #EraOnTheRoad alla scoperta delle botteghe storiche genovesi: lo storify del tour

    #EraOnTheRoad alla scoperta delle botteghe storiche genovesi: lo storify del tour

    botteghe-storiche-genovaNon solo Rolli Days nel weekend genovese. Oltre alle visite guidate ai palazzi che hanno fatto la storia della nostra città e all’ormai consueto appuntamento con il campionato mondiale di pesto al mortaio, un gustoso antipasto delle tipicità della nostra tradizione è stato servito questa mattina con un tour guidato alla scoperta delle botteghe storiche di Genova. Si è trattato di un evento di per sé riservato alla stampa nazionale, pensato soprattutto per far conoscere Genova fuori dai confini liguri, all’interno di una tre giorni “promozionale” molto articolata, ma è un’occasione che Era Superba non si è voluta far scappare per conoscere più da vicino alcune delle piccole, grandi eccellenze della nostra tradizione, che magari incrociamo tutti i giorni sul nostro cammino ma di cui non siamo pienamente consapevoli.

    botteghe-storiche-genova-barbiere-caprettariParliamo di botteghe che hanno sede in edifici antichi, inseriti nel tessuto del centro storico, con architetture, arredi, attrezzature e documenti d’epoca, che testimoniano attività dal sapore antico ma sempre apprezzate.
    A Genova, per preservare questo autentico patrimonio, è stato istituito un “Albo regionale delle botteghe storiche” nel quale vengono inseriti gli esercizi che sono in attività da almeno 70 anni e che soddisfano tutta una serie di requisiti richiesti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici. «Grazie a un rinnovato accordo con Sovrintendenza e Camera di commercio – ci ha spiegato l’assessore a Cultura e Turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla – il numero delle Botteghe storiche genovesi è potuto salire negli ultimi mesi da 14 a oltre una ventina. Le botteghe fanno domanda e si sottopongono alla valutazione della Sovrintendenza. Solo dopo un riscontro effettivo di tutti i requisiti possono entrare a far parte di un circuito di valorizzazione importante per la città e sostanzialmente unico a livello nazionale».

    L’elenco, dunque, è sempre aperto. Certo, l’aggiornamento non è così rapido dal momento che oltre una cinquantina di altre botteghe sono in attesa di valutazione: ma la Sovrintendenza si prende il suo tempo e il fatto di non poter limitarsi a certificazioni sulla carta ma di dover verificare con studi e approfondimenti sul posto l’esistenza dei requisiti necessari, di certo non velocizza le procedure. «Si tratta di uno dei numerosi patrimoni che può promuovere il turismo della nostra città facendo leva su una delle sue eccellenze – sottolinea l’assessore Sibilla – per questo vogliamo valorizzare al massimo la rete delle botteghe storiche e renderla nota sia all’esterno che agli stessi genovesi, che non sempre la conoscono nel dettaglio».

    Ecco lo storify della puntata speciale di #EraOnTheRoad. Siamo partiti dalla storica Farmacia Alvigini, in via Petrarca, a pochi passi da De Ferrari per poi risalire via Roma fino alla camiceria e cravatteria Finollo. A quel punto abbiamo fatto qualche passo indietro per scendere nell’imperdibile tripperia di vico Casana per raggiungere poi la Confetteria Romanengo in piazza Soziglia. Dopodiché siamo risaliti verso via Garibaldi, passando per la polleria Aresu in vico del Ferro per poi raggiungere in via di Fossatello la Pasticceria Cavo Marescotti. Ma non ci siamo fermato al programma ristretto del tour guidato. Ci siamo spinti nei vicoli e vi abbiamo fatto conoscere tante altre botteghe antiche della nostra città.

    Simone D’Ambrosio

     

     

  • Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiComparsa nei giorni scorsi sulle prime pagine dei quotidiani locali a causa di un’esplosione che, oltre a una grande paura, non ha comportato particolari gravi conseguenze, via Luccoli è interessata in questi mesi da ingombranti lavori di manutenzione ad opera di Genova Reti Gas. Nel vicolo che conduce da piazza Fontane Marose a piazza Soziglia sono in via di sostituzione le vecchie tubature in ghisa con i nuovi condotti di polietilene. Un’opera che, nel complesso, coinvolge la città per almeno 50 km di scavi all’anno. Ma, come spesso accade per interventi invasivi di questa portata, il pensiero va immediatamente ai disagi che abitanti ed esercenti della zona dovranno subire e alle modalità e alla cura con cui verrà ripristinata la strada occupata dai cantieri.

    Per quanto riguarda via Luccoli, la questione è stata affrontata nell’ultima seduta del Consiglio comunale, nello spazio riservato agli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata durante le quali uno o più consiglieri chiedono alla giunta di fare luce su alcune problematiche della città. L’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni, Gianni Crivello, ha sottolineato come, in questo caso, il Comune e gli enti coinvolti nei lavori siano stati parecchio sensibili alle istanze dei cittadini: «Prima di procedere con la sostituzione delle tubature vetuste come imposto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas – ha detto Crivello in Sala Rossa – abbiamo avuto una lunga fase preparatoria dell’intervento in via Luccoli, concordando il cronoprogramma con tutti i soggetti coinvolti, dal Municipio ai Civ, dalle associazioni di cittadini alla Polizia Municipale». Per non gravare eccessivamente sulle attività economiche della zona, evidentemente ostacolate dai lavori di manutenzione, la Civica amministrazione ha deciso di strutturare i lavori in due lotti tra loro separati nel tempo. Il primo, iniziato a fine maggio e attualmente in corso, interessa un tratto di circa 170 metri, da piazzetta Luccoli fino a piazza Soziglia, e si concluderà a settembre. «A questo punto – spiega Crivello – i lavori saranno sospesi per non ostacolare i commercianti con l’avvicinarsi del periodo natalizio». Il secondo tratto, che da piazzetta Luccoli sale fino all’incrocio con piazza Fontante Marose per circa un centinaio di metri, riprenderà a fine gennaio 2014 e dovrebbe terminare entro il mese di aprile. «Per entrambi i lotti – assicura l’assessore – gli scavi non saranno mai più lunghi di 15 metri per tratto, in modo da limitare i disagi allo stretto indispensabile. Inoltre, se per gli scavi si interviene in ore diurne, il ripristino della pavimentazione avverrà dalle 19 alle 24, per non impedire il passaggio dei pedoni, dei mezzi di servizio Amiu e di soccorso, nonché dei rifornimenti merci».

    Dopo via Garibaldi, torna la polemica sulla pavimentazione

    pavimentazione-vicoli-d5Pavimentazione nel Centro Storico

     

     

     

     

     

     

     

    I problemi non finiscono qui. I consiglieri Carattozzolo (Pd), Lauro (Pdl) e Rixi (Lega) hanno mostrato una forte preoccupazione per il ripristino del selciato originario, parte integrante del prestigio di via Luccoli. Attualmente, infatti, terminati gli scavi e la sostituzione delle tubature, la copertura sta avvenendo con una colata di cemento. «Ma figuriamoci se lasciamo via Luccoli con una colata di calcestruzzo» ha tuonato Crivello. «Si tratta naturalmente di un passaggio transitorio che garantisce la calpestabilità, in attesa che si assesti il terreno per poter procedere con il ripristino delle lastre storiche. Operazione che, tra l’altro, inizierà a breve. Naturalmente con la sostituzione di quelle in cattivo stato o accidentalmente danneggiate durante i lavori. Prima di dare il via all’ennesima polemica, certi consiglieri dovrebbero informarsi e capire che tutti i lavori di manutenzione in strade di interesse storico come via Luccoli sono assolutamente vincolati dal parere della Soprintendenza per i beni architettonici, che ha concesso il nulla osta di legge per l’intervento e che controlla costantemente l’evolversi dei cantieri». Come a dire: se si dovesse perpetrare qualche danno all’aspetto originale della via, interverrebbero subito sanzioni e vincoli al ripristino.

    Ma a scaldare gli animi è stata soprattutto la questione della pavimentazione di via Luccoli. Il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ha ricordato, infatti, come il danno irreparabile fosse già stato fatto negli anni ’90 dalla giunta Pericu: «Durante i lavori per le Colombiane del ’92 si decise di sostituire le storiche lastre di pietra corsa del 1700 con falsi storici in cemento». Ma c’è di più: «I blocchi storici sono poi stati regalati nel ‘97 da Pericu al Comune di Pontremoli, dove ancora oggi è possibile trovare la targa di ringraziamento a Genova per la preziosa donazione. Peccato che, negli anni a venire, per recuperare una pavimentazione di valore in piazza De Ferrari si è dovuto spendere 1,5 milioni di lire al metro quadro. Una spesa folle e assolutamente evitabile, magari proprio con il selciato originario di via Luccoli. Mi sembra, allora, doveroso capire come si interverrà adesso».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    chiesa-staglienoUna risorsa per il territorio genovese, sotto il profilo storico e naturalistico: sono le antiche creuze che si trovano in Val Bisagno, dal cimitero di Staglieno sino a Struppa: acquedotti, torrenti, rivi e quant’altro. In particolare, questo è il caso di Salita alla Chiesa di Staglieno, una piccola mulattiera che si apre poco dietro il cimitero di Staglieno, tra il verde, e si inerpica sulle colline. La salita è una creuza storica e antichissima, usata inizialmente come unica via d’accesso per risalire la valle, all’altezza del cimitero, sulle alture, alla Chiesa di Staglieno. Vi si accede dalla vicina Via delle Gavette che, incrociando con Via delle Banchelle, apre ad una scalinata di pietra e mattoni che immette sulla salita stessa. Lì vicino, altre creuze storiche, simili a quella in questione: Salita Chiappa di Struppa, Via Superiore delle Banchelle, Salita della Chiappa, Via Preli, per citarne alcune.

    All’incirca sono tutte nelle stesse condizioni: nonostante la posizione strategica dal punto di vista turistico (per la vicinanza al cimitero) e funzionale al collegamento tra Molassana bassa e le alture circostanti, versano in stato di semi-abbandono e sono danneggiate dal degrado. Senza contare la viabilità, difficile quando non del tutto impossibile. Si deve pensare che si tratta di strade storiche, e per questo strette e non pensate per il transito, se non in base alle esigenze dell’epoca in cui sono state costruite.

    cimitero-staglienoTra le difficoltà, le lamentele e la perplessità di molti, e soprattutto incuriositi da questa parte delle città che resta un po’ dimenticata, siamo andati a vedere qual è lo stato effettivo della salita e delle altre creuze della zona, e ne abbiamo parlato con Gian Antonio Baghino, vicepresidente e Assessore alle Manutenzioni del Municipio Media Valbisagno.

    Così commenta Baghino: «Si tratta di una vecchia creuza dalle parti del cimitero di Staglieno, e quindi molto centrale e strategica sia per i frequentatori del cimitero, sia sotto il profilo turistico. Dal cimitero, la strada sale e si inerpica fino alla Chiesa di Staglieno: anticamente era nata con questa funzione di collegamento, ma da quando è stata edificata la più recente Via delle Gavette, l’antica creuza ha perso la sua funzione originaria e il suo uso è stato ridotto a semplice viuzza di passaggio per i –pochi- residenti della zona.  Il resto del traffico e del passaggio è stato dirottato, appunto, sull’altra via e su quelle limitrofe. Lo stato della creuza non è certo dei migliori, ma ora come ora non siamo in grado di procedere al recupero e avviare lavori di risanamento. In compenso, abbiamo da poco riscoperto il vecchio lavatoio lungo il tragitto che porta all’acquedotto storico e stiamo pensando di recuperarlo e restaurarlo. Non c’è ancora un progetto concreto, ma rientra nelle priorità del Municipio operare una riqualifica di questo sito, considerato strategico: la sua posizione, infatti, inserita all’interno del percorso turistico tracciato per arrivare all’acquedotto (il lavatoio dista non più di 20 metri e sarebbe nostra intenzione inserirlo nel suddetto percorso) e centrale all’interno del quartiere, ha la duplice funzione di attrattiva turistica e punto di aggregazione per gli abitanti della zona».

    Come racconta Baghino, la salita è stata inserita all’interno di uno dei dieci itinerari individuati per raggiungere l’antico acquedotto storico. Tra i percorsi, ad esempio quello che partendo dal Borgo di Cavassolo, arriva fino al cimitero di Staglieno. Il percorso include un itinerario in un paesaggio di campagna molto prossima alla città e che, passando per il secondo tronco dell’acquedotto, giunge alla valle del Rio Torbido, fino alla chiesa di Molassana, dove l’acquedotto supera la valle del rio Geirato su un lungo ponte-sifone. Un percorso in campagna che ha per tema l’acqua, quella potabile, nelle colline a monte della città. O ancora, l’itinerario che da Molassana arriva a Pino Sottano, o quello che collega Staglieno a Via Burlando. Proprio in questo contesto si inserisce anche la visita delle antiche creuze di Molassana.

     

    Elettra Antognetti

  • Centro storico, il punto sui selciati dopo le polemiche in via Garibaldi

    Centro storico, il punto sui selciati dopo le polemiche in via Garibaldi

    La situazione dei selciati del centro storico genovese è balzata agli onori della cronaca in occasione degli interventi sulla pavimentazione di via Garibaldi, tuttora in via di esecuzione, suscitando la mobilitazione di semplici cittadini ma anche di tecnici (veri o presunti, occorre sottolinearlo) che, soprattutto sul web, si sono confrontati sul tema. Sono nati gruppi e movimenti di opinione che hanno allargato il campo, evidenziando le criticità che affliggono altri percorsi della città vecchia: via Chiossone, via Scuole Pie, via dei Macelli di Soziglia, via Canneto il Lungo, via Canneto il Curto, via Luccoli, via 25 Aprile, via Fontane Marose, solo per citarne alcuni. Zone meno chiacchierate da cittadini e media – rispetto alla celebre Strada Nuova – sulle quali Era Superba ha provato ad approfondire la questione.

    Per comprendere le problematiche nel dettaglio abbiamo chiesto un parere al Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico – un gruppo di archeologi, restauratori e storici dell’arte che dalla propria pagina Facebook, aperta al contributo degli utenti con fotografie, rassegna stampa e segnalazioni – si è fatto portavoce delle istanze di salvaguardia di un patrimonio comune «Il nostro intento è informare su quanto sta avvenendo, mettendo a disposizione le competenze che abbiamo: da anni sono in atto opere di rifacimento dei selciati nel centro storico, se ne parla solo adesso che i lavori riguardano via Garibaldi, perché è una strada più “esposta” e frequentata. Quello che vogliamo è andare oltre l’aspetto emozionale, che troppo spesso determina la comunicazione sui media e sugli stessi social network, e illustrare la situazione con un approccio professionale».

    La prima campagna di sostituzione delle pavimentazioni del centro storico risalirebbe agli anni ‘90, mentre quella odierna sarebbe la seconda. Una tendenza che non interessa solo Genova, ma pure, ad esempio, Trieste e Bologna. «Via Garibaldi è la punta dell’iceberg che oggi permette di portare alla luce le operazioni condotte arbitrariamente ed in modo scellerato su altri vicoli – racconta un archeologo del Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico, che preferisce non essere citato per nome – Le pavimentazioni storiche in “arenaria di La Spezia” sono state progressivamente sostituite con “arenaria cinese” scadente ed esposta a deterioramento veloce».

    La domanda sorge spontanea, per quale motivo sono state cambiate le lastre? «Secondo noi non sussiste una ragione tecnica per giustificare tali operazioni – continua l’archeologo – Inoltre ho pesanti perplessità anche in merito all’esecuzione degli interventi. In piazza Lavagna, vico Lavagna e via Scuole Pie, ad esempio, le piastre sono state posate in malo modo. I lavori, insomma, non sono stati eseguiti a regola d’arte».
    Il secondo quesito irrisolto, invece, è il seguente: dove sono finite le pietre originali? «Sarebbe interessante sapere qual è stato il loro destino – spiega l’archeologo – So che in precedenti occasioni erano state stoccate lungo il torrente Bisagno ma poi sono scomparse. Voci di corridoio parlano di alcune pietre del ‘700 miracolosamente riapparse in giardini privati».

    Al fine di ottenere delucidazioni a proposito degli interventi di sostituzione delle pavimentazioni antiche nel centro storico, nell’ottobre 2012, il comitato ha scritto una lettera all’architetto Luisa Maria Papotti, Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria. Così recita l’incipit della missiva «Siamo molto preoccupati per quanto sta avvenendo ed è avvenuto alle pavimentazioni di alcune delle vie del centro storico di Genova. Abbiamo constatato, infatti, che in via dei Macelli di Soziglia e in via David Chiossone le vecchie pietre in arenaria quarzosa, spesse almeno 13 cm, tagliate a mano e provenienti da cave liguri, sono state sostituite con lastre di esiguo spessore, lavorate a macchina ed importate dalla Cina. Abbiamo notato anche che alcune di esse sono già in via di ammaloramento, probabilmente perché il tipo di arenaria scelto ha scarsa resistenza Ci chiediamo come sia possibile che in un centro storico di altissimo pregio come quello di Genova si sia permesso un tale scempio». Purtroppo, però, dalla Soprintendenza non è giunta alcuna risposta.
    Anche la sezione genovese di Italia Nostra ha inviato una lettera all’amministrazione comunale e alla Soprintendenza in cui ha espresso il proprio totale dissenso a modificare la storica pavimentazione di Strada Nuova. Inoltre, l’associazione sta preparando un dossier fotografico sui numerosi casi di incongrua e caotica ri-pavimentazione che ha caratterizzato alcuni recenti interventi nel centro cittadino.

    Secondo il Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico, la medesima situazione riguarda pure via Canneto il Lungo e via Canneto il Curto «In via Canneto il Lungo sono censiti 5 palazzi dei Rolli soggetti a vincolo – sottolinea il gruppo – anche in questo caso, però, recentemente la pavimentazione è stata completamente rifatta. Eppure quella precedente era più pregiata, più resistente e ancora in buone condizioni. Adesso Canneto il Lungo sembra una corsia della Coop».

    A questo punto diviene fondamentale ascoltare la voce della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria per chiarire una volta per tutte la questione. L’architetto Giuliano Peirano, funzionario di zona della Soprintendenza, accetta di parlare, ma prima vuole fare quella che ritiene una premessa necessaria «Su questa vicenda si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto, mai basandosi su dati oggettivi».
    «Il progetto di via Garibaldi è rimasto tale e quale a quando, circa un anno e mezzo fa, è stato approvato dalla Soprintendenza – racconta Peirano – Si tratta di lavori propedeutici alla sostituzione delle sottoutenze (di fine ‘800), quindi rispondono ad un’esigenza tecnica di sostituzione che non ha nulla a che fare con la pavimentazione. Interventi commissionati da Genova Reti Gas e Comune sotto la nostra stretta sorveglianza. Una volta rifatte le sottoutenze, infatti, la pavimentazione verrà riposta con le medesime pietre e nelle stesse modalità in cui si trovava».
    Nel frattempo «È emersa l’esigenza della Consulta per l’Handicap, la quale ha chiesto di agevolare il passaggio dei disabili –continua Peirano – la Soprintendenza ha ascoltato le loro proposte, ritenute, però, non idonee. Così si è optato per una soluzione che, tramite una superficie priva di sali-scendi, consenta un passaggio agevole. I basoli di granito di strada Nuova sono stati prelevati, numerati e oggi sono custodi in un magazzino con tutte le accortezze necessarie».

    In merito alla presunta sparizione delle pietre storiche (ai fini di un’altrettanto presunta vendita), il giudizio del funzionario della Soprintendenza è tranchant «Questa è una leggenda metropolitana nata da un episodio risalente a una trentina di anni fa, quando in Galleria Mazzini venne sostituita la pavimentazione di basoli in arenaria, in seguito trasferiti in Toscana. Da allora, ogni volta che si tocca una strada, si dice che i basoli vengono venduti, ma tutto ciò non corrisponde assolutamente al vero».

    Gli interventi eseguiti o in corso d’opera negli altri vicoli del centro storico, secondo il funzionario della Soprintendenza, non comportano la sostituzione di lastre storiche «In via Macelli di Soziglia è stata sostituita una pavimentazione recente, risalente a venti anni fa e sicuramente priva di valore storico – sottolinea Peirano – In questa strada le pietre di La Spezia non ci sono, va detto con chiarezza. In via David Chiossone esistono alcuni tratti di pavimentazione storica e sono stati conservati. La parte di selciato sostituita risaliva a venti anni fa».
    Su una cosa, però, il funzionario della Soprintendenza concorda con il Comitato SOS Genova via Garibaldi e Centro Storico «Sulla scelta dei materiali possiamo parlarne. Il problema è che la Soprintendenza non possiede la facoltà di determinare la qualità delle pietre. Gare e appalti sono commissionati da Genova Reti Gas. Noi possiamo esclusivamente campionare del materiale che il committente ci presenta».

    Nel caso di strade in cui, invece, sia ancora presente l’arenaria storica «Le lastre vengono tirate su e riposizionate dov’erano prima, senza alcuna sostituzione delle pietre – continua il responsabile di zona della Soprintendenza – Ad esempio in Piazza Fossatello sono stati eseguiti dei piccoli lavori e nessuna pietra è stata sostituita».
    Circa l’80-90 per cento dei lavori sono conseguenti al rinnovo delle sottoutenze «Comunque i rifacimenti delle strade devono sempre ottenere l’autorizzazione della Soprintendenza che ha anche un compito di controllo che esplica attraverso sopralluoghi, prima durante e dopo gli interventi», precisa Peirano.
    Bisogna sottolineare che non esiste un censimento delle pavimentazioni e neppure dei vincoli specifici «Le pavimentazioni in quanto tali non sono vincolate – continua Peirano – Le “creuze”, gli antichi percorsi pedonali, alcune strade, ecc., hanno un vincolo “ope legis”. Ovvero per legge deve seguire una verifica d’interesse. In sostanza, il Comune dovrebbe realizzare una mappatura dei percorsi poi la Soprintendenza potrebbe decretarne il vincolo. Ma finora l’amministrazione non ha portato a termine la mappatura».

    Infine, per quanto riguarda i lavori non fatti a regola d’arte «Questo in parte può essere vero – ammette Peirano – Siamo di fronte a grandi appalti gestiti da importanti committenti. Di conseguenza, chi vince realizza l’intervento. Noi possiamo controllare e nel caso vi sia un pericolo per il patrimonio della città, bloccare i lavori. Vorrei ricordare, però, che oggi tutto sembra assumere il medesimo valore. In via Garibaldi il valore storico è quello di una pavimentazione dell’800. Per intenderci, non stiamo parlando di un mosaico romano».
    «Io da quando opero nel centro storico, circa una quindicina d’anni, posso assicurare di non aver mai autorizzato la sostituzione di arenaria storica con delle lastre nuove», conclude il dott. Peirano.

     

    Matteo Quadrone
    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Quezzi, Pedegoli: via del Molinetto senza accesso da quasi un anno

    Quezzi, Pedegoli: via del Molinetto senza accesso da quasi un anno

    Una quarantina di famiglie che per entrare ed uscire di casa sono costrette ad affrontare una scalinata di pietra; un ponte medioevale – uno dei pochi non completamente spazzati via dall’alluvione del novembre scorso – dichiarato inagibile e mai sostituito: il risultato finale è un’antica “crêuza”, via del Molinetto, dal difficile accesso, in particolare per anziani e disabili, ormai da quasi un anno. Nel mezzo il rimpallo di responsabilità, decisioni poco limpide ed una gestione degli interventi di somma urgenza che desta alcune perplessità.

    Sono gli ingredienti di una storia di quartiere che arriva da Pedegoli, in Val Bisagno, dove scorrono il Rio Molinetto ed il Rio Finocchiara che uniscono le loro rapide acque all’altezza di piazzetta Pedegoli, per poi confluire nel torrente Fereggiano.

    Il 4 novembre 2011 la furia dell’acqua danneggiò il ponte di accesso a via del Molinetto, da allora non più ripristinato, condannando gli abitanti della crêuza a fare i conti con una vera e propria barriera architettonica e cancellando per sempre l’unico passaggio pianeggiante.
    L’amministrazione comunale, intervenuta immediatamente dopo i tragici eventi alluvionali, nel corso del tempo ha prospettato diverse ipotesi di collegamento alternativo al ponte, ma finora nella realtà dei fatti non si è visto nulla. Una cronaca raccontata con dovizia di particolari nel blog “Pedogli dalla Gabbri” (http://dallagabbri.blogspot.it/), curato da Giuseppe Pittaluga, consigliere di Rc (Rifondazione Comunista) nel municipio Bassa Valbisagno, il quale denuncia «Bisogna ridare l’accesso alla via. Sarebbe anche illegale tenere isolate 40 famiglie, ostaggio di una barriera architettonica».

    Ma andiamo con ordine. In primis gli operai intervenuti sul posto optarono per la soluzione più pragmatica, ovvero la costruzione di una pedana provvisoria che, senza toccare l’alveo del rio e il ponte sottostante, permetteva il passaggio. I tecnici comunali però, imposero di smontare il tutto e decisero di avviare, attraverso la Soprintendenza, l’iter per mettere i vincoli di tutela al manufatto medioevale. Oggi l’iter è ancora in via di svolgimento, motivo per cui il ponte non si potrà più toccare.

    Eppure, secondo gli abitanti, con un’operazione veloce e dal costo di poche migliaia di euro, sarebbe stato possibile ripristinare il collegamento esistente.
    Ormai però quest’ipotesi è stata definitivamente scartata, come spiega Giuseppe Pittaluga «Oltre alla questione dei vincoli di tutela, infatti, occorre verificare il “franco idraulico”, vale a dire la distanza tra il ponte e l’altezza dell’acqua. Serve una perizia ordinata dal Tribunale che ancora non è stata eseguita».

    E poi c’è l’ostacolo più importante, quello dei soldi che mancano «Non avendo svolto l’intervento con i fondi di somma urgenza, abbiamo perso l’occasione propizia perché il Comune ci ha detto chiaramente di non avere nessuna disponibilità economica per fare altri lavori», sottolinea Pittaluga.
    I Fondi della somma urgenza sono stati utilizzati per rifare parte della fognatura e soprattutto per ricostruire gli spessi muretti di cemento che fiancheggiano via del Molinetto, nonostante gli abitanti chiedessero delle ringhiere considerato che la crêuza – recentemente asfaltata e con pochi tombini – si allaga di continuo (un aspetto fondamentale che vedremo in seguito), in maniera tale che l’acqua potesse fluire più agevolmente nel letto del rio.
    «Abbiamo scritto a tutti gli enti locali, alla fine ci siamo rivolti anche alla Procura della Repubblica – racconta la signora Marina, abitante in via del Molinetto – Io oltre al danno ho subito anche la beffa. Con i lavori di somma urgenza, infatti, hanno posizionato i tubi della fogna in una porzione del mio terreno, doveva essere una cosa temporanea, invece sono ancora lì».

    Arriviamo alla calda estate 2012, quando finalmente qualcosa si muove e viene annunciata un’operazione risolutiva: la costruzione di una rampa carrabile alternativa al ponte che garantirebbe l’accesso diretto alla via, realizzata abbattendo quattro vecchi e piccoli edifici privati. La regia del progetto è della Regione Liguria mentre Coopsette eseguirà tutti i lavori compreso l’acquisto degli immobili in questione, il tutto a costo zero per il Comune perché l’azienda dovrebbe essere pagata grazie alla disponibilità di fondi europei.
    «Saranno acquisiti e demoliti 4 magazzini, 1 dei quali abusivo, sito proprio all’interno dell’alveo del Rio Molinetti – spiega Pittaluga – ovviamente ci sarà una trattativa privata tra Coopsette ed i proprietari. Alcuni di loro però non sono molto convinti perché questi spazi rappresentano un valore aggiunto rispetto ad abitazioni di ridotte dimensioni».

    Il problema principale è che l’amministrazione comunale aveva promesso un percorso di partecipazione che finora non è stato attivato «Noi chiediamo il coinvolgimento delle 40 famiglie interessate – continua Pittaluga – vogliamo vedere il progetto in modo da fare le necessarie valutazioni ed eventualmente esporre le nostre critiche. Il Municipio sta facendo pressioni verso la Regione e il Comune affinché si sblocchi la situazione».
    Gianni Crivello, assessore comunale ai Lavori Pubblici risponde «Fortunatamente abbiamo l’opportunità di sfruttare la disponibilità di un’azienda che volontariamente ha voluto fornirci il suo aiuto, di conseguenza dobbiamo attendere i tempi necessari. Pochi giorni fa ho avuto un incontro in Regione per sollecitare l’avvio del percorso di partecipazione».

    In fin dei conti, secondo il consigliere del Municipio Bassa Valbisagno, le demolizioni sono un fatto positivo perché consentono di eliminare del cemento dalla crêuza.
    Però l’approccio al problema continua ad essere completamente sbagliato «Con il vecchio ponte le automobili non potevano passare – spiega Pittaluga – al contrario, con una rampa, la crêuza viene trasformata in una strada carrabile». Via del Molinetto, invece, è un antico percorso pedonale che dovrebbe essere valorizzato come, d’altra parte, tutto il territorio circostante, riacquisendo la sua vocazione agricola e naturalistica originaria.
    «Le crêuze mattonate garantivano un certo grado di permeabilità – conclude Pittaluga – oggi la tendenza è quella di asfaltarle ed ampliarle (è successo ad esempio in via del Molinetto, via Finocchiara, via Mottachiusura, ecc.), un’operazione pericolosa perché in caso di forti piogge, senza un minimo drenaggio, queste vie si trasformano in canali impermeabili, com’è accaduto nel novembre 2011, quando la massa d’acqua che precipitava dalle fasce, raggiungendo una velocità folle, ha sfondato i muretti scaricandoli nel letto del rio, insieme a detriti lamiere, motorini e cassonetti».

    Matteo Quadrone

  • Visite guidate alla Cattedrale di San Lorenzo tra storia, arte e astronomia

    Visite guidate alla Cattedrale di San Lorenzo tra storia, arte e astronomia

    Cattedrale S.LorenzoGiovedì 9 e sabato 11 agosto alle ore 21 Arti&Mestieri e l’Osservatorio Astronomico del Righi organizzano un suggestivo itinerario guidato tra arte, tradizione, storia e astronomia alla scoperta della Cattedrale di San Lorenzo di Genova.

    Il tour parte dal Museo Diocesano fino a raggiungere la cattedrale, in cui si possono ammirare una scelta di tesori d’arte legati alla storia e alla devozione di San Lorenzo fra cui gli affreschi della volta e del catino absidale, i preziosi intarsi lignei del coro cinquecentesco e le ante dell’organo dipinte con storie della sua vita.

    L’itinerario prosegue poi verso la Tribuna del Doge, posta all’altezza del rosone di facciata, per poi giungere al loggiato quattrocentesco della torre, dove alcuni esperti dell’Osservatorio Astronomico del Righi illustrano la volta celeste guidando i partecipanti al riconoscimento di stelle e costellazioni, fornendo indicazioni per l’osservazione delle stelle cadenti, chiamate anche “lacrime di San Lorenzo“.

    Secondo la tradizione, infatti, tale fenomeno fu originato dalle lacrime versate dallo stesso Santo durante il martirio e tramutate in astri lucenti, mentre secondo altri sarebbero le faville sfuggite dal fuoco su cui il Santo fu posto. Quali sono invece le ragioni scientifiche? È questa l’occasione giusta per mettere a confronto scienza e tradizione.

    Apertura della biglietteria ore 20.30. Museo Diocesano, Via Tommaso Reggio 20 r.

    Tel. 010 2475127 – e-mail info@museodiocesanogenova.it

    Ingresso 12 euro, ridotto 10 euro.  Prenotazione obbligatoria, gruppi a numero chiuso.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Viaggio alla scoperta di Genova e i suoi caruggi con le poesie in musica dei cantautori

    Viaggio alla scoperta di Genova e i suoi caruggi con le poesie in musica dei cantautori

    Via Del Campo De AndrèSabato 4 agosto presso l’Emporio-museo viadelcampo29rosso si tiene un itinerario alla scoperta di Genova grazie alle suggestioni evocate dai grandi cantautori e poeti genovesi.

    Genova è città di note e di cantautori, di suoni ed odori, di luci ed ombre, di percorsi innovativi e caruggi inesplorati: il museo dedicato a Fabrizio De Andrè e alla canzone d’autore propone a genovesi e turisti itinerari  “certificati “, che raccontano di luoghi, personaggi e fatti autentici, realmente accaduti e non romanzati, raccolti da testimonianze di parolieri e musicisti che in quei luoghi hanno vissuto davvero.

    Appuntamento nel Museo alle ore 17, durata de percorso 2 ore. E’ necessaria la prenotazione entro le ore 18 di giovedì 2 agosto. Per informazioni: 010 2474064

  • Omaggio a Gaber e concerto di lirica barocca a Palazzo Rosso

    Omaggio a Gaber e concerto di lirica barocca a Palazzo Rosso

    Ingresso di Palazzo RossoWeekend di musica nei Musei di Strada Nuova di Genova: venerdì 20 luglio alle ore 21 nell’ambito dell’iniziativa “Musei fuori orario“, il cortile di Palazzo Rosso ospita un omaggio musicale a Giorgio Gaber a cura di Antonio Delpero.

    Cantautore e chitarrista genovese, classe 1960, si è esibito a Genova in occasione del Festival Internazionale di Poesia, oltre che in locali e teatri liguri, sia con il suo Omaggio ai Cantautori, con particolare riferimento a Giorgio Gaber, sia nei brani di sua stessa composizione.

    Un omaggio chitarra e voce di alcuni dei brani più significativi della carriera artistica del grande cantautore milanese, mixati a brani inediti di propria composizione.

    La scaletta prevede Timide Variazioni (G. Gaber), LOrgia: ore 22 secondo canale (G. Gaber), Suona chitarra (G. Gaber), Gioco di bambini: Io mi chiamo G (G. Gaber), Dove l’ho messa (G. Gaber), Le elezioni (G. Gaber), L’incompetente L’INCOMPETENTE (A. Delpero) Sogno in due tempi (G. Gaber), L’angiola di Pier (A. Delpero), Se ci avessi del denaro (A. Delpero), Tango del Desiderio (A. Delpero), Come farò a dirti… (A. Delpero), Falso contatto (G. Gaber) La stana famiglia (Gaber – Alloisio).

    Sabato 21 invece dalle ore 17.30 un altro appuntamento con la rassegna Musica! organizzata dalla Scuola Conte. Protagonista dell’esibizione la musica lirica, forma musicale che negli ultimi tre secoli è stata il più importante apporto della cultura musicale italiana a quella mondiale e che per molti decenni ha fatto da colonna sonora alla nostra società: musica colta e popolare al tempo stesso, canticchiata lavorando e celebrata tra velluti e ori nei grandi teatri.

    I compositori contemplati nel programma di questo appuntamento – pur con l´apertura dedicata a Mozart, genio assoluto della Musica, e la citazione di Gounod, grande compositore francese – costituiscono La Musica Lirica (Italiana) per eccellenza: Bellini, Donizetti, Rossini, Verdi, Puccini, Cilea.
    A proporli, quattro giovani cantanti già avviati ad importanti carriere, accompagnati al pianoforte dal maestro Dennis Ippolito.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Fiera della Maddalena: un’intera giornata di eventi nel Centro Storico di Genova

    Fiera della Maddalena: un’intera giornata di eventi nel Centro Storico di Genova

    Sabato 26 maggio torna la quinta edizione della Fiera della Maddalena: concerti, incontri, letture poetiche, spettacoli di teatro e tanti altri eventi animano per un’intera giornata il Sestiere del Centro Storico di Genova.

    Un quartiere che tenta il rilancio ma che arranca, l’Incubatore di imprese del centro storico, nato per favorire e supportare  la creazione di nuove imprese e per supportare quelle esistenti in modo da favorire il rilancio dell’intero quartiere, è in grave difficoltà economica a causa del mancato rifinanziamento della legge nazionale – la cosiddetta legge Bersani, la Legge 266/1997 “Interventi urgenti per l’economia”.

    Nonostante questo le associazioni e i soggetti presenti sul territorio tentano di rilanciare la zona organizzando iniziative ed eventi di vario genere, tra cui la Fiera della Maddalena.

    Quest’anno lA FIERA ospita i concerti di band emergenti genovesi, iniziative in collaborazione con il Festival della Scienza. Inoltre le chiese aperte e visitabili sono: ore 18 San Siro, ore 18.30 Vigne, ore 19 chiesa della Maddalena

    Ecco il programma dettagliato della giornata:

    piazza delle Vigne – Piazza della musica

    -Dalle ore 15.30 alle 23 concerti di Bandaneo, Freaks of the Week; Cuccioli Morti; Antonio Clemente; Acoustic Live; Kallpamanta; Bloco Ja è;  Rice on the  Record;  Little Chestnuts.

    -Ore20.45 Premiazione delle migliori foto del flash mob Ri-scattiamo la Maddalena organizzato dal Plan Ge 25. Punto informativo del Teatro Gioventù.

    Piazza Cernaia e Piazza Posta Vecchia –piazza dei bambini

    -Dalle ore 15.30 alle 18.30  Giochi, animazioni e laboratori organizzati dal Formicaio e Associazione Sottosopra; laboratorio con materiali di riciclo Il tappeto volante e allestimento Tra-me e gli altri a cura di Remida; costruiamo automobili razzo ad acqua e aria con materiali di riciclo a cura del Festival della Scienza e Centro Educazione al Lavoro il Laboratorio; giochi di logica con Matefitness; Pulcinella e Baciccia della Compagnia del Drago Rosso; gara di torte e merende dell’Associazione Genitori Daneo; Laboratorio di serigrafia Maed; giochi a cura del C.n.g.e.i.

    Da vico Posta Vecchia a Piazza San Luca e vico del Duca – piazza dei diritti

    Mostre fotografiche, pesca di beneficienza, degustazioni abbinate a letture e poesie, musica dal vivo con Melissa Marchetti a cura delle associazioni Coop La Lanterna; Associazione La Comune; Cospe Liguria; Agesci, Cet il Ponte Esclamativo, Mani in Movimento, Salva il sociale, Cooperativa il Pane e le Rose, Gastronomadi, Comunità Eritrea, Usei, Come vedono i daltonici, parrocchie di San Siro, delle Vigne e della Maddalena.

    Vico del Duca 24 r –  L’Occhio del Ciclope

    Proiezioni di filmati e presentazione iniziative dei Nuovi Cittadini; dalle 15 alle 16 presentazione del libro di Loris Brunetta In-šhā-Allāh a cura dei Nuovi Profili.

    vico Mele, piazzetta dei Greci, piazzetta San Sepolcro – piazza della legalità

    Installazione Centomila: foto di Giorgio Bergami scattate nella giornata della Memoria delle Vittime di Mafia; La mafia in Liguria a cura del Presidio Francesca Morvillo di Libera; In Scia Stradda: proiezione video intervista ai bambini partecipanti alla giornata della Memoria delle Vittime di mafia, realizzato da Ghettup; video La Pedata di Dio degli Zero Plastica; video sull’usura a cura dell’Associazione Codici; raccolta firme petizione per regolamentazione sale da gioco a cura di Mcl Orizzonte, letture di brani contro le Mafie a cura di Libera Genova.

    via della Maddalena, piazzetta Bocca Negra, piazza Maddalena, vico del Duca – via arte e creatività

    Caccia al fumetto e laboratorio di fumetto a cura dell’Associazione Comics Academys scuola fumetto; Il sentiero della fantasia i bambini tracciano un sentiero colorato che attraversa  il quartiere con la collaborazione di Scuola Daneo, scout Ge5, Ge25, Cngei, Casa dell’Albero di San Siro, il Formicaio, volontari; Stramaddalena gara di tappi organizzata dai Liberi Cittadini della Maddalena; proiezione Il thè nel deserto e rito del Tè c/o Associazione Massoero 2000 in via Maddalena 29; Storie alla Bottega dell’Anima civ 94 r.; Guardare Maddalena mostra fotografica a cura di Disorder Drama ai civici 31 e 52; in piazza della Maddalena dalle 16 alle 18 lettura fiabe danze e melodie bilingue a cura dei Nuovi Profili; dalle 18 Laboratorio di Cayon a cura di Ripercussioni Sociali e dimostrazione di danza Flamenca a cura di Associazione Sportiva Dilettantistica La Primera.

    piazzetta Boccanegra

    mostra fotografica Ri-scattiamo la Maddalena a cura di Plan Ge 5; ore 15 Percussive Vibration dimostrazione e laboratorio a  cura di Andrea Tini e dalle 17 Laboratorio percussioni a cura di Ripercussioni Sociali.

    Quattro Canti di San Francesco

    Il salotto creativo banchetti laboratorio di artigianato artistico.

    Teatro Hops

    Spettacolo a cura dei bambini della classe terza A Daneo Genova; proiezione  dei video L’incontro possibile e Viaggio in Quattro passi – Voci del verbo andare relativi al progetto di teatro sociale  del Il Teatro dell’Ortica, la Scuola G. Daneo e la Casa Circondariale di Ge-Pontedecimo. Ore 18.30 Aperitivo, ore 20.30 spettacolo a cura del Laboratorio giovani del Teatro dell’Ortica, dal titolo Resistenze.

    Piazza del Ferro

    Mostra di pittura a cura dell’associazione La Tela; reading poetico Vicoli di Poesia, percorsi Di-Versi: Antonino Ricca, Giorgio Boratto; Giulio Viano; Luca Valerio; Laura Paita; Luciana Lanzarotti; Luisa Gravina, Luisella Carretta; Ilham Ghazoui; Marco Fabio Gasperini; Maria Luisa Gravina; Massimo Gaviglio (Pigiamino), Nadia Battaglia. Commento musicali di Renato Uccelli.

    Fra Piazza Cernaia e Vico Scienza

    Prove di pittura a cura di Mass Maddalena Art and street Spaces

    Piazza Lavagna – piazza della socialità

    Giochi per esercitare relazioni sociali a cura di Librotondo soc coop; Baratto giochi e scambio figurine; book crossing; giochi per adulti all’aperto; dalle 21.30 Multivisioni, video foto e musica a cura del 36° Fotogramma.

    dalle 19 alle 22 in piazza Cernaia e Posta Vecchia

    Cena insieme a noi: libera cena con i prodotti dei terreni sottratti alle mafie e con il contributo dei gruppi scout  Cngei, Agesci  e del circolo Pd.

    Attività itineranti

    Parata della Murga dei Vicoli dalle 12 alle 14;

    Vivere e visitare la Maddalena Amore e dintorni visite guidate a cura di Ferdinando Bonora con partenza da Loggia dei Banchi-Urban Center alle 15 e alle 17.

    Dalle 16 performance teatrale itinerante Il viaggio con i bambini delle classi II della Scuola Daneo; Adotta un artista mostra di opere di giovani artisti nelle vetrine dei negozi a cura dell’Associazione Colori in Scena; parata percussioni di Anima Negra, animazione agli ingressi del quartiere a cura degli Angeli alle Fermate; performance Medioevali de I Gatteschi.

  • Storia di Genova: i palazzi dei Rolli, patrimonio dell’umanità Unesco

    Storia di Genova: i palazzi dei Rolli, patrimonio dell’umanità Unesco

    Palazzo Rosso

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    I Rolli di Genova, un incontro imperdibile, un viaggio a ritroso nel tempo per immergersi negli antichi splendori di una città che, per la sua gloriosa storia, vanta a buon diritto l’appellativo di Superba, una riscoperta di quelle antiche dimore genovesi, sobrie all’esterno, ma che ammagliano per lo sfarzo che si può ammirare all’interno, seguendo con occhi abbagliati, i sapienti stucchi, gli affreschi magistrali, le preziose dorature, i capolavori d’arte e il luccichio dei marmi di Carrara.

    Siamo lontani dalle povere case in legno che fino al 200 il Cintraco andava ad ispezionare nei giorni di quel “vento d’Aquilone” che tanto si temeva in caso di incendi, siamo tra i palazzi che sorsero sempre più alti, ricoperti di preziosa pietra nera di Liguria, l’ardesia, siamo tra le nobili abitazioni che si affacciano sul percorso delle Strade Nuove che si snodano da piazza De Ferrari, attraversando tutto il centro medievale, fino al Palazzo de Principe, Andrea Doria, valente Ammiraglio ed abile politico, unico Principe di Genova, di fatto se non di diritto.

    Due secoli di continui rinnovamenti a partire dall’antica via Montalbano, da cui le “signorine” furono sfrattate per far posto ad una strada, larga 7 metri, via Aurea (odierna via Garibaldi), fatta con l’argento e l’oro proveniente dal nuovo mondo, allestita per ospitare le residenze di prestigio delle nobili famiglie genovesi che volevano allontanarsi dalle anguste case della Ripa Maris, troppo vicine ai moli e ai mercati.

    Spianata la collina di Castelletto, tra il 1551 e il 1558, ed allontanato il postribolo, l’arteria si presentava con un unico ingresso da piazza Fontane Marose perché dall’altro lato, oggi piazza della Meridiana, era chiusa dai giardini di Palazzo Ducale. Gli edifici che individuiamo col nome altisonante dei loro antichi padroni, i Pallavicini, gli Spinola, i Grimaldi, i Lomellini , i Lercari, i Cattaneo-Adorno, i Brignole-Sale, ammaliano per gli immensi atrii, gli imponenti scaloni, le volte a crociera, i loggiati aggettanti su splendidi giardini che, per quelli a monte, giungevano fino a Castelletto, architetture talmente imponenti che indussero Pietro Paolo Rubens a disegnare i palazzi della via e di tutta la città perché diventassero un modello per i costruttori di Anversa (tavole pubblicate nel 1662).

    Spicca tra gli altri il cosiddetto Palazzo delle Torrette, posizionato di fronte a Palazzo Tursi, che l’architetto Giacomo Viano volle più arretrato rispetto agli altri per dare maggior luce al  “più nobile” dirimpettaio ma, soprattutto, per nascondergli  la vista, poco decorosa, degli edifici  del sestiere della Maddalena in cui si era spostato il meretricio.

    Tra il 1602 e il 1613 (completato nel 1655), un secondo percorso viene delineato per diventare la strada residenziale di un’altra potentissima famiglia genovese, i Balbi, che realizzano La Grande Strada del Vastato. Ai lati sorgono palazzi “degni del congresso di un re”  come li aveva definiti Madame de Stael  e infatti si sono  fregiati  della presenza, persino, della regina Elisabetta di Inghilterra.

    Palazzo RealePalazzo Reale

     

     

     

     

     

     

     

    Logge, scalee, colonnati, saloni affrescati  e tanto marmo che la Repubblica concedeva di utilizzare solo alle famiglie che avevano operato “qualche fatto egregio in utilità della Patria”, sono il denominatore comune di queste dimore che raggiungono il più alto grado di magnificenza nel  Palazzo Reale, divenuto dal 1823, residenza ufficiale di casa Savoia. Il cortile con tre arcate che da accesso al giardino da cui si gode una magnifica vista sul porto, la sua loggia, i suoi saloni che accolgono   più di 200 dipinti e mobili originali genovesi, piemontesi, francesi della metà del XVII secolo fino all’inizio del XX secolo, la superba Sala del trono, le volte affrescate, sembrano quasi scomparire davanti alla mirabile bellezza settecentesca della  Galleria degli Specchi dove si ha la sensazione di perdersi in un mondo di luce.

    La Strada Nuovissima (via Cairoli) fu completata alla fine del ‘700, dopo monumentali opere di sbancamento atte ad unire la via Aurea a via Balbi, lungo il cui tracciato si possono ammirare le antiche dimore di Gio Carlo Brignole, di Antoniotto Cattaneo, di Nicolò Lomellini e di Cristoforo Spinola.

    Ma i palazzi dei Rolli non sono solo questi, se ne annoverano, infatti, 83 di cui 42, dal 13 luglio 2006,  sono consacrati, dall’Unesco, come Patrimonio dell’Umanità. Potete trovarli scendendo nel cuore della città medievale lungo quell’antica valle di Luccoli che vide gli insediamenti dei Doria, dei De Mari, degli Spinola, rispettivamente a San Matteo, a Banchi e a San Luca. Nascosti in oscuri vicoli o in anguste piazzette incontriamo le dimore degli Imperiali, dei De Marini, dei Durazzo, di Domenico Grillo (sede della Fondazione De André), dei Della Rovere, dei Salvago, dei Saulli, dei Senarega, solo per citare alcuni tra i nomi non ancora menzionati, ognuno con la sua storia ma tutti  insieme per raccontare le gesta gloriose di Genova.

    Un incontro da non perdere, come dicevo, percorrendo un dedalo di viuzze, talora mai esplorate, alla ricerca di quelli che, come cita il biografo di Cola di Rienzo  “erano maravigliosamente belli i palazzi di Genova, che specchiano le fronti di niveo marmo nel nostro mar glauco”, in compagnia di un curioso interrogativo: perché si dicono palazzi dei Rolli?

    Nel 1500 non esistevano gli equivalenti dei nostri alberghi o la disponibilità di strutture pubbliche atte ad accogliere ospiti di riguardo. Si poneva, dunque, il problema di dove trovare un alloggio decoroso per i visitatori stranieri. Fedeli al loro spirito parsimonioso, i nobili ben si guardavano di aprire le loro dimore a questi illustri personaggi, per cui, le autorità si videro costrette ad imporre una forzosa accoglienza. Si censirono, dunque, 150 dimore nobiliari, classificandole in 3 distinte categorie in base alla raffinatezza degli arredi, all’ubicazione, al confort abitativo ed ad altri requisiti che sono ben specificati in 5 editti risalenti al 1576. Ad ognuna di esse, poi,  fu assegnata una certa tipologia di ospiti, Papa, Cardinali, Principi, notabili o semplici turisti di rango. Gli edifici prescelti venivano contrassegnati da un “rollo” (rotolo di carta) che veniva inserito in un bussolotto da cui, in una specie di estrazione del Lotto, si “pescava” quello “fortunato”, il cui padrone, giocoforza, era obbligato a prendersi cura del forestiero.

    Come si può desumere facilmente, soprattutto perché parliamo dei proverbiali avari genovesi, nessuno si dimostrava entusiasta di tale oneroso incarico, come testimoniano le numerose lamentele che giungevano al Doge, sia per l’esborso  di vil denaro sia per  i comportamenti, talora, esuberanti di quei, non voluti, coinquilini. La visita ai Rolli è un’occasione unica, dunque, per scoprire, come dice Edoardo Grendi, “una città bellissima ma che, per una ragione o per l’altra, non si scopre mai”.

     

    Adriana Morando
    foto di Daniele Orlandi

  • Visite guidate a Palazzo Reale a cura di Genova Cultura

    Visite guidate a Palazzo Reale a cura di Genova Cultura

     

    Palazzo RealeL’associazione Genova Cultura organizza domenica 13 maggio alle ore 15.30 una visita guidata a Palazzo Reale,  uno dei palazzi più maestosi di Genova, antica dimora patrizia decorata con splendore oltre che dai Savoia, anche dai Balbi tra il 1643 ed il 1650 e i Durazzo, che lo ampliarono alla fine del ‘600.

    Il Palazzo è forse il più vasto complesso architettonico s600-700esco  a Genova che abbia conservato intatti i suoi interni di rappresentanza, completi sia delle decorazioni fisse,  affreschi e stucchi, sia di quelle mobili, dipinti, sculture, arredi e suppellettili.

    Le volte dei salotti e delle gallerie sono affrescate da alcuni dei nomi più importanti della decorazione barocca e rococò: tra gli oltre cento dipinti esposti nelle sale si trovano opere dei migliori artisti genovesi del Seicento insieme a capolavori di Bassano, Tintoretto, Anton Van Dyck, Luca Giordano, Ferdinand Voet, Guercino.  

    L’opera  più importante dell’intera collezione ospitata nel Palazzo è  il Cristo spirante di Van Dyck; le prime notizie del dipinto risalgono al 1821, per il giudizio della critica e l’esame stilistico, l’opera appartiene all’ultimo periodo italiano del celebre fiammingo (1627) pare che repliche e derivazioni della stessa fossero presenti, nelle collezioni genovesi.

    La visita comprende l’atrio monumentale con stucchi settecenteschi, il cortile d’onore, il giardino pensile e l’appartamento nobile al secondo piano con scenografici ambienti di rappresentanza quali la Sala del Trono, il Salone da Ballo , la meravigliosa Galleria degli Specchi e l’Appartamento dei Principi Ereditari.

    La durata della visita è di circa due ore, la prenotazione è obbligatoria a  segreteria@genovacultura.org o al telefono 0103014333

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Storia di Genova: le antiche porte della città

    Storia di Genova: le antiche porte della città

    Porta Sottana o dei Vacca, Genova

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento sulle antiche mura e la difesa della città – GuidadiGenova.it

    Pietre millenarie che raccontano una storia di antiche glorie, guardiane sentinelle poste a sbarramento di eserciti invasori, occhi di rigidi gabellieri veglianti sulle merci in transito: queste erano le porte di Genova, unici varchi aperti  in quella cinta invalicabile di mura che cingevano la città.

    La loro funzione è chiaramente descritta in una lapide sistemata  a Porta di S. Andrea (1161) o Soprana (per indicare la sua posizione dominante) che recita: “…sono difesa da uomini, circondata da mura mirabili e col mio valore respingo lontano le armi nemiche. Se porti pace è lecito toccare queste porte, se chiedi guerra ti allontanerai triste e vinto…”.

    A dispetto delle sua magnificenza, Porta Soprana ha subito numerosi offese come quella del 1576 quando fu destinata a casa in affitto o quando, durante la Rivoluzione Francese,  divenne area adibita alla ghigliottina e ai servizi del famoso boia, Samson, lo stesso che aveva decapitato Luigi XVI. A dispetto dello scempio operato intorno a essa  con la distruzione della collina di S. Andrea, della demolizione del convento, del carcere, del vecchio borgo dei lanaioli, del Rivo Torbido e, più recentemente, del quartiere di via Madre di Dio, rimane ancor oggi uno dei simboli più autorevoli della potenza genovese del passato.

    A lei si contrappone la coetanea  gemella porta di Santa Fede (dal nome della chiesa templare che sorgeva nei paraggi) o  porta Sottana (per distinguerla dalla sorella levantina), chiamata anche Porta dei Vacca, a partire dal XIII secolo, dal nome della famiglia che aveva dimora nella zona. Risulta molto diversa da quella originale per le modifiche apportate nel corso del tempo anche se recenti restauri hanno cercato di porvi rimedio.

    Scendendo verso il porto incontriamo porta Siberia (o Porta del Molo), oggi sede del Museo Luzzati, che deve il suo nome alle cibarie che attraverso di essa venivano portate ai magazzini della Ripa Maris. Realizzata su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi (1512-1572), ispiratosi per la sua realizzazione alla Porta di San Miniato di Firenze (Michelangelo),  è una solida costruzione in pietra di Finale, una roccia ligure chiara che reca le tracce di conchiglie. Sul piazzale antistante, si innalzavano le forche per le impiccagioni  di quei condannati che dalle carceri di Sant’Andrea venivano condotti, lungo la salita del Prione,  fino al molo. Dai bastioni laterali della porta, che erano forniti di potenti cannoni, si dipartivano le imponenti mura di Malapaga così chiamate perché ospitavano le carceri per i debitori insolventi.

    Vi sono, poi, porte che si sono date al vagabondaggio e, lontano dalla loro sede originale, aspettano solo di raccontarvi la loro storia. La più irrequieta, cioè quella che ha viaggiato di più, è Porta Pila, dedicata alla Regina di Genova, la Madonna. Sita originariamente al termine dell’antica via Giulia (dove oggi Via XX Settembre incrocia via Fiume), elegante e maestosa, si narra fosse destinata alle fortificazioni di Porto Maurizio ma fu , infine, mandata a Genova per volere dei i Padri del Comune, tra il 1647 e il 1649. Nel 1891 si pensò di abbatterla insieme alla demolizione delle “Fronti basse” delle Mura Nuove ma,  grazie ad un provvido ripensamento, nel 1899, fu inserita nel bastione Montesano, alle spalle della piccola stazione di Brignole. Intorno al 1940, quando anche questo bastione venne abbattuto per l’ampliamento del nodo ferroviario, la porta si rimise in cammino verso la sua ubicazione definitiva che fu trovata tra i palazzoni di via Imperia. A memoria di questo peregrinare, rimane una lapide, scritta in latino, che riporta il racconto  dei suoi passati “traslochi”. Pare, però, che il suo errabondo cammino non sia ancora esaurito: esiste, infatti, un progetto per il suo spostamento  in Piazza Verdi, di fronte alla stazione.

    Sulle stesse Mura Nuove, ma a ponente, si ergeva la porta che dal faro prendeva il nome: Porta della Lanterna. Costruita tra il 1633 e il 1643 fu lasciata in pace fino al 1827 quando ne venne costruita  una più larga, a fornice doppio, a pochi centinaia di metri. Questi antichi varchi, infatti, prevedevano un solo accesso ed erano insufficienti al crescente traffico di persone e merci. Diventata, dunque, di intralcio alla viabilità, la porta seicentesca fu malamente distrutta, nonostante una petizione popolare con più di diecimila firme che ne chiedeva la salvaguardia; oggi rimane a ricordo solo una statua della madonna e l’iscrizione “posuerum me custodem”. La nuova porta ottocentesca ebbe sorte migliore: salvata dalla demolizione, quando fu spianato il colle di san Benigno, nel 1930, prese la via “dell’esilio” per essere collocata ai piedi della lanterna.

    Porta degli Archi, più antica delle precedenti perché facente parte delle mura cinquecentesche, anch’essa rivestita di pietra di Finale, faceva bella mostra di se all’altezza dell’attuale Ponte Monumentale. Per far posto alla nuova strada in costruzione (1892), Via Giulia, attuale via XX Settembre, fu spostata a Carignano ed inserita su un portello delle Mura delle Cappuccine, all’altezza dell’attuale via Banderali. Era conosciuta anche come Porta di Santo Stefano per la vicinanza con l’omonima chiesa e, ancora oggi, si fregia di una statua del santo, opera scultoria di Taddeo Carlone.

    Tra le porte che resistono al tempo vi è quella dell’Olivella, a lungo chiusa per la sovrapposizione delle mura cinquecentesche e poi riaperta, nel 1825, quando, su progetto di Carlo Barabino, venne risistemata l’area della spianata dell’Acquasola. Pur nascosta da pertinenze della ferrovia di Casella, sussiste anche la Porta di San Bartolomeo, unica  con ponte levatoio che veniva alzato per mezzo di contrappesi sferici e che deve il suo nome alla vicina chiesa. La porta successiva che possiamo incontrare proseguendo fino a via del Carso e poi continuando a destra lungo le antiche mura, è quella di San Bernardino, di cui si ricorda che, fino al 1896, restava chiusa dalle 21 alle 4 e mezza di mattina.

    Arrivando a Righi, troviamo la Porta delle Chiappe o di San Simone, a fianco dell’Osservatorio Astronomico, il terzo ed ultimo passaggio  dal lato est delle fortificazioni. A ponente,  si può cercare la porta di Granarolo, transito per l’antica strada proveniente da Begato, uno stretto passaggio con fornice in arenaria, sormontato da uno stemma marmoreo che, lasciata per anni in stato di abbandono, è oggi visibile solo dall’esterno, seguendo un ripido sentiero da via Ai Piani di Fregoso.

    Similmente è possibile ammirare la Porta degli Angeli, lungo la salita omonima, adito di una delle strade che collegavano Genova a Sampierdarena e alla Valpolcevera. Più centrale è la Porta di Carbonara, in cima alla via da cui prende il nome, di cui si intravvedono le tracce nel grande arco trasformato in deposito.

    Malasorte, invece, per la più occidentale delle entrate che si aprivano nella cinta muraria urbana trecentesca: la Porta di San Tommaso. Si trovava tra le attuali piazza Acquaverde e Piazza Principe e doveva la sua toponimia al monastero che sorgeva presso il Caput Arenae, di fronte al mare. L’antico complesso monasteriale è ricordato perché qui visse Santa Limbania, religiosa a cui sono legate leggende di fatti prodigiosi. Quando fu realizzata la ferrovia, l’accesso fu demolito ma, si dice, sono rimaste tracce sepolte nel tratto compreso tra la stazione metro e quella ferroviaria.

    Stessa sorte per la porta Aurea (da cui trae il nome il quartiere di Portoria) che, sita sul colle di Piccapietra,  fu spazzata via dalle sciagurate manipolazioni urbanistiche degli anni 50-60, insieme alle sue due torri a ferro di cavallo, già ridimensionate nel XVIII secolo. Analoga fine per la modesta Porta Romana, collocata all’imbocco di via San Vincenzo, la cui denominazione derivava dalla strada romana che, provenendo da vico Dritto Ponticello (attuale zona piazza Dante), proseguiva attraverso Via San Vincenzo fino a Borgo Incrociati. Stesso epilogo  per la Porta dell’Acquasola (posizionata al limite settentrionale della spianata),  per la Porta di Murtedo (ubicata alla cima della salita di santa Caterina davanti alla prefettura) e per la Porta di S. Agnese (situata presso la Piazza del  Vastato odierna Piazza dell’Annunziata).

    Perduta ogni traccia, anche, delle primitive porte carolinge, Porta San Pietro, a fianco della chiesa di San Pietro in Banchi, Porta di Serravalle, attuale zona via Tommaso Reggio, Porta di Castri, nella zona Sarzano-Santa Croce, che con la Porta Superana (porta Soprana) facevano parte di quella primitiva cinta muraria della città di cui si hanno notizie certe. Per concludere, ricordiamo che esistevano anche passaggi pedonali (portelli) come quello di S. Egidio o quello più famoso di Portello, cui si deve il nome della piazza fra le gallerie Bixio e Garibaldi.

     

    Adriana Morando
    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Palazzo della Meridiana: visite guidate domenica 6 maggio

    Palazzo della Meridiana: visite guidate domenica 6 maggio

    Palazzo della Meridiana
    Palazzo della Meridiana

    Domenica 6 maggio si tengono le visite guidate ai saloni di Palazzo della Meridiana, in occasione dell’ultimo giorno di apertura della mostra “Meravigliato Paesaggio: la scoperta della Liguria e i fotografi dell’800”.

    Come ogni prima domenica del mese, il Palazzo del centro storico genovese è aperto al pubblico per le visite guidate condotte da guide professioniste, che consentono di  visitare gli ambienti liberty progettati da Gino Coppedè ma anche i grandi saloni cinquecenteschi affrescati da Luca Cambiaso e Lazzaro Calvi.

    Inotre, dopo 3 mesi di apertura, volge al termine la mostra “Meravigliato paesaggio: La scoperta della Liguria e i fotografi dell’800”, curata da Pietro Boragina e Giuseppe Marcenaro che  raccoglie circa 120 fotografie in originale dell’800 ritraenti il paesaggio ligure.

    Durante l’ apertura straordinaria di domenica 6 maggio si poò acquistare un biglietto combinato per  la visita guidata al Palazzo e per la Mostra  al costo complessivo di 10 euro (ridotto 7euro).

    La partenza delle visite è prevista ad ogni inizio d’ora , dalle ore 14 alle 19 (ultima partenza: h 18).  E’ consigliata la prenotazione.

    Prezzo per la visita: Intero 7 euro a persona (comprensivo della visita guidata) e ridotto 5 euro a persona (comprensivo della visita guidata).

    Foto Daniele Orlandi