Mese: Maggio 2012

  • Imprese: ritardi nei pagamenti e poca liquidità, periodo nero in Liguria

    Imprese: ritardi nei pagamenti e poca liquidità, periodo nero in Liguria

    Finanza, Economia e BancheEuler Hermes, società specializzata nell’assicurazione crediti, ha pubblicato il Report sui Mancati Pagamenti,  una ricerca trimestrale sugli andamenti dei crediti fra imprese italiane basata sul monitoraggio giornaliero dei pagamenti tratto dalla Banca Dati della società, costituito da circa 450.000 imprese italiane.

    Pagamenti lenti, accumulo di ritardi, uguale carenza di liquidità fra imprese. Dall’analisi di Euler Hermes emerge innanzitutto questa tendenza negativa che porta inevitabilmente a ingolfare importanti settori economici, tanto che nei primi tre mesi del 2012 i mancati pagamenti tra imprese (ovvero oltre 180 giorni) sono aumentati del 38% rispetto ai primi tre mesi del 2011.

    Uno dei motivi principali è sicuramente la difficoltà di accesso al credito per imprese e consumatori, una situazione che, però, non può sicuramente essere mantenuta nel tempo, gli stessi analisti infatti sottolineano che è ipotozzabile una ripresa per la seconda metà del 2013.

    Carta, calzature, energia e abbigliamento sono i settori maggiormente colpiti. Ma alla percentuale di pagamenti non onorati fra imprese italiane, si aggiunge la crisi dell’export e quindi si alza al anche la percentuale di crediti insoluti (+18%) rispetto all’anno passato.

    Posando la lente d’ingrandimento sulle singole regioni, la Liguria risulta essere una delle peggiori d’Italia come ritardo nei pagamenti. Dopo Valle d’Aosta e Molise, dalle nostre parti si registra infatti l’aumento percentuale più alto d’Italia, un sonoro +88% contro il +79% del Piemonte, il +65% della Toscana, il 36% della Lombardia, il 14% dell’Emilia – Romagna e il 5% del Veneto. Importante sottolineare che in nessuna regione d’Italia la percentuale è diminuita.

  • PechaKucha Vol.#02 e Vol.#03: nuova chiamata alle armi per artisti

    PechaKucha Vol.#02 e Vol.#03: nuova chiamata alle armi per artisti

    pechakuchaNuovo, doppio appuntamento con PechaKucha Genova, una grande festa alla Claque che permette di creare incontri e connessioni fra artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori, insomma chiunque ha in comune l’interesse per il Fare declinato in ogni sua forma.

    Dopo la prima edizione dello scorso 26 febbraio – PechaKucha Vol.#01 – ancora per pochissimi giorni è aperto il bando di concorso per scegliere i presentatori di PechaKucha Vol.#02 (6 giugno) e PechaKucha Vol.#03 (1 luglio).

    Questi i temi per partecipare.

    PechaKucha Vol.#02: Be Transformer (6 giugno)
    Tema del concorso è la consapevolezza che la creatività può e deve essere motore di rigenerazione urbana, intesa in ogni sua forma. L’idea è mettere in rete progetti basati sul concetto della trasformazione a qualsiasi livello (personale, urbanistico, collettivistico, ecc.) e in qualsiasi forma (grafica, video, arte performativa, fotografia, design, analisi scientifica, poesia, pittura, ecc).

    PechaKUcha Vol.#03: Be Vintage (1 luglio)
    Un contenitore per progetti realizzati sul concetto Vintage, declinato in ogni sua possibile forma: dall’evento storico, alla storia dell’arte, dal vissuto personale legato a luoghi, oggetti, persone, momenti, suoni e profumi al tema dell’usato e del riciclo, dal design alla moda, dal cinema alla musica, dalla grafica alla fotografia, ecc.

    Per partecipare è necessario inviare entro venerdì 18 maggio 2012 all’indirizzo pkn.genova@gmail.com una mail con i seguenti documenti:
    – scheda di presentazione (scaricabile dal sito filedropper.com) con nome, cognome, telefono, titolo e descrizione del progetto e indicazione a quale delle due PechaKucha Night si vuole partecipare.
    – 7 slide di presentazione del progetto in formato A4 orizzontale.

    Domenica 20 maggio lo staff comunicherà i nomi dei creativi selezionati.

  • Testamento biologico on line: iniziativa dell’associazione Luca Coscioni

    Testamento biologico on line: iniziativa dell’associazione Luca Coscioni

    L’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica – fondata nel 2002 dall’omonimo leader radicale per «promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili» – rilancia la propria battaglia a favore del testamento biologico.
    L’associazione è impegnata ormai da anni affinché in Italia venga approvata una legge che regoli, secondo le volontà dei singoli individui, la possibilità di porre fine alla propria esistenza.

    Adesso, dopo che nei mass media è scemato l’interesse per la questione – suscitato generalmente solo dai grandi casi che la cronaca, ciclicamente, ripropone – l’associazione ha deciso di realizzare un blog specifico per consentire a tutti di redigere il proprio testamento biologico.
    Per farlo è sufficiente compilare il form, elaborato dalla società di comunicazione Youlovehome, sul blog http://testamentobiologicoonline.it/compila-il-testamento-biologico/

    «Mentre la Conferenza episcopale italiana preme sul governo affinché venga approvata la legge sul fine vita, contro ogni principio di autodeterminazione, riteniamo doveroso fornire al cittadino un altro strumento per far valere le proprie volontà – spiega Filomena Gallo, segretario dell’associazione – quanto compilato ha valore legale perché si rende nota una volontà del privato che riguarda il diritto costituzionale all’autodeterminazione. Tale atto diventa rafforzato e opponibile in sede giudiziaria con l’autentica».

    Sul sito dell’associazione, alla pagina di soccorso civile, si trovano le modalità per autenticare il testamento biologico.
    L’iniziativa è partita la notte scorsa e nel giro di poche ore sono già stati raccolti oltre 250 testamenti biologici.

    «Le vicende Englaro-Welby-Nuvoli hanno dimostrato che in Italia esiste, almeno sulla carta, un diritto a veder rispettate le proprie volontà anche se manca una legge che ne garantisca l’effettivo e pieno rispetto – afferma Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Il testamento biologico online rappresenta uno strumento semplice e accessibile per sottrarre le nostre scelte all’arbitrio dello Stato etico».

    «Se anche la super cattolica Argentina ha approvato una legge che rende legale la “dolce morte” – conclude Filomena Gallo – come mai l’Italia che si professa una nazione più sviluppata delle altre, rimane negli ultimi posti in quanto a rispetto dei diritti civili, anteponendo al cittadino e alla esigenza di riforme laiche e liberali del nostro Paese il servilismo politico al potere clericale».

     

  • Baraonde Beach Club

    Baraonde Beach Club

    Baraonde Beach Club CogoletoNella spiaggia di Cogoleto c’è un locale dover poter passare un’intera giornata in totale relax, dalla colazione sino alla notte, godendo di un panorama suggestivo sulla costa Ligure.

    Il Baraonde Beach Club di giorno è uno stabilimento balneare in stile etnico con terrazza direttamente sul mare; la spiaggia è attrezzata con un baby park pensato per i più piccoli con giochi, scivoli, sabbia e nei weekend è prevista un’animazione con ragazze qualificate pronte a far divertire i bambini in acqua e fuori.

    Il bar e il ristorante garantiscono un efficace servizio per tutti coloro che desiderano gustarsi i sapori delle specialità liguri e le bevande dissetanti dell’estate. Al calar del sole inizia l’aperitivo a buffet ricco di stuzzichini, accompagnato da un’atmosfera rilassante con musica si sottofondo, cocktails serviti e preparati da Barman qualificati.

    Il ristorante è senz’altro una delle maggiori attrazioni del Baraonde Beach Club. Situato in una posizione incantevole in riva al mare, offre un’ampia gamma di soluzioni gastronomiche, e consente di scegliere tra una romantica e caratteristica cena a lume di candela o una vera e propria grigliata estiva in spiaggia a pochi metri dal mare.

    Il ristorante è aperto tutti i giorni sia a pranzo che a cena, è sempre gradita la prenotazione.

    In più il locale organizza serate enogastronomiche, grigliate in spiaggia nei sabati sera (gradita la prenotazione)  seguite da serate con musica, dj e  altre sorprese della Disco on the Beach, con DJ fino a notte fonda dove poter ballare liberamente anche sulla sabbia, in riva al mare.

    La discoteca è infatti uno dei pezzi forti del baraonde Beache Club: creata quasi per gioco, si riconosce ora come uno dei locali di punta della Riviera Ligure, mentre invece il suo punto di forza è la semplicità alla porta che la rende unica nel suo genere. La voglia di passare una serata in compagnia, con qualsiasi tipologia di musica, in terrazza coperta o per gli amanti in spiaggia in riva al mare, vestiti come meglio si voglia, il tutto accompagnato da un efficace servizio di Barman capaci di soddisfare qualsiasi vostra richiesta.

    Per tutta l’estate sono in programma serate a tema ricche di premi, sorprese, ed è inoltre possibile organizzare feste private, compleanni, addio al celibato/nubilato, feste di laurea, con lo staff del Baraonde Beach a completa disposizione a seconda delle diverse esigenze dei clienti.

    La discoteca è aperta da giugno a settembre compresi.

    Baraonde Beach Club

    Indirizzo: Via Aurelia di Levante, Cogoleto, Genova (1 km dall’uscita autostradale di Arenzano)

    Come Arrivare:  Baraonde Beach dista  10 minuti dalla stazione ferroviaria di Cogoleto.

    Per chi arriva in macchina:

    da Genova, prendere la A10 in direzione Savona-Ventimiglia ed uscire al casello di Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    da Milano, prendere la A10 in direzione Savona-Ventimiglia ed uscire al casello di Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    da Torino, prendere la A6 fino a Savona, quindi prendere in direzione Genova ed uscire ad Arenzano. Prendere la direzione COGOLETO, siamo ad 1 km dal casello.

    Telefono: 349 6864466

    E-mail: baraondebeach@hotmail.it

    Sito internet: www.baraondebeach.com

    Facebook: baraonde beach cogoleto

    Apertura: tutti i giorni

    Prezzo medio per la serata, comprensivo di cena euro 25

    (I.P.)

  • Primavera Bio, serata informativa sull’agricoltura biologica ai Giardini Luzzati

    Primavera Bio, serata informativa sull’agricoltura biologica ai Giardini Luzzati

    Giardini LuzzatiVenerdi 18 maggio  presso i Giardini Luzzati nel centro storico di Genova  si tiene una serata dedicata all’agricoltura biologica aperta alla cittadinanza: produttori biologici,
    cittadini e consumatori si incontrano per confrontarsi sul tema dell’agricoltura e della provenienza dei cibi che si mangiamo quotidianamente.

    Un’occasione per conoscere chi coltiva la terra e chiedere perché scegliere l’agricoltura biologica e come mai i prodotti bio sono più cari, chi garantisce i consumatori e quali implicazioni ha sull’ambiente questo tipo di coltivazione.

    Al termine del dibattito è in programma una degustazione del vino della Cooperativa Agricola Valli Unite di Alessandria.

    L’incontro inizia alle 19.30 ma già dalle ore 17.30 si tiene un laboratorio per i bambini per conoscere l’agricoltura bio impastando la farina: un’occasione per avvicinare i più piccoli al tema dell’agricoltura e a prodotti più sani per se stessi e per l’ambiente.

    L’evento è a cura di Nuova Associazione Giardini Luzzati e Associazione Il Ce.Sto, due realtà che lavorano per riqualificare la zona e per trasformare i Giardini in un luogo d’incontro e di condivisione aperto alla cittadinanza e al quartiere: eventi culturali, musicali e animazione della piazza.

    Per informazioni: Sara Montoli aiab.liguria@aiab.it ufficio 0102465768, cell.3492134568

  • Acqua Bene Comune: ultimo appello per Doria e Musso

    Acqua Bene Comune: ultimo appello per Doria e Musso

    Un mese fa il comitato Acqua Bene Comune sottopose a tutti i candidati una carta di impegni per l’acqua pubblica, accolta con entusiasmo da molti. Oggi, a distanza di pochi giorni dal ballottaggio, i cittadini impegnati nel richiedere a gran voce il rispetto dell’esito del referendum, lanciano l’ultimo appello ai due candidati in corsa per Palazzo Tursi che, a differenza di altri, non hanno ancora firmato la carta.

    «Cogliamo quindi l’ultima occasione per chiarire alcuni aspetti e chiediamo pubblicamente ai professori Doria e Musso di pronunciarsi su un tema tanto rilevante per la nostra città – scrive il Comitato – Gli elettori che domenica andranno alle urne sono gli stessi che un anno fa votarono i referendum e oggi pretendono il rispetto del loro voto. Per inciso, l’anno scorso al referendum votarono 30.000 genovesi in più rispetto a queste comunali, un 6% in più che dovrebbe far riflettere, e molto, i candidati».

    «Innanzitutto vogliamo chiarire che gli impegni richiesti non sono certo per avere “tutto subito” – sottolinea Acqua Bene Comune – sappiamo che alcuni obiettivi sono lunghi da raggiungere, ma non per questo possiamo sentirci dire “No, perché non ci sono i soldi…” oppure l’ormai superato e ideologico “Il privato è meglio”».

    «Non è detto che per rientrare in possesso delle dighe si debba per forza pagarle, non è detto poi che nel caso si debbano pagare così tanto – sottolinea il comitato – Non è detto che il privato sia più efficiente (sappiamo ormai, dati facilmente reperibili in rete, che anni di privatizzazione del servizio idrico hanno prodotto enormi aumenti delle bollette senza un corrispondente miglioramento del servizio). Non è vero che per togliere la remunerazione del capitale, che pesa il 22% sulla bolletta, si debba aspettare una nuova legge nazionale. Non è vero che le fusioni societarie portano vantaggi ai comuni (vedi i debiti di Iren, la perdita di valore delle azioni, i dividendi dimezzati, la perdita di controllo sulla società)…».

    «Insomma, non pretendiamo che lunedì prossimo come primo atto il sindaco di Genova riacquisti le dighe vendute nel 2003 e faccia risorgere la vecchia AMGA al posto di Mediterranea delle Acque. Sappiamo che questi sono obiettivi a medio o lungo termine, pertanto noi chiediamo semplicemente una rassicurazione sul fatto che si voglia iniziare un percorso per arrivare agli obiettivi che gli italiani hanno votato col referendum. Dire “NO” senza neppure verificare approfonditamente le fattibilità ci pare poco intelligente, così come dire “NO” in contrapposizione alla volontà degli italiani ci pare arrogante».

    «L’istanza di partecipazione della società civile attiva è stata un segnale di speranza in questo ultimo anno, questa voglia dei cittadini di impegnarsi ci potrà salvare dalla crisi più di qualsiasi manovra finanziaria. Anche la gestione pubblica dell’acqua che noi proponiamo deve prevedere la partecipazione della cittadinanza, che aiuti i politici nel vigilare sulla correttezza dell’operato delle società e delle persone. E la trasparenza va messa in pratica rendendo facilmente disponibili ai cittadini tutte le informazioni».

    Infine il comitato espone alcune questioni su cui vorrebbe sentire una risposta: «Quali strumenti di partecipazione quindi i candidati intendono adottare nel loro mandato? I consigli comunali come saranno “partecipati”? E le commissioni? Nelle società partecipate come verranno gestite trasparenza e partecipazione?».

    Se i candidati non avranno il coraggio di slegarsi davvero dagli interessi economici forti e di partito, per sposare l’interesse esclusivo dei cittadini, ebbene, chiunque vinca sarà sempre una vittoria a metà, con troppo pochi che voteranno, molti dei quali senza convinzione – conclude Acqua Bene Comune – Entro sabato invece, in seguito alle loro risposte, vorremmo poter dire “Vinca il migliore!” e non “Vinca il meno peggio”».

  • ReMida Day 2012: una giornata su riciclo e riuso creativo

    ReMida Day 2012: una giornata su riciclo e riuso creativo

    La festa per i 20 anni di Porto Antico e Palazzo Ducale coincide quest’anno con il ReMida Day, un evento che si svolge ogni anno per sensibilizzare adulti e bambini sul reinterpretare i luoghi della città e scoprire nuove idee creative per riutilizzare i materiali di scarto del nostro consumo quotidiano e (soprattutto) della produzione industriale. L’edizione 2012 si svolgerà sabato 19 maggio a Palazzo Ducale.

    Il progetto nasce nel 1996 a Reggio Emilia, sulla base dell’idea che i rifiuti sono risorse: in tutta Italia sono nati gruppi che raccolgono e riutilizzano gli scarti dell’industria, e al tempo stesso si fanno promotori della cultura del riuso creativo dei materiali di recupero.

    Scopo di ReMida è creare e diffondere un modo nuovo, ottimista e propositivo di vivere l’ecologia e di costruirne il cambiamento valorizzando in modo creativo i materiali di scarto, i prodotti “non perfetti” e gli oggetti senza valore, in una logica di sostenibilità e rispetto dell’oggetto stesso, dell’ambiente e dell’uomo.

  • Ubriacarsi senza bere alcool: arriva “Wahh”, lo spray inebriante

    Ubriacarsi senza bere alcool: arriva “Wahh”, lo spray inebriante

    WahhUbriacarsi senza bere alcool, non lo scopriamo certo noi, non è possibile. Un banale ossimoro, un paradosso qualunque, sul quale però David Edwards, inventore franco-americano, deve aver riflettuto parecchio… così tanto da ideare un prodotto che genera e genererà dibattiti (in buona percentuale sterili).

    Unite le proprie forze con il designer francese Philippe Starck, il buon Edwards lancia sul mercato al prezzo di 20 euro uno spray che permette con una sola spruzzata di provare “sensazione di ebbrezza” senza gli “effetti nefasti dell’alcol”. I due lo hanno chiamato “Wahh Quantum Sensations“, un piccolo tubetto paragonabile a un comune rossetto capace di concentrare in pochi secondi il “senso di piacere” di una lunga sbornia.

    Una spruzzata equivale a 0,075 ml di alcol, quanto basta perché le microparticelle stimolino il cervello. “La questione è come farsi del bene senza farsi del male – ha commentato, dopo diverse spruzzate, il designer Starck – Wahh è una alternativa che ti offre la sensazione di ebbrezza senza i suoi effetti nefasti“.

    David Edwards non è nuovo al lancio di strambi prodotti: ha firmato una vera e propria collezione di spray ai “sapori” del cioccolato, del caffè e del thé, ma anche le bottiglie commestibili e un nuovo modo di mangiare respirando goccioline liquide…

  • BredaBusBand e Fetish Calaveras live nel weekend del Bonfim

    BredaBusBand e Fetish Calaveras live nel weekend del Bonfim

    Fetish Calaveras Continuano i weekend all’insegna della musica live al Senhor do Bonfim, il locale sulla passeggiata di Nervi.
    Venerdì 18 maggio torna ad esibirsi BredaBusBand, la band che guida il rhythm and blues a Genova.
    Il gruppo interpreta un genere di forte impatto, che svaria dal vecchio blues americano al più recente rhythm and blues, fino al moderno soul, con frequenti incursioni nel rock ‘n’ roll. Caratteristica comune del repertorio è la capacità di creare una situazione di emozione e partecipazione collettiva, tanto da far definire la Breda come una “tremenda macchina da palco”.
    Sabato 19 maggio è il turno del gruppo savonese Fetish Calaveras con il suo coinvolgente spettacolo swing’a’billy.

    Provenienti da Savona questi sei ragazzi in nero e rosa hanno all’attivo più di 300 concerti, suonati dal Giugno 2002 ad oggi nei Club e Festival più rinomati del nord Italia

    Il loro stile li contraddistingue tra le band del panorama emergente Ligure come una bomba esplosiva di rock’n’roll incontenibile ed irrefrenabile, grazie al mix magico delle esperienze musicali dei sei componenti, dal rock’n’roll allo ska, dal punk allo swing, tutto miscelato in un cocktail ’50 vintage-new school unico ed originale, tutto da ballare.

    Solo per citare alcune importanti collaborazioni live: Tonino Carotone e gli Arpioni, The Hormonauts, Vallanzaska, Stiliti, Marco di Maggio Trio, Meganoidi, Pornoroviste, Alberto Camerini, e molti altri.

    Ingresso ore 22.30, inizio concerto ore 23.30

    Prima consumazione  8 euro

  • Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    Associazione 3Febbraio: incontro con i membri della sede genovese

    L’ultima sanatoria “colf e badanti” del  2009 è stata una truffa. Discriminatoria nei confronti di tanti lavoratori immigrati che non lavorano come collaboratori domestici, l’ultima regolarizzazione è stata ancora una volta fonte di ricatti da parte di intermediari e datori di lavoro che hanno lucrato su situazioni di subalternità e emarginazione. Parte da Genova, e in particolar modo dai venditori ambulanti del Porto Antico, la richiesta di un nuovo provvedimento che estenda la possibilità di un permesso di soggiorno valido a tutti i lavoratori stranieri in nero, dipendenti e non.

    Ne abbiamo parlato con Mauro Musa, responsabile dell’Associazione 3 Febbraio di Genova e con Luciana Taddei, membro dell’Associazione e collaboratrice al cortometraggio della video maker Serena Gargani  “All’ombra del porto”. L’Associazione 3F è promotrice, con l’avvocato Alessandra Ballerini, del testo del provvedimento da presentare al Governo.

    Da quale esigenza umana nasce l’idea di proporre al Governo una bozza di sanatoria generalizzata?

    L’idea di elaborare questo testo, che autorizza la regolarizzazione generalizzata dei cittadini stranieri presenti nel nostro Paese, nasce dalla lotta quotidiana dei nostri fratelli del Porto Antico, venditori ambulanti che da tempo cercano di ottenere un documento valido e un lavoro onesto e riconosciuto. Illegalità e emarginazione sono il frutto di un circolo vizioso in cui il permesso di soggiorno rappresenterebbe il primo tassello della soluzione: se non si ha un documento valido infatti non si può ottenere un contratto in regola e senza un lavoro non è possibile ottenere un permesso di soggiorno . Molti di questi ragazzi sono stati vittima di raggiri e truffe nel 2009, all’epoca dell’ultima sanatoria: hanno pagato migliaia di euro a un datore di lavoro o a un intermediario che si è intascato i soldi senza provvedere all’effettiva regolarizzazione. In più, sia i venditori ambulanti del Porto che altri stranieri residenti, da tempo sono soggetti ad una forte repressione da parte delle forze dell’ordine che compie perquisizioni nelle case, in virtù della legge antiterrorismo ancora in vigore e cerca di bloccare il commercio ambulante del Porto usando a volte anche le maniere forti. Nel febbraio 2011 l’Associazione ha indetto una manifestazione a sostegno dei diritti degli immigrati a cui hanno partecipato 500 persone, un numero davvero importante per la realtà dei cittadini stranieri residenti a Genova. Da quel momento è nata l’idea di redigere una bozza di sanatoria, grazie attiva partecipazione di questi ragazzi il cui protagonismo è sempre stato forte e hanno continuamente animato le assemblee che hanno portato alla stesura del documento.

    Cosa prevede la bozza del documento?

    Il testo scritto da Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia sia delle istituzioni cittadine che dell’associazione, prevede il rilascio del permesso di soggiorno a lavoratori stranieri  sia dipendenti che autonomi; in questo modo si vogliono evitare quelle forme di ricatto a cui sono stati sottoposti i lavoratori immigrati nel 2009. Non sarà più quindi necessario che il datore di lavoro presenti i documenti richiesti per il rilascio del permesso per quegli immigrati che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato una micro impresa autonoma. La bozza prevede poi la cancellazione delle espulsioni precedenti – richiesta ripresa dalle precedenti sanatorie governative – e dei reati d’autore,  reati minori che non prevedono violenza su persona (ad esempio la vendita di merce contraffatta). Il permesso dovrà  essere rilasciato tassativamente massimo dopo 60 giorni dalla presentazione della richiesta da parte del cittadino straniero.

    Quali sono stati i rapporti con le istituzioni cittadine a partire dalle manifestazioni dello scorso anno?

    Gli incontri con le autorità cittadine sono stati diversi, ma non possiamo certo affermare che i risultati concreti siano stati altrettanto numerosi. L’assessore alla sicurezza Scidone ci aveva assicurato che non avrebbe colpito “l’ultimo anello” della contraffazione, i venditori ambulanti appunto, ma si sarebbe concentrato sull’ingrosso e i trafficanti di merce contraffatta; all’opposto la repressione contro i fratelli del Porto Antico si è acuita sempre di più e le perquisizioni nelle abitazioni sempre più massicce e frequenti. Bisogna ricordare inoltre che, per legge, i blitz a domicilio possono svolgersi solo con la supervisione di una persona di fiducia, se espressamente richiesto dal perquisito; noi membri dell’Associazione 3 Febbraio avremmo tanto voluto godere di questo diritto, come richiesto dai lavoratori stranieri, ma le pattuglie delle forze dell’ordine non ci hanno mai aspettato. Con l’assessore al commercio Vassallo abbiamo iniziato a trattare per trovare una soluzione alternativa al commercio ambulante, pensando ad esempio ad un spazio dove gli immigrati possano vendere oggetti tradizionali provenienti dal Senegal; il permesso di soggiorno rimane, anche in questo caso, imprescindibile. Abbiamo incontrato anche il sindaco Marta Vincenzi la quale aveva promesso di appoggiare la nostra battaglia nazionale e avrebbe invitato il governo ad esaminare la sanatoria, dopo averla fatta approvare in consiglio comunale. Le intenzioni c’erano tutte, ma i fatti sono stati pochi anche perché la Vincenzi si è mossa troppo tardi, il 13 febbraio, ormai a scadenza di mandato. La repressione attenuata non c’è stata, il tavolo di discussione tra noi associazione e immigrati e le istituzioni si è riunito solo una volta, semplicemente per comunicarci che tutto sarebbe stato rimandato a dopo le elezioni; in origine il Sindaco ci aveva prospettato una riunione settimanale. Dal nuovo sindaco, chiunque sarà, ci attendiamo che accolga nuovamente la nostra proposta e si faccia promotore, in sede di consiglio comunale, del nostro appello da presentare poi a Roma, al governo perché lo prenda in considerazione e lo discuta.

    Genova è la capofila, ma l’iniziativa è pensata come nazionale…

    Il 1 maggio scorso c’è stata la presentazione della bozza di sanatoria a livello nazionale. In tutte le città in cui l’associazione è presente si terranno delle assemblee locali per individuare i responsabili della campagna e decidere le strategie locali e nazionali per sostenerla, a partire dalla raccolta delle adesioni. E’ previsto a fine mese un coordinamento nazionale  di tutti i sostenitori dell’appello, in cui i partecipanti potranno discutere i contenuti della sanatoria e fare in modo che diventi un tesoro di tutti, frutto di un’elaborazione collettiva. Non vogliamo che sia un documento calato dall’alto, da Genova e dal suo gruppo locale, ma vorremmo che diventi un patrimonio comune, cittadini italiani e stranieri, associazioni e singoli. Dal canto loro, gli immigrati sono entusiasti ed ansiosi di questa iniziativa, dai senegalesi di Genova ai bengalesi di Roma fino ai rifugiati di Napoli.

    Lo strumento delle sanatorie è una risposta emergenziale ad una condizione di emarginazione e illegalità che necessita una risposta pronta. L’immigrazione tuttavia, come fenomeno umano portatore di diritti e doveri, non può essere concepito come un’emergenza ma è una situazione strutturale i cui problemi hanno bisogno di una visione un po’ più ampia per essere risolti…

    L’associazione 3 Febbraio nasce senza dubbio con una visione più ampia rispetto alla proposizione di un piccolo strumento, anche se necessario, come la sanatoria. La nostra è una battaglia generale per la dignità, la libertà e la giustizia. Il nemico principale da battere in Italia è il razzismo perché a causa del razzismo si rischia la vita, si perde la vita, italiano o straniero. Il permesso di soggiorno è soltanto uno dei diritti, fondamentali, da garantire ai nostri fratelli: noi sosteniamo la libera circolazione e l’accoglienza per tutti. La logica dei flussi secondo noi è una logica assassina perché avalla le centinaia e migliaia di morti che avvengono nei nostri mari. L’immigrazione inoltre non può essere settoriale e non può essere accettata solo se vantaggiosa economicamente: l’integrazione non deve essere garantita in nome di una logica utilitaristica perché una persona non può essere snaturata al tal punto da trasformarsi in semplice fonte di reddito e profitto. Una persona è portatrice di diritti che, a quanto ne sappiamo, sono universali.

    Come sembra rispondere la politica italiana a queste iniziate incentrate sui diritti dell’uomo e della donna, a prescindere dalla provenienza o professione?

    In generale abbiamo capito che i diritti non fanno voto, i politici hanno paura di parlarne perché risultano impopolari e di conseguenza i risultati concreti prodotti dalla politica ad oggi sono pochi. In sé il tema della sanatoria che proponiamo è certamente “scottante”: parliamo di generalizzazione dei permessi quando tutti parlano di immigrazione selettiva. Del resto l’immigrazione è uno di quei temi bipartisan di cui la politica si riempie di parole: tante chiacchiere, molte liti, pochi fatti e spesso pure inadeguati. Abbiamo chiesto diversi incontri con il Ministro per la cooperazione internazionale e l’Integrazione Riccardi, ma ad oggi alle buone volontà è seguito il nulla della politica, contrapposto al protagonismo degli immigrati che continuano a lottare. Gli immigrati, come già detto, sono entusiasti: speriamo solo che queste speranze non si trasformino in illusioni. Il copione è già stato letto e visto.

    Il documentario “All’ombra del porto” che sta girando la video maker Serena Gargani, in collaborazione con alcuni membri dell’Associazione 3F, è un altro strumento che racconta la lotta dei ragazzi nordafricani del Porto Antico per vedere riconosciuta la loro esistenza e affermare la loro dignità…

    Si, il documentario nasce dalla richiesta di Pablo, un membro dell’associazione, di far conoscere più diffusamente la situazione dei venditori ambulanti del Porto Antico, delle loro problematiche e della loro lotta autonoma per migliorare la loro situazione. L’obiettivo, di Serena Gargani e nostro, è di realizzare un medio metraggio a sé stante rispetto alla sanatoria ma che certamente si lega alle richieste contenute nella bozza. Stiamo ancora ultimando le riprese e poi ci attiveremo per trovare una produzione che possa finanziarlo.

     

    Antonino Ferrara
    foto di Diego Arbore

  • La Grecia verso l’uscita dall’Euro: il fallimento della politica europea

    La Grecia verso l’uscita dall’Euro: il fallimento della politica europea

    Acque sempre più agitate in Europa. Gli effetti del voto greco della settimana scorsa stanno scuotendo i mercati e la politica europea. I tentativi di formare un governo che supporti i tagli imposti dall’Europa sono naufragati: è così che la Grecia tornerà alle urne, con il rischio che non si faccia in tempo o non si formi il consenso politico necessario a prendere le misure richieste dalla Troika come condizione per sbloccare l’ultima tranche di prestiti entro giugno.

    Il default della Grecia e la sua uscita dall’euro, quindi, è oggi un’eventualità concreta, se non addirittura un esito quasi certo. I mercati e la politica europea, dopo essersi rifiutati a lungo di voler prendere in considerazione questa ipotesi, improvvisamente danno sfogo più o meno irrazionalmente a paure a lungo sopite. Eppure stiamo sempre girando intorno al medesimo problema: la scommessa della speculazione internazionale sulla tenuta della moneta unica europea.

    Come ho scritto più volte, il problema dell’euro è duplice: da una parte è la moneta comune di un mercato disomogeneo, scisso tra il nord e il sud dell’Europa; dall’altra parte è una valuta priva della regolazione di una banca centrale sovrana che possa permettersi di attuare politiche inflazionistiche o deflazionistiche. Il combinato di questi due fattori e della crisi internazionale ha spinto grossi attori finanziari e speculatori a scommettere sulla dissoluzione della moneta unica, mettendo sotto attacco le economie della zona euro con i bilanci meno stabili. E si tratta di operazioni certo discutibili sul piano morale, i cui effetti negativi vengono scontati sulla pelle delle persone. Ma nella logica del capitalismo dei giochi di borsa, c’è davvero poco da stupirsi. Guadagnare denaro con operazioni sempre più spregiudicate è il lavoro che garantisce a queste persone redditi a molti zeri.

    Per questo mi è venuto istintivamente da sorridere quando ieri sera, a Otto e Mezzo, un ambasciatore ospite della Gruber ha concluso che i finanzieri non pensano all’integrazione europea ma al guadagno personale: è ovvio che, se si facessero di questi problemi, sarebbero già stati rimossi da tempo!

    Si può e si deve riformare i mercati finanziari: l’ha detto l’altro giorno anche Vegas, il presidente della Consob, e l’ha detto pure Obama. Ma siccome l’operazione è difficile e richiede coordinamento globale, nel frattempo occorre affrontare la situazione guardando in faccia la realtà. Nella congiuntura politica attuale chi comprerebbe titoli di Stato greci o italiani ai bassi interessi di quelli tedeschi? Nessuno rischierebbe così i propri soldi: il gioco non varrebbe la candela. Dobbiamo domandarci piuttosto come mai l’Europa si stia sfaldando, facendo vincere la scommessa agli speculatori che hanno puntato su questa carta e hanno lavorato per concretizzare questa eventualità.

    La teoria del complotto regge fino ad un certo punto, perché, se l’Europa sapesse reagire compatta, nessun soggetto o gruppo di soggetti sarebbe tanto forte da poter scommettere contro di essa. Posta in questo modo, la questione contiene già la risposta: e la risposta è che la governance europea ha fallito. Se la Grecia esce dall’euro e la speculazione trarrà nuova linfa per attaccare anche Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, non si potrà che concludere che la ricetta europea basata sul contenimento dei debiti sovrani ha fatto fiasco.

    Di questo dovrebbe prendere atto in primis la Germania della Merkel, che è stata il principale sponsor di questa politica fallimentare. Con la vittoria di Hollande in Francia, il fronte critico anti-rigore in Europa si è ampliato: anche Monti è stato piuttosto duro nelle sue ultime dichiarazioni a questo riguardo. Eppure, nonostante la recentissima sconfitta elettorale del partito della cancelliera nel Nord Reno Vestfalia, l’opinione pubblica tedesca continua a sostenere la linea della Merkel in Europa.

    Der Spiegel sta pubblicando un’inchiesta in cui si mettono in risalto i trucchi contabili di Prodi e Ciampi, con l’avvallo dell’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl, che permisero all’Italia di rientrare all’ultimo momento utile nei rigidi parametri di Maastricht e quindi nell’Unione Europea: e questo è considerato un errore politico, un precedente alla base dei molti problemi attuali. Questo dimostra che l’opinione pubblica tedesca continua a far finta di non capire che l’Europa unita non è stata costruita su un’ideale contabile, ma su un’ideale di pace e prosperità dopo le divisioni che avevano causato gli orrori delle due guerre mondiali. E’ inevitabile che in Europa ci siano i difetti dei paesi europei: gli Italiani che cercano scorciatoie, i Greci che truccano i bilanci pubblici e i Tedeschi che si irrigidiscono nelle loro posizioni. Ma integrarsi vuol dire fare degli sforzi. Il contribuente tedesco forse pensa che i paesi del sud Europa, quando parlano di “sforzi”, cerchino solo di ottenere soldi e di non fare sacrifici.

    Eppure un’analisi disincantata della realtà dovrebbe dimostrare che la ricetta tedesca per far fronte alla crisi finora ha fatto guadagnare solo il ricco nord Europa. I tassi alti pagati da Grecia e Italia rendono all’opposto particolarmente conveniente per la Germania ristrutturare il debito, perché gli investitori vendono bot italiani per comprare bund tedeschi; i salari tedeschi sono doppi rispetto all’Italia; in Germania la disoccupazione è a livelli accettabili, mentre da noi è a livelli record; le esportazioni tedesche sono cresciute avvantaggiandosi di un euro certo più debole di quello che sarebbe il marco; da quest’anno, poi, andremo anche in pensione prima dei tedeschi. Aggiungiamo infine che l’orgoglio nazionale teutonico non è mai stato ferito: nel 2003 l’Ecofin concesse alla Germania, che aveva sforato il deficit di bilancio, un anno di proroga proprio per risparmiare ai tedeschi l’umiliazione di una multa. Una delicatezza che questi non mostrano di avere.

    Se Hollande ha vinto rinfacciando a Sarkozy di essere il “cagnolino della Merkel”, se Monti si è spinto fino a dichiarare che ci sono molti modi di colonizzare gli altri stati, se i Greci bruciavano in piazza le bandiere tedesche e oggi scelgono le incertezze e la povertà di un probabile default pur di recuperare autonomia e liberarsi dalla guida tedesca, non bisognerà concludere che la politica tedesca sta solo creando risentimenti? Allora bisogna scegliere: o si accetta di fare inflazione con Eurobond o altro, e si salva l’Europa, oppure ognuno per la sua strada. E non è assolutamente detto che in questa seconda ipotesi la Germania non ci andrà a rimettere. Allo stato attuale le cose non possono funzionare, perché, come ha detto giustamente un analista, la Germania in Europa è come il Real Madrid in serie B.

  • Asl 3: in appalto i servizi di assistenza infermieristica nel carcere di Marassi

    Asl 3: in appalto i servizi di assistenza infermieristica nel carcere di Marassi

    SanitàA causa del blocco delle assunzioni di personale, conseguenza della stagione di tagli di risorse previsti dalla Regione Liguria, l’azienda sanitaria locale genovese (Asl 3) si trova costretta, se vuole garantire i servizi, ad assumere lavoratori esterni tramite gare d’appalto.
    «Aste al massimo ribasso», le chiama il sindacato autonomo Fials, che denuncia a gran voce l’ultimo esempio in ordine di tempo, ovvero le 4 gare per l’affidamento di altrettanti servizi clinici per un periodo di 48 mesi (4 anni), stabilite con la recente delibera n. 245 del 29 marzo 2012.
    Il documento aziendale dell’Asl 3 ribadisce che è «Ritenuto opportuno, nell’espletamento della procedura di gara per l’individuazione di un nuovo contraente, adottare come criterio di aggiudicazione quello stabilito dall’art. 82 del D.lgs. n. 163/2006 e cioè dell’offerta più bassa».

    Ma stiamo parlando dell’esternalizzazione di alcuni servizi particolarmente delicati. Si tratta, infatti, di 3 lotti, così suddivisi:
    Lotto 1: 36.500 ore annuali di assistenza infermieristica a favore della popolazione detenuta presso il carcere di Marassi (numero di personale richiesto: 20 infermieri e 3 OSS); 14.000 ore annuali per l’assistenza infermieristica a minori e studenti affetti da particolari patologie nel territorio di competenza della Asl 3, da prestarsi presso la scuola o a domicilio (9 infermieri); per un costo totale annuo di 1.212.000 euro (costo lavoro orario lordo: 24 euro).
    Lotto 2: 34.114 ore annuali per l’assistenza infermieristica a favore della popolazione detenuta presso il Centro Clinico all’interno del carcere di Marassi (11 infermieri e 9 OSS); per un costo totale annuo di 819.000 euro (costo lavoro orario lordo: 24 euro).
    Lotto 3: 17.520 ore annuali per il servizio di trasporto degli utenti (barellamento) all’interno del Dea dell’ospedale Villa Scassi (10 ausiliari); per un costo totale annuo di 315.000 euro (costo lavoro orario lordo: 18 euro).

    «Invece di bandire i concorsi e assumere il personale la Regione e l’Azienda appaltano – spiega Mario Iannuzzi, Fials – La linea dei tagli e delle chiusure, la linea della progressiva demolizione del servizio sanitario pubblico, deborda fino ad appaltare il lavoro vivo di Infermieri, OSS e Ausiliari».
    «Nella sua essenza il bando dell’Azienda non è altro che un appalto di manodopera giocato sul ribasso d’asta – sottolinea Iannuzzi – e quindi, in questo caso, unicamente sulla riduzione del “costo del lavoro” e sui salari dei lavoratori, molti dei quali, manco a dirlo, saranno giovani disoccupati e lavoratrici immigrate con l’aggiunta di qualche pensionato».

    Dunque il compenso dei lavoratori in appalto – il cui costo orario lordo va da 24 euro a 18 euro – considerando il ribasso d’asta, le spese generali e il profitto degli imprenditori, non supererà i 7/8 euro all’ora. Secondo i calcoli che il sindacato autonomo Fials si è prodigato a fare, le conseguenze di queste scelte, sono le seguenti.
    «Anche ipotizzando un costo del lavoro lordo di 40.000/42.000 euro annuali per ogni Infermiere dipendente della ASL 3 e un costo non superiore a 30.000 euro annuali medie per il personale socio sanitario di supporto (OSS e Ausiliari), è evidente che il costo dell’appalto, calcolato su base d’asta, è superiore – spiega Mario Iannuzzi – La “convenienza” per il padronato pubblico si gioca tutta sul ribasso d’asta e quindi sul taglio del “costo del lavoro” che l’appaltatore potrà conseguire unicamente con contratti meno onerosi (ad esempio a progetto), oppure con assunzioni con finte partita Iva o, meglio ancora, riducendo gli organici di fatto rispetto a quelli richiesti dalla ASL».
    «Comunque a contratto pubblico i 62 operatori richiesti hanno un “costo lordo a bilancio” che non raggiunge i 2 milioni di euro e risulta inferiore ai 2.400.000 euro del “costo” messo all’asta – continua Iannuzzi – Aggiungiamo che l’appalto prevede una durata di 4 anni (48 mesi) con un costo complessivo (senza ribasso), di circa 9,3 milioni di euro».

    In pratica ci troviamo di fronte a 4 anni senza assunzioni – sottolinea il sindacato – anche se, almeno per quanto riguarda il Centro Clinico del carcere di Marassi, l’Asl 3 mette nero su bianco che «si riserva di non procedere all’aggiudicazione del lotto qualora riuscisse a soddisfare e coprire l’assistenza infermieristica con risorse proprie».
    «Qualcuno davvero pensa che non esistano Infermieri, OSS e Ausiliari disposti ad affrontare un concorso pubblico (o chiamata diretta dall’ex collocamento), per un posto “in ruolo” in ASL 3? – è la domanda retorica di Iannuzzi – La verità e che non si vuole assumere. La corsa ai tagli imposta in questa Regione approda al “caporalato legale”. Nessuno si stupirà se alla fine i servizi offerti finiranno nelle mani di qualche consorzio “cooperativo” o di finte ONLUS».

    Non è così drastico, invece, il giudizio del sindacato Uil «La Asl 3 prima di predisporre le gare di appalto per i servizi clinici all’interno del carcere di Marassi, ha provato a fare un bando di selezione interna – spiega Emilio De Luca, delegato Uil – ma purtroppo il personale non ha risposto in numero adeguato e l’azienda è stata costretta a decidere l’esternalizzazione».
    Il nocciolo della questione, secondo De Luca, è il seguente «Se la regione non concede deroghe per quanto riguarda l’assunzione di personale, l’azienda sanitaria locale deve comunque garantire la continuità dei servizi. Le carenze sul territorio sono ormai evidenti, basta pensare che nel 2011 abbiamo perso per pensionamento almeno 150 lavoratori (tra dirigenti, medici, operatori sanitari,ecc.). L’unica soluzione è una negoziazione con la Regione. Nel frattempo speriamo di recuperare una parte di personale in precedenza impiegato presso le strutture dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, oggi in via di dismissione».

     

    Matteo Quadrone

  • Il motore ad acqua, spettacolo al Teatro Duse

    Il motore ad acqua, spettacolo al Teatro Duse

    Il motore ad acquaRiusciranno le fonti di energia pulita a sconfiggere la crisi economica? Da questo interrogativo parte il testo di David Mamet e la sua rappresentazione che viene proposta per la prima volta in Italia da una compagnia di giovani attori della Scuola del teatro Stabile di Genova.

    Scritto nel 1974 e ambientato nell’America roosveltiana ai tempi della Grande Depressione, Il motore ad acqua racconta l’odissea di un giovane inventore che ha progettato una macchina semplicissima che produce energia consumando solo acqua.

    Charles Lang, questo il suo nome, pianifica di brevettarla, di diventare ricco e di vivere felice con la sorella; ma i suoi sogni si scontrano ben presto con la faccia violenta del capitalismo.

    Al teatro Duse dal 15 al 20 maggio.

    Testo di: David Mamet

    Regia: Mauro Parrinello

    Interpreti principali: Marco Avogadro, Jacopo Maria Bicocchi, Arianna Comes, Orietta Notari, Mauro Parrinello, Fausto Sciarappa

    Orario spettacoli: tutti i giorni ore20.30, domenica ore 16

    Biglietti

  • La Genova di Bacci Pagano: mostra fotografica ispirata a Bruno Morchio

    La Genova di Bacci Pagano: mostra fotografica ispirata a Bruno Morchio

    fotografiaDal 15 maggio al 20 luglio 2012 il FinecoCenter di Genova (via Petrarca 2/14, 6° piano) ospita la mostra fotografica La Genova di Bacci Pagano, che illustra attraverso gli scatti di Gianni Ansaldi e Patrizia Traverso le zone della città così come sono state scritte nei romanzi di Bruno Morchio.

    La mostra è a ingresso libero ed è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 18.30.

    Sono previsti due incontri con lo scrittore Bruno Morchio nelle seguenti date:
    – martedì 15 maggio (ore 18.00): la Genova a colori
    – giovedì 7 giugno (ore 18.00): la Genova in bianco e nero

    Per info e prenotazioni: 010 580038

  • Arssu: niente borse di studio per le matricole a causa dei troppi tagli

    Arssu: niente borse di studio per le matricole a causa dei troppi tagli

    Via Balbi, Università di Genova«Il diritto allo studio è fortemente a rischio», è l‘SOS lanciato dall’Arssu (Azienda Regionale per i Servizi Scolastici ed Universitari) in una lettera di alcuni giorni fa indirizzata alla Regione Liguria.

    A causa dei tagli ai finanziamenti – regionali e statali – tra 2009 e 2011 l’Università genovese ha già perso 500 studenti e presto il numero potrebbe salire ulteriormente.

    «I contributi della Regione all’Arssu negli ultimi anni sono in progressiva diminuzione – si legge nella missiva – dai 6.750.000 euro del 2009 si è passati ai 5.5000.000 del 2010». A cui si aggiungono i pesanti cali ministeriali «Da 5.757.000 euro a 997.840 euro», sottolinea l’Arssu.

    Se fino a 2 anni fa l’Arssu riusciva a coprire il 100% delle domande di borse di studio, nell’anno accademico in corso su  1908 richieste giunte da altrettante matricole ne sono state accolte appena 5, pari allo 0,27% e «Solo perchè studenti disabili», sottolinea l’Arssu.

    Il presidente dell’Arssu, Francesco De Nicola, chiede l’apertura di un tavolo con Regione, Università e fondazioni bancarie per cercare di invertire un trend che impoverisce l’intera città.

    «Tale andamento negativo  ha già determinato una fuga di studenti dalla nostra Università con un calo delle iscrizioni che in due anni ha portato a una perdita di oltre 500 studenti (dai 40.964 del 2009 ai 40.507 del 2011) – scrive l’Arssu – tanto più che nelle regioni confinanti, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, i contributi delle rispettive regioni consentono di assegnare i benefici a circa il 100% degli aventi diritto. É pertanto prevedibile che la fuga di studenti da Genova e dalla Liguria subirà un ulteriore aumento, con sicuro danno non solo per l’Università, ma per l’intera regione, se l’attuale politica di fortissime riduzioni del finanziamento al diritto allo studio proseguisse anche per il prossimo anno accademico».

     

    Matteo Quadrone
    foto di Daniele Orlandi