Mese: Agosto 2013

  • Celtic festival: rievocazione storica, musica folk e gastronomia al Lago delle Lame

    Celtic festival: rievocazione storica, musica folk e gastronomia al Lago delle Lame

    Lago delle Lame, RezzoaglioSabato 31 agosto e domenica 1 settembre è in programma la 16esima edizione di Celtic festival ospitato come sempre nella suggestiva location del lago delle Lame, nel comune di Rezzoaglio (Val d’Aveto).

    Due giorni no-stop di musica folk dal vivo con Filid, Tears of Othilia, Myrddin e vari artisti solisti con cornamuse arpe e violini, e un ospite d’eccezione:  Keith Easdale, prima cornamusa dell’orchestra nazionale scozzese.

    Non mancheranno le rievocazioni storiche, con danze rituali, un corso di scherma antica, i combattimenti (esibizioni), il campo storico, le prove di tiro con l’arco e gli pettacoli di rievocazione.

    Presenti inoltre stand gastronomici, che offrono specialità come angus e carni varie cotte sul braciere, formaggi locali alla griglia,
    patate alla brace, stufato di angus alla birra, zuppa celtica, birra artigianale, idromele, ippocrasso.

    L’evento inizia alle ore 10 di sabato per terminare alle ore 23.30 della domenica, c’è la possibilità di campeggiare nell’area attrezzata.

  • Festival dell’arte africana a Sestri Ponente

    Festival dell’arte africana a Sestri Ponente

    Percussioni africaneDal 30 agosto all’1 settembre il circolo Merlino di Sestri Ponente (via Galliano 16) ospita la prima edizione della festival dell’arte africana Sestri, organizzata dall’associazione culturale Shamra Shamra e patrocinata dal Comune di Genova e dal Municipio Medio Ponente.

    Numerosi gli appuntamenti in programma: dalla fiera enogastronomica, con stand multietnici e mostra artistica, alla presentazione di un libro di un’autrice nigeriana, dagli spettacoli teatrali, ai concerti live fino ai balli tradizionali e una sfilata di moda africana.

    PROGRAMMA

    L’evento si apre venerdì alle 17 con il saluto delle  autorità.

    Alle 18 presentazione del libro Spada, sangue, pane e seme della scrittrice nigeriana Isoke Aikpitanyi, con introduzione di Roberto Saviano, e dibattito.

    Alle ore 19 spettacolo di apertura con Medard Sossa (Benin), alle ore 19.30 sfilata di moda africana a cura di Lulit Yohannes (Etiopia), con la partecipazione speciale dei Guerrieri Masai (Tanzania). Dalle ore 20.30 in poi spazio allo spettacolo di musica tradizionale e percussioni con Wally Toure & Jammafrica (Senegal).

    Il festival prosegue sabato: alle 17.30 laboratorio linguistico sulla lingua africana a cura dell’associazione Mabota Asa, dalle 18.30  teatro sul matrimonio in Africa a cura dell’Ascal, dalle 19.30 monologo di Gerardi Dumas (Camerun), alle 19.45 dimostrazione di alcuni balli tradizionali del Camerun, dalle 20 spettacolo di giovani artisti africani residenti a Genova tra cui D-Boi & Slemzy (Nigeria), mentre dalle 21 in poi c’è il concerto live di Nasy Monteiro e la sua band (Capoverde).

    Domenica si inizia alle 17 con la dimostrazione di alcuni balli tradizionali del Capoverde, si prosegue alle 18 con l’elezioni di miss e mister festival arte africana Sestri 2013 seguita dalle premiazioni, si prosegue alle ore 20 con  spettacolo di giovani artisti africani residenti a Genova tra cui Jo Choneca (Mozambico) e si finisce con il concerto live del gruppo Safara (ex Jamilas).

    Per tutta la durata del festival, presenti la fiera enogastronomica e la mostra artistica

     

  • Vini e vinili: dieci giorni di degustazioni e musica al Porto Antico

    Vini e vinili: dieci giorni di degustazioni e musica al Porto Antico

    bicchiere vinoUna lunga e ricca session enogastromusicale, con trenta vini doc italiani (tre per appuntamento), presentati in degustazioni libere, accompagnati dai piatti preparati da dieci gourmet genovesi (finger food) e dalle note di mille vinili: questo, e molto altro, è vini e vinili, evento in programma da venerdì 30 agosto a domenica 8 settembre nella suggestiva location del Banano Tsunami presso il Porto Antico di Genova.

    Vini e vinili è un movimento spontaneo che si è sviluppato in Italia dal 2010  attraverso degustazioni di vini dei territori nostrani, accompagnati da cibo Dop e dall’ascolto di vinili.

    La prima serata prevede le degustazioni di tre tipi di vin sul tema Naturaliter: vini biologici e biodinamici’ a cura di Andrea Campisi del ristorante Maniman, con piatti finger food a cura del ristorante La Voglia Mattia di Voltri e con i vinili della collezione di Celso Ferrè, per compiere un vero e proprio viaggio nel gusto. Un percorso immortalato da polaroid consegnate poi ai partecipanti.

    Ogni serata saranno a disposizione 70 posti prenotabili al costo di 12 euro l’uno,da confermare agli indirizzi vinievinili@gmail.com e info@vinievinile.it oppure al numero 339.66.02.492.

  • Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    valtrebbiaTorriglia e gli UFO, la “svizzera ligure” del secondo dopoguerra e il famoso caso Zanfretta del biennio 1978/80. Non capita tutti i giorni che una cittadina dell’entroterra ligure diventi protagonista di un documentario del National Geographic, per di più incentrato sugli avvistamenti alieni; allora, perché non trasformare questa peculiarità in un motivo di orgoglio e unicità e soprattutto in una possibilità di rilancio per il comune della Val Trebbia?

    Il progetto parte da un gruppo di abitanti di Torriglia, accomunati dalla stessa passione e dalla stessa convinzione. Daniela Segale, Presidente della Pro Loco, spiega: «Il merito dell’idea iniziale è da attribuire a un ristretto gruppo di persone, tra cui Silvia Rocca, commerciante e Consigliere comunale con delega al Turismo, Piero Lumachi, pittore e albergatore, Mauro Casale, storico, Raffaella Musante, architetto e attuale Vice sindaco, Rino Di Stefano, giornalista e autore del libro sul caso Zanfretta». Una volta creato il Comitato Torriglia UFO Convention, il gruppo è riuscito in poco tempo a coinvolgere agenzie turistiche, agriturismi, alberghi e commercianti: ecco che, nel 2012, Torriglia organizza, con il patrocinio della redazione di Mistero, della Rai e dello stesso National Geographic, il Primo Meeting Nazionale ufologico, una manifestazione che nasce in sordina, quasi senza clamore, ma che ottiene un successo di pubblico inaspettato, trascinata anche dal caso Zanfretta, celebre a livello internazionale.

    Due giorni di eventi e dibattiti dedicati agli studiosi e agli appassionati di tutta Italia. Il programma di quest’anno, più vario e corposo rispetto a quello dell’edizione precedente, ha impegnato il Comitato, che si è messo al lavoro già una settimana dopo il termine del primo meeting, per quasi un anno; ovviamente, l’attenzione è indirizzata al convegno intitolato “UFO e scienza, due realtà a confronto”, che vede la presenza del Presidente del Comitato Mauro Casale e di Rino Di Stefano in qualità di conduttori e moderatori. «I dieci relatori che interverranno sono nomi molto importanti: Giorgio Pattera, biologo e responsabile del dipartimento scientifico del CUN, Paolo Fiorino, ricercatore e studioso del CISU, Alberto Negri, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, Ade Capone, autore televisivo e scrittore, Federico Tommasi, fisico e consulente scientifico del GAUS, Roberto Pinotti, giornalista e scrittore, segretario del CUN, Clarbruno Vedruccio, fisico, Pietro Marchetti, Presidente del GAUS, Vladimiro Bibolotti, saggista e Presidente del CUN, Elvio Fiorentini, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, e naturalmente Pier Fortunato Zanfretta, cui sarà dedicato il pomeriggio di domenica».

    valtrebbia-sentiero-trekkingParallelamente alla parte scientifica, la manifestazione prevederà una serie di eventi corollari, sempre a tema, dedicati anche a chi partecipa con intenzioni più “profane”, per divertimento o per curiosità: non solo le agenzie di viaggi organizzeranno tour guidati nei luoghi del caso Zanfretta, ma esercizi commerciali e agriturismi proporranno anche menù a tema ufologico, il tutto con l’accompagnamento della mascotte del meeting, l’Ufetto Marzianix, nato dalla penna di Raffaella Musante.

    «Non tutti possono vantarsi di essere considerati il sito più frequentato al mondo per avvistamenti ufologici; per una serie di ragioni cui nessuno riesce a dare una spiegazione logica, noi possiamo vantare questa particolarità, quindi perché non promuoverla con un evento adeguato?». Giustamente, come sottolinea il Presidente della Pro Loco, un evento poco convenzionale, forse unico nel panorama italiano, può diventare un veicolo turistico, una fonte di conoscenza delle potenzialità che il comune ancora riserva e che talvolta sfuggono anche a chi vi risiede; un punto di partenza singolare e, forse per questo, davvero attraente, che «invogli il turista a ritornare nella nostra cittadina sentendosi come a casa».

     

    Giulia Fusaro

  • Festival delle Periferie, due giorni di musica a Villa Rossi

    Festival delle Periferie, due giorni di musica a Villa Rossi

    Dopo il successo ottenuto dalle date di giugno, torna a Villa Rossi di Sestri Ponente il Festival delle Periferie, organizzato dall’associazione culturale Metrodora.

    Concerto musica liveVenerdì 30 è la serata school edition, con quattro band provenienti dagli istituti superiori genovesi: The Unknown dall’istituto Calvino con il loro rock alternative, Feedbak dal Pertini (hard rock, metal), Franca Vintage, alternative rock dall’istituto Fermi, Misentotale, alternative songwriting dal Barabino.

    Sabato sera invece c’è la serata Carovana dei festival, che raduna sei tra i più importanti festival del Nord Italia: Orzorock da Piacenza, Miscela Rock Festival da Torino, Festival Delle Periferie e Lilith da Genova, INDIEisPONENTE da Cervo (IM) e Varigotti Festival (SV).

    Tra i gruppi presenti, Anumarma, trio di Modena influenzato dal rock alternativo di Muse, Incubus, Radiohead con testi in italiano, spesso incentrati su tematiche sociali e Zebra Fink, grunge, alternative, hard rock da Piacenza influenzato da Afterhours, Queens Of The Stone Age. Inoltre, Sica (electrorock da Torino), Without, hard rock, stoner da Savona, Bianco Plumbeo, noise strumentale da Genova influenzato dai Marlene Kuntz.

    Si inizia alle 19 con un aperitivo musicale, seguito dai concerti dalle 21 a mezzanotte.

    L’ingresso è gratuito.

     

  • Liguria, elisoccorso Vigili del Fuoco: interviene il consiglio dei ministri

    Liguria, elisoccorso Vigili del Fuoco: interviene il consiglio dei ministri

    Elisoccorso Vigili de FuocoOra si attendono segnali dalla Regione Liguria, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato. La diatriba fra privati e Vigili del Fuoco per l’affidamento del servizio di elisoccorso (leggi l’inchiesta di Era Superba) potrebbe arrivare in tempi brevi al definitivo epilogo. Il consiglio dei ministri ha infatti stabilito quanto segue: “Ferme restando le competenze delle Regioni e delle Province autonome in materia di soccorso sanitario, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in contesti di particolare difficoltà operativa e di pericolo per l’incolumità delle persone, può realizzare interventi di soccorso pubblico integrato con le Regioni e le Province autonome utilizzando la propria componente aerea. Gli accordi per disciplinare lo svolgimento di tale attività sono stipulati tra il Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’interno e le regioni e le province autonome che vi abbiano interesse. I relativi oneri finanziari sono a carico delle Regioni e delle Province autonome. Sono fatte salve le funzioni riservate al Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico.”

    La Regione Liguria, per l’effettuazione del servizio di elisoccorso integrato, da metà anni ’90 stipula delle convenzioni pluriennali con il Ministero dell’Interno-Dipartimento dei vigili del fuoco.
    Nel 2008 questa decisione è stata impugnata da una società commerciale, la Freeair-Helicopters S.p.A. – seguita a ruota da molti altri soggetti privati operanti nel settore del trasporto in elicottero – che ha presentato ricorso al Tar e al Consiglio di Stato.

    Il sindacato autonomo Conapo, nella persona di Antonio Brizzi segretario generale, esprime la propria soddisfazione con una nota: “Il consiglio dei ministri n. 21 del 26 agosto ha approvato una norma, fortemente richiesta dal nostro sindacato, che pone fine alla spiacevole querelle sollevata dai gestori di aeromobili privati, in merito alla legittimità dell’affidamento ai vigili del fuoco del servizio di elisoccorso integrato tecnico sanitario in Liguria, e che aveva visto, per una serie di cavilli, Tar e Consiglio di Stato esprimersi in senso sfavorevole ai vigili del fuoco, salvo poi rinviare tutta la discussione a novembre prossimo, a seguito della costituzione in giudizio del Conapo e di vario personale dei vigili del fuoco e medico, a difesa del servizio”.

    Oggi l’elicottero dei vigili del fuoco con i suoi piloti e l’equipe medica continua a volare grazie ad una proroga approvata dalla Regione, in scadenza il 31 dicembre 2013.
    Si resta quindi in attesa dell’udienza pubblica del Consiglio di Stato prevista per il prossimo 14 novembre, naturale conseguenza del contro-ricorso presentato dal Conapo la scorsa primavera. Con la differenza che adesso la Regione può far riferimento a quanto stabilito dal consiglio dei ministri per ripristinare la convenzione con i vigili del fuoco. Particolare non da poco.

  • Forundio festival: teatro, musica e natura a Neirone

    Forundio festival: teatro, musica e natura a Neirone

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DINei giorni 29, 30, 31, agosto e 1 settembre la Compagna Teatro Scalzo organizza la settima edizione di Forundio festival,  un evento di teatro, musica e natura nella suggestiva location di Faggio Rotondo, Neirone.

    Un festival completamente eco-sostenibile, rivolto ai giovani e alle famiglie che potranno vivere per quattro giorni in completa sintonia con la natura, con spettacoli dal vivo, giocolerie di strada, concerti, cinema, escursioni guidate, menù solo vegetariano, vino e birra di alta qualità, prodotti di aziende locali.

    La partecipazione al festival, agli spettacoli e l’accesso all’area campeggio per il pubblico è completamente gratuita.

    Come arrivare:
    Giunti a Gattorna, proseguire per Neirone, Corsiglia e deviazione a destra per Feia. Poi seguire le indicazioni per Faggio rotondo.

  • Ex Fonderie Ansaldo, Multedo: accantonata l’ipotesi ipermercato?

    Ex Fonderie Ansaldo, Multedo: accantonata l’ipotesi ipermercato?

    ex-fonderie-ansaldoLe ex fonderie Ansaldo, 22 mila metri quadrati nel cuore di Genova, tra Sestri Ponente e Pegli. Uno spazio immenso, dimenticato in balìa del degrado, in un quartiere, quello di Multedo, in cui la presenza del capannone (edificato dal gruppo Ansaldo all’inizio del ‘900 e rimasto operativo fino agli anni ’80) è lo specchio dell’impronta generale di quell’area, “schiacciata” tra il Porto Petroli, la ditta Carmagnani e la Superba.

    Un edificio dal grande valore storico-artistico come ce ne sono pochi in Italia, sul quale sembrava pendere un’inconfutabile condanna, un amaro verdetto: l’edificio, di proprietà privata ed appartenente a una cooperativa composta da quattro associazioni (Panorama Genova, Tecnocittà, Talea, Coop Liguria), avrebbe dovuto essere trasformato in un ipermercato. In una Coop, per la precisione: stando agli accordi del maggio 2012 tra Comune e associazioni proprietarie, si parlava del trasferimento dell’attuale Coop di Via Merano, a Sestri Ponente, nella struttura, rimessa a nuovo. Il tutto, non senza destare perplessità e stupore dei cittadini, contrari a una proposta che a detta loro era già obsoleta se non inutile (una delle tante anomalie di questa città) e che avrebbe finito solo con il danneggiare il piccolo commercio locale.

    ex-fonderie-ansaldo-3Rabbia e indignazione è stata mostrata anche da parte dei commercianti e dei rappresentanti del CIV sestrese e di Pegli, che lamentavano la scarsa attenzione ricevuta nel periodo post-alluvione e denunciavano questo colpo basso da parte dei soggetti competenti. Di fatto, però, il progetto di Coop e soci è fermo al palo e alle ex fonderie non c’è ancora traccia di un cantiere, né di alcunché che faccia prospettare l’imminenza dell’inizio lavori. Abbiamo chiesto delucidazioni al vice sindaco Stefano Bernini, nonché Assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, e siamo andati di persona a Multedo a constatare lo stato dei fatti.

     

    Accantonata l’ipotesi ipermercato: si ragiona su nuove proposte

    Interpellato sul progetto di trasferimento della Coop e sull’effettivo inizio dei lavori, Stefano Bernini dichiara: «Allo stato attuale, l’ipotesi di costruzione di un ipermercato nel locali di Via Multedo è ferma. In realtà, Coop Liguria e gli altri proprietari hanno parlato di “nuove proposte” e di “altre ipotesi”, che non sono state ancora ufficialmente presentate. Se ne riparlerà in autunno. Anche noi, per ora, ignoriamo di cosa si tratti, ma a quanto pare la Coop non sarà più realizzata. In ogni caso, bisogna ricordare che qualunque sia la proposta di Coop, il progetto finale dovrà essere unitario e concordato, nel rispetto del vincolo posto dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Paesaggistici sulla storica facciata. La trasformazione della destinazione d’uso deve, inoltre, tenere conto anche di un vincolo comunale, che prevede la realizzazione di una strada di collegamento che, da Via Multedo, si estende fino a Via Puccini (da realizzarsi al momento della realizzazione dell’atteso ribaltamento a mare nel cantiere navale di Fincantieri, a Sestri Ponente, n.d.r.). Infine, sempre in base al vincolo del Comune, è prevista anche la realizzazione di una nuova fermata metropolitana superficiale che, sfruttando i binari del treno già presenti ma inutilizzati, permetterà di deviare qui sulla costa il traffico urbano, una volta che sarà realizzato il nuovo nodo ferroviario interno, per il trasporto delle merci. Oltre Multedo, si parla di realizzare nuove fermate anche a Calcinara, a Voltri, a Pegli Lido, e in altri siti del Ponente genovese, sul modello della stazione già ricavata a San Benigno».

    «Per il momento – prosegue Bernini – non ci resta che attendere e valutare i prossimi passi dei proprietari. Anche nel caso in cui restasse valida l’opzione iniziale del trasferimento della Coop di Sestri Ponente, resterebbero in vigore le disposizioni del 2012 circa la riduzione della metratura. Mentre inizialmente si parlava di 13 mila metri quadrati da destinare al commercio non alimentare, più 2 mila 500 per il settore alimentare, in base alla variante adottata definitamente dal Piano Regolatore lo spazio commerciale è stato ridotto a un massimo di 7 mila mq».

    Lo stato attuale: degrado e abbandono

    ex-fonderie-ansaldo-4Disinnescata la “bomba” del progetto Coop, nonostante il sollievo di commercianti e CIV, restano alcune perplessità: i continui rimandi, la persistente assenza di un progetto vero e proprio, la lentezza della Pubblica Amministrazione e lo scarso interesse dei soggetti privati finirà per provocare lo sfascio definitivo dell’edificio prima che sia raggiunto un accordo? Quello che si chiedono i cittadini è perché – dopo tante titubanze, incertezze, rimandi- ancora non si riesca a trovare un accordo per la riqualificazione di una struttura con così tante potenzialità.

    L’edificio, allo stato attuale, è completamente abbandonato, se non per la presenza di un deposito dell’azienda comunale AMIU, nel piazzale adiacente allo stabile (in cui sono presenti camion e furgoni) e in quello posteriore, dove sono posizionati i cassonetti per la raccolta. L’accesso, reso possibile esclusivamente agli addetti negli orari lavorativi, è altrimenti interdetto al resto della cittadinanza: le due cancellate, a destra e a sinistra della storica facciata principale che affaccia su Via Multedo, sono aperte e varcabili solo dai lavoratori e, anche entrando, l’edificio è ulteriormente recintato da filo spinato e barricate che, pur aggirabili, rendono chiari i precetti di Comune e proprietari: è vietato l’accesso, per motivi non solo di ordine pubblico, ma anche di sicurezza. La struttura, tutta, è infatti fatiscente: spesso varcata abusivamente da “writers” che realizzano graffiti o da persone in cerca di un riparo -come ci confermano i residenti e le persone che incontriamo in zona-, anche da fuori si vede chiaramente che versa in condizioni pericolanti, con calcinacci cascanti, crepe sui muri, pareti abbattute, fili, scale, oggetti dimenticati all’interno dai tempi in cui ancora le fonderie erano operative. Attorno, l’erba alta, le bottiglie rotte e la sporcizia.

    La struttura, importante esempio di architettura industriale dei primi del ‘900, ha subito variazioni nel corso degli anni: al nucleo originario, ridotto per estensione, sono state fatte delle aggiunte, con l’aumento della volumetria iniziale sia in lunghezza che in altezza, con la costruzione di piani superiori tra gli anni ’60 e ’70.

    I pareri dei cittadini sono vari: lo sdegno per le attuali condizioni è trasversale, e si sprecano non tanto i “mugugni” sull’inefficienza amministrativa, quanto l’incredulità per l’abbandono di un sito che ha fatto la storia recente di questa città. Le proposte di riqualificazione (raccolte grazie alla partecipazione al dibattito aperto sui social) si sprecano: polo artistico-museale, spazi per i giovani sul modello internazionale (sullo stile dell’ex locale berlinese “Tacheles”, luogo di ritrovo per artisti di tutto il mondo), polo scientifico sul modello del meno raggiungibile IIT, sulle alture di Morego, e così via. Ai genovesi in fermento che chiedono di ottimizzare i grandi spazi e le strutture cittadine (si veda il caso analogo dell’ex mercato di Corso Sardegna), non resta che attendere le nuove disposizioni.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele Mezzala BitossiDall’esordio nel 1998 con i Laghisecchi, passando per i Numero6 – che proprio quest’anno festeggiano il decimo anno di attività – per la creazione di un’etichetta indipendente e di uno studio di registrazione, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo album da solista (con lo pseudonimo di Mezzala) e di un libro, il genovese Michele Bitossi è una poliedrica figura di musicista presente sulla scena musicale indie italiana da quindici anni e con all’attivo ben 9 dischi pubblicati e importanti collaborazioni con personaggi anche lontani dal mondo della musica (come lo scrittore Enrico Brizzi o il mitico telecronista sportivo Bruno Pizzul, che è comparso in uno dei videoclip di Michele). Pervaso di un amore incondizionato per la musica che finisce per configurarsi come una vera e propria necessità, Michele ha ripercorso per noi gli anni di carriera, parlando di passioni, idee, progetti presenti e futuri.

    Musicista, produttore, uno studio di registrazione….hai avuto esperienze in ciascuna branca del mondo della musica. Spostarsi da un ruolo all’altro è venuto naturale? Cosa ti piace di più fare oggi?

    «Quel che più mi piace è scrivere canzoni. Lo faccio di continuo e credo lo continuerò a fare per tutta la vita, a prescindere dal fatto che vengano pubblicate o che raccolgano consensi. Sono letteralmente ossessionato dalla creazione di brani nuovi, mi appaga tantissimo trovare nuovi giri di accordi su cui cantare melodie e parole. Potrà sembrare banale, ma è così. In generale nutro una passione pazzesca per la musica, sia come musicista che come ascoltatore. Questa passione mi ha portato ad azioni incredibilmente incoscienti, come per esempio fondare un’etichetta indipendente, la The prisoner, che nonostante mille difficoltà mi dà parecchie soddisfazioni. E’ bello condividere un percorso con artisti che ti piacciono, che produci con entusiasmo e che ti restituiscono in media una grande energia. Quanto allo studio anche quella, che condivido col mio amico fraterno e socio Mattia Cominotto (membro dei Meganoidi, ndr), è un’avventura entusiasmante. Il Greenfog sta andando alla grande, siamo molto contenti e intenzionati a fare sempre meglio».

     

    Michele BitossiHai vissuto la musica della scena indie ’90-’00, che non è certo quella di adesso. Cosa è cambiato secondo te in questi anni, in meglio e in peggio?

    «Da quando ho iniziato coi Laghisecchi (fine degli anni 90) a oggi sono cambiate parecchie cose. Intanto, molto banalmente, a quell’epoca i dischi si vendevano ancora, cosa che adesso non accade più, tranne rarissimi casi. In generale c’era molta meno congestione di band, cantautori, musicisti di quella che c’è adesso. Di conseguenza un album, quando usciva, se era buono, riusciva a godere della giusta attenzione per il giusto periodo di tempo, si potevano innescare di conseguenza certe dinamiche promozionali e i progetti, se meritevoli, venivano gratificati in una maniera quanto meno sensata, anche dal punto di vista live. Chi non meritava difficilmente arrivava a fare un disco, perché esisteva ancora un buon grado di meritocrazia e selezione, dovute soprattutto al fatto che non era ancora possibile realizzare album professionali con equipaggiamenti digitali e poco costosi. Si doveva andare in studio, e in studio ci andava in media solo chi lo meritava. Adesso escono cento dischi, ep, singoli al giorno, migliaia di ragazzi pubblicano musica senza la men che minima parvenza di autocensura, tutto è diventato semplicissimo grazie al web e alle applicazioni musicali che sono nate negli ultimi anni. Io, pur avendo un’etichetta, sono il primo che le adopera per diffondere la mia musica e quella dei gruppi che produco. Ritengo però che si sia arrivati ormai a una situazione fuori controllo. Dischi bellissimi vengono dimenticati dopo una settimana per fare spazio a valanghe di nuove cose, molte delle quali scadenti, false, inutili. C’è una gran confusione ed emergere è sempre più difficile. Detto tutto questo, però, credo che le belle canzoni vincano sempre, a prescindere da tutto. E oggi, a differenza di qualche anno fa, è molto più agevole farle ascoltare potenzialmente a tutto il mondo con due o tre click su una tastiera di un pc».

     

    Contestualmente, come è cambiato in tutto questo tempo il tuo approccio alla musica? Cosa ti preme esprimere adesso?

    «Beh, da un punto di vista tecnico posso dirti che, rispetto a quando ho iniziato, adesso è molto più semplice e immediato realizzare per i fatti propri dei provini di canzoni nuove con un suono piuttosto completo e professionale. Questo influenza certamente, almeno per me, il versante produttivo, rendendolo più razionale, veloce e organico. Un altro aspetto significativo è quello relativo al fatto che, ormai, si ragiona sempre meno per album ma c’è un forte ritorno all’ascolto e alla valorizzazione di canzoni singole. Uno strano ritorno a quel che succedeva negli anni sessanta che parte però da presupposti diversi, presupposti a cui accennavo prima (gli mp3, i-tunes, youtube, l’estrema velocità di fruizione e di consumo..). Da un punto di vista artistico il mio approccio alla musica non è mai cambiato nella misura in cui la passione e l’onestà che dedico a essa sono le stesse degli inizi. Quel che è cambiato certamente è il mio approccio alla scrittura di canzoni, certamente più consapevole, maturo e tecnicamente migliore rispetto ad anni fa. D’altra parte credo di aver mantenuto un certo grado di freschezza e naivete anche perché il mio modus operandi è tutto tranne che accademico ed è figlio di metodologie molto personali che poco hanno a che vedere con tecnicismi o manierismi».

     

    Ben si conoscono le difficoltà che stanno nel riuscire a fare di una passione una professione. A fronte dei tanti risultati raggiunti, oggi ti senti sicuro e fiducioso o percepisci precarietà come agli inizi?

    «Credo che per fare musica con velleità di un certo tipo in Italia sia obbligatorio essere fiduciosi. Io lo sono da sempre, diversamente avrei fatto come i tantissimi (alcuni anche di gran talento) che ho visto abbandonare in momenti di difficoltà. Credo sia una questione di motivazioni e di carattere: c’è chi smette di suonare e di scrivere perché non è in grado di fronteggiare degli insuccessi o non vede soddisfatte le proprie aspettative. O forse, semplicemente, realizza di essere tagliato per una vita più comoda. Sì perché, se è vero che sono sempre e comunque fiducioso è altrettanto vero che mi sento assolutamente un precario. Di sicuro non vivo di Numero6 o di Mezzala, ma faccio vari lavori inerenti all’ambito musicale. Sono padre di famiglia, mi devo dare molto da fare. Un aspetto interessante, che mi riguarda come riguarda parecchi altri miei colleghi, è la percezione che la gente ha di quel che facciamo, quasi sempre in un modo o nell’altro poco aderente alla realtà delle cose. Si va da chi non riesce proprio a considerare quello del musicista come un vero e proprio lavoro, a meno che tu non sia superfamoso, a chi si stupisce quando viene a sapere che faccio anche altri lavori oltre a suonare».

    numero6Dieci anni di Numero6: partendo dal presupposto che suonare non è lavoro fattibile in maniera automatica e asettica, come si trasformano le dinamiche creative in un gruppo di “lunga durata”?

    «Diciamo che le dinamiche creative non si sono mai trasformate più di tanto perché nei Numero6, come anche ancora prima nei Laghisecchi, ho sempre scritto io testi e musica delle canzoni, proponendole alla band in una forma già piuttosto avanzata. Ciò non toglie che, soprattutto negli ultimi due dischi dei Numero6, sia risultato crucialenumero6-dio-ce l’apporto dei miei compagni di avventura per quel che riguarda la stesura degli arrangiamenti. Quel che certamente è cambiato è il fatto che adesso siamo molto più esigenti con noi stessi rispetto al passato quando si tratta di realizzare un nuovo pezzo. Non ci accontentiamo più come una volta della prima versione ma proviamo parecchie soluzioni prima di prendere decisioni. Poi ci sono le dinamiche di gruppo, quelle certamente più complicate da gestire nel corso degli anni. La formazione è cambiata, ci sono state defezioni, rientri in organico, più o meno brevi collaborazioni. Fortunatamente solo in un caso c’è stato uno scazzo grosso, se no si è sempre trattato di avvicendamenti piuttosto naturali, dipesi dal normale corso degli eventi».

    Nell’ultimo disco “Dio c’è” i testi gettano lo sguardo sul presente disastrato che vediamo oggi. Secondo te a cosa deve e può servire la musica adesso, per chi la fa e per chi la ascolta?

    «I testi degli ultimi due dischi dei Numero6 sono abbastanza diversi da tutto quello che ho scritto in precedenza. Anche sollecitato dai miei compagni ho cercato di essere più diretto e di parlare meno di questioni personali, cosa che ho fatto nel mio album solista a nome Mezzala. Ho iniziato a scrivere delle storie, immedesimandomi in una serie di personaggi, cercando di utilizzare una tecnica narrativa che mi affascina parecchio, ossia quella del “narratore inattendibile”. Nello specifico di “Dio c’è” in effetti ci sono dei riferimenti alla situazione socio politica italiana. Questo non vuol dire però che quando scrivo voglia pontificare chissà cosa. Esprimo semplicemente un punto di vista, condivisibile o meno. Non so dirti a cosa deve o può servire la musica adesso, è un discorso troppo complicato che richiederebbe pagine e pagine. Ho l’impressione che la musica ultimamente venga molto “maltrattata” sia da chi la fa sia da chi la ascolta. Personalmente la musica mi serve a vivere, e non mi sto riferendo certo a questioni prosaicamente economiche ma a qualcosa che riguarda l’ossigeno necessario a respirare».

    michele-bitossiNella tua musica è frequente la metafora calcistica. C’è un motivo particolare per cui il linguaggio del pallone entra così spesso nella tua produzione creativa?

    «Beh, sono un tifoso “malato” del Genoa, ho visto la mia prima partita allo stadio nel 1979 a 4 anni…Credo sia normale che una passione forte come quella per il calcio ogni tanto faccia capolino nelle mie canzoni. Quando capita cerco però di non essere pesante o didascalico ma di affrontare la cosa con ironia. E’ stato così soprattutto nel mio esordio solista, che ho intitolato “Il problema di girarsi” citando una delle frasi più note del grande Bruno Pizzul, che ha anche partecipato al videoclip di “Ritrovare il gol”».

    Che legame, o che differenza, c’è per te tra il flusso di coscienza che finisce nelle canzoni e quello che è finito nel tuo libro? Insomma, quello che hai scelto di dire in prosa avresti potuto metterlo in musica o era in qualche modo intraducibile ed esigeva la forma che ha preso?

    «Non avevo alcuna intenzione di scrivere un libro. Semplicemente me lo ha chiesto una casa editrice che poi però ha deciso di chiudere la collana per cui sarebbe dovuto uscire il mio scritto. Mi sono ritrovato con il materiale finito in mano e ho deciso di accettare la proposta di pubblicazione di una casa editrice genovese, con cui alla fine “Piccoli esorcismi tra amici è uscito”. Non si tratta di un romanzo ma di una serie di pensieri, di racconti più o meno brevi. “Flusso di coscienza” in effetti mi pare una definizione piuttosto appropriata e ti dico che sì, parecchi di quegli scritti, rielaborati a dovere, sarebbero potuti diventare testi di canzoni».

    Molte recensioni ti attribuiscono ispirazioni e influenze molteplici tirando in causa cantautori e gruppi nostrani e stranieri…..ma se dovessi dirlo tu, c’è qualcuno che ha davvero influenzato il tuo modo di comporre e fare musica?

    «Nel corso degli anni ho letto le cose più strane e in merito alle mie presunte influenze. Francamente ho smesso di prestare attenzione a queste cose parecchio tempo fa. D’altra parte è normale è giusto che chi scrive di musica dica la sua. Il problema, se mai, è che anche in questo ambito ormai c’è tantissima gente che si improvvisa critico musicale su un blog o su una webzine senza conoscere nemmeno la differenza tra una chitarra e un basso. Detto questo le mie influenze musicali e letterarie sono tante e diverse tra loro. Ho ascoltato e ascolto tantissima musica, dal rock al soul, dall’hip hop all’elettronica più pesa. Ti farò due nomi su tutti, i R.e.m. e Ivan Graziani».

     

    Claudia Baghino

     

  • Web e finanza, Facebook: quotazione, ricavi e rischio bolla finanziaria

    Web e finanza, Facebook: quotazione, ricavi e rischio bolla finanziaria

    FacebookFacebook. Miliardi di tastiere digitano ogni giorno queste otto lettere. Il social network più popolare del mondo, un sito internet capace in così pochi anni di invadere la vita delle persone come un gigantesco fiume in piena. Alle spalle un’azienda che conta poco meno di 5000 dipendenti, ma che viene valutata ben 100 miliardi di dollari al momento della quotazione in borsa (maggio 2012).
    Spesso quando digitiamo una parola su google o facciamo l’accesso a Facebook ci chiediamo… ma da dove arriva tutta la ricchezza dei grandi colossi del web? I soli ricavi pubblicitari sono sufficienti per affermarsi in pochi anni superpotenze economiche su scala mondiale?

    Si iniziò a parlare di “bolla tecnologica” sul finire degli anni novanta, quando l’entrata nel mercato azionario delle “dot-com” (puntocom), ovvero le società di servizi su internet (Google, Amazon, Yahoo! ecc..), generò una bolla culminata nel 2001 con il crollo a picco del valore delle azioni e il conseguente fallimento di molti presunti colossi (celebre fu il caso di Pets.com, ma ricordiamo anche webvan.com, etoys.com, oppure theglobe.com, considerato da molti il primo social network); per comprendere l’entità del crollo è sufficiente citare l’esempio di Amazon.com le cui azioni passarono da 107 a 7 dollari, ciò nonostante le aziende più forti riuscirono a rimanere in piedi. La stessa Amazon.com dieci anni più tardi vedrà salire sino a 200 dollari il valore delle sue azioni, per non parlare di Google, ovviamente.
    Oggi a distanza di tempo in molti sono tornati a parlare di bolla speculativa della new economy, puntando il dito spesso e volentieri proprio sul re dei social network.
    Senza pretesa d’essere esaustivi, cerchiamo di capirci qualcosa in più, con l’unico obiettivo di fornire al lettore uno spunto di riflessione.

    Venture capital: di che cosa si tratta?

    Mark Zuckerberg
    Mark Zuckerberg

    Io ho un’idea per un sito web. Potenzialmente un ottimo business. Non ho capitale, sono nella fase di start up e raggiungo in poco tempo un numero spropositato di utenti. Ciò nonostante il business rimane potenziale, rimane una prospettiva, perché stando ai fatti i ricavi pubblicitari non riescono nemmeno a coprire le spese.
    Non potendo restare in perdita all’infinito, ho bisogno di capitale per poter andare avanti, e se il mio “facebook” ha già raggiunto migliaia di utenti attivi ma io non riesco a guadagnarmi nemmeno un misero stipendio, è necessario che intervenga un investitore. Ma perché mai un investitore o un gruppo di investitori dovrebbe credere in me se la mia attività non genera ingenti guadagni?
    È qui che interviene il venture capital, ovvero il fondo di investimento di cui ho bisogno, quello disposto a sopportare il rischio a fronte di un potenziale rendimento futuro di gran lunga più elevato. Il soggetto che effettua questa operazione viene chiamato venture capitalist: una volta ottenuta la valutazione della start up (operazione denominata due diligence), versa nelle tue casse la somma di denaro necessaria per sviluppare il tuo business. E naturalmente diventa socio.

    Esempio. Mettiamo di aver bisogno di 500.000 euro e di trovare un fondo di investimento disposto a versarli. Ovviamente, prima di investire, questo soggetto vuole capire quale è il valore della mia azienda. Ipotizziamo che la società venga valutata 1.500.000 euro. A questo punto il valore totale dell’azienda risulterà essere la somma del valore pre – investimento (1.500.000 euro) più l’investimento effettuato per un totale di 2 milioni. Quale è il guadagno dell’investitore? Lui adesso rappresenta ¼ della società ed è a tutti gli effetti socio con potere decisionale sulle strategie societarie.

    La quotazione in borsa

    Superata la fase di start up, la società per ingrandirsi avrà bisogno di nuovi capitali e anche in questo caso il denaro non potrà arrivare dagli utili, bisognerà nuovamente affidarsi a terzi. La quotazione in borsa è il passo fondamentale che l’azienda compie per ottenere dalla vendita delle azioni denaro liquido da reinvestire. Le banche acquistano le azioni e le rivendono agli investitori, piccoli o grandi che siano. E quando l’azienda avrà bisogno di nuovi liquidi per crescere e svilupparsi procederà con un aumento di capitale e immetterà nel mercato nuove azioni. Un circolo senza fine.
    Nel mondo della new economy la valutazione di una start up (due diligence) è sicuramente molto complessa, perché il mercato online ha la particolarità non da poco di non avere ancora una storia alle spalle, si tratta di modelli di business ancora inesplorati e il margine di errore è molto elevato. Quanti utenti raggiungi e quanti sei in grado potenzialmente di raggiungere? E una volta quantificato questo dato, che valore economico bisogna assegnargli? Una valutazione eccessivamente ottimistica potrebbe in breve tempo creare una forte disparità fra gli utili reali della società e il valore delle azioni. In parole povere, una bolla finanziaria.

    economia-soldi-finanza-banche-DIEconomia, finanze

     

     

     

     

     

     

     

    Facebook: modello di business sopravvalutato?

    Il 18 maggio del 2012 Facebook è stata quotata in borsa. Il titolo valeva 38 dollari al momento della quotazione, oggi, a poco più di un anno di distanza, è scambiato per 26 dollari: una perdita del 31%. Nello stesso anno i ricavi dell’azienda di Zuckerberg hanno raggiunto i 5,1 miliardi di dollari, facendo registrare un utile netto di 53 milioni. Parte dei ricavi viene ovviamente reinvestita e non figura come utile netto, ciò nonostante stiamo parlando di numeri che, ben lontani da stime e previsioni, non possono certo tranquillizzare gli investitori. Questo proprio a causa dell’eccessiva valutazione dello scorso anno. Ora la domanda sorge spontanea: sarà mai capace Facebook di “sostenere” una simile aspettativa di mercato?

    Facebook, datacentre
    Uno dei datacentre di Facebook, Lulea (Svezia)

    I ricavi di Facebook

    Pubblicità, ovvero inserzioni a pagamento e post sponsorizzati (poco meno del 90% dei ricavi), ma anche giochi online “free-to-play” come ad esempio Farmville. Si tratta di giochi gratuiti prodotti dalla società Zynga i cui ricavi sono rappresentati da una serie di limitazioni al gioco che gli utenti possono scegliere di oltrepassare spendendo soldi reali. Circa il 10% delle entrate di Facebook arrivano proprio dai giochi Zynga.

    Senza contare il valore commerciale di ogni singolo utente attivo sul social network. Non bisogna dimenticare, infatti, che ognuno di noi lavora quotidianamente per Facebook palesando le proprie preferenze e facendo quindi risparmiare alle aziende che faranno pubblicità tutta quella parte di lavoro dedicata alle strategie marketing e alle ricerche di mercato per riuscire ad indirizzare i propri messaggi pubblicitari direttamente alle persone potenzialmente interessate all’acquisto. È naturale che pubblicizzare schiuma da barba rivolgendosi ad un soggetto glabro non è il massimo del marketing… Per questo motivo le aziende hanno sempre lavorato sodo per portare a termine ricerche di mercato su vasta scala e centrare i loro obiettivi. Oggi per un’azienda fare pubblicità su Facebook singifica bypassare il problema, e questo grazie al “lavoro” non retribuito svolto da milioni di utenti.

    Il futuro

    web
    1999 – LA CLASSIFICA DEI SITI PIU’ VISITATI DEL MONDO: QUANTI SONO ANCORA IN VOGA?
    1. Broadcast.com
    2. Mp3.com
    3. Amazon.com
    4. Den.com
    5. Espn.com
    6. Cnet.com
    7. Tripod.com
    8. Imagineradio.com
    9. Onebox.com
    10. Artmuseum.net
    11. Pseudo.com
    12. E-Trade.com
    13. Hsx.com (Hollywood Stock Exchange)
    14. Askjeeves.com
    15. Feedmag.com
    16. Cnn.com
    17. Dealtime.com
    18. Kodak.com
    19. Thesync.com
    20. Ebay.com

    Fare previsioni su quello che potrà essere il futuro di Zuckerberg e compagni non è ovviamente possibile. Quel che è certo è che siamo ancora in una fase in cui l’azienda è considerata giovane e quindi ancora con ampi margini di miglioramento (e quindi “profittabile” per chi ne acquista le azioni). Gli utili di Facebook potranno crescere vertiginosamente nei prossimi anni e raggiungere le stime fatte al momento dell’entrata nel mercato azionario… Oppure no. E questo significherebbe guai per la “f” più celebre del mondo.
    D’altronde la caratteristica principale della new economy è proprio la velocità impressionante con cui le cose cambiano, anche drasticamente. Si può citare il caso di MySpace (oggi acquistata dal cantante Justin Timberlake che sta provando a rilanciarla), celebre social network della musica soppiantato completamente nel giro di pochi mesi da nuovi servizi come soundcloud.com. Il box qui accanto mostra la lista dei siti più visitati a livello mondiale nel 1999… Non è certo passato un secolo, eppure ben pochi di questi siti oggi vantano ancora numeri importanti. Molti sono addirittura scomparsi. Inutile dire che ciò potrebbe anche accadere a Facebook e in quel caso le stime fatte nel 2012 impiegherebbero pochi mesi per sgretolarsi facendo precipitare il valore delle azioni ed esponendo l’azienda americana al rischio crack.
    Zuckerberg da tempo dichiara che il futuro del suo sociial network è nel mobile. La metà degli utenti iscritti, infatti, accede a Facebook da dispositivi mobili. Il lancio di Facebook Home va proprio in questa direzione. Il giovane enfant prodige, quindi, è pienamente convinto di riuscire a mantenere la sua creatura come primo riferimento per quanto riguarda il mondo dei social network ancora per molti anni. In questo senso va letta anche la decisione di acquistare Instagram, social network basato sulla condivisione di immagini, per una cifra vicina al miliardo di dollari (al momento dell’acquisto Instagram contava ben… 13 dipendenti).
    Solo il tempo potrà dargli ragione. In caso contrario, ci ritroveremo davanti all’ennesima bolla finanziaria, senza sconti per nessuno.

     

    Giorgio Avanzino

  • Violenza sulle donne: il corto ‘Nella tasca del cappotto’

    Violenza sulle donne: il corto ‘Nella tasca del cappotto’

    violenza-donneEra un mangiatore di belle principesse / centinaia e centinaia nella sua pancia ne aveva già messe“. Con questi versi viene presentato al pubblico il nuovo progetto di Marco di Gerlando, regista genovese specializzato nel lavoro con l’infanzia. Il corto che si appresta a realizzare, dal titolo Nella tasca del cappotto affronta la purtroppo attuale tematica della violenza domestica.

    La casa di produzione di Marco, l’indipendente MDG Produzioni, ha già ottenuto per questo progetto il patrocinio del Municipio Centro Est e il supporto di associazioni che operano nell’ambito dell’antiviolenza sul territorio regionale e nazionale.

    Il cortometraggio sarà girato a Genova nel novembre 2013 e il suo autore è alla ricerca di sponsor e finanziatori che vogliano contribuire alla sua realizzazione. Per contattare Marco di Gerlando si può inviare una mail a mdgproduzioni@libero.it.

    Guarda il video promo del corto

  • Expò Val Fontanabuona: le eccellenze della valle genovese in mostra

    Expò Val Fontanabuona: le eccellenze della valle genovese in mostra

    Damaschi di Lorsica, artigianato LiguriaDal 24 agosto all’1 settembre presso il Parco Esposizioni Fontana Buona di Calvari, San Colombano Certenoli, è in scena la 29esima edizione dell’Expò della Val Fontanabuona, una mostra mercato di artigianato, commercio, gastronomia, produzioni locali della vallata genovese.

    Numerosissimi gli eventi in programma, come visite guidate al territorio, mostre, convegni, iniziative sportive, culturali e folkloristiche organizzate da 20 paesi della Fontanabuona, nello specifico Avegno, Carasco, Chiavari, Cogorno, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Lavagna, Leivi, Lorsica, Lumarzo, Moconesi, Neirone, Orero, Rapallo, San Colombano Certenoli, Santa Margherita Ligure, Sestri Levante, Tribogna, Uscio e Zoagli.

    I visitatori, lo scorso anno ben 40.000, potranno scoprire e conoscere le eccellenze della Val Fontanabuona: le lavorazioni artigianali di pregio come il legno della Val d’Aveto e le famose sedie “chiavarine”, l’ardesia, il ferro, gli orologi e le campane, le decorazioni, i mosaici e i risseu alla genovese, i macramè di Chiavari, i damaschi di Lorsica e le sete di Zoagli, le specialità enogastronomiche, come il bagnun di Riva Trigoso, i battolli di Uscio, i testaieu della Val Graveglia, i cuculli di Castagneto di Lorsica, la focaccia al formaggio di Recco, i formaggi,  i funghi, la pasta artigianale, la pasticceria e il miele.

    Presenti inoltre il mercatino degli agricoltori, l’area dedicata agli animali, lo spazio gastronomia e ristorante, l’area ludico-sportiva.

    Come tutti gli anni è possibile partecipare alle visite guidate alla scoperta dell’entroterra della Val Fontanabuona.

    Il programma completo è disponibile qui.

    Ingresso gratuito, ampio parcheggio.

     

  • Giornata nazionale dell’arte contemporanea: il bando di Satura

    Giornata nazionale dell’arte contemporanea: il bando di Satura

    arte-arti-visive-tramonto-RMLa galleria d’arte Satura, con sede in piazza Stella (centro storico di Genova), aderisce alla nona edizione della Giornata del contemporaneo promossa da Amaci – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani – e che si terrà il 9 ottobre 2013.

    Lo spazio partecipa con la rassegna d’arte ContemporaneaMENTE, un’esposizione di artisti selezionati tramite bando: chi desidera partecipare può farlo entro venerdì 30 agosto 2013 con un’opera a tema libero le cui dimensioni massime siano 100 x 120 cm (arte visiva) o 80 x 80 x 150 (scultura). La candidatura va inviata all’indirizzo mail info@satura.it, con foto .jpeg dell’opera e didascalia.

    Gli artisti selezionati saranno contattati dalla segreteria di Satura per formalizzare l’iscrizione.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Beatles Day: a Camogli due giorni dedicati al quartetto di Liverpool

    Beatles Day: a Camogli due giorni dedicati al quartetto di Liverpool

    The BeatlesDopo il successo delle passate edizioni, Camogli ospita venerdì 23, sabato 24 e domenica 25  agosto la terza edizione dei Beatles day, due giorni dedicati al grande quartetto di Liverpool di Lennon, McCartney, Starr e Harrison.

    Tema di questa edizione, “Girl” come la celebre canzone dei Fab Four, e quindi tutto l’universo femminile.

    Si inizia venerdì 23 agosto in piazza Colombo con la serata di apertura: a salire sul palco, il coro Springtime con la raccolta di canzoni Across the Beatles, e subito dopo la band delle Penny Ladies con lo show The women play the Beatles!.

    Sabato 24 agosto la giornata si apre alle 11 nella centrale piazza Schiaffino con la rassegna musicale la Banda Città di Camogli, diretta dal Maestro Maurizio Baroso.

    La Banda percorrerà la via della Repubblica toccando le locations dell’evento eseguendo esclusivamente brani dei Beatles e coinvolgendo il pubblico in una grande festa musicale.

    Alle 17.30, in piazza Colombo, è in programma l’appuntamento de I Beatles a modo nostro, show musicale di vari artisti camogliesi e non che riproporranno musiche dei Fab Four anche realizzate dopo la loro separazione. Tra gli ospiti presenti, le giovanissime The Cicadas e i Brivido beat, band musicale genovese che ripropone con personali riarrangiamenti il periodo Beatles che va a cavallo fra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70.

    La sera di sabato 24 agosto era in programma il concerto finale dei The Beatbox, celebre gruppo cover italiano capace di far rivivere la atmosfere e le suggestioni del mitico quartetto. Il concerto, a causa delle previsioni meteo avverse, è stato posticipato a domenica sera.

    Presenti inoltre numerosi stand espositivi che proporranno articoli e oggettistica dedicata ai quattro di Liverpool.

  • Favole per bambini personalizzate: il progetto di Anna Morchio

    Favole per bambini personalizzate: il progetto di Anna Morchio

    chicoloLe mamme leggono le favole ai loro bambini per farli addormentare: un concetto semplice, che ha riguardato la prima infanzia di quasi tutti noi. A volte, tuttavia, ci sono mamme che preferiscono non affidarsi ai vari Walt Disney, Fratelli Grimm e compagni, ma scelgono di inventare loro stesse le fiabe da raccontare.

    Il progetto creativo di Anna Morchio (grafica e creativa genovese) è iniziato così, come lei stessa ci racconta: «Ho due bambini e ho compreso fin da subito che il sistema più veloce per avere la loro attenzione e farmi ascoltare è raccontare storie: prediligo le fiabe inventate sul momento, come faceva mia madre con me, ricordo che narrava a me e mio fratello alcuni grandi capolavori della letteratura “riadattati” perché potessimo capirli. In seguito ho iniziato a scrivere alcune storie e a proporle agli editori: inizialmente non ho ricevuto risposte, poi una casa editrice mi ha proposto la prima pubblicazione. La scrittura mi è sembrato un buon metodo perché le storie che inventavo non andassero perdute, potessero rimanere conservate».

    Da qui nasce La Bottega delle Favole, un progetto che coniuga la narrativa per l’infanzia e le potenzialità del digitale. Le fiabe infatti vengono proposte in forma scritta (.pdf ed .epub, consultabili online o stampabili) e in .mp3. «Ho diversi amici che si sono offerti di illustrare, leggere o musicare le mie favole, o di aiutarmi a scriverne di nuove. Inoltre una mamma di origine canadese mi sta aiutando per la traduzione in inglese delle fiabe, così che possiamo offrire un servizio bilingue. La mia priorità al momento è ampliare la rete di contributi, soprattutto da parte di genitori che non vogliono veder perse le fiabe che raccontano ai propri figli. In secondo luogo sto sviluppando il filone parallelo delle fiabe personalizzate: uno dei miei primi esperimenti è stato con un’amica, a cui ho proposto di realizzare delle fiabe-bomboniere per i Sacramenti dei suoi figli – in sostituzione alle bomboniere tradizionali – con storie in cui loro stessi fossero i protagonisti. In seguito, grazie anche alla mia esperienza di allieva in corsi di improvvisazione teatrale, ho realizzato alcuni laboratori di inventafavole in cui gli stessi bambini contribuivano attivamente alla creazione delle fiabe. Ho per esempio partecipato al Nininfestival di Bogliasco e presto saranno online le fiabe lì prodotte».

    Il progetto futuro di Anna è di creare un’associazione dedicata all’espressività e creatività infantile: «Al momento è solo un’idea, ma insieme ad altre due mamme vogliamo attivare iniziative per i nostri figli e altri bambini. Siamo anzitutto alla ricerca di una sede, per questo teniamo sempre d’occhio le vostre inchieste sui beni immobiliari pubblici attualmente in disuso, per capire se ci può essere qualcosa attinente alle nostre possibilità».

    Le favole di Anna si possono consultare e acquistare sul suo sito web. Fino alla fine di settembre, chiunque contatti Anna per chiedere informazioni od offrire la propria collaborazione, avrà in promozione le prime 3 favole gratuitamente.

    Marta Traverso