Mese: Gennaio 2014

  • Storie al lavoro: fumetti e racconti a cura di Sergio Badino alla sala Dogana

    Storie al lavoro: fumetti e racconti a cura di Sergio Badino alla sala Dogana

    Sergio Badino storie al lavoro fumettiVenerdì 17 gennaio inaugura presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale Storie al lavoro, un’esposizione  collettiva di fumetti e racconti a cura di Sergio Badino, in mostra fino al 2 febbraio 2014.

    In mostra,  le opere degli studenti di sceneggiatura e narrativa della scuola di storytelling e scrittura di Sergio Badino, un’ unione di fumetti e racconti per una riflessione a 360 gradi sul mondo del lavoro.

    Accanto alla narrativa breve e alle tavole a fumetti, a colori e in bianco e nero, la mostra presenta le sceneggiature di queste ultime, in modo da comprendere il processo che, tramite lo storytelling e la scrittura per immagini, conduce alla pagina disegnata.

    La sceneggiature e i racconti sono stati scritti da Giorgia Bruzzone, Luca Caridà, Paola Cassano, Maria Grazia Corradi, Davide Costa, Alberto De Paulis, Valeria delle Cave, Giuliana Erli, Camilla Ferroni, Marcello Gastaldo, Filippo Ghiglione, Andrea Grenci, Silvia Ierardi, Marco Moretti, Nicola Pastrano, Gianmarco Perrone, Fabio Peytrignet, Giuseppina Picetti, Laura Magda Sparacello, Francesca Talloru, Laura Taverna.

    Le tavole a fumetti illustrate sono a cura di Matteo Anselmo, Stefano Bortolin, Giulia Bracesco, Vincenzo Cardona Albini, Francesco D’Ippolito, Rudy Dore, Federico Franzò, Luca Marcenaro, Giorgia Marras, Alex Raso, Gianluca Sturmann, Stefano Tirasso.

    Inagurazione ore 18, altri giorni apertura dalle 15 alle 20. Ingresso libero

     

    [Foto Diego Arbore]

  • Castello D’Albertis, Museo delle Culture del Mondo: incontro con la direttrice

    Castello D’Albertis, Museo delle Culture del Mondo: incontro con la direttrice

    Castello D'AlbertisContinua il nostro viaggio tra i musei genovesi, per mettere in luce eccellenze, contraddizioni, difficoltà del sistema culturale genovese (vedi gli approfondimenti sui Musei di Nervi e su Palazzo Verde). I nostri lettori ricorderanno che qualche tempo fa durante una puntata di #EraOnTheRoad siamo stati al Castello D’Albertis: fino al 1932 villa privata, alla morte del proprietario (il Capitano D’Albertis) è stata donata alla città ed è diventata un “Museo delle Culture del Mondo”, che raduna testimonianze dei diversi popoli incontrati dal Capitano durante i suoi viaggi.

    Negli anni ’70 il giardino è diventato pubblico, ma è rimasto poi chiuso per 23 anni. Ora il parco è di nuovo aperto: con una storia così affascinante alle spalle, a due passi dalle sedi universitarie di Via Balbi e dell’Albergo dei Poveri, vicino al terminal traghetti e alla stazione ferroviaria di Piazza Principe, avrebbe tutte le carte in regola per richiamare orde visitatori. Invece le cose non stanno esattamente così: «È una città faticosa. Soffriamo per la posizione in cui ci troviamo», ci dice la direttrice Maria Camilla De Palma, che ci concede una lunga intervista.

     

    Come procede l’attività culturale del Museo?

    «Anche noi avvertiamo la crisi: una diminuzione delle visite era scontata, tuttavia a fronte del trend negativo che ci aspettavamo abbiamo registrato nell’ultimo trimestre un incremento del 15% nel 2013 rispetto all’anno precedente. Si tratta perlopiù di stranieri, circa l’80%. Gli italiani (e gli stessi genovesi) non sono molti: siamo soddisfatti ma certamente c’è ancora tanto lavoro da fare, a cominciare dalla promozione, anche rivolta agli abitanti di Corso Firenze e altre zone vicine al Castello D’Albertis che ancora dichiarano di non conoscere il Museo. È demoralizzante, visto che siamo qui da 10 anni: era il 2004 quando il Museo è stato aperto, anno in cui Genova era Capitale Europea della Cultura e hanno perciò visto la luce il Museo del Risorgimento, la Galleria d’Arte Moderna di Nervi, i Musei di Strada Nuova e il Galata-Museo del Mare. L’intento era quello di vivere pienamente quell’annata, con varie proposte sotto il profilo artistico-culturale ma, come dicevo, molti genovesi ancora affermano di non conoscerci. Servirebbero più fondi per la promozione, di cui non disponiamo».

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    Dunque, in mancanza di fondi adeguati, quali strategie attuate per pubblicizzarvi?

    «Il Castello fa parte dell’insieme dei Musei civici: un’unica rete che gestisce, controlla e cura la manutenzione di un gran numero di istituzioni. Le spese sono alte e la disponibilità monetaria esigua rispetto ai bisogni dei soggetti coinvolti. Nel nostro caso, abbiamo un patrimonio culturale e paesaggistico importante, ma abbiamo alte spese di manutenzione (si pensi solo al parco e alle sale del Castello), difficoltà ad organizzare eventi a comunicare con l’esterno. Per questo facciamo un appello ai genovesi e chiediamo loro di aiutarci: qual è secondo loro la strategia più efficace? Di recente, ad esempio, abbiamo pensato di organizzare un servizio di bus navetta (finora solo il City Sightseeing arriva quassù) che dal centro cittadino trasporti direttamente al museo i visitatori, ma abbiamo incontrato difficoltà burocratiche tali da farci desistere: dal posteggio, alle fermate da includere nella corsa, all’impiego di ulteriore forza lavoro che non sappiamo se possiamo mantenere. Insomma, il gioco vale la candela? Senza contare che il turista genovese medio è “mordi e fuggi”, interessato all’edutainment, ristretto perlopiù all’area del waterfront: a Genova ormai si vuole tutto a portata di mano e noi siamo svantaggiati, più che aiutati, da una posizione fantastica ma scomoda. Pensare che anni fa è stata creata una rete tra Museo del Mare, Commenda di Prè, Santa Brigida e D’Albertis per creare un’asse tra i poli museali e incentivare il transito nei vicoli, ma l’esito non è stato buono: raccontano le guide turistiche che i visitatori non vogliono entrare nelle zone del centro storico perché malfamate».

     

    castello-d-albertis-verticaleQual è il piano per l’incremento dell’attività nel 2014?

    «In primis, la festa per il decennale: una tre giorni di festeggiamenti che coinvolgeranno il quartiere e le scuole. Ci sarà cibo gratuito, percorsi musicali (con la partecipazione di Echo Art, che quest’anno compie 30 anni) e laboratori didattici per le famiglie. Inoltre, apriremo i passaggi segreti e le torri, di solito inaccessibili. Senza contare le mostre temporanee: in programma quella dedicata alle nuove migrazioni europee ed extra-europee, al calcio africano, al ghetto di Lodz, città della Polonia che celebreremo nella Giorno della Memoria. Finora ci siamo dati da fare, ospitando feste Erasmus, happy hour per garantire l’apertura serale e dare modo ai lavoratori di visitare il Museo, e itinerari lungo il quartiere con danze e giochi di luce. Stiamo tentando varie strategie, ma l’unica cosa che rifiuteremo sarà l’accesso gratuito, come fanno molti musei europei: siamo contro la svendita della cultura perché il patrimonio è di tutti. Inoltre, vorremmo creare una sinergia con l’Università e invitare gli studenti dei poli limitrofi a usufruire del giardino nei mesi caldi: abbiamo già pensato di estendere la rete wi-fi al parco, ci stiamo lavorando. Tuttavia, ciò non basta: si deve promuovere il pacchetto turistico, ma non è un’operazione di competenza delle singole realtà. Ci si deve muovere a livello centrale».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Museo del jazz di Palazzo Ducale: concerto/tributo a Chet Baker

    Museo del jazz di Palazzo Ducale: concerto/tributo a Chet Baker

    Chet BakerIl primo evento del 2014 del Museo del jazz di Palazzo Ducale è Chet Baker in Italia, in programma martedì 14 gennaio alle ore 18.

    Felice Reggio rende omaggio alla figura di uno dei personaggi più amati della storia del jazz, trombettista e cantante statunitense noto per il suo stile lirico e intimista, somparso prematuramente all’età di 59 anni.

    La sua figura, una delle principali del cool jazz, ha sempre trasmesso un alone affascinante e drammatico, grazie al viso da attore,  al suono diafano e sospeso, alla voce fragile e permeata di tragico romanticismo. Senza dimenticare il suo jazz scorrevole, apparentemente sereno e levigato, quel “West Coast Jazz” oggi riscoperto con rinnovato interesse per una insospettabile libertà armonica.

    Reggio accompagnerà il video con una breve esibizione del suo Trio, con Massimo Currò alla chitarra e Manuele Dechaud al contrabbasso: verranno eseguiti brani da Chet’s Sound, il cd del trio interamente dedicato a Baker.

    Felice Reggio ha selezionato in un video molti dei momenti migliori di una carriera tanto intensa e poetica quanto drammatica. Al Munizioniere del Ducael presenterà un video interamente dedicato al lungo periodo in cui Baker soggiornò in Italia, e oltre: filmati dal 1956 (Festival Jazz di Sanremo) al 1987, in cui si ascolterà l’ultima, drammatica intervista concessa da Chet Baker a Gegé Telesforo per il programma D.O.C. di Raidue.

    Ingresso libero ad esaurimento posti.

  • Pegli e Prà, ponente in mobilitazione: VTE e Fascia di Rispetto

    Pegli e Prà, ponente in mobilitazione: VTE e Fascia di Rispetto

    Quartiere di PràA Pegli si moltiplicano le raccolte firme (cartacee e online) contro l’ipotesi di eventuali ampliamenti della piattaforma portuale. E fioccano le adesioni di cittadini, realtà associative e forze politiche. Dopo il “Comitato cittadino in difesa del litorale di Ponente”, il primo a lanciare una protesta le cui istanze sono state recepite dal Municipio Ponente guidato dal presidente Mauro Avvenente (Pd), anche il Movimento 5 Stelle ha promosso una distinta petizione sul web, mentre l’ala sinistra della maggioranza in Comune (Fds e Sel) si è già ha espressa a favore della sollevazione popolare. Infine, i Verdi genovesi, per voce dell’ex consigliere provinciale Angelo Spanò, ribadiscono la loro contrarietà a simili scenari di sviluppo «In presenza di un terminal portuale sottoutilizzato (Voltri) e di spiagge appena restituite alla balneazione (Pegli), si chiede al Ponente un nuovo pesante sacrificio alla portualità senza alcun ascolto delle esigenze dei cittadini e senza valutare le opposizioni locali (in primo luogo quelle espresse dal Municipio); i Verdi sono partecipi dello schieramento di cittadini che vuole una crescita coerente e sostenibile del porto, ma anche la salvaguardia del proprio territorio e delle proprie spiagge. Nel contempo, denunciamo le ambiguità della Giunta Doria che, ancora una volta, manca di far sentire la propria voce dinanzi alle inaccettabili proposte che giungono dall’Autorità Portuale».

    Ma il fermento non si limita a Pegli. Per altri – ormai noti – motivi, pure il vicino quartiere di Prà da diversi mesi vive una sorta di mobilitazione permanente che vede in prima linea il Comitato per Prà. Il prossimo sabato 18 gennaio alle ore 15:30 è in programma la prima manifestazione del 2014 sulla Fascia di Rispetto. I cittadini chiedono al Sindaco Marco Doria di rispondere su alcune – irrimandabili – questioni. Nicola Montese, portavoce del comitato, annuncia «In caso di mancanza di risposte, l’intenzione è quella di piantare le tende in Fascia di Rispetto e non muoversi di lì, finché non arriveranno le spiegazioni che attendiamo».
    I bisogni, purtroppo, sono quelli di sempre «Vogliamo una soluzione certa per la drammatica questione della baraccopoli abusiva che continua a generare tensioni sociali in Fascia di Rispetto – spiega il Comitato – Pretendiamo di avere dati precisi e conoscere quali sono le misure di sicurezza previste in merito alla presenza di amianto sul nostro territorio. Intendiamo conoscere qual è la situazione attuale del progetto P.O.R. e la data di inizio lavori. Inoltre, chiediamo di accogliere l’ipotesi progettuale alternativa rispetto alle quattro corsie». Il Comitato si rivolge direttamente al Sindaco perché, conclude Montese «Non ci sentiamo più rappresentati dal Municipio e dalle persone che lo amministrano».

     

    Matteo Quadrone

  • Teatro Altrove: festa per il primo anno di vita della web radio di Arci Liguria

    Teatro Altrove: festa per il primo anno di vita della web radio di Arci Liguria

    radioDa giovedì 16 a sabato 18 gennaio la web radio di Arci Liguria Radio Gazzarra festeggia il suo primo anno di vita con tre giorni di festa ed eventi al teatro Altrove della Maddalena, diventata nuova sede della redazione della radio.

    Dirette non stop dalle 18.30 alle 24, concerti live, chiacchiere, ospiti e tanta musica per celebrare la web radio, nata all’interno del progetto Giovani in circolo grazie all’impegno di un piccolo gruppo di volontari e diventato realtà consolidata delc entro storico grazie alla nuova sede in piazzetta Cambiaso.

    Si comincia giovedì 16 gennaio con un primo blocco di dirette dalle 18.30 alle 24 con tanti eventi dedicati alla lettura, al cinema e alla musica:  Libro su libro (storie noir dalle novità librarie agli scaffali più antichi e polverosi; dai classici noir ai gialli, racconti e poesie lette ad alta voce con Mauro Paolis) , Volevamo fare del cinema (tre cinefili da bar che volevano fare del cinema ma si sono dovuti accontentare di amarlo smodatamente) e ancora Fruit Of The Doom (direttamente da Taxi Driver record store), il Club del disco della mitica Ida Tiberio, i Sodapop Fizz, il duo più frizzante della Gazzarra, il Pod-ista (o meglio i podisti) con il loro ritmo.

    Dalle 22 concerto ad ingresso gratuito a cura di Disorderdrama con i To hide away, gruppo genovese dalle atmosfere e atmosfere pop acustiche e il country folk degli Slim river boys di La Spezia con preview musicale ed interviste degli artisti per radio Gazzarra.

    Venerdì 17 gennaio proseguono le dirette dalle 18.30 alle 24: in programma un collegamento con RadioRimasto dal suo tour spagnolo, Steps, nuove avanguardie culturali della Gazzarra, Hello Bastards, i figli so piezz’hardcore (ovvero punk e rumori vari), Carbonara, viaggio attraverso il rock italiano del presente, Woodstock e dintorni, il meglio del rock internazionale fino massimo agli anni ’80.

    Alle 21.30 musica live con Swingalong Electro Arena a cura del circolo Arci Belleville (ingresso a pagamento).

    Sabato 18 gennaio dalle 10 alle 13 è previsto un workshop (per un massimo di 7 partecipanti) di gestione software per trasmissione radio- Sam Broadcaster. E’ possibile iscriversi mandando una mai a info@gazzarra.org

    Dalle 16 alle 20 un pomeriggio di diretta con Chaltronismo ovvero il Salotto della Gazzarra, un programma improvvisato con ospiti e tante sorprese condotto dal presidente di Arci Liguria che racconterà i prossimi progetti dell’associazione sul territorio al presidente di A.ma associazione degli abitanti della Maddalena che nel pomeriggio animeranno il quartiere con il mercatino dei Repessin.

    Gli eventi si possono ascoltare anche in diretta dal sito di www.gazzarra.org

  • Cannabis, dibattito sulla legalizzazione e sulla legge Fini-Giovanardi

    Cannabis, dibattito sulla legalizzazione e sulla legge Fini-Giovanardi

    Cannabis, Marijuana, HashishL’eco del dibattito politico sulla legalizzazione della cannabis che in questi giorni – sull’onda della tendenza legislativa inaugurata da Stati quali Uruguay, Colorado e Washington (U.S.A.) – sta riempiendo pagine di giornali e siti internet, spazi televisivi e quant’alto, arriva anche in Liguria. Da sinistra (o per meglio dire da quel che ne rimane) a destra, in Italia, è tutto uno scoprirsi improvvisamente antiproibizionisti. Esponenti di Lega, Sel, Forza Italia, Pd, solo per citarne alcuni, si sono espressi – chi sbilanciandosi in misura maggiore e chi meno – a favore di una rivisitazione delle politiche sulle droghe leggere, ammettendo implicitamente il fallimento della famigerata Legge Fini/Giovanardi.

    Tornando alla Liguria, a dar fuoco alle polveri è stato l’assessore regionale allo Sport e consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, Matteo Rossi, che addirittura immagina un territorio ligure riconvertito alla coltivazione di canapa, in particolare per usi medici ma pure a fini agricoli e produttivi. «Legalizzare significa creare economia pulita e togliere ossigeno alla criminalità – spiega Rossi – Significa fare formazione e informazione, rendendo accessibili terapie mediche dai risultati scientificamente provati». Nasce così l’idea di proporre una cosiddetta “legge-voto” da sottoporre ad un ramo del Parlamento sul tema della legalizzazione delle droghe leggere, che parta dalla Liguria, una delle poche Regioni ad avere adottato (nell’agosto 2013), proprio su iniziativa dei consiglieri Rossi e Alessandro Benzi (capogruppo Sel), una legge sull’utilizzo terapeutico di farmaci a base di cannabinoidi (norma sulla cui effettiva operatività ci riserviamo di approfondire in seguito).

    La “legge-voto” dovrà essere approvata dal consiglio regionale per poi essere vagliata dalle Camere, affinché possa trasformarsi in una legge dello Stato. Legge che, secondo Rossi, dovrebbe affrontare tutti gli aspetti: distinzione tra droghe pesanti e leggere (quindi con l’abolizione dei meccanismi penali scaturiti dalla Fini/Giovanardi); linee guida per la lotta al narcotraffico e per la tassazione della produzione e dell’utilizzo; regolamentazione e controllo dell’uso a fine personale, comunicazione sul consumo consapevole, con limitazioni, divieti e controlli sulla qualità del prodotto; infine, incentivi per chi sia intenzionato a riqualificare terreni incolti attraverso la coltivazione di canapa. «In tal senso la Liguria, per clima, spazi utilizzabili e tradizione vivaistica, potrebbe essere un polo sperimentale – sottolinea Rossi – e potrebbe vedere lo sviluppo di una attività di ricerca già portata avanti, ad esempio, da alcuni studiosi dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Erzelli, nello specifico, potrebbe essere il luogo ideale per lo sviluppo di attività di ricerca avanzate e interdisciplinare sull’uso medico della cannabis».

    «Entro la fine di gennaio porteremo la nostra proposta all’attenzione del Consiglio regionale – conclude il consigliere (Sel) Alessandro Benzi – Auspichiamo che una discussione laica possa far sì che la Liguria diventi capofila di un processo di innovazione sociale e culturale».
    «La Liguria ha problemi ben più seri, a causa della crisi, e la Giunta dovrebbe occuparsene – osserva Marco Scajola, vice presidente del gruppo regionale di Forza Italia – a cominciare dalla disoccupazione giovanile, dalla sanità e dai danni del maltempo. Fa sorridere che sia l’assessore allo Sport, che dovrebbe trasmettere valori come la salute fisica e mentale, a concentrarsi sulla legalizzazione della droga».
    «Legalizzare significa generare un’entrata nelle casse dello Stato che, secondo uno studio dell’Università La Sapienza di Roma, è ipotizzabile possa essere intorno ai 10 miliardi di euro annui – ribatte Rossi – Legalizzare è sinonimo di controllo: controllo della produzione, della distribuzione e del consumo.Pensiamo alle ricadute positive nell’ambito della ricerca sull’uso medico, ma anche alle opportunità tangibili nel settore agricolo, tessile ed in generale produttivo».

    Nel frattempo, mentre la classe politica è impegnata a discutere su un tema – quello in generale delle sostanze stupefacenti e psicoattive – spesso e volentieri colpevolmente affrontato soltanto sotto il profilo etico, la società civile che – notoriamente – dimostra di essere un passo avanti rispetto a chi è chiamato a governarla, lancia una mobilitazione per chiedere la cancellazione della Legge Fini/Giovanardi.

    «Apprendiamo con soddisfazione che finalmente anche la politica si è accorta, dalla Lega a Sel, fino al Pd di Renzi, che la Fini/Giovanardi è una legge vergogna da cancellare – scrivono i promotori sul sito web www.leggeillegale.org – Otto anni di Fini/Giovanardi hanno prodotto decine di migliaia di arresti, millenni di galera per la somma delle condanne, sovraffollamento delle carceri, costi esorbitanti per la macchina repressiva e giudiziaria, crescita dei profitti delle narcomafie. Le due leggi, sulle droghe e sull’immigrazione (la famosa Bossi/Fini, ndr), hanno provocato una serie di procedimenti che hanno fatto diventare la condizione carceraria Italiana un’emergenza che ci pone fuori dagli standard europei. Nessun altro Paese in Europa ha così tanti detenuti per reati connessi alle sostanze illegali: la pesante criminalizzazione dei consumatori stride di fatto con l’impunità riservata dal nostro sistema giudiziario ad autori di reati di ben altra natura».

    Secondo il vasto ed eterogeneo movimento – una miriade di soggetti (per Genova il csoa TDN e la Comunità di San Benedetto al Porto) dai centri sociali agli operatori di riduzione del danno, dalle associazioni ai gruppi di pazienti (come Pazienti Impazienti Cannabis), ecc. – che si riconosce nella Rete “Fine del Mondo Proibizionista” «Tutto questo avviene da anni con la copertura compiacente, mistificante e costosa del Dipartimento Politiche Antidroga (DPA), organo della Presidenza del Consiglio anziché dei dicasteri più direttamente competenti in materia (in particolare Salute, Giustizia, Politiche sociali). Il DPA sostiene, contro ogni evidenza, che i consumatori di sostanze non sono puniti ma curati; ostacola, anche nelle sedi internazionali, le politiche di riduzione del danno. E promuove un modello bio – medico – patologico dell’uso di droghe che assimila tutte le sostanze e tutti gli stili di consumo».

    Ma la colpa principale ricade sull’intero l’arco politico italiano che oggi, nonostante le distinte sfumature, si scopre in gran parte strumentalmente antiproibizionista «Dopo la caduta del governo di centro – destra che ha imposto la Legge Fini/Giovanardi nessuno dei successivi governi ha mosso un dito per rimediare a tale drammatica situazione. Adesso, finalmente, sembra muoversi qualcosa. Da gennaio ad oggi numerosi tribunali, tra cui la corte di Cassazione, hanno sospeso i processi e mandato la Fini\Giovanardi all’esame della Consulta per la sua evidente incostituzionalità. La Corte Costituzionale discuterà la questione l’11 febbraio prossimo. Le principali contestazioni riguardano l’iter della legge che, invece di essere discussa in Parlamento, è stata approvata tramite un decreto che riguardava un altro argomento (le Olimpiadi invernali di Torino 2006) e senza che ce ne fosse motivo d’urgenza. Inoltre, l’equiparazione delle sanzioni per droghe pesanti e leggere, viola la normativa europea in proposito».

    La possibilità che la Corte Costituzionale cancelli la Fini/Giovanardi, dunque, è un’occasione irripetibile che potrebbe aprire scenari completamente nuovi. «Per questo è necessario unire tutte le forze, mobilitare soggetti, gruppi, attivisti, pazienti, strutture ed organizzazioni, che da anni si battono per l’abrogazione di questa infausta legge, in una grande manifestazione che si terrà a Roma l’8 febbraio 2014. Vogliamo costruire un percorso dal basso e condiviso che focalizzi l’attenzione sui danni causati dalla Fini/Giovanardi e che sia da propulsore alle decisioni della Corte Costituzionale. Non siamo più disposti a pagare con le nostre vite e con i nostri diritti il prezzo di leggi ideologiche e repressive finalizzate a rafforzare il miliardario monopolio del commercio delle narcomafie; non siamo più disposti a veder riempire le galere di consumatori. Non siamo più disposti a vedere perseguitare perfino i pazienti che usano la cannabis a scopo terapeutico. È arrivato il momento di avanzare verso la completa depenalizzazione dell’uso personale di sostanze, iniziando dalla cannabis e dalla sua autoproduzione, come d’altronde sta già avvenendo in molti paesi del mondo. L’8 febbraio saremo in piazza perché giusto o sbagliato, non può essere reato».

     

    Matteo Quadrone

  • Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    Puc, Tursi risponde alla VAS: le osservazioni di cittadini e comitati

    carignano-madre-di -dio-case-abitazioni-DICome abbiamo già scritto non più di poche settimane fa – su queste pagine e nell’ultimo numero (pag 11) della nostra rivista – l’iter per l’approvazione definitiva del nuovo Piano Urbanistico Comunale entra nella fase cruciale. È prevista tra fine gennaio e inizio febbraio la delibera del Consiglio comunale che approverà le controdeduzioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presentata dalla Regione Liguria che, pur emettendo un parere finale non negativo, ha espresso una serie di rilievi sul progetto preliminare del PUC (qui il pdf della delibera di Giunta del 10 dicembre 2013 con tutta la documentazione relativa alla VAS e alle controdeduzioni di Tursi in attesa dell’approvazione definitiva del Consiglio).

    Domani (martedì 14 gennaio) i cittadini, le associazioni, le reti e i comitati (oltre 50 realtà del territorio, 40.000 persone) raggruppati nel Forum Salviamo il Paesaggio (qui l’approfondimento di Era Superba) –  i quali hanno presentato agli uffici comunali numerose osservazioni scritte al PUC e organizzato/partecipato attivamente a incontri e audizioni sul tema – consegnano al sindaco Marco Doria le firme simboliche, raccolte in poche settimane, per richiedere udienza e considerazione in merito alle osservazioni sul nuovo piano presentate agli uffici comunali. “Chiediamo che venga dato spazio e forza alle richieste di gran parte della città”, si legge nella nota stampa. “Stop al consumo del territorio. Il nuovo PUC prevede 8,5 mln di mq di aree edificabili (pari a circa 1200 campi di calcio), e nuovi residenti pari a circa 30.000 persone, a fronte di una diminuzione dei residenti negli ultimi 11 anni (di più del 4%) e di circa 15.000 case vuote. Ci chiediamo quale sia la logica.” Senza contare la raccolta online, le firme “cartacee” raccolte raggiungerebbero le 2300 unità.

    La rete di realtà cittadine, che ha quindi come obiettivo principale lo stop a nuove costruzioni e l’incentivo all’insediamento di nuove aree agricole (vedi dossier) e che segue con attenzione l’iter di approvazione del nuovo PUC, punta il dito su un passaggio significativo nell’ambito delle controdeduzioni alla VAS che riguarda la questione della tutela delle aree oltre la linea verde (limite di edificabilità a monte), per perseguire l’obiettivo – dichiarato nel Piano urbanistico – di rilancio e valorizzazione delle attività agricole produttive:  “[…]Sulle aree edificabili è pressoché impossibile insediare nuove attività agricole, e negli ultimi 50 anni si è visto che l’indice di edificabilità non contrasta, anzi favorisce, l’abbandono. Alle indicazioni del Parere prescrittivo della regione sulla VAS “oltre la linea verde si possa costruire solo per fini agricoli, ove necessario” la giunta comunale ritiene di ottemperare proponendo una revisione della cartografia, restringendo le aree agricole (AR-PA) a favore delle aree “di presidio ambientale” (AR-PR), ove può costruire chiunque, aprendo a teorici 336mila metri quadrati di villette”.

     

  • La misteriosa scomparsa di W: spettacolo di Stefano Benni con Ambra Angiolini

    La misteriosa scomparsa di W: spettacolo di Stefano Benni con Ambra Angiolini

    Ambra Angiolini Misteriosa scompasra di WAmbra Angiolini torna a calcare il palco del teatro dell’Archivolto con lo spettacolo La misteriosa scomparsa di W, scritto da Stefano Benni e diretto da Giorgio Gallione, in scena il 17 e 18 gennaio.

    Il monologo ha per protagonista una donna di nome V, che ripercorre in maniera folle e comica la sua vita, alla ricerca del suo pezzo mancante W.

    V è perciò una parte che cerca il suo tutto e in questo monologo paradossale, ridicolo e doloroso cerca una spiegazione al suo senso di infelicità e incompletezza. Nel farlo si interroga su povertà e guerra, amicizia e intolleranza, giustizia e amore.

    V racconta la lotta e la rabbia che sta dentro la necessità di sopravvivenza e di difesa dello spirito critico, in un copione teatrale dove il comico è soprattutto esercizio di ribellione, un tocco di magica follia che trasforma l’angoscia in risata liberatoria.

    La parola di Benni, come sempre agile, paradossale e dissacrante, è sostenuta dall’intensa interpretazione di Ambra Angiolini, che trasforma lo spettacolo in un vero one woman show.

    Lo spettacolo inizia alle ore 21, biglietti da 20 euro.

    Martedì 14 gennaio (ore 18.30) Ambra angiolini è ospite a Villa Bombrini per un incontro-aperitivo con il pubblico, nel quale parlerà del suo lavoro tra cinema e teatro e dei suoi progetti futuri intervistata da Paolo Borio (ingresso libero).

     

  • Paolo Bonfanti al Count Basie, il bluesman genovese e il suo “esilio”

    Paolo Bonfanti al Count Basie, il bluesman genovese e il suo “esilio”

    count-basie-paolo-bonfantiCount Basie, Vico Tana. Un locale ricavato tra le arcate in pietra delle antiche fondamenta del convento quattrocentesco di Santa Brigida. La suggestione estetica del jazz club non lascia indifferenti; ma quella acustica sarà in grado addirittura di far dimenticare la prima. Un bicchiere di buon vino non può che completare il quadro, magari incrociando subito il protagonista della serata vicino al bancone del count-basie-paolo-bonfanti-2bar. Paolo Bonfanti ha l’entusiasmo di un ragazzo al suo primo concerto e la cordialità di un amico.

    Fresco di uscita, il suo nuovo disco è paradigmatico: Exile on Backstreets manifesta la dedizione del chitarrista genovese verso il blues, non solo genere musicale, ma genere di vita. Ai problemi sociali, economici e personali, la risposta viene sempre da una struttura di accordi di settima. Lui stesso conferma che «è praticamente impossibile fare qualcosa, ormai, senza pensare al contesto sociale in cui viviamo: non si tratta tanto di voler fare per forza musica impegnata, quanto di non poter proprio fare altro». Un disco più che mai di black music, potente, ruvida e penetrante; un genere per certi versi naturale a Genova, «dove una scuola di cantautori di prim’ordine ha potuto nascere tra i suoi vicoli» (e il pensiero va a De Andrè, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa). Un disco che sa di nuovo rispetto alla produzione di Bonfanti. Come ammette anche lui «è stato partorito quasi di getto, senza soffermarsi sugli arrangiamenti o sugli orpelli da studio». Che si tratta di brani non addomesticati lo si sentirà a brevissimo, quando il live ne scatenerà tutta l’intensità.

    Il Count Basie è gremito. Bonfanti si muove sul manico della sua Brontocaster con lo slide inanellato al mignolo ora come un forsennato che cerca di straziare le corde, ora come un incantatore di serpenti, che ipnotizza lo strumento e il pubblico. Il suo chitarrismo vigoroso ma sempre calligrafico percorre la corrente elettrica che sprigiona la sua chitarra, confluendo nella corrente sanguigna di ogni presente. Pleonastico sottolineare l’enorme qualità dei brani, che implica l’ancora più pleonastica levatura di chi abbiamo di fronte: un musicista avvelenato (o benedetto) dal blues, che l’ha assimilato intossicandosene e che lo canta e lo suona autoinfliggendoselo. Bonfanti merita il posto che gli spetta: tra i maggiori musicisti blues in Italia.

    Dalla tiratissima Father’s Things, azzardando un quasi ska blues rockabilly, attraverso lo struggente lamento di Slow Blues for Bruno (che fa correre la mente a Since I’ve been Lovin’ You degli Zeppelin), in cui il gemito della chitarra è sorretto da tutti gli strumenti e consolato dal dialogo con le sfumature della fisarmonica, creando un ponte transatlantico tra blues del Missisipi e tradizione mediterranea; alla titletrack Exile on Backstreets, in cui Bonfanti riprende il controllo della sua musica, domando la sua chitarra, oppure facendosi domare da lei.

    Groove, basso incalzante e bottleneck immergono la stanza in un’atmosfera da periferia statunitense, e viene una voglia irrefrenabile di uscire nella polvere, mettersi in auto e viaggiare tutta la notte per rettilinei indefinibili e sconfinati. Le cover regalano nuova linfa a Up to My Neck in You degli AC/DC, rockettara come si conviene; e I’ll Never Get Out of This World Alive, omaggio a un maestro totale come Hank Williams. Il gospel di Breack’em Chains e il funky di Black Glove sono riprove del morale e delle intenzioni del bluesman di Sampierdarena: il primo riprende le storie dei Railroad Gandydancers (ricordando in un lampo la ballata di John Henry e Joe Bonamassa); il secondo la lotta per l’emancipazione raziale, ricordando le Black Panther e il loro leader Bobby Seale. Emblematica la copertina del disco, in cui campeggia un pugno nero.

    Paolo Bonfanti, proprio come De Andrè prima di lui, sceglie un “esilio nei vicoli” che possa rendere quella libertà che sembra mancare sulle strade principali, sapendo bene che vi troverà la gente per cui la sua musica possa significare qualcosa. E in Vico Tana la sua musica ha significato tantissimo.

     

    Nicola Damassino

  • La musica nuova morta per eccesso di novità: la colpa non è solo del mercato

    La musica nuova morta per eccesso di novità: la colpa non è solo del mercato

    musica-concerti-pianoforteLa riflessione sviluppata in questa serie di articoli, partiva dalla constatazione della “scomparsa della novità”. Il concetto stesso di “novità” è stato progressivamente banalizzato, svuotato. Qualsiasi prodotto industriale, in uscita sul mercato viene presentato come “novità” che renderà superate le precedenti edizioni, ormai declassate a scarto/rifiuto/riciclo. È come se si vivesse in una continua “ansia da novità”: tutto deve sempre cambiare in continuazione senza fermarsi, con il risultato di una sorta di “crisi da eccesso”: la “novità” è uccisa dall’eccesso stesso di novità (o pseudo tali) gonfiata fino a scoppiare.

    I prodotti tecnologici (telefonia in testa) rappresentano al meglio i dettami consumistici suggeriti dalle strategie persuasive delle case produttrici. In ambito artistico, credetemi, le cose non sono poi così diverse. Certo, i messaggi e le strategie di vendita forse non presentano toni così grossolani e di cattivo gusto, ma la sostanza non cambia. Tutto il sistema produttivo contemporaneo può essere visto come un’immensa “fabbrica di novità”.

    Certamente, personalmente, non riconosco alcuna autorevolezza agli apparati promozional-pubblicitari dell’industria culturale che, subdolamente, cercano di stabilire che cosa sia da ritenersi “novità”. Ma la “novità” è scomparsa anche per altri motivi. È come se la tecnologia l’avesse erosa, mangiata dall’interno. Intendo dire che la velocità di comunicazione/diffusione e riproduzione di qualsiasi “originale”, rendendo subito alla portata di tutti – supponiamo – l’esito di una certa ricerca musicale, inevitabilmente lo esporrà al rischio di banalizzazione: ciò che si presenta come nuovo in pochi giorni verrà sezionato in tutti i particolari, commentato, raffrontato, copiato. Idealmente potremmo allineare mille cloni di un originale, in una sorta di continuum dove ciascun elemento manterrà tratti più o meno simili (= copiati) all’originale. Il fatto è che questo trand comportamentale caratterizza tutti gli aspetti della quotidianità.

    Spesso, quindi, si può provare la stancante sensazione di vivere in un appiattimento generalizzato, dove i grandi riferimenti culturali sono venuti meno; la fede nel progresso crollata, il futuro appare con il volto della minaccia; i rapporti sociali – di qualsiasi tipo- assumono sempre più lo statuto di provvisorietà. Certo, questi aspetti sono solo tendenziali, ma ciò non ne rende meno avvertibile la presenza.

    E poi c’è l’argomento centrale del discorso: la mancanza di ciò che ho definito “sentore comune, un qualcosa fatto di consapevolezza sociale, pensiero critico, espressione di idee, ma anche speranza e fiducia che le cose si possano – si potessero – cambiare (Bob Dylan nei primi anni ’60 cantava “ The times they are a changin’”). Oggi questa fiducia non c’è più e in questo scenario di incertezza e sbando globalizzati, diventa rassicurante e sedativo “guardare indietro”. Riproporre stili musicali, canoni estetici, mode e stili di vita già sperimentati, soddisfa quel crescente (e sempre più isterico) bisogno di sicurezza che tanto oggi si insegue: gli anni “mitici” si trasformano in una specie di caverna protettiva dove ci nascondiamo consumando la nostra incapacità di affrontare lo scuro e incerto futuro.

    Viviamo quindi nell’orizzonte di tante “poetiche solitarie”, che rispecchiandosi in mille altri simili, proprio nel gioco degli specchi e della rifrazione, sviliscono la loro portata innovativa. Indubbiamente si corre il rischio che così l’arte (intendo la parte più viva di essa) perda la sua carica eversiva e di rottura e venga meno alla sua peculiarità: quella di testimoniare il presente, prefigurando altri mondi possibili.

    Che dire? Bisogna rassegnarsi? Indubbiamente occorre avere la consapevolezza che il cupo periodo che stiamo vivendo potrebbe durare a lungo. Ma allora si impone di resistere, continuando ad affilare le armi (culturali s’intende…) in attesa di tornare ad usarle, laddove il suono si fa parola e la parola diventa suono. A proposito… mi sembra di vedere qualche crepa nel muro… mah, speriamo!

     

    Gianni Martini

  • Prà e Sampierdarena, finanziamenti Por: Tursi fa il punto sui lavori

    Prà e Sampierdarena, finanziamenti Por: Tursi fa il punto sui lavori

    Via CantoreÈ l’argomento più gettonato sulle prime pagine dei quotidiani locali fin dall’inizio del nuovo anno. Il futuro del Por di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba) non poteva non essere discusso anche in Consiglio comunale, nella prima seduta dopo la pausa natalizia. L’assist è stato fornito dai consiglieri Caratozzolo (Pd) e Anzalone (Gruppo Misto, ex Idv) che hanno posto un dettagliato articolo 54 agli assessori Crivello e Dagnino facendosi portavoce della preoccupazione dei residenti del quartiere ponentino. Per chi si fosse perso qualche passaggio ricordiamo che la situazione è esplosa in seguito alla circolazione della notizia secondo cui i 7 milioni non ancora impiegati per la realizzazione del Por, e che rischiano di andare persi se i lavori non vengono rendicontati entro la fine del 2015, potrebbero essere dirottati sul salvataggio di Amt.

     

    Prà: Parco Lungo e Marina, ex stazione ferroviaria

    cantiere-stazione-praUna prospettiva che l’assessore ai Lavori pubblici Gianni Crivello non ha mai preso in considerazione, come ha avuto modo di ribadire anche ieri in Sala Rossa. A testimonianza di come l’intenzione dell’amministrazione comunale sia quella di dar compimento a tutti i lavori previsti dal Por per non perdere i relativi finanziamenti, Crivello ha illustrato nei dettagli la tempistica prevista per la realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo”, cuore pulsante della riqualificazione della Marina di Prà (qui l’approfondimento di Era Superba). Il fine ultimo è quello di riavvicinare i cittadini al mare, da cui sono stati eccessivamente allontanati per i lavori di sviluppo del porto. «Il Por è fondamentale in questa direzione – assicura Crivello – e per questo motivo ricordo che i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    L’assessore non ha mancato di sottolineare come le difficoltà incontrate siano state parecchie: «Di certo, il ritrovamento di amianto, lo smaltimento di sedime ferroviario e la necessità di complessi tavoli di confronto, che in alcuni casi hanno coinvolto anche la Comunità europea, non hanno agevolato le cose. Ma alcuni lavori sono già stati fatti, come piazza Sciesa o la sistemazione della foce del rio San Pietro. Adesso puntiamo a realizzare il parco, che almeno nella prima fase sarà un parco urbano; in seguito, secondo le esigenze espresse dal territorio, cercheremo di fornire tutte le attrezzature previste».

    Sul tema è intervenuta anche l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagnino, che si è soffermata in particolare sui lavori che hanno interessato la foce del rio San Pietro: «La sistemazione di questa zona è al momento provvisoria, in attesa di una più generale riorganizzazione di tutta l’area di Prà che, come detto da Crivello, partirà la prossima estate. La ditta che ha fatto i lavori ha dato la disponibilità a ridurre l’area del cantiere per cui si è liberata una porzione di sedime stradale dell’Aurelia che destineremo a parcheggi con sosta a rotazione, pensati soprattutto per le esigenze del settore commerciale. Ciò non esclude comunque un futuro intervento più sistematico sulla viabilità della delegazione. Anzi, una volta messa punto la parte a mare, potremo spostare l’attenzione sul centro storico».

     

    Sampierdarena: ascensore Cantore-Scassi, biblioteca Gallino

    Via Buranello SampierdarenaMa nella seduta di ieri si è parlato anche di un altro Por in ritardo, quello di Sampierdarena (l’approfondimento di Era Superba). All’ordine del giorno, infatti, era stata programmata una discussione monotematica sulle problematiche del quartiere genovese (qui il pdf del documento approvato per l’occasione dal Municipio Centro Ovest e la lettera di accompagnamento del presidente Marenco, ndr). Oltre, dunque, ai temi legati all’emergenza sicurezza, alcol e gioco d’azzardo che sono stati introdotti dall’assessore Elena Fiorini ma che sposterebbero l’articolo verso ben altri lidi, era inevitabile che si arrivasse a parlare anche della riqualificazione del territorio dal punto di vista dei lavori pubblici. Anche in questo caso la parola spetta all’assessore Crivello che ha ricordato come per il Por di Sampierdarena siano stati investiti 11 milioni e 629 euro, di cui 9 da fondi europei e il resto dalle casse comunali.

    Dopo aver sottolineato che la “nuova” Sampierdarena si svilupperà su due direttrici – da un lato la riqualificazione di via Buranello per cui sono stati stanziati 2 milioni di euro, dall’altro la rivoluzione dell’assetto viario di lungomare Canepa e della Strada a mare – Crivello ha ricordato sommariamente alcuni lavori portati a termine con i relativi investimenti: «In via D’Aste (900 mila euro) è stata completata una parte degli interventi mentre i restanti lavori dovrebbero partire nelle prossime settimane e concludersi nell’arco di 6 mesi; in piazza Vittorio Veneto i lavori sono terminati alla fine del 2007 e sono costati 451 mila euro. In via Cantore i lavori si sono conclusi a metà 2012, per un importo di 815 mila euro mentre l’intervento sul palazzo del Municipio è costato 1 milione e mezzo di euro».

    Genova Sampierdarena, ex biblioteca GallinoUna delle criticità più grosse, invece, riguarda la riqualificazione dell’ex biblioteca Gallino (l’approfondimento di Era Superba), per la cui trasformazione in centro per anziani sono stati stanziati 400 mila euro. La prima ditta appaltatrice è fallita in corso d’opera; gli interventi sono allora stati riassegnati ma è sorta una nuova complicazione riguardante la stabilità dei solai. Crivello spiega che il Comune ha affidato la redazione del progetto esecutivo per il consolidamento dell’edificio per capire quali sono gli interventi da realizzare e quanto si sforerà dai 400 mila euro inizialmente investiti per la struttura.

    All’appello manca anche l’intervento economicamente più importante previsto dal Por. Si tratta del nuovo ascensore di collegamento tra via Cantore e villa Scassi, per cui sono stati stanziati 4 milioni e 290 mila euro. «Il progetto esecutivo è pronto – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici – ma prima di proseguire dobbiamo attendere il nulla osta dell’Ustif (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi) sia in sede locale che a livello nazionale, in sede di ministero dei Trasporti». Si tratta, infatti, di un ascensore piuttosto sperimentale, la cui cabina verrà prima trasportata in orizzontale e poi in obliquo, sempre sottoterra: un impianto simile ma ancor più complicato rispetto a quanto già avviene altrove in città per l’ascensore Montegalletto. «Il ministero ha 120 giorni per risponderci ma contiamo di avere il via libera molto prima, magari sfruttando anche qualche pressione dei nostri parlamentari». Anche perché i lavori di realizzazione dell’opera dureranno 300 giorni e la scadenza del 31 dicembre 2015 per non perdere i finanziamenti si avvicina inesorabilmente. Ma nel frattempo, tra febbraio e marzo prossimi, inizieranno già le opere civili per completare la predisposizione della galleria nella sua parte obliqua (per quanto riguarda il tragitto orizzontale, invece, si sfrutterà il cunicolo antiaereo già esistente).

    Per concludere, a onor di cronaca va detto che la discussione in Consiglio comunale sulle problematiche di Sampierdarena non ha prodotto per il momento alcun risultato concreto. Dopo l’illustrazione di ben 48 ordini del giorno presentati da consiglieri di quasi tutti i colori politici, la conferenza capigruppo, convocata dal presidente Guerello, ha deciso a maggioranza di sospendere la discussione nel tentativo di giungere a un documento condiviso da presentare e votare all’inizio della seduta di martedì prossimo. In caso contrario, si procederà alla votazione di tutti gli ordini del giorno.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaTorna di moda il tunnel sotto il porto, quello che nelle intenzioni dell’amministrazione (o almeno di una parte di essa) dovrebbe sostituire la sopraelevata nella Genova del futuro.

    Ne ha parlato ieri il sindaco Marco Doria, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Primocanale ribadendo il proprio orientamento già espresso poco dopo il suo insediamento a palazzo Tursi: «Il tunnel sotto il porto di Genova è una grande idea – ha dichiarato il primo cittadino – che consentirebbe di raggiungere dal Levante cittadino il nodo di San Benigno senza utilizzare la Sopraelevata, la cui funzione potrebbe così essere ripensata. Non è detto che la si debba per forza buttare giù ma opererei in questo senso se avessi la prova che il tunnel fosse in grado di sostituirla efficacemente».

    L’argomento ha suscitato interesse anche in Sala Rossa dove, dopo la pausa natalizia, è tornato a riunirsi il Consiglio Comunale. La questione è stata sollevata, anche con un pizzico di ironia, dal capogruppo del Pdl Lilli Lauro: «Il sindaco annunciava la fattibilità del progetto già il 22 gennaio dell’anno scorso. Vorrei capire se ogni anno a gennaio nella sua agenda è previsto parlare del tunnel sotto il porto o se c’è qualche importante novità di cui dobbiamo tenere conto. Anche perché neanche un mese il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, annunciando lo spostamento dell’Istituto idrografico della Marina nella zona di calata Gadda, aveva specificato che il tunnel non si sarebbe più realizzato». Le fa da eco il collega di partito Guido Grillo: «Già sul finire del 2012 il sindaco aveva dichiarato che la giunta Vincenzi aveva commesso un errore ad accantonare il progetto. Dato che per progettare l’opera sono stati investiti soldi pubblici, vorremmo capire come stanno veramente le cose visto che voi continuate a dire che volete andare avanti e l’Autorità portuale sostiene il contrario».

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    La risposta è stata naturalmente affidata al sindaco che non ha mancato l’occasione per ribadire il proprio sostegno alla prosecuzione dell’iter progettuale. «Questa amministrazione – ha detto Marco Doriasi è trovata di fronte a un quadro già delineato negli anni precedenti e, come prima cosa, ha espresso un giudizio favorevole sull’opera. Giudizio che anche tutti i gruppi consigliari saranno chiamati a esprimere. La Cassa depositi e prestiti aveva stanziato 4 milioni di euro alla Tunnel di Genova spa (costituita appositamente per seguire l’iter realizzativo dell’infrastruttura, ndr) per la progettazione preliminare dell’infrastruttura affidata poi alla ditta genovese D’Appolonia. Fino a questo momento sono stati spesi circa 3 milioni di euro per la realizzazione del progetto. Nel frattempo sono intervenute novità sia per quanto riguarda l’uscita in prossimità del nodo autostradale di San Benigno sia per l’uscita in area Calata Gadda. Di conseguenza, il progetto di allora non è più adeguato ma c’è ancora 1 milione di euro a disposizione per ricalibrare la progettazione. Si tratta di soldi che, se non utilizzati, andrebbero comunque restituiti alla Cassa depositi e prestiti e credo, quindi, che sia giusto spenderli per apportare i correttivi necessari all’altezza dei due imbocchi».

     

    Tunnel di Genova spa è in liquidazione. Bernini ha le idee chiare

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoProblema: a febbraio 2012 il Consiglio comunale aveva votato l’avvio della procedura di liquidazione (affidata al commissario Giancarlo Bonifai) della società Tunnel di Genova spa. Due le soluzioni sul piatto per uscire da questa impasse, come ci ha spiegato il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre tra i principali sostenitori della bontà e dell’efficacia dell’opera:

    «O si propone l’ampliamento della mission della società fino ad arrivare all’adeguamento del progetto così come tra l’altro richiesto dal CIPE e quindi si proroga la vita di Tunnel di Genova spa per il periodo necessario oppure, opzione che personalmente prediligo, la si recupera come srl o società di scopo dando un po’ più di respiro alla sua sopravvivenza. In questo modo si consentirebbero le opportune valutazioni della nuova situazione di calata Gadda e si potrebbe rimodulare il progetto entrando nel merito della necessaria modifica dell’uscita del tunnel per salvare la scelta, da noi condivisa, della nuova destinazione dell’Istituto Idrografico della Marina ma salvando il collegamento diretto con la Fiera attraverso il tombamento di Duca degli Abruzzi». Secondo il vicesindaco, invece, non ci sarebbero problemi per quanto riguarda l’uscita di San Benigno: «Il secondo lotto dei lavori di rifacimento dell’intersezione tra la barriera di Genova Ovest e la città – spiega Bernini – prevede infatti l’accesso al tunnel non più attraverso un’uscita diretta come pensato inizialmente ma tramite una precisa ramificazione all’uscita dell’autostrada».

    Come detto, comunque, la decisione di bloccare la liquidazione di Tunnel di Genova spa spetta però al Consiglio comunale. Poi si tratterà di trovare chi può essere interessato alla realizzazione di un’opera di tale portata, con costi sull’ordine di grandezza dei 500 milioni di euro e sei di realizzazione. Ma su questo tema il vicesindaco non sembra piuttosto preoccupato: «È naturale che il nuovo tunnel dovrà essere a pagamento, con tariffe vantaggiose appositamente pensate per i genovesi. E proprio questa soluzione consentirà all’opera di diventare appetibile per molti imprenditori edili».

    Ulteriore ostacolo all’iter progettuale potrebbe arrivare dall’Autorità portuale che già più volte nel passato aveva storto il naso nei confronti di un’opera comunque inizialmente approvata nell’ormai lontanissimo 2003. In questo caso, la situazione potrebbe essere sbloccata dagli uffici comunali di urbanistica che stanno predisponendo tutte le controdeduzioni alle osservazioni sollevate dall’Autorità portuale al progetto preliminare che, secondo Bernini, dovrebbero essere sufficienti a convincere Merlo & co. a sottoscrivere la continuazione di questo percorso.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ascensore Principe-D’Albertis, via ai lavori: che fatica trovare i pezzi…

    Ascensore Principe-D’Albertis, via ai lavori: che fatica trovare i pezzi…

    Panorama castello D'AlbertisDoveva ripartire a Natale, lo farà a giorni. Stiamo parlando dell’ascensore Montegalletto, uno dei mezzi di trasporto pubblici più caratteristici della nostra città, che collega la zona di Principe con quella di Castello d’Albertis e che era fermo ai box da fine novembre. I lavori di manutenzione, già slittati in seconda battuta a ieri, sono iniziati effettivamente solo questa mattina e dovrebbero concludersi tra sabato e lunedì. Saranno contenti gli abitanti di Castelletto e Oregina che, tra pochi giorni, potranno finalmente riavere il prezioso collegamento con la stazione ferroviaria e con via Balbi, evitando i sempre affollatissimi autobus delle linee 35 e 36 o 39 e 40.

    I ritardi sugli interventi di manutenzione, almeno per una volta, non sembrano essere colpa di Amt. La manutenzione straordinaria a cui l’azienda ha fatto ufficialmente riferimento per spiegare la chiusura temporanea del servizio, infatti, fa riferimento alla necessità di un intervento all’alimentazione elettrica del complesso sistema di trazione dell’ascensore. Piccolo particolare, i materiali necessari sembravano praticamente introvabili. «Un problema tristemente comune a molte riforniture per i mezzi di trasporto della nostra città» ammette, un po’ sconsolata, l’assessore Dagnino facendo riferimento, in particolare, alle difficoltà riscontrate anche nel reperimento di nuovi autobus dalle “taglie” piccole.

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    Tornando all’ascensore, i lavori dovrebbero concludersi domani, massimo lunedì. Poi ci vorrà giusto il tempo per collaudi interni di rito e potremo tornare a sentire nuovamente quell’«oua se parte» a cui ormai siamo tanto affezionati e che ogni anno viene ascoltato da 250/300 mila passeggeri. Numeri di tutto rispetto se consideriamo che il vicino, più tradizionale ma anche più panoramico ascensore che collega piazza Portello con spianata Castelletto ha una portata complessiva delle due cabine di circa un milione di passeggeri. Un successo che si spiega non solo per la strategicità dal punto di vista della mobilità locale ma anche per l’appetibilità che la struttura offre sotto l’aspetto turistico per chi vuole raggiungere il Museo delle Culture del Mondo di Castello D’Albertis o semplicemente per gli appassionati dei mezzi di trasporto meno convenzionali che trovano in questo ascensore a trazione mista orizzontale e verticale un esemplare quasi unico nel suo genere

    La storia dell’ascensore Montegalletto affonda le radici nel tempo. La sua costruzione risale addirittura al 1929, con una galleria d’accesso lunga circa 300 metri e due cabine verticali con  capienza di 20 persone per i 70 metri di dislivello. Tra il 1963 e il 1965 gli ascensori furono sostituiti e nel 1995, quando l’infrastruttura era da tempo passata sotto il controllo di Amt, si giunge alla scadenza della vita tecnica trentennale. Si fece largo fin da subito l’idea di ristrutturare l’impianto con un innovativo sistema che permettesse di rimediare alla difficoltà principale: i 300 metri da compiere a piedi, in fondo all’ingresso di Principe-via Balbi, prima di giungere alle cabine. Nel 2001 il Ministero dei trasporti diede il via libera a un impianto integrato, totalmente automatizzato ovvero senza la necessità di personale in cabina: nel primo tratto un sistema funicolare consente di percorrere orizzontalmente la galleria alla velocità di 4,5 m al secondo, nel secondo tratto verticale, invece, le due cabine con portata di 23 persone (con un totale di 400 passeggeri all’ora per senso di marcia) proseguono alla velocità di 1,6 m al secondo. A collegare il tutto un sistema di traslazione su pneumatici pensato sui modelli delle funivie di montagna. La costruzione iniziò a settembre 2002 e terminò con l’inaugurazione dell’ascensore così come lo conosciamo ora il 15 dicembre 2004. E da metà gennaio «se parte»… turna.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gestione dei rifiuti a Genova: piano regionale e linee guida Amiu

    Gestione dei rifiuti a Genova: piano regionale e linee guida Amiu

    amiu-raccolta-cartoniSi profila all’orizzonte un cambio di rotta decisivo nella gestione del ciclo dei rifiuti in Liguria, così come nel capoluogo ligure. Le premesse ci sono tutte ma occorre ricordare che saranno necessarie successive conferme affinché gli orientamenti delineati da Regione Liguria e Amiu Genova si trasformino in realizzazioni concrete. Il 21 dicembre scorso l’azienda municipalizzata di igiene urbana ha presentato le “Linee guida del nuovo Piano industriale” – già approvate dalla Giunta Doria (e proprio ieri, 8 gennaio, illustrate anche ai consiglieri comunali di Palazzo Tursi) – che sarà formalmente pronto nei primi mesi del 2014, presumibilmente entro la primavera, mentre la Giunta Burlando, il 27 dicembre 2013, ha adottato il nuovo “Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche”, in discussione nell’aula consiliare della Regione a partire dal 10 gennaio.

    Partiamo da Amiu. Il disegno, particolarmente ambizioso, è quello di trasformarla in un’azienda che – non solo raccoglie i rifiuti – bensì li trasforma allo scopo di immettere nel circuito produttivo le materie prime così ottenute, dunque, gestendo anche specifici processi di filiera per la trasformazione dei materiali riciclabili: carta, plastica, vetro, ecc. «Bisognerà individuare i processi più redditizi e poi valutare, se e quali filiere, gestire da soli o con specifici partner industriali – dichiara il presidente di Amiu, Marco Castagna – Già nel corso del 2014 dovrebbe essere individuato un partner istituzionale o industriale-finanziario del Comune, che consenta ad Amiu di uscire dai vincoli ai quali è sottoposta in quanto società in “house”, per poter espandere la sua attività».
    Per quanto riguarda lo scenario regionale, invece, la notizia più rilevante è il definitivo addio all’ipotesi di chiudere il ciclo dei rifiuti con impianti a caldo, ovvero con gli inceneritori (o gassificatori, o termovalorizzatori, che dir si voglia). Nel contempo, si profila un ruolo sempre più marginale per le discariche nel territorio ligure, a vantaggio di un sistema che si pone l’obiettivo di produrre meno rifiuti e riciclarne di più, trasformandoli in prodotti vendibili sul mercato.

    Linee Guida del nuovo piano industriale di Amiu

    ex-fonderie-ansaldo-deposito-amiuIn occasione della presentazione delle “Linee guida del nuovo Piano Industriale” di Amiu, l’assessore all’Ambiente di Palazzo Tursi, Valeria Garotta, ha affermato «La scelta è quella di puntare sul recupero di ogni rifiuto. Il conferimento in discarica deve diventare sempre più residuale. Grazie alle tecnologie evolute si può fare, ma Amiu nello stesso tempo deve affrontare un processo di riconversione e differenziazione del suo business».
    L’indirizzo strategico prefigura un deciso riposizionamento dell’azienda municipalizzata alla luce degli importanti cambiamenti che verranno promossi dal “Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche”, dalla legge regionale sull’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) per i rifiuti che dovrebbe essere presentata al consiglio regionale nei primi mesi 2014 (lo strumento con cui porre un freno alla frammentazione dei soggetti gestori: oggi su 235 Comuni sono 52) e soprattutto dagli stringenti indirizzi che l’Unione Europea ha stabilito sulla gestione dei rifiuti.

    «Dobbiamo abituarci a pensare che nel mondo di oggi e di domani non esistono rifiuti – sostiene Marco Castagna, presidente di Amiu – Esistono materia ed energia da raccogliere, da trasformare e da re-immettere nel ciclo produttivo locale. Noi vogliamo diventare, per il nostro territorio, il soggetto cardine di un sistema intelligente capace di operare in tutte quelle che sono, e saranno, le filiere dell’economia circolare locale».
    Il direttore generale di Amiu, Pietro D’Alema, spiega nel dettaglio «Le attività di cui si occuperà l’azienda nei prossimi anni saranno estremamente varie: raccolta dei rifiuti urbani anche oltre gli attuali confini, gestione di impianti di trattamento dei rifiuti, produzione di CDR (combustibile da rifiuto) e CSS (combustibile solido secondario), produzione e vendita di energia da impianti propri e da quelli gestiti con partner, gestione di specifici processi di filiera per la valorizzazione di materie prima seconde, manutenzione del territorio e valorizzazione, ad esempio, della filiera bosco-energia, bonifiche locali e nazionali, gestioni ambientali di sistema per i porti».

    Per sostenere tale strategia, la municipalizzata genovese si accinge a lanciare una nuova struttura, “AMIU SmartLab”, composta da personale interno e da una serie di soggetti provenienti dal mondo dell’innovazione, della ricerca, dell’impresa e della formazione, che lavoreranno a fianco dell’azienda con l’obiettivo di fare in modo che essa diventi il punto di riferimento – a livello ligure – dell’innovazione di prodotto e di processo, applicata all’intero ciclo dei rifiuti.
    «Entro il mese di febbraio organizzeremo in un grande evento pubblico per presentare questa prospettiva di sviluppo intorno alla quale intendiamo aggregare le migliori forze della nostra regione – conclude Marco Castagna – ci rivolgeremo anche a comitati e associazioni che in passato hanno espresso toni critici nei confronti di Amiu e che auspichiamo diventino dei soggetti attivi».

    Nuovo piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche

    Palazzo della RegioneCome detto sopra, il piano regionale sancisce l’addio agli inceneritori per lasciare spazio a impianti di trattamento meccanico biologico, di compostaggio e per la produzione di rifiuti secchi ad alto potere calorifico. Inoltre, tramite il potenziamento della raccolta differenziata (RD) – con l’obiettivo di raggiungere la percentuale del 65% entro il 2020 – si cercherà di ridurre drasticamente la quantità di rifiuti depositati in discarica.
    «Il piano è stato adottato solo dalla Giunta perché, riguardo ai tempi, c’era un obbligo di legge da rispettare – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano – Abbiamo rinviato la discussione in Consiglio al 10 gennaio e successivamente si apriranno i termini per presentare le osservazioni. Già prima dell’adozione, comunque, io ho avuto una serie di incontri con i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dell’Anci Liguria e della Province; mi sembra che tutti abbiano riconosciuto il lavoro che abbiamo fatto per impostare su basi diverse la gestione del ciclo dei rifiuti».
    Dopo la pubblicazione del piano, probabilmente a fine gennaio, dovrebbero aprirsi i termini di 60 giorni nei quali chiunque potrà presentare osservazioni nell’ambito della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS). Una volta chiusi questi termini, la Giunta e gli uffici vaglieranno le osservazioni e i pareri dei vari soggetti competenti, decidendo quali accogliere e come rispondere. Infine, la Giunta varerà il testo del piano – eventualmente modificato – da proporre al Consiglio regionale per l’approvazione definitiva, che potrebbe avvenire entro la prossima estate.

    Il testo adottato parte dall’analisi delle diverse criticità esistenti sul territorio ligure: produzione di rifiuti più alta rispetto alla media nazionale (582 Kg per abitante all’anno, rispetto ai 504 Kg nazionali); livello di RD inferiore alla media nazionale (32,02% rispetto al 39,90%, nettamente al di sotto dell’obiettivo di legge del 65% che si sarebbe dovuto raggiungere nel 2012), situazione dovuta alla scarsa diffusione di modelli di raccolta domiciliari (vale a dire sistemi di RD porta a porta o di prossimità); alta frammentazione nella gestione del ciclo dei rifiuti; una chiusura del ciclo che si affida ancora prevalentemente alle discariche (per il 60% nel 2012); costo medio di gestione del ciclo più alto rispetto alla media nazionale (185 euro per abitante, rispetto a 156).

    Il piano individua due tappe temporali – 2016 e 2020 – entro cui raggiungere progressivamente i principali obiettivi, vale a dire: riduzione dei rifiuti prodotti, aumento RD, trattamento finale e modalità di gestione dell’intero ciclo. La novità più importante è l’eliminazione di qualsiasi ipotesi di impianto a caldo (inceneritore, gassificatore o termovalorizzatore) per il trattamento finale – di conseguenza anche il progetto inceneritore a Scarpino – ma pure un significativo ridimensionamento dell’utilizzo delle discariche che dovrebbero servire a raccogliere solo una frazione minima dei rifiuti (l’obiettivo è passare dalle 685.145 tonnellate del 2012 ad un massimo di 120 mila tonnellate nel 2020).

    Per quanto concerne la chiusura della gestione del ciclo, invece, il documento indica delle strade multiple, attraverso la realizzazione di impianti per il trattamento separato della frazione organica e di quella secca dei rifiuti che restano dopo la RD dei materiali riciclabili e dopo l’eliminazione dei metalli. Con l’organico si dovrebbe produrre compost – utilizzabile in agricoltura – e FOS (frazione organica stabilizzata) – impiegabile per i ripristini ambientali (dal riempimento di cave alla copertura di discariche, fino al ripristino di frane) – mentre la frazione secca dovrebbe essere trattata per produrre CSS (combustibile solido secondario) utilizzabile per la produzione di energia in impianti come cementifici e inceneritori.

    «Sono almeno 20 anni che mi impegno contro l’inceneritore a Scarpino (ma anche sotto la Lanterna) – afferma il consigliere comunale (Fds), Antonio Bruno – quindi, saluto con favore la definitiva cancellazione di un simile progetto. Nel piano regionale, però, emergono alcune criticità. In particolare, non si prevede di ottemperare alla legge, visto che l’obiettivo di raggiungere la percentuale del 65% di RD è stato spostato al 2020. Sette anni per arrivare al 65% di raccolta differenziata, vuol dire sette anni durante i quali bisognerà pagare l’ecotassa. In due anni, invece, si potrebbe costruire l’impianto di compostaggio della frazione umida (circa il 35% dei rifiuti prodotti) raggiungendo così la fatidica soglia del 65%. Inoltre, si prevede di utilizzare in impianti esistenti (cementifici, inceneritori, centrali termiche a carbone) la quota residua avanzata dalla RD. Ovviamente c’è il rischio che questo disincentivi la RD, aggravando una situazione già critica per motivi di sostenibilità, inquinamento ambientale, tutela della salute, creazione di posti di lavoro. Sullo sfondo rimane l’ingresso di privati nell’azienda, adducendo i limiti imposti dal patto di stabilità. Più volte ho ricordato che, dopo il referendum e i pronunciamenti della Corte Costituzionale, questo non sia vero».

    Sul fronte opposto, il senatore Luigi Grillo (Ncd), manifesta parecchio scetticismo al quotidiano locale il “Corriere Mercantile” «In Italia la regione fanalino di coda in tema di rifiuti è proprio la Liguria. Siamo l’unica regione che porta il 100% dei rifiuti in discarica, siamo tra gli ultimi nella percentuale di RD e, dopo tanti discorsi e promesse, ancora non è stato progettato né un termovalorizzatore, né un gassificatore per creare un’alternativa alla schiavitù delle discariche […] Come è possibile giudicare credibile questo nuovo strategico piano dei rifiuti fondato su scelte che, allo stato attuale, non si riscontrano in nessuna altra regione? Chi ha governato per tanti anni la nostra regione, e tuttora la governa, dovrebbe spiegare il motivo di un pregiudizio che esiste nei confronti delle più moderne tecnologie, adoperate nel resto d’Italia e d’Europa, che consentono di bruciare i rifiuti, produrre energia e non inquinare l’ambiente […] Il piano della Liguria sembra poggiare su due previsioni: ridurre la produzione di rifiuti; portare la RD alla percentuale del 65%. Per quanto mi risulta, ad oggi, in Italia la produzione dei rifiuti è in costante crescita da vent’anni a questa parte, e non è chiaro con quali strumenti si pensa di invertire questa tendenza. Sulla RD è difficile dare credito ai nostri attuali amministratori regionali quando si pongono l’obiettivo di diventare in pochi anni i primi della classe […] Per quanto riguarda il governo del settore, è condivisibile l’idea di superare la frammentazione esistente, infatti, sono troppi i soggetti gestori che incidono in maniera rilevante sui costi di gestione».

    Il parere del professore Federico Valerio

    Impianto di compostaggio in Valvarenna
    L’impianto di compostaggio dell’umido in Valvarenna

    In merito ai possibili cambiamenti nello scenario ligure e genovese, Era Superba ha chiesto un giudizio al professor Federico Valerio, per lungo tempo responsabile del Laboratorio di chimica ambientale dell’Ist di Genova, ambientalista ed esperto di questioni relative al trattamento dei rifiuti, delle quali si occupa da molti anni (anche sul proprio blog “Scienziato preoccupato”).

    L’aspetto positivo è che non si parla più di inceneritori, gassificatori e affini, in tutta la Liguria?

    «Sì, certamente. E non posso fare a meno di sottolineare come, finalmente, sia stata riconosciuta la bontà di chi ha sempre sostenuto che si potevano trovare soluzioni migliori rispetto agli impianti a caldo. Detto ciò, probabilmente anche il fattore economico, ovvero i costi proibitivi di simili strutture, ha giocato a favore dell’eliminazione di tale prospettiva. Forse è merito pure di una sensibilità nuova che tutti, compresa l’azienda Amiu, iniziamo a respirare. La municipalizzata genovese, per esempio, ha scoperto che vendendo cartone riesce ad ottenere utili. E lo stesso può avvenire con gli altri scarti (questa è la definizione corretta dei rifiuti)».

    Innanzitutto occorre adoperarsi per il trattamento della frazione organica dei rifiuti, quella più importante ai fini di una raccolta differenziata di qualità? «Assolutamente sì. Questo è il primo passo da fare. Attualmente, la frazione organica raccolta a Genova viene spedita in provincia di Alessandria con notevoli costi (vedi il nostro articolo sulla chiusura dell’impianto di compostaggio in Val Varenna). È necessario realizzare un nuovo impianto per trattare la frazione umida. Il problema è individuare un sito adatto, visto che nessun sindaco pare disposto ad accoglierlo sul proprio territorio. Eppure con le tecnologie odierne non sussisterebbe alcun problema di mali odori o quant’altro. Ogni provincia ligure dovrebbe ospitarne almeno uno».

    Rifiuti raccolta differenziataL’aspetto più critico è l’aver spostato l’obiettivo 65% di raccolta differenziata al 2020?

    «In effetti, bisogna spingere per un più incisivo aumento di una raccolta differenziata che sia di qualità. Ad esempio, con il sistema porta a porta, che garantisce delle percentuali di RD molto alte e di qualità. Certo, prima è necessario investire in iniziative di informazione e comunicazione capillare affinché i cittadini si impegnino in tal senso. Ma sono investimenti che si ripagano velocemente. In Liguria ci sono una decina di Comuni che hanno già raggiunto l’obiettivo del 65%. Consiglio all’assessore regionale Briano di organizzare un incontro con i sindaci di queste realtà. Qualcuno potrà obiettare: “Si tratta di piccoli Comuni”. Sì, però, parliamo anche di contesti difficili, in cui spesso le abitazioni non sono facilmente raggiungibili. L’intera Liguria, a livello morfologico, presenta numerose difficoltà. Nelle grandi città, invece, l’ostacolo principale è l’investimento necessario per modernizzare la tipologia di servizio. Tuttavia, pure le metropoli scelgono di puntare sulla RD spinta. Basta vedere la vicina Milano, dove hanno puntato sul porta a porta. Un sistema, quello milanese, che si sta estendendo progressivamente a fette di 300 mila abitanti per volta. Insomma, con step progressivi, secondo me si può fare anche a Genova. Qui si è colpevolmente dimenticata la positiva esperienza del cosiddetto “progetto pilota” di Sestri Ponente e Pontedecimoche, soltanto pochi anni fa, aveva dato buonissimi risultati. Nonostante ciò, il progetto è stato lasciato morire. Invece, si doveva insistere, magari estendendo il progetto ad altre aree della città. La mia sensazione è che non si sia voluto dimostrare appieno la bontà dell’esperimento. In ballo, infatti, c’era ancora il discorso dell’inceneritore a Scarpino».

    Per quanto riguarda la produzione di CSS (combustibile solido secondario), sono diverse le perplessità del mondo ambientalista …
    «Una volta si chiamava CDR, ovvero combustibile da rifiuto, oggi è diventato CSS, ma si tratta pur sempre di combustibile da rifiuto, con qualche regola in più sulla qualità. È un escamotage letterale della Regione (ma anche a livello nazionale si punta ad incentivare questa pratica) che rende appetibile, soprattutto per i cementifici, la frazione secca dei rifiuti, in particolare le plastiche miste. Il problema è: chi ci guadagna? Probabilmente non Amiu (o gli altri soggetti gestori) perché – se il combustibile da rifiuto non è di buona qualità – i cementifici, per smaltirlo, si faranno pagare. Dunque, l’unico vantaggio è dovuto al fatto che non sarà necessario costruire nuovi impianti. Gli svantaggi, invece, ricadono tutti sull’ambiente, viste le problematiche legate alla qualità del CSS. Nelle plastiche miste finisce di tutto. Con inevitabili conseguenze in termini di emissioni inquinanti dei cementifici. Già oggi degli studi dimostrano che, dove il CSS è stato utilizzato come combustibile, si verifica un peggioramento della qualità delle emissioni inquinanti. Dal mio punto di vista, questo non è accettabile».

    La soluzione, secondo il prof. Valerio, consiste nel puntare sulla maggiore separazione dei rifiuti. L’esempio lungimirante è l’impianto Amiu di Bolzaneto (via Sardorella) inaugurato, alla presenza del sindaco Marco Doria, nel marzo 2013. Il nuovo centro per la lavorazione dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata, considerato il più innovativo del Nord Ovest, è un impianto moderno – dotato di macchinari all’avanguardia – capace di separare, trattare e ridurre in balle pressate, facilmente trasportabili, imballaggi in plastica, alluminio,acciaio, carta, cartone e tetrapak. Tale struttura «… permette all’azienda municipalizzata genovese di essere più che autosufficiente nel trattamento dei materiali raccolti – si legge in una nota ufficiale di Amiu – con l’obiettivo di aumentare in breve tempo le quantità inviate al riciclo […]il sistema è stato ideato per operare alternativamente sul multi materiale leggero (ovvero plastica e metalli) e sulle frazioni cellulosiche (carta, tetrapack e cartone). Qui i materiali vengono accatastati: carta e cartone da una parte, plastica e metalli dall’altra e, a seconda della lavorazione, appoggiati sui nastri trasportatori, separati meccanicamente attraverso passaggi specifici a seconda che si tratti di plastica, contenitori ferrosi, alluminio, cartone, oppure carta mista a cartone».

    «Nell’impianto di Bolzaneto, in pratica, viene separata la plastica dal cartone, il ferro dall’alluminio, ecc. – spiega il prof. Federico Valerio – Con la stessa tecnologia è possibile separare i vari tipi di plastica. Così facendo si può seguire la filiera che si sta sviluppando in questo campo. In Italia esistono alcune aziende che utilizzano plastiche miste idonee per produrre svariati manufatti, quali ad esempio i componenti dei motocicli. Le plastiche, se selezionate tramite impianti adeguati, diventano materiali con un valore commerciale da sfruttare. Stiamo parlando della frazione secca, ovvero di circa il 15% del totale dei rifiuti (la maggior fetta, infatti, è rappresentata dalla frazione umida). Noi non siamo obbligati ad alimentare i cementifici, peggiorando la qualità delle loro emissioni. Al contrario, dobbiamo seguire le filiere che si sviluppano a partire dal trattamento meccanico dei rifiuti, è questa la strada maestra, come peraltro indica la stessa Unione Europea. La mia proposta è quella di implementare l’impianto di Bolzaneto e realizzarne altri con la stessa filosofia, in modo tale da aumentare il recupero e la trasformazione di ogni materiale».
    Ma prima di tutto, conclude Valerio «Iniziamo a realizzare gli impianti di compostaggio. Mi pare assurdo che il compost raccolto a Genova vada a finire ad Alessandria, con una notevole spesa a carico di Amiu e dunque dei genovesi. Ciò vale anche per la carta, per le plastiche, per altri materiali, a Genova non abbiamo praticamente nulla in questo senso, ad eccezione del sopracitato centro di Bolzaneto. Per limitarci al capoluogo ligure, occorre che Amiu proponga una precisa strategia industriale che ambisca, per i prossimi anni, a recuperare e destinare al riuso, ovvero alla vendita, il più possibile degli scarti raccolti. Il trattamento meccanico biologico come quello di Bolzaneto permette di eseguire ulteriori separazioni (rispetto alla differenziazione richiesta ai singoli cittadini). Con un costo che trova giustificazione nel valore della merce che si riesce a produrre. L’investimento per l’impianto di Bolzaneto in circa 2-3 anni sarà già ammortizzato. La situazione, a livello europeo e mondiale, così si evolve e noi, nel nostro piccolo, dobbiamo aggiornarci al più presto».

    Matteo Quadrone

  • Sapori al ducale, fiera e degustazioni dei prodotti enogastronomici italiani

    Sapori al ducale, fiera e degustazioni dei prodotti enogastronomici italiani

    Prodotti BiologiciSabato 11 e domenica 12 gennaio in piazza Matteotti, davanti a Palazzo Ducale, primo appuntamento dell’anno con Sapori al Ducale, la mostra mercato delle eccellenze enogastronomiche italiane.

    Cibi e vini per tutti i gusti, con il comune denominatore dell’alta qualità: dai taralli pugliesi lavorati a mano alle conserve ittiche liguri, dai pregiati salumi toscani ed umbri, ai formaggi campani e piemontesi.

    Senza dimenticare i vini del Monferrato, frutta e verdura di stagione, liquirizia grezza, olio extravergine di oliva, speck dell’Alto Adige, formaggi sardi, miele e prodotti dell’alveare, olive pugliesi, salumi emiliani, funghi secchi, pesto, erbe e spezie, creme al tartufo e tanto altro ancora.

    La manifestazione, nata nel 2006 su iniziativa del Comune di Genova con la partecipazione delle tre Confederazioni Agricole Liguri Coldiretti, Cia, Confagricoltura, è curata dall’associazione nazionale La Compagnia dei Sapori, che promuove il lavoro di persone che producono e valorizzano cibo di qualità: aziende agricole, imprese artigiane, Enti e consorzi, che rappresentano un’unica filiera integrata del gusto e che fanno della qualità, del legame con il territorio e delle lavorazioni tradizionali il proprio criterio operativo. Per incentivare la partecipazione all’evento delle imprese liguri e del Genovesato, Sapori al Ducale si avvale anche della collaborazione del Gal Appennino Genovese e della Strada del Castagno.

    Dalle ore 10 alle 20