Mese: Gennaio 2014

  • Liguria, piano casa prorogato al 2015: l’eccezione è diventata norma

    Liguria, piano casa prorogato al 2015: l’eccezione è diventata norma

    abitazioni-case-DIUna proroga che fa discutere sul metodo e nel merito, perché una materia tanto delicata quanto cruciale per il destino del territorio ligure – ovvero l’urbanistica –meriterebbe di essere trattata nel suo complesso, magari attraverso una vera e propria riforma a livello regionale. Nel dicembre scorso, invece, il Consiglio regionale della Liguria ha approvato il collegato alla legge Finanziaria regionale 2014 – con 24 voti favorevoli (centrosinistra e Pdl-Nuovo centrodestra), 9 contrari (Pdl-Forza Italia, Lega Nord, Lista Biasotti e Gruppo Misto-Riformisti italiani) e un astenuto (Giacomo Conti della Federazione della Sinistra) – che contiene, tra l’altro, la proroga del piano casa (scadenza 31 dicembre 2013) – uno strumento nato nel 2009 su impulso del Governo Berlusconi che avrebbe dovuto avere un carattere eccezionale e temporaneo al fine di rilanciare l’attività edilizia colpita dalla crisi economica – al 31 giugno 2015, consentendo così per un altro anno e mezzo ampliamenti di volume degli edifici esistenti e premi volumetrici fino al 35% per chi demolisce e ricostruisce.

    Il punto di vista della politica: riflessioni e dibattito

    «La proroga del piano casa fino al 30 giugno 2015 – spiega l’assessore regionale alla Pianificazione Territoriale e Urbanistica, Gabriele Cascino (Idv) – si prefigge di dare respiro ad un settore in crisi, attraverso tanti piccoli interventi di ristrutturazione edilizia che prevedono il miglioramento energetico e sismico degli edifici, senza l’autorizzazione di nuove costruzioni». Cascino, inoltre, sottolinea come «da almeno 15 anni nella legislazione nazionale, e quindi di tutte le regioni italiane, sia previsto l’istituto della sostituzione edilizia per favorire la rigenerazione, la riqualificazione anche energetica degli edifici esistenti, a discapito delle nuove costruzioni, con la possibilità di demolizione e ricostruzione con un premio del 20% secondo le previsioni del piano urbanistico comunale. Norma che deriva dal principio, da me condiviso, di costruire sul costruito. il piano casa della Regione Liguria ha limiti molto precisi, opera con gli stessi criteri citati e non autorizza nessuna nuova edificazione». In particolare «Il piano prevede l’ampliamento solo degli edifici esistenti non superiori a 450 mq e per ottenere un ulteriore premio del 10% è necessario adeguarli alla normativa antisismica e al rispetto del rendimento energetico – continua Cascino – Previsto anche un ulteriore 5% se vengono realizzati almeno due dei seguenti interventi: tetto fotovoltaico, serbatoio interrato per il recupero delle acque piovane, ripristino e messa in sicurezza del territorio limitrofo pari ad almeno 20 volte la superficie totale dell’immobile ampliato. Infine, il piano contempla la demolizione e la ricostruzione degli edifici fino a 720 mq con un premio del 35% solo se in possesso di determinate caratteristiche. I casi riguardano immobili esposti al rischio idraulico in base ai piani di bacino (con ricollocazione del volume altrove), edifici con accertate criticità statico-strutturali con rischio per la pubblica incolumità, oppure costruzioni che abbiano un’interferenza con opere di pubblica utilità».

    Sulla proroga il gruppo del Pdl-Forza Italia ha espresso grande soddisfazione spiegando, in una nota, che «È stata fortemente voluta, sollecitata e richiesta da Forza Italia per dare una speranza al settore dell’edilizia, oggi in grave crisi».

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    «Il piano casa è uno strumento che nel 2009, all’epoca del suo varo, aveva un carattere di eccezionalità. Invece, dopo la proroga del 2011 siamo qui, nuovamente, a votare una nuova proroga, fino al 30 giugno 2015.  Si continua dunque a prorogare un atto che proviene dal governo Berlusconi. Magari prima di questa proroga bis si sarebbe potuto approfondire l’argomento, procedendo ad una riforma dell’urbanistica che affronti il problema in un’ottica di programmazione e non invece inserita in un contesto di proroghe. In uno o due mesi questi temi si affrontano e si fa in modo che diano anche una risposta alle necessità di un comparto», così Giacomo Conti, capogruppo di Fds-Rifondazione, è intervenuto nel dibattito in Consiglio regionale sul collegato alla Finanziaria 2014, spiegando i motivi del suo voto contrario alla nuova proroga al piano casa e, di conseguenza, l’astensione al voto sul collegato stesso, definito dal consigliere “eterogeneo “ perché «contiene di tutto e di più». Conti ha chiesto che l’articolo sul piano casa fosse ritirato, ma la sua richiesta non è stata accolta dalla Giunta. Secondo il capogruppo di Fds «Si è persa una buona occasione per fare una riforma complessiva in materia urbanistica che tenesse in debito conto la conclamata fragilità del territorio ligure cementificato selvaggiamente negli ultimi trent’anni».

    Entrando nel merito, il consigliere precisa che «Il piano casa non può esulare da tutto il resto. Ci sono norme separate dal piano ma ad esso strettamente collegate perché disciplinano interventi su altre tipologie di costruzione, come gli edifici non abitativi. Questi ultimi spesso attirano i maggiori appetiti speculativi, ad esempio gli immobili dismessi lungo i corsi d’acqua che possono essere spostati in altro luogo, riconvertendosi in edilizia residenziale. Parliamo di un insieme di norme che, a parer mio, andrebbero riviste nel loro complesso».
    Per quanto riguarda le finalità della proroga, Conti è tranchant «Mascherarsi dietro la crisi dell’edilizia per legittimare la costruzione di nuovi volumi, è un’operazione profondamente sbagliata. Non è così facendo che si dà risposta alle esigenze dei lavoratori del settore. Mi domando, dal 2009 ad oggi, quanti sono stati gli interventi realizzati in base alla legge del piano casa? E soprattutto, quanti posti di lavoro stabili ha portato il piano casa, dal 2009 ad oggi? Sono quesiti ai quali bisognerebbe dare risposta, prima di prolungare gli effetti di determinate decisioni politico-amministrative».

    La contrarietà del mondo ambientalista

    I Verdi l’hanno bollato come «Il più devastante piano casa d’Italia», mentre le realtà ambientaliste esprimono sconcerto per la proroga del provvedimento.

    «Culturalmente passa ancora l’erronea percezione che aumenti di volume non incidano sugli assetti del territorio, eppure costantemente assistiamo agli effetti devastanti di poche ore di pioggia su territori resi impermeabili da colate di cemento – scrive in una nota l’associazione ligure AmbientalMente – Passa l’idea che attraverso nuove volumetrie si possa rimettere in moto un’economia in stato catatonico, mentre occorrerebbe dare strumenti al recupero dell’esistente, verificando e punendo severamente quegli amministratori che si ostinano a “pianificare” a colpi di varianti»

    Legambiente Liguria ricorda come «Il piano casa del 2009, successivamente modificato nel 2011, prevedeva interventi di ampliamento degli edifici, in alcuni casi anche in deroga alle normative urbanistiche. Soltanto una forte mobilitazione di larga parte della società ligure aveva impedito che esso fosse addirittura peggiore, con la prevista applicazione anche nei parchi, poi per fortuna ritirata. Colpisce soprattutto la logica della proroga, quando oggi la questione edilizia deve essere sempre di più legata a criteri di efficienza, risparmio energetico e termico, sicurezza. Si poteva cogliere l’occasione della fine degli effetti del piano (31/12/2013) per una nuova politica edilizia regionale, in cui la ristrutturazione del già costruito, insieme ai concetti di efficienza e sicurezza, fossero i punti centrali di nuove iniziative legislative e di regolamentazione edilizia. È questa la proposta che fa Legambiente Liguria, per dare slancio davvero all’edilizia e allo stesso tempo tutelare il territorio».

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    «Il piano casa è uno strumento inadatto alla situazione del patrimonio edilizio italiano e ligure afferma Roberto Cuneo, presidente Italia Nostra Liguria – È una legge che tende a consentire la realizzazione di interventi di ampliamento delle abitazioni esistenti. Come se il problema in Italia fosse questo».
    La lettura di Italia Nostra è diametralmente opposta. «Nel nostro Paese il vero problema è rappresentato dal fatto che gli appartamenti sono troppo grandi rispetto all’attuale composizione dei nuclei famigliari – precisa Cuneo – Sono adatti per le famiglie di 50 anni orsono, quando mediamente un nucleo famigliare era composto da circa 5 persone. Oggi, al contrario, i nuclei famigliari sono molto più ristretti. In particolare, nel territorio ligure abbiamo case sui 150-200 mq in cui abitano mediamente una o due persone. Il nucleo famigliare in Liguria è composto mediamente da meno di 2 componenti (circa 1,9). Quindi, la legge di cui avremmo bisogno non è quella che permette di ampliare del 35% un appartamento esistente, bensì quella che consenta di trasformare una singola unità abitativa in due appartamenti, per esempio. In altre parole sarebbe decisamente più utile una legge che si prefigga di incentivare il frazionamento degli appartamenti. Pratica che, invece, è ostacolata dalla normativa vigente».
    Secondo Italia Nostra Liguria «È necessario intervenire sull’esistente per tutelare il territorio e rilanciare il settore edile. Il piano casa è una legge nazionale che non ha portato alcuna utilità alla nostra regione. Per affrontare le tematiche urbanistiche occorrono ben altri strumenti».
    La filosofia del piano casa recentemente prorogato è quella di «Premiare con un aumento di volume chi realizza un intervento di ampliamento, mentre dovrebbe essere premiato, magari tramite l’eliminazione degli oneri di urbanizzazione, chi interviene frazionando una grande unità abitativa – continua Cuneo – Così davvero si potrebbero raggiungere tre obiettivi: dare risposta alla drammatica esigenza abitativa; non occupare ulteriori spazi di territorio; dare lavoro a tante piccole ditte serie e competenti».

    L’altro aspetto più critico del piano casa è che esso «Sovrasta i piani urbanistici comunali – aggiunge il presidente di Italia Nostra Liguria – Se la pianificazione urbanistica dei singoli Comuni prevede quantomeno un confronto su un piano democratico, il piano casa è una norma che cala dall’altro e spesso consente interventi in deroga alle normative urbanistiche vigenti».
    Nel caso ligure gli interventi di sostituzione edilizia – ovvero demolizione e ricostruzione – prevedono quale premialità un incremento fino al 35% del volume esistente. Il diritto all’aumento volumetrico spetta anche a chi delocalizza l’edificio al di fuori del sito originario e «Tale possibilità proprio non ha ragione di esistere», sottolinea Roberto Cuneo.

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    Il piano casa, insomma, è uno strumento urbanistico inadeguato per rilanciare l’edilizia e sarebbe l’ora di superarlo. «È una legge pensata per la pianura padana disseminata di villette, non per la Liguria – spiega il presidente di Italia Nostra – Invece, una politica di frazionamento farebbe lavorare numerose piccole imprese specializzate e tecnicamente all’avanguardia. Garantendo la salvaguardia della qualità del lavoro in un settore sempre più inflazionato dalla scarsa qualità di esecuzione. Frazionare le unità abitative esistenti, infatti, è un lavoro complesso che richiede maggiore competenze rispetto alla costruzione di un edificio ex novo dove, al contrario, può essere usata anche bassa manovalanza in condizioni di sfruttamento del lavoro. Senza contare che evitare nuovi ampliamenti significa tutelare un territorio fragile già ampiamente sfruttato».

    Infine, per quanto riguarda le proposte su risparmio energetico e sostenibilità ambientale, Italia Nostra le considera solo degli alibi «Dovrebbe essere assolutamente normale, nel 2014, costruire case sostenibili – conclude Cuneo – Siamo dinanzi ad una distorsione culturale. L’attenzione alla sostenibilità e al risparmio energetico non rappresenta un punto in più ma piuttosto un prerequisito necessario».

    Il comparto dell’edilizia: una crisi che perdura da anni

    edilizia-impalcatureA questo punto è doveroso rivolgere lo sguardo sui lavoratori edili per provare a comprendere se il piano casa – dalla sua prima approvazione nel 2009 ad oggi – ha portato qualche beneficio al settore. «La mia risposta non può che essere negativa – risponde Silvano Chiantia, segretario generale del sindacato Fillea-Cgil di Genova – Com’è noto, infatti, il nostro comparto vive da tempo una forte crisi in Italia, così come in Liguria e a Genova. Ma ancora, purtroppo, non si muove nulla. E finora nessuna iniziativa è stata in grado di dare respiro all’edilizia».

    Eppure, secondo Chiantia, qualche possibilità ci sarebbe «Penso ad un piano sul risparmio energetico e la sostenibilità ambientale degli edifici (a partire magari da quelli pubblici), e poi soprattutto al risanamento del territorio. Per fare ciò occorre una progettualità condivisa tra politici, tecnici e addetti del settore. Tuttavia, la ristrettezza di risorse economiche e la scarsa volontà in tal senso, impediscono di impostare un ragionamento complessivo nella nostra regione».

    Gli effetti della crisi pluriennale sono dirompenti «Continuano a chiudere le imprese “storiche” e, nel contempo, sopravvivono soltanto quelle che agiscono in maniera illegale – sottolinea il rappresentante Fillea-Cgil Genova – Le grandi aziende si contano sulle dita di una mano, quelle con 18-20 dipendenti ciascuna (ma un tempo erano 40-50). A Genova, attualmente, la forza lavoro è composta mediamente da 2, massimo 2,5 lavoratori per ogni singola impresa».
    L’illegalità, soprattutto nell’inquadramento del personale, è un grave fenomeno che rischia di incancrenirsi progressivamente «Esistono molte imprese che, “per tirare a campare”, dichiarano di avere solo due dipendenti reali, mentre gli altri lavoratori hanno contratti allucinanti, ad esempio come braccianti agricoli, contratti ovviamente meno onerosi rispetto a quello del comparto edile – denuncia Chiantia – Così facendo l’imprenditore risparmia ma genera una concorrenza sleale a discapito delle imprese regolari».

    Senza dimenticare «La marea di partite Iva che nascono come funghi – continua Chiantia – Una proliferazione che non è sinonimo di vitalità. Anzi, al contrario, è sintomo della crisi. È la risposta di chi, non avendo altre opportunità, decide di mettersi “in proprio” e spesso fallisce perché non ha le capacità adeguate, provocando anche un calo generale della qualità del lavoro edile».
    In conclusione, per ridare speranza al settore «Occorre un intervento deciso, almeno su due fronti – chiosa il sindacalista della Fillea-Cgil – Innanzitutto è necessario fornire opportunità lavorative esclusivamente alle imprese serie e regolari; e poi bisogna vigilare sull’inquadramento dei lavoratori ripristinando la legalità».

     

    Matteo Quadrone

  • Notiziario politico, gennaio 2014: quanto conta quel che non accade

    Notiziario politico, gennaio 2014: quanto conta quel che non accade

    Palazzo ChigiIn questo albore di 2014, è doveroso aprire qualunque riflessione politica partendo dalla notizia della Lega Nord che attacca il ministro Kyenge: nella maggioranza è tutto un grido di dolore per il “razzismo strisciante”. Strano, le camicie verdi sembravano così aperte e tolleranti. E proprio non era mai successo in tutta la storia dell’uomo che in tempi di crisi a qualcuno venisse la bella idea di prendersela con gli stranieri.

    Ma veniamo alle questioni che pesano davvero: nei palazzi che contano, tanto per cambiare, si parla di legge elettorale. E tanto per cambiare Renzi pensa di parlarne un po’ con Berlusconi. I primi amori – si sa – non si dimenticano facilmente. Questa volta i due sarebbero già d’accordo sul merito della questione: puntare sul “modello spagnolo”, un proporzionale che in Spagna sembra abbia avuto spesso “esiti maggioritari”. In questo modo si raggiungerebbe lo scopo, da una parte, di “accontentare” la Consulta, che ha bocciato il Porcellum proprio per l’abnorme premio di maggioranza; e si otterrebbe anche, dall’altra parte, la tanto sospirata “governabilità”: una maggioranza di governo che per cinque anni può fare quello che vuole.

    È stato questo l’obiettivo politico di tutta questa gloriosa seconda repubblica, la quale – vivaddio! – ci ha già regalato un’intera legislatura sotto la guida di Berlusconi (2001-2006), ma ha ancora da farsi perdonare il fatto di non aver potuto impedire che il Cavaliere venisse disarcionato anzi tempo per ben due volte (1996 e 2011). E dunque – non v’è dubbio – la strada giusta è quella che stiamo seguendo da più di vent’anni: esecutivi forti, governi lunghi, opposizioni “costruttive”, possibilmente remissive, pochi parlamentari, possibilmente anche poco interessati, e tutto questo per fare più in fretta quello che già facciamo male (in barba al fatto che – guarda un po’… – quando si andava piano, si andava sano ma lontano).

    Restiamo su Renzi, è lui il protagonista di questo gennaio 2014. Il neo-segretario PD è impegnato anche su un altro fronte: quello della riforma del lavoro, con il mitico “jobs act”. Nell’attesa di capire cosa questo dovrebbe essere nelle intenzioni manifeste (ma soprattutto, nel passaggio dal dire al fare, cosa può facilmente diventare in altre intenzioni un po’ meno manifestabili…), mi limito ad osservare quello che insegnava il Manzoni: se per spiegarti una cosa non usano la tua lingua, ma un qualche “latinorum”, sta sicuro che cercano di fregarti.

    Ma in effetti Renzi non è Renzo: il personaggio dei Promessi Sposi era l’oppresso, la cui diffidenza si acuiva per via delle “circostanze” (cioè perché si cercava di sbarrargli la via all’alcova nuziale – segno che talvolta un po’ di sano “desiderio” serve anche ad aguzzare l’ingegno…); Renzi, invece, è quello che gli oppressi li dovrebbe difendere. Il problema è che questi cocciutamente si ostinano a non riconoscere che «l’Italia e l’Europa non sono state distrutte dal liberismo; al contrario il liberismo è un concetto di sinistra» (intervista al Foglio, giugno 2012). Ma adesso tutto cambierà: il liberismo sbarca a sinistra. Capito, la novità? Dopo vent’anni di profitti che calano e salari che crescono all’impazzata (come tutti sanno e come si vede bene, ad esempio, da qui) una rottura ci voleva proprio! Come diceva Guzzanti, il liberismo ha fallito in tutto il mondo, ma in Italia vogliamo dargli un’altra possibilità.

    Cosa mi sto dimenticando? Ah si! Una cosa mai vista: spese pazze nelle regioni! Pare, infatti, che la magistratura abbia accertato un fatto di cui in Italia nessuno sospettava l’esistenza: i consiglieri ragionali farebbero passare come spese di rappresentanza le spese personali. L’indignazione popolare ha colmato la misura quando si è saputo che una consigliera si è fatta rimborsare l’acquisto di un paio di mutandine! Ma ora fortunatamente lo scandalo è venuto a galla, grazie anche all’implacabile lavoro della stampa italiana, che restituisce sempre ai cittadini le notizie di cui davvero essi hanno bisogno! Possiamo sperare così, che messi al gabbio questi proci e fermato il loro gozzoviglio, cessino quegli sperperi che notoriamente sono la sola e inequivocabile causa dell’attuale crisi…

     

    Andrea Giannini

  • Consigli per realizzare un giardino nella casa in montagna

    Consigli per realizzare un giardino nella casa in montagna

    1Questa settimana accenneremo ad alcuni aspetti relativi all’ampio tema della realizzazione di un giardino in montagna. Qui le condizioni ambientali sono infatti spesso “estreme”, con forti sbalzi di temperatura, estati piuttosto calde ed assolate, autunni ventosi ed inverni molto rigidi.

    Per tutti questi motivi, tanto l’impianto progettuale che la collocazione e la scelta delle essenze vegetali dovrà essere attentamente valutata. Va inoltre tenuto conto del fatto che, in simili condizioni ambientali, sia l’attecchimento che il successivo sviluppo delle piante richiedono sforzi molto maggiori.

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    I cespugli e gli alberi raggiungono quindi i migliori risultati negli anni, richiedendo tempo e pazienza. In generale e per le obiettive difficoltà di cui abbiamo accennato, non è frequente vedere, intorno alle case in montagna, giardini ben curati o che completino l’edificio, inserendolo adeguatamente nell’ambiente circostante. Basta però un po’ di attenzione nella scelta delle essenze più adatte, specie di quelle rustiche, spontanee o autoctone, per potere ottenere ottimi risultati.

    Da un punto di vista progettuale, sarebbe preferibile, a mio avviso, intervenire in modo lieve sul terreno: meglio fasce o bassi terrazzamenti che seguano il naturale andamento della montagna invece di alti muraglioni che interrompono il paesaggio. Meglio optare per alberi locali che non “stonino” e che non si staglino nel verde circostante che per essenze non autoctone, magari costose, e poco contestualizzate. Inutile poi accanirsi a tutti i costi per avere un prato “all’inglese”: per quanto sforzo si impieghi le varie tipologie di erbe locali spunteranno sempre.

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    In fondo meglio poi che il giardino risulti solo una variazione ed articolazione della montagna circostante piuttosto che risalti per innaturale, nel contesto alpino, perfezione o troppo artificiosa progettazione. Come accennato, in questo articolo ci limiteremo necessariamente, data l’estensione del tema ed i suoi molteplici profili, a fornire qualche consiglio generale. Parlando di montagna medio-alta ed in merito all’impianto arboreo, si suggerisce ad esempio di impiegare preferibilmente essenze locali: larici, abeti rossi o neri, pini mughi e, se vi sono già in natura, betulle, frassini, saliconi (Salix caprea) e sorbi.

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    Per realizzare l’“ossatura” delle aiuole, si potranno utilizzare siepi di ontano (spesso presente, spontaneo, anche fuori dai giardini), potentille, rose rugose o canine, la Weigelia, la Lavatera, la Buddleia, la Spirea, il Cornus (anche nelle sue varietà a foglia variegata), nonché eventualmente anche la Syringa (Lillà) o la Forsythia. Quest’ultima, in particolare, crea velocemente grandi macchie verdi di sfondo e colma gli spazi vuoti, persino ad alta quota. Ovviamente le piante dovranno essere utilizzate secondo un preciso piano cromatico, da adeguare al contesto e dovranno armonizzare, tra loro, in base alle scelte complessive operate.

    Per quanto concerne, invece, le erbacee perenni, in montagna crescono particolarmente bene la Rudbeckia purpurea o Goldusturm, la Gaillardia, l’Astilbe, l’Aconito, il Delphinium (speronella), le settembrine (Aster), alcune varietà di malva ed i lupini. Anche molte rizomatose e bulbose danno ottimi risultati: in particolare i frugali Iris, i narcisi, i crochi, alcune varietà di gigli (ad esempio il Martagone) e le peonie bulbose.

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    Il progetto complessivo del giardino dovrà poi, evidentemente, variare da luogo a luogo, adattandosi alla realtà specifica. In generale, si suggerisce di collocare sempre, quale elemento caratterizzante, qualche arbusto o alberello in prossimità degli edifici. Alcuni tipi di prugno, di ciliegio o il Sorbo dell’Uccellatore, che produce vistose bacche rosso-arancio, risaltano infatti molto sul legno scuro e sulla pietra grigia. La base delle staccionate o le aiuole potranno essere, invece, disegnate mescolando le diverse essenze vegetali nel modo meno rigoroso e più naturale possibile.

    Se si desidera poi unire, all’aspetto estetico, quello pratico, si potrà infine optare per bordure o gruppi di piante di lamponi, di more, di mirtilli, di Ribes ed eventualmente felci e rampicanti (usati anche come semi striscianti) quali il Caprifoglio. L’insieme, semplice ed un po’ disordinato, si armonizza infatti benissimo al contesto montano ed agli edifici rustici. Il giardino sarà così elemento di completamento e valorizzazione della casa, quasi una porzione di bosco appena “addomesticato” dall’uomo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Emergenza Scarpino, vasche ancora oltre il limite: l’approfondimento

    Emergenza Scarpino, vasche ancora oltre il limite: l’approfondimento

    percolato-scarichi-fogne-liquameNel tardo pomeriggio di oggi il livello di riempimento delle vasche di stoccaggio del percolato (liquame contaminato prodotto dalle infiltrazioni d’acqua nella massa rifiuti) della discarica di Scarpino ha superato il livello massimo di capacità. Dopo l’emergenza di martedì e la confusione in Consiglio comunale che ha poi portato allo stop della delibera che avrebbe dato l’ok allo sversamento dei liquami nel rio Cassinelle, le piogge persistenti non hanno aiutato e la situazione sarebbe nuovamente critica.

    L’approfondimento >> Emergenza Scarpino: che cosa scarichiamo in mare?

    Amiu ha quindi diffuso un comunicato stampa in serata: “[…] Ciò è avvenuto nonostante da giorni siano state attivate tutte le procedure straordinarie attuate per affrontare l’emergenza, quali: l’incremento della portata di scarico del percolato, compatibile con le attuali infrastrutture di rete sulla base dell’ordinanza sindacale n.7/2014, l’utilizzo di autocisterne per lo smaltimento del percolato già contenuto nelle vasche oltre all’avvio delle attività di posa di teli impermeabili sulle aree di discarica con coperture provvisorie.
    Tutte le azioni sono state condivise con il Comune; nel corso della giornata a tutti gli enti di controllo (Arpal, Settore Ambiente della polizia municipale, Provincia) e alla Regione Liguria sono state inviate comunicazioni formali sull’evolversi della situazione. Anche questa notte, come già avvenuto nei giorni scorsi, Amiu continua a monitorare la situazione con un presidio costante della discarica”.

     

  • Antiqua, ventesima edizione della mostra d’antiquariato alla Fiera di Genova

    Antiqua, ventesima edizione della mostra d’antiquariato alla Fiera di Genova

    AntiquariatoDal 18 al 26 gennaio la Fiera di Genova ospita la ventesima edizione di Antiqua, una delle più prestigiose mostre dedicate all’alto antiquariato d’Italia.

    La fiera è aperta a tutti, sia professionisti del settore che vogliono trovare nuovi pezzi da inserire nelle proprie proposte di vendita o collezioni, sia privati che intendono solo vedere dal vivo pezzi di grande prestigio, ma anche acquistare quadri, opere, da esporre nelle proprie abitazioni, oltre ovviamente ai curiosi che hanno interesse verso gli oggetti antichi e le loro storie.

    In questa edizione è prevista la presenza di oltre 60 antiquari da tutta Italia.

    Novità del 2014, la partnership con l’Accademia Ligustica di Belle Arti, che prevede l’esposizione di una “Fine selection” di oltre venti pezzi nelle stanze del Museo dell’Accademia e la presenza di studenti dell’Accademia di Belle Arti che si eserciteranno dal vivo nella decorazione del legno e di facciate genovesi e la realizzazione di un percorso museale “intrigante” in grado di risvegliare la curiosità di una visita al Museo.

    Il 18 gennaio è in programma un’inaugurazione musicale con l’esibizione del pianista Andrea Vulpiani e del tenore Davide Piaggio, allievo del baritono Silvio Zanon.

     

    Antiqua è aperta nel padiglione Blu della Fiera nei weekend dalle ore 10 alle 20; da lunedì a venerdì dalle 14 alle 20. Il biglietto d’ingresso costa 10 Euro (8 euro il ridotto) e vale anche per l’ingresso al Museo dell’Accademia Ligustica che osserva per l’occasione il seguente orario di apertura: sabato e domenica dalle 12 alle 18.30, da lunedì a venerdì dalle 14 alle 18.30.

  • Dub side of the moon: live dub set al centro sociale Zapata

    Dub side of the moon: live dub set al centro sociale Zapata

    Dj set musicaVenerdì 17 gennaio il centro sociale Zapata di Sampierdarena ospita il ritorno in Italia di Victor Rice e Mr.T-Bone con il live dub set di Dub side of the moon, un disco uscito nel 2003 che lasciò il segno nella scena reggae e dub mondiale, seguito da altrettanti successi internazionali come Radiodread, Lonely Hearts Dub, Dubber Side Of The Moon e Thrillah.

    Victor Rice, dopo dieci anni, rispolvera i nastri originali di Dub side of the moon e per la prima volta li porta fuori dallo studio per farne un dub set live e riproporre l’intero lavoro “ridubbando” dal vivo tutte le tracce comprendenti i featuring di artisti come Sluggy Ranks, Corey Harris, Ranking Joe, Kirsty Rock, Gary “Nesta” Pine, Dollar Man, Frankie Paul, Dr Israel, The Meditation.

    Un dub set tutto analogico alla vecchia maniera nello stile dei grandi maestri come King Tubby, unico e imperdibile, per rivivere le emozioni di un disco che ha fatto ballare tutto il mondo.

    A completare lo show ci sarà Mr.T-Bone, musicista italiano che ha lavorato con artisti come Africa Unite, Bluebeaters, Casino Royale e molti altri, conosciuto nella scena internazionale per aver suonato con artisti del calibro di Willie Williams, Rocksteady Seven, New York Ska Jazz Ensemble…nel suo girovagare per il mondo ha incontrato il dubmaster Victor Rice tanti anni fa ed hanno lavorato insieme su molti dischi, da lì la collaborazione non si è mai fermata e alla maniera dei grandi fiatisti giamaicani T-bone improvviserà sul dub di Victor Rice con il suo trombone.

    Dopo il live dub set di The Dub Side of the Moon, diversi musicisti della scena genovese si esibiranno in improvvisazioni sulle basi di Victor Rice e dei resident sound:  B.B.Sax,  Copo e J.J. dei Marciellos, Cecco (Whattabeat, Groove Makers) e Robi Nappi (Real Thing All Stars).

    Complete line up:

    Victor Rice aka Strikkly Vikkly – dub master
    Mr. T-Bone – trombone & melodica

    Copo (Marciellos) – fagotto & sax contralto
    J.J. (Marciellos) – trombone
    Cecco (Whattabeat, Groove Makers) – sax tenore
    Robi Nappi (Real Thing All Stars) – tromba
    B.B. Sax – sax baritono
    Farmers Roots & Levante Massive – heavyweight rootikal selections

    Serata a cura di Ganja farmers e Levante Massive, ingresso 5 euro prima di mezzanotte, 7 euro dopo

  • Don Gallo e il Vangelo laico di De Andrè: incontro a La Feltrinelli

    Don Gallo e il Vangelo laico di De Andrè: incontro a La Feltrinelli

    Don Gallo

    Sopra ogni cosa. Il vangelo laico secondo De André nel testamento di un profeta è il libro scritto da Don Gallo negli ultimi mesi di vita, nato sulle ali dell’amicizia intrattenuta per anni con Fabrizio De Andrè.

    Faber, ancora giovane liceale, stupì don Andrea con i suoi componimenti scolastici dai quali già traspariva l‘insofferenza verso il potere e l’intolleranza.

    I due amici si trovavano spesso a parlare girando per i bassifondi di Genova, specialmente nel Ghetto, e da quel dialogo, affettuoso e schietto, il poeta cantastorie trasse ispirazione per molti dei suoi capolavori musicali, da Princesa, a Creuza de ma, Bocca di rosa e Via del Campo.

    Per comporre il suo “vangelo laico” – contrappuntato dalle pungenti vignette di Vauro – don Gallo ha scelto dodici delle canzoni più amate di Faber per rilanciare quei valori che sono stati per lui ancor più imprescindibili e non negoziabili di quelli religiosi: «Perché il tessuto della laicità si fonda su princìpi condivisi che devono diventare patrimonio di tutti».

    In questa Buona Novella, sacra e profana, soffi a quel vento libertario che ha percorso negli anni le parole appassionate di un grande profeta e i versi del più grande cantautore italiano del Novecento.

    Il libro viene presentato venerdì 17 gennaio presso La Feltrinelli di Genova: intervengono Vauro Senesi, Liliana Zaccarelli e i ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto. Modera Laura Guglielmi. La cantautrice Giua accompagnerà la presentazione con un omaggio a Fabrizio De Andrè.

    Il libro è in vendita nelle librerie a partire dal 14 gennaio

  • Portrait Gallery: mostra di Jackie Saccoccio a Villa Croce

    Portrait Gallery: mostra di Jackie Saccoccio a Villa Croce

    Jackie Saccoccio Portrait Gallery

    Il museo di arte contemporanea di Villa Croce ospita dal 16 gennaio al 9 marzo Portrait Galler –  galleria di ritratti, mostra di Jackie Saccoccio.

    La prima mostra monografica in un museo europeo della pittrice americana classe 1963: i suoi grandi quadri astratti riflettono la luce mediterranea delle sale bianche della villa; le tele sono così in dialogo con lo spazio della villa, ricreando un allestimento da pinacoteca classica.

    «La pittura è un’attività strutturata attraverso l’improvvisazione, infatti uso per le mie tele pigmenti, olii e minerali liquidi e semi solidi da stendere strato dopo strato – dice la pittrice – Voglio che la tela racconti l’intera esperienza pittorica, portando traccia dei dubbi delle bravate che fanno parte del processo creativo, ciascuno strato racconta l’esperienza gestuale del momento. Così la tela diventa la traccia delle trasformazioni giornaliere, una forma di cubismo psicologico»

    Nella grande sala affrescata del museo di Villa Croce, l’artista ha ricreato una galleria di ritratti satura di opere e di colori, in cui ciascuna tela emana un’aurea, una presenza. Le opere raccontano attraverso pigmenti e forme l’essenza di una personalità, il suo spirito attraverso il peso e i toni del colore, dalle sovrapposizioni e dalla materia pittorica.

    La mostra prevede anche una sala apparentemente vuota, dal titolo Portrait (Absence), Ritratto (Assenza), un wall drawing (quasi un affresco) monocromo di linee non intersecanti segnate dal vuoto lasciato da una serie di tele rimosse. Questo spazio bianco vuole evocare un’assenza, in contrasto al pieno della sala adiacente mettendo in moto un gioco dinamico di vuoti e pieni.

    In altre sale l’interferenza tra pieno e vuoto viene esplorata attraverso grandi tele in cui spirali labirintiche scherzano con il vuoto rendendo il visitatore una figura lillipuziana confrontata dalla forza dell’arte.

    16 gennaio – 9 marzo 2014
    Anteprima stampa 16 gennaio, ore 11.30 – 13.00
    Opening 16 gennaio ore 18.30

  • Guitar Ray and the Gamblers, il nuovo disco della bluesband chiavarese

    Guitar Ray and the Gamblers, il nuovo disco della bluesband chiavarese

    guitar_ray_and_the_gamblers-2In passato hanno collaborato con mostri sacri della musica come Fabio Treves, Otis Grand, Big Pete Pearson, Jerry Portnoy (armonicista del grande Muddy Waters e di Eric Clapton). Oggi i Guitar Ray and the Gamblers, blues band capitanata dall’artista chiavarese Ray Scona, tornano con un nuovo disco di inediti “Photograph“, un blues tradizionale che abbraccia anche sonorità più moderne e attuali. Prodotto da Paul Reddick, cantautore blues canadese, il disco può contare anche su guest di tutto rispetto: l’armonica di Fabio Treves, bluesman tra i più apprezzati e seguiti in Italia, e gli archi e flauto dei Gnu Quartet.

    Il tema e filo conduttore dell’album è il “viaggio”, inteso come cammino dal passato al presente lungo la storia di questa band, ma anche come esplorazione senza sosta di mondi diversi e nuovi. Non a caso molti di questi brani nascono dalla penna di Paul Reddick durante le lunghe trasferte del suo tour canadese.

    E a proposito di viaggi dal passato al presente: dopo tanti anni di carriera, come se la passa Ray Scona? Gli abbiamo chiesto se sa dirci a cosa deve riununciare un bluesman ai nostri giorni per riuscire a vivere e mangiare con la musica, ma lui preferisce non scendere troppo nei particolari… «Credo che in questo periodo davvero difficile, le rinunce siano all’ordine del giorno per chiunque. Immagina per chi ha fatto della musica una professione. La cosa interessante però, è il modo in cui il palco ed il pubblico ti ripagano per tutto questo».

    guitar-ray-and-the-gamblers-photographLa formazione attuale della band vede Guitar Ray Scona alla voce e chitarra, GabD al Basso, Henry Carpaneto al piano e Marco Fuliano alla batteria. Quest’ultimo genovese doc e batterista di grande talento, mentre Gab e Henry sono chiavaresi come Ray. Ma alle coinvolgenti sonorità del disco hanno contribuito anche Michele Bonivento (veneziano, Organo Hammond), Paul Maffi (genovese, Sax Tenore) e JP Lobello (nato ad Albenga, Tromba).

    «Avevo bisogno di qualcosa di nuovo – racconta Ray Scona – volevo rinnovare il suono mio e della band. Spero che questo nuovo album, raccolga un pubblico più ampio, e trovi consensi anche tra gli ascoltatori di diversi generi musicali»

    La passione è sempre la stessa, anche oggi che la pubblicazione di un album è diventata a portata di chiunque in qualunque momento… La rete ha spalancato le porte a centinaia di nuove uscite di dischi e canzoni ogni giorno, di qualunque genere e di qualsiasi livello, dal grande lavoro che rimarrà perlopiù inascoltato sino all’album acerbo che avrebbe fatto meglio a rimanere nel cassetto; Ray Scona però non sembra accusare questa situazione, anzi… «La rete è sicuramente un mezzo fantastico. Io faccio sempre un lavoro di ricerca che 35 anni fa, quando ho cominciato a suonare io, non avrei neanche saputo sognare. Basta sapere cosa cercare».

     

  • Piazza dei Ragazzi, Indoratori: come gestire il giardino della Città Vecchia

    Piazza dei Ragazzi, Indoratori: come gestire il giardino della Città Vecchia

    piazza-ragazzi-indoratori (4)Vi è mai capitato di inoltrarvi nei caruggi genovesi, fino a Vico degli Indoratori? Un vicoletto sito nel cuore del centro storico, nascosto dietro alla Cattedrale di San Lorenzo. Ai fortunati che avranno avuto il piacere di trovarsi in questo vico, non sarà di certo sfuggito il bel giardino che si staglia nel mezzo della strada: Piazza dei Ragazzi.
    Tempo fa questa era una delle zone più vitali della città, centro pulsante del mercato e dell’economia genovese. Ma oggi qual è la situazione? Non più così rosea come un tempo: perlopiù serrande chiuse, sporcizia e degrado, se non fosse per la lungimiranza di alcuni ristoratori che hanno deciso anni fa di insediare proprio qui le loro attività commerciali. Sull’onda di queste prime iniziative, adesso ne stanno sorgendo di nuove: è il caso di Garage 1517, second hand shop e minimarket gestito da giovanissimi, cui si lega l’Associazione Culturale Less is More per l’organizzazione di eventi. Siamo andati a parlare con loro della ripresa del quartiere e del futuro del giardino: uno spazio pubblico oggi scarsamente utilizzato e a cui si pensa di ridare vita entro l’estate. Tuttavia, i soggetti coinvolti sono tanti, dal Municipio Centro Est al Comune di Genova ai privati, residenti e commercianti…

     

    Vico Indoratori e piazza dei Ragazzi, ristrutturazione del Comune e gestione dei commercianti

    piazza-ragazzi-indoratori (2)piazza-ragazzi-indoratori (1)

     

     

     

     

     

    Per quanto riguarda Vico Indoratori, si tratta di uno dei più antichi di Genova, il cui nome rievoca un po’ della sua storia: come si può intuire, verso la fine del Cinquecento vi giunsero artigiani “indoratori” che vi stabilirono le proprie botteghe. Questa professione all’epoca era molto rinomata: elevata al rango di arte nel XIV secolo, era fonte sicura di arricchimento, esercitata da persone benestanti. In tempi più recenti, inoltre, Vico Indoratori fu sede del grande mobilificio Cernaia, attivo per oltre 70 anni e costretto alla chiusura nel 2011. Oggi l’insegna trasparente, dai bordi bianchi, è ancora visibile e campeggia -spenta- nello stretto vicolo, circondata da serrande abbassate e locali sfitti. Ci raccontano i ragazzi di Garage 1517: «Ci siamo insediati da pochi mesi in questa zona. Abbiamo trovato questo fondo a un prezzo accessibile, in una zona che secondo noi ha forte bisogno di nuovi stimoli e di investimenti coraggiosi come il nostro. Il problema è che attorno a noi c’è poco. Sappiamo che molti edifici sono di proprietà di Cernaia e gli affitti non sono abboradbili per tutti. Questo dissuade molti a insediarsi nella zona e costringe chi già è qui ad andare via».

    Per quanto riguarda il giardino, invece, proprio 10 anni fa, nel 2004 c’è stata la ristrutturazione dello spazio voluta dal Comune di Genova, con l’aiuto del Municipio Centro Est, mediante l’utilizzo dei fondi POR-Fesr nell’ambito del progetto “Urban II Genova Centro Storico”. Qui storicamente sorgeva un edificio che poi, nel corso della seconda guerra mondiale, è stato bombardato. Da quel momento in poi le macerie sono rimaste in quel luogo e sono state tolte soltanto un ventennio fa per iniziativa dei cittadini, che hanno recintato la zona. Da allora il luogo è noto come Piazza dei Ragazzi. Ad occuparsene oggi c’è da un lato la storica locanda Ombre Rosse, da anni presidio della zona; dall’altro, i gestori dell’Associazione Piazza dei Ragazzi. Questi due soggetti insieme hanno curato finora (d’accordo col Municipio) manutenzione e gestione del giardino pubblico, di cui sono gli unici a possedere le chiavi. Molto spesso, però, il giardino resta chiuso: i membri dell’Associazione Piazza dei Ragazzi da qualche tempo sembrerebbero non frequentare più la sede, dopo che sarebbero insorti problemi con il Municipio legati al pagamento di un canone di locazione. L’apertura resta subordinata all’uso che ne fa Ombre Rosse: perlopiù il giardino è accessibile all’ora di pranzo o nel tardo pomeriggio, soprattutto nella bella stagione. È in vigore un accordo con l’amministrazione per cui il ristorante può usufruire di parte del giardino e delle attrezzature come ricompensa per l’attività di manutenzione attualmente svolta. Nulla vieterebbe a chiunque altro -pur non essendo avventore del ristorante- di pranzare all’aperto, o di studiare nel giardino, o di sedersi all’ombra. Nei fatti, tuttavia, abbiamo visto come le cose non stiano esattamente così.

     

    Il futuro: i progetti per la primavera-estate 2014

    piazza-ragazzi-indoratori (5)Da un po’ di tempo sembra che ci siano i presupposti per cambiare le cose. I nuovi propretari di Ombre Rosse e i ragazzi di Garage 1517 stanno mettendo a punto con l’amministrazione competente un piano per garantire l’apertura pressoché costante del giardino e per proporre un calendario di eventi di intrattenimento: un modo per ridare lustro alla zona e dirottare turisti e genovesi da San Lorenzo a qui. Per quanto riguarda gli eventi, le proposte sono tante: dal mercatino biologico a km 0, a quello vintage; dai concerti acustici, agli aperitivi in musica. Certo, nei fatti le cose sono più complicate. Raccontano da Garage 1517: «Ci sembrava uno spreco che questo spazio restasse scarsamente utilizzato. Per questo abbiamo consultato i responsabili dell’Ufficio Verde e Volontariato del Municipio I. Tanto per cominciare, ci siamo candidati come volontari del verde, in modo da poter collaborare in prima persona alla manutenzione dello spazio. Da parte loro, la massima disponibilità solo che non riusciamo a capire quali sono i privilegi di cui poter godere in qualità di volontari e le iniziative cui potremmo dare vita. L’obiettivo è che entro la primavera-estate 2014 il giardino diventi operativo e sia restituito alla cittadinanza».

    Tra le tante idee, anche quella di una mostra, in collaborazione con Noveinternotre e altri studi di design della zona, dedicata alla riscoperta di Piazza dei Ragazzi: i partecipanti (artisti, grafici, pittori, fotografi) sono chiamati a rappresentare, ognuno con i propri mezzi, la storia della Piazza. Un modo per sensibilizzare i genovesi su un angolo nascosto della loro città e dare spazio alle iniziative dei più giovani.

     

    Elettra Antognetti

  • Riprendi-ti la città: concorso video sull’illuminazione degli spazi urbani

    Riprendi-ti la città: concorso video sull’illuminazione degli spazi urbani

    riprenditi-la-citta-concorsoL’associazione italiana di Illuminazione, nata con lo scopo di promuovere lo studio, divulgare la conoscenza e favorire la ricerca scientifica in ambito illuminotecnico, lancia la prima edizione del concorso video Riprendi-ti la città,

    Il concorso ha come tema lo spazio urbano notturno con protagonista la luce e si propone di far emergere il rapporto dei giovani con la città dove vivono, studiano, lavorano, attraverso l’elemento della luce, non solo di quella naturale, ma anche di quella artificiale.

    L’ambizione del concorso è dunque quella di “riprendere la luce della città” con il compito di definire un altro ambiente, quello notturno, complementare nella sua apparenza di spazio luminoso, a quella ben nota offerta dalla luce del sole e del cielo, in grado di restituire una originale lettura dei luoghi.

    Il concorso ha tre tematiche e categorie: -luoghi della cultura, luoghi del movimento, luoghi del tempo libero

    Oltre ad un premio relativo alla migliore produzione per ciascuno di detti ambiti, il concorso prevede anche un premio speciale, riservato al “video più votato” dagli utenti direttamente online.

    Il concorso internazionale  è aperto a tutti i giovani tra i 18 e i 30 anni, la partecipazione può essere richiesta sia da soggetti singoli che riuniti in gruppi o associazioni ed è gratuita.

    I video possono essere realizzati con qualsiasi tecnologia, quindi anche attraverso telefoni cellulari, ma devono comunque avere delle caratteristiche di base: durata massimo 60 secondi (inclusi eventuali titoli di coda), formati MOV, AVI, MP4, MPG,  peso file non superiore ai 200 MB, risoluzione: 1920×1080 o 1280×720.

    I video accettati dal comitato tecnico e pubblicati sul profilo Youtube dedicato al concorso verranno poi esaminati da una giuria formata da esponenti del mondo della luce e da personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, tenendo conto di alcune caratteristiche come originalità, fotografia, sceneggiatura, montaggio, creatività, attinenza al tema del concorso, effetti speciali, contributo musicale.

    La scadenza per l’invio dei materiali è il 14 febbraio 2014, i video potranno essere votati anche online, attraverso il pulsante “mi piace” presente sul sito sino al 14 marzo per consentire idonea visibilità anche ai video in ultimo caricati.

    Ai premiati verrà consegnato un attestato di riconoscimento e verrà riservato uno spazio ed una visibilità all’interno dei comunicati stampa inerenti la manifestazione di premiazione; la premiazione verrà effettuata nella primavera del 2014 al teatro La Fenice di Venezia.

    I quattro video premiati saranno proiettatati durante la cerimonia di premiazione e resteranno inoltre pubblicati su entrambi i siti web per un ulteriore periodo di cinque mesi.

    Ai primi classificati di ciascuna sezione andrà un premio minimo di € 1.200 e la possibilità di un percorso formativo e culturale come uno stage o corso di specializzazione in tematiche inerenti il mondo della luce, delle arti grafiche e visive. Al primo classificato, per votazione diretta online andrà un premio minimo di € 1.000.

    Dettagli maggiori sui premi verranno forniti durante lo svolgimento del concorso anche all’interno del sito web www.riprenditilacitta.it.

  • Emergenza discarica Scarpino, caos a Tursi. Che cosa scarichiamo in mare?

    Emergenza discarica Scarpino, caos a Tursi. Che cosa scarichiamo in mare?

    ScarpinoNuova ordinanza sì, nuova ordinanza no. Nella discarica cittadina le vasche di raccolta del percolato (liquame contaminato prodotto dalle infiltrazioni d’acqua nella massa rifiuti) sono a livello massimo e l’emergenza Scarpino rischia di mandare in tilt l’amministrazione comunale di Genova che nella giornata di ieri ha annunciato – e poi ufficialmente bloccato – un’ordinanza per dare via libera ad Amiu a scaricare parte del percolato proveniente da Scarpino 1 direttamente nel rio Cassinelle e quindi nel Chiaravagna e, infine, in mare aperto.

    L’annuncio del provvedimento era arrivato nel corso del pomeriggio da parte dell’assessore Valeria Garotta, durante una risposta a un’art. 54 promosso sul tema da molti consiglieri di maggioranza e opposizione. Qualche ora più tardi il “fermi tutti” si è materializzato attraverso un comunicato stampa: “La soluzione ipotizzata si basava sulle analisi del percolato, al momento disponibili, che indicavano una concentrazione di ammoniaca sensibilmente inferiore nel percolato della vecchia discarica “Scarpino 1” rispetto a quella di “Scarpino 2”. Ciò faceva propendere per un rilascio controllato nel rio Cassinelle – per la sola fase di emergenza – del percolato prodotto dalla vecchia discarica, allo scopo di abbassare il livello del liquame contenuto nelle grandi vasche di stoccaggio provvisorio. L’amministrazione comunale – si continua a leggere nella nota ufficiale – prima di adottare una tale misura ha però voluto attendere l’acquisizione di analisi ulteriormente aggiornate sul percolato. I nuovi dati, forniti da Amiu, evidenziano che si è ridotto notevolmente il divario della quantità di ammoniaca nel percolato proveniente dalle due diverse discariche. Questo mutamento della situazione oggettiva non giustifica quindi l’adozione di un provvedimento che, per scongiurare un rischio ipotetico, provocherebbe un impatto ambientale certo e con effetti sostanzialmente analoghi”.

    In parole povere, l’emergenza c’è ma siccome non si sa bene da cosa sia composto questo percolato, al momento evitiamo di fare altri danni oltre a quelli che si stanno creando naturalmente. Resta comunque in vigore una prima ordinanza, redatta dopo l’allarme dello scorso weekend, che consente di ridurre il livello di riempimento delle vasche di stoccaggio del percolato, evitando quindi la tracimazione nel rio Cassinelle e nel Chiaravagna, attraverso lo scarico diretto nel rio Secco, che corre in un tratto interamente tombinato e sfocia davanti alle aree Ilva in una zona industriale distante dalle abitazioni. Una misura d’eccezione che va a sommarsi al ricorso ad autobotti per smaltire il percolato in impianti terzi (quali, però, non è dato sapersi) e al procedimento ordinario di conferimento dei liquami al depuratore di Cornigliano.

     

    Ma perché non conosciamo l’esatta composizione di questo percolato?

    percolato-scarichi-fogne-liquameSecondo l’assessore Garotta la causa va ricercata in alcune acque di falda che vanno a scaricare nella vasca di accumulo di Scarpino. Se finora questo flusso era stato assolutamente minimale, adesso è sostanzialmente fuori controllo. «L’azienda – ha detto l’assessore in Sala Rossa – sta predisponendo un attento monitoraggio con pozzi di ispezione per capire la provenienza e la composizione di questi liquami perché non è escluso che possano arrivare da fuori Scarpino».

    È soprattutto quest’ultimo punto a preoccupare il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone, da sempre attivissimo sul bacino del Chiaravagna. «È vero che l’ultimo anno si pone al quinto posto nella classifica di piovosità degli ultimi 25 anni e che quindi l’emergenza è dovuta anche a fattori esterni – ha detto Pignone – ma vorrei capire da dove punta questa sorgente. In un’ordinanza del 2010 in cui si autorizzavano gli sversamenti nel rio Cassinelle per tenere sotto controllo il livello del percolato, si dava anche mandato al Politecnico di Milano di fare uno studio idrogeologico della discarica per mettere a preventivo eventuali lavori strutturali. Che fine ha fatto questo studio?».

    Pignone passa poi a un’analisi più strutturale della questione Scarpino: «Il tema dei rifiuti non si risolve pensando solo alla raccolta differenziata, ma l’obiettivo deve essere la messa in sicurezza della discarica. La discarica è indicatore del livello di civiltà di una società: il rapporto tra uomo e rifiuto non può più essere affrontato col semplice sotterramento e nascondimento dagli occhi della spazzatura. Oggi, infatti, viviamo le conseguenze di comportamenti sbagliati di 40-50 anni fa: non impermeabilizzare Scarpino 1 nel ’68 ha fatto sì che oggi ci troviamo ancora il percolato di materiale vecchio di decenni».

     

    Messa in sicurezza della discarica di Scarpino: esiste una soluzione?

    Ponte di CorniglianoSecondo il capogruppo della Lista Doria la questione va affrontata nel suo insieme: «Bisogna innanzitutto sistemare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti organici e pianificare una costante riduzione dell’utilizzo della discarica a questi scopi. Non dobbiamo dimenticare, poi, la necessità di un nuovo depuratore adeguato a esigenze di questo genere, dato che quello attuale di Cornigliano ha anche problematiche strutturali». Una questione, quella del depuratore, che abbiamo affrontato su queste pagine qualche tempo fa (qui l’approfondimento) e che il pidiellino Guido Grillo ha gioco facile nel sottolineare come sia in ballo da più di dieci anni.

    A proposito di Cornigliano, secondo i consiglieri Bruno (Fds) e De Pietro (M5S), neppure la gestione ordinaria del percolato di Scarpino sarebbe ineccepibile. Secondo il rappresentante della Federazione della Sinistra: «L’invio del percolato a Cornigliano non è la soluzione perché si tratta di un depuratore biologico non in grado di trattare i metalli pesanti presenti nel percolato di Scarpino. L’unico effetto che si riesce ad apportare su questi liquami è quello della diluizione, per cui miscelando il percolato con i reflui di fogna la percentuale di presenza di metalli pesanti diminuisce ed è quindi scaricabile in mare rispettando i parametri di legge. Quindi formalmente rispettiamo la legge ma nella pratica inquiniamo tanto quanto».

    Gli fa da eco il grillino De Pietro: «Nell’ultimo sopralluogo fatto a Scarpino avevamo ricevuto assicurazione sul fatto che la problematica degli sversamenti appartenesse ormai al passato e che la discarica fosse diventata un gioiellino tecnologico. Non solo non è così ma alcuni esperti ci fanno sapere che neppure al di fuori dell’emergenza possiamo stare tranquilli. Nei piani di Amiu non c’è nulla che riguardi la soluzione di questo problema e mi aspettavo francamente che il Comune si stesse muovendo per costituirsi parte civile contro chi deve iniziare a pagare il risultato della propria azione. Per fortuna che, finalmente, è sulla via di approvazione il reato penale di inquinamento ambientale».

    Su questo tema si trova d’accordo anche il leghista Edoardo Rixi secondo cui «se si fosse trattato di un privato che avesse inquinato le acque gli avremmo fatto chiudere la baracca in fretta e furia; invece si stratta di un’azienda pubblica, quindi faccia pure».

     

    Emergenza Scarpino: il punto di vista di Legambiente

    Per concludere, non potevamo esimerci dal registrare anche il parere di chi da sempre è attivo sulle questioni ambientali e sulle problamatiche di inquinamento, il legambientino Andrea Agostini, che rincara la dose contro Amiu e l’amministrazione comunale ponendo sul piatto una fitta serie di questioni su cui la Magistratura dovrebbe fare chiarezza. «Tutto ruota intorno a che cosa c’è nel percolato. Se c’è ammoniaca, escrementi e altri materiali non pericolosi o se ci sono acidi, prodotti chimici corrosivi, metalli pesanti assai più pericolosi. Questa cosa che credo sia ben chiara alla Magistratura non lo è a noi perché non abbiamo i dati aggiornati di analisi di quelle acque. Se si fosse in presenza di materiali pericolosi, nessuna ordinanza che autorizzasse lo sversamento nei rivi e poi in mare sarebbe lecita perché favorirebbe lo sversamento sostanze tossiche nel ciclo alimentare. Ci si troverebbe, insomma, di fronte a un reato». Ma non è l’unica questione su cui è necessario fare luce. «Se ci fossero effettivamente questi elementi nocivi, ecco anche spiegato perché il depuratore di Cornigliano, chiamato nell’ordinario a gestire il percolato, ha da sempre i problemi che tutti conosciamo. I depuratori pubblici, infatti, sono previsti per il trattamento delle acque nere di origine urbana e quindi biologiche e non di tipo chimico. In sostanza i batteri che garantiscono il funzionamento del depuratore potrebbero essere stati uccisi o menomati nella loro funzione proprio dal conferimento di questi liquami: ecco che si configurerebbe un secondo reato. Si tratterebbe di danni economicamente massicci che chiamerebbero in causa anche la Corte dei Conti».

    Secondo il legambientino, inoltre, «il fatto che Scarpino tiri fuori non so quanti litri al secondo di percolato, senza che sia previsto un trattamento dello stesso ma solo delle casse di accumulo, è un’altra questione di competenza della magistratura». C’è ancora un ultimo punto tirato in ballo da Agostini: «In ogni situazione industriale in cui esistono delle falde acquifere, in questo caso il rio Cassinelle che scorre sotto la discarica, bisogna tenere conto della loro portata massima. È evidente che gli impianti di raccolta dell’acqua alla base della discarica di Scarpino non hanno tenuto conto della portata massima alluvionale del rio Cassinelle. E anche questo è un reato».

    Certo, buona parte dei casi sollevati da Agostini sono ipotesi derivanti dalla possibile composizione dei percolati, ma sono tutte piuttosto significative e inquietanti. Ecco perché le analisi che lo stesso Comune ha richiamato nella nota ufficiale di ieri è necessario che siano rapide, approfondite e rese pubbliche il prima possibile.

     

    Il futuro dell’assessore Garotta è appeso a un filo?

    Intanto, tra i corridoi di Palazzo Tursi, si inizia a discutere sul se e come Valeria Garotta riuscirà a superare questa nuova “crisi”. Non è un mistero, infatti, che l’assessore all’Ambiente sia uno dei membri della giunta più a rischio nel possibile e sempre più probabile rimpasto a cui starebbe pensando il sindaco Doria.

    All’interno della stessa maggioranza c’è chi avrebbe la soluzione già pronta. Non si tratterebbe tanto e solo di un turnover di persone ma soprattutto di una ristrutturazione delle deleghe in materia ambientale. «A Genova non serve un assessorato all’Ambiente – dice la nostra fonte – quanto piuttosto al “20-20-20”. La differenza è che essendo questo un concetto che parte da precise indicazioni europee si avrebbe per forza di cose una progettualità ben definita, con obiettivi e scadenze già previste a livelli più alti. Ci vorrebbe, dunque, una professionalità competente non solo di ambiente ma anche di energia e smart city, in grado di mettere a sistema tutti questi mondi tra loro fortemente interconnessi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Via CantoreIl Consiglio comunale torna a parlare di Amt. E lo fa compiendo un piccolo passo indietro rispetto al difficoltoso accordo raggiunto con i lavoratori a fine novembre. Nuovamente sul banco degli imputati è il sindaco Doria accusato di aver volontariamente tenuto nascosta nei cassetti del proprio ufficio la relazione dell’Advisor (che Era Superba è in grado di pubblicare integralmente) a cui era stata chiesta una consulenza sul futuro della Azienda mobilità e trasporti genovese e che, come anticipato da un quotidiano locale, indicava nella vendita totale della partecipata l’unica via di salvezza.

    La relazione dell’Advisor su Amt Genova >> Il pdf della bozza definitiva

    La miccia è stata accesa da Enrico Musso, che si è visto concedere sul tema un articolo 54, dopo oltre due mesi di continue richieste e, soprattutto, dopo il trapelamento del contenuto della relazione riservata sui giornali, a totale insaputa dei consiglieri. «La relazione in questione c’è stata mandata solo ieri pomeriggio, ma si basa su una delibera del Consiglio comunale del luglio 2012. Stiamo parlando di 18 mesi, dei quali 12 sono serviti per conferire l’incarico, durato un mese e mezzo vacanze estive comprese. Poi la relazione è finita nel cassetto del sindaco per oltre 4 mesi, nel corso dei quali si è svolto lo sciopero più drammatico della storia recente della nostra città e forse del Paese, proprio su questi temi».

    Tra le difficoltà lamentate dall’Advisor nel produrre la propria relazione, Musso cita quelle che saltano più facilmente agli occhi, ovvero “l’indisponibilità del modello di calcolo alla base del piano industriale di Amt che non ha reso possibile un’analisi della assunzioni poste alla base dello stesso” e “l’indisponibilità degli elementi attestanti l’effettiva attuazione delle misure gestionali previste dal piano industriale”. In parole povere, l’Advisor sembrerebbe dire che il piano industriale di Amt non ha un impianto razionale e soprattutto non è possibile verificare se sia effettivamente stato messo in pratica.

    Ma naturalmente l’attenzione di Musso si concentra sulle conclusioni di quel piano che, anche se non attraverso i canali ufficiali, erano già arrivate alle orecchie dei genovesi: «L’Advisor dice che l’equilibrio economico 2013-2014 di Amt è stato reso possibile da contributi straordinari da parte dell’azionista – il Comune di Genova – per complessivi 27 milioni di euro e che nel 2015-2016 ci vorranno altri 30 milioni di euro. Inoltre, sottolinea la necessità di una manovra sul costo del personale per rendere sostenibile e duraturo il risanamento economico. Ma soprattutto – continua Musso – suggerisce la cessione della totalità di Amt: non di una quota di minoranza perché nessun privato investe solo parzialmente in una cosa strutturalmente in perdita; ma neanche di una quota di maggioranza perché la compresenza del pubblico creerebbe delle inefficienze e dei rallentamenti di gestione. Queste conclusioni sono in netto contrasto con le posizioni assunte dall’amministrazione».

    Tocca poi a Edoardo Rixi mettere sul piatto altri due elementi: «Innanzitutto, sia la conclusione dell’Advisor che lo stato attuale dei fatti vanno contro un punto esplicito della campagna elettorale del sindaco, ovvero la cessione di una parte di Amt a privati. E poi, mi chiedo, dato che lo studio parte da dati forniti direttamente da Amt, non sarebbe stato possibile farlo in housing risparmiando un sacco di soldi?».

    La risposta del Sindaco Doria

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3La risposta arriva direttamente dal sindaco Doria che motiva con dovizia di particolari la convinzione del superamento nei fatti delle conclusioni dell’Advisor, ma non si pronuncia sul perché la relazione non sia stata resa ufficialmente pubblica già da tempo. «Il mio programma elettorale è stato scritto e condiviso dai gruppi che hanno sostenuto la mia candidatura nella primavera del 2012 quando esisteva l’obbligo di legge di cedere quota di partecipazioni pubbliche, obbligo cancellato l’estate successiva da una sentenza della Corte costituzionale che ha lasciato la valutazione sull’opportunità di procedere in tale direzione. Visto che la possibilità era stata indicata da una delibera di Consiglio comunale, la giunta allora decise di dare propria questa indicazione e avviare un percorso che fornisse una precisa valutazione finanziaria di Amt, effettuata con criteri oggettivi da un soggetto terzo. Non si potevano usare strutture nostre momento in cui volevamo una valutazione obiettiva di un nostro bene. Va precisato, comunque, che all’Advisor non è stato chiesto di valutare l’opportunità di cessione di Amt ai privati ma solo di darne una valutazione economica».

    Vero. Ma fino a un certo punto. Il sindaco, infatti, sembra dimenticare che nella prima stesura della famosa delibera sulle società partecipate (qui l’approfondimento di Era Superba), quella che in molti erroneamente hanno definito “delle privatizzazioni”, si faceva riferimento proprio alla valutazione dell’Advisor per poter presentare al Consiglio comunale una proposta operativa che garantisse la sopravvivenza economica dell’azienda e un livello qualitativamente e quantitativamente accettabile del servizio. E questa proposta dell’Advisor era appunto la totale privatizzazione.

    Secondo il sindaco, comunque, le conclusioni operative dell’Advisor sono da considerarsi superate perché partono da presupposti che l’evoluzione della situazione ha reso non più reali: «L’assunto su cui è stato basato lo studio si riferiva ad un quadro normativo in cui sarebbe toccato al Comune il ruolo di controparte del servizio e di authority anche dopo il 2014, affidando ad Amt il tpl urbano di Genova per almeno altri 10 anni. In questo quadro, stante la valutazione di 17-18 milioni di euro dell’azienda, ci saremmo dovuti fare carico di forti investimenti per il potenziamento patrimoniale pari a circa 30 milioni di euro. Ma ciò non corrisponde più alla realtà. Il Comune con l’approvazione della nuova legge regionale non sarà più controparte del servizio perché si sta costituendo un’agenzia regionale ad hoc che affiderà il servizio basandosi sul bacino unico regionale. Dunque, si tratta di un a affidamento di sevizio completamente diverso da quello previsto dall’Advisor. Se non fossero cambiate le condizioni avremmo potuto valutare l’opportunità politica suggerita dalla relazione, ma il quadro è evidentemente differente».

    La legge regionale sul Tpl ha cambiato le carte? Non tutti sono d’accordo

    «È assurdo dire che la relazione sia adesso superata dopo che è rimasta nascosta per così tanto tempo  – replica Musso – perché altrimenti i 35 mila euro di soldi pubblici che è costata andrebbero chiesti a chi l’ha tenuta nel proprio cassetto. Peraltro, il presidente Burlando ha già segnalato delle criticità in relazione alla costituzione dell’agenzia regionale che riguardano le situazioni del tpl di Imperia e La Spezia. Inoltre, la legge regionale blinda il contesto pubblico della gestione del trasporto locale, esattamente il contesto preso in considerazione dall’Advisor, la cui relazione quindi non mi sembra si possa ritenere del tutto superata. Anzi. Nella relazione viene attribuito ad Amt un valore per un socio privato: vuol dire che se il socio privato mette insieme i ricavi del traffico, i ricavi delle contribuzioni al trasporto pubblico e le necessità investimento ad esempio sulla flotta veicoli, avrà delle prospettive di profittabilità perché altrimenti non spenderebbe 17 milioni. Prospettive di profittabilità che, per contro, non ha il Comune chiamato a investire altri 30 milioni, dopo i 27 già sborsati».

    Advisor o meno, resta il fatto che la situazione di Amt è ancora ben lungi dall’essere risolta e, come richiesto ieri stesso in Sala Rossa, tornerà presto all’attenzione dei consiglieri comunali. La strada che ci separa dalla gara regionale, infatti, è ancora lunga e non priva di ostacoli. E non è così scontato che l’azienda pubblica genovese riesca ad arrivarci in piena salute. Molto dipenderà anche dal bilancio previsionale del 2014. Ma questa è tutta un’altra storia.

    Simone D’Ambrosio

  • Il tartufo di Molière: Solenghi e Pagni in scena al teatro della Corte

    Il tartufo di Molière: Solenghi e Pagni in scena al teatro della Corte

    Il Tartufo di Moliere con Eros Pagni e Tullio SolenghiIl teatro della Corte di Genova ospita dal 14 gennaio al 2 febbraio una nuova produzione del teatro Stabile  con Eros Pagni e Tullio Solenghi per la regia di Marco Sciaccaluga: Il Tartufo di Molière.

    Una commedia del 1600 dalla comicità travolgente che fu giudicata a suo tempo opera scandalosa da parte della congregazione dei “devoti”, sostenuti dalla regina madre; tanto che lo stesso re Luigi XIV fu costretto a intervenire per proibirne la rappresentazione. Nonostante cioò, dopo la sua definitiva autorizzazione, l’opera venne  interpretata come una lezione di morale.

    Tartufo entra in scena solamente nel terzo atto, ma lo spettatore sa ormai quasi tutto di lui, avendo assistito alle scene e alle vicende della litigiosa famiglia di Orgon.

    Da una parte, ci sono il padrone di casa e sua madre Madame Pernelle; dall’altra tutti i personaggi, e con loro anche il pubblico, che vedono con la massima chiarezza l’ipocrisia del nuovo venuto Tartufo.

    I temi centrali diventano, pertanto, quelli riguardanti le vie attraverso le quali l’ipocrisia può essere smascherata e il crescendo delle conseguenze nefaste cui l”innamoramento” di Orgon per Tartufo sta conducendo la famiglia. E nel divenire di scene caratterizzate dalla comicità, Molière costruisce con implacabile determinazione un “giallo” della coscienza, punteggiato da “delitti” e destinato a risolversi in un sorprendente finale.

    Info 010/5342300 www.teatrostabilegenova.it info@teatrostabilegenova.it www.genovateatro.it
    Orari: feriali ore 20,30 – domenica ore 16 – lunedì riposo
    Prezzi: 25 euro (1° settore), 17 euro (2° settore)

     

    [Foto Ansaldi]

  • Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    via-del-lagaccio-gavoglioUna piccola “gaffe” ha visto nelle ultime settimane protagonista l’ormai famoso civico 19 di via dei Giustiniani. L’edificio del centro storico (già proprietà del disciolto Partito Nazionale Fascista, poi diventato sede di alcune attività sociali, successivamente sgomberato per criticità strutturali, infine occupato da un gruppo di giovani anarchici e nuovamente sgomberato) non passerà dal Demanio al Comune e non sarà interessato nell’immediato da nessun progetto di riqualificazione orchestrato da Tursi. L’immobile è stato infatti oggetto di una cartolarizzazione tra il Demanio e la Cassa Via dei Giustiniani casa occupatadepositi e prestiti che ha così spento sul nascere l’iniziativa dell’amministrazione genovese intenzionata a dare vita a un’esperienza di social housing (qui l’esempio di vico del Dragone, ndr), con possibilità di riscatto e acquisto definitivo degli alloggi affittati.

    È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a smentire la notizia che era stata pubblicata nei primi giorni dell’anno sulla stampa cittadina: «Purtroppo io stesso avevo dato l’informazione che avevamo richiesto il passaggio gratuito di proprietà per via dei Giustiniani ma, in seguito, ho scoperto che il bene non è più a disposizione del Demanio ma è stato venduto a Cassa depositi e prestiti. Di conseguenza, non è più richiedibile».

    Va precisato, tuttavia, che seppure richiesto gratuitamente, il palazzo di via Giustiniani (da non confondere con Palazzo Giustiniani, a pochi metri di distanza, ndr) non sarebbe arrivato al Comune tramite la procedura di vendita di beni demaniali alle amministrazioni locali (leggi l’approfondimento di Era Superba) che abbiamo già descritto nel dettaglio nei mesi scorsi (qui l’ulteriore approfondimento di dicembre). L’edificio, infatti, come ad esempio accade anche per i Forti, appartiene al Demanio storico – artistico, vincolato dalla Sovrintendenza, e viene considerato alla stessa stregua di un vero e proprio monumento nazionale: prima di richiederne il trasferimento di proprietà, Tursi avrebbe dovuto presentare un programma di valorizzazione da sottoporre alla valutazione del Demanio e del Direttore regionale della Sovrintendenza. Solo dopo questo doppio nulla osta si sarebbe potuta effettuare la transazione non onerosa; inoltre, l’immobile ottenuto non sarebbe stato rivendibile a terzi ma si sarebbe solo potuto dare in concessione. E dire che il Comune aveva anche dato mandato a Arred (l’Agenzia regionale per il recupero edilizio) di elaborare il progetto per la richiesta dell’immobile: lavoro, purtroppo, inutile.

     

    Dal Demanio al Comune, 120 beni richiesti: Caserma Gavoglio prima di tutto

    Come detto, sempre gratuita ma differente la seconda strada con cui il Comune di Genova sta cercando di ottenere la proprietà di circa 120 beni attualmente demaniali, questa volta sì alienabili. La procedura, messa in risalto all’interno del “Decreto del Fare”, comprende tutti i beni appartenenti al Demanio statale e militare, a esclusione di quello marittimo (di competenza di Regione e Autorità portuale), idrico (Provincia) e aeroportuale. Entro la fine del mese dovrebbero arrivare le risposte da parte del Demanio su ogni singola manifestazione di interesse inviata da Tursi tra i primi di ottobre e la fine di novembre. Dopodiché gli uffici comunali avranno tempo 4 mesi per studiare nel dettaglio i beni, anche grazie all’apertura degli archivi del demanio, fare i sopralluoghi necessari e decidere se inoltrare formalmente la richiesta definitiva di passaggio di proprietà.

    lagaccio-caserma-gavoglioRientra in questa seconda categoria anche la Caserma Gavoglio, o quanto meno parte di essa, che è stata in assoluto il primo bene richiesto con urgenza dal Comune di Genova. Sembra che la risposta, positiva, sia già pronta per essere inviata da Roma. Ma l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, non vuole sbilanciarsi: «Non possiamo prevedere che cosa ci diranno ma sappiamo che ci sono stati diversi contatti positivi con il ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio. L’acquisizione a titolo gratuito è certamente l’opzione più gettonata ma bisognerà vedere che tipo di procedura verrà autorizzata».  È possibile, infatti, che trattandosi di edificio vincolato dalla Sovrintendenza, almeno una parte della Gavoglio debba sottostare ai meccanismi del “federalismo culturale” spiegati in precedenza. «Se così sarà – ricorda Corsi – bisognerà fare un programma di valorizzazione a cui il trasferimento di proprietà sarà subordinato; se, invece, la procedura dovesse essere differente, il passaggio potrebbe essere ancora più veloce».

    È possibile, infine, che nel futuro si aprano importanti spiragli anche per l’acquisizione di edifici e terreni che rientrano nel Demanio marittimo e idrico. «Già da tempo – spiega l’architetto Corsi – si parla di possibili nuovi decreti legge per questi beni che dovrebbero essere richiesti rispettivamente da Regione e Provincia e poi, eventualmente, passati al Comune. Naturalmente anche ora si potrebbe pensare di avanzare una proposta di acquisto ma la procedura sarebbe molto più lunga e la transazione non sarebbe di certo gratuita». Certo, siamo ancora nella sfera del possibile ma in una città che vede nell’acqua il suo elemento naturale potrebbero aprirsi scenari strategici per lo sviluppo urbanistico del futuro e la sicurezza idrogeologica.

     

    Simone D’Ambrosio