Mese: Gennaio 2014

  • Ostello della Gioventù, Righi: nuova gestione, vecchi problemi

    Ostello della Gioventù, Righi: nuova gestione, vecchi problemi

    ostello-gioventu-righiRiapre l’Ostello della Gioventù del Righi, in via Costanzi, quello da cui con uno sguardo sul mare si può dominare tutta la città ma a cui si arriva solo con l’autobus 40 che, trasformatosi nelle ore notturne in 640, sale con l’ultima corsa dalla Stazione Brignole dieci minuti prima dell’una.

    La novità riguarda la gestione che dal 1° febbraio, giorno in cui il check-in tornerà attivo, sarà direttamente affidata A.I.G. Hostels, ovvero l’Associazione italiana alberghi per la gioventù. «Genova entra finalmente nel grande circuito nazionale e internazionale degli ostelli – ha detto con soddisfazione l’assessore al Turismo, Carla Sibilla – e punta ad aprirsi sempre più al turismo scolastico, sportivo, giovanile e culturale. Con questa novità facciamo un notevole salto in avanti dal punto di vista qualitativo e prepariamo la strada a importanti collaborazioni culturali per la nostra città».

    La struttura, di proprietà comunale e adibita ad ostello a partire dal 1992, sorge a circa 3 chilometri dal centro e si trova all’interno di un edificio di cinque piani, in parte condiviso con una scuola materna. I posti letto disponibili sono 204, suddivisi in 34 camere in maggioranza da 5/6 persone, ma solo 9 con servizi igienici compresi. Tariffe abbastanza popolari per chi si accontenta di un letto in camerata: il pernotto parte, infatti, da 17 euro a cui se ne possono aggiungere altri 2 per la colazione all’italiana o poco di più per quella continentale. Tariffe che vanno scontate del 50% se siete in gita scolastica. A.I.G., al momento, potrà usufruire della struttura fino al 31/12/2016, data di scadenza della concessione. Ma si sta lavorando per una conferma a più ampio respiro, senza la quale, tra le altre cose, l’ostello non potrebbe attingere ai finanziamenti regionali previsti da un bando dello scorso ottobre, con cui invece si punterebbe a potenziare il numero delle camere con servizi annessi e ad ampliare la disponibilità di stanze per intere famiglie. Un intervento necessario anche per ottenere la certificazione di qualità internazionale.

    «Quella di subentrare direttamente nella gestione di Genova, a cui prima eravamo legati solo attraverso una gestione controllata (una sorta di patrocinio, ndr) – ha detto Anita Baldi, presidente nazionale di A.I.G. – è stata una scelta molto ponderata che si colloca in un momento storico in cui stiamo cercando di far tornare gli ostelli al loro spirito originale, ovvero quello di centro di aggregazione giovanile per eccellenza».

    «Genova era l’unica grande città italiana a non avere un ostello direttamente gestito dall’A.I.G. – ha spiegato il presidente del Comitato Ligure, Luciano Maggi – ed è per questo che siamo intervenuti con questo cambio di rotta. Ma voglio subito sgombrare il campo dalle polemiche: la gestione precedente è stata impeccabile e non c’è stata alcuna rescissione del contratto ma solo la naturale scadenza della gestione controllata». In proposito, il segretario nazionale Carmine Lentino, ha tenuto anche a precisare che tutto il personale dipendente è stato riassorbito nel nuovo corso.

    I limiti della struttura permangono: e allora perché non puntare maggiormente sulle nuove realtà nate nel centro storico?

    ostelliPer il momento, restano solo il cambio di gestione, una nuova sigla e un po’ di «restyling e maquillage» – come lo hanno definito gli stessi gestori – che, tuttavia, da soli non sono sufficienti a valorizzare al meglio una struttura cruciale dal punto di vista dell’appetibilità turistica, giovanile della nostra città.

    «Il problema dei due ostelli del centro storico è che sono molto piccoli e molto più simili a bed & breakfast» ci risponde Luciano Maggi. «Ma Genova ha bisogno di spazi molto più ampi perché l’ostello del Righi non è mai stato al di sotto delle 20 mila presenze, negli 11 mesi di servizio annuale. Siamo di fronte a una struttura che funziona e che sarebbe un peccato mortale abbandonare a se stessa. D’altronde, anche all’estero gli ostelli non sorgono proprio in centro: certamente, però, possono sfruttare un sistema di trasporto pubblico molto efficiente».

    Impossibile potenziamento linea da parte di Amt. Al via attività e laboratori

    A fare da contraltare positivo alle difficoltà logistiche, ecco allora che sarà proposta una serie di attività laboratoriali coordinate dal nuovo, giovane direttore, Matteo Fabbrizzi, fresco dell’esperienza maturata all’ostello di Caracas, che punta molto sull’importanza degli spazi comuni. Si parta con il teatro e il cinema indipendente e con una serie di incontri e corsi offerti gratuitamente ai genovesi e agli avventori. Ma presto potrebbe prendere il via anche un’importante collaborazione con Slow Food per attivare il servizio di ristorazione (al momento limitato alla sola colazione) e un corso di cucina, a prezzi assolutamente abbordabili.

    «Non vogliamo che l’ostello rimanga solo un dormitorio turistico – ha detto l’architetto Maggi – ma puntiamo a farlo diventare un punto di riferimento culturale per i giovani viaggiatori, non tanto anagraficamente quanto di testa».

    Fin da subito si punterà forte sul teatro, con la possibilità di sfruttare una sala interna situata al primo piano dell’edificio e, soprattutto d’estate, un piccolo anfiteatro all’esterno. In proposito, dovrebbe nascere una naturale sinergia con l’ostello di Napoli, l’unico altro esemplare italiano a offrire uno spazio simile. «È una grande opportunità per le tante compagnie indipendenti che vengono in visita nella nostra città, per piacere o per lavoro» ha detto l’assessore Sibilla. «Ma potrebbe essere sfruttato anche da quei gruppi teatri genovesi che non hanno una sede fissa. Sarebbe importante riuscire a inserire l’ostello, il suo teatro interno e l’anfiteatro all’esterno, dentro una rete culturale che comprende diversi servizi, come quello delle residenze per i giovani artisti, e tanti appuntamenti».

    Come spesso accade, il bilancio preventivo però è fatto soprattutto di promesse. Come quella di valutare l’istituzione di un servizio di navetta complementare al trasporto pubblico, dato che la richiesta di potenziamento delle corse Amt in questo momento sembra un po’ troppo una chimera. Ma il progetto più grande è un altro (ed ecco ritornare la questione del centro storico, che forse non avevamo sollevato in maniera così impropria): la presidente nazionale Baldi, infatti, ha accennato alla possibilità di studiare una sorta di dependance dell’ostello del Righi anche nel cuore della città, come avamposto per chi arriva in treno e punto di riferimento per chi non viaggia in grandi gruppi e vuole vivere un po’ di più le notti della Città vecchia. Staremo a vedere che cosa ne sarà veramente.

     

    Simone D’Ambrosio

  • EurHope, concorso di illustrazione in sinergia con Porto e Accademia

    EurHope, concorso di illustrazione in sinergia con Porto e Accademia

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    EurHope 2014, Nicolò Carozzi

    EurHope – Immagini dal Futuro” ritorna anche quest’anno con la terza edizione del concorso di illustrazione (scadenza 21 marzo) made in Genova. Quest’anno spicca la partnership con l’Autorità Portuale, una collaborazione in linea con il tema del concorso: “Porti del mare -Collegamenti del pianeta – Vite, culture, mercanzie. Crocevie per il Futuro”.

    Ma come accaduto già nelle precedenti edizioni, il progetto EurHope non si limiterà al solo svolgimento del concorso. Sono infatti previsti eventi collaterali, fra cui la realizzazione di quattro mostre che porteranno in altrettante città (Genova Palazzo San Giorgio, Milano Museo Wow, San Benedetto del Tronto e Accademia di Perugia) i lavori selezionati nel concorso e le opere sui Porti del Futuro e su Porti locali realizzati dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, dall’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia, dall’Istituto Europeo di Design di Milano e Torino.

    Oltre alla già citata Autorità Portuale di Genova (che l’anno scorso con “Porto Motore Azione”  ha collaborato anche con il Genova Film Festival per la realizzazione di un cortometraggio sul Porto di Genova, a dimostrazione della nuova linea di apertura verso la città intrapresa da Palazzo San Giorgio), le Accademie e l’Istituto Europeo di Design, partner di EurHope è anche AIVP (Association International Villes & Ports) che riunisce le autorità portuali e i porti di tutto il mondo e che ha sede internazionale a Le Havre.

    «Penso che in un tempo come questo, in cui crolla una certa impostazione del mondo che siamo chiamati a rifondare, immaginare sia fondamentale», commenta Enrico Testino, la mente di EurHope. «Immaginare è il primo passo per ipotizzare un futuro e Genova è una città in grande trasformazione. Il ruolo del concorso vuole essere quello di aiutare a evocare futuri possibili. Genova sta costruendo, con i piani urbanistici, il riassetto strutturale della vivibilità dei prossimi millenni. Avere dei momenti di libertà per la fantasia non può che aiutare e rendere la creatività più efficace».

    La giuria, sul sito www.eurhope.net, vede rappresentanti delle diverse realtà organizzatrici tra i quali Luigi Bona, Direttore di WOW – Museo del Fumetto e dell’Illustrazione di Milano, Ferruccio Giromini, curatore d’arte esperto di illustrazione e fumetto, Ivo Milazzo, notissimo disegnatore e Presidente dell’Associazione Illustratori, Laura Farina in rappresentanza dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, Mario Benvenuto per l’Accademia genovese, Flavia Mandrelli per la Fondazione Libero Bizzarri, esponenti dell’Autorità Portuale di Genova e dell’AIVP.

    È proprio Mario Benvenuto, docente del corso P.A.I (Progettazione Artistica per l’Impresa) dell’Accademia Ligustica di Genova, che ci spiega meglio il lavoro che sta portando avanti con i suoi studenti: «Lavorare sul porto non è semplice, si tratta di una mastodontica entità che incide e influisce sulla vita e la morfologia di un’intera città. Genova è il suo porto, l’agglomerato si è sviluppato intorno allo scalo e già questo la dice lunga sul tipo di lavoro che bisogna svolgere. Noi stiamo lavorando su due livelli, uno strettamente legato al progetto EurHope e al concorso con illustrazioni a tema libero incentrate sul Porto di Genova, l’altro più incentrato sulla grafica, legato alla produzione di un progetto per l’apertura del porto nella sua totalità a chi il porto non è abituato a frequentarlo. Lo abbiamo chiamato “Porto Aperto”. La difficoltà principale, in questo caso, è quella di progettare con la finalità di comunicare a tre diverse categorie di persone: turisti, lavoratori del porto e cittadini genovesi».

     

    Premi e info tecniche per i partecipanti:

    Per le migliori opere vengono messi in palio tre premi. Al primo classificato andranno 1.500,00 euro, al secondo 1.000,00 euro e al terzo 500,00 euro. La partecipazione è gratuita, ogni autore o gruppo può inviare da uno a tre opere in riproduzione cartacea, con stampa formato cm 30×30 e in formato digitale tif o jpg.
    Verrà premiata una sola opera per autore e alcune delle opere selezionate verranno pubblicate sulla rivista “Scuola di Fumetto”.

  • Roberto Vigo, la professione del fonico e del produttore artistico

    Roberto Vigo, la professione del fonico e del produttore artistico

    roberto-vigoProsegue il nostro viaggio (qui la prima intervista) attraverso le esperienze di chi nella nostra città è riuscito nell’ardua impresa di “vivere di e con la musica”. Roberto Vigo è fonico professionista: tanti dischi registrati a Genova hanno il suo nome nei famosi “credits”. Da molti anni ha uno studio suo, lo ZeroDieci, e da quasi altrettanti insegna il suo mestiere a giovani e meno giovani.

    Spesso, a Genova come in tanti altri luoghi, si dice che “tutti suonano e nessuno ascolta”: tu cosa ne pensi?

    «In realtà, secondo me, c’è un sacco di gente che ascolta. Un pubblico che spesso è tecnico, cioè formato da musicisti, molto attento ai particolari ed esigente, anche se talvolta (mi riferisco ovviamente ai musicisti) più per quello che suonano gli altri che non per i propri lavori. Si tende cioè a non ascoltare a sufficienza quello che si produce in proprio, cosa che invece è fondamentale per focalizzarsi su un proprio miglioramento artistico.
    Esiste però un numero crescente di gente che, grazie alla rete, va in giro a cercare la musica che più gli piace, artisti non molto conosciuti di cui poi diventa fan. Questa audience però non fa mercato, ed è quasi invisibile in termini economici, vuoi per la crisi discografica, vuoi perché trattasi di musica gratuita, legale o illegale che sia. Ed è anche il motivo per cui questa fetta di ascoltatori è difficilmente quantificabile in termini numerici».

    mixer-fonico-suono-musicaSembra che da qualche anno tutti vogliano o cerchino di registrare un disco… È davvero diventato così facile o è un riflesso del consumo sfrenato di musica, che ormai viene misurata in GB e non in supporti fisici?

    «Intanto da qualche anno è diventato possibile per tutti registrare un disco, cosa che era preclusa a molti in passato, perché le strutture, gli studi di registrazione, costavano un rene al giorno! Era un tipo di attività che non era alla portata di chiunque. Adesso che i costi si sono ridotti in misura drastica, la registrazione è davvero alla portata di tutti, ma se si fa un discorso qualitativo non è che, sapendo registrare, si fa anche della buona musica! Nel discorso “qualità” entrano anche la preparazione dei musicisti, la musicalità in generale del progetto. E la parte più difficile: la voglia di comunicare qualcosa attraverso la musica. Per la quantità si può essere d’accordo sulla misurazione in GB della musica, ma nelle nicchie di mercato molto piccole c’è un ritorno al supporto non digitale (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr) e questo per me è incoraggiante».

    Definiscimi la tua professionalità…

    «Passione, puntualità, precisione, ed amore per le cose che si fanno».

    Da diverso tempo fai anche corsi per fonici, e in qualche caso dai battesimo anche a futuri professionisti… Chi sono i tuoi studenti? Perché hai sentito l’esigenza di insegnare il tuo mestiere?

    «Vengono da me musicisti appassionati che ne vogliono sapere di più, perché è giusto avere un background tecnico sul suono… se suoni, e soprattutto se lo vuoi fare di professione. Vengono da me anche persone che vogliono fare il fonico come lavoro, ad esempio il tecnico a bordo delle navi da crociera, oppure gente che ha il proprio studio a casa e vuole migliorare la qualità di quello che registra. Il motivo per cui insegno è che in realtà sto ancora adesso imparando! Nonostante vent’anni d’esperienza sento ancora il bisogno di imparare e di trasmettere tutto quello che ho ricevuto negli anni. È una soddisfazione vedere allievi che trovano una propria strada grazie anche ai miei insegnamenti».

    Qual’è, al netto dei problemi, la difficoltà maggiore che incontri nel tuo lavoro in un momento storico come questo?

    «Non so risponderti. Sinceramente in questo momento non ho problemi nel mio lavoro. A me sta andando tutto bene, e non vorrei essere quello che va controcorrente… Magari alle volte i problemi sono le tasse eccessive, cose comuni ad altre attività, ma nel mio settore va tutto bene, c’è interesse per tutto quello che faccio!»

    Hai un tuo rapporto con la SIAE? Tu partecipi a dei progetti artistici, come produttore e come fonico: c’è differenza tra i due casi?

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    «Semplicemente non ho un rapporto con la SIAE, né mi interessa averlo. La SIAE avrebbe uno scopo nobile, pagare i diritti agli artisti, ma il meccanismo non funziona. Personalmente non ho mai pensato di fare l’editore o chiedere all’artista percentuali sul diritto d’autore. L’unico rapporto che ho con la fonico-musica-registrazione-suonoSIAE è quando vado a chiedere i bollini per i CD come produttore artistico».

    Un musicista che stimo un giorno mi ha detto: il mercato musicale è morto; ma allora, tu che i dischi li registri, cosa gli rispondi? Come si vendono – se si vendono – i dischi?

    «Musicista e fonico stanno dalla stessa parte della barricata, anche perché per entrambi il prodotto finito ha in sé la soddisfazione personale di averlo creato. Il fonico non ha un ritorno economico dal disco in base alle vendite, diversamente da quanto succede negli U.S.A., ha un ritorno di fama, di popolarità, eccetera. È cambiata la forma entro cui si ascolta e si consuma musica: il mercato musicale è morto se lo interpretiamo come compravendita di dischi. Rimangono delle nicchie piccolissime che hanno bisogno di un dato supporto fisico. L’utenza rimane: il problema è che non s’è trovato un modo per rimonetizzare il consumo di musica in maniera efficace – e giusta – per tutti gli attori.
    L’artista odierno deve mettersi in gioco, salire sul palco e suonare; non si guadagna più vendendo i dischi, il disco serve all’artista come promozione per andare in giro con uno spettacolo. Non è più vero il contrario, cioè fare lo spettacolo per promuovere il disco. Non si vive di diritti sulle canzoni, via SIAE: una volta si potevano guadagnare milioni anche solo componendo canzoni, prendendo i diritti sui passaggi radio e televisivi, adesso non più».

     

    Michele Bensa

  • Consiglio comunale, cani e carcasse: «Di questo passo possiamo starcene a casa»

    Consiglio comunale, cani e carcasse: «Di questo passo possiamo starcene a casa»

    palazzo-tursi-guerello-impiegati-uffici-DTornano le polemiche in Consiglio comunale per la calendarizzazione dei lavori messi all’ordine del giorno. A surriscaldare gli animi di diversi consiglieri sono nuovamente i tanto chiacchierati articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che, secondo il regolamento, devono riferirsi ad “argomenti di attualità di competenza dell’amministrazione comunale, che non riguardino o comportino deliberazioni”. Nella seduta di ieri, come sua facoltà, il presidente Guerello ne aveva previsti 5: raid vandalici notturni a danno dei mezzi in sosta, rimozione carcasse auto e moto abbandonate nelle pubbliche vie, possibilità di accesso dei cani nei civici cimiteri, nuove prospettive di Fiera e Ucina, situazione dell’ex palazzo delle poste a Borgo Incrociati.

    «Avete visto che articoli 54 sono stati programmati oggi?» ha sbottato il capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia, già presidente del Consiglio provinciale. «Più che l’assemblea di uno dei più grandi Comuni d’Italia, sembriamo il Consiglio di un paesino di montagna che si riunisce per discutere se far entrare o meno i cani nei cimiteri. Non possiamo permetterci di affrontare problematiche che non siano di spessore e che non vadano in direzione di quello che si aspetta la città. Se andiamo avanti di questo passo, possiamo tranquillamente starcene tutti a casa».

    Non ha torto il consigliere, soprattutto quando fa presente di aver «inoltrato la richiesta di discutere della situazione del Carlo Felice, di avere aggiornamenti sui continui sversamenti di Scarpino e sulle analisi che sta facendo Arpal, di parlare delle problematiche dei “portoghesi” del trasporto pubblico». Senza nulla togliere agli amici a quattro zampe, ci sono questioni decisamente più urgenti e più vicine alle situazioni critiche e di attualità che si vivono in città. Gioia dimentica però che la stessa contestata interrogazione è stata proposta dal collega di partito Paolo Repetto: un po’ di dialogo interno, probabilmente, avrebbe dato meno possibilità di scelta al presidente Guerello che, dal canto suo, ha sempre portato avanti la tesi di dare più spazio in queste situazioni alle forze politiche che hanno maggiori difficoltà ad avere un dialogo costante con la giunta (qui l’approfondimento di Era Superba).

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    Paolo Putti, M5S

    Critico anche il Movimento 5 Stelle, come spiega il capogruppo Paolo Putti, autore di un altro articolo 54, non accolto, sempre sulla situazione di Scarpino: «Noi presentiamo le richieste dei 54 entro il primo pomeriggio del lunedì. È chiaro che non sempre gli assessori riescono a prepararsi tutte le risposte. Però, oggettivamente, auspicherei che si mettessero degli argomenti che portino gli assessorati a dare delle risposte su questioni di vero interesse generale». Secondo il “grillino”, dovrebbero essere gli stessi assessori a mostrare interesse nel far capire ai cittadini come stanno veramente le cose: «Il nostro obiettivo non è quello di mettere in difficoltà l’assessore Garotta su Scarpino o qualsiasi altro assessore su qualsiasi altro argomento. Mi interessa, invece, che l’assessore Garotta possa comunicare di avere studiato una strategia insieme con Amiu per far fronte alla situazione. Non si può sempre mettere la testa sotto la sabbia e parlare dei cani nei cimiteri».

    La risposta, seppur indiretta, arriva dal presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, in quota Pd: «Per la seduta di oggi mi sono arrivate 252 richieste di articoli 54. Evidentemente i proponenti li ritenevano tutti argomenti meritevoli di passare all’attenzione del Consiglio comunale. Come sempre, per 5 argomenti che riesco a inserire nell’ora di tempo dedicata alle interrogazioni a risposta immediata, ce n’è almeno un centinaio che lasciano l’amaro in bocca ai vari gruppi consiliari. Ma la situazione, purtroppo, resterà tale finché non interverranno le modifiche al regolamento».

     

    Modifiche al regolamento: giovedì ultimo passaggio in commissione?

    Già le modifiche al regolamento. Su Era Superba ne abbiamo parlato dettagliatamente qualche tempo fa, ma che fine hanno fatto? «Di quelle modifiche – spiega Gioia – ne discuteremo giovedì in commissione, mi auguro per l’ultima volta prima dell’approdo in aula. Voglio sperare che i gruppi che hanno votato e approvato ogni singolo ritocco al regolamento, mantengano le posizioni espresse anche durante la discussione Consiglio perché ho già sentito che qualche esponente della maggioranza vorrebbe cambiare le carte in tavola».

    Attualmente, il Regolamento del Consiglio comunale (qui il pdf) prevede che gli articoli 54 debbano essere presentati “per iscritto alla Presidenza del Consiglio, con indicazione adeguatamente circostanziata dell’argomento, almeno ventiquattrore prima dell’ora di convocazione della seduta. Le interrogazioni a risposta immediata devono consistere in una sola domanda, formulata in modo chiaro e conciso, connotata da urgenza o particolare attualità politica. Il/la Consigliere/a ha tre minuti di tempo per illustrare l’interrogazione.  […] Il Sindaco o gli Assessori delegati per materia sono tenuti a rispondere alle interrogazioni in questione contenendo la risposta nel termine di tre minuti. Il presentatore dell’interrogazione ha facoltà di replicare per non più di due minuti”. Tempi, di fatto, praticamente mai rispettati.

    Ma la questione più delicata riguarda la discrezionalità del presidente nel merito della sussistenza dei requisisti richiesti e, quindi, circa scelta degli argomenti da portare in aula. Viene da sé che, così stanti le cose, un presidente dello stesso colore politico della maggioranza abbia il margine per proteggere qualche assessore particolarmente sotto tiro. Ed è proprio su questo punto che insistono le modifiche regolamentari in via di presentazione, puntando a limitare la quantità di argomenti presentabili per gruppo o consigliere, ma imponendo l’inserimento all’ordine del giorno di tutte le richieste con il recupero nelle sedute successive delle interrogazioni inevase nell’ora a disposizione ed eventualmente ripresentate dai proponenti.

    Alfonso Gioia, Udc
    Alfonso Gioia, Udc

    Tutto, comunque, continuerà a dipendere molto anche dal buon senso dei consiglieri che dovrebbero evitare di portare all’attenzione dell’aula questioni che potrebbero tranquillamente essere affrontate in altre sedi e con altri strumenti. Il problema, secondo Alfonso Gioia, va ricercato nel fatto che «oggi abbiamo delle istituzioni che non hanno alcun valore perché non hanno la competenza per poter incidere sul proprio territorio perché quasi sempre la competenza generale spetta al Comune. Noi abbiamo decentramenti solo di nome ma che non hanno effetti concreti sul territorio».

    Un quadro piuttosto complicato in vista dell’ormai imminente realizzazione della Città Metropolitana, che rischia di ampliare a dismisura le questioni potenzialmente “interessanti”. «Credo che con l’istituzione reale della Città Metropolitana la situazione diventerà ancora più critica – ha detto Gioia – perché vorrei sapere come il sindaco Doria potrà andare a discutere di un problema che sorge a Castiglione chiavarese. Non riesco a capire come a un sindaco di una delle più grosse città d’Italia si possano addossare ulteriori responsabilità e competenze per sostituire l’unica istituzione che non doveva essere abolita (la Provincia, ndr)».

    Gioia è certamente molto legato all’istituzione di provenienza ma quella della Città Metropolitana e del funzionamento dei suoi organi istituzionali sarà una bella gatta da pelare per la giunta Doria, che si aggiunge a un elenco sempre più lungo.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Casa occupata vico Sauli: locali sfitti a famiglie in difficoltà

    Casa occupata vico Sauli: locali sfitti a famiglie in difficoltà

    casa-occupata-vico-sauliIntorno alle 11 lo Sportello per il Diritto alla Casa di via delle Fontane diffonde la notizia sulla propria pagina Facebook. Un gruppo di attivisti ha occupato alcuni appartamenti in vico Sauli, nel Centro Storico, si tratterebbe di abitazioni sfitte da tempo, come era accaduto in passato anche in occasione delle occupazioni di appartamenti in piazza delle Vigne, via dei Giustiniani e piazza Cernaia.

    Digos e carabinieri sono accorsi davanti agli appartamenti occupati. Il movimento per la casa comunica che al momento il presidio è tranquillo. “Tre nuclei familiari iniziano oggi questo percorso di lotta ed autorganizzazione – leggiamo sulla pagina Facebook – la riappropriazione dello sfitto è l’unica vera risposta alla necessità abitativa nella nostra città”.

    L’emergenza casa a Genova non è certo un segreto (qui l’approfondimento di Era Superba), oltre 15.000 case sfitte e altrettante affittate in nero, il tutto a fronte di 4.000 domande per un alloggio popolare che il Comune non riesce in nessun modo a fronteggiare (poco più di 240 gli alloggi assegnati nell’ultimo anno).

     

  • San Bernardo, l’esperienza QuiC: rete di volontari per il Centro Storico

    San Bernardo, l’esperienza QuiC: rete di volontari per il Centro Storico

    centro-storico-vicoli-chiesa-san-donato-d7Vi avevamo già parlato di QuiC – Quartiere in Cantiere, nato su iniziativa di cittadini, negozianti e associazioni attive in Via San Bernardo nel centro storico di Genova, allo scopo di migliorare il quartiere, spesso percepito come pericoloso, rumoroso e da un po’ di tempo anche in crisi, stando al numero degli esercizi che chiudono. Durante il sopralluogo di #EraOnTheRoad nella zona di San Bernardo, siamo andati a parlare con uno dei membri più attivi del QuiC, Domenico De Simone, anche segretario del Ce.Sto (associazione attiva da trent’anni per il miglioramento delle condizioni del centro storico). Domenico ci ha raccontato la storia del comitato: come è nato, cosa ha fatto in questi anni, cosa farà a breve per il quartiere. Questo è un momento di “remi in barca”, ma il QuiC si prepara a un ritorno…

     

    Quic San Bernardo: che cos’è e cosa fa

    Si tratta di un’esperienza nata più di due anni fa, nel settembre 2011. La sua genesi è legata alla nascita della casa di quartiere GhettUp, in molti si sono rivolti alla casa di quartiere del Ghetto chiedendo di trasportare questa esperienza di aggregazione anche in Via San Bernardo, dove c’erano problemi di convivenza legati soprattutto alle ore notturne, a cui faceva fronte, però, anche una scarsa attività diurna, con la sistematica chiusura degli esercizi commerciali. Per questo, un gruppo di volontari fra associazioni, residenti e negozianti hanno deciso di riunirsi e dare avvio al QuiC. A questa avventura hanno voluto partecipare anche altre realtà che già avevano aderito a GhettUp, come i volontari della Associazione San Marcellino, che hanno avviato un percorso di mediazione comunitaria (qui l’approfondimento di Era Superba), valido supporto teorico, intellettuale, culturale.

    Ma qual è stato il percorso di QuiC in questi primi anni di attività e quali risultati ha raggiunto? Domenico De Simone racconta: «Un percorso intenso, con tante iniziative: dall’inizio del 2012 abbiamo organizzato una giornata di baratto del “regalo inutile” di Natale; poi nel luglio è stata la volta dei commercianti: i cittadini sono stati chiamati a votare il loro esercente preferito della zona. Inoltre, abbiamo seguito le attività di San Marcellino nell’ambito della mediazione culturale in un progetto con i quartieri di Certosa, Sampierdarena, San Bernardo, Piazzale Adriatico (che ha coinvolto anche la Fondazione Cultura di Palazzo Ducale). Nel 2013, c’è stata la marcia assieme alla ex Latteria Occupata per i locali sfitti del centro storico. Inoltre, ci siamo dedicati a incontri e workshop con le altre associazioni di zona, e ora stiamo lavorando in questo senso».

     

    I progetti per il futuro: creare una rete con le associazioni di zona

    Chiesa S.DonatoOggi QuiC è ancora un’associazione nascente, che non ha formalizzato la sua esistenza e non è registrata ufficialmente. Raccontano i volontari: «Stiamo lavorando sia all’interno del gruppo che all’esterno, cercando di darci uno statuto e un organismo direttivo. Ora, la nostra presidente è Carola Giordano, attiva residente di Via San Bernardo. Siamo un gruppo variegato: con noi, anche la signora Laura, ultra-ottantenne che ama il suo quartiere e che ha molta voglia di fare». Inoltre, QuiC collabora, oltre che con Ce.Sto e San Marcellino, anche con il Gruppo Donne di Via San Bernardo, BalGaSar (l’unione dei genitori dei bambini delle scuole Baliano, Garaventa, Sarzano), CIV San Bernardo, Assest, commercianti e tutti i volenterosi amanti del quartiere che desiderano aderire. Adesso, a quanto dicono i membri stessi, il gruppo sta attraversando un periodo di stallo. Al calo dell’attività, fa fronte un ripensamento organizzativo: l’obiettivo è fare rete con tutte le altre realtà di zona, dalla ex Latteria Occupata, a Giardini Luzzati, Giardini di Plastica e Giardini Liberi di Babilonia. Come una “cellula dormiente”, ora QuiC segue le attività degli altri, partecipando e collaborando senza tirarsi indietro.

    «In tre parole, QuiC è “prendersi cura di”: vogliamo trovare un minimo comun denominatore tra tutti gli operatori sociali della zona e vorremmo essere accomunati dall’idea dell’”aver cura” di aspetti materiali, culturali, sociali, educativi in stato di abbandono, ciascuno secondo le proprie competenze. Abbiamo le stesse finalità, ma approcci diversi. Oggi la zona è animata da un lato da realtà che si battono per il bene del quartiere con atteggiamenti “rivoltosi”, dall’altro da gruppi “legalitari”. Noi vorremmo diventare cerniera tra questi due aspetti e farli dialogare: dobbiamo dare una risposta tutti insieme».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Oh Dio mio!: commedia tra il serio e il faceto al teatro Duse

    Oh Dio mio!: commedia tra il serio e il faceto al teatro Duse

    Oh Dio Mio commedia teatroMartedì 21 gennaio debutta al teatro Duse Oh Dio mio! di Anat Gov, una commedia ricca di battute argute e ironiche, che tra il serio e il faceto affronta una situazione paradossale con argomentazioni verosimili, giocate sul ritmo di travolgenti gags comiche.

    Ella, una psicanalista affermata, madre single di un ragazzo autistico, riceve un giorno una misteriosa telefonata. Dall’altra parte del filo c’è la voce di un uomo disperato che le chiede insistentemente di poter essere ricevuto. Invano, prima di accettarlo come paziente, Ella vuole conoscere il suo nome: l’uomo le confida solo che questo inizia con la lettera D. Quando finalmente i due si incontrano, l’uomo si presenta elegantemente vestito di nero e svela il motivo del suo riserbo: lui è Dio in persona. Sopraffatto da una violenta crisi d’identità, Dio ha bisogno dello psichiatra a causa delle troppe delusioni che nel corso dei millenni ha ricevuto dalle sue creature, e in particolare dagli esseri umani. A questo punto l’intreccio si fa coinvolgente proprio a causa della sua premessa surreale. Dio è confuso ed Ella ha solo poco tempo per aiutarlo, e con lui salvare il mondo da una fine certa.

    Prodotto da Attori & Tecnici, la compagnia romana fondata dal genovese Attilio Corsini, Oh Dio mio! (qui nella versione italiana e nell’adattamento di Enrico Luttmann e Pino Tierno) è interpretato da Viviana Toniolo, Vittorio Viviani e Roberto Albin, per la regia di Nicola Pistoia. Scene di Alessandra Ricci, costumi di Isabella Rizza e luci di Luigi Ascione

    Per Oh Dio mio! – in scena al Duse da martedì 21 a domenica 26 gennaio 2014 – sono validi tutti gli abbonamenti (Fisso, Libero e Giovani), oltre che le consuete agevolazioni per studenti e gruppi organizzati in collaborazione con l’Ufficio Rapporti con il Pubblico.

    Orari feriali ore 20,30 – domenica ore 16

    Prezzi 25,00 euro (1° settore), 17,00 euro (2° settore)

  • Sicurezza Ambienti di Lavoro: a rischio i controlli, riprese le trattative

    Sicurezza Ambienti di Lavoro: a rischio i controlli, riprese le trattative

    stazione-principe-lavori (5)È una questione che seguiamo ormai da quasi un anno (qui l’approfondimento di Era Superba) e ci sta particolarmente a cuore perché chiama direttamente in causa un diritto fondamentale dei lavoratori, quello alla sicurezza sul posto di lavoro. Parliamo della vertenza Psal (il servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’Asl 3) tra Regione Liguria e azienda sanitaria genovese da una parte e sindacati dall’altra, in merito all’attivazione delle procedure di assunzione di nuovi operatori destinati a rinforzare l’organico di un reparto fondamentale – quello deputato a garantire la regolare applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro – che oggi si trova in sofferenza per un’evidente carenza di personale (31 dipendenti a fronte di circa 4000 cantieri).

    Ma sul finire della settimana scorsa la situazione si è finalmente sbloccata, almeno per quanto riguarda le relazioni sindacali aziendali, di fatto, congelate dall’ottobre 2013. L’Asl 3, infatti, ha comunicato la convocazione – il prossimo 22 gennaio – di RSU e OO.SS. per la ripresa delle trattative. Di conseguenza, l’auspicio è che a breve possa ripartire anche il tavolo di confronto Psal.

    Il sindacato autonomo Fials – particolarmente attivo nella vertenza sul servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambiente di Lavoro – ricorda in una nota «La responsabilità dell’attuale stato di agitazione, ancorché sospeso, risulta esclusivamente rinvenibile nel comportamento dell’Asl 3. Da sempre la Direzione dell’azienda ha negato il confronto sulle incentivazioni e sulle assunzioni, omettendo perfino il rispetto dei diritti di “mera informazione” sindacale».
    Fials rivendica di aver portato per tempo all’attenzione dell’Asl 3 la necessità urgente di applicare le intese sottoscritte a luglio 2013 tra la stessa Asl 3, Regione e OO.SS. «Altrettanto ha fatto la RSU aziendale ma per ottenere un semplice incontro è stato necessario proclamare lo stato di agitazione, anche per mettere fine alla pratica dello scaricabarile per cui la Asl 3 attribuisce alla Regione la responsabilità di “inadempienze” che la Regione in più occasioni ha respinto».

    In sede di Prefettura si è concordato con la proposta del Prefetto di convocare le parti. Tuttavia, dall’11 dicembre 2013, non sono più giunte notizie in tal senso.«Per questo sollecitiamo i soggetti coinvolti, e la Regione in particolare, ad adoperarsi per attivare il tavolo in Prefettura sulla vertenza Psal», conclude Mario Iannuzzi, segretario Fials Genova.

     

    Matteo Quadrone

  • Amt, il piano: riorganizzazione interna e lotta all’evasione tariffaria

    Amt, il piano: riorganizzazione interna e lotta all’evasione tariffaria

    autobus-amt-3In attesa della costituzione dell’Agenzia Regionale per il Tpl e relativa gara per l’affidamento del servizio e dopo l’impegno assunto dal Comune di Genova con l’Azienda per la copertura di 4,3 milioni di risorse aggiuntive, si registrano novità per quanto riguarda due dei quattro punti dell’accordo che aveva visto protagonisti Comune, Regione e Amt in quei tribolati giorni di fine novembre.

    Si è infatti concluso il tavolo di confronto fra L’Azienda e le Organizzazioni Sindacali in merito alla riorganizzazione interna che porterà al risparmio di quei 4 milioni necessari che, sommati ai 4,3 di Tursi, andranno a coprire il passivo dell’Azienda. Il testo dell’accordo (qui il pdf in versione integrale), contiene indicazioni anche per quanto riguarda il terzo dei quattro punti, ovvero il rinnovo del parco mezzi con 200 nuove unità da qui al 2017 (50 quest’anno). “Sono in corso contatti con le competenti strutture del Comune e della Regione per ottenere ulteriori finanziamenti da parte della Banca Europea degli Investimenti (BEI)”, si legge nel testo. Si tratterà in larga parte di mezzi da 18 metri per coprire le tratte più lunghe.

    Ma basterà la riorganizzazione dei mezzi – e quindi una maggiore efficienza con minori costi di manutenzione – a far risparmiare 4 milioni di euro ad Amt nel 2014? Ovviamente no. L’Azienda affronterà le difficoltà confermando anche per il 2014 il blocco degli aumenti contrattuali e delle ferie arretrate, mettendo in campo un’aspra e decisa lotta all’evasione tariffaria, ma anche intervenendo su aspetti solo apparentemente secondari come ad esempio l’appalto per le attività di manovra e pulizia dei mezzi e dei locali.

    Non è tutto. L’Azienda sta esaminando un piano di riduzione fermate, una riorganizzazione dei poli di manutenzione e un adeguamento degli orari di servizio degli impianti di risalita di Montegalletto, Sant’Anna e Zecca Righi, sia feriali che festivi.

     

    Evasione tariffaria e linee gialle: potenziamento azioni di controllo e contravvenzioni

    “Il trend di declino dei ricavi da traffico (fenomeno nazionale dovuto alla riduzione degli spostamenti e del potere di acquisto degli utenti) verrà arginato con l’obiettivo di mantenere almeno inalterato per l’anno 2014 il valore degli stessi rispetto al 2013, come da conto previsionale. A tal fine verranno ulteriormente potenziate e diversificate le iniziative di lotta all’evasione tariffaria utilizzando tutti gli strumenti utili allo scopo”. Tra cui quello di adattare all’occorrenza impiegati (Capi e Quadri) al controllo dei titoli di viaggio sui mezzi in corsa.

    “Nel corso del 2013 si è registrato un calo significativo delle sanzioni emesse comprese quelle da telecamere. Il fenomeno è legato ad una maggiore attenzione degli automobilisti indotta oltre che dall’effetto deterrente delle contravvenzioni, anche dal contesto economico e dalla limitazione del raggio di azione degli interventi possibili al personale in funzione della nuova regolamentazione delle loro mansioni”. Per ovviare a ciò, Amt velocizzerà il processo che porterà al reclutamento di 60 ausiliari del traffico previsti nell’accordo del maggio 2013 (lavoratori che passeranno da Amt a Tursi). “Per proseguire nelle attività di sostegno al Tpl attraverso la prevenzione, la dissuasione e la repressione delle violazioni al codice della strada”.

     

    L’efficacia dell’accordo è subordinata all’approvazione dei dipendenti Amt tramite referendum e alla ratifica dell’Assemblea dei soci.

  • Infermieri a domicilio a Genova, al via il progetto: si prenota in farmacia

    Infermieri a domicilio a Genova, al via il progetto: si prenota in farmacia

    sanità-farmacie-D1Dalla semplice iniezione sino all’assistenza complessa o quella post parto. Il tutto a domicilio e con la possibilità di prenotazione direttamente in farmacia. Queste le caratteristiche principali del progetto lanciato oggi da Federfarma Genova e da Aba (studio infermieristico associato), che mette in rete farmacie e infermieri al servizio della cittadinanza: anziani, bambini, donne in stato interessante, malati cronici o semplicemente persone “bloccate” a letto.

    Il servizio, che è prenotabile 24 ore su 24 sette giorni su sette e può avere carattere di urgenza (di norma sarà erogato entro le 24 ore), comprende per esempio l’igiene completa del paziente allettato, l’assistenza al bagno completo, medicazioni di piaghe da decubito, prelievi venosi e flebo senza assistenza, catetere, clistere, gestione delle stomie, assistenza diurna e notturna, somministrazione di terapia farmacologica. Vi è poi, come detto, l’assistenza post post parto, con tanto di affiancamento per il primo bagnetto e la cura del cordone ombelicale.

    Le tariffe vanno dai 21 ai 27 euro per l’assistenza semplice e dai 21 ai 47 euro per la complessa (esclusa assistenza diurna e notturna la cui tariffa è ovviamente più elevata e supera i 100 euro). Per un’iniezione, invece, il costo è di 11,50 euro.  La spesa potrà essere regolarmente scaricata secondo quanto previsto dalla legge o addebitata ad eventuali assicurazioni sanitarie.

    “Il servizio infermieristico a domicilio – spiega Giuseppe Castello, presidente di Federfarma Genova, in una nota stampa – completa la prima fase del progetto di farmacia come presidio salutistico di prossimità. La capillare presenza delle farmacie sul territorio garantisce le immediate risoluzioni dei problemi dei pazienti. Chi ha bisogno di prenotare una visita specialistica in pochi minuti può fissare un appuntamento attraverso la rete Cup; da tempo in farmacia è possibile effettuare analisi di prima istanza. Oggi il bouquet delle offerte si completa con una qualificata e certificata offerta di servizi infermieristici semplici e/o complessi”.

  • Com’è fatto il mondo? A Palazzo Ducale un viaggio alla scoperta della Terra

    Com’è fatto il mondo? A Palazzo Ducale un viaggio alla scoperta della Terra

    Ambiente sole energia naturaDal 21 gennaio al 25 febbraio Palazzo Ducale ospita il nuovo ciclo di incontri Com’è fatto il mondo? Un viaggio tra cielo e terra: sei appuntamenti con altrettanti esperti del settore per delineare le attuali conoscenze sul nostro sistema solare e in particolare sul nostro pianeta.

    Si parlerà di nascita ed evoluzione del sole e di stelle analoghe, deriva dei continenti, formazione del sistema planetario, natura della crosta terrestre e la sua dinamica, atmosfera e mutazioni climatiche, magnetismo terrestre.

    Ecco il calendario completo

    -21 gennaio 2014, ore 17.45

    Il nostro sistema solare: presente, passato, futuro
    Enrico Beltrametti
    professore emerito, già docente di Fisica nucleare e di Fisica teorica, Università di Genova

     

    -28 gennaio 2014, ore 17.45

    La deriva dei continenti: l’evoluzione dell’area mediterranea
    Stani Giammarino
    docente di Geologia, Università di Genova

    La conferenza si propone di approfondire le modalità di strutturazione delle catene orogeniche perimediterranee (Alpi, Appennino, Pirenei, Cordigliera Betica, Rif, Atlante Telliano, Dinaridi); i motivi per cui il fondo del Mediterraneo si presenta come un mosaico crostale i cui bacini sono nella maggiore parte derivanti da recenti fasi distensive che hanno portato a creazione di nuovi ”spazi oceanici” e che solo in una sua parte orientale sia presente il residuo di quello che era stato un vasto antichissimo oceano, la Tethys (Tetide), che circa 200 milioni di anni fa separava un gruppo di continenti. Inoltre, è previsto un approfondimento su una serie di avvenimenti tra cui l’isolamento dall’Oceano Indo-Pacifico, il temporaneo isolamento dall’Atlantico con il disseccamento del Mediterraneo, il ruolo dello stretto di Gibilterra, l’evoluzione dell’arco Eoliano, le glaciazioni e le conseguenti variazioni del livello marino, la drammatica esplosione di Santorini, l’ attività sismica.

     

    4 febbraio 2014, ore 17.45

    Acqua: questa sconosciuta
    Giulio Armando Ottonello
    docente di Geochimica, Università di Genova

    Dopo tutto Cartesio aveva ragione, e questa sorta di “astro incrostato” sul quale viviamo aveva ricevuto buona parte dell’acqua dal Cosmo, durante il suo accrescimento…. Ma cosa è questa “acqua” di cui tutti parlano senza nulla o quasi nulla conoscere? Da puristi potremmo dire che è il composto H2O nello stato di aggregazione liquido ma questa definizione è troppo arida e non trasmette per nulla il desiderio di conoscerne le straordinarie proprietà. L’acqua, sorgente e linfa di vita, è innanzitutto un solvente polare formidabile, in grado di dissolvere costituenti essenziali e trasportarli per lunghissime distanze a fornire nutrimento ad animali e vegetali. L’acqua non è affatto “comune” ed è piuttosto raro incontrarla nel Cosmo che conosciamo: sopravvive in un ristretto campo termico, che per comodità abbiamo rinchiuso in un centinaio di gradi (dal punto in cui a pressione ambiente scompare per dar luogo al ghiaccio di tipo I, al punto in cui si trasforma in gas) e che abbiamo definito appunto “centigradi”. Si decompone a dare gas ossigeno se il sistema in cui si trova è troppo ossidante o a dare gas idrogeno se è troppo riducente (in una scala di pochi Volts). Si decompone (in minima parte) in forma ionica a dare protoni ed idrossili che interagiscono rapidamente con le altre specie solute a formare i più svariati sali (quando la concentrazione è sufficientemente elevata) o a dissolverne altri. L’acqua non si “consuma”, si rinnova continuamente nel ciclo degli elementi, ma l’Uomo è in grado di alterare pesantemente le dinamiche di ricarica delle falde da cui si approvvigiona. Infine l’acqua ha “memoria” ma è una memoria puramente chimica ed attraverso questa ci racconta la sua storia pregressa, il percorso ed tempo trascorso nei meandri della Terra. Un tempo “geologico” che, per nostra immensa fortuna, poco ha a che fare con le effimere dinamiche cui siamo adusi.

     

    11 febbraio 2014, ore 17.45

    Il pianeta magnetico
    Emanuele Bozzo
    docente di Geofisica applicata, Università di Genova

    Il nostro Pianeta è sede di un campo magnetico che non si espande liberamente nello spazio interplanetario ma è confinato entro una precisa regione di spazio: la magnetosfera terrestre. Essa è la nostra protezione principale, è così importante per la nostra esistenza e la nostra evoluzione che ogni suo piccolo cambiamento deve essere studiato a fondo.  E pur potendo arrivare a miliardi di chilometri di distanza nello spazio, gli studiosi non possono vedere il nostro campo magnetico. Esso è generato a circa 4mila chilometri di profondità nel nucleo esterno, un mare di ferro e nichel  che circonda il nucleo interno di ferro solido, grande più o meno come la luna e caldo come la superficie del sole.  Da lì lancia all’esterno una specie di bozzolo magnetico che avvolge l’intero pianeta, questo blocca il ” vento solare”, un bombardamento costante di particelle ad altissima energia sparate dal sole.  Se non avessimo un campo magnetico la Terra verrebbe investita da costanti e pericolose radiazioni . Antico come la Terra stessa, il campo geomagnetico ha effetti sulle nostre comunicazioni e sulla navigazione, abbiamo dovuto adattare ad esso la nostra tecnologia: quella stessa tecnologia che esso difende da attacchi esterni.  Gli scienziati stanno misurando il campo magnetico sin dal XVI° secolo.

     

    18 febbraio 2014, ore 17.45

    Dinamica del clima e processi del Sistema Terra
    Antonello Provenzale
    ISAC Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima, CNR

    Il clima del nostro pianeta è un sistema complicato e complesso. Complicato, perché è costituito da un grande numero di componenti diverse, come l’atmosfera, l’oceano, la criosfera, la biosfera. Complesso, perché queste componenti interagiscono fra loro in modo non lineare su tutte le scale di tempo e di spazio. Per questi motivi, la risposta del sistema climatico alle variazioni delle forzanti esterne (quantità di energia ricevuta dal Sole, carico di polveri vulcaniche, concentrazione di gas serra e aerosol di origine antropica, cambiamenti nelle caratteristiche del territorio) può riservare delle sorprese legate ai meccanismi di retroazione (feedback) stabilizzanti o destabilizzanti che vengono attivati.

    In questo seminario viene discussa la nostra comprensione attuale del clima e del Sistema Terra, focalizzando l’attenzione su ciò che rende il clima del nostro Pianeta così speciale: la presenza di acqua in tutte le sue tre fasi (solida, liquida e di vapore) e la presenza della vita. Saranno illustrati i principali meccanismi di funzionamento del clima (equilibrio fra irraggiamento ed emissione, trasporto di calore verso i Poli) e i più importanti processi di feedback legati al ciclo idrologico e all’interazione clima-biosfera, introducendo in modo schematico i modelli matematici e numerici utilizzati per la descrizione della dinamica del clima. Il seminario si conclude con un ampliamento della prospettiva al caso degli altri pianeti, nel nostro e negli altri sistemi solari, e con una breve discussione delle ricerche sull’abitabilità planetaria.

    25 febbraio 2014, ore 17.45

    Il bel Paese: fragile
    Paolo Roberto Federici
    già docente di Geografia fisica , Università di Pisa

     

    Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino ad esaurimento posti.

     

    [Foto Daniele Orlandi]

  • Giovanni Lindo Ferretti: l’ex leader dei CCCP in concerto all’Archivolto

    Giovanni Lindo Ferretti: l’ex leader dei CCCP in concerto all’Archivolto

    Giovanni Lindo FerrettiMercoledì 22 gennaio il teatro dell’Archivolto ospita il concerto di Giovanni Lindo Ferretti, A cuor contento con i due ex componenti degli Ustmamò Ezio Bonicelli (violino, chitarra elettrica), e Luca Alfonso Rossi (basso, chitarra elettrica, batteria elettronica).

    L’ex leader di CCCP, CSI, PGR, figura carismatica e controversa, ripercorre in concerto la sua storia musicale rivisitata e corretta e propone brani dagli anni Ottanta ad oggi, scelti tra i tanti di un repertorio che va dai CCCP ai CSI a Co.Dex, primo album solista del cantante emiliano. Brani da And the radio plays a Cupe vampe, da Annarella a Emilia paranoica, da Unità di produzione a Spara Juri.

    In trent’anni di carriera Giovanni Lindo Ferretti ha tracciato un segno profondo nella musica italiana. Padre del punk italiano con i CCCP – Fedeli alla linea, che saldavano le suggestioni provenienti dall’URSS con l’Emilia contadina e paranoica in cui erano cresciuti, poi leader dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), che hanno scalato le classifiche discografiche italiane, e dei raffinatissimi PGR (Per Grazia Ricevuta), è stato fonte di ispirazione musicale per molti dei gruppi attualmente attivisulla scena rock italiana, dai Marlene Kuntz agli Offlaga Disco Pax.

    Allevatore di cavalli a Cerreto Alpi, suo paese natale in provincia di Reggio Emilia, fervente cattolico e inaspettato ammiratore di Papa Ratzinger, scrittore, poeta capace di toccare corde intime e profonde, oggi a sessant’anni Giovanni Lindo Ferretti, innovativo, contradditorio, controcorrente, continua a stupire, fare discutere e affascinare come pochi altri sulla scena musicale italiana.

    Serata in collaborazione con Habanero Edizioni. Biglietto unico 18 euro.

  • Scarpino, emergenza liquami: necessario un depuratore ad hoc

    Scarpino, emergenza liquami: necessario un depuratore ad hoc

    scarpino-discaricaProseguono gli sversamenti di percolato a Scarpino. Le vasche di raccolta non riescono più a contenere la quantità di liquami proveniente della discarica e, di conseguenza, i rivi Cassinelle e Chiaravagna continuano a colorarsi di scuro (come documentato nel weekend sulla pagina facebook dell’attivo Comitato Alta Val Chiaravagna). Nel contempo, i tecnici di Arpal si prodigano senza sosta nell’esecuzione di analisi e rilievi per accertare le cause dell’aumento della portata delle sorgenti d’acqua che numerose scorrono sotto il monte trasformato in discarica, e per verificare la fattibilità di un intervento di innalzamento delle pareti delle vasche del percolato, allo scopo di aumentarne la capacità. Tuttavia, a distanza di quasi dieci giorni da quando sono avvenuti i primi sversamenti – l’11 gennaio scorso – non sono ancora stati resi pubblici i dati relativi al danno ambientale che è stato provocato (e che, purtroppo, continua ad essere reiterato).

    «So che Arpal ha trasmesso i dati alla Asl – afferma l’assessore comunale all’Ambiente, Valeria Garotta – Mi aspetto che lunedì (oggi, ndr) li trasmetta anche a noi. Poi, se la Procura ci autorizzerà, li renderemo pubblici». Come è noto, infatti, la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta sugli sversamenti di percolato, inchiesta che è stata unificata a quella già in corso sulla gestione della discarica di Scarpino da parte di Amiu.
    «Negli ultimi tre anni abbiamo speso 4 milioni per limitare il percolato – ha dichiarato venerdì scorso il sindaco, Marco Doria, in occasione del suo sopralluogo a Scarpino – tra regimazione e canalizzazione delle acque della discarica, in modo che queste non andassero ad intercettare i rifiuti, riducendo la produzione di liquami, su base annua, del 40% circa».
    Ma alla luce delle vicende degli ultimi giorni è evidente la necessità di ulteriori interventi e dunque di altri investimenti.

    «Io mi aspetto che la Regione ci dia una mano – sottolinea l’assessore Garotta – almeno per gli interventi sugli impianti di trattamento dei rifiuti perché non è pensabile che si possano finanziare solo con le entrate tariffarie, a meno di non imporre ai cittadini una tariffa molto alta».
    Da questo punto di vista, il consigliere regionale del Gruppo Misto, Raffaella Della Bianca, giovedì scorso ha presentato un’interrogazione urgente per chiedere alla Giunta e all’assessore competente se «La Regione Liguria sta mettendo in atto tutti gli strumenti di verifica necessari per capire com’è effettivamente la situazione di Scarpino e per quale motivo i fondi europei stanziati nel programma specifico all’Asse 3 del POR “Sviluppo Urbano” e risorse naturali non siano stati utilizzati per la messa in sicurezza della zona».

    Comunque sia, a Scarpino la situazione resta davvero molto complicata, come racconta l’ex consigliere provinciale dei Verdi e voce dello storico Comitato per Scarpino, Angelo Spanò: «C’è un continuo andirivieni di autobotti che arrivano e partono in direzione La Spezia per portare via il percolato. Ma i camion non fanno in tempo a partire che già le vasche di raccolta sono nuovamente piene».
    Spanò ricorda come «Del percolato se ne parli solo ogni tanto ed in casi eccezionali, eppure è un problema endemico. I liquami non devono finire nei corsi d’acqua perché è vietato dalla Legge e neppure al depuratore di Cornigliano che non è adatto a tale scopo. La nostra proposta è quella di deviare il percolato sulla rete di condotte collegata al depuratore di Sestri Ponente». Quest’ultima sarebbe una soluzione tampone, perché, continua il rappresentante del Comitato per Scarpino, l’unica soluzione definitiva è «La progettazione e realizzazione, da parte di Amiu, di un depuratore adeguato a trattare il percolato, quindi di un nuovo impianto in grado di sostituire quello risalente ad anni fa, oggi inservibile. Insomma, è necessario un depuratore ad hoc per i liquami pericolosi che, una volta trattati, se idonei, potranno essere gestiti con le normali procedure».

    L’esponente dei Verdi ha chiesto pubblicamente le dimissioni dell’assessore Garotta per manifesta incapacità nel gestire l’emergenza. «Attualmente sembra che i liquami contaminati prodotti da Scarpino 1 (la parte antica della discarica, chiusa nel ’95) vadano in buona parte nel rio Cassinelle, mentre la quantità che riescono a recuperare nelle vasche di raccolta viene inviata presso un impianto di La Spezia. L’assessore Garotta ha dichiarato alla stampa che “il percolato proveniente da discarica non può essere trasportato nei nostri depuratori e proprio per questo lo portiamo a La Spezia”. Stiamo parlando esclusivamente del percolato di Scarpino 1 che, secondo i tecnici di Amiu, dovrebbe contenere minori sostanze inquinanti rispetto al percolato prodotto da Scarpino 2 (ovvero la parte più recente della discarica, aperta nel ’95) il quale, invece, viene mandato al depuratore di Cornigliano. È palese la contraddizione tra le parole dell’assessore e la realtà dei fatti. E per noi ciò non è ammissibile».

     

    Matteo Quadrone

  • Torre Embriaci, riqualificazione al palo per una bega condominiale?

    Torre Embriaci, riqualificazione al palo per una bega condominiale?

    torre-embriaci-centro-storicoQuella di Torre Embriaci è una vicenda anomala e da segnalare, avevamo già trattato l’argomento, ma passano gli anni e le cose non cambiano. Si tratta di uno dei monumenti genovesi più belli, ricchi di storia e strategici al fine della promozione turistica (nei pressi della chiesa di Santa Maria di Castello che, senza alcuna promozione, conta ogni annodai 12 ai 15 mila visitatori, più di molti musei cittadini). Tuttavia, Torre Embriaci continua ad essere inutilizzata a fini turistici e lasciata in balia dell’inevitabile degrado, tra l’incredulità di cittadini e comitati, che vedono nella riqualificazione della torre un volano per l’economia e il prestigio di luoghi spesso considerati problematici. Inoltre, Torre Embriaci si erge a due passi dal complesso di Santa Maria in Passione che sta vivendo le stesse problematiche, denunciate dagli studenti della ex Facoltà di Architettura: anch’esso vittima di una mancata riqualificazione che si protrae da decenni.

     

    La proposta del FAI

    Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, ci sono state alcune proposte interessanti per il recupero della torre e la sua riapertura al pubblico. Su tutte, la più concreta è stata quella del FAI – Fondo Ambiente Italiano, che si rendeva disponibile alla ristrutturazione e all’apertura della torre, per consentire ai turisti e agli stessi genovesi di ammirare la città dall’alto. Ma di fatto la proposta morì sul nascere a causa delle complesse vicende burocratiche: la torre fa parte del condominio Brignole Sale, situato in Piazza Embriaci. Suddiviso tra diversi proprietari, uno degli appartamenti è di proprietà del Comune. Tra i condomini e il Comune si doveva firmare all’unanimità un accordo per la donazione della torre, solo dopo il FAI avrebbe potuto riaprirla. Tra i soggetti, però, non si è mai arrivati a un accordo per la cessione, tanto che il FAI ha accantonato la proposta.

     

    Le associazioni di quartiere si battono per l’apertura della torre

    Nel corso di uno dei sopralluoghi di #EraOnTheRoad, siamo andati di persona a visitare la torre e abbiamo incontrato i rappresentanti dell’associazione di quartiere Assest. Da parte loro, il sostegno alla proposta del FAI è totale, espresso pubblicamente in occasione di un’assemblea presso il chiostro della chiesa di S. Maria di Castello il 14 dicembre 2011 e sostenuto poi nel corso degli anni. In linea con il FAI, Assest proponeva la costruzione di un ascensore interno al condominio adiacente alla torre, che arrivasse fino al tetto e con la possibilità di arrivare a piedi al ballatoio. Per la ristrutturazione della torre era stato stimato un costo di 700 mila euro: se il progetto del FAI fosse stato approvato, esso stesso si sarebbe fatto carico dei costi e i privilegi sarebbero stati tanti: l’apertura della torre e lo sgravio dai costi di manutenzione e gestione. Ma purtroppo il progetto, come abbiamo visto, non è stato avvallato.

    centro-storico-castello-vicoli-embriaciIl presidente di Assest Giancarlo Bertini ci illustra nel dettaglio la proposta del FAI e le problematiche emerse; lo fa mostrandoci una lettera inviata in data 7 marzo 2013 al Municipio I Centro Est: «Il FAI provvederebbe alla totalità dei lavori con fondi propri, senza chiedere nulla al Comune di Genova. Per poter dare il via al progetto, però, il FAI deve come prima cosa acquisire la torre in donazione, poiché non può acquistarla per statuto. Il condominio di cui fa parte la torre appartiene nella maggioranza a privati con una piccola parte di proprietà del Comune di Genova. Tutti i condomini si dichiarano favorevoli alla donazione, perché verrebbero liberati da costi di manutenzione e responsabilità, dato il cattivo stato della torre».

    «La cosa sembrerebbe semplice – continua Bertini – invece si complica perché bisogna che tutti i condomini (compreso il Comune) firmino un documento presso un notaio in cui attestano la loro volontà di donazione. Abbiamo fatto una visita al Matitone presso gli uffici comunali dove ci hanno spiegato di essere a conoscenza del progetto (dal 2008) e che il Comune avvierà l’iter di donazione della sua parte quando tutti gli altri condomini avranno firmato, iter che secondo l’ufficio dovrebbe essere senza ostacoli a parte i tempi burocratici necessari».

    «A noi risulta che l’amministratore del condominio abbia fatto alcune assemblee dove pare abbia raccolto i consensi di tutti i condomini escluso uno. Uno degli appartamenti avrebbe infatti una stanza situata all’interno della torre e il nuovo proprietario non vuole disfarsene». Stando alla ricostruzione di Bertini inviata per iscritto agli uffici municipali, la situazione sarebbe dunque ai limiti del paradossale: l’interesse di un singolo cittadino contro quello di un’intera città. Nella lettera in questione, tra l’altro, troviamo un ulteriore particolare: “[…]Sembra però che la stanza sia stata aggiunta abusivamente tempo fa: bisognerebbe controllare al catasto”. In attesa che vengano accertate presunte irregolarità – Era Superba non ha nessuna conferma a riguardo – l’iter è fermo, anzi, non è mai partito.

    «Il Comune aspetta la firma di tutti i condomini, l’amministratore non si preoccupa più di tanto (e non è peraltro compito suo), e il progetto langue e rischia di non essere mai realizzato: il FAI potrebbe destinare i fondi previsti ad altri progetti».

     

    Torre Embriaci: lo stato attuale

    In conclusione, quella di Torre Embriaci è si una situazione anaomala e da segnalare come detto in apertura, ma è soprattutto una situazione ingarbugliata, che sembrava semplice e che si è rivelata progressivamente più complessa, con interessi pubblici e privati che non riescono ad incontrarsi. Tuttavia il FAI sarebbe disponibile a riprendere in mano il progetto, ormai accantonato da tempo, anche se gli stanziamenti previsti ai tempi al momento non sarebbero più disponibili. Per questo, pur di riaprire la torre, si era pensato di coinvolgere sponsor privati e cittadini nell’erogazione di un finanziamento: eh si, perché di fronte ad uno “sblocco” della situazione da parte dell’Amministrazione, l’investimento di circa 700.000 euro potrebbe essere suddiviso fra pubblico e privato. Il problema principale è far interloquire tutti i soggetti, concludono da Assest, e confermano: «una mossa da parte di Tursi sarebbe a questo proposito decisiva».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • IIT Genova, Blindtab: tablet e smartphone a portata di non vedente

    IIT Genova, Blindtab: tablet e smartphone a portata di non vedente

    Istituto Italiano di Tecnologia, Genova
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    Si chiama “Blindpad” (dispositivo assistivo personale per ciechi e ipovedenti), è un progetto europeo della durata di tre anni finalizzato alla realizzazione di dispositivi per ipovedenti e non vedenti che stimolano il senso del tatto. Il genovese Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) è capofila di questo progetto che permetterà di migliorare la fruizione di informazioni grafiche e, di conseguenza, la qualità della vita delle persone che soffrono di disturbi della vista, anche gravi. “Blindpad” si sviluppa nell’ambito del programma della Commissione Europea “ICT Work programme 2013” e vede impegnato un consorzio internazionale composto da istituti di ricerca, di riabilitazione e aziende, coordinato – come detto – dall’IIT di Genova. 

    L’Istituto di tecnologia di Morego ha diramato un comunicato stampa che spiega nei dettagli il nuovo progetto… “[…] ha l’obiettivo di introdurre nuove superfici touchable nei dispositivi digitali mobili, in grado di trasmettere contenuti grafici semplici attraverso sensazioni tattili. Il nuovo strumento sarà concepito in tutti gli aspetti chiave necessari alla realizzazione di un oggetto pratico e trasferibile nella vita delle persone disabili: nuovi materiali, un disegno che risponda alle esigenze degli utenti, efficienza energetica e costi contenuti. Nell’era del web e dei dispositivi elettronici moderni, infatti, è diventato difficile per le persone con gravi disturbi visivi, approcciarsi e utilizzare i contenuti grafici veicolati da strumenti che favoriscono il senso della vista. “Blindpad” vuole realizzare un’alternativa che sfrutta il senso del tatto per trasmettere le informazioni grafiche necessarie a comprendere concetti astratti (quali ad esempio quello della forma geometrica) o acquisire informazioni sull’ambiente circostante (ad esempio la presenza e localizzazione di una porta). La superficie del dispositivo sarà costituita da una griglia di elementi indipendenti che permettono di programmare e variare la forma rappresentata, sollecitando la sensibilità tattile e permettendo all’utente di percepire la figura”.

    «Il nostro obiettivo è sviluppare una nuova classe di dispositivi digitali che stimolino il senso de tatto – afferma Luca Brayda, ricercatore all’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatore del progetto –  progettati per favorire l’inclusione sociale attraverso un uso mirato ed efficace delle sensorialità residue. Possiamo sfruttare tutti gli aspetti positivi che l’interazione tra uomo e macchina porta per lo sviluppo della conoscenza, e applicarlo al potenziamento delle tecnologie applicate all’istruzione“BLINDPAD coinvolge competenze scientifiche differenti e istituti che hanno come obiettivo della delle loro attività il miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità».

    Partner italiano è l’Istituto David Chiossone Onlus che avrà ruolo centrale nell’interazione tra ricercatore e persone con disabilità. Per saperne di più sul progetto europeo http://blindpad.eu/