Mese: Giugno 2014

  • Discarica di Scarpino, via libera ai rifiuti sino a martedì. Al lavoro per far rientrare l’emergenza

    Discarica di Scarpino, via libera ai rifiuti sino a martedì. Al lavoro per far rientrare l’emergenza

    Scarpino, discarica di GenovaLa Regione Liguria chiede alla Provincia di prorogare di una settimana la sospensione dell’autorizzazione al ricevimento dei rifiuti a Scarpino. La Provincia accoglie la richiesta di Piazza De Ferrari e concede la deroga sino a martedì 10 giugno.

    Un provvedimento, quello degli uffici regionali, resosi necessario dopo la mancata firma della deroga da parte del Sindaco. Il tanto atteso documento firmato da Marco Doria, che sarebbe dovuto arrivare fra la serata di martedì e la giornata di ieri, è rimasto nel cassetto, sembrerebbe a causa di un vizio normativo. Stando a fonti ufficiose, l’ordinanza del Sindaco sarebbe potuta arrivare solo in caso di comprovata emergenza per la salute pubblica della popolazione. Condizione che, a quanto pare, non sarebbe stato possibile dimostrare.

    Questi giorni di deroga dovrebbero bastare ad Amiu per terminare lo studio per la messa in sicurezza della discarica e far rientrare l’allarme chiusura dopo i sopralluoghi della Protezione Civile. Questo il comunicato con cui la Provincia ha confermato il nuovo via libera per Scarpino.

    “Sei giorni al massimo. La Provincia di Genova, su richiesta della Regione, ha concesso una breve dilazione – da oggi alle 24 di martedì 10 giugno – al provvedimento di chiusura della discarica di Scarpino. La decisione è stata adottata questa mattina, quando i tecnici si sono riuniti con il commissario Piero Fossati per valutare la richiesta regionale, motivata dalla necessità di poter avere i tempi necessari per definire nuovi accordi con la Regione Piemonte che permettano di smaltire nei suoi siti i rifiuti dei Comuni del territorio provinciale, escluso il capoluogo, che conferivano alla discarica di Scarpino. La discarica sarà utilizzabile sino a martedì prossimo anche dal Comune di Genova”.

    “Intanto oggi a Scarpino inizieranno i primi rilievi anche gli esperti dell’istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, centro di competenza della Protezione Civile Nazionale, che offriranno il loro supporto scientifico per valutare in collaborazione con i tecnici dei diversi enti le condizioni di stabilità della discarica”.

  • Lo sgombero del Lsoa Buridda e il futuro del complesso di via Bertani. Il punto con il vicesindaco Bernini

    Lo sgombero del Lsoa Buridda e il futuro del complesso di via Bertani. Il punto con il vicesindaco Bernini

    Lsoa Buridda«L’ho saputo solo stamattina quando ero per motivi personali in federazione del Pd ma anche il sindaco è stato informato a fatti già avvenuti». Inizia così il vicesindaco Stefano Bernini la ricostruzione della caldissima giornata di ieri, cominciata all’alba con lo sgombero del Laboratorio Sociale Occupato Autogestito “Buridda” dalla storica sede di via Bertani e proseguita con le proteste dei giovani che vedevano in quello spazio un punto di riferimento imprescindibile per l’aggregazione e l’espressione artistico-culturale all’esterno dei più classici circuiti commerciali. Durante la giornata si sono susseguite le manifestazioni di sdegno per l’accaduto e di solidarietà ai giovani. Più silenziosa, come spesso accade sui temi scottanti, l’amministrazione che si è affidata quasi esclusivamente a un sintetico comunicato stampa in cui si confermava che l’esecuzione del provvedimento non fosse stata concordata con il Comune.

    Ma in serata il vicesindaco Bernini non si è sottratto alla ricostruzione delle tappe che hanno portato alla triste situazione attuale.

    «Ce l’hanno fatta sotto il naso – commenta Bernini – e la cosa brutta è che qualcuno dica che il Comune lo sapeva perché ieri in Comitato sicurezza era stato informato il sindaco. Non è così. Lo sgombero era inevitabile perché lo stabile è in condizioni non sostenibili per molto tempo ancora ma avremmo preferito che avvenisse in altri modi, concordati, magari ad agosto». E magari ci sarebbe stato il tempo di riaprire le trattative con i ragazzi del Buridda. «Non dobbiamo però dimenticarci – prosegue il vicesindaco – che il Buridda di per sé non resta senza casa, visto che uno spazio per loro è già stato stanziato nel piano superiore del mercato del pesce». Uno spazio che, tuttavia, sembra rispondere più alle esigenze della città che a quelle del Lsoa.

    «Probabilmente è vero che gli spazi messi a disposizione non si prestano al massimo per le attività di laboratorio e musica – ammette Bernini – ma va anche tenuto presente che gli spazi comunali non sono poi così tanti. Per il Buridda potremo cercare di valutare assieme altri percorsi tornando a discutere su quali siano gli spazi che possono avere a disposizione ma è proprio l’attività che svolge il laboratorio che aveva spinto a muoversi verso il mercato del pesce. È vero che, ad esempio, la creazione della nuova scuola di piazza delle Erbe consente di avere nuovi spazi a disposizione ma se faccio attività che abitualmente producono un certo tipo di rumore non posso certo piazzarle in mezzo alle case. Ad esempio, lo Zapata a Sampierdarena, nei magazzini del sale non ha nessun vicino che va a rompere le scatole».

    La questione del ricollocamento, dunque, è piuttosto delicata perché sempre secondo Bernini «pur comprendendo che nell’area del centro della città ci sia bisogno di lasciare un presidio di centro sociale in qualche modo autogestito e in un posto facilmente raggiungibile, non possiamo solo pensare all’obiettivo dell’aggregazionismo giovanli ma dobbiamo anche studiare degli spazi gestibili e sostenibili per la collettività».

    Ma proprio tenendo conto di tutte queste difficolta, era davvero inevitabile lo sgombero? E, l’edificio di via Bertani, è effettivamente a rischio crollo? Un conto, infatti, è dichiarare un edificio inagibile, un altro è sottolinearne gli eventuali rischi. Dai riscontri che abbiamo avuto attraverso un rapido contatto con i responsabili del Patrimonio del Comune, il palazzo sembrerebbe non avere difficoltà a livello di stabilità: resta, tuttavia, la pericolosità della situazione interna con i ben noti ponteggi a sostenere lo scalone di collegamento tra i piani, motivo per cui la stessa Università aveva abbandonato da tempo gli spazi.

    «C’è un responsabile che è il direttore del Patrimonio del Comune di Genova – spiega il vicesindaco – che se cade un sassolino sulla testa di un ragazzo che sta lì dentro, ci va di mezzo. La gravità della situazione era già stata segnalata tanto che già da tempo la magistratura aveva dato ordine alla Questura di sgomberare. Già la giunta Vincenzi aveva cercato un accordo con i ragazzi del Buridda ma la trattativa è andata molto alle lunghe anche perché in certi casi forse risulta essere più importante la trattativa del risultato. Nel frattempo non è che le condizioni dell’immobile andassero migliorando e se sono accorti gli stessi ragazzi che hanno cercato, ad esempio, di spostare alcune mattonelle sul tetto perché entrava l’acqua».

    Ma oltre alla pericolosità dell’edificio c’è un altro aspetto che entra in gioco, ovvero la necessità di monetizzarlo. «Questo – ricorda Bernini – è uno degli immobili per cui da tempo è prevista la vendita per ridurre l’indebitamento del Comune e aumentarne le capacità di spesa in termini di partita corrente, magari in favore dei servizi sociali, non dovendo più pagare gli interessi su quella parte di debito». E pur essendo in brutte condizioni, il palazzo è collocato in un bel posto, destinato dal piano regolatore a uso residenziale, in una zona che ha ancora un po’ di mercato. Ecco che allora il terzo bando, dopo i due andati deserti nel passato potrebbe essere alle porte. Si tratterà di una procedura piuttosto snella, dal momento che la normativa consentirebbe anche un’assegnazione con trattativa privata. «So per certo – assicura il vicesindaco – che questa volta gli acquirenti ci sono. Anche perché essendo andati deserti i primi due bandi, il prezzo di base d’asta può calare sensibilmente avvicinandosi a una cifra che sommata al costo della ristrutturazione lascerebbe ancora qualche margine di utile a un imprenditore immobiliare. Vogliamo, comunque, che tutta l’operazione abbia evidenza pubblica, in modo tale che ci sia trasparenza sul prezzo di vendita».

    E, naturalmente, un edificio sgombero è molto più appetibile dal mercato immobiliare che una struttura occupata da un centro sociale. Per cui, se è vero che Tursi nulla sapeva è altrettanto vero che, stigmatizzate tempistiche e modalità, lo sgombero dell’edificio, in fin dei conti, possa anche andare bene all’amministrazione.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Città Metropolitana, organi e funzioni. Il nuovo ente sbarca in Consiglio comunale

    Città Metropolitana, organi e funzioni. Il nuovo ente sbarca in Consiglio comunale

    Quadro di Mariagiovanna Figoli
    di Mariagiovanna Figoli

    Trascurata per mesi da amministratori e opinione pubblica, la sempre più vicina nascita della Città metropolitana sta entrando per forza di cose tra gli argomenti più urgenti dell’agenda politica genovese e non solo. Come dimostrava l’intervista che il sindaco Marco Doria ci aveva concesso all’inizio di marzo, la discussione era per il momento rimasta alle questioni più generali e filosofiche. Ora però è giunto il momento di fare sul serio perché la legge 7 aprile 2014 n. 56 conferma la nascita ufficiale del nuovo organo istituzionale a partire dal 1° gennaio 2015. Così, in questi giorni, il sindaco di Genova e prossimo sindaco della Città Metropolitana, Marco Doria, ha iniziato un vero e proprio processo educativo nei confronti degli amministratori che nei prossimi sei mesi dovranno adoprarsi per arrivare pronti alla fine dell’anno. La prima riunione con il Commissario della Provincia, Piero Fossati, e i sindaci dei Comuni interessati si era svolta un paio di settimane fa e altre ne verranno convocate prossimamente (una nel chiavarese, una in Valle Scrivia e ancora due a Genova). Ieri, invece, è stata la volta del Consiglio comunale genovese, dove l’argomento è entrato per la prima volta dalla porta principale.

    Nella sua lunga informativa ai consiglieri, il sindaco non ha mancato di sottolineare più volte quello che già va sostenendo da tempo, ovvero che non siamo di fronte a un allargamento del Comune di Genova che ingloba quelli più piccoli ma stiamo parlando di un ente nuovo di zecca. Certo, la stessa legge che sancisce la nascita delle Città metropolitane prevede delle agevolazioni per i Comuni che all’interno della medesima area vasta decidano di unirsi o fondersi. Ma questo eventuale processo resterà autonomo dalla creazione del nuovo organo istituzionale. «La Città metropolitana – ha spiegato Doria – si affianca ai Comuni già esistenti per svolgere funzioni di supporto alla loro azione. Il protagonismo degli amministratori locali può essere esaltato in positivo da questa situazione. Vedo come potenzialità la possibilità di integrare l’azione del nuovo ente con quella dei Comuni garantendo una nuova cooperazione ma – non ha nascosto Doria – vedo anche con preoccupazione il surplus di lavoro di cui una serie di persone dovrà sobbarcarsi».

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D5La speranza, insomma, è che i primi cittadini di tutti i Comuni inseriti all’interno della stessa area vasta possano trovare giovamento dal confronto costante e dalla condivisione delle problematiche del territorio. Già perché uno dei tre organi previsti dalla legge istitutiva delle Città metropolitane è la Conferenza metropolitana, una sorta di assemblea di tutti i Comuni dell’area. A questa saranno affiancati il sindaco metropolitano, che altri non sarà che il primo cittadino già in carica del Comune capoluogo – per noi, come detto, Marco Doria – e che in questa fase deve già svolgere alcuni adempimenti previsti dal dettato normativo, e il consiglio metropolitano. La composizione di quest’ultimo, che resterà in carica 5 anni, sarà decisa da elezioni indette dal sindaco del Comune capoluogo e, attraverso un meccanismo di elezione per liste (con non meno di 9 candidati e non più di 18 e sottoscritte da almeno il 5% degli aventi diritto al voto) basato su criteri sostanzialmente proporzionali, porterà alla scelta di 18 consiglieri metropolitani tra tutti i consiglieri comunali già eletti. Avente diritto al voto sarà la stessa base di consiglieri comunali con pesi diversi a seconda della popolazione del Comune in cui sono stati chiamati a svolgere il proprio ruolo: in parole più semplici, il voto di un consigliere del Comune di Genova conterà di più di un collega del Comune di Rapallo. Le operazioni di voto avverranno tutte in un’unica giornata, con l’unico seggio allestito al Palazzo della Provincia che diventerà la sede istituzionale della Città metropolitana. Tra i 18 eletti, inoltre, il sindaco potrà individuare i cosiddetti “consiglieri delegati” che ricopriranno sostanzialmente le funzioni degli ex assessori provinciali.

    Per la verità, potrebbe essere prevista un’altra (e precedente) votazione, sempre con le stesse modalità, per eleggere entro il 30 settembre la Conferenza statutaria: si tratterebbe di una piccola assemblea costituente che avrebbe il compito di redigere la bozza dello Statuto della Città metropolitana. Ma il condizionale è d’obbligo perché, come ha ricordato ieri il Segretario generale Pietro Paolo Mileti, il governo sta studiando un emendamento per eliminare questo passaggio: di conseguenza, la redazione dello Statuto passerebbe nelle mani del Consiglio metropolitano. Comunque vada a finire questo capitolo, tutti i nuovi incarichi saranno ricoperti da amministratori e politici già eletti nei Comuni interessati. Ma freniamo sul nascere i facili mugugni: non sarà, o almeno non dovrebbe essere, il solito “magna magna” dato che tutti gli incarichi verranno svolti a titolo gratuito.

    A livello funzionale, la nuova istituzione assorbirà in toto i compiti attualmente in carico alle Province (oltre al personale, ai proventi e alle eventuali passività), che contestualmente saranno abolite, più naturalmente una serie di nuove prerogative tra cui: l’adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano; la pianificazione territoriale generale ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture; la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, mobilità e viabilità su tutti; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale e dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione. 
Il tutto, possibilmente, senza pestarsi troppo i piedi con la Regione. «La città metropolitana – ha detto in proposito Marco Doria, indossando già i panni di sindaco metropolitano in pectore – è intrinsecamente nemica di un centralismo regionale non previsto dal nostro ordinamento costituzionale e che rappresenta un modo di interpretare il senso delle Regioni né corretto né efficace».

    Intanto, il primo cittadino genovese ha iniziato a prendere contatto con la struttura della Provincia, sotto la guida del commissario Fossati, in attesa di procedere alla convocazione delle assemblee elettive una volte terminato il ballottaggio delle amministrative in corso per avere il quadro completo dell’elettorato attivo e passivo.
    «Il nostro sistema istituzionale – ha commentato in Sala rossa Doria – ha necessità di cambiamenti significativi e l’istituzione delle Città metropolitane è un tentativo di rispondere alle esigenze del momento. Come in tutte le norme possiamo cercare le virgole che si sarebbero potute scrivere meglio, cercando di ostacolare politicamente questo processo con un atteggiamento conservatore. Oppure, possiamo cercare di procedere nel modo migliore e condiviso, nonostante la situazione di ritardi accumulati su ritardi, per cercare di far funzione la Città metropolitana».

    Simone D’Ambrosio

  • La Ginestra, pianta tipica della Liguria e del Mediterraneo

    La Ginestra, pianta tipica della Liguria e del Mediterraneo

    ginestra-1Abbiamo deciso, questa settimana, di parlare di una pianta che non viene spesso presa in considerazione nei giardini e neppure frequentemente menzionata nelle riviste di settore, la ginestra ed in particolare lo Spartium junceum.
    Questo arbusto è presente in molte regioni italiane, tra cui la Liguria, allo stato spontaneo, frammisto alla macchia mediterranea. In realtà, sebbene esso raggiunga anche un metro e mezzo o due di altezza ed un considerevole volume, passa spesso inosservato.

    ginestra-2Presenta numerosi rami piuttosto articolati, che partono da un ceppo contorto e rugoso, di un marrone indefinito, grigiastro e caratterizzato da una corteccia a scaglie. Le estremità dei rami diventano via via sempre più sottili e verdi, di un colore però sempre indefinito, scuro e poco appariscente. Le foglie presenti sull’arbusto non sono numerose, sono poco evidenti, sottili e lanceolate. La Ginestra “scompare” spesso tra mirti, Cistus, Corbezzoli, Valeriane e le mille altre varietà che crescono spontanee lungo le coste della penisola e della Liguria.

    ginestra-3La pianta si caratterizza quindi, più che per una intrinseca bellezza, per la sua particolarità. Sembra infatti un grande bonsai, abbarbicato spesso strenuamente alle rocce e sui declivi. Un po’ storta ed irregolare, non si presta alle potature, così è e così deve restare. La particolare conformazione della chioma, dei rami e delle foglie ha, come sempre in natura, una precisa ragione: evita la dispersione dell’acqua, rende la pianta adattabile alla calura estiva e le permette di sopravvivere in terreni brulli, aridi e sassosi.

    ginestra-4Per queste ragioni, le coltivazioni di “ginestreti” vengono utilizzate per preparare, come piante pioniere, i suoli più impervi per la successiva colonizzazione ed il graduale inserimento di altre piante meno rustiche quali: Quercus pubescens, Fraxinus Ornus, Clematis vitalta e molte altre. Come abbiamo detto, la pianta è frugalissima, cresce facilmente, non soffre malattie, non necessita di particolari potature ed è adattissima anche per il neofita. Se poi essa appare un po’ incolore per la gran parte dell’anno, in primavera la Ginestra produce una fioritura spettacolare.

    ginestra-5La varietà Spartium junceum si ricopre, in particolare, di una infinità di fiori di piccole dimensioni di un giallo oro intenso e brillante, che spiccano anche a grande distanza. Da lontano, persino dal mare, si vedono le colline coperte di ciuffi scintillanti nella luce già quasi estiva di maggio. L’odore stesso della fioritura è gradevolissimo: un profumo legnoso, secco e dolciastro al tempo stesso, che fa immediatamente percepire la presenza della pianta. Altre varietà di Ginestra, meno rustiche, presentano poi colorazioni differenti: dal bianco puro, al rosa più o meno tenue fino al rosso intenso.

    Consigliamo di certo l’utilizzo dello Spartium per realizzare giardini tipicamente mediterranei, frammisto a piante spontanee in natura ma anche a malve, Lavatere, rose rugose o di varietà rustiche, Acanto, Iris ed Agapanti ma anche, se si desidera un effetto insolito, a cespugli di Rosmarino ed Erba Salvia. Il fogliame verde scuro e compatto del primo arbusto, quello grigioverdastro del secondo ed i colori delle loro fioriture blu-violacee contrastano bene con il giallo intenso dei fiori ed il marrone bruciato delle ramificazioni filiformi della Ginestra.

    Proprio un arbusto apparentemente così irrilevante, è infine il simbolo, nella celebre poesia leopardiana, della altera indistruttibilità della natura quando, da ultimo, la pianta si piega, non renitente, sotto il peso delle colate di lava del Vesuvio. L’incessante ciclo della vita riprenderà però in breve, proprio grazie alla colonizzatrice e rustica Ginestra, persino sulle inospitali e riarse pendici di un vulcano.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Scarpino, la Provincia conferma la sospensione dell’autorizzazione. Il Consiglio non lo sapeva

    Scarpino, la Provincia conferma la sospensione dell’autorizzazione. Il Consiglio non lo sapeva

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5«Apprendo in questo momento la notizia. Appena concluso il Consiglio mi riunirò per prendere le decisioni che consentano di proseguire la gestione dei rifiuti in una città di 600 mila abitanti nel rispetto delle norme ma in una situazione di assoluta emergenza». Questo il primo commento del Sindaco alla notizia della conferma da parte della Provincia della sospensione dell’autorizzazione al ricevimento dei rifiuti nella discarica di Scarpino.

    Una notizia diffusa con una nota stampa dalla Provincia intorno alle 17 e appresa dal Consiglio comunale grazie ad Era Superba. Una dinamica quantomeno singolare. Alcuni consiglieri leggono il comunicato dalla nostra postazione e in pochi minuti la novella si diffonde di banco in banco. Qualche difetto nella comunicazione fra gli enti?

    E pensare che pochi minuti prima l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, aveva cercato di rassicurare i consiglieri con una breve informativa sulla situazione di Scarpino in apertura di seduta.
    A dire il vero, l’intervento dell’assessore era servito soprattutto a ripercorrere le tappe che avevano portato fino alla situazione odierna (già ampiamente raccontate su Era Superba), senza entrare nel merito degli scenari futuri, successivi alla decisione della Provincia, se non per un generico auspicio per una via di uscita condivisa

    Duro il commento in aula del consigliere Lilli Lauro Pdl che invita il Sindaco a dimettersi.

    Qui l’approfondimento sulle motivazioni che hanno portato alla decisione della Provincia.

     

    “La decisione dei tecnici dell’ente è stata annunciata dal commissario Piero Fossati che ha detto “rispetto ai documenti e ai dati presentati i nostri tecnici hanno valutato che allo stato attuale non sia possibile prorogare il conferimento nella discarica”. L’eventuale prosecuzione temporanea dell’attività di Scarpino, solo per i rifiuti del capoluogo, potrebbe essere consentita esclusivamente da un’ordinanza specifica e urgente che il sindaco Marco Doria ha facoltà di adottare per motivi di salute pubblica.”, così si legge nel comunicato.

    “Per lo smaltimento di 180 tonnellate giornaliere di rifiuti dagli altri Comuni del territorio provinciale genovese, secondo quanto reso noto dal Dipartimento Ambiente della Regione Liguria, è disponibile l’impianto di Boscaccio a Vado Ligure, sulla base di un accordo di programma elaborato dalla Giunta regionale. Lo stesso Dipartimento ha informato intanto Provincia e Comune che nei prossimi  giorni arriveranno a Genova anche gli esperti dell’istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, centro di competenza della Protezione Civile Nazionale, che offriranno il loro supporto scientifico per valutare in collaborazione con i tecnici dei diversi enti le condizioni di stabilità della discarica”.

    Il sindaco Marco Doria dovrebbe ora firmare il documento che consentirà di non interrompere il conferimento dei rifiuti in discarica. Ma l’emergenza, ovviamente, rimane.

     

  • Porto di Genova, Expo 2015. Una grande opportunità per lo scalo genovese

    Porto di Genova, Expo 2015. Una grande opportunità per lo scalo genovese

    Palazzo San GiorgioVenerdì 30 maggio, con lo sbarco presso il terminal Sech dei primi quattro contenitori di merce destinata alla costruzione dello stand espositivo giapponese di Expo 2015, il porto di Genova ha lanciato la sua candidatura a diventare porta d’accesso principale per i notevoli volumi di traffico connessi al grande evento milanese del prossimo anno. I container, usciti venerdì stesso dalle banchine genovesi con destinazione Milano, sono stati dichiarati con la procedura dello “sdoganamento in mare” (il cosiddetto pre-clearing, attivo negli scali di Genova e La Spezia dal 25 febbraio scorso) che permette agli operatori di trasmettere le dichiarazioni di importazione mentre le merci sono ancora in viaggio sulle navi, consentendo alla dogana, e alle altre amministrazioni coinvolte, di anticipare l’effettuazione dell’analisi dei rischi, e svincolare prima dell’arrivo le merci per le quali non ritiene necessario effettuare un controllo fisico. Un’operazione salutata con entusiasmo dal presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo: «Abbiamo dimostrato che quella di candidare Genova a porto Expo era un’intuizione felice, ed ora si sta concretizzando. Grazie al nuovo sistema di sdoganamento in mare diamo ai Paesi interessati un segnale di efficienza importante, segnale che potrà consolidare, finita l’esposizione, anche i traffici futuri».

    Sempre nel mese di maggio, Autorità Portuale genovese e Gruppo Fs hanno annunciato di aver siglato un accordo per quanto riguarda le operazioni di carico sui treni dei container non soggetti a controlli di sicurezza direttamente dalle navi cargo, semplificando e velocizzando le pratiche burocratiche, tramite l’utilizzo di nuovi sistemi tecnologici. “La nuova procedura telematica, denominata corridoio doganale ferroviario, permetterà agli operatori di presentare le dichiarazioni doganali dei container trasportati in maniera più rapida ed efficace – si legge nel comunicato stampa congiunto – L’niziativa, resa possibile grazie alla collaborazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, agevolerà lo sviluppo e la competitività del trasporto merci intermodale, soprattutto in vista di EXPO Milano 2015″.

    Verso Expo 2015: che cosa sono i corridoi controllati?

    Il porto di Genova, dunque, getta le basi per prepararsi ad accogliere i crescenti flussi merceologici previsti da qui a breve, in un’ottica di sviluppo che prevede investimenti sia in infrastrutture “materiali” (vedi il Piano del Ferro per aumentare il trasporto su rotaia), sia in infrastrutture “immateriali”(vedi il sistema telematico portuale E-port), oltre alla fondamentale attuazione di soluzioni (individuate dall’Agenzia delle Dogane) idonee a ridurre le inefficienze – e di conseguenza i costi – del ciclo importo/export, considerando che l’incertezza dei tempi necessari per la conclusione delle procedure, mediamente più lunghi di quelli dei competitors europei, e la scarsa affidabilità nel rispettare le scadenze, vengono indicati tra i principali fattori che influenzano negativamente la competitività del sistema logistico nazionale.
    Di Sportello Unico Doganale, sdoganamento a mare, e relative problematiche attualmente irrisolte, abbiamo già parlato nel nostro precedente approfondimento, oggi ci concentriamo sui “corridoi controllati”, evocati, seppur vagamente, nell’accordo recentemente siglato (del quale non si conoscono i dettagli) tra Autorità Portuale di Genova e Gruppo Fs.

    L’Agenzia delle Dogane, nel quadro delle norme connesse all’organizzazione dell’Expo – Legge 14 gennaio 2013, n.3 che ha ratificato l’Accordo (Roma, 11 luglio 2012) tra il Governo della Repubblica italiana e il Bureau International des Expositions sulle misure necessarie per facilitare la partecipazione all’Esposizione Universale di Milano del 2015 – ha adottato innovazioni procedurali al fine di assicurare adeguati controlli e celerità nello svincolo delle merci destinate alle esigenze dell’esposizione universale, che poggiano su semplificazioni già sperimentate (Sportello Unico Doganale, pre-clearing, corridoi controllati).

    trasporto-merci-containerIl 10 febbraio scorso, a La Spezia, è stata avviata la sperimentazione operativa del primo “corridoio controllato” che consente ai container in arrivo presso il porto di essere immediatamente trasferiti dallo scalo mercantile all’area retro-portuale di Santo Stefano Magra, distante circa sette chilometri, dove potranno essere completati gli eventuali controlli doganali. Il progetto ha lo scopo di decongestionare le banchine, aumentandone di fatto la recettività, e nel contempo riducendo, anzi in molti casi eliminando completamente, i tempi di stazionamento delle merci dovuti alle esigenze di verifica da parte delle dogane e degli altri enti deputati ai controlli.
    Il corridoio controllato è stato realizzato dall’Agenzia delle Dogane con la collaborazione di UIRNeT S.p.A., soggetto attuatore della Piattaforma Logistica Nazionale “utilizzando le pregresse congiunte esperienze maturate nell’ambito del progetto Il Trovatore che, mediante l’utilizzo di dispositivi di controllo installati sui mezzi di trasporto, consente la tracciatura della movimentazione dei container nel rispetto dei percorsi prestabiliti, inviando allarmi in caso di deviazioni dal tracciato e/o ritardi nella conclusione del trasporto”. Secondo l’Agenzia “I corridoi controllati e lo Sportello Unico Doganale consentiranno, con la collaborazione delle altre amministrazioni nazionali coinvolte nei controlli delle merci, di ridurre al minimo i tempi di conclusione dei processi di sdoganamento, rappresentando un’importante semplificazione tesa a favorire la buona riuscita dell’EXPO 2015″.

    Il cronoprogramma dell’Agenzia prevede, entro il secondo semestre 2014: l’attuazione dei “Fast Corridors” per l’inoltro immediato delle merci arrivate via mare/aereo ai punti di sdoganamento (ne è prevista l’attivazione di uno dedicato in prossimità dell’area Expo) con trasferimento su gomma attraverso corridoi controllati dalla Piattaforma Logistica Nazionale, o via ferrovia; la predisposizione dei presidi nei medesimi punti di sdoganamento.

    La situazione  nel porto di Genova

    porto-container-d1«Nell’annunciato accordo tra Autorità Portuale e Fs, di cui non conosciamo i termini precisi, si fa soltanto un semplice riferimento allo strumento dei corridoi doganali – spiega Claudio Monteverdi, direttore Ufficio Agenzia delle Dogane di Genova – Parliamo di una procedura, in parte avviata, in parte da implementare, che resta ancora da applicare su larga scala a livello nazionale».
    In buona sostanza si tratta di corridoi controllati per il monitoraggio “fisico” delle merci da/verso l’area portuale (porto di sbarco/imbarco) verso/da un nodo logistico autorizzato. «Lo strumento è già tecnicamente dettagliato – continua Monteverdi – Esistono tipologie diverse di corridoi. Ad esempio La Spezia-Santo Stefano Magra (sperimentazione avviata a febbraio). Per l’Expo 2015 saranno definiti i corridoi sulla direttrice Genova-Milano. Attualmente i container sbarcano e poi seguono i normali tracciati. Con l’attivazione dei corridoi, invece, sarà possibile usufruire della modalità di inoltro diretto, da punto a punto, con facilitazioni nelle dichiarazioni doganali. L’Agenzia delle Dogane mette a disposizione lo strumento. Adesso sono le varie realtà economiche, in sinergia con gli operatori privati, che devono attivarlo. Chi conosce l’opportunità sta già lavorando da tempo con le autorità portuali per la sperimentazione dei corridoi. È compito loro passare alla fase concreta di attivazione».

    «Premesso che non siamo a conocenza dei contenuti dell’intesa tra AP Genova e Gruppo Fs, quando parliamo di procedure semplificate per lo svincolo delle merci, siamo ovviamente molto attenti alle eventuali prospettive – afferma Gianpaolo Botta, direttore generale di Spediporto (la più importante associazione italiana delle “case di spedizione” protagoniste del mercato dell’import/export e del trasporto delle merci) – Personalmente, credo che l’accordo scaturisca dalla volontà, da parte di entrambi i soggetti, di aumentare il livello di dialogo, anche per quanto riguarda la connessione tra le rispettive piattaforme informatiche e lo sviluppo di sistemi telematici che facilitino i processi di import/export».
    Secondo Botta «Il fatto di intensificare i rapporti tra chi sviluppa la parte ferroviaria e chi gestisce lo scalo, è sicuramente un atto di responsabilità. Visto che l’Autorità Portuale genovese, in questi anni, ha creato una rete di legami con gli operatori privati ed una stretta collaborazione con l’Agenzia delle Dogane, forse mancava proprio il tasselo del Gruppo Fs».
    Inoltre, l’iniziativa assume particolare rilevanza in ottica di Expo 2015. «L’evento sarà un vero e proprio banco di prova per Genova – conclude il direttore di Spediporto – Il nostro porto, per alcuni mesi, diverrà una delle principali porte di ingresso delle merci destinate alle sedi espositive. Noi operatori privati auspichiamo di essere adeguatamente coinvolti nella fase di attuazione delle possibili novità procedurali e/o di sistema. Simili progetti, infatti, funzionano appieno soltanto se tutti i soggetti, nessuno escluso, sono chiamati a partecipare. D’altronde, stiamo parlando di strategie che potrebbero ridisegnare i futuri bacini di utenza e migliorare i servizi che il porto fornisce al settore delle merci».

    Matteo Quadrone

  • “L’Oro Blu. Progetto H2CO3”, mostra itinerante: quando la fotografia diventa solidarietà

    “L’Oro Blu. Progetto H2CO3”, mostra itinerante: quando la fotografia diventa solidarietà

    oro-blu-india-orfanotorofioUna storia che inizia con un hobby che evolve in passione e successivamente in studio e in lavoro, per arrivare alla sua migliore espressione attraverso un gesto di umana solidarietà.
    Così può essere sintetizzata l’esperienza di Martina Lazzaretti, le cui fotografie in queste settimane e in quelle a venire saranno in giro per sedi varie a Genova e zone limitrofe con una mostra il cui ricavato è destinato interamente a un progetto di beneficenza. Insieme alle foto di Martina sono esposti gli scatti di Giuseppe Grillone, suo compagno in questa lodevole avventura.

    Tutto comincia per Martina nel 2007 quando inizia a frequentare i corsi di fotografia di Federica De Angeli e Sandro Ariu, mettendosi alla prova con una prima mostra realizzata col gruppo di lavoro e avendo l’opportunità di conoscere il fotografo di reportage Ivo Saglietti e di partecipare ad alcuni suoi workshop. Tra il 2010 e il 2012, sotto consiglio dello stesso Saglietti, Martina si specializza in fotografia e fotogiornalismo, prima a Madrid e poi in Danimarca.
    Per la sua tesi di laurea sceglie di documentare la storia di sua zia Graziella Trovato, intorno alla quale ruotano tre tematiche inscindibilmente legate tra loro (tra cui quella che ha portato alla realizzazione della mostra attualmente in allestimento): un cancro al seno, una distrofia alla retina e un’adozione a distanza.

    Racconta Martina: «La distrofia alla retina è una malattia ereditaria che porta alla perdita della vista, per questo motivo abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio: per dare l’opportunità a mia zia di conoscere Megha (la bambina che ha adottato, ndr), e per completare la mia tesi». La meta della spedizione è stato dunque l’Orfanotrofio delle Suore della Divina Provvidenza nella regione di Palakkad in India. La Casa Madre dell’ordine, che si trova a Genova Sampierdarena, è quella cui Graziella si è appoggiata per l’adozione. Un’altra sede si trova a Bogliasco.
    Al viaggio hanno partecipato anche «Sandro, il mio ragazzo, che mi accompagna nelle mie avventure, mia madre Paola – che scettica sul tema adozioni si è dovuta ricredere – e il suo compagno Giuseppe, all’inizio della sua esperienza fotografica (anche lui allievo dei corsi di De Angeli e Ariu, ndr)».

    oro-blu-india-orfanotorofio-2Aggiunge Giuseppe: «Per me il viaggio in India è avvenuto quasi per caso, mi piace viaggiare e mi sono aggregato, era un’occasione in più per allenare l’occhio e avere sotto mano colori e situazioni diversi dal solito. Non avevo obiettivi specifici ma mi ero organizzato per fare foto di ogni genere seppure con un filo logico prestabilito: quando siamo arrivati lì però tutta l’organizzazione mentale è saltata, stravolta dal contatto con la realtà del luogo, dell’ambiente e delle persone che ci siamo trovati davanti. Condizioni di vita totalmente diverse da ciò a cui siamo abituati».

    Già all’arrivo in aeroporto tutto questo si è palesato con netta evidenza e, ancora prima che decidessero coscientemente di seguire un filone narrativo preciso,  la realtà stessa è entrata nei loro scatti: «Per quanto mi riguarda mi piace dire – racconta Giuseppe – che quello che abbiamo fotografato si è presentato ai nostri occhi semplicemente senza che noi lo avessimo cercato. C’era talmente tanto che ci sarebbe da fare una mostra per ogni tematica, dalla risaia dove abbiamo trovato una realtà che nella nostra società non esiste più, alla religione indù che detta ancora i tempi della vita delle persone, dal lavoro artigianale, manuale e arcaico, allo sfruttamento della donna, dalle tradizioni legate a una forte superstizione alla concomitante presenza delle tecnologie moderne come internet. Nello specifico il tema dell’orfanotrofio porta alla luce tematiche come la prostituzione minorile e il traffico dei corpi da cui le bambine ospitate dalle suore vengono salvate».

    Lo scopo della mostra, dal titolo L’ Oro Blu. Progetto H2CO3” (la formula chimica dell’acqua piovana) è raccogliere i fondi per installare un serbatoio di raccolta d’acqua piovana presso l’orfanotrofio in questione, che si trova in una condizione – come succede d’altronde in tutta l’India – di carenza d’acqua potabile e di problemi d’apporto di acqua, dal momento che è fornito di un solo raccoglitore del tutto insufficiente durante il periodo estivo (si raggiungono punte di 49 gradi all’ombra), soprattutto ultimamente con l’aumento del numero di bambine ospitate.

    L’idea di dare il via a questa raccolta fondi e di farlo attraverso le fotografie scattate durante il viaggio è venuta a Martina e Giuseppe alla fine della loro permanenza presso l’orfanotrofio: «Era l’ultimo giorno del nostro soggiorno in India – dice Martina – e le suore ci hanno invitato a passare con loro la giornata all’orfanotrofio visitandolo in tutti i suoi spazi. Così abbiamo scoperto che il solo serbatoio presente è da 12.000 litri e non riesce affatto a sopperire al fabbisogno».

    Aggiunge Giuseppe: «Noi abbiamo cercato di portare un sorriso a queste bambine, ma abbiamo in realtà ricevuto da loro molto più di quello che abbiamo dato, e durante le nostre visite si sono sviluppate emozioni che non ci aspettavamo. Non potevamo non cercare di aiutarle in qualsiasi maniera fosse per noi possibile, e ragionando con Martina e gli altri la mostra fotografica ci è sembrata la via più percorribile. Abbiamo scattato in bianco e nero a rullino con macchine analogiche: quando abbiamo sviluppato i negativi e ci siamo confrontati sulle immagini risultanti abbiamo notato che gli scatti avevano preso da sé un certo indirizzo, così abbiamo infine preso la decisione».

    Ancora Martina: «La cosa che più mi è rimasta impressa di questa esperienza è stata l’accoglienza che abbiamo ricevuto dalle bambine e l’affetto che ci hanno trasmesso. Nonostante la loro povertà hanno una ricchezza dentro che riesce a regalarti molto più di un semplice dono materiale, come quelli che abbiamo portato noi a loro. Spero che le nostre immagini possano riuscire a rendere le emozioni che loro ci hanno fatto provare. Abbiamo scelto l’orfanotrofio come punto chiave della mostra, circondato dai vasti paesaggi e dal tema del duro lavoro per sensibilizzare le persone. Volevamo far percepire la diversità dei due mondi, l’orfanotrofio cattolico, dove le bambine crescono al meglio, contrapposto alla vita quotidiana che si vive a Palakkad».

    Per la scelta delle foto da esporre Martina e Giuseppe si sono avvalsi del prezioso contributo di Federica De Angeli in veste di photo editor, che li ha aiutati selezionando gli scatti migliori.
    La mostra, già ospitata a Bogliasco e presso Arte in Campo a Genova, prosegue il suo itinerario attraverso aperitivi di beneficenza e allestimenti presso associazioni coinvolte e a breve sarà ospitata proprio dalle Sorelle della Divina Provvidenza a Sampierdarena. Tutti gli aggiornamenti si trovano sul sito del progetto per il serbatoio, projectbluegold.jimdo.com, dove tra l’altro chi volesse contribuire con una donazione può farlo seguendo le istruzioni per il versamento. Quando la cifra sufficiente sarà raggiunta il gruppo si recherà nuovamente in India per seguire la costruzione del serbatoio e i due fotografi documenteranno la nuova tappa di questa avventura.

     

    Claudia Baghino