Anno: 2016

  • Voltri, la biblioteca Benzi aperta solo a metà. Ancora ritardi sulla messa in sicurezza

    Voltri, la biblioteca Benzi aperta solo a metà. Ancora ritardi sulla messa in sicurezza

    biblioteca-benzi-voltri-cargoLa biblioteca Rosanna Benzi di Voltri continua a farsi aspettare. Ormai “scaduta” l’ultima promessa di riapertura, fissata per la fine dell’estate, il nuovo orizzonte temporale diventa il mese di dicembre. «Prima di Natale», azzarda il presidente del Municipio VII Ponente Mauro Avvenente, «entro la fine dell’anno» sostiene invece l’architetto del Comune di Genova Roberto Tedeschi, tra i tecnici che si sono occupati del progetto di messa in sicurezza dell’edificio. Sfumature di poco conto, rispetto agli ormai 3 anni di chiusura forzata, di rinuncia, per il quartiere, di un punto di riferimento importante. Una rinuncia interrotta solo dalla riapertura per pochi giorni nel marzo del 2015, che col senno di poi non può non suonare come una beffa.

    I ritardi sulla messa in sicurezza

    A dare l’annuncio ai cittadini del nuovo ritardo sono state le stesse autorità locali, in occasione della festa per la riapertura del Teatro del Ponente, lo scorso 10 settembre. Il “Cargo”, come viene spesso chiamato, condivide con la biblioteca Benzi la stessa struttura ottocentesca di Piazza Odicini. E proprio questa convivenza ha portato a nuovi problemi logistici e all’ultimo, sgradito, rinvio: «La scorsa estate i Vigili del Fuoco hanno rilevato che, secondo una recente normativa, teatro e biblioteca non sarebbero potuti stare nella stessa struttura – spiega Avvenente – se non a seguito di costosi interventi per la messa in sicurezza». Il riferimento è, ancora una volta, al dpr 151/2011, una normativa antincendio che già in passato ha messo dei paletti stringenti ai lavori sulla struttura.

    Gli interventi necessari riguardano in particolare la controsoffittatura e avrebbero avuto costi intorno ai 400-500 mila euro. Una cifra decisamente ingombrante, in aumento rispetto ai circa 350 mila euro previsti fino all’inizio della scorsa estate, che aveva scoraggiato non poco gli enti locali. «Grazie all’abilità dei tecnici siamo però riusciti ad abbattere i costi, con l’utilizzo di certi materiali ignifughi e alcune modifiche strutturali, senza perdere nulla in termini di sicurezza – chiarisce Avvenente – e oggi parliamo di una spesa complessiva intorno ai 65-70 mila euro». Più prudente sui numeri l’architetto Tedeschi: «Abbiamo adottato un approccio diverso, più ingegneristico – spiega a “Era Superba” – che ci ha consentito di ridurre di molto i costi, trovando al tempo stesso una soluzione gradita ai Vigili del Fuoco».

    Apertura a metà

    La lunga trafila sui lavori non ha impedito, però, una ripresa, parziale, delle attività. Dalla scorsa estate è infatti stato aperto nell’atrio un punto prestito, per un’iniziativa chiamata “Libri sotto l’ombrellone”. Vista la buona risposta da parte del pubblico, il servizio verrà mantenuto anche per i mesi autunnali e consentirà di prendere in prestito libri tutti i giorni feriali dalle 9 alle 13, con apertura pomeridiana dalle 14.30 alle 18.30 al lunedì e al mercoledì.

    Una misura certo gradita dai cittadini ma che non stempra il clima d’attesa per la riapertura, definitiva, della biblioteca intitolata a Rosanna Benzi, per la quale manca ancora l’ok della Sovrintendenza. Un passaggio che l’architetto Tedeschi definisce una formalità, dopo il via libera sottoscritto dai Vigili del Fuoco. All’appello mancano poi altri interventi minori, come i rilevatori antifumo. «Sembra che questa volta sia quella buona – chiosa Avvenente – anche se, visti i precedenti, un po’ di scaramanzia è d’obbligo». A Voltri, lo sperano tutti. C’è chi ha azzardato una data (il 12 dicembre) che però non sembra avere fondamento. Qualunque sarà il giorno, lettori e studenti troveranno una biblioteca diversa da quella di tre anni fa, più moderna, con servizi di auto-prestito automaticizzati e un taglio generale più “tecnologico”. Novità già annunciate da tempo, che, a differenza dei lavori sulla messa in sicurezza, non hanno incontrato ostacoli negli ultimi mesi. Non resta che aspettare.

    Luca Lottero

  • Bisagno e Fereggiano, viaggio nei cantieri per la messa in sicurezza idrogeologica di Genova

    Bisagno e Fereggiano, viaggio nei cantieri per la messa in sicurezza idrogeologica di Genova

    20160928_103333Nessuno sgarbo alla visita del presidente del Consiglio prevista a Genova per venerdì prossimo per inaugurare il cantiere del terzo lotto di rifacimento della copertura del torrente Bisagno ma «un elemento rafforzativo che permette di approfondire alcuni interventi tra i più significativi della messa in sicurezza idrogeologica della città». Così, riporta l’Agenzia Dire, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alla Protezione civile di Genova, Gianni Crivello, risponde alle accuse di mossa da campagna elettorale sollevate dalla Regione in merito alla visita ai cantieri del Bisagno e dello scolmatore del Fereggiano organizzata questa mattina da Palazzo Tursi per gli organi di stampa. «E’ importante sottolineare che non stiamo parlando di progetti ma di cantieri aperti che si fanno e non sono mai stati fatti nella storia di Genova» afferma il sindaco Marco Doria.

    Il punto sui lavori di copertura del Bisagno

    La visita inizia da uno dei luoghi simbolo delle scorse alluvioni genovesi: l’alveo del Bisagno all’altezza di Borgo Incrociati, zona conclusiva del terzo lotto ma, in generale, di tutti i lavori di rifacimento della copertura del torrente che sono partiti dalla foce per risalire fino alla zona della stazione Brignole.
    «Verrà demolito completamente l’impalcato esistente che occlude circa metà dell’attuale sezione della galleria di scorrimento del torrente – spiega l’ingengner Stefano Pinasco, direttore delle opere idrauliche sanitarie del Comune di Genova – con la conseguente demolizione di tutti i negozi soprastanti, già abbandonati dopo le alluvioni degli anni scorsi, e verrà abbassata di circa 2 metri la quota attuale dell’alveo».

    Tutti interventi che consentiranno di aumentare la portata smaltibile sotto la copertura del Bisagno, in caso di piena, di oltre il doppio rispetto all’attuale: da 450 – 500 metri cubi al secondo, che era la portata prima dell’inizio di tutti i lavori di rifacimento della copertura, si passerà a lavori finiti a 850 metri cubi, estendibili a 1000 – 1100 senza il cosiddetto “franco idraulico”. Ma la portata del Bisagno sarà, poi, ulteriormente aumentata dalla realizzazione a monte dello scolmatore del Bisagno, che porterà alla capacità di smaltimento di 1300 metri cubi al secondo prevista dal piano di bacino.

    Benché i lavori del terzo lotto di rifacimento della copertura dovrebbero essere ufficialmente inaugurati dal premier Matteo Renzi venerdì prossimo, le attività di cantiere non inizieranno immediatamente. «Il contratto con l’impresa che ha vinto la gara verrà stipulato entro ottobre – spiega Pinasco – e i lavori dureranno 3 anni e mezzo: si inizierà con lo spostamento delle sottoutenze nel primo anno, per poi procedere alla demolizione e ricostruzione dell’impalcato come sta avvenendo per il tratto più a mare, interessato dalle attività del secondo stralcio del secondo lotto, che proseguiranno in parallelo» e si concluderanno entro l’estate 2017.

    Il punto sui lavori dello scolmatore del Fereggiano

    Superata la quota critica delle gallerie ferroviarie della tratta Genova – La Spezia, sabato prossimo i lavori per la realizzazione dello scolmatore del Fereggiano potranno riprendere a pieno ritmo, 7 giorni su 7, 24 ore al giorno su 3 turni di servizio e, soprattutto, con 3 esplosioni di roccia al giorno. «Tanto per essere chiari e dare i meriti a chi è giusto che li abbia – sottolinea l’assessore Gianni Crivello – lo scolmatore del Fereggiano è frutto di un impegno fondamentale che la giunta Doria ha assunto poche settimane dopo il suo insediamento. Siamo dinanzi a un’opera che si è realizzata grazie a un finanziamento del governo Monti ma anche a un mutuo di 15 milioni del Comune di Genova e di 5 milioni di Italia Sicura».

    Nel complesso l’opera costa 45 milioni milioni di euro di cui, appunto, 25 provenienti dal “Piano nazionale per le città” del governo Monti, 15 di autofinanziamento del Comune di Genova e 5 dal progetto Italia Sicura del governo Renzi che copre l’ammontare inizialmente a carico della Regione Liguria.

    I lavori consistono nella realizzazione di una galliera di 3717 metri dal mare fino al cosiddetto punto di presa sul Fereggiano e consentiranno, in fase di piena, di sgravare il Bisagno dalla portata di questo torrente e dei rii Noce e Rovare.

    «Si è arrivati a scavare fino a quota 1,6 chilometri, all’altezza del forte San Martino – racconta Rinasco – ma i lavori sono partiti da quota 909 metri, attraverso l’adeguamento di un tratto di galleria già esistente e realizzato negli anni ’90». I lavori sono dunque completati per circa il 25% ma nelle ultime settimane si è andati a rilento per l’obbligo di abbandonare le esplosioni e procedere esclusivamente con la scavatrice nel tratto sottostante i binari e le gallerie ferroviarie. Da sabato, però, torneranno 3 esplosioni al girono e gli scavi potranno avanzare regolarmente di circa 6 – 7 metri ogni 24 ore, contro il solo metro al giorno effettuato con la scavatrice.

    Termine dei lavori previsto nell’agosto 2018. Finite le opere di scavo e di rivestimento della galleria, si smonterà il capannone che ha creato qualche dissapore tra l’amministrazione, gli abitanti di corso Italia e gli esercenti degli stabilimenti balneari della zona.
    Nel frattempo, verrà completata l’opera di sbocco a mare, con una larghezza di 10 metri dimensionata anche per ospitare lo scarico dello scolmatore del Bisagno di cui è in corso di ultimazione la progettazione: lo sbocco avverrà 20 metri a valle dell’attuale linea di costa e sarà sommerso per due terzi del diametro.

    La portata massima dello scolmatore per il solo Ferreggiano si attesterà sui 111 metri cubi al secondo, ben superiore alla piena duecentennale del piano di bacino prevista a 87 metri cubi al secondo. In caso di piena e di entrata in funzione dello scolmatore dal punto di presa sul Fereggiano, dunque, tutta l’acqua verrebbe convogliata nella galleria, lasciando libero il restante letto del torrente che non creerebbe alcuna criticità al Bisagno. Inoltre, sempre attraverso un finanziamento di circa 10 milioni di euro proveniente da Italia Sicura, verranno collegati allo scolmatore del Fereggiano anche i due rivi Noce e Rovare, cosicché la portata a valle aumenterà complessivamente di altri 49 metri cubi al secondo (26 per il Rovare, 23 per il Noce).
    Da sottolineare, infine, che il 50% del materiale da scavo (circa 70.000 metri cubi complessivi), viene utilizzato per i ripascimenti straordinari e ordinari delle spiagge di corso Italia, Voltri e Vesima.

    La polemica Regione-Comune sui finanziamenti

    «Si è parlato a proposito e a sproposito dei finanziamenti. Le due più grandi opere che si stanno realizzando per la messa in sicurezza della città sono lo scolmatore del Fereggiano pagato dal Comune di Genova e il rifacimento della copertura del Bisagno pagato dal progetto del governo Italia Sicura su progetto donato alla città dalla società Impregilo – Salini». E’ quanto sostiene il sindaco Marco Doria provando a fare chiarezza sui finanziamenti per la messa in sicurezza idrogeologica della città, intervenendo nella polemica sollevata ieri dal governatore ligure, Giovanni Toti. Come già detto, a essere più precisi, lo scolmatore del Fereggiano è solo in parte pagato dall’amministrazione comunale che copre 15 milioni sui 45 previsti: altri 25 milioni derivano da uno stanziamento del governo Monti attraverso il “Piano nazionale per le città” e 5 milioni da Italia Sicura che inizialmente sarebbero dovuti essere a carico della Regione Liguria. «Il finanziamento del governo Monti – specifica Doria – è arrivato perché il Comune di Genova ha presentato un preciso progetto per la messa in sicurezza della Val Bisagno, su cui poi interviene il nostro cofinanziamento».

    Per quanto riguarda la copertura del Bisagno, riprende il primo cittadino, «i finanziamenti sono interamente del governo nazionale attraverso Italia Sicura, con cui il Comune e la Regione si sono rapportati. Così come sono del ministero dell’Ambiente – Italia Sicura i finanziamenti per lo scolmatore del Bisagno, la cui fase progettuale è ancora in corso».
    Il terzo e ultimo lotto della copertura del Bisagno è stato assicurato da un finanziamento di 95 milioni di euro, che non saranno interamente necessari grazie a una revisione del progetto e ai ribassi d’asta che nel complesso porteranno a un avanzo di circa 40 milioni.
    Per il secondo stralcio del secondo lotto, invece, l’importo di 35 milioni di euro era stato finanziato attraverso uno specifico Accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente e Regione Liguria risalente a settembre 2010.

    E i 40 milioni che resteranno dal terzo lotto? Già nota la polemica tra Regione Liguria e Comune di Genova. Tursi vorrebbe che i soldi rimanessero sul territorio reinvestendoli su diversi progetti riguardanti la messa in sicurezza dei ponti della Val Bisagno (5 milioni per il Castel Fidardo e altri interventi per due ponti all’altezza della ex Guglielmetti), sui rivi minori e sulle aree franose sempre nella zona percorsa dal torrente. La Regione Liguira, invece, che accusa il governo di sottrarre parte dei finanziamenti di Italia sicura dai fondi europei Fsc per lo sviluppo e la coesione, vorrebbe assicurarsi la regia di questo tesoretto. «Ma l’assessore Giampedrone – sostiene il suo omologo comunale, Gianni Crivello – mi ha personalmente detto che era d’accordo con il nostro progetto. Non credo che alla Regione convenga eventualmente sottrarre questi fondi né che ne abbia l’interesse».

    Il sindaco Marco Doria, ribadisce che «non ci sono finanziamenti regionali ma solo del governo e del Comune di Genova». E sulla domanda circa un possibile minor trasferimento da Roma di fondi Fsc proprio per coprire in parte gli stanziamenti di Italia Sicura – l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, ha parlato ieri di circa 90 milioni in meno, come ricorda l’Agenzia Dire – Doria non si espone: «Lo vedrà la Regione che governa». Ciò che conta, conclude l’assessore ai Lavori pubblici e alla Protezione civile del Comune di Genova, Gianni Crivello, è che «il presidente del Consiglio Renzi nel 2014 era a venuto a Genova impegnandosi a finanziare una serie di opere: l’assegno è stato staccato nel 2015, altrimenti non avremmo potuto fare i lavori che stiamo guardando oggi».

    «Al sindaco Doria consiglio vivamente di parlare delle cose che conosce e non di quelle di cui non sa nulla». Non si fa attendere la replica di Giampedrone. «Invece di fare sopralluoghi sui cantieri del Bisagno o di occuparsi dei ribassi d’asta, argomenti totalmente in capo alla struttura commissariale della Regione Liguria – tuona l’assessore regionale – Doria dovrebbe per prima cosa ringraziare il presidente della Regione per la consegna nei tempi previsti del terzo e ultimo lotto di completamento che inaugureremo venerdì prossimo e magari impegnarsi insieme a noi al fine di mantenere in Liguria la totalità dei finanziamenti dei fondi statali Fsc che il governo vuole decurtarci». Per l’assessore, il sindaco della capoluogo ligure «dovrebbe avere il garbo istituzionale di capire cosa sta accadendo intorno a lui prima di inserirsi su argomenti che non conosce». E sottolinea che durante la visita del premier Matteo Renzi, prevista a Genova per venerdì, la giunta Toti chiederà proprio all’esecutivo di non ridurre le risorse a favore della Liguria nei fondi Fsc per compensare parte dei finanziamenti stanziati attraverso Italia Sicura. «Le risorse a disposizione per la messa in sicurezza del Bisagno sono da iscrivere integramente ad un’emergenza nazionale – continua Giampedrone – e chiediamo che il governo mantenga questo impegno totalmente con fondi nazionali». Per questo l’assessore ricorda che «la vera partita è fare in modo che il piano degli interventi nazionali delle città metropolitane rimanga tale mantenendo per la Liguria la piena e totale disponibilità dei fondi Fsc (ex FAS) 2014-2020 che per noi sono vitali per interventi nel campo delle infrastrutture e del turismo».

  • Sturla, il parco pubblico di via Chighizola divide i cittadini. Chiuso all’insaputa del Comune

    Sturla, il parco pubblico di via Chighizola divide i cittadini. Chiuso all’insaputa del Comune

    chighizola02Chiusi per un cedimento di una passerella nel 2014, e mai riaperti: questa la sorte dei giardini pubblici di via Chirghizola, in un quartiere, quello di Sturla, già in “debito di ossigeno” per la questione legata allo spazio verde comunale di fatto annesso agli impianti di Villa Gentile. Una questione, quella legata alla fruibilità di questo parco, che divide anche i cittadini stessi di Vernazzola: sotto il giardino, infatti, sono presenti una ventina di box auto, i cui proprietari, responsabili in solido delle spese di manutenzione dello spazio, si stanno opponendo alla riapertura della area pubblica.

    Una storia travagliata

    Ma andiamo con ordine: nel 2006 il Comune di Genova firma la convenzione secondo la quale la società Immobiliare Mare ha il permesso di costruire box privati in quel declivio incolto all’epoca presente in via Chighizola di proprietà comunale, con il vincolo di realizzare e mantenere un parco pubblico soprastante, che comprende una servitù di passaggio per via dei Mille. La società immobiliare cede poi la proprietà alla ditta Ere Costruzioni Uno s.r.l, insieme, ovviamente, agli oneri stipulati con l’amministrazione. I lavori sono lunghi: nel 2010 sono completati i box, mentre per lo spazio verde bisogna aspettare il 2012. Ma nonostante i lavori siano stati completati, il parco non apre. Nel 2013 arriva formale diffida da parte di Tursi, ma solo nel 2014, esattamente a giugno, i cittadini possono varcare i cancelli del giardino. L’estate però dura poco, e, durante le forti piogge del autunno, una parte del percorso che porta in via dei Mille, cede al peso dell’acqua; l’incolumità dei passanti è a rischio, e lucchetti sono inevitabili. Oggi, però, dopo quasi passati due anni, quei lucchetti sono ancora lì, chiusi. Il parco pubblico di via Chighizola è diventato un buco “verde” inaccessibile per i cittadini della zona, e non solo.

    Cittadini divisi

    A denunciare il protrarsi di questa incredibile situazione è il Comitato per la Difesa di Sturla, che da anni lamenta l’impossibilità di fruire dei pochi spazi verdi del quartiere. Oggi siamo all’impasse: dopo il crollo, infatti, si è aperto un contenzioso per stabilire a chi spettino i lavori di ripristino e messa in sicurezza del sito; una querelle che ha visto una triangolazione di rimpalli tra Comune, impresa costruttrice e gli attuali proprietari dei box. Questi ultimi, stando alla convenzione in essere, sono i responsabili in solido per i costi di manutenzione, utenze e guardiania del complesso, parco compreso. L’assemblea dei proprietari, però, ha deciso di fare ostruzione; lo racconta uno dei dodici proprietari dei box sottostanti i giardini, durante il nostro sopralluogo: «Non possiamo pagare per tutti – spiega la donna – oltre alla luce, ai giardinieri e ai guardiani che dovrebbero aprire e chiudere i cancelli, in passato abbiamo dovuto sostenere spese di ripristino di piante e arredi, vandalizzati più volte, anche dai bambini; ed è per questo che abbiamo deciso di non aprire più il parco, in attesa che il Comune faccia la sua parte». Nei fatti, però, la convenzione parla chiaro: chi possiede i box deve garantire la servitù di passaggio e l’apertura 8-20 del parco pubblico.

    chighizola01L’amministrazione comunale, dal canto suo, non sembra essere proprio “sul pezzo”: a metà settembre, infatti, facendo seguito ad una formale interrogazione presentata dal consigliere Stefano De Pietro (M5S) ha dimostrato di non sapere né della frana, né della chiusura, rispondendo che agli uffici «non sono pervenute notizie in merito ad un presunto crollo strutturale» e puntualizzando che «ogni eventuale responsabilità per inadempienze, connesse alla realizzazione dell’intervento, con opere di urbanizzazione a scomputo, ricadono sulla società proponente e i suoi successivi obbligati in solido».

    Ancora una volta, quindi, i pasticci del passato sono diventati macigni del presente; la scelta poco lungimirante di affidarsi ai privati per la gestione di parchi pubblici, anche se formalizzata da contratti e convenzioni, si sta rilevando fallimentare: l’affare lo ha fatto chi ha costruito e venduto i box, mentre per i cittadini è rimasto un groviglio burocratico che, come risultato, ad oggi, ha solo dei cancelli chiusi. Oltre alla beffa e al danno, rimane il paradosso di avere del verde pubblico non accessibile al pubblico.

    Nicola Giordanella

  • Palazzo Rosso apre al pubblico le “nuove” stanze della Duchessa

    Palazzo Rosso apre al pubblico le “nuove” stanze della Duchessa

    _mg_9190Apriranno le porte al pubblico cinque nuove sale  di Palazzo Rosso dedicate ad arredi, sculture e dipinti dell’Ottocento.
    Le stanze delle Duchessa, all’ultimo piano del palazzo, sono la novità dei Musei di Strada Nuova. Saranno visitabili per la prima volta durante la prossima edizione dei Rolli Days, il 15 e 16 ottobre e rimarranno poi un’installazione permanenete. Nelle sale sono esposti, per la prima volta, pezzi che  riuniti a Genova e a Parigi tra il 1840 e il 1888.

    «Queste stanze arricchiscono ulteriormente il percorso museale di Strada Nuova che nel corso degli anni ha acquisito sempre più notorietà» dice il sindaco di Genova, Marco Doria. La nuova apertura delle stanze della Duchessa è stata possibile grazie all’ultimo contributo della Compagnia di San Paolo che, negli ultimi quattro anni, ha investito più di 4 milioni di euro. Un aiuto iniziato già dai primi anni 2000 con il restauro, l’adeguamento funzionale e il completo riallestimento del palazzo, per un totale di oltre 8 milioni di euro.

    «Il sistema culturale che siamo riusciti a creare, anche grazie a un’efficace collaborazione con soggetti privati che operano in campo culturale – conclude Doria – migliora la qualità di vita dei genovesi ed è una risorsa fondamentale per la promozione turistica della città. Ci siamo mossi con determinazione e coerenza e abbiamo reso Genova una grande città d’arte».

    A confermarlo sono anche i numeri dei visitatori in aumento. Secondo l’assessorato alla cultura e turismo le visite solo in Strada Nuova sono cresciute del 27% nell’ultimo anno. «I dati in crescita continua sono il segnale di un grande apprezzamento da parte del pubblico» afferma l’assessore a cultura e turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla. «L’apertura delle stanze della Duchessa sono un importante ampliamento e arricchimento sia dell’offerta del sistema museale civico, sia di una città sempre più dinamica e viva culturalmente».

    img_5162Le  “nuove” stanze della Duchessa

    «Abbiamo portato un po’ di Francia a Genova – dice Piero Boccardo, direttore Musei di Strada Nuova – per volontà della duchessa la quale specificò nel testamento di riservare a Palazzo Rosso gli arredi della sua casa parigina».
    Nelle stanze della Duchessa, nella parte di levante dell’ultimo piano di Palazzo Rosso, troviamo arredi, dipinti e sculture dell’Ottocento. Dai ritratti di famiglia a sfarzosi vasi, dal necessaire da viaggio utile e necessario per i lunghi tragitti in carrozza al lussuoso letto matrimoniale. E’ con questi autentici pezzi che viene rappresentata la fase ottocentesca della nobile dimora, un secolo che fino a oggi non era presente nelle collezioni esposte. Rimangono ancora da restaurare altri due appartamenti all’interno del palazzo, il mezzanino del 1710 e le stanze del 1783.

    Palazzo Rosso

    Palazzo Rosso, costruito nella seconda metà del Seicento per due fratelli, era stato dotato di due piani nobili. La famiglia Brignole-Sale, proprietaria del palazzo, aveva deciso che fosse abitato solo il secondo piano. In seguito, ogni generazione ha scelto la propria residenza nei diversi “appartamenti” dell’edificio. Sono stati gli ultimi rappresentanti della famiglia a vivere all’ultimo piano del Palazzo, dove oggi si trovano le stanze della Duchessa.

    In una stratificazione storica ricca e sorprendente, Palazzo Rosso, conserva decorazioni e arredi di ben sette fasi abitative e costituisce un documento unico dell’abitare dalla fine del Seicento alla metà del Novecento.

    E. C.

  • Messa in sicurezza del Bisagno, il balletto dei fondi tra Regione Liguria e Governo

    Messa in sicurezza del Bisagno, il balletto dei fondi tra Regione Liguria e Governo

    img_0958A poche ore dalla visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, “striglia” il governo sulle cifre dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del bacino del Bisagno. Si parla dei 275 milioni provenienti dai fondi di Italia Sicura, dei quali 65 sono previsti per il terzo lotto della copertura sul Bisagno, 165 sono previsti per lo scolmatore del Bisagno, 5 milioni per quello del Fereggiano (che ha costi complessivi di 45 milioni di cui 25 stanziati dal governo Monti, 15 dalla giunta Doria del Comune di Genova e 5 da Italia Sicura che, tuttavia, inizialmente avrebbe dovuto coprire la Regione Liguria), 10 milioni per collettare i rivi Noce e Rovare nel Fereggiano. Il bisticcio sui conti nasce dal fatto che i fondi messi in campo dal governo, provverrebbero di fatto dal Fsc (Fondi di Sviluppo e Coesione), ovvero soldi europei destinati alle regioni, scomputati alla Liguria a causa dei finanziamenti già ricevuti attraverso il piano nazionale “Italia Sicura” per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. In sintesi, dunque, i soldi arrivati a Genova grazie all’operazione lanciata da Renzi non sarebbero puramente fondi governativi ma finanziamenti comunitari “sottratti” alla Liguria per altre opere.

    La cifra in discussione sarebbe di circa 90 milioni di euro, in linea di massima corrispondente ai 95 milioni di euro di finanziamento per il lavori del terzo lotto della copertura del torrente Bisagno che verranno inaugurati venerdì dal presidente del Consiglio. «E’ stato chiaramente detto – spiega all’agenzia Dire l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile, Giacomo Giampedroneche nei riparti regionali dei fondi Fsc (per cui alla Liguria spetterebbero circa 140 milioni del totale nazionale che supera i 2 miliardi di euro) non c’è spazio per tutti e per questo una quota verrebbe addebitata alla Regione Liguria che già gode dei fondi del piano nazionale di Italia Sicura». L’assessore ricorda che il tema è sul tavolo da circa 2 mesi ma «non si possono mischiare i piani nazionali con quelli regionali, altrimenti si dica chiaramente che il terzo lotto della copertura del Bisagno viene coperto interamente dalla Regione Liguria».

    Un litigio dal sapore elettorale: le opere di messa in sicurezza di un territorio come quello del bacino idrico del Bisagno, famoso per le puntuali alluvioni, sicuramente possono portare lustro per chi le ha sbloccate dopo tanti anni di attesa, e le ha portate avanti. Non possiamo dimenticare il battage mediatico che accompagnò tutta l’operazione Italia Sicura. Nei fatti, però, il governo vanterebbe un impegno economico in realtà sostenuto solo in parte.

    La polemica tra Giovanni Toti e il governo arriva a pochi giorni dalla visita del premier, atteso a Genova per l’inaugurazione del terzo lotto dei lavori per il rifacimento della copertura del Bisagno, per cui la previsione di spesa è stata di 95 milioni di euro. Una spesa che però potrebbe essere più contenuta, grazie alla revisione del piano economico e ai ribassi d’asta, con un risparmio di circa 40 milioni: «Abbiamo già detto a giugno ai vertici di Italia Sicura– spiega l’assessore comunale Gianni Crivelloche gradiremmo che questi fondi si fermassero a Genova e per questo abbiamo già presentato diversi progetti sui ponti della Val Bisagno, sui rivi minori e sulle aree franose sempre nella zona percorsa dal torrente».

    «Se i fondi utilizzati di fatto sono Fsc e quindi regionali – replica l’omologo regionale Giampedrone – spetterà alla Regione Liguria decidere dove destinare le risorse e non al Comune di Genova che dice di aver già pronto per il governo un proprio piano». Ma la polemica tra De Ferrari e Palazzo Tursi non finisce qui. Giampedrone si scaglia anche contro la scelta del Comune di organizzare per domani una visita riservata alla stampa nei cantieri del Bisagno e del Fereggiano, a due giorni dall’arrivo del premier: «Ben venga la visita sul Fereggiano per cui il Comune ha messo importanti finanziamenti ma vorrei ricordare, invece, che per quanto riguarda la copertura del Bisagno siamo di fronte a una struttura commissariale di competenza della Regione Liguria. Il Comune può parlare dell’interferenza del cantiere sulla città ma non di come vengono svolti i lavori. Altrimenti – conclude l’assessore – invece che fare passerelle per la campagna elettorale, il sindaco Doria si prenda anche la competenza di un cantiere che, se andiamo a inaugurare venerdì con Renzi, è merito di un assessore regionale che ha lavorato sodo per potare in fondo tutte le pratiche».

    Quella di Renzi, quindi, non sarà una passeggiata: l’inevitabile passerella politica potrebbe riservare uno strascico di polemiche e criticità molto forti, in un clima da campagna elettorale, sia per la riforma costituzionale sulla quale il presidente del consiglio si è giocato l’all-in, sia per le prossime amministrative del capoluogo ligure. Nel frattempo sta arrivando la stagione delle piogge, e Genova è tutt’altro che al sicuro.

     

  • Torta di cipolle, gli ingredienti e la ricetta

    Torta di cipolle, gli ingredienti e la ricetta

    Torta di cipolleIngredienti
    Per la pasta: 1 Kg. di farina bianca, 4 cucchiaiate d’olio, sale e  acqua
    Per il ripieno: 2 kg. di cipolle, 20 grammi di funghi secchi, 1 etto di burro, 1 etto di formaggio parmigiano grattuggiato, sale, pepe e quagliata (o ricotta).

    Sbucciate le cipolle e mettetele a bagno per un quarto d’ora circa. Dopodichè fatele cuocere in acqua bollente per 10 minuti. Una volta cotte, strizzatele dell’acqua, tritatele e mettetele a rosolare con i funghi secchi, precedentemente ammollati in acqua tipida.

    A fine cottura aggiungete poi il parmigiano e un po’ di pepe in modo da ottenere un composto omogeneo.
    Nel frattempo impastate la farina con l’olio, il sale e tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta di giusta consistenza. Lavoratela molto bene, copritela con un tovagliolo umido e lasciatela riposare per un quarto d’ora.
    Tirate poi una decina di sfoglie di pasta sottilissima e stendete la prima su una tortiera unta e infarinata. Spennellatela con l’olio e tagliate la pasta laterale in eccesso. Le sfoglie sono a piacere, se vi piace una pasta più consistente e spessa mettete più strati. Fate uno strato con la mistura di cipolle e uno con la quagliata e aggiungete dei pezzetti di burro condendo con un pizzico di sale, di pepe, di maggiorana e parmigiano.
    Coprite con le rimanenti sfoglie spennellandole con l’olio. Punzecchiate con una forchetta l’ultima sfoglia, e poi mettete in forno a calore moderato per circa 60 minuti.
    La torta di cipolle deve prendere un bel colore biondo e la si può servire, a seconda dei gusti, tiepida o fredda.

  • Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Festival della Scienza 2012È un Festival della Scienza tutto fatto in casa, ma non per questo ridimensionato, quello che dal 27 ottobre al 6 novembre andrà in scena per la 14ª edizione coinvolgendo più di 60 location e articolandosi in 280 appuntamenti tra incontri ed eventi. Fatto in casa, si diceva, perché per la prima volta la totalità dell’organizzazione è stata gestita dall’Associazione Amici Festival della Scienza, anche in seguito alla rivoluzione che ha portato, nello scorso febbraio, all’insediamento del nuovo management presieduto dal professore ordinario di Fisica dell’Università di Genova, Franco Pallavicini, e dal direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Iit, Alberto Diaspro, nominato presidente del comitato scientifico.

    Il primo Festival a non portare la firma della sua fondatrice, Manuela Arata, sarà comunque, per bocca dello stesso Pallavicini, «in strettissima continuità con chi ci ha preceduto, al quale si deve il 99% del lavoro». Nel tracciare l’imprinting della prossima edizione, tuttavia, il neopresidente ha subito messo in chiaro gli elementi di novità: «Abbiamo scelto di dare più spazio alle mostre e ai laboratori, perché la vera anima del Festival sono gli eventi in cui i visitatori possono interagire. Rispetto allo scorso anno ci sarà qualche conferenza in meno, anche per evitare che troppi eventi in concomitanza complichino la vita a chi voglia seguirli. Un po’ meno parole e più coinvolgimento, insomma, per quanto i dibattiti continueranno ad essere numerosi, di grande interesse e ad annoverare ospiti d’eccezione».

    Su tutti, il grande divulgatore scientifico Piero Angela, atteso a concludere la giornata inaugurale – il 27 ottobre alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale – con la sua conferenza “Viaggio dentro la mente”. Oltre al decano dei giornalisti scientifici italiani, negli undici giorni del Festival saranno a Genova, tra gli altri, anche il premio Nobel per la Chimica Martin Chalfie, il coordinatore del progetto Virgo per la scoperta delle onde gravitazionali, Fulvio Ricci, e Silvio Micali vincitore, nel 2012, del Premio Turing assegnato annualmente alle eccellenze informatiche. Di simboli e di “segni” – parola chiave del Festival – parleranno Eugenia Cheng e Eduardo Sáenz de Cabezón Irigaray, di tecnologia e futuro Marcus du Sautoy e David Orban. Nel campo della genetica, Pier Giuseppe Pelicci illustrerà le promesse della cosiddetta tecnologia CRISPR e, in generale, i segni genetici saranno l’argomento trattato da Joseph Mazur e Sam Kean. Lo scienziato dell’alimentazione Valter Longo svelerà l’efficacia terapeutica della dieta “Mima digiuno”, mentre Carlos Belmonte ci parlerà di longevità e, infine, il rapporto tra scienza, arte e filosofia sarà affrontato da Bruno d’Amore e Maurizio Ferraris.

    Tra le mostre, si segnalano “Fattore S” a cura dell’Iit a Palazzo San Giorgio, “Shared Sky” dell’Istituto nazionale di astrofisica al Palazzo della Borza, “Artico”, a cura del Cnr, alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, e “Il terremoto in… segni”, allestita dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nella ex chiesa di Sant’Agostino. Numerosi anche i laboratori, per ogni fascia di età.

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui il “Racconto Cosmico” con Neri Marcorè e il presidente del’Istituto nazionale di fisica nucleare, Fernando Ferroni, il 28 ottobre alle ore 21 alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone; e “I ragazzi di Fermi” che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della neonata scuola universitaria Gran Sasso Science Institute, insieme agli alunni della scuola primaria P. Santullo di Genova, il 1 novembre alle 16,30 al Teatro della Tosse.

    Il programma del Festival è nato dalle oltre 400 proposte arrivate da tutta Italia in risposta al bando di idee lanciato a gennaio di quest’anno, la cui selezione finale è stata effettuata dai 45 membri del consiglio scientifico composto da ricercatori, giornalisti e professionisti della comunicazione. Gli animatori saranno 535 ragazzi tra studenti universitari e giovani ricercatori selezionati tra le più di mille candidature provenienti, anche in questo caso, da tutto il paese.

    Per l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla, «la nostra città si afferma sempre di più come una città di cultura scientifica, ed il Festival rappresenta il momento clou per dare voce al lavoro fatto in maniera permanente da altri soggetti quali l’Acquario, il Museo dell’Antartide e quello di Scienze Naturali, la Città dei Bambini. Il programma è fortemente legittimato dalla presenza dei più importanti enti scientifici nazionali e supportato dalle istituzioni», per quanto queste ultime – a partire dal Comune stesso e dalla Regione – abbiano partecipato soprattutto nelle vesti di advisor per gli sponsor privati, cresciuti del 38% rispetto allo scorso anno.

    Anche l’omologa regionale Ilaria Cavo, infatti, rimarca come per l’ente di piazza De Ferrari si sia trattato di «un impegno che siamo riusciti a mantenere» la «conferma delle risorse stanziate lo scorso anno, attingendo in parte al proprio bilancio e in parte alle Fondo sociale europeo». Per la Regione, il Festival della Scienza è infatti da considerarsi un tutt’uno con il Salone Orientamenti: «È bellissimo che anche al Festival, quest’anno, venga data ai ragazzi l’occasione dell’alternanza scuola-lavoro, unita ai laboratori orientativi. Dobbiamo stilare una Carta dell’Orientamento per i ragazzi, e valorizzare le professioni tecnico-scientifiche».

    Complessivamente, i fondi stanziati per il Festival della Scienza 2016 ammontano a 1.260.000 euro e la parte del leone, ancora una volta, è rappresentata dall’investimento della Compagnia di San Paolo, che in cinque anni di partnership – a partire dall’edizione 2012 – ha messo da sola 5,1 milioni di euro sulla rassegna. Davvero non la sola, nel panorama culturale prima ancora che scientifico genovese, la cui sopravvivenza dipenda in maniera determinante proprio dagli investimenti della fondazione torinese.

    Festival della Scienza 2016 – Il calendario completo

    Marco Gaviglio

  • Iplom, ripartono i pompaggi di greggio. La prefettura al lavoro sui Piani di Emergenza Esterna

    Iplom, ripartono i pompaggi di greggio. La prefettura al lavoro sui Piani di Emergenza Esterna

    fegino.iplom2La raffineria di Busalla a brevissimo rientrerà in funzione: in queste ore, infatti, stanno ricominciando i pompaggi attraverso le tubature che dal Porto Petroli di Multedo portano il greggio ai depositi di Fegino, e da lì poi fino in Valle Scrivia. Dopo il dissequestro, nei giorni scorsi le condotte sono state sottoposte ai collaudi Mise previsti dalla legge, supervisionati da Guardia Costiera e Vigili del Fuoco: da qui il via libera per il riavvio degli impianti; in primo luogo verranno riempiti i depositi di Fegino, e solo successivamente il petrolio sarà pompato fino alla raffineria Iplom di Busalla, che entro un paio di settimane dovrebbe tornare a pieno regime, secondo quanto dichiarato dall’azienda.

    Una buona notizia per gli operai dell’azienda, da mesi in cassa integrazione: da qualche giorno molti sono già stati richiamati per le prime operazioni di riaccensione dell’impianto. Entro poche settimane la situazione dovrebbe tornare alla normalità pre-incidente. Dal canto suo Iplom ha accantonato 3 milioni di euro per le manutenzioni dei prossimi anni, che per ogni condotta dovranno avere luogo con ciclo triennale.

    I tempi lunghi della bonifica

    Tempi lunghi, invece, per la bonifica definitiva, come spiega l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile: «La legge prescrive dei tempi tecnici che non possiamo scavalcare – spiega – la cui ragione sta nel fatto che certe operazioni devono essere approfondite. Comunque ogni sforzo è teso per fare tutto con rapidità ed efficacia». Il Piano di Caratterizzazione (il documento che riporta lo stato dell’arte del sito, una sorta di diagnosi, ndr) proposto da Iplom nei giorni scorsi, infatti, secondo Arpal deve essere approfondito in alcune sue parti (soprattutto quelle riguardanti l’alveo del Polcevera) ed è lo stesso Porcile a spronare Iplom per: «completare il documento secondo le richieste fatte entro pochi giorni, per poter così partire con i lavori di bonifica».

    Di pari passo procederanno le operazioni di messa in sicurezza idraulica del rio Fegino, che presenta diverse criticità. Su questo, però, non c’è ancora l’accordo tra Comune e azienda: secondo l’assessore Crivello, infatti, la sistemazione del bacino idrico del torrente dovrà seguire la bonifica, mentre per Iplom, le operazioni di pulizia del suolo potranno essere svolte compiutamente solo dopo i lavori di messa in sicurezza. Un nodo che dovrà essere sciolto nei prossimi giorni, per evitare ulteriori lungaggini.

    La Prefettura al lavoro

    Durante le ore che seguirono l’incidente, Era Superba aveva denunciato la mancanza di Piani di Emergenza Esterni aggiornati. Nel frattempo gli uffici della Prefettura di Genova hanno incominciato a lavorate sulla stesura dei nuovi piani: on-line si possono trovare oggi le relazioni preliminari di alcuni siti, e fino al 3 di ottobre potranno essere presentate osservazioni, richieste e chiarimenti. Al momento sono sei i PEE in fase di lavorazione: la speranza è che l’iter si concluda al più presto per tutti i siti a rischio di incidente rilevante, per evitare ulteriori rischi alle persone che abitano, lavorano o transitano nelle vicinanze di questi impianti.

    Se negli oleodotti il petrolio è tornato a scorrere, l’emergenza ambientale non è finita: i danni provocati dalla fuoriuscita di circa 700 mila litri di greggio non sono ancora stati quantificati con certezza, e i territori colpiti sono ancora in attesa di risposte certe riguardo la bonifica. Per centinaia di persone, il ritorno ad una normalità vivibile è ancora un miraggio.

    Nicola Giordanella

     

     

  • Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Movida, parte l’osservatorio per valutare gli effetti dell’ordinanza. Un passo indietro è possibile

    Vicoli, Centro Storico di GenovaNonostante il respingimento da parte del Tar della Liguria della sospensiva contenuta nel ricorso contro l’ordinanza anti movida, presentato lo scorso maggio da Ascom-Confcommercio e Confesercenti, qualcosa sembra muoversi e la direzione potrebbe essere quella di una parziale revisione dell’ordinanza da parte del Comune di Genova.

    «Nelle prossime ore si riunirà per la prima volta un osservatorio dedicato alla movida, formato da cittadini, esercenti, circoli, e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore», ha dichiarato l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Emanuele Piazza. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra le esigenze della cittadinanza e quella dei titolari dei locali notturni, che dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza hanno registrato diverse sofferenze a causa delle chiusure anticipate: all’una di notte nei giorni feriali e alle 2 nel weekend. «Nessuno vuole ammazzare il centro storico, ne impedirne il godimento notturno da parte della popolazione – continua Piazza – per questo cercheremo di trovare un equilibrio capace di mettere d’accordo cittadini ed esercenti, dopo aver analizzato i pro e i contro dell’ordinanza oggi in vigore. Sicuramente cercheremo di premiare i locali che operano nel rispetto delle regole».

    Queste parole ancora una volta sottolineano il fatto che questo provvedimento sulla movida fu pensato anche per contenere il dilagante fenomeno dei minimarket, spuntati come funghi nel cuore del centro storico genovese nel corso degli ultimi anni. Il ricorso presentato al Tar da parte delle Associazioni di categoria escludeva, infatti, questi esercizi commerciali, che spesso vivono in quella sottile zona d’ombra che separa la legalità dall’illegalità, complice una legislazione impreparata al fenomeno (diffusissimo in molte città europee) e la crisi economica che ha fortemente minato gli esercizi commerciali tradizionali, esponendoli ad una concorrenza inedita.

    Come si apre un minimarket? 

    Sono proprio le procedure, maggiormente liberalizzate negli ultimi anni, ad aver creato questo contesto così esplosivo: se nel quadro economico odierno aprire e mantenere un’attività commerciale rappresenta un’impresa non priva di costi e di rischi, per gestire un esercizio di vicinato (così come sono catalogati iminimarket) la questione è un po’ diversa in quanto non sono necessarie particolari qualifiche o permessi per poterne avviare uno. Per una superficie sotto i 250 metri quadrati, infatti, è sufficiente comunicare al comune l’inizio dell’attività e renderla operativa entro i 30 giorni dalla consegna della comunicazione scritta. Il titolare dell’attività è tenuto ad essere in possesso di una Licenza per alimenti che viene rilasciata dall’ufficio Igiene del Comune dopo l’ispezione e il parere dell’Asl che verifica che siano state rispettate le norme vigenti. Il titolare del minimarket deve avere lavorato per due anni (negli ultimi cinque) nel settore alimentare, come dipendente o coadiutore, oppure deve seguire un corso specifico presso la Camera di Commercio o un ente di formazione abilitato. Nei fatti è evidente come l’apertura di un esercizio di vicinato non richieda particolari esborsi economici, ne particolari abilitazioni a differenza di altre tipologie di locali notturni; basta pensare che per acquistare una licenza di un bar sono necessari circa 70 mila euro, con tutte le certificazioni del caso relative alla preparazione e alla somministrazione di cibo e bevande, che permettono i “coperti”, di avere un vano adibito a cucina e tutto quello che un semplice minimarket non ha.

    Mal di pancia

    Nel frattempo, però, i nuovi orari di chiusura imposti dal Comune stanno creando non pochi mal di pancia agli esercenti del centro storico genovese: «La chiusura anticipata imposta da questa ordinanza influisce negativamente sui nostri incassi – racconta il titolare di uno storico locale delle Vigne – se il Comune intende mantenere questa rotta dovrebbe estendere questo regolamento anche fuori dal centro storico, perché facendo così non fa altro che spostare il lavoro in altre aree della città e non mi sembra corretto». La discussa ordinanza è nata dalla lettura emotiva di un contesto complicato: da un lato quello che per alcuni rappresenta il degrado (consumo di alcool, gente in strada fino a tardi, sporcizia), e dall’altro il voler vedere il centro storico ordinato, lucido e perfetto. La soluzione è stata una legge rigida, che ha provato a regolare la fluidità dell’economia della “Città Vecchia”: il risultato è una cura peggiore del male, che rischia di mettere in ginocchio chi ci lavora, svuotando i vicoli della loro anima commerciale.

    Andrea Carozzi

  • “Alzati dal divano, esci di casa e inizia a camminare”

    “Alzati dal divano, esci di casa e inizia a camminare”

    letteredallaluna-quaderno2La bolla è gommosa, le mani aperte spingono ma affondano, il dito sprofonda e non buca. Lo stadio prima del panico può durare per sempre senza compiersi mai, latente, leggero, costante.

    Le pareti della bolla sono repressioni indolori che si posano sul lento deteriorarsi degli individui, perdita della fantasia, evitare di dirlo, riduzione dell’attività sessuale, paura, ti ricordi quando, due mani e uno smartphone, evitare di farlo, tante canne, la verità è che non me ne frega un cazzo, ancora paura, non mi riguarda, riduzione della capacità di adattamento, inadeguatezza, superbia, finta di niente, evitare l’incontro, ancora paura, appannamento della curiosità, tante birre, io e gli altri, noi e gli altri, riduzione della vita sociale, vita sociale è una parola grossa, vigliaccheria o ancora una volta paura che la perdoniamo meglio, ansia da controllo, tanta televisione, così vanno le cose, cosa c’è da capire, evitare lo scontro, interazione sociale è un’altra parola grossa, non ne ho voglia, sonnolenza domenicale, commiserazione e infine ancora paura.

    Le mani aperte spingono ma affondano, il dito sprofonda e non buca.

    Oh disgraziato destino!

    Mi manca il tempo perso. Quello manca a tutti. E quindi? Alzati dal divano ed esci di casa. Non ho motivo. Di uscire di casa o di stare sul divano? Entrambi, a dire il vero. E allora alzati dal divano, esci di casa e inizia a camminare. Per andare dove? Non ha importanza. E così che si esce dalla bolla? La bolla è congenita, è ragione di Stato, camminare aiuta. Incontri, incroci.
    Tutto qua? Non è mai tutto qua, c’è sempre altro. Ho paura. Anche io.

     

    Gabriele Serpe

  • Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    blueprint-fieraBlue Print Competition, ma soprattutto un’occasione per ridisegnare la città. Il “Doria-pensiero” sul progetto di Renzo Piano è sempre stato chiaro e lo ha ribadito durante l’incontro con architetti e ingegneri al Salone Nautico Internazionale. Il Blue Print è un polo strategico per la Genova del futuro insieme con Erzelli e le ex aree Ilva. Di sicuro, le ultime due hanno vissuto periodi poco felici, fatti di polemiche e non hanno ancora visto la nuova luce: un esempio è il trasferimento della facoltà di Ingegneria sulla collina che tra Cornigliano e Sestri Ponente. Bisogna sperare che il Blue Print non subisca lo stesso destino anche se resta il punto interrogativo più grande: i soldi. «L’amministrazione comunale non ha risorse da spendere nel progetto – dice chiaramente il sindaco – ed è per questa ragione che servono gli investimenti privati e l’aiuto del governo. Quest’ultimo è arrivato con 15 milioni di euro, io ho detto grazie a Renzi e sono contento dell’attenzione di Roma, ma mi sono soffermato a pensare che per rifare l’Expo sono arrivati centinaia di miliardi di lire nel 1992». Insomma, il paragone è chiaro, ma di mezzo c’è stata anche una crisi che ha portato tutto il paese a essere schiacciato. Ed è qui che entra in campo la Blue Print Competition, voluta da Comune di Genova e Spim, la società per la promozione del patrimonio di Tursi.

    Se è vero che gli investitori bisogna attrarli, la competizione, volta al recupero degli spazi vuoti dell’ex Fiera internazionale, diventa un punto fondamentale, anche se non sufficiente. Per questa ragione sarà presentata all’estero, in paesi come Russia e Cina. «Sicuramente questo è un punto chiave – prosegue Doria – ma la Blue Print Competition da sola non basta, come non bastano i fondi del governo. Servirebbe che il Paese intero ripartisse». Anche perché non si può certo dire che da Roma ultimamente, tra Terzo Valico e messa in sicurezza idrogeologica della città, siano arrivati solo spiccioli. «Nella storia di Genova non si sono mai spesi tanti soldi per contrastare il grave rischio idrogeologico che purtroppo ci affligge – ricorda il primo cittadino – stiamo realizzando gli scolmatori, stiamo abbattendo tutti gli ecomostri costruiti negli alvei dei torrenti. Poi ci sono gli investimenti potenziali, soldi pronti per grandi progetti». Ed è qui che si inserisce ancora una volta il Blue Print che fa parte dell’ampia visione sulla trasformazione di Genova. «Non entro nel merito del concorso, naturalmente, ma sono stati in molti a contattare la Spim per partecipare alla competizione. Al momento il 40% dei contatti arriva dall’estero e in testa c’è il Regno Unito. Entro dicembre capiremo il numero esatto dei partecipanti – prosegue il sindaco – e a chi dice che il Blue Print è bellissimo ma irrealizzabile per via dei costi, rispondo che il senso è anche quello di trovare i finanziatori».

    L’incontro al Salone nautico organizzato dall’ordine degli ingegneri è statao anche l’occasione per ripercorrere la strada, a volte accidentata, che ha visto nascere il Blue Print, dal giorno in cui Riccardo Garrone, allora patron dell’U.C. Sampdoria, presentò sul tavolo del sindaco il progetto per costruire lo stadio, fino alle polemiche con il Coni per l’idea di trasformare il Palasport in una darsena coperta. «Comunque ho trattato Malagò meglio io – ironizza Marco Doria riferendosi al no del sindaco di Roma, Virginia Raggi alla candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2024 – dato che la trasformazione del palazzetto in darsena coperta è stata rivista, con una nuova progettazione che consentirà far rinascere il Palasport mantenendo la sua vocazione sportiva, grazie anche alla collaborazione stessa del Coni». Allora, non resta che aspettare: di certo servirà molto tempo per vedere realizzato il disegno di Renzo Piano. Sperando che non si trasformi nell’ennesimo buco nero di Genova. «Non possiamo permettercelo – conclude Doria – proprio adesso che Genova sta diventando “famosa” all’estero come una città da visitare». Ed proprio dall’estero che, come una sorta di ideale restituzione, si attendono i potenziali investitori.

    Michela Serra

  • La visita ad un Salone di ottocento anni fa. Ecco lo speciale Nautico di Ianuenses

    La visita ad un Salone di ottocento anni fa. Ecco lo speciale Nautico di Ianuenses

    porto-genova-medievo-xvsecE così anche quest’anno il Salone Nautico ha aperto i suoi battenti. Sono sincero: l’iniziativa m’interessa, ma fino a un certo punto; e ciò nonostante abbia una certa familiarità col mare (più con quello medievale che con quello odierno…). Tuttavia, devo notare una grave mancanza. Non voglio affatto sembrare presuntuoso, ma non posso, comunque, esimermi dal dire la mia: il Salone, in sé, manca d’una narrazione; nasce e muore nell’ambito ristretto del business. E ciò, nonostante tenti d’ammantarsi di motivi, per così dire, “emozionali” o si rivolga sempre più al semplice appassionato di subacquea, canottaggio, canoa, windsurf o, perché no, di nuoto. Tentativo d’accalappiare quanta più gente possibile? Probabile. In realtà, ciò che manca è, piuttosto, una cornice capace di far viaggiare innanzitutto con la fantasia, lungo rotte inesplorate, al seguito di quei Genovesi – crociati, mercanti e navigatori – dispersi in diversis mundi partibus, in un tempo in cui Genova era davvero Superba. Dove la grande tradizione marinara genovese? Dove i trascorsi marittimi d’una città un tempo signora del mare e padrona del Mediterraneo?

    Credo che il Salone necessiti urgentemente d’una narrazione (prettamente storica, naturalmente); mi pare, cioè, che la grande storia marinara genovese debba necessariamente costituirne la cornice permanente. Quanto ciò richiamerebbe visitatori ulteriori, attratti, oltre che dallo scintillio dei ponti, dal fascino d’una tradizione secolare! Signori, questo non è affatto marketing (o, almeno, non lo è soltanto), e nemmeno mero campanilismo (chi parla non è affatto genovese): questo è puro e semplice rispetto per una tradizione straordinaria.

    Un Salone di ottocento anni fa

    In realtà, basterebbe veramente poco. Cosa accadrebbe, ad esempio, se ci accingessimo a visitare un salone di ottocento anni fa? Immaginiamo di risalire il corso del Bisagno, di seguire l’antica via romana corrispondente grossomodo all’attuale via San Vincenzo, di raggiungere e oltrepassare la porta di Sant’Andrea – porta Soprana – e di immergerci finalmente nel cuore della vita cittadina, seguendo questa o quella ruga sino ai portici della Ripa maris. Volgiamo ora lo sguardo al mare. Di fronte a noi vedremmo imbarcazioni differenti: grandi naves mercantili e galee basse e veloci, e poi una pletora di legni minori, generalmente a remi, come il bucio, il golabio, il palischermo, il sandalo e la saettìa. Ovunque, alberi, vele, corde, marinai indaffarati, mercanti, ufficiali della dogana e via dicendo.

    Tutto ciò doveva essere assai familiare ai Genovesi d’età medievale, abituati alla vista di grosse naves mercantili dalle forme tondeggianti. Dotate di due alberi a vela latina e d’uno o più ponti, possedevano un cassero di poppa e un rudimentale castello sopraelevato sulla prua, destinato a ospitare dei soldati. Nel tempo s’erano ingrandite, assumendo nomi caratterizzanti: da Pomella, Gazzella, Dolce s’era passati a Falcone a Regina, Panzone, Scurzuta e Berarda, per citarne solo alcune. Non mancano le descrizioni: una navis del 1246, utilizzata per la crociata di Luigi IX, e che per questo aveva a bordo una cinquantina di cavalli, era lunga trentasette metri e mezzo, larga dieci e alta dalla chiglia circa otto metri; l’albero prodiero giungeva a un’altezza di venticinque metri mentre quello centrale era poco più basso. Gli animali erano alloggiati nel primo ponte, sopra le sentine; soldati, scudieri e viveri, nel secondo ponte; nobili e cavalieri nel cosiddetto paradisus, situato a poppa, al di sotto del cassero.

    Un veliero del genere, lento ma robusto, poteva ospitare sino a trecento persone, oltre a una cinquantina di marinai. Nulla a che vedere con la galea, lunga una quarantina di metri, larga circa tre e alta quasi due. Dalla prua dotata di sperone e dalla poppa alta e arcuata, dotata ai lati di due grandi remi che fungevano da timone, era inizialmente manovrata da due rematori per banco, per un totale di circa centoventi-centocinquanta uomini che agivano su un remo a testa. La sua agilità la rendeva uno strumento perfetto per la guerra o per la difesa delle naves da trasporto. Anch’essa, ad ogni modo, avrebbe conosciuto una certa evoluzione. Verso la fine del Duecento, in corrispondenza delle guerre contro Pisa e Venezia, fu adottato il sistema del terzarolo, il banco a tre vogatori, ciascuno dei quali agente su un remo, che permetteva d’imbarcare un numero maggiore di persone mantenendo inalterate potenza e velocità. Rispetto a Venezia, l’evoluzione della galea genovese avrebbe accusato, tuttavia, un lieve ritardo, legato al suo utilizzo prevalente nel Tirreno. La città lagunare sarebbe andata definendo, infatti, nuove tipologie costruttive, a metà strada tra la galea e la navis, adottate a Genova con maggiore lentezza: la tarida, già in uso nel Duecento, la galea grossa e la galea da mercato, meno capienti delle naves ma più veloci e adatte sia per il commercio che per la guerra. L’esigenza era quella d’aumentare il più possibile il volume di traffico, e dunque il tonnellaggio; al contempo di difendersi dalla guerra di corsa. La galea sottile, così definita per distinguerla dalla consorella, avrebbe continuato a essere utilizzata sino a tutto il Quattrocento, e oltre, anche se quasi esclusivamente in contesti bellici. Essa avrebbe accolto progressivamente elementi innovativi, come le bombarde, sistemate a prua, o il timone centrale, incastrato nella ruota di poppa, che lentamente sostituirà i due timoni laterali.

    L’evoluzione del Trecento e del Quattrocento

    Il Trecento conobbe, invece, una decisa evoluzione del modello della navis, grazie all’introduzione della cocca, dotata d’un solo timone e d’un albero centrale, utilizzata per il trasporto di merci pesanti. L’utilizzo della vela quadra fu mutuato (ben più del timone centrale, già in uso nel Mediterraneo) dalle imbarcazioni nordiche e atlantiche, le quali necessitavano di sfruttare al meglio i venti costanti e gli alisei (se ne sarebbe accorto Cristoforo Colombo, il quale, partito da Palos nel 1492, avrebbe ordinato di cambiare le vele latine di una delle due caravelle, la Niña). Rispetto alle consorelle del Mare del Nord, la cocca mediterranea avrebbe subito, tuttavia, un processo d’ingigantimento. Entro la fine del secolo i grandi tonnellaggi sarebbero stati appannaggio esclusivo della marina genovese. Queste grandi naves imbarcavano un’ottantina di marinai, di cui circa la metà famuli, mozzi; nel numero erano compresi, inoltre, una quindicina di balestrieri. Si trattava d’una notevole riduzione della forza lavoro, funzionale al calo demografico successivo alla grande peste di metà secolo, ma fonte di diffusa disoccupazione.

    Il Quattrocento avrebbe assistito a una nuova evoluzione della navis, dotata progressivamente d’ulteriore alberatura e pennoni: la mezzana, collocata a poppa, e il trinchetto, a prua. Imbarcazioni di questo tipo, le quali possedevano in genere tre alberi (quasi sempre a vele quadre), un castello di prua più alto del cassero e una tolda, un tavolato che proteggeva la coperta e l’equipaggio dai proiettili nemici, erano definite nei porti nord-europei col termine caracca. Nonostante l’apposizione d’ulteriori vele propulsive, si trattava d’imbarcazioni lente, problema al quale s’ovviava diminuendo le tappe (talvolta saltando anche la consueta sosta presso il porto genovese). La perdita d’una sola di queste imbarcazioni comportava danni enormi. Di qui la necessità di suddividerne la proprietà in parti o carature, secondo una pratica risalente quantomeno al XII secolo.

    Già. Anche allora la nautica era essenzialmente business, e, dunque, rischio e commercio, rappresentando per molti un valido mezzo di sostentamento. Perché non riscoprire, dunque, per le prossime edizioni del Salone questa grande tradizione?

    Antonio Musarra

  • Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    distinti gentiluominiCon l’arrivo dell’autunno inauguriamo un nuovo appuntamento che speriamo possa diventare un piccolo punto di riferimento per chi ama o è costretto a passare i weekend a Genova. Per inviare suggerimenti, proposte, eventi e segnalazioni scrivete a redazione@erasuperba.it  

     

    Ultimi scampoli di Salone Nautico e Oktoberfest nel weekend appena iniziato: la 56ª edizione dell’esposizione internazionale dedicata al mondo della nautica, come ormai consuetudine degli ultimi anni, esce dai confini della Fiera per abbracciare la città con una serie di eventi fuori salone, mentre la festa della birra cederà idealmente il passo alla parata dei “distinti gentiluomini”.

    Proprio in piazza della Vittoria, infatti, domenica mattina alle 10 è previsto il raduno della Distinguished Gentlemans Ride, una sfilata in motocicletta per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro alla prostata: l’evento, che si svolge in contemporanea in tutto il mondo, mette insieme vendrà migliaia di motociclisti salire in sella alla loro moto con capelli, baffi e barbe impomatati, camicie di seta, cravatte o papillon, tutto rigorosamente in stile vintage.

    Decisamente di altro tenore è la due giorni di “Mura – Movimento Urbano Rete Artisti”, seconda edizione del busker festival genovese in scena nei vicoli venerdì e sabato, con concerti, performance, laboratori e mercatini da piazza Sarzano alla Maddalena, passando angoli più o meno noti della città vecchia e per il Repessin di San Bernardo e Canneto il Lungo, un mercatino dell’usato aperto a tutti gli abitanti del quartiere e ai bambini.

    Sul fronte degli appuntamenti più istituzionali, questo weekend segna anche l’inizio delle Giornate Pertiniane: una settimana di celebrazioni per i 120 anni della nascita del presidente più amato degli italiani che si articolerà tra Genova, Savona e Stella, il piccolo comune dell’entroterra in cui si trova la casa natale di Sandro Pertini, i cui lavori di restauro saranno inaugurati proprio domenica alla presenza dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Allo statista scomparso ormai 26 anni fa è dedicata anche una mostra sui suoi anni di direzione del Lavoro, alla Sala Liguria di Palazzo Ducale fino al 2 ottobre.

    Sempre a proposito di mostre, a Castello d’Albertis ha appena inaugurato “Polaroid ad arte”, dedicata ai lavori della fotografa genovese Giuliana Traverso ispirati ai segni dell’artista Attilio Mangini, scomparso nel 2004. Proseguono anche le mostre dedicate agli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e ad Helmut Newton, ancora a Palazzo Ducale dove, giovedì prossimo, Francesco De Gregori a “A passo d’uomo”, libro scritto a quattro mani con Antonio Gnoli.

    E se i cultori di storia cittadina hanno tempo fino al 30 novembre per fare un salto al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, a Carignano, per ammirare due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine, sabato pomeriggio il Museo di Storia naturale apre le porte agli appassionati di scienze per un open day nel quale sarà presentata la programmazione museale 2016/17.


    Marco Gaviglio

  • Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    Ilva, Cornigliano non si fida del governo: “Quando verranno restituiti i soldi per gli lpu?”

    La stabilimento Ilva a CorniglianoAssociazioni di Cornigliano nuovamente sul piede di guerra dopo che il viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha garantito, d’accordo con Regione Liguria, 5 milioni di euro per l’integrazione al reddito dei lavoratori dell’Ilva. I soldi verrebbero, infatti, anticipati dalla Regione tramite Società per Cornigliano, la partecipata i cui fondi (di provenienza soprattutto regionale e comunale) sono destinati alla bonifica e riqualificazione del quartiere. «Non ci fidiamo – è la dura presa di posizione di Paolo Collu, coordinatore delle associazioni che operano sul territorio – le garanzie che ci offre il governo non sono sufficienti e i soldi tolti alla Società sono soldi tolti al quartiere, che potrebbero essere usati (per esempio) per ricostruire il tessuto sociale con un sostegno ai commercianti». Collu, che coordina in tutto 22 realtà corniglianesi tra associazioni e parrocchie, fa notare che la promessa di risarcimento tramite una voce della Legge di Stabilità (ipotesi ventilata dal governo) sia estremamente vaga e che nemmeno sia stata fissata una data entro cui garantire la riconsegna delle risorse.

    La forte contrarietà dei cittadini che era già stata espressa la scorsa primavera, è stata ribadita oggi al Centro civico di Cornigliano, durante un incontro a cui hanno partecipato anche il presidente del Municipio Medio Ponente, Giuseppe Spatola, il presidente della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo, e alcuni lavoratori dell’Ilva, con cui non sono mancati scambi di battute infuocati. Per i sindacati, infatti, che si sono riuniti circa un’ora più tardi, l’accordo concluso con il governo è un buon risultato dal momento che i 650 lavoratori che dal primo ottobre andranno in cassa integrazione, vista la scadenza il 30 settembre dei contratti di solidarietà, potranno continuare a contare sull’integrazione del reddito. Attualmente i lavori di pubblica utilità occupano i dipendenti di Ilva per circa una settimana al mese ma, attraverso i nuovi stanziamenti, si dovrebbe riuscire ad allungare la copertura per quasi tutte le giornate lavorative. Bruno Manganaro, segretario della Fiom Cigl Genova, ha sottolineato l’importanza del fatto che l’esecutivo «abbia confermato la validità dell’accordo di programma per Genova Cornigliano. Nei prossimi giorni ci vedremo con l’azienda per la gestione della cassa integrazione e con Regione e Comune per firmare l’accordo sui lavori di pubblica utilità». Un risultato improntante, secondo il sindacalista, «da un lato per i lavoratori che così continuano a integrare il reddito previsto dagli ammortizzatori sociali ma, dall’altro, anche per la città perché in questi mesi gli lpu hanno dato un grande contributo per la riqualificazione urbana, la sistemazione di scuole, parchi e giardini e altre attività. Con i nuovi fondi, i lavoratori saranno impegnati ancora di più».

    Nel botta e risposta con gli abitanti di Cornigliano, i lavoratori hanno fatto notare anche come Società per Cornigliano dovrebbe garantire anche i livelli occupazionali della delegazione. Una visione non condivisa da Collu e gli altri presenti, che hanno però voluto sottolineare di “non essere contrari” all’integrazione del reddito dei lavoratori. «I corniglianesi contrari a nuovi esborsi della Società sono spesso anche lavoratori Ilva – ha aggiunto Collu – come negli anni ’80 le donne che protestavano contro l’inquinamento erano spesso mogli di operai».

    Via CorniglianoPiù “di mediazione” la posizione del presidente Spatola, che pure non manca di far notare l’assenza della classe politica su questa tematica. In effetti, al confronto erano stati invitati anche i capogruppo comunali e regionali e i parlamentari liguri senza ricevere alcuna risposta. «Per lo meno c’è un’inversione di tendenza politica – ammette Spatola pur sottolineando come il suo ottimismo sia “istituzionale” – ora c’è l’impegno a restituire le risorse prese dalla Società per Cornigliano, mentre prima i soldi venivano presi quasi senza chiedere». Quella che si prospetta sarebbe, infatti, la terza volta in cui i soldi della Società verrebbero utilizzati per integrare i redditi dei lavoratori. La prima volta fu nel 2014, quando le reazioni della delegazione non furono energiche perché si pensava davvero fosse un provvedimento una tantum. In quell’occasione furono prelevati circa 6 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri 900mila un anno più tardi, questa volta con le associazioni pronte a far sentire la propria voce in polemica con il provvedimento.

    «Non condivido l’ottimismo del presidente Spatola – ha detto nel corso dell’incontro la presidente dell’Associazione per Cornigliano, Cristina Pozzi – e non sono contenta dell’accordo raggiunto a Roma. Personalmente condanno anche gli esborsi precedenti e penso, anche se nessuno lo dice più, che dovrebbero essere rimborsati alla Società. 5 milioni per lo Stato sono briciole mentre per Cornigliano sono vitali, spetta dunque a Roma garantire l’integrazione al reddito dei lavoratori».
    Luca Lottero

  • Scuola, panino da casa? I presidi di Genova dicono no

    Scuola, panino da casa? I presidi di Genova dicono no

    mensa«Considerata la complessità del problema e le connesse responsabilità, i Dirigenti ritengono che attualmente non ci siano le condizioni per consentire il consumo di pasti portati da casa, sia sotto l’aspetto igienico-sanitario (presenza di alunni allergici a rischio anafilassi, modalità di conservazione e somministrazione dei cibi…) sia sotto gli aspetti organizzativi (risorse, personale dedicato…). Pertanto nell’immediato, in attesa di un’eventuale modifica delle condizioni attuali, non potrà essere autorizzato il consumo di pasti portati da casa, come già previsto dal vigente regolamento comunale». Così i dirigenti scolastici della Conferenza cittadina di Genova ribadiscono il proprio no fermo e deciso al panino da casa al posto dei pasti offerti dal servizio di ristorazione scolastica. «Ferme restando le considerazioni di opportunità educativa e pedagogica già altrove avanzate, che inducono a guardare con preoccupazione la prospettiva di una differenziazione selvaggia dei pasti – proseguono i presidi – la sentenza della Corte d’Appello di Torino non modifica gli ordinamenti e ha competenza limitata alla circoscrizione territoriale di riferimento, come già affermato dal Comune di Genova». Nel caso in cui la validità della sentenza della Corte d’Appello di Torino fosse estesa a tutto il territorio italiano, i dirigenti scolastici genovesi sottolineano che sarebbe indispensabile «l’acquisizione delle valutazioni della Asl e degli orientamenti del ministero dell’Istruzione nonché la successiva stesura di protocolli congiunti adeguati alle singole scuole». Tradotto: ci vorrebbero mesi prima dell’arrivo del via libera definitivo del pasto da casa in sostituzione di quello fornito dalla ristorazione scolastica. I dirigenti scolastici genovesi, infine, si augurano che le famiglie evitino su questo tema l’insorgere di «derive conflittuali inevitabilmente dannose per la serenità della comunità scolastica e, in particolare, degli alunni e degli studenti, sempre al centro di ogni decisione».

    Comune di Genova: «Problemi della scuola sono altri»

    ScuolaLa posizione dei presidi genovesi, come ricorda anche l’assessore alla Scuola del Comune di Genova, Pino Boero, è in piena linea con quanto emerso ieri a Roma dalla commissione scuola dell’Anci nazionale. «Come Comuni – ci spiega – abbiamo chiesto al ministero di darci istruzioni in merito. Non sono un avvocato e non mi metto a discutere la sentenza ma se l’applicazione di quanto deciso a Torino dovesse essere estesa a tutto il territorio nazionale, il problema non sarebbe tanto quello del panino sì o panino no, ma della commistione negli spazi mensa delle scuole di chi si porta il cibo da casa e chi no». A Genova, infatti, dal 2006 è in vigore una circolare comunale che vieta l’introduzione nei refettori scolastici di qualsiasi cibo che non sia veicolato dall’azienda che si occupa della ristorazione. «Prima di far cambiare questa circolare – riprende Boero – bisogna che ci sia una chiara presa di posizione dell’Asl. Se ci viene detto che non c’è nessun problema è un conto ma, altrimenti, si dovrebbero trovare nelle scuole assistenze e spazi separati per chi porta il panino da casa e chi si affida al pasto veicolato dal Comune. Una cosa assurda, anche e soprattutto dal punto di vista pedagogico». Ma per Boero ci sono anche altri problemi «di cui forse i paladini del pasto da casa non si rendono conto. Come si conserva un panino in uno zaino per 4-5 ore? Dovremmo forse attrezzare una sala frigoriferi e forni a microonde? E con che fondi?». Insomma, per dare il via libera al pasto da casa si dovrebbe muovere una macchina, anche solamente dal punto di vista burocratico, alquanto elefantiaca. «Bisogna anche capire di che numeri stiamo parlando – afferma l’assessore – perché generalmente la percentuale dei bambini che non mangiano a scuola si attesta tra il 5% e il 6% ed è assolutamente fisiologica». E’ anche per questo che il Comune di Genova ha lanciato una campagna di raccolta delle disiscrizioni dal servizio di ristorazione scolastica con moduli da compilare entro il prossimo 30 settembre. «Ma non si tratta di un termine perentorio – dice Boero – vogliamo solo capire di che numeri stiamo parlando e quali sarebbero le scuole più interessate. Vorrei tranquillizzare anche chi si lamenta dei pagamenti del bollettino per il servizio mensa: se i vostri figli saranno autorizzati a portare il panino da casa, troveremo il modo per rimborsare i pasti non effettivamente consumati».

    Infine, una battuta l’assessore la dedica a genitori ed associazioni che hanno minacciato di presentarsi nelle scuole accompagnati dalle Forze dell’ordine per far rispettare la possibilità di portare il pranzo da casa: «La scuola in questo momento ha problemi ben più gravi come quelli delle nomine, degli insegnanti di sostegno che mancano, di spazi e di strutture inadeguate. Spostare l’asse solo sulla battaglia del panino sembra una vera e propria distrazione da problemi cogenti, non ultimo quello della riforma del servizio educativo dagli 0 ai 6 anni. E’ proprio per questo che ritengo molto intelligente il documento dei dirigenti scolastici genovesi».