Anno: 2016

  • Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    Volpara, Amiu demolisce l’ex inceneritore. Addio alla “legge del menga”

    volparaAddio all’ex inceneritore della Volpara. Finalmente. Nella prossima riunione di consiglio di amministrazione di Amiu, martedì 4 ottobre, la partecipata del Comune conferirà a Sviluppo Genova l’incarico di effettuare la progettazione per la demolizione del corpo principale dell’ex inceneritore della discarica della Volpara con l’obiettivo di avviare i cantieri nella prossima primavera e arrivare alla liberazione del piazzale nel giro 4-6 mesi. L’edificio demolito occupa circa 27 mila metri cubi, 900 metri quadrati per 30 metri di altezza. L’operazione costerà complessivamente ad Amiu 600 mila euro, comprese anche le economie che l’azienda pensa di realizzare con il riciclo e la vendita di un ingente quantitativo di ferro da carpenteria metallica contenuto nella struttura. «Raramente, in questi anni, ho percepito tanta sfiducia nei confronti dell’amministrazione pubblica come quella registrata dai cittadini della Valbisagno: era necessario dare una risposta concreta alle loro richieste» afferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile. «E’ un atto dal valore simbolico altissimo, un segnale molto forte per la Valbisagno e per tutta la città, che testimonia un indirizzo politico molto diverso rispetto alle amministrazioni precedenti». Questi interventi si inseriscono nel quadro delle iniziative del piano straordinario di pulizia della città che prevede anche la riapertura del servizio di ritiro degli ingombrati e il coinvolgimento della cittadinanza attiva.

    «Il primo corteo per la demolizione dell’inceneritore si tenne il 22 febbraio 1992 – ricorda Giordano Bruschi, memoria storica della Valbisagno – quindi oggi siamo molto contenuti ma il vero obiettivo è giungere alla definitiva abolizione della “legge del menga: chi ha servizi scomodi, se li tenga. Vogliamo vedere un vestito nuovo per la Valbisagno». Molto soddisfatto il presidente del Municipio IV Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «E’ da 40 anni che aspettiamo questo momento. Negli ultimi due anni abbiamo notato un cambio di passo da parte dei responsabili di Amiu, molto più presenti nel rapporto con il territorio. Finalmente si ottiene una parte di quello che i cittadini hanno chiesto anche con battaglia piuttosto conflittuali». Nel concreto, la demolizione porterà a 40 parcheggi in più per la popolazione. «Ma dobbiamo stare sempre sul pezzo – avverte – per raggiungere nei prossimi anni l’obiettivo finale della cancellazione definitiva della Volpara, il cui servizi di discarica può essere evitato perché spazzatura non va più considerata come tale ma come materiale da riutilizzare».

    Addio ai cattivi odori

    volparaLa demolizione dell’ex inceneritore non è l’unico intervento annunciato da Amiu. Intanto, è in corso di perfezionamento l’accordo per destinare temporaneamente ad Amiu l’area dell’ex campo nomadi di via Adamoli che consentirà di liberare la strada da altri mezzi pesanti. Ma l’intervento forse realmente più atteso dalla Valbisagno è quello che riguarda la riduzione degli odori emessi dai camion che scaricano i rifiuti nella discarica. «Negli ultimi mesi abbiamo fatto diverse misurazione degli odori e dell’inquinamento – spiega il presidente di Amiu, Marco Castagna – e i risultati sono stati tutti confortanti per quanto riguarda i limiti di legge. Ma occorre anche andare incontro al soddisfacimento dei cittadini». Per questo è previsto la realizzazione di un tunnel che consentirà di incapsulare i mezzi nella fase di carico e scarico che dovrebbe risolvere definitivamente il problema cattivi odori. Si attende l’autorizzazione da parte della Città metropolitana, per lavori che dovrebbero durare circa 3 mesi. «Qualora l’intervento non fosse risolutivo – prosegue Castagna – abbiamo comunque già pronto il progetto preliminare per l’intera copertura del piazzale che però, essendo molto ampio, avrebbe tempi più lunghi e costi molto più elevati».

    Infine, questo pomeriggio è previsto un incontro tra il Municipio e i comitati per illustrare nel dettaglio i progetti e organizzare tre momenti di confronto pubblico da tenersi a ottobre in cui sarà deciso il futuro delle aree. «Non è semplicemente un segnale – sottolinea Castagna – perché con l’implementazione di Scarpino, la Volpara sarà sempre meno utilizzata. E’ giusto abbandonare gli impianti vecchi nel momento in cui ci accingiamo a realizzare impianti nuovi. E la demolizione dell’inceneritore e le battaglie che stiamo facendo per nuova impiantisca e nuove isole ecologiche danno proprio il penso di aver svoltato da una gestione dei rifiuti antica a una moderna». Attenzione però a non legare troppo «il processo di progressiva dismissione della Volpara alla realizzazione di Scarpino 3.0» avverte l’assessore Porcile. «La Volpara si potrà depotenziare quando si realizzerà il 50% di raccolta differenziata in città, quota che si può fare anche senza la nuova Scarpino, senza il porta a porta e con solo 4 isole ecologiche invece di 6. Si poteva farlo anche prima, noi come amministrazione e voi tutti come cittadini».

    I dubbi dei cittadini

    volparaTutti contenti, dunque? Non proprio. Innanzitutto perché ancora per un anno i mezzi di Amiu continueranno a sostare nella zona della Gavette vicino ai giardini pubblici. «Basterebbe – dicono i cittadini – che almeno posteggiassero al contrario, con la faccia del mezzo rivolta verso i giardini per limitare un minimo i cattivi odori». E poi perché l’operazione ha un po’ il sapore di campagna elettorale: «Se è vero che verrà liberato un spiazzo importante e che, successivamente, i parcheggi delle Gavette saranno restituiti alla città – proseguono gli abitanti – è anche vero che l’inceneritore non è più in funzione da anni e ambientalmente non causa più alcun problema. Certo, si libera visivamente una porzione ma è sul retro della strada mentre risulta molto più impattante tutto quello che sta davanti». Infine, qualcuno alza anche lo spauracchio dello spreco di denaro. «Anni fa – ricordano in Valbisagno – la Regione Liguria aveva già previsto lo stanziamento di fondi per questa operazione. Poi non se ne fece nulla perché l’impatto visibilmente peggiore è quello delle strutture che si affacciano sulla strada. Ma che fine hanno fatto quei soldi?».

  • Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova

    Palazzo Ducale presenta la stagione 2016/2017 e si conferma come motore culturale di Genova

    palazzo-ducale-d2-300x200 500 mila presenze nel 2016 e un bilancio chiuso in pareggio dal 2009 a oggi. E’ con questi dati positivi che Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura apre la nuova stagione 2016/2017.
    Per il 2017 è in programma un lunghissimo cartellone fitto di eventi; arte e cultura si esprimeranno sotto ogni forma. Mostre, esposizioni fotografiche e convegni animeranno le sale di Palazzo Ducale tutto il 2017. «La Fondazione Palazzo Ducale – dice il Sindaco, Marco Doria – si conferma un’eccellenza che ci contraddistingue e che ha contribuito a trasformare Genova in una città sempre più internazionale e cosmopolita».

    Quest’anno oltre 300 mila visitatori paganti hanno aderito alle manifestazioni artistiche e culturali di Palazzo Ducale, e tra questi si contano moltissimi stranieri. “Ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno reso possibili tutto questo», dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova Carla Sibilla. I ringraziamenti arrivano anche dalla Regione, Ilaria Cavo, assessore regionale alla cultura sottolinea l’importanza che ha e ha avuto Palazzo Ducale nella diffusione della cultura sul territorio. «Sono moltissimi gli eventi in programma per la prossima stagione – dice Cavo – molto importanti sono gli incontri dedicati ai bambini, pensati per avvicinare i più piccoli alla cultura, elemento che gioca un ruolo fondamentale nella formazione».

    Il programma

    Un alternarsi di esposizioni, per un totale di 500 eventi. La stagione è già partita il 14 settembre con l’inaugurazione dell’esposizione fotografica Helmut Newton, 200 scatti in bianco e nero che inquadrano un’unica protagonista: la figura della donna. Attesa la mostra di Andy Warhol dal 21 ottobre al 26 febbraio, quella di Elliot Erwitt dal 10 febbraio al 21 maggio e quella di Modigliani dal 15 marzo al 16 luglio. In programma anche dibattiti sulla religione e la cultura con “Jihad, Islam, Europa” che si terranno il 13, 17, 26 ottobre e il 2 novembre. Si parlerà di “Religione e sessualità” dal 16 gennaio al 20 febbraio, e ancora “Che cosa significa Occidente?”. Tutte le parole, e con esse le cose e i concetti che indicano, cambiano significato a seconda delle epoche storiche in cui le si considerino, se ne discuterà dal 23 settembre al 2 ottobre.

    ducaleCi saranno poi i grandi incontri con Francesco De Gregori il 29 settembre, Steve McCurry il 21 ottobre e Sebastiano Salgado che riceverà il premio Internazionale Primo Levi il prossimo 27 novembre. Non mancherà l’appuntamento con “Genova Film Festival”, quest’anno in edizione autunnale e quello con “La Storia in Piazza”, giunta all’ottava edizione che affronterà il tema  degli “Imperi”, dai più antichi a quelli contemporanei. Altri incontri per parlare di architettura, filosofia, sociologia, psicologia e geopolitica con il “Chi comanda il mondo?” dal 3 al 5 marzo 2017.
    Questi sono solo alcuni degli appuntamenti in programma per il 2016/2017; oltre a mezzo migliaio di eventi che renderanno la stagione di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura un festival della durata di un anno.

    I risultati raggiunti da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

    «Del viaggio che abbiamo compiuto in questi anni – dice il presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Luca Borzani – possiamo dire con orgoglio che rimarrà una traccia positiva». I risultati ci sono e contano anche grandi numeri, 2 milioni 600 mila sono i visitatori degli ultimi cinque anni, di cui un milione 351 mila paganti e il bilancio in pareggio dal 2009 al 2016. Con risultati eccelsi il consiglio d’amministrazione in carica è pronto a concludere l’ultima stagione, a metà del 2017 verranno rinnovati gli incarichi nella fondazione, proprio in concomitanza con il cambio del ciclo amministrativo. Giusto in tempo?

    E.C.

     

  • Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    105-stadium-2Il 30 settembre scadono i termini per pagare la rata semestrale del mutuo, ma i soldi non ci sono; la General Production srl, la società che ha costruito e ha in concessione il palazzetto multifunzione della Fiumara, ospite in Commisione congiunta Bilancio e Promozione della Città, alza la voce e ricorda gli impegni della amministrazione, mettendo in chiaro i rischi di un ulteriore rifiuto: fine anzitempo della concessione, e costi di ammortamento a carico delle casse comunali. Dopo ore di discussione si trova la quadra, forse: Comune e azienda si metteranno intorno al tavolo per aggiornare le clausole del contratto, garantendo una maggior fruibilità da parte del ente pubblico del Palafiumara, in cambio del via libera alla proroga.

    I toni della seduta sono stati vivaci ma gli esiti rimangono incerti: sotto attacco la gestione di tutto l’affaire da parte della giunta, e forti critiche per la politica “sportiva” dell’amministrazione. Una città come Genova che soffre per la inadeguatezza delle strutture dedicate, ma che al contempo non è capace di essere attrattiva per i grandi eventi (sportivi ma anche di spettacolo), nonostante la pratica sportiva dei cittadini sia in aumento, stando alle ultime statistiche.

    Tutti contro la Giunta

    È lo stesso Ernesto De Filippis, amministratore di Generals Productions srl, a ricordarlo: «Il Coni non investe in Genova per i grandi eventi sportivi, e per gli eventi di spettacolo, come i concerti, spesso subiamo la concorrenza di altre location, come il Carlo Felice». Inoltre, quando il project fu pensato, si sperava che qualche squadra genovese «arrivasse nei campionati che contano, per quanto riguarda pallacanestro o pallavolo – sottolinea De Filippis – ma ciò non è avvenuto per cui non ospitiamo eventi fissi». Sono i rischi del business, gli viene fatto notare durante la seduta: «Se il Comune non rinnoverà la fidejussione, saremmo costretti a non saldare il mutuo, e interrompere la convenzione – ricorda l’amministratore – facendo ricadere le pendenze sull’amministrazione». Il tono di questa risposta non piace a molti consiglieri: le proteste per quello che sembra più una minaccia che una trattativa alzano un muro di proteste, per le quali tocca a Stefano Bernini mettere una pezza: «Questo tipo di progetti sono il frutto di politiche di qualche “mondo fa” – sottolinea il vicesindaco – oggi tutto è cambiato ma continuiamo a far fronte a queste eredità. Di tutte, però, questa oggi almeno è a costo zero». Particolarmente dure le critiche di Simone Farello, capogruppo del Partito Democratico, che accusa la giunta di approssimatezza nell’affrontare la questione, come molte altre «Non esiste una linea politica sullo sport – sottolinea – e la cosa allontana investimenti e risorse. Iren sponsorizza una squadra di pallanuoto torinese, quando in provincia abbiamo il meglio a livello europeo di questo disciplina». Stefano Anzalone, recentemente investito delle delega allo sport, più volte chiamato in causa, dribla il confronto, assentandosi più volte dall’aula.

    Chiarezza sui numeri

    Durante la seduta della Commissione, su sollecitazione dei consiglieri Boccaccio (M5s), Grillo (Pdl) e Baroni (Gruppo Misto), viene fatta un po’ di chiarezza sui i “numeri”, smentendo in parte quanto uscito sugli organi di stampa cittadini: è vero che dal 2017 non ci sarà più 105 come sponsor, ma  il canone annuale che General Productions incassa da Virgin è pari a 900 mila euro, in diminuzione rispetto all’oltre milione e 200 mila che veniva versato fino all’anno scorso; l’azienda concessionaria è alle prese con il rientro di due mutui, uno acceso all’inizio del progetto, di oltre 7 milioni di euro, e uno di circa 2 milioni per le ristrutturazioni del 2013. Solo sul primo però agisce la fidejussione del Comune di Genova: in caso di mancato pagamento, ad oggi sarebbero poco più che due milioni i debiti che la cassa pubblica perderebbe dalla cifra messa a garanzia, peraltro potendosi rivalere sulla GP nelle sedi opportune. Il danno economico per Tursi, se arrivasse lo stop definitivo alla fidejussione, quindi non sarebbe quello paventato da De Filippi sui giornali: sicuramente ci sarebbe un esborso e una altra gatta da pelare, ma nei fatti, in questa occasione è il Comune che sta dando una mano ad un privato, come lo stesso amministratore ricorda in conclusione del suo ultimo intervento: «Avevamo già calcolato di incassare il “sì” del Consiglio, ma se non arrivasse siamo in una brutta situazione, e il 30 settembre non riusciremo a pagare il Credito Sportivo. Per questo siamo disposti a metterci intorno ad un tavolo al fine di modificare alcune condizioni del contratto».

    Nei prossimi giorni, quindi, la delibera ritornerà in aula, tecnicamente uguale, ma con allegata la promessa di cambiare parte degli accordi a favore dell’ente pubblico; staremo a vedere, la cosa certa è che ancora una volta ci si deve confrontare con dei “mostri” gestionali del passato, senza avere i margini per predisporre scelte più virtuose per il futuro.

    Nicola Giordanella

     

  • Seppioline ripiene di verdure, gli ingredienti e la ricetta

    Seppioline ripiene di verdure, gli ingredienti e la ricetta

    Seppioline ripieneIngredienti

    1 kg di seppioline, 300 gr di fagiolini, 500 gr di pomodori, 1 ciuffetto di basilico, 1 uovo, 1 cipolla, vino bianco secco, 1 ciuffetto di timo, olio extravergine, sale, pepe

    Preparazione

    Mondate i fagiolini privandoli dell’estremità e del filo, lavateli e fateli cuocere in acqua bollente salata per 6-7 minuti; dopodichè scolateli e teneteli da parte.

    Quindi pulite le seppioline eliminando gli occhi, il becco e l’eventuale osso, evisceratele e separate la testa con i tentacoli dal sacco; lavate bene il tutto, tritando poi i tentacoli.

    Mondate i pomodori eliminando il piccioli, lavateli e asciugateli. In un a terrina riunite i tentacoli delle seppioline, i fagiolini sminuzzati, 2 foglie di basilico finemente tritate e metà dei pomodori a pezzetti. Legate il tutto con l’uovo, salate, pepate e mescolate bene.

    Riempite i sacchi delle seppioline con questa farcia, quindi fissate il bordo con uno stecchino di legno per evitare che il ripieno fuoriesca. Mondate la cipolla, tritatela e fatela appassire in una padella con 4 cucchiai di olio.

    Versate il condimento in una pirofila, disponetevi le seppioline, quindi bagnate il tutto con mezzo bicchiere di vino.

    Passate in forno a 180 gradi per 30 minuti, sfornate e completate il piatto con i pomodori rimasti e il timo lavato e sfogliato. Ripassate in forno e fate cuocere per altri 15 minuti, poi servite decorando con qualche fogliolina di basilico fresco.

  • Congresso eucaristico, che cosa resta a Genova della quattro giorni con i vescovi italiani

    Congresso eucaristico, che cosa resta a Genova della quattro giorni con i vescovi italiani

    congresso-eucaristico-chiesa-portoPer un credente con più dubbi che certezze partecipare alla messa del Congresso eucaristico che si è tenuto in questi giorni nella nostra città è stato un atto non solo di fede ma, soprattutto, di curiosità.

    Parcheggiate le moto, prescelte per muoversi nel prevedibile traffico, a debita distanza da Piazzale Kennedy io e alcuni miei amici abbiamo proseguito a piedi. Camminare al centro delle corsie di via Brigate Partigiane era una strana sensazione, che rievocava le grandi manifestazioni a cui partecipai in passato. Le camionette delle forze dell’ordine e la presenza costante di uniformi contribuivano a rendere l’atmosfera ancora più surreale, soprattutto per lo stridente accostamento alle musiche religiose lanciate dagli altoparlanti.

    All’ingresso del piazzale ancora polizia, ma passiamo senza che ci vengano controllati gli zaini; a stemperare ulteriormente la tensione, numerosi volontari in pettorine gialle e membri della protezione civile distribuiscono, con un sorriso, bottigliette d’acqua.

    congresso-eucaristico-processioneQuando arriviamo, nello spiazzo ci sono già molte persone che attendono pazienti oltre le transenne che conducono a quella navata a cielo aperto che è stata resa la piazza, con centinaia di file di sedie ben disposte e l’altare su un grande palco, in fondo. Sono presenti rappresentanti di tutta la realtà genovese, cittadini di tutte le etnie, esponenti dei militari e delle forze dell’ordine sotto il palco, rappresentanti degli alpini e dei cavalieri di Malta, scout, associazioni cattoliche e tanti altri. La presenza di carabinieri e polizia è massiccia, inquietante e rassicurante al tempo stesso. Coi tempi che corrono, non sono in pochi a ritenere che un simile evento possa essere a rischio. Maddalena, del reparto scout Genova XV, mi risponde senza esitazioni quando le chiedo se ha paura: «Si, assolutamente. Vedere i cecchini, le persone che ti controllano lo zaino [evidentemente controlli a campione dato che io e i miei amici ne siamo passati indenni, ndr]…». Altrettanto senza ombra di dubbio mi risponde alla domanda logicamente conseguente: allora perché sei venuta? «Perché non vedo il motivo per cui una paura latente debba fermare una cosa del genere».

    congresso-eucaristico-processioneStimolato dall’interessante risposta di questa giovane ragazza, decido di raccogliere ancora più pareri. Serena, altra ragazza genovese, ad esempio, non ha alcun timore: «No, non ho paura. Sono qui perché sono molto credente, ho partecipato anche alla Giornata mondiale della gioventù ma questa è un’esperienza molto diversa. Mi piacciono questi eventi in cui incontro molta gente che sente molto quello a cui partecipa; c’è molto raccoglimento». Nel mio girare mi imbatto in un gruppo di donne raccolte in preghiera con alcuni rosari in mano; noto che una si interrompe e mi guarda e colgo l’occasione, scusandomi per il disturbo, per sentire anche loro. È un gruppo di badanti ucraine che lavorano a Genova. «Abbiamo una chiesa qui, siamo cattoliche ma con rito bizantino. Quando eravamo sotto l’Unione Sovietica la nostra chiesa era perseguitata», mi spiega Marilia motivando la gioia di partecipare a un incontro simile. «Ora abbiamo la guerra e dobbiamo pregare per i nostri famigliari». Neanche loro hanno paura, come mi rispondono in coro: «Siamo con Dio». Forse questa è la vera bellezza di simili eventi, incontrare tante persone e le loro storie che si intrecciano per qualcosa in cui credono. «È bello perché è incontrarsi, conoscersi, è un’occasione di comunione» mi conferma Andrea, che sta facendo il volontario.

    Prima che inizi la funzione faccio appena in tempo a sentire ancora un gruppetto di donne, dai tratti orientali: «Siamo filippine, viviamo qui a Genova. Sono orgogliosa di essere qui, è la prima volta che partecipo a questo evento…». Chiedo anche ad Avelina, la portavoce di questo gruppetto, se ha paura: «Non ho paura, siamo con Dio. Poi se è il tuo destino, anche a casa…», lascia in sospeso la frase con un sorriso a metà tra il divertito e il sornione.

    congresso-eucaristico-chiesa-portoInizia la celebrazione, prendiamo posto. Le voci di 700 cantori della diocesi e la musica dell’orchestra incorniciano magistralmente la Messa, amplificati da un impianto audio da far impallidire un concerto. «Si sente la passione dell’ecclesia genovese per l’antico» mi sussurra un amico, sorridendo al primo canto gregoriano. Quattro maxischermi consentono anche a chi è lontano dal palco di osservare ogni ritualità della funzione. La protezione civile continua a distribuire acqua tra le file di sedie, ma il tempo è clemente, il sole mitigato dalla brezza marina; con grande sollievo, molto probabilmente, soprattutto dei due carabinieri che per tutta la messa montano ligia e immobile guardia all’altare in uniforme da cerimonia.
    L’omelia di Bagnasco è “raffinata”, elaborata nella forma, non proprio accessibile a tutti e non così facilmente traducibile nella concretezza dei problemi quotidiani. Ma, il cardinale non manca di riservare un pensiero e una preghiera a disoccupati, migranti, giovani, famiglie, consacrati, laici, politici e, naturalmente, ai terremotati del centro Italia. Toccante è soprattutto il momento di silenzio immediatamente seguente alla predica; l’intero piazzale è muto, tanto che si sente il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli della Foce, a centinaia di metri dal mio posto.

    La messa prosegue, con l’unico intoppo di una troppo anticipata conclusione (tempi televisivi?) che fa sì che molti fedeli siano ancora in coda per ricevere la comunione quando è già in atto la benedizione finale. Lasciamo in ordine e senza ressa il piazzale. Riesco a sentire ancora un gruppo di giovani dell’azione cattolica della chiesa del Sacro Cuore di Genova. «È una bella esperienza per la città, vedere così tanta gente a questi eventi» mi dice Emanuele, un adolescente. Alla fatidica domanda sorride un po’ incerto: «Un po’ di ansia c’è, ma a un certo punto ti fidiaggiunge divertito- anche di una protezione dall’alto».

  • Delibere comunali di iniziativa popolare, dopo lo stop il Comune corre ai ripari

    Delibere comunali di iniziativa popolare, dopo lo stop il Comune corre ai ripari

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Dopo il respingimento delle tre proposte di delibere di iniziativa popolare, motivato dalla mancanza del regolamento preposto, l’assemblea consigliare del Comune di Genova prova a rimediare colmando il vuoto normativo che dura da circa sedici anni. L’accelerazione arriva grazie alla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio Comunale, che in concomitanza con l’annuncio del “diniego”, prova a mettere una pezza, chiedendo al presidente del Consiglio Comunale, Giorgio Guarello, di redarre un testo di base per partire con i lavori i commissione.

    «Dopo la richiesta dei capigruppo – spiega Guerello, uno dei veterani della Sala Rossa, in cui è presente dal 1993, oggi al terzo mandato come presidente dell’assemblea – ho preparato subito un testo, potenzialmente già “funzionante”, e l’ho sottoposto alla Commissione Affari Istituzionali per la discussione». Una discussione che però ha portato alla luce molti punti di disaccordo tra i diversi consiglieri e le diverse aree politiche, tanto che saranno necessarie altre riunioni per mettere a punto un testo da portare in consiglio per l’eventuale approvazione.

    Criticità normativa

    Diversi i punti ancora da chiarire; il primo dubbio sorto durante i lavori della commissione, è legato alla forma da dare alla nuova materia: non è ancora chiaro se si dovrà andare a modificare direttamente lo Statuto del Comune di Genova, che già prevede le proposte di delibera di iniziativa popolare, senza però regolamentarle, oppure creare un regolamento a parte, da integrare nel corpus normativo dell’ente pubblico. Entrando nel merito delle norme, l’aula si è divisa sulla possibilità da parte del Consiglio Comunale (in aula o in commissione) di poter emendare e modificare in qualche modo le proposte. Tra i fautori di questa possibilità, il consigliere Simone Farello, del Partito Democratico, che ha ricordato come «Questa modalità di iniziativa popolare si affianca e non sostituisce il Consiglio Comunale, che è un organo democratico, e deve mantenere le proprie prerogative». Contrari invece i consiglieri del Movimento 5 Stelle, di Federezione della Sinistra e alcuni consiglieri del Gruppo Misto, secondo i quali, invece, le proposte popolari dovrebbero essere messe in discussione così come presentate dai cittadini. Su questo tema si agganciano le richieste per inserire una norma per la decadenza delle proposte una volta che il consiglio abbia deliberato, nel frattempo, in materia, un po’ come succede a livello nazionale con i referendum. Altri nodi riguardano le tempistiche per la raccolta delle due mila firme necessarie, e per le modalità di istruttoria.

    Recuperare il tempo perduto

    Una delle questioni maggiormente discusse è sul come poter recuperare i quesiti presentati ad inizio estate, cosa che ha visto un consenso bipartisan: «Questa accelerazione è dovuta proprio dalla presentazione di queste tre proposte – spiega Guerello – che sono state le prime in questi sedici anni. Ora dobbiamo trovare un modo per poterle portare in aula e discuterle». In altre parole, la materia non è mai stata regolamentata perché non sono mai stata avanzate proposte di iniziativa popolare: come dire che la buca non è mai stato coperta, perché nessuno fino ad oggi vi era caduto dentro.

    Con oltre tre lustri di ritardo, quindi, l’organo rappresentativo per eccellenza del Comune di Genova prova a rimediare ad una falla abbastanza grossolana. I tre quesiti respinti saranno recuperati in qualche modo, probabilmente con una norma transitoria. Dopo la prima discussione in commissione, i capigruppo si sono impegnati a appianare le divergenze per poter portare in aula un testo il prima possibile. Meglio tardi che mai.

  • Pegli, Villa Durazzo Pallavicini riapre al pubblico dopo il restauro

    Pegli, Villa Durazzo Pallavicini riapre al pubblico dopo il restauro

    villa durazzo pallaviciniA partire dal 23 settembre Villa Durazzo Pallavicini, a Pegli, riapre al pubblico: una data non casuale, che coincide con il 170° anniversario dell’inaugurazione avvenuta il 23 settembre 1846, quella scelta dal Comune per restituire ai genovesi la dimora del marchese Ignazio Pallavicini dopo tre anni di chiusura per i lavori di restauro. In questo periodo sono stati restituiti alla loro bellezza originaria il tempio di Flora, il castello e il mausoleo del Capitano, l’obelisco egizio, la tribuna gotica, il ponte romano, il chiosco turco e la pagoda cinese.

    Oggetto degli interventi, per uno stanziamento complessivo superiore ai quattro milioni di euro, è stata in particolare tutta la parte alta del giardino con la ricomposizione delle scenografie vegetali, dei percorsi e dei muri, alle opere di ingegneria naturalistica e al riassetto di tutti gli impianti idrici. Lavori grazie ai quali è stato nuovamente reso fruibile il percorso ideato da Michele Canzio, architetto, scultore, decoratore e scenografo genovese. Impagabile la vista che, dal Castello del Capitano, permette una panoramica di 360 gradi sull’arco appenninico, il promontorio di Portofino e la Riviera di Ponente fino a Capo Noli.

    Orari di apertura
    Dal 1 aprile al 30 settembre da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19, ultimo ingresso ore 17, giorno di chiusura lunedì, salvo ponti o festività.
    Dal 1 ottobre al 1 novembre da martedì a domenica dalle 9.30 alle 18, ultimo ingresso ore 16.
    Dal 2 novembre al 31 marzo tutti i fine settimana dalle 10 alle 17, ultimo ingresso ore 15, escluso Natale e Capodanno. Garantito l’ingresso in settimana per i gruppi prenotati.

    Info: www.villadurazzopallavicini.it – cel. 393.8830842

  • Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    img_0086Il primo bando redatto dall’Università degli Studi di Genova scadrà il 21 settembre, e i ragazzi del Laboratorio Buridda hanno presentato la loro offerta; e lo hanno fatto con il loro stile, portando sotto il rettorato i loro talenti, simbolicamente racchiusi in un forziere stipato di monete (ovviamente “griffate” con l’inconfondibile polpo del Buridda). «Quello che abbiamo da offrire – spiegano i ragazzi – sono le nostre conoscenze e i nostri lavori di ricerca e studio, portati avanti nei laboratori e negli spazi autogestiti che da sempre il Laboratorio Buridda porta avanti, in totale apertura con la città».

    Il simbolico flash mob è in tema “Medioevo”: lancieri, contadini, un tamburino, il forziere scortato da due soldati armati di alabarde, e ovviamente un araldo che, dopo aver percorso via Balbi, davanti alla sede dell’ateneo declama il manifesto di questa iniziativa: «Tu che fosti alma mater da tempo sei devenuta ancilla pecunia, che per trenta denari scambi la tua natura di formatrice al peggior offerente che sia a favor di mercanti o di sette religiose da ogni dove». Questo un passaggio del proclama, che fa riferimento alle voci di corridoio secondo le quali uno dei probabili acquirenti potrebbe essere la chiesa mormonica. Da qui l’idea della ambientazione medievale: la vendita di spazi destinati allo studio, alla ricerca, alla cultura, destinati ad ospitare un tempio religioso; un abbinamento, quello tra conoscenza e religione, che «non può non ricordare i tempi bui del Medioevo», sottolineano i ragazzi del Buridda.

    Un’occasione, inoltre, per ricordare la vicenda legata alla vecchia sede del Buridda, quella di via Bertani, che dopo lo sgombero, voluto e messo in atto per poter vendere quell’edificio, giace in realtà in abbandono, vuoto e senza acquirenti. «O Populo che non favelli, strillo anco a te senza exclusione: che tu sia de lo vecchio mundo o che tu giunga da oltre le colonne d’Ercole, posso tu praticar la libertà di cogitar nello Laboratorio Libero de la Buridda. Non piegheremo lo nostro capo a la causa de lo Lucro, come da illo tempore fecit la ormai trapassata istituzione accademica genovese». Questo l’appello alla città lanciato dagli autonomi.

    «Ci sentiamo particolarmente colpiti da una istituzione come quella universitaria – spiegano i ragazzi – che nei fatti si è oramai sottomessa alla regioni del profitto, come altre istituzioni pubbliche». Ad oggi, infatti, alla vendita dell’edificio di corso Monte Grappa non è stata trovata una alternativa, e il rischio, come è noto, è quello di veder togliere gli spazi ai laboratori del Buridda: medioevo o no, lo sgombero sicuramente sarebbe un passo indietro per una città sempre più schiacciata dalle morse di una crisi che, purtroppo, non è solo economica.

    Nicola Giordanella

  • Mayela Barragan e il legame profondo tra Liguria e America Latina

    Mayela Barragan e il legame profondo tra Liguria e America Latina

    mayela-barraganLa poetessa cilena Gabriela Mistral, prima donna latinoamericana vincitrice di un premio Nobel per la letteratura, ha vissuto molti anni a Rapallo. Uno dei più grandi calciatori dell’Uruguay, Juan Alberto Schiaffino, fra gli “eroi” della leggendaria finale Uruguay-Brasile del campionato mondiale 1950, era originario di Camogli. Nell’isola nota come la più lontana del mondo dalla terraferma, Tristan da Cuñha, (appartenente al territorio britannico d’Oltremare di Sant’Elena, ma scoperta da navigatori portoghesi) alcuni fra i cognomi più diffusi sono di origine ligure. Nella toponomastica delle città liguri non mancano riferimenti all’America Latina, dai giardini Simon Bolivar a Corso Valparaiso. Molti abitanti di oggi hanno almeno un lontano ascendente emigrato in uno dei paesi latinoamericani, ed alcuni dei nuovi genovesi immigrati sono nati in Perù, Argentina, Ecuador, Venezuela…..ma da genitori di origine ligure. Sono solo alcuni degli esempi che ci raccontano come la relazione tra il territorio genovese e molte terre lontane, rafforzata dai flussi migratori degli ultimi decenni, sia in realtà molto più profonda e radicata di quanto comunemente si pensi, in particolare con i paesi latinoamericani.

    Mayela Barragan, giornalista e scrittrice di origine venezuelana laureata in Comunicazione sociale in Italia dal 1989, nei suoi articoli e nelle sue interviste si è specializzata proprio nel racconto approfondito dei legami linguistici e culturali fra la Liguria e l’America Latina. Per farlo ha scelto il periodismo (giornalismo in lingua spagnola) narrativo, un genere di scrittura poco conosciuto in Italia, ma molto apprezzato nei paesi sudamericani dove ad esso sono dedicati corsi universitari, saggi, testi di approfondimento e testate specializzate. Nel periodismo narrativo si raccontano i fatti, ma con l’approccio narrativo e lo stile della scrittura letteraria: è una forma di giornalismo particolarmente adatta all’approfondimento. Applicato al racconto e all’analisi delle migrazioni, il periodismo narrativo appare un’efficace sintesi tra il giornalismo dei media multiculturali rivolti alle comunità linguistiche di origine straniera e la letteratura della migrazione di fiction. Lo stile narrativo potrebbe essere un’occasione per parlare di migrazioni in modo approfondito interessando un pubblico più vasto che non sia semplicemente quello di studiosi e addetti ai lavori. In Italia, molti giornalisti scrivono con uno stile di alta qualità “letteraria”. Alcuni, si pensi ad esempio a Tiziano Terzani, hanno trovato nella loro opera una sintesi felicissima tra la documentazione dei fatti e la qualità del linguaggio e della narrazione. Nel complesso non si può dire però che esista una vera e propria cultura del periodismo narrativo.

    Attraverso lo sguardo di Mayela abbiamo l’occasione di conoscere le relazioni, talora sorprendenti, di Genova e della Liguria con le terre dell’America Latina.

    Ci puoi raccontare come nascono le tue “storie di Liguria” che realizzi per le testate latinoamericane in lingua spagnola?
    «Attualmente sto collaborando con due riviste online Letralia e Fronterad, una latinoamericana, l’altra spagnola. Negli ultimi anni mi sono interessata al periodismo narrativo, un genere di giornalismo di approfondimento molto interessante che racconta la realtà con il linguaggio e lo stile della letteratura, poco noto in Italia, ma molto diffuso in America Latina. Da sempre io sono interessata anche agli aspetti letterari e stilistici della scrittura giornalistica. In questi ultimi anni mi sono documentata, ho studiato i principali testi sul periodismo narrativo e ora sto applicando questo genere nelle mie interviste per Letralia e Fronterad».

    «La Liguria è una terra di mare e, per questo, ha profondi legami con le terre lontane. Nelle mie interviste, voglio cercare le tracce di questi legami che sono rimaste sul territorio ligure. Ogni volta parto da un elemento di attualità, che mi permetta di collegarmi alla storia che voglio raccontare. Qualche anno fa ho intervistato il giardiniere di Italo Calvino, Libereso Gugliemi: nella sua esperienza ho trovato un collegamento con il Messico, perché lui è forse l’unico italiano capace di ricavare l’aguamiel dall’agave (nota: bevanda ricavata dal succo della pianta), una cosa che solo i messicani sanno fare. In un altro articolo recente ho fatto conoscere due borghi della riviera ligure, Recco e Camogli. Chi avrebbe detto che nell’isola più lontana del mondo della terraferma, Tristan da Cuñha, fra i cognomi più diffusi ce ne siano due proprio di Recco e Camogli, Lavarello e Repetto? Per scriverlo ho intervistato Lilia Mariotti, esperta mondiale di fari, gli organizzatori del Festival della Marineria e il direttore del Museo Marinaro…e ho scoperto i legami profondi di Recco e Camogli con i paesi dell’America Latina, in particolare Argentina e Uruguay. Il periodismo narrativo richiede, oltre alle interviste e agli incontri, molto approfondimento e una lunga preparazione per ogni articolo. Per questo mi sono documentata sulla storia locale leggendo vari testi e libri».

    «Un’altra intervista è nata quasi per caso. Visitando una mostra a Rapallo sulla poetessa cilena Gabriela Mistral, allestita per celebrare i settanta anni dal premio Nobel per la letteratura, ho incontrato una signora che era la sua segretaria, Graziella Pendola, ho preso i suoi contatti, la ho intervistata e grazie al suo racconto ho avuto la fortuna di fare conoscere aspetti inediti della vita della famosa scrittrice cilena. Ora sto preparando un articolo sulla sopraelevata…come sempre, parto da un elemento di attualità, come la mostra o il Festival della Marineria, e poi mi metto a cercare e a raccontare le storie. Molte persone mi dicono che potrei propormi anche ai giornali locali, di recente però non posso dire di aver mai tentato».

    Hai invece delle esperienze di scrittura, narrativa o giornalistica, direttamente in lingua italiana?
    «In italiano ho pubblicato un racconto sull’antologia Le Nuove Lettere Persiane (Ediesse, 2011) assieme ad altri scrittori e giornalisti stranieri, diversi articoli sul sito realizzato dall’ong Cospe Prospettive Altre e uno nell’ambito del progetto Luoghi Comuni dell’Università di Genova. Si trattava di realizzare una guida topografica di Genova “alternativa” cercando di scrivere dei luoghi della città che ti ricordavano la tua terra, per gli autori stranieri, o che ti hanno aperto il cuore. Uno dei miei racconti è stato selezionato. E’ dedicato ai giardini di Quarto intitolati a Simon Bolivar (nota: generale e uomo politico considerato eroe nazionale in molti paesi latinoamericani). Questa guida alternativa è molto interessante…io ho letto il racconto di una ragazza che parlava di una piazzetta di Oregina e mi è venuta voglia di andarci. Nel 2008 ho curato il saggio Forma Perfetta, (Mondolibri, 2009) una guida di esercizi di ginnastica e fitness. La casa editrice cercava autori per aggiornare le sue guide sull’esercizio fisico, ho inviato un capitolo ed è stato accettato! Tutto questo l’ho scritto direttamente in italiano. Da alcuni anni collaboro con il Festival della Poesia per il quale mi sono occupata di tradurre in italiano opere di autori latinoamericani e venezuelani. Ho anche altre cose scritte in italiano, per ora sono nel cassetto ma sogno di poter pubblicare in lingua italiana anche un romanzo. Ne ho inviato uno molto corposo a una casa editrice in Venezuela, per ora non è stato pubblicato. Per l’Italia sono positiva, penso che ci siano possibilità: certo non avrà cosi tante pagine».

    Quali sono le altre tue esperienze di lavoro nel settore del giornalismo?
    «Come giornalista ho lavorato in passato per El Carrete, giornale cartaceo della comunità cilena di Milano che si proponeva di raccontare sogni, problemi e diritti degli ispanofoni presenti in Italia. Ho scritto inoltre per la testata spagnola Rebelión, per la quale mi sono occupata in particolare di ecologia e temi relativi alle condizioni delle donne. Viaggiando molto per motivi familiari ho avuto occasione di scrivere per il Corriere di Tunisi, primo giornale della Tunisia fondato da emigranti italiani partiti da Livorno alla fine dell’Ottocento. Attualmente collaboro con il giornale venezuelano La Nacion, che è la principale testata della mia città di origine. Ho sempre cercato di scrivere in modo da fare un po’ di giornalismo e un po’ di letteratura, di andare sempre oltre la notizia».

    Molti giornalisti di origine straniera, per scelta o per necessità, in Italia hanno svolto o svolgono anche attività diverse. Ci puoi raccontare le tue altre esperienze professionali in altri settori?
    «In Liguria, ho lavorato anche nella mediazione culturale e attualmente sono insegnante di spagnolo per adulti nella scuola alberghiera di Lavagna. Dall’anno scorso anch’io faccio parte del progetto Migrantour, nato cinque anni fa a Torino e che si svolge in alcune città italiane e europee. Qua lavoriamo sia con le scuole che con gli adulti. Dobbiamo preparare degli itinerari e io ne ho messo a punto uno che sia chiama Moliendo café. Genova come città di mare e porto è da sempre uno snodo cruciale per il commercio del caffè. Il Venezuela è stato prima di essere superato da Brasile e Colombia, uno dei principali produttori di caffè, grazie anche al lavoro dei migranti italiani e di molti liguri. Preparando questo percorso, in un negozio del centro storico, ho scoperto che una nota marca di caffè spagnolo era prodotta a Manesseno. Genova è sempre stata importantissima per il caffè».

    Andrea Macciò

  • Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    Pra’, tra il nuovo monumento dedicato al basilico e un’identità andata perduta

    pra-basilico-mortaioLa Terra del Basilico. Questa l’iscrizione che campeggia sul mortaio di granito posto al centro della nuova rotatoria che si incontra sull’aurelia entrando a Pra’, provenendo da Voltri. C’è anche un grande pestello e un cespuglio di basilico: l’amministrazione comunale prova a dare una nuova veste all’identità del borgo di ponente, ma la riqualificazione non è ancora terminata e i problemi che vessano i cittadini sono ancora molti.

    La storia del lungo mare praese è lunga e complicata: da sempre coricata sul mare, Pra’ e la sua lunga spiaggia è stata per secoli destinazione balneare di molti genovesi e non solo. Negli anni 60, però, il porto di Genova entra in crisi, dovendo fare i conti con la strettezza degli spazi, zavorra insormontabile per la competitività nel mercato del commercio navale: la decisione, quindi, di allargare a ponente la zona portuale, per rilanciare il capoluogo ligure nella corsa internazionale della movimentazione dei container. I lavori partono sul finire del decennio, e sono costellati di ritardi e criticità: si riempie il mare, cancellando spiagge, stabilimenti, scogli e l’identità del borgo. La prima nave ad attraccare alle banchine del nuovo bacino arriva solo nel 1994, dopo quasi trent’anni di cantieri. Le polemiche non si fermano: le infrastrutture nascono già vecchie, con due soli binari di ingresso e uscita, uno svincolo autostradale inadeguato ai numeri, una diga troppo vicina che impedisce alla navi più grandi manovre fluide con un fondale tutto sommato basso per gli standard internazionali.

    Oggi è in corso una riqualificazione del lungo mare, iniziata già da qualche anno: un nuovo parco e una nuova viabilità per dare respiro al quartiere. «A breve incominceranno i lavori per la costruzione di nuovi impianti sportivi – rileva il presidente del Municipio VII, Mauro Avvenenteche completeranno la parte di levante. Oggi, con l’inaugurazione di questo monumento al basilico si avvera un sogno, cioè quello di dare lustro ad una eccellenza del territorio». L’unica rimasta. Anche l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, ricorda come questa riqualificazione non sia terminata: «Oggi abbiamo fatto solo un piccolo passaggio, frutto di un percorso comunque non facile, che sarà terminato nei prossimi mesi»

    rio-branega-pra'Tra passato e presente

    La cerimonia di presentazione alla città di questi nuovi manufatti è completata da un piccolo rinfresco, ovviamente a base di pesto e focaccia; ma non tutti sono contenti. Alcuni cittadini presenti riferiscono come i rumori del porto siano insopportabili, soprattutto di notte, e come l’aria sia spesso appesantita dagli scarichi delle navi e dei mezzi pesanti: «Ricordo quando la brezza del mare profumava casa mia, quando aprivo le finestre di casa – racconta Maria, praese doc, che risiede da sempre in un appartamento “sul mare” – oggi non possiamo stare con le finestre aperte. Mio marito lavorava in uno stabilimento balneare, oggi mio nipote è disoccupato». A pochi metri dalla rotatoria del mortaio, un’aiuola spartitraffico è dedicata allo Scoglio dell’Oca, pittoresco masso che caratterizzava il litorale, ancora nel cuore di molti, nonostante sia stato “affogato” nel cemento: finito il brindisi, alcune signore si radunano attorno alla bacheca che racconta questa storia e ricordano di quando si poteva stare in spiaggia fino a tardi, e dei tuffi che i bambini facevano da quella pietra. Di quella Pra’ non è rimasto nulla.

    Un bilancio difficile

    Oggi è difficile fare i conti: il grande Porto di Pra’ ha sicuramente permesso lo sviluppo dell’economia cittadina, ma non tutto ciò che il porto “produce” ricade sul territorio, tanto meno nei quartieri più periferici. Oggi si discute di allargare ancora le strutture portuali genovesi, ma guardando “a terra” si vede un territorio fragile e in pericolo: a pochi metri dal parco Dapelo il rio Branega è una selva, come il rio San Pietro, pronto a gonfiarsi d’acqua con le piogge autunnali. La riqualificazione non riporterà il mare a lambire le case di Pra’, ma è comunque necessaria e, anzi, doverosa: la strada, però, è ancora lunga, e sicuramente un mortaio di pietra non può bastare.

  • Teatro Archivolto, 30 anni di storia e la nuova stagione

    Teatro Archivolto, 30 anni di storia e la nuova stagione

    immagine-festa-16-settSono 38 i titoli in cartellone e 30 gli anni che a breve compirà. E’ così che il Teatro dell’Archivolto comincia la stagione 2016/2017.
    Un anno ricco di eventi, oltre agli spettacoli serali si aggiungono le rassegne di teatro ragazzi dedicate alle famiglie e alle scuole, incontri, laboratori e progetti speciali.

    Il primo appuntamento è fissato per venerdì 16 settembre, alle 19 nella sala Gustavo Modena, una grande festa aperta al pubblico. Un brindisi collettivo targato #archivolto30 seguito da spettacoli affidati a Ugo Dighero, Maurizio Lastrico, gli ZenaSwingers e l’Orchestra Filarmonica di Sampierdarena.
    Si continua con i festeggiamenti per il traguardo degli “enta”. Venerdì 30 settembre alle ore 17.45 verrà allestita una tavola rotonda presso la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale Genova per parlare della relazione tra storia culturale della città e Archivolto.

    A ottobre altri appuntamenti per celebrare il compleanno, venerdì 7, 14 e 21 sono in programma tre eventi denominati “30 anni di Archivolto – la Festa”. Sul palco un alternarsi di reading, performance, musica insieme a Daniel Pennac, Stefano Benni, Michele Serra. Non mancheranno gli artisti che hanno accompagnato l’Archivolto nel suo percorso artistico, da Claudio Bisio ad Ambra Angiolini, da Carla Signoris a Giorgio Scaramuzzino, da Marina Massironi a Mauro Pirovano, da Marcello Cesena a Valentina Lodovini, e poi Rosanna Naddeo, Simonetta Guarino, David Riondino, Elena Dragonetti, Angela Finocchiaro, gli Gnu Quartet, Eugenio Allegri.

    Per ripercorrere e ricordare questi trent’anni di storia del teatro ci sarà anche una rassegna video, in collaborazione con Circuito Cinema Genova. Giovedì 6, 13 e 20 ottobre verranno proiettati, al cinema Sivori, 8 titoli; dagli spettacoli di fine anni Ottanta a quelli più recenti come “Monsieur Malaussène” (1997) o la “Buona Novella” (2000), dedicato a De André.
    A fine ottobre parte la stagione, si alterneranno spettacoli di produzione e ospiti, un mix di comicità d’autore, teatro civile, nuova drammaturgia, musica e danza, che è un po’ il marchio di fabbrica delle stagioni ospitate nella sala Gustavo Modena e nella Sala Mercato.

    Oltre al cartellone

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    Come nella stagione passata l’Archivolto coinvolge e appassiona un pubblico eterogeneo. Non propone solo spettacoli serali, ma moltissime attività per grandi e piccoli. Riparte a novembre, dopo il successo dell’anno passato, la rassegna “Jazz’n’Breakfast”, colazione e concerto in teatro la domenica mattina, a cura di Rodolfo Cervetto. Il 20 novembre saliranno sul palco Alberto Malnati e la Buddy Bolden Legacy Band; l’11 dicembre ci saranno le cantanti Simona Briozzo, Maria Grazia Scarzella e Sara Basso per il Concerto natalizio; il 29 gennaio suonerà il trio Rodolfo Cervetto, Dino Cerruti e Loris Tarantino il; e chiuderà la rassegna la cantante Simona Bondanza accompagnata dal pianista Dado Moroni il 5 febbraio.

    Le iniziative non finiscono qui, a novembre anche quest’anno ci sarà la rassegna per le famiglieSabato a teatro” con una divertente novità, la possibilità per i bambini di festeggiare il compleanno a teatro con i propri amici. Un altro appuntamento fuori cartellone è “Archivolto per la scuola”, un susseguirsi di spettacoli per i più piccini. Tra questi, il 2 dicembre, “Father and son”. Dal Gustavo Modena verrà trasmesso il video dello spettacolo con Claudio Bisio in simultanea nei cinema di tutta Italia; seguirà in diretta un dibattito con gli studenti.

    Un po’ di storia

    Nasce nel 1986, il Teatro dell’Archivolto, diretto da Pina Rando e Giorgio Gallione. La prosa e il teatro per ragazzi con indirizzo artistico, drammaturgico e stilistico assolutamente originale, sono i suoi cavalli di battaglia. Un teatro che mira all’inseguimento di nuovi territori e nuove forme di espressione la cui ispirazione può essere di volta in volta la letteratura o la musica, il cinema o il fumetto, sempre e comunque nella direzione del nuovo, dell’inconsueto e dell’inedito, con l’intento di proporre un teatro d’arte contemporaneo.
    In questi trent’anni il Teatro dell’Archivolto ha vinto diversi premi tra cui il Biglietto d’oro; è stato in tournée in tutta Italia, ospite dei principali teatri italiani e di festival prestigiosi. Sono circa 150.000 all’anno gli spettatori che moltiplicati idealmente per 30, raggiungerebbero 4 milioni e mezzo.

    Elisabetta Cantalini

  • Garante dei diritti dei detenuti, la legge arriva in Consiglio Regionale

    Garante dei diritti dei detenuti, la legge arriva in Consiglio Regionale

    consiglioregionaleLIGURIA_01Al Consiglio Regionale si sta lavorando da qualche mese a una proposta di legge, ora passata in commissione, per istituire nella nostra regione il garante dei detenuti. Si tratta di una figura istituzionale poco nota ma già presente in molte regioni d’Italia (come si evince dal sito del Ministero della Giustizia): un professionista dei diritti dei detenuti e delle realtà carcerarie eletto dagli organi politici della regione e che si occupa di monitorare la condizione carceraria sul territorio e denunciare alle autorità eventuali situazioni di violazioni dei diritti delle persone private della libertà, oltre che collaborare ad elaborare meccanismi di reinserimento sociale.

    Il ruolo del Garante

    Una figura che, come ci spiega il professore Franco Della Casa, docente di Diritto Penitenziario alla facoltà di Giurisprudenza, andrà a intrecciarsi con il magistrato di sorveglianza (membro della magistratura preposto a vigilare che la detenzione sia eseguita secondo le previsioni e le garanzie previste da legge) senza però che le due figure si sovrappongano: «Il garante funziona secondo schemi e tecniche di intervento diverse dal magistrato di sorveglianza; queste due figure non solo non entrano in conflitto, ma neppure in concorrenza tra loro. Il garante regionale avrà poteri autoritativi meno incisivi del magistrato di sorveglianza, non potrà ad esempio dare ordini all’amministrazione; però potrà attivare i suoi canali, portare a conoscenza degli organi politici interessati le lacune che ritrova e anche, quindi, essere un paio di occhi ulteriore per il magistrato di sorveglianza»; che oltretutto, come ci ricorda il professore, nella nostra regione è tenuto a vigilare su parecchi istituti penitenziari, la giurisdizione del magistrato di sorveglianza di Genova va dalla casa circondariale di Sanremo fino a quella di La Spezia: un compito non facile e importante, per svolgere il quale un aiuto in più è senza dubbio utile.

    Ad oggi solo tre regioni italiane non si sono ancora dotate di questa figura, prevista da una legge del 2013: Calabria, Basilicata e Liguria, appunto. Nella nostra regione, in realtà, quella del garante dei diritti dei detenuti è una storia che inizia molti anni fa, ma per molto tempo (circa 8 anni) il disegno di legge per istituirlo è rimasto fermo in qualche cassetto del Consiglio Regionale, sebbene l’emergenza carceraria sia un problema attualissimo non solo nel nostro paese ma anche nella nostra regione; ad esempio, ci ricorda il professor Della Casa, «In Liguria non c’è nessun istituto penale minorile, di talché i minori liguri che vengono privati della libertà personale sono di solito appoggiati sul Beccaria di Milano, con conseguenze non da poco per quanto riguarda i contatti con le famiglie di origine e il territorio. Inoltre non è stato ancora aperta una Rems, (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) nonostante avrebbero già dovuto essere istituite dopo che nel 2015 sono stati definitivamente chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si tratta di persone non ancora pronte per essere gestite nella società e allora ci vuole una struttura contenitiva che non deve ricalcare né il carcere né i vecchi Opg, infatti, la legge prevede che siano istituzioni completamente “sanitarizzate”. Ecco la Liguria non ne ha ancora una struttura di questo tipo».

    carcere-marassiL’iter della legge

    Eppure, a fronte di queste e molte altre criticità, la Liguria non si è ancora dotata di un garante dei detenuti. Per questo abbiamo intervistato il Consigliere Regionale Gianni Pastorino di Rete a Sinistra, uno dei fautori della ripresa di questo tema finito nel dimenticatoio, che ha presentato un disegno di legge sul punto appena tre giorni dopo una proposta analoga del PD.

    Consigliere, la nuova proposta di legge ricalca molto quella del PD, avete dialogato coi democratici sul punto o correte da soli voi di Rete a Sinistra? 

    Mi permetto di dire che il nostro testo non è esattamente come quello del PD, c’è una differenza sostanziale dal punto di vista normativo: loro parlavano ancora di Opg, noi parlavamo già delle nuove figure di strutture sanitarie, il nostro era un testo più aggiornato. Poi siamo arrivati a un testo unico condiviso che è questo che ora è in aula: i 3/5 del Consiglio Regionale per eleggere il garante, e un’indennità pari alla metà di quella di un consigliere regionale.

    La situazione attuale nelle carceri liguri è così preoccupante da richiedere un intervento simile? 

    Beh l’ultima visita che ho fatto a Marassi mi ha mostrato che, per quanto ci sia da parte dell’attuale direttore sicuramente una gestione positiva, è una situazione di grande difficoltà dal punto di vista della struttura, fatiscente e sovraffollata: a fronte di 552 posti disponibili sono 670 le presenze, circa un 22-23% di sovraccarico, moltissima promiscuità dal punto di vista delle etnie e una considerevole presenza sia di psichici che di malati.

    In concreto quindi il garante come e quanto potrà migliorare le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri liguri?

    Intanto definiamo la figura del garante: non è una figura della magistratura e collabora con tutti gli organismi, sia della magistratura ordinaria, quindi il magistrato di sorveglianza in primis, sia naturalmente con gli organismi del ministero di giustizia preposti all’ordinamento carcerario. Il garante è un mediatore, uno che interviene nei conflitti cercando di evitarli. Io credo che possa migliorare di molto la situazione da questo punto di vista, perché questa figura del mediatore manca, perché purtroppo in Italia non abbiamo una struttura a rete che funziona tra i vari soggetti e quindi molte volte una detenuta o un detenuto si possono trovare in situazioni di disagio ingiuste anche quando le condizioni di risoluzione del loro problema sarebbero abbastanza semplici: faccio un esempio, pensiamo a come sia difficile delle volte per i detenuti anche soltanto votare quando hanno diritto al voto, è un diritto costituzionalmente garantito ma di difficilissima esecuzione per chi è detenuto. Inoltre abbiamo cercato di ampliare lo spazio di manovra di questa figura anche per chi è sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio, chi è trattenuto in caserme di polizia o carabinieri, per chi è accolto nei centri di accoglienza.

    Rimanendo in tema quindi, essendoci stato da poco l’anniversario degli eventi della Diaz, in un caso simile per esempio dove le violenze sono perpetrate all’interno delle caserme…

    Certo, il garante avrebbe avuto un ruolo anche perché ha una funzione di iniziativa autonoma, lui può entrare nelle carceri, come per altro può fare un consigliere regionale o un deputato, in qualsiasi momento del giorno, potrebbe presentarsi autonomamente anche alle due di notte. Sicuramente è una figura che ha un’importanza assolutamente rilevante. C’è un po’ una tendenza, sotto il cappello di questa idea del risparmio, di accorpare le figure di garanzia fino a far diventare il difensore civico una sorta di garante totale, che si occupa dei compiti del difensore civico, di garante per i diritti dell’infanzia e dei detenuti. Io sono fermamente convinto che le figure di garanzia siano un investimento e non una spesa.

    Giusto parlando di fondi, anzitutto le chiedo se ci sono i fondi per questa iniziativa nella regione…

    Beh intanto sono fondi che appartengono al Consiglio regionale, a mio giudizio sono presenti, si tratta di fare una disamina piuttosto attenta ma io credo che vista la cifra complessiva, che si aggira tra i 60.000 e i 75.000 euro, non sia una cifra impossibile.

    Sempre parlando di soldi, davanti a tante emergenze in regione, come il trasporto pubblico, sanità, sicurezza del territorio, perché ritenete che sia una sorta di priorità questo garante?

    Quello che noi abbiamo davanti è un’istituzione carceraria nella quale chi entra per piccola criminalità esce che è un criminale perfetto. Per questo le funzioni di garanzia a nostro giudizio non sono spese ma investimenti nel vero senso del termine, l’idea per esempio di avere più in affidamento, regime di semi libertà, eccetera, è chiaro che produce meno affollamento carcerario, meno spese carcerarie, produce del reddito esterno e per altro sicuramente salvaguardia più l’individuo da un’istituzione che a mio giudizio è fortemente superata.

    regione-liguriaPerché la regione Liguria non si è ancora dotata di questo organo sebbene come lei ha evidenziato già da tempo in molte altre regioni italiane è presente?

    Credo che ci sia stata un insieme di fattori, evidentemente una non adeguata sensibilità della classe politica, una non adeguata spinta dall’esterno. Mi son reso conto in questo anno che parlare di carcere sia sempre molto molto complesso, spesso e volentieri si aprono delle enormi contraddizioni che passano tra chi vorrebbe mettere le persone in carcere e buttare via la chiave e chi vorrebbe lasciarli completamente liberi. Spesso e volentieri ci si abbandona all’idea più semplice, quella della detenzione più dura, poi gli effetti sono esattamente gli opposti dal punto di vista del recupero sociale.

    Non c’è un gruppo politico che si oppone apertamente?

    No non c’è un gruppo politico che si è apertamente opposto, certo con molti abbiamo idee diverse, vista la presenza dell’assessore Rixi al convegno del Coisp, immagino che tra me e lui ci siano molte diversità dal punto di vista di cosa vuol dire gestire…

    Il Coisp è…?

    È un sindacato minoritario di polizia che ha cercato di sbeffeggiare l’anniversario del G8 a Genova facendo un convegno devastante dal titolo “L’estintore come strumento di autodifesa”, ora io credo che questa vicenda siano questioni sulle quali non si può molto scherzare, rispetto al fatto di cosa è stato nell’immaginario collettivo il G8 quando è avvenuto. Ritengo sbagliato che l’assessore Rixi si sia presentato a questo convegno che per altro ho visto essere presenti 22 persone quindi evidentemente era deserto.

    Abbiamo raggiunto il consigliere Valter Ferrando, del PD, primo firmatario del ddl dei democratici sul punto, nonché araldo del disegno di legge che istituì all’epoca il garante per l’infanzia, il quale a sua volta ha confermato la sua reale intenzione di portare questo progetto fino in fondo e far sì, una volta per tutte, che anche la Liguria abbia un garante per i detenuti. Ferrando, inoltre, sottolinea a sua volta come la maggioranza abbia accettato di collaborare su questo disegno di legge, mentre in passato «non c’erano sensibilità diffuse a questi problemi». A detta del consigliere, “ci sono degli argomenti riguardo i quali non c’è né destra né sinistra, dei detenuti bisogna occuparsene tutti così come degli infanti bisogna occuparsene tutti, ci sono degli argomenti trasversali per i quali gente con un po’ di buon senso deve mettersi lì e collaborare, non si possono fare le battaglie politiche su dei temi di quella sensibilità”. Non resta che aspettare l’autunno e sperare che la nostra regione ottenga questa freccia in più per il suo arco della tutela ai diritti umani.

    Alessandro Magrassi

  • Matteo Monforte, il “Che Guevara dei vicoli” che scrive per i comici

    Matteo Monforte, il “Che Guevara dei vicoli” che scrive per i comici

    Matteo Monforte
    © Veronica Onofri

    Matteo Monforte

    Nasce a Genova nel 1976. Nella vita scrive per la tv e per il teatro, oltre ad avere pubblicato tre romanzi. Collabora con Zelig dal 2009 e ha scritto testi per i maggiori comici del momento. Convive tutto sommato bene con il suo reflusso gastrico.

    [quote]Non potevo non ritrarre Matteo Monforte pensando ai personaggi più rappresentativi di Genova. La sua genovesità traspare chiaramente dalla sua cinica ironia e dal suo modo di essere: puoi vederlo vestito in giacca e cravatta con un sigaro in bocca a bere un bicchiere di vino nei peggiori bar del centro storico, o vestito da liceale rivoluzionario ad ascoltare musica dal vivo nei locali più chic della città.
    Fisicamente ricorda un giovane Che Guevara e così l’ho voluto immortalare.[/quote]

     

    Quando eri un bambino, quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistato cammin facendo?
    «Considerando che avrei voluto fare il calciatore e faccio lo scrittore e l’autore tv, direi che qualcosa è andata storta…
    A parte gli scherzi, fin da piccolo sapevo che non avrei mai potuto fare un lavoro “ordinario”, certe attitudini uno le ha dentro dall’infanzia. Ma i sogni non si conquistano mai fino in fondo, sennò non sarebbero sogni».

    Tu nasci come comico, così come molti altri genovesi, alcuni diventati molto famosi, come Luca e Paolo e tutti i Cavalli marci. Che tipo di comicità è quella genovese/ligure?
    «È una comicità cinica, arguta, disincantata e schietta. Come i genovesi».

    Che cosa ami e cosa odi di Genova?
    «La amo talmente tanto che la odio. In tutto».

    
Se non vivessi a Genova, dove saresti e a fare cosa?
    «A Londra a fare il bassista di una rock band».

    
Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Sì, che non ci sia mai nulla da fare. Genova è vivissima, soprattutto di arte e spettacolo. C’è sempre qualcosa da fare. In realtà, sono i genovesi il problema: non escono e rompono le balle».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova, dove la porteresti? (Un luogo, un ristorante, un percorso…)
    «La porterei a Cuneo e le direi: “Vedi che fortuna che ho avuto? Avrei potuto nascere qui”».

    Veronica Onofri

     

  • Bagnasco: «Accoglienza nel Dna dei cristiani». Pronte due nuove strutture per i senza fissa dimora

    Bagnasco: «Accoglienza nel Dna dei cristiani». Pronte due nuove strutture per i senza fissa dimora

    Cattedrale S.Lorenzo«Non dobbiamo guardare solo alla prima accoglienza nel momento dell’emergenza all’integrazione delle persone che vogliono stare qui e vogliono integrarsi con buona volontà. Cerchiamo delle modalità per una continuità dignitosa per tutti». Parole di Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, rilasciate in un’intervista all’agenzia Dire, a poche ore dall’inizio del Congresso Eucaristico nazionale, organizzato quest’anno a Genova. Per quanto riguarda la propria diocesi, l’arcivescovo ricorda che «Genova sta ospitando da tempo moltissime persone in diversi siti e abbiamo ancora continue richieste. Stiamo cercando nuove possibilità di sistemazione sia in strutture e realtà di dimensioni importanti sia in luoghi più piccoli per poter creare delle piccole presenze diffuse nella nostra diocesi; sappiamo quanto la Chiesa di Genova, come tutta l’Italia, sia stata pronta e continui a operare in questa direzione, facendo proprie le indicazioni del Santo Padre; l’accoglienza è nel Dna dei cristiani».

    Il Congresso e gli atti concreti

    Gioia e atti concreti di misericordia. A detta dell’arcivescovo queste saranno le parole chiave del congresso: nella direzione delle opere concrete di misericordia si colloca “l’opera-segno” che, come da tradizione, viene lasciata in ogni diocesi che ospita il Congresso: «Un ricordo visibile di carità, di amore fraterno – spiega Bagnasco – abbiamo deciso, infatti, di attivare due strutture per ospitare di notte una quarantina di senza fissa dimora, che hanno particolare bisogno specialmente d’inverno, per offrire alla sera un pasto caldo, un luogo di riposo e la prima colazione. Uno nel centro storico di Genova e l’altro nella zona di San Teodoro, prospiciente il porto». Altra opera concreata sarà la colletta straordinaria per i terremotati del centro Italia che è già stata annunciata proprio per il prossimo fine settimana: «Sarà fatta anche a Genova – conferma l”Arcivescovo – durante la messa conclusiva del congresso eucaristico in piazzale Kennedy, come in tutte le parrocchie delle diocesi italiane». Ma c’è ancora un messaggio di “misericordia concreta” che verrà lanciato dal Congresso eucaristico: «Un invito al servizio agli altri che scaturisce dalla vita cristiana, dal Vangelo – anticipa il presidente della Cei – innanzitutto nella propria famiglia e poi agli indigenti. Tanto più come conseguenza del Congresso eucaristico dove dall’Eucarestia, che è l’atto dell’amore di Dio verso il mondo, celebrata nella Messa, nell’adorazione, nelle catechesi, si passerà all’Eucarestia vissuta al servizio degli altri».

    L’assenza del Papa

    Cattedrale S.LorenzoPer Bagnasco, che lo scorso 29 agosto ha festeggiato il decennale del suo episcopato nella diocesi di Genova e che si appresta a terminare il suo secondo mandato da presidente della Conferenza episcopale italiana il prossimo 7 marzo, «è un grande onore poter ospitare questo evento ecclesiale, a cui ci siamo preparati con molto impegno e molta gioia». Come noto, non ci sarà papa Francesco. Qualcuno ha visto in questa assenza un segnale della diversità di vedute tra il progressista Santo Padre e il più conservatore presidente della Conferenza episcopale italiana. «Non c’è mai stato alcun contrasto con il Santo Padre, nel modo più assoluto – sottolinea l’Arcivescovo – tanto è vero che mi ha benevolmente confermato fino alla scadenza naturale del mio secondo mandato da presidente della Cei e mi ha anche nominato come suo delegato per il Congresso eucaristico. Ci incontriamo abbastanza di frequente, anche in occasioni private ed è il segno che va a sfatare e smentire tutte queste voci assolutamente infondate».

    Genova e il lavoro

    Il Congresso Eucaristico cade proprio nei giorni in cui Genova sta tornando a vivere tutte le più intense sofferenze degli ultimi anni: lavoro, sicurezza del territorio e immobilismo politico: «Auspico un miracolo: quello di essere più uniti a tutti i livelli. La situazione genovese dal punto di vista del lavoro è molto seria in questo momento – afferma Bagnasco – e anche noi sacerdoti, vescovi vediamo che la disoccupazione aumenta. Le situazioni sono molo gravi per i giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro e quindi a farsi una famiglia, un progetto di vita, e per le persone più adulte che, perdendo il lavoro, hanno una famiglia da mantenere e impegni da onorare». Riguardo alle principali vertenze cittadine l’arcivescovo non si meraviglia che siano ancora in piedi. «La situazione è molto grave – conclude il prelato – noi cerchiamo di fare la nostra parte con molta discrezione e rispetto ma anche con molta attenzione: la gente lo sa e noi cerchiamo di camminare insieme». Il legame tra chiesa di Genova e il mondo del lavoro, ricorda il cardinale «è un aspetto storico, grazie anche all’opera dei cappellani del lavoro e dagli arcivescovi, da Boetto e Siri, fino ad oggi». Un rapporto che, secondo Bagnasco, è riconosciuto dagli stessi lavoratori: «Gli operai e i lavoratori lo sanno e il legame continua a prescindere dal rapporto che ciascuno può avere con la fede».

  • Il Teatro Stabile di Genova compie 65 anni, e a ottobre festeggia con un programma speciale

    Il Teatro Stabile di Genova compie 65 anni, e a ottobre festeggia con un programma speciale

    corteSono sessantacinque le prossime candeline sulla torta del Teatro Stabile di Genova. «Lo Stabile è stato, ed è tutt’ora, un’istituzione culturale della città – dice l’assessore alla cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla – un teatro che offre spettacoli qualità a un pubblico sempre numeroso». I numeri crescono e non solo quelli che siglano l’età, ma anche quelli riferiti al pubblico. Nonostante gli anni passino, le persone che rimangono affascinate dal cartellone sempre più ricco di appuntamenti prestigiosi sono migliaia. Nei tre giorni dall’apertura del botteghino gli abbonamenti venduti sono oltre il doppio di quelli venduti l’anno passato nella stessa data; addirittura in questi giorni per accaparrarsi la fidelizzazione alla stagione teatrale 2016/2017, bisogna fare la fila, nonostante siano quattro gli sportelli aperti. «La gente davanti all’ingresso della Corte che attende il rinnovo dell’abbonamento o semplicemente vuole comprare un solo biglietto, è il segnale del rapporto positivo che abbiamo con il nostro pubblico» dice il direttore del teatro, Angelo Pastore.

    A dar conferma del valore del Teatro sono anche le 575 richieste di partecipazione alle selezioni per il prossimo corso della Scuola di recitazione dello Stabile «Tutti questi dati positivi e in aumento confermano la natura dello Stabile – conclude Sibilla – non solo, contribuiscono anche a rendere Genova un modello trainante per le altre città».Con numeri in aumento si festeggerà ancora meglio il compleanno dello Stabile di Genova; per l’occasione dal 17 al 24 ottobre è stata organizzata una settimana tutta dedicata alla storia passata, recente e futura del Teatro. Un racconto lungo sette giorni, ricco di appuntamenti, mostre, incontri in diversi luoghi della città, con una grande festa di piazza intorno alla sede del Teatro ed un compleanno in diretta televisiva. «Sarà una festa di persone mature che rappresentano un teatro vivo, persone che vogliono raccontare, quello che è stato e quello che sarà». Conclude Pastore.

    Programma della settimana di festa

    Il primo appuntamento è fissato per il 17 ottobre, alle 11, con l’inaugurazione della mostra fotografica degli spettacoli del Teatro Stabile di Genova. Al Museo Biblioteca Attore sarà allestita “65 anni d’immagini”, un’esposizione di foto che ricordano e raccontano la storia del teatro. Gli appuntamenti della giornata non finiscono qui, alle ore 12 si terrà il convegno “Dal piccolo teatro della città di Genova allo Stabile: interrogare la memoria del pubblico e dei testimoni” e alle 18 verrà inaugurata la mostra di costumi teatrali “Vestire la vita”, presso La Rinascente.

    Il 18 ottobre si apre alle 16, 30 con il convegno65 anni fa. Il Teatro Stabile” presso il Museo biblioteca Attore; alle 20, 30 alla Corte andrà in scena, in prima nazionale, “La cucina”, di Arnold Wesker, preceduta dagliauguri’ del Coro del Carlo Felice.
    La serata termina con videomapping, spettacolari proiezioni di immagini in 3D sull’edificio del Teatro della Corte.

    image004Altra prima nazionale il 19 ottobre al Duse con “Il borghese gentiluomo” di Molière. Lo spettacolo sarà anticipato dall’anteprima musicale a cura del Conservatorio, nel foyer del teatro Duse, sarà. Alle 17, 30 dello stesso giorno, nel Foyer della Corte, si terrà l’intervista tripla a Carlo Repetti, Angelo Pastore e Marco Sciaccaluga Lo Stabile c’era, c’e’ e ci sarà”.

    Il 20 ottobre, l’appuntamento è fissato alle 17,00 al Teatro Duse, con l’evento Quando lo Stabile era piccolo… Pagni era già grande!”. In questa occasione il sindaco di Genova Marco Doria consegnerà il Grifo, Eros Pagni, uno degli attori che contributo a fare la storia dello Stabile.

    Gli appuntamenti per il 21 ottobre sono due, il primo alle 17.30 presso il Foyer del Teatro della Corte, con Magnetica Mariangela la presentazione del libro fotografico di Tommaso Le Pera. Il secondo è alle 21 con Buon Compleanno Stabile, la festa in diretta da Primocanale.

    La giornata conclusiva della settimana sarà quella del 22 ottobre, che comincerà alle 9.30 nell’aula magna della Scuola di scienze umanistiche dell’Università di Genova, con il convegno Ivo Chiesa: la via genovese alla ‘stabilità’ teatrale”. Alle 15,30 nel salone del Sole di Palazzo Rosso, si terrà il convegno “Fare teatro in Italia. In che senso?”, un modo per riflettere sui percorsi e prospettive per l’Italia e l’Europa. La festa si concluderà con “Lo Stabile per la città”, la recita degli spettacoli, alla Corte e al Duse, aperta alle Associazioni di volontariato della città.

    Innovazione e tradizione allo Stabile

    Lo Stabile di Genova, al compimento del suo sessantacinquesimo compleanno, è sempre pronto a rinnovarsi e costruire un grande futuro. «Spiazzare e spaziare» dice il presidente Gian Enzo Duci. Lo Stabile è pronto a far convergere linguaggi innovativi e quelli tradizionali «spaziare tra le fasce d’età, spiazzare con l’utilizzo di strumenti moderni – conclude Duci». I videomapping in 3D, televisione e altre forme di comunicazione moderne racconteranno la storia del teatro che ha radici antichissime. A rendere ancora più contemporaneo lo Stabile sono stati anche i ragazzi dell’Accademia di belle arti che quest’estate hanno creato il logo dei sessantacinque anni del Teatro.

    Elisabetta Cantalini