Anno: 2016

  • Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    Renzi non va sul Bisagno. Lavori del terzo lotto inaugurati da Doria, Toti e Pinotti

    renzi-toti-doria-fiammaIl presidente della Regione Liguria e commissario per l’esecuzione delle opere, Giovanni Toti, e il sindaco di Genova, Marco Doria, hanno inaugurato i cantieri del terzo lotto del rifacimento della copertura del torrente Bisagno che dureranno 3 anni e mezzo. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, salta la cerimonia e arriva direttamente in prefettura per il vertice con il prefetto, Fiamma Spena, il governatore, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, Marco Doria, e gli altri primi cittadini dei 67 Comuni della Citta Metropolitana. «Con l’alluvione del 2014 la politica ha perso la faccia – ha dichiarato il premier secondo quanto riportato dall’agenzia “Dire” – 402 milioni per 9 interventi sono il cambio di passo che serviva a questo territorio: nello stesso posto, con le stesse modalità , il Bisagno è uscito ed ha ucciso. Non è possibile che dopo tre anni sia successa la stessa cosa. Oggi i soldi per il Bisagno ci sono. Contro il dissesto questa volta si fa sul serio». Durante il summit in prefettura Toti ha consegnato al premier una lettera riepilogativa degli obiettivi strategici sulle infrastrutture da finanziare, come la Gronda, e sugli interventi contro il dissesto. La risposta arriva durante l’intervista rilasciata dal presidente del Consiglio all’emittente Primocanale: «Pochi giorni fa il governo ha finanziato in anticipo il quarto lotto dei lavori per il Terzo Valico perché sappiamo quanto sia necessario per i porti di Genova e Savona, che rappresentano una piattaforma straordinaria e hanno bisogno di infrastrutture: non è possibile che Rotterdam abbia un traffico maggiore di tutti i porti italiani».

    Il fulcro del vertice, però, è stato sulla gestione dei dissesto idrogeologico: «Vi chiedo di lavorare insieme in questa direzione – ha detto Renzi ai sindaci – e mi impegno ad alleggerire i vincoli finanziari sui comuni che hanno avanzi di amministrazione. Tutto ciò che serve al progetto ”casa Italia” sta fuori dal patto di stabilità, che gli europei siano d’accordo o no, gli investimenti servono al paese e aiutano la crescita».

    doria-toti-pinotti-bisagnoIn precedenza, il genovese ministro della Difesa, Roberta Pinotti, presente alla inaugurazione dei lavori del terzo lotto sul Bisagno, aveva ricordato l’importanza del tema sicurezza: «Non si può stare dentro a conteggi aritmetici ed economici: queste risorse devono essere spendibili a prescindere dal patto di stabilità». Il ministro ha ricordato la disponibilità del governo Renzi: «L’investimento su Genova del governo è stato importante e si è potuto fare anche perché il territorio aveva lavorato sui progetti necessari».

    «C’è un piano della Città metropolitana che esiste già – ha ricordato il governatore Toti – non riguarda solo Genova, ma molti altri interventi sempre nell’area metropolitanaNon bastano certo i ribassi d’asta di questo lotto del Bisagno ma serve un nuovo impegno di Italia Sicura e credo che i soldi debbano restare sul territorio e rientrare rapidamente in circolo in questo piano di messa in sicurezza».

    A Genova anche il responsabile della struttura di missione Italia, Mauro Grassi e il suo predecessore Erasmo D’Angelis, che ha sottolineato l’importanza di fare squadra: «Ci sono fondi a disposizione, c’è un piano nazionale, c’è un piano finanziario e noi siamo ovviamente molto soddisfatti del lavoro di squadra che è stato fatto e che si continuerà a fare a Genova tra Comune e Regione. Questo dimostra che, quando ci sono davvero risorse, progetti e capacità di mettere in cantiere le opere, le opere si fanno. Aspettiamo i progetti, come quello dello scolmatore del Bisagno, per proseguire su questa strada».

    Il sindaco di Genova, a margine della cerimonia, ha ricordato come «questa azione di prevenzione strutturale sia stata fatta in questi ultimi anni per la prima volta dopo decenni. La nostra attenzione però deve essere sempre molto alta: queste opere, finché non sono completate non cancellano il rischio». Doria ha sottolineato che questo incontro con il premier, seppur non esaustivo, ha trattato questioni chiave riguardanti il Terzo valico e l’intervento del governo su questioni relative a crisi aziendali in città.

  • Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    Altrove, un teatro per sentirsi a casa. Ecco il calendario della quarta stagione

    QUI CITTA' DI M. A.T.I.R.

    3/12/2016 – Aggiornamento programma

    • Lo spettacolo FIGLIDUNBRUTTODIO – per indisponibilità della Compagnia – slitterà in Stagione 16.17 – dalle date del 5-6 Maggio 2017 alle date del 9-10 Giugno 2017. 

    • Lo spettacolo INTERNO GIORNO – che per coprire il mese di Maggio altrimenti scoperto prenderà il posto di Figlidunbruttodio – slitterà in Stagione 16.17 dalle date del 9-10 Dicembre 2016 alle date del 5-6 Maggio 2017. 
    In sostituzione nelle date del 9-10 Dicembre 2016, Fuori Stagione Altrove 16.17 a grande richiesta verrà replicato lo spettacolo DIECI
    Una produzione Narramondo & Teatro Altrove che a Maggio sarà ospitato a New York, fresco del PREMIO NEW YORK (USA) / In scena! Italian Teather Festival, Maggio 2017

    Nel cuore del centro storico genovese esiste e resiste una realtà che coniuga teatro, cinema, musica e gastronomia: è il Teatro della Maddalena, l’Altrove, che rappresenta non solo un presidio di quartiere, ma anche, e soprattutto, un punto di riferimento essenziale per la cultura cittadina. La quarta stagione, presentata oggi, è quella della conferma e del salto di qualità; diverse gestioni negli anni scorsi hanno provato a far vivere questo piccolo gioiello genovese, ma mai con questi risultati e questa capacità di lavorare in prospettiva.

    «Il segreto sta nella forza del gruppo – spiega Giulia Iannello, dell’associazione Laboratorio Probabile Bellamy, che ha preso parte nel team del teatro – ognuno di noi proviene da esperienze differenti, con alle spalle ambiti artistici e culturali diversificati; come un tavolo con tante gambe per sorreggersi». L’avventura è nata nel 2013, con la vittoria del bando che promuoveva la gestione dello spazio per nove anni: «All’inizio non è stato facile, ma siamo riusciti ad aprire le porte ad un quartiere che ne aveva bisogno, come tutta questa parte della città. Oggi siamo partiti con la quarta stagione che è senza dubbio un traguardo ma anche un nuovo inizio, avendo la possibilità di contare su contributi che gli altri anni non abbiamo avuto». Il riferimento è alla Compagnia San Paolo nell’ambito del bando “Scadenza Unica 2016 Performing Arts” e al Comune di Genova, che in parte finanziano il progetto. Ad accompagnare la stagione, la campagna fotografica “Vivi Altrove”, finalizzata a promuovere l’uso “casalingo” di questo spazio: «Raccontando come ci si possa sentire a casa in questo luogo, che sa coniugare intimità, spettacolo, cultura e cucina», sottolinea Iannello.

    Le “gambe” di questo tavolo sono sette, ognuna con il suo ambito culturale diverso ma che unito agli altri li perfeziona perfezionandosi: il Laboratorio Probabile Bellamy, che si occupa di rassegne cinematografiche; DisorderDrama, che da anni produce e organizza concerti e spazi musicali d’avanguardia; l’associazione Belleville, che promuove eventi culturali a 360 gradi; l’associazione teatrale Narramondo, che produce e “divulga” spettacoli teatrali; poi abbiamo Arci Liguria, Arci Genova e Comunità di San Benedetto al Porto, che non hanno certo bisogno di presentazioni. L’unione di queste forze ha creato un luogo di cultura “abitabile” da tutti, nel cuore vivo della nostra città.

    Il programma dell’Altrove

    Il programma della stagione 2016/2017 è veramente ricchissimo; spiccano nel calendario Qui città di M, monologo di Piero Colaprico, interpretato dal Premio Ubu Arianna Scommegna e la pluripremiata Compagnia MusellaMazzarelli che debutta per la prima volta a Genova con lo spettacolo Figlidiunbruttodio. Spazio anche agli spettacoli “di casa”, quello targati Narramondo che, tra gli altri, presenta Interno Giorno, una nuova produzione Altrove che rappresenta la naturale prosecuzione del progetto di drammaturgia popolare intrapreso lo scorso luglio con lo spettacolo itinerante Altrove Out – Sguardi alle finestre. Anche quest’anno tante le partnership: da quella consolidata con Andersen, la rivista e il premio dei libri per ragazzi, a quella con il Circumnavigando Festival che porta in scena Finding No Man’s Land.

    altrove-fiumani-diaframmaMolti gli appuntamenti con il cinema, grazie alla rassegna curata dal Laboratorio Probabile Bellamy: da non perdere Intolerance: Cold War, una retrospettiva dedicata al confronto tra la cinematografia statunitense e quella sovietica durante gli anni della Guerra Fredda.

    Anche la musica avrà un ruolo da protagonista: DisorderDrama porterà sul teatro dell’Altrove grandi nomi del panorama alternativo italiano come Joasinho, progetto elettronico di Cico Beck dei Notwist, sul palco il 6 ottobre, mentre il 22 sarà la volta di Federico Fiumani dei Diaframma. Senza dimenticare la programmazione quotidiana della web Radio Gazzarra, che trasmette proprio dall’Altrove. Il circolo Arci Belleville proporrà ancora una volta il folk e la musica dei cantautori italiani contemporanei, senza rinunciare alle domeniche dedicate al ballo, alla musica occitana e alla danza delle quattro province.

    Il comparto gastronomico è assicurato dal Bistrot del Teatro, dove è possibile cenare a prezzi accessibili e con prodotti biologici o a KM zero e dove sono previsti appuntamenti e degustazioni con produttori locali che lavorano nel rispetto dell’ambiente e del territorio.

    Tutti i dettagli del stagione teatrale li potete trovare sul sito web del Teatro Altrove

    Non ci resta, quindi, che uscire di casa per andare a “casa”, che in questo caso si trova Altrove.

    Nicola Giordanella

  • Villa Croce si trasforma e diventa un “contenitore” di attività culturali

    Villa Croce si trasforma e diventa un “contenitore” di attività culturali

    museo-villa-croceTrasformare Villa Croce in un centro di produzione culturale e un luogo di attrazione. E’ l’obiettivo di OpenYourArt, la “start up innovativa a vocazione sociale” che da settembre ha afferrato le redini e “preso il controllo” della villa. Un’idea riconosciuta come migliore tra i progetti del master in Management dei beni museali, nata da tre giovani imprenditrici, Paola Inconis genovese, 36 anni, Elena Piazza, palermitana, 31 anni, e Alessia Moraglia imperiese, 31 anni. Con la vittoria in pugno, le ragazze hanno cominciato i quattro anni di gestione del Museo di arte contemporanea di Villa Croce di Genova.

    Il progetto, ci raccontano, è nato tra i banchi del master. «In questo periodo – spiega Paola Inconis –  abbiamo potuto analizzare le caratteristiche del Museo identificando i lati positivi e quelli da migliorare. Dopo una valutazione accurata e consapevoli della nostre competenze, abbiamo potuto realizzare un piano che potesse valorizzare la villa e soddisfare le esigenze dei genovesi».

    Tre storie e tre formazioni differenti che unite insieme hanno realizzato un prodotto completo. Paola, dottore in giurisprudenza, dopo aver preso il titolo di avvocato ha lasciato il settore giuridico e si è dedicata a quello dell’arte e della cultura, Alessia laureata in scienze sociali ha vissuto un anno e mezzo in India per lavorare nelle ong ed Elena, con una formazione in economia e commercio, ha fatto esperienza manageriale nella ditta di famiglia. Le ragazze, da metà settembre, oltre a essere responsabili dell’organizzazione di eventi, concerti, laboratori artistici, seminari, workshop, spettacoli teatrali, gestiscono il museo di Villa Croce, gli spazi e i servizi accessori, come la biglietteria, il bookshop, un’area relax, un servizio di mediazione con operatori culturali multilingue. Il team di gestione ha anche ideato un servizio di mediazione culturale che accompagni il visitatore nella fruizione del Museo. Si va dal piano didattico per i bambini ai laboratori creativi, agli strumenti e materiali di mediazione specifici, ai servizi di didattica per le scuole; fino ad arrivare a un piano di divulgazione per adulti attraverso seminari e laboratori di approfondimento sui temi dell’arte contemporanea, mediazione culturale di sala professionale, visite teatralizzate, strumenti e materiali informativi per ogni mostra. Attraverso Openyourart le imprenditrici hanno ridato l’opportunità ai genovesi di frequentare, o meglio di vivere, il museo.

    «Il nostro progetto – racconta Paola –  mira a riqualificare Villa Croce nel suo complesso, vogliamo farla rifiorire. L’obiettivo è valorizzare la struttura, il parco storico che la circonda e trasformare il tutto in un contenitore di attività culturali che sappia coinvolgere il pubblico». Da gennaio 2017 l’intervento si concentrerà sui fondi, le cosiddette “scuderie”, al momento utilizzate come magazzino per le attrezzature e, in parte, come laboratorio didattico per poi passare al recupero spazi da utilizzare come sede delle diverse attività culturali.

    «Tutto avrà un’anima – aggiunge Paola – ogni attività sarà connessa con l’altra. Tutto quello che abbiamo pensato e progettato per la villa ha una storia da raccontare, ma con un denominatore comune: l’arte contemporanea». Il filo conduttore sarà proprio l’arte contemporanea che, per le tre giovani, significa coinvolgimento e partecipazione dei cittadini. «L’arte a Villa Croce – conclude Paola – non si manifesterà solo nell’allestimento delle mostre, ma in ogni singola parte che la compone».

    paola-inconis_alessia-moraglia_elena-piazzaChe cos’è OpenYourArt

    OpenYouArt, come dice il nome stesso, è un progetto aperto a ogni manifestazione dell’arte. Esprime la visione di apertura del Museo verso la città, dove l’arte e la passione per la cultura possono rafforzare il senso di appartenenza della collettività per il proprio territorio. Il team di gestione ha ideato un servizio di mediazione culturale che accompagna il visitatore nella fruizione totale del museo in modo da poter cogliere ogni sua sfacettatura. «Con questa start-up – dice Paola – vogliamo aprire la testa dei cittadini e stimolare la loro arte. Vorremmo che i genovesi, con il nostro progetto, s’innamorassero una seconda volta di Villa Croce, vogliamo riconquistarli». La start-up innovativa sottolinea il carattere sociale e innovativo del museo. «Un progetto creativo stimolante sia per noi che lo abbiamo pensato, sia per chi ne usufruirà».

    Per sostenerne concretamente l’avvio, la Fondazione Edoardo Garrone ha messo a disposizione un premio di start-up del valore di 50.000 euro. OpenYourArt è stato selezionato da una commissione di valutazione mista pubblico-privato tra i 7 progetti elaborati dai  partecipanti al master. «Portare avanti questo progetto – continua – è stato per noi una bella sfida, abbiamo dovuto far convergere le esigenze del pubblico e quelle del privato, unendo la necessità di fare business per portare un valore aggiunto sul territorio».

    Il calore e l’accoglienza non sono state da tipici genovesi: la città sembra aver risposto in modo positivo alla proposta delle tre giovani imprenditrici. «La gente ha apprezzato il progetto molto più di quanto pensassimo. Ora la sfida più grande è conquistare i genovesi».

    Perché ha vinto OpenYourArt

    Animazione attraverso l’organizzazione di eventi e attività in grado di moltiplicare le occasioni di frequentazione, inserimento di servizi accessori, economicamente sostenibili e rivitalizzazione degli spazi, nel pieno rispetto della natura d’istituzione culturale e civica del museo, in affiancamento alla direzione artistica. Sono questi gli assi nella manica della nuova gestione che hanno portato alla vittoria OpenYourArt. Il tutto all’interno di una governance pubblica del sistema culturale cittadino.

    Come richiesto dal bando, il team vincitore si è costituito soggetto giuridico economico. Per sottolineare e tutelare maggiormente lo spirito sociale, culturale e innovativo del progetto di gestione di un bene museale pubblico, il team ha creato la prima s.r.l. “start up innovativa a vocazione sociale” operativa in Liguria.


    Elisabetta Cantalini

  • Palafiumara, il Consiglio Comunale fa un passo indietro e “salva” la General Productions

    Palafiumara, il Consiglio Comunale fa un passo indietro e “salva” la General Productions

    105-stadiumIl Consiglio Comunale torna sui suoi passi e “salva” il 105 Stadium. Dopo due bocciature in Sala Rossa, la fidejussione in garanzia del debito di General Productions s.r.l. verso Credito Sportivo, viene confermata e prorogata di un anno, portandone la scadenza al 2021. In questo modo, la società concessionaria del palazzetto potrà “sopravvivere”; di conseguenza cadono le incognite sul Palafiumara. Almeno per il momento.

    Durante la votazione, l’opposizione, in precedenza compatta sul “no”, si spacca: sono 11 gli astenuti (Pdl e Percorso Comune), mentre scendono a otto i contrari (tutti i consigliere in quota M5S, più Bruno e Pastorino di FdS e De Benedictis del Gruppo Misto).

    L’opposizione si tira indietro

    Ancora una volta accesa la discussione in Sala Rossa; ad appesantire il dibattito le dichiarazioni del vice Sindaco Stefano Bernini, che durante l’ultima seduta di commissione sull’argomento aveva ventilato il ricorso alla Corte dei Conti, in caso di un eventuale danno erariale causato dalla votazione contraria, come ripreso dalla stampa e non smentita in aula. Il ricorso al tribunale amministrativo statale si sarebbe potuto configurare per eventualmente risarcire l’ente comunale del danno, rifacendosi sui consiglieri contrari. Una dichiarazione che ha sollevato molti dubbi, e che nonostante la richiesta di chiarimenti da parte di Enrico Musso (poi presente in aula ma non votante a causa di una svista, ma che ha confermato la sua contrarietà), non ha trovato una risoluzione “tombale” : lo stesso Musso aveva richiesto un’ulteriore sospensione per fare approfondire l’argomento interpellando l’Avvocatura del Comune di Genova; sospensione però non approvata dall’assembla.

    Il dubbio che rimane, è che il voto sia stato in qualche modo condizionato da questa possibile contropartita; fatto che ha anche un valore politico non di poco conto: «Quanto sono liberi i consiglieri nell’esercizio delle loro funzioni? Se devono rispondere in solido delle “perdite” dell’amministrazione, quanto possono essere condizionati?», si chiede lo stesso Musso. Sicuramente chi più e chi meno. Nei fatti oggi sono “comparsi” undici astenuti, che hanno permesso alla delibera di essere approvata.

    Dopo quasi un mese, quindi, la delibera “105 Stadium” libera l’aula: un provvedimento per cui l’attuale giunta si è spesa molto (oggi in aula presente anche il sindaco Marco Doria) e che ha occupato diverse sedute di commissione e ben tre consigli comunali. La General Productions, il cui presidente Ernesto De Filippi aveva definito come irresponsabile il comportamento dei consiglieri, può tirare un sospiro di sollievo. La speranza è quella che l’affaire abbia ricadute positive anche per tutta la città, oggi come domani.

    Nicola Giordanella

  • Minestrone alla genovese, gli ingredienti e la ricetta

    Minestrone alla genovese, gli ingredienti e la ricetta

    Minestrone genovese

    Ingredienti

    -3 patate, 3 zucchini, 1  etto di fagiolini verdi, 2 etti e mezzo di fagioli borlotti, 1 melanzana, 1 pomodoro, 3 foglie di boraggini, 1 cipolla, 3 foglie di bietole, 1 gambo di sedano, 1 pezzo di cavolo cappuccini, 1 carota, 3 etti di pasta (in preferenza bricchetti) o riso, pesto genovese, olio di oliva, parmigiano grattuggiato.

    Preparazione

    Lavate tutte le verdure e tagliatele a pezzetti (ad eccezione del pomodoro e delle patate). Mettete una pentola riempita d’acqua salata sul fuoco, e quando bollirà versatevi dentro tutte le verdure. Fate cuocere per circa un’ora a fuoco vivace e quando tutte le evrdure saranno ben cotte versatevi dento la pasta.

    Una volta cotta la pasta, spegnete il fuoco, versate il pesto e lasciate riposare per 15 minuto. Distribuite nei piatti e a piacere servite con olio e parmigiano grattuggiato.

    Buon appetito!

    “Chi attasta o menestron ‘na votta o no va ciù via da Zena” (Chi assaggia il Minestrone una volta, non va più via da Genova).

  • Movida, baristi pronti a ritirare il ricorso in cambio della riscrittura dell’ordinanza

    Movida, baristi pronti a ritirare il ricorso in cambio della riscrittura dell’ordinanza

    movidaAnnunciato come la prima riunione di un «osservatorio formato da cittadini, esercenti, circoli e associazioni di categoria, per fare il punto sull’ordinanza dopo quattro mesi dalla sua entrata in vigore» l’incontro di giovedì scorso, convocato dagli assessorati alla legalità e allo sviluppo economico, ha avuto invece l’effetto opposto di riportare sul piede di guerra le associazioni di categoria.

    Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti denunciano, infatti, come finora «l’Osservatorio in realtà sia solo lettera morta, perché siamo ancora qui a discutere su chi abbia titolo a farne parte quando, in realtà, doveva essere costituito entro due mesi dall’entrata in vigore dell’ordinanza». Ma soprattutto, le sigle che rappresentano i gestori dei pubblici esercizi hanno colto la palla al balzo per tornare a chiedere all’amministrazione il ritiro della contestatissima ordinanza, offrendo in cambio la rinuncia al ricorso ancora pendente presso il Tar.

    «Se il Comune è pronto a ritirare il provvedimento e a tornare al tavolo con noi, da parte nostra siamo disponibili a fare altrettanto con il ricorso. In ballo c’è la possibilità di arrivare, finalmente, ad un nuovo testo condiviso da tutti e in grado di coniugare le esigenze di chi in centro storico vive con quelle di chi ci lavora», aggiungono i rappresentanti delle due associazioni, contestando anche il fatto che l’ordinanza abbia portato davvero un beneficio in termini di vivibilità: «Se con essa si intende la semplice riduzione degli schiamazzi notturni, la vivibilità potrà anche essere migliorata. Di certo, però, la chiusura anticipata e indiscriminata dei bar ha provocato anche un sensibile peggioramento sul piano della sicurezza e infatti nemmeno le associazioni dei residenti appoggiano in maniera compatta l’ordinanza, proprio perché molti tra quanti vivono in centro storico riconoscono il fondamentale ruolo di presidio dei pubblici esercizi», riflette  Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    «Lo spaccio, le rapine e gli eposodi di violenza si registrano proprio nelle strade più buie, quelle con le saracinesche abbassate», gli fa eco Marina Porotto, vicepresidente di Fepag Ascom che a sua volta ricorda come siano stati gli stessi esercenti «a richiedere, da quattro anni a questa parte, regole che possano consentire una convivenza tra bar e locali. Dopotutto molti di noi, oltre a lavorarci, in centro storico ci vivono e si rendono conto che non basta silenziare la movida per risolvere tutti i problemi. Nei primi mesi dell’anno il Comune aveva adottato il nuovo regolamento che era, appunto, il frutto di questa proficua collaborazione tra commercianti e cittadini. Poi, però, è arrivata questa ordinanza iniqua, che ha sparato nel mucchio indebolendo un tessuto commerciale già di per sé precario e alle prese con gravi fenomeni di abusivismo. Il Comune dice di voler limitare il consumo di alcol perché ha a cuore la vivibilità del quartiere e la salute del minori? Ma dove sono, allora, le politiche giovanili e quelle per il territorio? Noi non le vediamo, e anzi siamo proprio noi esercenti, tramite i Civ, gli unici che cercano di fare qualcosa per la promozione».

    Come è noto, la principale richiesta dei pubblici esercizi è quella di rivedere la parte di ordinanza che impone loro la chiusura anticipata all’una di notte – le due nei giorni festivi – mentre il giro di vita sui minimarket, per i quali l’orario limite è stato portato addirittura alle nove di sera, non è assolutamente in discussione. Non solo: le associazioni contestano la perimetrazione troppo ampia del provvedimento, che ricomprende l’intera area del centro storico senza fare distinzione tra le esigenze di zone tra loro diversissime. Basti pensare che l’ordinanza ha effetti sulle strade intorno a vico Casana, sicuramente non interessate da problemi di degrado o ordine pubblico. Ci vorrebbero, piuttosto, ordinanze mirate che stabiliscano fasce orarie diverse per la somministrazione a seconda delle zone, in alcune delle quali la vendita di alcol da asporto andrebbe impedita anche di giorno. E qui il pensiero va innanzitutto alle zone di Pré e della Maddalena.

    Tuttavia, il mantra dei baristi continua ad essere “più controlli e meno divieti”: in altre parole, sanzioni salate per chi sgarra, compresi i clienti che adottano comportamenti molesti al di fuori dei locali, e una politica di premialità per gli esercenti virtuosi, magari tramite un patentino a punti o degli sgravi fiscali. «Più che dotarsi di servizi di vigilanza privati, cosa possono fare gli esercenti? In questo modo, anzi, assolvono già a loro spese ad un compito che dovrebbe essere di competenza della pubblica amministrazione, e per il quale meriterebbero, semmai, di beneficiare di un credito di imposta», rivendica Gianni Petrelli, ex titolare dell’omonima vineria e oggi membro del direttivo Ascom.

    Baristi che invece, lungi dall’essere considerati dei benemeriti da parte del Comune, sono già incappati più volte nella scure dei controlli, «anche per sforamenti di pochi minuti sull’orario e senza alcuna notifica sul posto, bensì tramite una raccomandata che, arrivando diversi giorni dopo l’episodio contestato, rende praticamente impossibile il ricorso contro una multa», lamenta Pietro Avvenente, titolare del Bar Berto in Piazza delle Erbe. Ad onor del vero, però, delle circa ottanta sanzioni elevate dall’entrata in vigore dell’ordinanza, che hanno colpito 14 pubblici esercizi e 31 minimarket, molte hanno riguardato violazioni dell’orario che andavano ben oltre i “pochi minuti”. Il vero spauracchio, comunque, più che l’importo della sanzione – di solito esiguo, non più di qualche decina di euro – sta nella sospensione della licenza per cinque giorni, che scatta con il terzo verbale.

    Certo è che, dopo mesi di polemiche, quello avanzato dalle associazioni può comunque essere considerato come un braccio teso nei confronti dell’amministrazione. Il ricorso al Tar, infatti, rimane in piedi nonostante il mese scorso sia stata rigettata la richiesta di sospensiva dell’ordinanza contestualmente avanzata dai pubblici esercenti. Questo significa che quando il Tribunale amministrativo entrerà nel merito della questione – e la sentenza, potrebbe anche arrivare entro l’anno – in caso di pronunciamento favorevole ai ricorrenti l’intero impianto dell’ordinanza potrebbe essere stravolto, con la conseguenza che anche le sanzioni comminate nel frattempo, risulterebbero nulle. Una bella gatta da pelare per un’amministrazione per la quale, nel frattempo, si farà sempre più vicina la scadenza delle elezioni in programma la prossima primavera: altro fattore che potrebbe indurre il sindaco a prendere in considerazione l’ipotesi di tirare una riga sopra l’attuale provvedimento, anche in considerazione dei mal di pancia di una parte di giunta – non è un segreto che l’assessore allo sviluppo economico, Emanuele Piazza, sia sempre stato molto più sensibile alle richieste dei commercianti rispetto alla collega Fiorini, titolare della delega alla legalità e primo sponsor dell’ordinanza – nonché della stessa maggioranza: a schierarsi apertamente per la revisione del provvedimento, infatti, nei giorni scorsi è stata anche Marianna Pederzolli, la giovanissima consigliera appartenente proprio alla Lista Doria.

  • Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    terzo-valico-erzelli-borzoliCon l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia, demolito oggi a favore di telecamere, viene completata la seconda tratta della galleria Borzoli-Erzelli, un’opera che diventerà operativa entro le prime settimane del 2017. I tunnel sono considerati propedeutici per i cantieri del Terzo Valico, poiché permetteranno ai mezzi da lavoro di raggiungere le cave per depositare la terra di risulta degli scavi, senza passare attraverso le strade urbane. Le gallerie serviranno inoltre a deviare il traffico pesante che oggi attraversa Sestri con i noti disagi e le criticità.

    Circa un anno di ritardo sulla tabella di marcia: 100 metri di tunnel, infatti, passano sopra la galleria autostradale Guanella, sulla A10 Genova-Ventimiglia, fatto per il quale, in itinere, si sono dovute rimodulare le operazioni di scavo, per evitare impatti strutturali dannosi. Con il completamento di quest’opera, che consiste nella realizzazione di due gallerie tra Borzoli ed Erzelli e tra Borzoli e via Chiaravagna, i mezzi pesanti non dovranno più transitare per l’angusta viabilità cittadina di via Chiaravagna e via Borzoli, dove hanno creato parecchi disagi non solo al traffico ma anche ai pedoni e agli abitanti. Questi tunnel rientrano nelle opere propedeutiche per la realizzazione del Terzo valico ferroviario, di cui Cociv è general contractor: le gallerie sono rientrate nei cosiddetti oneri di urbanizzazione della grande opera, e durante i lavori faciliteranno il passaggio dei mezzi diretti alle cave di Sestri ponente utilizzate come deposito per lo smarino estratto dagli scavi.

    terzo-valico-erzelli-borzoli02Viabilità urbana in sicurezza

    «Quest’opera consente di mantenere nella zona importanti funzioni produttive e industriali o legate al porto senza far pagare agli abitanti di Borzoli il peso in termini di criticità – spiega il vicesindaco di Genova ed ex presidente di Municipio VI Medio-Ponente, Stefano BerniniQui abbiamo una parte di attività legata al porto, i depositi di container ex Grimaldi e Derrick ma anche una serie di attività produttive meno conosciute che facevano con fatica i lavori di approvvigionamento, trasferimento dei materiali, e che finalmente potranno avere una piena logistica». Una volta aperta la nuova viabilità, secondo l’amministrazione comunale, sarà possibile intervenire anche con lavori di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza idrogeologica grazie all’abbattimento degli ultimi due ponti critici per il torrente Chiaravagna. «Sarà una rivoluzione positiva – sottolinea l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagninosia sul versante di Sestri ponente che di Fegino. Le due gallerie ci permetteranno di interdire il passaggio del traffico pesante sulla viabilità ordinaria, cosa che per legge non si può fare se non viene fornita un’alternativa, e di creare un collegamento diretto tra il casello autostradale di Genova Aeroporto e Borzoli, con positivi benefici anche per il traffico privato».

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Pontedecimo e il rischio idrogeologico

    Con queste due gallerie anche i cantieri del Terzo valico potranno proseguire in maniera forse più spedita. Ma se da un lato si accelera, dall’altro lato si rischia lo stop: a Pontedecimo, infatti, le opere del cosiddetto “By-pass” sembrano essere state eseguite fuori norma, seguendo parametri di legge non aggiornati. Secondo una perizia, depositata presso la Procura di Genova in allegato ad un esposto sottoscritto da decine di cittadini, infatti, la strada in costruzione per permettere il passaggio dei mezzi di Cociv, e annoverata tra le varie opere di compensazione, sarebbe nata già “fuori legge”: «Il sospetto è che sia stato utilizzato un progetto vecchio – spiega uno dei sottoscriventi dell’esposto – visto che i riferimenti normativi  sono relativi a leggi superate». Un esempio: il calcolo della portata d’acqua del torrente non terrebbe conto dei nuovi parametri del 2012. Ma non solo: i pali per sostenere la struttura sono stati “piantati” nell’alveo del fiume, cosa in teoria non consentita dal Piano di Bacino vigente. La parziale copertura dell’alveo, secondo i rilievi della perizia, non rispetterebbe le distanze minime, in altezza, dal livello di piena calcolato, mettendo a rischio la struttura stessa della strada. Quello che più in generale viene contestato dagli abitanti di Pontedecimo è l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza di un tratto della Val Polcevera già noto per la sua instabilità idrogeologica. In altre parole, stando a questo esposto, si sta verificando una situazione paradossale: se è vero che le amministrazioni (comunale, regionale e statale) stanno investendo parecchi milioni di euro per mettere in sicurezza il Bisagno, contemporaneamente si “mette in pericolo” un’altra parte della città con un’opera “fuori norma”, e peraltro poco “sentita” dal territorio stesso. Alla magistratura l’ultima parola.

    Ancora una volta, quindi, il “bollettino” dei grandi cantieri ci racconta lo schizofrenico rapporto che Genova e la Liguria hanno con il proprio territorio: l’apertura delle gallerie tra Erzelli e Borzoli, sicuramente avrà un impatto positivo sulla vita dei cittadini, portando più vivibilità e sicurezza per chi quelle strade le vive quotidianamente. Nello stesso tempo, però, quelle stesse gallerie permetteranno la costruzione di una opera notevolmente impattante, e che potrebbe mettere a rischio la sicurezza di molte persone, come purtroppo già successo in passato. Sbagliare è umano…

    Nicola Giordanella

  • Quarto, ex OP: la “casa dei matti” vuole aprire le porte alla città

    Quarto, ex OP: la “casa dei matti” vuole aprire le porte alla città

    manicomio-quartoA Vienna un giovane Sigmund Freud stava sperimentando l’uso dell’ipnosi nella psicoterapia quando in Italia si emanavano le prime leggi sui manicomi, intesi come luoghi entro i quali rinchiudere “i matti” perché fossero protetti tutti gli altri, quelli che erano fuori, i “normali”.
    In ogni caso, il manicomio era un mezzo perfetto per togliere dalla circolazione nemici o parenti scomodi, contando sull’appoggio di chi gestiva le strutture, quasi sempre enti benefici privati. Quindi un uso più politico che sanitario, tanto è vero che i ricoverati erano considerati praticamente dei detenuti: quasi mai era prevista una cura e raramente la dimissione.
    Ci volle quasi un secolo, e l’onda lunga del ’68, perché il manicomio fosse finalmente e definitivamente messo sotto accusa come strumento di alienazione dell’individuo. Nel 1978, anno in cui venne alla luce la legge 180, detta Legge Basaglia, si decretò la chiusura degli ospedali psichiatrici in quanto tali, ricercando sul territorio le sedi più appropriate per l’intervento terapeutico e riabilitativo del paziente.
    Nello stesso anno, a Quarto arrivò come direttore dell’Ospedale proprio un allievo e collaboratore di Basaglia, il professor Antonio Slavich, che rappresentò una vera svolta per la gestione della struttura. Con impegno e grazie a collaboratori altrettanto volenterosi, lavorò a lungo e caparbiamente per far accettare la propria visione della psichiatria, diventando infine a Genova un punto di riferimento per i servizi di salute mentale del territorio.

    Non vogliamo qui addentrarci nelle molte luci ed ombre di quella che fu una vera rivoluzione (l’unica reale rivoluzione del ’68, è stato detto) per l’approccio alla malattia psichiatrica in Italia, ma quello che ancora oggi troviamo all’interno di queste mura parte da qui. Gli esterni, invece, gli edifici e il parco, risalgono al 1892, anche se nel 1933 i padiglioni furono ampliati fino a decuplicare la superficie originaria.
    Forse, proprio per la presenza dei numerosi ricoverati, che in parte ancora oggi vivono nella struttura, il complesso fu risparmiato dalla speculazione edilizia e tuttora rappresenta uno spazio inaspettato nell’affollata mappa cittadina di Genova.
    Questo luogo, infatti, ha qualcosa di magico, nel suo essere respingente eppure riuscire in qualche modo ad attrarre sempre, a chiamare a sé. Qui ogni mattina arrivano i dipendenti della Asl 3 ad aprire gli uffici dei vari ambulatori, i cittadini che si fanno visitare o sbrigano pratiche burocratiche, i malati che si ritrovano nei centri riabilitativi.

    Potrebbe sembrare semplicemente un polo sanitario e amministrativo, ma non è solo questo.

    Il polo culturale

    A Quarto, infatti, si può andare anche per cercare arte, quella che non è chiusa dentro una galleria. Antonio Slavich nel 1988 diede vita all’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli, per promuovere e divulgare, attraverso varie forme espressive come teatro, pittura, musica ed altro, l’incontro fra le diverse abilità e creatività espressive. Lo scopo era di ottenere maggiore conoscenza per migliorare l’integrazione sociale e la comprensione della diversità esistente fra gli individui.

    Grazie sia alla fattiva collaborazione di Gianfranco Vendemiati che al contributo dell’artista Claudio Costa, si diede vita a un progetto di “arteterapia” decisamente innovativo per quegli anni. Numerosi furono gli artisti del panorama genovese, e non solo, che volentieri accettarono di incontrarsi per lavorare nel laboratorio con i pazienti e con Costa, che collaborò all’iniziativa fino al 1995, anno in cui improvvisamente morì.
    Proprio alla sua memoria è dedicato il “Museattivo Claudio Costa” ricco di opere nate da questa collaborazione tra pazienti e artisti, fra cui Caminati, Degli Abbati, Fieschi e tantissimi altri. Particolare importante, nel Museo si è scelto di non mettere il nome dell’autore vicino agli oggetti esposti, volendo proprio ribadire che chiunque, creando un’opera, può comunicare qualcosa del proprio mondo interiore.

    Un’isola nell’isola, insomma, della quale si potrebbe parlare a lungo e che da sola vale la visita. Poi, ci sono i libri della biblioteca, storici e quasi tutti a tema psichiatrico e psicopatologico. Oltre a tutto questo, c’è anche una cooperativa sociale che qui organizza laboratori e ospita persone in difficoltà. E c’è il Centro riabilitativo Basaglia, oltre a un’imponente raccolta di documentazioni storiche e sanitarie, ed altro ancora.

    L’ex OP e la riqualificazione bloccata da anni

    manicomio-quarto-D3Il Comune ha accolto, questo occorre riconoscerlo, le pressioni di tanta parte della società genovese affinché il complesso non fosse svuotato, venduto e lottizzato, ma il meccanismo ad un certo punto sembrava essersi inceppato, proprio per i conflitti fra le varie amministrazioni.

    Ricapitoliamo brevemente le tappe: nel 2013 è stato firmato un accordo di programma tra Regione Liguria (giunta Burlando), Comune di Genova (giunta Doria), Asl 3 Genovese e Arte (Azienda regionale territoriale per l’edilizia) per una  ristrutturazione del complesso orientata alla riqualificazione urbana e al recupero degli spazi per inserire servizi, una Casa della Salute, verde urbano e, in parte, residenze.
    L’anno successivo, siamo al 2014, si insedia il Collegio di Vigilanza presieduto dal sindaco Doria: il Comune si impegna a gestire le procedure urbanistico-edilizie in maniera più celere e snella, e a trovare collocazione adeguata per il trasferimento temporaneo del centro sociale, dei libri, quadri e archivio storico. In attesa dei Progetti Urbanistici Operativi di Arte e Asl.
    A febbraio 2015, con una conferenza stampa, il sindaco Doria presenta i contenuti con cui “riempire” l’accordo stesso, scaturiti dal confronto pubblico anche attraverso la collaborazione del Municipio Levante. «Ribadiamo l’impegno a ricollocare nell’area funzioni che non solo garantiscano la memoria del luogo, ma ne promuovano usi nuovi, capaci di rompere le mura che lo separano dalla città» diceva il primo cittadino.

    Fino a qui sembrava essere funzionato tutto, con il coinvolgimenti di molte parti sociali: semplici cittadini, comitati, associazioni che hanno presentato proposte, progetti, iniziative. Utilizzando spazi della struttura, si sono rilanciati incontri, cene e dibattiti. L’anno scorso sono andati avanti i laboratori di ceramica per costruire piastrelle, statuette da presepe, piatti decorati. Sull’esempio dell’Imfi (Istituto per le materie e forme inconsapevoli), si sono abilmente integrati pazienti psichiatrici, persone con disabilità diverse e cittadini della zona, spesso aiutati da artisti come Bocchieri, Sturla, Degli Abbati. “Chi siano i matti e chi siano gli artisti, ad un certo punto non conta più granché, tutti sono concentrati nel processo creativo che unisce e coinvolge. Gli oggetti migliori sono poi venduti per finanziare le nostre attività qui dentro”.

    Parallelamente, l’Asl 3 porta avanti e definisce con il Comune l’ambizioso progetto della “Casa della salute”: non un semplice insieme di ambulatori medici ma un’organizzazione dei servizi, in grado di offrire risposte ai bisogni nell’ambito territoriale, facilmente raggiungibili dai cittadini per essere orientati nei percorsi di cura. Quindi, una parte dedicata alla sanità, una parte al quartiere e in generale alla città, infine una parte dedicata a opere di urbanizzazione non estrema ma ragionata e responsabile.

    Il progetto, in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti Investimenti, proprietaria di una parte degli spazi, prevede che l’area maggiore (23.147 mq) sia suddivisa in 4 settori destinati per un quarto al mantenimento delle attività sanitarie, un altro a servizi pubblici e spazi verdi, e ben due a funzioni urbane. Negli spazi restanti, 4 padiglioni per oltre 3.000 mq, verrebbe ricollocato il Museattivo Claudio Costa, il Centro Basaglia e un “luogo della memoria” e polo culturale dove raccogliere la numerosa e storica documentazione presente in biblioteca.

    Nel frattempo, in Regione cambiano gli interlocutori per il Comune, che forse avrebbe dovuto “portare a casa” qualcosa di concreto prima delle elezioni regionali. Così Palazzo Tursi rimarca che non si riesce a partire se Arte non presenta i PUO (ancora loro, i Progetti urbanistici operativi). Vengono istituiti ulteriori gruppi di lavoro, è stato presentato il portale www.scipuemmu.it creato attraverso il Municipio Levante per documentare il percorso che sarà portato avanti e si definiscono ulteriori contenuti ed eventi nell’attesa del passaggio di consegne.

    Arriviamo a giugno 2016.  Il Comune ha bussato ad Arte, reclamando il trasferimento in comodato degli spazi per iniziare i lavori previsti dall’accordo. Doria dichiara di aver scritto a Toti per sollecitare il rispetto dei patti e di non aver ricevuto alcuna risposta. Il clima fra i due enti è sempre più freddo, anche a causa dei rimpalli sul presunto credito di Arte nei confronti del Comune.
    Intanto, il migliaio di volumi della preziosa biblioteca, dopo essere stati catalogati, grazie anche al lavoro di numerosi volontari, sotto la supervisione di Sovrintendenza, Regione e Ministero, sono stati trasferiti alla Biblioteca Lercari di Villa Imperiale. Forse, i padiglioni saranno sgombrati entro tempi relativamente brevi; Asl 3 organizza il trasferimento di alcuni uffici interni, ma poco altro si muove. A luglio i consiglieri regionali Lunardon, Rossetti, Ferrando (Pd) e Pastorino (Rete a Sinistra) hanno presentato due interrogazioni per sapere se la giunta Toti condividesse o meno il progetto portato avanti sino a qui e se non fosse il caso di accelerare le pratiche per trasferire il comodato d’uso al Comune.

    Ma nella seduta di Consiglio regionale del 6 settembre scorso, l’assessore all’edilizia Marco Scajola ha rimbalzato la responsabilità alla giunta comunale per non aver deciso in merito al PUO che Arte, invece, aveva puntualmente presentato nel 2015 ma che, stando a Palazzo Tursi, non poteva essere ammesso. Anche l’assessore alla Sanità, Sonia Viale, ha detto che sicuramente gli impegni presi saranno mantenuti, ha ripetuto di credere fermamente nel progetto della “Casa della salute” ma che comunque il comodato d’uso che il Comune reclama non è indispensabile per iniziare i lavori.

    Scambio di accuse piuttosto sconfortante, specialmente dopo tre anni di lavoro sul progetto. Ma una parola di speranza giunge da Amedeo Gagliardi, portavoce del Coordinamento per Quarto: «Abbiamo saputo, per ora in via ufficiosa, che in questi giorni il Collegio di Vigilanza si è riunito e sembra stiano preparando il comodato d’uso che occorre al Comune per iniziare le opere previste; aspettiamo ovviamente le conferme ufficiali ma siamo più ottimisti di un mese fa, un cauto ottimismo, come si dice in questi casi» sorride. Aggiunge anche: «I tempi sono lunghi, è vero, estremamente lunghi e dilatati, ma bisogna essere onesti: non sono cose che si possono decidere in poco tempo, solo la lettura degli atti prende chissà quanto tempo. Importante è che abbiano superato il momento di stasi e si siano accordati. Se siamo preoccupati da un eventuale cambio di giunta in Comune?  Una cosa per volta, a suo tempo ci penseremo e affronteremo, eventualmente, anche questo problema».

    Eppur si muove…

    quarto-ex-opPer ascoltare chi di questo progetto, e soprattutto di questo luogo, conosce ogni respiro, abbiamo cercato Gianfranco Vendemiati e Massimo Casiccia, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Imfi. Anche loro confermano un nuovo clima positivo attorno al progetto: «Si sono già stabiliti alcuni trasferimenti per iniziare i lavori, ci hanno assegnato ufficialmente gli spazi per il Museattivo e per l’Imfi, il laboratorio invece dovrebbe rimanere qui» dice Casiccia. Che aggiunge: «Il trasferimento dei volumi alla biblioteca Lercari in realtà non mi piace molto, avrei voluto che fossero catalogati e lasciati qui: ma appena avremo lo spazio inizieremo a chiederli indietro. Il progetto di un Museo che contenga tutta la documentazione storica, volumi, cartelle e reperti vari per fortuna interessa anche al nuovo direttore generale dell’ Asl 3, Luigi Carlo Bottaro, quindi è un progetto che vogliamo realizzare».

    Mentre parliamo, Vendemiati e Casiccia mi mostrano le opere create anni fa da pazienti ed artisti utilizzando le cartelle cliniche in bianco degli anni ’50 e mi spiegano il funzionamento di un antico proiettore per conferenze di inizio secolo. Ma non pensano al passato, per quanto significativo sia stato: al centro di ogni loro discorso c’è un progetto, un’ idea nuova o il miglioramento di quanto già stanno facendo, che non è poco.
    In vista c’è una collaborazione con l’istituto “Marco Polo” per portare i ragazzi ad avvicinarsi ad un’arte che dev’essere tutt’altro che remota; c’è il progetto di creare una sorta di laboratorio delle manualità per le persone che vogliano imparare a riusare, a creare, a riparare, dando anche delle possibilità di lavoro o quantomeno uno spazio dove provare idee per nuove professioni in ambiente protetto. «Noi vorremmo che le persone venissero qui senza pensare più che ci sono le mura, che ci sono i matti – spiega Casiccia – a parte che, una volta iniziata la ristrutturazione, qui muri non ce ne dovranno proprio più essere».

    Vendemiati precisa: «Le persone vengono se fai delle cose concrete, qui con il Centro Basaglia passa parecchia gente, in futuro dovrà essere un centro riabilitativo nel senso più ampio del termine, sia psicologico che fisico. Ma idee ne abbiamo molte, e molti sono i progetti già sicuri: certamente si dovrà fare un auditorium, nel levante esistono solo quelli privati; noi vorremmo uno spazio dove poter alternare usi diversi, teatrali ma non solo. Ci sono tante associazioni che si appoggiano qui, e questa è una cosa bellissima, ci sono corsi aperti a tutta la città, noi vorremmo aggiungere eventi come cene culturali e artistiche, film e concerti, incontri con autori aperti a chiunque. Da un po’ di tempo stiamo collaborando con il Conservatorio e ci piacerebbe aprire dei laboratori per insegnare a riparare gli strumenti musicali, in città mancano queste cose, e anche un discorso sulla musica che da noi finora è stata un po’ tenuta ai margini».

    «Sono entrato in queste mura nel 1975 per la prima volta – racconta Casiccia – allora era un vero e proprio manicomio, tutto chiuso con doppi e tripli giri di chiavi. Muri alti, ambiente ostile. Noi cercavamo già allora di fare attività con i pazienti, era tutto molto difficile, ma alla fine siamo arrivati alla svolta. Anche adesso l’atteggiamento è lo stesso, non stiamo certo con le mani in mano ad aspettare che le cose capitino. L’anno scorso abbiamo collaborato con un’associazione che si chiama “Lamaca gioconda” che ha girato qui un film, “Uargh!” che uscirà ai primi di novembre. Per dire che non abbiamo grossi problemi nell’accettare progetti, se sono interessanti, meritevoli».

    «Noi cento ne facciamo e una ne pensiamo» concludono sorridendo allegri.

    E si esce dall’ex manicomio pensando che sì, ci torneremo ancora, perché a volte, dalla città dei matti, il panorama è migliore.


    Bruna Taravello

  • Omicidio stradale, tutte le pene che si rischiano con la nuova legge

    Omicidio stradale, tutte le pene che si rischiano con la nuova legge

    alcol-testQuanti di noi si sono svegliati nei fine settimana e, una volta accesa la televisione, la radio, oppure lette le cronache dei quotidiani, hanno avuto notizia delle cosiddette stragi del sabato sera? Chi non ha memoria degli incidenti causati dai pirati della strada che uccidono e scappano, impedendo così di dare un volto al colpevole a una morta ingiusta? Domanda retorica alla quale il legislatore penale, nel marzo scorso, ha cercato di dare una risposta. Risposta doverosa nei confronti di una società comprensibilmente sconfortata da pene esigue e scarcerazioni lampo.
    Ebbene, appare opportuno chiarire quali siano le reali novità rispetto al passato, senza entrare nei tecnicismi giuridici e nelle problematiche applicative che questo “nuovo” reato comporterà nei singoli casi posti all’attenzione della magistratura.

    Prima della riforma legislativa, la norma che veniva applicata nei casi di quello che oggi viene chiamato omicidio stradale era l’articolo 589 comma 2 del Codice penale (omicidio colposo), secondo cui “se il fatto – causare la morte per colpa di una persona – è commesso con la violazione delle norme della circolazione stradale, la pena della reclusione è da 2 a 7 anni”.
    Oggi la norma applicabile è più complessa. La riforma ha previsto pene di entità diversa in ragione della violazione della norma cautelare prevista dal codice della strada, le regole cioè che sono imposte dal codice della strada e che non dovrebbero essere violate.

    Facciamo un po’ di chiarezza e, schematicamente, indichiamo le singole ipotesi previste dal legislatore.
    L’ art. 589 bis c.p., comma 1 punisce la condotta di chi “cagioni per colpa la morte di una persona con la violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale con la reclusione da 2 a 7 anni”. Fin qui, tutto uguale. Ma successivamente, ai commi 2 e 3 dello stesso articolo, si prevede una pena ben più elevata se il soggetto che ha agito è alla guida di un veicolo “in stato di ebbrezza alcolica maggiore ad 1.5.g/l o di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti” e se il conducente alla guida di veicoli speciali, come i mezzi di trasposto per persone o cose, “si trovi in stato di ebbrezza alcolica compresa tra 0,8 g/l e non superiore a 1,5 g/l” e venga cagionata per colpa la morte di una persona. In questi casi la pena prevista è della reclusione da 8 ad un massimo di 12 anni.

    Rischia, invece, dai 5 ai 10 anni di carcere chi viene colto alla guida con un tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l, passa col semaforo rosso, circola contromano o non rispetta i seguenti limiti: 70 km/h o il doppio del limite previsto in centro città; 50 km/h oltre il limite per le strade extraurbane.
    In aggiunta sono previste delle aggravanti se il soggetto alla giuda del veicolo non sia in possesso della patente di guida, ovvero sia questa sospesa o revocata, oppure qualora il veicolo non sia assicurato.

    Questo il complesso scenario nelle ipotesi di omicidio stradale. Ad oggi è prematuro fare un bilancio sulle conseguenze concrete della norma in esame, in base anche alla sua applicazione che certo è l’aspetto che più interessa l’opinione pubblica. Le prime pronunce dei giudici di primo grado ci saranno tra un paio di anni e ci sarà da attendere almeno il doppio per le decisioni della Suprema Corte di Cassazione. Ai posteri l’ardua sentenza.

    Sara Garaventa

  • Basilica di Carignano, al via il restauro delle coperture. Il carbonio salverà la cupola dell’Alessi

    Basilica di Carignano, al via il restauro delle coperture. Il carbonio salverà la cupola dell’Alessi

    carignano-anticaDue anni di cantieri, per un investimento di un milione e 200 mila euro; queste le cifre dei lavori di consolidamento e restauro della cupola della chiesa di Carignano che partiranno ufficialmente nei prossimi giorni; l’intervento coinvolgerà anche i tetti delle quattro navate della chiesa, costruiti con volte a botte. Dopo il rifacimento delle facciate, quindi, la basilica minore di Carignano, dedicata a Santa Maria Assunta, tornerà a nuova vita. Un edificio cardine per la storia di Genova: voluto dalla famiglia Sauli nel XVI secolo, il progetto nacque dalla mente geniale di Galeazzo Alessi, uno tra i maggiori architetti dell’epoca, che lascerà altre tracce indelebili nel tessuto urbano genovese, disegnando i prospetti di alcuni palazzi di Strada Nuova (Palazzo Cambiaso e Palazzo Lercari-Parodi), progettando Villa Cambiaso, Porta Siberia e la cupola della cattedrale di San Lorenzo.

    La basilica, apertamente ispirata a San Pietro in Vaticano, oggi è parte integrante dello skyline cittadino: come è noto, i lavori di costruzione andarono tanto per le lunghe, che divennero proverbiali: “A l’è comme a fabrica de Caignan”, è il famoso adagio dialettale che con la consueta pragmaticità genovese indica qualcosa che non finisce mai. Un detto, purtroppo, sempre attuale. I continui aggiustamenti della struttura, nel corso dei secoli, hanno determinato alcune criticità strutturali che oggi rendono necessario l’intervento di consolidamento e manutenzione delle coperture.

    Le criticità della cupola e delle navate

    carignano-cupola-internoDa dentro la chiesa, se si osservano i soffitti, è facile notare ampie e lunghe crepe che si propagano per tutta la lunghezza delle navate e dalla base della cupola fino a quasi la sua sommità: l’assestamento del terreno e il carico che le coperture sopportano hanno determinato questi danni, che al momento non mettono in discussione la staticità dell’edificio, ma che è necessario tamponare prima che sia troppo tardi. «Procederemo in tre fasi – racconta l’architetto Claudio Montagni, durante la presentazione dei lavori – con le quali prima consolideremo il manufatto, per poi restaurare le coperture esterne e infine sistemare gli interni». Uno dei fattori che secondo gli esperti ha contribuito al decadimento della struttura è stato l’otturamento e la mancata manutenzione nei secoli dell’ingegnoso sistema di raccolta e scarico delle acque pluviali: «L’Alessi aveva predisposto un innovativo sistema per gestire il peso dell’acqua meteorica – sottolinea Montagni – attraverso delle condotte e della “cadute”che attraversano i vari strati architettonici, per poi finire in otto pigne laterali che portano a terra. Di queste solo quattro sono regolarmente in funzione oggi». Anche le opere di manutenzione susseguitesi durante i secoli hanno indebolito le coperture estere: «Il tamburo che sorregge la cupola è stato intonacato con del cemento, nascondendo i colori della Pietra di Finale, voluta appositamente dall’Alessi per la sua cromaticità unica». L’idea alla base dei progetti è proprio quella di riportare tutta la basilica all’aspetto originario, intervenendo in maniera invisibile e reversibile.

    carignano-cupola-esternaL’intervento di messa in sicurezza e restauro

    «L’intervento prevede la sistemazione di dieci “cinghie”spiega l’ingegnere Andrea Pepe, responsabile dell’interventocinque destinate alla cupola interna e cinque relative a quella esterna, che permetteranno di “stringere” la struttura, ridistribuendo il peso nella maniera corretta». A causa delle crepe, infatti, il peso della lanterna sommitale, oggi grava in maniera non ottimale sui meridiani della cupola, rischiando di far cedere tutta la costruzione. «Le cinghie saranno di una speciale lega di carbonio, in modo da non pesare sulla struttura e poter essere rimosse in futuro». Per quanto riguarda le volte delle navate, invece, saranno predisposti dei cavi, ancorati alla base del tamburo: «I camminamenti costruiti sul tetto – sottolinea Pepe – sono un peso fisso e concentrato, che deve essere ridistribuito per evitare il crollo». Anche in questo caso l’intervento sarà totalmente reversibile. Una volta messa in sicurezza la struttura, si procederà con i lavori di restauro degli esterni, eliminando il cemento dell’intonaco aggiunto durante i restauri precedenti, e ripristinando gli elementi architettonici originari. La terza fase porterà al ripristino degli interni, seguendo il progetto dell’Alessi. I finanziamenti necessari saranno messi a disposizione dalla C.E.I. e dalla banca San Paolo: del 1,2 milione necessario, quindi, non un euro arriverà dalle casse pubbliche, sempre tristemente vuote quando si tratta di cultura, ma sempre disponibili quando si tratta di finanziare grandi opere cementifere. Nei prossimi giorni, quindi, inizieranno i lavori di impalcatura che rivestiranno la cupola della chiesta come oggi è ingabbiata quella di San Lorenzo; se non ci saranno intoppi il tempio sarà restituito alla città in tutta la sua bellezza fra due anni.

    La basilica di Santa Maria Assunta di Carignano è un gioiello tutto genovese, con una storia ed un’anima quasi totemica per la città: da un lato, infatti, è stata per secoli una “grande opera” incompiuta, mentre oggi è un gioiello dimenticato dalla amministrazione pubblica, troppo distratta ad inseguire improbabili progetti dalla dubbia utilità pubblica. Ma d’altra parte si sa: “scinché e prie anian a-o fondo, d’abbelinæ ghe ne saià delongo”

    Nicola Giordanella

  • L’uomo dal fiore in bocca, Pirandello apre la stagione dello Stabile al Duse

    L’uomo dal fiore in bocca, Pirandello apre la stagione dello Stabile al Duse

    © Le PeraLuigi Pirandello (1867-1936) comincia a scrivere di teatro mentre ancora prospera il “teatro borghese”, che propone tesi moral-sociali, anche d’avanguardia, ma sempre meno aderenti alla vita reale. Nella cornice del teatro del proprio tempo, l’autore immette la novità e l’energia di un pensiero singolare che, corredato da un dialogare serrato e viscerale, finisce per rompere “tranquillità” acquisite e far dubitare di ogni assetto precostituito. La vita, secondo Pirandello, è una beffa continua che non si lascia assaporare mai, fa vivere l’uomo in un’illusoria realtà del presente mentre lo lega ai ricordi del passato.

    Il fulcro del pensare pirandelliano è superbamente centrato da L’uomo dal fiore in bocca, rappresentato per la prima volta nel 1922, quando la vena dello scrittore, in età matura, si stava rivolgendo dalla letteratura al teatro, con forme vigorose e drammatiche, rimaste latenti nel romanziere, che ne decretarono il successo.

    © Le PeraLa scena si svolge nel cuore della notte in una remota stazione ferroviaria: due uomini si incontrano e uno si porge con rara gentilezza all’altro che ha perso il treno, fradicio di temporale, carico di pacchetti destinati alle donne di famiglia, gonfio di invettive verso la vita insoddisfacente che conduce, a suo dire, a causa delle stesse.
    Il personaggio lamentoso e “pacifico” dell’avventore ha in realtà lo scopo di fare da spalla allo sfogo sempre più incombente e incalzante dell’altro, affetto da un tumore dal nome tanto dolce da sembrare un musicale scioglilingua, ma che conduce inesorabilmente alla morte: il dialogo si trasforma in un monologo attraverso il progressivo ammutolimento dell’uomo “pacifico” che , fino alla rivelazione aperta, avverte il dramma senza comprenderlo appieno.
    La consapevolezza della prossima fine della vita aumenta la ricerca della vita mediante l’osservazione di quella degli  altri, comprese le azioni più ripetitive e insignificanti: il malato osserva ma anche spiega la vita al suo compagno e gli indica, quasi con gioia, come viverla godendo del quotidiano. Ma atteggiamenti bruschi e inattesi rivelano lo stato ossessivo del protagonista, teso, come tutti gli infermi, a commisurare la realtà alla propria situazione.

    Nell’azione si inseriscono brani che vorrebbero fornire spaccati di vita coniugale e che rivelano la cattiva e banale opinione sul genere femminile maturata nell’autore dall’infelice riuscita del proprio matrimonio.

    Interpretazione sublime, ambientazione indovinata, effetti sonori memorabili ed emblematici, come lo sbuffare della locomotiva a vapore  di un treno che non si lascia mai prendere, nonostante il convulso agitarsi del viaggiatore.

    Elisa Prato

    + “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello, al Teatro Duse fino al 9 ottobre 2016.
    Regia di Gabriele Lavia. Con Gabriele Lavia, Michele Demaria, Barbara Alesse.

     

  • Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    Rifiuti, solo Iren risponde al Comune. Entro fine anno il matrimonio con Amiu

    amiuScaduti alle 12 di oggi i termini per aderire alla manifestazione di interesse indetta dal Comune di Genova per trovare un partner industriale privato ad Amiu. Come riporta l’agenzia Dire, negli uffici di Palazzo Tursi è arrivata una sola offerta, firmata Iren. Si concretizza così lo scenario temuto dai fautori di un gara pubblica e detrattori della multinazionale: il Comune non dovrà procedere con un bando di gara pubblico per concludere l’accordo ma potrà affidarsi a una più rapida e semplice trattativa privata.

    E’ in corso di definizione la commissione che dovrà valutare l’ammissibilità dell’interesse di Iren e la corrispondenza della multiutility ai requisiti tecnici chiesti dal Comune. Tra questi: un patrimonio netto non inferiore a 15 milioni di euro, un bilancio annuale non inferiore ai 120 milioni di euro riferito alla media degli ultimi tre anni esclusivamente per attività di igiene urbana e gestione dei rifiuti, la possibilità realizzare l’aumento di capitale di Amiu per almeno il 49% attraverso impianti, aree, attrezzature, mezzi, diritti e altre dotazioni patrimoniali funzionali alla realizzazione del piano industriale e impiantistico di Amiu, anche in province diverse da quella di Genova. Inoltre, è prevista la possibilità di candidarsi in formazione collettiva, a patto che i requisiti di idoneità siano soddisfatti per almeno il 60% dal capofila e per non meno del 20% da ciascuno degli altri membri.

    L’apertura delle buste potrebbe avvenire già la prossima settimana per dare poi il via libera alla trattativa privata e segnare, di fatto, l’ingresso di Iren in Amiu entro l’obiettivo fissato dalla giunta Doria della fine dell’anno. Possibile anche un nuovo passaggio in Consiglio comunale per indicare le linee guida da seguire prima di chiudere formalmente l’accordo.

    Resta da capire come mai altri colossi del settore del calibro di A2A, Hera e Veolia, che si erano detti potenzialmente interessati a partecipare al bando, non abbiano risposto alla manifestazione del Comune.
    Nella fase di trattativa privata, il Comune dovrà poi garantire l’affermazione di Amiu quale veicolo societario esclusivo per l’erogazione del servizio, la tutela dei livelli occupazionali e della territorialità genovese, la configurazione di un modello di governance che garantisca al socio pubblico la partecipazione in maniera qualificata alle decisioni strategiche di carattere straordinario. Nelle prossime settimane, Palazzo Tursi e Amiu dovrebbero tornare a incontrarsi con i sindacati e i lavoratori della partecipata così come sancito dall’accordo firmato quest’estate.

  • Weekend di pioggia? A Genova ci si consola con musica e teatro

    Weekend di pioggia? A Genova ci si consola con musica e teatro

    Count BasieDebutta in prima nazionale, venerdì 30 settembre al Teatro Duse di Genova con repliche fino al 9 ottobre, lo spettacolo “L’uomo dal fiore in bocca”, uno tra gli atti unici più rappresentati di Luigi Pirandello e tra i capolavori del ‘900. Regista e attore protagonista è Gabriele Lavia che sempre in questi giorni, a Genova, ha preso parte alle Giornate Pertiniane interpretando Filippo Turati nella riduzione de “Il processo di Savona” curata da Margherita Rubino. La settimana di celebrazioni per i 120 anni del presidente più amato dagli italiani si conclude il 30 settembre con la lectio magistralis di Giuliano Amato alle 17 presso la facoltà di Giurisprudenza in via Balbi 5.

    Domenica 2 ottobre ritorna “Apriamo Corso Italia”, un appuntamento ormai fisso che in questa sua edizione ospita l’Expo delle associazioni del territorio. Un’iniziativa per trascorrere una bella giornata all’aria aperta; dalle 10 fino alle 18 la carreggiata a mare sarà percorribile a piedi, con biciclette, pattini, skate e qualsiasi altro “mezzo” che non sia un veicolo.

    Tornando sul palco, sabato e domenica inaugura la nuova stagione anche il Teatro Garage con “Il maesto di tango”, un testo del genovese Mario Bagnara la cui storia ruota attorno a una dark lady e alla sua passione per un uomo e per il ballo. In un’ora e mezzo di spettacolo, almeno un terzo è dedicato al ritmo e ai passi del tango, uno stile che a Genova conta centinaia di danzatori e decine di corsi. E alla fine, gli spettatori sono invitati ad unirsi agli attori Federica Ruggero e Francesco Pedone, per proseguire nelle danze.

    Un passo indietro a venerdì, per il concerto lampo degli Zen Circus alla libreria Feltrinelli: l’occasione è data dalla presentazione de “La terza guerra mondiale”, il nuovo album della band toscana composta da Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano “Ufo” Schiavelli. A proposito di musica, sabato riapre i battenti il Count Basie, il circolo jazz di vico Tana il cui presidente onorario è nientemeno che Enrico Rava. Si inizia alle 19,30 con un ricco aperitivo a buffet cui seguiranno, a partire dalle 21, le session jazz e blues della Open Band composta dalla cantante Mila Ogliastro, Stefano Riggi al sax tenore, Luca Terzolo al pianoforte, Emanuele Valente al contrabbasso e Daviano Rotella alla batteria. Note in libertà anche giovedì 6 ottobre, per le vie del centro, in occasione di “Time Art”: una sorta di notte bianca musicale e artistica che dalle 18 a tarda sera si snoderà tra piazza San Matteo e vico Casana, passanndo per vico del Fieno e Pallavicini, tra concertini itineranti e piccole gallerie d’arte allestite nelle botteghe del quartiere.

    Largo spazio, come di consueto, anche alle mostre: al Museo “Edoardo Chiossone” di Villetta Di Negro ha appena inaugurato “Antologia della pittura giapponese”, una selezione della fortunatissima esposizione allestita nel 2014 e, da allora, spesso richiesta dagli appassionati di arte orientale.  Fino al 15 ottobre, invece, l’ex ospedale psichiatrico di Quarto ospita la mostra dedicata all’artista francese Colette Deblé che si inserisce nell’ambito di “Scrittura, arte, vita: Camille Claudel, Séverine, Antonia Pozzi”, manifestazione dedicata alla vita, all’arte, al sottile confine tra normalità e follia che, attraverso la storia di tre grandi donne ripercorsa dall’esilio in manicomio al loro addio alla vita. Oltre alla mostra, l’evento comprende performance, incontri e spettacoli teatrali, a cominciare da “Moi” di Chiara Pasetti – per la regia di Alberto Giusta e con l’attrice Lisa Galantini – il 30 settembre nella biblioteca dell’ ex ospedale.

    Intanto proseguono “Polaroid ad arte” a Castello d’Albertis, gli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone ed Helmut Newton a Palazzo Ducale, mentre per gli appassionati di storia, al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, c’è  “Genova tesori d’archivio”, le cui perle sono due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine.

    Marco Gaviglio

  • Le molte vite dei libri di Genova, tra condivisione e incontri. La lunga storia del Bookcrossing in Liguria

    Le molte vite dei libri di Genova, tra condivisione e incontri. La lunga storia del Bookcrossing in Liguria

    Stacks of books«Diamo una seconda vita ai libri abbandonati – racconta Giorgio Boratto, esponente del bookcrossing di Genova – Li leggiamo e scambiamo idee e opinioni». Sono i bookcrosser, coloro che amano talmente tanto la lettura da volerla sempre condividere con gli altri. Sono i lettori che non prestano i propri libri, ma li “liberano” per farli arrivare a più persone possibili.

    L’idea è molto semplice, i bookcrosser s’innamorano di un testo tanto da offrirgli una seconda vita. «A Genova il bookcrossing nasce nel 2002, sull’onda del movimento americano – racconta Boratto – inizialmente eravamo una trentina e, come in America, utilizzavamo un forum on-line per la condivisione dei libri abbandonati». Trenta persone di ogni età, sesso e ognuno con una professione diversa s’iscriveva al sito, creava un’identità digitale, inventava un nickname e poteva cominciare con la condivisione di libri. Oggi il movimento dei bookcrosser genovesi ha cambiato veste ed è passato all’offline. Basta nickname e log nella piattaforma digitale, si passa direttamente agli incontri per lo scambio reale di libri. E così, ogni secondo martedì del mese gli appassionati di lettura s’incontrano al bar Vittoria di Genova, in Piazza della Vittoria, per condividere testi, scambiarsi idee e soprattutto stare insieme. Il bar addirittura ha di recente comprato una libreria che serve da deposito per i libri cosiddetti “abbandonati”.

    «Preferiamo gli incontri reali allo scambio di idee attraverso lo schermo del computer – aggiunge Giorgio – Per noi il bookcrossing è un modo per condividere una passione, per stare insieme e magari stringere delle amicizie». Il gruppo genovese, nonostante abbia abbandonato la parte digitale rimane ben saldo e sempre aperto a nuovi partecipanti. «Siamo ancora una ventina di bookcrosser a Genova, e devo dire che lo scaffale del bar Vittoria è sempre bene fornito. – conclude Boratto – E’ un bel modo per stare insieme e mantenere viva la lettura che via via sta morendo».

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    Liguria terra di libri

    Questa pratica, negli anni, si è diffusa anche a macchia di leopardo in tutto il tessuto cittadino: dalle prime condivisioni di testi in alcune scuole, alle ex cabine telefoniche di piazza Tommaseo, ripensate oggi come luogo di scambio dei libri; guardando le statistiche, però, non ci sarebbe da stupirsi: la Liguria, infatti, è la terra dei libri. Secondo i dati Istat 2015, infatti, la nostra regione detiene il primato italiano della percentuale più alta di famiglie che in casa hanno più cento libri: poco più del 37%, mentre il dato nazionale si ferma al 25%. A seguirci il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia. No, non è come si potrebbe pensare, la grande quantità di anziani non fa la differenza: nello stesso report statistico, infatti, viene analizzata anche la “voracità” di lettura differenziata in base all’età: a sorpresa, i giovani leggono di più. Secondo lo studio, infatti, il picco di lettura per gli uomini è nell’età scolastica, per poi lentamente scendere durante la maturità; per le donne si ha ugualmente il massimo nell’età degli studi, ma la quantità di lettura si stabilizza fino circa ai sessant’anni, per poi scendere. Nello studio non sono ipotizzate motivazioni, e sicuramente tanti sono i fattori che incidono su questo dato: ma se pensiamo al piacere di un buon libro, magari sugli scogli a due passi dalle onde, sotto il sole piacevole di giugno o ottobre, durante la pausa pranzo, o durante lo studio quotidiano, ecco che il quadro è più chiaro. Il contesto nazionale, però, non è così esaltante: secondo una stima Ocse sulla capacità di comprendere un testo (la cosidetta Literacy, calcolata sulla media di tempo giornaliero speso a leggere testi scritti) l’Italia è tra i fanalini di coda dell’Eurozona.

    Ma il patrimonio dei lettori liguri resiste è sicuramente ha facilitato la nascita della pratica del bookcrossing: tanti lettori, e tanti libri nelle case, il binomio perfetto per far nascere questa pratica di scambio della carta rilegata.

    La novità dei bookcrosser genovesi

    Oggi il bookcrossing genovese si rinnova e lancia l’incontro a tema: hai scritto qualcosa? Leggilo qui!“. «A molti di noi, oltre alla lettura, piace anche scrivere – dice Giorgio – così abbiamo pensato di dare una trama comune da sviluppare a casa e di leggerla poi durante il nostro incontro». Per l’occasione vengono invitate note firme e alcuni rappresentanti di case editrici genovesi che daranno ai testi scritti, un giudizio del tutto informale e in amicizia. Ad ascoltare e a dire la loro sui testi scritti sono anche tutti coloro che parteciperanno alla lettura pubblica. «Anche questo è un modo per condividere idee. – dice Giorgio – Una novità pensata per invogliare a scrivere. In tanti senza trama o senza una data di consegna non avrebbero l’occasione di comporre testi». L’ultimo meetup, con tanto di aperitivo, si è svolto martedì 13 settembre, come di consueto al bar Vittoria. «E’ stata un’occasione divertente per riprendere i contatti dopo la pausa estiva di agosto – conclude Boratti – un interessante prologo per i nuovi appuntamenti ».

    Bookcrossing buona pratica

    «L’idea del riuso dei testi è nata in America nel 1999 – spiega Giorgio – quando alcuni ragazzi hanno cominciato a lasciare libri per strada o nei giardini, nella speranza che qualcuno li raccogliesse e li leggesse». In questo modo, però, non si poteva mai sapere se l’abbandono del libro a scopo benefico andasse a buon fine, o se invece il testo venisse gettato via. Così nei primi anni del 2000 l’americano Ron Hornbaker ha pensato di seguire il tragitto di ogni libro abbandonato applicando a ognuno un numero di serie e registrandolo poi su un sito creato appositamente. E’ così che nasce il movimento del bokcrossing cresciuto fino a  raggiungere dimensioni globali grazie a internet. Oggi si contano più di 660 mila bookcrosser nel mondo e oltre 20 mila in Italia.

    Elisabetta Cantalini 

     

     

     

     

  • Bibliobus, una carovana di libri per i bambini del terremoto

    Bibliobus, una carovana di libri per i bambini del terremoto

    BibliobusSuperata la fase di emergenza seguita al drammatico terremoto in centro Italia del 24 agosto scorso, Arci ha deciso di concentrare parte dei suoi sforzi per riattivare il progetto bibliobus: un vero e proprio piccolo mezzo di trasporto donato nel 2009 dall’azienda di mobilità urbana di Roma che, già all’indomani del terremoto dell’Aquila, aveva portato libri e socialità nei campi dei terremotati, e che è stato recentemente riattivato nelle zone teatro del nuovo sisma.

    Un progetto concreto, e un’idea dal titolo evocativo: “A come abbraccio – una carovana di libri per combattere la paura del terremoto”, alla quale sarà possibile contribuire anche dalla Liguria. Dall’8 ottobre al 6 novembre sarà infatti possibile, per tutti i cittadini che vorranno aderire al progetto, portare un libro per bambini in uno dei punti di raccolta diffusi sul territorio ligure. I volontari raccoglieranno esclusivamente libri per bambini illustrati (nuovi e usati in buono stato ) o di narrativa ragazzi (nuovi) che verranno poi selezionati ed inviati in Centro Italia.

    «I libri sono un veicolo fondamentale per sostenere i processi di rielaborazione nei bambini e nei ragazzi» sottolinea Vanessa Niri di Arci Genova, che sta coordinando l’iniziativa. «La possibilità di immedesimarsi in personaggi coraggiosi o impauriti, eroici o pavidi, orfani o coccolati, all’interno di storie o fiabe, permette infatti ai più piccoli di trovare importanti appigli in un momento di grande paura e di grande incertezza come quello che stanno vivendo da più di un mese. Le storie permettono inoltre ai più piccoli di trovare spiegazioni per le tante domande sollevate da un evento catastrofico e imprevedibile come un terremoto. Inviare un libro ai bambini delle Province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia, significa non soltanto esprimere il proprio affetto, ma anche contribuire concretamente al difficile percorso di rielaborazione e gestione del trauma».

    L’elenco dei molti circoli, biblioteche di quartiere, luoghi aperti al territorio che ospiteranno la raccolta è in continua evoluzione e si può trovare sulla pagina www.arciliguria.it e sulla pagina facebook del progetto “A come abbraccio”. Per maggiori informazioni è stato attivato un indirizzo mail: acomeabbraccio@arciliguria.it

    La raccolta verrà idealmente inaugurata nel corso della “Notte bianca dei bambini” che si terrà sabato 8 ottobre, dalle 15 a mezzanotte.  Da quel momento si avvierà ufficialmente il mese di raccolta dei libri da regalare ai bambini di Amatrice e di tutte le zone colpite dal terremoto.

    Queste le associazioni, le biblioteche e le librerie genovesi che, ad oggi, partecipano al progetto “A come abbraccio”:

    Arci Liguria
    Arci Genova, Savona, La Spezia, Val di Magra
    Circoli Arci della Liguria
    Rivista Andersen
    Ama – Associazione abitanti della Maddalena
    Associazione Edicolibro
    Biblioteca De Amicis
    Madda52 – biblioteca di quartiere
    Cooperativa “Il laboratorio”
    Libreria “L’albero delle lettere”
    Libreria “L’amico ritrovato”