Anno: 2016

  • Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Villetta di Negro, tra eterni lavori in corso ed un’eccellenza che non c’è più. L’abbandono del polmone verde della città

    Foto di Ilaria Camprincoli
    Foto di Ilaria Camprincoli

    Un investimento da 800 mila euro per riqualificare Villetta di Negro, eppure dopo poco, il degrado torna a farsi vivo. Tra i cespugli di quello che viene considerato uno dei più grandi polmoni verdi della città, le siringhe non sono un caso e la sporcizia fa da padrona in ogni angolo; ma soprattutto il lavori, in teoria di ripristino, pare abbiano cancellato l’antico splendore

    Tra il 2012 il 2014 sono stati spesi 800 mila euro per opere edili, verde e impianti all’interno della villa. I lavori, deliberati dalla vecchia amministrazione del Comune di Genova e messi in atto dall’ex Assessore all’ambiente Valeria Garotta, sono stati articolati in due tranche, con i primi 300 mila euro è stato rifatta la zona della Villetta adiacente piazzale Mazzini e il giardino all’italiana, mentre la seconda tranche ha coinvolto tutto lo spazio verde. La potatura di alberi, riordino di sottobosco e aiuole, messa a dimora di alberi di pregio tra cui faggio pendulo, ciliegio da fiore, acero rosso e ricostruzione del “Viale della Rimembranza” con tassi piramidali in filare è costata 500mila euro. Sul sito del Comune di Genova si legge anche “Si è intervenuti, anche, su sistemi di videosorveglianza e illuminazione scenografica, impianto di irrigazione, gruppo di alimentazione della cascata, oggi, revisionato e a norma.”
    Nel progetto di riqualificazione era incluso anche un servizio di presidio degli ex militari per il all’interno della Villa, un servizio attivato per allontanare i male intenzionati e mantenere una vivibilità di un certo tipo. Un servizio che oggi è già sospeso.

    «Il presidio da parte degli ex militari va ripreso anche perché la villa è oggetto d’interesse di turisti», dice Fabio Grubesich, Vice Presidente del Municipio centro est. Un taglio dovuto al bilancio critico del Comune che ha dovuto sospendere anche il rimborso del biglietto dei trasporti pubblici di quei ex carabinieri o poliziotti disposti a prendersi cura della sicurezza della villa. Anche la videosorveglianza, che era stata impostata negli anni passati, sembra comunque non avere avuto effetti «Le telecamere di sorveglianza se installate devono portare ad azioni conseguenti – continua Grubesich – non basta osservare i monitor e non far niente, ma bisogna anche agire, bisogna tutelare e contrastare certi fenomeni. Va trovata una soluzione alternativa». Sorge anche il dubbio che le telecamere non funzionino più e che i lampioni non illuminino quanto dovrebbero. Nessuno ha risposto a queste risposte.

    La pulizia della villa non è da meno e la sporcizia è ovunque: «Noi del Municipio, collaboriamo con l’Anffas che saltuariamente porta i suoi ragazzi a fare delle pulizie», conclude il vicepresidente del Municipio. Un servizio biunivoco, utile anche per chi fa parte dell’associazione, ma non sufficiente per mantenere la pulizia di quello che un tempo era il gioiello della città; e soprattutto è evidente che la cura del verde non può essere affidata al volontariato.

    Lavori in corso eterni

    villetta3I lavori di certo non si possono definire conclusi. Nella parte più alta della villa ancora oggi si vedono le transenne e i cartelli di “lavori in corso”, eppure nessuno sta lavorando per portare a termine le opere di riqualificazione. E non solo se si va spulciare le vecchie foto di questo “polmone verde della città” si trovano le differenze. Laddove c’era una vasca piena d’acqua in cui nuotavano i cigni, oggi c’è una tinozza piena di pietrine colorate. E di cigni nemmeno l’ombra. L’uccelliera un tempo abitata da volatili di ogni specie, oggi è vuota, le farfalle che coloravano la parte sottostante la cascata non esistono più e il pergolato che si affacciava a una strepitosa vista su Genova e un tempo s’intrecciava a vivi rampicanti, oggi è arrugginito e malandato fa da base a dei rami secchi. La domanda è perchè dei lavori, che in teoria avrebbero dovuto riqualificare uno dei gioielli della nostra città, ad oggi sembrano aver invece cancellato un’eccellenza del cuore antico di Genova? A colorare la villa oggi non sono più gli animali e le piante, se mai sono i graffiti sul muro e i sacchetti d’immondizia tra le aiuole. Un risentimento comune da parte gli abitanti della zona che ancora portano nelle loro menti il ricordo di una villa verde e rigogliosa, tanto che si pensava di creare un comitato per riportare la Villa come un tempo. E nonostante tutto, oggi, il Comune non risponde.

    Elisabetta Cantalini

    Fotogallery di E.C.

     

  • Il ragazzo che amava gli alberi. Lo spettacolo del Duse per capire il richiamo della natura e delle sue radici

    Il ragazzo che amava gli alberi. Lo spettacolo del Duse per capire il richiamo della natura e delle sue radici

    Foto di Patrizia Lanna
    Foto di Patrizia Lanna

    Pino Petruzzelli, artista a tutto tondo, ha concentrato la propria produzione nello scrivere e  rappresentare culture e realtà sociali sperimentate in prima persona: infatti gli spettacoli che interpreta nascono dalla condivisione della vita e delle difficoltà dell’umanità incontrata nei
    viaggi in paesi delle coste mediterranee, non esclusa l’Italia.

    Un giovane professore di lettere arriva in una scuola nostrana, scuola come tante, fatiscente nelle strutture e banale nelle convinzioni, ma intitolata a due eroi moderni, Falcone e Borsellino. Si imbatte in un alunno difficile e silenzioso, il marocchino Rachid, poco presente in apparenza che sembra voler solo dormire in pace: almeno in aula, che per lui rappresenta il dopolavoro, dopo aver faticato, fin dall’alba, al mercato del pesce e consegnato il guadagno al padre.
    Non è interessato a brillare l’adolescente Rachid, non conosce il significato della competizione, ma un componimento sull’albero di Natale, da lui neppure consegnato direttamente, ne svela tutta l’originale capacità di osservazione e la vivace interiorità.Proveniente da una terra arida e spoglia, Rachid è attratto dagli alberi, vuole vivere tra gli alberi,si immedesima nei sentimenti che possono provare gli alberi morenti, tagliati per le utilità spesso effimere degli umani. E’ colpito dalla resistenza e dalla solitudine delle radici degli alberi tagliati, isolate dal fusto, alle quali nessuno bada più, tanto da venir lordate con distratta superficialità.

    La gita scolastica che porta ad esplorare da vicino percorsi boschivi alimentail gioioso stupore dell’adolescente nello sperimentare dal vivo le conoscenze botaniche acquisite dalle letture propostegli dal professore; addirittura si perde e viene ritrovato abbracciato ad un abete, creatura senziente della terra che per lui rappresenta la stanzialità, la madre, la sicurezza, le salde ritrovate radici di casa. Già, la sua casa, diversa da quella in cui abita, tra povere masserizie e un grande televisore al plasma. Potrebbe diventare una guardia forestale Rachid, ma il corpo insegnante decide che non è idoneo alla licenza media, no, al titolo che gli avrebbe aperto le porte per un agognato mestiere, no e poi ancora no.
    E così di Rachid si perdono le tracce: ha lasciato la terra bruciata e ne ha trovato un’altra, ha ripreso ad errare.
    Un monologo pacato e recitato su una scena fissa di alberi verdi, con un unico movimento di fronde.

    Elisa Prato

    “Il ragazzo che amava gli alberi” di e con Pino Petruzzelli, al Teatro Duse fino al 18 dicembre.

  • Piazza Cernaia rimane “libera”, e il Comune chiede ai municipi di individuare i luoghi di aggregazione da tutelare

    Piazza Cernaia rimane “libera”, e il Comune chiede ai municipi di individuare i luoghi di aggregazione da tutelare

    piazza-cernaia-centro-storico-casa-occupataNessun dehors occuperà piazza Cernaia. Le voci che circolavano da qualche settimana su una possibile richiesta di occupazione di suolo pubblico per fini commerciali sono state definitivamente smentite dalla giunta comunale, nella voce dell’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazza: «Nessuna pratica è in corso – ha dichiarato durante la seduta del Consiglio comunale dopo avere ricordato l’interesse dell’amministrazione comunale nel tutelare questo spazio – divenuto luogo di socialità importante per il centro storico».

    Tutelare la socialità

    Ma non solo: stimolato dall’interrogazione della consigliera Clizia Nicolella (Lista Doria) l’assessore ha reso nota l’idea dell’amministrazione di procedere, insieme ai vari municipi, ad una sorta di mappatura di tutte quelle piazze che hanno assunto un ruolo sociale aggregativo, per poi procedere con una sorta di tutela per mezzo di una delibera specifica.

    Gli spazi collettivi, quindi, potranno tornare a rendere vive le realtà territoriali, aiutando la socialità e l’incontro delle persone. In questo la storia recente di piazza Cernaia è un esempio importante: un’area che è tornata a vivere anche grazie alle iniziative, spesso spontanee, di chi ci vive con feste, sport, attività per bambini; i veri presidi contro l’abbandono del territorio e lo scollamento sociale. Va ricordata anche l’occupazione di qualche anno fa di alcuni appartamenti sfitti da anni, portata avanti dal Movimento per la Casa, che in qualche modo, nel suo modo, ha contribuito a dare veste nuova a questa piazza, perché, come è evidente gli spazi sono vivi quando sono “abitati”

    Nicola Giordanella

  • Ecco il Presepe delle “larghe intese”: di proprietà del Comune, allestito nella sede della Regione, inaugurato da Bagnasco

    Ecco il Presepe delle “larghe intese”: di proprietà del Comune, allestito nella sede della Regione, inaugurato da Bagnasco

    presepe-navone-luxoroE’ stato inaugurato oggi in Regione il presepe storico, alla presenza del Presidente Giovanni Toti, del cardinale Angelo Bagnasco e dell’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla. Il presepe del Settecento, opera dello scultore Pasquale Navone è stato esposto negli spazi regionali in collaborazione con il Comune di Genova, che ne ha concesso il prestito, con l’Accademia Ligustica di Belle Arti e il conservatore del Museo, Giulio Sommariva, studioso del presepe storico.

    Testimone della Storia e di Genova

    Ventiquattro le statue esposte nella Sala della Trasparenza, tra figure e animali, databili alla seconda metà del XVIII secolo. Il presepe che rimarrà in Regione fino al 15 gennaio, rievoca un significativo esempio della interpretazione “genovese” del presepe barocco: la Madonna, infatti, indossa una sontuosa veste di foggia seicentesca spagnola, impreziosita da galloni dorati, con sul capo, una corona d’argento, ricordo dell’incoronazione della Vergine “Regina di Genova” nel 1637. I vestiti dei pastori e dei popolani rispecchiano invece le varietà dell’abbigliamento delle classi meno abbienti e documentano l’uso del tessuto “jeans”, il celebre “blu di Genova”, nell’abbigliamento popolare. Questi particolari rendono unico l’allestimento del presepe ligure, ma non solo: il San Giuseppe vestito con abito talare è un dettaglio unico, mentre le scenografie cittadine, i cosiddetti “cartelami”, costruite come una sorta di “quinta” teatrale, declinano l’unicità dell’allestimento popolare di Genova, e testimoniano la tradizione secolare di attaccamento alla propria città e alla propria terra.

    Non si sa molto della fase formativa dello scultore Pasquale Navone che avvenne, probabilmente, a partire dal 1760, in una delle botteghe degli scultori allevati da Anton Maria Maragliano. Navone fu discepolo di Pietro Galleano, ma data l’altissima qualità delle sue opere è stato ritenuto spesso un allievo diretto del maestro Anton Maria Maragliano e le sue sculture, anche a pochi anni di distanza dalla morte, sono spesso erroneamente attribuite allo stesso Maragliano.

    Si è scelto di eseguire un’esposizione scenografica con l’intento di sottolineare il carattere teatrale delle figure presepiali e per i “cartelami” ci si è avvalsi di elementi in cartone scontornato e dipinto, eseguiti sulla falsariga di quelli storici da Luigi Fontana, docente di Decorazione presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Al termine dell’inaugurazione si sono esibiti in un breve intervento musicale alcuni studenti del  Conservatorio Niccolò Paganini.

    Larghe Intese

    A Natale siamo tutti più buoni, si sa, e intorno al presepe si è riunita tutta la città politica, che nel quotidiano invece è divisa su molte questioni, dalla gestione della cosa pubblica al terzo settore, dai trasporti all’accoglienza dei migranti, dallo sviluppo alla gestione del lavoro. All’appello mancava il sindaco Marco Doria, sostituito dall’assessore alla Cultura. Per molti dei presenti, forse, questo potrebbe essere l’ultimo natale passato in carica: nel 2017 si voterà un altro sindaco, verrà nominato un nuovo presidente della Cei e forse arriverà la sirena romana suonata dal partito per il governatore della regione. Staremo a vedere, quindi, quante, e quali, stelle comete si presenteranno nei cieli della Superba.

  • Vittime della Tratta, coperto il 2016, Regione Liguria a caccia di finanziamenti per il 2017, in attesa di risposte dal governo

    Vittime della Tratta, coperto il 2016, Regione Liguria a caccia di finanziamenti per il 2017, in attesa di risposte dal governo

    Una ProstitutaContinuano i dissapori tra Comune di Genova e Regione Liguria; questa volta oggetto del “litigio” sono i progetti relativi al sostegno delle donne vittime della tratta: dopo l’esclusione dal bando nazionale di luglio, Regione Liguria ha messo sul piatto 40 mila euro per “coprire” il 2016, ma le incognite rimangono per il 2017. «Insieme ad altre regioni parimenti escluse dal bando stiamo lavorando per ottenere soldi dal governo – dice Sonia Viale, assessore regionale alla Sanità e alle Politiche Sociali – ma sicuramente la situazione politica nazionale non aiuta».

    «La situazione è molto complicata su ogni livello – aveva dichiarato in Sala Rossa l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Genova, Emanuela Fracassia livello nazionale possiamo considerare il muoversi attraverso bandi una cosa non positiva, visto che penalizza i progetti già in essere. Siamo rimasti esclusi insieme a Piemonte e Città di Milano, paradossalmente le realtà più avanti su questa materia». Il prossimo bando nazionale è atteso per il 2018, e sarà costruito a riparti regionali: «Una buona cosa, senza dubbio – ha aggiunto Fracassi – perché oggi Comune di Genova investe 250 mila euro all’anno». E perdere i finanziamenti statali, nuovamente, potrebbe significare la fine dei progetti di asssitenza.

    La realtà genovese

    A Genova sono 45 le donne seguite dal progetto nel 2015, insieme a 13 minori; oggi è in corso assistenza per 6 persone e 4 nuclei familiari. Spesso la rete della “tratta” si interseca con altre problematiche come, soprattutto, l’immigrazione clandestina e la prostituzione, che foraggia la criminalità organizzata, anche a livello internazionale: tenere in piedi questi progetti, quindi, significa anche erodere il terreno “vitale” della malavita.

    «Siamo in attesa di risposte dal dipartimento nazionale competente, perché il bando che abbiamo perso era una novità che ha ostacolato anche altre regioni – conclude Viale – non mi piace il gioco dello scarica barile tra Comune, Città Metropolitana e Regione, deve essere messo da parte». La palla quindi passa al governo, e di questi tempi la cosa non è di certo rassicurante.

    Nicola Giordanella

     

  • Niagara Falls, dove l’acqua unisce il cielo e la terra e l’uomo ritorna ad essere “minuscolo”

    Niagara Falls, dove l’acqua unisce il cielo e la terra e l’uomo ritorna ad essere “minuscolo”

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    Una dozzina di uomini, lavoravano sul ciglio di una vecchia ferrovia avvolti da rumore e polvere, la brace di una sigaretta brillava nel pulviscolo, tanto per accorciare quella faticosa sopravvivenza. Sotto il cavalcavia, una donna dormiva sul sedile di una macchina abbandonata, la notte, noiosamente lunga, aveva lasciato solo un velo di brina sulla carrozzeria e una scritta “Dio, sono qui” impressa sul parabrezza. Un corvo, appollaiato sul cartello arrugginito “benvenuti a Rochester”, si alzava in volo al passaggio di una vecchia utilitaria con la radio a tutto volume. Il legno della chiesa era segnato dagli inverni rigidi che piombano sull’Ontario, puntuali come un orologio, in quel luogo fermo da anni, sul piccolo campanile sopra di essa. Il sacerdote con un gesto della mano saluta la famiglia che gli aveva fatto visita, i loro occhi tristi erano pieni di speranza, si sono incamminati verso quella casa che avevano imparato a odiare, ma che rappresentava l’unico punto fermo della loro vita. Il padre prende in spalla la bambina, l’elastico che teneva ferma la testa della bambola cede, ma la piccina non piange, scende, la raccoglie con naturalezza e con un sorriso sale nuovamente sulle spalle del padre, l’arte dell’arrangiarsi per lei era appena cominciata.

    A differenza di Dio e delle istituzioni, il sole non si era dimenticato di Rochester, era settembre e un fascio di luce cominciava a scaldare quella fredda mattina, il vento soffiava dal lago proveniente da nord, pungeva e ululava come un lupo solitario, come tanti che passeggiavano per il paese. Era quella l’America o era quella vista pochi giorni prima a Boston, dove tutto sembra un disegno perfetto o forse è realmente quella raccontata da Steinbeck e cantata da Dylan, Woody Guthrie e Springsteen? La situazione non era dei più amichevoli, ma sono sceso comunque dall’auto per acquistare dell’acqua nel piccolo market e fare carburante, sugli scaffali i prodotti erano impolverati dal tempo, sacchetti di carne essiccata, dolciumi, riviste e gadget di ogni tipo, ordinati senza il minimo criterio. Dietro il banco, una grassa donna di colore dormiva seduta con il mento appoggiato sull’abbondante seno e una tazza di caffè stretta nella mano, davanti a lei un monitor trasmetteva le immagini del locale, in uno dei riquadri ero ripreso io davanti alla cassa in attesa del suo risveglio. Con il classico colpo di tosse attiro la sua attenzione e le allungo una banconota da venti dollari, mi sorride e con il dito mi fa segno di avvicinarmi, con un po’ di timore appoggio i gomiti sul banco e tendo l’orecchio. «Ragazzo, non ti consiglio di girare da queste parti – dice a bassa voce – ci sono luoghi più interessanti nelle vicinanze…».

     

    [quote]…tu sei a Buffalo, qui non c’è il centro, c’è solo Buffalo[/quote]

    Nessun consiglio era stato mai così utile, alcune brutte facce giravano intorno alla mia macchina e mascherando la paura con una finta sicurezza ho messo in moto chiudendo le portiere dall’interno passando con il rosso al primo semaforo, solo cinque minuti dopo viaggiavo sull’highway 90 in direzione di Buffalo, una città affacciata sul lago Erie , famosa per la sua vivacità. Quella domenica mattina Buffalo aveva l’aspetto trasandato di una moglie infelice, mi sono fermato per chiedere indicazioni ai bordi di una grande rotatoria, dove un uomo con dei grossi baffoni e cappello da cow-boy fumava una sigaretta appoggiato sul cofano di una limousine, i suoi occhiali a specchio riflettevano le immagini di una coppia di sposi che si faceva fotografare vicino a una grande fontana, la sua attesa mi ha dato forza per avvicinarmi e chiedere indicazioni per il centro. Per qualche secondo sembrava non avere sentito, ma dopo aver lentamente ruotato il capo nell’altra direzione, tirando su con il naso la quantità ideale di catarro e sputandolo come una perfetta pistola ad aria compressa, mi guarda sorridendo dicendo «tu sei a Buffalo, qui non c’è il centro, c’è solo Buffalo».

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    Ho deciso che non avrei voluto passare la notte nell’ennesimo luogo pericoloso e con il passaporto alla mano mi sono diretto verso il Peace bridge che attraversa il fiume Niagara tra Stati Uniti e Canada. Il cielo azzurro era macchiato solo da qualche nube bianca come batuffoli di cotone, il sole era alto ma un vento fresco ne mitigava il calore, le acque del fiume scorrevano inesorabili rincorse da aironi e gabbiani che volavano a pelo d’acqua quasi per gioco. Il ponte essendo privo di grandi strutture dona quel piacevole senso di libertà e scatena l’emozione e la bellissima sensazione di volare fino a che, una fila di automobili ti riporta a terra bruscamente, un muro di bandiere canadesi ti sbarra la strada e capisci di essere arrivato alla dogana. Nonostante la severa poliziotta e un lungo interrogatorio, sono riuscito a farmi timbrare il passaporto dopo un controllo nel bagagliaio, sono entrato in Canada con un sospiro, non che avessi nulla da nascondere ma vivo sempre con una certa pressione questi momenti. Lo scenario canadese non è molto diverso da quello appena passato al confine, le grandi strade sembrano linee tracciate con un pennello in mezzo al verde, in fondo a una di esse una grande nube di vapore acqueo a forma di fungo saliva in cielo, come quello delle esplosioni nucleari, ero arrivato a Niagara Falls.

    Principalmente il paese è un’attrazione turistica, una sorta di piccolo luna park situato lungo la via principale che porta nel bacino dove sfociano le tre cascate suddivise nei due versanti, canadese e statunitense. Il sole aveva cominciato la sua lenta discesa, i fumi diventati rosa sembravano zucchero filato, l’eco delle cascate superava il baccano delle giostre e una leggera pioggerellina di vapore portata dal vento mi bagnava il viso. Camminavo in direzione delle cascate quando un lampo, seguito da un forte boato, illuminava tutto a giorno, aprendo la strada a un improvviso acquazzone. Sono salito in macchina a tutta velocità, bagnato fradicio, stanco e infreddolito, era sera ormai e mi sono addormentato nel fastidioso odore di nicotina delle lenzuola, di quello sporco motel da quattro soldi. La mattina seguente il tempo era migliorato ma aveva portato il vento freddo della burrasca, il battello intanto aveva acceso i motori spaventando una coppia di gabbiani accucciati sul molo. Ero sulla prua per godere lo spettacolo in perfetta solitudine, l’acqua specchiava riflessi argentei, ricoperta da un tappeto di gabbiani, pellicani, aironi e decine di uccelli di ogni genere pronti a spiccare il volo con la puntuale cadenza di un aeroporto e passare attraverso gli arcobaleni bucando le dense nubi di vapore create dalle cascate.

    [quote]il più piccolo, si è voltato con gli occhi rossi dalla commozione, asciugandosi una lacrima con il polsino della felpa si rivolge verso di me entusiasta, gridando «This is great»[/quote]

    © Diego Arbore
    © Diego Arbore

    La mia posizione privilegiata permetteva una visione a grandangolo del panorama, come se stessi navigando a pelo d’acqua su una zattera di un film western. Siamo entrati nella gola della cascata principale avvicinandoci a pochi metri dal fragore delle acque che cadevano da ogni lato formando schizzi che solo grazie alla cerata ho potuto evitare. Mi sentivo minuscolo di fronte a tanta imponenza, avevo il viso bagnato quando ho sentito scendere qualcosa di più denso dagli occhi, attraversare le guance fino al mento e cadere fondendosi e perdendosi nel fiume. Tornato a terra, ho voluto guardare ancora una volta quello spettacolo salendo sul ponte dal quale si possono ammirare le cascate in tutto il loro splendore, vicino a me due ragazzini erano appoggiati al parapetto osservando il panorama in religioso silenzio, il più piccolo, si è voltato con gli occhi rossi dalla commozione, asciugandosi una lacrima con il polsino della felpa si rivolge verso di me entusiasta, gridando «This is great». Il mio ebete sorriso non deve essere stata la migliore risposta, lui piuttosto ha suscitato in me la consapevolezza che il rispetto dell’ambiente deve nascere dai più giovani, l’unica speranza per il futuro di un mondo che si sta dimenticando chi comanda sul nostro pianeta, madre natura.

     

    Diego Arbore

  • Reddito di cittadinanza: le proposte incrociate di M5S e Pd, lo scontro con la giunta regionale e il quadro nazionale

    Reddito di cittadinanza: le proposte incrociate di M5S e Pd, lo scontro con la giunta regionale e il quadro nazionale

    consiglioregionaleLIGURIA_01In questi giorni prenderà avvio la discussione, in Regione, di una proposta di legge regionale volta a introdurre in Liguria un reddito di inclusione attiva, più prosaicamente un “reddito di cittadinanza”, erogato dall’ente territoriale a persone che si trovino in difficoltà economica. Un’iniziativa promossa parallelamente in Regione, con due proposte differenti, dal Movimento Cinque Stelle e dal Partito Democratico.

    «La nostra proposta è di durata variabile, a seconda che la persona riesca a trovare lavoro nel frattempo, fino a un massimo di 36 mesi» spiega Alice Salvatore, portavoce del Movimento al Consiglio regionale della Liguria e prima firmataria della loro proposta di legge. «Abbiamo fatto un calcolo su dati ISTAT secondo il quale in Liguria la popolazione che potrebbe aver bisogno del reddito di cittadinanza, cioè chi vive al di sotto della soglia di povertà relativa [parametro calcolato annualmente dall’Istat, n.d.r.], è pari a circa il 5% della popolazione, quindi 80.000 persone». Sono fissati alcuni requisiti per accedere a questa misura: possono fare domanda le persone che hanno raggiunto la maggiore età, che, stando all’ISEE, rientrano nel parametro di soglia di povertà relativa e che non beneficiano di pensioni di anzianità o di vecchiaia; la pensione minima è infatti superiore al contributo, che ammonterebbe a 400 euro mensili, per cui si è scelto di escludere chi la percepisce: «è un aiuto per dare un po’ più di dignità alla persona nel periodo in cui sta cercando lavoro, in una concezione temporanea e di emergenza». Chiaramente il soggetto richiedente deve essere disoccupato o inoccupato, esclusi i disoccupati da meno di 12 mensilità o chi si è dimesso volontariamente da un lavoro. Soprattutto, il consigliere specifica che il richiedente deve impegnarsi a sottoscrivere un piano individuale con il centro per l’impiego del comune di residenza: stando alle sue attitudini, capacità e curriculum, verranno così selezionati dei lavori socialmente utili da svolgersi da un minimo di 10 ore a un massimo di 12 ore e mezza settimanali. Nel momento in cui, in conformità con questo piano di azione individuale (PAI), si presenta un’offerta lavorativa che sia idonea al soggetto, questo deve accettare, pena la perdita del diritto a percepire questo reddito di cittadinanza. La proposta dei cinque stelle estende questa misura anche per cittadini stranieri residenti in Liguria da almeno 36 mesi; se extracomunitari, devono essere in possesso di un permesso di soggiorno e cittadini di Stati che abbiano sottoscritto con l’Italia convenzioni bilaterali di reciprocità per la sicurezza sociale.

    Il quadro nazionale

    Questo tema è stato oggetto, a luglio, di una legge a livello nazionale, il cosiddetto “DDL Povertà”: già approvato alla Camera e in attesa della discussione al Senato, questa misura punta a garantire un reddito minimo a famiglie in forti condizioni di disagio economico, soddisfatti alcuni requisiti. Sul punto la Salvatore chiarisce che se passasse anche la legge nazionale ci sarebbe un’integrazione: quello della proposta regionale cinque stelle sarebbe un corrispettivo di 400 euro, e siccome quello nazionale sarebbe di 780 euro l’autorità centrale ci metterebbe solo la differenza di 380, con un netto risparmio per le casse statali.

    La legge di per sé sarebbe un bel salto avanti nelle politiche sociali, contando anche che in Europa siamo tra gli ultimissimi Stati membri a non essersi dotati di una normativa a riguardo, eccezion fatta per alcune iniziative regionali come la Puglia e alcuni comuni, come Livorno, che stanno sperimentando misure simili. Il problema, come sempre, restano i fondi. «Abbiamo calcolato che per far partire questa iniziativa saranno necessari 384 milioni di euro annui che chiaramente proverrebbero da erogazioni di fondi regionali e quindi si rinnoverebbero», commenta a riguardo il consigliere, «abbiamo dovuto ridurre da 500 euro iniziali a 400 euro per renderla fattibile, anche perché abbiamo messo finalmente le mani sul bilancio regionale, stiamo facendo un calcolo che è possibile ridurre la spesa di alcune aziende partecipate, nelle quali ci sono questi misteri per cui una consulenza o il venire a fare manutenzione costa dieci volte tanto rispetto a come costerebbe rivolgendosi a un privato. Il grosso verrebbe da una migliore gestione della spesa sanitaria, ad esempio la politica della gestione del farmaco –  nella quale, spiega la Salvatore – l’assessore Viale ha esteso a tutte le ASL un metodo che passa attraverso le farmacie private e non più (come alcune ASL facevano) attraverso istituti pubblici come farmacie pubbliche e ospedali, per un costo annuale di 5 milioni».

    Se tutto è pronto, resta il dubbio sui numeri alla Regione per far passare questa proposta di legge, che sembra cara solo ai cinque stelle e al PD: “Il PD ci sta rincorrendo su questa iniziativa, benissimo, ottimo, il problema grosso è che nella loro iniziativa il reddito minimo di fatto si tratta di un sussidio, perché non è prevista tutta la parte del reinserimento nella vita lavorativa. Se fosse anche reinserito il discorso del reinserimento lavorativo certo saremmo disposti a collaborare, diventerebbero quasi uguali a quel punto…Tuttavia io credo che, purtroppo, quella del PD sia una manovra squisitamente propagandistica, anche perché erano al governo centrale, perché non hanno fatto il reddito di cittadinanza per il quale servono 18 miliardi anziché spendere 14 miliardi all’anno per degli F35 difettati…?”.

    Per i dem è stato sentito Sergio Rossetti, vicepresidente del Consiglio Regionale. “Io pensavo che i cinque stelle ci facessero un’altra critica, cioè che la nostra misura la circoscriviamo a quanto già previsto dal SIA [Sostegno per l’Inclusione Attiva, altra manovra del Governo per istituire un beneficio economico alle famiglie in condizioni di disagio, “misura ponte” in attesa dell’approvazione del DDL povertà, n.d.r.]”, commenta circa l’obiezione mossa dalla Salvatore sull’assenza, nella proposta del PD, di misure per il reinserimento lavorativo. “In realtà, forse non è così esplicito nel testo, ma l’art.6 al punto 2 specifica che il contratto di inclusione contiene misure di reinserimento lavorativo compreso lo svolgimento di interventi di pubblica utilità messi in atto dai comuni e quindi servizi essenziali, dissesto idrologico eccetera in misura di carattere formativo o di inclusione sociale”. Per alcuni versi la proposta democratica è simile a quella pentastellata (400 euro mensili, obblighi di attivazione nella ricerca del lavoro per chi ne gode…) ma se ne discosta sotto altri punti di vista, uniformandosi appunto al sopra citato SIA: ad esempio, non è rivolta anche a singoli cittadini ma solo a nuclei famigliari, non avrebbe la durata massima di 36 mesi ma di 1 anno. Un’altra grande differenza ruota intorno ai fondi: mentre i cinque stelle parlano di centinaia di milioni (384 dichiarati dalla Salvatore come cifra necessaria per far partire l’iniziativa), il PD ne chiede solo 10, riducendo di molto la portata dell’intervento da un lato e facendo dall’altro, a suo dire, più leva rispetto ai colleghi pentastellati sul Fondo Sociale Europeo (FSE), messo a disposizione dall’Unione per iniziative di questo tipo e da spendere entro il 2021, per allargare la portata del SIA andando a coprire un maggior numero di nuclei famigliari sul territorio (estendendolo ad alcuni che non sarebbero ricompresi dalla fascia di ISEE prevista dalla misura nazionale che fissa la soglia ai 3000 euro annui; un nucleo famigliare con un ISEE di 3500 euro, in effetti, è comunque certamente considerabile bisognoso di aiuto).

    Battaglia politica

    A intorbidire ulteriormente il futuro di questa proposta di legge, oltre la differenza di vedute tra le due forze politiche promotrici, è il diverso sistema di priorità che l’attuale giunta regionale sembra seguire. Il tema, quindi, potrà essere anche il campo per accordi politici: «Se i 5 stelle vogliono collaborare ne siamo felici – aggiunge Rossetti – sul tema della legalità in commissione siamo arrivati a un testo unico col 5 stelle, sul gioco di azzardo ci misureremo, abbiano fatto anche altre proposte ma anche qui non abbiamo avuto rispose, la maggioranza ha solo detto che bisogna pagare l’avvocato per le vittime dei furti…la Viale si è impegnata molto ad ampliare il tavolo della legalità, manifestando un interesse che però non ha ad oggi avuto una sostanziale azione. Abbiamo presentato questa legge perché né nel piano Toti né nel piano Viale, assessore competente, si è mai parlato di servizi sociali, è un anno e mezzo che noi non sentiamo una parola a riguardo. Non credo che povertà e ambiente facciano parte di particolare interesse, se la giunta a trazione leghista cogliesse nei cinque stelle un percorso possibile secondo me noi dobbiamo anche assecondare un po’ la maggioranza, trovare un modo per cui queste benedette persone in difficoltà abbiano delle risposte che oggi non ci sono».

    Non resta che aspettare e sperare che si riesca a raggiungere un accordo per quella che è dopotutto pare essere una norma di civiltà, già data per scontata in molti paesi europei (in Danimarca un single con più di 25 anni può arrivare a percepire 1325 euro mensili dallo Stato come reddito di cittadinanza, in Germania è previsto un minimo di 382 euro più altri sussidi per affitto, riscaldamento e in caso di figli a carico, in Francia la somma si attesta sui 425 euro circa…), in grado di garantire a chi è più in difficoltà un aiuto concreto, mettendo a sua disposizione una somma monetaria minima per i bisogni primari e che, dopotutto, sarebbe rimessa in circolo nel sistema economico statale, aumentando i consumi e aiutando, forse, a rilanciare l’economia del territorio.

    Alessandro Magrassi

  • Terzo Valico, respinta la richiesta di archiviazione, vicesindaco Bernini a processo per diffamazione

    Terzo Valico, respinta la richiesta di archiviazione, vicesindaco Bernini a processo per diffamazione

    terzo-valico-manifestazioneRespinta la richiesta di archiviazione, nelle prossime settimane incomincerà il processo a carico del vicesindaco Stefano Bernini, querelato per diffamazione qualche mese fa da un interferito del Terzo Valico. Il giudice per le indagini preliminari Massimo Cusatti, infatti, ha respinto la tesi del pubblico ministero Gabriella Dotto, che derubricava la vicenda come una archiviabile “critica politica”: nei prossimi giorni, quindi, sarà depositata l’imputazione.

    Come avevamo anticipato mesi fa, infatti, il vicesindaco di Genova è stato querelato da Simone Amici, cittadino di Pontedecimo, negli ultimi anni divenuto volto noto nella delegazione, e non solo, per la sua “opposizione” alla costruzione del Terzo Valico. La vicenda è nota; una delle opere compensatorie della grande opera è il bypass di Pontedecimo, una bretella che consentirebbe di aggirare le case di via Coni Zugna; un’infrastruttura necessaria anche per i mezzi pesanti diretti ai cantieri. Per iniziare a costruirla però, è stato necessario passare nel giardino dell’Amici, che ha provato ad opporsi, cercando di far valere le proprie ragioni, supportato da centinaia di attivisti contrari all’opera, criticata per molti motivi. Durante una seduta del Consiglio comunale, il vicesindaco definì le iniziative del cittadino come una sorta di occupazione “manu militari”. Il tutto trasmesso in diretta televisiva, come ogni seduta pubblica in Sala Rossa. Una dichiarazione che è stata giudicata diffamatoria dal cittadino, che, attraverso i suoi legali, ha depositato formale querela.

    Le reazioni

    «Sono molto amareggiato perché si tratta di un confronto politico – ha dichiarato Stefano Bernini, intervistato da Genova24.it – e chi mi accusa di diffamazione contesta un’unica espressione la ‘manu militari’, ma io sono un obiettore di coscienza e la utilizzo quando in senso lato rilevo l’utilizzo della forza, anche senza armi, che è una prerogativa dello Stato. Chi mi accusa non è riuscito a dimostrare la proprietà di quel terreno che, da catasto, risulta ‘ente urbano’, classificazione che viene data quando non è possibile dimostrare la proprietà di un terreno».

    Comunque finirà la vicenda, il dato è che sempre più spesso di Terzo Valico si parla, a vario titolo, anche nei tribunali; la cosa sicuramente alimenta e produce un certo “nervosismo” della “politica” che deve porsi da interlocutore e intermediario tra le esigenze e le priorità delle comunità e dei cittadini, e i grandi progetti, e le “visioni”, che ricadono sui territori, e su cui vengono investite ingenti risorse dello stato.

    Nicola Giordanella

     

  • Tacchina arrosto, un secondo tipico della tradizione natalizia

    Tacchina arrosto, un secondo tipico della tradizione natalizia

    Tacchina farcitaIngredienti

    Una tacchina, 100 gr. di pancetta, 200 gr. di salsiccia,  alloro, olio extravergine d’oliva, vino bianco secco, sale.

    Preparazione

    Spennate la tacchina, togliete le interiora, le zampe, la testa con il collo; bruciacchiatela sulla fiamma, quindi lavatela con cura. Legate le cosce in modo che non si scomponga in cottura e mettetela in un tegame a bordo alto, dove si sarà versato un po’ d’olio.

    Inserite all’interno della tacchina  la salsiccia e 1-2 foglie d’alloro e ricoprite il petto con alcune fette di pancetta e altre foglie d’alloro, Salate e infornate.

    Arrostite a fuoco moderato, avendo cura di bagnare a intervalli col fondo di cottura e dopo una ventina di minuti versate un bicchiere di vino bianco. La cottura sarà ultimata quando la carne avrà assunto una bella tinta bronzea e non opporrà alcuna resistenza alla forchetta.

    Servite con le patate arrosto e delle verdure saltate in padella.

  • Cantieri Bisagno, anticipato lo smantellamento del Bruco, ma la struttura non sarà recuperabile

    Cantieri Bisagno, anticipato lo smantellamento del Bruco, ma la struttura non sarà recuperabile

    bruco-internoInizialmente prevista alla fine dei lavori per la messa in sicurezza del Bisagno, la demolizione della “caratteristica” passerella sopraelevata, conosciuta come il “Bruco” di Corte Lambruschini è stata anticipata ai prossimi giorni. La scelta è stata fortemente voluta dal presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, in qualità di commissario delegato per l’emergenza, che in questo modo ha voluto fare un “regalo” alla città: «Smantellare quest’opera di “modernariato” – ha dichiarato il governatore – è un passaggio molto importante, perché da un lato è funzionale ai cantieri di messa in sicurezza del Bisagno ma soprattutto è un segno tangibile che le cose stanno cambiando, a Genova e in Liguria». I lavori si svolgeranno in due momenti: tra l’una e le 14 di domenica 11 dicembre verrà atterrata la campata di levante, mentre quella di ponente tra le 21 di lunedì 12 e le 6 di martedì 13, con conseguenti modifiche alla viabilità. «I disagi dovrebbero essere abbastanza contenuti – spiega l’assessore alla viabilità del Comune di Genova Anna Maria Dagninomentre in veri disagi si verificheranno quando i lavori del terzo lotto interesseranno il nodo viario di piazza delle Americhe. L’amministrazione sta già lavorando ad un piano per mitigare il più possibile le criticità».

    L’assessore al Lavori Pubblici del Comune di Genova, Giovanni Crivello, a margine della presentazione dei lavori ha espresso, invece, forti perplessità riguardo la possibilità di riutilizzare in qualche modo la struttura, gelando i molti progetti che da qualche mese ipotizzavano una “conversione d’uso” del “Bruco”, tra i quali quello di utilizzarlo come ponte pedonale: «Le condizioni della passerella sono pessime – ha affermato – e bisogna fare i conti con i piani di bacino e le norme di sicurezza vigenti, non è solo questione di prendere e spostare».

    Cantiere del Bisagno: ecco il Terzo Lotto

    Pochi giorni ancora, quindi, è i genovesi non vedranno più la verde struttura attraversare il cielo di via Luca D’Aosta: «Un esempio di come la politica possa agire rapidamente – ha aggiunto Toti – facendo funzionare in sinergia istituzioni e aziende». Rimangono invece invariati i dettagli dei lavori per il terzo lotto della messa in sicurezza della parte terminale del Bisagno: il lavori, oggi nelle fasi preliminari, termineranno tra maggio e luglio 2020, mentre quelli del secondo lotto, si chiuderanno il prossimo autunno. «L’amministrazione comunale – ha sottolineato Giovanni Crivello – nel frattempo sistemerà anche i sottopassi di Cadorna e i giardini di Brignole, sostenendo una spesa di 400 mila euro, per restituire alla cittadinanza una parte importante della città». Un tempo piazza d’arme, nella Genova di inizio ventesimo secolo, oggi i giardini di Brignole sono infatti una macchia nera nel tessuto urbanistico genovese, da anni sospesi tra cantieri e trascuratezze varie, nonostante siano uno dei primi biglietti da visita per chi arriva nel capoluogo ligure passando dalla stazione ferroviaria di Brignole. La copertura del Bisagno, però, non è l’unico intervento di messa in sicurezza che si sta facendo nell’area: anche l’autosilos interrato di Corte Lambruschini, che venne completamente sommerso nel 2011 e nel 2014, è in fase di assestamento: «In questo caso l’intervento è a carico della proprietà – ha specificato l’assessore – ma l’amministrazione ha più volte effettuato dei sopralluoghi di verifica e continua a supervisionare i lavori»

    Simbolo di quale degrado?

    degrado-brucoTutti sono d’accordo a vedere nel “Bruco” un simbolo del degrado: una struttura abbandonata a se stessa, ridotta ad un blocco di ruggine e plastica rotta, ricovero di fortuna per chi non ha un tetto sotto cui dormire. Pochi però provano a ragionare come questa sia un’opera figlia di scelte urbanistiche forse sbagliate: tra gli anni ottanta e novanta, l’economia genovese era in crisi da anni, e si puntò sullo sviluppo del terziario, investendo nella costruzione di grandi quartieri dirigenziali, come San Benigno e Corte Lambruschini, quest’ultima edificata su terreno privato, a due passi da uno dei torrenti più pericolosi del paese. Il “Bruco”, nei progetti, avrebbe servito ogni giorno 20 mila persone, collegandosi direttamente con i binari della stazione. Ne venne realizzata solo una parte la cui manutenzione, inizialmente a carico di privati, finì sul groppone del “pubblico”, che in mancanza di risorse, trascurò l’onerosa manutenzione, arrivando a chiudere l’infrastruttura, senza peraltro che la cosa infastidisse nessuno. Non un simbolo, quindi, ma un vero e proprio monumento al degrado della gestione degli spazi della città la cui rimozione non dovrà cancellarne la memoria.

    Nicola Giordanella

  • Case popolari, sbloccata la seconda parte dei lavori di manutenzione straordinaria

    Case popolari, sbloccata la seconda parte dei lavori di manutenzione straordinaria

    edilizia-impalcatureDopo pochi giorni dall’annuncio del finanziamento straordinario deciso da Comune di Genova, arrivano le specifiche per la seconda tranche dei lavori: ad annunciarlo l’assessore alle Politiche Socio Sanitarie e della Casa Emanuela Fracassi: «E’ la prima volta che vengono stanziate cifre così ingenti – dichiara – totalmente dedicate alla manutenzione straordinaria delle case di edilizia residenziale pubblica del Comune di Genova». Altri 1,8 milioni di euro, quindi, che vanno ad aggiungersi ai tre milioni già “vincolati” a fine novembre, a seguito del lavoro di mappatura e progettazione portato avanti anche grazie all’assessorato per i Lavori Pubblici.

    Anche in questo caso, gli interventi urgenti di manutenzione straordinaria riguarderanno in particolare gli adeguamenti alla normativa antincendio ed alla normativa sul riscaldamento centralizzato, la riqualificazione degli impianti di riscaldamento e degli ascensori, la sostituzione di serramenti e caldaie non funzionanti, nonché il rifacimento coperture e facciate in vari edifici.

    Gli interventi

    Ecco il dettaglio degli interventi:

    salita del Prione 22, 24 e 26, con un intervento urgente del costo di oltre 492 mila euro che si è reso necessario per il rifacimento delle coperture a seguito del deterioramento diffuso del manto di copertura in ardesia

    via dei Pescatori 2, 8 e 11, con un investimento di quasi un milione di euro per il rifacimento della copertura e l’eliminazione dei pannelli solari non funzionanti che causano infiltrazioni nei sottostanti alloggi, nel risanamento dei prospetti, delle poggiolate e della tettoia, quest’ultime due funzionali all’accesso agli alloggi; la situazione di degrado delle parti comuni dell’edificio mette a rischio l’agibilità degli alloggi stessi , nonostante continui interventi negli ultimi tempi, da parte di ARTE e dei Vigili del Fuoco, volti alla salvaguardia della pubblica incolumità sia degli inquilini sia dei cittadini che transitano nelle vie pubbliche adiacenti all’edificio medesimo;

    – via Brocchi 13-16-19, dove l’intervento di 317 mila euro consente l’inizio di un processo di riqualificazione edilizia dell’intero fabbricato.

     

  • Morosità incolpevole, ecco i criteri per accedere ai fondi “salva affitto”. Sale la soglia Isee

    Morosità incolpevole, ecco i criteri per accedere ai fondi “salva affitto”. Sale la soglia Isee

    Geometra Impazzito di Alberto Marubbi
    Foto di Alberto Marubbi

    Da Tursi arriva il via libera per i nuovi criteri di accesso al contributo per la cosiddetta morosità incolpevole garantito dal finanziamento di Regione Liguria. La principale novità consiste nella soglia di accesso: il valore Isee sotto il quale è possibile fare richiesta, è stato leggermente alzato, per venire incontro al rinnovato, in peggio, contesto economico.

    Come avevamo anticipato, i finanziamenti sbloccati dalla giunta regionale, saranno erogati attraverso l’Agenzia sociale per la casa, fino ad esaurimento del fondo, che per l’area del Comune di Genova ammonta a 1.223.249 euro per le annualità 2015 e 2016. Oltre a essere destinatari di atti di intimazione di sfratto, tra i requisiti richiesti per chi vuole accedere ai contributi sarà necessario avere: reddito Isee familiare non superiore a 35.000 euro (la vecchia soglia era di 32.694,45 euro) o derivante da regolare attività lavorativa non superiore a 26.000 euro; risiedere nell’alloggio da almeno un anno con contratto regolarmente registrato (escluse le categorie catastali A1, A8, A9); essere in possesso di regolare titolo di soggiorno per chi non ha cittadinanza europea; come ovvio, nessun competente del nucleo familiare dovrà essere titolare di diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione nella provincia di Genova di altro immobile fruibile e adeguato alle esigenze.

    Sussistono, poi, ulteriori criteri preferenziali per la concessione del contributo come la presenza all’interno del nucleo familiare di almeno un componente che sia ultra settantenne, o minore, o con invalidità accertata almeno al 74% o in carico ai servizi sociali e socio-sanitari per l’attuazione di un progetto assistenziale individuale. L’Agenzia sociale per la casa proporrà progetti personalizzati per un contributo massimo di 12.000 a nucleo familiare. I fondi non possono essere erogati a inquilini di alloggi di edilizia residenziale pubblica e non è cumulabile con i benefici del Fondo sostegno alla locazione.

    I numeri degli sfratti

    Comune di Genova, in occasione della presentazione dei nuovi criteri, presenta anche i dati relativi agli sfratti: nel 2014, il Tribunale di Genova ha emesso 1.377 sfratti per morosità, di cui 955 sono stati eseguiti. Nel capoluogo ligure si è registrato uno sfratto ogni 280 famiglie, dato più lieve rispetto alla media regionale che vede uno sfratto ogni 242 famiglie. Secondo i dati forniti dal ministero degli Interni, nel 2015 a Genova, invece, gli sfratti sono scesi a 822. «Dati senza dubbio allarmanti – riconosce l’assessore comunale alle Politiche per la casa, Emanuela Fracassi all’agenzia Dire  la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica rispetto al bisogno e alle domande rende evidente che il ricorso alla ‘casa popolare’ non possa essere la sola risposta ai problemi abitativi. Risultano dunque molto importanti gli interventi per ridurre e procrastinare gli sfratti tramite l’erogazione del Fondo per la morosità incolpevole, già utilizzato dal settembre 2015 al settembre 2016. Il risultato è stato di aver bloccato circa 200 sfratti esecutivi». 

     

  • Pra’ e Centro Civico Culturale con biblioteca e museo multimediale, tra sogno e incertezze sui fondi

    Pra’ e Centro Civico Culturale con biblioteca e museo multimediale, tra sogno e incertezze sui fondi

    Un centro civico multimediale nel cuore della delegazione, con tanto di biblioteca, mostra permanente del basilico e un museo sulla storia locale degli ultimi 50 anni del quartiere. Questo l’ambizioso progetto di riqualificazione della vecchia stazione di Pra’, proposto ormai più di un anno fa dalla Fondazione Primavera e fatto proprio (almeno, per ora, sul piano delle intenzioni) da Municipio e Comune. «La speranza – ci spiega il consigliere del Municipio VII – Ponente, Claudio Chiarottiè di mettere a bilancio il progetto entro la fine dell’attuale amministrazione, in modo che chiunque venga dopo si trovi la strada tracciata». Parliamo, dunque, di un intervento da terminare entro l’anno prossimo.

    Primo passo: la messa in sicurezza

    Le idee e i progetti su cosa fare dell’edificio che fino al 2006 ospitava la stazione ferroviaria sono molte, e stimolano la fantasia di un quartiere che da sempre soffre la mancanza di un centro civico e di altri luoghi d’aggregazione. Prima, però, viene la meno entusiasmante ma altrettanto necessaria messa in sicurezza dell’esistente. «C’è un problema di tenuta dell’acqua dal tetto – spiega Chiarotti – che rende necessario un pesante intervento di copertura. Inoltre, è intenzione della Civica Amministrazione punteggiarla e ricoprirla, perché non sia più agibile dalla più varia umanità». Il riferimento è alle numerose occupazioni abusive che hanno interessato lo stabile negli anni scorsi, e che hanno generato non poche polemiche. Oggi quel problema sembra risolto, se non altro perché la zona è diventata area di cantiere. «Ma c’è la preoccupazione – sottolinea Chiarotti – che possa ripresentarsi una vola terminati i lavori, qualora lo stabile venisse abbandonato a sé stesso. Anche senza arrivare alle occupazioni abusive bastano i piccioni a degradare i saloni interni lasciati vuoti».

    Ottimismo e sinergie, ma ancora niente fondi

    Nonostante il consigliere Chiarotti tenga per prudenza a precisare che non ci sia ancora «nulla di ufficiale», sul fatto che alla fine qualcosa si farà sembra esserci ottimismo diffuso. I primi a provare questo sentimento sembrano essere gli ideatori del progetto. «Ormai – afferma il presidente della Fondazione Primavera, Guido Barbazza è più di un’idea. In passato si erano ipotizzati altri utilizzi della struttura, come renderla sede della Polizia Municipale, ma non ci sono spazi sufficienti».

    La vecchia stazione di Pra’, costruita nel 1856, è, come molti edifici antichi, pregevole dal punto di vista architettonico, oltre a fare ormai parte della storia della delegazione. Questa sua caratteristica, oltre alla cronica mancanza di un centro culturale, ha spinto l’associazione praese a presentare idee e progetti per la sua riqualificazione. «La nostra intenzione – continua Barbazza – è stata sin da subito quella di creare una biblioteca e un centro culturale, insieme a un museo sulla storia del quartiere, ma di non farlo in modo conformista. Vogliamo attirare un pubblico giovane, e pensiamo di riuscirci, anche grazie alla posizione centrale e assolutamente visibile dall’Aurelia della struttura».

    L’ottimismo di Barbazza deriva dall’ampia condivisione di intenti intorno al progetto. «L’idea del Cccp (Centro civico culturale praese ndr) è piaciuta subito molto all’assessore Crivello e al Municipio, oltre che al Psa (la multinazionale che gestisce il porto di Pra’), alla fondazione Muvita e ad Amiu». La municipalizzata della nettezza urbana dovrebbe partecipare attivamente al progetto con una sala dedicata alla sensibilizzazione sul tema del riciclo. Idee chiare su cosa fare, dunque, meno sui fondi da investire: «Pensiamo di trovare le risorse necessarie – spiega Chiarotti – da Amiu, il Psa o le attività commerciali sul territorio. Queste le indicazioni di massima, ma c’è il problema delle coperture finanziarie, che bisogna trovare tra gli sponsor disponibili e che comunque richiederanno uno sforzo dalla civica amministrazione, perché quella parte di finanziamento che “avanza” dai Por e interessava solo 1/3 a Levante dell’edificio per il mercato a km 0 non basta a mettere in sicurezza l’edificio».

    Azzardato, al momento, anche fare previsioni su quanto il tutto verrà a costare. L’unica certezza, condivisa da Municipio e realtà del territorio, è che qualcosa vada fatto: «Non è possibile – dicono con una sola voce Chiarotti e Barbazza – lasciare la situazione così com’è, con un edificio in stato d’abbandono nel cuore di un quartiere che, con i Por, si è riqualificato in modo così esteso nell’ultimo periodo».

    Luca Lottero

  • Questo non è un “luogo comune”. Incontro ai Giardini Luzzati con Maria Luisa Gutierrez Ruiz

    Questo non è un “luogo comune”. Incontro ai Giardini Luzzati con Maria Luisa Gutierrez Ruiz

    maluNell’incontro di oggi con Maria Luisa Gutierrez Ruiz abbiamo una nuova occasione di approfondire la profonda relazione che esiste tra la cultura latinoamericana e la città di Genova. Maria Luisa è stata una delle promotrici del progetto Luoghi Comuni, una sorta di guida sentimentale della città raccontata dal punto di vista dei suoi abitanti. La sua esperienza è anche legata ai Giardini Luzzati, un luogo che si trova in una magnifica posizione nel cuore del centro storico, nato a nuova vita alcuni anni fa e diventato, grazie a un progetto con capofila l’associazione Il Ce.Sto, un punto di riferimento della vita sociale e culturale della città.

    Quando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Italia sono arrivata nel 2002 con un visto turistico, assieme al mio gruppo di danza. Per fortuna ho avuto la possibilità di fare tutti i documenti in breve tempo, anche se ho perso un anno all’Università per i ritardi delle traduzioni e legalizzazioni provenienti dal Perù. Avevo frequentato 3 anni di psicologia, che però non mi convinceva più tanto una volta arrivata in Italia. Il primo anno ho fatto anche io i lavori che fanno quasi tutti i migranti, pulizie, assistenza anziani e bambini, ma nello stesso, ho iniziato a lavorare nell’ambito interculturale, prima come volontaria e poi come mediatrice educativa. Ho collaborato anche col Laboratorio Migrazioni del Comune di Genova. Mi sono indirizzata ad approfondire questi argomenti iscrivendomi a Lingue, indirizzo Comunicazione interculturale, e dopo la tesi triennale alla specialistica in Antropologia culturale e etnologia».

    Dopo la laurea hai avuto occasione di collaborare con il mondo dell’Università?
    «In ambito universitario ho collaborato ad alcune ricerche e all’organizzazione di seminari. Con un gruppo di docenti e dottorandi nel settore socio-antropologico abbiamo fondato nel 2011 il laboratorio di studi urbani Incontri in Città. Il laboratorio ha curato il progetto che ha portato alla pubblicazione cartacea e online Luoghi Comuni per il quale abbiamo chiesto ai cittadini genovesi di raccontarci dal loro punto di vista i luoghi amati della città. Una guida in cui ognuno ha raccontato le sensazioni e i ricordi legati a un luogo particolare. Nel mio racconto ho parlato della nuova Genova, quella dell’immigrazione.
    Attualmente per l’Università svolgo qualche piccola collaborazione e negli ultimi anni sono stata docente a contratto di spagnolo. La didattica mi piace molto e ho cercato di occuparmene in questo secondo lavoro, in Perù per un periodo ho fatto anche l’insegnante di danza.
    Oggi lavoro presso l’associazione il Ce.Sto come addetta all’accoglienza dei rifugiati e in particolare delle famiglie».

    Grazie al tuo attuale lavoro hai avuto occasione di vivere da vicino il recupero e la valorizzazione dell’area del centro storico dove attualmente si trovano i Giardini Luzzati.
    «I Giardini Luzzati sono rinati grazie a un bel gruppo specializzato all’interno del Ce.Sto, fortemente caratterizzato dalla presenza straniera (ragazzi arrivati da piccoli o figli di genitori immigrati). È importante che questo luogo, nato anche per risanare un quartiere, sia quello che è anche grazie a loro. È stato un grande investimento di recupero di un’area a lungo abbandonata e vista solo come un luogo di disagio. Ora è aperta alla cittadinanza, è un posto dove i bambini possono giocare tranquilli. Non è stato semplice, ci sono forze contrarie e problemi che emergono costantemente. Ora la zona è diventata più sana, allegra, gioiosa, ma il lavoro da fare è continuo».

    Come nella guida Luoghi Comuni, ti chiedo di raccontarmi una tua esperienza personale significativa legata a questo luogo.
    «Per come li vivo io, i Giardini Luzzati sono un luogo di accoglienza, aperto. Un posto dove si accolgono le proposte della cittadinanza. Io lavoravo da poco qua, quando è mancato Eduardo Galeano, uno scrittore a cui tengo molto. Ho lavorato molto sui suoi racconti e politicamente mi sento vicina al suo pensiero. Quando è successo mi sono detta: dobbiamo fare qualcosa. Mi hanno dato subito carta bianca. Ho presentato la mia proposta e in pochi giorni abbiamo organizzato due eventi. Di giorno abbiamo organizzato dei laboratori per bambini, di sera letture e reading per adulti. Ti potevi fermare qua, magari davanti a un bicchiere di vino, e ascoltare. Non sai quante persone sono passate di qua, a prendersi un aperitivo ascoltando le sue storie e i suoi racconti.
    Il bello di questo posto è che è aperto a tutti, dal teatro ai concerti, dagli eventi culturali ai compleanni per bambini. A settembre, il Ce.Sto, in collaborazione con l’associazione Sarabanda e i Civ, organizza la grande festa di quartiere “Mura”, festival del Movimento Urbano Rete Artisti che anima questa parte di centro storico con musica, spettacoli, performance teatrali, mercatini».

    Dal tuo arrivo in Italia sei sempre stata a Genova? Come ti sei trovata nei luoghi in cui hai vissuto?
    «La prima città italiana in cui sono arrivata è stata Milano. Non mi è piaciuta, sentivo il senso di concorrenza fra la gente, la tensione. Poi un mio amico, che era già qua, mi ha proposto di venire a Genova, e mi sono sentita subito meglio, ho conosciuto più gente.
    Certo anche io ho sentito un po’ la proverbiale “chiusura” dei genovesi, soprattutto all’Università i compagni stavano molto fra di loro e tutte le mie amiche erano di altre città…per fortuna poi ho capito che i genovesi dopo un po’ si “aprono”.
    Ora mi sento soddisfatta di quello che ho fatto, del mio percorso universitario e di aver fatto lavori che mi piacciono. Questa città mi rimarrà nel cuore. Non appartengo più a un solo posto.
    All’inizio sei fragile, impaurita, la migrazione è un momento di grande vulnerabilità. Ci sono stati momenti in cui mi sentivo stranita, diversa, come quando sul pullman vedevo la signora a fianco che si teneva la borsa vedendo che ero straniera.
    Queste cose mi facevano stare male. Ora le direi: ma come si permette? Che ne sa di come sono io, di chi sono? Ripensandoci ora, certi ricordi di quel periodo mi fanno anche ridere. Ma quando ti senti insicura e fragile, pensi che tutto sia contro di te, che tutti siano pronti a criticarti. L’ho provata anche io la sensazione di uscire e sentirmi osservata perché non conoscevo nessuno. E molte delle sensazioni che ho provato io, le rivedo oggi nelle famiglie di rifugiati con le quali lavoro».

    Sei in Italia ormai da molti anni, hai vissuto di persona l’esperienza migratoria e ora lavori nell’ambito dell’accoglienza ai rifugiati. Secondo la tua esperienza personale, è cambiato in questi anni l’atteggiamento della società locale verso gli immigrati e i nuovi cittadini?
    «C’è sempre di tutto. Oggi come allora sento discorsi anche molto razzisti e discorsi di grande apertura. Con la crisi economica, forse ha prevalso l’atteggiamento negativo verso gli immigrati e gli stranieri. Ma la percezione è davvero molto soggettiva e dipende molto da chi frequenti. Se sei circondato da persone o ambienti negativi, sentirai molto questa ostilità. Se sei circondato da persone positive o da ambienti positivi, la sentirai molto meno anche se magari è un periodo in cui è diffusa a livello più generale».


    Andrea Macciò

  • Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    Disabilità, Regione Liguria conferma i 13 milioni per il sostegno. 6 milioni per Asl3 genovese

    disabiliIl 3 dicembre è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità: una “ricorrenza”, istituita nel 1981, che ogni anno promuove la cultura dell’inclusività sociale, attraverso il dibattito di temi legati alla disabilità, nei suoi diversi aspetti. Un’occasione, quindi, per fare il punto su quanto le istituzioni stanno facendo in questo importante settore sociale, che in Liguria, stando ai dati Istat, tocca il 6% della popolazione totale; una cifra che porta la nostra regione ad essere la prima del nord del paese, e quinta su base nazionale, dopo Sicilia, Basilicata, Molise e Umbria. La disabilità, infatti, coinvolge un numero sempre maggiore di persone anziane, che perdono l’auto-sufficienza o sono interessate da malattie croniche.

    Assistenza e “Vita Indipendente”

    Per quanto riguarda i finanziamenti messi in campo dalle istituzioni locali, è di ieri la notizia del via libera della giunta regionale allo stanziamento della seconda tranche del Contributo di solidarietà per la disabilità per il sostegno delle famiglie in condizione di fragilità e a basso reddito pari a 13 milioni di euro. I fondi consistono nella compartecipazione alla spesa a carico dell’utente in strutture semiresidenziali e residenziali, pubbliche e private accreditate, per disabili, pazienti psichici e persone affette da Aids. Gli stanziamenti odierni si aggiungono ai 6 milioni già autorizzati a giugno. «Siamo riusciti a raggiungere l’importante risultato di confermare la quota complessiva di 19 milioni dello scorso anno – sottolinea la vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale alla agenzia Dire – il contributo è una misura molto attesa dalle famiglie in situazioni di difficoltà. Purtroppo questo strumento non rientra nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, e pertanto viene erogato solo in base alle risorse disponibili». La somma è suddivisa tra i distretti sociosanitari liguri, in base al fabbisogno rilevato, e assegnata ai Comuni capofila del distretto. La ripartizione prevede l’assegnazione di 2,028 milioni di euro alla Conferenza dei sindaci dell’Asl 1 imperiese, 2,165 milioni all’Asl 2 savonese, 5,958 milioni euro all’Asl 3 genovese, 1,185 milioni all’Asl 4 chiavarese e 1,661 milioni all’Asl 5 spezzina.

    Il provvedimento segue quanto deliberato a metà novembre, sempre da Regione Liguria; per il 2017, infatti, sono stati accantonati 180 mila euro che permetteranno a 150 persone con disabilità di ricevere 1500 euro per l’assunzione di una persona dedicata all’accompagnamento, anche tra i familiari. Il progetto si chiama “Vita Indipendente”: «Ho ricevuto tantissime richieste per estendere questo servizio ad altre categorie di assistenza – spiega l’assessore – e ho percepito che c’è un reale bisogno di tante famiglie liguri di avere un sostegno». Per questo motivo, Viale ha anche annunciato che l’anno prossimo «sarà l’anno del sociale, per cui, nell’elaborazione delle varie misure rivolgerò sicuramente un pensiero al tipo di lavoro di cura che viene fatto dalla famiglie, in modo diverso rispetto all’indennità di accompagnamento. Calibrando i contributi in modo che non diventi un meccanismo di sostituzione del lavoro». Questo progetto è nazionale e ad oggi è limitato a portatori di handicap, tra i 18 e i 65 anni, in grado comunque di vivere in autonomia con un piccolo aiuto. «Con questa iniziativa – spiega l’assessore – si riesce a dare un supporto per le pulizie di casa o altre attività quotidiane. Si tratta di persone che vivono sole in casa o in magari in gruppo e hanno una capacità motoria limitata. Lo spirito è quello di aiutare a far vivere le persone in autonomia, per cui sono escluse alzheimer, demenza senile, mantenimento in casa di anziani che comunque sono lavori di cura che ricadono sulle famiglie e su cui ci impegneremo l’anno prossimo»

    Comune di Genova e le barriere architettoniche

    Il capoluogo ligure è senza dubbio una città difficile per quanto riguarda l’accessibilità: salite, scalinate, gradini e crueze sono l’ostacolo quotidiano per chi ha problemi motori. Per questo Comune di Genova è impegnato nella difficile opera di abbattimento delle barriere architettoniche, compatibilmente con le strutture e le esigenze urbanistiche. L’assessore Elena Fiorini ha presentato in questi giorni un primo report di quanto fatto dall’amministrazione: «Ci siamo concentrati più sulle scuole – ha dichiarato in occasione della presentazione alla stampa del nuovo percorso pedonale di accesso alla scuola Daneo, nel cuore del centro storico cittadino – perché proprio nelle scuole le discriminazioni sanno essere più lesive, ma al contempo la cultura della del rispetto e della accoglienza possono diventare patrimonio comune dei nostri ragazzi». Tra gli interventi più significativi, l’istallazione dell’ascensore alla scuola D’Eramo e alla Mauro Mazza, la messa in funzione di un elevatore al King, ex Nautico e all’Ansaldo di Voltri. Predisposti anche servizi igienici adatti alle esigenze di tutti nelle scuole Barrili e Ambrogio Spinola.

    Si può fare di più

    Nella realtà genovese, a livello comunale, quindi, l’amministrazione è attiva; ma se si guardano i numeri, forse qualcosa in più si può ancora fare: nel 2015, infatti, sui 590 mila euro ricavati dagli oneri di urbanizzazione, sono stati impiegati “solo” 260 mila euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche, cioè il 44% dei fondi; un dato in calo, visto che nel 2012, a fronte di una disponibilità di 1,24 milioni si è investito in questo settore 1,13 milioni, cioè il 91% del totale. Tanto si è fatto, senza dubbio, ma la strada è ancora lunga, e gli ostacoli sono ancora troppi.

    Nicola Giordanella